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TIPOLOGIA: istituzione politica

COMPITO: svolge incarichi da “ministro degli esteri” dell'Unione. Rappresenta l'Unione per le

materie della PESC, ed esprime le posizioni di questa in seno alle conferenze internazionali e nelle

organizzazioni internazionali.

FORMAZIONE: è una figura strettamente legata al Consiglio e al Consiglio Europeo ed è anche

membro della Commissione. E' coadiuvato da un “servizio europeo per l'azione esterna”, che lavora

in stretta collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri ed è composto da funzionari

del Consiglio e della Commissione (art. 27,3 TFUE)

FUNZIONI: Negozia accordi con stati esteri riguardo le materie di propria competenza. Al di fuori

della PESC, l'Alto Rappresentante ha la responsabilità di gestire le relazioni esterne della

Commissione e il coordinamento degli altri aspetti dell'azione esterna dell'Unione di competenza

della stessa Commissione. Responsabile delle delegazioni diplomatiche in paesi terzi (art. 221

TFUE)

ATTUALE RAPPRESENTANTE: Catherine Ashton, Regno Unito

METODI ELEZIONE: è nominato dal Consiglio Europeo a maggioranza qualificata con l'accordo

del presidente della Commissione, risultandone soggetto alla audizione delle commissioni

parlamentari competenti. L'Alto Rappresentante è tenuto a dimettersi nel caso in cui l'intera

Commissione sia censurata dal Parlamento europeo.

ISTITUZIONE: Corte di giustizia dell'Unione europea

SEDE: Lussemburgo

TIPOLOGIA: organo di controllo giurisdizionale

COMPITO: presentare pubblicamente, con assoluta imparzialità e in piena indipendenza,

conclusioni motivate sulle cause che, conformemente allo statuto della Corte di giustizia, richiedono

il loro intervento (art. 252.2 TFUE).

FORMAZIONE: la corte è composta da un giudice per ogni Stato membro (27) assistiti da 8

avvocati generali. E' eletto dai giudici fra i propri membri un Presidente, che ha il compito di

dirigere le attività e gli uffici, presiede le udienze e le deliberazioni, distribuisce le cause tra i

giudici e decide in maniera esclusiva l'adozione di misure di provvisorie e di urgenza prevista dai

trattati. La corte è affiancata da un Cancelliere, nominato per 6 anni a cui spetta un compito di

gestione amministrativa e finanziaria della Corte, e da un tribunale, che garantisce un doppio grado

di giudizio, formato da soli giudici in numero variabile con un minimo di un giudice per Stato

membro. Il Tribunale è organizzato in sezioni, con a capo un giudice unico. Dal Trattato di Nizza è

previsto che il tribunale possa specializzarsi in diverse camere giurisdizionali (ad esempio il

Tribunale della funzione pubblica).

FUNZIONI: ha il compito di garantire l'osservanza del diritto nell'interpretazione e

nell'applicazione dei Trattati.

PROCEDURE: La Corte adempie ai propri doveri giurisdizionali grazie a diverse categorie di

ricorsi:

 col ricorso per inadempimento (art. 258 TFUE) la Corte controlla il rispetto, da parte degli

Stati membri, degli obblighi sanciti dai trattati e dagli atti di diritto derivato. Il ricorso alla

Corte di giustizia è preceduto da un procedimento preliminare (la cd. procedura di

infrazione) avviato dalla Commissione, nel corso del quale lo Stato membro ha la possibilità

di rispondere alle accuse. Se tale procedimento non porta lo Stato membro a porre fine

all'inadempimento, viene presentato alla Corte di giustizia un ricorso per violazione del

diritto dell'Unione europea, proposto dalla Commissione oppure da un altro Stato membro.

