Dom Juan, Molière
Prefazione
Molière ha rappresentato per la prima volta l’opera il 15 Febbraio 1665 al teatro del Palais-Royal. Nell’opera vi è Sganarelle, pietosa difensora di una religione malmenata dal libertinaggio del suo maestro. La première è un successo ma la sua rappresentazione termina dopo sole 15 volte, senza che si conosca la causa del suo arresto, ma si sa una cosa: è un’opera scandalosa.
Don Juan installa sulla scena la figura del libertino con questioni metafisiche provocatorie (Dio esiste). Molière aveva sofferto delle critiche contro Le Tartuffe, dunque ha probabilmente suscitate le medesime critiche con il Dom Juan. Molière provoca ulteriormente: pone questioni di Dio e quelle sulla possibile libertà assoluta dell’uomo. Il riso in quest’opera è maggiore che nelle altre. Dom Juan è una falsa commedia scandalosa: lo spettatore che cerca di ritenersi nel ridere, si trova di fronte ad un testo anche tragico, denso, complesso. La sua particolarità risiede nella sua ambiguità data dal personaggio del Dom Juan.
Il personaggio del Don Juan non è stato inventato da Molière, ha ripreso semplicemente una figura rappresentata da Tirso de Molina nel 1630. Sotto l’ala di Molière, la storia viene resa scandalosa al punto che il testo è stato per molto tempo censurato. Venne pubblicata, sotto consenso del re, dopo il 1664. L’opera scatena le critiche e i contrasti di molti intellettuali del tempo, causandone, anche con la sua pubblicazione, l’eliminazione di alcune scene (oggi riprese).
La libertà tanto condannata è quella del distaccamento da Dio, è una negazione della libertà dell’altro, quella di Elvira, di Sganarelle, delle donne sedotte. Quest’uomo senza Dio è un uomo che gioca a esser libero, ma non lo è realmente. Don Juan è un ribelle assoluto, pone la sfida fino al punto di negare i fondamenti religiosi della società in cui vive. Nega Dio, sfiga il Cielo; in questo senso è anche un’incarnazione di Prometeo: vuole uguagliare Dio sfidandolo. Ciò significa riconoscere l’esistenza di ciò che nega, poiché non si può combattere ciò che non esiste. Agisce come se la natura gli fosse acquisita per natura. Pensa di essere onnipotente ma sbaglia confondendo il suo errore con la libertà umana. Bisognerà che Dio si riveli concretamente davanti al libertino. Sarà troppo tardi: l’uomo sarà già dannato, non avendo ascoltato i suoi avvertimenti.
- La grafia Dom Juan, la si conserva solo nel titolo, poiché rappresenta la grafia dell’epoca.
Personaggi
- Don Juan, figlio di Don Louis
- Sganarelle, servitore di Don Juan
- Elvira, moglie di Don Juan
- Gusman, scudiero di Elvira
- Don Carlos, fratello di Elvira
- Don Alonse, fratello di Elvira
- Don Louis, padre di Don Juan
- Francisque, mendicante
- Charlotte, contadina
- Mathurine, contadina
- Pierrot, contadino
- La statua del Commandeur (Commendatore)
- La Violette, serva di Don Juan
- Ragotin, servo di Don Juan
- Monsieur Dimanche, commerciante
- La Ramée, spadaccino (la frasca)
- Il seguito di Don Juan
- Il seguito di Don Carlos e don Alonse, fratelli
- Uno spettro
La scena è in Sicilia.
Atto I
Sganarelle con una tabacchiera in mano, parla del tabacco, la passione delle persone civili, chi è senza tabacco non è degno di vivere. Ravviva, purifica il cervello, addestra le virtù e grazie ad esso si impara ad esser civili. Appena una persona ne fa uso, parla agli altri in modo garbato. Ispira sentimenti d’onore e di virtù. Poi torna agli argomenti seri, si rivolge a Gusman chiedendo conferma del fatto che Elvira, sapendo della loro partenza, li abbia seguiti per cercare il suo padrone che le ha ferito il cuore. A parer suo, li ha raggiunti inutilmente. Gusman non comprende il motivo. Sganarelle dice che è solo una propria opinione.
Gusman non comprende come una partenza imprevista possa realmente essere un segno di infedeltà di Don Juan. Sganarelle gli spiega che è giovane ancora, non sa ancora che tipo di uomo sia. Gusman è preoccupato che possa commettere un’azione tanto vile dopo la proposta di matrimonio ad Elvira, dopo le dimostrazioni d’amore e le lettere, che gli hanno fatto forzare perfino il convento. Sganarelle dice che il suo padrone è uno scellerato, un cane, un diavolo, un eretico, non crede né al Cielo né all’Inferno, né ai Santi né a Dio. Ha sposato la sua padrona per passione, prender moglie è uno scherzo. Le donne di ogni genere apprezza, la lista delle donne che ha ottenuto è lunga. Un giorno verrà punito dalla collera del Cielo, lui gli è fedele perché deve esserlo. Sta giungendo Don Juan e dice a Gusman che tutto ciò che ha udito deve restare tra loro.
Don Juan chiede di chi si trattasse e che cosa volesse. Sganarelle spiega che era Gusman che chiedeva informazioni riguardanti la sua partenza, lui ha detto di non saper nulla ma evidentemente Elvira è preoccupata. Don Juan chiede un suo parere a riguardo e Sganarelle risponde che secondo lui sono partiti perché il suo padrone si è infatuato di un’altra donna. Don Juan conferma e pensa di aver ragione, ma Sganarelle, sotto consenso del padrone, esprime il proprio disdegno nei confronti di un uomo che ha così tante donne in giro.
