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autorit dello stato ospite. Il regime della second. Dir. 90/619 per le imprese

che operano nel settore dell assicurazione-vita. Per tale settore

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l autorizzazione non poteva essere richiesta per i casi in cui l iniziativa per

concludere il contratto di assicurazione era stata assunta dall assicurato. Nel

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campo dell attivit bancaria. L ente creditizio autorizzato all esercizio

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dell attivit di uno stato membro pu stabilire una succursale in qualsiasi altro

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stato membro previa notifica alle autorit dello stato d origine ,ma senza

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necessit di ottenere un autorizzazione da parte delle autorit dello stato

ospite. Queste sono informate dallo stato d origine mediante comunicazione dei

documenti. La comunicazione avviene entro tre mesi dall avvenuto recepimento delle

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informazioni necessarie trasmesse dall impresa interessata. L inizio delle

attivit in regime di libera prestazione di servizi in uno stato diverso da

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quello della sede legale soggetto alla sola notifica all autorit dello stato

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d origine. Nel caso di attivit svolte in uno stato membro da enti creditizi

aventi sede legale in un altro stato membro, le autorit dello stato ospite

possono adottare provvedimenti restrittivi solo dopo aver invitato ad agire

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l autorit dello stato d origine.

GLI APPALTI PUBBLICI

Negli anno 70 sono state adottate le dir. 88/295 e 89/440 in materie di appalti

per pubbliche forniture e di appalti di lavori pubblici.,sostituite dalla dir.

93/36 e 93/37. Vanno ricordate le direttive relative alle procedure di ricorso in

materia di aggiudicazioni di appalti nei settori dei lavori e forniture pubbliche e

nei c.d. settori esclusi(telecomunicazioni). Le diret. Mirano ad attribuire il

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massimo di pubblicit alle gare d appalto di modo che anche imprese straniere ne

siano informate;dall altro,promuovono la trasparenza dei procedimenti e la

eliminazione degli abusi e delle decisioni arbitrarie da parte degli enti

aggiudicanti. La dir. Sui lavori pubblici si applica:-ai contratti a titolo oneroso

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avente per oggetto l esecuzione e la progettazione di lavori;-l aggiudicazione

deve essere aperta,ristretta,negoziata; prescritta la pubblicazione sulla

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gazzetta ufficiale delle comunit europee;l aggiudicazione deve avvenire a prezzo

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pi basso,offerta economicamente pi vantaggiosa. prevista una procedura

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attraverso cui la Commissione pu adire lo stato membro interessato e l autorit

aggiudicante prima della conclusione del contratto di appalto,qualora essa ritenga

vi sia stata una violazione chiara e manifesta delle disposizioni comunitarie;in

questo caso se non si provveduto ad eliminare la violazione o a sospendere la

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procedura d aggiudicazione nell ambito della quale l infrazione stata

commessa. LE DEROGHE AL DIRITTO DI STABILIMENTO E ALLA LIBERA PRESTAZIONE

DI SERVIZI

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L Art. 45 :sono escluse dall applicazione delle disposizioni del presente

capo,per lo stato membro interessato,le attivit che in tale stato partecipano

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all esercizio dei pubblici poteri. La Corte di Giustizia ha ritenuto che l art.

45 giustifichi l esclusione dei cittadini di altri stati membri da determinate

professioni costituiscono una partecipazione diretta e specifica all esercizio dei

pubblici poteri. Questo art. non stato ritenuto sufficiente per giustificare

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l esclusione di soggetti di altri stati membri dalla professione di avvocato

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un altr deroga al diritto di stabilimento prevista dall art. 46.le prescrizioni

del presente capo le misure adottate in virt di quetse ultime lasciano

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impregiudicata l applicabilit delle disposizioni legislative . il principio

della libera prestazione di servizi subisce le limitazioni derivanti dall art.51.

ai sensi di questo art. la libera prestazione dei servizi nel settore dei trasporti

� contenuta nel titolo relativo ai trasporti.

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI E DEI PAGAMENTI �

Per i capitali le disposizioni sono state sostituite a partire dal 1 gennaio del

1994 dagli art. 56 a 60,tali norme prevedono un regime di liberalizzazione molto

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pi accentuato rispetto alle altre libert di circolazione. L art.56 prevede la

liberalizzazione dei pagamenti anche con riguardo ai paesi terzi. L azione di

nuove norme costituisce un notevole progresso rispetto al passato. Pur mancando una

presa di posizione esplicita da parte della giurisprudenza da ritenere che si

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tratti norme efficaci per quanto riguarda i movimenti all interno della comunit .

IL DIVIETO DI RESTRIZIONI AI MOVIMENTI DI CAPITALI E A PAGAMENTI

L art. 56 si riferisce tanto ai movimenti capitali quanto ai pagamenti. La

differenza tra le due categorie accentuata in passato,ha perso ora importanza. La

Corte ricorda che i pagamenti sono trasferimenti di valuta che costituiscono una

controprestazione nell ambito di un negozio sottostante;i movimenti di

capitali,sono operazioni finanziarie che riguardano la collocazione o

l investimento di cui trattasi e non il corrispettivo di una prestazione. Per i

movimenti di capitali,un utile riferimento dato dalla nomenclatura contenuta

nella dir. 88/361. La corte ha considerato come rientrante nella nozione non solo

le operazione mediante le quali dei non residenti effettuano investimenti

immobiliari sul territorio di un altro stato,ma anche l iscrizione di un ipoteca

su un bene immobiliare sito in uno stato membro a garanzia di un mutuo. Nella

sentenza Konle la portata del divieto di restrizione ai movimenti capitali stata

considerata come una restrizione del genere il divieto di acquisto di residenze

secondarie da parte di cittadini di altri stati membri previsto dalla legislazione

austriaca.

