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Divisione germanico comune, isoglosse indoeuropeo - germanico comune, isoglosse germanico orientale e germanico nordoccidentale - Filologia germanica

Appunti di filologia germanica su: Divisione germanico comune, isoglosse indoeuropeo - germanico comune (passaggio a-o, dittonghi, sonanti, la I rotazione consonantica, legge di Verner, mutazione di natura e posizione dell'accento), isoglosse germanico orientale e nordoccidentale.

Esame di Filologia germanica docente Prof. L. Lozzi Gallo

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Il passaggio di k in x è perfettamente regolare come abbiamo visto prima.

ʷ ʷ

Il caso di k è parallelo in x . A livello del germanico comune il suo esito rimane inambiguo e in

ʷ

inglese moderno molto spesso questa radice x è stata resa mettendo la h dopo la w.

Ci sono parole dell’indoeuropeo che in realtà sono parole che abbiamo ancora in italiano tramite il

latino: pischera (pesce), trejes (tre), caput (capo), quis (chi). Le parole inglesi e quelle italiane

hanno dunque la stessa origine nonostante oggi la loro forma sia diversa da non permettere una

facile sovrapposizione.

Una cosa importante da ricordare di questa I rotazione consonantica è che ci sono delle eccezioni in

cui non si applica.

pt > ft [*kapt- > *xaft]

kt > xt [ *nokt- > *naxt-]

sp > sp [*speiw- > *spīw-]

ʰ

st > st [*g ostis > *gastiz]

sk > sk [*piskis (>*fiskis) > *fiskaz]

Ɵ Ɵ Ɵ

**f , **x , **sf, **s , **sx (forme non attestate e non corrette)

Ad esempio, la k di pisk- non si è trasformata in x (fricativa velare).

Gli esiti di questa rotazione consonantica, cioè del passaggio delle occlusive sorde dell’indoeuropeo

in fricative sorde del germanico, non può avere come esito due fricative a contatto. Laddove c’erano

due occlusive a contatto, e i due gruppi attestati sono solo pt e kt, si sono trasformati solo nel loro

primo elemento: la rotazione ha cominciato ad agire per il primo elemento, ma non è proseguita nel

secondo perché altrimenti avremmo avuto due fricative consecutive, più difficile da pronunciare.

La radice *kapt- , radice che ha dato l’italiano captare, ma anche accattare o catturare (tutte forme

che derivano dalla radice latina, con significato di impadronirsi o afferrare) ha dato il germanico

*xaft, che oggi in inglese non è conservato, mentre in tedesco si, e ha il significato di prendere in

custodia un prigioniero e tenerlo perché è catturato. Il concetto del catturato rimane sempre nella

radice della parola.

Nel caso *nokt- > *naxt- , in cui si è verificato anche il cambiamento di vocale, come consonante

l’esito del tedesco moderno nacht è identico alla forma del germanico comune. Una cosa diversa è

invece la forma inglese night, che ha subito tanti altri sviluppi.

Abbiamo poi delle radici che contengono le consonanti sp, st, sk. La s è l’unica fricativa attestata in

indoeuropeo, i gruppi con cui si lega a una consonante occlusiva sono soltanto con consonante

occlusiva seguente e l’esito è che questi gruppi rimangono invariati. Ecco perché l’italiano stare

corrisponde all’inglese stay e al tedesco stehen.

Abbiamo la forma *speiw- che ha dato *spīw- , il cui valore originario era sputare, vomitare

ʰ

emettere. La radice st la troviamo in *g ostis. Questa parola la troviamo nel latino hostis, che dato

l’aggettivo ostile in italiano (la parola significava nemico). Questa stessa radice ha dato in

germanico la parola *gastiz, che dà il tedesco moderno gast e l’inglese moderno guest, con il

significato di amico. Questa radice ci permette di stabilire che il significato che può aver unito

nemico e ospite è quello di straniero, in cui i romani, essendo una popolazione stanziale, vedono lo

straniero come nemico, mentre quelle germaniche (nomadi) vedono lo straniero come un ospite, che

può essere non ostile, ma benvenuto.

