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Diritto dell'Unione Europea - Riassunto esame, prof. Parisi

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea per l'esame della professoressa Nicoletta Parisi sui seguenti argomenti trattati: 1950: la Proposta Shuman: il ministro degli esteri francese Schuman proponeva di collocare sotto una comune ALTA AUTORITA’ l’intera produzione del Carbone e dell’Acciaio nel contesto di una organizzazione cui gli altri paesi Europei sarebbero stati... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. N. Parisi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Comunità europea che ha mutato denominazione in Trattato sul funzionamento della Unione

europea(tfue) rispettivamente le modifiche sono contenute agli artt 1 e 2.

All’articolo 3 si stabilisce la durata illimitata del Trattato di Lisbona. Viene poi affermato che

l’unione si fonda su entrambi i Trattati menzionati e che gli stessi hanno il medesimo valore

giuridico . Unica differenza risiede nella diversa funzione giuridica attribuita ai due trattati

posto che il ntue definisce i settori di competenza dell’unione e le modalità e limiti applicabili

per l’esercizio delle competenze suddette, mentre il tfue è di integrazione e completamento

rispetto al primo. Tra i due Trattati sussiste dunque una relazione di carattere strumentale che

condiziona l’interpretazione del secondo alla luce di quanto statuito nel primo.

Il Trattato di Lisbona presenta numerosi punti di contatto rispetto a quanto stabilito in seno alla

Costituzione europea, mai entrata in vigore. In primo luogo anche in tale sede è stata prevista

la soppressione dei tradizionali 3 pilastri fondanti l’Unione Europea con l’affermazione di

principio già contenuta nel ntue per cui L’unione ha personalità giuridica. Al fine di accrescere

la visibilità della stessa Unione di fronte ai paesi terzi e garantirle un maggiore potere

negoziale. In seconda istanza previsione dei principi di democrazia partecipativa e del diritto di

partecipazione popolare il quale consentirà ai cittadini di chiedere alla Commissione di

presentare una proposta legislativa accrescendo la trasparenza di funzionamento e

contribuendo a migliorare la ripartizione delle competenze livello europeo e nazionale. Anche

il Trattato di Riforma al pari della Costituzione contiene un esplicito riferimento ai principi

fondamentali dell’Unione quali libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto, diritti umani e

rispetto delle minoranze. Il Trattato di Lisbona mira inoltre a meglio specificare la ripartizione di

competenze tra Unione e Stati membri, introducendo la distinzione tra tre tipologie di

competenze ovvero quelle esclusive dell’Unione, quelle concorrenti e quelle in cui L’unione

detiene un mero potere di sostegno nonché di coordinamento e completamento.

Si provvede inoltre ad una nuova formulazione del principio di sussidiarietà coinvolgenti anche

le autorità a livello regionale e locale, stabilendo l’intervento dell’Unione solo nella ipotesi in cui

gli obiettivi prefissati non possono essere raggiunti dagli stati né a livello centrale ne a quello

regionale o locale. Cosi come stabilito anche in seno alla Costituzione, il Consiglio europeo

viene adesso annoverato tra le istituzioni dell’unione europea adesso dotata di un

presidente eletto dai rappresentanti dei vari Stati. Altra importante figura Istituzionale prevista

dal Trattato è L’ALTO RAPPRESENTANTE DELL’UNIONE PER GLI AFFARI ESTERI E LA POLITICA DI

SICUREZZA, il quale sostituisce la figura del Ministro per gli affari esteri .

Altre rilevanti modifiche riguardano il meccanismo di voto in seno al Consiglio: viene stabilito

un sistema di votazione a doppia maggioranza per la adozione degli atti ovvero si richiede

l’approvazione da parte del 55% dei membri del Consiglio con un minimo di 15 nonché dal 65%

della popolazione dell’UE.

TRATTATO DI LISBONA E NTUE

Cosi come modificato dal Trattato di Lisbona il NTUE si compone di 6 titoli per un totale di 55

articoli ove vengono delineate le linee del nuovo assetto europeo.

All’articolo 1 si afferma espressamente che l’Unione europea succede e si sostituisce alla

comunità europea affermando come definita solo in seno all’Ue la cooperazione tra gli stati

membri considerando la permanenza in vita del Trattato Euratom.

I valori fondamentali della Unione vengono proclamati valori comuni a tutti gli Stati membri nel

contesto di una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla giustizia,

solidarietà ed uguaglianza tra uomini e donne. Vengono inoltre compresi riferimenti a

tematiche prima non contemplate quali la tutela dell’ambiente, gli impegni dell’Unione nella

relazione con il resto del mondo, nonché il contributo alla pace, allo sviluppo sostenibile del

mondo, nonché alla rigorosa osservanza e sviluppo del diritto internazionale con particolare

riferimento ai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite.

Viene peraltro ribadito il principio della attribuzione delle competenze ai sensi del quale

l’azione della ue deve sempre trovare un proprio fondamento in una specifica attribuzione di

competenza che in difetto di esplicita previsione dei Trattati permane in capo agli stati membri.

Nel ntue si afferma inoltre che l’ue riconosce e tutela i principi contenuti nella Carta dei Diritti

fondamentali proclamata a Nizza nel 2000 attribuendo,secondo alcuni alla stessa il medesimo

valore giuridico dei Trattati.

Il titolo II DEL NTUE è interamente dedicato alla affermazione dei principi democratici:

- concetto di cittadinanza dell’unione riconosciuta ad ogni cittadino degli Stati membri con

l’avvertenza che la stessa si aggiunge e non si sostituisce alla cittadinanza nazionale

- fondamento dell’UE sulla democrazia rappresentativa nonché l’attivo contributo dei

parlamentari al buon funzionamento della ue

- i parlamentari nazionali entrano a pieno titolo a fare parte dello spazio politico europeo nel

contesto di un ruolo segnato d atre direttrici fondamentali ovvero l’esercizio diretto di poteri

propri di verifica del rispetto di sussidiarietà nella legislazione europea, rafforzamento del ruolo

di indirizzo e controllo nei confronti dei rispettivi governi, nonché un piu’ generale potere di

intervento nelle fasi preliminari di consultazione ed elaborazione degli orientamenti della

legislazione europea.

L’articolo 20 è intermante dedicato alla tematica delle cooperazioni rafforzate- In materia di

azioni esterne invece l’articolo 21 sancisce espressamente che l’azione dell’ue sulla scena

internazionale si fonda sui principi che ne hanno ispirato la stessa formazione, lo sviluppo e

l’allargamento nonché che la stessa si prefigge di promuovere nel mondo . Per quanto riguarda

la politica estera e di sicurezza comune viene affermato che la competenza dell’unione in

materia si estende a tutte le questioni relative compresa la definizione progressiva di una

politica di difesa comune.

TRATTATO DI LISBONA E TFUE

358 ARTICOLI SUDDIVISI IN 7 PARTI. Il trattato per espressa indicazione in esso contenuta,

organizza il funzionamento dell’unione e determina i settori , la delimitazione e le modalità di

esercizio delle sue competenze – norme di rilevante importanza al ntue e al ntfue norme di

dettaglio. Il tfue contiene la maggior parte delle norme sulla cittadinanza dell’unione, mentre

le norme sulla pesc sono interamente contenute nel Ntue. Vengono riprodotte, con le modifiche

intervenute, le norme che erano contenute nel Trattato Ce riorganizzate unitamente a quelle

concernenti i settori prima non contemplati . Tra le altre si annovera l’introduzione di un nuovo

titolo interamente dedicato al funzionamento e alla regolamentazione del mercato interno,

composto dalle norme in materia di libera circolazione delle merci e agricoltura, con

l’introduzione di un riferimento espresso anche alla pesca.

Di Particolare rilievo uno specifico capo dedicato alla disciplina dell’aiuto umanitario, introdotto

in via specifica per la prima volta dalle modifiche apportate dal Trattato di Lisbona – Intodott

inoltre una apposita disposizione concernente la clausola di solidarietà secondo la quale i pesi

membri sono tenuti ad agire di concerto guidati da uno spirito di solidarietà nell’ipotesi in cui

altro paese membro sia vittima di un attacco terroristico o vittima di calamità naturale o

causata dall’uomo.

Tentativo di concedere maggiore spazio al Parlamento europeo e di ovviare al problema del

dificit democratico – Il Parlamento europeo vede rafforzato il proprio ruolo soprattutto

nell’ambito della procedura di codecisione – la stessa diviene la procedura ordinaria di adozione

degli atti ed estesa a nuovi settori.

