Filologia Germanica a.a. 2018/2019 6 marzo
La parola filologia indica lo studio della lingua, di qualsiasi area linguistica, attraverso i testi
scritti. È lo studio di un testo scritto. Non è da relegare all’antichità; al contrario, si fa
filologia anche ai giorni nostri quando, ad esempio, si vogliono confrontare due stesure
diverse di un testo. È il compito del cosiddetto editore, lo studioso, il filologo che si applica
a ricostruire il testo. Lo scopo della filologia è infatti proprio quello di ricostruire il testo,
adempiere alla restitutio textus.
A differenza della filologia romanza che studia un’area linguistica con la madrelingua
attestata (il latino), la filologia germanica non ha questo vantaggio. Abbiamo le lingue
germaniche attestate, ovvero attraverso testi, che ad un certo punto hanno un punto di
arrivo esclusivamente ricostruito. Il punto di partenza, il germanico, è solo ricostruito ma
non attestato attraverso testi effettivamente esistenti. Per la filologia romanza è quindi più
semplice fare studi e comparazioni in relazione alla lingua madre. Per la filologia
germanica è differente perché il germanico è una lingua astratta. Gli studiosi hanno
cercato di decodificare i fenomeni linguistici dando delle regole ma risalendo dalle lingue
germaniche più moderne fino a quelle più antiche, ad un certo punto c’è un vuoto, ci si
ferma. Si giunge quindi a questa lingua ricostruita definita protogermanico o germanico
comune. È la stessa cosa che accade con la famiglia indoeuropea e la ricostruzione
dell’indoeuropeo.
Le lingue germaniche moderne sono:
1. Lingue germaniche settentrionali: islandese, norvegese, danese, svedese [e
varianti: feroese (variante danese), groenlandese ecc..];
2. lingue germaniche occidentali: inglese, tedesco, nederlandese [e varianti: inglese
americano, pidgin, tedesco svizzero, tedesco del Lussemburgo, jiddisch (variante
mista di tedesco e ebraico, sviluppata nell’Europa Orientale), olandese, fiammingo
ecc..].
Errori da evitare:
1. lingue nordiche non è uguale a lingue germaniche: è troppo generalizzato ad
esempio, il finlandese non è germanico e non è neanche indoeuropeo, ma insieme
all’ungherese costituisce il gruppo ugrofinnico o finnougrico.
2. germanico non è uguale a tedesco: ovviamente ci sono dei motivi per cui vengono
confusi ed identificati. Uno è sicuramente un motivo terminologico la lingua
tedesca è rimasta nei confini dell’area germanica comune (la Germania di oggi
settentrionale e la parte meridionale della Scandinavia) ma inizialmente non hanno
un nome di popolo. Ad un certo punto Carlo Magno decide che devono convertirsi
al cristianesimo e affinchè ciò avvenga i testi latini devono essere tradotti nella
lingua del popolo e resi accessibili a tutti. La lingua del popolo era identificata come
teodisca lingua, che alle origini significava appunto “popolare” ma per slittamento
semantico e generalizzazione del termine andò ad identificare la lingua stessa di
quel popolo. In inglese invece ci fu una rivoluzione linguistica con l’arrivo di
popolazioni di origine romanza. Dal 1066 in poi con la conquista dei Normanni,
l’inglese ha avuto un trauma linguistico, passando dal punto di vista lessicale da
lingua germanica a una lingua anglo-romanza. I romani hanno difficoltà a gestire le
lotte interne e così si chiede aiuto ai mercenari più vicini, ovvero i germani del Mare
del Nord. Scendono in Britannia diverse popolazioni quali Angli, Sassoni, Frisoni e
Juti. Sedate le singole lotte interne queste popolazioni si stabiliscono in Britannia
con diversi regni. Parliamo di anglosassoni perché i gruppi più numerosi erano Angli
e Sassoni (termini ritrovati negli scritti di un monaco che parlava dei germani come
angli Aengla Land).
Il germanico quindi non è solo tedesco ma il tedesco è germanico.
Cos’è la filologia germanica?
«Scienza che studia ed interpreta le testimonianze scritte di quelle civiltà che hanno avuto
comuni origini nel mondo germanico antico e che tali origini riflettono nella loro successiva
evoluzione.»
Quali civiltà?
