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Capitolo 1 – il modello delle emozioni – pag 19-54

Recentemente si è passati a un approccio interdisciplinare che ha portato a

superare l’impostazione della psicologia dinamica e neurofisiologica

dimostrando come il modello neurobiologico e psicosociale permettono

solo se integrati di cogliere la dinamica degli stati emotivi in modo

completo.Se il genoma ha un importanza fondamentale nel manifestarsi

delle emozioni sono soprattutto le componenti relazionali e sociali a dare

loro forma.Gli esiti dei diversi fattori che caratterizzano la dinamica delle

emozioni non sono predeterminabili o standardizzabili.

1)che cosa sono le emozioni

Nel periodo prescientifico le emozioni sono state definite

irrazionali,incontrollabili,simili agli istinti,di breve durata e

involontarie.Già Darwin nel 1882 mise in discussione questo concetto nel

volume “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”

definendo le emozioni come funzione per l’adattamento e la

sopravvivenza.Gli studi di Ledoux e Damasio sono l’”evoluzione” di ciò

che Darwin aveva ipotizzato.Dal modello proposto da James e rivisto da

Cannon di una centralità del sistema nervoso nella produzione delle

emozioni come modificazioni viscerali che avvengono attraverso il

feedback attivato dall’SNA,si è passati tramite Freud alla convinzione

della complessità delle emozioni che non derivano dall’attivazione di

specifici centri,ma sono stati interni soggetti a rimozione.Le neuroscienze

affettive sono l’ultima delle teorie e favoriscono il paragone dei

meccanismi nelle diverse specie animali Per De Plato:le emozioni sono

uno stato complesso momentaneo,dovuto a uno stimolo reale o evocato,un

processo di elaborazione con un’espressione soggettiva,modifiche

fisiologiche e percezione degli effetti.Sono una funzione della

mente,psicostati non definibili solo tramite gli elementi che li

distinguono.Bensì si caratterizzano per una variabilità lungo un continuum

e dall’intensità dello stimolo(arousal) e della risposta.Amigdala e corteccia

orbitofrontale sono centri cerebrali altamente specializzati nella

elaborazione delle emozioni

2)Eckman&co emozioni fondamentali con espressioni universali,risultato

di attivazione di specifici centri e distinte vie neurali

Ricerche di Sierra&co (2002) lesioni in zone specifiche corteccia

occipitale temporale=incapacità di riconoscere i

volti(prosopagnosia)=ipoemozionalità visiva

Davidson&al teoria della continuità e dinamicità dei processi permettono

di valutare meglio le reazioni emotive,uno stesso stato emozionale può

portare a differenti emozioni e comportamenti

3)Le basi neuronali delle emozioni

lo studio delle emozioni e della mente tramite la neuroradiologia ha

riacceso la discussione sulla similitudine tra mente e computer anche se il

progetto di robotizzare la mente umana non è auspicabile ma è soprattutto

lontano in quanto la mente umana non è solo logica,analitica e

consequenziale. Funziona per esperienze,apprendimento e processi di

mentalizzazione.Occorre un codice neuro-etico.

4- emozioni cervello e mente

la teoria di Darwin prima e quella di Plutchik poi dimostrano come

organismi semplici possono evolvere in organismi complessi. Anche il

sistema nervoso si è evoluto via via, il concetto di sinapsi introdotto nel

1897 da Sherington viene chiarito da Eccles che evidenzi come al

comunicazione tra neuroni avviene per il passaggio di un segnale

elettrochimico.

Le molecole che agiscono sono dette neurotrasmettitori, tra cui anche gli

ormoni che possono agire sule sinapsi con azione diretta o indiretta. E’

stato accertato che una emozione specifica è dovuta alla attivazione di una

o più strutture e che una singola struttura cerebrale può essere alla base di

più emozioni.

Le emozioni sono date anche da una sensitività che arricchisce il dato

sensoriale e rimanda ad altri fenomeni quali la mentalizzazione e la

rappresentazione.

Fonagy (1989) definisce la mentalizzazione come un processo con cui si

dà senso a noi stessi e agli altri. In termini di stati soggettivi e processi

mentali.

Le rappresentazioni sono esperienze emotive altamente significative che

suscitano immagini e costituiscono un patrimonio di icone che possono

essere riattualizzate condizionando le modalità percettive (selezione) e

operative (moduli).

(circuito di Papez) Papez ipotizzava che le emozioni fossero dovute

all’integrazione della corteccia cingolata e dei segnali provenienti dalla

corteccia sensoriale e dai nuclei anteriori del talamo e che le risposte

emotive giungessero attraverso l’ippocampo.

