Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

• Sconfinamento (o debordo). Si verifica invece quando il cliente utilizza una somma superiore

all’ammontare massimo di credito messo a disposizione con una precedente apertura in conto corrente.

In questo caso il cliente pagherà la commissione sull’accordato e la commissione di istruttoria veloce.

L’apertura di credito in c/c può avere scadenza:

Determinata (non superiore a 18 mesi) la banca può recedere dal contratto solo per giusta causa,

come un mutamento delle condizioni patrimoniali dell’affidato.

Indeterminata (valida fino a revoca) entrambe le parti possono liberamente recedere dal contratto,

e la banca può essere sollevata dall’incarico senza giustificazioni.

Un ulteriore distinzione delle aperture di credito in c/c è rappresentata dalla presenza o meno di garanzie

collaterali, che possono essere personali o reali e che vengono chieste dalla banca e più raramente offerte

dal cliente. La ragione della richiesta di tali garanzie risiede nel maggior grado di rischio associato a tale

forma tecnica: ad esempio nel caso di un massiccio utilizzo della linea di credito da parte del cliente, la

banca dovrà impegnarsi a tenere a disposizione grosse quantità di denaro per fronteggiare le maggiori

uscite; dovrà essere quindi compito dell’ente creditizio verificare con attenzione il fabbisogno finanziario del

cliente.

Per quanto riguarda gli elementi di costo di tale operazione, si hanno principalmente gli interessi,

capitalizzati alla fine di ogni periodo e al momento dell’estinzione del rapporto. La determinazione del

tasso, che in genere risulta superiore a quelli delle altre operazioni di finanziamento, dipende dal grado di

rischiosità dell’affidato, della presenza di garanzie e dalla forza contrattuale del cliente. Anche le condizioni

dei mercati monetari e finanziari influenzano tale decisione. Per il cliente in possesso del fido, si applica la

commissione sull’accordato, che viene addebitata a prescindere dal fatto che il cliente sia andato

effettivamente in rosso o meno, viene calcolata trimestralmente e si quantifica nello 0,50 % del fido

accordato, proporzionata ai giorni del trimestre. Per i clienti che non hanno il fido si applica la

commissione di istruttoria urgente, proporzionata all’ammontare del rosso raggiunto. Abbiamo quindi 3

casi:

1. Cliente non affidato che si comporta come se lo fosse andando in rosso sul conto dovrà pagare la

commissione di istruttoria urgente (o veloce).

2. Cliente affidato che non eccede la somma concessa dal fido dovrà pagare la commissione

sull’accordato

3. Cliente affidato che eccede il limiti del suo fido dovrà pagare sia la commissione sull’accordato, sia

la commissione di istruttoria urgente.

Infine vanno aggiunti gli oneri rappresentati dalle spese di tenuta del conto, spese di invio documentazione,

bollo di legge.

2. Anticipazione su pegno . L’anticipazione su pegno è un contratto di prestito monetario a breve

termine garantito da pegno su merci e titoli (art. 1846 ss. C.C). L’operazione è costituita da un

contratto principale di prestito e da un contratto accessorio di pegno. Il debitore cede dei beni in

garanzia dell’adempimento degli obblighi assunti, perdendone la disponibilità ma non la proprietà; la

banca si impegna a conservare i beni, senza disporne, per tutto il tempo del finanziamento e a

restituirli all’estinzione del prestito. Solo nel caso di mancato rimborso la banca può vendere i beni

all’incanto, con la possibilità di soddisfarsi sull’ottenuto con prelazione sugli alti creditori. Il pegno

può essere costituito su merci, su valori mobiliari, su crediti (fatture, cambiali, depositi bancari e

postali, ecc.). Non tutti i beni possono costituire oggetto di garanzia: devono presentare

caratteristiche fisiche ed economiche che rendano non eccessivamente onerosa l’acquisizione e la

gestione qualora l’affidato dovesse rendersi insolvente. Preferiti dalle banche sono i valori mobiliari

altre categorie di crediti che, rispetto alle merci, presentano minori problemi di valutazione e di

conservazione. La maggiore difficoltà per la banca, soprattutto per quei beni che non sono oggetto

di ampie e frequenti contrattazioni sui mercati, è la stima del valore corrente del bene oggetto di

garanzia, e delle variazioni che tale valore potrà subire. Per questo le banche si cautelano

applicando uno scarto sul valore corrente dei beni. Normalmente tale scarto varia dal 20% al 50%

per i titoli, e dal 30% al 70% per le merci.

Sono due le forme tecniche di concessione dell’anticipazione:

In conto corrente: la banca mette a disposizione del cliente una linea di credito in conto

 corrente, grazie alla quale il cliente può effettuare prelievi fino a concorrenza del valore

nominale dell’anticipazione, determinato sottraendo al valore corrente del bene lo scarto della

garanzia. L’impresa può quindi utilizzare più volte il credito, ripristinando la disponibilità iniziale

mediante versamenti successivi. Il conteggio degli interessi avviene in via posticipata. La durata

dell’operazione viene fissata contrattualmente, ma si intende tacitamente prorogata se non

viene fatta una revoca entro i termini prestabiliti. Il tasso di interesse risulta elevato a causa

dell’elasticità dell’operazione, ed è variabile in base alla durata dell’operazione, alle

caratteristiche dei beni presi a pegno, alla misura dello scarto. Se è utilizzabile su conto

corrente, anche l’anticipazione risulta gravata dalla commissione sull’accordato e dalla

commissione di istruttoria urgente.

Per somma e scadenza fissa: il cliente viene accreditato del valore nominale diminuito degli

 interessi, calcolati in via anticipata per tutta la durata dell’operazione sull’intera somma,

indipendentemente dal suo effettivo utilizzo. Sono comunque interessi di importo inferiore

rispetto a quelli applicati per l’anticipazione in conto corrente. La durata dell’operazione non

supera i 6 mesi (3-4 mesi) nel caso di titoli, varia dai 6 ai 12 mesi nel caso di merci.

Il ricorso all’anticipazione può essere utile alle imprese che dispongono di merci eccedenti il loro normale

fabbisogno e che ha necessità facilmente individuabili sia dal punto di vista quantitativo che temporale.

Bisogna ricordare che le spese per la custodia e la gestione dei beni concessi a pegno sono a carico

dell’impresa. Per le banche, invece, tale operazione abbina una discreta redditività ad un rischio

relativamente contenuto, grazie alla presenza delle garanzie.

3. Riporto finanziario . (Meno diffuso) È un contratto nel quale il riportato trasferisce in proprietà al

riportatore titoli di credito di una data specie (in genere valori mobiliari) per un determinato prezzo e,

alla scadenza pattuita, il riportatore dovrà trasferire al riportato altrettanti titoli della stessa specie,

dietro rimborso del prezzo che può essere aumentato (riporto in senso stretto) o diminuito (deporto).