Con il gruppo sk abbiamo la parola *piskis (>*fiskis) . Nel passaggio al germanico *fiskaz si

verifica un cambiamento di desinenza dalla is alla az. Tale cambiamento è dovuto alla morfologia, è

un cambiamento di flessione.

La I rotazione consonantica: secondo passaggio

ʰ

b > p [*d ewb- > *dewp-]

d > t [*dwoj > *twaj]

g > k [*’g n-om > *kurn-aⁿ]

ʷ ʷ ʷ ʷ

g > k [*g em- > k em-]

L’esito di queste consonanti indoeuropee è in germanico quello delle occlusive sorde che abbiamo

perduto. Si tratta anche in questo caso di una perdita: le consonanti occlusive sonore perdono la

sonorità trasformandosi nelle sorde corrispondenti, che erano scomparse dalla lingua e che quindi si

ricreano: si creano nuove consonanti occlusive sorde che corrispondono alle sonore indoeuropee.

Il caso più raro è quello della b che si trasforma in p, per la quale abbiamo difficoltà a trovare

esempi che siano propriamente indoeuropei. L’aggettivo *dewp- è quello da cui deriva l’inglese

deep.

Il passaggio di d in t è evidente nella radice *dwoj , che ha dato il latino duo da cui l’italiano due, e

che ha dato la radice germanica *twaj, da cui deriva l’inglese moderno two. Questo spiega perché la

t dell’inglese two corrisponde alla d dell’italiano due. ṛ

Il terzo passaggio è quello della consonante velare sonora g in k , per cui la radice *’g n-om >ha

dato la forma *kurn-aⁿ in germanico comune, che ha dato l’inglese moderno corn, che corrisponde

alla parola italiana grano.

ʷ ʷ ʷ

Infine la radice g ha dato k del germanico. La radice *g em- in latino ha preso un suffisso

gwem-jo diventando uenio che ha dato in italiano vegno (forma dialettale) / vengo (forma standard)

ʷ

e che corrisponde alla radice k em- che ha dato l’inglese moderno (to) come. Il verbo come

dell’inglese moderno è lo stesso verbo del venire dell’italiano, avendo lo stesso identico significato.

La I rotazione consonantica: terzo passaggio

ʰ ʰ Ɵ

b > b/ β [*’b ra:te:r > *bro: e:r] brother

ʰ

d > d/ð [*drew- >*trew-] true

ʰ ʰ

g > g/ γ [*’g ostis > *’gastiz] guest

ʰʷ ʷ ʷ ʰʷ ʷ

g > g /γ [*g nt- > *g unð-] Gunt-her

Il terzo passaggio presenta una serie di consonanti occlusive che non abbiamo più nelle lingue

indoeuropee della parte europea. Nel gruppo delle lingue indiane troviamo ancora queste forme di

consonanti occlusive con appendice aspirata. Bharati è il nome dell’India nella stessa lingua.

Le consonanti occlusive sonore aspirate perdono l’aspirazione andandosi a trasformare nelle

occlusive sonore semplici che si sono trasformate nelle occlusive sorde. Per questo si parla di

rotazione consonantica: dopo il primo passaggio, la seconda serie si sostituisce alla prima che è

scomparsa e la terza si sostituisce alla seconda che è scomparsa. Nella terza serie il passaggio si

verifica come occlusiva in una posizione di articolazione più forte e di fricativa in una posizione più

debole. La posizione forte è normalmente ad inizio di parola o in posizione post-nasale, la posizione

sempre debole è intervocalica o la finale post-vocalica.

ʰ ʰ ʰ ʰʷ ʷ ʷ

Questa alternanza b > b/β , d > d/ð , g > g/ γ , g > g / γ è un’alternanza, non

propriamente di fonemi, che da origine a unico fonema che si può trovare come b/β a seconda della

posizione. Quindi b/β sono varianti posizionali e sono definite allofoni (suoni nettamente distinti

ma che nella det. lingua sono varianti posizionali di un unico fonema) .

