Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

a) atti diversi da quelli contemplati in art. 249, previsti o meno da Trattato, come risoluzione di

Consiglio;

b) atti non solo di Consiglio o Commissione, ma anche di Parlamento europeo e BCE;

c) pronunce di stessa Corte di giustizia;

d) accordi conclusi da Comunità con Stati terzi e adottati da organi da questi creati, quando Corte ha

ritenuto che essi costituiscano, per quanto concerne Comunità, atti posti in essere da una di

istituzioni;

e) norme di diritto interno incorporanti disposizioni di diritto di Comunità, nonostante che controversia

di cui era investito giudice nazionale che le chiedeva di pronunciarsi non vertesse su applicazione di

diritto comunitario ma su applicazione di diritto nazionale a situazione puramente interna a Stato

membro (né da art. 234 né da oggetto di procedura istituita da tale articolo risulta che autori di

Trattato abbiano inteso escludere tale intendimento di sua competenza).

Si ritiene che possano essere poste in essere pronunce anche con riguardo a raccomandazioni e pareri.

MA limiti: in sentenza 1966 Corte ha escluso possibilità di pronunciarsi ex art. 234 su disposizioni di

Statuto di scuola europea e su Protocollo concernente creazione di scuole europee, perché fatto che

regole convenzionali entranti in linea di conto in caso presentassero legami con Comunità e

funzionamento di sue istituzioni non veniva a incidere su interpretazione uniforme di diritto comunitario

poiché loro applicazione era destinata a funzionare in via di tutto autonoma anche se parallela a quella

di quest’ultimo.

Competenza di Corte non si estende ancora a atti non assimilabili a quelli di istituzioni, come decisioni

di rappresentanti di Governi di Stati membri riuniti in seno a Consiglio, convenzioni comunitarie, anche

se concluse ex art. 293 (MA a adozione di tali convenzioni segue in prassi adozione di autonomi

protocolli che provvedono a devolvere a Corte potere di pronunciarsi su richiesta di autorità giudiziarie

di Stati membri in termini simili a quelli di art. 234.

6.4.11. Gli effetti delle pronunce interpretative della Corte di giustizia.

6.4.11.1. Gli effetti soggettivi.

Effetto diretto di pronuncia interpretativa di Corte ex art. 234 è quello di vincolare giudice a quo a

conformarsi, in decidere caso concreto, a soluzioni di problemi di diritto in essa contenute.

In caso CILFIT Corte ha ritenuto che proprie sentenze abbiano efficacia erga omnes, almeno in senso di

far venire meno obbligo di rinvio incombente a giudici nazionali di ultima istanza, non solo quando

questione davanti a essi sollevata sia materialmente identica a altra questione sollevata in relazione a

analoga fattispecie, già decisa in via pregiudiziale, ma anche in presenza di giurisprudenza costante di

Corte che risolva punto di diritto litigioso, anche in mancanza di stretta identità tra materie di

contendere.

Quanto così fatto in termini negativi, solo per delimitare obblighi di giudici di Stati membri, Corte ha

fatto anche in termini positivi, attribuendo esplicitamente effetti generali a tutti suoi giudizi preliminari,

salva però sempre possibilità di giudici nazionali di riproporre questione anche a luce di elementi nuovi,

e libertà per essa di cambiare stessa giurisprudenza valore di precedenti attribuito a pronunce

giudiziali di Corte di giustizia, con stessi effetti di loro applicabilità in luogo di diritto nazionale anche

posteriore riconosciuti a disposizioni contenute in Trattato e a atti normativi da esso previsti che siano

direttamente applicabili, a prescindere da caso concreto per cui soluzione esse sono poste in essere.

6.4.11.2. Gli effetti nel tempo.

Soluzione generale data a problema da Corte è coerente con carattere interpretativo di pronunce di cui si

tratta: Corte attribuisce a esse, in via generale, efficacia retroattiva a partire da momento di entrata in

vigore di norme e di atti di diritto comunitario a cui si riferiscono. MA possibilità che in casi particolari

ogni sentenza interpretativa possa essa stessa stabilire diversamente stabilire suoi effetti in tempo (tutela

di legittimo affidamento). 42

6.4.11.3. Gli effetti delle sentenze pregiudiziali sulla validità degli atti comunitari.

6.4.11.3.1. Gli effetti soggettivi.

Sindacato di atti comunitari in ambito di procedura pregiudiziale può dare luogo a sentenza che dichiara

invalido atto esaminato; problema se dichiarazione di invalidità, vincolante in confronti di giudice a

quo, possa considerarsi efficace erga omnes, tale quindi da assumere effetti simili a annullamento ex art.

230: in causa 66/80, International Chemical Corporation, Corte ha affermato che applicazione uniforme

di diritto comunitario, garantire quale è scopo essenziale di competenze attribuitele da art. 234, è

necessaria non solo quando giudice nazionale sia in presenza di questione interpretativa, ma anche

quando esso si trovi di fronte a contestazione relativa a validità di atto di istituzioni sentenza che

accerti ex art. 234 invalidità di atto di istituzione, sebbene abbia come diretto destinatario solo giudice

che si è rivolto a Corte, costituisce per qualsiasi altro giudice motivo sufficiente per considerare tale atto

non valido per decisione che esso debba emettere. MA, come per rinvii interpretativi, giudici nazionali

possono in ogni caso sollevare questione già risolta, specie qualora sussistessero questioni relative a

motivi, a portata e eventualmente a conseguenze di invalidità precedentemente accertata.

6.4.11.3.2. Gli effetti nel tempo.

In casi semi di mais Corte ha ritenuto necessario coordinare art. 234 con art. 231, che stabilisce che per

quanto riguarda regolamenti Corte di giustizia, ove lo reputi necessario, precisa effetti di regolamento

annullato che devono essere considerati definitivi: applicazione analogica di tale disposizione è

necessaria per stessi motivi che ne sono a base in casi in oggetto non era possibile rimettere in

discussione effetti di atti dichiarati invalidi per periodo anteriore a data di sentenza.

Contro possibilità di applicazione analogica di disposizione si era sostenuto che questa doveva essere

esclusa:

a) per carattere speciale di rimedio giurisdizionale previsto ex art. 230 rispetto a quello ex art 234 e per

accorparsi di art. 231 a primo e nn a secondo;

b) perché facoltà accordata a Corte da art. 231 si presenta come deroga espressa a conseguenze normali

di annullamento, per cui estensione di sua applicazione a situazione completamente diversa appare

contestabile.

MA Corte ha escluso necessità di fare ricorso a analogia, ritenendo che qualora esigenze imperative lo

impongano art. 231 attribuisce a Corte potere discrezionale per determinare in concreto, di volta in

volta, quali effetti di regolamento annullato debbano essere tenuti fermi art. 231 trova direttamente

applicazione, poiché sistema di procedimenti giudiziali stabiliti da Trattato, lungi da dare specificità e

autonomia a procedimento rispetto a altro, caratterizza entrambi come 2 modalità di controllo di legalità

organizzato da Trattato, imponendo perciò applicazione diretta di art. 231 anche in relazione a

accertamenti di invalidità effettuati ex art. 234.

MA reazioni di molte giurisdizioni nazionali, che ritenevano semplice efficacia ex nunc di sentenze

contrario a diritto di difesa di parti in processo principale, hanno infine indotto Corte di giustizia a

cambiare posizione: in sentenza 1994 in caso Roquette frères essa ha riaffermato proprio potere di

stabilire se deroga a limitazione di efficacia temporale di sentenza possa essere prevista a favore di parte

di causa principale che abbia impugnato dinanzi a giudice atto, o se anche in confronti di detta parte,

declaratoria di invalidità con effetti solo ex nunc costituisca rimedio adeguato. MA subito dopo Corte ha

riconosciuto che in caso di parte che, come ricorrente in causa principale, abbia impugnato dinanzi a

giudice nazionale avviso di riscossione di importi compensativi monetari emanato su base di

regolamento comunitario invalido, tale limitazione di effetti ex nunc di declaratoria pregiudiziale di

invalidità determinerebbe come conseguenza rigetto da parte di stesso giudice nazionale di ricorso

avverso avviso di riscossione contestato, benché regolamento su cui base avviso stesso sia stato emanato

sia stato dichiarato illegittimo da Corte in ambito di stesso giudizio operatore come ricorrente in

43

causa principale si troverebbe privato di diritto a tutela giurisdizionale effettiva in caso di violazione, da

parte di istituzioni, di diritto comunitario, e risulterebbe pregiudicato effetto utile di art. 234.

7. L’integrazione delle lacune del diritto comunitario.

7.0. Introduzione.

Ordinamento comunitario sprovvisto di competenza generale, non pretende di essere autosufficiente:

suoi valori devono prevalere su quelli di Stati membri, MA per quanto non sottopone a sua valutazione

normativa, in limiti imposti da necessità di perseguimento di obiettivi di integrazione europea e di

funzionamento di mercato comune, si integra con ordinamenti di Stati membri in rapporto di

sussidiarietà.

7.1. Il metodo di integrazione selettiva seguito dalla giurisprudenza comunitaria.

7.1.1. Introduzione.

Giudici comunitari, consapevoli che diritto comunitario è particolarmente destinato a operare in

contesto aperto e è tributario sia di sua originaria provenienza da diritto internazionale sia di principi

generali di ordinamenti giuridici nazionali di Stati membri, effettuano integrazione di diritto comunitario

riferendosi a uno e altri e dando decisivo rilievo, per loro concreta utilizzazione, a giudizio che

esprimono su base di valutazione di loro idoneità a operare, in sintonia con struttura e principi

fondamentali di ordinamento comunitario, per realizzazione di obiettivi di questo, non solo in relazione

a lacune di ordinamento comunitario a cui integrazione siano indirizzati a procedere secondo tali linee

da espresse disposizioni di diritto scritto (es. art. 288, per cui in materia di responsabilità

extracontrattuale Comunità deve risarcire conformemente a principi generali comuni a diritti di Stati

membri danni cagionati da sue istituzioni o da suoi agenti in esecuzione di loro funzioni, e art. 230, per

cui Corte è competente a pronunciarsi su ricorsi per violazione di Trattato o di qualsiasi regola di diritto

relativa a sua applicazione), ma anche in relazione a tutte altre lacune per cui integrazione diritto scritto

non fornisca analogo espresso orientamento.

7.1.2. I principi desunti dal diritto internazionale.

7.1.2.1. I principi desunti dal diritto internazionale generale.

7.1.2.1.1. Introduzione.

Utilizzazione di diritto internazionale generale per integrare lacune tecniche di diritto comunitario

presenta aspetti diversi a seconda che queste attengano a disciplina di rapporti tra Comunità e esterno, o

a quella di relazioni intracomunitarie.

7.1.2.1.2. La disciplina dei rapporti tra la Comunità e l’esterno.

In pronuncia 1990 ex art. 230, Opel Austria c. Consiglio, Tribunale di primo grado ha annullato

regolamento (CE) di Consiglio con a oggetto revoca di concessioni tariffarie fatte da Comunità a

Austria su base di Accordo di libero scambio in vigore tra loro, concessioni che, mentre erano revocabili

su base di tale accordo, non lo sarebbero state su base di accordo su Spazio economico europeo che

Comunità aveva per ultima approvato e depositato 1996. Tribunale ha innanzitutto premesso che

principio di buona fede è regola di diritto internazionale consuetudinario codificata in Convenzione di

Vienna I, per cui Stato deve astenersi da atti che priverebbero Trattato di suo oggetto e scopo quando

esso ha manifestato suo accordo a essere vincolato da Trattato, in periodo che precede entrata in vigore

di Trattato; poi ha precisato che in diritto internazionale principio di buona fede è corollario di principio

di tutela di legittimo affidamento che, secondo giurisprudenza, fa parte di ordinamento giuridico

44

comunitario in situazione in cui Comunità hanno depositato loro strumenti di approvazione di

accordo internazionale e dove è nota data di entrata in vigore di accordo stesso, operatori economici

possono valersi di principio di tutela di legittimo affidamento per opporsi a adozione da parte di

istituzioni, in periodo di entrata in vigore di tale accordo internazionale, di qualsiasi atto contrario a

disposizioni di quest’ultimo che, dopo entrata in vigore di accordo, abbiano effetto diretto in loro

confronti.

7.1.2.1.3. La disciplina delle relazioni intracomunitarie.

Riferimento a diritto internazionale, escluso da parte di dottrina e ammesso in via generale da Avv.

Generale Lagrange in caso Féderation Charbonnière de Belgique c. Alta Autorità, compiuto da Corte in

sentenza resa in caso Van Duyn, in cui si dibatteva su applicazione da darsi a regime comunitario

relativo a libera circolazione di lavoratori: essa ex art. 39 deve realizzarsi con esclusione di qualsiasi

discriminazione fondata su nazionalità tra lavoratori di Stati membri per quanto riguarda impiego,

retribuzione e altre condizioni di lavoro, ma può incontrare limitazioni giustificate da motivi di ordine

pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica; ma nulla è detto cieca possibilità che Stato membro

ponga a cittadini di altri Stati membri limite riconducibile a tale eccezione, quando analogo divieto non

ponga a propri cittadini. Corte di giustizia ha affermato che principio di diritto internazionale, che

Trattato non ha certo reso inoperante in rapporti tra Stati membri, impedisce a singoli Stati di negare a

propri cittadini ingresso e soggiorno in proprio territorio Stato membro può, se circostanze lo

richiedono, rifiutarsi di applicare per motivi di ordine pubblico a cittadino di altro Stato membro, che

vuole svolgere determinata attività subordinata, principio di libera circolazione di lavoratori senza con

ciò essere costretto a imporre analoghi divieti a propri cittadini.

7.1.2.1.4. I limiti all’operare nel diritto comunitario dei principi desunti dal diritto internazionale

generale.

Corte ha attribuito rilievo a diritto internazionale generale in quanto non reso inoperante da Trattato in

rapporti tra Stati membri: ha ritenuto che in diritto comunitario non possano applicarsi principi tipici di

diritto internazionale come quello di autotutela (inadimplenti non est adimplendum) e quello di

reciprocità, in quanto esistenza di sede istituzionale e di sistema giurisdizionale per soluzione di

controversie tra Stati membri e tra questi e istituzioni costituisce uno di connotati salienti di

ordinamento comunitario.

Principio di autotutela escluso in modo inequivoco per quanto riguarda rapporti tra istituzioni di

Comunità e Stati membri, e rapporti tra Stati membri. Problema se possa trovare eccezionale

applicazione in rapporti tra istituzioni di Comunità, con sentenze che Corte ha reso ex art. 230 in casi

138/79, Roquette Frères, e 139/79, Maizena: in corso di 2 procedure si chiedeva a Corte di pronunciare

invalidità di regolamento, perché adottato da Consiglio senza aver atteso parere, in caso richiesto, da

Parlamento; Consiglio aveva sostenuto che in circostanze di caso Parlamento aveva reso impossibile,

con proprio comportamento, osservanza di tali formalità e non poteva quindi eccepirne inosservanza.

Corte ha ritenuto, in caso, di non dover prendere posizione su tesi di Consiglio e di poter quindi

prescindere da questioni di principio sollevate da tale tesi, poiché questo non aveva esaurito mezzi per

ottenere parere di Parlamento.

Su problema Corte tornata in sentenza 1995 in causa Parlamento c. Consiglio, in cui essa ha affermato

che in procedura di consultazione Consiglio, trascorso termine ragionevole da richiesta di parere a

Parlamento europeo, può adottare validamente atto anche se tale istituzione non si è espressa, poiché in

questo caso inosservanza di formalità sostanziale di consultazione di Parlamento trova proprio

fondamento in inosservanza da parte di tale istituzione di proprio obbligo di leale cooperazione

principio di autotutela assume rilievo in relazioni interistituzionali.

7.1.2.2. I principi desunti dal diritto internazionale convenzionale: il GATT.

45

Grazie a rilievo che ha dato a convenzioni e a altri strumenti internazionali in materia di diritti di uomo,

Corte è giunta a riconoscere tutta altra serie di diritti fondamentali di persona umana: materia in

relaziona a cui Corte si è distintamente e autonomamente riferita a convenzioni internazionali è

disciplina di commercio internazionale, contenuta in General Agreement on Tariffs and Trade 1947.

Regole di GATT non erano state formalmente accettate da CEE e Trattato istitutivo di questa in nessun

modo le menzionava per sancirne incorporazione in diritto comunitario.

MA Corte in cause 21 a 24/72, International Fruit Co., le ha ritenute vincolanti per Comunità stessa,

perché loro vincolatività si impone in tutti casi in cui in forza di Trattato CEE Comunità ha assunto

poteri già spettanti a Stati membri in ambito di applicazione di GATT: incompatibilità di atto

comunitario con norma convenzionale vincolante per Comunità ne importa, a certe condizioni,

illegittimità.