Nel riporto di banca la veste del riportatore è assunta dalla banca, mentre il riportato è un cliente

disposto a privarsi dei suoi titoli per avere disponibilità liquida. Il prezzo base dell’operazione, che

corrisponde all’ammontare del prestito concesso, è pari al prezzo corrente dei valori mobiliari

diminuito di uno scarto percentuale che varia a seconda della durata dell’operazione (non superiore

ai 135 giorni), della natura dei titoli, della quotazione dei titoli, della situazione del cliente. A

differenza di quanto avviene nell’anticipazione, nel caso di oscillazioni negative del titolo la banca

non può richiedere un supplemento della garanzia o una restituzione parziale del prestito, a meno

che non sia contrattualmente previsto. Le componenti di costo sono il tasso di riporto (fisso per tutta

la durata del contratto e determinato in via anticipata) e la tassa sul contratto (bollo da apporre sul

fissato, varia in relazione alla durata del contratto e alla tipologia del titolo). Il ricorso ad operazioni

di riporto è in genere effettuato da società finanziarie e assicurative che dispongono di elevati

quantitativi di valori mobiliari da poter essere alienati senza che l’attività possa averne pregiudizio.

VEDI TABELLA DIFFERENZE PAG 109

4. Sovvenzione cambiaria . Consiste nell’accredito del netto ricavo ottenuto dallo sconto di una

cambiale pagherò emessa direttamente dal cliente a favore della banca finanziatrice (pagherò

diretto). Il rischio è simile a quello dell’apertura di credito semplice in bianco perché non offre

garanzie di alcun genere, a parte la possibilità per la banca, a fronte del titolo che possiede, di porre

in essere un processo di esecuzione coattiva di recupero del credito. Gli elementi di costo sono gli

interessi (calcolati in via anticipata dalla data dell’operazione alla scadenza dell’effetto), la

commissione di incasso (in somma fissa), le eventuali commissioni (variano a seconda della

scadenza e sono calcolate sull’importo nominale della cambiale) e l’imposta di bollo.

13

Il ricorso a tale forma tecnica è da ricollegarsi ad operazioni che comportano esigenze finanziarie di

natura transitoria, connesse a temporanee espansioni degli affari dell’impresa affidata. L’operazione

non è tuttavia molto frequente.

Smobilizzo di crediti commerciali a breve termine. Consistono in un anticipo effettuato da un ente

creditizio a favore di imprese che detengono crediti mercantili nel proprio portafoglio. Tali operazioni sono

del tipo autoliquidabili, ovvero prevedono che i mezzi necessari al rimborso non vengano direttamente dal

finanziato, ma da un terzo, nella maggior parte dei casi dal debitore del sovvenuto stesso. Per usufruire di

tali operazioni di finanziamento l’impresa deve avere superato con esito positivo l’istruttoria di fido e

ottenuto una linea di credito da utilizzarsi come anticipo dei crediti commerciali in suo possesso. La

cessione del credito alla banca può essere pro solvendo, che permette alla banca di addebitare al

sovvenuto l’importo nel caso il terzo non rimborsi, o pro soluto, in cui la banca rinuncia ad ogni azione di

rivalsa nei suoi confronti. Le operazioni che fanno parte di questa categoria sono:

♦ Sconto bancario. È un contratto con il quale la banca, previa deduzione dell’interesse, anticipa al

cliente l’importo di un credito verso terzi non ancora scaduto mediante la cessione, salvo buon fine,

del credito stesso. L’operazione ha prevalentemente per oggetto titoli cambiari e si caratterizza

come operazione pro solvendo. Come per le operazioni di prestito anche qui vi è un antecedente

concessione di fido, che si accompagna ad un’analisi sul grado di solvibilità del debitore. Essa può

avvenire tramite l’utilizzo di un castelletto, tipico delle imprese che vi ricorrono sistematicamente, in

cui la banca predefinisce l’ammontare massimo degli effetti presentabili coincidente con il credito

accordato e che ha carattere rotativo, per cui la disponibilità originaria viene ricostruita ogniqualvolta

gli effetti scontati in precedenza giungono a scadenza e vengono regolarmente pagati; oppure può

essere in forma isolata, quando l’operazione assume carattere occasionale, ovvero quando

l’affidato si trovi a dover far fronte a esigenze finanziarie eccezionali e disponga comunque di effetti

bancari. Il costo per il cliente è rappresentato per la maggior parte dal tasso di interesse, calcolato

sul valore nominale del titolo dalla data dell’operazione alla scadenza dell’effetto, cui vanno

aggiunte delle commissioni e diritti accessori, connessi alle spese di carattere amministrativo

(commissione di incasso).

Le modalità di estinzione dell’operazione sono riconducibili a 3 fattispecie principali: il regolare

pagamento a scadenza dell’obbligato principale; il mancato pagamento dell’obbligato principale, per

cui la banca richiederà l’intervento del cliente scontista; il ritiro della cambiale prima della scadenza

ad opera del cliente della banca.

♦ Anticipo Ri.Ba. salvo buon fine. La Ri.Ba., ricevuta bancaria, è uno strumento di pagamento

dematerializzato, che pur non essendo un titolo di credito vero e proprio si comporta allo stesso

modo. L’operazione di anticipo Ri.Ba. salvo buon fine, detta anche “portafoglio salvo buon fine”

(s.b.f.), si concretizza nell’accredito su un conto transitorio (detto conto anticipi) di un importo

corrispondente al valore nominale degli effetti che vengono presentati per l’incasso, con valuta

postergata (posticipata) alla data di scadenza degli effetti medesimi. Il cliente affidato ha la

possibilità di utilizzare subito le somme resesi disponibili anche se ciò determinerà uno scoperto di

valuta che darà origine ad interessi passivi a suo carico. Le banche sono abbastanza propense a

concedere questo fido visto il suo carattere di autoliquidabilità. Anche questa operazione si

caratterizza per la determinazione di una cifra di castelletto, avente carattere rotativo, ma qui, prima

di determinare la somma da mettere a disposizione del cliente, si procede al raccoglimento degli

effettivi per gruppi di scadenze omogenee e alla definizione della “valuta adeguata”, calcolando la

scadenza media dei singoli gruppi ed aggiungendo al termine facciale un certo numero di giorni (da

10 a 20, a seconda della forza contrattuale del cliente).

La banca può concedere tale credito seguendo tre modalità di accredito sul c/c:

1) Accredito diretto sul c/c di corrispondenza : per un importo tale al valore degli effetti con valuta

adeguata; consente di avere immediata disponibilità delle somme, per il cui eventuale utilizzo il

cliente corrisponderà degli interessi per scoperto di valuta.