Se la Corte accerta l'inadempimento, lo Stato è tenuto a porvi fine immediatamente. Qualora

lo Stato non ottemperi alla sentenza della Corte, la Commissione può avviare una nuova

procedura di infrazione che può portare ad un nuovo deferimento dello Stato di fronte alla

Corte di giustizia, la quale, se accerta l'inadempimento (mancata esecuzione della sentenza

precedente), condanna lo Stato al pagamento di una ammenda; [INFRAZIONE TRA STATI]

 col ricorso per annullamento (art. 263 TFUE) il ricorrente chiede alla Corte l'annullamento

di un atto legislativo di un'istituzione dell'Unione. Il ricorso di annullamento può essere

proposto dagli Stati membri, dalle istituzioni dell'Unione o da un privato se l'atto lo riguarda

direttamente. In esso la Corte è chiamata a valutare la legittimità degli atti posti in essere

dalle istituzioni dell'Unione (Consiglio, Parlamento Europeo, Commissione, BCE) e, in

particolare, si pronuncia relativamente a: vizi di incompetenza, violazione di forme

sostanziali, violazione dei trattati e di qualsiasi regola di diritto relativa alla loro

applicazione, sviamento di potere; [LEGITIMITA' ATTI UE]

 col ricorso per carenza (art. 265 TFUE) la Corte di giustizia e il Tribunale vagliano la

legittimità dell'inerzia delle istituzioni dell'Unione. Tale ricorso può essere presentato solo

dopo che l'istituzione è stata invitata ad agire: una volta accertata l'illegittimità

dell'omissione, spetta all'istituzione interessata porre fine alla carenza mediante misure

adeguate; [INFRAZIONE DELLE ISTITUZIONI]

 con la procedura atta alla risoluzione delle controversie relative al risarcimento dei danni la

Corte ed il Tribunale sono chiamati a giudicare in materia di responsabilità extracontrattuale

riguardante i danni causati dalle istituzioni o dagli agenti dell'Unione nell'esercizio delle loro

funzioni. La caratteristica di tale procedura consiste nella totale autonomia ed indipendenza

dalle procedure di "ricorso per annullamento" e "ricorso per carenza"; [CONTROVERSIE

TRA ISTITUZIONI]

 con il rinvio pregiudiziale (art. 267 TFUE) un giudice di un tribunale nazionale di uno Stato

membro dell'Unione può, o, nel caso in cui si tratti di decisione pendente davanti ad un

organo giurisdizionale avverso la quale non è ammesso ricorso giurisdizionale nel diritto

interno, deve, chiedere alla Corte di precisare una questione relativa all'interpretazione o alla

validità di un atto di diritto europeo. La risposta della Corte, tramite una sentenza

giuridicamente vincolante, è l'interpretazione ufficiale della questione e come tale vale per

tutti gli Stati membri; [RINVIO DEL GIUDICE NAZIONALE]

 con la procedura di impugnazione la Corte giudica sui ricorsi contro le sentenze del

Tribunale di primo grado. Se l'impugnazione è fondata, la Corte annulla la sentenza del

Tribunale (con o senza rinvio degli atti al Tribunale stesso), altrimenti la conferma;

[RICORSI DELLE SENTENZE DEL TRIBUNALE]

 con il riesame la Corte, quando ricorra un grave rischio per l'unità o la coerenza del diritto

dell'Unione, può eccezionalmente decidere della legittimità delle decisioni con le quali il

Tribunale, giudicando in secondo grado, statuisce sui ricorsi contro le decisioni del

Tribunale della funzione pubblica. [RIESAME DELLE SENTENZE DEL TRIBUNALE]

ISTITUZIONE: Corte dei conti

SEDE: Lussemburgo

TIPOLOGIA: organo di controllo economico

COMPITO: è l'istituzione incaricata del controllo esterno sui conti dell'Unione, delle sue istituzioni,

organi e organismi (art. 285 TFUE)

FORMAZIONE: è composto da un cittadino per Stato, nominato a titolo personale dagli Stati

membri, che però deve essere proveniente da istituzioni di controllo esterno dei rispettivi paesi, o

comunque essere in possesso di qualifiche specifiche per poter ricoprire questo genere di carica. I

membri della corte sono nominati per 6 anni (rinnovabili) da parte del Consiglio, che, previa

consultazione del Parlamento, incaricato di svolgere una audizione dei singoli candidati degli Stati,

delibera a maggioranza qualificata. La Corte nomina tra i suoi membri un Presidente, che resta in

carica per 3 anni, rinnovabili.