Il TFUE disciplina inoltre la cosiddetta clausola di flessibilità, la quale consente di adottare

misure appropriate nella ipotesi in cui l’azione dell’UE appaia necessaria nel quadro delle

politiche definite dai trattati per realizzare uno degli obiettivi previsti senza che ne siano stati

contestualmente definiti i relativi poteri di azione. Si nega espressamente il ricorso alla

clausola di flessibilità in materia di politica estera e sicurezza comune

Capitolo 3: I PRINCIPI ALLA BASE DELLE COMPETENZE DELL’UE E LA COOPERAZIONE

RAFFORZATA

Principio di attribuzione delle competenze e poteri impliciti

Il processo di integrazione europea, come noto, si realizza attraverso la delimitazione da parte

degli Stati membri della propria sovranità in relazione ad ambiti determinati e materie

specifiche , attribuite in porzione sempre maggiore all’ordinamento giuridico comunitario,

ovvero ll’Unione europea. Affermazione progressiva di principi che regolando l’attribuzione di

competenze nonché la relativa azione dell’Unione . Tali principi sono stati ribaditi e

ulteriormente specificati dal Trattato di Lisbona.

Articolo 3 NTUE: L’unione persegue i suoi obiettivi con i mezzi appropriati, in ragione delle

competenze che le sono attribuite nei Trattati.

Articolo 4 Ntue: Sanciti i principi di attribuzione, sussidiarietà e proporzionalità nonchè quello

per cui qualsiasi competenza non attribuita all’Unione resta di pertinenza dei singoli Stati – A

differenza di quelle statali le competenze dell’Unione hanno dunque carattere derivato,

essendo ad essa trasferite per volontà stessa degli Stati per mezzo dei Trattati.

Principio di attribuzione: le istituzioni comunitarie sono in primo luogo legittimate ad agire

in presenza di una base giuridica che conferisca all’Unione precise competenze. Se la relativa

competenza si inserisce nel quadro di quelle espressamente previste dal Trattato, l’unione avrà

peraltro l’obbligo di esercitare i suoi poteri nel rispetto delle relative disposizioni.

In materia di rilevanza del principio di attribuzione la Corte di Giustizia ha avuto modo di

precisare che l’azione comunitaria puo’ essere esercitata anche nell’ambito di un potere che

non è stato espressamente contemplato dal trattato, ma deriva comunque in modo implicito

dal contesto di alcune disposizioni che per loro natura forniscono la base giuridica entro la

quale l’unione puo’ esercitare, nel rispetto dei limiti ivi segnati, le relative competenze. Cio’

stante la circostanza per cui non sempre il Trattato definisce in maniera puntuale e specifica le

suddette competenze, rinviando talvolta in modo generico all’intera materia –

Altre volte la competenza dell’unione deriva dall’applicazione di quanto stabilito all’articolo 352

TFUE ossia della cosiddetta clausola di flessibilità_ : la norma prevede espressamente che,

qualora una certa azione dell’unione appaia necessaria nel quadro delle politiche definite dai

trattati, al fine di realizzare uno degli scopi previsti, senza che tuttavia i Trattati stessi abbiano

esplicitamente conferito all’unione i relativi poteri, Il Consiglio deliberando all’unanimità su

proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo , ha il potere di

adottare le disposizioni appropriate. In una dichiarazione ( 41) allegata al Trattato di Lisbona si

precisa che il possibile ricorso al sistema della clausola di flessibilità è ammesso qualora la

disposizione da adottare riguardi obiettivi concernenti le materie stabilite nei paragrafi 2 e 3

dell’articolo 3 NTUE, ovvero spazio di libertà, sicurezza e giustizia, mercato interno ex

paragrafo 5 l’azione esterna secondo quanto statuito nella quinta parte TFUE. Ei quindi escluso

che il ricorso alla clausola di flessibilità sia giustificato dal mero perseguimento degli obiettivi

di cui al paragrafo 1 articolo 3 – La clausola di flessibilità puo’ inoltre essere utilizzata solo a

condizione della osservanza del principio di sussidiarietà.

La Corte di giustizia ha peraltro sempre tentato di delimitare l’applicazione della suddetta

clausola, e la previsione della votazione unanime del Consiglio, alle sole ipotesi in cui il Trattato

non conferiva nemmeno implicitamente alle istituzioni i poteri propedeutici alla adozione

dell’atto. Coerentemente a tale assunto la Corte è giunta ad elaborare la cosiddetta teoria dei

poteri impliciti al fine di potere riconoscere il potere di azione all’unione prescindendo dal

ricorso al meccanismo della clausola di flessibilità.- Nel Caso Massey – Ferguson la Corte ha

conseguentemente sancito il principio per cui l’attribuzione di competenza all’ordinamento

europeo comporta anche il potere di adottare le misure indispensabili all’esercizio appropriato

della stessa senza ricorso alla clausola di flessibilità.

Ogni caso di ricorso alla clausola o alla teoria dei poteri impliciti tale circostanza deve

comunque sempre trovare giustificazione nella esigenza di raggiungere uno degli obiettivi

delineati in seno alla politica dei trattati.

In altra dichiarazione allegata al Tr di Lisbona si afferma che, per costante giurisprudenza dell

corte di Giustizia, l’articolo 352 del Tfue, costituendo parte integrante di un ordinamento

istituzionale basato sul conferimento istituzionale dei poteri attribuiti non puo’ essere utilizzato

per ampliare la sfera delle competenze dell’Unione al di la dell’ambito generale risultante dal

complesso delle disposizioni dei Trattati, in particolare di quelle che delineano i compiti e le

azioni dell’Unione. L’articolo 352 non puo’ essere inoltre e in ogni caso utilizzato come base per

l’adozione di disposizioni che condurrebbero sostanzialmente ad una modifica dei Trattati

secondo una procedura diversa da quella all’uopo stabilita.

Le varie competenze dell’unione di si distinguono in competenze esclusive e concorrenti-

Articolo 2 tfue: quanto i trattati attribuiscono all’Unione una competenza esclusiva in un

determinato settore, solo l’unione puo’ legiferare ed adottare atti giuridicamente vincolanti. Gli

Stati membri possono farlo autonomamente solo se autorizzati dall’unione o per dare

attuazione agli etti da essa emanati. Le materie di competenza esclusiva sono quelle indicate

all’articolo 3 tfue ossia unione doganale, delineazione delle regole di competenza necessarie al

funzionamento del mercato interno, politica monetaria per gli stati la cui moneta è l’euro,

conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della pesca e

politica commerciale comune. L’Unione ha inoltre competenza esclusiva per la conclusione di

accordi internazionali quanto la suddetta conclusione è prevista da un atto legislativo

dell’unione o risulta necessaria per consentire l’esercizio delle competenze ad essa attribuite a

livello interno, o nella misura in cui puo’ incidere su norme comuni o modificarne la portata.

Inoltre si annoverano in tale categoria le competenze per svolgere azioni dirette a sostenere ,

coordinare o completare l’azione degli Stati membri. In tale ambito rientrano i settori della

tutela e miglioramento della salute umana, industria , cultura e cooperazione amministrativa al

fine dell’opera generale di sostegno, completamento e coordinamento tra stati.

Quando invece i Trattati attribuiscono all’Unione competenza concorrente, sia l’unione che gli

stati possono adottare atti vincolanti in quel determinato settore. In particolare gli stati membri

esercitano la loro competenza nella misura in cui l’unione non ha esercitato la propria.

Rientrano in tale ambito le competenze che non rientrano nei settori di cui agli artt 3 e 6 tfue.

Individuazione in via residuale ed espressa menzione dei settori del mercato interno, ambiente,

trasporti, protezione dei consumatori, spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Le politiche economiche rientrano invece in linea di massima nella competenza dei singoli stati

nell’ambito delle quali l’unione adotta solo indirizzi di massima in via generale

Principio di sussidiarietà e di proporzionalità

Nuovo ntue articolo 5 e protocollo 2 allegato al trattato di Lisbona-

In virtu’ del principio di sussidiarietà l’Unione interviene solo e in quanto gli obiettivi

dell’azione prevista non possano essere soddisfatti in misura soddisfacente dall’azione degli

Stati membri, né a livello centrale, né a livello regionale e locale, ma possono a motivo della

portata o degli effetti della azione in questione essere conseguiti meglio a livello di Unione.