2) Utilizzo di conto transitorio fruttifero (conto anticipo s.b.f.) (più utilizzata): viene accreditato, con

valuta adeguata, del valore nominale degli effetti e contemporaneamente addebitato sul

medesimo importo, che viene reso disponibile sul c/c. ordinario. In questo modo si viene a

creare uno scoperto per valuta sul conto transitorio che darà origine ad interessi debitori per il

cliente.

3) Utilizzo di un conto transitorio infruttifero (conto evidenza s.b.f.) con applicazione di tassi

differenziati sugli scoperti di c/c: l’addebito degli importi avviene solo nel giorno di maturazione

della valuta, così da non produrre interessi a carico del cliente, il quale può comunque disporre

di una linea di credito di importo pari alla somma resasi disponibile sul conto transitorio.

L’autoliquidabilità che caratterizza tale operazione non consente al cliente di venire a conoscenza

del buon esito del pagamento: egli verrà informato solo in caso di insolvenza del debitore, solo dopo

un certo lasso di tempo. L’anticipo su portafoglio salvo buon fine è molto gradito dalla clientela

bancaria per l’elevato grado di flessibilità che lo caratterizza: consente agli utilizzatori di

commisurare il proprio indebitamento bancario alle effettive necessità della gestione finanziaria

d’impresa. Più oneroso risulta il ricorso al conto anticipo s.b.f., dove l’affidato deve sostenere un

costo per l’intero anticipo, a prescindere dall’effettivo impiego della somma di denaro resasi

disponibile sul conto. L’operazione di effetti salvo buon fine determina in ogni caso l’obbligo per il

cliente di corrispondere alla banca le commissioni d’incasso ed il rimborso delle spese da questa

sostenute in caso di eventuali insoluti.

♦ Anticipo su fatture. Molto simile all’anticipo Ri.Ba., è destinato a quelle imprese che non

dispongono di crediti cartolarizzati ma che tendono a regolare le loro transazioni attraverso bonifici

e giroconti. La banca mette a disposizione dell’affidato parte dell’importo (di norma il 70/80%)

risultante dalle fatture da questi emesse nei confronti dei suoi clienti, riservandosi di richiederne la

restituzione quando, decorso un ragionevole intervallo di tempo dalla scadenza prevista per il

regolamento delle fatture, non sia ancora avvenuto il pagamento. La banca usa un conto transitorio

fruttifero (c/anticipo su fatture) sul quale addebita con valuta postergata la somma, che viene

contemporaneamente girata sul conto corrente con valuta immediata. L’impresa ha così la

possibilità di smobilizzare crediti non ancora scaduti per fronteggiare esigenze di liquidità. Alla

scadenza la banca accredita al cliente anche la differenza non anticipata, trattenuta per eventuali

sconti o abbuoni concessi al debitore. Qualora la fattura risulti impagata la banca richiede all’affidato

le somme anticipate. Il costo, in genere, è solo il tasso d’interesse.

♦ Factoring. Un imprenditore (cedente) si impegna a cedere i propri crediti di natura commerciale a

breve termine ad un operatore specializzato (cessionario o factor), che può essere una banca o una

società di factoring, il quale a fronte di un compenso si assume l’impegno di curarne la gestione e

l’incasso, garantendone il buon fine anche in caso di insolvenza del debitore e di finanziare il

cedente mediante lo smobilizzo anticipato delle partite creditorie. Anche qui si distingue tra factoring

pro solvendo (cessionario chiederà al cedente la restituzione delle somme anticipate in caso di

inadempimento) e factoring pro soluto (factor non potrà più richiedere nulla al cedente in caso di

insolvenza del ceduto). Una seconda variante, diffusa soprattutto in ambito nazionale, riguarda

l’esclusione della notifica dell’avvenuta cessione del credito al debitore ceduto che continuerà ad

effettuare i suoi pagamenti al cedente cui competerà l’obbligo di versare prontamente i crediti

riscossi al factor. Le 3 caratteristiche richieste per i crediti ceduti sono: liquidità, disponibilità e

cedibilità. I crediti oggetto di factoring sono a breve termine, con scadenza compresa fra i 30 e i 180

giorni; invece la disponibilità del credito attiene alla sua effettiva esistenza e dunque alla possibilità

del factor di procedere regolarmente alla sua riscossione. Infine, la cedibilità comporta che il credito

non sia sottoposto a particolari condizioni o vincoli che ne possano ostacolare il trasferimento al

15

factor. Il costo complessivo dell’operazione è determinato da: commissione per servizio di gestione

e amministrazione, le spese di istruttoria, miranti ad accertare la capacità di rimborso del cliente, i

diritti fissi per ogni fattura ceduta, le spese di tenuta conto e il tasso di interesse sulle somme

anticipate.

I PRESTITI PER CASSA A MEDIO E LUNGO TERMINE. Durata superiore ai 18 mesi. Tale credito viene

spesso chiamato credito di scopo, per il quale cioè è necessario attribuire una stretta relazione tra prestito

erogato e finalità. E’ difficile determinare il grado di rischio poiché le scadenze sono protratte nel tempo e

risulta difficile la previsione dell’andamento futuro.

• Mutuo . Il mutuo è un “contratto con il quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di

denaro o di altre cose fungibili e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e

qualità”. Nella prassi bancaria definiamo il mutuo come un’operazione che prevede l’esborso di una

somma di denaro, la cui restituzione da parte del beneficiario avverrà secondo un piano di rimborso,

che stabilisce la periodicità e l’ammontare delle rate. La frequenza delle rate viene stabilita dalle

parti e può essere mensile, semestrale o trimestrale. Il ritardo o il mancato pagamento della rata fa

scattare gli interessi di mora.

Piani di rimborso:

Ammortamento a capitale costante (all’italiana): la quota capitale rimane invariata per tutta la durata

 del prestito, mentre la quota degli interessi diminuisce in quanto viene calcolata sul debito residuo.

Ammortamento a rata costante (alla francese): vi è una quota capitale crescente e una quota

 interessi decrescente e pertanto risulta di importo costante.

Ammortamento a rate crescenti: le rate aumentano di importo secondo un piano determinato

 Ammortamento balloon: le rate sono solo formate da interessi, il rimborso del capitale erogato

 scatta a scadenze fisse, di solito ogni 5 anni, per quote predeterminate.

Ammortamento a rata fissa e durata variabile: la rata rimane fissa ma il tasso variabile determina

 l’accorciamento o l’allungamento del piano di rimborso.

Il tasso di interesse applicato al finanziamento riveste un ruolo fondamentale per la determinazione della

tipologia di contratti di mutuo offerti alla clientela. I vari tipi di mutuo sono:

Mutuo a tasso fisso: tasso di interesse invariato per tutta la durata del finanziamento; avendo la

 certezza della rata il cliente potrà programmare meglio i propri flussi in entrata e uscita.

Mutuo a tasso variabile: tasso di interesse legato a parametri oggettivi di mercato (ai quali si

 aggiunge di solito uno spread).

