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Domande scienze delle finanze

SLIDE EFFICIENZA DEL MERCATO

1. Si illustrino: il concetto di efficienza paretiana, Il criterio paretiano, limiti del criterio paretiano

L’economia del benessere è un filone della teoria economica che affronta il modo in cui l’economia deve essere

organizzata per garantire il maggiore benessere possibile alla collettività. Uno dei criteri per valutare le scelte

economiche con cui lo Stato e gli attori privati allocano le risorse è quello dell’efficienza paretiana, dal nome

dell’economista Vilfredo Pareto. Un’allocazione delle risorse è dunque efficiente in senso paretiano quando non è

possibile modificarla senza contemporaneamente peggiorare quella di qualcun altro. Una situazione pareto-efficiente è

detta anche “ottimo paretiano”. Gli economisti sono sempre alla ricerca di miglioramenti paretiani.

Il principio secondo cui un qualsiasi miglioramento del genere debba essere perseguito e realizzato è noto come

“principio paretiano”. Un “pacchetto” di modifiche di politica può costituire un miglioramento paretiano, anche

quando ciascuna modifica, considerata da sola, potrebbe non esserlo. Il criterio paretiano possiede un’importante

proprietà: è individualistico poiché considera in primo luogo solo il benessere di ciascun individuo, non considera

l’ineguaglianza. In secondo luogo, quello che conta è la percezione che ciascun individuo ha del suo benessere, non la

sua oggettiva condizione. Questo principio risente tuttavia di due principali limiti: prima di tutto si può solo stabilire

se un soggetto si trova meglio in una situazione ma NON QUANTO sta bene ed in secondo luogo non si possono

confrontare utilità di soggetti diversi.

2. Si spieghi in cosa consiste il concetto di mano invisibile nell’interpretazione data dalla teoria

neoclassica e nel modo in cui era stato usato da Adam Smith ne “la ricchezza delle nazioni”

Adam Smith nella sua opera “la ricchezza delle nazioni” sosteneva che la concorrenza farebbe si che gli individui, nel

perseguire il proprio interesse privato, perseguissero anche l’interesse pubblico per mezzo di una mano invisibile.

Smith dunque riteneva che per agire bene non era necessario affidarsi allo Stato, né a qualche norma morale. È più

probabile inoltre che gli individui siano in grado di stabilire con una certa precisione che cosa è nel loro interesse.

Stabilire invece cosa sia nell’interesse pubblico è molto più difficile. L’intuizione alla base della posizione di Smith è

semplice: se qualche bene o servizio cui i consumatori attribuiscono un valore non viene correntemente prodotto, essi

saranno disposti a pagare qualcosa per averlo. Gli imprenditori sono sempre alla ricerca di tali opportunità. Inoltre, se

esiste un processo meno costoso di quello corrente, l’imprenditore che lo scoprisse potrebbe praticare un prezzo

inferiore a quello dei concorrenti, conseguendo un profitto e per di più migliorando la sua posizione sul mercato. Il

comportamento massimizzante dei profitti delle imprese è coerente con la massimizzazione del benessere dei

consumatori. Dunque non c’è bisogno di alcuno stato che regoli la produzione, ogni merce sarà prodotta de supera la

“prova di mercato” e sarà la concorrenza ad incaricarsi di eliminare i produttori inefficienti. Questa interpretazione è,

nella sostanza, ancora dominante nell’economia neoclassica. Questo modello si basa su alcune assunzioni

fondamentali:

• Le persone sono perfettamente informate: conoscono i propri bisogni, la natura dei beni che consumano, le

conseguenze dei propri consumi

• Le persone sono perfettamente razionali: data la loro perfetta conoscenza dei propri bisogni e dei beni esistenti sul

mercato, agiscono sempre in modo da massimizzare il loro benessere

Per esempio, sono lungimiranti ed evitano consumi potenzialmente dannosi ancorché piacevoli.

