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3.1.1. L’incidenza che l’art. 5 CE ha avuto sulla giurisprudenza degli Stati membri e della Corte di

giustizia.

Corte di giustizia 1994:

a) ha assunto che art. 5 importa che Comunità disponga unicamente di poteri attribuiti;

b) pur confermando su piano teorico che competenza di Comunità assumere impegni non solo può

essere attribuita da Trattato, ma può anche derivare implicitamente da sue disposizioni per effetto di

dottrina di poteri paralleli, non ha tenuto conto di argomenti di Governo austriaco, che in corso di

procedimento aveva sostenuto che rispetto di diritti fondamentali rientra in esercizio di tutti poteri di

Comunità e che applicazione orizzontale interna di diritti garantiti da Convenzione per salvaguardia

di diritti di uomo e libertà fondamentali costituisce base di competenza esterna di Comunità per

poter aderire a Convenzione: secondo Corte nessuna disposizione di Trattato attribuisce a istituzioni

comunitarie, in termini generali, potere di dettare norme in materia di diritti di uomo o di concludere

convenzioni internazionali in tale settore.

3.1.2. Le competenze esclusive.

Commissione 1992, pur indicando in via generale che competenza esclusiva di Comunità evolve in

funzione di progressi di integrazione europea, ha individuato su scia di storia di decisioni di Corte di

giustizia materie di competenza esclusiva di Comunità in primo blocco organizzato intorno a 4 libertà

fondamentali e a alcune politiche comuni indispensabili a istituzione di mercato interno e di suoi

corollari (soppressione di ostacoli a libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, politica

commerciale comune, regole generali di concorrenza, organizzazione comune di mercati agricoli,

conservazione di risorse di pesca, elementi essenziali di politica di trasporti). Tale blocco è destinato a

evolvere in funzione di progressi di Unione Europea esigenza di evitare vuoti giuridici, che:

a) fa sì che, nonostante espansione data da art. 5 CE a applicazione di principio di sussidiarietà,

riconduzione di interi settori a competenza esclusiva importa che interventi in relazione a essi di

Comunità non debbano essere condizionati da dimostrazione di loro necessità;

b) mantiene per Stato membro, sia pure in rispetto di imperativi di libera circolazione, possibilità di

intervenire in materia di competenza esclusiva di Comunità, almeno:

 ove misure nazionali siano adottate in esecuzione di norme comunitarie;

 in caso di carenza di legislatore comunitario, quando ragioni d’urgenza richiedono azione statale

da svolgersi in interesse di Comunità;

 quando Stato agisca su autorizzazione comunitaria.

3.1.3. Il principio di sussidiarietà.

Funzione unidirezionale, limitare azione di Comunità in settori attribuiti a sua competenza concorrente.

Secondo Commissione applicazione di art. 5 implica 2 test:

a) prova di efficacia comparata diretta a verificare esistenza di mezzi a disposizione di Stati membri,

anche su piano finanziario, per raggiungere obiettivi;

b) prova di valore aggiunto volta a giudicare efficacia di azione comunitaria (dimensione, problemi

transfrontalieri, costo di inazione, massa critica, etc.).

3.2. L’articolo 308 CE.

3.2.0. Il contenuto e la sua applicazione prima del Trattato di Maastricht.

Principio di attribuzione di competenze di cui a art. 5 subisce rilevante attenuazione per operare in

sistema comunitario di clausola di integrazione di poteri di CE, art. 308, e di dottrina di poteri impliciti:

quando azione di Comunità risulti necessaria per raggiungere, in funzionamento di mercato comune,

L’azione della Comunità non ca al di là di quanto necessario al raggiungimento degli obiettivi del presente Trattato.

13

uno di scopi di Comunità, senza che Trattato abbia previsto poteri d’azione a tal fine richiesti,

Consiglio, deliberando a unanimità su proposta di Commissione e dopo aver consultato Parlamento,

47 

prende disposizioni di caso rafforzamento o estensione di competenze comunitarie in varie

direzioni, permettendo anche adozione di atti a portata generale e efficacia diretta con natura di

regolamento.

Molti sviluppi realizzati su base di art. 308 (acquis communautaire) confermati e elevati a elementi

integrativi di quanto disposto in maniera diretta da TUE e AUE ulteriori interventi con riferimento a

materie da essi toccate hanno successivamente richiesto solo marginalmente ricorso a art. 308.

3.2.1. I problemi di applicazione dell’art. 308 sorti a seguito all’adozione dell’Atto Unico europeo.

Dopo entrata in vigore di Atto Unico, con progressivo abbandono di pratica di ricorso a voto unanime in

presenza di invocazione da parte di rappresentanti di Stato membro di interesse vitale di proprio Paese

(accordo di Lussemburgo), Commissione, preoccupata di consolidare più efficiente funzionamento di

Comunità capace di derivare da più normale ricorso a voto a maggioranza, ha inteso bloccare

utilizzazioni di art. 308 in relazione a azioni comunitarie capaci di trovare fondamento in disposizioni di

Trattato legittimanti a adottare delibere a maggioranza Corte ha sancito che ricorso a art. 308 come

fondamento giuridico di atto è giustificato solo qualora nessun’altra disposizione di Trattato conferisca a

istituzioni comunitarie poteri necessari per adottare tale atto.

3.2.2. L’applicazione dell’art. 308 dopo il Trattato di Maastricht.

Dopo Trattato di Maastricht ricorso a art. 308 per perseguimento di nuovi obiettivi che TUE ha

attribuito a Comunità senza però assegnarle necessari poteri d’azione (es. in materia di energia,

protezione civile e turismo).

Contestata applicazione in relazione a casi in cui Comunità adotti atti su base di esso pur essendo

provvista di potere di farlo in virtù di altre disposizioni di Trattato che prevedano utilizzazione di

procedure diverse da quella su cui base essa opera.

Comunque limiti a sua applicazione:

a) su piano sostanziale non potrebbe essere invocato per conferire a istituzioni poteri di azione in

materie trascendenti campo socio-economico-culturale proprio di Comunità; né sua applicazione

potrebbe essere portata a punto di alterare identità di Comunità o provocare salti qualitativi di

integrazione;

b) limite formale costituito da fatto che procedura da esso prevista coesiste con altre, che comportano

vera e propria modifica o revisione di Trattato, e operano su basi diverse, quali:

 trattato internazionale volgente a incidere su sistema giuridico comunitario da interno di esso,

 disposizioni specifiche relative a determinato settore,

 clausola generale di Trattato (art. 48 TUE) stabilente procedura ordinaria di revisione.

 Corte 1994 (su adesione a CEDU) ha precisato che art. 308, costituendo parte integrante di

ordinamento istituzionale basato su principio di poteri attribuiti, non può costituire fondamento per

ampliare sfera di poteri di Comunità al di là di ambito generale risultante da complesso di disposizioni

di Trattato e in particolare di quelle che definiscono compiti e azioni di Comunità non può essere

utilizzato come base per adozione di disposizioni che condurrebbero sostanzialmente, con riguardo a

loro conseguenze, a modifica di Trattato che sfugga a procedura a tal fine prevista in Trattato stesso.

3.3. L’utilizzazione da parte della Corte di giustizia della teoria dei poteri impliciti.

47 Art. 308 CE: Quando un’azione della Comunità risulti necessaria per raggiungere nel funzionamento del mercato comune, uno

degli scopi della Comunità, senza che il presente Trattato abbia previsto i poteri d’azione a tal uopo richiesti, il Consiglio,

deliberando all’unanimità su proposta della Commissione e dopo aver consultato il Parlamento europeo, prende le disposizioni del

caso. 14

Teoria di poteri impliciti comporta riconoscimento a organizzazioni internazionali di competenze non

espressamente conferite ma necessarie per raggiungimento di loro fini. Elaborazione giurisprudenziale:

in causa Massey Ferguson Corte chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale, su richiesta fattale da

a) giudice nazionale ex art. 234, su validità di regolamento di Consiglio relativo a valore in dogana di

merci: in procedura davanti a giudici nazionali era incidentalmente contestata legittimità di tale

regolamento perché esso, adottato su base di art. 308, avrebbe dovuto invece essere emanato

secondo più semplice procedura che Consiglio può seguire in esercizio di sue competenze in materia

doganale e di politica commerciale comune ex art. 26. Corte ha ritenuto che regolamento potesse sì

essere adottato in base a interpretazione lata di art. 26 CE, MA non ne ha desunto che applicazione

anche di art. 308 importasse sua invalidità, perché Consiglio poteva ritenere legittimamente che

ricorso a art. 308 fosse giustificato in interesse anche di certezza giuridica, e per esigenze specifiche

di art. 308, questo modo di agire non poteva essere criticato perché non avvertiva si trovassero eluse

regole di Trattato relative a formazione di volontà di Consiglio o ripartizione di poteri tra istituzioni

 poiché potere di fissare imposta comporta normalmente potere di determinare base imponibile,

Consiglio aveva implicitamente poter di formulare regole relative a determinazione di valore in

dogana, condizione necessaria a applicazione di dazi doganali.

b) in causa 25/70 Corte ha ritenuto legittima istituzione da parte di Consiglio di comitato di gestione di

Organizzazione Comune di mercato di cereali nonostante non si fosse fatto ricorso a art. 308, perché

ha considerato che istituzione e funzionamento di tale comitato di gestione, anche se costituente

innovazione strutturalmente importante di processo decisionale comunitario, oltre a non alterare

sostanzialmente né struttura comunitaria né equilibrio istituzionale, fa parte di modalità a cui

consiglio è implicitamente autorizzato da art. 202 a subordinare esercizio di poteri che conferisce a

Commissione.

 quando competenza è attribuita a Comunità, questa deve poter essere esercitata da sue istituzioni

attraverso poteri di azione che risultino strumentali per esercizio di competenza: tali poteri di azione, in

quanto rimangono strumentali, possono essere esercitati indipendentemente da ricorso a procedura di

cui a art. 308.

3.4. Il rapporto intercorrente fra l’esercizio delle competenze comunitarie e l’esercizio delle

competenze statali.

Senso relativo in cui competenze non attribuite a Comunità restano riservate a Stati membri: rapporto

tra esercizio di competenze statali e esercizio di competenze comunitarie destinato a realizzarsi non in

termini statici ma secondo linee dinamiche necessariamente determinate da esigenza di leale contributo

di Stati membri a realizzazione di obiettivi di processo di integrazione europea progressive incursioni

di diritto comunitario in competenza residua di Stati membri, innanzitutto per via legislativa, per effetto

di competenze che a Comunità sono state conferite da Trattato in materia di ravvicinamento di

legislazioni: potere di adottare misure necessarie a raggiungimento di mercato interno è stato attribuito a

48

Consiglio agente non più necessariamente a unanimità ma in quadro di procedura di codecisione.

Per Corte non possono essere escluse da incursioni di competenza comunitaria anche in materie di

residua competenza nazionale quando risultino necessarie per evitare che attribuzione di effetto utile a

Trattato sia grandemente diminuita e sua finalità compromessa in caso Cowan (problema se

corresponsione di indennizzo previsto a favore di vittime di aggressioni di cui non si fosse individuato

autore dovesse essere compiuta anche a favore di cittadino inglese che aveva subito aggressione a

Parigi) Corte non ha accolto tesi di Governo francese, per cui tale indennizzo sfuggiva a divieto di

discriminazione sancito da diritto comunitario n quanto appartenente a ordinamento processuale penale

che non rientra in sfera di applicazione di Trattato, e ha rilevato che da giurisprudenza costante di Corte

risulta che diritto comunitario pone limiti a competenza di stati membri, e norme considerate, benché

48 Art. 95 CE. 15

effettivamente appartenenti a sfera di competenza nazionale, non possono limitare libertà fondamentali

garantite da diritto comunitario.

3.5. Il principio di cooperazione di cui all’art. 10 e l’attuazione del diritto comunitario ad opera degli

organi statali.

Stati membri adottano tutte misure di carattere generale e particolare atte a assicurare esecuzione di

obblighi derivanti da presente trattato o determinati da atti di istituzioni di Comunità, che facilitano in

adempimento di propri compiti, astenendosi da qualsiasi misura che rischi di compromettere

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realizzazione di scopi di Trattato.

Corte di giustizia ha ritenuto principio di cooperazione principio fondamentale di diritto comunitario,

con funzione di costituire strumento di elasticizzazione e integrazione di limitata struttura comunitaria:

per rispettare tale obbligo Stati membri tenuti a mettere a disposizione di perseguimento di obiettivi

comunitari tutte proprie strutture organizzative.

Principio di cooperazione produce effetti anche in rapporti tra stesse amministrazioni statali.

3.6. Le procedure che comportano revisione del Trattato.

Procedure di revisione:

a) revisioni per trattato internazionale, cui si è fato ricorso per adottare Convenzione di Roma 1957;

b) revisione su base di disposizioni specifiche di Trattato relative a determinato settore:

 alcune si limitano a implicare attenuata partecipazione di Stati membri a procedura (es. decisioni

di Consiglio 1970 e 1976 su risorse proprie di Comunità e su elezione di rappresentanti di

Assemblea a suffragio universale diretto);

 altre importano affrancazione di procedura da concorso formale di Stati membri per dare luogo a

sorta di autorevisione da parte di istituzioni di Comunità:

decisione di Consiglio che istituisce Tribunale di primo grado di Comunità europee,

 decisioni di Consiglio relative a sistema di risorse proprie di Comunità e a disciplina di

 sistema di bilancio,

procedura di revisione semplificata adottata da Consiglio che delibera a maggioranza

 qualificata su raccomandazione di BCE, previa consultazione di Commissione e su parere

conforme di Parlamento, e a unanimità su proposta di Commissione, previa consultazione di

BCE e su parere conforme di Parlamento, per modifica di alcune disposizioni di Statuto di

50

SEBC,

procedura ordinaria di revisione, che può prendere avvio su iniziativa di Stato membro o di

 Commissione: qualora Consiglio, dopo aver consultato Assemblea e eventualmente

Commissione, esprima parere favorevole a convocazione di conferenza di rappresentanti di

Governi di Stati membri, questa è convocata da Presidente di Consiglio per stabilire di

comune accordo emendamenti da apportare a Trattato; emendamenti entrano in vigore dopo

essere stati ratificati da tutti Stati membri conformemente a loro norme costituzionali

51

(adozione di AUE e Trattato di Maastricht).

MA per Corte di giustizia 1991 limiti a procedure di revisione, costituiti da blocco intangibile costituito

da nucleo di principi essenziali a interno di ordinamento comunitario.

49 Art. 10 CE: Gli Stati membri adottano tutte le misure di carattere generale o particolare atte ad assicurare l’esecuzione degli

obblighi derivanti dal presente Trattato ovvero determinati dagli atti delle istituzioni della Comunità. Essi facilitano quest’ultima

nell’adempimento dei propri compiti.

Essi si astengono da qualsiasi misura che rischi di compromettere la realizzazione degli scopi del presente Trattato.

50 Art. 107 CE.

51 Art. 48 TUE: Il Governo di qualsiasi Stato membro o la Commissione possono sottoporre al Consiglio progetti intesi a modificare i

trattati su cui è fondata l’Unione.

Qualora il Consiglio, dopo aver consultato il Parlamento europeo e, se del caso, la Commissione, esprima parere favorevole alla

convocazione di una conferenza dei Rappresentanti degli Stati membri, questa è convocata dal Presidente del Consiglio allo scopo si

stabilire di comune accordo le modifiche da apportare ai suddetti trattati.

Gli emendamenti entreranno in vigore dopo essere stati ratificati da tutti gli Stati membri conformemente alle loro rispettive norme

costituzionali. 16

4. Diretta applicabilità, Corte di giustizia, giudici nazionali ed esigenze del mercato unico: alla ricerca

di un non facile equilibrio tra efficacia e certezza del diritto.

4.1. L’atteggiamento assunto dalla Corte costituzionale italiana nel caso Costa c. ENEL e quello

preso dalla Corte di giustizia nei casi Van Gend en Loos e Costa c. ENEL.

Nel caso Costa c. ENEL Corte costituzionale, escludendo qualsiasi tipicità di diritto comunitario rispetto

a rapportarsi di diritto internazionale in confronti di diritto statale, ha assunto inequivocamente che:

a) diritto comunitario acquista rilievo per giudici statali in virtù di adattamento a primo di ordinamento

nazionale;

b) in rapporto tra questo e quello continuano a trovare applicazione norme in materia di successione di

leggi in tempo.

