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Tappe del processo di integrazione

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Trattato di Versailles impose dure condizioni alla Germania nel limitarne l'esercizio e per stabilire altri riconoscimenti agli altri Stati, misure che provocarono un diffuso malcontento su cui il nazismo fece leva. Pertanto, dopo la Seconda Guerra Mondiale si presentarono due problemi: mantenere la pace in Europa e risolvere il problema tedesco con mezzi diversi.

Piano Marshall (1947)

Il Piano Marshall fu un programma di aiuti promosso dall'amministrazione statunitense per favorire ed incentivare la ricostruzione degli Stati europei nel dopoguerra. Il Piano prevedeva un consistente afflusso di aiuti americani ai Paesi dell'Europa Occidentale sia sotto forma di prodotti finiti che attraverso l'erogazione di prestiti il cui impiego doveva essere sottoposto alla supervisione ed al controllo del governo americano. Inoltre, il Piano prevedeva una clausola molto importante: la gestione in forma coordinata ed organizzata degli incentivi americani attraverso la costituzione di un organismo delegato alla ripartizione degli aiuti. Sulla base di questa spinta iniziale verrà costituita l'OECE, che rappresenta la prima, se pur embrionale, struttura di coordinamento a livello europeo.

Piano Schuman (1950)

Il Piano Schuman, ispirato a Monnet, mirava a mettere in comune le risorse europee nella produzione del carbone e dell'acciaio (CECA). In realtà, l'obiettivo fondamentale era la creazione di un'unione economica tra gli Stati europei. Proprio in vista del raggiungimento di tale traguardo fu avviata la cooperazione limitatamente ad un settore solo, quello del carbone e dell'acciaio, finalizzata anche al riavvicinamento di Francia e Germania (maggiori antagonisti delle due guerre mondiali). Pertanto, il processo di integrazione europea venne favorito proprio nel settore delle materie prime che maggiormente interessava questi due Stati.

Trattato di Parigi (1951)

Il Trattato di Parigi fu il trattato istitutivo della CECA, firmato a Parigi da sei Paesi: Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, con lo scopo di porre fine all'antagonismo franco-tedesco e sviluppare la produzione del carbone e dell'acciaio creando un mercato comune senza ostacoli alle frontiere e senza impedimenti alla libera concorrenza. Il trattato istitutivo prevedeva:

  • Alta Autorità CECA: cui era affidato il potere esecutivo e normativo, nominato dai governi e può emanare atti vincolanti nei confronti di imprese produttrici di carbone ed acciaio.
  • Consiglio dei Ministri: composto dai rappresentanti degli Stati, emette atti vincolanti su proposta dell'Alta Autorità.
  • Assemblea Comune: con potere esecutivo e di controllo politico.
  • Corte di Giustizia: potere giurisdizionale.

Tale trattato era stato concluso per un periodo di tempo limitato: dal 23-7-1952 al 23-7-2002 (50 anni).

Piano Pleven (1952)

Il Piano Pleven, proposto dal ministro francese, prevedeva la creazione di una Comunità Economica di Difesa (CED). Il Piano prevedeva la creazione di forze armate comuni e l'istituzione di un Ministro Europeo della Difesa, responsabile di fronte ad un'Assemblea Europea. La proposta francese fu dettata dalla volontà di impedire l'adesione della Germania al Patto Atlantico, cercando di scongiurare il rischio dell'isolamento in un periodo particolarmente difficile per la vita politica della Francia. Tuttavia, tale piano incontrò molte difficoltà e fu destinato a fallire. Da questo momento si abbandona l'idea di creare uno Stato Federale e si procede con "l'Europa dei piccoli passi": partire dall'integrazione economica per poi arrivare a forme di integrazione politica, in ottica di gradualismo.

Trattato di Roma (1957)

Il Trattato di Roma istituì la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Economica per l'Energia Atomica (EURATOM o CEEA), firmato dagli Stati membri della CECA (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi), concluso per un periodo illimitato. L'obiettivo era quello di creare un mercato comune e riavvicinare progressivamente le politiche economiche degli Stati, al fine di promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche, una continua e bilanciata espansione economica, una crescita del livello di vita dei popoli e relazioni più strette tra gli stati membri. Il Trattato CEE ha istituito una Comunità di durata illimitata, dotata di personalità giuridica e capacità giuridica e poteri propri che le sono stati attribuiti in base ad un trasferimento di competenze degli Stati membri alla Comunità.