LE DEROGHE ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI E DEI PAGAMENTI

L art. 58 prevede alcune deroghe applicabili tanto nei rapporti tra stati membri

quanto a quelli tra stati membri a paesi terzi. La n.1 riguarda le disposizioni di

carattere tributario in cui si opera una distinzione tra i contribuenti che non si

trovano nella medesima situazione per quanto riguarda il loro luogo di residenza o

il luogo di collocamento del loro capitale. previsto che le disposizioni in tema

di capitali non pregiudicano la possibilit di applicare le restrizioni al

diritto di stabilimento compatibili con il Trattato. Per i movimenti di capitali e

i pagamenti tra stati membri e paesi terzi,l art. 58 consente di continuare ad

applicare le restrizioni previste dalla legislazione di uno stato membro o dalle

disposizioni comunitarie in vigore dal 1993 ai movimenti che implichino

investimenti diretti. Per i rapporti tra stati membri e paesi terzi,l art. 59,il

quale consente l adozione di misure di salvaguardia per un periodo non superiore a

sei mesi qualora i movimenti capitali provenienti da paesi terzi o ad essi diretti

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causino difficolt gravi per il funzionamento dell UEM.. l art. 60 prevede che

possano essere adottate misure urgenti in materia di capitali e pagamenti nei

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confronti di paesi terzi in attuazione di un azione comune deliberata nell ambito

della Politica Estera e di Sicurezza Comune(PESC).

VISTI,ASILO E IMMIGRAZIONE

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Una delle maggiori novit introdotte dal trattato di Amsterdam costituita dal

nuovo titoloIV,questo risponde alle finalit di ricondurre nel pilastro

comunitario gran parte degli interventi che rientravano nel terzo pilastro della

Unione europea. Il nuovo titolo pu essere suddiviso in due parti. Gli art. da 61

a 66 definiscono la la portata materiale della competenza attribuita alla

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Comunit . Tra queste norme figura anche l art.64,che fa salva la possibilit per

gli stati membri di adottare provvedimenti per il mantenimento dell ordine

pubblico dell ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza nazionale. Gli

art. 67 a 68 attengono a problemi di indole istituzionale. Il primo disciplina le

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procedure applicabili per l adozione degli atti in questa materia. L art. 68

prevede alcune significative deroghe rispetto all ordinario procedimento di rinvio

pregiudiziale dinanzi alla Corte di giustizia. L art. 62 laddove si prevede

l adozione di:misure volte a garantire che non vi siano controlli sulle persone

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sia cittadini dell unione,sia cittadini di paesi terzi all atto

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dell attraversamento delle frontiere interne. La norma formula l obiettivo da

perseguire in termini precisi ed incondizionati da poter essere considerata

efficace allo scadere del periodo di cinque anni,indipendentemente dalle misure

adottate dal Consiglio. La competenza prevista dal Titolo IV costituisce uno dei

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pi importanti esempi del principio della flessibilit ,del quale massima

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espressione l istituto della cooperazione rafforzata. L istituto consente ad

alcuni stati membri di utilizzare la struttura comunitaria in settori non compresi

nella competenza della Comunit ,senza che gli atti adottati in tali settori siano

vincolanti per quegli stati membri che non hanno voluto aderire alla cooperazione

rafforzata.

LA POLITICA IN MATERIA DI VISTI,ASILO E IMMIGRAZIONE

Secondo la Corte di Giustizia,la Comunit poteva agire in questa materia

ricorrendo all art. 137 in materia di politica sociale,nella misura in cui la

situazione dei lavoratori dei paesi terzi pu esercitare una certa influenza sul

mercato comunitario dell occupazione e sulle condizioni di lavoro. La Corte

legittimava l intervento della Commissione teso ad instaurare una procedura di

comunicazione preliminare e di concertazione sulle politiche migratorie nei

confronti dei paesi terzi purch tale procedura non fosse considerata come fonte

di nuovi obblighi a carico degli stati membri. Si assumeva che la libera

circolazione delle persone non potesse non applicarsi a qualsiasi

persona,indipendentemente dalla circostanza che si trattasse o meno di cittadini

dell unione. Alcuni stati membri erano addivenuti,nel 1985,alla firma di un

Accordo relativo all eliminazione graduale dei controlli alle frontiere �

comuni,detto Accordo di Schengen,dal nome della cittadina lussemburghese dove

stato firmato. Un altra iniziativa di grande rilievo in materia di immigrazione e

in materia di asilo costituita dalla convenzione sulla determinazione dello

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stato competente per l esame di una domanda d asilo presentata in uno degli stati

membri delle comunit europee,nota come Convenzione di Dublino;la convenzione mira

ad evitare quei conflitti negativi di competenza che possono crearsi quando due o

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pi stati membri si palleggino l un l altro la responsabilit di pronunciarsi su

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una domanda di asilo,lasciando nell incertezza il richiedente. L entrata in

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vigore del Tr.UE ha portato con s l affermazione di un ampia competenza che

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per restava suddivisa tra il pilastro comunitario e il terzo pilastro. L art.

100C sanciva la competenza del Consiglio riguardo a due aspetti:la determinazione

dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso di un visto per

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l attraversamento delle frontiere esterne degli stati membri;l instaurazione di

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un modello uniforme per i visti. Grazie alla norma passerella il Consiglio

avrebbe potuto decidere,salva approvazione da parte degli stati membri secondo le

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rispettive norme costituzionali. L art.62 garantendo l abolizione dei controlli

sulle persone,sia cittadini dell Unione che sia di paesi terzi

all attraversamento delle frontiere interne;il n.2 e 3 prevedono misure relative

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al problema dell attraversamento delle frontiere esterne e alla libert di

spostarsi all interno del territorio degli stati membri per un periodo non

superiore a tre mesi.

L art. 63 prevede misure in materie di:asilo-determinazione dello stato competente

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per l esame della domanda d asilo;accoglienza dei richiedenti asilo;attribuzione

della qualifica di rifugiato;rifugiati e sfollati-protezione temporanea;equilibrio

degli sforzi tra gli stati mebri;politica di immigrazione-visti e permessi di

soggiorno a lungo termine;immigrazione soggiorno irregolare,compreso il

rimpatrio;diritti dei cittadini di stati terzi legalmente soggiornanti in uno stato

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membro. L art. 64 riconosce la responsabilit degli stati membri per il

mantenimento dell ordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza nazionale. si

prevede anche la possibilit per il Consiglio di autorizzare misure temporanee,di

durata non superiore a sei mesi a beneficio degli stati che devono fronteggiare una

situazione di emergenza caratterizzata dall afflusso di cittadini di paesi terzi.