3. Si enuncino i due teoremi fondamentali dell’economia del benessere e si valutino le loro implicazioni di

politica economica

Due dei più importanti risultati dell’economia del benessere descrivono il legame che esiste tra il funzionamento dei

mercati di concorrenza perfetta e l’efficienza paretiana. Tali risultati sono noti come teoremi fondamentali

dell’economia del benessere. Il primo teorema afferma che se un’economia è perfettamente concorrenziale allora è

anche Pareto-efficiente. Ciò porta ad una situazione in cui non è possibile migliorare la situazione di qualcuno senza

peggiorare quella di qualcun altro. Il secondo teorema sostiene che qualsiasi allocazione delle risorse Pareto-efficiente

può essere ottenuto mediante il meccanismo del mercato di concorrenza perfetta, attraverso una ridistribuzione

adeguata delle risorse. Se un ottimo paretiano è socialmente indesiderabile, lo Stato potrebbe intervenire per

redistribuire le dotazioni iniziali. Poi, la concorrenza perfetta porterà il mercato all’efficienza paretiana. Il secondo

teorema fondamentale dell’economia del benessere ha una straordinaria implicazione: ogni allocazione efficiente in

senso paretiano può essere ottenuta mediante un meccanismo di mercato decentralizzato. In un sistema

decentralizzato le decisioni relative alla produzione e al consumo sono prese dalla miriade di imprese ed individui che

formano il sistema economico. Le imprese concorrenziali, nel tentativo di massimizzare i loro profitti, ottengono risultati

migliori del più bravo e del più benevolo dei pianificatori sociali. Il teorema fornisce dunque una giustificazione teorica

all’idea, che per risolvere ogni problema, basta affidarsi al mercato, con un pizzico di redistribuzione da parte dello

Stato. Questo implica che produttori e consumatori siano tutti uguali tra loro. Nessuno è cosi grande e potente da poter

influenzare prezzi, quantità e prodotti. Si tratta di un’altra delle ipotesi molto forti dell’economia neoclassica. Questi

teoremi discendono da determinate ipotesi le quali descrivono un mondo ideale in cui c’è concorrenza perfetta:

• Moltitudine di imprese, nessuna price-maker

• Tutti hanno informazione perfetta sui beni

• Agenti razionali e massimizzanti

4. Si discuta, discorsivamente e per mezzo di rappresentazioni grafiche, l’efficienza nello scambio (il

modo più rapido è usare la scatola di Edgeworth). 1

SLIDE CAPITOLO FALLIMENTI DEL MERCATO

1.Dopo aver descritto alcune possibili ragioni della concorrenza insufficiente, si illustri, facendo ricorso ad

una rappresentazione grafica e con particolare riferimento alla produzione, in regime monopolistico,

perché la concorrenza imperfetta è inefficiente

Vi sono 5 situazioni in cui il mercato non è pareto-efficiente; in economia vengono definite “fallimenti del mercato” e

forniscono una giustificazione teorica all’intervento dello stato. Una di queste 5 situazioni è la concorrenza insufficiente.

Perché il funzionamento dei mercati assicuri un risultato efficiente in senso paretiano è necessario che vi sia

concorrenza perfetta ciò vuol dire che il numero di imprese deve essere abbastanza elevato da impedire a ciascuna di

influenzare il prezzo. In realtà pero in molti settori non c’è concorrenza perfetta, ci si può trovare infatti nel caso in cui

ci sia una sola impresa che rifornisce tutto il mercato (monopolio), nel caso in cui ci siano poche imprese che

riforniscono il mercato (oligopolio) infine è possibile trovarsi in concorrenza monopolistica quando vi sono molte

imprese ma ciascuna può produrre un bene leggermente diverso dalle altre. Nelle situazioni elencate le imprese non

competono attivamente tra loro perché le condizioni per cui i mercati siano Pareto-efficienti, richiedono una

concorrenza “perfetta” non “un po’” di concorrenza: perché ci sia efficienza le imprese non devono essere in grado di

influenzare il prezzo. Esistono vari motivi per cui la concorrenza può essere limitata:

• Costi medi di produzione decrescenti

• Monopolio naturale

• Barriere all’entrata

• Brevetti

È facile capire perché la concorrenza imperfetta conduca all’efficienza economica infatti in concorrenza imperfetta, le

imprese fissano l’output al livello Pareto-efficiente, in corrispondenza del quale il costo marginale di produzione è

uguale al prezzo, quindi in concorrenza perfetta il beneficio marginale è uguale al costo marginale, in concorrenza

imperfetta invece le imprese eguagliano il ricavo marginale al costo marginale anziché al prezzo. Con una curva di

domanda inclinata negativamente, il ricavo marginale si compone di due parti. Quando l’impresa vende un’unità

addizionale, riceve il prezzo di quell’unità ma per vendere l’unità addizionale l’impresa deve abbassare il prezzo non

solo dell’unità addizionale ma anche delle altre unità precedenti, la curva di domanda ha inclinazione negativa. Il ricavo

ottenuto dalla vendita di un’unità addizionale è uguale al prezzo di tale unità meno il ricavo a cui si deve rinunciare,

perciò in concorrenza imperfetta il ricavo marginale è inferiore al presso. Data la curva di domanda e la curva di ricavo

marginale in concorrenza perfetta l’equilibrio si trova in corrispondenza della quantità Qc, mentre un mercato di

concorrenza imperfetta è in equilibrio in corrispondenza della quantità Qi, un livello di produzione molto più basso.

