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Appunti Diritto bancario

Contenuti:
Banche e attività bancaria
I. Banche e sistema finanziario
II. L’evoluzione del modello di banca
III. L’attività delle banche
IV. La specialità delle banche
V. Banche e altri intermediari finanziari: alla ricerca di un difficile confine
I controlli pubblici sulle banche
VI. Perché le banche sono soggette a controlli... Vedi di più

Esame di Diritto bancario docente Prof. A. Abu Awwad

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il c.d. shadow banking system.

Il riferimento a intermediari finanziari non bancari e a nuovi prodotti finanziari è, ad esempio, a:

veicoli di cartolarizzazione

– structured investments vehicles;

– fondi comuni monetari (money market funds);

– hedge funds.

Per descrivere il fenomeno, si utilizza l’espressione shadow banking system (sistema bancario

collaterale o sistema bancario ombra). Nell’ordinamento italiano, la disciplina degli

intermediari non bancari è, invece rigorosa, con la conseguenza che la citata espressione

(shadow banking system) non può essere correttamente impiegata nel sistema nazionale.

L'evoluzione normativa delle società finanziarie.

Il sistema dei controlli degli intermediari non bancari dopo il decreto

53/2015. Le società finanziarie

Quanto all’esercizio di attività di prestito, occorre – prima di inquadrare il fenomeno alla luce

del quadro normativo vigente – ripercorrere l’evoluzione della disciplina in tema di soggetti

autorizzati allo svolgimento di detta attività. Tale evoluzione si articola in tre fasi:

1° fase (fino agli anni ‘90): era consentito l’esercizio dell’attività di prestito purché con fondi

propri o con ricchezze personali.

2° fase (dagli anni ‘90 fino al dl.gs 141/2010): con l’emanazione della legge antiriciclaggio, le

attività di prestito (ed altre attività finanziarie, come ad esempio la prestazione di servizi di

pagamento, attività di cambiavaluta) sono state assoggettate a controlli pubblici, per quanto

meno intensi rispetto a quelli delle banche. In particolare, tutti i soggetti che esercitavano tali

attività dovevano essere iscritte in un elenco generale Ufficio Italiano dei Cambi, dovevano

avere un capitale minimo e gli esponenti aziendali dovevano rispettare determinati requisiti

di onorabilità e professionalità. I soggetti che presentavano profili di rischio più elevati

dovevano essere iscritti in un elenco speciale tenuto dalla Banca d’Italia. Vi era quindi un

doppio regime di controlli.

3° fase (dal d.lgs 141/2010 fino al decreto 53/2015): con il d.lgs. 141/2010 è stato oggetto di

revisione il sistema dei controlli sugli intermediari non bancari. In particolare, è stato

eliminato il doppio regime dei controlli, ma si ha un sistema di vigilanza paragonabile a quello

bancario. Nella disciplina di attuazione del t.u.b., con il decreto 53/2015:

è stato precisato che per “attività di concessione di finanziamenti” si intende la

– concessione di finanziamenti in qualunque forma;

le attività in cambi sono soggette ai controlli del t.u.f.;

– i servizi di pagamento possono essere esercitati solo dagli istituti di pagamento

– soggetti ai controlli del t.u.b. e dagli Imel;

è stata liberalizzata l’attività di acquisto di partecipazioni finalizzata a fornire

– assistenza finanziaria alle imprese (c.d. merchant banking).

Il vigente regime normativo a cui sono assoggettate le società finanziarie è assimilabile a

quello delle banche. A tal fine, occorre considerare che le società finanziarie:

devono essere autorizzate all’esercizio dell’attività;

– sono sottoposte ai controlli sugli assetti proprietari;

– sono sottoposte ai controlli prudenziali. devono osservare il divieto di raccolta a vista;

– devono osservare i limiti nell’acquisizione di fondi presso il pubblico con obbligo

– di restituzione a qualunque titolo.

La struttura dei fondi comuni mobiliari.

Le caratteristiche dei fondi comuni mobiliari.

I fondi comuni mobiliari si differenziano dalle banche sul piano strutturale. La struttura è la

seguente:

società specializzata (SGR) che gestisce il patrimonio

– patrimonio autonomo suddiviso in quote: i titolari delle quote sono gli investitori.

In merito ai fondi comuni, giova altresì precisare che:

il patrimonio è costituito da strumenti finanziari oggetto di negoziazione sui mercati

– regolamentati in base alle regole dettate dalle autorità di vigilanza per contenere e

frazionare il rischio;

gli investitori, titolari delle quote in cui è frazionato il patrimonio, non hanno diritto

– alla restituzione della quota al valore nominale;

nei fondi mobiliari comuni aperti, i partecipanti hanno diritto al rimborso, il cui

– ammontare è determinato in ragione dell’andamento del fondo.

Nell’ordinamento italiano, la disciplina dei fondi comuni è data dalla direttiva 2009/65/CE e i

fondi: non possono contrarre (se non con limiti stringenti) o erogare prestiti in forme diverse

dalle operazioni a termine e non possono vendere allo scoperto strumenti finanziari.

I fondi comuni monetari.

Gli Hedge Funds o “fondi comuni speculativi” si caratterizzano:

i) Per i soggetti che vi possono partecipare: - investitori professionali; - investitori

non professionali che effettuano un investimento minimo di € 500.000,00

ii) Per la disciplina: - - deroghe alle norme prudenziali sul contenimento e sul

frazionamento del rischio; facoltà di ricorrere all’indebitamento per finanziarsi.

I fondi comuni monetari:

non effettuano raccolta del risparmio;

– non hanno un obbligo di restituzione delle quote al valore nominale.

Sia gli Hedge Funds sia i fondi comuni monetari non possono essere assimilati alle

banche. Gli Structured investment vehicles.

Gli structured investment vehicles (c.d. Siv) costituiscono un tipo di Spv diffuso nei paesi

anglosassoni, che non possono essere costituiti nell’ordinamento italiano: sono creati per lo più

da banche che operano a livello internazionale in paesi off-shore. Le Siv finanziano l’acquisto

delle proprie attività per l’acquisto di titoli ad alto rischio e rendimento ed emettono

commercial papers. Tali titoli di debito danno diritto al rimborso. La Siv, nell’ipotesi in cui sia

inadempiente rispetto all’obbligo di rimborso del titolo di debito, è soggetta a liquidazione. Le

caratteristiche che rendono le Siv affini agli intermediari bancari sono:

la circostanza che vi sia un attivo (titoli rappresentativi dei crediti emessi a

– fronte dell’operazione di cartolarizzazione) e un passivo;

il guadagno è costituito dalla differenza fra il rendimento dei titoli (come quello della

– banca è costituto dalla differenza fra i tassi attivi sui prestiti e quelli passivi sui

depositi).

Le Siv non procedono, tuttavia, alla raccolta del risparmio a

vista. I veicoli di cartolarizzazione.

Il fenomeno rinviene le proprie origini nell’ordinamento statunitense, a metà degli anni ’70.

Nella prassi internazionale, con il termine “cartolarizzazione” si fa riferimento ad un’operazione

caratterizzata dalla cessione, da parte di un’impresa, di crediti (presenti o futuri) ad un veicolo

(special purpose vehicle: Spv), che emette titoli per finanziare l’acquisto dei crediti. Vi è una

separazione fra il patrimonio del cedente e quello del veicolo. Nell’ordinamento italiano, lo

special purpose vehicle è una società, c.d. società di cartolarizzazione, che è stata costituita ai

fini dell’operazione. Anche in base all’ordinamento italiano, vi è separazione fra il patrimonio

della società, il patrimonio costituito dai crediti relativi a ciascuna operazione di

cartolarizzazione e quelli delle altre operazioni. I portatori dei titoli hanno diritto ad un

rendimento. I veicoli di cartolarizzazioni non sono intermediari affini alle banche, tanto che –

per le proprie caratteristiche – vengono definiti bankruptcy free. Invero i creditori della società o

i portatori dei titoli non possono in alcun modo aggredire il patrimonio sociale per conseguire il

proprio soddisfacimento. Si comprende quindi perché si utilizza il termine “veicolo”, perché la

società è solo il mezzo per porre in essere l’operazione; l’attivo dei veicoli è costituito dai

crediti, ma i veicoli non hanno passivo (proprio in ragione del fatto il patrimonio della società è

perfettamente impermeabile rispetto a pretese esterne); I veicoli non raccolgono risparmio con

obbligo di rimborso.

Gli istituti di pagamento IMEL

Come abbiamo già anticipato, gli Imel sono intermediari che trasformano il denaro

ricevuto in moneta elettronica (s’intende per moneta elettronica un valore monetario

rappresentato da un

credito verso l’emittente memorizzato su un dispositivo elettronico che viene emesso a

fronte dell’immissione di fondi, i quali devono avere un valore non inferiore a quello della

moneta elettronica, accettato come mezzo di pagamento da imprese diverse

dall’emittente). Possono emettere moneta elettronica solo gli Imel e le banche;

non possono ricevere fondi dal pubblico in cambio di moneta elettronica

– non possono quindi effettuare credito che non sia rigidamente collegato ai

– servizi di pagamento;

hanno passività che non sono assimilabili ai depositi.

Gli istituti di pagamento sono intermediari specializzati nell’erogazione di servizi di

pagamento; non possono concedere crediti che non siano funzionali all’erogazione dei servizi.

Gli operatori del microcredito

L’art. 111 t.u.b. disciplina un tipo particolare di operazione creditizia: il c.d. microcredito. Ai

soggetti che esercitano tale attività è preclusa la raccolta di risparmio presso il pubblico. Il

microcredito può essere esercitato da soggetti diversi da società finanziarie e da banche in

deroga alla riserva di attività. Nell’ordinamento italiano, sono previste due particolari

tipologie di microcredito: microcredito sociale e d’impresa.

Le Poste e le Casse depositi e

prestiti Bancoposta

Nell’ordinamento italiano, le Poste e le Casse depositi e prestiti sono soggetti che – dalla fine

dell’800 - possono esercitare attività analoghe a quelle poste in essere dalle banche. Le Poste

sono state autorizzate all’offerta di servizi di deposito di denaro e di emissione di libretti di

risparmio, per favorire l’educazione al risparmio delle classi sociali più povere. Nel sistema

vigente, l’attività finanziaria delle Poste è denominata “Bancoposta”. Detta attività viene

esercitata con un patrimonio destinato (con riferimento al quale devono essere osservate

regole organizzative e contabili). In tal modo si tengono distinti i servizi erogati in monopolio

per conto dello Stato. Le poste raccolgono risparmio (sotto forma di depositi), ma non possono

erogare credito. Il d.p.r.

144/2001 disciplina i servizi bancari e finanziari suscettibili di essere erogati dalle banche:

raccolta del risparmio presso il pubblico;

– prestazione di servizi di pagamento;

– emissione di moneta elettronica e di altri mezzi di pagamento;

– promozione e collocamento di finanziamenti concessi da banche e da intermediari

– finanziari.

In tale caso, il Bancoposta (che svolge attività di promozione nel

collocamento sull’intermediario. dei finanziamenti) non assume il rischio

che grava sempre sull'intermediario.

Sotto il profilo dei controlli, le Poste sono equiparate alle banche.

La Cassa depositi e prestiti (Cdp) è stata istituita nel 1850, è dotata di personalità giuridica ed

è una società per azioni controllata dallo Stato. La Cdp raccoglie risparmio fra il pubblico

(tramite gli uffici postali) e esercita il credito. Non è una banca ma è annoverata fra le

Istituzioni monetarie e finanziarie europee (ma non fra gli enti creditizi). Inoltre, la Cdp è

soggetta al regime di riserva obbligatoria dell’Eurosistema e agli obblighi di comunicazione

statistiche in base alle regole del Sistema europeo delle banche centrali (Sebc).

Le Sim.

Le società di intermediazione mobiliare esercitano, in via esclusiva, attività di erogazione di

servizi di investimento in favore della clientela, non assumendo in proprio i rischi

dell’investimento. La prestazione di servizi di investimento è un’attività che si diversifica da

quella esercitata tipicamente dalle banche. L’attività di raccolta del risparmio è limitata.

Soltanto le Sim quotate possono indebitarsi nei confronti del pubblico, emettendo obbligazioni

senza limiti quantitativi. È prevista la raccolta a vista o in funzione dell’emissione o gestione di

strumenti di pagamento a spendibilità generalizzata. Vengono, ad esempio, in considerazione:

negoziazioni in conto proprio;

– esecuzione di ordini per conto dei clienti;

– gestioni portafogli;

– consulenza in materia di investimenti.

I confidi.

L’attività svolta dai Consorzi e dalle Cooperative di garanzia collettiva fidi consiste “nella

prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie” con l’obiettivo di agevolare

l’accesso al credito da parte delle piccole medie imprese associate (c.d. garanzie

collettive). Nel t.u.b. si rinviene la distinzione fra:

a) Confidi con volume di attività finanziaria superiore a 150 milioni sono iscritti nell’albo

degli intermediari - finanziari ai sensi dell’art. 106 t.u.b.; possono esercitare anche attività

ulteriori rispetto alla concessione di garanzie

b) Confidi c.d. minori con volume di attività finanziaria inferiore a 150 euro di milioni di euro

sono iscritti in un elenco previsto all’art. 112 t.u.b. Possono esercitare limitatamente l’attività

di concessione di garanzie collettive.