Corte di giustizia ha precisato che differentemente da ordinari accordi internazionali, trattato istitutivo di

CEE ha creato suo proprio sistema giuridico vincolante per Stati membri, che hanno limitato, benché in

campi circoscritti, loro diritti sovrani e creato complesso di diritti vincolante per loro cittadini e per loro

stessi. Integrazione in diritto di ogni Stato membro di disposizioni aventi loro fonte in Comunità, e in

generale spirito e termini di trattato, hanno come conseguenza impossibilità per Stati di far prevalere

contro ordinamento giuridico da essi accettato a condizione di reciprocità provvedimento unilaterale

ulteriore, che dunque non è opponibile a ordine comune: tale provvedimento se posto in essere,

connotandosi come incompatibile con sistema di Comunità, sarebbe completamente privo di efficacia.

4.2. Gli sviluppi attraverso i quali la Corte di giustizia è passata da una più prudente ad una più

decisa affermazione della prevalenza del diritto comunitario sul diritto nazionale.

Corte sviluppa suo pensiero in direzione di configurazione di diritto comunitario come sistema

indipendente, in creazione di situazioni giuridiche soggettive per singoli, da mantenersi sempre acceso

di processo di adattamento a esso di ordinamenti di Stati membri impossibilità per Stati membri di

far prevalere provvedimento unilaterale posteriore rispetto a norma di diritto comunitario precedente.

Riferimento a diritto internazionale eliminato in decisione Costa c. ENEL, perché, dopo aver avuto

possibilità di qualificare diritto comunitario come nuovo diritto avente per beneficiari individui, Corte,

con aiuto di ricorso a interpretazione utile (rilevando che altrimenti realizzazione di obiettivi di Trattato

sarebbe frustrata), ha ritenuto possibile compiere ulteriore passo di planare verso configurazione di

autonomia di diritto comunitario come impossibilità di diritti nazionali di far prevalere propria norma

ulteriore rispetto a diritto comunitario Corte è pervenuta a queste 3 prese di posizione:

a) ha qualificato direttamente applicabili, e quindi invocabili da individui e imprese davanti a giudici

nazionali, anche disposizioni comunitarie che non lasciavano direttamente trasparire volontà di

creare in capo a essi situazioni giuridiche positive;

b) ha costruito diretta applicabilità di tali disposizioni comunitarie come loro prevalenza su diritto

nazionale precedente e successivo, anche su norme costituzionali nazionali;

c) ha precisato che tale prevalenza si impone non solo a Stati membri ma anche a tutti loro organi, e

vincola a disapplicare norme che legislatore statale ponga in essere in contrasto con diritto

comunitario non solo giudici nazionali, ma tutti organi di amministrazione, compresi quelli di enti

locali territoriali.

4.3. L’evoluzione dell’atteggiamento della Corte costituzionale italiana nella direzione di un suo

avvicinamento alla posizione dei giudici comunitari. Il concludersi della prima tappa di detta

evoluzione con la sentenza ICIC del 1975 e il significato di questa come espressione di una

residua volontà della Corte costituzionale di mantenere il controllo della diretta applicabilità del

diritto comunitario.

Con decisioni 1973 e 1975 Corte costituzionale italiana è arrivata a affermare:

17

a) illegittimità costituzionale, per indiretto contrasto con art. 11 Cost, di atti normativi statali

puramente ripetitivi di regolamenti comunitari non bisognosi di integrazione a opera di Stati

membri;

b) illegittimità costituzionale per stesso motivo di qualunque legge ordinaria di Stato che, pur essendo

successiva a norma comunitaria, risulti con questa assolutamente incompatibile, per violazione di

impegni comunitari di Stato italiano che tale incompatibilità importerebbe.

MA imponendosi a giudici ordinari che si trovassero di fronte a legge ordinaria incompatibile con

precedente norma comunitaria di rimettersi a Corte costituzionale e attendere pronuncia di illegittimità

da parte di questa per potere applicare norma comunitaria, non si arrivava a assicurare a diritto

comunitario uniforme applicazione, in spazio e in tempo, che invece principio di disapplicazione

enunciato da Corte di giustizia, come corollario necessario di prevalenza di diritto comunitario, è

arrivato a garantire.

4.4. La reazione alla sentenza ICIC contenuta nella pronuncia resa nel 1978 dalla Corte di giustizia

bel caso Simmenthal.

A posizione assunta da Corte costituzionale italiana 1975 ha reagito Corte di giustizia con pronuncia

1978 in causa Simmenthal: Pretore di Susa, promuovendo pronuncia pregiudiziale ex art. 234, a Corte di

giustizia aveva domandato di definire ruolo che giudici nazionali devono esplicare per garantire diritti

attribuiti a singoli da diritto comunitario, chiedendo se eventuali disposizioni nazionali successive a

disposizioni comunitarie e con esse contrastanti andassero immediatamente disapplicate da giudice

ordinario senza dover attendere loro rimozione da parte di legislatore nazionale (abrogazione) o di altri

organi costituzionali (dichiarazione di incostituzionalità). Corte comunitaria ha precisato che giudice

nazionale incaricato di applicare, in ambito di propria competenza, disposizioni di diritto comunitario,

ha obbligo di garantire piena efficacia di tali norme disapplicando, a occorrenza, di propria iniziativa,

qualsiasi disposizione contrastante di legislazione nazionale anche posteriore, senza doverne chiedere o

attenderne previa rimozione in via legislativa o con qualsiasi altro procedimento costituzionale

principio di cooperazione ex art. 10 visto da Corte come idoneo a conferire direttamente a giudice

nazionale ruolo nuovo che essa, anche se non lo definisce direttamente come ruolo comunitario, ritiene

comunque capace di affrancarlo, quando agisce per interpretazione e applicazione di diritto di

Comunità, da regole costituzionali interne.

4.5. La pronuncia che ha adottato la Corte costituzionale italiana nel caso Granital e il fenomeno di

ritrazione-sostituzione-riconoscimento-garanzia che essa ritiene essersi determinato nei rapporti

tra diritto interno e diritto comunitario.

Seconda tappa di evoluzione di atteggiamento di Corte costituzionale italiana con sentenza Granital

1984, attraverso cui essa è pervenuta a sostanziale accettazione di posizioni di Corte comunitaria: Corte

costituzionale si è pronunciata su questione di legittimità costituzionale sollevata da Tribunale di

Genova su base di assunto che in conformità a precedente giurisprudenza costituzionale giudici non

potevano mai disapplicare disposizioni di legge inequivocabilmente contrarie a regolamento

comunitario posto in essere precedentemente, ma dovevano sottoporle a sindacato di costituzionalità.

Corte ha ritenuto di rivedere propria posizione per ammettere in via generale possibilità per giudici

ordinari di procedere, di fronte a contrasto tra regolamento comunitario direttamente applicabile e

norma statale successiva, a applicazione di primo senza dover attendere pronuncia di illegittimità

costituzionale di seconda attribuiti a operare congiunto di art. 11 Cost. e di legge che ha dato

esecuzione a Trattati di Comunità effetti giuridici più rilevanti rispetto a quelli che prima attribuiva loro;

ha riconosciuto loro funzione negativa di avere dato luogo a ritrazione di sistema giuridico nazionale

realizzata in quadro di trasferimento di sovranità e di sostituzione di competenze comunitarie a

competenze nazionali; e accanto a questo funzione positiva di dare luogo a riconoscimento e a garanzia

di rispetto di diritto comunitario in tutto territorio italiano diretta applicabilità di diritto comunitario.

18

MA non nuovo potere di giudice di disapplicare leggi ordinarie di Parlamento per applicare diritto

comunitario: per giudici comunitari, per principio di preminenza di diritto comunitario, disposizioni di

Trattato e atti di istituzioni, qualora siano direttamente applicabili, hanno effetto, in loro rapporti con

diritto interno di Stati membri, non solo di rendere ipso iure, e indipendentemente da intervento di

giudice, inapplicabile, per fatto stesso di loro entrata in vigore, qualsiasi disposizione contrastante di

legislazione nazionale preesistente, ma anche, in quanto tali disposizioni e tali atti fanno parte

integrante, con rango superiore rispetto a norme interne, di ordinamento giuridico vigente in territorio di

singoli Stati membri, di impedire valida formazione di nuovi atti legislativi nazionali, in misura in cui

questi fossero incompatibili con norme comunitarie Corte di giustizia aveva ritenuto inapplicabile

ipso iure diritto nazionale incompatibile con diritto comunitario; Corte costituzionale italiana lo ritiene

anch’essa inapplicabile indipendentemente e ancor prima di intervento di giudice, MA non ipso iure,

bensì perché ritiene che ordinamento nazionale, per effetto di art. 11 Cost. e di legge che ha dato

esecuzione a ciascun Trattato istitutivo, lasci che norme comunitarie vigano in territorio italiano quali

sono scaturite da organi competenti in sentenza 1991 ha addirittura corretto espressamente errore di

linguaggio in cui era incorda specificando che deve parlarsi di non applicazione e non di

disapplicazione.

4.6. Le sentenze della Corte costituzionale italiana 113/85 e 389/89 e il riconoscimento che con esse

è stato fatto di un ingresso nell’esperienza giuridica del nostro Paese della forza vincolante dei

precedenti giurisprudenziali propria degli ordinamenti di common law.

Corte costituzionale italiana con sent. 389/89 ha riconosciuto rilievo a giurisprudenza comunitaria,

anche oltre casi in cui si tratti di sentenze interpretative ex art. 234: precisazione o integrazione di

significato normativo compiute attraverso sentenza dichiarativa di Corte di giustizia hanno stessa

immediata efficacia di disposizioni interpretate.

4.7. Il riscontro che gli sviluppi della giurisprudenza costituzionale italiana hanno trovato nella più

recente giurisprudenza costituzionale tedesca.

Corte costituzionale tedesca 1986 ha ritenuto che:

a) siano superate ragioni che prima l’inducevano a considerare di poter usualmente sindacare efficacia

in territorio di Repubblica Federale atti comunitari;

b) decisioni interpretative poste in essere ex art. 234 da Corte di giustizia vincolano tutte giurisdizioni

di Stati membri investiti di stessa questione, anche in casi diversi.

4.8. La pronuncia della Corte di giustizia del 15 ottobre 1986 e il riconoscimento della diretta

applicabilità del diritto comunitario come garanzia minima per la sua attuazione.

Considerato che:

a) norme comunitarie hanno particolare bisogno di precisazione;

b) coefficiente di osservanza spontanea di diritto comunitario da parte di Stati non è così soddisfacente

come richiederebbe realizzazione piena di unico mercato interno;

c) contributo che utilizzatori di diritto, soggetti di base di ordinamento, danno a attuazione di diritto

comunitario non è quello che essi danno a attuazione e quindi a garanzia di rispetto di diritto

nazionale,

Corte di giustizia in causa 20/86, Commissione c. Repubblica italiana, in procedura di infrazione che

Commissione ha promosso per fare dichiarare che Italia è venuta meno a obblighi impostile in materia

di circolazione di persone e servizi, mantenendo in vigore norme con essi in compatibili, ha osservato

che norme direttamente applicabili di Trattato vincolano tutte autorità di Stati membri, che sono tenute a

osservarle senza che sia necessario adottare norme nazionali d’attuazione, MA ha aggiunto che per

giurisprudenza di Corte facoltà di amministrati di far valere dinanzi a giudici nazionali disposizioni di

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Trattato direttamente applicabili costituisce garanzia minima e non di per sé sufficiente a assicurare

piena applicazione di Trattato.

Atteggiamento di Corte di giustizia ha trovato riscontri significativi in pronunce di Corte costituzionale

italiana n. 389/89, 384/94 e 94/95.

4.9. Gli atti attraverso cui si manifesta la prassi comunitaria di adottare prese di posizione.

4.9.1. Le comunicazioni generali.

Comunicazione generale di Commissione più nota è quella relativa a accordi di importanza minore;

Commissione ha adottato comunicazioni su autoveicoli, prodotti alimentari, farmaceutici e chimici,

libera prestazione di servizi: guida per autorità pubbliche, riguardo a loro obblighi, e per cittadini di

Comunità riguardo a diritti loro garantiti.

Sentenze di Corte di giustizia esprimono criteri di interpretazione e precisazione di diritto comunitario

che tendono a avere efficacia che trascende parti di processo comunitario per fare sorgere serie astratta

di rimedi processuali invocabili da parte di tutti cittadini di Comunità: Commissione con sue

comunicazioni generali stabilisce situazione giuridica di settore determinato di Mercato comune e dà a

operatori comunitari e a Stati membri guida in senso che tende a fornire loro in modo più diffuso

possibile, oltre a presentazione sistematica di norme di Trattato e di atti normativi derivati interessanti

settore in questione, conoscenza che in fatto potrebbe essere fuori da loro disponibilità.

4.9.2. Le attestazioni negative del Regolamento 17/62.

Atti che Commissione pone in essere in quadro di amministrazione di politica di concorrenza:

Commissione, approfittando di poteri di proposta attribuitile in materia di disciplina di concorrenza da

Trattato, ha accoppiato a proposta di procedura di esercizio di poteri discrezionali che è previsto organi

comunitari esercitino in relazione a determinati accordi altrimenti vietati, procedura di attestazione di

non contrarietà di contratti che non siano riconducibili a quel primo tipo. Consiglio ha accolto tale

proposta adottando regolamento n. 17/62, contenente prime norme di applicazione di artt. 81 e 82 CE e

demandante a Commissione potere di emanare disposizioni di esecuzione relative a forma, contenuto e

altre modalità di domande necessarie per ottenere attestazioni negative e dichiarazioni di inapplicabilità

di art. 81 parti a accordo o pratica concordata, compilando unico formulario abilitate a

simultaneamente avanzare domanda di attestazione negativa e a effettuare notificazione di accordi,

decisioni o pratiche concordate per ottenere dichiarazione di inapplicabilità di divieto ex art. 81

qualora Commissione ritenga di non poter rilasciare attestazione negativa può accordare tale

dichiarazione senza ricevere ulteriore domanda organizzazione di funzione di assistenza giuridica di

tipo paragiudiziario, con messa a disposizione di operatori di procedura che, anche se non idonea a

conferire a rapporti contrattuali indefettibile certezza capace di derivare solo da pronunce giudiziarie, è

idonea a diminuire difficoltà che a imprese derivano da rischio di possibili contestazioni di validità di

contratti in corso di loro esecuzione.

4.9.3. Gli altri atti atipici attraverso cui si esplica l’amministrazione del diritto comunitario della

concorrenza.

Speranza di potere, con procedura di attestazione negativa, fare passo avanti in amministrazione di

diritto comunitario a beneficio di operatori di Mercato comune ridimensionate da fatto che numero di

casi sottoposti a procedura è risultato sproporzionato rispetto a pur alta capacità di lavoro di direzione

generale di Commissione preposta a amministrazione di politica di concorrenza Commissione ha

dato avvio a prassi di porre in essere atti atipici, negotiated settlement, comunicato stampa, gentlemen’s

agreement, lettera di archiviazione, con 2 caratteristiche comuni:

a) non danno luogo a alcuna res iudicata;

b) tendono tutti a porre punto fermo in direzione di maggiore certezza in rapporti contrattuali che

interessano singoli operatori coinvolti in pratiche considerate e in quelli tra essi e Commissione.

20

5. Gli atti delle istituzioni comunitarie.

5.0. Introduzione.

5.0.1. I problemi oggetto di analisi.

Trattato attribuisce a istituzioni politiche comunitarie potere di adottare regolamenti e direttive e di

prendere decisioni e formulare raccomandazioni e pareri non vincolanti; regolamenti hanno portata

generale e sono obbligatori in tutti loro elementi; direttiva vincola Stato membro cui è rivolta per quanto

riguarda risultato da raggiungere, salva restando competenza di organi nazionali in merito a forma e

52

mezzi; decisione è atto obbligatorio in tutti suoi elementi per destinatari da essa designati.

5.0.2. La qualificazione degli atti comunitari nella giurisprudenza della Corte di giustizia.

Fatto che determinato atto comunitario sia classificato come decisione o regolamento influisce su

possibilità di chiederne annullamento: persona fisica o giuridica può promuovere giudizio di legittimità

solo in relazione a decisioni prese in suoi confronti e a decisioni che, pur apparendo come regolamento

53 

o decisione presa in confronti di altre persone, le riguardano direttamente e individualmente 2

criteri di qualificazione, formale e sostanziale: utilizzazione di primo implica che sia qualificato

regolamento, direttiva o decisione atto che, denominato in uno o altro senso, sia stato posto in essere

secondo procedura tipica per adozione di stesso tipo di atto; utilizzazione di secondo criterio implica che

forma, denominazione e procedura di adozione di atto non rilevino per sua qualificazione e che invece

elemento determinante sia suo contenuto: giurisprudenza di Corte di giustizia decisamente in favore di

secondo criterio (es. caso Confédération Nationale des Fruits et Légumes).

