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Gli anni 30 e le risposte alla crisi del 1929

Diffusione della crisi

L'economia mondiale, per la prima volta dopo le guerre napoleoniche, si trovava in una fase di ristagno. Molti paesi, in risposta alla crisi, attuarono politiche protezionistiche e avviarono un periodo di alti dazi sfavorendo il commercio internazionale. Nel 1930 gli USA adottano nuove tariffe, dando via a un lungo periodo di guerra tariffaria (protezionismo) seguita dal crollo del gold standard. Il commercio internazionale collassa e la crisi si diffonde attraverso il mercato internazionale dei capitali a causa di un'assenza di cooperazione; ogni paese cerca di uscire dalla crisi per conto suo, inoltre la riduzione del credito internazionale causa grossi problemi ai paesi debitori.

Il caso inglese

La ripresa inglese inizia in seguito all'abbandono della parità aurea (1931). Adotta una politica protezionistica: i rapporti più stretti con le colonie fanno sì che la crisi sia più moderata, nonostante questo, importanti furono l'aumento della disoccupazione e delle tensioni sociali strettamente collegati all'aumento del fallimento delle imprese. Il governo decide di sostenere la domanda interna solo a partire dal 1938, quando le preoccupazioni per il riarmo della Germania si fecero più intense. Riconosce, inoltre, la perdita dell'egemonia in campo finanziario e l'abbandono al libero scambio.

Il caso francese

La crisi inizialmente non è così forte, la caduta del PIL 29-30 è meno forte, però a differenza dell'Inghilterra ha più difficoltà a uscirne. Questo è dovuto dal fatto che tiene la parità franco-oro. Nel 1936 vengono aumentati i salari e ridotte le ore di lavoro seguita da una brutta reazione della classe imprenditoriale che porta a una svalutazione del franco. Si verificò una crisi delle istituzioni: governi deboli di breve durata e il paese risulta essere fortemente diviso (questi fattori spiegano la sconfitta del 1940). Durante l'occupazione tedesca, il governo Petain seppe migliorare la produttività grazie a un piano decennale di modernizzazione degli impianti.

Il caso italiano

La crisi qui è molto dura, Mussolini non svaluta la lira. Fino alla guerra di Etiopia non ci riprendiamo. Tre cose importanti:

  • La crisi finanziaria per noi è anche crisi delle grandi banche, poiché hanno nel portafoglio i titoli delle imprese che falliscono, rischio gravissimo, caduta delle tre più grandi banche, allora Mussolini salva queste banche attraverso due enti pubblici (IRI, compra le azioni dalle banche, risultato è che usciamo dalla crisi con la creazione di uno stato-imprenditore;
  • Intervento dello stato (IMI e IRI)
  • Politica estera aggressiva, cerchiamo di far sloggiare gli inglesi dal Mediterraneo, da lì l’alleanza con la Germania, risposta militare alla crisi del '29.
  • Inoltre viene adottata l’autarchia.

Il caso tedesco

I governi democratici non furono in grado di sostenere la crisi, anche a causa del ritardo alla sospensione delle riparazioni che obbligarono il paese a mantenere il gold standard; furono inoltre adottate politiche di bilancio che causarono un disastro a livello produttivo ed economico. Questa situazione venne sfruttata dai partiti estremisti che seppero raccogliere consensi dal malcontento generale della popolazione, soprattutto il nazionalsocialista di Hitler che nel 1933 diventa cancelliere anche senza il 50% dei voti. Il nazismo in primo luogo rilancia l'occupazione attraverso un piano di investimenti nell'edilizia e nei trasporti (fonda la Volkswagen), attuato aumentando la spesa pubblica e alla creazione di certificati di credito utilizzati solo dalle banche e dalle imprese, emessi dalla ReichsBank (non poteva elargire moneta).

Hitler trasferisce somme di denaro alle famiglie in difficoltà a condizione che solo uno in famiglia lavorasse (donne a casa). Nel 1936: piano quadriennale di riarmo, aggressione contro gli ebrei, colpevoli della situazione finanziaria che aveva travolto la Germania gli anni precedenti. Rafforzano così tanto il settore di guerra (attraverso spese pubbliche) che voleva ampliare le aree di controllo tedesco basata su una guerra lampo. Altro obiettivo era l'abbattimento del comunismo. Valorizzazione della grande industria e dell'industria chimica che risponde ai progetti autarchici (sostituire le importazioni, si scoprono prodotti nuovi e creazioni di nuovi materiali). Grandi progressi anche in campo scientifico, i tedeschi saranno i primi ad arrivare agli aerei a reazione e ai razzi. Il meccanismo che Hitler mette in campo da una parte è efficace, popolo che aveva riacquistato un senso di grandezza. Il progetto che mette in campo ha bisogno della guerra.

