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Il modello delle emozioni

Recentemente si è passati a un approccio interdisciplinare che ha portato a superare l'impostazione della psicologia dinamica e neurofisiologica, dimostrando come il modello neurobiologico e psicosociale permettono, solo se integrati, di cogliere la dinamica degli stati emotivi in modo completo. Se il genoma ha un'importanza fondamentale nel manifestarsi delle emozioni, sono soprattutto le componenti relazionali e sociali a dare loro forma. Gli esiti dei diversi fattori che caratterizzano la dinamica delle emozioni non sono predeterminabili o standardizzabili.

Che cosa sono le emozioni

Nel periodo prescientifico, le emozioni sono state definite irrazionali, incontrollabili, simili agli istinti, di breve durata e involontarie. Già Darwin nel 1882 mise in discussione questo concetto nel volume “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, definendo le emozioni come funzione per l'adattamento e la sopravvivenza. Gli studi di Ledoux e Damasio sono l'“evoluzione” di ciò che Darwin aveva ipotizzato. Dal modello proposto da James e rivisto da Cannon di una centralità del sistema nervoso nella produzione delle emozioni come modificazioni viscerali che avvengono attraverso il feedback attivato dall'SNA, si è passati tramite Freud alla convinzione della complessità delle emozioni che non derivano dall'attivazione di specifici centri, ma sono stati interni soggetti a rimozione. Le neuroscienze affettive sono l'ultima delle teorie e favoriscono il paragone dei meccanismi nelle diverse specie animali. Per De Plato: le emozioni sono uno stato complesso momentaneo, dovuto a uno stimolo reale o evocato, un processo di elaborazione con un'espressione soggettiva, modifiche fisiologiche e percezione degli effetti. Sono una funzione della mente, psicostati non definibili solo tramite gli elementi che li distinguono. Bensì si caratterizzano per una variabilità lungo un continuum e dall'intensità dello stimolo (arousal) e della risposta. Amigdala e corteccia orbitofrontale sono centri cerebrali altamente specializzati nell'elaborazione delle emozioni.

Emozioni fondamentali ed espressioni universali

Ekman & Co. hanno individuato emozioni fondamentali con espressioni universali, risultanti dall'attivazione di specifici centri e distinte vie neurali. Ricerche di Sierra & Co. (2002) hanno evidenziato che lesioni in zone specifiche della corteccia occipitale temporale portano all'incapacità di riconoscere i volti (prosopagnosia) e ipoemozionalità visiva. Davidson & al hanno sviluppato la teoria della continuità e dinamicità dei processi che permette di valutare meglio le reazioni emotive: uno stesso stato emozionale può portare a differenti emozioni e comportamenti.

Le basi neuronali delle emozioni

Lo studio delle emozioni e della mente tramite la neuroradiologia ha riacceso la discussione sulla similitudine tra mente e computer, anche se il progetto di robotizzare la mente umana non è auspicabile ma è soprattutto lontano in quanto la mente umana non è solo logica, analitica e consequenziale. Funziona per esperienze, apprendimento e processi di mentalizzazione. Occorre un codice neuro-etico.

Emozioni, cervello e mente

La teoria di Darwin prima e quella di Plutchik poi dimostrano come organismi semplici possono evolvere in organismi complessi. Anche il sistema nervoso si è evoluto via via, il concetto di sinapsi introdotto nel 1897 da Sherrington viene chiarito da Eccles che evidenzia come la comunicazione tra neuroni avvenga per il passaggio di un segnale elettrochimico. Le molecole che agiscono sono dette neurotrasmettitori, tra cui anche gli ormoni che possono agire sulle sinapsi con azione diretta o indiretta. È stato accertato che un'emozione specifica è dovuta all'attivazione di una o più strutture e che una singola struttura cerebrale può essere alla base di più emozioni. Le emozioni sono date anche da una sensibilità che arricchisce il dato sensoriale e rimanda ad altri fenomeni quali la mentalizzazione e la rappresentazione. Fonagy (1989) definisce la mentalizzazione come un processo con cui si dà senso a noi stessi e agli altri in termini di stati soggettivi e processi mentali. Le rappresentazioni sono esperienze emotive altamente significative che suscitano immagini e costituiscono un patrimonio di icone che possono essere riattualizzate condizionando le modalità percettive (selezione) e operative (moduli).