I processi emotivi di percezione elaborazione e apprendimento sono frutto

non solo delle strutture del sistema limbico, perché vi sono diverse

strutture che partecipano a vari processi emotivi.

Ledoux e Damasio correggono la visione di Papez e Maclean e

individuano i sistema amigdala in relazione agli altri sistemi neurali. La

corteccia orbitofrontale, l’amigdala e l’ippocampo sono le tre strutture del

sistema limbico maggiormente specializzate nella percezione elaborazione

e memorizzazione delle emozioni.

Si supera i concetto di circuito si passa al concetto di network (teoria del

danese Jerne, 1984) che consente di cogliere appieno le funzioni di

cooperazione dei circuiti neurali. Una funzione particolare può interferire

con vari punti della rete e rilevanti effetti sull’intero sistema.

Il network emotivo è in connessione con quello endocrino e immunitario.

La comunicazione tra i tre è data dall’ipotalamo che collega le attività

interne ed esterne del sistema nervoso.

Brown e Polit hanno dimostrato che un bambino denutrito e privato di un

legame affettivo può sviluppare un ritardo psicofisico che può portare a

deficit Qi o turbe della condotta. Se non compensate queste alterazioni

possono evolvere in disturbo psicotico o di personalità in età adulta.

lateralizzazione: esiste una specificità o dominanza di uno dei due

emisferi. Questo non pare suffragato da valide conferme, malgrado i

numerosi studi. Parte II da pag 55 a pag 128

La psicologia delle emozioni

Il dibattito nella psicologia sperimentale odierna verte sulla separazione o

l’interazione dei processi cognitivi ed emotivi. Ancora non sono stati

stabiliti confini definiti tra emozione e cognizione ma si inizia a prendere

in considerazione anche il modello motivazionale, cognitivo,

psico.evolutivo e le neuroscienze affettive.

1- teorie motivazionali

Tomkins Izard, amplia la teoria, la reazione

Emozioni sono: emozionale avviene senza processo

interesse, sorpresa e gioia cognitivo, grazie a correlati neurali

e angoscia, paura, vergogna, geneticamente prederminati e trasmessi

disgusto, rabbia. durante l’evoluzione. Le emozioni sono

Esse amplificano i segnali delle 10 e corrispondono a specifiche

motivazioni le quali nascono da espressioni facciali.

bisogni fisici (fame, sete, Interesse, gioia, sorpresa, angoscia,

sessualità). rabbia, disgusto, disprezzo, vergogna,

L’assenza di emozioni facilita colpa e paura

comportamenti privi di etica

(esempio dell’effetto pilota)

2- teorie cognitive

la cognizione ha il ruolo centrale nella generazione delle emozioni. I

cognitivi sono indifferenti se non contrari all’idea di emozioni

1

universali ed innate

per Schachter e Singer (1962) le emozioni sono provocate da un unico tipo

di attivazione fisica che però viene interpretato cognitivamente in modo

differente dal soggetto a seconda della situazione.

(esperimento di epinefrina e noradrenalina).

Mandler si chiede se venga prima l’attivazione del SNA e poi l’emozione

o il contrario (piango perché son triste o viceversa?).

Per Ortony, Clore, Collins invece le emozioni sono precedute da

cognizioni e interpretazioni non necessariamente consce. Tre spetti

determinano le conoscenze:

eventi: sono le interpretazioni delle cose che accadono

agenti son le cose o persone che possono causare gli eventi

oggetti sono le entità fisiche

Le emozioni sono una forte reazione a catena i una prima emozione.

Teoria dell’appraisal (valutazione cognitiva)

Le emozioni sono adattive in quanto insorgono quando accade qualcosa di

imprevisto e perché servono a motivare il soggetto a rispondere in modo

adattivo all’ambiente.

1 In questa parte sono inseriti anche gli appunti dalle lezioni, non solo la sintesi del libro.

3- teorie psico-evolutive

Per Plutchik le emozioni sono una forma di comunicazione, frutto degli

adattamenti evolutivi, i dati che le configurano sono conoscenza dello

stimolo, reazione comportamentale e effetto.

Le emozioni sono catene complesse di eventi che hanno la forma

tridimensionale a forma di cono rovesciato. Il loro fine è quello di

creare feedback tali da conservare l’equilibrio omeostatico.

4- affective neuroscience

Damasio e Ledoux sono gli autori di riferimento di questa corrente di

pensiero e ricerca.

Le emozioni rispecchiano le implicazioni personali di un soggetto le sue

conoscenze e le sue esperienze passate. Sia lo stesso individuo in

situazioni simili, che persone diverse in una medesima situazione possono

avere reazioni emozionali differenti.