FUNZIONE: la Corte svolge un ruolo di controllo sulle spese dei diversi organi dell'Unione, che ha

ad oggetto sia la legittimità sia le regolarità sia la sana gestione finanziaria. A fine anno presenta una

relazione finale di tutte le attività economiche. Svolge anche una funzione consultiva sia di propria

iniziativa che su richiesta di altre istituzioni. La richiesta è obbligatoria in due casi: 1) per l'adozione

di disposizioni attinenti il regime finanziario dell'Unione da parte del Consiglio e 2) per l'adozione

di atti di prevenzione e lotta contro le frodi lesive degli interessi dell'Unione (artt. 322 e 325 TFUE)

ISTITUZIONE: Banca centrale europea

SEDE: Francoforte

TIPOLOGIA: organismo monetario

COMPITO: svolge una funzione di governo della moneta

FORMAZIONE: la BCE è il nucleo centrale del Sistema europeo di banche centrali, che comprende

tutte le banche centrali nazionali dei paesi della zona euro. La BCE è formata da un Consiglio

direttivo, di cui fanno parte i governatori delle banche centrali di ogni stato, che ha la funzione di

attuare gli indirizzi di politica monetaria decisi dal Consiglio direttivo. E' presente il Consiglio

direttivo, organo di consultazione tra i paesi aderenti all'euro e non.

FUNZIONE: garantisce la stabilità dei prezzi e stabilisce le politiche economiche generali

dell'Unione (art. 282 TFUE). La Banca ha il potere di adottare atti normativi, di svolgere una

funzione di controllo, e di dover essere consultata su molte deliberazioni del Consiglio e su progetti

di norme nazionali che riguardino gli ambiti di competenza della banca. E' dotata di un potere

sanzionatorio nei confronti delle imprese che violino gli obblighi imposti dai regolamenti e dalle

decisioni adottate dalla Banca.

ISTITUZIONE: Banca europea per gli investimenti

SEDE: Lussemburgo

TIPOLOGIA: organismo finanziario

COMPITO: contribuire ad uno sviluppo equilibrato del mercato interno, finanziando con prestiti e

garanzie progetti diretti alla valorizzazione delle regioni meno sviluppate o all'ammodernamento e

alla riconversione di imprese di cui gli Stati membri non sono in grado di garantire un

finanziamento integrale autonomo (art. 309 TFUE)

FORMAZIONE: Al vertice della BEI vi è il Consiglio dei governatori, formato da un ministro per

stato (di regola il ministro delle finanze) che ha il compito di fissare le direttive generali per le

politiche di credito. Poi c'è un Consiglio di amministrazione, formato da 26 amministratori (uno per

stato membro) più 16 sostituti, nominati per 5 anni rinnovabili, che si occupa dell'ordinaria

amministrazione.

ISTITUZIONE: Comitato economico e sociale

SEDE: Bruxelles

TIPOLOGIA: organo consultivo

COMPITO: è il comitato rappresentativo della società civile, in particolare nei settori

socioeconomico, civico, professionale e culturale (art. 300 TFUE)

FORMAZIONE: è composto da rappresentanti di organizzazioni sindacali, dei datori di lavoro, dei

lavoratoti dipendenti e di altri attori rappresentanti la società civile, anche se la natura della sua

composizione è riesaminata ad intervalli regolari da parte del Consiglio per far fronte ad eventuali

evoluzioni economiche, sociali e demografiche dell'Unione. I 350 membri non sono vincolati da

alcun mandato imperativo, e sono nominati per 5 anni rinnovabili.

FUNZIONE: il Comitato, al momento di adozione di atti normativi, è interpellato per consulti, non

obbligatori, ma che laddove i Trattati li richiedano espressamente, hanno il potere di rendere

illegittimo l'atto nel caso non sia stato consultato.