7.1.3. I principi desunti dagli ordinamenti degli Stati membri.

7.1.3.1. Il principio di tutela del legittimo affidamento.

7.1.3.1.1. Il processo a tratti successivi attraverso cui la Corte di giustizia è arrivata a ritenere

incorporato nell’ordinamento comunitario il principio di tutela del legittimo affidamento.

7.1.3.1.1.0. Introduzione.

Per principio di legittimo affidamento si è realizzato fenomeno di integrazione a tratti successivi,

attraverso in particolare 2 sentenze.

7.1.3.1.1.1. Il caso First Remuneration Adjustment.

Corte chiamata a pronunciarsi su legittimità di decisione con cui Consiglio, 9 mesi dopo aver adottato

determinato sistema di adeguamento di retribuzioni di personale e essersi impegnato a applicarlo per 3

anni, era ritornato su sua decisione per stabilire meccanismo di aumento che portava a risultati meno

favorevoli per dipendenti, rispetto a quelli importati da precedente sistema. Corte, rilevato che non

risultavano circostanze idonee a giustificare rapido mutamento e che primo impegno di Consiglio era

stato assunto con modalità particolarmente qualificate (con partecipazione di rappresentanze sindacali),

ha annullato decisione ritenendo che essa violava affidamento che autorità avrebbero rispettato impegno

assunto Corte ha inequivocabilmente integrato diritto scritto comunitario, che in nessun modo poteva

di per sé essere inteso come tutelante legittimi affidamenti di suoi soggetti, con integrazione selettiva,

poiché non tutti ordinamenti di Stati membri tutelano affidamento che atto di pubblica amministrazione

può far sorgere in capo a suoi destinatari contro revoche che di esso faccia autorità che l’ha posto in

essere.

7.1.3.1.1.2. Il caso CNTA S.A. c. Commissione.

Atto comunitario concretamente lesivo di affidamento di operatore era regolamento; Corte, ritenendo

mancasse in caso inderogabile interesse pubblico contrapposto a quello di singoli operatori economici,

ha ritenuto di poter fare ulteriore passo in avanti in direzione di integrazione di diritto comunitario: ha

ritenuto che affidamento in buona fede maturabile, per effetto di prassi comunitaria, da soggetto possa

configurarsi come legittimo, e quindi tutelabile pure in sede di accertamento di responsabilità

extracontrattuale, anche a fronte di atteggiamento che Comunità prenda attraverso atto normativo di

portata generale, analogo in sua funzione a legge statale, come regolamento.

7.1.3.1.2. La tutela del legittimo affidamento e gli effetti che la Corte attribuisce nel tempo alle proprie

pronunce. 46

Principio di affidamento è entrato a operare in ordinamento giuridico comunitario: precisazioni che

Corte ha fatto quanto a dies a quo di effetti di sue pronunce sono frutto di coordinamento che in tale

sistema esiste tra diritto scritto e principi desunti da suo esterno, come quello in considerazione.

In causa 24/86, Blaizot-Université de Liège e altri, Corte comunitaria era richiesta di pronunciarsi ex art.

234 in relazione a caso in cui davanti a giudice belga era stata avanzata domanda di restituzione di tasse

universitarie che cittadino francese e altri 16 studenti avevano avanzato a Università belghe in relazione

a pagamento di diritti di iscrizione complementari (minerval) effettuato prima di data di adozione di

pronuncia ex art. 234 (decisione Gravier) con cui Corte aveva dichiarato che imposizione di minerval

come condizione per accesso a corsi di insegnamento professionale di studenti cittadini di altri Stati

membri, quando onere analogo non sia imposto a studenti nazionali, costituisce discriminazione in

ragione di nazionalità, proibita ex art. 12. Università convenute in giudizio, invocando precedente

costituito da decisione adottata da Corte in caso Defrenne (in cui era stata negata efficacia ex tunc di

sentenza), avevano eccepito che citata decisione Gravier costituiva evoluzione nuova di diritto

comunitario e che sue ripercussioni su sistema universitario belga sarebbero state eccessivamente

onerose se essa avesse prodotto effetti ex tunc. Corte ritiene che principio fondamentale di diritto

comunitario come quello di non discriminazione non possa produrre effetti concreti per passato perché

questi effetti devono raccordarsi con operare di altri principi, tra cui quello generale di tutela di

legittimo affidamento: ordinamento comunitario deve tutelare non solo alcuni ma tutti suoi soggetti, sia

quelli a cui favore operano principi di primo tipo, sia quelli a cui favore operano principi di secondo

valore retroattivo continua a essere regola generale, mentre valore ex nunc o comunque più ridotto può

risultare solo da diretto disposto di sentenze di Corte.

7.1.3.2. Il principio di proporzionalità.

In causa 56-58/64, Consten e Grunding c. Commissione, Corte ha ritenuto che principio di

proporzionalità si sia integrato in ordinamento comunitario e sia venuto in questo a far corpo con

disposizioni dettate in materia di concorrenza, superando così indicazioni che le potevano venire da

lettera di art. 81: ne ha desunto che art. 1 di decisione impugnata va annullato in parte in cui estende,

senza valido motivo, nullità a tutte clausole di accordo introdotto così in esperienza giuridica

comunitaria, dopo altre numerose applicazioni giurisprudenziali, principio di proporzionalità è stato

inserito in Trattato di Maastricht, per cui azione di Comunità non va al di là di quanto necessario per

79

raggiungimento di obiettivi di Trattato.

7.2. I principi con cui i giudici comunitari hanno proceduto all’integrazione del diritto comunitario

per assicurare una piena tutela dei singoli.

7.2.1. Introduzione.

Corte di giustizia ha imposto a giudici nazionali di applicare garanzie procedurali e sostanziali andanti

oltre quanto previsto da diritto nazionale, idonee a assicurare a singoli completa e effettiva tutela di

riritti loro attribuiti da diritto comunitario Corte ha integrato quest’ultimo con importanti principi

strutturali, non espressamente previsti da Trattato né conosciuti da tutti ordinamenti di Stati membri.

7.2.2. Il principio di una tutela giurisdizionale completa ed effettiva delle situazioni soggettive

attribuite dal diritto comunitario.

7.2.2.1. Il caso Factortame.

Caso Factortame 1990 ha riguardato applicazione di Merchant Shipping Act e di Merchant Shipping

Regulations con cui UK ha modificato sistema di immatricolazione di pescherecci con effetto di limitare

possibilità di battere bandiera britannica a imbarcazioni possedute da cittadini di altri Stati membri di

Comunità impedendo così loro di fatto di beneficiare di contingenti di pesca attribuiti a UK, in

79 Art. 5 CE: L’azione della Comunità non va al di là di quanto necessario al raggiungimento degli obiettivi del presente Trattato.

47

apparente contrasto con art. 12 problema di legittimità comunitaria di questo atto interno: Divisional

Court di Queen’s Bench Division, investita di tale questione, ha rivolto a Corte di giustizia domanda di

pronuncia pregiudiziale e ha disposto in via provvisoria con ordinanza sospensione di applicazione di

norma restrittiva nazionale, per non pregiudicare in more di giudizio diritti che avrebbero potuto essere

riconosciuti come attribuiti a singoli da norme comunitarie; tale provvedimento di sospensione è stato

impugnato da Secretary of State davanti a Court of Appeal, che ha annullato ordinanza in base a

principio di common law per cui nessun provvedimento provvisorio può essere disposto contro Corona.

Quest’ultima pronuncia è stata impugnata davanti a House of Lords, che ha chiesto a Corte di giustizia

di stabilire se giudici britannici, nonostante principio contrario di diritto nazionale, avessero ugualmente

potere di ordinare provvedimenti provvisori contro Corona basandosi su diritto comunitario. Corte di

giustizia ha precisato che piena efficacia di diritto comunitario sarebbe ridotta se norma di diritto

nazionale potesse impedire a giudice, chiamato a dirimere controversia di diritto comunitario, di

concedere provvedimenti provvisori per garantire piena efficacia di pronuncia giurisdizionale su

esistenza di diritti invocati in forza di diritto comunitario giudice è tenuto a disapplicare norma di

diritto nazionale che sola osti a concessione di provvedimenti provvisori.

Integrazione giuridica comunitaria si realizza dunque facendo circolare valori giuridici in via

bidirezionale, da diritto interno a diritto comunitario e viceversa: quando sistemi giuridici nazionali non

sono sufficienti a assicurare appieno protezione giuridica derivante per singoli da effetto diretto di

disposizioni di diritto comunitario, giudice interno deve comunque fare tutto quanto è necessario per

individuare rimedio adeguato, utilizzando, per colmare lacune che a riguardo presenta diritto interno,

anche elementi che gli siano proposti da diritto comunitario, ormai divenuto parte di dati giuridici con

cui egli è tenuto a esplicare sua funzione giudicante.

7.2.2.2. Il caso Borrelli.

In caso Oleificio Borrelli c. Commissione, 1992, Corte ha ritenuto esigenza di sindacato giurisdizionale

di qualsiasi decisione di autorità nazionale principio generale di diritto comunitario che deriva da

tradizioni costituzionali comuni a Stati membri e che è stato sancito da Convenzione europea di diritti di

uomo giudice deve considerare ricevibile ricorso proposto a questo scopo anche se norme

procedurali nazionali non lo prevedono in caso di genere Corte ha connotato principio di vera,

completa e effettiva tutela giurisdizionale di diritti attribuiti a singoli da diritto comunitario come

principio avente valore in sé, che essa considera ormai integrato in sistema comunitario e, in quanto tale,

da applicarsi a opera anche di giudici nazionali indipendentemente da quanto previsto da proprio diritto

interno.

MA a tale principio Corte ha dato in alcune pronunce portata restrittiva; solo in sentenza 1995 in caso

Peterbroeck essa è tornata a precisazioni più rispettose di principio di tutela giurisdizionale piena e

effettiva: si trattava di stabilire se con tale principio fosse compatibile norma di codice belga di imposte

su reddito che vietava a giudice di valutare d’ufficio conformità di decisioni di direttore regionale di

imposte dirette con disposizioni di diritto comunitario, qualora queste non fossero state invocate da

ricorrente entro determinato termine di decadenza. Corte ha sottolineato che peculiarità di

procedimento, precludendo di fatto a giudice di valutare d’ufficio legittimità comunitaria di atti

nazionali, impedivano attivazione di procedura di rinvio pregiudiziale ex art. 234; essa ha infatti rilevato

che:

a) in procedimento di opposizione a applicazione di imposte si reddito, giudice competente a conoscere

ricorsi contro decisione di direttore generale i imposte era primo giudice abilitato a sottoporre

questione pregiudiziale a Corte di giustizia, poiché direttore, dinanzi a cui di svolgeva procedimento

in prima stanza, facendo parte di amministrazione finanziaria, non poteva considerarsi giurisdizione

ex art. 234;

b) non risultava che altro giudice nazionale, in ambito di ulteriore procedimento, potesse esaminare

d’ufficio compatibilità di decisione di direttore con diritto comunitario;

c) non risultava che impossibilità per giudici nazionali di valutare d’ufficio motivi fondati su diritto

comunitario potesse essere ragionevolmente giustificata in base a principi come quello di certezza di

diritto o di svolgimento regolare di procedimento.

48

7.2.3. Il principio di responsabilità dello Stato nei confronti dei privati per qualsiasi violazione del

diritto comunitario.

In caso Brasserie du Pêcheur/Factortame III Corte ha inequivocamente statuito che principio di

responsabilità di Stato in confronti di privati per violazione di diritto comunitario ha valore in

riferimento a qualsiasi ipotesi di violazione di diritto comunitario commessa da Stato membro,

qualunque sia organo di quest’ultimo, cui azione o omissione ha dato origine a trasgressione.

Con riferimento a mancata attuazione di direttiva, in Francovich Corte aveva indicato che applicazione

di principio presuppone che:

a) direttiva implichi attribuzione di diritti a favore di singoli;

b) contenuto di tali diritti possa essere individuato su base di disposizioni di direttiva;

c) esista nesso di causalità tra obbligo incombente a Stati membri e danno subito da soggetti lesi.

Con riferimento a ipotesi diverse da attuazione di direttive Corte precisa che si devono determinare tali

presupposti, oltre che tenendo conto di obbligo di cooperazione incombente a Stati x art. 10, anche

facendo riferimento a giurisprudenza di Corte relativa a responsabilità extracontrattuale di Comunità

come in sede di determinazione di responsabilità extracontrattuale di Comunità per atti normativi si

deve tenere conto di complessità di situazione da disciplinare, di difficoltà di applicazione e di

interpretazione di testi e più in particolare di margine di valutazione discrezionale rimesso a autore di

atto controverso, così in sede di determinazione di responsabilità di Stati membri, si può ritenere questa

sussistente quando, oltre a esservi situazione in cui norma giuridica violata sia preordinata a conferire

diritti a singoli e esista nesso di causalità diretto tra violazione di obbligo incombente a Stato e danno

subito da soggetti lesi, violazione di diritto comunitario compiuta da Stato costituisca violazione

sufficientemente caratterizzata: decisivo perché violazione possa essere considerata sufficientemente

caratterizzata è che si tratti di violazione manifesta e grave, da parte di Stato membro, di limiti posti a

suo potere discrezionale.

Corte ha poi fatto seguire ulteriore precisazione con cui ha puntualizzato alcuni elementi che giudice

nazionale può e altri che invece deve necessariamente tenere in considerazione per determinare se

violazione di diritto comunitario sia manifesta e grave:

a) giudice può tenere conto di:

 grado di chiarezza e di precisione di norma violata,

 ampiezza di potere discrezionale che tale norma riserva a autorità nazionali o comunitarie,

 carattere intenzionale o involontario di trasgressione commessa o di danno causato,

 scusabilità o inescusabilità di eventuale errore di diritto,

 circostanza che comportamenti adottati da istituzione comunitaria abbiano potuto concorrere a

omissione, adozione o mantenimento in vigore di provvedimenti o prassi nazionali contrari a

diritto comunitario;

b) in ogni caso violazione è manifesta e grave quando continua nonostante pronuncia di sentenza

pregiudiziale, o esista giurisprudenza consolidata di Corte in materia, da cui risulti illegittimità di

comportamento in questione.

In pronuncia Dillenkofer Corte ha inquadrato unitariamente criteri che devono essere applicati in

diverse ipotesi contemplate da sentenza Francovich e Brasserie du Pêcheur statuendo che condizioni

evidenziate in tali sentenze sono stesse, poiché condizione di violazione sufficientemente grave e

manifesta, che pur non è menzionata in sentenza Francovich, era inerente a fattispecie oggetto di causa:

fatto che Stato membro non prenda alcuno di provvedimenti necessari per raggiungere risultato

prescritto da direttiva entro termine fissato concreta per sé violazione grave e manifesta di diritto

comunitario.

7.3. La tutela dei diritti dell’uomo nell’ordinamento comunitario

7.3.1. L’imperniarsi della tutela su di una evoluzione della giurisprudenza comunitaria.

49

Attenzione a tradizioni costituzionali comuni a Stati membri e a diritto internazionale convenzionale ha

portato a art. 6 TUE, per cui Unione rispetta diritti fondamentali quali sono garantiti da CEDU e quali

risultano da tradizioni costituzionali comuni di stati membri, in quanto principi generali di diritto

80

comunitario.

Corte di giustizia in caso Stauder 1969 ha ritenuto che diritti fondamentali sono tutelati in Comunità

come parte integrante di diritto comunitario come principi generali di diritto.

In caso Handelsgesellschaft 1970, dopo aver dichiarato che tutela di diritti fondamentali costituisce

parte integrante di principi generali di cui essa garantisce osservanza, Corte ha chiarito che salvaguardia

di questi diritti è informata a tradizioni costituzionali comuni a Stati membri e che va garantita in ambito

di struttura e finalità di Comunità.

In causa 4/73, Nold, oltre a rilevare che garantendo tutela di diritti fondamentali, essa è tenuta a ispirarsi

a tradizioni costituzionali comuni a Stati membri, Corte ha compiuto 2 importanti precisazioni:

trattati internazionali relativi a tutela di diritti di uomo cui Stati membri hanno cooperato o aderito

a) 

possono pure fornire elementi di cui occorre tenere conto in ambito di diritto comunitario

garantiti da diritto comunitario diritti non espressamente previsti in costituzioni di alcuni Stati

membri, come diritto a riservatezza o a rispetto di vita privata e diritto di non discriminazione in

base a sesso a favore di transessuali;

b) dopo aver osservato che alcuni diritti, come diritto di proprietà e libertà di commercio vanno

considerati non prerogative assolute ma a luce di funzione sociale di beni e attività oggetto di tutela,

Corte ha affermato che in ordinamento comunitario appare legittimo sottoporre tali diritti a alcuni

limiti giustificati da obiettivi di interesse generale perseguiti da Comunità, purché non resti lesa

sostanza di diritti stessi.

