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Antropologia culturale

Antropologia culturale: disciplina che studia in modo comparativo le somiglianze e le differenze tra le varie culture umane, che serve a relativizzare la nostra cultura, vedendola come una cultura. Inoltre, ci serve ad acquisire uno sguardo relativista.

  • Disciplina olistica: considera la globalità di un oggetto in modo analitico, senza generalizzare o sintetizzare.
  • Disciplina comparativa: basata su analisi condotte sul più ampio numero possibile di comunità umane, che vengono confrontate sulla base di somiglianze e differenze rilevate tra di esse.
  • Disciplina evoluzionistica: si interessa al cambiamento/evoluzione delle generazioni, che si distingue in evoluzione innata ed evoluzione appresa, ovvero la differenza tra ciò che negli uomini si è evoluto grazie ai fattori biologici, trasmessi geneticamente, e ciò che è cambiato perché insegnato e quindi appreso in una certa comunità umana.
  • Disciplina sincronica e diacronica: si interessa di ciò che si può analizzare trovandosi in presenza (guardando il presente) e in assenza (basato sul tempo, storicistico) dell'oggetto della ricerca.
  • Disciplina interdisciplinare: l'antropologia nordamericana è divisa in quattro branche:
    • Antropologia biologica/fisica
    • Antropologia culturale
    • Antropologia linguistica
    • Archeologia

Antropologia biologica/fisica

Studio dell'uomo in quanto organismo biologico, in modo da scoprirne le somiglianze e le differenze rispetto alle altre specie viventi. La sottodisciplina più nota è la paleontologia, ovvero lo studio dei resti fossili dei nostri antenati. Vi sono affinità tra paleontologia e archeologia, cioè che entrambe si occupano di riportare alla luce resti sepolti di culture che non esistono più.

L'antropologia fisica si occupa dunque dello studio della variazione biologica tra le popolazioni umane, in due modi: la classificazione razziale e attraverso quello corrente, basato non più sulla classificazione ma sulla spiegazione delle differenze. L'opinione pubblica continua a fare confusione sul significato del termine "razza" legandolo a presupposte differenze biologiche importanti. Ciò ha spinto l'AAA (Associazione Americana di Antropologia) a redigere nel 1998 un documento ufficiale, una sorta di "manifesto della razza (categoria culturale, non biologica)", che cerca di chiarirne l'infondatezza. La razza infatti non è condizionata da differenze genetiche e nelle capacità cognitive, come l'opinione pubblica ritiene, ma da variazioni ambientali, economiche e sociali.

Antropologia culturale

Studio dei fattori che determinano le differenze tra i gruppi umani, che l'antropologia razziale dell'800 non era riuscita ad individuare. Si tratta, dunque, della cultura.

È affine alla sociologia, ma l'antropologia studia il complesso delle manifestazioni sociali degli esseri umani in ogni tempo e in ogni spazio, dunque si basa su un maggior numero di dati.

Le sue sottodiscipline sono:

  • Archeologia: l'antropologia culturale applicata al passato e ricostruita attraverso l'analisi dei resti materiali di una comunità umana.
  • Antropologia linguistica: lo studio del discorso e del linguaggio nel contesto antropologico, ovvero lo studio degli usi linguistici da parte dei parlanti in quanto "attori sociali" che attraverso il linguaggio costruiscono l'immagine di sé e le proprie relazioni, il proprio ruolo, nelle comunità di cui sono membri.
  • Antropologia applicata: nozione che si adotta ogni volta che dei dati antropologici vengono usati per risolvere problemi interculturali pratici.
  • Etnologia: basata sul confronto del dato etnografico attinto da una cultura con quello di due o più culture diverse (disciplina comparativa).
  • Etnografia: descrizione di una particolare comunità limitata nello spazio e nel tempo (disciplina descrittiva).

La metodologia di raccolta dei dati su cui si fonda la ricerca antropologica si chiama ricerca sul campo (esperienza di Malinowski). Si tratta di un'immersione per un periodo di tempo sufficientemente lungo nella vita delle comunità oggetto di studio. L'ideale è che la ricerca risulti il più naturale possibile, cioè meno invasiva possibile. È detta "osservazione partecipante", in quanto si basa sulla capacità di stabilire un rapporto con le persone che danno informazioni sulla propria cultura tale da non considerarle semplicemente come degli "informatori", ma piuttosto come degli "intervistati", o come degli "insegnanti/amici" con il quale si stabilisce una relazione di reciprocità e uguaglianza, che rifiuti l'atteggiamento di superiorità fin'allora comune negli antropologi occidentali verso le genti "primitive" del sud del mondo. Quindi, osservare partecipando è vivere a più stretto contatto possibile con la comunità oggetto della ricerca per raccogliere il maggior numero di dati possibile.