ISTITUZIONI: Comitato delle Regioni

SEDE: Bruxelles

TIPOLOGIA: organo consultivo

COMPITO: il suo obiettivo è incentivare la cooperazione tra le regioni degli stati membri

dell'Unione (in particolar modo, tra le regioni limitrofe di stati membri diversi, come per esempio il

Piemonte italiano e la Savoia francese).

FORMAZIONE: è composto da 344 membri, rappresentanti di enti regionali e locali (artt. 300

TFUE).

FUNZIONI: si tatta di un organo consultivo creato col Trattato di Maastricht del 1992, il cui

obiettivo è incentivare la cooperazione tra le regioni degli stati membri (in particolare verso le

regioni limitrofe di stati membri differenti, ad esempio Piemonte italiano e Savoia francese). Il

Consiglio e la Commissione hanno l'obbligo di rivolgersi al Comitato per questioni riguardanti le

sue 10 materie di competenza:

 Coesione economica e sociale

 Reti transeuropee

 Sanità pubblica

 Istruzione

 Cultura

 Politica dell'occupazione

 Politica sociale

 Ambiente

 Formazione professionale

 Trasporti

In tutti gli altri casi il parere del Comitato è facoltativa. Per alcune di queste tematiche, il Comitato

delle regioni collabora con il Comitato economico e sociale.

ISTITUZIONE: Agenzie europee

SEDE: diversa a seconda dell'Agenzia

TIPOLOGIA: organo consultivo

COMPITO: organismo dotato di personalità giuridica che svolge un ruolo di gestione tecnica o

scientifica.

FUNZIONI: hanno lo scopo di fornire consulenza specifica alle istituzioni dell'Unione e agli Stati

membri. Le agenzie sono state istituite per decentralizzare gli ambiti di ricerca tecnologica,

scientifica e giuridica con lo scopo di creare organi specializzati.

4. Le fonti

Introduzione

Il diritto comunitario si basa su di un sistema più articolo dello schema diritto primario-diritto

derivato tipico degli ordinamenti nazionali. I Trattati sono la fonte primaria del diritto dell'Unione,

che però non si esaurisce negli stessi; al tempo stesso il diritto derivato è un complesso di atti vari

per caratteristiche e formazione, non per forza derivati dai Trattati. Tra le fonti del diritto rientrano

gli accordi internazionali conclusi con stati terzi e il graduale arricchimento delle fonti derivato

dalle successive modifiche dei Trattati e dalla elaborazione della giurisprudenza della Corte di

giustizia.

Il carattere “costituzionale” dei Trattati

I Trattati sono al vertice della scala delle fonti. Sono atti di diritto internazionale che hanno dato vita

ad un ordinamento nuovo nel genere. Il TUE e il TFUE (più rispettivi protocolli e dichiarazioni)

sono al contempo l'atto fondante dell'Unione e l'atto che disciplina competenze, procedure di

funzionamento, principi e regole materiali di base. Secondo la giurisprudenza della Corte il trattato,

benché sia stato concluso sotto forma di accordo internazionale costituisce di fatto la Costituzione

di una comunità di diritto. Il TUE (formato da 55 articoli) costituisce il trattato base del processo di

integrazione europea, e quindi il nucleo fondamentale del diritto primario, mentre il TFUE (formato

da 358 articoli) ha la funzione di regolare nel dettaglio i principali “movimenti” dell'Unione; la

differenza tra i due trattati sta nel processo di modifica. Entrambi hanno lo stesso valore giuridico, e

costituiscono un complesso normativo unico del quale occupano il ruolo centrale. Gli Stati membri

sono liberi di modificare a proprio piacimento le norme dei Trattati o di emendarli anche in

direzioni suscettibili di cambiare la natura stessa del sistema giuridico, solo però seguendo il

processo descritto nell'articolo 48 del TUE.