Le assicurazioni

Le assicurazioni hanno come oggetto sociale la stipula di contratti di assicurazione. Giova

quindi muovere dall’art. 1882 c.c., ai sensi del quale: “l'assicurazione è il contratto col quale

l'assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l'assicurato, entro i limiti

convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una

rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana”. I principali prodotti oggetto di

offerta da parte di un’impresa assicurativa sono:

assicurazione contro i danni;

– assicurazione sulla vita.

Le assicurazioni riscuotono dai clienti i premi che vengono accantonati in riserve, le quali sono

investite in attività immobiliari e in strumenti finanziari. La direttiva 2002/87/CE ha disciplinato

i gruppi di imprese di cui fanno parte banche, imprese di investimento e assicurazioni

(Conglomerati finanziari). Le assicurazioni sono incluse nel settore finanziario ai fini delle

regole e dei controlli. Il contratto di assicurazione

Le polizze unit linked e index linked,

Le assicurazioni (nonostante abbiano come oggetto la stipula di contratti di assicurazione)

svolgono un ruolo importante nei mercati finanziari e, in ragione dell’offerta di nuovi prodotti

finanziari, vi sono dubbi sul fatto che – in taluni casi – la causa di alcuni contratti sia

assicurativa. Il riferimento è alle polizze unit linked e index linked, le quali si caratterizzano per

il fatto che il rischio grava sul contraente. I detti casi, l’Ivass ha introdotto limiti al trasferimento

del rischio a tutela dei risparmiatori.

Polizze index linked → polizze vita in cui la prestazione dell’assicuratore è legata ad indici

azionari o collegati a diversi titoli

Polizze unit linked → polizze vita in cui le prestazioni della compagnia assicurativa sono

determinate in base al valore delle quote di un organismo di investimento collettivo in

valori mobiliari o al valore degli attivi di un fondo interno all’impresa assicurativa.

Le attività di concessione di finanziamenti.

Nella disciplina di attuazione del t.u.b., con il decreto 53/2015 è stato precisato che per

“attività di concessione di finanziamenti” si intende la concessione di finanziamenti in

qualunque forma (cfr. anche il rilascio di garanzie sostitutive del credito; rilascio di

fideiussioni, locazione finanziaria); I fondi pensione

Sono organismi che esercitano attività di raccolta del risparmio dei lavoratori autonomi o

dipendenti ed esercitano le risorse per pagare trattamenti previdenziali al termine dell'attività

lavorativa

Fondi chiusi:

sono costituiti con contratti collettivi, regolamenti aziendali;

– l’iniziativa per la costituzione è delle parti sociali;

– vi possono aderire lavoratori, gruppi di aziende;

– sono soggetti che hanno natura associativa ai sensi dell’art. 36 ss. c.c. e possono

– avere personalità giuridica se riconosciuti dal Covip.

Fondi aperti:

sono istituti da banche, Sgr, Sim, imprese assicurative;

– vi possono aderire tutti i lavoratori su base individuale o collettiva o anche soggetti che

– non svolgono attività lavorativa;

il patrimonio è separato da quello della società che ha istituito il fondo,

– essendo di pertinenza degli aderenti a quest’ultimo.

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Le ragioni dell'assoggettamento delle banche a controlli pubblici

La domanda a cui si deve rispondere, prima di analizzare il sistema dei controlli a cui sono

assoggettate le banche, è quella relativa alle ragioni per cui sono previsti tali controlli. In una

situazione fisiologica, ciascuna banca deve disporre di risorse liquide sufficienti per far fronte

alle richieste di rimborso da parte dei depositanti. In una situazione patologica, la difficoltà di

una banca può avere conseguenze gravi a livello generale e può generare sfiducia anche nei

confronti degli altri intermediari e minare il sistema

È sufficiente che si diffondano le notizie sulle difficoltà di un intermediario per indurre i

depositanti a ritirare i propri risparmi. Il prelievo di liquidità da parte dei depositanti aggrava la

situazione nella misura in cui l’attivo della banca è difficilmente monetizzabile, essendo

costituito da prestiti. La situazione può quindi degenerare non solo per la banca in crisi, ma

anche per gli altri intermediari. Invero:

le banche hanno una pluralità di rapporti reciproci (prestiti interbancari etc.);

– la crisi di una banca può determinare la sfiducia verso l’intero sistema.

– 23

La crisi finanziaria degli anni '30 del '900

Nel 1929, crollò il mercato borsistico di Wall Street. Negli anni precedenti vi era stato il boom

immobiliare, con conseguente indebitamento per l’acquisto di titoli. La caduta della borsa

determinò una riduzione dei consumi: stante la minore domanda, si verificò il fenomeno della

deflazione (riduzione dei prezzi).

Nel 1930, vi è stata la crisi di intermediari di grandi dimensioni (come la Bank of United States).

Nel 1933, il Presidente Roosvelt ordinò la chiusura temporanea delle banche per contrastare la

corsa al ritiro dei risparmi.

In Europa, crollarono la banca austriaca Credit-Anstalt e, nel 1931, la Danat-Bank tedesca.

Nell’ordinamento italiano, la situazione si presentava difficile anche prima del 1929 in ragione

della debolezza dell’economia e delle frodi e della mala gestio degli intermediari. In particolare:

nel 1893 entrò in crisi la Società generale di credito mobiliare (che finanziava

– impianti industriali), le cui passività erano costituite prevalentemente da prestiti;

sempre nel 1893, vi fu lo scandalo della Banca romana, accusata di aver duplicato il

– numero di serie dei suoi biglietti

nel 1894 crollò la Banca Generale (seconda banca italiana) e crollarono altre banche;

– nel 1907 la Società Bancaria Italiana entrò in crisi per i crediti erogati in favore di

– imprese azioniste della medesima;

nel 1921 crollò la Banca Italiana di Sconto per le esposizioni nei confronti del

– gruppo Ansaldo;

nel 1922-1923 il Banco di Roma entrò in crisi fu salvato con intervento pubblico.

La legge bancaria del 1926 non risolse i problemi, tanto che la situazione si complicò

ulteriormente negli anni successivi.

La crisi finanziaria del 2007-2009.

La crisi del 2007 si è manifestata nel mercato interbancario e in quello degli strumenti

finanziari innovativi: asset backed securities (Abs), emesse nell’ambito di operazioni di

cartolarizzazione. Si sono già definiti gli elementi caratterizzanti le operazioni di

cartolarizzazione la cui espansione è stata favorita per agevolare l’acquisto di abitazioni da

parte dei cittadini. Negli Stati Uniti, la scelta era stata quella di rafforzare il ruolo di Fannie Mae

e di Freddie Mac: due istituzioni finanziarie.

Government sponsored enterprises. Tali istituzioni acquistavano i mutui ipotecari dalle banche,

che venivano cartolarizzati, e erogavano finanziamenti per l’acquisto di abitazioni. Si sono,

tuttavia,

create distorsioni nel mercato anche in ragione dell’ampio diffondersi di cartolarizzazioni:

la politica delle banche, le quali potevano trasferire sul mercato il rischio creditizio, era

divenuta scarsamente prudenziale. Molti mutui erogati erano definiti subprime, per

l’elevato rischio di inadempimento nel pagamento delle rate.

Si potevano avere anche le cartolarizzazioni delle cartolarizzazioni, con la conseguente

difficoltà a valutare i titoli emessi dal veicolo. Sul mercato, vi era, infatti, una catena di

prodotti che generava informazioni asimmetriche. Molte operazioni non risultavano quindi

trasparenti.

Nel settembre 2007, la crisi ha colpito la banca inglese Northern Rock. La raccolta di fondi da

parte della banca era stata non tanto sotto forma di depositi, quanto e soprattutto nella forma

di fondi nel mercato interbancario. La banca finanziava attività, in prevalenza costituita da

mutui immobiliari. Diffusa le notizie sulla scarsa liquidità dell’istituto, vi è stata subito la corsa

al ritiro dei risparmi.

Nel 2009, in Europa si sono manifestati i primi sintomi della crisi dei titoli del debito sovrano.

Sono state interessate – in una prima fase – da tale crisi: Grecia, Irlanda, e Portogallo. In questi

paesi era aumentato il debito pubblico e vi sono quindi state difficoltà di accesso al mercato

per l’emissione di titoli. È così aumentato lo spread: la differenza fra tassi di interesse sui titoli

di tre paesi e il rendimento dei titoli di altri paesi più affidabili (Germania). La Grecia è stato il

paese più colpito e nel 2010 vi è stato un intervento di sostegno da parte dei paesi

dell’eurozona e del Fondo monetario internazionale. Altri paesi che sono stati oggetto di

interventi di sostegno sono stati Irlanda, Spagna e Portogallo. Per l’Italia non sono stati

necessari interventi da parte degli altri paesi europei.

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L'intervento degli Stati in ragione delle crisi finanziarie.

In ragione delle crisi finanziarie, gli Stati hanno posto in essere interventi a sostegno

dell’industria. E hanno posto tali interventi anche Stati di tradizione liberista. In particolare, le

banche:

hanno assolto una funzione fondamentale con la leva della politica monetaria;

– hanno assolto una funzione fondamentale con interventi di sostegno di singoli

– intermediari in difficoltà (con il credito di ultima istanza o Emergency liquidity);

hanno sostenuto l’economia; hanno concesso finanziamenti straordinari.

Le possibili forme di regolamentazione delle banche

Italia → 1933 costituzione dell'IRI con trasferimento della titolarità dei pacchetti di controllo

delle imprese che operavano in settori strategici per l’economia

Nel 2009, è stato emanato un decreto anticrisi, in cui è stata prevista la possibilità di

emettere i cc.dd. Tremonti Bond, titoli: computabili nel patrimonio di vigilanza e privi del

diritto di voto. Gli obiettivi perseguiti con l’emissione dei Tremonti Bond erano: il

rafforzamento patrimoniale delle banche e l’incremento della competitività delle

banche. La Banca emittente doveva sottoscrivere un “protocollo di intenti”.

Nel 2012, è stata individuata un’ulteriore forma di sostegno pubblico: è stata prevista la

possibilità per il Tesoro di sottoscrivere i Monti Bond. L’obiettivo era quello di adeguarsi

alla richiesta dell’Autorità bancaria europea (Abe) di aumentare il livello di

capitalizzazione.

Stati Uniti → post crisi 2007-2009 costituzione istituzioni finanziarie e approvazione di un piano

di salvataggio (TARP).

Gran Bretagna → post crisi 2007-2009 La Bradford & Bingley (un istituto di credito specializzato

nel settore dei mutui immobiliari) è stato assoggettato a controllo pubblico; il Governo

ha approvato un piano di ricapitalizzazione delle prime otto banche. Si può dire che si è

trattato di una “nazionalizzazione” temporanea.

Germania → è stata fornita una garanzia ella copertura del credito accordato da un

consorzio di banche al fine di conseguire il salvataggio di Hypo Real Estate.

Benelux → hanno nazionalizzato un ente, di rilevante dimensioni, del gruppo Fortis.

Belgio → si è proceduto con un intervento a favore della banca Dexia che poi è stato oggetto di

successivo salvataggio nel 2011. Dexia è un ente di rilievo internazionale nell’ambito dei

finanziamenti agli enti pubblici.

Europa → nel 2012, il Governo spagnolo ha chiesto un intervento di aiuto finanziario

all’Europa. Tale intervento è stato attuato in esecuzione del Mes (fondo salva Stati),

sottoscritto fra i

paesi aderenti all’area dell’euro; è consistito in un prestito del Mes al Fondo de

reestructuración ordenada bancaria (Frob): istituito dal Governo spagnolo per

ricapitalizzare le banche. Nel giugno 2013, è stato modificato il Mes, consentendo

l’operatività diretta del fondo salva Stati, senza la necessità di dover passar per un

prestito allo Stato. 25

L'indipendenza delle autorità

Il sistema di regole speciali si fonda anche sull’assetto delle autorità preposte alla supervisione.

Tali autorità sono indipendenti e distinte rispetto all’apparato amministrativo generale. Detta

indipendenza rispetto al Governo è fondamentale perché dovrebbe:

consentire di limitare l’influenza politica sulle scelte imprenditoriali;

– rafforzare la fiducia nelle politiche di vigilanza;

– assicurare continuità alle scelte di revisione.

L'attribuzione delle competenze di vigilanza alla Banca centrale

Un tassello fondamentale del sistema dei controlli concerne i compiti e i poteri dell’autorità che

assolve alla funzione di politica monetaria: la Banca centrale. Le scelte nei diversi sistemi sono

state diverse: in alcuni sistemi, alla Banca centrale non è affidata la vigilanza bancaria;

nell’ordinamento italiano, nella supervisione pubblica (sin dalla legge bancaria del

– 1926); la Banca d’Italia ha svolto una funzione fondamentale

in Inghilterra, la vigilanza è stata rimessa alla Bank potere of England fino al 1998. Nel

– 1998 il Governo decise di sottrarle tale potere per affidarla ad una nuova autorità:

Financial services authority (FSA). In ragione della crisi del 2007-2009, l’istituto di

emissione ha nuovamente un ruolo centrale.

La discrezionalità delle autorità.

Le regole speciali delle banche possono essere distinte fra:

Regole discrezionali

1) → attribuiscono all’autorità il potere di scegliere la regola da

applicare nel singolo caso concreto.

