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Domande di urbanistica

Domande e relative risposte sulla pianificazione urbanistica per l'esame di abilitazione alla professione di architetto. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni dell'università degli Studi La Sapienza - Uniroma1. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Esame di stato per l'abilitazione alla professione di architetto docente Prof. P. Ingegneria e Architettura

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ESTRATTO DOCUMENTO

B, saranno computate in misura doppia di quella effettiva ai fini della determinazione delle quantità minime prescritte

dallo stesso articolo.

• Zone C: deve essere assicurata integralmente la quantità minima di spazi indicati dall’art. 3. Tali quantità nei comuni

, dei quali 4 m riservati alle

per i quali la popolazione prevista non superi i 10.000 abitanti è fissata in 12 m 2 2

attrezzature scolastiche (nido, materna e scuola dell’obbligo). La stessa disposizione si applica agli insediamenti

residenziali in comuni superiori ai 10.000 abitanti per nuovi complessi insediativi nei quali la densità fondiaria non

/1 m . Quando le zone C siano in diretto rapporto con il territorio (coste, laghi, lagune), preesistente storico,

superi 1 m 3 2 (gioco);

artistiche ed archeologiche, la quantità minima di spazio per spazi pubblici attrezzati resta fissata a 15 m 2

• Zone D: se ne occupa specificamente l’art. 5 del DM 1444/68:

- nei nuovi insediamenti di carattere industriale o ad essi assimilabili compresi nelle zone D la superficie da destinare

a spazi pubblici o destinata ad attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi non può essere inferiore al 10%

dell’intera superficie destinata a tale insediamenti; di superficie lorda di pavimento di edifici

- nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale a 100 m 2

di spazio escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinate

previsti deve corrispondere la quantità minima di 80 m 2

a parcheggi; da riservare complessivamente per le attrezzature ed i servizi;

• Zone E: la quantità è stabilita in 6 m 2

ad abitante per le attrezzature dell’istruzione, 1 m ad abitante per le attrezzature sanitarie ed

• Zone F: 1,5 m 2 2

ad abitante per i parchi pubblici urbani e territoriali.

ospedaliere, 15 m 2

QUALI ARTICOLI DEL DM 1444/68 NORMANO LE SINGOLE ZONE OMOGENEE SUL PIANO

VOLUMETRICO ARCHITETTONICO?

L’art. 7 e l’art. 9 stabiliscono per le diverse zone territoriali omogenee i limiti inderogabili di densità edilizia.

• Zone A: per le operazioni di risanamento conservativo ed altre trasformazioni le densità edilizie non debbono

superare quelle preesistenti, la densità fondiaria non deve superare il 50% della densità fondiaria media della zona ed

/m ;

in nessun caso 5 m 3 2

• Zone B: le densità territoriali e fondiarie sono stabilite in sede di formazione degli strumenti urbanistici e delle

quantità previste dagli art. 3, 4 e 5;

• Zone C: i limiti di densità edilizia risulteranno dalla combinazione degli art. 3, 4 e 5;

/m .

• Zone E: è prescritta per le abitazioni la massima densità fondiaria di 0,03 m 3 2

QUALE ARTICOLO STABILISCE LE ALTEZZE MASSIME DEGLI EDIFICI PER LE DIVERSE ZONE

TERRITORIALI OMOGENEE?

L’art. 8 del DM 1444/68 stabilisce le altezze massime degli edifici.

• Zone A: l’altezza massima di ogni edificio non può superare l’altezza degli edifici circostanti di carattere storico-

artistico;

• Zone B: l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti con eccezione di

edifici che formano oggetto di piano particolareggiati o lottizzazioni convenzionate;

• Zone C: le altezze massime dei nuovi edifici non possono superare le altezze compatibili con quelle degli edifici delle

Zone A mentre negli altri casi vengono determinate dal PRG.

QUALE ARTICOLO STABILISCE I DISTACCHI E LE DISTANZE TRA I FABBRICATI?

L’art. 9 del DM 1444/68 stabilisce le altezze massime, i distacchi e le distanze.

• Zone A: le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti;

per nuovi edifici ricadenti in altre zone è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di 10 m tra pareti finestrate

e pareti di edifici antistanti;

• Zone C: è prescritta la distanza tra pareti finestrate ed edifici antistanti o la distanza minima pari all’altezza del

fabbricato più alto, si applica quando una sola parete sia finestrata e quando gli edifici si fronteggino per uno sviluppo

superiore a 12 m.

QUALI SONO LE DISTANZE MINIME TRA I FABBRICATI IN CORRISPONDENZA DELLE STRADE?