Papez ipotizzava che le emozioni fossero dovute all'integrazione della corteccia cingolata e dei segnali provenienti dalla corteccia sensoriale e dai nuclei anteriori del talamo e che le risposte emotive giungessero attraverso l'ippocampo. I processi emotivi di percezione, elaborazione e apprendimento sono frutto non solo delle strutture del sistema limbico, perché vi sono diverse strutture che partecipano a vari processi emotivi. Ledoux e Damasio correggono la visione di Papez e Maclean e individuano il sistema amigdala in relazione agli altri sistemi neurali. La corteccia orbitofrontale, l'amigdala e l'ippocampo sono le tre strutture del sistema limbico maggiormente specializzate nella percezione, elaborazione e memorizzazione delle emozioni. Si supera il concetto di circuito e si passa al concetto di network (teoria del danese Jerne, 1984) che consente di cogliere appieno le funzioni di cooperazione dei circuiti neurali. Una funzione particolare può interferire con vari punti della rete e avere rilevanti effetti sull'intero sistema. Il network emotivo è in connessione con quello endocrino e immunitario. La comunicazione tra i tre è data dall'ipotalamo che collega le attività interne ed esterne del sistema nervoso. Brown e Polit hanno dimostrato che un bambino denutrito e privato di un legame affettivo può sviluppare un ritardo psicofisico che può portare a deficit QI o turbe della condotta. Se non compensate, queste alterazioni possono evolvere in disturbo psicotico o di personalità in età adulta. La lateralizzazione esiste, ma non pare suffragata da valide conferme, malgrado i numerosi studi.

La psicologia delle emozioni

Teorie motivazionali

Il dibattito nella psicologia sperimentale odierna verte sulla separazione o l'interazione dei processi cognitivi ed emotivi. Ancora non sono stati stabiliti confini definiti tra emozione e cognizione, ma si inizia a prendere in considerazione anche il modello motivazionale, cognitivo, psico-evolutivo e le neuroscienze affettive.

  • Tomkins Izard: amplia la teoria, la reazione emozionale avviene senza processo cognitivo, grazie a correlati neurali geneticamente predeterminati e trasmessi durante l'evoluzione. Le emozioni sono interesse, sorpresa e gioia, angoscia, paura, vergogna, disgusto, rabbia, disprezzo, vergogna, colpa e paura. Esse amplificano i segnali delle motivazioni le quali nascono da bisogni fisici (fame, sete, sessualità). L'assenza di emozioni facilita comportamenti privi di etica (esempio dell'effetto pilota).

Teorie cognitive

La cognizione ha il ruolo centrale nella generazione delle emozioni. I cognitivi sono indifferenti se non contrari all'idea di emozioni universali ed innate. Per Schachter e Singer (1962) le emozioni sono provocate da un unico tipo di attivazione fisica che però viene interpretato cognitivamente in modo differente dal soggetto a seconda della situazione (esperimento di epinefrina e noradrenalina). Mandler si chiede se venga prima l'attivazione del SNA e poi l'emozione o il contrario (piango perché son triste o viceversa?). Per Ortony, Clore e Collins invece le emozioni sono precedute da cognizioni e interpretazioni non necessariamente consce. Tre aspetti determinano le conoscenze: eventi (sono le interpretazioni delle cose che accadono), agenti (sono le cose o persone che possono causare gli eventi), oggetti (sono le entità fisiche). Le emozioni sono una forte reazione a catena di una prima emozione.

Teoria dell'appraisal (valutazione cognitiva): le emozioni sono adattive in quanto insorgono quando accade qualcosa di imprevisto e perché servono a motivare il soggetto a rispondere in modo adattivo all'ambiente.

Teorie psico-evolutive

Per Plutchik le emozioni sono una forma di comunicazione, frutto degli adattamenti evolutivi. I dati che le configurano sono conoscenza dello stimolo, reazione comportamentale e effetto. Le emozioni sono catene complesse di eventi che hanno la forma tridimensionale a forma di cono rovesciato. Il loro fine è quello di creare feedback tali da conservare l'equilibrio omeostatico.

Affective neuroscience

Damasio e Ledoux sono gli autori di riferimento di questa corrente di pensiero e ricerca. Le emozioni rispecchiano le implicazioni personali di un soggetto, le sue conoscenze e le sue esperienze passate. Sia lo stesso individuo in situazioni simili, che persone diverse in una medesima situazione possono avere reazioni emozionali differenti. Per Ledoux, il sistema di elaborazione emozionale opera indipendentemente e al di fuori dell'esperienza cosciente.