I parlamentari nazionali vigilano sul rispetto del principio de quo secondo l’apposita procedura

prevista nel suddetto protocollo. Il principio di sussidiarietà, integrando quello di attribuzione,

opera come criterio di concreta ripartizione tra Stati membri e Comunità, delle competenze

attribuite all’Unione che non siano di pertinenza esclusiva. In tale ultimo caso infatti la

necessità dell’azione è presunta e non deve essere giustificata. Nelle altre ipotesi invece

l’unione è chiamata a dimostrare che la sua azione sia meglio in grado di raggiungere gli

obiettivi prefissati rispetto all’azione dei singoli Stati. In tal senso devono essere configurabili

due precise condizioni ossia la maggiore efficacia dell’azione dell’ue in relazione alla sua

dimensione e ai suoi effetti e la constatazione che gli obiettivi prefissati non possano essere

adeguatamente soddisfatti a livello statale.

Principio di proporzionalità: applicabile a tutte le competenze dell’unione a prescindere dal

carattere della esclusività o non. In base a detto principio l’azione dell’ue non puo’ spingersi

oltre a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Trattato.

Principio di prossimità: le decisioni dell’unione europea devono essere adottate quanto piu’

vicino possibile ai cittadini dell’unione.

Nell’ottica di una adeguata applicazione del principio di sussidiarietà l’apposito protocollo

prevede che la Commissione trasmetta i progetti di atti legislativi e i progetti modificati ai

Parlamenti nazionali nello stesso momento in cui li trasmette al legislatore dell’unione. Tali

progetti legislativi devono inoltre essere motivati nonché accompagnati da una scheda

contenente elementi circostanziati tali da giustificare la conformità ai principi di sussidiarietà e

proporzionalità . La commissione deve inoltre presentare al Consiglio e al Parlamento europeo

una relazione annuale circa l’applicazione dell’art 5 tfue.

Ruolo dei parlamenti nazionali dopo il trattato di Lisbona

Da un lato sono state rafforzate le funzioni del Parlamento europeo con l’attribuzione di

maggiori competenze , e dall’altro è stato definito in modo piu’ conciso il ruolo dei Parlamenti

nazionali nel processo di formazione delle decisioni dell’unione.

Già l’art 5 tfue contempla la funzione di vigilanza dei parlamentari nazionali sul rispetto dei

principi di sussidiarietà e proporzionalità secondo le procedure previste dal protocollo citato.

L’articolo 10 NTUE sancisce poi il principio della democrazia rappresentativa, in base al quale i

capi di stato e di governo e i governi che rappresentano gli stati membri rispettivamente nel

consiglio europeo e nel consiglio dell’unione sono a loro volta responsabili innanzi ai loro

parlamenti nazionali –

In base a quanto statuito nell’articolo 12 ntue i parlamentari nazionali contribuiscono

attivamente al buon funzionamento dell’unione europea. La partecipazione delle assemblee

parlamentari degli stati membri si concretizza nel generale dovere di informazione da parte

delle istituzioni, nonché nella ricezione dei progetti di atti legislativi . Gli stessi parlamentari

peraltro partecipano, nello spazio di libertà sicurezza e giustizia, ai meccanismi di valutazioni ai

fini della attuazione delle politiche dell’unione in conformità a quanto stabilito dal tfue e

associati al controllo politico di Europol e alla valutazione delle attività di EUROJUST. I

parlamentari nazionali partecipano inoltre alle procedure di revisione dei trattati ex 48 ntue ed

ex art 49 sono informati delle domande di adesione presentate da nuovi stati . Partecipano

inoltre alla cooperazione interparlamentare tra parlamenti nazionali ed europeo. Ciascuno dei

parlamentari o ciascuna camera puo’ entro un termine di 8 settimane inviare nai presidenti del

parlamento europeo, commissione e consiglio un parere motivato che contiene le ragioni in

base alle quali si ritiene che il progetto in causa non è conforme al principio di sussidiarietà . A

ciascun parlamentare o camera spetta all’occorrenza consultare i rispettivi parlamentari

regionali con poteri legislativi – Se i pareri motivati rappresentano almeno un terzo dell’insieme

dei voti attribuiti ai parlamentari nazionali il progetto deve essere riesaminato. Se l’atto

legislativo riguarda la materia dello spazio di di libertà sicurezza e giustizia la soglia è di un

quarto dei voti. Al termine del riesame le istituzioni competenti possono decidere di mantenere

il progetto e tale decisione deve essere adeguatamente motivata –

Secondo una ulteriore procedura prevista dal protocollo se, nell’ambito della procedura

legislativa ordinaria, i pareri motivati rappresentano almeno la maggioranza semplice dei voti

detenuti di parlamentari nazionali, la proposta è riesaminata e la commissione puo’ decidere

se mantenere la proposta, modificarla o o ritirata. Se viene mantenuta la Commissione deve

redigere parere motivato in cui spiega perché ritiene la proposta conforme al rispetto del

principio di sussidiarietà. I pareri motivati redatti dalla commissione e dai parlamentari

nazionali sono sottoposti al legislatore dell’unione che esamina la compatibilità del proposta al

principio de quo e non ne fa riesame se a maggioranza del 55% dei voti espressi dal consiglio o

a maggioranza dei voti espressi dal parlamento europeo si ritiene la non conformità .

Oltre che un controllo a posteriori è contemplato anche un controllo a priori che si esercita

attraverso ricorso alla Corte di Giustizia per violazione del principio di sussidiarietà. Ai sensi

dell’articolo 8 del protocollo infatti la corte di giustizia è competente a statuire sui ricorsi per

violazione del principio di sussidiarietà in un atto legislativo proposti da uno Stato membro o da

esso trasmessi a nome del suo parlamento nazionale o una camera dello stesso. Tali ricorsi

possono essere proposti anche dal comitato delle Regioni per l’adozione degli atti legislativi

ove è richiesta la sua consultazione.

La cooperazione rafforzata ( introdotta dal Trattato di Amsterdam)

Diritto riconosciuto agli stati membri di adottare azioni comuni anche in assenza di una volontà

concorde di tutti i paesi dell’unione europea. Meccanismo pensato al fine di superare le

situazioni di blocco in seno agli organi decisionali nel processo di integrazione dell’unione.

Ipotesi in cui un gruppo di stati, nell’ambito di quanto delineato dalla politica dell’unione,

persegue obiettivi che non possono essere realizzati in tempi ragionevoli da tutti gli stati

membri. Strumento di integrazione progressiva aperto a tutti gli stati membri. Disciplina ex

articolo 20 Ntue poi integrata dagli artt 326- 334 tfue- Norme ad hoc stabilite in alcuni settori

specifici.

In riferimento all’oggetto l’articolo 20 ntue afferma che gli stati membri i quali intendono

instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel quadro delle competenze non esclusive

dell’unione possono fare ricorso alle sue istituzioni ed esercitare tali competenze applicando le

pertinenti disposizioni dei trattati, nei limiti e secondo le modalità espressamente stabilite.

Ex 326 tfue le cooperazioni rafforzate rispettano i trattati e il diritto dell’unione e inoltre non

possono recare pregiudizio ne al mercato interno ne alla coesione economica, sociale e

territoriale. Non possono costituire ostacolo o discriminazione per lo scambio tra i vari paesi

membri ne provocare all’uopo tra essi distorsioni delle regole di concorrenza. Esse rispettano le

competenze, i diritti e gli obblighi degli stati che non vi partecipano i quali a loro volta non ne

ostacolano l’attuazione . Gli atti adottati nell’ambito delle cooperazioni rafforzate sono inoltre

vincolanti solo per gli stati che vi partecipano e non si impongono ai nuovi stati. Essa puo’

essere attuata se iunisce almeno 9 stati e in questo modo si è inteso assicurare che l’eventuale

allargamento agevolerà sempre piu’ la possibilità di ricorso al suddetto meccanismo.

Ex 329 tfue gli stati che intendono instaurare tra loro una cooperazione rafforzata in uno dei

settori di competenza dell’unione, ad eccezione di quelli a competenza esclusiva e della politica

estera e di sicurezza comune, trasmettono una richiesta alla Commissione precisando il

relativo ambito di applicazione nonché gli obiettivi perseguiti. La commissione puo’ presentare

al riguardo una proposta al consiglio e se non lo fa deve informare gli stati delle ragioni di tale

decisone. Da tali rilievi emerge in nuovo ruolo della Commissione quale organo super partes

tra organi partecipanti e non alla cooperazione con il compito di valutare il rispetto dei limiti e

delle regole a condizione delle quali è ammessa la stessa cooperazione rafforzata. Un ruoolo di

rilievo assume anche il parlamento europeo in quanto la relativa autorizzazione è assunta

secondo il modello della codecisione infatti essa è adottata dal consiglio su proposta della

commissione e previa approvazione dello stesso parlamento.