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GLI ACCORDI DI SCHENGEN E LA LRO INTEGRAZIONE NELL AMBITO DELL UE

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L art 2 della Convenzione d applicazione stabilisce: che le frontiere interne

possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il

controllo delle persone. Il passaggio delle frontiere pu avvenire solo ai valichi

di frontiera e durante le ore di apertura stabilite. Le parti contraenti si

impegnano ad istituire sanzioni in caso di passaggio non autorizzato delle

frontiere esterne al di fuori dei valichi di frontiera e delle ore di apertura e a

sottoporre al controllo delle autorit competenti la circolazione transfrontaliera

sulla base di specifici principi uniformi. Le parti contraenti si impegnano ad

adottare una politica comune per quanto riguarda la circolazione delle persone ed

in particolare il regime dei visti per soggiorni di breve durata. Gli stranieri

titolari di un visto possono circolare liberamente nel territorio di tutte le Parti

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contraenti,per il periodo di validit del visto. istituito un apposito

organo,il Comitato esecutivo,con il compito di vigilare sulla corretta applicazione

della Convenzione e di adottare le decisioni che la stessa Convenzione prevede. Con

la nuova sistemazione data alla materia dell immigrazione del Trattato di

Amsterdam,occorreva recuperare quello che viene definito acquis di schengen. Il

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Regno Unito e l Irlanda continuano a non essere vincolati dall acquis,ma potranno

in qualsiasi momento chiedere di partecipare alle disposizioni di detto acquis. Per

la Danimarca gli obblighi vincolati dall acquis rimarranno obblighi e diritti non

comunitari.

ALTRE POLITICHE CONNESSE CON LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE

Il nuovo art. 65 contiene indicazioni pi specifiche in merito al contenuto di

tale cooperazione. Essa dovr riguardare aspetti che presentino implicazioni

transfrontaliere e avr luogo al corretto funzionamento del marcato comune.

L art.65 riferendosi a misure che il Consiglio adotta secondo la procedura di cui

alla art 67 sembrerebbe ammettere che tali misure consistano in direttive o,in

regolamenti.

LA POLITICA COMUNE AGRICOLA E DELLA PESCA �

Le norme del trattato relative ai settori oggetto di una politica cos denominata

si limitano a stabilire gli obiettivi che la comunit deve perseguire e i principi

cui cui essa deve ispirarsi. Il Trattato dagli art. 32 a 38 tratta

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dell agricoltura e della pesca. L art. 32 :il mercato comune comprende

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l agricoltura e il commercio dei prodotti agricoli. L inclusione dei prodotti

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agricoli nel mercato comune non poteva portare d un colpo l annullamento delle

politiche agricole nazionali e alla sottoposizione del settore in questione alle

regole del libero mercato. L art. 32 al n.4,che il funzionamento e lo sviluppo del

mercato comune per i prodotti agricoli fossero accompagnati dall instaurazione di

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una politica agricola comune;il n. 2 ne conferma l applicabilit ai prodotti

agricoli salvo contrarie disposizioni dagli art. da 33 a 38. L art. 36 prevede

una deroga di questo genere e riguarda le regole di concorrenza,le quali sono

applicabili alla produzione e al commercio dei prodotti agricoli soltanto nella

misura determinata dal Consiglio. Sono applicabili al settore agricolo le norme

relative alla libera circolazione delle merci,le quali devono essere rispettate sia

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dagli stati membri sia dalle stesse istituzioni. L art.33 definisce la finalit

della politica agricola comune. La genericit di questi obiettivi si traduce in un

ampio margine di discrezionalit per le istituzioni,non solo il potere di

scegliere i mezzi pi adatti per perseguirli,ma anche quello di decidere se dare

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la prevalenza ad uno dei citati obiettivi rispetto agli altri. L art.37 pu

emanare tanto regolamenti o direttive,quanto decisioni. Il Consiglio delega molto

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spesso alla Commissione l adozione di regolamenti o direttive d attuazione o di

decisioni di esecuzione. Gli interventi che saranno prescritti saranno assicurati

dal bilancio comunitario e dalla sezione garanzia del Fondo Europeo Agricolo

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d Orientamento e Garanzia,la cui creazione prevista dall art. 34. Esso

composto dalla Sezione di Garanzia,che copre il costo finanziario degli interventi

sui mercati agricoli e la sezione orientamento,che finanzia le azioni rientranti

nella politica delle strutture.

LE ORGANIZZAZIONI COMUNI DI MERCATO

L ART. 34 indica tre forme possibili di organizzazioni comuni,si passa da

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un ipotesi in cui l organizzazione si limita a prevedere delle regole comuni in

materia di concorrenza ,all ipotesi in cui si ha una vera e propria organizzazione

del mercato. Le istituzioni sono libere di scegliere il modello che ritengono pi�

appropriato e di definire il contenuto. Il Trattato per stabilisce alcuni limiti

a tale potere,l organizzazione comune deve limitarsi a perseguire gli obiettivi

enunciati nell art.33 e deve escludere ogni discriminazione fra produttori o

consumatori nella Comunit . questo divieto si oppone a che le istituzioni

stabiliscano distinzioni tra prodotti simili o concorrenti.

IL SISTEMA DEI PREZZI COMUNI

Il sistema dei prezzi si basa su una forbice di prezzi:uno massimo e uno minimo.