Mutuo a tasso variabile con cap: tasso variabile ma se dovesse superare una soglia massima

 predefinita il cliente si limiterebbe a pagare un importo pari alla soglia “tetto”.

Mutuo a tasso variabile con rata costante: la rata rimane costante e l’incremento del tasso

 d’interesse porterà ad un allungamento del periodo di pagamento (e viceversa).

Mutuo offset: offerto principalmente a tasso variabile, si caratterizza per un importo della rata che

 varia al variare del denaro detenuto in giacenza su c/c. Quindi maggiore è la giacenza sul c/c e

meno si paga di interessi per il mutuo.

Mutuo misto: è prevista applicazione in tempi determinati e successivi sia del tasso fisso che del

 tasso variabile

Mutuo con tasso d’ingresso: per i primi mesi viene applicato un tasso ridotto, poi dell’usuale tasso

 fisso o variabile.

Ne consegue che ogni banca può arrivare a costituire prodotti ad hoc che possono soddisfare le richieste

del mercato e della propria clientela.

Al mutuatario viene concessa la facoltà di procedere all’estinzione anticipata del prestito, parziale o totale,

senza incorrere in penali (decreto Bersani-bis). La durata del mutuo varia dai 5 ai 30 anni, e talvolta arriva

sino ai 40. Data la durata protratta non è facile formulare previsioni sulla capacità finanziaria e reddituale

del mutuatario e per questo vengono richieste dalla banca delle garanzie reali al fine di assicurare la

restituzione del prestito. Tali garanzie sono normalmente ipoteche di primo grado sul bene oggetto

dell’operazione. Il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio ha decretato che l’importo massimo

erogabile deve essere pari all’80 % del valore dei beni ipotecati, anche se il limite può essere elevato al

100% se si prestano garanzie integrative. Le componenti di costo sono molto numerose: un ruolo

predominante è assunto dal tasso di interesse, a cui vanno poi aggiunte le spese notarili, il compenso

spettante alla banca per le spese di istruttoria, le eventuali spese di perizia per la valutazione della

garanzia, l’imposta sostitutiva (0,25 % del finanziamento), il costo relativo al premio di assicurazione contro

l’incendio e/o furto del bene. Le banche hanno l’obbligo di rendere noto un indicatore di onerosità globale

del finanziamento definito indicatore sintetico di costo (ISC), che viene espresso in percentuale

sull’ammontare del credito concesso. Per la legge anti usura le banche eroganti non devono superare il

tasso usuraio pari a 1,5 volte il Tasso Effettivo Globale (TEG) medio rilevato nel trimestre precedente per

categorie di prestito omogenee.

Grazie alla Legge Bersani del 2007 si sono resi più competitivi i mutui: è stato introdotto il concetto di

liberalizzazione nel mercato dei mutui. Una delle innovazioni più rilevanti riguarda l’estensione del concetto

di portabilità, ovvero la possibilità di trasferire liberamente il mutuo ad una banca differente, che propone

condizioni migliori, mediante un atto di surrogazione. In ogni caso, è comunque possibile procedere alla

tradizionale sostituzione del contratto di mutuo: a differenza della surrogazione, la sostituzione implica

invece l’estinzione del vecchio contratto e la contestuale stipula di uno nuovo. Occorre anche cancellare la

vecchia ipoteca per farne una nuova. Infine vi è la rinegoziazione che si caratterizza per la permanenza dei

contraenti originari e nella ridefinizione delle condizione economiche. Cambiamenti di un certo rilievo sono

poi stati operati anche con riguardo alla trasparenza sulle informazione che il mutuatario deve poter

ricevere: in particolare la banca deve rilasciare indicazioni a carattere generale (nome e indirizzo

dell’istituto e dell’intermediario) e di tipo personalizzato (riferite alla singola istituzione creditizia). Le

imprese che ricorrono al mutuo hanno come obiettivo principale il finanziamento di investimenti pluriennali,

o comunque a redditività differita. Accade però che, a causa dei numerosi controlli, passi del tempo fino

all’effettiva erogazione del mutuo. La banca può qui procedere a un prefinanziamento, che rappresenta

un’operazione accessoria e preliminare di erogazione di fondi rispetto ad un’operazione principale e

successiva; l’operazione deve comunque essere considerata unitaria a tutti gli effetti.

• Leasing . È una forma di finanziamento in cui, in cambio di un canone periodico, il cliente

(utilizzatore) ottiene la disponibilità di un bene strumentale alla propria attività, potendone

acquistare la proprietà al termine del contratto attraverso il pagamento di una quota prefissata detta

prezzo di riscatto. Sono 3 le forme di leasing più frequenti:

♦ Leasing finanziario. È un contratto mediante il quale una società (concedente o locatore) acquista

da fornitori terzi un bene mobile o immobile per concederlo in locazione ad un soggetto (locatario o

utilizzatore), per un periodo di tempo prefissato e dietro pagamento di un canone periodico di

leasing. Il locatore potrà scegliere sia il fornitore, sia il tipo di attrezzatura adatta alle proprie

esigenze e al termine del contratto l’utilizzatore potrà scegliere se restituire il bene, se rinnovare il

contratto con un canone inferiore al precedente o se riscattare il bene stesso (prezzo di riscatto).

Solitamente il leasing finanziario prevede un maxi canone alla stipula (10/20% del valore del bene),

canoni periodici mensili o trimestrali (a cui si aggiungono interessi, premio per l’assicurazione e

oneri amministrativi) e un prezzo di riscatto (1/2% del costo originario del bene). Tra i vantaggi del

leasing vi è certamente la deducibilità fiscale dei canoni di locazione, a condizione che la durata del

contratto non sia inferiore alla durata economica del bene stabilita da apposite tabelle ministeriali e,

l’assenza di garanzie reali. Tra gli svantaggi vi è senza dubbio l’impossibilità del locatario di

usufruire dei benefici spettanti al proprietario del bene, quali ad esempio la facoltà di utilizzare le

17

disposizioni fiscali in materia di ammortamenti anticipati e quella di avvalersi di leggi di rivalutazione

per il conguaglio monetario. Infine il locatore ha il diritto di ritirare il bene a fronte di inadempienze.

Nonostante gli svantaggi il leasing rappresenta per le piccole e medie imprese, che fanno fatica a

reperire capitale di rischio, una seria possibilità di investimento.

♦ Leasing operativo. Ha per oggetto beni di ampio mercato con caratteristiche standardizzate, dove

il produttore del bene assume anche la figura di locatore dello stesso (rapporto bilaterale). In questa

modalità di leasing il riscatto del bene è una scelta poco frequente, è un leasing focalizzato ad

avere la disponibilità temporanea di un bene strumentale. Tale genere di attività è comunque negata

alle banche dal testo unico.