5.1. I regolamenti comunitari.

5.1.1. Caratteristiche fondamentali: la portata generale, l’obbligatorietà e l’applicabilità diretta.

Regolamento dotato di 3 caratteristiche:

a) portata generale: applicazione in tutto territorio di Comunità (somma di territori di Stati membri) in

relazione a una o più categorie di destinatari determinate astrattamente e in loro complesso, tutti

soggetti che concretamente si trovino in situazioni da essi astrattamente considerate, siano essi Stati

membri, istituzioni, soggetti privati o pubblici; regolamento resta tale anche se si rivolge a

destinatari individuabili a stregua di contenuto di atto, a condizione però che determinazione di

questi possa avvenire in base a circostanze obiettive;

obbligatorietà in tutti suoi elementi: regolamento stabilisce disciplina tendenzialmente esclusiva

b) (carattere che si presume completo); MA non infrequenti in esperienza comunitaria regolamenti che

disciplinano materia solo per alcuni elementi, lasciando a ulteriore integrazione compito di meglio

precisarli e attuarli deve essere osservato da suoi destinatari in tutti suoi elementi; 

diretta applicabilità in tutti Stati membri (prevalenza rispetto a diritto statale successivo) norme

c) di diritto comunitario in esso contenute devono esplicare pienezza di loro effetti in maniera

uniforme in tutti Stati membri a partire da loro entrata in vigore e per tutta durata di loro validità

(caso Leonesio) Stati membri non devono, salvo quanto necessario per eventuali integrazioni

52 Art. 249 CE: Per l’assolvimento dei loro compiti e alle condizioni contemplate dal presente Trattato il Parlamento europeo

congiuntamente con il Consiglio, il Consiglio e la Commissione adottano regolamenti e direttive, prendono decisioni e formulano

raccomandazioni o pareri.

Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati

membri.

La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli

organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi.

La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati.

Le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti.

53 Art. 230 CE. 21

richieste da stesso regolamento, intervenire per dare effetto pratico a atto in questione mediante sua

trasformazione in diritto interno. In sentenza Leonesio Corte di giustizia ha affermato che

regolamenti comunitari, per potere avere stessa efficacia in confronti di cittadini si tutti Stati

membri, entrano a far parte di ordinamento giuridico nazionale, che deve renderne possibile

efficacia diretta di cui a art. 249, in modo che singoli possono farli valere senza vedersi opporre

disposizioni o prassi di carattere nazionale; inoltre non possono essere applicati in modo incompleto

o selettivo da Stato membro, né loro portata può essere modificata da riserve o obiezioni che Stati

membri abbiano formulato in occasione di loro elaborazione.

5.1.2. Le classificazioni dei regolamenti proposte dalla dottrina.

Dottrina ha proceduto a serie di regolamenti, tenendo distintamente conto di

a) modalità di produzione: distinzione tra regolamenti primari, emanati da Consiglio su proposta di

Commissione, e regolamenti secondari (delegati) emanati da Commissione su delega di Consiglio

(efficacia di tali regolamenti è soggetta a operare di principi generali relativi a delega);

b) funzione: distinzione tra regolamenti organici, finalizzati a regolare attività interne a organi di

Comunità, e regolamenti disciplinari, rivolti essenzialmente a soggetti esterni (Stati membri,

cittadini di Stati membri, pubbliche amministrazioni, etc.);

c) contenuto: distinzione tra regolamenti di attuazione di Trattato, regolamenti di attuazione di altri

regolamenti e regolamenti innovativi di ordinamento comunitario (adottati es. ex art. 308);

d) attività che richiedono per loro attuazione: distinzione tra regolamenti autosufficiente su piano

comunitario e regolamenti che per loro attuazione necessitano di ulteriore attività da parte di Stati

membri (es. copertura finanziaria).

5.1.3. La subordinazione della diretta applicabilità di una disposizione di un regolamento comunitario

al fatto che essa sia chiara, precisa e incondizionata.

Diretta applicabilità, insorgere di diritti soggettivi invocabili in giudizio, subordinata a fatto che norma

da cui diritti soggettivi nascono sia chiara, precisa e non condizionata norma di regolamento che

ponga obblighi condizionati o attribuisca certo grado di discrezionalità a organi che devono eseguirla,

che risulti incompleta o necessitante di integrazione (da parte di autorità comunitarie o di Stati membri),

non potrà di per sé far sorgere situazioni soggettive invocabili in giudizio di fronte a giudice nazionale:

tali situazioni soggettive sorgeranno solo ove altre norme, comunitarie o statali, siano idonee a

coordinarsi con essa in modo da compensare sua incompletezza o provvedere a sua integrazione.

5.2. Le direttive.

5.2.1. Introduzione.

Direttiva non è atto con portata generale, può essere rivolta a uno solo, più o anche a tutti Stati membri:

in quest’ultimo caso, anche se non assume portata generale di regolamento, è usualmente qualificata

direttiva generale.

Si rivolge a destinatari dolo per quanto concerne scopo da essa fissato, ponendo a carico di Stati cui si

rivolge obbligo di attuarla atto a efficacia mediata (MA temperamenti). Scelta di forme e mezzi per

perseguimento di obiettivo reso obbligatorio da direttiva (di norma è fissato termine, scaduto

inutilmente quale Stato può essere dichiarato inadempiente) non è completamente libera: tali forme e

mezzi devono essere compatibili con altri obblighi posti da Trattato.

Direttive spesso pongono a carico di Stati destinatari obblighi specifici, come obbligo di comunicare

periodicamente a scadenze prestabilite a Commissione misure di attuazione adottate e talvolta anche

rilevazioni e valutazioni su stato di attuazione: in tal modo Commissione può esercitare suo controllo e

22

in caso di inadempimento promuovere procedimento ex art. 226 per far rilevare a Corte di giustizia

54

infrazione.

5.2.2. La diretta applicabilità ad effetti verticali delle direttive comunitarie non attuate nella

giurisprudenza della Corte di giustizia.

Problema di stabilire se disposizioni di direttive, che in via di principio sono a efficacia mediata, siano,

quando non tempestivamente o non adeguatamente attuate, idonee a produrre effetti diretti, e cioè se

possano far sorgere in capo a singoli situazioni soggettive che giudici nazionali debbano tutelare; Corte

di giustizia ha affrontato tema in varie sentenze:

caso 33/70, S.A.C.E. di Bergamo c. Ministero delle Finanze della Repubblica italiana: per

a) valutazione di efficacia di direttiva va presa in considerazione non solo forma di atto di cui si

discute, ma anche sua sostanza, e sua funzione a interno di Trattato può accadere che disposizioni

di direttiva siano direttamente efficaci senza richiedere che Stati destinatari debbano dare loro

attuazione;

b) caso Van Duyn:

 art. 249 non esclude in assoluto che direttive abbiano efficacia diretta,

 sarebbe in contrasto con forza obbligatoria attribuita da art. 249 a direttiva escludere in generale

possibilità che obbligo da essa imposto sia fatto valere da eventuali interessati,

 art. 234 autorizzando giudici nazionali a domandare a Corte di giustizia di pronunciarsi su

validità e interpretazioni di tutti atti compiuti da istituzioni, senza distinzione, implica fatto che

singoli possono far valere tali atti dinanzi a tali giudici

 occorre esaminare caso per caso se obbligo posto a carico di uno o più Stati membri, pur essendo

contenuto in disposizione di atto normativo non avente ipso iure efficacia diretta in suo insieme,

possa di per sé porre in capo a singoli diritti invocabili in giudizio in quanto sufficientemente

preciso e incondizionato;

c) cause riunite C-246/94 e C-249/94, Cooperativa agricola zootecnica S. Antonio c. Amministrazione

delle Finanze dello Stato: disposizione di direttiva:

 è incondizionata quando enuncia obbligo non accompagnato da alcuna condizione né

subordinato in sua esecuzione o in suoi effetti a intervento di alcun atto di istituzioni di

Comunità o di Stati membri;

 è precisa quando enuncia obbligo in termini non equivoci.

Fatto che disposizioni di direttiva concedano certo margine di discrezionalità a Stati membri non

incide su carattere preciso e incondizionato di loro disposto: tale margine non esclude che sia

possibile determinare alcuni diritti imprescindibili possibile determinare livello minimo di tutela

che deve essere comunque realizzato;

d) causa 152/84 Marshall: Corte ha distinto tra effetti verticali e orizzontali di direttiva non attuata da

Stato che di essa sia destinatario; verticali effetti che si possono produrre in rapporti tra Stato

membro e persone fisiche o giuridiche, orizzontali effetti eventualmente capaci di prodursi in

rapporti tra queste ultime: mentre ha ritenuto impossibile riconoscere effetti orizzontali a direttiva

perché questa non può di per sé essere invocata finché non sia intervenuta sua attuazione, ha

considerato che disposizioni di stessa sufficientemente chiare, precise e determinate possono essere

invocate a effetti verticali, per evitare che Stato possa trarre vantaggio da sua trasgressione di diritto

comunitario; per stesso principio direttiva non può avere effetto di per sé e indipendentemente da

legge interna di Stato membro adottata per sua attuazione di determinare o aggravare responsabilità

penale di coloro che agiscono in violazione di sue disposizioni.

5.2.3. Il criterio di interpretazione conforme attraverso cui, con la pronuncia Marleasing, la Corte ha

ulteriormente valorizzato le direttive non attuate.

54 Art. 226 CE: La Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtù

del presente Trattato, emette un parere motivato al riguardo, dopo aver posto lo Stato in condizioni di presentare le sue osservazioni.

Qualora lo Stato in causa non si conformi a tale parere nel termine fissato dalla Commissione, questa può adire la Corte di giustizia.

23

In caso Marleasing ulteriormente dilatato rilievo che può essere attribuito a direttive non attuate: in

materie interessate da direttiva non tempestivamente o adeguatamente attuata, giudice nazionale in

applicare disposizioni di proprio ordinamento statale è tenuto a interpretarle a luce di lettera e scopo di

direttiva.

5.2.4. Il principio di responsabilità dello Stato che con la pronuncia Francovich la Corte ha chiamato i

giudici nazionali ad applicare per assicurare piena efficacia a direttive non attuate.

Corte in caso Francovich richiesta di stabilire se a assicurare efficacia a disposizioni contenute in

direttiva comunitaria non tempestivamente trasposta si possa arrivare in via indiretta, attraverso azione

di risarcimento di danno in confronti di Stato membro inadempiente, e ha risposto positivamente,

superando tradizioni di Stati membri (Italia) per esprimere principio generale di responsabilità di Stato

in confronti di privati per violazione di diritto comunitario, principio cui applicazione Corte ha affidato

a giudici nazionali, ove ricorrano seguenti condizioni:

a) risultato prescritto da direttiva implichi attribuzione di diritti a favore di singoli;

b) contenuto di tali diritti possa essere individuato su base di disposizioni di direttiva;

c) esista nesso di causalità tra violazione di obbligo a carico di Stato membro e danno subito da

soggetti lesi

 ambito di operatività più ampio rispetto a quello entro cui stessa Corte ha precisato debba essere

riconosciuta diretta applicabilità a effetti verticali di direttive non tempestivamente e adeguatamente

trasposte (subordinata a invocazione di disposizioni non condizionate e sufficientemente determinate).

5.2.5. La conferma che la posizione della Corte nel caso Francovich ha avuto nel caso Faccini Dori.

Tempi più lunghi di processo per risarcimento di danno davanti a giudici nazionali diminuiscono di

molto consistenza di rimedio indicato da Corte, lasciando largamente sussistere situazione di

diseguaglianza che distinzione determina questione ulteriormente proposta a Corte di giustizia in

caso Faccini Dori: Corte ha considerato che estendere efficacia diretta di direttive a ambito di rapporti

tra singoli significherebbe riconoscere in capo a Comunità potere di emanare norme che facciano

sorgere con effetto immediato obblighi a carico di questi ultimi (essa ha invece tale competenza solo

quando le sia attribuito potere di adottare regolamenti).

5.2.6. La precisazione che del principio di responsabilità sancito nel caso Francovich ha preteso dare la

Sezione lavoro della Cassazione civile italiana.

In caso Francovich Corte di giustizia, dopo aver affermato che principio di responsabilità di Stato per

danni causati a singoli per violazioni di diritto comunitario a esso imputabili è inerente a sistema di

Trattato, ha precisato che in mancanza di disciplina comunitaria spetta a ordinamento giuridico interno

di ogni Stato membro designare giudice competente e stabilire modalità procedurali di ricorsi

giurisdizionali intesi a garantire tutela di diritti spettanti a singoli in forza di diritto comunitario

parrebbe inerente a diritto comunitario disciplina sostanziale di materia e lasciata temporaneamente a

diritti nazionali determinazione di suoi aspetti processuali; MA Corte ha poi aggiunto che non solo

condizioni formali ma anche quelle sostanziali stabilite da diverse legislazioni in materia di risarcimento

di danni non possono essere meno favorevoli di quelle che riguardano reclami analoghi di natura interna

e non possono essere congegnate in modo da rendere praticamente impossibile o eccessivamente

difficile risarcimento Sezione lavoro di Cassazione civile italiana 1995 ha sostenuto che principio di

responsabilità sancito da Corte di giustizia non vada inteso e applicato automaticamente a luce di

principi in materia di responsabilità civile di ordinamento italiano (art. 2043 c.c.), che importano che chi

determina a altri danno ingiusto è tenuto a risarcire danneggiato di lucro cessante e danno emergente:

Costituzione regola funzione legislativa ripartendola tra Governo e Parlamento come espressione di

potere politico, libero in fini e sottratto perciò a qualsiasi sindacato giurisdizionale di fronte a

24 

esercizio di potere politico non sono configurabili situazioni soggettive protette di singoli escluso che

da norme di ordinamento comunitario, come interpretate da Corte di giustizia, possa farsi derivare in

ordinamento italiano diritto soggettivo di singolo a esercizio in determinato modo di potere legislativo, e

comunque qualificazione in termini di illecito ex art. 2043 c.c., da imputare a Stato-persona, di quella

che è determinata conformazione di Stato-ordinamento a stregua di ordinamento giuridico italiano

singoli che abbiano subito danni da mancata attuazione di direttiva comunitaria, sussistendo condizioni

individuate da sentenza di Corte di giustizia, non possono vantare che diritto a essere indennizzati di

diminuzioni patrimoniali subite in conseguenza di esercizio di potere non sindacabile da giurisdizione

(danno emergente, non lucro cessante).

5.2.7. La smentita a detta interpretazione data dalla Corte di giustizia nella successiva pronuncia

Brasserie du pêcheur.

In pronuncia 1996 Brasserie du pêcheur si trattava di precisare regime di responsabilità di Stato in

confronti di privati risultante da caso Francovich in relazione a violazioni di disposizioni sostanziali di

Trattato. Corte ha assunto atteggiamento marcatamente opposto a interpretazione data a Francovich da

parte di Cassazione italiana: dopo aver chiarito che principio in questione trova applicazione quando

inadempimento contestato è riconducibile a legislatore nazionale, Corte ha precisato che in ipotesi in cui

violazione di diritto comunitario da parte di Stato membro sia imputabile a legislatore nazionale che

operi in settore in cui esso disponga di ampio potere discrezionale in ordine a scelte normative, singoli

hanno diritto a risarcimento qualora norma comunitaria violata sia preordinata a attribuire loro diritti,

violazione sia manifesta e pronta e ricorra nesso causale diretto tra tali violazioni e danno subito da

singoli. Anche in relazione a violazioni di diritto comunitario non risultanti da mancata attuazione di

direttive giudice nazionale deve riconoscere a singoli risarcimento adeguato a danno subito

esclusione totale di lucro cessante da danno risarcibile non può essere ammessa in caso di violazione di

diritto comunitario, perché si presta a rendere di fatto impossibile risarcimento di danno: a fortiori vale

questo principio in relazione a violazioni di diritto comunitario risultanti da mancata attuazione di

direttiva.

5.2.8. L’ulteriore precisazione delle condizioni di responsabilità dello Stato operata dalla Corte nella

pronuncia Dillenkofer.

Preoccupazione che Cassazione ha manifestato sforzandosi di contenere guasti che possono derivare per

bilancio di Stati membri da applicazione non in qualche modo limitata di principio di responsabilità

espresso da Corte di giustizia oggetto di attenzione da parte di Corte stessa in caso Dillenkofer 1996: se

Stato membro non prende alcuno di provvedimenti necessari per raggiungere risultato prescritto da

direttiva in termine da essa fissato, tale Stato viola in modo grave e manifesto limiti imposti a esercizio

di suoi poteri in caso non di mancata ma di inadeguata attuazione di direttiva chi pretende di essere

risarcito deve dare prova di violazione grave e manifesta di diritto comunitario.