ʰ Ɵ

[*’b ra:te:r > *bro: e:r] ha dato in inglese moderno brother

[*drew- >*trew-] true

ʰ

[*’g ostis > *’gastiz] guest

ʰʷ ʷ

[*g nt- > *g unð-] : questa parola non si trova nelle lingue germaniche moderne ed in tedesco

rimane nelle parole tipo Gunt-er, che vuole dire l’esercito della battaglia.

Esempi in posizione debole:

ʰ ʰ

b > b/β [*lewb -> *lew β-] da cui deriva la radice dell’inglese love

ʰ ʰ

d > d/ð [*rowd - >*rawð-] red

ʰ ʰ

g > g/ γ [*lewg - > *’lew γ] lie

ʰʷ ʷ ʷ ʰʷ ʷ

g > g / γ [*dng - > *tung ] tongue

2. La I rotazione consonantica e la Legge di Verner

ʰ Ɵ

ie. *’b ra:te:r > g.c. *’bro: e:r

ə Ɵ

ie. *p ’te:r > fa’ e:r > fa’ðe:r > g.c. *’faðe:r

ie. Se’p(t) > se’Фun > se’ βun > g.c. *’seβun

Ɵ

ie. *ma:’te:r > mo:’ e:r > mo:’ðe:r > g.c. *’mo:ðe:r

ie. wej’k-om > wi:’x-aⁿ > wi:’γ-aⁿ > g.c. *’wi:γ-aⁿ

ʷ ʷ ʷ ʷ

ie. se’k -on-os > se’x anas > se’ γ anaz > g.c. *’se γ an-az

ie. aw’s-on > aw’san > aw’zan > g.c. *’awzan

La legge di Verner mostra che ci sono molti casi in cui una consonante occlusiva sorda che stava

all’interno di parola in indoeuropeo non ha un esito di fricativa sorda in germanico comune, bensì di

ə

fricativa sonora. Come mai? Nel caso di *p ’te:r la t si è trasformata in fricativa interdentale

Ɵ

sorda fa’ e:r > fa’ðe:r, mentre l’esito del germanico comune è di una fricativa sonora g.c.

ʰ

*’faðe:r. L’accento indoeuropeo nella parola *’b ra:te:r cadeva sulla prima sillaba, mentre nella

ə

parola *p ’te:r cadeva sulla seconda e quindi t era parte della sillaba accentata . E’ solo in queste

condizioni che si verifica la legge di Verner, che è un corollario della legge di Grimm, secondo la

quale le consonanti occlusive dell’indoeuropeo in germanico comune si trasformano in fricative

sonore anziché sorde.

La legge di Verner è una assimilazione di una fricativa sorda in contesto sonoro (tra vocali e/o

semivocali e/o sonanti) che avviene solo quando la fricativa sorda si trova non preceduta da sillaba

accentata.

3. Accento indoeuropeo e accento germanico

L’accento indoeuropeo è un accento libero: può cadere su ogni sillaba della parola. Ciò non vuol

dire che possiamo accentare a piacere, ma che non ci sono regole che fissano l’accento. Per

confrontare una lingua ad accento libero, possiamo prendere una lingua ad accento fisso. Lingua ad

accento fisso classica è il francese, dove l’accento va sempre sull’ultima vocale piena. In nomi di

persona come Carla l’accento va sull’ultima. Le lingue germaniche diventeranno lingue ad accento

fisso dopo il periodo del germanico comune. Il germanico comune comincia con una situazione

accentuale simile a quella dell’indoeuropeo, in cui la sillaba accentata può essere qualsiasi sillaba

della parola; ci sono regole fonetiche e grammaticali per stabilire dove va l’accento ma ci sono

diverse possibilità. L’accento può avere carattere distintivo. L’italiano è una lingua ad accento

parzialmente libero.

L’accento del germanico è originariamente fisso, anche se oggi non si nota molto nelle lingue

germaniche perché ci sono parole romanze che hanno prodotto delle modifiche.

