Americanizzazione negli Stati Uniti del Sud nel dopoguerra
Negli Stati Uniti del Sud nel dopo guerra, il razzismo nei confronti della comunità di colore rimase molto forte. Negli Stati del Sud razzismo voleva dire innanzitutto “Apartheid”, cioè legislazione discriminatoria contro i neri. Continuava ad agire pure il “Ku Klux Klan”, organizzazione segreta razzista, che raggiunse proprio negli anni 20 il massimo della sua forza con due milioni di iscritti. Furono commessi apertamente atti di notevole crudeltà, arrivando anche all’omicidio e spesso con la tacita approvazione della legge.
Anche negli Stati del Nord, non mancavano i pregiudizi, che aumentarono con l'immigrazione di grandi masse di neri, provenienti dalle aree rurali del Sud. Al problema del razzismo si unì la paura del comunismo. Era il tempo, in cui in Russia trionfavano i bolscevichi e un'ondata rivoluzionaria percorreva l'Europa. Negli Stati Uniti la paura dei rossi era infondata, però anche le paure irrazionali possono avere grande peso politico.
L'anticomunismo era condiviso da buona parte dell’opinione pubblica americana e condizionò molte decisioni della vita pubblica. L'episodio più famoso fu l'ingiusta condanna a morte di due anarchici italiani, Bartolomeo Sacco e Nicola Venzetti, probabilmente dovuta alla loro origine italiana.
L'idea della rivoluzione sociale
Gli americani ritenevano l'idea della rivoluzione sociale estranea alla loro cultura, quindi i rivoluzionari potevano essere solo immigrati, che spesso erano ritenuti incompatibili, anche per ragioni culturali o religiose, con “l’American way of life” (stile di vita americana). Alla fine venne varata una legislazione sull'immigrazione, imperniata sul principio della proporzionale etnica, con l’idea di privilegiare la supremazia numerica dell'elemento europeo nordico. Il flusso migratorio dagli altri paesi diminuì bruscamente.
Il proibizionismo
Un altro fenomeno nato in questo periodo storico fu il “proibizionismo”, legato al commercio degli alcolici. Il movimento d'opinione, che lo promosse, lo definì come un nobile esperimento, inteso a riportare il paese alla virtù dei padri fondatori: disciplina degli istinti e disposizione al sacrificio e al lavoro. Come conseguenza, si venne a creare un gigantesco mercato illegale e si formarono grandi organizzazioni di contrabbandieri, formate prevalentemente da criminali e gangster. Il proibizionismo venne abolito nel 1933.
Gli Stati Uniti coltivavano il razzismo; perseguitavano i militanti, veri o semplicemente sospettati, dell'estrema sinistra; indulgevano al proibizionismo. Avevano però una formidabile tradizione democratica, rinforzata dalla concessione postbellica del voto alle donne e tra gli anni 20 e 30, si mantennero su quel sentiero. Furono migliorate, in maniera evidente, le condizioni degli immigrati, quando la maggioranza prese atto del fatto che i nuovi arrivati erano capaci di americanizzarsi.
Molto bene si americanizzarono gli italo-americani di seconda generazione, nati cioè nel nuovo mondo. Alcuni raggiunsero un ruolo importante in vari ambiti, anche in quello politico; tra questi possiamo ricordare Fiorello La Guardia, deputato repubblicano al congresso. La Guardia era un uomo capace di muoversi con intelligenza nella realtà pluri-etnica; si rivolgeva ai suoi elettori sia in americano che in italiano o in yiddish (la madre era un'ebrea triestina); impersonava agli occhi dell'opinione pubblica la figura dell'italiano buono, che combatteva criminalità e corruzione. Su questa base sarebbe stato eletto sindaco di New York nel 1933 e successivamente nel 1937 e nel 1942.
Produzione e consumo di massa
Le speranze in America erano quelle proprie di una società aperta. L'apertura è data dalla capacità di garantire storicamente la mobilità sociale: il che vuol dire che ogni singolo cittadino ha sempre la possibilità di migliorare la propria condizione; questo riesce in particolare nei periodi di accentuato sviluppo economico. Va precisato che gli anni 20 furono raggianti solo negli Stati Uniti. Nel 1929, la produzione industriale era cresciuta, rispetto al 1913, del 75%.
In effetti gli USA entrarono per primi in una nuova era, caratterizzata dalla produzione di massa e dal consumo di massa. La produzione di massa richiede un grande incremento della produttività: ogni singolo lavoratore produce una quantità di prodotto maggiore rispetto al passato, ragion per cui il prezzo di vendita cala e il consumo di massa ne è il risultato.
Il taylorismo e la catena di montaggio
Cominciamo dalla produzione e dal modo in cui un ingegnere, Frederick Taylor, immaginò di perfezionarla. A suo avviso, bisognava:
- Analizzare scientificamente i singoli gesti di cui era composta l'attività di un lavoratore.
- Fare in modo che ogni lavoratore fosse indotto a modificarli uno per uno, fino a trovare il giusto modo di eseguirli.
Il taylorismo aveva un che di utopico. Una concreta soluzione venne proposta negli anni 1913/1914, negli impianti per la produzione delle automobili del grande industriale Henry Ford, nella città di Detroit. Qui venne realizzato un nuovo tipo di organizzazione del lavoro nota come “catena di montaggio”. Con il nuovo sistema, era il nastro trasportatore, spinto da un motore, a portare le vari parti dell’auto verso i lavoratori incaricati del montaggio. Mentre il prodotto semifinito viaggiava, ciascun operaio restava fermo nella sua postazione in linea, ai lati del nastro. Ognuno montava il pezzo che gli era stato assegnato, quando era il suo turno. Alla fine del percorso, grandi quantità di automobili erano pronte a invadere il mercato.
Nella nuova logica, il concetto di razionalizzazione del lavoro divenne fondamentale per la crescita economica e la trasformazione sociale.
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