5.2.9. Gli effetti indotti che sul piano del diritto interno l’applicazione del principio di responsabilità

affermato dalla Corte di giustizia può avere sotto il profilo dell’applicazione delle disposizioni

degli Stati membri in tema di uguaglianza.

Diritto comunitario, anche se non può imporre a giudici di Stati membri di attribuire a disposizioni di

direttive inattuate efficacia diretta orizzontale, non impedisce loro di pervenire a risultato

sostanzialmente coincidente attraverso applicazione di principi di diritto interno (es. art. 3 Cost.)

Pretore di Milano 1991 è arrivato a riconoscere a privato possibilità di invocare disposizione di direttiva

non tempestivamente attuata in confronti di altro privato: limitazione di efficacia diretta a soli casi

attinenti a rapporti tra privati e amministrazione statale configura disparità di trattamento tra cittadini.

25

5.3. Le decisioni.

5.3.1. Disciplina.

Decisioni atti comunitari obbligatori in tutti loro elementi ma di portata individuale, rivolti a destinatari

determinati (organi o enti comunitari, Stati membri o soggetti pubblici o privati) provvedimenti

sostanzialmente assimilabili a atti amministrativi recettizi capaci di produrre effetti da momento in cui

pervengono a conoscenza di destinatario.

Decisioni, specie riguardanti singoli operatori comunitari, solitamente emanate da Commissione, mentre

Consiglio usualmente adotta decisioni aventi come destinatari Stati membri.

Decisioni (come regolamenti e direttive) sono motivate e fanno riferimento a proposte e pareri

55 

obbligatoriamente richiesti in esecuzione di Trattato assenza di motivazione o di pareri richiesti può

importare loro invalidità.

Decisioni di Consiglio o Commissione che importano a carico di persone che non siano Stati obbligo

pecuniario costituiscono titolo esecutivo: relativa esecuzione (rapporto di sussidiarietà) è disciplinata da

norme di procedura civile vigenti in Stato su cui territorio essa è effettuata; una volta che formula

esecutiva è stata apposta da parte di organo nazionale competente esecuzione ha luogo in forme

56

ordinarie e può essere sospesa solo da Corte di giustizia.

5.3.2. La diretta applicabilità delle decisioni nella giurisprudenza comunitaria.

In caso Grad c. Finanzamt Traustein Germania aveva eccepito che art. 249 riserva efficacia diretta a

regolamenti; MA Corte di giustizia non ha accolto eccezione, rilevando che sarebbe in contrasto con

forza obbligatoria attribuita da art. 249 a decisione escludere in generale possibilità che obblighi da essa

imposti siano fatti valere da eventuali interessati: portata di atto sarebbe ristretta se singoli non potessero

far valere in giudizio sua efficacia e giudici nazionali non potessero prenderla in considerazione come

norma di diritto comunitario anche con riferimento a decisioni trovano applicazione criteri su cui

base Corte ha accertato diretta applicabilità a effetti verticali di direttive.

5.4. La pubblicazione degli atti comunitari.

Regolamenti, direttive e decisioni, quando sono adottati secondo procedura di codecisione ex art. 251,

sono pubblicati in GUCE, e entrano in vigore a data da essi stabilita o in mancanza ventesimo giorno

successivo a loro pubblicazione; regolamenti di Consiglio e di Commissione e direttive di queste

istituzioni rivolte a tutti Stati membri sono ugualmente pubblicati in GUCE e entrano in vigore, ove non

sia previsto altrimenti, ventesimo giorno successivo a pubblicazione. Altre direttive e decisioni entrano

57

in vigore a seguito di notificazione a destinatari.

5.5. L’attuazione delle direttive comunitarie: l’impossibilità per gli Stati membri di opporre difficoltà

di diritto interno.

55 Art. 253 CE: I regolamenti, le direttive e le decisioni, adottate congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio, nonché

detti atti adottati dal consiglio o dalla Commissione sono motivati e fanno riferimento alle proposte o ai pareri obbligatoriamente

richiesti in esecuzione del presente Trattato.

56 Art. 256 CE.

57 Art. 254 CE: I regolamenti, le direttive e le decisioni adottati in conformità della procedura di cui all’art. 251 sono firmati dal

Presidente del Parlamento europeo e dal Presidente del Consiglio e pubblicati nella Gazzetta ufficiale della Comunità. Essi entrano in

vigore alla data da essi stabilita ovvero, in mancanza di data, nel ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione.

I regolamenti del Consiglio e della Commissione, nonché le direttive di queste istituzioni che sono rivolte a tutti gli Stati membri,

sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale della Comunità. Essi entrano in vigore alla data da essi stabilita ovvero, in mancanza di data,

nel ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione.

Le altre direttive e le decisioni sono notificate ai loro destinatari e hanno efficacia in virtù di tale notificazione.

26

Attuazione di direttive comunitarie ha dato luogo a serie di problemi legati a differenze esistenti tra

strutture costituzionali di Paesi comunitari: quando Commissione ha richiamato Stati membri a dare

tempestiva e adeguata attuazione a direttive, questi si sono difesi in alcuni casi facendo presente già

avvenuto avvio di procedure di elaborazione di norme di attuazione e attribuendo ritardo unicamente a

necessità di lasciare corso a esercizio di competenze stabilite da propria Costituzione o a crisi di

governo; MA Corte di giustizia ha respinto tali argomenti di difesa e ha ritenuto che ritardo in

adempimento di direttiva da parte di Stato membro non dia luogo a infrazione solo in caso in cui questo

risulti versare in stato di necessità.

In altri casi Stati hanno contestato fondatezza di accusa di non aver dato attuazione a determinata

direttiva invocando o diretta applicabilità di direttiva di cui si trattava, e quindi non necessità di sua

attuazione a opera di organi normativi nazionali, o presenza in ordinamento nazionale di atti,

preesistenti o posteriori, già sufficienti a produrre raggiungimento di fini perseguiti da direttiva: Corte

ha ritenuto che riconoscimento da parte di giudici di Stati membri di loro diretta applicabilità in luogo di

diritto nazionale costituisca solo garanzia minima e non sia sufficiente a assicurare piena attuazione di

Trattato, in quanto potrebbe rimanere insoddisfatta esigenza di certezza di diritto di cui essa ha ritenuto

essere legittimi portatori singoli operatori comunitari Corte di giustizia:

a) ritiene che quando esistano disposizioni normative incompatibili con direttiva comunitaria, anche se

questa sia direttamente applicabile, Stato debba intervenire puntualmente in linea con esigenze di

certezza di diritto;

b) precisa che prassi amministrative per loro natura modificabili a piacimento da amministrazione e

prive di adeguata pubblicità (es. inoltro di circolari) non possono essere considerate costituenti, da

parte di Stato di cui si tratta, valido adempimento di suoi obblighi comunitari.

5.6. Il ruolo delle regioni nel quadro del processo di integrazione europea.

5.6.1. La fase del centralismo nazionale.

In prima fase Governo e Parlamento nazionali hanno fortemente insistito su principio di unità e

indivisibilità di Repubblica:

a) attuazione di impegni assunti in sede internazionale, indipendentemente da loro oggetto, rientra tra

affari esteri tradizionalmente riservati a Stato centrale;

b) responsabilità internazionale a essa connessa è di Stato;

c) eventuali sanzioni sono poste a carico di quest’ultimo.

Organizzazione centrale di Stato in questa fase ha fatto ricorso in qualche occasione per attuazione di

atti comunitari a delega a Regioni come strumento per venire incontro a loro richieste e

contemporaneamente garantirsi potere di azione in caso di loro inerzia.

5.6.2. La seconda fase: l’introduzione di un meccanismo istituzionale di sostituzione.

Seconda fase, di transizione, contraddistinta per introduzione, in luogo di strumento di delega, di

meccanismo istituzionale, stabilito con legge ordinaria da Parlamento nazionale, di sostituzione di Stato

a Regione in caso di persistente inadempimento di questa riconosciuta competenza legislativa

regionale a porre in essere norme di attuazione di direttive comunitarie, seppure in rispetto di principi

fondamentali stabiliti da Stato: in mancanza di legge regionale doveva essere osservata quella di Stato in

tutte sue disposizioni; in caso di accertata inattività di organi regionali comportante inadempimento di

obblighi comunitari Governo poteva fissare termine perentorio per provvedere, scaduto quale potevano

essere adottati da Governo atti sostitutivi.

MA Regioni hanno rilevato:

a) che Stato, riservandosi legislazione di principio, aveva posto premesse perché tramite questa si

introducessero normative di dettaglio di competenza di Regioni;

b) che non era stato messo a loro disposizione alcuno strumento per far sì che eventuale inerzia di Stato

in porre in essere legislazione di principio potesse essere superata.

27

5.6.3. Le innovazioni contenute nella legge 9 marzo 1989 n. 86 in merito all’attuazione da parte delle

Regioni degli atti comunitari.

Legge 86/89 dà ora luogo a rapporto organizzazione centrale di Stato-enti locali caratterizzato da

massima collaborazione e connotato da riconoscimento a regioni di 2 importanti prerogative:

a) partecipare con Governo e Parlamento nazionale a elaborazione di prese di posizione per mezzo di

cui Italia contribuisce a adozione di atti comunitari, comprese direttive;

b) poter procedere autonomamente a attuazione di direttive e di altri atti comunitari bisognosi di

integrazione in materie di loro competenza in caso di inerzia di Stato.

Legge prevede che entro 31 gennaio di ogni anno Ministro per coordinamento di politiche comunitarie

verifichi, con collaborazione di Amministrazioni interessate, stato di conformità di ordinamento

nazionale a diritto comunitario e che presenti entro 1° marzo disegno di legge comunitaria per anno di

riferimento; tale disegno ha scopo di assicurare periodico e tempestivo adeguamento di ordinamento

nazionale a ordinamento comunitario mediante:

a) disposizioni modificative o abrogative di norme vigenti in contrasto con obblighi comunitari;

b) disposizioni occorrenti per dare attuazione o assicurare applicazione a atti di Consiglio o di

Commissione, anche mediante conferimento a governo di delega legislativa;

c) autorizzazione a Governo a attuare in via regolamentare direttive o raccomandazioni.

Legge esclude che adozione di atto normativo nazionale continui a costituire presupposto assolutamente

indispensabile per attuazione di diritto comunitario da parte di Regioni: in materie di competenza

esclusiva Regioni a statuto speciale e province autonome possono dare immediata attuazione a direttive

comunitarie; in materie di competenza concorrente Regioni, anche a statuto ordinario, e province

autonome possono dare attuazione a direttive dopo entrata in vigore di prima legge comunitaria

successiva a notifica di direttiva, e comunque legge comunitaria o altra legge di Stato che dia attuazione

a direttive in materia di competenza regionale indica quali disposizioni di principio non sono derogabili

da legge regionale sopravvenuta e prevalgono su contrarie disposizioni eventualmente già emanate da

organi regionali, fermo restando che in mancanza di atti normativi di Regione si applicano tutte

disposizioni dettate per adempimento di obblighi comunitari da legge di Stato e da regolamenti dettati in

base a delegificazione disposta da legge comunitaria.

5.6.4. Il raccordo tra Regioni e organizzazione centrale dello Stato quanto alla partecipazione

all’elaborazione degli atti comunitari.

Legge 86/89 prevede che Presidente di Consiglio di Ministri, su proposta di Ministro per coordinamento

di politiche comunitarie, convochi ogni 6 mesi sessione speciale di Conferenza permanente per rapporti

tra Stato, Regioni e province autonome, dedicata a trattazione di aspetti di politiche comunitarie di

interesse provinciale o regionale: a tale Conferenza attribuito fra l’altro potere di esprimere pareri su

indirizzi generali relativi a elaborazione e attuazione di atti comunitari che riguardano competenze

regionali.

5.7. Le raccomandazioni.

Per assolvimento di loro compiti e a condizioni contemplate da Trattato, Consiglio e Commissione

formulano raccomandazioni e pareri non vincolanti; MA effetti giuridici:

a) effetto di liceità consistente in attribuzione di sicura legittimità a comportamenti conformi a quelli

raccomandati;

quando vi sia motivo di temere che emanazione o modifica di disposizioni legislative, regolamentari

b) o amministrative provochi distorsione a sensi di art. 96 (che prevede procedura di consultazione per

adozione di direttive per eliminazione di disparità esistenti in disposizioni legislative, regolamentari

28 58

o amministrative di Stati membri atte a falsare condizioni di concorrenza di mercato comune),

Stato membro che vuole procedervi consulta Commissione che, dopo aver ascoltato Stati membri,

raccomanda a Stati interessati misure idonee a evitare distorsione: se Stato che vuole emanare o

modificare disposizioni nazionali non si conforma a raccomandazione rivoltagli da Commissione,

non si potrà richiedere a Stati membri in applicazione di art. 96 di modificare loro disposizioni

59

nazionali per eliminare tale distorsione;

c) Corte di giustizia in caso Grimaldi 1989 ha precisato che giudici nazionali tenuti a prendere in

considerazione raccomandazioni a fini di risoluzione di controversie sottoposte a loro giudizio,

specie quando esse sono di aiuto in interpretazione di norme nazionali adottate per garantire loro

attuazione, o mirano a completare norme comunitarie con natura vincolante.

Raccomandazioni possono essere emesse senza particolari forme da Consiglio e Commissione in via

generale; possono avere come destinatari Stati membri, istituzioni comunitarie e soggetti privati o

pubblici di Stati membri.

5.8. I pareri previsti dal Trattato.

Trattato prevede che Consiglio e Commissione formulino pareri a condizioni contemplate da Trattato.

Per sola Commissione tale competenza denotata come competenza generale che essa può esercitare,

60

oltre che quando Trattato lo preveda espressamente, anche quando essa lo ritenga necessario.

Commissione può adottare puntuale parere motivato come momento necessariamente preliminare a

61

avvio di procedura di impugnazione ex art. 226.

Più rilevante potere di emettere pareri di Parlamento europeo, come momento di consultazione

strumentale a associazione a attività di Consiglio in procedure di varo di alcuni atti.

Consiglio, Commissione o Stato membro possono domandare preventivamente parere di Corte di

giustizia circa compatibilità di accordo internazionale, che Comunità intenda concludere, con

disposizioni di Trattato: conseguenza di parere negativo è che accordo può entrare in vigore solo previa

62

modifica di Trattato ex art. 48 TUE.

Ulteriori pareri possono essere emessi da Comitato Economico e Sociale e dal Comitato delle Regioni.

5.9. Gli ulteriori tipi di atti non previsti dall’art. 249.

5.9.1. Introduzione.

Accanto a atti previsti da art. 249 Trattato contempla adozione di altri atti denominati Programmi

generali; in prassi si è fatto ricorso a adozione di comunicazioni generali, attestazioni negative,

negotiated settlements, gentlemen’s agreement, lettere di archiviazione.

5.9.2. I programmi generali.

58 Art. 96 CE.

59 Art. 97 CE: Quando vi sia motivo di temere che l’emanazione o la modifica di disposizioni legislative, regolamentari o

amministrative provochi una distorsione ai sensi dell’articolo precedente, lo Stato membro che vuole procedervi consulta la

Commissione. La Commissione, dopo aver consultato gli Stati membri, raccomanda agli Stati interessati le misure idonee ad evitare

la distorsione in questione.

Se lo Stato che vuole emanare o modificare disposizioni nazionali non si conforma alla raccomandazione rivoltagli dalla

Commissione, non si potrà richiedere agli altri Stati membri, nell’applicazione dell’art. 96, di modificare le loro disposizioni

nazionali per eliminare tale distorsione. Se lo Stato membro che ha trascurato la raccomandazione della Commissione provoca una

distorsione unicamente a suo detrimento, non sono applicabili le disposizioni dell’art. 96.

60 Art. 211 CE: Al fine di assicurare il funzionamento e lo sviluppo del mercato comune nella Comunità, la Commissione:

- formula raccomandazioni o pareri nei settori definiti da presente Trattato, quando questo esplicitamente lo preveda ovvero quando

la Commissione lo ritenga necessario.

61 Art. 226 CE.

62 Art. 300 CE: Il Consiglio, la Commissione o uno Stato membro possono domandare il parere della Corte di giustizia circa la

compatibilità di un accordo previsto con le disposizioni del presente Trattato. Quando la Corte di giustizia abbia espresso parere

negativo, l’accordo può entrare in vigore soltanto alle condizioni stabilite dall’art. 48 del Trattato sull’Unione europea.