Regole automatiche

2) → vincolano le decisioni dell’autorità alla ricorrenza di

determinati presupposti oggettivi.

I modelli della supervisione pubblica.

1) Modello di supervisione “per finalità” → le autorità preposte ai controlli di stabilità

sulle banche sono diverse da quelle che si occupano della trasparenza dei mercati

mobiliari. Questo modello è adottato nell'ordinamento italiano per le banche.

2) Modello di supervisione “settoriale” → i poteri di controllo sono attribuiti ad una sola

autorità per ogni tipo di intermediario. Questo modello è adottato nell'ordinamento

italiano per le imprese assicurative (Ivass)

3) Modello di supervisione “accentrata” → un'unica autorità è preposta al perseguimento

della stabilità del sistema bancario e della trasparenza dei mercati mobiliari e della

supervisione degli intermediari finanziari. Questo modello è stato adottato nel Regno

Unito 1998-2011.

La vigilanza

regolamentare Sono

misure strutturali:

gli interventi che pongono limiti all’entrata e all’uscita dal mercato;

– gli interventi che pongono limiti ai tipi di attività che possono essere svolte per

– separare i mercati e limitare la concorrenza.

La vigilanza prudenziale

Sono misure

prudenziali:

gli interventi che pongono vincoli sui rischi che gli intermediari possono

– assumere in relazione alla loro situazione patrimoniale, finanziaria e

organizzativa. 26

La regolamentazione bancaria in Italia dalla fine dell'800 agli anni '90 del '900

La disciplina delle banche è assimilata a quella delle altre imprese fino alla fine dell’800. Il

fenomeno non è caratterizzato da quella specialità normativa che, invece, lo caratterizzerà

successivamente. Infatti, il codice di commercio del 1882 conteneva poche norme speciali per

le

banche che si limitavano a prevedere frequenti obblighi di pubblicità dei dati contabili. Le

casse di risparmio erano regolate da una legge speciale. Le banche popolari erano, invece,

disciplinate dalle norme del codice e dello statuto.

La legge del 1926

A seguito di alcuni episodi di instabilità finanziaria, nel 1926, venne emanata la prima disciplina

organica sul credito. Le c.d. “aziende di credito” furono sottoposte a norme speciali e controlli

pubblici. In particolare, furono introdotte:

regole minime: per controllare l'accesso al mercato e l'espansione delle aziende di

– credito

regole prudenziali: rapporto tra patrimonio e depositi e limiti alla concentrazione

– degli affidamenti in rapporto al capitale

Gli interventi normativi si rivelarono, tuttavia, insufficienti per affrontare la crisi degli anni ’30

derivante dalla Grande depressione.

L'ordinamento creditizio del 1936.

La legge bancaria del 1936, si presentava maggiormente articolata rispetto alla legge del

1926 e dettava disposizioni con un ambito di applicazione più ampio. Concerneva:

la regolamentazione delle banche;

– la raccolta dei depositi;

– la raccolta del risparmio a medio e lungo termine;

– i controlli della Banca d'Italia.

La legge accentuava gli elementi pubblicistici relativi all'attività bancaria, tanto che alcune

delle funzioni assolte dagli istituti di credito furono definite di “interesse pubblico”. Fu creato un

complesso sistema di controllo, al cui vertice furono previsti organi aventi natura politica. I

compiti di vigilanza furono affidati all'Ispettorato per la difesa del risparmio e per l'esercizio del

credito: un organo di diritto pubblico alle dirette dipendenze del Comitato dei ministri e

presieduto dal capo del governo.

Gli obiettivi della regolamentazione della legge del 1936.

La legge del 1936 non indicava gli obiettivi che le autorità dovevano perseguire nell'esercizio

dei poteri di controllo sulle banche. Ciò ha consentito di riconoscere un'accentuata elasticità

alle norme in questione: elasticità che ha rappresentato un punto di forza della normativa

bancaria. Tale situazione si è protratta anche a seguito dell'affermazione del principio

costituzionale secondo cui “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme;

disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito” (art. 47 Cost.) L'art. 47 ha lo scopo di

garantire la stabilità finanziaria, non prevedendo, per contro, che le singole istituzioni creditizie

debbano essere salvaguardate dal fallimento. Le politiche di controllo attuate dalla autorità

creditizie sotto la vigenza della legge del 1936 privilegiavano quindi la stabilità del sistema

finanziario, sacrificando la libertà di iniziativa economica.

L'articolazione delle competenze fra autorità

Cicr → aveva compiti deliberativi in materia regolamentare, su proposta della Banca d'Italia,

nonché alcuni poteri di intervento specifico. Ciò nonostante, secondo la dottrina, il ruolo del

Cicr è stato, di fatto, prevalentemente amministrativo.

Il ministro del Tesoro → era titolare di compiti specifici, quali l'emanazione dei provvedimenti

sanzionatori per le banche o del decreto di amministrazione straordinaria o di liquidazione

coatta amministrativa, su proposta della banca d'Italia,

La Banca d'Italia → ha rappresentato l'istituzione più importante nel sistema dei controlli

pubblici sulle banche, essa esercitava dal 1936 poteri ben più ampi di quelli che le erano

attribuiti dalla legge bancaria; poteva:

adottare provvedimenti di carattere particolare o generale: le c.d. “istruzioni di vigilanza”

– esercitare poteri di controllo sui singoli intermediari: ad esempio richiedere

– informazioni sugli aspetti dell'attività, compresi i dati di bilancio, ed effettuare

ispezioni presso le sedi delle banche.

I primi controlli pubblici sul credito

La vigilanza strutturale e la limitazione della

concorrenza

Fino alla seconda metà degli anni ‘80, la vigilanza si basava su regole di specializzazione,

vincoli all'operatività e autorizzazioni sui principali atti di gestione. La previsione più

importante era il vincolo di specializzazione temporale che stabiliva una rigida distinzione

tra: aziende di credito: che potevano raccogliere risparmio tra il pubblico nella forma

– dei depositi “a vista” ed effettuare prestiti solo con scadenze a breve termine;

istituti di credito speciale: che potevano raccogliere risorse finanziarie a medio e a

– lungo termine ed erogare prestiti con più lunga scadenza.

Nei primi anni ’30 del ‘900, aveva assunto particolare rilevanza, la regola della separatezza

fra banca e industria. Ciò soprattutto in considerazione del fatto che la commistione tra

settore bancario e industriale aveva avuto particolare importanza nella grande crisi.

Particolare rilevanza avevano rivestito inoltre gli interventi di tipo strutturale: quali i limiti

alla costituzione di nuove banche e all'apertura di sportelli.

Dal 1966 al 1971 era stato stabilito un blocco delle autorizzazioni alla costituzione di nuove

banche. La concorrenza fra gli intermediari era limitata. Detta limitazione derivava dall’idea che

la concorrenza fosse fonte di pericolo per gli equilibri gestionali del singolo intermediario.

27

L'abbandono della vigilanza strutturale

La costruzione del mercato comune e le necessità del mercato interno italiano hanno

comportato, negli anni ‘80, l'abbandono della regolamentazione nata negli anni '30.

Un’importante riduzione dei vincoli all'accesso al mercato del credito è avvenuta con

l’emanazione della prima Direttiva di coordinamento in materia bancaria (77/780/CEE),

recepita in Italia solo nel 1985. In ragione di quanto previsto da tale direttiva, l'autorizzazione

all'esercizio dell'attività bancaria doveva essere concessa in presenza di requisiti oggettivi,

stabiliti in modo uniforme per tutti i paesi membri dell'Unione europea. Detti requisiti

concernevano:

il capitale minimo iniziale;

– la professionalità e l’onorabilità dei soggetti in grado di influenzare la gestione;

– l’onorabilità dei partecipanti al capitale;

– la presentazione di un programma di attività.

L'evoluzione degli strumenti prudenziali negli anni

'90 L'affermazione della vigilanza prudenziale

Con la seconda direttiva di coordinamento del 1989 (89/646/CEE) sono stati abrogati i vincoli di

specializzazione temporali ed operativi, già attenuati con la Legge Amato del 1990. A seguito di

tali interventi è rimasta, fino al 2008, la separatezza proprietaria tra banca e industria. In

ragione dei superiori interventi, si è determinata un’attenuazione dei controlli sull'espansione

territoriale delle banche. La vigilanza strutturale è stata così sostituita da una supervisione

prudenziale, volta a controllare l'assunzione di rischi da parte delle banche.

L'accordo di Basilea, sottoscritto nel 1988 dal Comitato di Basilea, composto dalla Banche

centrali dei paesi del G10 ha dato origine agli strumenti di vigilanza prudenziale. Il coefficiente

di stabilità costituisce uno dei più importanti strumenti di vigilanza prudenziale: consiste

nell'imposizione alle banche dell'obbligo di rispettare un determinato rapporto, pari all'8 %,

tra il patrimonio e le attività ponderate in relazione al rischio di perdita per inadempimento

dei debitori.

L'intervento normativo attuato con il t.u.b.

Nel 1993 tutte le leggi speciali riguardanti le banche furono abrogate e sostituite dal T.U.B.

che ancora oggi è il testo di riferimento per la disciplina bancaria. L'impianto di supervisione

pubblica della legge bancaria sembra rimanere invariato:

le autorità restano le stesse e continuano ad essere dotate di potestà discrezionale;

– non si definiscono in concreto gli strumenti di vigilanza.

Il T.U.B. sostituisce le leggi speciali con poche norme, le quali prevedono che le autorità

creditizie stabiliscano la disciplina di dettaglio. Vi è una sorta di “rinvio” ad una disciplina di

secondo grado. Le finalità perseguite dalle autorità preposte al controllo del credito sono

finalmente indicate (art. 5 TU.B.). Tali finalità sono individuate

nella stabilità, efficienza e competitività del sistema finanziario. Al riguardo, si osserva

– che

si era progressivamente affermata l’idea che la concorrenza fosse un presupposto

essenziale per un sistema efficiente potendo quindi assumere il ruolo di obiettivo

intermedio

nella sana e prudente gestione dei soggetti vigilati;

– nell’osservanza delle disposizioni in materia creditizia.

Inoltre il T.U.B. ha introdotto norme che stabiliscono obblighi di trasparenza nei rapporti tra

banca e cliente: ad es. nella forma della pubblicità ex ante dei prezzi e dei costi di prodotti e

servizi bancari. La trasparenza è considerata elemento essenziale per giungere all'efficienza del

sistema bancario.

Il coefficiente di solvibilità nell'accordo di Basilea del 1988

Il coefficiente di stabilità costituisce uno dei più importanti strumenti di vigilanza prudenziale

consiste nell'imposizione alle banche dell'obbligo di rispettare un determinato rapporto, pari

all'8 %, tra il patrimonio e le attività ponderate in relazione al rischio di perdita per

inadempimento dei debitori.

Le esigenze di cambiamento dell'accordo di Basilea

Per soddisfare le esigenze delle banche operanti a livello internazionale si è ritenuto necessario

procedere ad un’attenuazione della radicale impostazione dei sistemi di supervisione pubblica.

Muovendo dall’idea che il presupposto del funzionamento dei controlli del mercato consiste

nella capacità degli investitori di comprendere i cambiamenti nelle condizioni finanziarie della

banca si è proposto di vincolare l'operato della vigilanza pubblica sulla base di informazioni

provenienti dal mercato. Tale proposta non ha mancato di suscitare critiche soprattutto in

ragione della difficoltà di individuare correttamente i segnali del mercato, sulla base dei quali

le autorità di vigilanza avrebbero dovuto agire.

I tre pilastri della vigilanza nell'accordo di Basilea

II La disciplina del mercato nell'accordo di Basilea

Il processo di controllo prudenziale nell'accordo di

Basilea I requisiti patrimoniali nell'accordo di Basilea

Mediante l'accordo di Basilea del 2004, il sistema di vigilanza sulle banche è stato basato

su tre pilastri:

i requisiti patrimoniali minimi → si è fissato un più stretto rapporto tra adeguatezza

– patrimoniale e principali elementi di rischio dell'attività. Lo scopo principale è

quello di ottenere un calcolo del rischio più preciso che consentirebbe un vantaggio

per gli intermediari più efficienti;

il controllo prudenziale dell'adeguatezza patrimoniale → che consente di valutare

– l'adeguatezza patrimoniale tenendo conto dei rischi non oggetto di

considerazione nei requisiti minimi;

la disciplina del mercato → si fonda su una maggiore trasparenza informativa degli

– intermediari, con la previsione della pubblicazione di dati in materia di quantificazione

dei rischi e di procedure gestionali e con specifici incentivi al rispetto degli obblighi di

trasparenza 28

Gli strumenti di gestione della crisi delle banche dopo la crisi del 2007-2009

A seguito della crisi del 2007, si è determinato un generale accentramento della supervisione e

della gestione delle crisi di banche in capo ad istituzioni europee. In particolare, a seguito di uno

studio condotto nel 2009 (il c.d. “comitato dei saggi”), la Commissione europea ha introdotto:

il Comitato europeo per il rischio sistemico, dedicato alla vigilanza macro- prudenziale;

- tre autorità dedicate alla vigilanza micro-prudenziale

- si è mantenuto il principio dell'home country control, accelerandosi comunque il

- processo di armonizzazione delle regole per favorire un mercato unico dei servizi

bancari in Europa: in particolare il compito principale affidato all'Autorità bancaria

europea era di definire un single rulebook per la supervisione.