Questa riduzione dell’output costituisce l’inefficienza associata alla concorrenza imperfetta.

2. Si enuncino e si discutano, con particolare riferimento alle implicazioni per l’intervento pubblico

nell’economia, i fallimenti del mercato.

In molti settori si verificano condizioni assai diverse dalla concorrenza perfetta:

- Concorrenza insufficiente:

- Esternalità: le azioni di un individuo o di un’impresa possono influenzare un indivuo o un’impresa producendo

esternalità che sono sia positive che negative, quando impongono un costo ad altri. L’intervento dello stato

può fornire incentivi a produrre minori esternalità negative e maggiori esternalità positive

- Beni pubblici: l’intervento dello stato si può verificare nel caso dell’agricoltura, di fatto questo non è un vero e

proprio fallimento del mercato ma lo stato interviene comunque come supporto e con misure di sostegno al

reddito degli agricoltori

- Mercati incompleti: si verificano quando i mercati privati non offrono un bene o un servizio, pur essendo il suo

costo di produzione inferiore al prezzo che i clienti sarebbero disposti a pagare per averli. I mercati incompleti

sono due: complementari e quelli delle assicurazioni e dei capitali.

- Informazione incompleta: una delle ipotesi di base dell’economia del benessere è che ci sia perfetta

informazione quando questo manco il ruolo pubblico sta nel rimediare alle carenze di informazione che però

2

va al di la delle semplici misure di protezione dei consumatori. Si incarica di fornire informazioni gratuite nei

settori in cui il mercato la farebbe pagare e la fornirebbe in misura inadeguata.

3.Si spieghino le ragioni dell’intervento pubblico in un’economia Pareto-efficiente

Anche quando l’economia è Pareto-efficiente esistono altre possibili motivazioni per l’intervento pubblico. La prima

riguarda la distribuzione del reddito; il fatto che l’economia sia pareto efficiente non ci dice nulla sulla distribuzione

del reddito. I mercati di tipo concorrenziale possono dar luogo ad una distribuzione del reddito molto squilibrata che

può lasciare ad alcuni individui risorse insufficienti per vivere. Una delle più importanti attività pubbliche è la

redistribuzione del reddito. La seconda motivazione per l’intervento pubblico in un’economia efficiente deriva dalla

preoccupazione che l’individuo possa compiere azioni che non sono nel suo interesse. Consumatori

perfettamente informati posso prendere “cattive” decisioni. In alcuni casi lo stato interviene in modo più energico della

semplice diffusione di informazioni. Per esempio può imporre l’uso del casco per la sicurezza in moto. I beni che lo stato

costringe ad utilizzare sono detti meritori.

SLIDE BENI PUBBLICI E PRIVATI FORNITI DAL SETTORE PUBBLICO

1 Si illustrino le caratteristiche dei beni pubblici (non rivalità e non escludibilità). (Questa domanda di

solito è inserita in domande un po’ più ampie).

Un bene è un bene pubblico puro se presenta contemporaneamente queste due caratteristiche:

1) Non rivalità nel consumo: il consumo di una persona non diminuisce o impedisce il consumo da parte di altre

persone. Esempio tipico: difesa nazionale. Se un bene privato (per es. un bicchiere di vino) viene consumato da un

individuo non può essere consumato da un altro individuo. 2) Non escludibilità: non è possibile escludere qualcuno dal

godimento del bene. Esempio tipico: il faro.Se l’esclusione non è possibile, anche l’utilizzo del sistema dei prezzi lo è,

perché i consumatori non avranno alcun incentivo a pagare.

2 Perché la produzione di un bene privato da parte del settore pubblico comporta inefficienza? Si

illustrino graficamente i guadagni e le perdite relative alla fornitura pubblica di un bene privato, e si

spieghi brevemente in che modo si può rimediare all’inefficienza.