Il primate umano, animale semiotico oltre che sociale

La cultura come comunicazione: gli indici linguistici

Cultura: capacità di trasmettere e di ripetere informazioni apprese da una generazione all'altra.

Definizione corrente: insieme di informazioni che un individuo della nostra specie possiede consapevolmente.

Definizione antropologica: insieme di idee e comportamenti comuni ad una società che vengono appresi inconsapevolmente dagli esseri umani in quanto membri di questa.

Definizione cognitivista: esistono due culture:

  • Cultura: capacità innata (astratta, universale) di pensare la realtà in un certo modo/capacità generale, tipica dell'homo sapiens sapiens, di produrre e riprodurre dei comportamenti acquisiti da ogni individuo grazie alla formazione pedagogico-educativa ricevuta e sempre valorizzata in termini di raffinatezza e superiorità estetico-morale, prerogativa dei pochi membri delle classi dominanti.
  • Cultura: prodotto socio-storico (concreta, particolare) di quella capacità, cioè che viene appreso e normativizzato.

La cultura è:

  • Appresa: non viene reinventata di generazione in generazione, ma imparata.
  • Condivisa di generazione in generazione.
  • Simbolica: in quanto cultura è comunicazione, ed essa avviene tramite segni, per lo più arbitrari.
  • Adattiva: serve alla scimmia umana per adattarsi al mondo in cui vive.

Da questa definizione è possibile individuare un tratto base della cultura stessa, la sua semioticità: la cultura è possibile in quanto l'essere umano è un animale semiotico/simbolico, ovvero si serve di segni, linguistici e non, che sono rappresentazioni arbitrarie della realtà, cioè frutto di un accordo tra i membri del gruppo (un segno è qualcosa che "sta per qualcos'altro").

I segni più utilizzati sono quelli arbitrari, ovvero in cui il rapporto tra forma e contenuto è frutto di una consuetudine, che viene appresa e varia quindi da cultura a cultura.

Questa concezione permette di definire la cultura come insieme dei segni comuni ad una popolazione umana. La cultura è alla base dell'antropologia etnolinguistica: lo studio del discorso e del linguaggio nel contesto antropologico (antropologo americano Dell Hymes).

Linguaggio e lingua

Linguaggio: capacità comune a tutti gli esseri umani.

Lingua: prodotto socio-storico del primo.

Sono diverse a seconda del gruppo umano preso in considerazione.

Tratti universali: componenti del linguaggio:

  • Fonologia (suoni significativi)
  • Morfologia (combinazione dei suoni significativi per formare parole)
  • Sintassi (combinazione di parole nelle frasi)

Tratti particolari: distinguono le diverse comunità culturali in quanto ciascuna adotta lingue diverse.

La definizione di antropologia etnolinguistica allude all'indicalità: proprietà di un segno di veicolare l'esistenza contestuale di un'entità (antropologo linguista Michael Silverstein). Secondo Silverstein esistono tre tipi di segni:

  • Icone: rapporto di somiglianza tra forma e contenuto del segno (fotografia di una persona è quella persona).
  • Indici: rapporto di esistenza tra forma e contenuto del segno (segnavento: indica non solo la direzione del vento, ma anche la sua presenza/ombra: la sua esistenza indica che esiste anche la luce).
  • Simboli: segni arbitrari (rapporto arbitrario tra forma e contenuto).

Codice: accordo tra chi usa i segni sulla forma da attribuire al contenuto.

Nel contesto linguistico, l'indicalità è la capacità di un'espressione linguistica di comunicare qualcosa di più del puro significato della frase e la proprietà di riferirsi ad una precisa situazione esistente nel contesto in cui viene detta.

  • Competenza grammaticale (Noam Chomsky): capacità di comprendere ciò che è giusto e sbagliato nella propria lingua.
  • Competenza comunicativa (Dell Hymes): comprendere non solo se una frase è corretta o sbagliata grammaticalmente, ma anche se quella frase è socialmente/culturalmente appropriata.