Una diversa procedura è prevista in materia di pesc in quanto in questo caso la proposta di

cooperazione deve essere presentata al consiglio e trasmessa all’Alto rappresentante

dell’unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza che esprime un parere sulla coerenza

della cooperazione rafforzata con la politica estera e di sicurezza comune dell’unione nonché

trasmessa per conoscenza anche al parlamento europeo. Autorizzazione procedere su

decisione del consiglio che decide all’unanimità e dunque maggiore potere degli stati membri.

Unanimità solo sulla base dei voti dei rappresentanti degli stati partecipanti e non di tutti.

Altre regole disciplinano la procedura per l’adesione degli stati non promotori della

cooperazione rafforzata: nel caso di materia comune è necessario che lo stato che intende

aderire notifichi tale intenzione al consiglio e alla commissione la quale entro 4 mesi dalla

notifica conferma la partecipazione dello stato in questione dopo avere verificato il rispetto

delle condizioni. Se esse non sono soddisfatte indica le condizioni utili al soddisfacimento delle

stesse fissando un termine per il riesame della questione. Se dopo il riesame la commissione

continua a ritenere che le condizioni non siano soddisfatte lo stato puo’ presentare la proposta

di partecipazione al consiglio.

In materia di politica estera e sicurezza comune invece lo stato deve notificare tale intenzione

direttamente al consiglio all’alto rappresentante dell’unione per gli affari esteri e alla

commissione ma la fase istruttoria viene svolta principalmente dal Consiglio. Dopo avere

constatato la sussistenza delle condizioni e dopo consultazione dell’alto rappresentante il

consiglio decide circa la partecipazione dello stato alla cooperazione rafforzata . Il consiglio

delibera alla unanimità e puo’ rinviare la questione dando termine per l’adeguamento e il

soddisfacimento delle stesse condizioni.

Nell’ambito dello spazio di sicurezza, giustizia e libertà sono inoltre previste forme di

cooperazione rafforzata semplificata nel campo della cooperazione giudiziaria in materia

penale e di polizia. L’articolo 82 tfue riconosce inoltre la facoltà ad uno stato membro

dell’unione, ove ritenga che un progetto di direttiva incida su aspetti fondamentali del proprio

ordinamento giuridico penale , che il consiglio europeo sia investito della questione.

In caso di disaccordo se almeno 9 stati vogliono la cooperazione rafforzata, ne informano il

consiglio il parlamento e la commissione e in tal caso l’autorizzazione a procedere sin considera

concessa . CAPITOLO 4: LA STRUTTURA ISTITUZIONALE

Gia in seno al previgente Trattato Ue si disponeva che l’ue era dotata di un quadro istituzionale

unico che assicurava la coerenza e la continuità delle azioni svolte per il raggiungimento dei

suoi obiettivi, rispettando e sviluppando il sostrato comunitario. Si assicurava cosi’ il

coordinamento delle varie azioni nell’ambito dei tre pilastri. Quando si allargarono le materie

di cooperazione rispetto ai 3 originarie comunità di Ce, Ceca ed Euratom anziché procedere alla

istituzione di nuovi organi si procedette all’ampliamento dei poteri e delle competenze di quelli

già esistenti. Il Trattato di Lisbona interviene in tale assetto ribadendo L’unicità del quadro

istituzionale dell’unione quale logica conseguenza della soppressione della impostazione

precedente fondata sui 3 pilastri.

Sullo scenario internazione L’unione rappresenta, dunque, un unico ente dotato di personalità

giuridica e un unico assetto istituzionale, cui vengono attribuiti poteri di intervento e di azione

nei diversi settori di competenza secondo quanto statuito dal TFUE E NTUE, mentre la PESC

rimane soggetta a norme e procedure peculiari.

Ai sensi dell’articolo 13 NTUE l’Unione europea dispone di un quadro istituzionale che mira a

promuoverne i valori, conseguirne gli obiettivi, servire i suoi interessi nonché quelli dei suoi

cittadini e Stati membri, garantire coerenza , efficacia e continuità delle sue politiche e delle

sue azioni.

Il quadro istituzionale viene modificato in seguito al Trattato di Lisbona: nel nuovo quadro il

Parlamento europeo vede notevolmente accresciuto il proprio ruolo condividendo con il

Consiglio alcune rilevanti funzioni quali quella legislativa e di bilancio. Viene peraltro

incrementato il ruolo dei singoli parlamentari nazionali e introdotta attraverso la

istituzionalizzazione del consiglio europeo, una presidenza permanente inserita nei rapporti tra

le varie istituzioni. Anche la Banca centrale europea viene inserita nell’articolo 13 NTUE nel

novero delle istituzioni europee, aggiungendosi quindi al Parlamento europeo, Consiglio

europeo, Consiglio, Commissione europea, Corte di Giustizia e Corte dei Conti.

Per espressa previsione del Trattato le istituzioni agiscono nei limiti dei poteri loro attribuiti

secondo le condizioni e le finalità previste dagli stessi trattati, attuando tra loro una leale

cooperazione . Viene cosi’ affermato in modo esplicito il principio della leale collaborazione

istituzionale, già affermato in via giurisprudenziale dalla corte di giustizia e volto ad evitare

blocchi procedurali nonché ad assicurare l’armonioso e corretto funzionamento dell’Unione.

CONSIGLIO EUROPEO

Istituito dal Vertice di parigi nel 1974 e formalizzato in seno all’Atto unico europeo del 1986.

Successivo riconoscimento ad opera del Trattato di Maastricht il quale le definiva come organo

volto a dare all’unione l’impulso necessario al suo sviluppo definendone gli orientamenti politici

generali. Esso riunisce i capi di stato o di governo dei vari stati membri, nonché il Presidente

della Commissione, i quali sono assistiti dai ministri degli affari esteri degli Stati nonché da un

membro della Commissione. Veniva poi previsto che il Consiglio Europeo si riunisse almeno due

volte l’anno sotto la direzione del Capo di stato o governo dello stato membro che esercita la

presidenza e che il Consiglio europeo dovesse presentare alla commissione una relazione dopo

ciascuna delle suddette riunioni nonché una relazione scritta annuale sui progressi dell’unione.

Il trattato di Lisbona compie la piena istituzionalizzazione del Consiglio europeo disponendo in

materia una apposita disciplina di cui all’articolo 15 NTUE ove vengono fissate le funzioni e le

attribuzioni , mentre nel Tfue la relativa disciplina è dettata dagli artt 235 e 236. La nuova

disciplina conferma il gia accennato ruolo di impulso e di orientamento delle politiche generali

e vi aggiunge, le priorità generali avendo cura di escludere espressamente la possibile

attribuzione di funzioni legislative .

Il consiglio europeo è dunque essenzialmente una istituzione di indirizzo politico, cui i Tratatti

attribuiscono il potere di adottare vere e proprie decisioni che definiscono obiettivi e strategie

dell’unione europea. Il consiglio infatti, per espressa affermazione del ntue, individua gli

obiettivi e le strategie dell’unione attraverso decisioni e nell’ambito Pesc, adotta decisioni

necessarie a definire gli obiettivi, gli interessi strategici e gli orientamenti generali.

Esso è composto dai Capi di Stato o di Governo dei paesi membri ( la scelta è rimessa ai singoli

Stati in base alla loro specifica forma di governo), dal Presidente del Consiglio europeo stesso e

da quello della Commissione, partecipa altresi ai lavori l’Alto rappresentante per gli affari esteri

e la politica di sicurezza. La presenza del presidente della Commissione serve ad agevolare un

opera di raccordo tra le due istituzioni in quanto in questo modo la stessa Commissione ,

organo che esercita l’iniziativa legislativa, farà propri gli orientamenti politici emersi in seno al

Consiglio europeo al fine di mirare ad ottenere largo consenso all’interno del Consiglio, la cui

composizione ricalca in buona parte quella del Consiglio europeo.

In base alle nuova impostazione il CE si riunisce almeno due volte a semestre su convocazione

del presidente, essendo peraltro ammessa la convocazione di riunioni straordinarie. Il Ntue

articolo 15 recepisce la regola del consenso quale metodo generale, salvo i casi in cui in seno

ai Trattati si dispone diversamente. Si tratta delle ipotesi in cui il Consiglio europeo procede a

votazione, secondo i criteri della unanimità, maggioranza qualificata e maggioranza semplice.