Procedura ordinaria di revisione

Secondo l'articolo 48 del TUE quando uno Stato, il Parlamento o la Commissione propongano una

revisione dei trattati, il Consiglio europeo, previa consultazione del Parlamento, e se del caso, della

Commissione, esprima a maggioranza semplice il proprio parere favorevole, allora è convocata una

convenzione composta da rappresentanti dei Parlamenti nazionali, dei capi di stato o di governo, del

Parlamento europeo e della Commissione, a meno che ciò appaia inutile in ragione dell'entità ridotta

delle modifiche proposte. In questo caso sarà convocata una conferenza intergovernativa che

predisporrà l'accordo di modifica dei Trattati, che entrerà in vigore una volta che sarà ratificato da

tutti gli stati membri secondo la propria procedura costituzionale.

Procedure di revisione semplificata

L'articolo 48 disciplina anche due processi semplificati, una riguardante una modifica di

disposizioni della parte terza del TFUE che non comportino una estensione di competenze

dell'Unione, e la seconda riservata ad un eventuale passaggio dall'unanimità alla maggioranza

qualificata per le decisioni del Consiglio riguardo il TFUE, ovvero la procedura legislativa ordinaria

e speciale. Spetta al Consiglio europeo decidere all'unanimità su tali modifiche su consultazione del

Parlamento europeo, della Commissione e, eventualmente, della BCE, nel primo caso; la decisione

del Consiglio dovrà poi ricevere l'approvazione degli Stati membri secondo le rispettive procedure

costituzionali per entrare in vigore. Nel secondo caso, il Consiglio decide all'unanimità, previa

approvazione del solo Parlamento europeo; la modifica entrerà automaticamente in vigore a meno

che il parlamento di uno stato si pronunci in maniera negativa entro sei mesi.

I Trattati e il diritto primario

In linea generale, tutti gli atti, modifiche, emendamenti, protocolli e revisioni adottate con la

volontà degli stati incorrono alla formazione del diritto primario, in quanto la loro integrazione

presuppone che ci sia una manifesta volontà da parte degli Stati in quanto membri dell'Unione ed

espressione diretta della volontà dei Parlamenti nazionali. I Trattati sono alla base del diritto

comunitario, anche se esiste tutta una serie di altri atti ad essi ricollegati, come le modifiche o le

integrazioni delle precedenti versioni dei Trattati istitutivi che continuano ad avere valore anche con

i Trattati attuali: il Trattato di Bruxelles del 1965 sulla fusione degli esecutivi; i Trattati di

Lussemburgo e Bruxelles del 1970 e 1075 sull'accrescimento delle competenze finanziarie, sui

poteri di bilancio e sulla creazione della Corte dei conti; l'Atto unico europeo del 1986; il Trattato di

Maastricht del 1992 sull'Unione Europea; il Trattato di Amsterdam del 1997; il Trattato di Nizza del

2001. Oltre a questi, hanno effetto anche i relativi protocolli ed allegati dei Trattati, al cui interno si

regolano discipline non espressamente trattati o contemplati all'interno di TUE e TFUE. Il ricorso al

protocollo ha un obiettivo principale di non appesantire il testo per poter in seguito facilmente

integrare la disciplina trattata. Il ricorso al protocollo può essere determinato da 3 condizioni:

 dal carattere transitorio delle norma, che a seconda dei casi è solo apparente o parziale

(come nel caso del trattato di Schengen, diventato ora un protocollo integrato nel diritto

dell'Unione)

 un carattere effettivo per un periodo più o meno determinato

 dalla volontà di non intaccare la portata unitaria dei Trattati principali e del diritto

dell'Unione (Protocollo sulla politica sociale del Trattato di Maastricht)

L'articolo 51 del TUE garantisce a tutti i protocolli lo stesso valore giuridico dei Trattati,

dichiarandoli “parte integrante”

Fanno ugualmente parte delle fonti di diritto primario i trattati di adesione regolati dall'articolo 49

del TUE, attraverso i quali gli stati ottengono lo status di membro dell'Unione che fissa gli

adattamenti istituzionali resi necessari dall'ingresso di uno o più nuovi membri, nonché le

condizioni per l'ammissione e le eventuali deroghe alle norme esistenti che tengano conto (con

carattere transitorio) di problematiche specifiche per lo Stato aderente.