Anche istituzioni politiche comunitarie, in loro attività di produzione normativa in materie attinenti a

garanzia di diritti fondamentali, hanno dato segno di sentirsi vincolate a ricerca di contemperamento tra

due tali esigenze: es. direttiva relativa a protezione di dati personali, che vieta a Stati di frapporre

ostacoli a trasmissione transfrontaliera di informazioni, ma conferisce a individui serie di situazioni

giuridiche soggettive che superano tradizionale concetto di diritto a riservatezza per tutelare nuovi diritti

come quelli a protezione di sfera personale e a autodeterminazione informatica.

7.3.2. L’estensione della tutela garantita dalla Corte di giustizia ai diritti fondamentali.

7.3.2.1. Introduzione.

Tutela che Corte di giustizia ha ritenuto debba essere garantita a diritti fondamentali di individui viene

anche a incidere su legislazione di Stati membri e su comportamento di autorità nazionali, relativamente

a atti nazionali attuativi di diritto comunitario e a giustificazioni legittimamente invocabili da stato

membro per adozione di misure altrimenti confliggenti con diritto comunitario.

7.3.2.2. L’estensione agli atti nazionali attuativi del diritto comunitario.

In caso Cinéthèque 1995 Corte ha statuito che, anche se Corte stessa ha compito di garantire rispetto di

diritti fondamentali in settore specifico di diritto comunitario, non le spetta tuttavia esaminare

compatibilità con Convenzione europea di legge nazionale riguardante materia di competenza di

legislatore nazionale.

MA in caso Damirel 1997, pur affermando che essa non è competente a valutare compatibilità di

normativa nazionale con principi sanciti da CEDU, Corte ha precisato:

a) che tale sua incompetenza derivava da fatto che normativa naizonale su cui verte causa principale

non doveva porre in atto disposizione di diritto comunitario;

80 Art. 6 TUE: L’Unione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti

dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e quali risultano dalle tradizioni costituzionali degli Stati

membri, in quanto principi generali del diritto comunitario. 50

b) che, in via più generale, è suo compito vegliare a rispetto di diritti fondamentali in sfera di diritto

comunitario.

 in sentenza Wachauf 1989, dopo aver rilevato che sarebbe in contrasto con esigenze inerenti a tutela

di diritti fondamentali in ordinamento giuridico comunitario disciplina comunitaria che avesse per

effetto di spogliare affittuario, a scadenza di contratto d’affitto, di frutto di proprio lavoro e di

investimenti effettuati, ha statuito che:

a) esigenze di garanzia di diritti fondamentali vincolano parimenti Stati membri quando essi danno

attuazione a discipline comunitarie;

b) autorità nazionali sono tenute per quanto possibile a applicare tali discipline in rispetto di tali

esigenze.

7.3.2.3. Le giustificazioni legittimamente invocabili da uno Stato membro per l’adozione di misure

altrimenti confliggenti con il diritto comunitario.

In caso Rutili 1975 Corte di giustizia stabilì che, sebbene Stati membri siano sostanzialmente liberi di

determinare, conformemente a loro necessità nazionali, esigenze di ordine pubblico, limitazioni a libera

circolazione di lavoratori operate in nome di tali esigenze non devono comunque comportare violazione

di ordine comunitario; in particolare specifiche norme di Comunità che esplicitamente restringono poteri

di Stati membri in materia di polizia relativa a stranieri non vanno considerate come esaustive, ma come

manifestazioni particolari di principio più generale sancito da CEDU, per cui restrizioni apportate in

nome di esigenze di ordine pubblico e sicurezza pubblica a diritti fondamentali non possono andare oltre

ciò che è necessario per soddisfacimento di tali esigenze in società democratica rispetto di diritti

umani non è parametro a cui luce vagliare legittimità di atti comunitari o di norme nazionali attuative di

essi, ma parametro a cui stregua valutare misura di libertà di azione che può residuare in capo a poteri

statali quando dinanzi a essi sta situazione giuridica soggettiva tutelata da diritto comunitario.

In caso ERT 1991 Corte ha ribadito di sentirsi vincolata a interpretazione di eccezioni previste da

Trattati conforme a tutela di diritti fondamentali: richiesta di pronunciarsi su compatibilità con diritto a

libertà di espressione, sancito da CEDU, di normativa ellenica relativa a radiodiffusione, Corte ha

innanzitutto ribadito che, sebbene in Comunità non possono essere consentite misure incompatibili con

rispetto di diritti di uomo, Corte non può sindacare compatibilità con Convenzione di normativa

nazionali che non rientra in ambito di diritto comunitario. Per contro, quando simile normativa rientra in

settore di applicazione di diritto comunitario, Corte, adita in via pregiudiziale, deve fornire tutti elementi

di interpretazione necessari a valutazione, da parte di giudice nazionale, di conformità di tale normativa

con diritti fondamentali di cui Corte garantisce rispetto quando Stato membro invoca combinato

disposto di artt. 46 e 55 per giustificare normativa idonea a frapporre ostacolo a esercizio di libera

prestazione di servizi, questa giustificazione, prevista da diritto comunitario, deve essere interpretata

luce di principi generali di diritto e in particolare di diritti fondamentali.

7.3.3. L’adesione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Seriamente coltivata prospettiva di adesione di Comunità a CEDU, MA forte condizionamento derivato

da parere che Corte di giustizia su richiesta di Consiglio di UE ha dato su compatibilità di tale adesione

con Trattato istitutivo di CE, per cui a stato attuale di diritto comunitario Comunità non ha competenza

per aderire a Convenzione, perché:

a) nessuna disposizione di Trattato attribuisce a istituzioni comunitarie, in termini generali, potere di

dettare norme in materia di diritti di uomo o di concludere accordi internazionali in tale settore;

b) neanche applicazione di art. 308 lo consentirebbe perché, anche se rispetto di diritti di uomo è

requisito di legittimità di atti comunitari, adesione a Convenzione determinerebbe modificazione

sostanziale di attuale regime comunitario di diritti di uomo, poiché comporterebbe inserimento di

Comunità in sistema istituzionale internazionale distinto, e integrazione di complesso di

disposizione di Convenzione in ordinamento giuridico comunitario.

51

MA anche indipendentemente da adesione di CE a Convenzione, cittadini di Unione possono trarre

vantaggio da fatto che Stati membri siano sottoposti oltre che a diritto propri di questo, anche a

Convenzione europea e a procedure con riferimento a essa funzionanti in quadro di Consiglio d’Europa.

8. La cittadinanza dell’Unione e le libertà del mercato unico.

8.1. L’istituzione e i beneficiari della cittadinanza dell’Unione.

Idea di cittadinanza di Unione, presente in nuce in preambolo di Trattato di Roma affermata in 2 dati

che hanno stabilito collegamento tra cittadini di Stati membri e Comunità non riconducibile a nessun

modello desumibile da precedenti esperienze:

a) affermazione di diritto comunitario come ordinamento giuridico di nuovo genere che riconosce

come soggetti non solo Stati membri ma anche loro cittadini;

b) elezione a suffragio universale diretto di Parlamento europeo.

Trattato attribuisce cittadinanza di Unione a chiunque abbia cittadinanza di uno di Stati membri, e

81

precisa che cittadini godono di diritti e sono soggetti a doveri previsti da Trattato.

In sentenza Micheletti 1992 Corte chiamata a chiarire da giudice spagnolo se persona provvista di

doppia cittadinanza, italiana e argentina, potesse essere esclusa da godimento di libertà di stabilimento

in Spagna per fatto che legislazione spagnola la considerava argentina; Corte ha ritenuto che a effetti di

applicazione di diritto comunitario e di libertà da esso sancite:

a) definizione di condizioni di acquisto e perdita di cittadinanza dipende solo da diritto di ogni Stato

membro;

b) Stato membro non può restringere effetti di attribuzione di cittadinanza di altro Stato membro per

motivo che legislazione di primo lo considera come cittadino di Stato terzo.

 deviazione da diritto internazionale generale e convenzionale, che si esprimono in senso di

opponibilità di cittadinanza a condizione che essa sia conferita in corrispondenza a collegamento

effettivo di soggetto di cui si tratta con Stato che gli attribuisce cittadinanza: cittadinanza comunitaria

per ogni Stato membro, oltre che per istituzioni comunitarie, si acquista e si perde da parte di cittadino

di altro Stato membro per effetto di diritto di questo, a nulla rilevando quanto disponga in materia di

doppia cittadinanza di stranieri diritto di primo.

8.2. Il contenuto della cittadinanza dell’Unione.

8.2.1. Introduzione.

Cittadinanza di Unione importa innanzitutto consolidamento di situazioni giuridiche già ricomprese in

acquis comunitario:

a) libertà di circolazione di persone;

b) possibilità per stesse di rivolgere petizioni a Parlamento europeo.

8.2.2. La libertà di circolazione delle persone.

8.2.2.0. Introduzione.

Ogni cittadino ha diritto di soggiornare liberamente in territorio di Stati membri, salve limitazioni e

82

condizioni previste da Trattato e da disposizioni adottate in applicazione di stesso.

81 Art. 17 CE: E’ istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro.

La cittadinanza dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima.

I cittadini dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente Trattato.

82 Art. 18 CE: Ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte

salve le limitazioni e le condizioni previste dal presente Trattato e dalle disposizioni adottate in applicazione dello stesso.

52

Trattato CE specifica principio di libera circolazione di persone prevedendo particolarmente diritto di

circolazione di lavoratori, diritto di stabilimento e libertà di prestazione di servizi.

Prima di adozione di Trattato di Maastricht, per superare problemi interpretativi di ciascuna di tali 3

libertà, si faceva riferimento a principio di non discriminazione, come inteso a vietare discriminazioni

dirette e indirette di Stato membro in confronti di cittadino di altro Stato membro che intendesse

accedervi. Tale principio si applica con riferimento a disciplina di attività economiche: costituisce

attività economica anche quella che ente, come società sportiva, persegue senza fini di lucro; in casi

Walrave e Donà Corte ha inoltre precisato che rapporto tra tale società e atleta professionista o semi-

professionista costituisce attività economica, che sia svolta come lavoro subordinato o autonomo

incompatibile con Trattato disciplina o prassi nazionale, anche emanata da organizzazione sportiva, che

riservi a soli cittadini di Stato membro in cui tale disciplina o prassi vige diritto di partecipare, come

professionisti o semi-professionisti, a incontri di calcio, salvo che non si tratti di disciplina o prassi che

precluda a giocatori stranieri partecipazione a alcuni incontri per motivi non economici ma inerenti a

carattere e fisionomia specifica di tali incontri e che hanno quindi natura prettamente sportiva.

Tecnica di ispessire libertà di circolazione di persone mediante lata qualificazione di attività come

economica utilizzata anche in caso Cowan 1989, in cui Corte ha ritenuto che costituissero attività

economiche, atte a far beneficiare il Cowan di diritto comunitario e quindi anche di principio di non

discriminazione, non tanto quelle costituite da suo circolare come turista quanto quelle consistenti in

usufruire di servizi che egli veniva a utilizzare in Francia.

8.2.2.1. Le precisazioni che la libertà di soggiorno dei cittadini degli Stati membri ha acquisito per

effetto della giurisprudenza comunitaria.

Analogo atteggiamento favorevole a cittadini di Stati membri Corte ha assunto con riferimento specifico

a diritto di soggiorno in 2 pronunce 1989:

a) in causa Lopez de Veiga Corte chiamata a interpretare direttiva per cui diritto di soggiorno di

lavoratori migranti è comprovato con rilascio di carta di soggiorno: Corte ha attribuito carattere

puramente dichiarativo a carta di soggiorno, differenziando nettamente funzione di tale carta rispetto

a quella tradizionalmente propria di permesso di soggiorno richiesto a stranieri e puntualizzando che

diritto di soggiorno è acquisito da lavoratore in forza di disposizioni di diritto comunitario

indipendentemente da rilascio, da parte di autorità competente di Stato membro, di permesso di

soggiorno;

b) in causa Messner Corte ha precisato quanto aveva affermato in pronuncia 1976 in caso Watson, in

cui aveva ammesso che autorità competenti di Stati membri possono prescrivere, per cittadini di altri

Stati membro, obbligo di denunciare loro presenza a autorità di Stato in cui si trovano: Stati membri

devono contenere in limiti ragionevoli termine entro cui tale denuncia va compiuta; inoltre in

confronti di chi non provveda a compiere tale denuncia non sarebbe giustificato prevedere sanzione

sproporzionata che creasse ostacolo a libera circolazione di lavoratori (es. pena di reclusione).

8.2.2.2. I toni nuovi che con l’istituzione della cittadinanza dell’Unione la libertà di circolazione e di

soggiorno dei cittadini di uno Stato membro ha acquisito con riferimento all’accesso al

territorio di un altro Stato membro.

Passaggio da libertà di circolazione e soggiorno anche per cittadino di Stato membro desideroso di

recarsi in altro Stato membro a puro scopo turistico a generale diritto di circolazione e soggiorno,

importato da Trattato di Maastricht, è mero consolidamento di precedente regime, MA con toni nuovi,

perché:

a) estende diritto a soggetti diversi da coloro che (turisti) può considerarsi esercitino attività

economica;

b) dà fondamento giuridico diretto a possibilità per istituzioni comunitarie di adottare atti in materia;

c) abilita in modo indiscutibile cittadini di Unione a far valere in essa veri e propri diritti davanti a

giudici comunitari e nazionali. 53

8.2.2.3. Gli effetti che l’introduzione della cittadinanza dell’Unione ha avuto con riferimento a

regolamentazioni che, operando nel Paese di origine di un cittadino di uno Stato membro,

siano atte a dissuaderlo da trasferirsi in altro Stato membro.

Corte dopo Maastricht è arrivata a ritenere incompatibili con diritto comunitario regolamentazioni

indistintamente applicabili, pubbliche e private, che, operando in Paese d’origine di Stato membro,

costituiscano ostacolo a sua libera circolazione in quanto atte a dissuaderlo da trasferirsi in altro Stato

membro.

Es. in caso Bosman Corte era stata chiamata a prendere posizione su compatibilità con diritto

comunitario di regolamentazioni calcistiche che vincolano trasferimenti di calciatori, subordinando

possibilità per calciatore di essere ingaggiato da società calcistica di altro Stato membro a condizione

che questa versi a società di provenienza indennità di trasferimento, formazione o promozione: Corte ha

ritenuto che tali regolamentazioni sono idonee a limitare libera circolazione di calciatori che vogliono

svolgere attività in altro Stato membro poiché impediscono loro di lasciare società cui appartengono, o li

dissuadono da farlo anche dopo scadenza di contratti di lavoro che li legano.

8.2.3. Il diritto di petizione al Parlamento europeo.

Analogo effetto di consolidamento ha avuto Trattato con riferimento a possibilità per cittadini di Unione

di rivolgere petizioni a Parlamento europeo, già prevista da regolamento interno adottato da Assemblea

comune di CECA: Trattato consolida situazione esistente, innanzitutto sancendo diritto di petizione a

livello normativo di Trattato stesso, superiore a quello precedente, e poi dando a tale diritto, attraverso

espressa previsione di sua estensione a tutti residenti in Stati membri, connotazione di diritto

fondamentale di persona (in area di quei principi e norme che Corte di giustizia ritiene immodificabili).

8.3. Gli elementi di completa novità importati da istituzione di cittadinanza di Unione.

8.3.1. La rimozione di alcuni limiti ala libertà di circolazione e di soggiorno.

Art. 18, sancendo diritto di ogni cittadino di Unione di circolare e di soggiornare liberamente in

territorio di Stati membri, fa salve limitazioni e condizioni previste da Trattato e da disposizioni adottate

in applicazione di stesso ogni Stato membro ha ancora possibilità di limitare circolazione e soggiorno

di cittadini di altri Stati membri per tutela di esigenze imperative come quelle costituite da ordine

pubblico, pubblica sicurezza e salute. MA non possono operare completamente tutte particolari esigenze

pubbliche contemplate da disposizioni di regolamenti e direttive adottate prima di Trattato di

Maastricht, che prevedono es. possibilità di Stato membro di limitare in tempo soggiorno di cittadini di

altri Stati membri.

8.3.2. La possibilità di presentare denunce di cattiva amministrazione nell’azione delle istituzioni o

degli organi comunitari.