L’accento del germanico nel germanico comune si fissa sulla prima sillaba radicale.

ɛ

Ingl. seven [‘s vn]

Ted. sieben [‘zibn] ə ɑʃə

L’inglese ha anche parole di origine latina come compassion [k m’p n] , dove l’accento non è

sulla prima sillaba.

Le lingue germaniche hanno accento fisso e questo accento fisso si troverebbe originariamente sulla

prima delle sillabe radicali; quando ci sono parole di origine romanza si può trovare altrove, ma la

tendenza è quella di evidenziare la sillaba accentata a scapito delle altre, le cui vocali perdono

chiarezza.

L’accento indoeuropeo è ‘’musicale’’ o a intonazione (pitch): esso provoca una tonalità più acuta

alla sillaba accentata. Questo tipo di accento indoeuropeo si contrappone all’accento germanico, che

è anche l’accento dell’italiano, che è un accento espiratorio di intensità (stress): maggiore forza

espiratoria della sillaba accentata.

L’accento musicale indoeuropeo, secondo gli studi, sarebbe stato conservato nel greco classico

(parole come phòbos e dēmokratìa). Ci sono dialetti dell’italiano che su influsso del greco hanno

mantenuto un residuo di tonalità differente sulla sillaba accentata pur essendo passati ad un accento

espiratorio.

L’italiano adopera ancora l’accento in alcuni casi limitati come tratto distintivo. Abbiamo coppie

minime, parole identiche che si distinguono solo per l’accento. Esempio: peri (plurale del sostantivo

pero - albero) e perì (3 p.p. dell’indicativo passato remoto del verbo perire).

Semplificazione del germanico:

- perdita di occlusione per le occlusive sorde

- perdita di sonorità per le occlusive sonore

- perdita di appendice aspirata per le occlusive sonore aspirate

L’accento fisso è più semplice di quello libero e l’accento espiratorio è più chiaro di quello tonale.

Isoglosse del germanico orientale: il vocalismo

Il sistema vocalico del gotico presenta un’interessante sviluppo sulle vocali brevi: [e] breve si

ϸ ϸ

chiude sempre in [i], così nei verbi della quinta: g.c. *kwe an > qui an ‘’dire’’.

ʷ ɛ

Davanti a suoni particolari, tuttavia (r,x,x ) questa [i] si trasforma in [ ], scritta <ai>: g.c. *beran,

ʷ

*sex an > got. Bairan ‘’portare’’, saihwan ‘’vedere’’.

ɔ

Davanti agli stessi suoni, la [u] si trasforma in [ ], scritta <au>: g.c. *wurðaⁿ > got. Waurd

‘’parola’’. Ci sono tracce di confusione anche tra o e u, ma riguardano solo poche parole entrate dal

latino, dato che in germanico comune la [o] era scomparsa.

Isoglosse orientali: la Verschärfung (rafforzamento)

Tale isoglossa unisce il germanico orientale con quello nordico. È una isoglossa di conservazione,

non di innovazione perché sappiamo che il germanico orientale si separa dal gruppo germanico

nord-occidentale e quindi non ci dovrebbero essere isoglosse in comune tra il gruppo del gotico e

quello dell’antico nordico. Tuttavia troviamo questa, che evidentemente è una isoglossa di

conservazione di una tendenza che era già germanica.

Una semivocale w, j in posizione intervocalica si rafforza in gotico (come in nordico):

g.c. *trewaz ‘’fedele’’ > got. triggws, an. tryggr, ags. treow, aat. treo (i.m. true, t.m. treu)

g.c. twajo: ‘’di due’’ (genitivo) > got. twaddje, an. tveggja, ags. twegra [twejra]

Le isoglosse nordoccidentali

1) l’apertura di e: primaria

È un’isoglossa di innovazione. La più importante è l’apertura di e: primaria. Se andiamo a

rivedere il trapezio vocalico, possiamo capire facilmente cosa è successo nel sistema delle lunghe.