Essi vengono stabiliti dal Consiglio annualmente,all inizio di ogni campagna di

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commercializzazione e sono unici per tutta la Comunit . Il prezzo massimo il

prezzo al quale le istituzioni ritengono che le transazioni relative al prodotto in

esame dovrebbero svolgersi. Il raggiungimento del prezzo massimo dovrebbe provocare

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l intervento degli organismi nazionali deputati all attuazione della politica

agricola comune in ciascuno stato membro. La sua importanza consiste nel costituire

un punto di riferimento per il calcolo del prezzo minimo. Questo corrisponde ad una

frazione del prezzo massimo,o un prezzo autonomamente determinato ma comunque

inferiore al primo. Esso costituisce un minimo garantito agli agricoltori al di

sotto del quale sarebbe compromesso il reddito delle popolazioni agricole. Se il

prezzo del prodotto tocca il prezzo minimo,scattano apposite misure

d intervento,quali gli aiuti alla denaturazione,o per il vino,o alla

distillazione. Queste misure mirano a provocare una diminuzione dell offerta e a

stabilizzare i prezzi. stato deciso un notevole abbassamento dei prezzi minimi

garantiti,con lo scopo di avvicinarli ai prezzi in vigore sui mercati mondiali. Per

evitare agli agricoltori diminuzioni di reddito troppo importanti,sono stati

introdotti i pagamenti compensatori si tratta di una forma di aiuto,il cui

ammontare non commisurato alla produzione effettivamente realizzata da ciascun

agricoltore,ma alla superficie messa a coltura e alla resa media realizzata nelle

varie regioni. previsto un sistema di incentivazione:c.d. ritiro delle

terre:ogni produttore deve lasciare incolta una percentuale pari al 15% della

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propria azienda. Un altra riforma stata prevista nella c.d. Agenda 2000,che si

basa su un ulteriore riduzione dei prezzi e la fissazione di un set.aside

obbligatorio del 10%.

GLI SCAMBI CON I PAESI TERZI

Bisogna predisporre specifici strumenti di protezione tali da assicurare che la

gestione del mercato agricolo comunitario non fosse compromessa da importazioni

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provenienti dall esterno della Comunit . Posto che i prezzi sul mercato comune

risultavano pi elevati di quelli del mercato mondiale,era necessario evitare che

sul mercato comune si riversassero prodotti importati a prezzo inferiore rispetto a

quello stabilito dal Governo. Questo obiettivo veniva perseguito mediante prelievi

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all importazione. Si trattava di un imposta analoga al dazio doganale,il prelievo

era variabile,poich era calcolato in maniera da annullare la differenza che si

riscontrava tra il prezzo vigente sul mercato comune e il prezzo del mercato

mondiale. Funzione opposta al prelievo veniva assolta dalle restrizioni

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all esportazione. Data la costante superiorit dei prezzi sul mercato comune

rispetto a quelli del mercato mondiale,se si voleva consentire le esportazioni di

prodotti di origine comunitari verso paesi terzi occorreva incentivarle. Tanto per

le importazioni che per le esportazioni l operatore interessato doveva munirsi di

un apposito certificato:esso veniva veniva rilasciato dietro costituzione di una

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cauzione a garanzia d effettiva realizzazione dell operazione. Il descritto

regime degli scambi stato sempre oggetto i contestazioni da parte degli Stati

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Uniti d America,i quali ne affermavano la natura di sovvenzioni all esportazione

incompatibile con l art. XVI.B del GATT.

IL REGIME AGRO-MONETARIO

A partire da una certa epoca al momento di determinare i prezzi,il Consiglio

stabiliva anche i tassi di conversione in ciascuna moneta nazionale da applicare

nell ambito della politica agricola comune(tassi verdi). Questi costituivano dei

tassi finanziari e potevano risultare superiori o inferiori ai tassi di mercato a

seconda che la moneta nazionale si fosse deprezzata. Ne risultava che i prezzi

espressi in moneta nazionale diventavano maggiori o minori del prezzo comune

espresso in ECU. Per ovviare a questi fenomeni speculativi stato messo in piedi

un sistema di importi compensativi monetari,destinati a neutralizzare le variazioni

di prezzi dovute alle fluttuazioni monetarie .trattandosi di una moneta di uno

stato membro,il cui tasso verde fosse risultato superiore al tasso di mercato,gli

importatori ricevevano gli icm ,mentre gli esportatori dovevano versarli. Gli

importi compensativi sono stati aboliti con il reg. 3813/92,questo ha stabilito che

la conversione in moneta nazionale avvenisse secondo i tassi abituali ;solo per i

casi di rivalutazione di maggiore importanza,era prevista la possibilit per gli

Stati membri interessati di compensare la perdita subita dai propri agricoltori

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attraverso aiuti nazionali,parzialmente finanziati dalla comunit . L avvio della

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terza fase dell UEM e l adozione di un sistema di cambi fissi tra le monete degli

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stati partecipanti alla area dell euro ha drasticamente ridotto i problemi di

natura agro-monetaria.

POLITICA AGRICOLA COMUNE E COMPETENZE DEGLI STATI MEMBRI

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La competenza della comunit nel settore agricolo ha carattere esclusivo;ci

dovrebbe eliminare la possibilit che insorga un conflitto tra misure comunitarie

e nazionali. Tuttavia conflitti possono verificarsi qualora gli stati membri

adottino provvedimenti di carattere generale che investano anche i prodotti

agricoli soggetti ad organizzazione comune di mercato. In questi casi gli stati

membri non possono esercitare le loro competenze residue in maniera da impedire o

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rendere pi difficoltoso l espletamento della missione attribuita alla comunit .

Un esempio tipico dato dai provvedimenti nazionali per il controllo dei

prezzi,che gli stati membri avevano tendenza ad adottare allo scopo di combattere

l inflazione.

POLITICA COMUNE DELLA PESCA �

Occorre sottolineare come la Comunit ha dovuto preoccuparsi di dotarsi anche di

un regime di conservazione delle risorse ittiche,reso necessario dalle �

caratteristiche dei prodotti in causa: sulla produzione del pesce,infatti,non

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possibile influire attraverso interventi dell uomo,la cui attivit si limita per

lo pi a quella di semplice sfruttamento delle risorse esistenti. Nel settore

della pesca gli interessi individuali di ciascuno stato membro hanno fatto s che

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stato possibile adottare gli atti necessari all instaurazione di una politica

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globale solo con notevole ritardo. stata prevista la possibilit di fissare per

ciascun tipo di pesce dei totali ammissibili di carattere validi generalmente per

un anno. A loro volta i TAC vengono suddivisi in quote nazionali. Ciascuno stato

membro ha il compito di amministrare la propria quota,eventualmente instaurando un

regime di licenze da distribuire fra i propri pescatori. Sono state prescritte

misure misure tecniche di conservazione ,quali le dimensioni minime delle reti,le

navi utilizzabili,le catture accessorie. Ancora oggi in vigore una sorta di

regime transitorio riguardo all accesso dei pescatori comunitari nelle acque di

ciascuno stato membro,che non sembra rispettoso del divieto di discriminazione

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sulla base della nazionalit dell art.7.