Alla unanimità si fa ricorso per le questioni di maggiore rilevanza quali possono essere ad

esempio le decisioni su reiterate violazioni da parte dei paesi membri dei valori del trattato o

questioni concernenti la stessa composizione del parlamento europeo. L’elezione a

maggioranza qualificata è prevista ad esempio per l’elezione del Presidente del Consiglio

europeo o della proposta per la candidatura a presidente della commissione. In altri casi si

procede a maggioranza semplice, come accade per l’esame delle proposte di modifica dei

Trattati. Cosi’ come previsto per il Consiglio, anche nel consiglio europeo è possibile procedere

al meccanismo della delega del voto di uno solo dei membri.

Ai sensi dell’articolo 235 tfue quando il Consiglio europeo procede alla votazione ad essa non

prendono parte di due presidenti ( logica per i casi di maggioranza qualificata calcolata in

riferimento agli Stati).

Il Presidente del consiglio europeo è eletto a maggioranza qualificata per un mandato di due

anni e mezzo rinnovabile una sola volta, al mandato si puo’ porre fine in caso di impedimento o

colpa grave. Esso presiede ed anima i lavori, in cooperazione con il presidente della

commissione e l’Alto rappresentante e si adopera per agevolare il consenso presentando al

Parlamento una relazione in seguito a ciascuna riunione. Figura di Raccordo tra le varie

istituzioni rappresentata dal Consiglio europeo. Il presidente non puo’ peraltro esercitare un

mandato nazionale, in quanto deve essere posto nelle condizioni di esercitare con pienezza ed

autonomia nonché in modo continuato le proprie funzioni.

Per quanto riguarda la natura giuridica dell’organo si rileva come esso svolga funzioni assai

variegate tra loro sicchè esso svolge sia attività di indirizzo politico, che di politica attiva che

consentono di definirlo come riunione di organi di stati membri.

CONSIGLIO

Ai sensi dell’articolo 16 NTUE il Consiglio è formato da un rappresentante di ciascun Stato

membro a livello ministeriale, con potere di impegnare il governo del suddetto stato e di

esercitare il relativo diritto di voto. Tale norma viene interpretata in maniera elastica, sicchè si

ammette che nell’impossibilità per i ministri o i sottosegretari, era ammessa la partecipazione

di funzionari di rango diverso come ad esempio i membri del Comitato dei rappresentanti

permanenti degli Stati membri. La scelta del rappresentante da inviare è rimessa al singolo

Stato.

Il Consiglio si riunisce in varie formazioni il cui elenco è adottato con maggioranza qualificata e

tra le quali è prevista, una composizione Affari Generali volta ad assicurare la coerenza dei

lavori delle varie formazioni , preparare le riunioni consentendo anche una via di collegamento

con il Presidente del consiglio europeo e della Commissione. E’ inoltre prevista anche una

formazione Affari Esteri la quale elabora una azione esterna dell’unione secondo le linee

strategiche definite dal Consiglio europeo , assicurando la coerenza dell’ue nel settore. La

presidenza della formazione affari esteri spetta di diritto all’Alto rappresentante affari esteri e

politica di sicurezza, mentre per quel che concerne le altre la presidenza è esercitata dai vari

rappresentanti degli Stati secondo un meccanismo di rotazione paritaria alle condizioni stabilite

dal consiglio europeo, secondo quanto previsto dall’articolo 236 TFUE.

Il Consiglio si riunisce su convocazione del Presidente , su iniziativa di costui, dei membri o

della Commissione. Allo stesso sono attribuite le piu’ rilevanti funzioni.

Originariamente allo stesso era attribuito il potere normativo di carattere primario in

condivisione parziale con il parlamento europeo in ambito comunitario, nonché il potere di

adozione degli atti nei settori del secondo e del terzo pilastro. Il Trattato di Lisbona ha realizzato

un opera di riequilibrio dei poteri di Consiglio e Parlamento europeo nel senso di affermare che

le due istituzioni esercitano oggi congiuntamente il potere la funzione legislativa e di bilancio.

Il consiglio esercita inoltre la funzione di definizione delle politiche e di coordinamento alle

condizioni stabilite dai trattati. Il primo di tali poteri si risolveva in origine nella tradizionale

funzione di indirizzo, assumendo invece nel contesto attuale maggiore specificità e concretezza

in quanto oggi esso coincide con una serie di precise attribuzioni quali il potere di indirizzo nelle

politiche economiche degli Stati membri, nonché di sorveglianza sulla loro evoluzione

economica e potere di decidere sull’assistenza finanziaria dell’unione in riferimento al singolo

stato che versi in condizioni di particolare disagio economico o sia minacciato da calamità

naturali ed eventi eccezionali e ancora potere di rimprovero raccomandazione e sanzione dello

stato che presenti un disavanzo pubblico eccessivo.

Deliberazione del consiglio e votazione

Al Consiglio spetta, tra le altre, la funzione legislativa e di bilancio, ossia il potere di concreta

adozione degli atti dell’Unione nell’ambito di una potestà normativa vera e propria condivisa

con il parlamento europeo e con la commissione la quale si estrinseca anche nell’adozione di

decisioni riconducibili ad una attività di tipo esecutivo o amministrativo.

Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata ove non diversamente previsto. Il calcolo della

maggioranza si fonda sul cosiddetto sistema della doppia maggioranza che entrerà in vigore a

partire dal 1 novembre 2014. Tale sistema impone la necessità di un consenso di almeno il

55% dei membri del Consiglio che rappresentino Stati membri che totalizzano almeno il 65%

della popolazione dell’unione europea. Per quel che concerne la cosiddetta minoranza di

blocco, ovvero la possibilità di alcuni stati di bloccare con il loro dissenso il raggiungimento

della maggioranza, viene prescritto che tale minoranza debba necessariamente ricomprendere

almeno 4 membri del Consiglio e in caso contrario la maggioranza debba ritenersi raggiunta.

Nel Tfue all’art 238,sono previste percentuali differenti di maggioranza e in particolare il 72%

degli stati e sempre il 65% per la popolazione , scelta giustificata dal fatto che si tratta di

ipotesi in cui il consiglio non delibera su proposta della commissione o dell’alto rappresentante

ma di propria iniziativa o su iniziativa di altri soggetti, venendo meno quella garanzia di fondo

data da organi istituzionali devoluti ontologicamente a perseguire gli interessi generali

dell’unione.

Applicazione di un regime di regole transitorie nel periodo prima fino al 31 ottobre 2014 e poi

dal 1 novembre al 31 marzo 2017. Tali regole transitorie sono contenute in un apposito

protocollo e fino al 1 novembre 2014 si sancisce l’utilizzo del previgente criterio di calcolo della

ponderazione , con l’indicazione dei singoli pesi di voto attribuiti a ciascuno Stato per un totale

complessivo di 345 voti che con l’ingresso della Croazia verranno aumentati a 352. Si stabilisce

che il voto favorevole si attua al raggiungimento dei voti pari a numero 255 che esprimano il

voto favorevole della maggioranza dei membri se le delibere devono essere adottate su

proposta della Commissione, mentre negli altri casi 255 voti che esprimano la maggioranza di

almeno due terzi dei membri. Con l’ingresso della Croazia sarà richiesto il raggiungimento dei

260 voti. Cio’ al fine di evitare che la decisione possa essere attuata con il voto favorevole

degli stati con il maggior peso pur costituenti una minoranza. Altra garanzia in questo senso è

costituita dalla cosiddetta verifica demografia ossia la possibilità riconosciuta a ciascuno Stato

di chiedere che gli stati membri che rappresentano la maggioranza rappresentino almeno il

62% della popolazione totale dell’unione stante l’impossibilità di deliberare la decisione se tale

condizione non risulta soddisfatta. Tale meccanismo non si applica automaticamente ma su

richiesta di uno Stato sicchè anche se non si raggiunge il 62%, in mancanza di istanza la

delibera verrà adottata essendo valida ed efficace. Fino al 31 marzo 2017 peraltro ciascuno

stato potra richiedere che la votazione continui ad avvenire secondo il meccanismo della

ponderazione, essendo dunque ipotizzabile che il sistema della doppia maggioranza entrerà

effettivamente in vigore solo a partire dalla suddetta data. Fino a tale data inoltre se alcuni

stati vicini ad integrare i requisiti per costituite una minoranza di blocco non ancora tale, si

oppongono all’adozione di un determinato atto potranno chiedere al Consiglio di prolungare la

discussione per un tempo ragionevole tale da produrre in consenso di tutti gli stati senza

pregiudizio per i limiti temporali eventualmente stabiliti nei Trattati. Dopo l’entrata in vigore

della doppia maggioranza la prosecuzione della discussione sarà subordinata alla richiesta di

un numero di stati che rappresentino il 55% della popolazione a fronte dell’attuale 75%.

