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Dopo un periodo di concorrenza selvaggia, ci si rese conto che bisognava sottoporre gli operatori economici

ad una serie di regole. Lo scopo era quello di tutelare la concorrenza come un bene vero e proprio, perché si

riteneva e si ritiene che la concorrenza fosse l'assetto di mercato migliore per tutti gli operatori.

all’interno della Costituzione. l’art 41 comma 1 della costituzione

Una prima forma di tutela la troviamo

prevede la libertà di iniziativa economica, qualsiasi individuo, può intraprendere una attività economica.

la troviamo nell’art:

Un'altra forma di tutela 2595 il quale recitava che la concorrenza deve svolgersi in modo

da non ledere l’interesse dell’economia nazionale e nei limiti stabiliti dalla legge e dalle norme corporative.

Questa norma di chiaro stampo fascista è stata implicitamente abrogata perché l'ordinamento corporativo è

venuto meno e l’interesse dell’economia nazionale è stato sostituito dal concetto di utilità sociale. Utilità

sociale significa che non bisogna guardare al profitto del singolo imprenditore, della singola impresa o del

ma bisogna pensare all’utilità generale. Questo vuol dire che

singolo consumatore, il concetto di libertà di

iniziativa economica non è assoluto, ma prevede dei limiti, i commi 2 e 3 dell'art.41 contengono dei limiti.

contrasto con l’utilità sociale.

COMMA 2: la concorrenza non può svolgersi in

COMMA 3: la legge deve predisporre di controlli opportuni affinché la concorrenza sia coordinata a fini

lo ritroviamo all’art 43 il quale

sociali. Un altro limite dice che in alcuni settori (servizi pubblici essenziali, fonti

di energia o situazioni di monopolio naturale, situazione in cui i costi fissi sono talmente elevati, per cui

conviene che ci sia un solo venditore) non ci può essere libertà di iniziativa economica poiché per il

l’attività è affidata ad

benessere della collettività, un'impresa o determinate imprese in regime di monopolio.

Il diritto anti-trust è una disciplina cardine quando si parla di concorrenza, perché è intesa come un bene da

tutelare. Infatti lo scopo del diritto anti-trust è quello di creare un complesso di norme che impediscano al

sistema economico di passare da un assetto concorrenziale ad un assetto monopolistico e far sì che i

comportamenti degli operatori, in mercati oligopolistici e monopolistici, siano quanto più simili ai

comportamenti che si avrebbero in caso di concorrenza. Quindi il diritto anti-trust non condanna l'oligopolio o

il monopolio, anzi è anche giusto che si siano solo poche imprese eccelse, ma condanna quelle imprese che

sfruttano questa situazione a proprio vantaggio.

negli U.S.A. alla fine dell’800. Il primo elemento concreto fu lo

Il diritto anti-trust nasce SHERMAN ACT DEL

1890 un provvedimento per limitare i cartelli. Già nel 1889 avevamo le prime leggi contro gli accordi della

concorrenza restrittiva in Canada.

In Europa il diritto anti-trust arriva dopo la seconda guerra mondiale. In Italia, solo nel 1990 con la legge 287.

Il ritardo è imputabile ai soliti fattori economici, politici, culturali.

La legge 287/1990 è molto simile alla legge anti-trust europea. Le fattispecie sanzionate sono 3:

INTESE, ABUSO di POSIZIONE DOMINANTE, CONCENTRAZIONI.

Perché abbiamo avuto bisogno del diritto anti-trust? Perché ci sono alcuni settori concorrenziali, che

potrebbero evolvere in senso anti-concorrenziale in assenza di interventi autoritativi.