LA POLITICA COMUNE DEI TRASPORTI �

In questa materia il Trattato lascia alle istituzioni e al Consiglio un ampia

discrezionalit quanto agli obiettivi da perseguire e agli strumenti da adottare.

L art. 70 si limita a prevedere che gli obiettivi del Trattato sono perseguiti

dagli stati membri nel quadro di una politica comune dei trasporti. L Art.71

dispone che il Consiglio stabilisce:norme comuni applicabili ai trasporti

internazionali in partenza da uno stato membro o in entrata in quest ultimo;le

condizioni per l ammissione di vettori non residenti ai trasporti nazionali in uno

stato membro;le misure atte a migliorare la sicurezza nei trasporti. In una

sentenza del 1971 la Corte ha affermato che la competenza della Comunit a

concludere accordi con stati terzi si desume delle norme contenute nel Trattato. In

un parere del 1977 ha precisato che la competenza della Comunit a concludere un

accordo internazionale pu sussistere anche qualora le istituzioni non abbiano

emesso alcun atto interno insistente sulla specifica materia su cui verte

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l accordo in questione. L art. 72 prevede una clausola di standstill(non

aggravamento),che vieta agli stati membri di rendere le disposizioni nazionali in

materia di trasporto vigenti al momento dell entrata in vigore del trattato meno

favorevole nei confronti dei vettori degli altri stati membri,rispetto ai vettori

nazionali. Gli art. 73 e 76 riguardano il problema degli aiuti statali;il primo,

costituisce una deroga parziale al divieto di aiuti alle imprese previsto

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dall art.87. il secondo costituisce un integrazione del predetto art.,vieta agli

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stati di favorire una o pi imprese particolari attraverso l imposizione di

tariffe di trasporto contenenti un elemento di sostegno o di protezione salva

autorizzazione della Commissione. All art.77 viene fatto divieto agli stati di

percepire dai vettori al passaggio delle frontiere,tasse o canoni che superino il

livello ragionevole,riguardo alle spese reali determinate dal passaggio reale dello

stesso. L art.75 si rivolge alle imprese,imponendo loro di abolire i prezzi e le

tariffe discriminatorie,sul paese d origine o di destinazione dei prodotti

trasportati;la commissione deve far rispettare questa disposizione. L art. 78

contiene una clausola generale a favore della repubblica Tedesca;questo stato pu�

adottare misure in deroga alla disciplina descritta semprech tali misure siano

necessarie a compensare gli svantaggi economici cagionati dalla divisione della

Germania all economia di talune della Repubblica.

LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI E DI TRASPORTI

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Il raggiungimento dell obiettivo prefisso dall art.71 ha sollevato notevoli

difficolt ,data la presenza di numerosi stati membri di normative protezionistiche

in favore dei trasportatori nazionali. Nel settore dei trasporti su strada di

merci,la piena liberalizzazione stata raggiunta solo per quanto riguarda i

trasporti internazionali intesi come trasporti effettuati da uno stato membro verso

un paese terzo e viceversa. Per i trasporti nazionali,intesi come trasporti da

effettuare all interno di uno stesso stato membro da parte di un trasportatore

residente in un altro stato membro.

TRASPORTI MARITTIMI E AEREI

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L ART.80 deve essere interpretato nel senso che esso non esclude l applicazione

alla navigazione marittima ed aerea delle norme generali del Trattato che non siano

contenute nel titolo relativo ai trasporti:in particolare stata riconosciuta

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l applicabilit sia delle norme in materia di libera circolazione dei lavoratori

sia di quelle in materia di concorrenza.

LA POLITICA COMMERCIALE COMUNE �

Il carattere globale del mercato comune ,cos ha reso necessario la gestione

unitaria di tutti quegli strumenti che disciplinano la materia degli scambi

commerciali e che trascendono il mero profilo tariffario. L art.131 riafferma

l adesione degli stati membri agli ideali di sviluppo e di graduale

liberalizzazione del commercio internazionale. L art. 133:la politica commerciale

comune fondata su principi uniformi,specialmente per quanto riguarda la

modificazione tariffaria,la conclusione di accordi tariffari e commerciali.

� �

L art.134 prevede una clausola di salvaguardia,che consente l adozione di misure

necessarie per impedire deviazioni di traffico.

L INCOMPLETA REALIZZAZIONE DELLA POLITICA COMMERCIALE

Come la tariffa doganale comune unica e identica per tutta la

comunit ,altrettanto dovrebbe accadere per le misure di politica commerciale. La

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fine del periodo transitorio non ha portato con s l affermazione automatica

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della competenza comunitaria in questa materia. Il Consiglio stato perci

costretto a ad autorizzare gli stati membri a mantenere in vigore o anche a

rinnovare tacitamente alcuni trattati bilaterali conclusi in passato con stati

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terzi;anche quando la Comunit stata in grado di sostituirsi agli stati membri

con proprie misure,queste sono state sempre fondate su principi uniforme. Dopo

aversi dato il proprio avallo,la Corte intervenuta contro una prassi in

contrasto con l art.133. nella sentenza del 27 settembre del 1988,essa ha

giudicato che la ripartizione di un contingente comunitario di importazioni in

quote nazionali legittima solo qualora una tale ripartizione sia giustificata da

circostanze vincolanti di natura amministrativa,tecnica o economica che ostino alla

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gestione comunitaria del contingente. stato gi indicato che la politica

commerciale comune rimasta a lungo incompleta. Questo ha comportato che alcuni

settori non sono stato oggetto di misure comuni e gli stati membri hanno continuato

a gestire politiche nazionali parzialmente autonome. La Corte ha affermato che gli

stati membri potevano adottare misure misure nazionali in mancanza di quelle

comunitarie,solo con l approvazione della Commissione. Il problema riguardava

� �

l importazione in uno stato membro di prodotti originari di un paese terzo ma gi

immessi in libera pratica in uno stato membro. Secondo la Corte ,uno stato membro

pu derogare a tale principio soltanto se autorizzato dalla Commissione ai sensi

dell art. 134. Tale norma conferisce alla Commissione il potere di autorizzare uno

stato membro ad adottare delle misure di protezione qualora ci si renda

necessario per assicurare che l esecuzione di delle misure di politica commerciale

adottate dagli stati membri conformemente al presente trattato non sia impedita da

deviazioni di traffico. stato chiarito che la Commissione,prima di concedere la

propria autorizzazione, tenuta a verificare i motivi addotti dallo stato membro

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richiedente,nonch la conformit al Trattato delle misure richieste e la loro

necessit .