Possibilità per qualsiasi cittadino di Unione di denunciare a Mediatore nominato da Parlamento europeo

casi di cattiva amministrazione in azione di istituzioni o organi comunitari (salvo Corte di giustizia e

Tribunale di primo grado in esercizio di loro funzioni giurisdizionali) si distingue da diritto di petizione

per 2 elementi:

a) è stabilito in modo più circostanziato seguito da darsi a ogni denuncia: qualora Mediatore constati

caso di cattiva amministrazione egli ne investe istituzione interessata, che dispone di 3 mesi per

comunicargli suo parere; Mediatore trasmette poi relazione, oltre che a istituzione interessata, a

54

Parlamento europeo, che può trarne motivo per istituire, a istanza di ¼ di suoi membri, commissione

di inchiesta;

b) possono essere denunciate manifestazioni di cattiva amministrazione riscontrabili in azione di

istituzioni e organi comunitari e non in quella di Stati membri.

8.3.3. Il diritto di voto e di eleggibilità nello Stato di residenza alle elezioni comunali e a quelle del

Parlamento europeo.

Diritto a ogni cittadino di Unione residente in Stato membro di cui non è cittadino di voto e di

eleggibilità a elezioni comunali e a quelle di Parlamento europeo a stesse condizioni di cittadini di tale

Stato esercitato secondo modalità adottate da Consiglio, capaci di comportare disposizioni derogatoria

83

ove problemi specifici di Stato membro lo giustifichino.

8.3.4. Il godimento della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di uno Stato membro

diverso da quello nazionale.

Disposizione che prevede godimento di tutela da parte di autorità diplomatiche e consolari di Stato

membro diverso da quello nazionale ha 4 peculiarità:

a) sancisce godimento di tutela, evitando di enunciare direttamente diritto di cittadini di Unione;

b) prevede che cittadini di Unione possano beneficiare di tale tutela a stesse condizioni di cittadini di

Stato membro che la presti a essi;

precisa che Stati membri stabiliscono tra loro disposizioni necessarie e avviano negoziati

c) 84

internazionali richiesti per garantire tale tutela;

è integrata da art. 20 TUE, che prevede che missioni diplomatiche e consolari di Stati membri e

d) delegazioni di Commissione in Paesi terzi intensificano loro cooperazione procedendo a scambi di

informazioni e a valutazioni comuni e contribuendo a attuazione di disposizioni previste da art. 20

85

CE.

In attuazione di art. 20 CE è stata adottata 1995 decisione di rappresentanti di governi di Stati membri

riuniti in sede di Consiglio riguardante tutela di cittadini di Unione europea da parte di rappresentanze

diplomatiche e consolari: cittadini di Unione europea beneficiano di tale tutela presso qualsiasi

rappresentanza diplomatica o consolare di Stato membro, se in territorio in cui si trovano non c’è

rappresentanza permanente accessibile, né console onorario accessibile e competente di loro Stato

membro o di altro Stato membro che lo rappresenti in modo permanente; rappresentanze diplomatiche e

consolari interpellate danno seguito a domanda di tutela di interessato purché questi sia in grado di

provare possesso di cittadinanza di Stato membro, e devono trattarlo a stregua di cittadini di Stato

membro che esse rappresentano. Tutela diplomatica e consolare comprende necessariamente assistenza

in caso di decesso, incidente o malattia grave, arresto o detenzione, atti di violenza e aiuto e rimpatrio di

cittadini in difficoltà, ferma restando possibilità per rappresentanze diplomatiche o consolari di Stati

membri in servizio in Stato terzo di venire in aiuto anche in altri casi a cittadino di Unione che lo

richieda.

8.4. L’ulteriore integrazione che la tutela delle libertà del mercato unico, assieme a quella dei diritti

dell’uomo, ha ricevuto dal progressivo realizzarsi di una politica della Comunità in materia di

protezione dei consumatori.

83 Art. 19 CE.

84 Art. 20 CE: Ogni cittadino dell’Unione gode, nel territorio di un Paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza

non è rappresentato, della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni di

cittadini di detto Stato. Gli Stati membri stabiliscono tra loro le disposizioni necessarie e avviano i negoziati internazionali richiesti

per garantire detta tutela.

85 Art. 20 TUE: Le missioni diplomatiche e consolari degli Stati membri e le delegazioni della Commissione nei Paesi terzi e nelle

conferenze internazionali, nonché le loro rappresentanze presso le organizzazioni internazionali, cooperano al fine di garantire il

rispetto e l’attuazione delle posizioni comuni adottate dal Consiglio.

Esse intensificano la loro cooperazione procedendo a scambi di informazioni e a valutazioni comuni e contribuendo all’attuazione

delle disposizioni previste dall’articolo 20 del Trattato che istituisce la Comunità europea.

55

Progressivo realizzarsi di tutela di consumatore (consumatore solo quello finale, privato e non

impegnato in attività commerciali o professionali):

a) in Trattato di Roma consumatori erano menzionati solo in contesti di disciplina di concorrenza e di

politica agricola comune;

AUE ha attribuito a Commissione potere di presentare a Consiglio proposte relative a

b) ravvicinamento di disposizioni legislative, regolamentari, amministrative di Stati membri, con a

oggetto instaurazione e funzionamento di Mercato interno: tali proposte, ove riguardino protezione

di consumatore devono basarsi su livello di protezione elevato. Corte di giustizia ha ritenuto tale

86

disposizione idonea a dare avvio a politica comunitaria in materia di protezione di consumatori;

Trattato riserva a consumatori apposito titolo, prevedendo strumenti mediante cui Comunità

c) 

contribuisce a conseguimento di modello di protezione elevato di consumatori possibilità per

istituzioni comunitarie di adottare a tutela di consumatori anche azioni specifiche di integrazione di

politica svolta da Stati membri (dunque sottoposte a principio di sussidiarietà) seguendo procedura

di codecisione. Azioni adottate a livello comunitario non impediscono a Stati membri di mantenere

misure più rigorose a tutela di consumatori e di prenderne di nuove, purché tali misure siano

87

compatibili con Trattato.

8.5. La libera circolazione delle merci: i divieti sanciti dagli artt. 23-31 del Trattato.

8.5.1. Introduzione.

A circolazione di merci in territorio per cui trova applicazione diritto comunitario si applicano regole

comuni costituite da artt. 23-31 di Trattato e da numerose altre disposizioni di diritto comunitario

derivato poste in essere su base di primi, in riferimento sia a commercio intracomunitario che a quello

svolgentesi tra territorio comunitario e Paesi terzi: per quest’ultimo tali regole importano applicazione di

tariffa doganale comune che risulta da misure unilaterali e da accordi posti in essere ex art. 133; per

quanto riguarda commercio intracomunitario esse stabiliscono divieto tra Stati membri di dazi e

restrizioni quantitative e di misure equivalenti a uni e altre.

8.5.2. Il divieto di istituzione di dazi doganali e di misure equivalenti.

Comunità fondata su unione doganale che, oltre a importare adozione di tariffa doganale comune in

rapporti tra area comunitaria e Paesi terzi, si estende a complesso di cambi di merci e importa divieto,

fra Stati membri, di dazi doganali a importazione e esportazione e di qualsiasi tassa di effetto

88

equivalente.

Stati membri si astengono da introdurre tra loro nuovi dazi doganali a importazione e esportazione o

89

tasse di effetto equivalente, o da aumentare quelli che applicano in loro rapporti commerciali reciproci.

Beni con riferimento a cui trova applicazione libera circolazione di merci sono tutti prodotti

pecuniariamente valutabili e come tali atti a costituire oggetto di negozi commerciali,

indipendentemente da loro natura, qualità, destinazione.

Devono essere ammessi a circolare liberamente in tutto territorio comunitario, oltre a prodotti originari

di Stati membri, anche quelli provenienti da Paesi terzi che si trovino in libera pratica in Stati membri:

86 Art. 95 CE.

87 Art. 153 CE.

88 Art. 23 CE: La Comunità è fondata sopra una unione doganale che si estende al complesso degli scambi di merci e importa il

divieto, fra gli Stati membri, dei dazi doganali all’importazione e all’esportazione e di qualsiasi tassa di effetto equivalente, come

pure l’adozione di una tariffa doganale comune nei loro rapporti con i Paesi terzi.

89 Art. 25 CE: I dazi doganali all’importazione o all’esportazione o le tasse di effetto equivalente sono vietati tra gli Stati membri.

56

prodotto deve considerarsi originario di Paese in cui ha subito sua ultima trasformazione o lavorazione

sostanziale, economicamente giustificata, effettuata in impresa attrezzata a tale scopo e che abbia come

risultato fabbricazione di prodotto nuovo che rappresenti fase importante di fabbricazione.

Prodotti non qualificabili come di origine comunitaria devono essere ammessi in libera pratica in Stato

membro quando:

a) per essi siano stati pagati dazi doganali e tasse di effetto equivalente esigibili, anche da punto di

vista comunitario;

b) non abbiano beneficiato di ristorno totale o parziale di tali dazi e tasse (es. da parte di Stato

esportatore);

c) per essi siano state espletate formalità d’importazione richieste da Stato membro in questione.

Corte di giustizia in caso Donckerwolcke ha rilevato che prodotti messi in libera pratica sono totalmente

e definitivamente assimilati a prodotti d’origine comunitaria usufruiscono di regime di traffico

comunitario, per cui merci sono esenti da dazi doganali, restrizioni quantitative e misure di effetto

equivalente.

Merci provenienti da Paesi terzi che non usufruiscono di traffico comunitario possono essere sottoposte

a regime di:

a) transito comunitario, caratterizzato da fatto che merci in arrivo in territorio di Comunità possono

essere trasportate da luogo di introduzione a quello di distribuzione senza rinnovo di formalità

doganali in passaggio da Paese comunitario a altro;

b) traffico di perfezionamento, trovante applicazione, con riferimento a merci introdotte in Stato

membro per esservi rielaborate o trasformate in attesa di successiva esportazione verso Stati terzi, è

caratterizzato da fatto che tali merci non possono essere sottoposte a pagamento di particolari dazi

doganali o di misure di effetto equivalente.

8.5.3. La soluzione che la Corte ha dato ai problemi relativi alla diretta applicabilità del divieto di tasse

ad effetto equivalente di cui all’art. 25 del Trattato e alla determinazione della nozione di misura

di effetto equivalente.

8.5.3.0. Introduzione.

Equilibrio che in materia di dazi e misure aventi effetto equivalente a dazi si è stabilito fra residue

competenze normative nazionali e applicazione diretta di diritto comunitario risulta chiaramente da

pronunce che Corte ha adottato in materia di diretta applicabilità di art. 25 e in materia di

determinazione di nozione di tasse di effetto equivalente.

8.5.3.1. La diretta applicabilità dell’art. 25.

Pronuncia Van Gend and Loos 1963: importatore olandese aveva chiesto che gli fosse riconosciuto ex

art. 25 diritto a non vedersi applicata misura nazionale relativa a incremento di dazi doganali per

determinata classe di prodotti; autorità olandesi si opponevano a tale richiesta invocando lettera di art.

25 e sostenendo che questo era rivolto a Stati membri e volgeva solo a stabilire diritti e obblighi tra

esso: Corte ha affermato che diritto comunitario, indipendentemente da norme emanate da Stati membri,

in stesso modo in cui impone a singoli obblighi attribuisce loro diritti soggettivi, non solo in casi in cui

espressamente li menziona ma anche come contropartita di precisi obblighi imposti da Trattati a singoli,

Stati membri o istituzioni comunitarie.

8.5.3.2. La nozione di tassa ad effetto equivalente.

Corte è pervenuta attraverso varie pronunce a progressiva precisazione di nozione di tassa a effetto

equivalente come ogni onere pecuniario diverso da dazio doganale o da imposizione ex art. 95:

a) imposto unilateralmente; 57

b) a prescindere da sua denominazione, struttura, scopo perseguito, destinazione di introiti che esso

procura e da natura di prodotti colpiti, industriali o agricoli;

c) che colpisce merci comunitarie per fatto che esse varcano frontiera anche regionale;

d) indipendentemente da fatto che importo di tale onere sia minimo;

e) anche se esso non sia riscosso a profitto di Stato e non abbia alcun effetto discriminatorio o

protezionistico e se prodotto colpito non sia in concorrenza con prodotto nazionale.

Corte ha circoscritto ipotesi in cui Stato membro può imporre oneri pecuniari in relazione a circolazione

intracomunitaria di merci a casi in cui essi costituiscano controprestazione di servizio reso e siano

proporzionali a vantaggio arrecato specificatamente e individualmente a operatore: escluso che

costituiscano corrispettivo proporzionale a sevizio effettivamente reso oneri pecuniari imposti da Stato

membro in relazione a concessione di licenza di importazione, a raccolta di dati statistici, a effettuazione

di controlli veterinari e fitosanitari e a riscossione di tassa calcolata in base a valore dichiarato di merci e

imposta per operazioni di sdoganamento effettuate in luoghi non appartenenti a Stato.

8.5.4. Le misure di effetto equivalente alle restrizioni quantitative vietate dall’art. 28 del Trattato e il

principio di mutuo riconoscimento applicato dalla Corte di giustizia nel caso Cassis de Dijon.

Atteggiamento analogo Corte ha assunto in sede di applicazione di art. 28, che vieta tra Stati membri

90

restrizioni quantitative a importazione e qualsiasi misura di effetto equivalente.

In caso Dassonville 1974 Corte di giustizia ha statuito che per misura a effetto equivalente a restrizione

quantitativa si deve intendere ogni normativa commerciale di Stati membri che possa ostacolare

direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, scambi intercomunitari.

In pronuncia Cassis de Dijon Corte ha affermato che ostacoli per circolazione intracomunitaria derivanti

da disparità di legislazioni nazionali relative a commercio di liquori vanno accettati qualora tali

prescrizioni possano ammettersi come necessarie per rispondere a esigenze imperative attinenti in

particolare a efficacia di controlli fiscali, a protezione di salute pubblica, a lealtà di negozi commerciali

e a difesa di consumatori per Corte di giustizia, in via generale e di principio, quando non vi si

oppongono tali esigenze imperative, regolamentazioni di Stato membro di Comunità in materia di

produzione e commercializzazione di determinato bene devono essere riconosciute (mutuo

riconoscimento) in tutti altri Stati membri presunzione di equivalenza di legislazioni nazionali di

Stati membri di Comunità, che si traduce in onere, per chi invoca esigenze imperative tutelate da diritto

nazionale di determinato Paese di Comunità, di provare che tali esigenze non sono sufficientemente

garantite da norme che presiedono a produzione e commercializzazione di quel bene in Paese di

provenienza.

Disciplina nazionale, quand’anche possa ritenersi rispondente a tali esigenze imperative, deve

comunque essere proporzionata a fine perseguito Stato membro, se può scegliere tra vari

provvedimenti idonei a raggiungere stesso risultato, è tenuto a optare per mezzo che implica meno

ostacoli per libertà di scambi.

Estensione e arricchimento di principio di libera circolazione di merci operato da Corte di giustizia

grazie a principio di mutuo riconoscimento ha subito temperamento con sentenza Keck 1993, con cui

essa ha introdotto distinzione tra norme relative a prodotti (peso, dimensione, ingredienti, processo di

fabbricazione, confezionamento, presentazione, etichettatura) e norme relative a alcune modalità di

vendita, e ha affermato che contrariamente a quanto giudicato fino a allora non può costituire ostacolo

diretto o indiretto, in atto o in potenza, a scambi commerciali fra Stati membri, a sensi di giurisprudenza

Dassonville, assoggettamento di prodotti provenienti da altri Stati membri a disposizioni nazionali che

limitino o vietino alcune modalità di vendita, purché tali disposizioni valgano in confronti di tutti

operatori interessati che svolgono propria attività su territorio nazionale e purché incidano in eguale

misura, sotto profilo giuridico e sostanziale, su smercio sia di prodotti nazionali che di quelli provenienti

da altri Stati membri. MA tali regolamentazioni nazionali devono comunque essere compatibili con

90 Art. 28 CE: Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all’importazione nonché qualsiasi misura di effetto

equivalente. 58

norme comunitarie dettate in materia di libera circolazione di servizi o con quelle che disciplinano diritti

di esclusiva.

8.6. La libera circolazione dei lavoratori.

Libera circolazione di persone in territorio comunitario si specifica in 3 fondamentali diritti, di libera

circolazione di lavoratori dipendenti, di stabilimento di lavoratori autonoma e di libera prestazione di

servizi: questi diritti vanno interpretati e applicati a luce di più generale principio di non discriminazione

91

sancito da art. 12.

Direttiva 64/221, relativa a coordinamento di provvedimenti speciali riguardanti trasferimento e

soggiorno di stranieri giustificati da esigenze di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica,

specifica:

a) impossibilità di limitare libera circolazione per fini economici;

b) necessità che relativi provvedimenti siano adottati solo in relazione a comportamenti personali di

destinatario;

c) insufficienza di condanne penali subite da questi per giustificare tali provvedimenti.