I principi generali di diritto

I principi generali del diritto dell'Unione vengono menzionati espressamente nel TUE, riconoscendo

i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e

delle libertà fondamentali, i diritti risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni (artt. 6 TUE e 340

TFUE) e tutte le norme che regolano la presenza degli Stati membri in altri organismi internazionali

come principi generali.

Inoltre il principio di leale collaborazione, di rispetto dell'equilibrio istituzionale, della certezza del

diritto, del legittimo affidamento, del rispetto dei diritti quesiti rientrano nella categoria dei diritti

fondamentali (sentenze).

La Corte di giustizia si è autonomamente incaricata dell'impegno di costruirne concretamente il

contenuto e di provvedere al suo rispetto. La giurisprudenza non può in alcun modo produrre atti o

interpretazioni contrarie a questi principi, in quanto riconosciuti come fondamentali sia dai

Parlamenti nazionali che dai Trattati. Con la firma della Convenzione europea dei diritti dell'uomo

di Roma del 1950, e con il Trattato di Maastricht il rispetto dei diritti fondamentali ha trovato i suoi

parametri di legittimità.

La Corte ha specificato che è possibile limitare questi diritti, solo e soltanto nel caso in cui sia

necessario al raggiungimento di finalità di interesse generale perseguite dall'Unione.

Gli accordi internazionali con Stati terzi e altre norme internazionali

Tutti gli accordi conclusi dall'Unione con paesi terzi o organizzazioni internazionali, grazie

all'articolo 218 del TFUE entrano a far parte sia delle fonti del diritto che parte integrante

dell'ordinamento. La Corte ha garantito per l'ammissibilità delle norme del diritto consuetudinario

internazionale come parte delle fonti, a patto che non contrastino con obiettivi e finalità perseguite

dall'Unione.

Atti normativi tipici di diritto derivato

L'articolo 288.1 del TFUE specifica che le istituzioni si possono avvalere del potere di emanare atti

normativi per esercitare le proprie competenze. Fanno parte di questa categoria, comunemente

indicati come “atti tipici”: regolamenti, direttive e decisioni. Secondo l'articolo 289.3 del TFUE se

uno di questi atti viene approvato sulla base di una procedura legislativa allora i regolamenti, le

decisioni e le direttive hanno natura legislativa. Se questi atti sono emanati su delega di un atto

legislativo (art 290 TFUE) o in esecuzione di un atto giuridicamente vincolante dell'Unione (art.

291 TFUE) questi atti assumono rispettivamente la veste di atti delegati o di esecuzione, integrando

nel proprio nome questa qualifica. Nel caso in cui un atto viene adottato fuori da questi due

procedimenti, non assumono un carattere legislativo (ad esempio nell'adozione di atti in ambito

PESC, art. 31.1 TFUE). Tuttavia gli stessi Trattati prevedono che quando si tratta di un atto diretto a

regolamentare una materia di competenza dell'Unione è obbligatorio l'uso del procedimento

legislativo ordinario.

La scelta della tipologia di atto da adottare si basa sulle caratteristiche di ognuno di essi. Alcune

volte i Trattati richiedano espressamente l'adozione di uno di questi, altre volte la scelta è nelle mani

del legislatore, che richiamandosi al principio di proporzionalità, deve optare innanzitutto per il tipo

di caratteristiche specifiche che deve avere, e poi in base a quanto debba essere restrittiva la norma.

(artt. 77, 82 e 296 TFUE). Gli atti tipici creano effetti giuridici fin da quando entrano in vigore.