I vincoli di specializzazione dopo la crisi del 2007-2009

Alla luce dei dubbi sui vantaggi derivanti dall'introduzione dei vincoli di specializzazione,

soltanto alcuni paesi hanno introdotto tali vincoli.

Stati Uniti → nel 2010, con la riforma c.d. “Dodd Frank Wall Street Reform and Consumer

Protection Act” sono state limitate le attività delle banche commerciali di trading proprietario e

la possibilità di possedere e gestire hedge e private equity funds.

Regno Unito → con il Vickers report del 2011, è stata proposta l'imposizione di un regime di

separazione strutturale tra le attività bancarie tipiche e quelle delle banche d'investimento.

Europa → la Commissione europea ha affidato ad un gruppo di esperti uno studio. Il rapporto è

stato favorevole all'introduzione di riforme che impongano un principio di specializzazione. Ciò

permetterebbe la separazione tra attività bancaria tipica, raccolta di depositi ed erogazione di

credito e quella di trading in conto proprio, vale a dire proprietary trading.

L'innalzamento dei requisiti patrimoniali dopo la crisi del 2007-2009

Per far fronte a dette problematiche sono emerse posizioni favorevoli all'introduzione di regole

più severe: regole che comportano, tuttavia, il rischio di ridurre l'afflusso di risorse finanziarie

all'economia. Nel giugno 2011, è stato approvato l'accordo Basilea 3, che ha individuato i profili

di criticità nelle dimensioni (elevate) del sistema finanziario. L'innalzamento dei requisiti

patrimoniali degli intermediari è stata la prima soluzione discussa. Tale soluzione ha vantaggi e

svantaggi. I vantaggi dell'innalzamento sono individuati nella stabilizzazione del sistema

finanziario.

L’innalzamento ha, tuttavia, anche svantaggi, nella misura in cui determina la riduzione della

redditività e, quindi, conseguenti effetti negativi sulla crescita economica. L'accordo Basilea 3

mantiene il requisito patrimoniale pari all'8% e, inoltre, prevede l'introduzione di buffers di

capitale aggiuntivi quali:

la riserva di conservazione del capitale → che impone alle banche di

- detenere, un ammontare aggiuntivo di capitale cui attingere nei casi di

tensioni del mercato;

la riserva anticiclica → per contenere i rischi derivanti da un aumento eccessivo del

- credito nei periodi di espansione economica;

la richiesta di dotazione patrimoniale specifica → per le banche di grandi dimensioni;

- la riserva di capitale a fronte del rischio sistemico → può essere imposta dagli stati

- membri ex art. 133 dir. 2013/36/UE;

il coefficiente di leva finanziaria (leverage ratio) → vincolo patrimoniale non ponderato

- per il rischio, volto a limitare l'eccesso di indebitamento;

l’ammontare minimo di passività → introdotto dalla direttiva 3014/59/UE. Tali passività

- possono essere soggette a riduzione o conversione in azioni nell'ambito delle

procedure di gestione della crisi di una banca (bail in).

I limiti alla remunerazione degli amministratori dopo la crisi del 2007-

2009. I limiti all'operatività dopo la crisi del 2007-2009.

Fra le principali cause della crisi, vi sono le operazioni di cartolarizzazione, nonché l'utilizzo

massiccio di contratti derivati. Il che ha indotto ad attribuire all'Autorità bancaria europea il

potere di vietare temporaneamente alcune attività che possono “minare” il corretto

funzionamento del sistema finanziario. Uno dei principali strumenti di tutela della stabilità

finanziaria è individuata nelle regole che disincentivano – ma non vietano – l'utilizzo distorto

dei prodotti finanziari. In particolare è stata prevista l'introduzione di una first loss provision (e

cioè la copertura in via prioritaria delle perdite prodotte dalle attività cartolarizzate). È stata

inoltre avvertita l'esigenza di limitare le remunerazioni del top management delle banche e di

introdurre apposite regole di governance. Parte della crisi è stata, infatti, anche attribuita alle

politiche degli amministratori volte ad aumentare i profitti di breve termine per poter

beneficiare di meccanismi remunerativi incentivanti (stock options): politica in contrasto con la

sana e prudente gestione della banca nel lungo periodo.

La vigilanza dopo la crisi finanziaria del 2007-2009

Gli indirizzi generali delle riforme dopo la crisi del 2007-2009

Le nuove norme sono sicuramente meno incisive rispetto all'operatività delle banche e meno

intrusive nelle scelte di gestione e funzionamento dei mercati rispetto a quelle degli anni ‘80

del ‘900. Il modello di vigilanza prudenziale non è comunque stato abbandonato, così come

non è venuto meno il principio di libertà di accesso al mercato. L'accordo Basilea 3 ha

apportato alcuni

correttivi rispetto a Basilea 2. Peraltro, non è stato, ad esempio, cancellato il ruolo delle

agenzie di rating nei sistemi per il calcolo del patrimonio di vigilanza. La crisi finanziaria

2007-2009 ha comunque dimostrato che una parte essenziale di un sistema di supervisione è

rappresentata da regole e procedure che consentono una liquidazione ordinata delle banche

in caso di dissesto. Ciò ha condotto Stati, come il Regno Unito, ad introdurre nel 2009

procedure di gestione della crisi di banche con ampi poteri alle autorità di vigilanza.

I cambiamenti negli assetti istituzionali dei controlli pubblici in Europa dopo la crisi dei

debiti sovrani del 2009-2012

La vigilanza dopo la crisi dei debiti sovrani del 2009-2012

Nel 2012, con il documento Road Map verso la Banking Unione, si è dato inizio ad un

concreto progetto di Unione bancaria, alla luce della necessità di accentrare le competenze

di supervisione delle banche in paesi che hanno la stessa moneta. La proposta della

Commissione si basa su tre pilastri:

il meccanismo di vigilanza unico che affida alla Bce compiti di vigilanza prudenziale per

- le banche più rilevanti nei paesi dell'euro;

il comitato di risoluzione unico con compiti per la gestione delle crisi di banche nell'area

- €;

il sistema di rafforzamento delle regole sui sistemi di garanzia dei depositi

- mediante la direttiva 2014/49/UE.

La riforma inglese dopo la crisi dei debiti sovrani del 2009-2012.

Il primo paese in ambito europeo a dare avvio ad un progetto di riforma istituzionale dopo la

crisi 2007-2009 è stata la Gran Bretagna. Il sistema inglese aveva infatti presentato molteplici

criticità: l'autorità creata nel 1998, Financial services authority, non è riuscita ad avvertire in

tempo gli squilibri degli intermediari. A tale difficoltà si è fatto fronte con la Turner Review. Nel

2010 è stata attuata una riforma complessiva della regolamentazione finanziaria, che prevede

un importante riassetto delle autorità e delle competenze della vigilanza. Si è riconosciuto il

fallimento del modello improntato sull'autorità unica (il modello fondato sulla Fsa), nonché della

soluzione che aveva di fatto privato la banca centrale di poteri di vigilanza. Il nuovo sistema di

autorità sul sistema finanziario ha al vertice la Bank of England, che ha il compito di perseguire

l’obiettivo della stabilità interna. All'interno della Bank of England è istituito il Financial policy

committee con il compito di monitorare il rischio sistemico. La Prudential regulation authority si

occupa della regolazione prudenziale, essendo stato abbandonato l'approccio della Fsa con

controllo limitato relativo alla violazione delle regole (si parlava di light touch supervision). La

Bank of England si occupa di formulare giudizi sui rischi attuali e futuri che possono minare la

sana e prudente gestione della banca, giungendo perfino a poter chiedere un cambio dei

manager. Tale nuovo approccio comporta il rischio di errori di valutazione da parte delle nuove

autorità e il conseguente rischio di confusione tra i compiti degli amministratori delle banche e

dei controllori esterni. 29

Gli organismi internazionali di regolamentazione

Gli standard normativi, emanati dal Comitato di Basilea hanno avuto un ruolo fondamentale per

creare un sistema di regole omogeneo tra i paesi a economia avanzati non solo tra gli Stati

aderenti. Le regole si creano sulla base della consuetudine di incontri e scambi di opinioni tra le

autorità di vigilanza e di controllo. Questa consuetudine ha creato un patrimonio comune di

valori, più forte di quello riscontrabile negli altri settori dell'apparato governativo dei vari paesi.

I lavori di organismi internazionali registrano normalmente la prevalenza dei modelli

regolamentari e delle relative esigenze dei sistemi economici di alcuni paesi leader. La soft law

consente il superamento dei costi di transazione nelle negoziazioni internazionali. L'importanza

della soft law è confermata dal fatto che spesso gli standard regolamentari concordati dagli

organismi internazionali sono stati trasposti in direttive dell'Unione Europea. Il che si è

verificato, ad esempio, nel caso delle direttive in materia di vigilanza consolidata, di patrimonio

e coefficienti patrimoniali delle banche che ricalcano le scelte effettuate al comitato di Basilea.

Per concludere, la soft law è diretta ad organi politici e alle autorità competenti dei singoli Stati

che all'interno degli ordinamenti nazionali sono titolari di capacità normativa in senso proprio.

Il financial stability board

è un organismo che ha assunto un peso rilevante nella ricerca di soluzioni regolamentari comuni

ai paesi ad economia avanzata, durante la crisi finanziaria del 2007-2009. Il Fsa:

ha origine da una iniziativa del G20 tenutosi a Londra nel 2009;

- ha sostituito il Financial stability forum (Fsf).

- Il Fsf era nato nel 1999, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento e lo scambio di

- informazioni tra le varie istituzioni responsabili della stabilità finanziaria dei principali

paesi industrializzati sulla base del Tietmeyer Report, commissionato dai ministri delle

Finanze dell'allora G7.All'Fsb internazionali: partecipano anche rappresentanti di altre

istituzioni finanziarie - Fondo monetario internazionale; - Comitato di Basilea; -

International organization of securities commissions (Iosco); - Commissione europea.

All'Fsb sono affidati i compiti (che condivide con il Fondo monetario internazionale): -di

fissare standard regolamentari comuni; -di verificare la corretta applicazione delle

regole; -di creare un sistema di preallarme per avvisare la comunità internazionale del

formarsi di condizioni di instabilità finanziaria.

Il Comitato di Basilea

L'armonizzazione delle regole in materia finanziaria, a livello globale, è in atto da molto tempo.

Detto obiettivo (: l’armonizzazione) si spiega con la presenza di imprese di grandi dimensioni

che operano a livello transfrontaliero. Il comitato di Basilea è stato costituito nel 1974 su

iniziativa dei governatori delle banche centrali dei paesi appartenenti al Gruppo dei dieci (G10)

a seguito del fallimento della banca di Herstatt in Germania. Il Comitato è formato: -dai

rappresentanti delle autorità di vigilanza bancaria; -dai rappresentanti delle banche centrali di

molti più Stati di quelli aderenti in origine, tra cui anche molti paesi emergenti del continente

asiatico e sudamericano. Il comitato stabilisce standard di vigilanza e linee guida che fissano

best practices per gli operatori bancari internazionali. L'attività del comitato è particolarmente

importante. A tale proposito si ricordano: - il Concordato del 1983, poi rivisto nel 1992, sulla

vigilanza consolidata delle banche operanti a livello internazionale; - l'accordo sul capitale del

1988 (Basilea I), rivisto nel 2004 (Basilea II) e poi nel 2011 (Basilea III).

30

Il sistema europeo di vigilanza

finanziaria. I controlli pubblici in Europa.

1. Meccanismo di vigilanza unico: nel 2013 è stato approvato il regolamento che affida alla

Bce compiti di vigilanza prudenziale; 2. Comitato di risoluzione unico: a cui, nel 2014, è stata

devoluta la gestione delle crisi di banche; 3. Accentramento dei sistemi di garanzia dei

depositi: nel 2014, è stato deciso di mantenere l’impianto dei sistemi nazionali di

assicurazione, che deve operare con il comitato di risoluzione.

Il Comitato europeo per il rischio sistemico.

Il Comitato europeo per il rischio sistemico (Cers) è un organismo senza personalità giuridica,

insediato presso la Bce ma è un organismo indipendente. Il Cers è un'organizzazione complessa

con il compito di ridurre la possibilità di rischi sistemici, di migliorare la resistenza del sistema

finanziario a fronte di shock e di favorire la stabilità finanziaria. Il Cers può emanare warnings e

raccomandazioni. Le warnings e le raccomandazioni possono essere generali o specifiche.

L’attuazione delle warnings e raccomandazioni, si basa sul meccanismo act or explain.

L'autorità bancaria europea

L'autorità bancaria europea (Abe) è un'agenzia europea istituita con il regolamento del

Consiglio europeo (reg. 1093/2010). I suoi organi principali sono il presidente, il direttore

esecutivo e il Consiglio delle autorità di vigilanza, composto dai vertici delle autorità

nazionali. L'Abe ha la funzione:

di sviluppare regole comuni;

– di risolvere casi di disaccordo fra i supervisori nazionali;

– di contribuire ad assicurare un'applicazione uniforme delle regole dell'Unione;

– di svolgere un ruolo di coordinamento in situazione di emergenza.