Don Juan non concepisce che un uomo si limiti alla prima donna che gli piace senza aver occhi per nessun’altra. La fedeltà è un falso onore che seppellisce per sempre la passione. La costanza è la virtù delle persone da poco, ogni donna ha diritto a sedurci. Lui trova la bellezza e cede ad essa, anche se ama una donna non può esser ingiusto con le altre. È dolce osservare gli impegni ottenuti giorno dopo giorno verso una donna, nel combattere con ardore, sospiri e pianti, nel condurre la sua anima dove si voglia. La passione poi va via, fino a quando non incontriamo un altro oggetto del nostro desiderio. Ha un cuore che può amare tutti, vorrebbe addirittura che ci fossero altri mondi per estendere le sue conquiste amorose.
Sganarelle vorrebbe commentare, ma il discorso di Don Juan sembra non essere sbagliato, seppur lo è. Si limita a dire di esser scandalizzato dalla vita che conduce Don Juan: il fatto di prender continuamente moglie, è un modo di burlarsi di un sacramento. Prendersi gioco del Cielo è un brutto gioco. Don Juan lo interrompe, non vuole prediche e, ironicamente, Sganarelle dice lui che sa che agisce per delle sue ragioni, ma se fosse un libertino come tutti quelli che credono di esser persone superiori per dovere, gli direbbe di non prendersi gioco del Cielo, delle cose sante, che presto verrà punto. Don Juan continua parlando della sua nuova conquista, senza turbarsi per il Commendatore ucciso sei mesi prima, senza turbarsi dei suoi amici e parenti. Dunque continua a parlare della donna: è una promessa sposa, condotta qui dal suo futuro marito. Sono due persone felici, con un grande amore. La dolcezza delle loro effusioni lo colpì e dunque lui ne fu geloso, dunque pensò al piacere che avrebbe provato nel turbare il loro accordo, spezzare il loro attaccamento. Fino a questo giorno ogni suo tentativo è stato vano, il promesso sposo ha deciso di passeggiar con l’amata oggi al mare, dunque don Juan la vuole rapire. Mentre dice a Sganarelle di prepararsi, giunge Elvira e Don Juan va su tutte le furie per non averlo saputo, Sganarelle risponde che non gli è stato chiesto.
Elvira vede che don Juan è stupito ma non in maniera positiva. Ha messo in dubbio per molto tempo il suo tradimento, accecata dall’amore. È stata sciocca nel farsi ingannare, ha cercato di scusare ciò che alla passione appariva come un venir meno del suo affetto. Si è inventata cento motivi che rendessero legittima la sua partenza. Nessuna voce lo rendeva peccatore ai suoi occhi, ascoltava chi lo dipingeva come innocente. Adesso non dubita più, ma vuol sapere le ragioni della partenza. Don Juan manda Sganarelle a rispondere, non sapendo cosa dire, dice di esser partiti a causa di Alessandro ed altri mondi. L’affermazione non ha senso e Don Juan sostiene ciò che Sganarelle ha detto. Elvira si stupisce del fatto che lui non sappia difendersi, che sia in imbarazzo. Non giura di amarla, né di volerla fino alla morte. Non le rivela neanche perché sia partito, vuole che l’attenda lì da dov’è venuta. Don Juan le dice di esser partito per fuggire da lei, perché pensa di non poter vivere accanto a lei nel peccato. Per prenderla in moglie l’ha sottratta al convento, infrangendo i voti. Preso dal rimorso, ha pensato al loro matrimonio come un adulterio che avrebbe attirato delle sventure. Elvira lo maledice, non crede alle sue parole. Don Juan adesso vuol pensare alla sua impresa amorosa.
Atto II
Pierrot racconta ciò che è successo: erano sul bordo del mare lui e il grande Lucas, si divertivano a spassarsela quando hanno visto qualcosa. Pensò che ci fossero degli uomini che stavano nuotando, fino a quando non ebbe chiaro che si trattava di due uomini. I due uomini iniziarono a chiamarli e loro andarono a soccorrerli. Presto giunge Mathurine a cui hanno fatto gli occhi dolci. Si sono rivestiti davanti a loro, dunque Pierrot li descrive come grandi uomini cortigiani con i loro vestiti. Charlotte decide di andarli a vedere ma prima di andare Pierrot aggiunge di non esser soddisfatto di lei, i due dovranno sposarsi ma lui crede che lei non lo ami. Lei promette di fare tutto il possibile per dimostrargli il suo amore.
Don Giovanni spiega la situazione: hanno mancato il colpo a causa di una tempesta che ha attaccato la loro nave. Tuttavia ritiene che la contadinella che ha appena lasciato possa essere un rimedio alla disgrazia. Sganarelle è stupito nell’esser sfuggito da un pericolo mortale e nel vedere il suo padrone attirato già da nuove fantasie. Vedendo Charlotte, Don Juan apprezza anche la sua bellezza mentre la giovane crede che si burli di lei.
Don Juan le chiede se è sposata, lei risponde di esser destinata a Pierrot, figlio di Simonette la vicina. Don Juan le dice di voler impedire il suo matrimonio, non deve sposare un contadino poiché lui la ama. Charlotte ha difficoltà a rispondere a Don Juan, in quanto parla in modo complesso e lei non è abbastanza colta, ma crede sia un inganno e non vuol essere disonorata. Don Juan le dice di non volersi prender gioco di una ragazza come lei, la ama e la rispetta e per dimostrarglielo le propone il matrimonio. Charlotte accetta se la zia accetterà ma è ancora titubante, teme l’inganno.
Interviene Pierrot che contrasta il volere e le parole del Don Juan. Non vuole che il Don Juan sia giunto a usurpare delle loro donne e accusa anche Charlotte, preferisce vederla morta che di un altro. La fanciulla crede di diventare padrona e di poter...
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