Il referente di un segno linguistico (es. parola "vaso") è il corrispettivo fisico (il vaso che si vede e si tocca).

Il significante di un segno linguistico (es. parola "vaso") sono i suoni che compongono la parola.

Il significato di un segno linguistico (es. parola "vaso") è l'immagine mentale che ci formiamo quando sentiamo la parola.

Ipotesi Sapir-Whorf (Edward Sapir e Benjamin Whorf): la lingua cambia anche il modo di pensare il mondo della cultura di cui è espressione -> principio della relatività linguistica/ determinismo linguistico (es. Una comunità linguistica che non distingue genere maschile e femminile dovrebbe trattare maschi e femmine allo stesso modo). L'ipotesi però si è rivelata del tutto infondata.

La cultura come risorsa adattiva: gli indici non linguistici

Teoria della selezione naturale: teoria evolutiva che spiega come una specie vivente si trasformi nel tempo in un'altra specie, ovvero come tutti gli organismi viventi si evolvano nel tempo interagendo con l'ambiente in cui vivono trasformandosi quando quest'ultimo si trasforma. Gli organismi non vengono creati ma si evolvono, cioè discendono l'uno dall'altro e perciò condividono un antenato in comune gli uni con gli altri.

Elaborata indipendentemente da Charles Darwin (faceva parte dell'élite della biologia della scienza britannica) e Alfred Wallace (lavorava come raccoglitore di esemplari, che inviava ai biologi inglesi, tra cui Darwin), lette ai membri della Linnean Society nel 1858, poggia su una serie di osservazioni:

  • Gli organismi cambiano nel tempo a seconda della lotta per l'esistenza/vita: lotta tra di loro per ottenere cibo a sufficienza dall'ambiente in cui vivono in modo da poter riprodursi e passare i propri tratti alle successive generazioni. La lotta per la vita ha un effetto molto simile alla selezione artificiale, che riguarda, per esempio, la selezione di una razza nella riproduzione selettiva controllata dall'uomo. La selezione naturale è controllata dalla natura.
  • In ogni specie vi sono differenze fra individui. I figli sono simili ai genitori perché ne ereditano le caratteristiche fisiche. I portatori di un certo adattamento (caratteristica che li rende più idonei a sopravvivere) risulteranno più numerosi rispetto a quelli privi di quell'adattamento, che arriveranno a sparire. Ad evolvere dunque non sono i singoli individui, ma le popolazioni di una specie che vivono in un determinato ambiente -> selezione naturale (Darwin).

La cultura, quindi, è anche adattiva, in quanto serve all'essere umano per adattarsi all'ambiente in cui vive, e si è evoluta negli ominidi grazie alla selezione naturale.

  • Selezione sessuale (introdotta da Darwin nel 1871): dipende dal vantaggio che certi individui hanno su altri individui dello stesso sesso e della stessa specie rispetto esclusivamente alla riproduzione. Spiega l'evoluzione di alcuni tratti, apparentemente inutili, nei maschi di molte specie. Secondo Darwin questi miglioravano l'abilità dei portatori nel competere con gli altri maschi della specie per conquistare individui del sesso opposto e li rendevano più attraenti per le femmine della specie. Di conseguenza, i maschi aventi questi tratti attrarranno più femmine e si riprodurranno di più, mentre i maschi non portatori si riprodurranno meno fino ad arrivare alla scomparsa del gruppo privo di quel tratto. Secondo Wallace questi tratti erano segno di buona salute agli occhi delle femmine della specie.
  • Secondo questa ipotesi, molti animali sarebbero in grado di individuare nel corpo degli altri messaggi trasversali: capacità riproduttiva del portatore. I primati hanno una capacità di leggere ed attribuire indici molto più complessa, per questo si parla di selezione naturale.

La selezione naturale ha trasformato nel tempo la scimmia che siamo, in un modo tale da renderla soggetta ad un altro tipo di selezione: la selezione culturale. La moda antropologica rappresenta quella che nella nostra scimmia è detta selezione culturale. Si tratta di un concetto di moda che investe tutti i campi della cultura umana e si occupa del cambiamento culturale, ovvero come le culture cambiano nel tempo.