1. Germani occidentali
2. Germani settentrionali
3. Germanico orientale come attestazione scritta abbiamo quella del popolo dei goti
(ostrogoti e visigoti) ma è ormai una lingua estinta. Il popolo dei goti è stato sempre
definito come quello delle popolazioni barbariche ( barbaro dal greco “colui che
parla una lingua straniera”). Il gotico è ormai estinto ma resta molto importante nella
ricostruzione del germanico perché è la lingua più vicina ad esso nell’antichità (
come è il sanscrito per l’indoeuropeo). La documentazione gotica è infatti molto
antica e i goti sono i primi a scrivere su pergamena, allontanandosi dalla scrittura
runica. Alcuni fenomeni sono presenti ancora oggi solo nella lingua gotica e altri
invece si sono evoluti successivamente nelle lingue germaniche.
*Ogni volta che si parla di forma ricostruita si evidenzia con un asterisco, sia per
l’indoeuropeo che per il germanico. Se si vuole differenziare quest’ultimo
dall’indoeuropeo allora si aggiungerà anche una G.
Si parla ovviamente di origini comuni come per la lingua, sono state ricostruite e sono poi
dimostrate in ogni tappa della storia della lingua nelle sue trasformazioni. 7 marzo
Le lingue storiche sono lingue di cui si ha una testimonianza scritta, quindi non il
germanico che è una lingua ricostruita. Quando parliamo di lingue germaniche abbiamo
tre gruppi se ci riferiamo alla fase antiche mentre due gruppi se ci riferiamo alla fase
moderna. I goti, infatti, si estinguono presto perché si assimilano in Italia ai romani. Non
abbiamo quindi una lingua che rappresenti la fase moderna ma nemmeno quella
medievale del gotico perché si è estinto ben presto. Il gotico è molto importante dal punto
di vista dei tratti conservativi, è la lingua attestata per prima e presenta tratti molto arcaici.
Si tratta del gotico di una persona in particolare, il vescovo Wulfila, che ha voluto la
conversione al cristianesimo del suo popolo e ha prodotto dei testi in prima persona con la
traduzione di passi della Bibbia. Wulfila (visigoto) è morto nel 388 (IV secolo) e le ultime
attestazioni che abbiamo del gotico sono invece del VI secolo, di Teodorico l'Ostrogoto che
si è limitato a promuovere la trascrizione dei testi già creati da Wulfila. Quindi i visigoti
hanno prodotto e gli ostrogoti hanno tramandato (trasmesso) la propria cultura facendo
copiare i testi precedenti. Teodorico era un mecenate da tutti i punti di vista artistico-
letterari, anche in Italia abbiamo dei monumenti legati alla sua figura, in particolare a
Ravenna. La lingua trasmessa quindi da Teodorico è arcaica perché è la stessa di quella
trasmessa da Wulfila. Il gotico è quindi imprescindibile perché presenta caratteristiche
arcaiche di un primo stadio, ci fornisce “la prova” di come poteva essere una parola nella
lingua madre che non abbiamo. Il germanico come lingua ricostruita può anche non
coincidere con nessuna delle testimonianze delle altre lingue.
LA FILOLOGIA GERMANICA
• philos “amante, amico” e logos “parola, discorso”: interesse per lo studio delle
parole → del tessuto di parole (discorso, testo)
• nasce come scienza (abbastanza precisa) comparativa (per prima cosa si
raccolgono tutte le testimonianze e poi si passa al loro confronto che può essere sia
sincronicamente che diacronicamente), investigativa e deduttiva nei primi dell'800
con altre discipline linguistiche che si occupano soprattutto dell'indoeuropeo (Bopp,
Schleicher, Schlegel); “germanica” (Rask, J. Grimm, Lachmann che è uno dei primi
editori, importante per la critica testuale; i primi due sono invece linguisti). I
germanisti hanno quindi adottato delle teorie che erano state già studiate per
l'indoeuropeo
• rapporti con altre discipline:
➔ confini molto labili con le storie della lingua (tedesca, inglese, ecc...), quindi da un
punto di vista diacronico studiano lo sviluppo della lingua; Dialettologia (perché ogni
lingua comprende delle varianti, quindi il filologo studia anche se una lingua è
ancora utilizzata o è retrocessa a semplice dialetto, per esempio il sassone antico
nella Germania settentrionale era una lingua vera e propria mentre ora è il basso
tedesco, semplicemente parlato ma non scritto); Linguistica; Indoeuropeistica
➔ con le altre filologie perché i germanici si sono mossi e hanno avuto contatti con le
altre popolazioni. In particolare con la filologia romanza: contatti con il mondo latino-
romanzo (prestiti germanici nelle lingue romanze e viceversa), abbiamo una prima
fase di contatti con i romani e poi a seconda delle aree linguistiche ci sono nuovi