29

Atti di programmazione, finalizzati a fissare linee future che costituiranno in determinati settori direttrici

lungo cui Comunità si muoverà. Data assenza di dati normativi che precisino in via generale e astratta

loro effetti giuridici, questi vanno determinati caso per caso tenendo conto però anche di denominazione

(decisione, risoluzione o dichiarazione) con cui essi sono adottati (legittimo affidamento).

5.9.3. Gli atti dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in seno al Consiglio al di fuori

del quadro di funzionamento della Comunità.

Formata prassi volta a adozione di atti da parte di rappresentanti di governi di Stati membri riuniti in

seno a Consiglio con volontà di prendere determinazioni esulanti da quadro di funzionamento di

Comunità. Distinzioni in base a:

a) funzione:

 atti adottati in casi in cui Trattato prevede adozione da parte di Governi di Stati membri di

determinazioni collettive, di natura amministrativa, relative a nomina di membri di

Commissione o a adozione di programma comune quale quello in materia di scambi di giovani

lavoratori,

 atti adottati in casi in cui Governi fanno uso collettivamente di potere discrezionale, che loro

resta, di disciplinare di propria iniziativa certa materia, per integrare disposizioni di Trattato o

comunque realizzare obiettivi da esso previsti;

b) effetti:

 carattere essenzialmente politico volto a definire principi e direttive di politica comunitaria e

denominati a seconda di casi risoluzioni, dichiarazioni o programmi,

 natura di veri e propri accordi internazionali informa semplificata.

Atti in questione non possono porsi in contrasto con quanto stabilito da Trattati o da altri atti di

istituzioni, e in caso contrario Commissione può promuovere procedimento di infrazione contro Stati

che hanno partecipato a formazione di atto: azione di annullamento si deve probabilmente escludere

dato che essa è esperibile solo in confronti di atti comunitari in senso proprio si deve escludere che in

relazione a tali atti Corte di giustizia possa esercitare poteri di interpretazione. Si ritiene invece

esperibile azione per violazione di obblighi comunitari anche in relazione a atteggiamenti assunti da

Stati in contrasto con tali atti, quando questi ultimi abbiano funzione di integrare disposizioni di

Trattato.

6. Il contenzioso comunitario.

6.0. Introduzione.

6.0.1. Il raccordo tra giudici comunitari e giudici nazionali nel sistema giudiziario comunitario.

Responsabilità di giudici comunitari e nazionali rese oggettivamente più rilevanti da mancanza in

sistema comunitario di istituzione parlamentare e esecutivo provvisti rispettivamente di sovranità

legislativa e di poteri esecutivi rilevanti quali quelli che si trovano in ordinamenti nazionali.

6.0.2. L’importanza mantenuta dalla funzione giudiziaria in relazione alla limitata propensione

dell’ambiente sociale a riconoscere efficacia precettiva al diritto comunitario.

Giudici nazionali garanti ultimi di efficacia e concretezza di diritto comunitario come sistema giuridico

di tipo nuovo di cui individui sono insieme soggetti e beneficiari.

30

6.1. I ricorsi per infrazione.

6.1.1. I ricorsi per infrazione nei confronti degli Stati membri.

Attribuzione a Corte di giustizia di competenza generale e istituzionalizzata a conoscere di infrazioni

commesse da Stato membro, prescindendosi da consenso di questo, e attribuzione di potere di azione in

materia in confronti non solo di ogni Stato membro, ma anche di Commissione, realizzate in via

generale con riferimento a garanzia di rispetto di intero diritto comunitario ex artt. 226 (azione di

Commissione) e 227 (azione di Stato membro), e con riferimento specifico a alcuni settori, con

particolari aggiustamenti, ex artt. 88 (controllo comunitario di aiuti concessi da Stati), 298 (misure

statali a tutela di ordine pubblico o di sicurezza) e 95 (uso abusivo di poteri concessi a Stato di derogare

eccezionalmente a misure relative a riavvicinamento di disposizioni legislative, regolamentai e

amministrative con a oggetto instaurazione e funzionamento di mercato interno).

6.1.2. I ricorsi proposti dalla Commissione (art. 226).

Commissione, quando reputi che Stato membro abbia mancato a uno di obblighi a lui incombenti,

emette parere motivato a riguardo, dopo avere posto Stato in condizioni di presentare sue osservazioni;

qualora Stato in causa non si conformi a tale parere in termine fissato da Commissione, questa può adire

63 

Corte di giustizia potere di azione attribuito a Commissione ha carattere discrezionale, qualificato

da 2 elementi:

tale organo è comunque chiamato da Trattato a vigilare su applicazione di diritto per assicurare

a) 

funzionamento e sviluppo di mercato comune anche non uso di potere di azione deve

accompagnarsi sempre, quando sia opportuno e possibile, a ricerca di strumenti alternativi idonei a

favorire comunque rispetto di diritto;

b) redattori di Trattato hanno inteso perseguire fine di corretta applicazione di regole comunitarie

evitando, per quanto possibile, di contrastare formalmente tendenza di Stati a preservare a massimo

propria sovranità, e perciò hanno affidato a Commissione funzione preliminare rispetto a quella di

adire Corte di giustizia, compito di procedere a dialogo con Stato in confronti di cui esistano indizi

di infrazione, per ottenere ogni utile chiarimento e porre fine a eventuale inadempimento senza

bisogno di ricorso a azione giudiziale.

6.1.3. La procedura del ricorso in infrazione.

6.1.3.1. La prima fase.

Prima fase (discussione formale) ha inizio con comunicazione (lettera formale di addebito) che

Comunità rivolge a Stato indiziato di avere mancato a obbligo comunitario e con cui gli fornisce

elementi su cui esso è invitato a presentare entro certo termine proprie osservazioni. Tale fase, se non

interviene archiviazione di caso, si conclude con adozione da parte di Commissione di parere motivato,

con cui è confermato in tutto o in parte quanto contestato in lettera formale di addebito, assegnando

eventualmente termine per adeguarsi a esso.

Corte di giustizia ritiene che ricorso a Commissione non possa avere a oggetto punti non contestati in

prima fase, perché considera ciò incompatibile con diritti di difesa, a cui tutela essa è inoltre arrivata a

ritenere irricevibile azione ex art. 226 in caso in cui Commissione, con sua lettera di addebito e suo

parere motivato, aveva dato a Stato interessato a procedura di infrazione termini ritenuti non

ragionevoli.

Pareri non sono vincolanti; MA elementi concorrenti a far maturare situazioni giuridiche attive in capo a

soggetti di ordinamento.

63 Art. 226 CE: La Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtù

del presente Trattato, emette un parere motivato al riguardo, dopo aver posto lo Stato in condizioni di presentare le sue osservazioni.

Qualora lo Stato in causa non si conformi a tale parere, nel termine fissato dalla Commissione, questa può adire la Corte di giustizia.

31

6.1.3.2. La seconda fase.

Qualora Stato destinatario di parere motivato non si conformi a esso in termine fissato da Commissione,

questa può adire Corte di giustizia: a procedimento giudiziale così aperto, e di cui sono parte

rappresentanti di Commissione e di Stato convenuto, possono intervenire altri Stati membri e altre

istituzioni di Comunità.

Su piano processuale Corte non è vincolata da impostazione data a procedura da parti: essa, oltre a poter

richiedere loro di produrre tutti documenti e di dare tutte informazioni che reputi desiderabili, può

richiedere a Stati membri e a istituzioni che non sono parte in causa tutte informazioni che reputi

necessarie per processo; in corso di dibattimento essa può interrogare, oltre a periti e testimoni, anche

parti stesse.

Su piano sostanziale Corte può vagliare tutte difese di Stato convenuto, non solo sotto profilo di

esistenza di obblighi oggetto di infrazione lamentata da Commissione, ma anche sotto quello di

illegittimità di atto comunitario derivato che in caso eventualmente si pretenda violato.

6.1.4. gli effetti delle pronunce di infrazione.

Pronunce poste in essere a termine di procedimenti ex art. 226 producono effetti innanzitutto in

confronti di Stato ritenuto inadempiente; sono collegati a fatto che sentenza che li pone in essere ha

natura di mero accertamento: Corte può solo dichiarare avvenuta violazione, non può prescrivere misura

che Stato debba eventualmente porre in essere, né dichiarare illegittimità di leggi o atti interni cui

applicazione tale violazione concreti. MA Corte spesso arrivata a affermare divieto per autorità

nazionali di dare attuazione a legge interna dichiarata incompatibile con Trattato, e ha comunque

ampiamente favorito possibilità per individui di vantare davanti a giudici nazionali diritto a vedere loro

non applicata tale legge.

Trattato di Maastricht ha rinforzato meccanismi destinati a garantire esecuzione, da parte di Stati

membri, di sentenze di Corte di giustizia: qualora Stato membro non abbia preso entro termine fissato

da Commissione provvedimenti che esecuzione di sentenza di Corte comporta, Commissione può adire

Corte di giustizia; in questa azione essa precisa importo di somma forfetaria o penalità da versare da

parte di Stato membro in questione, che consideri adeguato a circostanze. Corte di giustizia, qualora

riconosca che Stato membro in questione non si è conformato a sentenza da essa pronunciata, può

64

comminargli pagamento di somma forfetaria o penalità.

6.1.5. I generali effetti chiarificatori attribuiti alle sentenze di infrazione.

Decisioni di Corte, oltre a funzione di accertamento loro propria, svolgono anche funzione generale di

chiarificare diritto a beneficio di tutti Stati membri, pur senza acquisire efficacia erga omnes:

a) Corte di giustizia ha ritenuto in caso CILFIT che autorità di interpretazione data da stessa a diritto

comunitario si impone a giudici nazionali quando risulti da giurisprudenza costante,

indipendentemente da natura di procedimento;

b) In procedure ex art. 226 sono ammessi a intervenire rappresentanti di tutti Stati membri, forse

proprio perché si vedono in questi portatori di interesse qualificato a contribuire sempre a

chiarimento e precisazione di diritto destinato a avere rilievo in tutto territorio comunitario.

6.1.6. I ricorsi proposti dagli Stati membri (art. 227).

Ricorso in infrazione può essere promosso anche da ogni Stato membro, che può adire Corte di giustizia

quando reputi che altro Stato membro ha mancato a uno di obblighi a lui incombenti in virtù di Trattato.

Procedura in 2 fasi con intervento, in prima di esse, di Commissione: Stato membro, prima di adire

Corte, deve rivolgersi a Commissione per ottenerne parere motivato, che essa emana dopo aver posto

Stati interessati in condizione di presentare in contraddittorio loro osservazioni scritte e orali. Parere

64 Art. 228 CE. 32

motivato di Commissione, oltre a poter confermare fondatezza di ricorso, può anche esprimere

orientamento diverso: in questo caso atteggiamento di Commissione, anche se non preclude a Stato

membro che ha preso iniziativa di accedere a seconda fase davanti a Corte, ha funzione di mitigazione e

raffreddamento di contenzioso avviato. Sia in ipotesi in cui entro 3 mesi Commissione non emetta alcun

parere motivato, sia in caso di parere negativo, Stato che ha avviato procedura può comunque adire

65

Corte, che però terrà conto di eventuale parere sfavorevole di Commissione.

6.2. Il controllo di legittimità degli atti comunitari.

6.2.1. Gli atti impugnabili ai sensi dell’art. 230.

Corte di giustizia esercita controllo di legittimità su atti adottati congiuntamente da Parlamento europeo

e da Consiglio, su atti di Consiglio, Commissione e BCE che non siano raccomandazioni o pareri, e su

66 

atti di Parlamento europeo destinati a produrre effetti giuridici in confronti di terzi ammissibilità di

ricorsi condizionata a fatto che si tratti di atti di istituzioni che siano definitivi e costituiscano

manifestazione di loro potestà di imperio:

a) definitivi atti espressione di ultima volontà di istituzione, implicando che tali non siano semplice

proposta, atti di conferma o atti interni di istituzione;

b) esclusa impugnabilità di decisioni e accordi adottati da rappresentanti di Stati membri in seno a

Consiglio, in quanto non esprimono volontà di istituzione comunitaria.

6.2.2. La legittimazione attiva degli Stati membri e delle istituzioni e quella delle persone fisiche e

giuridiche.

Abilitati a promuovere controllo di legittimità su atti di istituzioni con effetti giuridici vincolanti Stati

membri, Consiglio e Commissione, analoga legittimazione hanno Parlamento europeo e BCE, con

riferimento a ricorsi promossi per salvaguardare loro prerogative. Diritto di ricorso, da esercitarsi in

primo grado davanti a Tribunale di prima istanza, anche a persone fisiche o giuridiche, MA con

carattere più restrittivo: mentre primi legittimati possono impugnare qualsiasi atto produttivo di effetti

giuridici vincolanti (legittimati privilegiati), persona fisica o giuridica può proporre ricorso solo contro

decisioni prese in suoi confronti e contro decisioni che, pur apparendo come regolamento o decisione

67

presa in confronti di altre persone, la riguardano direttamente e individualmente:

a) atto riguarda direttamente persona fisica o giuridica quando non richiede alcuna misura di

esecuzione da parte di Stato o di istituzioni per essere applicato a singoli, o comunque non lascia

alcuna effettiva discrezione per sua integrazione (caso Eridania 1969);

b) atto concerne individualmente ricorrente solo qualora provvedimento lo tocchi a causa di

determinate qualità personali, o di particolari circostanze atte a distinguerlo da generalità e quindi a

identificarlo a stessa stregua di destinatari (caso Plaumann 1963). MA in settori di concorrenza,

65 Art. 227 CE: Ciascuno degli Stati membri può adire la Corte di giustizia, quando reputi che un altro Stato membro ha mancato ad

uno degli obblighi a lui incombenti in virtù del presente Trattato.

Uno Stato membro, prima di proporre contro un altro Stato membro un ricorso fondato su una pretesa violazione degli obblighi che a

quest’ultimo incombono in virtù del presente Trattato, deve rivolgersi alla Commissione.

La Commissione emette un parere motivato dopo che gli Stati interessati siano stati posti in condizione di presentare in

contraddittorio le loro osservazioni scritte e orali.

Qualora la Commissione non abbia formulato il parere entro tre mesi dalla domanda, la mancanza del parere non osta alla facoltà di

ricorso alla Corte di giustizia.

66 Art. 230 CE: La Corte di giustizia esercita un controllo di legittimità sugli atti adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e

dal Consiglio, sugli atti del Consiglio, della Commissione e della BCE che non siano raccomandazioni o pareri, nonché sugli atti del

Parlamento europeo destinati a produrre effetti giuridici nei confronti dei terzi.

67 Art. 230 CE. 33

regolamenti antidumping e di aiuti statali Corte ha riconosciuto esistenza di interesse individuale

legittimante impugnazione in capo a soggetti diversi da destinatari di atti adottati da istituzioni in

tali settori, perché coinvolti in procedimento che ha portato a loro adozione, e anche a imprese che,

pur non essendo state coinvolte in procedura di adozione di atti impugnati, da questi erano stati

pregiudicati in modo individuale per loro posizione su mercato e per gravità di conseguenze

economiche da essi subite, sì da essere differenziate in rapporto a tutti altri destinatari.

6.2.3. Termini e procedura per l’impugnazione.

Ricorsi ex art. 230 vanno presentati entro 2 mesi da pubblicazione di atto, sua notificazione a ricorrente

68

o, in mancanza, da giorno in cui ricorrente ne ha avuto conoscenza.

Ove siano avanzati ricorsi contro stesso atto contemporaneamente davanti a Corte e Tribunale di primo

grado e entrambi siano competenti a riceverli, entrambi possono sospendere proprio procedimento, ma

Tribunale può anche declinare propria competenza affinché Corte statuisca.

Contro decisioni finali di Tribunale, pronunce che decidono parzialmente controversia in merito o che

pongono fine a incidente di procedura relativo a eccezione di incompetenza o di irricevibilità può essere

proposta impugnazione dinanzi a Corte entro 2 mesi da notifica di decisione impugnata, ma solo per

motivi di diritto: essa può essere fondata su mezzi relativi a incompetenza di tribunale, a vizi di

procedura recanti pregiudizio a interessi di parte ricorrente, e a violazioni di diritto comunitario

compiute da parte di tribunale. Impugnazione prevista incondizionatamente a favore di qualsiasi parte

che sia rimasta parzialmente o totalmente soccombente in sue conclusioni, MA parti intervenienti

diverse da Stati membrie da istituzioni di Comunità possono proporre impugnazione solo quando

decisione di tribunale li concerna direttamente.