Le distanze minime dei fabbricati in corrispondenza alla larghezza della sede stradale avranno una maggiorazione di:

• 5 m per lato per strade di larghezza inferiore ai 7 m;

• 7,50 m per lato per strade di larghezza compresa tra 7 e 15 m;

• 10 m per lato per strade di larghezza superiore a 15 m.

QUALE STRUMENTO INDICA LA REGOLAMENTAZIONE E IL RISPETTO DEI VINCOLI URBANISTICI?

Il PRG può, ai fini degli interessi della collettività, imporre la totale inedificabilità per le fasce di rispetto di assi stradali,

autostradali, ferroviarie, zone cimiteriali. Questo regolamenta la capacità edificatoria anche con forti limitazioni

mediante indici volumetrici, distacchi, limiti di altezza.

CHE COSA SI INTENDE CON IL TERMINE “VINCOLO”?

Il termine “vincolo” è utilizzato per indicare forme di limitazione del diritto di proprietà, la cui origine non deriva dalla

normativa urbanistica ma dall’interesse pubblico. Si tratta, quindi, di elementi che scaturiscono dalla normativa di

tutela dei beni culturali e del paesaggio non sempre peraltro comportanti inedificabilità. Come vincoli sono anche

indicate le fasce di rispetto, comportanti invece inedificabilità che scaturiscono da varie normative; zone di rispetto

demaniali, marittime, aeroportuali, doganali, delle acque pubbliche, ecc.

QUAL È IL T.U. CHE REGOLAMENTA I TITOLI ABILITATIVI ALLE CATEGORIE D’INTERVENTO?

Il T.U. 6 giugno 2001 n. 380 configura la disciplina dei titoli abilitativi all’esecuzione degli interventi edilizi.

CHI INTRODUSSE LA LICENZA EDILIZIA?

La L. 1150/42 all’art. 31 eseguibile nell’ambito dell’intero territorio comunale per chiunque intendesse eseguire nuove

costruzioni, ampliare, modificare o demolire quelle esistenti.

DA CHI È STATA SOSTITUITA LA LICENZA EDILIZIA?

La L. 10/77 (Legge Bucalossi) sostituisce alla licenza edilizia la concessione edilizia attribuendogli carattere oneroso

secondo il quale ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia partecipa agli oneri ad essa relativi

nonché l’introduzione di un contributo adeguato al costo di costruzione ed all’incidenza degli oneri di urbanizzazione.

QUALI SONO LE CATEGORIE DI INTERVENTO IN RELAZIONE AL RECUPERO ED A INTERVENTI DI

NUOVA COSTRUZIONE? E QUALE LEGGE LE HA CLASSIFICATE?

La classificazione delle categorie è stata messa a punto dalla L. 457/78 in relazione al recupero del patrimonio edilizio

esistente ora contenuta e confluita nel DPR 380/2001. Le tipologie di intervento sono:

• INTERVENTI DI MANUTENZIONE ORDINARIA: interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione,

rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli

impianti tecnologici esistenti;

• INTERVENTI DI MANUTENZIONE STRAORDINARIA: le opere e le modifiche necessarie per rinnovare o sostituire

parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, che non

alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso;

• INTERVENTI DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO: interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo

edilizio, comprendono il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento

degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze d’uso, l’eliminazione degli elementi estranei

all’organismo edilizio;

• INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA: interventi rivolti a trasformare organismi edilizi in altri in tutto o in

parte diversi dal precedente, comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio,

l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti; nell’ambito della ristrutturazione edilizia sono

ricompresi anche quegli interventi consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di

quella preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento delle norme antisismiche;

• INTERVENTI DI NUOVA COSTRUZIONE: quelli di trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio non rientranti

nelle lettere precedenti:

- la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l’ampliamento di quelli esistenti all’esterno della

sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi pertinenziali, quanto indicato successivamente;

- gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal comune;

- la realizzazione di infrastrutture e di impianti anche per pubblici servizi che comporti la trasformazione in via

permanente di suolo inedificato;

- l’installazione di manufatti leggeri anche prefabbricati e di qualsiasi genere, quali roulotte, camper che siano utilizzati

come abitazioni, ambienti di lavoro, depositi;

• INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE URBANISTICA: quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico-

edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi anche con la modificazione del disegno

dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

QUALI SONO LE CATEGORIE DI INTERVENTO AMMESSE IN ASSENZA DI PIANIFICAZIONE

URBANISTICA?

• Gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo che riguardino

singole unità immobiliari o parti di esse;

• fuori dal perimetro dei centri abitati, gli interventi di nuova edificazione nel limite della densità massima fondiaria di

/m ; in caso di interventi a destinazione produttiva la superficie coperta non può comunque superare 1/10

0,03 m 3 2

dell’area di proprietà. Nelle aree nelle quali non siano stati approvati strumenti urbanistici sono consentiti interventi di

ristrutturazione urbanistica per singole unità immobiliari o parti di esse che consentano interventi globali o che

modifichino fino al 25% delle destinazioni preesistenti.

QUALI SONO GLI INTERVENTI CHE POSSONO ESSERE ESEGUITI SENZA TITOLO ABILITATIVO?

CIOÈ PER ATTIVITA’ EDILIZIA LIBERA?

• Interventi di manutenzione ordinaria;

• interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori

esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio;

• opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico o siano eseguite in aree

esterne al centro edificato.

COME FUNZIONA IL CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE?

Comporta la corresponsione di un contributo economico commisurato all’incidenza degli oneri di urbanizzazione

nonchè al costo di costruzione e relativo al rilascio del permesso di costruire. La quota del contributo va corrisposta al

comune all’atto del rilascio del permesso e su richiesta dell’interessato può essere rateizzata. E’ corrisposta in corso

d’opera con modalità e garanzie stabilite dal comune non oltre 60 giorni dall’ultimazione della costruzione. L’incidenza

degli oneri sono stabiliti, con delibera del consiglio comunale, in base alle tabelle parametriche che la regione

definisce per classi di comuni.

QUALI SONO LE CLASSI PER DELIBERARE L’INCIDENZA DEGLI ONERI?

• All’ampiezza ed all’andamento demografico dei comuni;

• alle caratteristiche geografiche dei comuni;

• alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti;

• ai limiti e rapporti minimi inderogabili fissati dalla DM 1444/68.

OGNI QUANTI ANNI GLI ONERI DI URBANIZZAZIONE VENGONO AGGIORNATI?

Ogni cinque anni i Comuni provvedono ad aggiornare gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria in conformità

alle disposizioni regionali.

CHI DETERMINA IL COSTO DI COSTRUZIONE PER I NUOVI EDIFICI?

È determinato periodicamente dalle Regioni con riferimento ai costi massimi ammissibili per l’edilizia agevolata

identificando classi di edifici con caratteristiche superiori a quelle considerate per l’edilizia agevole, per le quali sono

determinate maggiorazioni in misura non superiore al 50%.

CHI DETERMINA IL COSTO DI COSTRUZIONE PER GLI EDIFICI ESISTENTI?

Nel caso di edifici esistenti il costo è determinato in relazione al costo degli interventi stessi individuati dal Comune in

base ai progetti presentati per ottenere il permesso di costruire.

QUANDO NON È PREVISTO IL CONTRIBUTO DEL COSTO DI COSTRUZIONE?

• Per gli interventi da realizzare nelle zone agricole ivi comprese le residenze in funzione della conduzione del fondo e

delle esigenze dell’imprenditore agricolo;

• per gli interventi di ristrutturazione in misura non superiore al 20% di edifici unifamiliari;

• per attrezzature realizzate dagli enti competenti in attuazione agli strumenti urbanistici;

• per interventi da realizzare a seguito di pubbliche calamità;

• per i nuovi impianti relativi alle fonti di energia rinnovabile.

CHE DIFFERENZA C’È TRA PERMESSO DI COSTRUIRE E SUPERSCIA?

In realtà i due titoli abilitativi sono simili e la SUPERSCIA è spesso usata in alternativa al PERMESSO DI

COSTRUIRE, tranne che per una prescrizione configurata al punto b dal T.U. DPR 380/2001 che prevede:

• per interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi che

contengano precise disposizioni planovolumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia stata

esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione

di quelli vigenti (qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente all’entrata in vigore della L. 21 dicembre 2001

n. 443 il relativo atto di ricognizione deve avvenire entro 30 gg. dalla richiesta degli interessati; in mancanza si

prescinde dall’atto di ricognizione purché il progetto di ricostruzione venga accompagnato da apposita relazione

tecnica nella quale venga asseverata l’esistenza di piani attuativi con le caratteristiche sopra menzionate).

QUALI SONO GLI INTERVENTI CHE NON RIENTRANO NELL’ATTIVITÀ DI EDILIZIA LIBERA?

Si tratta degli interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo realizzabili mediante

SCIA. Anche le varianti ai permessi di costruire, che non incidono su parametri urbanistici e sulle volumetrie, sono

realizzabili mediante SCIA.