♦ Lease back (o leasing back). Il cliente è sia fornitore sia utilizzatore del bene concesso in leasing,

nel senso che il cliente vende ad una società finanziaria il bene che gli verrà poi concesso in

leasing, con diritto di riscatto al termine del contratto. La finalità di questa operazione è ottenere un

autofinanziamento senza perdere l’utilizzo del bene, è solitamente una soluzione estrema adottata

da imprese in grave situazione di crisi.

Genericamente di parla di leasing strumentale con riferimento a tutti quei contratti fi leasing aventi ad

oggetto beni strumentali per l’attività di impresa. I principali sono:

Leasing immobiliare: ha ad oggetto beni immobili, durata piuttosto lunga (intorno ai 20 anni) e

 canoni indicizzati a parametri di carattere reale. Il prezzo di riscatto è definito attraverso

complessi calcoli che tengono conto del possibile aumento di valore del bene.

Leasing agevolato: è un normale leasing finanziario agevolato dalla pubblica amministrazione

 per imprese appartenenti a determinate categorie produttive o operanti in una determinata zona

geografica.

Leasing automobilistico: ha per oggetto autovetture o autocarri, vendute singolarmente o a

 flotte. Dietro il pagamento di un canone piuttosto elevato vengono forniti anche vari servizi

connessi all’auto (assicurazione, manutenzione, riparazione, sostituzione).

IL CREDITO AL CONSUMO. Sono tutti quei crediti accordati a soggetti diversi dalle imprese, indicati come

famiglie o consumatori o privati, per acquisire beni mobili e servizi destinati al soddisfacimento di bisogni

personali o familiari che esulano dalla attività imprenditoriale. Costituisce dunque uno strumento per

accrescere la capacità di acquisto attuale di un soggetto i previsione di future entrate, con le quali si darà

luogo al rimborso del prestito ottenuto. Il credito al consumo può essere:

Finalizzato: viene erogato con lo scopo di finanziare l’acquisto di specifiche categorie di beni ed è

o caratterizzato dal fatto che il finanziatore verifica che la somma venga effettivamente impiegata per

tale scopo. E’ riservato non solo alle banche e agli intermediari ma anche ai soggetti autorizzati alla

vendita di beni e servizi nel territorio italiano.

Non finalizzato: non prevede invece alcuna verifica sulla destinazione e il finanziatore si preoccupa

o solo della restituzione.

Il mercato del credito al consumo ha avuto negli ultimi anni un notevole impulso; è possibile attualmente

distinguere le principali tipologie di finanziamento in:

a) Prestiti personali (finalizzati e non). E’ la forma tecnica più diffusa. Si è soliti distinguere tra i prestiti

personali veri e propri dai finanziamenti rateali. Questi due tipi di prestiti hanno caratteristiche comuni: il

versamento iniziale avviene in un’unica soluzione mentre il rimborso segue un piano di ammortamento

con rate mensili costanti, con un tasso d’interesse fisso o variabile. La scadenza è di solito compresa

fra i 3 e i 60 mesi, e l’importo raramente supera i 15 mila euro; nei prestiti finalizzati in genere non

supera l’80% del valore del bene. Nell’ambito dei finanziamenti rateali, finanziamenti utilizzati

prevalentemente nel campo degli autoveicoli, dei mobili e degli arredi, il commerciante può assumere

un ruolo decisamente rilevante soprattutto quando viene chiamato ad effettuare una valutazione sul

merito creditizio del cliente.

b) Prestiti rotativi, che si dividono a loro volta in:

Scoperto di doppia mensilità (più tradizionale) che attribuisce al beneficiario di ottenere

 credito per un importo massimo al doppio della sua retribuzione mensile,

Una forma ibrida tra mutuo e apertura di credito in c/c, poiché prevede l’erogazione del prestito

 in un’unica soluzione, il rimborso determinato in base a un piano di ammortamento prestabilito e

la possibilità di riutilizzare fondi rimborsati dopo un certo numero di versamenti.

c) Prestiti contro cessione del quinto dello stipendio: prevedono l’erogazione in un'unica soluzione e un

piano di rimborso a rate estinte direttamente dal datore di lavoro in misura non superiore ad un quinto

della sua retribuzione, fino a completa copertura del prestito ottenuto, degli interessi e delle spese

relative. Se questo interrompe i versamenti la banca richiede il versamento al dipendente stesso. La

durata del rapporto dipende dall’ammontare dello stipendio percepito.

d) Con carte di credito. (Cap. 4, paragrafo 1)

L’offerta di credito al consumo delle banche ha due obbiettivi fondamentali: sfruttare le potenzialità del

segmento di mercato rappresentato dalle famiglie e fidelizzare ulteriormente la propria clientela attraverso

l’offerta di un pacchetti di servizi finanziari finalizzati al risparmio e all’incremento di capacità di spesa.

Il credito al consumo presenta spesso una molteplicità di costi, che spaziano dal tasso di interesse, alle

spese di istruttoria, alle commissioni per l’incasso. Sono questi elementi di costo che determinano una

differenza fra l’ammontare del tasso annuo nominale (TAN) e del tasso annuo effettivo globale (TAEG).

TAN = tasso annuo nominale. È il tasso espresso sul credito concesso senza considerare eventuali oneri

accessori.

TAEG = tasso annuo effettivo globale. Esprime l’effettivo costo del finanziamento, includendo anche gli

oneri accessori.

IL FINANZIAMENTO DELLE OPERAZIONI COMMERCIALI CON L’ESTERO. Tali strumenti non

presentano sostanziali differenze da quelli applicati nel mercato interno ad eccezione della specifica natura

mercantile delle operazioni cui si riferiscono e per il ruolo delle garanzie. Due sono le distinzioni che

vengono effettuate: la valuta di denominazione del prestito (finanziamenti in euro oppure in valuta estera) e

il soggetto della transazione commerciale che beneficia del prestito. Per ciò che concerne il beneficiario

dell’investimento si distinguono:

• Finanziamenti all’importatore, erogati direttamente a lui su richiesta dell’esportatore (come

anticipo). I finanziamenti all’importatore si distinguono in:

♦ Finanziamenti all’importatore, che sono prestiti veri e propri, erogati dalla banca in virtù di un

giudizio positivo sulla solvibilità dell’affidato indipendentemente dalla transazione

commerciale cui sono collegati.

♦ Prestiti ottenuti dall’importatore su iniziativa dell’esportatore o credito acquirente:

l’esportatore ottiene una linea di credito, tramite una banca del proprio paese, a favore

dell’importatore o preferibilmente di una banca, destinata al pagamento della fornitura. Una

volta ottenuto il pagamento della sua merce, l’esportatore non risulta più coinvolto. Il credito

acquirente soddisfa allo stesso tempo l’esigenza dell’importatore di ottenere un pagamento

dilazionato, e l’esigenza dell’esportatore di vedersi pagata immediatamente la merce. Costo

dell’operazione: interesse (solitamente variabile), spread rivedibile trimestralmente,

commissione calcolata sull’ammontare del credito, potenziali perdite derivanti dalle

oscillazioni del cambio della valuta.