Direttiva conferisce inoltre a interessato legittimazione a dimorare in territorio di Stato membro in more

di decisioni relative a suo permesso di soggiorno e diritto a adire istanze di ricorso indipendenti avverso

decisioni a lui pregiudizievoli, imponendo altresì obbligo per amministrazione statale competente di

portare a sua conoscenza motivi in base a cui è limitata sua libertà di circolazione.

In pronuncia Boucheron Corte ha affermato che circostanze specifiche che potrebbero giustificare

richiamo a ordine pubblico possono variare da Paese a altro e da epoca a altra, e che perciò è necessario

lasciare in questa materia a competenti autorità nazionali certo limite discrezionale entro limiti imposti

da Trattato o da norme nazionali emanate per sua attuazione. MA Stati membri possono appellarsi a

esigenze di ordine pubblico solo quando siano messi a repentaglio in modo grave e effettivo interessi

fondamentali di collettività, non essendo sufficiente verificarsi di perturbazione di ordine sociale insita

in qualsiasi infrazione di legge.

Regolamento 1612/68 ha attribuito a lavoratore cittadino comunitario non solo diritto di accedere a

attività subordinata e esercitarla su territorio di qualsiasi Stato membro a stesse condizioni di lavoratori

nazionali di quello Stato, ma anche diritto di essere raggiunto da coniuge e da ascendenti e discendenti a

suo carico: quest’ultimo diritto è stato inteso in modo molto ampio da Corte di giustizia in caso Reed, in

cui giudici comunitari erano chiamati a giudicare circa possibilità di interpretazione evolutiva che

estendesse diritto di soggiorno di coniuge a convivente more uxorio. Corte, pur rilevando che

evoluzione di costumi di società europea non consente di equiparare convivente a coniuge, ha osservato

che possibilità per lavoratore migrante di ottenere che suo partner non coniugato, non cittadino di Stato

membro ospitante, sia autorizzato a soggiornarvi con lui può contribuire a sua integrazione in ambiente

di Paese ospitante e quindi a realizzazione di scopo di libera circolazione di lavoratori, e che questa

facoltà va considerata pure rientrante in nozione di vantaggio sociale di cui a regolamento 1612/68

Stato membro che attribuisse simile vantaggio a propri lavoratori nazionali non potrebbe rifiutarlo a

lavoratori cittadini di altri Stati membri senza commettere discriminazione basata su nazionalità vietata

da Trattato.

Direttiva 68/360 ha precisato obblighi incombenti su Stati membri per adeguata garanzia di diritti che

regolamento 1612/68 riconosce a lavoratori migranti, prevedendo che loro diritto di soggiorno venga

comprovato con rilascio di carta di soggiorno: Corte ha attribuito a questa carattere puramente

dichiarativo, puntualizzando che diritto di soggiorno è acquisito da lavoratore in forza di disposizioni di

diritto comunitario indipendentemente da rilascio da parte di competente autorità di Stato membro di

permesso di soggiorno.

Diretta applicabilità di norme comunitarie sancenti diritto di soggiorno di lavoratori posta

particolarmente in luce da 2 pronunce di Corte di giustizia:

91 Art. 12 CE: Nel campo di applicazione del presente Trattato, e senza pregiudizio delle disposizioni particolari dallo stesso previste,

è vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità. 59

a) con prima, 1976, Corte ha ammesso che autorità competenti di Stati membri possano prescrivere per

cittadini di Stati membri obbligo di denunciare loro presenza entro termine ragionevole, MA ha

statuito essere in contrasto con diritto comunitario provvedimento di espulsione motivato da

inosservanza di quella prescrizione;

b) con seconda, 1989, Corte ha precisato che termine è ragionevole quando tiene conto di necessità per

interessati di disporre di lasso sufficiente di tempo per spostarsi da frontiera a luogo di loro

destinazione e là informarsi circa formalità amministrative da adempiere, e insieme è indispensabile

per preservare interesse di Stato ospitante a conseguire conoscenza esatta di movimenti di

popolazione in suo territorio; mancato rispetto di formalità amministrative previste in questi casi da

Stati membri può essere sanzionato con misure comparabili a quelle applicabili a infrazioni

nazionali di minore importanza, mentre sono comunque illegittime, in quanto sproporzionate e

traducentisi in ostacolo a libera circolazione, sanzioni detentive.

Ampia e effettiva libertà di circolazione di persone, indipendentemente da loro svolgere attività

lavorativa o professionale, è prevista da Accordi di Schengen 1995.

8.7. Il diritto di stabilimento e di libera prestazione di servizi.

Trattato sancisce soppressione di restrizioni a libertà di stabilimento, conferendo a cittadini di Stati

membri facoltà di accedere in territorio di altro Paese comunitario a esercizio di attività non salariate, di

costituire e gestire imprese, di aprire agenzie, succursali e filiali a stesse condizioni stabilite da

92

legislazione di Paese di stabilimento in confronti di propri cittadini.

Prevista soppressione di restrizioni a libera prestazione di servizi da parte di cittadini comunitari stabiliti

in uno Stato membro diverso da quello del destinatario della prestazione, cioè a ogni prestazione

remunerata di servizi di carattere industriale, commerciale, artigianale o libero-professionale, in misura

93

in cui non sia già disciplinata da disposizioni relative a libera circolazione di merci, persone e capitali.

Corte di giustizia ha stabilito che disciplina nazionale atta a condizionare direttamente accesso a

mercato di servizi in altri Paesi comunitari, restringendo così libera prestazione di servizi

transfrontalieri, deve essere considerata in contrasto con art. 49 anche quando abbia carattere generale e

non discriminatorio e non abbia per oggetto né per effetto di procurare vantaggio a mercato nazionale

rispetto a prestatori di servizi di altri Stati membri.

In pronunce 1974 Reyners e Van Binsbergen essa ha respinto tesi di chi sosteneva che adozione di

direttive di armonizzazione di legislazioni nazionali costituisse precondizione a ammissione di cittadini

di Stato membro a stabilirsi e prestare servizi in altri Stati membri.

In tema di riconoscimento di titoli professionali in prima fase importanza preminente data a adozione di

misure di armonizzazione, subordinando realizzazione di libera circolazione a adozione da parte di Stati

membri di profili professionali rilevantemente improntati a standard comunitari definiti in varie direttive

settoriali. Più di recente diverso atteggiamento improntato a rispetto di tradizioni nazionali e a

presunzione di loro equivalenza: Corte di giustizia ha evidenziato che direttive da adottarsi in materia

sono solo strumenti volti a favorire effettivo esercizio di diritto di stabilimento, e ha particolarmente

valorizzato principio di mutuo riconoscimento o di mutua fiducia anche in settori diversi da quello di

circolazione di merci direttiva 89/48, relativa a sistema generale di riconoscimento di diplomi di

istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di durata minima di 3 anni, lascia a Stati

membri facoltà di regolamentare accesso a professioni e di disciplinarle autonomamente a fini

puramente interni, e sancisce ampia assimilazione tra formazione universitaria e quella curata da

ambienti professionali; MA convalida importanza condizionante che alcuni Paesi attribuiscono a

92 Art. 43 CE: Nel quadro delle disposizioni che seguono, le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro

nel territorio di un altro Stato membro vengono vietate. Tale divieto si estende altresì alle restrizioni relative all’apertura di agenzie,

succursali o filiali, da parte dei cittadini di uno Stato membro stabiliti sul territorio di uno Stato membro.

La libertà di stabilimento importa l’accesso alle attività non salariate e al loro esercizio, nonché la costituzione e la gestione di

imprese e in particolare di società ai sensi dell’art. 48, secondo comma, alle condizioni definite dalla legislazione del Paese di

stabilimento nei confronti dei propri cittadini, fatte salve le disposizioni del capo relativo ai capitali.

93 Art. 49 CE: Nel quadro delle disposizioni seguenti, le restrizioni alla libera prestazione di servizi all’interno della Comunità sono

vietate durante il periodo transitorio nei confronti dei cittadini degli Stati membri stabiliti in un Paese della Comunità che non sia

quello del destinatario della prestazione. 60

tirocinio pratico-professionale, prevedendo per questi Paesi possibilità di opporne mancanza a tutti

cittadini comunitari e di esigere compensazioni.

8.8. La libera circolazione dei capitali.

Trattato di Roma stabiliva obbligo per Stati membri di liberalizzare in valuta di Stato membro in cui

risiede creditore o beneficiario pagamenti relativi a scambi di merci, servizi e capitali, come anche

trasferimenti di capitali e salari, in misura in cui circolazione di merci, servizi, capitali e persone è

liberalizzata in Stati membri (art. 106); Stati membri sopprimono gradatamente tra loro durante periodo

transitorio e in misura necessaria a buon funzionamento di mercato comune restrizioni a movimenti di

capitali e persone residenti in Stati membri, e discriminazioni di trattamento fondate su nazionalità o

residenza di parti, o su luogo di collocamento di capitali (art. 67).

In caso Casati Corte di giustizia, dopo aver sottolineato che libera circolazione di capitali costituisce,

come quella di persone, servizi e merci, una di libertà fondamentali di Comunità, ha precisato che art.

67 differisce da disposizioni concernenti altre libertà perché obbligo di liberalizzazione che esso

contempla non è assoluto ma relativo a quanto necessario per buon funzionamento di mercato comune:

tale valutazione spetta in primo luogo a Consiglio, che attraverso direttive definisce diretta applicabilità

di art. 67; MA non escluso che tale diretta applicabilità possa esserle attribuita a art. 67 anche al di là di

quanto precisato da Consiglio in quelle direttive, ove ciò fosse richiesto da altro principio fondamentale

di diritto comunitario. Corte ha inoltre affermato che:

a) sacrifici ancora imponibili a libera circolazione di capitali da parte di Stati membri non devono

esulare da quanto necessario;

b) modalità di controllo non devono essere concepite in modo tale da limitare libertà voluta da

Trattato;

c) non è lecito comminare in proposito sanzioni sproporzionate rispetto a gravità di infrazione da

risolversi in ostacolo a tale libertà.

In sentenza Luisi e Carbone Corte ha valorizzato qualificazione di art. 67 come espressione di principio

fondamentale che aveva compiuto con pronuncia Casati, facendone derivare estensione di diretta

applicabilità di artt. 67 e 106, e dilatazione di concetto di pagamenti correnti e movimenti di capitali

interpretazione restrittiva di espressione ‘esportazione materiale di valori’, utilizzata in direttive 1960 e

1962 per descrivere operazioni non liberalizzate, affermando anche che complemento necessario di

libera circolazione di servizi è diritto di destinatario di essi di trasferirsi in Stato membro di CEE diverso

da quello in cui è residente, senza essere impedito da restrizioni in materia di pagamenti.

Direttiva 88/361 per attuazione di art. 67 è improntata a generalizzata liberalizzazione di movimenti di

capitali, MA lascia a Stati membri possibilità di istituire misure di regolazione di liquidità bancaria e di

prevedere sistema di controllo di perturbazioni monetarie e valutarie; inoltre disposizioni di direttiva

non pregiudicano diritto di Stati membri di adottare misure per impedire infrazioni di leggi e

regolamenti interni, specie in materia fiscale o a fini di sorveglianza cautelare di istituti finanziari o di

stabilire procedure di dichiarazione di movimenti di capitale a scopo di informazione amministrativa o

statistica, purché tali misure siano indispensabili per raggiungimento di obiettivi per cui sono

espressamente previste e loro applicazione non abbia effetto di ostacolare movimenti di capitali operanti

conformemente a disposizioni di diritto comunitario.

Regolamento 1969/88 prevede sistema di solidarietà consistente in sostegno finanziario a medio termine

di bilance di pagamenti di Stati membri. Comunque salva eccezionale possibilità per Stato di adottare

per non più di 6 mesi misure unilaterali volte a fronteggiare situazione di urgenza: su tali misure

Commissione espleta controllo successivo.

In sentenza Bordessa Corte ha riconosciuto efficacia diretta a disposizione di direttiva che impone a

Stati membri di sopprimere restrizioni a movimenti di capitali, e ha escluso che Stati membri siano

autorizzati a subordinare a autorizzazione previa esportazione di monete, assegni a portatore o biglietti

bancari, perché ciò significherebbe assoggettare esercizio di libera circolazione di capitali a

discrezionalità di amministrazione, vanificandola lecito solo regime di dichiarazione previa.

In Trattato di Maastricht riaffermati: 61

a) divieto di tutte restrizioni a movimenti di capitali e a pagamenti tra Stati membri;

b) possibilità per Stati di adottare misure già previste da direttiva o dettate da ragioni di ordine

pubblico o pubblica sicurezza, di applicare disposizioni nazionali tributarie che distinguono tra

contribuenti che non si trovano in stessa situazione quanto a luogo di residenza o di collocamento di

capitale, di mantenere restrizioni a libertà di stabilimento compatibili con diritto comunitario: tali

misure e procedure non possono comunque costituire mezzo di discriminazione arbitraria, né

restrizione dissimulata di libertà di circolazione di capitali e pagamenti.

Trattato di Maastricht inoltre estende divieto di restrizioni anche a movimenti di capitali e di pagamenti

94

tra Paesi comunitari e Paesi terzi.

9. Le regole di concorrenza.

9.0. Introduzione.

Trattato CE ha sancito che azione di Comunità comporta regime inteso a garantire che concorrenza non

95

sia falsata in mercato interno.

Disposizioni di Trattato e di Regolamenti si limitano a disciplinare pratiche commerciali che

pregiudicano commercio tra Stati membri lasciando a ordinamenti di questi regolamentazione di

pratiche che interessano interscambi nazionali senza incidere su tale commercio.

9.1. Le regole di concorrenza applicabili alle imprese.

9.1.1. L’art. 81 del Trattato CE.

Vietati tutti accordi tra imprese, tutte decisioni di associazione di impresa e tutte pratiche concordate

che, potendo pregiudicare commercio fra Stati membri, abbiano per oggetto o per effetto di impedire,

restringere o falsare gioco di concorrenza a interno di mercato comune. MA intese vietate possono

essere esentate da divieto se, pur essendo potenzialmente o effettivamente anticoncorrenziali,

soddisfano condizioni di efficienza, equa redistribuzione sociale di utili, proporzionalità e divieto di

instaurazione di monopolio, cioè:

a) contribuiscono a migliorare produzione o distribuzione di prodotti o a promuovere progresso tecnico

o economico (efficienza);

b) riservano a utilizzatori congrua parte di utile che ne deriva (equa redistribuzione sociale di utili);

c) non impongono a imprese interessate restrizioni che non siano indispensabili per raggiungere tali

obiettivi (proporzionalità);

d) non danno a imprese coinvolte possibilità di eliminare concorrenza per parte sostanziale di prodotti

di cui si tratta (divieto di monopolio).

Intese vietate, non esenti da divieti, sono automaticamente soggette a sanzione di tipo civilistico: sono

96

nulle di pieno diritto. MA Corte di giustizia non ha applicato quest’ultima disposizione a lettera: in

sentenza Grundig, riformando parzialmente decisione di Commissione, ha riconosciuto che nullità

investe intero accordo ma sole clausole anticoncorrenziali.

9.1.2. L’art. 82 del Trattato CE.

94 Art. 56 CE: Nell’ambito delle disposizioni previste dal presente Capo sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra

Stati membri, nonché tra Stati membri e Paesi terzi.

Nell’ambito delle disposizioni previste dal presente Capo sono vietate tutte le restrizioni sui pagamenti tra Stati membri, nonché tra

Stati membri e Paesi terzi.

95 Art. 3 CE: Ai fini enunciati all’art. 2, l’azione della Comunità comporta, alle condizioni e secondo il ritmo previsti dal presente

Trattato:

g) un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato interno.

96 Art. 81 CE: Gli accordi o decisioni, vietati in virtù del presente articolo, sono nulli di pieno diritto.

62

Attività di imprese è considerata particolarmente pericolosa sotto profilo concorrenziale quando esse

possiedono posizione dominante su mercato, ossia hanno possibilità di tenere comportamenti alquanto

indipendenti in confronti i concorrenti, clienti e in ultima analisi di consumatori Trattato, accanto a

norma generalmente applicabile a tutte imprese, art. 81, ne prevede seconda, art. 82, destinata a

applicarsi solo a imprese in posizione dominante: essa vieta sfruttamento abusivo da parte di una o più

imprese di posizione dominante su mercato comune o su parte sostanziale di questo, in misura in cui

97 

possa essere pregiudizievole a commercio tra Stati membri condotte vietate possono essere

costituite sia da intese che da atti unilaterali.

Giurisprudenza di Corte di giustizia ha individuato 2 categorie generali di pratiche abusive:

a) comportamenti che consentono a impresa di trarre da propria posizione dominante vantaggi

commerciali che non sarebbe riuscita a procurarsi in caso di concorrenza normale e sufficientemente

attiva (es. praticare prezzo eccessivo, privo di ogni ragionevole rapporto con valore economico di

prestazione fornita);

b) comportamenti attraverso cui impresa fa uso di propria posizione dominante per determinare

mutamenti strutturali di mercato in senso monopolistico (es. caso Continental Can).