LA PORTATA DELLA COMPETENZA COMUNITARIA

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DALL ELENCAZIONE DELL ART.133 risulta che la comunit ha la facolt di adottare

misure interne o unilaterali,basate cio su una sua autonoma iniziativa,sia di

stipulare accordi con stati terzi. La politica commerciale il risultato del

concorso e dell effetto combinato dei provvedimenti interni ed esterni. In merito

alle caratteristiche a concludere con paesi terzi accordi aventi ad oggetto gli

scambi commerciali,tale parere apporta delle precisazioni. In primo luogo la

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Comunit titolare di una competenza esclusiva:di conseguenza,gli stati membri

non possono pi concludere accordi internazionali in questa materia. In secondo

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luogo,perch questo effetto preclusivo si manifesti, non necessario che la

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comunit abbia gi esercitato la propria competenza interna;la Comunit pu

scegliere di agire direttamente attraverso la conclusione di accordi internazionali

in un campo dove non stato ancora adottato alcun atto interno. Contrastati dal

Consiglio e da alcuni stati tali tentativi hanno incontrato il favore della corte.

� � �

L esclusivit della competenza comunitaria,non viene meno solo perch l

� �

finanziamento dell accordo di cui trattasi assicurato dagli stati membri. Nel

parere 1/78 la Corte ha affermato che costituendo il meccanismo delle scorte un

aspetto cruciale nell economia degli accordi sui prodotti di base,la competenza

� �

esclusiva della comunit a concludere l accordo in esame sarebbe stata

riconosciuta soltanto a condizione che il relativo finanziamento fosse assicurato

dalla Comunit stessa e non dagli stati membri;in caso contrario,si sarebbe dovuto

� �

ammettere la loro partecipazione all accordo congiuntamente alla Comunit .

MISURE DI DIFESA COMMERCIALE �

Tra le misure espressamente contemplate dall art. 133 figurano le misure di difesa

commerciale,tra cui quelle da adottarsi in caso di dumping e sovvenzioni. Il

dumping,consiste nell immissione nel mercato di prodotti a prezzi inferiori ai

prezzi che sarebbero stati normalmente praticati,col fine di battere la concorrenza

e crearsi uno spazio di mercato. Negli scambi tra stati membri visto il regime di

libera circolazione instaurato dal trattato,il dumping non ha pi rilievo.

Fenomeno pericoloso sono le Sovvenzioni alle esportazioni;in questo caso

l illecito vantaggio concorrenziale consiste nel praticare prezzi artificialmente

ridotti e deriva da un intervento dei pubblici poteri dello stato d esportazione o

� � �

di produzione. La Comunit s dotata da tempo di strumenti per combattere tali

� � �

pratiche. Due sono le condizioni cui subordinato l intervento della comunit .

In primo luogo occorre che il prodotto in questione sia oggetto di dumping; vi

� �

dumping quando il prezzo all esportazione nella Comunit del prodotto in

questione inferiore ad un prezzo comparabile del prodotto simile,applicato nel

paese esportatore nell ambito di normali operazioni commerciali. In secondo

luogo,occorre che la messa in libera pratica del prodotto oggetto di dumping causi

un pregiudizio; affidata alla Commissione la procedura per stabilire che vi sia

pregiudizio. Si apre con una denuncia scritta presentata da una persona fisica o

� �

giuridica o da un associazione non avente personalit giuridica. Anche uno stato

� �

membro pu sollecitare l intervento della Commissione. La Commissione detiene

ampi campi d indagine;il procedimento deve concludersi ove possibile entro un anno

� �

o quindici mesi. L inchiesta pu concludersi senza aver rilevato le cause,oppure

senza misure punitive qnd gli stati autonomamente si impegnano ad eliminare il

dumping. Il Consiglio,su proposta della Commissione pu decidere di imporre,un

� �

dazio definitivo anti-dumping. Durante l inchiesta la Commissione pu imporre un

dazio provvisorio.

LA COMUNIT E IL GATT

La versione originale del Gatt fu conclusa nel 1947,prima della firma del Trattato

� �

istitutivo dela Comunit . Nel 1968 la Comunit ha assunto gli obblighi e i

diritti derivanti dal Gatt e si tradotta nella sua partecipazione agli accordi e

ad altri negoziati . la progressiva comunitarizzazione del Gatt ha avuto riflessi

� �

anche all interno dell ordinamento comunitario.

ACCORDI CON I PAESI EUROPEI

� �

Nel 1992 ad Oporto stato firmato l Accordo sullo Spazio Economico Europeo;si

tratta di un accordo di associazione,sia da un punto di vista �

istituzionale,composto da tre organi;che da un punto di vista materiale,l accordo

mira ad estendere agli stati Efta i risultati acquisiti in ambito comunitario in

termini di liberalizzazioni e integrazione dei mercati;viene creato uno spazio

economico comune nel quale vengono applicate le 4 libert di circolazione.

� �

Importanti sono anche gli accordi stipulati dalla comunit con l Europa Centro-

Orientale,essi mirano ad ottenere un ravvicinamento tra la Comunit e gli stati

� � � �

associati tale da rendere possibile l adesione di quest ultimi alla Comunit .

previsto anche un c.d. Dialogo Politico,sui temi di politica estera che consenta un

un graduale ravvicinamento delle rispettive posizioni.

LA POLTICA DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

� �

opportuno affrontare l esame delle disposizioni del Trattato relative alla

politica di aiuti ai paesi in via di sviluppo. La competenza di cui dispone la

� � � �

Comunit di tipo concorrente,ci si deduce dall art. 177 del Trat. UE,dove si

� �

specifica che l azione della Comunit integra quelle svolte dagli stati

membri;inoltre la Comunit deve contribuire allo sviluppo e al consolidamento

della democrazia e dello stato di diritto e al rispetto dei diritti dell uomo e

� � �

delle libert fondamentali. L art. 179 stabilisce che il Consiglio pu adottare

le misure necessarie ,le quali possono assumere la forma di programmi pluriennali.