Per Le Doux il sistema di elaborazione emozionale opera

indipendentemente e al di fuori dell’esperienza cosciente.

In pratica:

Un’emozione vera è un insieme di risposte chimiche e neuronali (frutto di

attività elettrochimica)

Stimoli adeguati, interni o esterni, reali od evocati provocano emozioni in

modo automatico

Il cervello è predisposto a rispondere agli stimoli con specifici pattern di

azione grazie all’evoluzione

Le risposte emotive modificano le attività cerebrali e stati fisici

Le risposte creano tendenzialmente un adattamento per la sopravvivenza e

il benessere.

3- lo sviluppo e la regolazione delle emozioni

Il sistema nervoso non è solo un’architettura con cento miliardi di

neuroni,ma è una rete complessa d interazioni anche con altri sistemi come

quello endocrino e immunitario.A fare l’unicità della persona forse sono il

tipo,le modalità e la plasticità delle connessioni neuronali.I meccanismi di

sviluppo cerebrale dipendono in buona parte dall’ambiente,infatti solo

16000 geni identificati nel menoma umano sono dedicati alla maturazione

del cervello.E’ l’interazione tra fattori genetici,biologici,psicosociali e

ambientali che permette al cervello di completare il loro sviluppo

attraverso la selezione e specializzazione delle cellule neuronali. La

psicanalisi ha sottolineato l’importanza della relazione diadica tra bambino

e madre (caregiver).

Lo sviluppo emotivo i primi anni di vita

Le emozioni rappresentano risorse di organizzazione e regolazione dello

sviluppo psicofisico del neonato;ogni essere umano ne è dotato fin dalla

nascita. Già in fase perinatale si possono riconoscere stati di benessere e

sofferenza.Il riconoscimento delle emozioni attraverso il volto era noto

anche a Darwin che sosteneva che i bambini possono reagire ad esse grazie

a meccanismi innati di base.A partire dalle prime 10 settimane di vita,in

base alle espressioni del volto della figura d’attaccamento il bambino

modifica le sue risposte comportamentali.

Anolli,2002 individua 3 periodi di sviluppo emotivo:

• risposte emotive dovute al sistema edonico che distingue tra

piacere e dispiacere

• tra 2 e 12 mesi di età compare sorriso sociale e emozioni

fondamentali(rabbia,gioia,tristezza,collera e paura)

• comparsa delle emozioni complesse o sociali

(vergogna,colpa,imbarazzo)

Tra i 15 e 18 mesi comparsa delle emozioni miste.Per Harris dai 2

anni in poi il bambino capisce le emozioni altrui. La comprensione

reciproca delle emozioni con la figura d’attaccamento avviene già dai

primi mesi e grazie al riferimento sociale il bambino riconosce

l’intenzionalità degli stati emotivi,competenza che è preludio dello

sviluppo della teoria della mente.

Secondo le già citate teorie cognitive l’appraisal è un processo di

valutazione che genera le emozioni.Per questa ragione Sroufe

sostiene che i bambini abbiano emozioni vere e proprie solo a partire

dai 6 mesi in quanto solo da quel momento in poi il bambino

attribuisce significato agli eventi,mentre i sistemi cerebrali erano già

attivi nel periodo prenatale e sin dai primi giorni di vita è possibile

quindi parlare di emozioni di fondo(Damasio).Sono queste emozioni

di fondo che forniscono lo scenario per la sperimentazione delle

emozioni complesse .La reattività del sistema nervoso (arousal)

indica la relazione tra l’intensità dello stimolo e l’ampiezza della

risposta.

2)Il contesto diadico

La fragilità dei bebè implica la necessità di modelli comunicativi e

comportamentali utili a richiamare la figura di accadimento.E’ grazie

a questo che si viene a formare la diade,ossia l’unità qualitativa che

classifica l’interazione dinamica di una coppia di persone.La

capacità di emettere segnali emotivi aumenta le probabilità di

sopravvivenza.Le interazioni permettono al bambino di servirsi della

corteccia cerebrale della figura di attaccamento come stampo

necessario allo stimolo della propria corteccia e come impronta

fondamentale per lo sviluppo dei circuiti neurali che presiedono alle

capacità emotivo-relazionali.Durante la prima fase evolutiva i legami

che si stabiliscono con le figure di attaccamento primario permettono

al bebè di sopravvivere,maturare il cervello,attivare la mente e

l’autoregolazione emotiva.Anche l’esplorazione e il gioco sono un

comportamento complement

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Scienze mediche MED/25 Psichiatria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Danilo p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modalità d'intervento nel disagio emotivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof De Plato Giovanni.
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