Si tratta di beni escludibili e rivali, il cui consumo ha generalmente un costo marginale elevato. Ad esempio per

l’istruzione (se il numero degli studenti raddoppia, raddoppieranno anche i costi). In alcuni casi sono forniti

gratuitamente, ma questo provoca un eccesso di utilizzo da parte degli individui che ne domanderanno fino al punto di

sazietà, dove il beneficio marginale è pari a zero, seppur con un costo di produzione positivo.

Nel caso in cui un costo marginale positivo sia associato all’utilizzo del bene da parte di un singolo individuo, se i costi

di gestione del sistema dei prezzi sono molto alti, può risultare più efficiente che sia il settore pubblico a fornire il bene,

provvedendo al finanziamento mediante il sistema tributario generale, nonostante la fornitura pubblica provochi una

distorsione. Assumiamo un costo marginale di produzione c costante. Assumiamo che la vendita del bene richieda

determinati costi di transazione che fanno aumentare il prezzo a p* (esempio: elevati costi di transazione delle

assicurazioni) Se lo stato offre il bene gratuitamente, elimina i costi di transazione e fa risparmiare l’area ABCD. Un

ulteriore guadagno è associato all’aumento del consumo da Qe a Qo (dato che la valutazione marginale dei

consumatori è > del costo marginale). Il triangolo ABE misura questo ulteriore guadagno.

D’altronde, se i consumatori espandono il consumo fino al punto in cui il suo valore marginale è zero (cioè a sazietà), la

disponibilità marginale a pagare (misurata nel grafico dalla curva di doma

nda) sarà inferiore al costo di produzione. Ciò risulta inefficiente.

Per capire l’opportunità di fornire il bene da parte del settore pubblico, bisogna quindi confrontare: 1) i risparmi dei

costi di transazione (ABCD) 2) e il guadagno derivante dall’aumento del consumo da Qe a Qo (ABE), con: 1) la perdita

derivante dal consumo eccessivo del bene (triangolo QmEF). 2) La perdita derivante dalla distorsione creata dalle

imposte istituite per finanziare la produzione del bene.

3 Si illustri la condizione di efficienza paretiana nella produzione di beni pubblici (qui si tratta di

disegnare la curva di domanda collettiva e la curva di offerta dei beni pubblici da parte del settore

pubblico, e mostrare graficamente l’eguaglianza tra somma degli SMS (prezzi imposta) della collettività e

3

SMT dello Stato (costo marginale di produzione).

La produzione di beni pubblici risulta efficiente se la somma dei SMS degli individui che compongono la società

eguaglia il SMT dello Stato, ovvero il prezzo-imposta pagato dai consumatori è uguale al costo marginale sostenuto

dallo stato. Ciò è riscontrabile a livello grafico, in quanto l’equilibrio efficiente è dato dall’intersezione tra domanda

collettiva e offerta pubblica.

In particolare la domanda collettiva deriva dalla somma verticale delle domande individuali e presenta perciò

inclinazione pari alla somma dei SMS degli individui. A sua volta la curva di offerta pubblica ha inclinazione pari al SMT

che rappresenta la quantità di beni privati a cui è necessario rinunciare per la produzione di un’unità aggiuntiva di bene

pubblico.

Nel punto di intersezione le due inclinazioni sono uguali in valore assoluto.

4. Si illustri la classificazione dei beni pubblici e privati utilizzando la matrice che rappresenta le

caratteristiche rivalità e escludibilità e fornendo esempi concreti. In merito alle caratteristiche appena

discusse, in quali circostanze si verifica in cosa consiste il problema del free-rider?

il problema del free-rider si verifica quando vi è riluttanza da parte degli individui a contribuire volontariamente alla

distribuzione e finanziamento dei beni pubblici, in quanto essi non sono soggetti ad un’imposizione di prezzo e quindi

non vi è convenienza o incentivo a produrli.

5. In merito alla fornitura di beni privati da parte dello Stato, cosa si intende per sistema di razionamento

e per quale ragione può esser desiderabile. Si illustrino (se necessario anche con l’ausilio di grafici) i

vantaggi e gli svantaggi dei diversi sistemi di razionamento.

date le inefficienze derivanti dalla fornitura gratuita del bene, lo Sato può avvalersi di sistemi di razionamento, anche

detti metodi che limitano il consumo del bene:

- Prezzi: si possono imporre delle tariffe per limitare la domanda. PRO: solo chi consuma il bene ne sopporta il

costo; CONTRO: la ges

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher livizip di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof De Santis Roberta.
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