� �

L art. 181 conferisce alla Comunit la competenza a concludere accordi

internazionali con i paesi terzi interessati.

ASSOCIAZIONE DEI TERRITORI E PAESI DI OLTREMARE

Si tratta di paesi e territori extraeuropei sottoposti a dominio coloniale da parte

di uno stato membro e che mantenevano con le rispettive potenze coloniali relazioni

particolari. Il regime detto di associazione in favore dei Ptom di concedere a

tutti gli stati membri lo stesso regime che applica allo stato europeo con il quale

mantiene relazioni particolari. Viene previsto il divieto dei dazi doganali

all entrata sui prodotti provenienti dagli stati membri o da altri PTOM. La

Comunit concede alle importazioni originarie dei ptom totale esenzione dei dazi

� �

doganali all entrata. previsto che gli stati membri contribuiscano allo

sviluppo degli PTOM.

LA COOPERAZIONE CON GLI STATI ACP

� �

L ART. 179,fa espressamente salva la cooperazione con i paesi dell Africa,dei

Caraibi e del Pacifico che costituisce un caso a parte. L approccio al regime PTOM

era di tipo regionale,la Comunit mirava a stabilire relazioni con gruppi omogenei

di paesi;il primo gruppo di stati a beneficiare di accordi di questo tipo stato

quello costituito dagli stati africani,che erano stati soggetti alla dominazione

coloniale di uno degli stati membri. Con 18 di questi veniva conclusa a

� � �

Yaondu ,un apposita Convenzione d associazione,cui partecipavano sia

� �

Comunit ,che gli Stati membri. Questa per fu sostituita dalle tre Convenzioni

concluse Lom firmate da un numero crescente di stati membri appartenenti alle tre

regioni indicate. L art.366-bis,introduce una procedura di consultazione in caso

di violazione dei principi fondamentali e prevede che,la parte che ha invocato la

inadempienza pu prendere le misure appropriate,la parziale o totale sospensione

dell applicazione della convenzione per quanto concerne la parte interessata. La

quarta Convenzione di Lom contiene la disciplina degli scambi commerciali tra la

Comunit e gli Stati ACP. Gli impegni assunti dagli stati ACP sono inferiori

� �

rispetto a quelli assunti dalla Comunit . In materia agricola da segnalare la

previsione di un meccanismo tendente alla stabilizzazione degli introiti derivanti

� �

dall esportazione di prodotti di base. Questo meccanismo noto con l appellativo

di stabex,si applica solo ad alcuni prodotti agricoli espressamente specificati;uno

stato ACP ne pu beneficiare solo presenta una certa dipendenza rispetto al

prodotto in questione. Finalit di stabilizzazione degli introiti sono perseguite

� �

nel campo delle attivit minerarie,dal meccanismo detto sysim. Ampio spazio

dedicato alla cooperazione finanziaria e tecnica per promuovere azioni nei settori

� � �

dell ambiente,dell agricoltura,della pesca, Gli interventi a carico della

� �

Comunit sono coperti dal Fondo europeo di sviluppo che finanziato con

contributi extra-bilancio degli stati membri. La Convenzione prevede tre

istituzioni: il Consiglio dei Ministr,gode di un potere di direzione e

d orientamento;dispone anche di un potere di decisione nelle ipotesi previste

dalla Convenzione stessa. Il Comitato degli Ambasciatori ha funzioni di assistenza

del Consiglio dei Ministri.

ALTRE FORME DI AIUTO ALLO SVILUPPO �

La politica mediterranea della Comunit ,rimonta alle conclusioni tratte dal

vertice dei capi di stato e di governo degli stati membri tenutosi a Parigi nel

� �

1972. In quell occasione veniva deciso che la Comunit avrebbe seguito un

approccio globale nella politica di aiuto allo sviluppo dei paesi che si affacciano

sul Mare Mediterraneo. Tra gli strumenti non destinati ad una particolare area

geografica va ricordato il sistema di preferenze doganali generalizzate in favore

dei paesi in via di sviluppo;questo consiste in un pacchetto di preferenze offerte

dalla Comunit a tutti i Paesi rientranti in questa categoria e comporta la

fissazione di contingenti annui per prodotto e per paese di provenienza e comporta

la fissazione di contingenti annui per prodotto e per paese di provenienza

� �

,all interno dei quali l accesso al territorio comunitario avviene in esenzione

totale o parziale dei dazi doganali. Nell ambito di questi strumenti va ricordata

l azione di cooperazione nei confronti dei paesi non associati e dunque non

beneficiari del regime previsto dalla Convenzione di Lom o dagli accordi

mediterranei. Vanno menzionati due interventi che non fanno parte della politica di

aiuto allo sviluppo: l aiuto alimentare consiste nella consegna a paesi in via di

sviluppo,destinati a sopperire i bisogni delle popolazioni locali; l aiuto

� �

d urgenza interviene nei casi di improvvisa necessit fornendo ai paesi

interessati generi di prima necessit .

LA POLITICA DI CONCORRENZA

Tale istituzione pubblica con una certa frequenza atti

� � � � � �

obbligatori, comunicazioni ,o codici o discipline ;attraverso questi la

Commissione rende noti gli orientamenti circa la maniera in cui tende applicare le

� �

norme del trattato. Importante anche la prassi,costituita dall insieme delle

decisioni adottate dalla Commissione con riferimento a casi concreti.

LE EGOLE APPLICABILI ALLE IMPRESE

Gli art.da 81 a 86sono diretti alle imprese e a queste impongono dei divieti.

� �

Secondo l art.81 gli stati sono tenuti ad astenersi dall emanare o dal mantenere

in vigore provvedimenti che possano rendere inefficaci tali norme. Le regole

applicabili alle imprese comprendono l art.81,che prescrive il divieto delle

� �

intese,art. 82 vieta l abuso di posizione dominante;da 83 a 85 riguarda l aspetto

procedurale;art.86 sulle imprese pubbliche e incaricate sulla gestione di servizi

di interesse economico generale.

