Storia delle relazioni internazionali 15/16/17 aprile
Vietnam: da crisi regionale a crisi globale
Prima della guerra del Vietnam, nessuno pensava che gli USA fossero una superpotenza in grado di raggiungere i suoi obiettivi una volta definiti. Certo, vi era il modello alternativo sovietico-comunista, ma il vantaggio era sempre stato a favore statunitense. Il Vietnam era infatti una sfida tra modello USA e modello URSS. La guerra del Vietnam non ha un significato importante per gli equilibri geopolitici, ma quello che gli USA perdono durante il conflitto ('60-'75) è il ruolo degli USA come superpotenza e modello assoluto di democrazia. Per le generazioni post-Vietnam è difficile pensare al modello americano come qualcosa di completo ed efficiente. Non vi era solo la sinistra che criticava il modello americano, ma anche alcuni nazionalisti. Il modello statunitense sembrava eticamente giustificato.
La guerra per gli USA, dopo 13 anni di conflitto, significherà una sconfitta durante la quale dispiegheranno molte risorse. Il costo e la lunghezza di questa guerra producono sul piano interno delle conseguenze importanti, visto che Johnson si era preposto di attuare delle trasformazioni interne per la società statunitense, soprattutto sul fatto della discriminazione razziale dovuta a carenze educative e sanitarie. Queste problematiche erano già viste dall'amministrazione Kennedy, ma non saranno attuate. L'obiettivo principale dell'amministrazione seguente sarà proprio quello della Great Society, un piano di politica interna per trasformare il tessuto sociale interno con un focus sulla discriminazione sociale.
Questo nuovo sistema era già stato costruito in Europa mentre negli USA, visto il sistema capitalista, non si era ancora attuato. Viene attuata questa politica anche per affrontare le nuove sfide economiche, dal momento che gli USA cominciano a sentire la concorrenza Europea e Giapponese; problema che si amplierà sempre più. Johnson si interfaccia con la dimensione interna della politica. Il programma non riesce ad essere attuato per carenza di risorse, visti gli alti costi della guerra vietnamita che non permettono lo sviluppo del welfare interno. Gli USA devono affrontare una ribellione interna degli afro-americani e anche dei ragazzi che stanno arrivando alla maturazione lavorativa e non trovano lavoro. La crisi sul piano interno è parallela alla crisi d'immagine e credibilità degli USA come alleati. Il Vietnam del Sud rimane vittima infatti dell'incapacità statunitense come protettore; crisi del soft-power statunitense.
La guerra del Vietnam è importante perché mette gli USA in una posizione di debolezza, soprattutto in termini di credibilità economica e di modello sociale e culturale, spingendo a motivare gli USA alla ricerca della distensione.
Vietnamizzazione e la distensione di Nixon
Il passo successivo è la vietnamizzazione di Nixon, che viene eletto con un programma per mettere fine alla guerra in Vietnam. Cosa che si può raggiungere nel caso in cui si crei l'immagine forte e credibile di una scelta razionale statunitense per raggiungimento dei propri obiettivi e di un Vietnam forte. Questo significa che fra il 1969 e 1973 egli continua a dare risorse al Vietnam del Sud, ma vi è prima una lunga fase durante la quale il conflitto viene attuato per creare una sostanziale vittoria USA. Costi e dinamica bellica continuano, contribuendo all'indebolimento degli USA. La distensione di Nixon arriva per le difficoltà statunitensi.
Verso la grande distensione
La distensione è un processo che è portato avanti da USA e URSS che avviano un dialogo ed ha un terreno privilegiato nell'ambito nucleare; in realtà è un processo politico complessivo che mira a ridimensionare e a tenere sotto controllo lo scontro politico inevitabile per permettere la coesistenza competitiva in una fase di stallo, non eliminando la differenza fra i regimi e l'idea che ciascuno consideri l'altro erroneo: si può coesistere per il bene collettivo dell'umanità. È una forma di legittimazione e riconoscimento reciproco post guerra fredda.
Obiettivi strutturali
Gli Usa vogliono stabilizzare il conflitto per rilanciare su basi più realistiche la leadership globale, riguadagnando libertà d'azione. Negli anni della guerra del Vietnam, gli USA erano obbligati a fare delle cose che non volevano fare, ma non ne potevano fare a meno. Nixon inventa la dottrina Nixon: in Medio Oriente non bisogna sostenere tutti i nostri alleati, ma solo Israele, paese più sviluppato economicamente e militarmente. Il ridimensionamento degli impegni (over-stretching) avviene per mancanza di risorse.
L'obiettivo strutturale dell'URSS è il riconoscimento della parità strategica per proseguire la sfida globale riducendo i rischi e guadagnando tempo per un futuro socialista. L'URSS pretende dagli USA indeboliti, la legittimazione di "altra superpotenza" per poter combattere meglio e con più tempo a disposizione, utilizzando questi migliori rapporti per ottenere scambi economici e tecnologici. Non si abbandona la conflittualità, ma una realistica gestione delle diversità di amministrazione.
Si vuole inoltre ridurre i costi della corsa agli armamenti che sta comportando, da entrambe le parti, difficoltà interne. Gli USA necessitano di ripensare il loro impegno internazionale per pensare allo sviluppo economico interno. C'è poi anche la macchina economica sovietica che non funziona.
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