Il caso americano

Viene eletto Roosevelt, che propone un cambiamento, non ben definito all'origine: New Deal, idea che lo stato debba intervenire, non si può tollerare questa progressiva degenerazione del sistema economico (intervento statale + abbandono gold standard):

  • Vengono stimolati i consumi
  • Interventi in opere pubbliche e infrastrutture
  • Programmi per ridurre disoccupazione
  • Sostegno al settore agricolo: AAA (aumento prezzi prodotti agricoli)
  • Sostegno industriale controllando produzione e prezzi: NRA
  • Si cerca di migliorare la distribuzione del reddito con misure sociali come il Wagner Act (riconoscimento ufficiale dei sindacati) e il Social Security Act (revisione sistema pensionistico e assicurazioni contro la disoccupazione).

Il caso giapponese

Il governo cade in mano di partiti nazionalisti e imperialisti, si abbandona il gold standard, aumenta la spesa militare e quindi, politica estera aggressiva, si scontra con americani e inglesi, da qui asse Roma-Tokyo-Berlino. La crisi in Giappone è appena accennata e poi c'è una fortissima ripresa.

La seconda GM e la costruzione di un nuovo ordine internazionale

La seconda GM si combatte soprattutto sul fronte economico ed è una guerra totale in quanto si combatte su tutti i territori (esclusa America) ed è la più grande mai vista prima per potenza e durata. Vengono bombardate moltissime città, gli obiettivi dei bombardamenti erano soprattutto le strutture economiche e le infrastrutture per impedire il nemico di avanzare/avere rifornimenti. I mezzi di distruzione, grazie al progresso tecnologico, sono diventati molto efficaci (bombardamenti, sbarchi e bomba atomica). La spesa militare negli anni del conflitto supera ampiamente il 50% del PIL nella maggior parte dei paesi belligeranti. È una guerra di risorse: la moltiplicazione delle risorse usate durante il conflitto è resa possibile dal riassorbimento dei fattori fino ad allora sottoutilizzati (es. lavoro femminile) e soprattutto dal contenimento dei consumi. Dove si combattono nascono le tessere annonarie, le famiglie in base ai suoi membri può ritirare un determinato numero di beni. In Italia sarà molto fiorente il mercato nero.

La guerra ha costi umani pesantissimi: 40 milioni di morti e 15 milioni tra feriti e invalidi (colpita in grande parte la popolazione civile, basti pensare all'Olocausto). Russia e Cina sono i paesi che hanno subito più perdite umane mentre le perdite materiali più consistenti si registrano nell'Europa dell'est. Distruzioni e costi della guerra:

  • Impianti industriali = non subiscono pesanti danni tranne nella zona dei bombardamenti. Danni sono concentrati soprattutto nei settori chiave quindi energia, carbone e acciaio. Tuttavia il potenziale industriale aumenta.
  • Trasporti = settore più colpito
  • Agricoltura = Forte caduta produttiva, i raccolti vengono sequestrati. L'Europa alla fine della guerra si trova nella fame, gli americani dovranno mandare cibo a questi paesi.
  • I redditi cadono ovunque eccetto nei paesi neutrali e la Gran Bretagna. Caduta soprattutto nell'Europa dell'est (risultato delle spese militari).

Il commercio: Durante il conflitto il commercio viene sconvolto, gli scambi avvengono solo tra paesi alleati. Gli Stati Uniti ne traggono un grande vantaggio, diventando i rifornitori di quasi tutta Europa. Forte interferenza tedesca nel commercio dei Paesi occupati.

Mercato del lavoro: Anche qui sono presenti alcune novità. In primo luogo durante il conflitto si fece largo ricorso al lavoro femminile. Cresce l'impiego della manodopera straniera. Nei paesi occupati cresce notevolmente la disoccupazione per la mancanza di materie prime e difficoltà nel t...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher margheritamalossi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Besana Claudio.
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