Prassi ha mostrato che uno di problemi di più difficile e complessa soluzione relativi a applicazione di

art. 82 consiste in definizione di mercato con riferimento a cui va valutata eventuale posizione

dominante detenuta da una o più imprese; Corte di giustizia ha chiarito che per stabilire se impresa

detiene posizione dominante su determinato mercato occorre definire tale mercato sotto profilo di

prodotto e sotto quello geografico, facendo uso di concetti di interscambiabilità e omogeneità:

a) mercato è rilevante sotto profilo di prodotto se costituito da beni tra loro sufficientemente

interscambiabili;

b) mercato è rilevante sotto profilo geografico quando determinate aree sono caratterizzate da

condizioni omogenee di concorrenza.

Artt. 81 e 82 contengono esauriente ma non esaustivo catalogo di pratiche presuntivamente considerate

restrittive di concorrenza:

a) determinazione o imposizione diretta o indiretta di prezzi di acquisto o vendita di beni o di altre

condizioni di transazione;

b) limitazione o controllo di produzione, sbocchi o sviluppo tecnico, e intese restrittive di investimenti;

c) intese miranti a ripartire mercati o fonti di approvvigionamento;

d) applicazione in rapporti commerciali con altri contraenti di condizioni dissimili per prestazioni

equivalenti, così da determinare per questi ultimi svantaggio per concorrenza;

subordinazione di conclusione di contratti a accettazione da parte di altri contraenti di prestazioni

e) supplementari, che per loro natura o secondo usi commerciali non abbiano alcun nesso con oggetto

98

di contratti stessi.

Condotte imprenditoriali rientranti in tali categorie possono suddividersi in pratiche collusive e pratiche

esclusive, a seconda che, rispettivamente, tendano a falsare concorrenza mediante coordinamento di

comportamento di imprese concorrenti in mercato, o attraverso estromissione da mercato di concorrenti.

9.1.3. Le modalità di applicazione delle regole di concorrenza. 99

Per applicazione di regole fissate da artt. 81 e 82, art. 83 rinvia a regolamenti e direttive di Consiglio.

Quest’ultimo ha proceduto a importante organizzazione di funzioni da esplicarsi in materia da parte di

istituzioni comunitarie con regolamento 17/62, con cui attribuite a Commissione, oltre a competenza a

emettere attestazioni negative, anche potere di effettuare accertamenti e infliggere ammende a imprese

97 Art. 82 CE: E’ incompatibile con il mercato comune e vietato, nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio tra

Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato comune o di una parte

sostanziale di questo.

98 Artt. 81 e 82 CE.

99 Art. 83 CE: i regolamenti e le direttive utili ai fini dell’applicazione dei principi contemplati dagli articoli 81 e 82 sono stabiliti dal

Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo.

63

coinvolte in pratiche restrittive di concorrenza, e potere esclusivo di concedere esenzioni da divieto ex

art. 81.

Con regolamento 19/65 Consiglio ha previsto che potere di Commissione di adottare decisioni ex art. 81

possa essere esercitato, oltre che con decisioni individuali riferite a singole intese, mediante regolamenti

di esenzione in relazione a determinate categorie di intese.

Commissione ha inoltre integrato disciplina di tali regolamenti con varie comunicazioni generali che

definiscono alcune categorie di accordi che non ricadono in divieto ex art. 81, tra cui accordi di

importanza minore, es. tra imprese che detengono quote di mercato fino a 5% e cui fatturato non superi

200 milioni di ECU.

Commissione ha adottato 1993 comunicazione relativa a cooperazione tra giudici nazionali e

Commissione in applicazione di artt. 85 e 86: oltre a puntualizzare competenze che in materia hanno

giudici nazionali e quelle sue proprie, essa ha tracciato linee di raccordo da stabilirsi tra esercizio di une

e altre, e poi di illustrare orientamenti che essa intende seguire in esercitare sue funzioni giudici

nazionali chiamati a applicare artt. 85 e 86 devono di volta in volta accertare se pratica sottoposta a loro

cognizione sia già stata oggetto di decisione da parte di Commissione, o se quest’ultima abbia con

riferimento a essa avviato procedimento: in primo caso essi possono trarre da decisione da Commissione

elementi rilevanti a fini di giudizio pur non essendone vincolati formalmente, in secondo possono

sospendere giudizio in attesa di esito di attività di Commissione, se lo ritengono necessario per motivi

attinenti a certezza di diritto. Qualora Commissione non abbia preso posizione su intesa, giudice

nazionale, oltre a promuovere pronuncia pregiudiziale ex art. 234, può sempre riferirsi per

interpretazione di diritto comunitario, a giurisprudenza di Corte di giustizia relativa a precedenti casi

identici o simili; potrà pure, senza però essere obbligato, tenere conto di precedenti decisioni di

Commissione.

In relazione a applicazione di art. 85 giudice nazionale è invece vincolato a rispetto di decisioni di

esenzione adottate da Commissione con riferimento a determinata intesa, e deve anche dare

applicazione a regolamenti di esenzione per categoria.

Quando intesa sia stata regolarmente notificata, e sia quindi potenzialmente suscettibile di esenzione o

attestazione negativa, ma su di essa non si sia ancora avuta decisione di Commissione (giudizi di organo

nazionale e di Commissione possono facilmente divergere, perché giudice nazionale può applicare solo

divieti, ma non esenzioni a questi ex art. 81), se giudice acquisisce convincimento che intesa non può

essere oggetto di esenzione individuale, adotta provvedimenti per applicazione di art. 81; se invece

ritiene possibile esenzione sospende giudizio in attesa che Commissione si pronunci.

Commissione stabilisce di are priorità a notifiche, denunce o procedimenti avviati d’ufficio che

presentano interesse politico, economico o giuridico particolare per Comunità; in altri casi essa decide

di incoraggiare a portare denunce di fronte a autorità o giudici nazionali, facendo rilevare che:

a) solo giudice nazionale, e non Commissione, è competente a concedere a interessati risarcimento di

danno subito a causa di violazione di artt. 81 e 82;

b) giudice nazionale può di solito adottare provvedimenti provvisori e ordinare cessazione di infrazioni

più rapidamente di quanto non sia in grado di fare Commissione;

c) solo dinanzi a giudici nazionali è possibile far valere congiuntamente pretese fondate su diritto

comunitario e pretese fondate su diritto nazionale;

d) solo giudice nazionale può, almeno in alcuni Stati membri, condannare parte soccombente a

rifusione di spese per onorari di legali di controparte.

9.1.4. La disciplina delle concentrazioni.

Regolamento 1989 su controllo di operazioni di concentrazione definisce 2 tipi di concentrazione:

a) concentrazione mediante fusione di imprese precedentemente indipendenti:

 quando 2 o più imprese indipendenti si fondono in nuova impresa e cessano di esistere in quanto

entità giuridiche indipendenti,

 quando impresa viene assorbita da altra e questa mantiene propria personalità giuridica, mentre

prima cessa di esistere in quanto entità giuridica,

64

 quando senza che avvenga fusione sotto profilo giuridico attività di 2 imprese precedentemente

indipendenti vengono combinate in modo tale da dar luogo a unica entità economica;

concentrazione mediante acquisizione di controllo di impresa da parte di altri soggetti, che si

b) determina in presenza di diritti, contratti o altri mezzi che conferiscono, da soli o congiuntamente, e

tenuto conto di circostanze di fatto o di diritto, possibilità di esercitare influenza determinante su

attività di impresa acquisizione di diritti di proprietà e patti tra azionisti sono importanti ma non

sono soli elementi pertinenti: possono essere determinanti anche relazioni puramente economiche.

Non costituiscono concentrazione operazioni, compresa creazione di impresa comune, che abbiano per

oggetto o effetto di coordinare comportamento concorrenziale di imprese che restano indipendenti; MA

in certe particolari condizioni costituzione di impresa comune può dar luogo a concentrazione, in caso di

imprese comuni concentrative: costituzione di impresa comune che esercita stabilmente tutte funzioni di

entità economica autonoma e non ha come oggetto o per effetto coordinamento di comportamento

concorrenziale tra imprese fondatrici o tra queste e impresa comune, va considerata operazione di

concentrazione.

Regolamento ha a oggetto solo operazioni che comportano modifiche strutturali importanti, cui effetto si

estende oltre frontiere nazionali di Stato membro dimensione comunitaria, determinata mediante

riferimento cumulativo a 3 criteri:

a) fatturato totale realizzato a livello mondiale da insieme di imprese interessate deve essere superiore

a 5 miliardi di ECU;

b) fatturato totale realizzato individualmente in Comunità da almeno 2 imprese deve essere superiore a

250 milioni di ECU;

c) nessuna di imprese interessate deve realizzare oltre 2/3 di suo fatturato totale in Comunità a interno

di un solo Stato membro.

Regolamento stabilisce che operazioni di concentrazione di dimensione comunitaria devono essere

notificate a Commissione entro settimana da conclusione di accordo o da pubblicazione di offerta di

acquisto o di scambio o da acquisizione di partecipazione di controllo; Commissione constata mediante

decisione se operazione di concentrazione rientra o no in campo di applicazione di regolamento; in caso

positivo procede a valutazione di massima di operazione: se questa non suscita seri dubbi di

compatibilità con mercato comune Commissione decide di non opporvisi, altrimenti, sempre mediante

decisione, dà avvio a più approfondita procedura di valutazione.

Compatibilità di operazione di concentrazione dipende da fatto che essa crei o meno o rafforzi o meno

posizione dominante, da cui risulti che concorrenza effettiva sia ostacolata in modo significativo in

mercato comune o in parte sostanziale di esso.

9.1.5. La nozione di impresa rilevante per il diritto comunitario della concorrenza.

9.1.5.1. L’applicazione delle regole di concorrenza ai gruppi di società.

Necessario determinare nozione comunitaria di impresa con riferimento a applicabilità di regole di

concorrenza a gruppi di società: occorre stabilire se e in che modo particolari legami esistenti tra società

appartenenti a stesso gruppo influiscono su applicazione di artt. 81 e 82, specie se tali norme debbano

essere applicate anche a intese anticoncorrenziali stipulate tra società di gruppo, e se loro applicazione

in confronti di condotta anticoncorrenziale tenuta da una di tali società debba essere imputata anche a

altre società di gruppo: Corte di giustizia ha elaborato nozione di impresa che tiene conto di realtà

economica, per cui in ambito di norme di concorrenza è impresa ogni entità che è unica sotto profilo

economico, pur potendo non essere tale sotto quello giuridico; unicità economica di ente è comprovata

da fatto che esiste unico centro decisionale che determina comportamento di vari comparti in cui si

articola ente istituzioni comunitarie sono giunte a negare applicabilità di art. 81 a intese intragruppo

quando società di gruppo costituiscono unica entità economica: in tal caso si deve ritenere di essere in

presenza non di intese intercorrenti tra soggetti distinti, ma di decisioni adottate in ambito di unica

impresa. Applicabili invece artt. 81 e 82 a diverse società di gruppo per comportamenti

65

anticoncorrenziali tenuti da una sola di queste, se esse formano unica entità economica: in tal caso si è

in presenza di comportamento di una sola impresa costituita da diverse società di gruppo (es. caso

Centrafarm 1974).

In tema di imputabilità di comportamenti anticoncorrenziali, Corte ha preso posizione in sentenze

Materie coloranti, 1972, e Commercial Solvents, 1974, relative rispettivamente a applicabilità di art. 81

e di art. 82:

a) in prima sentenza Corte ha osservato che circostanza che affiliata abbia personalità giuridica distinta

da quella di società madre non basta a escludere possibilità di imputare a quest’ultima

comportamento di prima, specie se affiliata non decide in modo autonomo quale deve essere suo

comportamento su mercato, ma applica in sostanza direttive impartitele da società madre;

b) in seconda sentenza Corte ha affermato che, tenuto conto di controllo esercitato da CSC su ICI, è

giustificata conclusione che 2 società vanno considerate come unica entità economica e che

comportamento criticato va loro imputato in solido.

9.1.5.2. Il problema della natura dell’attività d’impresa nella sentenza di Hoefner.

Determinazione di natura di attività cui vanno applicate regole di concorrenza: in caso Hoefner 1991

Corte ha affermato che nozione di impresa abbraccia qualsiasi entità economica a prescindere da status

giuridico di tale entità e da modalità di suo finanziamento.

MA valorizzazione di tale affermazione che conduce a applicazione di diritto comunitario di

concorrenza anche a attività tradizionalmente sottratte a diritto antitrust, come attività professionali

regolamentate, metodologicamente non corretta: in sentenza Corte ha aggiunto che:

a) attività di collocamento, di cui si trattava in caso, non sono sempre state né sono necessariamente

esercitate da enti pubblici;

b) applicazione di art. 82 di Trattato a Ufficio federale per occupazione non può vanificare compito

specifico affidato a tale Ufficio poiché questo non è palesemente in grado di soddisfare domanda

esistente su mercato.

 rilievo decisivo a riscontro che, in situazione concreta, attività di ente qualificato come impresa

poteva svolgersi di fatto in concomitanza con uguale attività di privati ogni operatore che esplica

attività economica può essere qualificato come impresa, ma solo se opera su mercato in condizioni di

normale sostituibilità da parte di qualunque altro soggetto, mentre non possono essere considerate

imprese enti che, a giudizio ragionevole di legislatore nazionale, devono possedere qualifiche tecniche o

prerogative determinanti loro necessaria insostituibilità da parte di soggetti che non posseggono stesse

qualifiche o prerogative.

9.1.5.3. La natura dell’attività d’impresa nella giurisprudenza successiva alla sentenza Hoefner e nella

direttiva n. 92/50.

Ratio decidendi di pronuncia Hoefner trova importante riscontro in pronunce che stessa Corte ha reso in

cause riunite Poucet e Pistre, in cause Eurocontrol e Coreva, e in direttiva 92/50 che coordina procedure

di aggiudicazione di appalti pubblici di servizi:

a) in cause riunite Poucet e Pistre Corte si trovava a dover pronunciare su conformità con artt. 81 e 82

di 2 meccanismi di sicurezza sociale, operanti uno attraverso ente privato convenzionato,

Assicurazioni generali di Francia, altro attraverso Cassa autonoma nazionale di compensazione, che

ricevevano annualmente somma proporzionale a numero di associati a titolo di rimborso di spese

effettuate; Corte pronunciandosi su questione ha in prima parte richiamato sentenza Hoefner, MA ha

poi precisato che attività di tali enti non poteva considerarsi di natura economica e che pertanto essi

non potevano considerarsi imprese a sensi di norme su concorrenza poiché esplicavano funzione di

carattere sociale e loro attività era fondata su principio di solidarietà nazionale e sprovvista di ogni

scopo lucrativo;

direttiva 92/50 stabilisce criteri da seguirsi per aggiudicazione di appalti di servizi: in limite a loro

b) fissazione precisa tassativamente che sono fatte salve disposizioni legislative, regolamentari e

66 

amministrative nazionali riguardanti remunerazioni di particolari servizi inequivoca conformità

con diritto comunitario di legislazioni nazionali, come quella italiana relativa a prestazioni di

ingegneri, etc.

9.2. L’applicazione delle regole di concorrenza agli Stati.

9.2.1. L’articolo 86.

Trattato si preoccupa di estendere a Stati disposizioni che artt. 81 e 82 prevedono per imprese: Stati

membri non emanano né mantengono, in confronti di imprese pubbliche e di imprese cui riconoscono

diritti speciali o esclusivi, alcuna misura contraria a norme di trattato; MA imprese incaricate di gestione

di servizi di interesse economico generale o a carattere di monopolio fiscale sono sottoposte a norme di

trattato (specie su concorrenza) in limiti in cui applicazione di tali norme non osti a adempimento in

linea di diritto e di fatto di specifica missione loro affidata. Sviluppo si scambi non deve essere

compromesso in misura contraria a interessi di Comunità. Commissione vigila su applicazione di tali

100

norme e ove occorre rivolge a Stati membri opportune direttive o decisioni.

Secondo interpretazione letterale di norma è consentito a Stati di conferire a determinate imprese,

pubbliche o private, diritti speciali o esclusivi, ossia diritti che attribuiscono a imprese beneficiarie

posizione di privilegio concorrenziale: disposizione mira a evitare che Stati emanino misure che

consentano a tali imprese di assumere comportamenti anticoncorrenziali (come in art. 82, vietata non

posizione dominante ma solo suo sfruttamento).

MA da questa interpretazione letterale di norma Corte si è allontanata con sentenze 1991 Francia e a. c.