Il ruolo più importante dell'Abe è in campo regolamentare, nonostante, da un punto di vista

puramente formale, non abbia tale potestà in senso proprio. Gli strumenti di cui dispone l'Abe

con efficacia più incisiva sono i regulatory technical standards. L'Abe redige proposte di

regolamento. Al fine di conferire a queste proposte regolamentari valore giuridico, è

necessaria l’approvazione della Commissione europea che emana atti delegati ai sensi

dell'art. 290 Tfue - Gli implementing technical standards → sono atti di esecuzione di atti

legislativi giuridicamente vincolanti. 31

I rapporti fra Bce e autorità nazionali competenti

Il regolamento n. 1024/2013 stabilisce un meccanismo di distribuzione delle competenze, sul

piano decisionale e su quello operativo tra Bce e autorità nazionali nel rispetto di due principi:

1. la Bce è responsabile del funzionamento efficace e coerente del Mvu;

2. la Bce e le autorità nazionali devono cooperare in buona fede e hanno

l'obbligo di scambiarsi informazioni.

Sul piano decisionale a Bce ha la vigilanza sulle banche significative Le autorità nazionali

hanno la vigilanza sulle banche meno significative.

La governance del Mvu.

La scelta della Bce quale autorità di vigilanza ha aperto un dibattito circa la necessità o meno

di accentrare la funzione di politica monetaria e di vigilanza in capo alla stessa autorità. I

diversi Stati membri hanno organizzazioni differenti. Ad esempio:

In Germania → le funzioni di politica monetaria sono attribuite ad un'autorità diversa

– da quella che esercita la supervisione sulle banche a fini prudenziali;

In Italia → la funzione di politica monetaria e di vigilanza sono esercitate dalla

– stessa autorità.

Il regolamento n. 1024/2013 ha previsto il Consiglio di vigilanza: un compromesso tra le

posizioni degli Stati membri, che considera da un lato la presenza di uno strumento per

risolvere possibili situazioni di conflitto di interesse fra la politica monetaria e la vigilanza, e,

dall'altro, il vincolo normativo rappresentato dal fatto che il Trattato individua nel Consiglio

direttivo della Bce l'unico organo decisionale dell'istituzione.

Il meccanismo di vigilanza unico fra i paesi dell'area dell'euro.

La struttura del meccanismo di vigilanza unico fra i paesi dell'area

dell'euro

Il regolamento n. 1024/2013 stabilisce un Meccanismo di vigilanza unico (Mvu) per le banche

dell'area dell'euro, aperto agli altri Stati membri che intendono aderirvi con accordi di

cooperazione rafforzata (opt-in). Il Mvu è un sistema di vigilanza di cui fanno parte istituzioni

europee e nazionali già esistenti. Il sistema prevede un accentramento delle competenze

affidando un ruolo preminente alla Bce. Tale scelta si giustifica per il fatto che la Bce è

un'istituzione con una reputazione consolidata sui mercati finanziari. In forza del disposto

dell’art. 127, par. 6, TFUE il Consiglio europeo possa affidare alla BCE compiti specifici in merito

alle politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni

finanziarie. 32

La Banca d'Italia.

La Banca d'Italia ricopre il ruolo di maggiore rilievo nel sistema di controlli pubblici sulle

banche a livello nazionale, anche in quanto parte del meccanismo di vigilanza unico. La Banca

d'Italia assomma su sé una pluralità di potestà: quella di Banca Centrale e di vigilanza della

stabilità del sistema finanziario. Dall'avvio dell'area euro del 1° gennaio del 1999 le

competenze di politica monetaria fanno capo a organismi europei: la Banca centrale europea e

il Sistema europeo delle banche centrali (Sebc). L'Eurosistema e le banche centrali di tutti gli

Stati membri dell'Unione europea, indipendentemente dal fatto che abbiano adottato l'euro,

compongono il Sebc. In quanto Banca centrale, la Banca d'Italia ha compiti che riguardano il

sistema dei pagamenti.

L'indipendenza della Banca d'Italia.

La Banca d'Italia ha sempre goduto di ampia indipendenza. L'autonomia del governatore è

assicurata da una procedura complessa per la sua nomina e sui vincoli alla rimozione dello

stesso. L'esigenza di indipendenza è espressamente richiamata anche nell'ordinamento

interno dalla legge

del 2005. La trasparenza dell'operato della Banca d'Italia è il naturale

complemento dell'indipendenza.

Il potere di emanare disposizioni di carattere generale della Banca d'Italia.

La Banca d'Italia svolge un ruolo importante nella regolamentazione secondaria in materia di

vigilanza. L'art. 6 T.u.b. prevede che la Banca d'Italia applica i regolamenti e le decisioni

europee. L'art. 4 T.u.b. riconosce alla Banca d'Italia il potere di emanare istruzione, dettare

disposizioni di carattere particolare ed emanare regolamenti nei casi previsti dalla legge.

I poteri di vigilanza della Banca d'Italia.

In forza dell'art. 53 T.u.b., la Banca d'Italia, in conformità delle deliberazioni del Cicr

emana disposizioni di carattere generale. La Banca d'Italia ha numerosi poteri in materia

di vigilanza:

può rilasciare autorizzazioni

– adottare provvedimenti di carattere particolare,

– richiedere informazioni alle banche,

– effettuare ispezioni e irrogare sanzioni amministrative.

La Banca d'Italia ha, inoltre, ampi poteri in materia di gestione della crisi di intermediari. la

Banca d'Italia, quando esercita i propri poteri stabilisce, mediante provvedimenti di carattere

generale, i criteri che intende seguire, nel rispetto delle finalità stabilite dall'art. 5 T.U.B. Gli atti

della banca d'Italia hanno forma scritta e sono motivati. Il T.u.b. conferisce alla Banca d'Italia il

potere di contemperare le diverse finalità.

La discrezionalità della Banca

d'Italia. La trasparenza della Banca

d'Italia.

L'ordinamento affida alla Banca d'Italia l'apprezzamento in concreto del bene protetto dalle

norme, purché le sua valutazioni siano caratterizzate da ragionevolezza, logicità e coerenza.

Gli amministrativa per violazione di legge ed eccesso di potere. Competente è il Tribunale

amministrativo regionale del Lazio. Discussa è la possibilità di richiedere consulenze tecniche

in caso di ricorso avverso sanzioni della Banca d'Italia. atti della Banca d'Italia sono censurabili

da parte dell'autorità giudiziaria

Banca d'Italia e segreto d'ufficio.

I dipendenti della Banca d'Italia sono vincolati dal segreto d'ufficio e sono considerati

pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni. Il segreto d'ufficio non è opponibile alle

autorità giudiziarie quando le informazioni siano necessarie per le indagini o quando i

procedimenti siano relativi a violazioni sanzionate penalmente. Il segreto d'ufficio è

opponibile alle pubbliche amministrazioni ad eccezione del ministro dell'Economia e delle

Finanze, presidente del Cicr.

La Consob.

Oltre ai controlli stabiliti dalla normativa sulla vigilanza bancaria le banche sono sottoposte ad

ulteriori controlli pubblici: quelli della Consob e dell'Agcm. Il sistema normativo italiano sulla

finanza stabilisce una ripartizione di competenze fra autorità in base alle finalità pubbliche

perseguite. Nel 1974 i controlli relativi al rispetto delle regole di trasparenza nei mercati

mobiliari furono affidati alla Consob. La legge istitutiva delle società di intermediazione

mobiliare (1991) dispone che la Consob sia competente della vigilanza relativamente agli

obblighi di informazione e correttezza mentre la Banca d'Italia si occupa dei controlli di

stabilità patrimoniale. La Consob ha poteri sul funzionamento dei mercati regolamentati, sulla

società di gestione dei mercati, sull'appello al pubblico risparmio e sulle società quotate.

L'AGCM.

L'Autorità garante della concorrenza e del mercato, costituita con la l. 287/1990, ha la potestà

a far data dall'approvazione della legge a tutela del risparmio del 2005 (prima il ruolo di

autorità garante era della Banca d'Italia) di applicare agli intermediari bancari le regole

antitrust in materia di:

divieto di intese lesive della concorrenza,

– di abuso di posizione dominante,

– di divieto di operazione di concentrazione che comportino l'eliminazione o la riduzione

– della concorrenza.

Per le imprese assicurative sussiste un criterio di attribuzione delle competenze che risponde ad

un

modello “per soggetto”. L'Ivass ha competenze atte a perseguire la stabilità e la competitività

del sistema, nonché ad assicurare la trasparenza dei prodotti offerti dalle imprese. Presidente

dell'Ivass è il direttore generale della Banca d'Italia. La Covip costituisce la vigilanza settoriale

per i fondi pensione.

Il Cicr

II poteri del Cicr.

Il Cicr è presieduto al ministro dell'Economia e delle Finanze ed è composto dai vertici di altri

dicasteri economici. Il Cicr non ha una struttura amministrativa per svolgere le proprie funzioni

ma si avvale della Banca d'Italia, la sua segreteria è composta da dipendenti della Banca

centrale. Nel t.u.b., all’art. 2, si attribuiscono al Cicr funzioni di “alta vigilanza” in materia di

credito e di tutela del risparmio. I compiti del Cicr sono di difficile individuazione. Il Cicr ha

compiti deliberativi in materia regolamentare e in alcuni casi su proposta della Banca d'Italia.

Con il recepimento della direttiva 2013/36/UE il legislatore ha cancellato dal t.u.b. tutte le

potestà normative del Cicr relative alla vigilanza prudenziale. Il Cicr mantiene il potere di

decidere in merito ai reclami contro i provvedimenti della Banca d'Italia adottati nell'esercizio

dei poteri di vigilanza. Lo strumento è in pratica inutilizzato.

Il Ministro dell'economia e delle finanze.

I poteri del Ministro dell'economia e delle finanze

Il ministro dell'Economia e delle Finanze è titolare di alcuni compiti specifici ridotti a seguito

degli interventi realizzati con la l. 262/2005. Il ministro ha compiti regolamentari, circoscritti a

specifici argomenti e non di carattere ampio e generale. La principale potestà concerne

requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza degli esponenti aziendali e i requisiti dei

partecipanti al capitale. Per tali norme, in ragione del fatto che incidono sulla capacità delle

persone, il t.u.b. stabilisce un procedimento legislativo più rigoroso di quello normalmente

adottato. Il ministro ha poteri in via d'urgenza di sostituzione del Cicr e in materia di gestione di

crisi di banche. Il ministro non interviene più nel procedimento per disporre l'amministrazione

straordinaria delle banche che spetta solo alla Banca d'Italia, ma ha il potere di emanare il

decreto di liquidazione coatta amministrativa di banche.

33

I poteri delle

regioni. L'art. 117

Cost..

L'ordinamento italiano ha introdotto, sin dall'emanazione della Costituzione, potestà normative

e amministrative delle regioni a statuto speciale nei confronti delle banche la cui operatività

era limitata al territorio regionale. Con la riforma della Costituzione del 2001 è stata attribuita,

a tutte le regioni, potestà di legislazione concorrente per alcune categorie di banche a

carattere regionale (il riferimento alle sole categorie di banche a carattere regionale costituisce

un errore materiale del legislatore, tale potestà si riferisce in realtà a tutte le banche). La

portata dei poteri delle regioni in questa materia è stata progressivamente ridotta nel tempo.

La riforma costituzionale del 2001 infatti non ha scalfito l'impianto fortemente unitario della

regolamentazione e della vigilanza nel settore bancario. Sussiste inoltre un problema in ordine

alla compatibilità della persistenza di questi poteri in capo alle regioni rispetto al diritto

dell'Unione, che prevede l'attribuzione ad autorità europee di poteri di regolazione e di

vigilanza. L'art. 159 t.u.b., dedicato alle regioni a statuto speciale, prevede che “le valutazioni

di vigilanza sono riservate alla Banca d'Italia”. La Corte costituzionale, pronunciandosi sulla

legittimità dell'art. 159 t.u.b., ha ridotto in maniera significativa il novero delle potestà

regionali. L'art. 159, comma 2, t.u.b. individua alcune materie nelle quali gli eventuali poteri

delle regioni a statuto speciale possono essere esercitati solo previo parere vincolante della

Banca d'Italia. Sono inderogabili le norme del t.u.b. che attengono alle materie relative

all'attuazione del mercato unico europeo. In tale ambito, le potestà della Banca d'Italia devono

intendersi trasferite alla Bce qualora, a seguito dell'entrata in vigore del Mvu il potere sia stato

trasferito a quest'ultima.

Il coordinamento e la cooperazione fra autorità nazionali preposte al settore finanziario

La presenza di molte autorità nel settore finanziario pone il problema del loro coordinamento:

tale

problema si pone perché l'attività posta in essere da un intermediario può essere soggetta al

controllo di più autorità □ ad es. il caso dell'organizzazione interna di banche e Sim, che sono

soggette sia al controllo della Banca d'Italia che a quello della Consob). Per tale ragione la l.

262/2005 ha incrementato il grado di coordinamento tra le autorità coinvolte. In alcuni casi la

tutela di interessi pubblici affidati alla cura di un'autorità possono risultare in conflitto con quelli

di cui si preoccupano altre autorità, ad esempio la tutela della stabilità e la divulgazione di

notizie. Nel nostro ordinamento la legge stabilisce le condizioni in presenza delle quali

l'interesse pubblico affidato ad una delle autorità coinvolte debba prevalere permettendo la

disapplicazione di altra parte dell'ordinamento finanziario.