Cosa si intende per mercato concorrenziale? Il mercato concorrenziale è caratterizzato da alcuni tratti

peculiari che sono:numero elevato quasi infinito di operatori(produttori e consumatori), impossibilità di

c’è perfetta informazione, barriere all’entrata.

incidere sui prezzi, assenza di

Perché la concorrenza è migliore? La concorrenza è migliore perché la presenza di più imprese può

portare ad una competizione sui prezzi, può stimolare il progresso tecnologico e consente ai consumatori di

poter scegliere tra una grande varietà di prodotti. Secondo la teoria classica il sistema di concorrenza

perfetta è auto-regolante, il mercato torna da solo in equilibrio. Oggi si ritiene che il mercato migliore sia

rappresentato da una coesistenza tra Stato e Mercato.

Gli interventi previsti dal diritto anti trust, possono essere di 2 tipi: sulle strutture e sui comportamenti.

Gli interventi sulle strutture sono quelli più drastici e pericolosi, quindi meno frequenti, operano ex-post,

potrebbe essere quello di obbligare l’impresa risultante

quindi un intervento sulla struttura dalla fusione a

scindersi.

Gli interventi sui comportamenti sono preferiti dalla normativa anti-trust, colpiscono il comportamento, le

condotte degli operatori, impongono o vietano determinati comportamenti. ESEMPIO: un intervento di

questo tipo potrebbe essere quello di vietare un’intesa ex-ante. 2 imprese comunicheranno di voler

l’autorità garante della concorrenza del mercato potrebbe vietare questa fusione.

procedere ad una fusione,

Il diritto anti-trust monitora costantemente la situazione di un determinato mercato, ovviamente non sarà

possibile controllare tutte le singole imprese, ma si procederà a controlli a campione.

SOGGETTI TUTELATI DAL DIRITTO ANTI-TRUST

Nel diritto anti-trust, il concetto di impresa comprende ogni entità impegnata in attività economica

indipendentemente dalla personalità giuridica, dalla forma in cui è organizzata e dal fatto che persegua o

meno uno scopo di lucro. Infatti anche gli ordini professionali, le federazioni sportive, le società tra

professionisti, le associazioni, le fondazioni sono considerate imprese.

Il diritto anti-trust non si applica alle operazioni infra gruppo perché un gruppo è visto come un'unica realtà

economica e quindi l’eventuale fusione al diritto anti-trust non interessa.

l’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL

Gli organi di controllo del diritto anti-trust: sono

COMMISSIONE DELL’UNIONE EUROPEA

MERCATO per l'ambito nazionale, e la per l'ambito comunitario.

La disciplina anti trust comunitaria è contenuta nel Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea che risale

al 1957, dopo la 2° guerra mondiale si stipularono una serie di trattati per creare una zona in cui ci fosse

era l’unica disciplina

libera circolazione di lavoro e capitali, quindi fino al 1990, la norma comunitaria antitrust

applicabile in Italia poiché è stata introdotta solo nel 1990 con la legge 287, il legislatore ha imitato, la

disciplina comunitaria.

trust dell’unione

L’anti Europea comprende due principi significativi: il primo contiene obblighi e divieti per le

imprese, vincolandone i comportamenti sul mercato; il secondo contiene obblighi e divieti per gli Stati

membri, i quali devono eliminare le normative anti concorrenziali che siano in contrasto con quelle

comunitarie e non possono introdurne nuove.

L'art 1 della legge 287 segnala sia la volontà del legislatore italiano di procedere di intesa con il giudice

comunitario, sia la volontà di volersi occupare solamente di quelle operazioni che non sono di rilevanza

comunitaria, questo principio si chiama principio della barriera unica, il quale sancisce una competenza del

giudice nazionale meramente residuale rispetto a quello comunitario, ciò è ribadito dal comma 1 il quale

afferma che le disposizioni della presente legge si applicano solamente a intese, abusi di posizione

concentrazioni che non ricadono nell’ambito di applicazione dell’ordinamento

dominante e comunitario; dal

comma 2 il quale dice che l'agcm deve trasmettere tutte le informazioni in suo possesso alla commissione

europea, se ritiene che la fattispecie rientra nell'ambito di applicazione dell'ordinamento comunitario; dal

comma 3 il quale afferma che l'agcm deve sospendere l'istruttoria qualora sia già iniziata una procedura

recita che l’interpretazione delle

presso la commissione europea; dal comma 4 della legge 287 il quale c’è un rinvio

norme, in materia di concorrenza, deve basarsi sui principi dell’ordinamento comunitario quindi

espresso, a norme sostanziali comunitarie (sono quasi identiche perché le fattispecie sono le stesse).