6.2.4. I vizi di legittimità degli atti comunitari.

6.2.4.1. Introduzione.

Corte può pronunciare illegittimità di atti comunitari su base di ricorsi ex art. 230 per incompetenza,

violazione di forme sostanziali, violazione di Trattato o di qualsiasi altra regola di diritto comunitario

69

relativa a sua applicazione o per sviamento di potere.

6.2.4.2. Incompetenza.

CE comunità a funzioni non generali, cui attribuite competenze non illimitate; MA Corte, anche se ha

ammesso in principio esistenza di limiti a azione di CE, si è spesso mostrata riluttante a riconoscere in

concreto loro violazione (es. 1988 in caso Pasta di legno).

6.2.4.3. Violazione di forme sostanziali.

Atti di istituzioni comunitarie sono motivati e fanno riferimento a proposte e pareri obbligatoriamente

70 

richiesti in esecuzione di Trattato tali requisiti sono stati considerato forme sostanziali ex art. 230, e

quindi da rispettare come condizioni di validità di atto:

a) in caso 24/62, Repubblica Federale di Germania c. Commissione, Corte ha rilevato che art. 253 si

ripromette di fornire a parti opportunità di difendere propri diritti, a Corte di esercitare sue funzioni

di supervisione, a Stati membri e a tutti cittadini interessati di cogliere circostanze in cui

68 Art. 230 CE.

69 Art. 230 CE: A tal fine, la Corte è competente a pronunciarsi sui ricorsi per l’incompetenza, violazione delle forme sostanziali,

violazione del presente Trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione, ovvero per sviamento di potere, proposti

da uno Stato membro, dal Consiglio o dalla Commissione.

70 Art. 253 CE: I regolamenti, le direttive e le decisioni, adottati congiuntamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio, nonché

detti atti adottati dal Consiglio o dalla Commissione sono motivati e fanno riferimento alle proposte e ai pareri obbligatoriamente

richiesti in esecuzione del presente Trattato. 34

Commissione ha applicato Trattato: tali obiettivi non possono essere raggiunti se motivazione

manchi o sia troppo vaga o inconsistente o risulti incoerente;

in casi Roquette Frères e Maizena Corte ha rilevato che consultazione prevista da varie disposizioni

b) di Trattato è strumento che consente a Parlamento effettiva partecipazione a processo legislativo di

Comunità, elemento essenziale di equilibrio istituzionale voluto da Trattato regolare

consultazione di Parlamento in casi previsti da Trattato è formalità sostanziale cui inosservanza

implica nullità di atto considerato.

Continuo sforzo di Comunità di assicurare più ampio rispetto di rule of law in processo di formazione di

propri atti e più ampio controllo possibile di loro effetti a opera di Corte di giustizia.

6.2.4.4. Violazione del Trattato o di qualsiasi altra regola di diritto relativa alla sua applicazione.

Violazione di Trattato vizio che tende a essere invocato in ogni ricorso diretto a ottenere pronuncia di

illegittimità di atto, anche se fondato incompetenza o violazione di forme sostanziali. 

Equiparazione di Trattato e qualsiasi altra regola di diritto relativa a sua applicazione redattori di

Trattato hanno inteso configurare sistema giuridico comunitario come sistema non autosufficiente e

comunque non chiuso in se stesso, base giuridica su cui Corte ha potuto svolgere in modo più rigoroso

proprio mandato e che le ha consentito di ritenere che accanto a condizioni di legittimità di atti

comunitari indicate in art. 230 ne esistano 3 ulteriori:

a) conformità a principi generali di diritto da essa direttamente desunti da Trattato;

b) conformità a principi comuni a costituzioni di Stati membri;

c) conformità a diritto internazionale.

6.2.4.5. Sviamento di potere.

Vizio di sviamento di potere ha suo rilievo autonomo in sindacato di legittimità di atti comunitari

quando atto sia adottato da istituzione comunitaria in base a norma che le lasci qualche margine di

discrezionalità (se no vizio in questione tende a essere assorbito in quello di violazione di determinate

norme di diritto comunitario): secondo Corte istituzione incorre in sviamento di potere quando si valga

di suoi poteri per fine diverso da quello in vista di cui le sono stati attribuiti e quando stessa, dovendo

far fronte a situazione per cui disposizione di Trattato prevede sia seguita procedura, per eludere

garanzie a favore di terzi previste in quell’articolo decida deliberatamente di agire su base di altra norma

di Trattato.

6.2.5. Effetti del ricorso e della pronuncia ad esso relativa.

Ricorso ex art. 230 non ha effetto di sospendere efficacia di atto impugnato, effetto che può essere

prodotto solo da provvedimento di Corte, che, oltre a avere generale potere di ordinare provvedimenti

71 72

provvisori, è investita di potere specifico di ordinare sospensione di esecuzione di atto impugnato.

MA Corte ha ritenuto di poter pronunciare provvedimenti di genere solo quando essi risultino necessari,

in attesa di pronuncia di merito, per ovviare a danno grave e irreparabile altrimenti capace di prodursi in

capo a ricorrenti.

Corte, se ritiene che ricorso avanzatole ex art. 230 è fondato, dichiara nullo e non avvenuto atto

impugnato, che dunque cessa di avere ogni effetto giuridico non solo tra parti in giudizio ma erga omnes

e da momento di emanazione di atto.

Per quanto riguarda regolamenti Corte ove lo reputi necessario precisa effetti di regolamento annullato

73 

che devono essere considerati come definitivi (principio di certezza di diritto) potere eccezionale di

71 Art. 243 CE: La Corte di giustizia, negli affari che le sono proposti, può ordinare i provvedimenti provvisori necessari.

72 Art. 242 CE: I ricorsi proposti alla Corte di giustizia non hanno effetto sospensivo. Tuttavia la Corte può, quando reputi che le

circostanze lo richiedano, ordinare la sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato.

73 Art. 231 CE: Se il ricorso è fondato, la Corte di giustizia dichiara nullo e non avvenuto atto impugnato.

Tuttavia, per quanto concerne i regolamenti, la Corte di giustizia, ove lo reputi necessario, precisa gli effetti del regolamento

annullato che devono essere considerati come definitivi. 35

Corte di porre in essere vera e propria sentenza dispositiva con cui essa stessa crea effetti di atto che

essa dichiara da considerare definitivi.

Anche rigetto di ricorso produttivo di effetti giuridici:

a) ricorrente non potrà riproporre ricorso contro stesso atto per stessi motivi;

b) istituzione che ha emanato atto non potrà revocarlo in base a vizi che Corte abbia ritenuto

inesistenti;

c) non sarà proponibile azione di risarcimento di danni in relazione a adozione di atto considerato

valido.

MA salva possibilità per qualunque soggetto di sostenerne illegittimità a titolo di eccezione quando atto

74

che entri in considerazione sia regolamento.

6.3. Il ricorso in carenza.

6.3.1. Il ricorso in carenza ai sensi dell’art. 232.

Qualora in violazione di Trattato parlamento europeo, Consiglio, Commissione si astengano da

pronunciarsi, Stati membri e altre istituzioni di Comunità possono adire Corte di giustizia per fare

75

constatare tale violazione. 

Rapporto di complementarità fra rimedi di ricorso in carenza e di ricorso ex art. 230 precisazioni

contenute in Trattato e affermatesi in via giurisprudenziale con riferimento a un rimedio possono essere

tenute presenti anche in applicazione di altro.

6.3.2. Le omissioni censurabili.

Omissione con riferimento a cui può essere avanzato ricorso in carenza non deve necessariamente

realizzarsi in violazione di Trattato, ma può scaturire anche da violazione di norme di diritto

comunitario derivato o di norme giuridiche relative a applicazione di Trattato: Corte in caso 13/83,

Parlamento europeo c. Consiglio, ha precisato che natura di atti o mezzi non deve necessariamente

essere circoscritta in modo chiaro, bastando che atti che istituzione avrebbe dovuto adottare siano

sufficientemente identificabili.

6.3.3. La legittimazione attiva al ricorso in carenza.

Legittimati a promuovere ricorso innanzitutto Stati membri e altre istituzioni di Comunità, e inoltre ogni

persona fisica o giuridica in relazione a omissione di atto avente effetti giuridici vincolanti che

76 

istituzione comunitaria abbia dovere di emanare in suoi confronti legittimazione attiva sussiste in

capo a ricorrente potenziale destinatario di provvedimento che istituzioni comunitarie siano tenute a

adottare.

Legittimazione riconosciuta anche a BCE in settori di sua competenza.

6.3.4. Termini e procedura per il ricorso.

74 Art. 241 CE: Nell’eventualità di una controversia che metta in causa un regolamento adottato congiuntamente dal parlamento

europeo e dal Consiglio o un regolamento del Consiglio, della Commissione o della BCE, ciascuna parte può, anche dopo lo spirare

del termine previsto dall’art. 230, quinto comma, valersi dei motivi previsti dall’art. 230, secondo comma, per invocare dinanzi alla

Corte di giustizia inapplicabilità di regolamento stesso.

75 Art. 232 CE: Qualora, in violazione del presente Trattato, il Parlamento europeo, il Consiglio o la Commissione si astengano dal

pronunciarsi, gli Stati membri e le altre istituzioni della Comunità possono adire la Corte di giustizia per far constatare tale

violazione.

76 Art. 232 CE: Ogni persona fisica o giuridica può adire la Corte di giustizia alle condizioni stabilite dai commi precedenti per

contestare ad una delle istituzioni della Comunità di avere omesso di emanare nei suoi confronti un atto che non sia una

raccomandazione o un parere. 36

Ricorso ricevibile solo quando istituzione in causa sia stata preventivamente richiesta di agire; se a

scadere di termine di 2 mesi da tale richiesta istituzione non ha preso posizione ricorso può essere

77

proposto entro nuovo termine di 2 mesi.

Se Corte con sentenza con cui pone termine a procedura dichiara illegittima omissione di atto, non può

comunque imporre a istituzione obbligo preciso: questa, pur essendo tenuta a prendere provvedimenti

per esecuzione di sentenza, resta libera in scelta di mezzi più idonei a tal fine; contro inosservanza di

tale obbligo potrà solo esperirsi nuovo ricorso ex art. 232.

6.4. La competenza pregiudiziale.

6.4.1. La competenza pregiudiziale della Corte di giustizia.

Corte di giustizia competente a pronunciarsi in via pregiudiziale sia in ambito di applicazione di art. 177

(interpretazione di Trattato e di atti comunitari e loro validità), sia in quello di applicazione di Protocolli

e Convenzioni concernenti interpretazione di Convenzioni comunitarie.

6.4.2. Il ruolo della competenza pregiudiziale della Corte di giustizia nel processo di precisazione del

diritto comunitario.

Esercizio da parte di Corte di funzione pregiudiziale importante:

a) per coinvolgimenti che ha importato: raccordo tra procedimenti giudiziari nazionali e esercizio di

funzione giudiziaria comunitaria ha notevolmente contribuito, oltre che a assicurare uniforme

interpretazione e applicazione di diritto comunitario, a dare concretezza a 2 elementi caratteristici di

diritto comunitario:

 connotarsi di individui e imprese come soggetti di ordinamento comunitario,

 attribuzione di doveri di cooperazione di cui a art. 10 non solo a Stati membri, ma più

puntualmente a organi giudiziari in essi operanti;

b) per effetti che ha determinato: sentenze pregiudiziali di Corte hanno avuto ruolo determinante in

processo di precisazione di principio di diretta applicabilità e di altri principi a base di

trasformazione di diritto di mercato comune in diritto comunitario.

Corte di giustizia è competente a pronunciarsi in via pregiudiziale:

a) su interpretazione di Trattato;

b) su validità e interpretazione di atti compiuti da istituzioni di Comunità e di BCE;

c) su interpretazione di statuti di organismi creati con atto di Consiglio, quando previsto da statuti

stessi.

Quando questione di genere è sollevata davanti a giurisdizione di uno di Stati membri, tale giurisdizione

può, qualora reputi necessaria per emanare sua sentenza decisione su questo punto, domandare a Corte

di giustizia di pronunciarsi su questione.

Quando questione di genere è sollevata in giudizio pendente davanti a giudice nazionale, avverso cui

decisioni non possa proporsi ricorso giurisdizionale di diritto interno, tale giurisdizione è tenuta a

78

rivolgersi a Corte di giustizia.

6.4.3. Il contenuto della competenza pregiudiziale: il raccordo tra Corte di giustizia e giudici nazionali

(il carattere non rigido della ripartizione di competenze).

Criteri generali secondo cui Corte è chiamata a esercitare funzione pregiudiziale raccordandosi con

giudici nazionali ispirati a idea di tendenziale distinzione di competenze.

77 Art. 232 CE: Il ricorso è ricevibile soltanto quando l’istituzione in causa sia stata richiesta di agire. Se, allo scadere di due mesi da

tale richiesta, l’istituzione non ha preso posizione, il ricorso può essere proposto entro un nuovo termine di due mesi.

78 Art. 234 CE. 37

Situazioni giuridiche stabilite a carico di uni e altra arricchite da principio di sussidiarietà ex art. 10:

prassi per cui giudici nazionali corredano provvedimento di rinvio di elementi illustrativi di caso con

riferimento a cui Corte comunitaria è richiesta di pronunciarsi ha creato presupposti per disancoramento

di operare di Corte da modo formale in cui quesiti che le sono rivolti sono formulati e per suo costante

sforzo di dare loro ogni effetto utile per esercizio di sua funzione in ambito di competenze attribuitele da

Trattato fin da primo caso di applicazione di art. 234, 1962 (sollevata eccezione a esercizio di

giurisdizione di Corte perché provvedimento nazionale di rinvio le aveva richiesto di pronunciarsi su

validità ex art. 81 di clausola contrattuale contenente proibizione di esportazione imposta da Bosch a

suoi clienti: si eccepiva che pronuncia di Corte su tale quesito avrebbe implicato non solo interpretare

ma anche applicare art. 81) Corte non ha dichiarato irricevibile domanda perché eccedente limiti di

propria giurisdizione, ma perché troppo ampia, e ha ritenuto di potere, su base di tutti elementi materiali

a sua disposizione, riformularla in modo da poterla considerare in sintonia con poteri di interpretazione

che le sono attribuiti ex art. 234.

6.4.4. La pretesa esclusività della competenza interpretativa della Corte di giustizia.

Spesso avanzato assunto per cui raccordo stabilito tra Corte di giustizia e giudici nazionali si

realizzerebbe attraverso attribuzione di competenza esclusiva a Corte di giustizia a interpretare diritto

comunitario; MA in relazione a tutti casi in cui giudici non di ultima istanza non facciano ricorso a art.

234, è loro certamente riconosciuta possibilità giuridica di procedere a interpretazione di diritto

comunitario.

MA interpretazione di disposizione di diritto comunitario fornita da Corte di giustizia è interpretazione

autoritativa capace di avere effetti giuridici rilevanti oltre che per giudici nazionali che l’hanno proposta

anche per tutti altri.

Per quanto riguarda giudici di ultima istanza, comunque spetta loro determinare se questione di diritto

comunitario effettivamente sussista e se sia rilevante per giudizio nazionale pendente: in sentenza

CILFIT Corte, ammettendo che in alcuni casi giudice nazionale può astenersi da sottoporle problema di

interpretazione di diritto comunitario, riconosce implicitamente possibilità che quel giudice lo interpreti

autonomamente.

6.4.5. La portata dell’obbligo di rinvio dei giudici nazionali di ultima istanza: il caso CILFIT.

Giudici nazionali di ultima istanza hanno prestato rilevante resistenza a lata interpretazione di loro

obbligo di rinvio, sostenendo invece interpretazione restrittiva su base di dottrina di acte clair, per cui

certe disposizioni possono per loro chiarezza essere considerate come interpretabili direttamente da

giudice nazionale senza necessità di rinvio a Corte di giustizia.

Corte di giustizia ha precisato che tale obbligo diviene privo di contenuto se disposizione comunitaria di

cui è causa ha già costituito oggetto di interpretazione, cioè quando questione sollevata sia

materialmente identica a altra già proposta e decisa, o sussista giurisprudenza costante di Corte che

risolva punto di diritto in questione; inoltre obbligo di rinvio non sussiste quando corretta applicazione

di diritto comunitario si imponga con tale evidenza da non lasciare adito a nessun ragionevole dubbio su

soluzione da dare a questione sollevata. MA giudice nazionale non deve procedere con approccio

puramente nazionalistico, ma deve maturare convincimento che stessa evidenza si imporrebbe anche a

giudici di altri Stati membri e a Corte di giustizia.

6.4.6. Il giudice nazionale e il sindacato di validità degli atti comunitari nella pronuncia resa dalla

Corte di giustizia nel caso Fotofrost.

