Domande d’esame FINANZA AZIENDALE
1. Leasing operativo e Leasing finanziario, contabilizzazione e rischi/vantaggi locatario e
locatore
1.1. All’interno dell’ordinamento italiano manca una vera e propria definizione di
“leasing operativo”, l’Organismo Italiano Contabilità che ha accolto la definizione
di leasing finanziario ha fornito una possibile definizione in via complementare di
quello operativo stabilendo che un contratto di locazione che non possa definirsi
finanziario si configura come una locazione operativa in cui il titolare del bene ne
cede l’uso per un periodo di tempo ad un conduttore dietro corrispettivo di un
canone di affitto. Il leasing operativo è dunque assimilabile allo schema tipico della
locazione e riconducibile alla categoria dei contratti con causa di godimento.
Dal punto di vista della contabilizzazione non vi sono norme o principi stabili dal
codice civile o dall’OIC, ma esiste una prassi contabile che ne consente la
contabilizzazione con il metodo patrimoniale: i beni devono rimanere iscritti nello
stato patrimoniale del locatore mentre il locatario rileverà i canoni periodici di
leasing di competenza a conto economico, come costo per godimento di beni di
terzi.
Dal punto di vista dei vantaggi e degli svantaggi, il leasing operativo è
maggiormente conveniente per i beni ad elevata standardizzazione e soggetti a
rapida obsolescenza, in cui il locatario riceve determinate garanzie in termini di
servizi di manutenzione e assistenza da parte del locatore per tutta la durata del
contratto. Il rischio rimane dunque in capo al locatore e risulta conveniente per il
locatario sottoscrivere un contratto di leasing operativo quando il canone di
leasing è inferiore al costo annuo equivalente per l’acquisto del bene stesso .
1
Inoltre un altro vantaggio del leasing operativo è legato alla brevità della durata
del contratto e della sua possibile rescissione anticipata. Anche per il locatore
esistono dei vantaggi in termini fiscali: le quote di ammortamento del bene,
rimasto iscritto nel suo stato patrimoniale, infatti sono fiscalmente deducibili,
dunque può essere conveniente per la società di leasing acquisire la proprietà del
bene e riversare parte dei benefici, derivanti appunto dalla deducibilità fiscale
delle quote di ammortamento, sul locatario in termini di minori canoni.
Per “
leasing finanziario” si intende una forma contrattuale atipica mediante la
quale un’impresa, società di leasing, concedente, acquista presso un’impresa
produttrice (fornitore) un determinato bene e ne concede l’utilizzo ad un soggetto
terzo per un periodo di tempo di norma superiore alla vita economica del bene
stesso, dietro corresponsione di un canone periodico. L’utilizzatore di norma è
un’azienda che adopera il bene nell’esercizio della sua attività: quella di poter
disporre di beni strumentali necessari senza essere costretta a acquistarli
immobilizzando ingenti capitali è la possibilità fornita dal leasing operativo in
risposta alle chiare esigenze dell’azienda. L’iniziativa spetta all’utilizzatore che,
individuato il bene di cui necessità di rivolge alla società di leasing che provvede
all’acquisto dal fornitore e alla successiva concessione in godimento
all’utilizzatore. Al termine del contratto (a differenza del contratto di leasing
operativo) è prevista l’opzione di riscattare il bene, prolungare il contratto con un
canone ricalcolato o chiaramente recedere. In questa tipologia contrattuale il
rischio legato al possesso e alla gestione del bene viene trasferito all’utilizzatore
che, contabilmente, procede all’iscrizione del bene nel proprio stato patrimoniale,
1 Costo per periodo con valore attuale pari al costo di acquisto e al costo operativo di un bene (macchinario,
impianto, ecc).
1
rileva l’ammontare del debito verso società di leasing e per competenza gli oneri
finanziari legati al rimborso di tale debito; viceversa il locatore iscriverà un credito
di leasing nell’attivo di stato patrimoniale e per competenza gli interessi attivi di
leasing corrisposti. Il locatore non dovrà rilevare la quota di ammortamento del
bene concesso in locazione in quanto il bene non è più nella sostanza economica di
proprietà.