I Regolamenti

Il regolamento è un atto di natura essenzialmente normativa. E' la tipologia di atto più generale

(ossia non indica un destinatario preciso), ma obbligatorio in ogni sua parte (ossia obbliga

all'introduzione nel diritto nazionale di una determinata norma seguendo e rispettando precise

indicazioni) e applicabile in ciascuno degli Stati membri (ossia crea diritti e obblighi giuridici per

ciascuno degli associati, stati e cittadini, imponendosi a qualsiasi autorità, giudiziaria ed

amministrativa, che sia chiamata ad applicarla) (art.288.2 TFUE). L'integrazione di un regolamento

non prevede che la giurisprudenza nazionale debba produrre qualsiasi atto di adattamento. Gli Stati

non possono in alcun modo opporsi a quanto stabilito dal Regolamento.

Le Direttive

Le direttive obbligano gli Stati membri solo per i risultati da raggiungere, lasciando agli Stati

membri la possibilità di scelta riguardo mezzi e forme necessarie per raggiungere il risultato

prescritto. La direttiva non è direttamente applicabile perchè acquista efficacia all'interno degli Stati

solo grazie ad atti statali che provvedono a dare attuazione alla direttiva e ad integrare il suo

contenuto normativo (art. 288.3 TFUE). Le direttive si dividono in generali, destinate a tutti, e

particolari, destinate a precisi Stati membri. Le direttive, qualora abbiano un contenuto chiaro e

preciso e nel caso prevedano un obbligo incondizionato e garantiscano ai singoli un diritto, godono

di effetti diretti, cioè garantisce ai singoli un diritto da essi esercitabile ed eventualmente invocabile

in giudizio dinanzi ad un tribunale nazionale.

Le Decisioni

La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi. Se designa i destinatari è obbligatoria soltanto

verso di questi (art. 288 TFUE); può essere indirizzata sia agli Stati sia a persone fisiche e

giuridiche, in quest'ultimo caso assumono caratteri affini ad un atto di diritto amministrativo. Le

decisioni che non designano destinatari di solito vengono usate per le decisioni del Consiglio

europeo riguardo:

 sulle formazioni del Consiglio

 sulle formazioni del Parlamento europeo

 sulla formazione del Comitato economico e sociale

 nomina di membri di istituzioni

 autorizzazione per l'avvio di negoziati per la conclusioni di accordi internazionali

 designazione dei negoziatori e conclusione dell'accordo

Altri atti dell'Unione

Le raccomandazioni e i pareri sono due atti tipici riconosciuti dall'articolo 288 del TFUE, che li

definisce come espressioni non vincolanti. Attraverso un parere una istituzione può far conoscere la

propria valutazione riguardo una determinata questione o un determinato atto. Le raccomandazioni

sono utilizzate da Consiglio e Commissione per indirizzare gli Stati membri o ad altri soggetti

norme di comportamento non vincolanti.

Le conclusioni e le risoluzioni non sono espressamente previste dai trattati, ma si sono affermati

come atti per prassi. Vengono utilizzate per preannunciare le possibili linee di sviluppo di una

successiva attività normativa dell'Unione.

5. Il processo decisionale

Profili generali

Il processo decisionale dell'Unione vede di regola la partecipazione di più istituzioni o organi, con

modalità che dipendono dal tipo di atto da adottare e dal suo contenuto. Il Consiglio il centro

gravitazionale di questo processo, infatti non esiste alcun atto la cui adozione non sia stata

finale. Questo potere “assoluto” è bilanciato con

sottoposta alla sua azione in sede di approvazione

la partecipazione al procedimento e con l'espressione di organi espressivi di interessi differenti da

quelli dei governi.

Le procedure legislative

Le procedure legislative si basano tutte su di una regola fondamentale: i procedimenti riflettono il

parere delle tre istituzioni politiche dell'Unione, cioè il Consiglio, quale organo rappresentativo

degli apparati di governo degli Stati; il Parlamento, quale organo rappresentativo dei cittadini

dell'Unione; La Commissione, quale organo rappresentativo dell'interesse generale dell'Unione,

costruendo un equilibrio tra interesse generale dell'Unione e interesse particolare dei singoli stati,

che riesce ad assicurare la democraticità dell'Unione stessa.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ricci.alberto.89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Raspadori Fabio.

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