1987 Finanzgericht si trovava di fronte a problema di applicare o meno, sotto profilo di incompatibilità

con regolamento di Consiglio, decisione di Commissione: richiesta di precisare se diritto comunitario

ammetta o meno esistenza di tale potere in capo a giudice nazionale, Corte di giustizia si è trovata a

dover accertare se apparenza di soluzione positiva di problema, risultante da lettera di art. 234, potesse

trovare conforto in qualità di veri giudici comunitari che vari autori ritengono debba essere riconosciuta

38

a giudici di Stati membri (anche in base a quanto affermato da stessa Corte in caso Simmenthal, per cui

essi ex art. 10 sono direttamente tenuti a collaborare per attuazione di diritto comunitario).

Corte ha preso decisamente posizione negativa su questione: argomenti avanzati a sostegno di esistenza

di competenza concorrente di giudici nazionali a conoscere di validità di atti comunitari erano:

a) fatto che art. 234 preveda potere e non dovere di giudici di merito non di ultima istanza di rinviare

questioni in materia a Corte di giustizia;

b) deviazione che stessa disposizione presenta rispetto a corrispondente art. 41 di Trattato CECA, che

espressamente stabilisce che solo Corte è competente a giudicare, a titolo pregiudiziale, di validità di

atti di Alta Autorità e di Consiglio, qualora controversia proposta davanti a tribunale nazionale

metta in causa tale validità;

c) necessità di non esagerare rischio di applicazione divergente di diritto comunitario che potrebbe

risultare da riconoscimento di sindacato di legittimità diffuso, stante possibilità di arrivare sempre in

ultima istanza a decisione di Corte comunitaria e stante mancanza di rilevanza generale di decisione

di giudice nazionale;

d) fatto che stessa Corte, formulando suggerimento per elaborazione di progetto di TUE elaborato da

Parlamento europeo, abbia avanzato proposta di inserire in questo disposizione diretta a escludere

poter concorrente di sindacato di legittimità da parte di giudici nazionali, proposta ritenuta come

logicamente implicante che attualmente giudici siano provvisti di tale potere.

MA Corte ha ribattuto tutti argomenti, e ha osservato che riconoscimento di carattere esclusivo a

competenza di Corte di giustizia a conoscere di validità di atti comunitari è confortato da fatto che in

procedura svolgentesi davanti a questa:

a) istituzioni comunitarie sono messe in condizione di intervenire in giudizio per fornire a questa ogni

utile elemento;

b) stessa Corte può domandare anche a istituzioni che non siano già parte di procedimento di

presentare tutte informazioni che essa reputi necessarie.

MA in stessa sentenza Fotofrost Corte ha ammesso che giurisdizioni non di ultima istanza possono

esaminare validità di atto comunitario e se ritengono infondati motivi di invalidità addotti da parti

respingerli concludendo per piena validità di atto.

In caso Zuckerfabrik 1991 Corte ha dichiarato che giudice nazionale può sospendere esecuzione di

provvedimento amministrativo nazionale adottato in applicazione di regolamento comunitario con

riferimento a cui sia stata posta questione di validità ex art. 234, perché protezione provvisoria che

diritto comunitario vuole sia garantita dinanzi a giudici nazionali quando sia contestata compatibilità

con sue norme di disposizioni di diritto nazionale non può non essere assicurata da stessi giudici anche

quando sia contestata validità di atti comunitari.

In caso Atlanta Corte ha ritenuto che giudice nazionale sia tenuto a assicurare coerenza di sistema di

tutela cautelare per procedere non solo a sospensione di esecuzione di provvedimento nazionale adottato

su base di regolamento comunitario, ma anche a concessione di provvedimento positivo che renda

provvisoriamente inapplicabile tale regolamento: potere di giudici nazionali di concedere provvedimenti

provvisori corrisponde a competenza riservata a Corte ex art. 243 in ambito di ricorsi ex art. 230, per cui

è necessario che tali giudici concedano tali provvedimenti solo a condizioni previste per domande di

provvedimenti urgenti dinanzi a Corte Corte chiama giudici nazionali a contribuire a assicurare piena

efficacia di diritto comunitario, MA cercando sempre punto di equilibrio tra tutela di singoli e quella di

interessi generali di Comunità oltre a avere escluso in caso Fotofrost possibilità per giudici nazionali

di dichiarare invalidità di atti comunitari, quando ha riconosciuto loro possibilità di adottare

provvedimenti cautelari di tipo sospensivo o positivo indica puntualmente condizioni a darsi di cui essi

li possono adottare: in casi Zuckerfabrik e Atlanta ha precisato che misure di sospensione di atti

impugnato possono essere adottate solo se urgenti, parte richiedente subisca pregiudizio grave e

irreparabile e giudice nazionale adempia a obbligo di tenere conto di interesse di Comunità.

6.4.7. Il contenuto della competenza pregiudiziale della Corte in materia di validità degli atti

comunitari. 39

Competenza pregiudiziale in materia di validità di atti comunitari va innanzitutto raccordata con

competenza di Corte a decidere ricorsi di legittimità ex art. 230, che con essa concorre a assicurare

rispetto di principio di legalità in operare di istituzioni comunitarie: Corte tende a coordinare tra loro 2

sistemi di norme invalidità ex art. 234 può essere dichiarata per tutti motivi di cui a art, 230

(incompetenza, violazione di forme sostanziali, violazione di Trattato o di qualsiasi altra regola di diritto

relativa a sua applicazione, sviamento di potere), e inoltre, non operando requisiti di legittimazione per

quest’ultimo, rinvio per invalidità costituisce valido strumento di tutela offerto a persone fisiche e

giuridiche lese da atti di istituzioni comunitarie. MA persona fisica o giuridica non può sollevare davanti

a giudice nazionale invalidità di atto che avrebbe potuto impugnare, né giudice può sollevare stessa

questione d’ufficio a beneficio di quella persona.

Diversamente da sentenze di annullamento, che dichiarano nullo e non avvenuto atto impugnato,

pronunce ex art. 234 che accolgono motivi di invalidità si limitano a dichiarare atto invalido: questo

continua a esistere (solo istituzione che l’ha emanato può revocarlo o modificarlo) MA giudice a quo

terrà conto di invalidità in caso concreto, potendo a esempio annullare atti interni emanati in base a atto

dichiarato invalido.

6.4.8. La procedura di rinvio: il carattere giurisdizionale dell’organo nazionale rinviante.

Art. 184 presuppone che questione di diritto comunitario sia sollevata in giudizio pendente davanti a

giurisdizione nazionale importante, in presenza di richiesta di pronuncia pregiudiziale, stabilire se

essa provenga da organo qualificabile come giurisdizione di uno di Stati membri ex art. 234: Corte di

giustizia lo fa seguendo criteri autonomi da quelli di ordinamento di Stato membro in cui ambito organo

di cui si tratta opera, anche se a detto ordinamento occorre fare riferimento per determinare quali sono in

fatto caratteri strutturali e di funzionamento di organo in questione, prestando attenzione a fatto che tale

struttura operi in contesto generale di dovere di agire indipendente e in conformità con diritto in casi in

cui svolga funzione giudiziaria, cioè abbia potere di emettere pronunce vincolanti per quanto riguarda

diritti e obblighi di individui pronunce:

a) caso 246/88, Broekmeulen: Corte di giustizia ha ritenuto che requisito in questione sussistesse in

capo a comitato di appello di Ordine di medici olandese, perché esso, pur restando associazione

privata, esplica sue funzioni su base di legittimazione che gli proviene da pubbliche autorità, opera

con loro assistenza, emana decisioni che seguono procedura in contraddittorio e è in grado di

incidere su diritti attribuiti a singoli da ordinamento comunitario, poiché decide casi che non

potrebbero essere sollevati davanti a giurisdizione ordinaria;

b) caso 102/81, Nordsee: richiesta di pronuncia pregiudiziale proveniente da tribunale arbitrale

tedesco, che faceva presente a Corte di risolvere controversia non secondo equità ma applicando

legge, e con lodo avente in confronti di parti valore di sentenza pronunciata da giudice ordinario;

Corte ha ritenuto che tali caratteristiche non fossero sufficienti, perché:

 a momento di conclusione si contratto contenente clausola arbitrale contraenti erano liberi di

affidare soluzione di loro eventuali controversie a giudice ordinario o di scegliere via di arbitrato

inserendo in contratto clausola in tal senso,

 tribunale arbitrale in oggetto costituisce istituzione privata cui Repubblica Federale di Germania

non ha affidato né concesso di fare rispettare obblighi derivanti da diritto comunitario;

c) caso 138/80, Borker: richiesta di pronuncia pregiudiziale deliberata da Consiglio di Ordine di

Avvocati di Parigi; Corte ha dichiarato propria incompetenza affermando che Corte può essere adita

ex art.234 solo da giudice chiamato a pronunciarsi in ambito di procedimento destinato a sfociare in

decisione di indole giurisdizionale.

6.4.9. Le condizioni di ricevibilità: il caso Foglia-Novello.

A lungo Corte di giustizia ha provveduto a dare automaticamente seguito a questioni di interpretazione

di diritto comunitario inviatele ex art. 234 da giudici nazionali senza procedere a alcun riscontro circa

caratteri di questione postale; MA in caso 104/79, Foglia c. Novello, ha improvvisamente proceduto a

40

precisazione: Corte ha dichiarato irricevibilità di domanda per difetto di competenza, ritenendo trattarsi

di controversia fittizia, affermando che funzione che art. 234 affida a Corte è quella di fornire a giudici

di Comunità elementi di interpretazione di diritto comunitario loro necessari per soluzione di

controversie oggettive loro sottoposte; se mediante accorgimenti di caso Corte fosse obbligata a

pronunciarsi, si arrecherebbe pregiudizio a insieme di rimedi giurisdizionali di cui dispongono singoli

per tutelarsi contro applicazione di leggi nazionali contrarie a norme di Trattato.

Fatto che in successive sentenze ex art. 234 Corte non sia tornata a svolgere verifica che invece ha

compiuto in caso Foglia c. Novello può essere inteso solo semplicisticamente come segno di

eccezionalità di esercizio di potere di controllo da parte di Corte: art. 234, inserito in intero sistema

giuridico comunitario, coordinato con principi come quelli di cooperazione ex art. 10, di apertura a

diritto internazionale e di checks and balances, che caratterizzano rapporti tra istituzioni comunitarie

conforme a congiunto confluire di tali principi su funzionamento di art. 234 che Corte di giustizia

assuma posizioni improntate a idea di fiducia in confronti di giudici nazionali, ma che talvolta assuma

posizioni diverse per procedere a riscontro come quello effettuato in casi Foglia-Novello, in costante

riferirsi tra uni e altra a criterio di reciproco e leale coordinamento attivo.

Corte ha puntualizzato in causa C-415/93, Bosman, che:

a) spetta solo a giudice nazionale valutare, a luce di particolari circostanze di ogni causa, sia necessità

di pronuncia pregiudiziale sia rilevanza di questioni che sottopone a Corte, con conseguenza che, se

questioni sollevate da giudice nazionale vertono su interpretazione di diritto comunitario, Corte in

via di principio è tenuta a statuire;

b) Corte per verificare propria competenza deve esaminare condizioni in cui è adita da giudice

nazionale;

c) per funzione che le è attribuita di contribuire a amministrazione di giustizia in Stati membri e non di

esprimere pareri consultivi su questioni generali o ipotetiche, Corte non può statuire su questione

sollevata da giudice nazionale qualora appaia in modo manifesto che interpretazione o giudizio su

validità di norma comunitaria chiesti da tale giudice non hanno alcuna relazione con effettività e con

oggetto di causa a quo, o qualora problema sia di natura ipotetica e Corte non disponga di elementi

di fatto o di diritto necessari per fornire soluzione utile a questioni che le vengono sottoposte.

1989 in caso Eau de Cologne 4711 c. Provide Corte era stata richiesta di esprimersi da Landgericht di

Colonia: in procedura pregiudiziale davanti a Corte di giustizia era intervenuto Governo italiano, che

aveva espresso dubbi su correttezza di ricorso, in caso, a procedimento pregiudiziale, richiamando

sentenza Foglia-Novello: Corte, ritenendo che in caso, a differenza che in Foglia c. Novello, non si

poteva mettere in dubbio carattere non artificiale di controversia principale, ha dovuto prendere

specifica posizione su tema disattendendo obiezione di Governo italiano ha ritenuto che quando si sia

in presenza di controversia reale tra cittadino di Stato e cittadino di altro Stato membro e questa

controversia discenda da pretesa di primo che suo diritto comunitariamente sancito sia leso da legge di

secondo, tutela di tale diritto possa essere perseguita con collaborazione di Corte anche davanti a giudici

di primo Stato, senza costringere soggetto leso a agire davanti a giudici di Stato di cui legislazione abbia

a dolersi o a cercare che sia attivata procedura di infrazione ex artt. 226 o 227.

6.4.10. L’oggetto della competenza pregiudiziale.

Competenza pregiudiziale che art. 234 attribuisce a Corte di giustizia concerne, oltre che interpretazione

di disposizioni di Trattato, anche quella di atti di istituzioni e loro validità: competenza di Corte a

interpretare disposizioni di Trattato intesa in dottrina in nodo estensivo, ritenendosi che essa si estenda

automaticamente a tutti atti che ne costituiscano emendamento o abbiano dato luogo a qualsiasi forma di

sua revisione cadono in competenza di Corte (atti già adottati) oltre a Allegati e Protocolli firmati e

entrati in vigore contemporaneamente a Trattati, Trattati che hanno modificato o completato atti

istitutivi di Comunità.

Anche per quanto concerne interpretazione e sindacato di validità di atti di istituzioni competenza di

Corte deve intendersi estensivamente; pronunce a tale titolo sono state poste in essere oltre che in

relazione a regolamenti, direttive o decisioni, anche con riferimento a:

41

a) atti diversi da quelli contemplati in art. 249, previsti o meno da Trattato, come risoluzione di

Consiglio;

b) atti non solo di Consiglio o Commissione, ma anche di Parlamento europeo e BCE;

c) pronunce di stessa Corte di giustizia;

d) accordi conclusi da Comunità con Stati terzi e adottati da organi da questi creati, quando Corte ha

ritenuto che essi costituiscano, per quanto concerne Comunità, atti posti in essere da una di

istituzioni;

e) norme di diritto interno incorporanti disposizioni di diritto di Comunità, nonostante che controversia

di cui era investito giudice nazionale che le chiedeva di pronunciarsi non vertesse su applicazione di

diritto comunitario ma su applicazione di diritto nazionale a situazione puramente interna a Stato

membro (né da art. 234 né da oggetto di procedura istituita da tale articolo risulta che autori di

Trattato abbiano inteso escludere tale intendimento di sua competenza).

Si ritiene che possano essere poste in essere pronunce anche con riguardo a raccomandazioni e pareri.

MA limiti: in sentenza 1966 Corte ha escluso possibilità di pronunciarsi ex art. 234 su disposizioni di

Statuto di scuola europea e su Protocollo concernente creazione di scuole europee, perché fatto che

regole convenzionali entranti in linea di conto in caso presentassero legami con Comunità e

funzionamento di sue istituzioni non veniva a incidere su interpretazione uniforme di diritto comunitario

poiché loro applicazione era destinata a funzionare in via di tutto autonoma anche se parallela a quella

di quest’ultimo.

Competenza di Corte non si estende ancora a atti non assimilabili a quelli di istituzioni, come decisioni

di rappresentanti di Governi di Stati membri riuniti in seno a Consiglio, convenzioni comunitarie, anche

se concluse ex art. 293 (MA a adozione di tali convenzioni segue in prassi adozione di autonomi

protocolli che provvedono a devolvere a Corte potere di pronunciarsi su richiesta di autorità giudiziarie

di Stati membri in termini simili a quelli di art. 234.

6.4.11. Gli effetti delle pronunce interpretative della Corte di giustizia.

6.4.11.1. Gli effetti soggettivi.

Effetto diretto di pronuncia interpretativa di Corte ex art. 234 è quello di vincolare giudice a quo a

conformarsi, in decidere caso concreto, a soluzioni di problemi di diritto in essa contenute.

In caso CILFIT Corte ha ritenuto che proprie sentenze abbiano efficacia erga omnes, almeno in senso di

far venire meno obbligo di rinvio incombente a giudici nazionali di ultima istanza, non solo quando

questione davanti a essi sollevata sia materialmente identica a altra questione sollevata in relazione a

analoga fattispecie, già decisa in via pregiudiziale, ma anche in presenza di giurisprudenza costante di

Corte che risolva punto di diritto litigioso, anche in mancanza di stretta identità tra materie di

contendere.

