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Il disegno della ricerca sociale

La ricerca scientifico-sociale

Natura della ricerca scientifico-sociale

La raccolta e l’analisi di materiale empirico viene qualificato come ricerca sociale empirica. La teoria delle procedure d’indagine che regola l’attività di ricerca sociale perché risponde ai criteri indicati è la metodologia delle scienze sociali. La ricerca scientifico-sociale si realizza mediante operazioni numerose, complesse e di varia natura, riconducibili a due tipi generali:

  • Ideazionali/concettuali (mentali): suscitano e regolano l’osservazione.
  • Osservative/tecniche (pratiche): esse servono a produrre materiale empirico sulla cui base si possa acquisire conoscenza nuova rispetto alla situazione dalla quale l’indagine è partita.

La metodologia consente di coniugare questi due tipi di operazioni, ciò vuol dire che i procedimenti e gli strumenti utilizzati nel corso dell’indagine devono non solo accordarsi con le regole metodologiche, ma altresì presupporre, anche logicamente, teorie sostantive che presiedano alle operazioni ideazionali. La teoria costituisce anzitutto una prospettiva, un modo di guardare i fenomeni, da cui derivano criteri di orientamento nello studio dei fenomeni stessi. Essa può incorporare, a diversi gradi di complessità:

  • Costrutti (concetti).
  • Ipotesi (relazioni tra costrutti).
  • Modelli (sistemi di organizzazione delle ipotesi).
  • Generalizzazioni (conclusioni estendibili, a vario grado di probabilità, dal fenomeno indagato alla classe dei fenomeni cui esso appartiene, o a una sottoclasse di essa).

In base a tali criteri si può articolare una tipologia di teorie:

  • Teorie generali o totali: sono reti concettuali che costituiscono un sistema di più enunciati connessi e possono essere estese a diverse “regioni di problemi”. Un esempio ne è la teoria struttural-funzionalistica del sistema sociale di Parsons. Secondo tale teoria un sistema sociale si configura come una complessa rete di posizioni di status, cui gli attori tendono a conformarsi attraverso lo svolgimento di un ruolo. Il sistema, inteso dunque come l’insieme delle relazioni di interdipendenza tra più elementi, è retto dal principio della propria conservazione e del proprio equilibrio. La struttura costituisce la componente stabile del sistema, sondata su modelli normativi e su alternative costanti. La funzione costituisce l’attività volta al soddisfacimento dei bisogni del sistema.
  • Le teorie speciali, specifiche o di medio raggio: sono reti concettuali che investono un circoscritto spazio problematico e che possono essere valutate nella loro adeguatezza e funzionalità a dar conto di un certo segmento di eventi sociali, orientandone l’investigazione. Si tratta di teorie di teorie intermedie fra le ipotesi di lavoro che si formulano durante la routine quotidiana della ricerca e le speculazioni basate su uno schema concettuale unificato che mirano a spiegare tutte le uniformità.
  • Gli orientamenti teorici generali: sono prospettive teoriche su questioni sostantive che forniscono alla ricerca un inquadramento generale.
  • Schemi concettuali: si ha a che fare con una rete concettuale collocata a un basso livello di generalità, elaborata con riferimento allo specifico problema di una situazione d’indagine.

Solo grazie alla teoria, cioè a un sistema di riferimento che funga da principio orientativo e ordinativo, i fatti diventano “significanti”.

Le operazioni di ricerca

Il successo di ogni sforzo scientifico dipende da tre elementi:

  • Una chiara identificazione degli oggetti da investigare.
  • Una teoria immaginativa relativa al modo in cui essi sono collegati.
  • Acute intuizioni sui problemi specifici dell’evidenza e dei dati che si dimostrano più adeguati per la materia di cui si tratta.

Complessivamente tali attività consistono in:

  • Formulazione del problema d’indagine.
  • Concettualizzazione del problema.
  • Progettazione e costruzione della base empirica.
  • Trattamento, elaborazione e analisi della base empirica.
  • Esposizione dei risultati della ricerca.