Si definisce come Trattato-quadro in quanto elenca degli obiettivi che le istituzioni comunitarie dovranno perseguire attraverso l'adozione degli atti giuridici. Nel corso degli anni i trattati istitutivi sono stati più volte modificati da vari atti approvati successivamente e anche dai diversi trattati di adesione.

Trattato EFTA (1960)

Il Trattato EFTA fu firmato dalla Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Austria, Svizzera, e Portogallo per creare una zona di libero scambio, EFTA, che si rivelò, però, deludente.

Trattato sulla fusione degli esecutivi (1965)

Firmato a Bruxelles, il Trattato sulla fusione degli esecutivi prevedeva l'istituzione di un Consiglio e di una Commissione unici per tutte e tre le comunità europee, segnando un passo avanti nel processo di integrazione europea. A partire dal 1957, venivano ad operare nello stesso territorio la CEE, la CECA, e la CEEA, rendendo spesso difficile individuare lo specifico campo di intervento di ciascuna Comunità.

Pertanto, i padri fondatori della Comunità Europea, all'indomani della stipula dei trattati, sentirono l'esigenza di giungere ad una fusione delle stesse, ma le resistenze politiche degli Stati membri impedirono di giungere ad una totale unificazione. Va rilevato che fin dalla loro istituzione, il Parlamento Europeo e la Corte di Giustizia sono state istituzioni comuni alle tre comunità. Invece, con il trattato di fusione degli esecutivi si è giunti alla stesura di un testo definitivo che ha unificato le due Commissioni (CEE e EURATOM) e l'Alta Autorità della CECA più i tre Consigli. Successivamente, il citato trattato fu abrogato dal Trattato di Amsterdam. Alla fusione delle istituzioni, però, non si accompagnava una unificazione delle loro funzioni che restarono fondamentalmente separate. Ogni istituzione, infatti, pur essendo composta dalle stesse persone per tutte e tre le organizzazioni, operava ora come organo di una comunità, ora come organo di un'altra. L'unico atto di tali istituzioni che venne espressamente unificato dal trattato in questione è la Relazione Generale sull'attività delle Comunità che la Commissione era tenuta a pubblicare ogni anno.

Adottato: 1965
Entrato in vigore: 1967
Ratificato: 1966

Trattato di Lussemburgo (1970)

Con il Trattato di Lussemburgo si ampliarono i poteri del Parlamento Europeo (che fino ad allora aveva esercitato solo una funzione consultiva in materia di bilancio) assegnandogli poteri decisionali e di controllo. Il trattato di Lussemburgo era il risultato di profonde crisi politiche scoppiate tra Stati membri a partire dal 1965 quando, per la prima volta, la Commissione europea propose l'istituzione di un bilancio autonomo, finanziato, cioè, con risorse proprie della comunità, ed il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo. Solo nel 1970 venne aggiunto a Lussemburgo un accordo definitivo per la realizzazione di quella sostituzione dei contributi finanziari degli Stati membri con risorse proprie della Comunità concordata all'indomani del vertice dell'Aja. In tal modo si conferiva alla Comunità una solida autonomia finanziaria che costituiva il necessario presupposto per la sua indipendenza dai poteri nazionali. Tale sistema di finanziamento fu formalizzato con la decisione del Consiglio che conteneva anche una disposizione transitoria secondo la quale il sistema stesso sarebbe entrato in vigore solo quando tutti gli Stati membri avessero ratificato il Trattato di Lussemburgo.

Adottato: 1970
Entrato in vigore: 1971

Espansione della Comunità Europea

Verso la fine degli anni '70 inizia ad allargarsi la Comunità Europea e assistiamo a due processi:

  • Processo di approfondimento: con una struttura sempre più sopranazionale, si è passati da una comunità economica ad una comunità sempre più complessa, con più competenze.
  • Processo di allargamento: oggi gli Stati membri sono 25, contro i 6 con cui siamo partiti.