Commissione e Hoefner e Elser c. Macrotron: in prima sentenza Corte, confermando presa di posizione

di Commissione assunta in direttiva relativa a concorrenza su mercati di terminali di telecomunicazioni,

ha sostenuto che se è vero che art. 86 presuppone esistenza di imprese concessionarie di diritti speciali o

esclusivi, da ciò tuttavia non consegue che tutti diritti speciali o esclusivi siano necessariamente

compatibili con Trattato Stato membro viola divieti ex artt. 82 e 86 solo quando impresa considerata

è indotta, con semplice esercizio di diritto esclusivo conferitole, a sfruttare sua posizione dominante in

modo abusivo art. 86 vieta a Stati membri di conferire a determinate imprese diritti speciali o

esclusivi quando semplice esercizio di tali diritti le indurrebbe a tenere comportamenti

anticoncorrenziali.

Eccezione per servizi di interesse economico generale: in caso Paul Corbeau 1993 Corte ha qualificato

Régie des postes, ente pubblico belga detentore di monopolio per servizi postali, come incaricata di

gestione di servizio di interesse economico generale in quanto sua attività doveva essere esercitata a

favore di tutti utenti, su tutto territorio di Stato membro interessato, a tariffe uniformi e a condizioni di

qualità simili, indipendentemente da circostanze particolari e da grado di redditività economica di

ciascuna singola operazione per Corte è di interesse economico generale servizio che ha carattere

universale, ossia è reso a favore di generalità di utenti a prescindere da redditività di stesso: applicazione

di regole di concorrenza a tale tipo di servizi ne rende impossibile prestazione.

9.2.2. Gli aiuti di Stato.

Aiuti di Stato interventi posti in essere sotto varie forme da autorità pubbliche, destinati a alleviare oneri

che normalmente gravano su bilancio di impresa; essi trovano in sistema di Trattato trattamento meno

severo rispetto a altre condotte potenzialmente anticoncorrenziali: si è realisticamente riconosciuto che

aiuti di Stato possono costituire efficaci strumenti di politica economica in grado di ridurre squilibri di

sviluppo tra settori industriali e diverse aree geografiche. Trattato configura 3 tipi di aiuti:

100 Art. 86 CE. 67

a) aiuti incompatibili con mercato comune: aiuti concessi da Stati o mediante risorse statali sotto

qualsiasi forma che, favorendo alcune imprese o produzioni, falsino o minaccino di falsare

concorrenza;

b) compatibili con mercato comune:

 aiuti di carattere sociale concessi a singoli consumatori a condizione che siano accordati senza

discriminazioni determinate a origine di prodotti,

 aiuti destinati a alleviare danni arrecati da calamità naturali o da altri eventi eccezionali,

 aiuti concessi a economia di determinate regioni di Repubblica federale di Germania che

risentono di divisione di Germania, in misura in cui sono necessari a compensare svantaggi

economici provocati da tale distinzione;

c) aiuti che possono essere considerati, a determinazione presa da Commissione, compatibili con

mercato comune, categoria in cui rientrano:

 aiuti destinati a favorire sviluppo economico di regioni ove tenore di vita è anormalmente basso

o si abbia grave forma di disoccupazione,

 aiuti destinati a promuovere realizzazione di progetti di comune interesse europeo o volgenti a

porre rimedio a grave turbamento di economia di Stato membro,

 aiuti destinati a agevolare talune attività o regioni economiche,

 aiuti rivolti a promozione di cultura e conservazione di patrimonio,

 altre categorie di aiuti determinate con decisione di Consiglio deliberata a maggioranza

101

qualificata su proposta di Commissione. 

Valutazione di compatibilità di aiuto con mercato comune riservata in via esclusiva a Commissione 

obbligo per Stati di informare Commissione di progetti diretti a istituire o modificare aiuti

disposizioni non direttamente efficaci in confronti di singoli: imprese non possono contestare di fronte a

giurisdizione nazionale compatibilità di aiuto ricevuto da impresa concorrente; MA singoli possono

adire giudici nazionali per annullamento o sospensione di atti di esecuzione di aiuti progettati e non

debitamente notificati a Commissione. 

Aiuti possono essere concessi sotto qualsiasi forma Corte e Commissione hanno qualificato come

aiuti esenzioni fiscali, applicazioni di tassi di sconto preferenziali a esportazione, riduzione di carichi

sociali, pagamento differito di ammortamento di prestiti, premi per impiego, riserva di appalti o contratti

pubblici, garanzie di Stato, etc.

Per determinare aiuti Commissione ha fatto ricorso a criterio di investitore privato in economia di

mercato, per cui si è in presenza di aiuto e non di legittimo investimento pubblico quando nessun

soggetto privato avrebbe partecipato a capitale di società; Corte di giustizia ha avallato utilizzo di tale

criterio, precisando però che occorre fare riferimento non a investitore privato che partecipa a capitale di

società mosso esclusivamente da intento di conseguire immediato profitto, ma a investitore cui decisioni

sono guidate da prospettive di più lungo termine (es. caso 1991 ENI-Lanerossi).

9.3. L’applicazione extraterritoriale del diritto comunitario della concorrenza.

In caso USA 1945 Alcoa elaborata dottrina di effetti, per cui qualunque Stato può imporre obblighi

anche a persone che non sono soggette a sua sovranità, per atti compiuti fuori da confini che, a interno

di questi, abbiano conseguenze che Stato condanna; e normalmente altri Stati riconosceranno questi

obblighi. 

MA rischio di conflitti di competenza 2 orientamenti interpretativi:

a) necessario bilanciamento di diversi interessi nazionali per garantire esercizio ragionevole di

competenza;

b) competenza sussiste solo quando effetti pregiudizievoli di concorrenza risultano diretti, sostanziali e

prevedibili.

101 Art. 87 CE. 68

In ambito comunitario vicenda Materie coloranti, attinente a pratica di fissazione di prezzi adottata da

alcune imprese comunitarie unitamente a imprese extracomunitarie: 1969 Commissione è parsa

intenzionata a applicare dottrina di effetti, affermando che regole di concorrenza di Trattato si applicano

a tutte restrizioni di concorrenza produttive a interno di mercato comune di effetti di cui a art. 81; MA

Corte ha evitato di pronunciarsi su punto, giudicando applicabile art. 81 a imprese extracomunitarie

ritenendole parti di unica entità economica costituita insieme a affiliate comunitarie.

Solo in sentenza 1988 Pasta di legno Corte ha dato soluzione sostanzialmente simile a quella di sentenza

ALCOA, fondandosi su ricostruzione di principi di diritto internazionale generale esistenti in materia

2 basi di competenza statuale, territorialità e cittadinanza: prima attribuisce giurisdizione a Stato quando

persona o bene vi sono ubicati o evento vi si è svolto, seconda sancisce analoga competenza in confronti

di cittadini di Stato; a sua volta territorialità ricomprende 2 distinti principi di competenza, territorialità

soggettiva, che consente a Stato di disciplinare atti iniziati in suo territorio anche se loro conclusione è

avvenuta a estero, e territorialità oggettiva, che gli consente di conoscere atti cui esecuzione è iniziata a

estero ma cui compimento, almeno parziale, è avvenuto in suo territorio.

10. Le relazioni esterne.

10.1. Le previsioni del Trattato.

Trattato prevede che Comunità possa concludere accordi internazionali con Stati terzi e con

organizzazioni internazionali relativi a determinate materie: commercio, ricerca, ambiente, cooperazione

allo sviluppo, istituzione di associazioni.

Inoltre esso integra previsione di tali specifici poteri esterni di Comunità con più generica previsione

che:

Commissione assicura ogni utile collegamento con organi di ONU, di istituti specializzati di ONU e

a) 102

di GATT, e collegamenti che ritiene opportuni con ogni altra organizzazione internazionale;

Comunità collabora con Consiglio d’Europa e con OCSE, attuando con primo ogni utile forma di

b) 103

cooperazione e con seconda stretta collaborazione secondo modalità da fissarsi d’intesa comune.

10.2. L’assunzione da parte della Comunità di un ruolo internazionale andante al di là di quanto

espressamente previsto dal Trattato.

Attività di Comunità sin da suo primo svolgersi ha dimostrato di non poter essere intenzionalmente

interessata solo da situazioni o attività riconducibili a quelle espressamente previste da trattato

(principio di apertura internazionalistica); hanno spinto Comunità a assumere ruolo da protagonista in

campo di relazioni internazionali anche oltre quanto espressamente previsto da Trattato:

a) fatto che non appena politiche comunitarie importanti, come quella di concorrenza, sono venute a

toccare interessi di imprese di Stati terzi, questi non hanno mancato di rivolgere note di protesta a

stessa Comunità ritenendola almeno implicitamente autonomamente responsabile su piano

internazionale per propri atti;

b) fatto che Corte di giustizia, fin da primi anni di suo funzionamento, ha sostenuto essersi verificata

limitazione definitiva di poteri sovrani di Stati membri e correlativamente trasferimento di loro

attribuzioni a Comunità in materie oggetto di integrazione europea.

10.3. L’interpretazione in termini ampi del potere della Comunità di concludere accordi internazionali

risultante dalle pronunce rese sino al 1994 dalla Corte di giustizia.

In caso AETS per prima volta di fronte a Corte di giustizia si è posto problema di esistenza di generale

treaty making power di Comunità: impugnando ex art. 230 contraria presa di posizione di Consiglio,

102 Art. 302 CE: La Commissione assicura ogni utile collegamento con gli organi delle Nazioni Unite e degli istituti specializzati

delle Nazioni Unite.

La Commissione assicura inoltre i collegamenti che ritiene opportuni con qualsiasi organizzazione internazionale.

103 Art. 303 CE: La Comunità attua ogni utile forma di cooperazione col Consiglio dell’Europa.

Art. 304 CE: La Comunità attua con l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici una stretta collaborazione le cui

modalità saranno fissate d’intesa comune. 69

Commissione sosteneva che, avutesi regole comuni in materia di trasporti, sarebbe sorto in capo a

Comunità potere esclusivo di concludere accordi regolanti materia su piano internazionale dottrina di

parallelismo di competenze, per cui poteri comunitari, benché a inizio non si estendessero a intero

campo di trasporti, sarebbero tuttavia destinati a assumere sempre più indole generale e esclusiva,

parallelamente a realizzazione di politica comune in questo settore. Consiglio si opponeva a tesi di

Commissione sottolineando che poteri di Comunità le sono attribuiti, e quindi che competenza a

concludere determinato tipo di accordo con Stati terzi può essere ammessa solo se contemplata

espressamente da Trattato.

Corte ha accolto posizione di Commissione, affermando che, indipendentemente da fatto che trattato

abbia in determinata materia espressamente previsto treaty making power, tutte volte che per

realizzazione di politica comune prevista da Trattato Comunità ha adottato disposizioni contenenti, sotto

qualunque forma, norme comuni, in quella materia Stati membri non hanno più potere, né

individualmente né collettivamente, di contrarre con Stati terzi obbligazioni che incidano su tali norme

 in attuare disposizioni di trattato non è possibile separare regime di provvedimenti interni a Comunità

da quello di relazioni interne.

Per assumere tale posizione Corte ha attribuito particolare importanza a art. 281, per cui Comunità ha

104 

personalità giuridica Comunità provvista di soggettività internazionale, nonostante sia certo che

disposizione di Trattato non possa essere a riguardo decisiva.

In sentenza Kramer Corte ha ribadito che art. 281 implica che, in relazioni esterne, Comunità può

assumere impegni internazionali per intera gamma di obiettivi enunciati in prima parte di Trattato, e poi

ha precisato che Comunità può concludere accordo in materia per cui Trattato non preveda

espressamente suo treaty making power ma che ricada in campo di obiettivi da essa perseguiti anche

senza che in relazione a quella stessa materia siano state precedentemente poste in essere norme comuni.

10.4. Le competenze esterne esclusive della Comunità.

Con parere 1/75, relativo a potere di istituzioni di partecipare a negoziazione di accordo riguardante

manovra su spese locali promosso da OCSE, Corte di giustizia ha affermato che competenza a stipulare

attribuita a Comunità ex art. 133 in materia di politica commerciale esclude qualsiasi competenza

parallela di Stati membri.

MA giurisprudenza comunitaria non preclude a Stati membri ogni residua possibilità di intervento in

materia: in causa 41/76, Donckerwolke, Corte ha statuito che, poiché art. 133 ha conferito a Comunità

competenza generale in materia di politica commerciale, provvedimenti di politica commerciale di

indole nazionale dono ammissibili, dopo scadenza di periodo transitorio, solo se specificamente

autorizzati da Comunità.

In causa 174/84, Bulk Oil, Corte ha interpretato estensivamente requisito di previa e specifica

autorizzazione comunitaria indicato in sentenza Donckerwolke, affermando che abilitazione mirante a

consentire a Stati membri di adottare misure autonome di politica commerciale poteva desumersi

implicitamente anche da disposizione di regolamento di Consiglio che rinviava, in via transitoria,

fissazione di regime di politica commerciale comune per determinato prodotto.

Da esistenza di normativa che escluda espressamente, in via temporanea, certi prodotti da instaurazione

di politica commerciale comune ha dato poi segno di prescindere Tribunale di primo grado con sentenza

1994 in caso BEUC.

Giurisprudenza comunitaria ha individuato altro caso in cui, nonostante carattere esclusivo di

competenza conferita a Comunità ex art. 133, Stati membri conservano competenza propria in materia

di politica commerciale, tale da consentire loro di partecipare, a fianco di CE, a stipulazione di accordi

in materia: ipotesi, considerata in parere 1/76, in cui accordo rientrante in campo di applicazione di art.

133 istituisca meccanismi di regolazione di commercio mondiale destinati a essere finanziati a carico di

bilanci nazionali; in questo caso necessità di coordinare uso di mezzi finanziari messi a disposizione di

sistema da parte di Stati membri implica partecipazione di Stati stessi a congegni decisionali istituiti da

accordo, o almeno loro assenso circa modalità di funzionamento in progetto e di conseguenza loro

partecipazione a accordo congiuntamente con Comunità.

104 Art. 281 CE: La Comunità ha personalità giuridica. 70

Caratteri di competenza attribuita a Comunità ex art. 133: quanto a competenza esterna derivante,

secondo sentenza AETS, da previo esercizio di poteri interni, giurisprudenza comunitaria in un primo

tempo, in parere 2/91 relativo a competenza di Comunità a concludere convenzione OIL in materia di

sicurezza durante impiego di sostanze chimiche su luogo di lavoro, Corte aveva affermato che per

riconoscimento di competenza esterna esclusiva di Comunità, era sufficiente che materia oggetto di

accordo fosse in gran parte disciplinata, su piano interno, da norme comunitarie, purché adottate in

prospettiva di armonizzazione completa e non contenenti solo prescrizioni minime.

In parere 1/94, reso con riferimento a conclusione di accordi di Marrakech 1994 a termine di Uruguay

Round, Corte è passata a affermare invece che si ha competenza esterna esclusiva di Comunità, fondata

su previo esercizio di poteri a essa assegnati su piano interno, solo ove materia sia stata oggetto a livello

comunitario di armonizzazione completa.

Corte ha poi precisato anche condizioni a cui darsi può riscontrarsi competenza esterna riconosciuta a

Comunità su base di parere 1/86: in caso si trattava di stabilire se si desse competenza esclusiva di

Comunità a concludere alcuni accordi allegati a Accordo istitutivo di OMC, tra cui non solo accordo

multilaterale su merci ma anche quello relativo a servizi e quello su diritti di proprietà intellettuale;

Corte, dopo aver pienamente ammesso che competenza esclusiva a concludere accordo relativo a merci

trova fondamento in art. 133, ha, per quanto riguarda altri 2 accordi, realizzato strappo rispetto a passato

perché:

a) ha completamente abbandonato assunzione di art. 281 a fondamento di treaty making power di

Comunità;

b) ha utilizzato in accezione completamente diversa concetto di necessità impiegato in parere 1/76

giungendo a affermare che, in mancanza di disciplina organica interna di materia diversa da quelle

con riferimento a cui Trattato prevede espressamente treaty making power di Comunità, competenza

esclusiva di quest’ultima a concludere accordo si dia solo quando stipulazione di accordo da parte

sua risulti assolutamente indispensabile a realizzazione di obiettivi di Comunità.