Formulazione del problema d’indagine

I fattori che possono orientare la scelta di specifici problemi d’indagine sono molteplici e assai vari. Quale che ne sia l’origine, un problema di ricerca costituisce sempre una domanda cognitiva, formulata rispetto a una generica situazione problematica, della quale essa rappresenta un ritaglio. Questi stessi ritagli problematici possono rivestire, in diverse situazioni di ricerca, un particolare interesse in quanto riferiti a specifiche classi di oggetti.

Un problema d’indagine empirica è sempre costituito, logicamente, da due elementi:

  • Un oggetto sociale.
  • Proprietà dell’oggetto stesso, che costituiscono lo specifico tema di studio.

Perché una ricerca empirica possa essere effettivamente avviata è inoltre necessario che se ne delimitino gli ambiti spaziali e temporali. Un problema di ricerca empirica è posto solo quando è chiaro quali proprietà s’intendono studiare, relativamente a quale oggetto o classe di oggetti, in quale ambito/contesto spazio-temporale, per quali ragioni e con quali finalità.

È dunque entro una più o meno definita e strutturata area di interesse e di obiettivi cognitivi che un problema/oggetto d’indagine prende forma. Merton, che tratta di questa componente della formulazione di un problema di ricerca in termini di rationale of question, distingue:

  • Theoretical rationale: le ragioni teoriche in base a cui si giustifica lo sforzo richiesto per trovare risposta a certi interrogativi. A queste ragioni teoriche possiamo riferire la possibilità di connettere ipotesi di ricerca ad una teoria, allo scopo di testarne l’utilità e l’adeguatezza nella specifica situazione d’indagine. In tal caso, la ricerca si configura come occasione di controllo della teoria stessa.
  • Practical rationale: sono quelle squisitamente pratiche, esse rinviano alla possibilità di applicare le conoscenze derivate dall’attività di ricerca, orientano un intervento di soluzione operativa relativamente al problema d’indagine.

Concettualizzazione del problema

Formulare un problema di ricerca nei termini che si sono indicati, significa concettualizzarlo. Il ricercatore viene progressivamente a mettere a fuoco gli aspetti parziali e specifici dell’oggetto che delimitano il suo problema di ricerca e che, anzi, in qualche modo lo costruiscono, rendendolo così passibile di investigazione. Il problema viene pertanto ridotto o tradotto in un insieme di nozioni che vengono verbalizzate e specificate nel loro significato, nonché connesse in uno schema concettuale che orienterà le operazioni di ricerca.

L’organizzazione del complesso delle ipotesi formulate ha dato luogo ad uno schema o modello concettuale, strutturate in tre aree.

  • Proprietà contestuali.
  • Rappresentazione sociale.
  • Proprietà individuali.

L’applicazione del modello richiede che siano raccolte informazioni pertinenti in ciascuna delle aree nelle quali esso si articola. Le ipotesi che orientano l’indagine determinano il fabbisogno informativo della ricerca, il contenuto delle informazioni che si ritengono necessarie e adeguate a costituire la base empirica sulla quale si dovrà fondare la risposta agli interrogativi che hanno orientato l’indagine.

Lo specifico oggetto sociale cui è interessata l’indagine è detto: unità di analisi e, per individuare l’esemplare o gli esemplari di essa che saranno studiati, il ricercatore deve concettualizzare lo stesso oggetto d’indagine e darne una definizione operativa. La definizione operativa dell’oggetto consiste nello stabilire i criteri in base ai quali s’individua appunto l’unità di analisi e, operativamente, si rende possibile l’identificazione e il riconoscimento degli esemplari che vi corrispondono. La definizione operativa dell’oggetto fa parte della formulazione e della concettualizzazione del problema di ricerca, tanto più che, nell’ambito di una concreta situazione d’indagine, all’applicabilità di tale definizione vengono posti i precisi limiti spazio-temporali che circoscrivono l’ambito di studio.

