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Dittature anni '30

L’Europa per tutti gli anni '30 viene definita come il periodo in cui si diffondono radicalismi di estrema destra e radicalismi di estrema sinistra. È quello che guida la Terza Internazionale ed è quello dell’Unione Sovietica. In Italia in quegli anni abbiamo il fascismo e in Germania il nazismo con Hitler. Nonostante ci siano questi due paesi che effettivamente imperano in questo periodo, gli anni ’30 sono gli anni dei totalitarismi europei, perché in diverse nazioni europee seppur questi fenomeni non abbiano lo stesso successo, hanno una certa affermazione.

Quando nasce il fascismo viene preso a modello da molti altri Paesi, per esempio anche dalla Germania. In Germania il potere Hitler lo prende 11 anni dopo il fascismo. Tra questi due fenomeni ci sono molte analogie ma hanno anche molte differenze. Per esempio, abbiamo visto che le più grosse sono riferite al fatto che mentre l’Italia di Mussolini nonostante gli sforzi, soprattutto dagli anni ’30 in poi, nel cercare di arrivare a un passaggio da un regime autoritario a un regime totalitario, non ci riesca per la presenza della Santa Sede, per la presenza del Re e vi era uno statuto albertino, che nonostante non venga utilizzato come dovrebbe, però di fatto è la legge dello Stato, rimane attivo per tutto il ventennio fascista. Nel nazional-socialismo questo non accade, nel senso che noi avremmo il potere concentrato tutto su un’unica persona, perché Hitler diventa Capo dello Stato, Capo della cancelleria e Capo del partito, quindi naturalmente un tipo di potere molto diverso. Seppur diciamo non significa che il regime autoritario non sia una dittatura, quello che voglio dirvi è che si tratta assolutamente di una dittatura, ma che non possiamo certo dire che è il livello di dittatura come quello tedesco proprio perché, Mussolini in qualche modo ha passato un ventennio ad accordarsi una volta con la Chiesa, una volta col Re, in qualche modo ha dovuto suddividere questo potere.

Quindi nonostante le leggi fascistissime, nonostante la pagina più brutta del fascismo italiano, quella delle leggi razziali, di fatto non riesce a costruire questo stato totalitario sul modello di quello tedesco. Vi dicevo che le più importanti innovazioni del fascismo, l’ha fatto dal punto di vista economico, perché sostanzialmente nascono una serie di istituti in un periodo che è particolare dell’Italia, che è quello della crisi economica del 1929 che durerà fino al 1932. Quindi seppur questa crisi arriva tardi in Italia, comunque è un paese che deve difendersi, quindi anche nel caso italiano vengono utilizzate politiche deflazionistiche, anche in Italia si comincia con le grandi opere, quindi sostanzialmente la ricetta che viene utilizzata in Italia è simile un po' a quella che abbiamo visto in altri Paesi Europei.

Le innovazioni più grandi sono la nascita dell’IRI e dell’IMI che sono degli istituti che nascono come istituti temporanei, poi effettivamente diventano una grande macchina dell’utilizzo del fascismo, perché il fascismo attraverso questi 2 istituti riesce a gestire l’economia italiana, soprattutto con l’IRI che nasce come istituto che avrebbe dovuto occuparsi non del finanziamento ma di rilevare le aziende in crisi, mentre poi si trasforma invece in un istituto che è molto presente in economia. Infatti non si occupa solo di acquisire aziende o acquisire banche che sono in crisi, ma si occupa per esempio dello sviluppo economico del Mezzogiorno, dello sviluppo delle telecomunicazioni, delle strade, eccetera.

Badate bene, questo è uno stato che interviene in maniera continua in economia ma è anche uno Stato che ha le redini della borsa economica perché attraverso questi istituti riesce a gestire il settore bancario, così come quello industriale. Quindi nonostante i passi che Mussolini fa dalla metà degli anni ’30 in poi, cioè dall’attacco dell’Etiopia in poi effettivamente non riesce a creare questo regime totalitario. Non ci riesce per la Chiesa, non ci riesce per lo Stato, per la verità non ci riesce neanche per un altro motivo, cioè nel fatto che nel fascismo italiano il centro del potere è lo Stato. Cioè lo Stato è il centro propulsore del potere fascista e non il Partito, come avviene in Germania e come avviene nella dittatura staliniana, è il Partito in quelle due dittature a gestire ed essere il centro nevralgico del potere.

In Italia è lo Stato e noi lo possiamo vedere già dalle leggi del 1926, in cui Mussolini con tutta quella serie di leggi che emana dà un potere molto esteso ad una particolare mansione svolta all’interno della pubblica amministrazione, che è quella del prefetto. Il prefetto non giura fedeltà al partito fascista, il prefetto è la rappresentanza del Governo del ministro dell’interno all’interno del territorio italiano. È vero che si tratta di un ministro a servizio fascista ma comunque rimane all’interno della nomenclatura statale e non all’interno del Partito. Al prefetto in quanto tale, Mussolini dà grandi poteri per esempio: ha una supremazia maggiore rispetto ai rappresentanti nel partito del territorio. Esempio di Mori in Sicilia era un prefetto molto più importante della sezione del fascismo di quella zona per esempio dell’onorevole Cucco che addirittura fa arrestare, o dell’onorevole Di Giorgio che era stato anche ministro del primo Governo Mussolini.

Il prefetto ha il potere assoluto all’interno del territorio nel quale esso svolge questa mansione, a differenza di quello che accade nelle altre dittature.

Conclusione

Quindi il partito fascista come struttura politica non riesce a centralizzare il potere come accade in altre dittature europee, mantenendo invece un equilibrio tra Stato e Partito sotto la leadership di Mussolini.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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