Regola della maggioranza qualificata nella votazione del consiglio elevata dal Trattato di

Lisbona quale regola generale, pur permanendo numerose ipotesi di operatività della regola

della unanimità nonostante essa si fosse già dimostrata poco agevole nell’ agevolazione del

processo decisionale dell’Unione. Il voto unanime è ad esempio ancora richiesto in materia di

non discriminazione, cooperazione di polizia, armonizzazione delle legislazioni in materia di

imposte necessarie al funzionamento del mercato interno ed a evitare la distorsione delle

regole della concorrenza, attribuzione di incarichi alla BCE , nonché in materia di politica

commerciale comune . Le ipotesi di maggioranza semplice sono invece del tutto residuali e in

larga misura relative a meccanismi interni e procedurali.

Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri ( coreper)

Si tratta di un organo interno al Consiglio responsabile della preparazione dei lavori dello stesso

nonché della esecuzione dei compiti che lo stesso consiglio gli assegna. L’organo, il quale ha

assunto sempre piu’ importanza, si compone dei rappresentanti degli stati presso l’unione

europea , ossia ambasciatori e personale diplomatico accreditato presso l’Unione. Il compito

piu’ importante concerne l’esame preliminare delle proposte di atti normativi che la

Commissione intende sottoporre al Consiglio. Secondo il regolamento del consiglio infatti tutti i

punti all’ordine del giorno sono assoggettati ad un esame in via preliminare che tenta di trovare

un accordo poi da sottoporre allo stesso consiglio. La Commissione deve dunque sottoporre in

prima istanza la proposta normativa all’esame di tale organo il quale se raggiunge un accordo

unanime, inserisce la proposta al punto a dell’ordine del giorno ossia quelle questioni in

riferimento alle quali il consiglio procede ad una approvazione formale senza previa discussione

preliminare a meno di esplicita richiesta in tal senso da parte di un membro del consiglio o

della commissione. In caso di mancato accordo la proposta è inserita al numero b tra le

questioni che necessitano di preventiva discussione.

Il Carattere permanente dell’organo assicura la continuità dei lavori nonché un dialogo tra

consiglio e commissione. LA COMMISSIONE

DISCIPLINA EX 17 NTUE E ARTT 244- 255 TFUE

Oggi composta da un commissario per ciascuno Stato per un totale di 27 membri, mentre

originariamente si prescriveva la presenza di due commissari per gli Stati piu’ importanti.

La commissione nominata tra la data di entrata in vigore del Trattato di Lisbona e il 1 nov. 2014

è composta da un cittadino per ogni singolo Stato membro nonché il Presidente e L’Alto

rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza che assume il ruolo di

vicepresidente. A partire dal 1 novembre 2014 la Commissione è composta da un numero di

membri, compreso il presidente e L’Alto rappresentante, pari ai due terzi del numero degli Stati

membri, a meno che il consiglio deliberando all’unanimità non decida di modificare il suddetto

numero. A partire da tale data inoltre i cittadini degli Stati verranno scelti attraverso un

meccanismo di rotazione assolutamente paritario, tra i vari paesi che ne rifletta la

composizione geografica e demografica secondo un sistema stabilito all’unanimità dal consiglio

secondo quanto stabilito dall’articolo 244 tfue. In previsione della data a partire dalla quale la

Commissione cesserà di annoverare un commissario per ogni Stato membro, secondo quanto

stabilito in apposita dichiarazione allegata al trattato di lisbona, la stessa dovrà avere

particolare cura nell’assicurare piena trasparenza nelle relazioni con tutti gli Stati membri ,

dovendo mantenere stretti rapporti con tutti i paesi prescindendo dalla presenta di un loro

cittadino rappresentante in commissione, dedicando particolare rilievo alla opportunità di

scambiare informazione e consultarsi con tutti gli Stati. La commissione è chiamata inoltre ad

adottare tutte le misure necessarie affinchè siano prese in considerazione le realtà politiche,

economiche e sociali di tutti gli stati, ovvero anche di quelli che non hanno un cittadino in

commissione. Nonostante tali previsioni nel corso del Consiglio europeo svolto nel 2008 e

stante l’esito negativo del referendum irlandese si stabili’ che la Commissione avrebbe dovuto

continuare ad annoverare tra i suoi membri un rappresentante per ogni singolo stato membro.

La commissione è un organo collegiale di individui ed organo neutro , i cui membri sono scelti

in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo tra le personalità che offrono

piene garanzie di indipendenza, quale principio cui l’opera dei commissari deve essere

improntata. Essi devono infatti svolgere le loro funzioni nell’interesse generale dell’unione,

nonché a garanzia del carattere neutro della suddetta istituzione sicchè nell’espletamento delle

proprie funzioni i commissari europei non sollecitano ne accettano istruzioni da parte di alcun

governo o organismo, astenendosi da ogni atto incompatibile con il carattere delle funzioni

esercitate. Da altra parte gli stati si impegnano a loro volta a rispettare il carattere neutro della

istituzione in parola astenendosi di operare nel senso di una influenza sui singoli commissari.

L’Unica eccezione è costituita dall’Alto rappresentante che agisce anche nella veste di

rappresentante del Consiglio. I commissari a garanzia della loro indipendenza devono

abbandonare qualsiasi incarico o attività professionale anche gratuita per tutto il tempo in cui

esercitano le loro funzioni. Essi assumono l’obbligo di rispettare quanto connesso alla loro

carica tra cui i doveri di onestà e delicatezza nell’accettare dal momento della cessazione

dell’incarico determinate funzioni o vantaggi. In presenza della violazione di uno dei suddetti

obblighi la corte di giustizia su istanza del consiglio a maggioranza semplice o della stessa

commissione, possa deliberare le dimissioni d’ufficio o la decadenza del diritto a pensione o ad

altri vantaggi sostitutivi.

Alla commissione sono attribuite una funzione esecutiva e una funzione di vigilanza circa il

rispetto degli obblighi posti dall’unione, e proprio la peculiarità di tale funzione ne impone la

garanzia di imparzialità .

Nella medesima prospettiva si pone la disciplina relativa alla procedura di nomina cui

partecipano anche il consiglio europeo, il consiglio e il Parlamento europeo la cui presenza

consente una garanzia di reciproco controllo da parte dei rappresentanti degli stati in ordine

alle singole candidature. Secondo la suddetta procedura il Consiglio europeo, dopo avere

effettuato le dovute consultazioni ed analizzato i risultati in seno alle elezioni del parlamento

europeo, delibera a maggioranza qualificata e propone una candidatura circa il presidente

della commissione al Parlamento europeo il quale elegge il presidente a maggioranza. Se non

si raggiunge una maggioranza il Consiglio propone entro un mese un altro candidato in

riferimento al quale si segue la medesima procedura. Una volta eletto il presidente insieme al

consiglio adottando l’elenco dei soggetti che si intendono nominare come commissari tra chi è

stato selezionato dai vari stati secondo le procedure di rotazione. La Commissione cosi

composta è soggetta ad un voto di approvazione da parte del Parlamento europeo il quale si

esprime in relazione al collegio nel suo complesso, essendogli preclusa una censura

riguardante il singolo membro. In seguito all’approvazione del parlamento i componenti sono

soggetti a formale nomina del Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata.

Il Presidente della Commissione detiene nel nuovo assetto poteri di rilievo tra i quali, la

delineazione degli orientamenti nel quadro dei quali la commissione esercita le sue funzioni, la

decisione della organizzazione interna della commissione al fine di assicurare la coerenza,

l’efficacia e la collegialità del relativo operato, la nomina dei vice presidenti ad eccezione

dell’Alto rappresentante . Il presidente ha inoltre il potere di determinare le dimissioni di uno

dei commissari nonché di chiedere le dimissioni dell’alto rappresentante benché la cessazione

dell’incarico possa essere determinata solo dal consiglio secondo la procedura che prevede la

delibera a maggioranza qualificata e l’accordo con il presidente della commissione.