• Finanziamenti all’esportatore per fornirgli i mezzi necessari alla produzione. Due sono i

finanziamenti all’esportatore: anticipo e sconto. L’anticipo all’esportatore (credito fornitore)

prevede l’anticipo di somme di cui l’esportatore risulterà creditore nei confronti dell’acquirente

19

estero, in relazione alla fornitura di beni e servizi. L’operazione si perfeziona attraverso la consegna

dei documenti di compravendita e che vengono trattenuti dalla banca fino a quando il debitore non

effettua il pagamento (documenti contro pagamento, D/P) o non accetta la scadenza (documenti

contro accettazione, D/A). L’anticipo viene di norma concesso sul 50-90% del valore totale della

merce. La durata dell’operazione dipende dai tempi stabiliti per la fornitura. Il costo dell’operazione

è dato dagli interessi, dalle commissioni e dalle eventuali perdite su cambi.

Oltre a queste operazioni, definibili di breve termine, l’esportatore è in grado di monetizzare

immediatamente gli importi presenti e futuri derivanti da operazioni commerciali attraverso l’operazione di

forfaiting: si intende come lo sconto pro soluto di crediti commerciali derivanti da esportazioni di beni

strumentali o servizi a durata pluriennale con pagamento dilazionato, senza possibilità di rivalsa nei

confronti del cedente. L’operazione di forfaiting è una sorta di factoring ma che opera a livello

internazionale. Gli strumenti utilizzati nel forfaiting possono assumere la forma di:

Pagherò cambiari emessi da acquirenti esteri a favore di operatori nazionali

o Tratte spiccate dagli esportatori nazionali sui propri clienti esteri

o Lettere di credito, cioè garanzie di pagamento emesse da istituti di credito

o

Prima di iniziare l’operazione l’esportatore dovrà contattare un forfaiter, intermediario specializzato

presente su una piazza finanziaria internazionale, che si assume l’obbligo di scontare il totale degli effetti

derivanti dall’operazione di compravendita ad un tasso definito contrattualmente per un periodo di tempo

stabilito. Il forfaiter non accredita il 100% dell’ammontare degli effetti ma fissa un tasso di sconto, la cui

misura varia in base alla durata dell’operazione (comunque sempre di medio/lungo periodo), al grado di

influenza del rischio politico. Per tale impegno gli viene riconosciuto un compenso nella forma di

commissione. L’onerosità complessiva è piuttosto rilevante e può essere ridotta grazie all’intervento della

SIMEST (società per azioni fondata per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese

italiane) che può concedere agli operatori commerciali che rifinanziano la propria fornitura, un contributo in

conto interessi a condizione che vengano rispettate le condizioni legate alle modalità di pagamento

previste.

I PRESTITI IN POOL. La continua crescita del fabbisogno finanziario delle grandi imprese ha indotto le

banche a consorziarsi nella cessione di finanziamenti che superano il potenziale creditizio dei singoli istituti,

secondo uno schema associativo denominato “pool bancario” o prestito sindacato. La struttura in pool

comprende un certo numero di banche operanti sia a livello nazionale che internazionale. Il costo sostenuto

dal beneficiario del prestito (borrower) è costituito dagli interessi (liquidati posticipatamente su base

trimestrale) e le commissioni. I finanziamenti in pool non prevedono il rilascio di garanzie reali, ma è

previsto l’inserimento di alcune clausole contrattuali (covenants) che comportano la revoca del credito in

caso di non osservanza degli obblighi prefissati. I prestiti in pool possono a volte condurre ad una

sottovalutazione del grado di rischio dell’operazione, a causa della prassi di delegare alla capofila sia la

fase di istruttoria sull’affidato sia quella di monitoraggio del rapporto.

Linee di credito. I prestiti in pool possono assumere diverse forme tecniche:

♦ Stand by. Con questa formula il cliente ha a disposizione una linea di credito scadenzata, a breve o

medio termine, con facoltà di poterla utilizzare in maniera ripetuta nel tempo, anche per importi parziali.

Ciascun utilizzo avviene per un importo prefissato, comunicato alla banca con preavviso scritto non

inferiore a 10-15 giorni, e per un periodo di tempo determinato, variabile da 1 a 3 mesi. Al termine il

debitore potrà rinnovare l’utilizzo per il medesimo ammontare o per un importo diverso, oppure

rimborsare il prestito, senza ulteriori prelievi, restando costretto a pagare una commissione di mancato

utilizzo. Gli interessi vengono conteggiati trimestralmente e a questi si aggiungono le commissioni

stabilite e l’imposta sostitutiva, qualora il prestito superi i 18 mesi. In caso di ritardo nel pagamento, il

debitore è tenuto a pagare degli interessi di mora. Vi è la possibilità di recedere il contratto con

preavviso 60-90 giorni, solo in caso (per la banca) di gravi motivi. Non è previsto il rilascio di garanzie

reali. Alcune varianti dello stand by sono:

1. L’umbrella facility

, in cui si riconosce la facoltà di usufruire del credito non ad un singolo soggetto

ma alle società appartenenti ad un medesimo gruppo, per le quali quest’operazione risulterà più

vantaggiosa; può essere inoltre prevista la possibilità di erogare il prestito in una o più valute.

2. La stand by ad utilizzo misto , che prevede la facoltà di utilizzo del credito sia mediante prelievi,

sia attraverso l’emissione di cambiali finanziarie o titoli a breve, di cui le banche del pool si

impegnano a garantire il buon fine.

♦ Evergreen. A differenza della stand by, questa è una linea di credito a revoca, priva cioè di una precisa

scadenza, che consente al debitore di utilizzare i fondi più volte, per importi anche parziali, senza

necessità di rimborsare i prelievi prima di effettuare ulteriori utilizzi. La durata si determina solo al

manifestarsi di una delle parti di recedere il contratto che deve essere con un congruo preavviso: 6-15

mesi per le banche e 90-60 giorni per il cliente, anche se talvolta dietro pagamento di una penale.

L’utilizzo dei fondi viene preceduto da preavviso scritto dell’affidato. La differenza rispetto alla stand by

è innanzitutto l’assenza di un’imposta sostitutiva in quanto l’evergreen, essendo a scadenza

indeterminata, viene assimilata ai crediti di breve periodo. Inoltre questa presenta una natura di credito

aperto che può quindi aumentare ogni trimestre per l’ingresso nel pool di nuove banche, o ridotto

mediante recessione. Il grado di elasticità che caratterizza l’evergreen ne consente l’utilizzo da parte di

imprese che devono finanziare gli investimenti a rapido ritorno ma con flussi di reddito non costanti, o

che si caratterizzano per l’alternanza di flussi di cassa e quindi per un certo grado di incertezza nella

determinazione delle entrate. A tutela delle banche è posto l’obbligo per il cliente di preavvisare con

anticipo la richiesta di rinnovo e la facoltà per la banca di negare tale possibilità. In questo modo le

banche accettano nuovi ulteriori utilizzi solo verso quella clientela che, tramite un’elevata mobilità del

conto, è in grado di fornire un adeguato equilibrio finanziario.