1973: Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda
1981: Grecia

Progetto di integrazione politica (1984)

Su proposta del parlamentare europeo Altiero Spinelli, viene elaborato un progetto di integrazione politica: un progetto di trattato che trasformava la CEE in un sistema quasi federale, bicamerale, con comune politica estera e di difesa, che doveva entrare in vigore con la ratifica della maggioranza degli Stati. Il progetto viene deferito ad una conferenza intergovernativa, nel 1986, che lo modifica completamente fino a creare l'Atto Unico Europeo, il primo trattato modificativo del Trattato CEE.

Atto Unico (1986)

L'Atto Unico è un insieme di disposizioni che modificano e completano i tre trattati istitutivi della Comunità Europea con gli strumenti necessari per l'attuazione di un mercato interno. Infatti, l'obiettivo più importante era la realizzazione del mercato interno: cioè di uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Ancora, oltre alla creazione di un mercato interno sono previsti:

  • Conferimento al Parlamento Europeo di un potere di parere conforme in materia di adesione e per gli accordi di associazione.
  • Introduzione di una procedura di cooperazione tra Commissione, Parlamento Europeo e Consiglio.
  • Creazione del Tribunale di primo grado che affianca la Corte di Giustizia.

A questo punto emerge una contraddizione: non può esistere un mercato unico senza una moneta unica in quanto il problema del cambio è un ostacolo alla realizzazione dello stesso.

1986: Spagna e Portogallo
1987: Ratifica dell'Atto Unico Europeo e viene posto il problema relativo al mercato unico e della moneta unica.

Trattato di Maastricht (1992)

Nel 1990 furono convocate due conferenze intergovernative: Unione economica e monetaria e unione politica. Nel 1992 vengono introdotti i risultati di queste due conferenze in un trattato: il Trattato di Maastricht firmato a Maastricht nel 1992 dai rappresentanti degli Stati membri, la cui denominazione ufficiale è Trattato sull'Unione Europea. Tale trattato è il risultato di lunghi e laboriosi negoziati finalizzati al completamento del mercato interno e dell'individuazione delle future tappe dell'integrazione comunitaria. La portata estremamente innovativa di questo trattato risiede principalmente nella nuova struttura a tempio dell'Unione Europea, composta da tre pilastri:

  • Dimensione comunitaria
  • Politica estera e di sicurezza comune (PESC)
  • Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale

Sezioni del Trattato di Maastricht

  • Disposizioni comuni: definisce le linee guida che ispirano l'azione comunitaria, il cui compito è quello di organizzare le relazioni tra gli Stati Membri ed i loro popoli.
  • Modifiche al Trattato CEE: rappresenta la parte più innovativa dell'intero trattato a cominciare dalla sostituzione dell'espressione Comunità Economica Europea con Comunità Europea. La modifica è un evidente segnale di non limitare più l'azione delle comunità alle sole relazioni economiche, ma di estendere anche ad altri campi finora considerati di esclusiva competenza degli Stati membri. I principi fondamentali di questa parte del trattato sono:
    • Instaurazione unione economica e monetaria
    • Istituzione cittadinanza europea
    • Affermazione del principio di sussidiarietà
    • Ampliamento delle politiche comunitarie
    • Revisione dei poteri attribuiti a alcune istituzioni comunitarie e, in particolare, l'ampliamento delle funzioni del Parlamento Europeo
    • Procedura di codecisione
  • Disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune
  • Disposizioni relative alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale: l'apertura delle frontiere tra i Paesi comunitari ha inevitabilmente imposto un notevole ridimensionamento delle possibilità di controllo frontaliero. Al fine di realizzare una più efficace cooperazione in questo settore con il Trattato di Maastricht si è deciso di realizzare una strategia comune tra gli Stati membri, tra cui rientra anche la costituzione di un ufficio europeo di polizia (EUROPOL).
  • Disposizioni su una cooperazione rafforzata: prevede la possibilità di perseguire automaticamente determinate politiche quando non è possibile raggiungere l'unanimità.
  • Disposizioni finali: prevedeva la convocazione entro il 1996 di una conferenza intergovernativa per apportare eventuali modifiche al trattato. Da questa disposizione nascerà il Trattato di Amsterdam.

1993: Il processo di ratifica del Trattato sull'Unione è stato particolarmente travagliato, tanto da far temere più volte un completo abbandono del progetto. Si arriverà ad una ratifica solo nel 1993. 1995: Aderiscono: Svezia, Finlandia, Austria. In Norvegia il referendum vota contrario all'adesione. Emerge una nuova contraddizione: non ha senso l'Unione monetaria senza un potere politico che decide sulla politica economica europea.