34

I requisiti per l'esercizio dell'attività bancaria.

L'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria.

L'art. 14 t.u.b. prevede, per il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività

bancaria, la verifica delle condizioni attinenti:

alla forma giuridica,

– al capitale minimo iniziale,

– ai requisiti dei soggetti che dovranno svolgere le funzioni di amministrazione,

– direzione e controllo nella società bancaria,

ai requisiti per i titoli di partecipazioni rilevanti al capitale della banca,

– al programma concernente l'attività iniziale,

– all’insussistenza di stretti legami tra la banca o i soggetti del gruppo di appartenenza

– e altri soggetti che ostacolino l'effettivo esercizio delle funzioni di vigilanza,

alla presenza in Italia sia della sede legale sia della direzione generale.

La presentazione di un programma concernente l'attività iniziale.

La disposizione ha un rilievo contenuto, ma - in ragione della fragilità delle banche neocostituite

- si è ritenuto necessario che tale programma contenga informazioni analitiche sulle linee di

sviluppo dell'operatività, sulle previsioni sui profili tecnici e di adeguatezza patrimoniale e una

relazione sul governo societario e sulla struttura organizzativa.

I requisiti degli esponenti aziendali.

I requisiti che devono essere posseduti dagli esponenti aziendali e dagli azionisti atti a

salvaguardare la sana e prudente gestione. Tali requisiti presentano ampi margini di

discrezionalità per l'autorità alla luce dei contesti ambientali di illegalità diffusa presenti nel

nostro paese.

La forma giuridica per l'esercizio dell'attività bancaria.

Il primo requisito individuato dall'art. 14 t.u.b. per l’esercizio dell’attività bancaria consiste nella

forma giuridica necessaria: I tipi societari ammessi sono:

1) la società per azioni

2) la società cooperativa a responsabilità limitata

La preferenza per tale forma segna l'abbandono dell'idea che le banche possano essere

strumento d'intervento pubblico nell'economia. L'interesse sociale è l'interesse comune dei

soci come accade per qualsiasi altra società. Si legittimano quindi i due modelli organizzativi

tradizionali nel nostro paese: le banche popolari e le banche di credito cooperativo.

Il requisito del capitale

Il secondo requisito previsto dall'art. 14 t.u.b. per l’esercizio dell’attività bancaria consiste

nell’individuazione di un capitale sociale iniziale minimo della banca. L'art. 14 t.u.b. rinvia la

definizione di tale capitale a provvedimenti della banca d'Italia, che esercita tale potere nel

rispetto delle soglie minime stabilite dalla normativa europea (dir. 2013/36/UE) Ad oggi il

capitale iniziale è pari a :

10 milioni di euro per le banche costituite in forma di società per azioni

– 5 milioni di euro per le Bcc.

– 35

Le banche popolari

Le banche popolari sono intermediari presenti nel nostro ordinamento giuridico sin dalla fine

dell'800. Le banche popolari sono organizzate nella forma societaria di cooperativa. Tali

banche sono caratterizzate dal principio democratico della gestione :

i soci hanno un solo voto, indipendentemente dal numero di azioni possedute,

– sono previsti limiti al possesso azionario,

– è stabilito un numero minimo di soci,

– sono disciplinate puntualmente le clausole di gradimento per l'ammissione a socio.

Le banche popolari:

non rientrano tra le società cooperative a mutualità prevalente secondo le

– disposizioni del codice civile

sono da sempre state escluse dal sistema della cooperazione protetta.

– alle banche popolari non si applicano le leggi d'incentivazione della cooperazione.

La disciplina applicabile alle banche popolari.

Le disposizioni speciali dettate per le banche

popolari.

Il t.u.b. ha dettato, sin dall'origine, alcune disposizioni speciali per le banche popolari. Un primo

gruppo di norme concerne il profilo organizzativo della società (previsioni relative al valore

minimo delle azioni e i soci). Altre disposizioni sono previste in materia di trasformazione,

fusione e limite alla distribuzione degli utili. Tali norme consentono il perseguimento delle

speciali esigenze sottese alla disciplina di vigilanza bancaria, senza distorcere il modello

societario cooperativo. Nel 2015 il legislatore italiano ha mutato l’approccio nei confronti delle

banche popolari con una modifica del

t.u.b. In particolare, ad assumere rilievo è l’art. 29, comma 2-bis e 2- ter. La possibilità di

adottare il modello di banca popolare è riservato ai soli intermediari il cui attivo non superi gli

8 miliardi di euro. Nel caso in cui la banca sia una capogruppo di un gruppo bancario tale

limite è applicato a livello consolidato. La conseguenza è che le banche di grandi dimensioni

non possono più adottare il modello di banca popolare.

36

L'evoluzione della disciplina sull'introduzione dei requisiti degli esponenti aziendali.

Nel 1985 → vi è stata l’introduzione delle regole sui requisiti degli esponenti aziendali in

attuazione della prima direttiva comunitaria in materia bancaria. Riferimento all'onorabilità e

alla professionalità.

Nel 2003 → vi è stata l’introduzione dei requisiti di indipendenza, in attuazione del principio

di corporate governance si richiede che l'organo di gestione sia composto da soggetti

indipendenti dalla società stessa, specie in caso di società quotate.

Nel 2015 → è stato modificato l'art. 26 t.u.b. in attuazione della dir. 2013/36/UE e degli

orientamenti emanati dall'Eba. Si sono introdotti criteri volti a garantire la competenza,

la correttezza e la capacità di dedicare il tempo necessario all'incarico degli esponenti

aziendali. L'idoneità degli esponenti aziendali

L'art. 26 t.u.b.

Secondo l'art. 26 t.u.b., coloro che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e

controllo presso banche devono essere idonei allo svolgimento dell'incarico. La norma

riguarda:

→ i membri degli organi di gestione e controllo della società;

→ i dipendenti che svolgono ruoli chiave nella

gestione, La valutazione sull'idoneità degli esponenti

aziendali.

L'idoneità degli esponenti aziendali è valutata alla luce di alcune condizioni di legge relative a:

onorabilità,

– professionalità,

– indipendenza,

– competenza,

– correttezza,

– possibilità di dedicare all'incarico il tempo necessario al suo efficace espletamento.

La valutazione sull'idoneità di un soggetto a ricoprire il ruolo di amministratore è rimessa,

come per qualsiasi altra impresa, alla scelta dei soci, per le banche tale scelta è limitata ex

ante dalla legge.

La determinazione dei requisiti del T.U.B. è rimessa ad un decreto del ministro dell'Economia e

delle Finanza, sentita la Banca d'Italia. La verifica dell'idoneità degli esponenti aziendali è

rimessa, anzitutto, al consiglio di amministrazione, il quale, entro 30 giorni dalla nomina o

dalla conoscenza di un difetto sopravvenuto, deve dichiarare la decadenza per difetto dei

requisiti. La decadenza per difetto dei requisiti ha natura dichiarativa. La maggior parte della

dottrina, al fine di privilegiare le esigenze di certezza del diritto connesse all'esercizio di

funzioni di gestione delle imprese, ritiene che non abbia effetti retroattivi.

37

Il sistema normativo, in tema di partecipazioni rilevanti, a partire dagli anni

'80. L'acquisto di partecipazioni rilevanti: l'evoluzione normativa.

I principi cardine in tema di assetti proprietari dell'impresa bancaria.

I controlli sulla proprietà delle banche hanno rappresentato un punto centrale nella

supervisione pubblica delle banche fin dagli anni trenta del ‘900. Fra gli obiettivi perseguiti

attraverso la vigilanza sulle banche vi era la creazione di una separazione tra banche e

imprese industriali.

La legge bancaria del 1936 non prevedeva espressamente il principio di separatezza e non vi

erano regole speciali sulla partecipazione al capitale delle banche. In tale periodo infatti la

maggior parte del sistema bancario era in mano pubblica, ovvero costituita in forma di

società cooperativa.

Le prime disposizioni legislative in materia di proprietà delle banche sono state emanate nel

1985 in due distinti testi legislativi. In particolare, si prevedevano alcuni principi cardine in

tema di assetti proprietari dell’impresa bancaria:

la trasparenza nei confronti dell'Organo di vigilanza delle partecipazioni rilevanti

– nel capitale di banche;

i. requisiti di onorabilità dei soggetti titolari di una partecipazione rilevante nel capitale

– della banca.

In particolare, gli artt. 27 e 28 della legge 287/90 hanno introdotto controlli preventivi

sull'acquisizione di quote di proprietà delle banche in concomitanza con l'emanazione

della L. 218/90 (c.d. Legge Amato) che ha favorito l'assunzione della forma giuridica della

società per azione per le banche pubbliche.

Le condizioni per il rilascio dell'autorizzazione all'acquisto di partecipazioni al capitale della

banca Con la direttiva del 2007, l'Unione ha stabilito una serie di requisiti che concorrono a

definire il concetto di “qualità” degli azionisti. Tali criteri sono stati modificati nel 2015 con la

direttiva Capital requirement IV. L'art. 19 t.u.b. fissa le condizioni che l'autorità deve verificare:

la reputazione del potenziale acquirente ai sensi dell'art. 25 t.u.b.;

– il possesso dei requisiti richiesti dall'art. 26 t.u.b.;

– la solidità finanziaria;

– la capacità della banca di rispettare le disposizioni che ne regolano l'attività;

– l'idoneità della struttura del gruppo del potenziale acquirente a consentire l'esercizio

– efficace della vigilanza.

L'art. 19 t.u.b.

Gli obiettivi perseguiti dall'art. 19 t.u.b.

Con il t.u.b. è stato previsto, all’art. 19 che si configura un interesse pubblico alla verifica della

“qualità” degli azionisti rilevanti delle banche per finalità di sana e prudente gestione. In

particolare, l'art. 19 t.u.b. persegue, quale obiettivo, quello di preservare l'indipendenza delle

scelte gestionali da interessi estranei all'impresa bancaria che possono essere riconducibili

alla proprietà. Nel 1993, si conferma il principio di separatezza fra banca e industria sulla base

dell'idea che la presenza di soggetti industriali possa intensificare:

il rischio di conflitto di interesse;

– l'autonomia della gestione.

L'art. 19 t.u.b. impone di acquisire l'autorizzazione preventiva della Banca d'Italia per gli

acquisti di partecipazioni al capitale di banche: acquisti che siano rilevanti. L'obbligo di

richiedere l'autorizzazione si configura:

al superamento di determinate soglie quantitative di partecipazione;

– quando l'acquisto della partecipazione comporti l'assunzione del controllo della banca o

– la

possibilità di esercitare un'influenza notevole sulla stessa.

Soglie partecipative: si rende necessaria l’autorizzazione quando si intende acquistare una

quota superiore al 10 %. e quando si superino le soglie del 20%, 30% e 50%.

I rischi di elusione della disciplina sugli acquisti di partecipazioni rilevanti al capitale della

banca L'art. 19 t.u.b. prevede numerose disposizioni che mirano a evitare l'elusione degli

obblighi autorizzativi. L'ipotesi principale riguarda i casi di acquisiti indiretti, vale a dire tramite

soggetti controllati e di acquisti tramite società fiduciaria e interposta persona. L'autorizzazione

è necessaria non solo nei casi di superamento delle soglie partecipative previste ma anche in

quelli di acquisizione di controllo ovvero di influenza notevole sulla banca. L'acquisizione del

controllo è la fattispecie più rilevante soggetta ad autorizzazione. La nozione di controllo

rilevante è quella stabilita nell'art. 25 t.u.b., disposizione che persegue l’obiettivo di cogliere

una situazione in cui un soggetto è in grado di influenzare in maniera stabile la gestione della

banca.

I casi obbligatori per l'acquisto di partecipazioni rilevanti al capitale della banca Gli artt. 27

e 28 della legge 287/90

In particolare, gli artt. 27 e 28 della legge 287/90 hanno introdotto controlli preventivi

sull'acquisizione di quote di proprietà delle banche in concomitanza con l'emanazione

della L. 218/90 (c.d. Legge Amato) che ha favorito l'assunzione della forma giuridica della

società per azione per le banche pubbliche.

Gli obiettivi perseguiti attraverso la vigilanza sulle

banche. La direttiva 2007/44/CE

I controlli sulla proprietà delle banche hanno rappresentato un punto centrale nella

supervisione pubblica delle banche fin dagli anni trenta del ‘900. Fra gli obiettivi perseguiti

attraverso la vigilanza sulle banche vi era la creazione di una separazione tra banche e

imprese industriali. La legge bancaria del 1936 non prevedeva espressamente il principio di

separatezza e non vi erano regole speciali sulla partecipazione al capitale delle banche. In

tale periodo infatti la maggior parte del sistema bancario era in mano pubblica, ovvero

costituita in forma di società cooperativa.

La direttiva 2007/44/CE ha previsto l'armonizzazione massima, al fine di uniformare la

disciplina dei paesi dell'Unione per favorire le operazioni di concentrazione transfrontaliere in

Europa.