Nel sistema delle lunghe abbiamo la e: che si oppone alla o: . Tutto quello che c’è nel trapezio

vocalico al di sotto della e e della o non si trova in tutto l’ambito delle lunghe, quindi va sprecato

tanto spazio. A questo punto la e: dell’indoeuropeo in g.c. può aprirsi quanto vuole perché non avrà

ɛ

mai una a cui opporsi. Quindi può arrivare ad essere pronunciata (e aperta) e addirittura più in

basso, fino alla vocale intermedia ae tra le semiaperte e le aperte, fino alla a palatale. Il risultato

finale di questa e: primaria (ancora conservate nelle lingue germaniche orientali) è che nelle lingue

germaniche nord-occidentali tende ad aprirsi in a.

Ecco così queste parole gotiche che contengono una e: che corrisponde ad una a: del gruppo

germanico nord-occidentale. ə

g.c. je:raⁿ > got. jēr – g.no. *jār (t.m. Jahr [ja:r] ; i.m. year [ji ])

g.c. we:pnaⁿ > got. wēpn – g.no. *wāpn (t.m. Waffen; i.m. weapon)

g.c. me:nan^z > got. mēna – g.no. *māna (i.m. moon)

*a: scompare in germanico. Si crea una nuova [ã:] dalla semplificazione del gruppo [ a+ n+ x] come

nel verbo g.c. *fanxan > g.c. *fã:an la nasalizzazione della [a] si conserva solo in inglese antico. A

questo punto il sistema delle lunghe si sbilancia. ɛ

Non avendo una [a:] cui opporsi, la [e:] può aprirsi (scendere nel trapezio) in [ ], poi in [ae:] poi in

[a:], senza peraltro confondersi con la nuova [ã:] che è posteriore – e soprattutto è nasalizzata.

Una volta conclusa la transizione da [e:] > [ae:], si sviluppa una nuova [e:], in parte per influsso del

latino, che va a prendere il posto della e originaria.

2) La nascita di e: secondaria

Nel gruppo nord-occidentale avviene da due fonti primarie differenti:

a) da parole straniere (normalmente dal latino):

lat. speculum, tegula > g.c. *spe:²gulaz, *te:²gulo: (sv. Spegel, tegel, t.m. Spiegel, Ziegel,

i.m. tile)

b) da forme contratte dei preteriti a raddoppiamento:

g.c. le:¹tan, lelo:t (cf. Got. Lētan, lailot) > g.n.occ. la :tan, le :²t (sv. Låta, lät, t.m. lassen,

liess ; i.m. let, let)

3) Rotacismo

Un’altra isoglossa importante del germanico nord-occidentale si lega alla legge di Verner perchè

riguarda la sibilante /z/ del germanico, che non esisteva in indoeuropeo, e che esso si crea o

sonorizzando le sibilanti sorde che si trovavano in fine di parola o per legge di Verner, cioè quando

la s si comportava come le altre sibilanti sorde del protogermanico, cioè tendeva ad assimilarsi

quando si trovava nelle condizioni che soddisfano la legge di Verner.

La sibilante /z/ del germanico (esito di /s/ indoeuropea per effetto della legge di Verner, o in fine

di parola) si trasforma in vibrante /r/ in tutte le posizioni:

i.e. snu’sa: > g.c. snu’zo: > t.m. Schnur ‘’nuora’’ [antiquato per Schwiegertochter] (ags. Snoru, an.

Snor) (cf. lat. nurus it. ‘’nuora’’) – questo termine snu’sa: ci fa vedere la sua mutazione in

germanico che riguarda la sibilante sorda alveolare che si trasforma nell’equivalente sonoro

trovandosi nelle condizioni della legge di Verner, essendo quindi un fonema che si trova all’interno

della parola tra elementi sonori (vocali) e non è preceduto da sillaba accentata. In tedesco il termine

è rimasto, anche se antiquato, in inglese no.


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glr06

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere e tecniche della mediazione linguistica
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher glr06 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia germanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Lozzi Gallo Lorenzo.

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