contatti individuali delle singole popolazioni germaniche, in più fasi e in momenti
diversi (per esempio inglesi e normanni). Un prestito passa da una lingua all'altra
senza modificarsi, subisce poi gli stessi fenomeni che la lingua continua ad avere
nel corso del tempo, quindi sono utilissimi per comprendere quando sono avvenuti i
vari contatti tra i popoli
➔ onomastica (scienza dei nomi, costituita da antroponimi e toponimi) → gli
antroponimi sono solitamente composti e quelli germanici rivelano di essere
composti da sostantivi o aggettivi della quotidianità
➔ letterature (latina soprattutto), storia, ecc, letterature comparate. La letteratura
antica germanica si caratterizza infatti per una fase di traduzione dalle lingue
classiche, in particolare dal latino. Quella dei goti è l'unica lingua che abbandona la
scrittura runica e non si avvicina all'alfabeto latino ma alla scrittura greca. Per motivi
di vicinanza geografica si convertono al cristianesimo attraverso i greci e utilizzano
quindi traduzioni di testi sacri dal greco
➔ storia della letteratura; diritto germanico; mitologia germanica (perché molte
testimonianze antiche riportano le varie credenze dei popoli); archeologia (tra le cui
scoperte abbiamo quelle delle iscrizioni runiche, iscrizioni antiche su materiali duri)
➔ paleografia (studio delle scritture antiche, datazione, localizzazione di un
manoscritto); grafematica; epigrafia (iscrizioni runiche → runologia).
➔ ecdotica o critica testuale (“edizione” di un testo → restitutio textus, attraverso la
comparazione)
➔ “ma soprattutto la filologia fornisce quella correttezza della lettura e
dell'interpretazione dei testi, la sicurezza delle loro edizioni, che è la base di
partenza necessaria e irrinunciabile per qualunque serio studio ulteriore, sia esso di
linguistica o di storia letteraria” (Onesti, La filologia germanica)
Per molti popoli, come per i longobardi, non abbiamo un'attestazione copiosa, abbiamo
soprattutto nomi di persona. Hanno regnato in Italia dove c'era l'Editto di Rodari come
codice di leggi, erano tutte in latino quindi troviamo a volte non solo i nomi ma anche dei
piccoli riferimenti, le glosse. Sono commenti, spiegazioni che in un manoscritto latino
compare di tanto in tanto per spiegare una parola. Se le glosse sono a margine vengono
dette marginali e se sono sporadiche sono dette contestuali. Ma ci sono anche opere nate
proprio su un manoscritto latino con glossatura interlineare continua. Glossa è anche la
chiosa a margine (chiosa proviene dalla parola glossa).
BUFALA – HOAX – FAKE NEWS
Il termine bufala indica un'affermazione falsa o inverosimile. È una forma di
disinformazione, alle volte tende a ingannare il pubblico, presentando deliberatamente per
reale qualcosa di falso o artefatto.
DISINFORMAZIONE - “MIS”INFORMAZIONE
Tipi di informazioni false:
1. disinformazione → bugia con lo scopo di confondere
2. misinformazione → errore fatto in buona fede
La prima cosa che notiamo se confrontiamo un testo in latino e uno tradotto in lingua
germanica è uno slittamento consonantico, come pater e father → a livello di struttura
sillabica le parole si corrispondono ma il consonantismo è differente. Questo
cambiamento, chiamato appunto slittamento consonantico, è da collegarsi con la prima
mutazione consonantica. Questo cambiamento riguarda tutte le lingue germaniche (fa
quindi parte del protogermanico) ed è uno dei fenomeni che possiamo considerare come
uno spartiacque rispetto alle origini indoeuropee. La mutazione consonantica è quindi uno
slittamento: le consonanti erano le stesse dell'indoeuropeo ma nelle lingue germaniche si
spostano. Si tratta di un primo momento in cui le lingue germaniche erano probabilmente
compatte in un unico luogo. Da qui il protogermanico, attraverso varie vicende storiche e
fenomeni linguistici, si è distribuito in varie zone e in base alle affinità linguistiche
possiamo per esempio dire che sia l'inglese che il tedesco appartengono al gruppo
germanico occidentale. Queste affinità linguistiche per gli studiosi si chiamano isoglosse
linguistiche. L'isoglossa è un concetto della geografia linguistica applicato soprattutto
quando si parla di distribuzione areale o di classificazione delle lingue per vedere la loro
appartenenza. Le isoglosse sono un concetto un po' più flessibile rispetto alla
ricostruzione dell'albero genealogico che procede in maniera verticale senza prendere in
considerazione le contaminazioni orizzontali tra i vari popoli.