Nell'ordinamento italiano, le norme sono recepite con provvedimenti legislativi e

provvedimenti attuativi delle autorità creditizie. Le nuove norme dell'Unione creano un

numerus clausus di condizioni che possono essere considerate dalle autorità nazionali per

valutare la qualità dei potenziali azionisti. Fra tali condizioni, non si annovera, tuttavia,

quella relativa alla natura dell'attività esercitata dagli azionisti. Pertanto con il recepimento

della dir. 2007/44/CE sono abrogati i commi dell'art. 19 del t.u.b. che sancivano il principio

di separatezza. 38

Le autorizzazioni nelle operazioni di riorganizzazione aziendale.

La competenza al rilascio dell'autorizzazione per le operazioni di riorganizzazione aziendale

Le operazioni di riorganizzazione aziendale che coinvolgono banche sono soggette a un

controllo da parte dell'autorità di vigilanza. In particolare, il t.u.b. prevede questo controllo in

caso di:

fusione,

– scissione,

– cessione di rapporti giuridici

L'autorizzazione è rilasciata dalla Banca d'Italia nell’ipotesi in cui queste operazioni non

contrastino con la sana e prudente gestione. La circostanza che l'autorizzazione sia rilasciata

dalla Banca d'Italia deve essere meglio esplicitata. Infatti, 1024/2013 non prevedono un

intervento autorizzativo espresso. Si è posto quindi il problema di verificare a chi spetti la

competenza nell’ipotesi di banche significative. per queste operazioni la direttiva 2013/36/UE

ed il regolamento La conclusione è stata la seguente: sul piano interpretativo, si è ritenuto che,

da un punto di vista formale, la competenza al rilascio del provvedimento sia dell'autorità

nazionale anche per le “banche significative”.

L'art. 58 t.u.b.

L'ambito di applicazione dell'art. 58

t.u.b. La cessione di rapporti giuridici.

I casi in cui la cessionaria deve conseguire l'autorizzazione secondo le disposizioni di

vigilanza. La cessione di rapporti giuridici è soggetta a un intervento autorizzativo solo se è

considerata rilevante secondo le disposizioni di vigilanza (art. 58 t.u.b.). Attualmente tali

disposizioni prevedono che la cessionaria debba essere autorizzata se

l'operazione avviene tra soggetti che non appartengono allo stesso gruppo

– se il prezzo stabilito superi il 10% del patrimonio di vigilanza della banca o del

– gruppo cessionario.

L'art. 58 t.u.b. si applica non solo in caso di cessione di aziende e rami d'azienda, ma anche in

caso di cessione di “beni e rapporti giuridici individuabili in blocco”. Per “beni e rapporti

giuridici individuabili in blocco” si intende non una pluralità di beni caratterizzati da un

qualsiasi tipo di legame oggettivo, ma un complesso di beni che abbiano un'incidenza

sull'organizzazione o sulla struttura dell'azienda bancaria. I beni oggetto della cessione

devono avere una rilevanza funzionale rispetto all'esercizio dell'attività bancaria, anche se non

siano idonei allo svolgimento in via autonoma dell'attività. L'art. 58 detta una specifica

regolamentazione, fissando:

regole di pubblicità dell'operazione;

– regole che disciplinano gli effetti della cessione relativamente alle cause di

– prelazione esistenti in favore del cedente, ai crediti, ai debiti e ai contratti ceduti.

Contrariamente a quanto accade nel caso di fusione e scissione, il t.u.b. non rinvia alle norme

del codice civile per integrare eventuali lacune nella disciplina dell'operazione di cessione. Pur

in assenza di detto rinvio, si ritiene che alcune disposizioni stabilite dal codice civile in tema di

cessione di azienda, che non contrastano con la speciale disciplina bancaria, possano trovare

applicazione nel caso in cui la cessione concerna un complesso di beni qualificabile come

“azienda” ai sensi del codice civile.

Le fusioni e scissioni soggette ad autorizzazione

L'oggetto della verifica, da parte di Banca d'Italia, nelle fusioni e

scissioni Il procedimento di autorizzazione nelle operazioni di fusione e

scissione

Le operazioni di fusione o scissione necessitano, in quasi tutti i casi, di una nuova

autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria o determinano un cambiamento negli assetti

proprietari della banca. In tali casi, i provvedimenti sono di esclusiva competenza della Bce e

sono rimessi ad una procedura comune con le autorità nazionali per la valutazione della

sussistenza dei presupposti per il loro rilascio. Si ritiene che, anche per le banche non

significative, debba essere coinvolta la Bce. Il regolamento quadro 486/2014 sulla cooperazione

tra Bce e autorità nazionali non fa, tuttavia, cenno a questa ipotesi.

Le fusioni e scissioni soggette ad autorizzazione sono:

le operazioni di ristrutturazione realizzate nelle forme previste dal codice civile sotto

– queste denominazioni “a cui prendono parte banche” (art. 57, comma 1, t.u.b.)

Si ritengono rilevanti anche le operazioni tra banche e non banche, purché

coinvolgano un intermediario bancario.

Al fine di rilasciare l'autorizzazione l'autorità deve verificare i riflessi delle operazioni

sulla situazione patrimoniali, finanziaria e sugli aspetti organizzativi. In particolare:

le fusioni e scissioni non devono comportare gravi squilibri negli assetti tecnici delle

– aziende bancarie coinvolte;

l'autorità di vigilanza non può esprimere giudizi che attengano alla convenienza

– economica dell'operazione.

L'autorità verifica inoltre che l’operazione non comprometta il rispetto delle regole prudenziali:

sull’adeguatezza patrimoniale;

– sulla concentrazione dei rischi;

– sull’organizzazione amministrativo contabile;

– sulla trasformazione delle scadenze.

Le concentrazioni tra banche sono sottoposte ad un diverso controllo al fine di verificare i

possibili impatti sui profili della concorrenza. L'autorizzazione è condizione per l'iscrizione del

progetto di fusione o scissione nel registro delle imprese. Pertanto l'autorizzazione precede la

pubblicazione

del progetto di fusione e l'approvazione da parte delle società partecipanti. Si applica la

disciplina prevista per le fusioni con la sola eccezione riguardante la riduzione a 15 giorni del

termine per l'opposizione dei creditori ai sensi dell'art. 2503, comma 1, c.c.

39

L'articolazione territoriale delle banche

L'art. 15 t.u.b. prevede la libertà delle banche nella scelta dell'articolazione territoriale.

L'autorità di vigilanza può solo vietare l'insediamento di un banca qualora ritenga sussistano

ragioni relative:

all'adeguatezza delle strutture organizzative;

– all'adeguatezza della situazione finanziaria, economica e patrimoniale della banca.

Le disposizioni di vigilanza del 2007 hanno dato attuazione a tale previsione, in particolare

disponendo un meccanismo di c.d. “silenzio-assenso” per l'approvazione di una nuova

espansione. La prestazione di servizi senza stabilimento

La prestazione di servizi senza stabilimento da parte di banche italiane in paesi dell'Unione è

libera, secondo quanto previsto dal principio del mutuo riconoscimento. La prestazione di

servizi senza stabilimento in paesi extra-UE deve essere autorizzata dall'autorità di vigilanza.

Tale potere non è espressamente previsto dal regolamento sul Mvu. Pertanto l'emanazione del

provvedimento autorizzativo dovrebbe spettare sul piano formale sempre alla Banca d'Italia,

che, nel caso si tratti di “banca significativa”, deve chiedere il parere vincolante della Bce. La

libera prestazione di servizi nei paesi extra-UE deve essere svolta nel rispetto delle regole del

paese ospitante.

I canali distributivi delle banche

La succursale non rappresenta il solo canale distributivo delle banche, ad oggi è largamente

diffuso il contatto con il pubblico in forme diverse dalla succursale. In alcuni casi sono state

create vere e proprie banche on-line, che operano mediante promotori finanziari e strumenti di

comunicazione a distanza con i clienti. L'attività fuori sede rappresenta una parte importante

dell'attività bancaria. In caso di offerta fuori sede di servizi di investimento, si applica la

disciplina stabilita dal testo unico della finanza e dalle disposizioni applicative emanate dalla

Consob.

La libera prestazione di servizi

Si intende per “succursale” una “sede che costituisce parte sprovvista di personalità giuridica

di un ente creditizio e che effettua direttamente, in tutto o in parte, l'attività dell'ente

creditizio”. Più difficoltosa è la definizione di “libera prestazione di servizi”. Si parla di “libera

prestazione di servizi” quando:

ricorre un trasferimento temporaneo del prestatore nel paese del beneficiario,

– mediante intermediari o agenti esteri indipendenti dalla banca;

ricorre una struttura fissa ma sprovvista di personale, come nel caso degli

– sportelli automatici (Atm – automated teller machine)

Non rientrano nella definizione di libera prestazione di servizi:

l'esercizio dell'attività, senza trasferimento del prestatore, in cui il cliente, che non

– risiede nel paese in cui è insediato l'intermediario, si reca al suoi domicilio per fruire dei

suoi servizi;

il caso dell'esercizio dell'attività con trasferimento permanente del prestatore,

– perché l’ipotesi ricade nella nozione di stabilimento di succursale.

Esistono poi aree grigie di difficile riconduzione al concetto di “libera prestazione di servizi”.

Cfr., ad esempio, quando né il prestatore di servizi, né il beneficiario si spostano ma l'offerta

avviene per via telematica, postale, telefonica o mediante internet. In tali ipotesi, secondo la

Commissione europea sarebbe necessario verificare dove viene svolta la prestazione

“caratteristica” (essenziale). Ne deriva pertanto che la prestazione di servizi tramite internet

non costituirebbe libera prestazione di servizi soggetta a notifica.

L'attività fuori

sede Le succursali

L'apertura di una succursale

L'apertura di una succursale in un altro paese dell'Unione europea

L'apertura di una succursale in un altro paese dell'Unione europea è soggetta al controllo

dell'autorità del paese d'origine (home country control). La banca deve comunicare

l'intenzione di

aprire la succursale all'autorità di vigilanza del paese d'origine ai fini della notifica alle autorità

del paese di insediamento. Per le “banche significative” la notifica continua ad essere fatta alla

Banca d'Italia, che informa immediatamente la Bce, nel caso in cui questa non si opponga

entro due mesi dalla notifica, la succursale può iniziare ad operare. La Bce comunica

quest'informazione allo Stato membro partecipante al Mvu dove la succursale è stabilita. Per le

“banche meno significative”, la procedura interessa le sole autorità nazionali.

Insediamento di succursali e libera prestazione di servizi in

Europa Il passaporto europeo

Le condizioni per acquisire il passaporto europeo

Con la creazione del mercato unico europeo in campo bancario (1993), si sono stabiliti i principi

del mutuo riconoscimento delle legislazioni e dell'home country control. Le banche europee

possono stabilire succursali ed esercitare le attività ammesse al mutuo riconoscimento nel

territorio dell'Unione in “libera prestazione di servizi”, previa notifica alle autorità del paese

ospitante (passaporto europeo) Con l'entrata in vigore del Mvu la materia è disciplinata dagli

artt. 11 ss. del reg. quadro 468/2014. Una banca gode del passaporto europeo se ricorrono tre

condizioni:

1. è un ente creditizio, secondo la definizione della direttiva 2013/36/UE, autorizzato

dalle autorità dello Stato membro d'origine e sottoposto alle sue autorità

competenti,

2. le attività esercitate sono incluse nell'allegato 1 alla direttiva stessa,

3. le attività esercitate sono state autorizzate dalle autorità dello Stato membro

d'origine. Il mutuo riconoscimento per le società finanziarie controllate da banche

I principi del mutuo riconoscimento si applicano anche alle società finanziarie di emanazione

bancaria. Le società finanziarie fanno parte di gruppi creditizi. Si deve evidenziare, tuttavia,

che il fenomeno non ha avuto concreta applicazione pratica. La normativa dell'Unione

prevede condizioni molto restrittive per la concessione del “passaporto europeo” alle società

finanziarie.

L'apertura di succursale in paese extra-UE

Per l'apertura di succursale in paese extra-UE, l'art. 15 t.u.b., comma 2, prevede un

provvedimento autorizzativo da parte dell'autorità di vigilanza. Nonostante questo potere non

sembri essere compreso tra quelli espressamente attribuiti alla Bce dal regolamento sul Mvu,

si ritiene che il rilascio dell'autorizzazione spetti, nel caso di banche significative, solo

formalmente alla Banca d'Italia; nel senso che quest’ultima dovrà comunque richiedere il

parere vincolante della Bce.

Occorre ricordare che è necessario il rispetto delle disposizioni vigenti nel paese di insediamento

disposizioni che prescrivono il rilascio di un'autorizzazione da parte delle autorità competenti.

40

I controlli sull'aumento del capitale sociale

La procedura di aumento del capitale

sociale. Vigilanza e aumento del capitale

Particolare rilievo assumono le modifiche aventi ad oggetto l’aumento del capitale sociale. In

questo caso, qualora la modifica abbia ad oggetto l'aumento di capitale, appare evidente che

la decisione di vigilanza spetti alla Bce per le banche direttamente vigilate dalla medesima. La

Bce ha la competenza a valutare la conformità dell'aumento di capitale di una banca

significativa rispetto ai criteri di gestione sana e prudente (art. 56 t.u.b.).