LA DIA È VALIDA ANCHE PER GLI IMMOBILI SOPPOSTI A TUTELA STORICO-ARTISTICA?

La realizzazione di interventi eseguibili per gli immobili sottoposti a vincolo storico, paesaggistico, ambientale è

subordinata al preventivo rilascio del parere o dell’autorizzazione richiesti dalle relative previsioni normative.

QUAL È L’ITER PROCEDURALE PER LA DENUNCIA DI INIZIO LAVORI?

• Il proprietario dell’immobile, o chi abbia il titolo per presentare la DIA, presenta allo Sportello unico, almeno trenta

giorni prima dell’inizio lavori, la denuncia accompagnata da relazione firmata dal progettista abilitato e degli opportuni

elaborati progettuali;

• è sottoposta al termine massimo di efficacia pari a tre anni e la realizzazione della parte non ultimata è subordinata a

nuova denuncia;

• qualora l’immobile sia sottoposto a vincolo il termine di trenta giorni decorre dal rilascio del relativo atto di assenso,

dove tale atto non sia favorevole la denuncia è priva di effetti;

• il responsabile del competente ufficio, entro il termine dei trenta giorni, dovrà riscontrare l’assenza di una o più

condizioni stabilite notificando all’interessato l’ordine motivato di non effettuare il previsto intervento o ripresentare la

denuncia di inizio attività con le modifiche e le integrazioni necessarie conformi alla normativa urbanistico-edilizia;

• ultimato l’intervento il tecnico abilitato rilascia un certificato di collaudo finale presentando allo sportello unico con il

quale si attesta la conformità dell’opera.

QUAL È LA DOCUMENTAZIONE NECESSARIA CONTENUTA NELLA DIA TRASMESSA

ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE?

Nominativo delle imprese esecutrici; Dichiarazione rilasciata da ciascuna impresa relativa all’organico collettivo dei

lavoratori dipendenti; Certificato di regolarità contributiva delle imprese esecutrici dei lavori (INPS, INAIL, DURC).

ENTRO QUANTI GIORNI L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE RILASCIA IL CERTIFICATO?

Entro trenta giorni dalla ricezione della domanda, il responsabile del competente ufficio comunale, previa eventuale

ispezione dell’edificio, rilascia il certificato di agibilità verificata la relativa documentazione. Il termine può essere

interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento entro 15 giorni dalla domanda, esclusivamente per la

richiesta di documentazione integrativa.

QUALI SONO LE PRINCIPALI TIPOLOGIE DI ABUSO EDILIZIO?

Le tipologie di abuso individuate sono:

• lottizzazione abusiva;

• interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali;

• interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire o in totale difformità;

• interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire;

• interventi eseguiti in assenza o in difformità della DIA.

QUALI SONO I PROVVEDIMENTI ADOTTATI DALLE AUTORITÀ NEGLI ABUSI DI OPERE EDILI?

I provvedimenti che l’autorità è chiamata ad adottare concernono in linea generale la demolizione ed il ripristino dello

stato dei luoghi da eseguirsi da parte del proprietario e del responsabile dell’abuso, l’acquisizione gratuita del bene e

dell’area di sedime al patrimonio del Comune in caso di inottemperanza all’ingiunzione di provvedere alla

demolizione, l’irrogazione di sanzioni (in caso sia impossibile il ripristino dello stato dei luoghi).

CHE SI INTENDE PER LOTTIZZAZIONE ABUSIVA?

Si ha lottizzazione abusiva a scopo edificatorio quando vengono iniziate opere che comportino trasformazione

urbanistica o edilizia dei terreni in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici. E quando tale

trasformazione venga predisposta attraverso il frazionamento e la vendita rispetto agli strumenti urbanistici e alle

opere di urbanizzazione denunciando così l’inequivocabilità della destinazione a scopo edificatorio.

QUALI SONO LE VARIAZIONI ESSENZIALI IN RELAZIONE ALL’ABUSO EDILIZIO? E CHI LE

STABILISCE?