Tra le azioni dell art.3 figura la previsione di un regime inteso a garantire che

la concorrenza non sia falsata nel mercato interno.

Gli art. da 80 a 86 costituiscono la Sezione Prima,dedicata alle regole applicabili

all imprese. Questi mirano ad abolire gli ostacoli alla libera circolazione

frapposti dagli stati per impedire che l apertura dei mercati nazionali ottenuta

attraverso l unione doganale sia vanificata da comportamenti tendenti ad isolare

il mercato nazionale. Gli art. da 87 a 89 riguardano il regime di aiuti pubblici

alle imprese;si tratta di ottenere che le imprese operanti sui mercati combattano

ad armi pari. Sia l art. 83 che 89 attribuiscono al Consiglio competenza per

� �

adottare i necessari atti d applicazione. Una particolarit del settore in esame

� �

data dall ampio ricorso alla delega di poteri in favore della Commissione.

Secondo la Corte non escluso che un medesimo comportamento possa essere oggetto

di progetti paralleli da parte delle autorit ;tale applicazione parallela della

� �

disciplina nazionale ammissibile solo in quanto non pregiudichi l uniforme

applicazione delle norme comunitarie sulle imprese e il pieno effetto dei

provvedimenti adottati in applicazione delle stesse. Problema analogo dato

dall applicazione extraterritoriale delle regole comunitarie sulla

� �

concorrenza,cio della possibilit di farle valere nei confronti di imprese

appartenenti a terzi stati;si discute se sia sufficiente che gli effetti

anticoncorrenziali del comportamento delle imprese extracomunitarie si facciano

sentire all interno del mercato comune o sia necessaria una localizzazione dl

� �

comportamento stesso all interno della Comunit . Altro problema riguarda la

� �

definizione di Impresa;in una pronuncia del Tribunale di primo grado,l impresa

� � �

stata definita come un entit economica costituita da un organizzazione unitaria

di elementi personali,materiali ed immateriali,che persegue un determinato fine di

natura economica.

LE INTESE � �

Come risulta dall art. 81 si presuppone l esistenza di almeno due soggetti che

pongano in essere quella che viene definita intesa. Secondo la Corte l art. 81 non

riguarda gli accordi o le pratiche concordate fra imprese appartenenti allo stesso

gruppo,in quanto societ madre e affiliata ,qualora le imprese costituiscano

� � � �

un unit economica nell ambito della quale l affiliata non dispone di autonomia

di condotta sul mercato. Dalle tre ipotesi di intese contenute nell art.

81(accordi,decisioni di associazioni di imprese,pratiche concordate ),l accordo

costituisce il tipo maggiormente definito,in quanto implica l esistenza di un vero

e proprio incontro tra le parti. La pratica concordata richiede la presenza di una

consapevole collaborazione fra le imprese a danno della concorrenza. Le decisioni

di associazioni di imprese,copre il caso di una raccomandazione adottata da

un associazione che sia obbligatoria per gli associati o che sia stata accettata

� � �

da un gran numero di questi. Perch un intesa ricada sotto il divieto dell art.

� �

81 necessario che l intesa deve essere in grado di provocare un pregiudizio al

commercio tra gli stati membri;essa deve avere per oggetto o impedire il gioco

all interno del mercato comune(pregiudizio della concorrenza). Le restrizioni alla

concorrenza considerate dall art. 81 possono derivare sia da intese concluse da

imprese che operino allo stesso livello del ciclo produttivo o di

commercializzazione(intese orizzontali) e che siano in concorrenza diretta tra di

loro,sia da intese concluse tra imprese operanti a livelli differenti(intese

verticali). detta interband,concorrenza oggetto di restrizione,riguarda prodotti

� �

o servizi dello stesso tipo ma di marca diversa. Un intesa verticale costituita

da un accordo tra produttore e distributore,in questo caso la concorrenza ristretta

� � � �

detta intraband perch ad essere limitata la possibilit per altri operatori

di distribuire il prodotto della stessa marca. Caso interessante sono le intese

nazionali,intese concluse tra imprese appartenenti ad uno stesso stato membro e

destinate ad operare solo su quel mercato nazionale. Il n.3 dell art. 81 ,prevede

� �

la possibilit di esentare dal divieto stesso un intesa determinata (esenzioni

individuali) ovvero un intera categoria di intese(esenzioni per categoria).

L art. 81 prevede anche una sanzione per il caso di non rispetto del divieto

contenuto nel n. 1.

L ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE

L ART. 82 stabilisce il divieto non della detenzione o acquisizione di una

posizione dominante da parte dell impresa ,ma solo il suo sfruttamento abusivo. Lo

stesso caso di acquisire una posizione del genere pu essere rilevante per

� �

l applicazione delle norme del Trattato sulla concorrenza. Di solito l art. 82

trova applicazione in ipotesi in cui lo sfruttamento abusivo di una posizione

� � �

dominante opera di un unica impresa. Eccezionalmente possibile individuare

una posizione dominante collettiva,in quanto detenuta da pi imprese tra loro

indipendenti,ma unite da vincoli economici che esse detengono insieme una posizione

dominante rispetto agli operatori economici sullo stesso mercato. Per stabilire se

� � �

un impresa detiene una posizione dominante ai sensi della art. 82 necessario

individuare il relevant market cio la frazione di mercato sulla quale tale

posizione supposta realizzarsi;questo va definito sia in termini geografici che

di prodotti o di servizi. Dal mercato geografico viene in rilievo l area in cui

� � �

l impresa svolge la sua attivit ;deve trattarsi di un area nella quale sussistano

condizioni di concorrenza similari o sufficientemente omogenee per tutti gli

operatori. Dal mercato dei prodotti,occorre prendere in considerazione non solo i

prodotti identici a quelli dell impresa in questione,ma anche quelli che


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niobe

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea, basato su appunti personali e studio autonomo del primo capitolo del testo consigliato dal docente Diritto dell'Unione europea, Daniele. con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: la libera circolazione delle merci e i monopoli pubblici, la tariffa doganale comune e la normativa in materia doganale, la libera circolazione dei lavoratori.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, relazioni internazionali e studi Europei
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Triggiani Ennio.

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