Procedura:

La Banca d'Italia richiede alla Banca un'informativa preventiva almeno 60 giorni prima

– di sottoporre l'argomento all'approvazione dell'assemblea dei soci, nonché

informazioni sulle modalità e i tempi di attuazione dell'operazione, sugli obiettivi

perseguiti, sugli effetti che l'operazione determina sulla situazione patrimoniale,

economica e finanziaria.

L’assemblea dei soci delibera l’aumento del capitale sociale

– Le informazioni preventive che acquisisce la Banca d’Italia prima dell’assunzione della

– delibera da parte dell’assemblea dei soci sono fondamentali non solo ai fini

dell’operazione in sé considerata, ma altresì ai fini del controllo continuo sulla

situazione tecnica della banca.

L'art. 35 t.u.b.

I controlli sullo statuto nelle banche di credito

cooperative Le modificazioni statutarie di banche di

credito cooperativo Lo statuto-tipo delle BCC

I controlli sullo statuto hanno un significato peculiare nelle banche di credito cooperativo, che

“esercitano il credito prevalentemente a favore dei soci”. La Banca d'Italia può autorizzare, per

periodi determinati, le singole banche di credito cooperativo a una operatività prevalente a

favore di soggetti diversi dai soci, unicamente qualora sussistano ragioni di stabilità (art. 35,

comma 1, t.u.b.). Le disposizioni di vigilanza di attuazione dell'art. 35, comma 2, t.u.b.

precisano che lo statuto “rappresenta, diversamente dalle altre banche, il canale attraverso il

quale le banche di credito cooperativo recepiscono i criteri prudenziali emanati dalla Banca

d'Italia”.L'associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, la

Federcasse, redige uno statuto – tipo che viene sottoposto, per prassi, al vaglio della Banca

d'Italia. Nello statuto-tipo, vi sono indicazioni in merito:

alla costituzione;

– alla denominazione e allo scopo mutualistico;

– ai principi ispiratori;

– alla sede;

– alla competenza territoriale;

– alla durata.

Le modificazioni statutarie di banche di credito cooperativo in linea con gli statuti-tipo esaminati

dalla Banca d'Italia sono soggette soltanto a un'attestazione di conformità successiva alla

deliberazione assembleare. Queste modifiche sono valutate, in via preventiva e generale, come

non contrastanti con le esigenze di sana e prudente gestione ai sensi dell'art. 56 t.u.b.

La procedura per le modifiche statutarie

Il ruolo della Banca d'Italia nella procedura per le modifiche

statutarie. L'art. 56 t.u.b.

Sul piano formale quindi il provvedimento (che “accerta” la congruità delle stesse con il

principio della sana e prudente gestione: art. 56 t.u.b.) dovrebbe essere rilasciato dalla

Banca d'Italia.

Considerato che le valutazioni per il rilascio del provvedimento attengono alla vigilanza

prudenziale, la Banca d'Italia dovrà chiedere il parere della Bce per rilasciare questo

provvedimento nei confronti di banche significative, la Banca d’Italia dovrà inoltre attenersi al

giudizio della Bce.

La Banca d’Italia chiede il parere alla BCE

• La Banca d’Italia si attiene al parere della BCE

• La Banca d’Italia rilascia il provvedimento

Il progetto di modifica deve essere comunicato alla Banca d'Italia prima della presentazione

in assemblea. La Banca d'Italia, quando accerta che le modificazioni statutarie proposte non

contrastano con la sana e prudente gestione, rilascia il provvedimento di accertamento,

necessario per l'iscrizione nel registro delle imprese, entro 90 giorni dalla ricezione della

comunicazione effettuata dalla banca. Il rilascio del provvedimento è condizionato alla

conformità delle deliberazioni assunte dall'assemblea dei soci al progetto esaminato e alle

eventuali osservazioni formulate dalla stessa Banca d'Italia.

I controlli sulle modifiche statutarie

Ad oggi è previsto un controllo sulle modifiche statutarie delle banche. Tale controllo consiste

in un provvedimento che “accerta” la congruità delle stesse con il principio della sana e

prudente gestione (art. 56 t.u.b.). Questo potere, come accade anche per le concentrazioni

non è previsto dal diritto dell'Unione. 41

I Rischi di mercato

I rischi dell'attività

bancaria Il Rischio di

controparte.

I Rischi operativi

Le banche devono rispettare un requisito patrimoniale per fronteggiare i rischi tipici dell'attività

bancaria e finanziaria. Tali rischi sono:

Rischio di credito → rischio di perdita per inadempimento dei debitori;

– Rischio di controparte → rischio che la controparte di una transazione avente ad

– oggetto strumenti finanziari derivati, o altre specifiche operazioni, risulti

inadempiente prima del regolamento della stessa;

Rischi di mercato → rischi di perdite che possono derivare dall'operatività sui

– mercati riguardanti strumenti finanziari, valute e merci;

Rischi operativi → derivanti dalla possibilità che la banca subisca perdite derivanti

– dall'inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni,

oppure da eventi esogeni, come le catastrofi naturali.

Le banche calcolano l'ammontare del capitale da detenere a fronte dei diversi tipi di rischio

secondo metodologie di calcolo definite in maniera puntuale dalle disposizioni di vigilanza.

Il calcolo del requisito patrimoniale I

Dopo l'attuazione di Basilea III il requisito complessivo minimo è sempre pari all'8 % delle

attività ponderate per il rischio, ma deve essere soddisfatto per più della metà con Common

equity Tier 1. Il coefficiente di capitale primario di classe 1 è 4,5%, il coefficiente di captale di

classe 1 è 6% mentre il coefficiente di capitale totale è 8%. Il calcolo del requisito

patrimoniale nel sistema di Basilea I avveniva sulla base di un metodo semplice, le attività

erano suddivise in cinque classi, in relazione all'affidabilità del prenditore o all'esistenza di

garanzie. L'inserimento di una attività in una classe comportava la moltiplicazione del suo

ammontare nominale per un coefficiente di ponderazione del rischio.

Il metodo standard

L'accordo Basilea II ha introdotto alcune innovazioni nel sistema previsto da Basilea I, sono

stati individuati due diversi metodi, il metodo standard e il metodo dei rating interni.

Metodo standard → suddivisione delle esposizioni in diverse classi di rischio. Le banche possono

attribuire alle esposizioni verso le varie categorie di controparti, ponderazioni basate su

valutazioni del merito creditizio da parte di agenzie esterne di valutazione del merito di credito,

riconosciute in base a una procedura sancita con regolamento europeo. Tali agenzie di rating

sono specializzate nella valutazione del merito di credito dei soggetti che emettono

obbligazioni nei mercati finanziari. Il metodo dei rating interni

Il metodo dei rating interni prevede due varianti:

di base: ciascuna banca stima direttamente la probabilità di insolvenza dei

– debitori e si avvale di parametri fissati dalle autorità per le stime relative ad altri

fattori di rischio;

avanzato: ciascuna banca stima la maggior parte delle variabili di rischio, tale

– metodo è destinato a intermediari che soddisfano standard prudenziali molto

rigorosi.

I fondi propri

Il patrimonio delle banche è uno degli elementi principali di riferimento delle regole di

vigilanza prudenziale. Le nuove regole fanno riferimento non al concetto di patrimonio, ma a

quello di fondi propri. Il regolamento 575/2013 utilizza l'espressione “fondi propri”, mentre le

disposizioni della Banca d'Italia utilizzavano il termine “patrimonio”. I fondi propri rilevanti per

l'applicazione dei requisiti patrimoniali sono rappresentati:

dal capitale sociale;

– dalle riserve;

– da altre voci di bilancio che possono essere utilizzati senza limitazione per la

– copertura dei rischi e delle perdite aziendali.

I fondi propri sono rappresentati dalla somma del capitale di classe 1 (Tier 1) e del capitale di

classe 2 (Tier 2).

Il capitale di classe 1

Il capitale di classe 1, sin dal recepimento di Basilea 3, è distinto in:

Capitale primario di classe 1 (Common equity Tier 1), azioni ordinarie e riserve di utili.

– Tali strumenti devono avere caratteristiche rigorose in termini di capacità di

assorbimento delle perdite, permanenza e flessibilità nei pagamenti

Capitale Aggiuntivo di classe 1 (Additional tier 1) composto da capitale versato a

– fronte di strumenti finanziari assimilabili alle azioni purché siano coperti da garanzia

che aumenti il rango nella partecipazione alle perdite da parte della banca o di

soggetti controllati e controllanti.

Il capitale di classe 2

Il capitale di classe 2 è composto da strumenti finanziari che sono da un punto di vista formale

passività della banca, ma che in base alle condizioni contrattuali di emissione relative alla

durata, ai presupposti per la conversione e ai presupposti per il pagamento degli interessi,

possono essere considerati ai fini del calcolo dei fondi propri. Tali strumenti devono avere una

durata originaria pari almeno a cinque anni e non devono prevedere il rimborso anticipato. Si

parla degli strumenti ibridi di patrimonializzazione (passività irredimibili ovvero rimborsabili su

richiesta dell'emittente e con il previo consenso dell'autorità di vigilanza) e delle passività

subordinate. Queste passività sono una riserva per far fronte a squilibri rilevanti di gestione tali

da incidere sul capitale iniziale.

Gli strumenti di vigilanza prudenziale

La disciplina degli strumenti di vigilanza prudenziale è contenuta nel:

1. Capital requirement IV, composto dalla direttiva 2013/36/UE

2. Regolamento UE n. 575/2013

Con tali provvedimenti sono stati trasposti in Europa e nell'ordinamento italiano le regole

dell'Accordo di Basilea 3. Il sistema è completato dai technical standards emanati dalla

Commissione europea su proposta dell'Abe. In Italia le norme europee sono state recepite con

le modifiche al t.u.b. apportate con il d.l. 12 maggio 2015 n. 72 e con la circolare della banca

d'Italia n. 285/2013, questa contiene le norme di recepimento della direttiva e rinvia al

regolamento UE 575/2013 per la disciplina dei principali istituti di vigilanza

42

L'art. 52 t.u.b.

1. Il collegio sindacale informa senza indugio la Banca d'Italia di tutti gli atti o i fatti, di cui

venga a conoscenza nell'esercizio dei propri compiti, che possano costituire una

irregolarità nella gestione delle banche o una violazione delle norme disciplinanti

l'attività bancaria. A tali fini lo statuto della banca, indipendentemente dal sistema di

amministrazione e controllo adottato, assegna all'organo che svolge la funzione di

controllo i relativi compiti e poteri .

2. Il soggetto incaricato della revisione legale dei conti comunica senza indugio alla

Banca d'Italia gli atti o i fatti, rilevati nello svolgimento dell'incarico, che possano

costituire una grave violazione delle norme disciplinanti l'attività bancaria ovvero che

possano pregiudicare la continuità dell'impresa o comportare un giudizio negativo, un

giudizio con rilievi o una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio sul

bilancio. Tale soggetto invia alla Banca d'Italia ogni altro dato o documento richiesto.

3. I commi 1, primo periodo (6), e 2 si applicano anche ai soggetti che esercitano i

compiti ivi previsti presso le società che controllano le banche o che sono da queste

controllate ai sensi dell'articolo 23.

4. La Banca d'Italia stabilisce modalità e termini per la trasmissione delle informazioni

previste dai commi 1 e 2. 4-bis. La Banca d’Italia trasmette alla BCE le informazioni

ricevute ai sensi del presente articolo, nei casi e secondo le modalità stabiliti dalle

disposizioni del MVU.

I processi di valutazione.

Il ciclo di valutazione si compone di tre processi:

1) il primo consente all'autorità di pianificare l'attività,

2) il secondo prevede il controllo del rispetto della regolamentazione prudenziale, si

tratta dell'internal Capital Adequacy assessment process → il momento centrale della

fase di analisi, rappresentato dal giudizio sulla correttezza della valutazione condotta

dagli intermediari, le banche devono dotarsi di processi e strumenti per determinare

il livello di capitale interno adeguato a fronteggiare i rischi.

3) il terzo comporta la formulazione di un giudizio complessivo sulla banca.


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Crikia95

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7 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Contenuti:
Banche e attività bancaria
I. Banche e sistema finanziario
II. L’evoluzione del modello di banca
III. L’attività delle banche
IV. La specialità delle banche
V. Banche e altri intermediari finanziari: alla ricerca di un difficile confine
I controlli pubblici sulle banche
VI. Perché le banche sono soggette a controlli pubblici: crisi, regolamentazione e vigilanza
VII. L’evoluzione dei controlli
VIII. Le autorità del settore bancario
IX. La vigilanza
X. La gestione della crisi
I contratti bancari
1. Le origini e le fonti del diritto
contrattuale bancario
2. I principi generali
- Il dovere di riservatezza
- Limiti del segreto bancario
- Contenuto del segreto bancario
- Il principio di trasparenza
- Pubblicità delle condizioni contrattuali
- La forma dei contratti bancari
- Contenuti minimi dei contratti bancari
- Comunicazioni alla clientela e documentazione delle operazioni
- Le variazioni unilaterali delle condizioni economiche
- Il recesso nei contratti a tempo indeterminato
- La capitalizzazione degli interessi
- Operazioni bancarie ed usura
3. Il conto corrente di corrispondenza
4. Il deposito bancario
5. L’apertura di credito bancario
6. L’anticipazione bancaria
7. Lo sconto bancario


DETTAGLI
Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto bancario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Abu Awwad Amal.

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