La scimmia umana è sottoposta, come tutti gli organismi viventi, ad evoluzione biologica secondo la selezione naturale. Questa ha trasformato nel tempo la scimmia che siamo, in modo da renderla soggetta ad un altro tipo di selezione, ovvero quella culturale. La prima gioca a livello di geni, la seconda a livello di UIC/atti agentivi. In entrambi i casi non sono coinvolti i singoli individui di una specie ma popolazioni/gruppi di una stessa specie, che vivono in uno stesso spazio nello stesso tempo.

Nell'evoluzione biologica le trasformazioni a livello di materiale genetico si osservano di padre in figlio, cioè nell'arco delle generazioni; mentre nell'evoluzione culturale i cambiamenti avvengono ogni volta che gli individui vengono sottoposti ed imitano degli atti agentivi/UIC, il che può avvenire in ogni momento della vita di un individuo. La scimmia umana, quindi, viene definita organismo bioculturale, ovvero i cui tratti distintivi sono determinati sia da fattori biologici che da fattori culturali.

Apprendere imitando o emulando: la trasmissione dei dati culturali negli hominidi

Le scimmie antropomorfe dipendono per la propria sopravvivenza da ciò che hanno appreso e non da ciò che è innato. Gli umani sono biologicamente portati a sviluppare cultura (capacità culturale) in modo diverso rispetto agli altri primati.

  1. Trasmissione dei comportamenti da una generazione all'altra
  2. Memoria dei comportamenti da una generazione all'altra
  3. Ripetizione dei comportamenti da una generazione all'altra
  4. Innovazione dei comportamenti da una generazione all'altra
  5. Selezione dei comportamenti da una generazione all'altra, che avviene attraverso la moda

Effetto cricchetto (Michael Tomasello): i primati umani hanno la capacità di accumulare informazioni di generazione in generazione senza perderle. I primati umani, a cominciare dai piccoli, imitano gli altri membri del gruppo identificandosi (considerandoli individui in grado di controllare il proprio comportamento per fini particolari). La scimmia umana infatti possiede più di tutte le altre scimmie quella che Tomasello definisce "teoria della mente": capacità di immedesimarsi negli altri membri del proprio gruppo al punto di impersonarli non solo a livello esterno (gesti, espressioni), ma anche a livello interno (modo di pensare, visioni del mondo). Un'imitazione non finalizzata direttamente ad uno scopo (imitazione emulativa), ma attuata semplicemente per essere gli altri a livello sociale, selezionando negli altri quei comportamenti e idee che vengono attuati in modo consapevole come portatori di indici trasversali rispetto al messaggio immediatamente visibile -> imitazione culturale: essa è dunque definita da Tomasello come la capacità della scimmia umana di interpretare gli altri membri del proprio gruppo in quanto agenti intenzionali. I segni, ovvero gli atti imitati in questo modo (cioè per imitazione culturale e non emulativa) sono definiti atti agentivi.

  • Bambini: apprendimento imitativo (culturale) non scopo-dipendente (non sempre, ma prevalente)
  • Scimpanzé: apprendimento emulativo scopo-dipendente -> basato, a differenza di quello imitativo, sull'osservazione non tanto del soggetto da imitare, ma sull'ambiente che rende possibile il raggiungimento dello scopo

Primate umano: unità di informazione culturale (UIC) -> pacchetti di informazioni (polilito) acquisiti da un individuo osservando il comportamento degli altri, essendo in grado di riprodurlo abbastanza fedelmente/ segni-atti agentivi che vengono imitati culturalmente dai primati umani e che determinano il cambiamento delle culture umane (insieme di segni comuni ad una certa popolazione umana). Siccome ogni individuo è diverso dall'altro, le UIC possono essere soggette a modifiche.

Questo meccanismo di imitazione con variazione fa in modo che una cultura umana si evolva sulla base di adattamenti continui agli archivi culturali degli individui (ACI) -> archivi mentali di UIC apprese per imitazione consapevole e inconsapevole. La cultura di un certo gruppo sarà quindi la somma delle UIC contenute negli ACI di ogni membro del gruppo; la moda/evoluzione culturale di quel gruppo saranno i cambiamenti delle UIC in una parte rilevante degli ACI culturali (imitazione di un certo comportamento, visto come indice di qualcosa avente rilevanza sociale. Nell'evoluzione culturale, a differenza della selezione sessuale, è importante il ruolo della cultura nell'evoluzione umana).

Replicare o modificare UIC: le UEC (memi) e le UVC (modemi)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Discipline demoetnoantropologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Guasparri Andrea.
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