Progettazione della base empirica

La realizzazione pratica di un progetto di ricerca richiede:

  • L’individuazione della fonte dell’informazione che si reputa più adeguata alla circostanza: riguardo ad esse, si tende a distinguerle in:
    • Dirette: si traggono informazioni di prima mano, che non sarebbero disponibili altrimenti che in seguito alla progettazione e raccolta da parte del ricercatore, esse sono infatti costituite dal linguaggio e dal comportamento di individui o gruppi sociali.
    • Indirette: sono quelle presso le quali sono già disponibili le informazioni che occorrono al ricercatore, in quanto già raccolte da altri, esse costituite da documenti di diversa natura, da banche dati statistiche e amministrative.
  • La scelta della tecnica/procedura di rilevazione più idonea.
  • La messa a punto degli strumenti di raccolta delle informazioni.

Ai criteri di selezione delle unità di analisi e di rilevazione presiedono le strategie di campionamento. Esse consistono in un insieme di procedure che orientano il ricercatore nella selezione, appropriata alle caratteristiche e agli obiettivi dell’indagine che s’intende svolgere, dei casi che deve studiare relativamente ad una più generale popolazione: i casi selezionati costituiscono un sottoinsieme o porzione, detto campione.

Il ricercatore può ricorrere a procedure e tecniche di campionamento assai diversificate, riconducibili a due famiglie:

  1. Campioni probabilistici. Essi assicurano ad ogni unità di una popolazione di consistente numerosità una probabilità nota di entrare a far parte del campione. Sono caratterizzati dal ricorso a specifiche formule che rispondono alla domanda: quanti casi di una determinata popolazione devo osservare per averne un campione che ne sia sufficiente? I campioni probabilistici sono caratterizzati dal ricorso a particolari procedure che assicurano l’estrazione dei casi campione dall’universo della popolazione sia Casuale: la casualità del procedimento di estrazione costituisce condizione necessaria della rappresentatività del campione. Le procedure di estrazione rispondono alla domanda: quali casi devo osservare per avere un campione capace di rappresentare la popolazione di cui esso costituisce una porzione?
  2. Campioni non probabilistici. Essi sono di varia natura. Vengono utilizzati quando non si può ricorrere ad un campionamento probabilistico. Le situazioni di ricerca in cui vi si ricorre possono essere caratterizzate da:
    • Assenza di una lista di campionamento della popolazione universo d’indagine e impossibilità di rintracciare le unità di analisi in base ad un elenco di esse e di applicarvi le procedure di estrazione casuale.
    • Necessità od opportunità di condurre la rilevazione su un numero ridotto di casi, di cui il ricercatore può, o no, predeterminare alcune caratteristiche di base che è necessario che essi possiedano, nonché, la relativa numerosità.

La varietà degli elementi che entrano in gioco nella progettazione di un campione fa sì che si possa parlare di disegni campionari o disegni di campionamento. Le operazioni di ricerca inerenti a quest’area di attività sono volte a progettare dati che siano adeguati, nel contenuto e nella forma, alla materia trattata e agli obiettivi cognitivi dell’indagine.

Costruzione della base empirica

Per dare risposta al complesso degli interrogativi che hanno guidato l’indagine, il ricercatore deve materialmente costruire una base empirica, mediante la raccolta di informazioni funzionali ai propri interessi ed obiettivi cognitivi. La rilevazione sarà effettuata mediante procedure, le tecniche e i procedimenti scelti in sede di progettazione.

Nel campo della ricerca sociale, si è soliti distinguere tra:

  • Tecniche quantitative: caratterizzate dall’intento di rilevare molte informazioni su numerosi casi ad un elevato grado di formalizzazione.
  • Tecniche qualitative: sono caratterizzate dall’intento di acquisire informazione adeguate ad analizzare ambiti problematici interessanti non per le loro caratteristiche estensionali, ma in ragione degli approfondimenti specifici. Rientrano in questa tecnica, le tecniche che fanno capo ad operazioni di intervista, il cui modello tipico è il questionario. Essa rappresenta esemplarmente la situazione di ricerca in cui:
    • Il piano di rilevazione delle informazioni procede direttamente da un lavoro di concettualizzazione del problema assai analitico, tale da consentire la messa a fuoco di tutti gli aspetti relativamente ai quali è specifico interesse del ricercatore rilevare informazioni.
    • La rilevazione delle informazioni interessa diverse proprietà.