La precisazione del comma 4 è stata introdotta per consentire al legislatore italiano di affrontare quelle

fattispecie che erano del tutto sconosciute all'ordinamento italiano (come le pratiche concordate).

dell’unione europea si applica a tutti

La disciplina antitrust quei comportamenti, che producono effetti

all’interno del mercato comunitario, non viene data alcuna rilevanza alla nazionalità delle imprese che

commettono l’illecito, ma al luogo in cui si producono gli effetti.

Fino al 2003, la competenza del giudice comunitario operava, per le tutte quelle violazioni che colpivano

almeno due Stati membri o una parte rilevante del mercato comunitario, e ciò poteva accadere anche se la

violazione avesse colpito un solo Stato membro. Addirittura fino al 2003 la commissione europea si è

occupata anche di violazioni che colpivano uno solo Sato membro, irrilevanti per il mercato comunitario, che

fidata dell’anti trust nazionale.

riguardavano un solo paese, come se non si fosse l’enorme numero di pratiche da

Il risultato di questa eccessiva competenza è stato gestire per il giudice

comunitario di fronte alle quali non sempre è riuscito a rapportarsi.

anti trust nazionali, ha dato fiducia all’autorità nazionali

Per questo ha richiesto la collaborazione dell’autorità

e questa fiducia si è coronata nel 2003 con l'introduzione del decentramento;

Dal 2003 le operazioni che colpiscono un solo Stato anche se rilevanti per il mercato comunitario, sono di

competenza del giudice nazionale in applicazione però dei principi comunitari.

L'art 2 legge 287 primo comma individua tre fattispecie di intese rilevanti per il diritto antitrust: gli accordi tra

imprese, le deliberazioni di consorzi, associazioni tra imprese e organismi similari, e le pratiche concordate

tra imprese, ciò non significa che tali fattispecie siano automaticamente vietate.

1) Per accordi tra imprese, intendiamo qualsiasi genere di accordo a prescindere dalla vincolatività

giuridica, quindi comprende i contratti, i gentilment agreements, che sono quegli accordi stipulati sul rispetto

reciproco, sull’onore, sulla lealtà; le lettere di intenti, sono manifestazioni scritte o verbali in cui si dice di

voler seguire un determinato comportamento quindi contratti in senso stretto, contratti disciplinati dal codice

civile o da codici degli stati membri.

2) Per deliberazioni di consorzi, associazioni tra imprese e altri organismi similari intendiamo qualsiasi

tipo di decisione tra imprese, associazioni, fondazioni in grado di determinare un comportamento coordinato,

l’ente o

indipendentemente dalla vincolatività giuridica della deliberazione, dalla forma che riveste

l’organismo che ha partecipato a questa intesa.

3) Per pratiche concordate, intendiamo tutte quelle ipotesi in cui due o più imprese allineano i propri

comportamenti negli stessi termini come se avessero stipulato un accordo o una deliberazione, tuttavia

fase formale dell’accordo, non perché l’accordo non ci sia,

l'intesa non raggiunge la ma spesso manca una

forma scritta o è nascosto. Si è avuta nel settore delle assicurazioni. come l’andamento

Al giudice non interessa trovarlo poiché si accontenta di una serie di presunzioni parallelo

dei prezzi, l'applicazione di identiche condizioni di vendita o l'esistenza di incontri periodici tra più imprese

difficoltà nell’essere

che appartengono alla stesso settore. La particolarità delle intese sta nella scoperte, in

l’andamento parallelo dei prezzi o l’applicazione di

quanto a volte condizioni di vendita uguali potrebbe

essere un caso. E' capitato che il giudice si sia astenuto dal sanzionare una pratica concordata perché gli

elementi di presunzione non erano sufficienti, è necessario che ci sia un mix tra questi fattori.