La commissione è responsabile collettivamente innanzi al Parlamento europeo: lo stesso puo’

votare infatti una mozione si sfiducia nei confronti della commissione e se la relativa mozione è

approvata a maggioranza dei due terzi dei voti espressi e a maggioranza dei membri che

compongono il Parlamento europeo i membri della Commissione si dimettono collettivamente

dalle loro funzioni e l’alto rappresentante rassegna le dimissioni solo relativamente al ruolo

esercitato in seno alla commissione.

Il Mandato della Commissione dura 5 anni: Nel caso di posto vacante per dimissioni volontarie

o d’ufficio il nuovo membro della stessa nazionalità è nominato dal consiglio su accordo del

presidente della commissione e previa consultazione del parlamento europeo . Il consiglio su

decisione unanime puo’ anche stabilire che il posto vacante non debba essere coperto se è

breve la restante durata del mandato. Se il posto vacante è pero’ del presidente o dell’alto

rappresentante è sempre prevista la sua sostituzione.

La commissione ai sensi dell’articolo 17 NTUE, ha in primo luogo il compito di promuovere

l’interesse generale dell’unione e di adottare a tal fine le iniziative appropriate. La

commissione vigila sulla applicazione dei Trattati e delle misure adottate, nonchè circa

l’applicazione del diritto dell’unione sotto il Controllo della Corte di Giustizia della Unione

europea . Essendo organo indipendente composto da individui e non da rappresentanti di stati

e meglio di qualsiasi altro idoneo ad assicurare un efficace potere di controllo circa il rispetto

delle norme ue da parte degli stati. I soggetti controllati dalla commissione sono sia gli stati

che le istituzioni dell’unione , a tale potere si accompagna quello di indagine dal momento

che la commissione puo’ intraprendere indagini d’ufficio su richiesta del governo di uno stato

membro o di reclami presentati da privati , sia operatori economici che cittadini.

Essa dispone anche di ampi poteri istruttori con i quali oltre a richiedere informazioni puo’

decidere di condurre procedure di inchieste per settori o verifiche dirette nei confronti di

singole imprese – La stessa puo’ inoltre adire la Corte di giustizia per fare constatare , in sede

giurisdizionale, un inadempimento di uno stato o una istituzione comunitaria proponendo

ricorso per infrazione avverso uno stato o ricorso per annullamento degli atti o in carenza per le

omissioni delle istituzioni.

La commissione dà peraltro esecuzione al bilancio e gestisce i programmi, esercitando funzioni

di coordinamento esecuzione e gestione secondo le condizioni stabilite dai Trattati. La stessa

invia inoltre il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’unione rivolto alla

stipulazione di accordi internazionali. Alla stessa compete poi di formulare le proposte per

l’adozione degli atti legislativi , mentre cio’ è possibile in via di eccezione per gli atti diversi da

quelli aventi natura legislativa.

L’articolo 290 tfue contempla poi la possibile emanazione da parte della commissione di atti

normativi delegati ovvero, un atto legislativo puo’ delegare alla commissione il potere di

adottare atti non legislativi di portata generale che integrano o modificano determinati

elementi non essenziali dell’atto legislativo. L’esercizio di tale potere è soggetto al controllo del

parlamento europeo e del consiglio .

Ai sensi del 291 tfue peraltro se si rendono necessarie condizioni uniformi di esecuzione di atti

giuridicamente vincolanti, si conferiscono competenze di esecuzione alla commissione

( regolamenti, direttive o decisioni di esecuzione). L’esercizio delle competenze di esecuzione è

soggetto al controllo da parte degli Stati membri.

Le varie competenze sono strutturate e ripartite tra i commissari e il presidente salvo quelle

relative all’azione esterna e al coordinamento per quel che la stessa azione esterna concerne.

Ogni anno la commissione pubblica infine una relazione generale sulla attività dell’unione.

ALTO RAPPRESENTANTE DELL’UNIONE PER GLI AFFARI ESTERI E LA POLITICA DI

SICUREZZA

Figura introdotta dal Trattato di Lisbona ( già contemplato dal trattato di Amsterdam quale

ministro degli affari esteri ue)-Tale figura agisce in veste di mandatario del consiglio, e da altra

parte assume il ruolo di Vicepresidente della Commissione. Articolo 18 NTUE.

Viene nominato dal Consiglio europeo con delibera adottata a maggioranza qualificata e su

accordo del presidente della Commissione. Viene sottoposto ad approvazione del parlamento

europeo insieme ai membri della commissione e al suo presidente. Nella veste di mandatario

del consiglio guida lampo litica estera e di sicurezza comune dell’unione, contribuendo con le

sue proposte alla elaborazione e alla attuazione della stessa. Esso è inoltre uno dei

Vicepresidenti della Commissione, vigilando sulla coerenza della azione sterna dell’Unione ed

essendo in tale contesto incaricato della responsabilità che a tale istituzione incombe nel

settore delle relazioni esterne e del coordinamento degli altri aspetti della azione esterna.

Esso rappresenta inoltre l’unione nelle materie che rientrano nella politica estera e di sicurezza

comune., conducendo a nome dell’unione il dialogo politico con i terzi ed esprimendo la relativa

posizione dell’unione nelle organizzazioni internazionali e in seno alle conferenze. Nello

svolgimento delle sue funzioni si avvale del SERVIZIO EUROPEO per l’azione esterna, il quale è

organismo che lavora in collaborazione con i servizi diplomatici degli stati membri ed è

composto da funzionari dei servizi competenti del segretariato generale del consiglio e della

commissione nonché da personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali.

Ogni stato membro, nonché l’alto rappresentante solo o coadiuvato dalla commissione possono

presentare al consiglio questioni relative alla politica estera o di sicurezza comune presentando

contestualmente iniziative o proposte. Nella esigenza di una soluzione rapida l’alto

rappresentante puo’ convocare d’urgenza il consiglio entro 48 o minor termine. Puo’ altresi

nominare un mandatario per la risoluzione di problemi specifici .

PARLAMENTO EUROPEO

Prima denominato assemblea europea, ha visto notevolmente rafforzare il proprio ruolo in

seguito alle modifiche apportate dal Trattato di Lisbona. Disciplina ex art 14 NTUE ai sensi del

quale il parlamento europeo esercita , congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e di

bilancio. Al Pe sono poi espressamente attribuite la funzione consultiva e di controllo politico ,

nonchè il compito di procedere alla elezione del Presidente della Commissione. Il potere di

controllo politico si esplica sostanzialmente nei confronti della Commissione con l’avvertenza

che tra i due istituti non è configurato il tradizionale meccanismo della fiducia , solitamente

presente nelle forme di governo a democrazia parlamentare. Il Pe provvede alla approvazione

dei membri della commissione, del presidente e dell’alto rappresentante nel suo complesso,

non potendo muovere una specifica censura sulla singola candidatura ma approvando nel

complesso. Lo stesso detiene invece un potere di censura relativo all’operato della

commissione , ancora una volta collettivamente considerata. Nel caso di censura i membri

della Commissione devono abbandonare collettivamente le loro funzioni, continuando a

svolgere gli atti di ordinaria amministrazione fino alla loro sostituzione . Come già rilevato in

questi casi l’alto rappresentante abbandona le sole funzioni in seno alla commissione e no

anche in seno al Consiglio. La mozione di censura non puo’ essere votata prima di tre giorni

dalla sua presentazione a scrutinio pubblico ove è richiesta la maggioranza dei due terzi dei

voti espressi che in ogni caso costituiscano la maggioranza dei membri che compongono il

Parlamento europeo . Il controllo politico da parte del pe si esercita anche attraverso le

informazioni che lo stesso raccoglie dalle altre istituzioni comunitarie che allo stesso sono

chiamate a devolvere relazioni e rapporti, quale la relazione annuale inviata dalla

Commissione. Lo stesso puo’ anche procurarsi autonomamente le informazioni attraverso lo

strumento delle interrogazioni rivolte alle altre istituzioni nonché la formazione di commissioni

di inchiesta che esaminano le denunce di infrazione e di cattova osservanza dei dettami

stabiliti in seno ai Trattati. Il PE è composto da rappresentanti di cittadini dell’unione e non da

rappresentanti di stati. La rappresentanza dei cittadini è garantita in modo degressivamente

proprorzionale , secondo una soglia minima di 6 membri per Stato , a nessuno Stato sono

assegnati piu’ di 96 membri . I paesi piu’ grandi saranno quindi rappresentati in numero

proporzionalmente inferiore rispetto ai piu’ piccoli, fermo restando il numero di due come seggi

minimi e di 96 come massimo. Il Consiglio europeo adotta all’unanimità, su iniziativa e

approvazione del Parlamento europeo, una deliberazione che stabilisce la composizione dello

stesso PE . I membri vengono eletti a suffragio universale, libero e segreto, per un mandato di