♦ Bid Line. La principale differenza rispetto alle precedenti è la presenza di due gruppi di istituti

finanziatori:

- Le banche partecipanti

, che offrono i fondi secondo un meccanismo di asta competitiva sui tassi di

interesse, in forma di anticipi con scadenza periodica.

- Le banche sottoscrittrici , che rappresentano la linea di riserva e garantiscono comunque all’impresa

beneficiaria, a prescindere dal risultato dell’asta, la quota di credito sottoscritta a fermo.

La procedura si svolge in 5 fasi:

1) L’impresa invia preavviso irrevocabile alla banca manager con l’indicazione dell’importo.

2) La banca capofila trasmette la richiesta alle banche partecipanti che formulano un’offerta in termini

di quantità e di prezzo (BID).

3) La banca capofila ordina le offerte in base al prezzo.

4) Se l’importo richiesto è inferiore all’offerta si utilizza il credito di prima linea offerto dalle banche

partecipanti

5) Se l’importo richiesto è superiore all’offertasi utilizza il credito di riserva messo a disposizione dalle

banche sottoscrittrici.

Anche la Bid Line prevede una scadenza a revoca per la quale è previsto un preavviso diverso per le

banche e per il cliente. Nemmeno in questo caso verrà applicata l’imposta sostitutiva.

♦ Step Up. Prevede una divisione in due tranche di finanziamento, delle quali solo la prima prevede un

utilizzo certo e integrale, che si realizza attraverso un’unica erogazione sulla quale vengono pagati gli

interessi in via posticipata. La seconda verrà utilizzata solo su richiesta e nella misura stabilita

dall’impresa beneficiaria e sarà erogata in una o più soluzioni, in un periodo di tempo da 1 a 3 mesi. La

21

parte non prelevata verrà gravata della commissione di mancato utilizzo. La step up presenta in genere

scadenza inferiore a 18 mesi. Tale forma è quindi meno elastica delle evergreen, in quanto una tranche

deve essere utilizzata in misura completa, ma al pari di questa consente all’impresa di avere a

disposizione uno strumento facilmente adattabile ai rapidi mutamenti che possono verificarsi nelle

esigenze di liquidità dell’azienda stessa.

I PRESTITI DI FIRMA

Tali crediti, concessi in forma non monetaria, hanno per oggetto l’assunzione di un’obbligazione da parte

della banca, ovvero una garanzia prestata a favore di un determinato soggetto. Quindi la banca non

concede direttamente denaro al cliente, ma gli concede credito in forma indiretta, obbligandosi verso terzi a

una determinata prestazione pecuniaria nell’interesse del cliente. Le ragioni che stanno alla base di una

richiesta di credito non monetario sono: la più agevole conclusione di transazioni di natura mercantile; la

partecipazione a gare, appalti o aste; la possibilità di accedere a particolari segmenti di mercato dei

capitali. Le forme tecniche di crediti di firma tipici della banca sono:

• La fideiussione . L’art 1936 c.c. definisce il fideiussore come colui che, obbligandosi personalmente

verso il creditore, garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui. La sua peculiarità risiede nel

fatto che l’intero patrimonio del soggetto che presta la garanzia è a disposizione del creditore. Tale

forma presenta inoltre caratteristiche di accessorietà e solidarietà: ciò significa che essa non può né

sorgere né sussistere senza il fondamento di una valida obbligazione contratta da un determinato

soggetto. La fideiussione viene concessa da una banca a favore di un proprio cliente per garantire

l’esecuzione tempestiva e regolare di un’obbligazione da questi assunta. Le fideiussioni vengono

rilasciate in base a 3 criteri: durata del rapporto (con scadenza determinata, eventualmente

rinnovabile, e raramente a scadenza indeterminata), la natura dell’operazione e la caratteristica

dell’obbligazione garantita (si può assumere l’impegno di dare, di fare e di non fare). Il compenso

per le banca è solitamente rappresentato da una commissione percentuale calcolata sulla somma

garantita, da corrispondersi in via anticipata, e dal rimborso di eventuali spese sostenute per il

rilascio della garanzia stessa. Il grado di rischio solitamente non è molto elevato.

• Avallo . È una tipica obbligazione cambiaria, mediante la quale la banca (avallante) garantisce,

nell’interesse di un suo cliente (avallato), il pagamento di un titolo di credito, solitamente di natura

cambiaria. L’apposizione della firma della banca sulla cambiale, preceduta dalla formula “per avallo”

rappresenta la modalità con la quale la banca realizza il credito. Si applica soprattutto nelle

transazioni di carattere internazionale, dove l’avallo garantisce il pagamento della tratta spiccata

dall’esportatore sull’importatore. La remunerazione dell’operazione è costituita da una commissione

commisurata percentualmente all’importo garantito e variabile in relazione alla durata del titolo.

• Accettazione bancaria . Con quest’espressione si intende una cambiale tratta, con la quale

l’impresa ordina ad una banca di pagare, a favore del traente stesso, una determinata somma a

scadenza prestabilita. La banca accetterà la tratta solo se dalla preventiva istruttoria di fido il cliente

risulta assolutamente solvibile e necessiti fondi di rilevante ammontare per un periodo di tempo

definito (non superiore a 3 mesi). Il costo complessivo è determinato da due commissioni: la

commissione di accettazione (espressa in ragione d’anno ma rapportata poi alla durata del credito)

e quella di negoziazione, entrambe pagate in via anticipata, alle quali poi si aggiunge il tasso di

interesse oltre all’imposta di bollo.

• Credito documentario . Con questa forma si identifica qualsiasi pattuizione, comunque denominata

o descritta, che costituisce un impegno irrevocabile di una banca (emittente), normalmente assunto

su richiesta di un proprio cliente (ordinante), ad effettuare o a far effettuare ad un’altra banca

(designata) una prestazione, contro presentazione di documenti conformi, in favore di un

beneficiario. Tale forma risulta particolarmente efficacie nel commercio internazionale poiché

soddisfa allo stesso tempo le esigenze del compratore di disporre effettivamente della merce e del

venditore di ricevere il pagamento pattuito. Anche le banche lo cedono volentieri, poiché i crediti

sono distinti dal contratto di vendita e, come tali, non impegnano in alcun modo le banche. Tale

linea di credito ha una durata variabile a seconda delle forme tecniche che definiscono la natura

dell’impegno a carico della banca, che può essere:

Il pagamento a vista

o L’assunzione di un impegno di pagamento differito

o L’accettazione di una tratta spiccata dal beneficiario e il pagamento alla scadenza

o La negoziazione di tratte.

o L’onere di apertura di credito documentario è costituito dalle diverse commissioni che vengono

applicate in misura percentuale sull’importo garantito e di ammontare diverso a seconda

dell’impego richiesto alle banche.