europea,

La commissione dell’unione per aumentare la possibilità di scovare un'intesa, ha introdotto

programmi di clemenza che sono dei meccanismi premiali, che attribuiscono immunità totale o parziale a

l’esistenza di un intesa.

quelle imprese che svelano volontariamente

In particolare l'art.15 comma 2 bis prevede un trattamento premiale per quelle imprese che hanno prestato

una qualificata collaborazione con l’autorità garante.

Le intese sono disciplinate dall'articolo 2 della legge 287/1990

L'art.2 della legge 287 è strutturato in due parti:

2. comma 1, individua 3 fattispecie di intese rilevanti per il diritto Anti-trust (accordi, pratiche

concordate, deliberazioni di consorzi, associazioni di imprese ed altri organismi similari) ciò non

significa che tali fattispecie siano automaticamente vietate, infatti il

3. comma 2 comprende 5 fattispecie tipiche vietate (nella prassi sono quelle che si verificano

se questi comportamenti sono adottati da un’unica impresa, o da un numero ristretto

costantemente,

di imprese non sono vietati.). Bisogna precisare che quest'elencazione è meramente descrittiva e

non esaustiva, infatti l'art.2 comma 2 aggiunge che sono vietate tutte quelle intese che abbiano, per

oggetto o per effetto, direttamente o indirettamente, l'obiettivo di impedire, restringere o falsare, in

misura rilevante il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale o in una sua parte

rilevante.

Le intese per oggetto, si propongono palesemente, di realizzare un'alterazione del mercato; sono definite

per sé illecite/illecite di per sé. ciò che conta è l'intenzione, lo scopo, non è rilevante se quest'oggetto sia

stato conseguito o meno. Nella pratica, queste intese non sono molto frequenti, poiché è raro che 2

imprese/2 professionisti dichiarino esplicitamente di voler alterare la concorrenza.

Le intese per effetto sono più frequenti e sono quelle che realizzano un risultato anticoncorrenziale, non

sono illecite di per se, ma richiedono una valutazione concreta da parte del giudice, in questo caso non è

rilevante l'intenzionalità (non c'è o non è esplicita), né l'oggetto (che potrebbe essere migliorare la qualità dei

prodotti mentre l'obiettivo è un altro) quindi è rilevante solo il risultato.

I 3 verbi: impedire, restringere o falsare, lasciano intendere che si tratta di un'alterazione della concorrenza.

Dobbiamo precisare che l'alterazione, non si riferisce alla concorrenza perfetta, ma alla normale concorrenza

che ci si aspetta in quel mercato, quindi sarà necessaria una valutazione concreta da parte del giudice per

valutare qual era il livello di concorrenza prima che determinati operatori ponessero in atto determinati

comportamenti/intese; quindi occorre un'analisi economica del mercato, (struttura del mercato, tipologia dei

prodotti), non ci sono delle regole/percentuali fisse superate le quali si verifica un'intesa vietata (cosa che

accade per le concentrazioni).

Anche qui ritorna il concetto di mera potenzialità, affinché un'intesa sia vietata, non è necessario che ci sia

stata effettivamente un'alterazione della concorrenza, basta che sia idonea ad alterare la concorrenza.

Ovviamente l'entità della sanzione dipende dal tipo di alterazione, saranno comminate sanzioni più pesanti

per le intese che abbiano comportato un'effettiva alterazione della concorrenza rispetto a quelle solo idonee

ad alterare la concorrenza.

Per quanto riguarda la parte rilevante del mercato nazionale, bisogna considerare il settore di riferimento:

un’attività è esercitata zona ristretta dell’Italia e l'intesa

se solo in una ha alterato il gioco della concorrenza,

allora quella intesa sarà vietata. Viceversa se l’attività è esercitata su tutto il territorio nazionale, e l'intesa ha

coinvolto solo una regione, non sarà rilevante.