Trattato di Amsterdam (1997)

Dopo l'Atto Unico Europeo ed il Trattato di Maastricht, il Trattato di Amsterdam è il terzo trattato con il quale sono state apportate significative modifiche ai trattati istitutivi della Comunità Europea. In particolare, il Trattato di Amsterdam è nato sulla base di una specifica disposizione già contenuta nel Trattato di Maastricht che prevedeva la convocazione, per il 1996, di una conferenza intergovernativa con il compito di proporre i necessari adattamenti ai trattati, in vista delle sfide che si pongono per il nuovo millennio ed in seguito all'introduzione dell'EURO.

La più importante novità del Trattato di Amsterdam nell'ambito delle politiche comunitarie è sicuramente l'impegno assunto per la promozione di un più alto livello occupazionale; ancora, nel trattato è stato aggiunto un nuovo titolo dedicato interamente alle problematiche occupazionali, con il quale, pur ribadendo che la responsabilità in materia di occupazione è posta principalmente a carico degli Stati membri, si tratta di introdurre un coordinamento a livello europeo. Tra le più importanti novità del trattato vi è indubbiamente quella che ha trasformato la cooperazione in materia giudiziaria e degli affari interni. Infatti, quasi tutti i settori che rientravano nel settore del terzo pilastro sono ora stati trasferiti nel primo pilastro, comunitarizzando materie che, in precedenza, erano state trattate esclusivamente in ambito intergovernativo (rilascio di visto, cooperazione doganale). La radicale modifica delle disposizioni contenute nel titolo V sull'Unione Europea si riflette anche nella nuova denominazione introdotta dal Trattato di Amsterdam: non più cooperazione in materia di giustizia e degli affari interni, ma cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.

Con il Trattato di Amsterdam è stata anche istituzionalizzata la facoltà di procedere ad un'integrazione differenziata attraverso il meccanismo della cooperazione rafforzata. Principio della cooperazione rafforzata: si sancisce il diritto, per quegli Stati membri che intendono perseguire determinate politiche comuni, a procedere anche in assenza di una volontà comune di tutti gli Stati membri. Ancora, con questo trattato si è proceduto ad un'opera di razionalizzazione e semplificazione di questo groviglio di disposizioni: semplificazione e codificazione dei trattati.

Adottato: 1997
Entrato in vigore: 1999
Ratificato: 1998

Carta di Nizza (2000)

La Carta di Nizza è un atto non vincolante, distaccato dal trattato e redatto dalla convenzione dei Rappresentanti dei capi di Stato e di Governo, i Rappresentanti del Parlamento Nazionale e dai Rappresentanti della Commissione. Pone per iscritto le elaborazioni giurisprudenziali sulla tutela dei diritti fondamentali. Diventerà vincolante con la ratifica della Costituzione Europea a cui è stata incorporata.

Trattato di Nizza (2001)

Il Trattato di Nizza è un trattato modificativo, poco innovativo. Vera novità: adeguare la struttura all'entrata di nuovi Stati.

Unione Europea e ulteriori tappe di integrazione

2003: L'Euro diventa la moneta unica dell'Unione Europea (ad eccezione di Regno Unito, Danimarca e Svezia).

2004: Adesione di 10 Stati: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria.

Struttura dell'Unione Europea

L'Unione Europea è fondata su tre pilastri (struttura delineata dal Trattato di Maastricht). I tre pilastri sono:

  • Comunità Europea
  • Politica Estera e di Sicurezza Comune
  • Cooperazione di Polizia e Giudiziaria in Materia Penale

Il motivo di tale costruzione va ricercato nella volontà degli Stati Membri di non abdicare del tutto alle proprie prerogative sovrane nei settori da sempre considerati di competenza interna. Pertanto nel I e nel II pilastro si attua una classica cooperazione intergovernativa; circa, invece, la cooperazione nei settori del I pilastro, si avvale di procedure del tutto particolari, applicandosi il metodo comunitario. Per quanto riguarda le politiche intraprese dal primo pilastro, gli Stati membri hanno rinunciato a parte della propria sovranità, attribuendo una competenza esclusiva in materia, alle istituzioni comunitarie.

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale Europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Gennusa Maria Elena.
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