L'isoglossa è una linea immaginaria che unisce tutti i punti di un territorio in cui si ha lo
stesso fenomeno linguistico. In pratica, le isoglosse, che si tracciano su una carta
geografica, indicano solo il confine dell'area di espansione di un dato fenomeno
linguistico. Indicando solo il confine possono intrecciare anche un'altra isoglossa. La
teoria delle onde parte proprio dall'idea di isoglossa e rappresenta i contatti, le affinità tra
i vari gruppi.
La teoria dell'albero genealogico e quella delle onde sono teorie complementari: si deve
considerare sia il discorso della discendenza che quello del contatto con le altre
popolazioni che permette di sviluppare caratteristiche che tutte le lingue hanno ma che
non svilupperanno senza contatti con le altre culture. 13 marzo
Tutte le famiglie linguistiche che possiamo conoscere sono nate da un tronco comune,
un’unica origine, ovvero l’indoeuropeo che mette insieme due ampie aree. Non tutte le
lingue nascono dall’indoeurpeo però; è escluso infatti il gruppo ugro-finnico.
L’indoeuropeo, come il protogermanico, è una lingua ricostruita attraverso la
comparazione linguistica. Dall’indoeuropeo si è sviluppato un gruppo di lingue che hanno
condotto al germanico comune o protogermanico o germanico delle origini. Quest’ultimo
nome è stato dato da linguisti germanici che sono prevalentemente indoeuropeisti. Una
delle prime caratteristiche che ci permette di individuare il protogermanico come non
romanzo, non latino, non greco è il cosiddetto sbalzo consonantico (che è la prima
caratteristica attestata che segna il passaggio dall’indoeuropeo al protogermanico), uno
spartiacque tra le lingue germaniche e romanze. Con comparazioni sulla base di lessico
comune si è notato che dove l’indoeuropeo aveva una occlusiva sorda, il germanico ha
una fricativa sorda. Oppure dove il germanico ha una occlusiva sorda, l’indoeuropeo ha
un’occlusiva sonora. Infine, dove l’indoeuropeo ha una sonora aspirata, il germanico ha
una occlusiva sonora. A poco a poco si è notato che c’è una base, una legge precisa,
codificata da Grimm come La I mutazione consonantica o Legge di Grimm (primo
slittamento consonantico). I suoni non sono persi quindi ma vengono conservati e spostati
in avanti. È un fenomeno che ha permesso di individuare una famiglia a sé che ha radici
indoeuropee ma mostra questo slittamento consonantico. È un fenomeno che è presente
in tutte le lingue germaniche attestate. Questa caratteristica è la più antica ed evidente
attestata quindi è considerata imprescindibile nella ricostruzione del germanico comune. È
il più antico testimoniato per iscritto ma non è il più antico ad essersi verificato. Il più antico
ad essersi verificato è l’accento, sempre sulla sillaba radicale (non è sempre la prima
sillaba perché possono esserci anche dei prefissi e il prefisso è atono, non ha accento).
Quello dell’accento è un fenomeno che determina un processo naturale che riguarda tutte
le lingue che partono da una natura flessiva (che usa le desinenze per distinguere le
funzioni grammaticali) e diventano di natura analitica. Il fenomeno dell’accento sulla sillaba
radicale riguarda infatti l’enfasi che è posta su di essa e come le altre sillabe si
indeboliscano perché viene posta meno forza, soprattutto sull’ultima sillaba che è più
distante dalla sillaba radicale. In una lingua flessiva, la sillaba ultima della parola è però la
più importante perché detiene le caratteristiche della parola stessa. Quando cade
quest’ultima desinenza e a loro volta anche le altre si giunge al lato estremo delle lingue
analitiche, come l’inglese che è ormai una lingua monosillabica, e si usano così altri
espedienti per esprimere determinate funzioni (in inglese c'è un ordine rigido delle parole
nella frase o i phrasal verbs per esprimere diverse sfumature). Il tedesco è ancora una via
di mezzo ed è ancora considerato una lingue flessiva in quanto ha le declinazioni.
L’accento quindi non è subito registrato per iscritto, non è un fenomeno visibile, ma ha
iniziato proprio una corrosione della struttura della parola. Nelle lingue romanze ad
esempio l’accento &egra
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.