Le INTESE POSSONO essere:

 ORIZZONTALI: si verificano fra imprese appartenenti allo stesso livello della catena produttiva o

distributiva (intesa tra fornitori o venditori)

 VERTICALI: avvengono tra operatori collocati a livelli diversi della catena produttiva, distributiva,

impresa a monte, impresa a valle (intesa tra venditori e fornitori)

 MISTE: si verificano, quando un fornitore, chiede al venditore (ad esempio al negozio), di verificare

se altri fornitori pratichino prezzi più bassi (il venditore agevola la collusione, perché il fornitore

essendo stato informato che c'è un fornitore che pratica prezzi più bassi , uniformerà i prezzi).

Le intese orizzontali sono più pericolose, perché il pregiudizio sarà tutto per i consumatori, per il mercato;

mentre le intese verticali possono portare anche dei benefici in termini di efficienza/di produttività, per cui

sono giudicate con minore severità, e a volte vengono anche esentate dal divieto.

5 INTESE TIPICHE VIETATE:

1. INTESE SUI PREZZI O SU ALTRE CONDIZIONI CONTRATTUALI: è la fattispecie più diffusa, ma

anche la più semplice da individuare, non è mai esentata perché comporta un'alterazione grave del

mercato, la scelta del prezzo deve essere lasciata alla libera determinazione da parte del mercato.

Queste intese possono fissare il prezzo direttamente, o indirettamente; ovvero, possono

concordare il prezzo finale, gli sconti da applicare, o il margine di utile, una componente del prezzo,

E' vietata: la fissazione di un prezzo equo, la fissazione di un prezzo minimo, l'applicazione di

condizioni contrattuali identiche, ad esempio tutte le imprese di quel settore impongono il pagamento

in un determinato modo, o escludono determinate modalità di pagamento.

2. CONTINGENTAMENTO DELLA PRODUZIONE E FISSAZIONE DEI LIMITI AGLI SBOCCHI O

AGLI ACCESSI AL MERCATO, AGLI INVESTIMENTI E ALLO SVILUPPO TECNOLOGICO: sono

comprese varie fattispecie, ma la fattispecie principale è quella dei limiti alla produzione, perché la

riduzione delle quantità comporta un aumento del prezzo e indirettamente comporta un'intesa sui

Un’intesa tra imprese

prezzi. Esempio tipico è quello del petrolio. (primo limite:) volta ad introdurre

in un determinato settore che di per sé non presenta barriere all’entrata può essere di per

dei limiti

sé una intesa vietata. (secondo limite:) Se consideriamo i limiti agli investimenti, questi possono

avere anche degli effetti positivi, in quanto, il fatto che più imprese stipulino un accordo su quali

investimenti fare, limitando alcuni investimenti, può portare sicuramente dei benefici in termini di

specializzazione produttiva e di miglioramento del progresso tecnologico, da questo punto di vista

vietata, ovviamente dipenderà dal caso

non sempre introdurre dei limiti agli investimenti è un‘intesa

concreto.

3. RIPARTIZIONE DEI MERCATI: riguarda quelle intese che mirano a spartirsi il mercato, che portano

ad una ripartizione del mercato. Sono vietate sia le ripartizioni su base geografica, che le ripartizioni

riguardanti la clientela.

RIPARTIZIONE DEI MERCATI è una fattispecie a cavallo con la limitazione agli accessi al mercato (anni 50

Banco di Napoli sportelli solo in Campania, Banca di Sicilia sportelli solo in Sicilia). può avere degli effetti

positivi, pro-concorrenziali laddove questa sia rivolta ad una razionalizzazione produttiva (alcune imprese si

focalizzano su un dato ramo di attività ed altre in un altro), sono eccezioni che vanno valutate.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher prisonbreak85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Blandini Antonio.

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