 Corte è arrivata:

a) a escludere esistenza di competenza esclusiva di Comunità a concludere accordo su servizi e

accordo su diritti di proprietà intellettuale;

b) a non attribuire alcun rilievo a difficoltà che, anche come distorsioni di concorrenza, potranno

derivare da riconoscimento, in quadro di applicazione di tali accordi, di competenza concorrente di

Comunità e di suoi Stati membri, poiché sistema generale di accordi di Marrakech prevede

meccanismo di ritorsioni incrociate importante possibilità che violazioni di accordo su merci,

sicuramente rientrante in competenza esclusiva di Comunità, siano sanzionate con sospensione di

applicazione di altri 2 accordi.

 rilevante limitazione di potere di Comunità di concludere autonomamente accordi internazionali:

Corte ritiene che tale competenza abbia carattere esclusivo solo se:

a) materia sia già stata completamente disciplinata su piano intracomunitario, o

b) perseguimento di obiettivi comunitari risulti indissolubilmente legato a esercizio di competenze

esterne, in quanto tali obiettivi non siano materialmente perseguibili direttamente da Comunità

stessa per tramite di regole autonome.

MA dovere di coordinamento di Stati membri con Comunità e tra loro, specificazione di principio

generale di cooperazione.

10.5. La procedura di conclusione degli accordi comunitari.

Sia per conclusione di accordi espressamente previsti da Trattato, sia per accordi risultanti da

applicazione di dottrina di parallelismo di competenze si applica in via generale procedura prevista ex

art. 300, per cui Commissione è autorizzata a avviare necessari negoziati da Consiglio, che procede in

materia su base di raccomandazioni sottopostegli da stessa Commissione; Commissione conduce

71

negoziato in consultazione con comitati speciali designati da Consiglio per assisterla in questo compito

e in quadro di direttive che Consiglio può impartire.

Consultazione di Parlamento, riguardante conclusione di accordi di associazione, già trasformata in

AUE da obbligatoria in vincolante, è stata estesa da Trattato di Maastricht anche a conclusione di

accordi che:

a) creano quadro istituzionale specifico organizzando procedure di cooperazione;

b) hanno ripercussioni finanziarie considerevoli per Comunità;

c) implicano modifica di atto adottato secondo procedura ex art. 251.

Art. 300 prevede peraltro consultazione obbligatoria ma non vincolante di Parlamento per tutti altri

accordi; MA in caso di urgenza:

a) parlamento è tenuto a rispettare termine;

b) in mancanza di parere entro tale termine Consiglio può deliberare.

In caso in cui parere di Parlamento sia meramente obbligatorio termine previsto è fissato da Consiglio,

quando invece sia vincolante è concordato tra Consiglio e Parlamento.

Tutti questi accordi sono conclusi da Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata su proposta di

Commissione, salvo deliberare a unanimità quando si tratti di accordi di associazione e di accordi

relativi a materie per cui disciplina è richiesta unanimità su piano interno.

Accordi conclusi con tali modalità sono vincolanti per istituzioni di Comunità e per Stati membri.

Particolari disposizioni dettate con riferimento:

a) a adattamenti di cui accordo preveda adozione con procedura semplificata o da parte di organo

istituito da accordo stesso: in questo caso a atto di conclusione di accordo Consiglio può abilitare

Commissione a approvare in nome di Comunità tali emendamenti corredando eventualmente questa

abilitazione di condizioni specifiche;

a accordi implicanti emendamenti di Trattato istitutivo di Comunità: in questo caso quando

b) Consiglio preveda di concludere accordi di tal genere, questi devono essere precedentemente

105

adottati secondo procedura di modifica prevista ex art. 48 TUE.

10.6. I limiti posti dalla Corte di giustizia all’esercizio del potere della Comunità di concludere

accordi internazionali.

Per ogni tipo di accordo che Comunità intenda concludere Consiglio, Commissione o Stato membro

possono preliminarmente domandare parere di Corte di giustizia circa sua compatibilità con disposizioni

di Trattato istitutivo di Comunità; quando Corte abbia espresso parere negativo accordo può entrare in

106

vigore solo previa applicazione di procedura di modifica di Trattato stesso.

MA neanche ricorso a procedura di emendamento può consentire conclusione di accordi che

pregiudichino principi fondamentali di Comunità esercizio di treaty making power comunitario si è

venuto a connotare come soggetto a limite costituzionale costituito da rispetto di principi fondamentali

di diritto comunitario.

10.7. La competenza a concludere accordi riconosciuta alla Commissione ai sensi dell’art. 300.

In delineare procedure di conclusione di accordi art. 300 sembra introdurre elemento di elasticizzazione

di esercizio di treaty making power comunitario prevedendo in versione italiana ( e altre) che tali

procedure trovino applicazione fatte salve competenze riconosciute a Commissione in questo settore :

utilizzazione in tali versioni linguistiche di Trattato di espressione evocante concetto non rigido come

quello di riconoscimento ha favorito prassi che ha visto Commissione concludere accordi in forma

semplificata anche oltre casi in cui disposizioni di Trattato o di protocolli aggiuntivi gliene attribuiscono

espressamente potere Accordo 1991 fra Governo USA e Commissione di CE, contro cui conclusione

105 Art. 300 CE.

106 Art. 300 CE: Il Consiglio, la Commissione o uno Stato membro possono domandare il parere della Corte di giustizia circa la

compatibilità di un accordo previsto con le disposizioni del presente Trattato. Quando la Corte di giustizia abbia espresso parere

negativo, l’accordo può entrare in vigore soltanto alle condizioni stabilite dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea.

72

ha fatto ricorso ex art. 230 Repubblica francese sostenendo tra l’altro che tale accordo non poteva

rientrare tra quelli che art. 300 considera capaci di essere conclusi da Commissione in deroga a regole

generali da esso stabilite. Per Corte di giustizia semplice pratica di diffuso ricorso da parte di

Commissione a conclusione di accordi in forma semplificata non può prevalere su norme di Trattato,

che:

a) ricomprendono norma di portata costituzionale (art. 300), che stabilisce equilibrio tra istituzioni

attribuendo a ciascuna di esse, per quanto concerne negoziazione e conclusione di accordi,

competenze determinate;

b) sanciscono regole generale per cui competenza a concludere accordi internazionali è di Consiglio;

c) connotano potere di azione di ogni istituzione come potere che la legittima a agire in limiti di

attribuzioni che le sono conferite in Trattato;

d) stabiliscono, con versioni danese, tedesco, olandese e inglese di art. 300, competenze autonome di

Commissione in materia di accordi utilizzando termini che evocano nozione di attribuzione piuttosto

che quella di riconoscimento, più in sintonia con qualificazione che Corte ritiene debba essere data a

poteri di istituzione come poteri di attribuzione.

10.8. I limiti del potere della Comunità di concludere accordi internazionali e le tecniche utilizzate per

il loro superamento.

10.8.1. Introduzione.

Quando ha dovuto negoziare con Stati terzi accordi solo in parte ricadenti in propria competenza

generale, Comunità si è trovata in necessità di farlo ricorrendo a tecniche atte o a estendere propria

competenza (ricorso a art. 308) o a associare in negoziazione e in conclusione di accordo Stati membri

(accorsi misti).

10.8.2. L’utilizzazione dell’art. 308 del Trattato per la conclusione di accordi di cooperazione.

Ricorso a art. 308 utilizzato particolarmente per realizzare idea di estendere cooperazione CEE-Stati

terzi da mero campo commerciale a quello di cooperazione economica: Consiglio, deliberando a

unanimità su proposta di Commissione e dopo aver consultato Parlamento europeo, può attribuire a

istituzioni comunitarie poteri d’azione che, non previsti da Trattato, risultino necessari per raggiungere,

in funzionamento di mercato comune, uno di scopi di Comunità.

10.8.3. La pratica della conclusione di accordi misti e la tendenza degli accordi misti ad essere conclusi

in ambiti propri degli accordi commerciali.

Comunità ha posto in essere accordi misti soprattutto in quadro di sua partecipazione a attività dirette a

determinare nuovo ordine internazionale e a prestare particolare attenzione a problemi di Paesi in via di

sviluppo.

Conclusione di accordi misti richiede per perfezionamento di ogni accordo espletamento di procedure

operanti in ogni Stato membro (ratifica), ciò che importa rilevanti dilazioni, cui Comunità riesce solo

parzialmente a ovviare concludendo ex art. 133 accordi provvisori che permettono applicazione

immediata di clausole commerciali (rientranti in competenza comunitaria) di accordi più ampi.

Tendenza di Consiglio (dottrina di parallelismo di competenze) a contenere esercizio di treaty making

power comunitario ha trovato riscontro in prassi che ha visto dilatarsi ambito di applicazione di figura di

accordo misto a ambiti propri di accordo commerciale, disciplinato da art. 133, per cui politica

commerciale comune è basata su principi uniformi, specie per quanto concerne conclusione di accordi

107

tariffari e commerciali.

Con parere 1/78 Corte ha dato risposta positiva a questione se sia riconducibile a art. 133 di Trattato

accordo su materie prime istituente meccanismo di solidarietà verso Paesi in via di sviluppo estraneo a

107 Art. 133 CE: La politica commerciale comune è fondata su principi uniformi, specialmente per quanto concerne le modificazioni

tariffarie, la conclusione di accordi tariffari e commerciali, l’uniformazione delle misure di liberalizzazione, la politica di

esportazione, nonché le misure di difesa commerciale, tra cui quelle da adottarsi in casi di dumping e di sovvenzioni.

73

tradizione propria di accordi commerciali; MA ha precisato che accordo avrebbe dovuto essere concluso

con partecipazione, accanto a Comunità, di Stati membri, ove funzionamento di meccanismo previsto

non abbia ruolo marginale e debba avvenire a carico di bilanci di Stati membri.

10.9. La struttura degli accordi di associazione.

Accordi di associazione presentano, rispetto a normali accordi commerciali, vantaggio di creare

relazioni più strette fra Comunità e Paesi associati, istituendo serie di istituti comuni che assicurano

aggiustamento permanente di accordi a mutare di situazioni economiche e di parti contraenti; anche

contenuto di tali accordi è in genere più ampio di quello di accordi commerciali, in quanto assai più

frequentemente essi riguardano non singoli prodotti, ma totalità di scambi commerciali con Paese

associato. Struttura istituzionale prevista da accordi di associazione comprende normalmente:

a) consiglio composto di rappresentanti di Comunità e di Stato associato, dotato di poteri di

raccomandazione e in certi accordi di potere di emettere decisioni vincolanti;

b) comitato che assiste consiglio in svolgimento di sue funzioni;

c) commissione parlamentare o assemblea costitutiva, composta da rappresentanti di parlamenti

nazionali di associati e di quello comunitario, con funzioni consultive e di controllo.

Convenzione di Lomé prevede inoltre creazione di tribunale arbitrale per risoluzione di controversie.

In casi in cui accordo presenta istituzione di strutture più complesse, associazione dà luogo a sorta di

organizzazione internazionale, priva tuttavia di bilancio autonomo e di distinta personalità giuridica.

Nuovo tipo di accordi di associazione accordi europei, almeno transitoriamente non reciproci o

asimmetrici, accordo istitutivo di SEE e accordi euromediterranei, tutti conclusi come accordi misti:

possono essere conclusi da Comunità, come tutti accordi di associazione, solo previo parere conforme di

Parlamento europeo.

10.10. La diretta applicabilità nell’area comunitaria degli accordi vincolanti la CE.

10.10.1. I principi generali.

1972 in caso International Fruit Company Corte di giustizia ha riconosciuto a accordi vincolanti

Comunità idoneità a dare luogo, in via generale e di principio e sia pure a condizione che relative

disposizioni risultino direttamente applicabili, a illegittimità di atti comunitari con essi incompatibili: in

caso Corte si è pronunciata con riferimento a GATT, non concluso direttamente da Comunità ma a cui

questa era vincolata in virtù di sua sostituzione o successione a Stati membri in materia oggetto di

accordo.

Principio così affermato vale a fortiori anche con riferimento a accordi conclusi da stessa Comunità:

loro disposizioni direttamente applicabili così, in misura in cui siano state poste in essere in limiti

costituzionali, vengono a connotarsi come gerarchicamente sovraordinate a ordinari atti comunitari.

Resta da verificare per ogni accordo concluso da Comunità o comunque idoneo a vincolarla, se sue

disposizioni si posano considerare direttamente applicabili, siano cioè invocabili da singole persone

fisiche e giuridiche in ordinamenti di Stati membri e in ordinamento comunitario e davanti a rispettivi

giudici: a problema Corte di giustizia ha dato costantemente risposta negativa in tutti casi in cui ha

considerato GATT 1947, ritenendo che disposizioni di tale accordo, specie quelle che riguardano

possibilità di deroga, provvedimenti eccezionali e soprattutto composizione di controversie, presentino

grande flessibilità, siano sprovviste di carattere incondizionato Corte ha in linea di principio:

a) ammesso tale possibilità;

b) teso a identificare formalmente condizioni cui è subordinata concreta diretta applicabilità di

disposizioni di accordo vincolante Comunità con stesse condizioni cui ritiene subordinata diretta

applicabilità di norme di Trattato e di atti di istituzioni (obbligazione chiara e precisa che non

dipenda per sua esecuzione o suoi effetti da adozione da parte di Comunità di misure di attuazione).

Pronunciandosi poi con riferimento a accordi diversi, Corte è arrivata:

74

a) a attribuire effetti diretti a Convenzione di Yaoundé non dando rilievo a fatto che questa trova

applicazione senza condizione di reciprocità;

b) a ritenere che a disposizione di accordo di associazione con Portogallo (vigente prima di sua

adesione a Comunità) deve essere riconosciuta efficacia diretta da giudici di Stati membri di

Comunità indipendentemente da fatto che a essa sia riconosciuta pari efficacia da giudici di altra

parte contraente;

c) con riferimento a accordo di associazione con Turchia e a protocollo a esso addizionale:

 a negare efficacia diretta a loro disposizioni in quanto le ha ritenute di natura programmatica e

insufficientemente precise,

 a riconoscere efficacia diretta in caso Sevince a decisioni di Consiglio di associazione operante

in quadro di applicazione di accordo, prevedenti diritto di lavoratore turco, regolarmente

registrato in Stato membro, a esercitare liberamente impiego di sua scelta dopo periodo di tempo

in cui abbia esercitato impiego dichiarato: ciò in quanto ha ritenuto che tali decisioni avessero

dato a regime previsto da accordo precisazione di cui esso a origine mancava,

 precisato che diritto a esercitare impiego di propria scelta, determinato da decisioni di Consiglio

di associazione, ricomprende anche diritto a rinnovo di permesso di residenza a favore di turco

divorziato da cittadina tedesca, cui in Germania tale permesso era stato accordato in ragione di

suo matrimonio con quella donna.

 Corte applica tali criteri in modo particolare che risente di 2 esigenze legate a operare di principi

fondamentali:

a) conservare maggior rilievo possibile a atti comunitari;

b) apertura e solidarietà di Comunità verso esterno.

10.10.2. Gli elementi che hanno portato la Corte di giustizia a negare applicabilità diretta al

GATT 1947 e quelli operanti in senso opposto con riferimento agli accordi multilaterali di

Marrakech del 1994.

GATT 1947 devolve composizione di controversie a Consiglio; prevede possibilità di adozione da parte

di questo di raccomandazioni e decisioni da prendersi a unanimità e quindi anche con voto favorevole di

parti contraenti.

Prassi ha portato a progressiva istituzionalizzazione di meccanismi istruttori che con passare di tempo,

assumendo denominazione di panels e operando in collaborazione con Segretario di GATT, sono venuti

a operare con caratteri di terzietà rispetto a enti internazionali parti a controversie e a acquistare

incidenza crescente.

Con accordi multilaterali adottati a Marrakech deciso salto di qualità, perché sistema di soluzione di

controversie relative a loro applicazione presenta caratteristiche radicalmente nuove con riferimento:

a) a istituzione e funzionamento di panels: essi non dipendono più da mera volontà di ogni Stato parte

a controversia perché:

 non è possibile divenire membri di OMC senza ratificare oltre a suo accordo istitutivo accordi

multilaterali relativi a commercio di merci, servizi e diritti di proprietà intellettuale e Intesa

relativa a soluzione di controversie,

 Intesa relativa a soluzione di controversie prevede per tutti Membri di OMC obbligo di

sottostare a sistema da esso previsto con riferimento a tutte controversie relative a accordi

multilaterali,

 istituito Organo per soluzione di controversie (DSB) che in caso di mancanza di accordo tra

parti o di ritardo provvede a istituire d’ufficio panel e a farlo operare;

b) a attribuzione a questi di effetti giuridici: stabiliti termini stringenti per adozione di report con cui

panel deve concludere propri lavori (da 3 a 9 mesi);

75


PAGINE

77

PESO

418.24 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Zanobetti Alessandra.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto dell'unione europea

Riassunto esame Diritto dell'Unione Europea, prof. Di Federico, libro consigliato Diritto dell'Unione Europea, Tesauro
Appunto
Diritto dell'Unione Europea - parte generale
Appunto
Diritto dell'Unione Europea - parte speciale
Appunto
Riassunto esame Diritto dell'Unione Europea, prof. Di Federico
Appunto