Facendo ricorso a questa tecnica, si assume come fonte di informazione il comportamento verbale di individui. Per la raccolta si avvale di uno strumento costituito da una serie di domande ed, inoltre, l’intervista con questionario si caratterizza per il fatto che sono già predisposte dal ricercatore diverse possibilità di risposta ad esse o ad una parte consistente di esse. Tale tecnica perciò viene detta strutturata o standardizzata. La standardizzazione della formulazione delle domande e del sistema di registrazione e codifica delle risposte corrisponde ad una definizione operativa delle proprietà dell’oggetto cui l’indagine è interessata, e assicura un certo grado di comparabilità alle informazioni rilevate, necessaria ad un loro trattamento aggregato.

La locuzione definizione operativa viene applicata alle caratteristiche dell’oggetto, per designare l’intero processo attraverso il quale i concetti che orientano un’attività di ricerca su alcune proprietà di un dato oggetto d’indagine vengano specificati nel loro significato, ridotti/tradotti in termini osservativi, ed interpretati empiricamente attraverso essi. Tale processo coincide con l’elaborato di Paul Lazarsfeld, in merito al passaggio dai concetti agli indici empirici. Questo modello si articola in quattro fasi:

  • Rappresentazione figurata del concetto.
  • Analisi dimensionale del concetto.
  • Individuazione e scelta degli indicatori.
  • Costruzione degli indici empirici.

Le fasi b e c coprono l’area del processo lungo la quale s’istituisce il rapporto di indicazione, cioè si congiunge un concetto astratto sul piano osservativo attraverso una serie di concetti ponte collocati a un più basso livello di generalità: le dimensioni del concetto e successivamente i relativi indicatori. Tra le fasi c e d vengono messi a punto espedienti fisici, cioè le variabili, attraverso le quali il ricercatore rileva e registra informazioni elementari in merito agli stati che le varie proprietà dell’oggetto assumono nei casi osservati. Nella fase d si realizza una sintesi di tali informazioni, si costruisce cioè una sorta di supervariabile detta indice empirico del concetto originario. Queste due fasi costituiscono l’operativizzazione.

La definizione operativa dell’oggetto consente di operare una classificazione estensionale e denotativa, e dunque, di determinare la classe degli oggetti ai quali il termine si applica e dei quali ci si occupa. La definizione operativa delle proprietà dell’oggetto, tende invece a classificazioni intensionali e connotative dello stesso oggetto.

Lazarsfeld aveva segnalato la necessità, da parte dell’intervistatore, di un uso libero e aperto del questionario, ponendo il fondamento della comparabilità delle risposte nell’identità dei significati delle domande, piuttosto che delle parole utilizzate nella loro formulazione. L’intervista con questionario è considerata l’esemplare caratteristico dei sistemi di rilevazione atomistici, rivolti cioè ad un oggetto scomposto, frammentato nelle sue componenti elementari, nelle sue proprietà. L’intervista cosiddetta qualitativa agisce invece sul versante della profondità, o meglio dell’approfondimento di alcune generali tematiche inerenti al problema d’indagine, perciò si tratta in genere di un’intervista guidata, per la quale ci si avvale di una griglia flessibile, articolata in funzione degli obbiettivi conoscitivi del ricercatore secondo uno schema concettuale a maglie larghe, che orienta in merito al contenuto generale delle informazioni richieste, per tali caratteristiche è anche detta semistrutturata o semistandardizzata. Quando l’intervista è condotta in assenza di una qualsivoglia traccia, il ricercatore individua nel corso del suo stesso svolgimento gli argomenti da approfondire, si tratta di un’intervista non strutturata o libera.

L’intervista qualitativa può essere inoltre rivolta anche ai gruppi, è il caso dei focus group, ovvero delle interviste che coinvolgono un numero di individui a discutere insieme su un certo argomento.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia e tecniche della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Agnoli Maria Stella.
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