In pratica: un’emozione vera è un insieme di risposte chimiche e neuronali (frutto di attività elettrochimica). Stimoli adeguati, interni o esterni, reali od evocati, provocano emozioni in modo automatico. Il cervello è predisposto a rispondere agli stimoli con specifici pattern di azione grazie all'evoluzione. Le risposte emotive modificano le attività cerebrali e stati fisici. Le risposte creano tendenzialmente un adattamento per la sopravvivenza e il benessere.

Lo sviluppo e la regolazione delle emozioni

Il sistema nervoso non è solo un'architettura con cento miliardi di neuroni, ma è una rete complessa di interazioni anche con altri sistemi come quello endocrino e immunitario. A fare l'unicità della persona forse sono il tipo, le modalità e la plasticità delle connessioni neuronali. I meccanismi di sviluppo cerebrale dipendono in buona parte dall'ambiente; infatti, solo 16000 geni identificati nel genoma umano sono dedicati alla maturazione del cervello. È l'interazione tra fattori genetici, biologici, psicosociali e ambientali che permette al cervello di completare il loro sviluppo attraverso la selezione e specializzazione delle cellule neuronali. La psicanalisi ha sottolineato l'importanza della relazione diadica tra bambino e madre (caregiver).

Lo sviluppo emotivo nei primi anni di vita

Le emozioni rappresentano risorse di organizzazione e regolazione dello sviluppo psicofisico del neonato; ogni essere umano ne è dotato fin dalla nascita. Già in fase perinatale si possono riconoscere stati di benessere e sofferenza. Il riconoscimento delle emozioni attraverso il volto era noto anche a Darwin, che sosteneva che i bambini possono reagire ad esse grazie a meccanismi innati di base. A partire dalle prime 10 settimane di vita, in base alle espressioni del volto della figura d'attaccamento, il bambino modifica le sue risposte comportamentali. Anolli (2002) individua tre periodi di sviluppo emotivo:

  • Risposte emotive dovute al sistema edonico che distingue tra piacere e dispiacere.
  • Tra 2 e 12 mesi di età comparsa del sorriso sociale e emozioni fondamentali (rabbia, gioia, tristezza, collera e paura).
  • Comparsa delle emozioni complesse o sociali (vergogna, colpa, imbarazzo).

Tra i 15 e i 18 mesi avviene la comparsa delle emozioni miste. Per Harris dai 2 anni in poi il bambino capisce le emozioni altrui. La comprensione reciproca delle emozioni con la figura d'attaccamento avviene già dai primi mesi e grazie al riferimento sociale il bambino riconosce l'intenzionalità degli stati emotivi, competenza che è preludio dello sviluppo della teoria della mente. Secondo le già citate teorie cognitive, l'appraisal è un processo di valutazione che genera le emozioni. Per questa ragione Sroufe sostiene che i bambini abbiano emozioni vere e proprie solo a partire dai 6 mesi, in quanto solo da quel momento in poi il bambino attribuisce significato agli eventi, mentre i sistemi cerebrali erano già attivi nel periodo prenatale e sin dai primi giorni di vita è possibile quindi parlare di emozioni di fondo (Damasio). Sono queste emozioni di fondo che forniscono lo scenario per la sperimentazione delle emozioni complesse. La reattività del sistema nervoso (arousal) indica la relazione tra l'intensità dello stimolo e l'ampiezza della risposta.

Il contesto diadico

La fragilità dei bebè implica la necessità di modelli comunicativi e comportamentali utili a richiamare la figura di accudimento. È grazie a questo che si viene a formare la diade, ossia l'unità qualitativa che classifica l'interazione dinamica di una coppia di persone. La capacità di emettere segnali emotivi aumenta le probabilità di sopravvivenza. Le interazioni permettono al bambino di servirsi della corteccia cerebrale della figura di attaccamento come stampo necessario allo stimolo della propria corteccia e come impronta fondamentale per lo sviluppo dei circuiti neurali che presiedono alle capacità emotivo-relazionali. Durante la prima fase evolutiva, i legami che si stabiliscono con le figure di attaccamento primario permettono al bebè di sopravvivere, maturare il cervello, attivare la mente e l'autoregolazione emotiva. Anche l'esplorazione e il gioco sono un comportamento complementare.

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Scienze mediche MED/25 Psichiatria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Danilo p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modalità d'intervento nel disagio emotivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof De Plato Giovanni.
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