5 anni. Esso è dotato di un proprio presidente coadiuvato dai Vicepresidenti , che costituiscono

l’ufficio di presidenza e sono eletti dallo stesso PE. Lo stesso di propria iniziativa, deliberando

mediante regolamenti secondo una procedura legislativa speciale , stabilisce lo statuto e le

condizioni generali per l’esercizio delle funzioni dei suoi membri previo parere della

Commissione e approvazione del Consiglio. Ai sensi del 229 NTUE si prescrive che il Parlamento

europeo tenga annualmente una sessione ordinaria e possa riunirsi a sessione straordinaria su

richiesta della maggioranza dei suoi membri , del Consiglio o della Commissione . L’inizio della

sessione ordinaria è fissato il secondo martedì del mese di marzo. I lavori dell’assemblea

plenaria si tengono prevalentemente all’interno delle commissioni permanenti costituite dallo

stesso pe, alle quali è attribuita una competenza per materia che corrisponde alle suddivisioni

inerenti le Direzioni Generali della Commissione. Dopo le modifiche apportate dal Trattato di

Maastricht, i membri del pe vennero organizzati in partiti politici presenti a livello europeo.

Come espressamente affermato la presenza dei partiti contribuisce alla formazione di una

coscienza europea ed a esprimere la volontà politica dei cittadini dell’unione. Il Parlamento e il

consiglio, deliberando mediante regolamenti attraverso la procedura legislativa ordinaria,

determinano lo statuto dei partiti politici a livello europeo e in particolare le norme relative al

loro finanziamento. Anche per quel che concerne la formazione degli atti normativi è possibile

individuare una sostanziale differenza tra le assemblee parlamentari dei singoli stati e il PE, in

quanto esso non esaurisce in sé la figura del legislatore dell’Unione, ma esercita la relativa

funzione legislativa congiuntamente al Consiglio. Il PE ha peraltro visto accrescere il proprio

ruolo in riferimento alla funzione in esame dal momento che prima del Trattato di Lisbona lo

stesso si limitava ad una partecipazione al processo di formazione degli atti in condivisione con

il Consiglio , che tecnicamente adottava l’atto, e con la Commissione. Stante la limitata

incidenza del PE nella formazione dell’atto legislativo si era a lungo parlato di deficit

democratico, sebbene ridimensionato progressivamente in via dell’accrescimento dei poteri di

partecipazione ala funzione normativa e in particolare con l’ampliamento delle ipotesi di

operatività della procedura di codecisione con la quale il PE aveva un effettivo potere di

incidenza sulla procedura di formazione degli atti.

Le delibere PE, ove non diversamente previsto, vengono adottate a maggioranza dei suffragi

espressi ed il quorum costitutivo si raggiunge a fronte della presenza in aula di almeno un

terzo dei membri ma le delibere sono comunque valide a meno che , in seguito a richiesta

avanzata da un certo numero di parlamentari non si attesti la mancanza del numero legale.

Per le delibere di maggiore importanza si richiede il raggiungimento della maggioranza assoluta

, mentre si richiede la maggioranza dei componenti e dei due terzi dei voti espressi per la

mozione di censura circa l’operato della Commissione o per la contestazione della violazione

da parte dello Stato di uno dei valori sanciti all’articolo 2 NTUE. La maggioranza dei componenti

e dei tre quinti dei voti è invece richiesta per l’ipotesi di emendamenti al bilancio respinti dal

Consiglio. Ulteriore funzione del PE è infatti quella di bilancio esercitata congiuntamente al

Consiglio, sicchè gli stessi secondo una procedura legislativa speciale stabiliscono il bilancio

annuale dell’unione conformemente a quanto stabilito nei Trattati. Ciascuna istituzione, tranne

la bce, elabora prima del 1 luglio di ogni anno una previsione delle spese per l’esercizio

finanziario successivo e la Commissione raggruppa tali previsioni in un apposito progetto di

bilancio che comprende una previsione delle entrate e una delle spese. La commissione

sottopone la proposta contenente la previsione di bilancio al PE e al consiglio non oltre il 1

settembre dell’anno che precede quello di esecuzione del bilancio . All’esito di tale procedura il

bilancio viene adottato e spetta alla Commissione darvi esecuzione ex 317 tfue in

cooperazione con gli Stati membri. MEDIATORE

Organo introdotto in seguito alle modifiche apportate dal Trattato di Maastricht al TCE. Si tratta

di un organo individuale eletto dal PE all’inizio della legislatura e per tutta la sua durata, il

mandato è rinnovabile. Egli esercita le proprie funzioni in piena indipendenza e

nell’adempimento delle proprie competenze, non sollecitando ne accettando istruttoria da

alcun governo, istituzione organo o organismo e per tutta la durata dell’incarico non puo’

svolgere alcuna attività professionale, remunerata o meno. Il Mediatore è l’organo abilitato a

ricevere le denuncie da parte di ogni cittadino dell’unione, e di ogni persone fisica o giuridica

che risiede o abbia la propria sede sociale di uno Stato membro per le ipotesi di cattiva

amministrazione nell’azione delle istituzioni, degli organi o degli organismi dell’unione salvo

che la questione investa la corte di giustizia o il tribunale nell’esercizio della funzione

giurisdizionale. Tale organo di propria iniziativa o sulla base delle denunce ricevute, procede

alle necessarie indagini e se contesta un caso di cattiva amministrazione investe della

questione l’istituzione interessata la quale ha 3 mesi per redigere il parere. Il mediatore

trasmette inoltre una relazione al PE , alla persona che ha fatto denuncia( informata del

risultato dell’indagine) e alla istituzione interessata . Lo stesso puo’ essere dichiarato

dimissionario dalla corte di giustizia qualora non abbia piu’ le condizioni necessarie per

l’esercizio delle sue funzioni o abbia agito con colpa grave.

CORTE DI GIUSTIZIA UNIONE EUROPEA

Modifiche al sistema giurisdizionale ad opera del Trattato di Lisbona. Disciplina ex art 19 NTUE

8 251- 281 TFUE) ai sensi del quale l’istituzione in esame è unitaria ma suddivisa in diverse

formazioni al suo interno ossia Corte di Giustizia, Tribunale e Tribunali Specializzati – La

funzione attribuita alla Corte di giustizia, nel complesso delle sue articolazioni interne, è quella

di assicurare il rispetto del diritto nella applicazione e nella interpretazione dei Trattati. La

stessa si pronuncia conformemente ai trattati a) sui ricorsi presentati da uno Stato membro, da

una istituzione o da una persona fisica o giuridica b) in via pregiudiziale su richiesta delle

giurisdizioni nazionali sulla interpretazione del diritto dell’unione o sulla validità degli atti

adottati dalla istituzioni c) negli altri casi previsti dai Trattati .

CORTE DI GIUSTIZIA

La corte di giustizia è composta da un giudice per ogni stato membro, essa si riunisce in

sezioni composte da 3 o 5 giudici e in una grande sezione composta da 13 giudici,

conformemente a quanto previsto nello statuto della Corte e laddove previsto dallo stesso puo’

anche riunirsi in seduta plenaria. Tale istituzione è assistita da 8 avvocati generali che hanno il

compito di presentare pubblicamente, con assoluta imparzialità e indipendenza, conclusioni

motivate sulle cause richiedono un loro intervento conformemente a quanto stabilito nello

Statuto. L’intervento dell’avvocato generale non è obbligatorio in quanto la corte puo’

escluderlo se non vengono in rilievo nuove questioni di diritto e la corte comunque non è

vincolata nell’accoglimento delle conclusioni dell’avvocato che vengono in ogni caso

pubblicate nella sentenza e nella prassi servono ad orientare l’istituzione stessa.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea per l'esame della professoressa Nicoletta Parisi sui seguenti argomenti trattati: 1950: la Proposta Shuman: il ministro degli esteri francese Schuman proponeva di collocare sotto una comune ALTA AUTORITA’ l’intera produzione del Carbone e dell’Acciaio nel contesto di una organizzazione cui gli altri paesi Europei sarebbero stati liberi di aderire.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fedeam85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Parisi Nicoletta.

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