Le Regioni stabiliscono quale siano le variazioni essenziali al progetto approvato, tenuto conto che l’essenzialità

ricorre esclusivamente quando si verifica una o più delle seguenti condizioni:

• mutamento della destinazione d’uso che implichi variazioni degli standard previsti dal DM 2 aprile 1968 n. 1444;

• aumento consistente della cubatura o della superficie di solaio da valutare in relazione al progetto approvato;

• modifiche sostanziali dei parametri urbanistico-edilizi del progetto approvato, ovvero della localizzazione dell’edificio

sull’area di pertinenza;

• mutamento delle caratteristiche dell’intervento edilizio assentito;

• violazione delle norme vigenti in materia di edilizia antisismica, quando non attenga a fatti procedurali. Non possono

ritenersi comunque variazioni essenziali quelle che incidono sull’entità delle cubature accessorie, sui volumi tecnici e

sulla distribuzione interna delle singole unità abitative. Gli interventi sopra elencati effettuati sugli immobili sottoposti a

vincolo storico, artistico, architettonico, archeologico, paesistico ed ambientale, nonchè immobili ricadenti su archi o in

aree protette nazionali, sono considerati in totale difformità dal permesso. Tutti gli altri interventi sui medesimi immobili

sono considerati variazioni essenziali.

CHE SIGNIFICA “SANATORIA SEMPRE APERTA” ED A COSA È SUBORDINATA?

In caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire o in difformità da esso, ovvero in assenza di DIA

(denuncia inizio attività), nei casi in cui essa è alternativa al permesso di costruire (SUPERDIA) o in difformità da

essa, fino alla scadenza dei termini stabiliti per la demolizione nel provvedimento ingiuntivo del dirigente o del

responsabile dell’ufficio comunale competente, il responsabile dell’abuso o l’attuale proprietario dell’immobile possono

ottenere il permesso in sanatoria se l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al

momento della realizzazione dello stesso sia al momento della presentazione della domanda. Il rilascio del permesso

in sanatoria è subordinato al pagamento a titolo di oblazione del contributo di costruzione in misura doppia, ovvero, in

caso di gratuità a norma di legge, in misura pari all’importo calcolata a norma di legge non tenendo conto della

gratuità stessa.

ENTRO QUANTI GIORNI IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO DOVRÀ PRONUNCIARSI?

Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con

adeguata motivazione, entro 60 gg. decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata. Nell’ipotesi di intervento realizzato in

parziale difformità l’oblazione sarà calcolata con riferimento alla parte di opera difforme dal permesso.

CHI STABILISCE LE VARIAZIONI ESSENZIALI DEL PROGETTO E DI COSA TENGONO CONTO?

Le Regioni stabiliscono quali sono le variazioni essenziali del progetto approvato; bisogna tener conto che si ricorre

alle variazioni quando si verificano una o più delle seguenti condizioni:

• mutamento delle destinazioni d’uso, che implichino variazioni degli standard previsti dal DM 2 aprile 1968 n. 1444;

• aumento consistente della cubatura o della superficie di solaio da valutare in relazione al progetto approvato;

• modifiche sostanziali di parametri urbanistico-edilizi del progetto approvato ovvero della localizzazione dell’edificio

sull’area di pertinenza;

• mutamento delle caratteristiche dell’intervento edilizio assentito;

• violazione delle norme vigenti in materia di edilizia antisismica, quando non attenga a fatti procedurali.

CHE COS’È IL CONDONO EDILIZIO?

Si tratta di interventi ed edificazione anche totalmente in contrasto con le normative urbanistico-edilizie realizzati entro

un certo arco temporale, questi ottengono il titolo edilizio in sanatoria e la cancellazione delle conseguenze penali per

il responsabile dell’abuso a fronte del versamento allo Stato di una somma a titolo di oblazione in virtù di uno specifico

provvedimento legislativo avente carattere di eccezionalità.

A CHE ANNO RISALE IL PRIMO CONDONO EDILIZIO?

Il primo condono edilizio fu previsto dalla L. 47/85 che consentì la sanatoria di opere ultimate entro il 1° ottobre 1983,

graduando l’importo dell’oblazione oltre che in relazione alla gravità dell’abuso in relazione a 3 fasce temporali.

L’art. 32 subordinava il rilascio della concessione o autorizzazione in sanatoria per le opere eseguite su aree

sottoposte a vincolo non comportante inedificabilità assoluta al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla

tutela del vincolo stesso.

A CHE ANNO RISALE IL SECONDO CONDONO EDILIZIO?

Il secondo condono edilizio fu introdotto dall’art. 39 della L. 23 dicembre 1994 n. 724 “Legge finanziaria”. Si trattò

sostanzialmente dell’estensione delle norme della L. 47/85 pur con qualche diversità e limitazioni, specie di ordine

volumetrico, alle opere abusive completate entro il 31 dicembre 1993, accompagnate ovviamente da un

aggiornamento degli importi da versare per l’oblazione e gli oneri concessori.


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gtulli

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gtulli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Esame di stato per l'abilitazione alla professione di architetto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ingegneria e Architettura Prof.

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