CAP 4 – I SERVIZI BANCARI

GLI STRUMENTI E I SERVIZI DI PAGAMENTO E DI INCASSO

STRUMENTI CARTACEI DI PAGAMENTO

GLI ASSEGNI CIRCOLARI (A/C). E’ un titolo di credito all’ordine emesso da una banca (emittente), su

richiesta di un soggetto (richiedente) e che incorpora la promessa di pagare a vista una determinata

somma di denaro a favore di un terzo o a se stessi (beneficiario). L’ A/C prevede quindi generalmente 3

soggetti:

1. Soggetto richiedente: emissione dell’A/C non presuppone l’esistenza di un rapporto di c/c con la

banca; il richiedente però deve precostituire la provvista: infatti l’A/C è rilasciato solo dietro

versamento di una somma corrispondente al valore nominale dell’assegno. Poiché contiene una

promessa di pagamento firmata da una banca l’A/C è di sicuro buon fine viene accettato da tutti

come se fosse denaro contante. L’A/C non trasferibile (obbligatorio per normativa antiriciclaggio) è

gratuito; tuttavia, nel caso venga richiesto un A/C trasferibile (solo per importi inferiori a 1000€), i

costi sono rappresentati dall’imposta di bollo di 1,50 €.

2. Banca emittente: rilascia l’A/C solo con l’autorizzazione della Banca d’Italia

3. Beneficiario: una volta ottenuto l’A/C, può incassarlo a vista presentandolo anche a banche diverse

entro 30 giorni dalla data di emissione. Inoltre il beneficiario è soggetto ad un rischio di sottrazione o

smarrimento molto basso poiché grazie alla procedura di ammortamento si può ottenere

l’annullamento e la sostituzione dell’A/C con un duplicato.

Con riferimento alle caratteristiche tecniche l’A/C deve contenere per essere valido:

• Denominazione di A/C

• Promessa della banca emittente di pagare certa somma

• Nome della banca emittente

• Data e luogo di emissione 23

• Importo scritto in cifre e lettere

• Nome del beneficiario (non può essere emesso senza indicazione del beneficiario)

Nel caso in cui la banca a cui il beneficiario presenta l’A/C sia diversa dalla banca emittente, il documento

viene trasferito alla banca emittente e questa provvede ad addebitare l’importo e a spillare o troncare

l’assegno. Questa procedura può essere svolta anche elettronicamente dalla banca in cui il beneficiario

consegna l’assegno, di modo che alla banca emittente spetti solo il compito di addebitare la somma e si

giunga ad una smaterializzazione dell’assegno. L’ A/C è trasferibile mediante girata solo per importi inferiori

a 1000€ (norma anti riciclaggio); per importi pari o superiori è prevista solo la girata per l’incasso.

GLI ASSEGNI BANCARI (A/B). E’ un titolo di credito mediante il quale un soggetto (emittente/traente),

emettendo l’assegno, ordina alla banca (banca trattaria) presso la quale detiene il conto corrente di pagare

a vista una certo somma a terzi o a se stessi (beneficiario), prelevandola dal proprio c/c. Prevede quindi

generalmente 3 soggetti:

1. Emittente/traente: A differenza dell’A/C, in questo caso l’emittente dell’assegno è il traente e non la

banca. I presupposti sono: esistenza di un rapporto di c/c con la banca, deposito della propria firma

(specimen), convenzione di assegno per il rilascio di un libretto di A/B. Il rilascio degli A/B è gratuito

se emessi con la clausola “non trasferibile”; grava invece dell’imposta di bollo di 1,50€ per assegni

trasferibili richiesti con domanda scritta e di importo inferiore a 1000€. L’importo dell’A/B viene

addebitato al traente il giorno in cui il beneficiario si presenta in banca, mentre la valuta dalla banca

all’operazione coincide con la data di emissione indicata sul titolo.

2. Beneficiario. L’A/B è pagabile a vista se la banca del traente e quella del beneficiario coincidono,

altrimenti la banca renderà disponibili i fondi solo quando avrà avuto conferma della loro

disponibilità dalla banca trattaria.

Nel caso di assegno scoperto (assegno a vuoto), si può agire in via giudiziaria nei confronti del

traente solo se l’assegno è stato riscosso entro 8 giorni (nel caso di assegni “su piazza”, emessi ed

incassati nello stesso Comune) o 15 giorni (nel caso di assegni “fuori piazza”). Il beneficiario può

agire contro il traente ma mai contro la banca.

Per tutelare il beneficiario è stata creata la Centrale di allarme interbancaria (CAI), un archivio

informatizzato gestito dalla Banca d’Italia che memorizza i nomi di coloro che hanno utilizzato

illecitamente gli A/B, e gli estremi di tutti gli A/B smarriti, sottratti o revocati. Per chi emette assegni

scoperti o emette assegni senza esserne autorizzato, scattano sanzioni amministrative, l’iscrizione

al CAI e il divieto di emettere assegni per 6 mesi.

Con riferimento alle caratteristiche tecniche l’A/B deve contenere per essere valido:

• Denominazione di A/B

• L’ordine dato alla banca di pagare somma determinata

• Nome della banca che è designata a pagare

• Data e luogo di emissione

• Importo scritto in cifre e lettere

• Firma del traente (necessaria se emesso all’ordine)

Se l’A/B è emesso all’ordine, il trasferimento avviene mediante girata, se è emesso al portatore, mediante

la semplice consegna del titolo. Tuttavia sono trasferibili sono gli A/B con importo inferiore a 1000 €, per

importi superiori è prevista solo la girata per incasso. L’A/B può essere troncato elettronicamente solo per

importi inferiori o pari ai 5000€, altrimenti avviene il trasferimento tra le due banche e la troncatura

manuale.

(VEDI TABELLA DIFFERENZE A/C E A/B pag. 176)


ACQUISTATO

7 volte

PAGINE

29

PESO

82.81 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stikazzi94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Poli Federica.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia delle aziende di credito

Riassunto esame Economia delle Aziende di Credito, prof. Poli, libro consigliato Le Operazioni Bancarie, Borroni, Oriani
Appunto
Economia delle Aziende di Credito - 2° Parziale
Appunto
Lezioni, Economia delle aziende di credito
Appunto
Riassunto esame Economia, libro adottato Banca. istituzione ed impresa, Biasin
Appunto