Quanto così fatto in termini negativi, solo per delimitare obblighi di giudici di Stati membri, Corte ha

fatto anche in termini positivi, attribuendo esplicitamente effetti generali a tutti suoi giudizi preliminari,

salva però sempre possibilità di giudici nazionali di riproporre questione anche a luce di elementi nuovi,

e libertà per essa di cambiare stessa giurisprudenza valore di precedenti attribuito a pronunce

giudiziali di Corte di giustizia, con stessi effetti di loro applicabilità in luogo di diritto nazionale anche

posteriore riconosciuti a disposizioni contenute in Trattato e a atti normativi da esso previsti che siano

direttamente applicabili, a prescindere da caso concreto per cui soluzione esse sono poste in essere.

6.4.11.2. Gli effetti nel tempo.

Soluzione generale data a problema da Corte è coerente con carattere interpretativo di pronunce di cui si

tratta: Corte attribuisce a esse, in via generale, efficacia retroattiva a partire da momento di entrata in

vigore di norme e di atti di diritto comunitario a cui si riferiscono. MA possibilità che in casi particolari

ogni sentenza interpretativa possa essa stessa stabilire diversamente stabilire suoi effetti in tempo (tutela

di legittimo affidamento). 42

6.4.11.3. Gli effetti delle sentenze pregiudiziali sulla validità degli atti comunitari.

6.4.11.3.1. Gli effetti soggettivi.

Sindacato di atti comunitari in ambito di procedura pregiudiziale può dare luogo a sentenza che dichiara

invalido atto esaminato; problema se dichiarazione di invalidità, vincolante in confronti di giudice a

quo, possa considerarsi efficace erga omnes, tale quindi da assumere effetti simili a annullamento ex art.

230: in causa 66/80, International Chemical Corporation, Corte ha affermato che applicazione uniforme

di diritto comunitario, garantire quale è scopo essenziale di competenze attribuitele da art. 234, è

necessaria non solo quando giudice nazionale sia in presenza di questione interpretativa, ma anche

quando esso si trovi di fronte a contestazione relativa a validità di atto di istituzioni sentenza che

accerti ex art. 234 invalidità di atto di istituzione, sebbene abbia come diretto destinatario solo giudice

che si è rivolto a Corte, costituisce per qualsiasi altro giudice motivo sufficiente per considerare tale atto

non valido per decisione che esso debba emettere. MA, come per rinvii interpretativi, giudici nazionali

possono in ogni caso sollevare questione già risolta, specie qualora sussistessero questioni relative a

motivi, a portata e eventualmente a conseguenze di invalidità precedentemente accertata.

6.4.11.3.2. Gli effetti nel tempo.

In casi semi di mais Corte ha ritenuto necessario coordinare art. 234 con art. 231, che stabilisce che per

quanto riguarda regolamenti Corte di giustizia, ove lo reputi necessario, precisa effetti di regolamento

annullato che devono essere considerati definitivi: applicazione analogica di tale disposizione è

necessaria per stessi motivi che ne sono a base in casi in oggetto non era possibile rimettere in

discussione effetti di atti dichiarati invalidi per periodo anteriore a data di sentenza.

Contro possibilità di applicazione analogica di disposizione si era sostenuto che questa doveva essere

esclusa:

a) per carattere speciale di rimedio giurisdizionale previsto ex art. 230 rispetto a quello ex art 234 e per

accorparsi di art. 231 a primo e nn a secondo;

b) perché facoltà accordata a Corte da art. 231 si presenta come deroga espressa a conseguenze normali

di annullamento, per cui estensione di sua applicazione a situazione completamente diversa appare

contestabile.

MA Corte ha escluso necessità di fare ricorso a analogia, ritenendo che qualora esigenze imperative lo

impongano art. 231 attribuisce a Corte potere discrezionale per determinare in concreto, di volta in

volta, quali effetti di regolamento annullato debbano essere tenuti fermi art. 231 trova direttamente

applicazione, poiché sistema di procedimenti giudiziali stabiliti da Trattato, lungi da dare specificità e

autonomia a procedimento rispetto a altro, caratterizza entrambi come 2 modalità di controllo di legalità

organizzato da Trattato, imponendo perciò applicazione diretta di art. 231 anche in relazione a

accertamenti di invalidità effettuati ex art. 234.

MA reazioni di molte giurisdizioni nazionali, che ritenevano semplice efficacia ex nunc di sentenze

contrario a diritto di difesa di parti in processo principale, hanno infine indotto Corte di giustizia a

cambiare posizione: in sentenza 1994 in caso Roquette frères essa ha riaffermato proprio potere di

stabilire se deroga a limitazione di efficacia temporale di sentenza possa essere prevista a favore di parte

di causa principale che abbia impugnato dinanzi a giudice atto, o se anche in confronti di detta parte,

declaratoria di invalidità con effetti solo ex nunc costituisca rimedio adeguato. MA subito dopo Corte ha

riconosciuto che in caso di parte che, come ricorrente in causa principale, abbia impugnato dinanzi a

giudice nazionale avviso di riscossione di importi compensativi monetari emanato su base di

regolamento comunitario invalido, tale limitazione di effetti ex nunc di declaratoria pregiudiziale di

invalidità determinerebbe come conseguenza rigetto da parte di stesso giudice nazionale di ricorso

avverso avviso di riscossione contestato, benché regolamento su cui base avviso stesso sia stato emanato

sia stato dichiarato illegittimo da Corte in ambito di stesso giudizio operatore come ricorrente in

43

causa principale si troverebbe privato di diritto a tutela giurisdizionale effettiva in caso di violazione, da

parte di istituzioni, di diritto comunitario, e risulterebbe pregiudicato effetto utile di art. 234.

7. L’integrazione delle lacune del diritto comunitario.

7.0. Introduzione.

Ordinamento comunitario sprovvisto di competenza generale, non pretende di essere autosufficiente:

suoi valori devono prevalere su quelli di Stati membri, MA per quanto non sottopone a sua valutazione

normativa, in limiti imposti da necessità di perseguimento di obiettivi di integrazione europea e di

funzionamento di mercato comune, si integra con ordinamenti di Stati membri in rapporto di

sussidiarietà.

7.1. Il metodo di integrazione selettiva seguito dalla giurisprudenza comunitaria.

7.1.1. Introduzione.

Giudici comunitari, consapevoli che diritto comunitario è particolarmente destinato a operare in

contesto aperto e è tributario sia di sua originaria provenienza da diritto internazionale sia di principi

generali di ordinamenti giuridici nazionali di Stati membri, effettuano integrazione di diritto comunitario

riferendosi a uno e altri e dando decisivo rilievo, per loro concreta utilizzazione, a giudizio che

esprimono su base di valutazione di loro idoneità a operare, in sintonia con struttura e principi

fondamentali di ordinamento comunitario, per realizzazione di obiettivi di questo, non solo in relazione

a lacune di ordinamento comunitario a cui integrazione siano indirizzati a procedere secondo tali linee

da espresse disposizioni di diritto scritto (es. art. 288, per cui in materia di responsabilità

extracontrattuale Comunità deve risarcire conformemente a principi generali comuni a diritti di Stati

membri danni cagionati da sue istituzioni o da suoi agenti in esecuzione di loro funzioni, e art. 230, per

cui Corte è competente a pronunciarsi su ricorsi per violazione di Trattato o di qualsiasi regola di diritto

relativa a sua applicazione), ma anche in relazione a tutte altre lacune per cui integrazione diritto scritto

non fornisca analogo espresso orientamento.

7.1.2. I principi desunti dal diritto internazionale.

7.1.2.1. I principi desunti dal diritto internazionale generale.

7.1.2.1.1. Introduzione.

Utilizzazione di diritto internazionale generale per integrare lacune tecniche di diritto comunitario

presenta aspetti diversi a seconda che queste attengano a disciplina di rapporti tra Comunità e esterno, o

a quella di relazioni intracomunitarie.

7.1.2.1.2. La disciplina dei rapporti tra la Comunità e l’esterno.

In pronuncia 1990 ex art. 230, Opel Austria c. Consiglio, Tribunale di primo grado ha annullato

regolamento (CE) di Consiglio con a oggetto revoca di concessioni tariffarie fatte da Comunità a

Austria su base di Accordo di libero scambio in vigore tra loro, concessioni che, mentre erano revocabili

su base di tale accordo, non lo sarebbero state su base di accordo su Spazio economico europeo che

Comunità aveva per ultima approvato e depositato 1996. Tribunale ha innanzitutto premesso che

principio di buona fede è regola di diritto internazionale consuetudinario codificata in Convenzione di

Vienna I, per cui Stato deve astenersi da atti che priverebbero Trattato di suo oggetto e scopo quando

esso ha manifestato suo accordo a essere vincolato da Trattato, in periodo che precede entrata in vigore

di Trattato; poi ha precisato che in diritto internazionale principio di buona fede è corollario di principio

di tutela di legittimo affidamento che, secondo giurisprudenza, fa parte di ordinamento giuridico

44

comunitario in situazione in cui Comunità hanno depositato loro strumenti di approvazione di

accordo internazionale e dove è nota data di entrata in vigore di accordo stesso, operatori economici

possono valersi di principio di tutela di legittimo affidamento per opporsi a adozione da parte di

istituzioni, in periodo di entrata in vigore di tale accordo internazionale, di qualsiasi atto contrario a

disposizioni di quest’ultimo che, dopo entrata in vigore di accordo, abbiano effetto diretto in loro

confronti.

7.1.2.1.3. La disciplina delle relazioni intracomunitarie.

Riferimento a diritto internazionale, escluso da parte di dottrina e ammesso in via generale da Avv.

Generale Lagrange in caso Féderation Charbonnière de Belgique c. Alta Autorità, compiuto da Corte in

sentenza resa in caso Van Duyn, in cui si dibatteva su applicazione da darsi a regime comunitario

relativo a libera circolazione di lavoratori: essa ex art. 39 deve realizzarsi con esclusione di qualsiasi

discriminazione fondata su nazionalità tra lavoratori di Stati membri per quanto riguarda impiego,

retribuzione e altre condizioni di lavoro, ma può incontrare limitazioni giustificate da motivi di ordine

pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica; ma nulla è detto cieca possibilità che Stato membro

ponga a cittadini di altri Stati membri limite riconducibile a tale eccezione, quando analogo divieto non

ponga a propri cittadini. Corte di giustizia ha affermato che principio di diritto internazionale, che

Trattato non ha certo reso inoperante in rapporti tra Stati membri, impedisce a singoli Stati di negare a

propri cittadini ingresso e soggiorno in proprio territorio Stato membro può, se circostanze lo

richiedono, rifiutarsi di applicare per motivi di ordine pubblico a cittadino di altro Stato membro, che

vuole svolgere determinata attività subordinata, principio di libera circolazione di lavoratori senza con

ciò essere costretto a imporre analoghi divieti a propri cittadini.

7.1.2.1.4. I limiti all’operare nel diritto comunitario dei principi desunti dal diritto internazionale

generale.

Corte ha attribuito rilievo a diritto internazionale generale in quanto non reso inoperante da Trattato in

rapporti tra Stati membri: ha ritenuto che in diritto comunitario non possano applicarsi principi tipici di

diritto internazionale come quello di autotutela (inadimplenti non est adimplendum) e quello di

reciprocità, in quanto esistenza di sede istituzionale e di sistema giurisdizionale per soluzione di

controversie tra Stati membri e tra questi e istituzioni costituisce uno di connotati salienti di

ordinamento comunitario.

Principio di autotutela escluso in modo inequivoco per quanto riguarda rapporti tra istituzioni di

Comunità e Stati membri, e rapporti tra Stati membri. Problema se possa trovare eccezionale

applicazione in rapporti tra istituzioni di Comunità, con sentenze che Corte ha reso ex art. 230 in casi

138/79, Roquette Frères, e 139/79, Maizena: in corso di 2 procedure si chiedeva a Corte di pronunciare

invalidità di regolamento, perché adottato da Consiglio senza aver atteso parere, in caso richiesto, da

Parlamento; Consiglio aveva sostenuto che in circostanze di caso Parlamento aveva reso impossibile,

con proprio comportamento, osservanza di tali formalità e non poteva quindi eccepirne inosservanza.

Corte ha ritenuto, in caso, di non dover prendere posizione su tesi di Consiglio e di poter quindi

prescindere da questioni di principio sollevate da tale tesi, poiché questo non aveva esaurito mezzi per

ottenere parere di Parlamento.

Su problema Corte tornata in sentenza 1995 in causa Parlamento c. Consiglio, in cui essa ha affermato

che in procedura di consultazione Consiglio, trascorso termine ragionevole da richiesta di parere a

Parlamento europeo, può adottare validamente atto anche se tale istituzione non si è espressa, poiché in

questo caso inosservanza di formalità sostanziale di consultazione di Parlamento trova proprio

fondamento in inosservanza da parte di tale istituzione di proprio obbligo di leale cooperazione

principio di autotutela assume rilievo in relazioni interistituzionali.

7.1.2.2. I principi desunti dal diritto internazionale convenzionale: il GATT.

45

Grazie a rilievo che ha dato a convenzioni e a altri strumenti internazionali in materia di diritti di uomo,

Corte è giunta a riconoscere tutta altra serie di diritti fondamentali di persona umana: materia in

relaziona a cui Corte si è distintamente e autonomamente riferita a convenzioni internazionali è

disciplina di commercio internazionale, contenuta in General Agreement on Tariffs and Trade 1947.

Regole di GATT non erano state formalmente accettate da CEE e Trattato istitutivo di questa in nessun

modo le menzionava per sancirne incorporazione in diritto comunitario.

MA Corte in cause 21 a 24/72, International Fruit Co., le ha ritenute vincolanti per Comunità stessa,

perché loro vincolatività si impone in tutti casi in cui in forza di Trattato CEE Comunità ha assunto

poteri già spettanti a Stati membri in ambito di applicazione di GATT: incompatibilità di atto

comunitario con norma convenzionale vincolante per Comunità ne importa, a certe condizioni,

illegittimità.

7.1.3. I principi desunti dagli ordinamenti degli Stati membri.

7.1.3.1. Il principio di tutela del legittimo affidamento.

7.1.3.1.1. Il processo a tratti successivi attraverso cui la Corte di giustizia è arrivata a ritenere

incorporato nell’ordinamento comunitario il principio di tutela del legittimo affidamento.

7.1.3.1.1.0. Introduzione.

Per principio di legittimo affidamento si è realizzato fenomeno di integrazione a tratti successivi,

attraverso in particolare 2 sentenze.

7.1.3.1.1.1. Il caso First Remuneration Adjustment.

Corte chiamata a pronunciarsi su legittimità di decisione con cui Consiglio, 9 mesi dopo aver adottato

determinato sistema di adeguamento di retribuzioni di personale e essersi impegnato a applicarlo per 3

anni, era ritornato su sua decisione per stabilire meccanismo di aumento che portava a risultati meno

favorevoli per dipendenti, rispetto a quelli importati da precedente sistema. Corte, rilevato che non

risultavano circostanze idonee a giustificare rapido mutamento e che primo impegno di Consiglio era

stato assunto con modalità particolarmente qualificate (con partecipazione di rappresentanze sindacali),

ha annullato decisione ritenendo che essa violava affidamento che autorità avrebbero rispettato impegno

assunto Corte ha inequivocabilmente integrato diritto scritto comunitario, che in nessun modo poteva

di per sé essere inteso come tutelante legittimi affidamenti di suoi soggetti, con integrazione selettiva,

poiché non tutti ordinamenti di Stati membri tutelano affidamento che atto di pubblica amministrazione

può far sorgere in capo a suoi destinatari contro revoche che di esso faccia autorità che l’ha posto in

essere.

7.1.3.1.1.2. Il caso CNTA S.A. c. Commissione.

Atto comunitario concretamente lesivo di affidamento di operatore era regolamento; Corte, ritenendo

mancasse in caso inderogabile interesse pubblico contrapposto a quello di singoli operatori economici,

ha ritenuto di poter fare ulteriore passo in avanti in direzione di integrazione di diritto comunitario: ha

ritenuto che affidamento in buona fede maturabile, per effetto di prassi comunitaria, da soggetto possa

configurarsi come legittimo, e quindi tutelabile pure in sede di accertamento di responsabilità

extracontrattuale, anche a fronte di atteggiamento che Comunità prenda attraverso atto normativo di

portata generale, analogo in sua funzione a legge statale, come regolamento.

7.1.3.1.2. La tutela del legittimo affidamento e gli effetti che la Corte attribuisce nel tempo alle proprie

pronunce. 46


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Zanobetti Alessandra.

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