Per le aziende dunque il leasing finanziario è assimilabile ad una fonte di
finanziamento equiparabile all’accensione di un prestito garantito dal bene stesso.
Ciò consente un’immediata entrata di cassa in termini di minori costi sostenuti (no
esborso ingente) e l’impegno a eseguire pagamenti periodici stabiliti
contrattualmente.
Mentre per il leasing operativo l’elemento decisionale poggiava sulla convenienza
tra sottoscrizione del leasing e acquisto del bene, nel leasing finanziario la
decisione di convenienza verte sul rapporto tra leasing e indebitamento. La
sottoscrizione di un contratto di leasing finanziario è dunque conveniente in
situazioni nelle quali l’investimento di capitale per ottenere il bene in proprietà è
assai elevato, il contratto permette la dilazione del pagamento e scongiura il
rischio di tensioni di liquidità immediate. È dunque una forma di finanziamento
meno difficile da sottoscrivere rispetto ai finanziamenti richiesti a banche (mutui),
semplifica il controllo della pianificazione finanziaria in quanto i costi delle
operazioni sono conosciuti già alla stipula del contratto, ma presenta anche
consistenti e pericolosi svantaggi: la sottoscrizione di un contratto di leasing può
non essere soggetta al canonico iter di procedure di approvazione da parte degli
organi apicali della società e rischia di limitare il controllo sugli investimenti. Il
leasing inoltre ha effetti sul reddito contabile, e dunque sul valore dell’azienda. Il
leasing può risultare come finanziamento “fuori bilancio”.
Un leasing finanziario in definitiva risulta più conveniente rispetto ad un acquisto
con prestito quando il finanziamento offerto dal leasing è maggiore rispetto al
finanziamento generato dal prestito equivalente: il VAN sarò dato da
FINANZIAMENTO INIZIALE-‐ (LEASINGCASHFLOW)/(1+r (1-‐t ))
t
Σ d c
la convenienza economica di un’opeazione di leasing viene dunque valutata
confrontandola con un’operazione di prestito-‐acquisto di pari entità economica.
2. Modello dell’APT e modelli fattoriali
2.1. L’Arbitrage Pricing Theory è un modello in base al quale il rendimento di un
2
titolo azionario è espresso in funzione dei rendimenti di una serie di fattori di
rischio (ad es. fattori legati a variabili macro come il prezzo del petrolio o il PIL, ma
anche fattor idi diversa natura). Insieme al CAPM, è modello che nesce nell’ambito
della teoria di portafoglio di Markowitz, con l’intento di spiegare la relazione tra il
rischio e il rendimento. L’APT si presenta come un’alternativa (e per certi versi
un’estensione del CAPM), è un modello multifattoriale che si propone di descrivere
come il rendimento di un’azione o di un portafoglio dipenda da alcuni fattori
macroeconomici, ma il modello tuttavia non spiega quali siano questi fattori, a
differenza del CAPM che in pratica unisce tutti i rischi macroeconomici nel rischio
di mercato. Spesso il primo fattore di rischio è identificato nello stesso fattore di
rischio del CAPM, ossia il premio per il rischio di mercato: R -‐R dove il primo
M F
elemento denota il rendimento atteso del portafogli di mercato e il secondo il tasso
di interesse privo di rischio. Per la corretta applicazione dell APT è necessario
2 Stephen Ross 1976
2
individuare una lista esauriente di fattori di rischio che concorrano a determinare
il rendimento atteso e quindi ottenere una stima del rendimento atteso di ciascuno
di questi fattori. L’ipotesi fondamentale del modello è l’assenza di arbitraggio
ovvero l’impossibilità di costruire un portafoglio di costo nullo e sicuro valore
futuro.
rendimento=R +Σbeta *(R -‐R )
F J J F
L’assunto finale dell’APT è dunque che i rendimenti attesi aumentano linearmente
con la sensibilità di un’attività ad un determinato numero di fattori
macroeconomici.
Per quanto riguarda l’identificazione dei fattori
-
Domande d'esame Finanza aziendale e probabili
-
Domande e risposte teoria, Finanza aziendale
-
Finanza aziendale 2 - Risposte alle domande teoriche
-
Domande esame ed esercizi svolti,Finanza aziendale,Mattarocci