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Sentenza Cassazione civile sezioni unite 1057/2005
Premessa. La pronuncia sottoposta al vaglio delle Cassazione aveva ad oggetto un’ordinanza del 30
Novembre 2005 n. 26102, della Sezione Tributaria; ordinanza rimessa al primo Presidente ai fini dell’eventuale
devoluzioni alle Sezioni unite, auspicandone una pronuncia in merito all’applicabilità dell’art. 14 c1 D.lgs 546/1992
con riguardo le controversie in cui più debitori tributari contestano un unico atto impositivo in base a ragioni che
investono la legittimità dell’atto nel suo complesso e non in posizioni individuali e distinte. Nell’ordinanza si
lamentava la parcellizzazione dei giudizi promossi dai coobbligati, che conduce a sentenze diverse anche se
riguardanti lo stesso accertamento, si contestava inoltre la frequente formazione di giudicati fra loro contradditori
sul piano logico. L’ordinanza riguardava un’ipotesi di solidarietà tributaria dal lato passivo (accertamento del
maggior valore di un complesso industriale oggetto di divisione e delle maggiori imposte liquidate erano
responsabili in solido i condividenti, tutti destinatari della notifica di avviso di accertamento). Le Sezioni Unite non
si sono sottratte alla richiesta della Sezione tributaria, proponendo a loro volta una nuova lettura dell’art. 14 c1
d.lgs 546/92.
Premessa sezioni unite. Le sezioni unite partono alla valutazione dell’art. 14 c1 D.lgs 546/92 in
riferimento all’art. 102 cpc. La maggior parte degli interpreti ha attribuito all’art. 14 c1 la natura di “norma in
bianco” tendente a riferire la necessità del litisconsorzio ad una situazione sostanziale plurilaterale, per la quale la
decisione deve essere pronunciata nei confronti di tutti i soggetti coinvolti, perché inefficacie qualora fosse
pronunciata solo nei confronti di alcuni. Una simile situazione di inscindibilità non è ravvisabile nella coobbligazione
solidale tributaria se collegata al modello civilistico di solidarietà. Le sezioni unite non ripudiano tale concezione,
ma la natura della solidarietà tributaria è considerata irrilevante. La pronuncia infatti si focalizza nell’art. 14 c1 che
viene visto in una prospettiva diversa da quella nella quale si collocano le regole relative all’obbligazione solidale,
obbligazione la cui eventuale sussistenza non realizza il presupposto per l’applicazione dell’art. 14 c1. Questa
concezione viene separata con una lettura costituzionale degli accertamenti; secondo le Sezioni Unite i principi
espressi dagli artt. 3 e 53 Cost. impongono ad ogni livello una coerenza al rispetto della capacità contributiva e
contrastano con ogni disparità ingiustificata di trattamento. La “giusta imposizione” deve essere applicata sia
nell’attività d’imposizione che in quella di verifica giudiziale. Le Sezioni Unite enfatizzano anche la disomogeneità
dell’ordinamento processuale tributario da quello civile in quanto ispirato a principi propri, nonostante comunque il
processo tributario si sia modellato su quello civile pur rivelando l’intenzione del legislatore di sistematizzare il
giudizio all’interno di regole e principi ormai sperimentati, che però comporta disarmonie dovute alla difficoltà di
adattare gli schemi del rito civile in un contenzioso incentrato sul controllo di legittimità di provvedimenti
amministrativi, e quindi strutturato in modo rigidamente impugnatorio con esigenze di tutela diverse da quello
civile.
Oggetto del giudizio. In base a tali premesse viene rifiutata l’assimilazione dell’art. 14 c1 all’art. 102 cpc
che le attribuiva la qualifica di “norma in bianco” e leggendo attentamente il testo della norma, si è concentrata sul
fatto che essa collega il litisconsorzio necessario nel processo tributario a specifici presupposti: l’inscindibilità
della causa tra più soggetti determinata in base all’oggetto del ricorso. A differenza del processo civile, in
cui la necessaria pluralità di parti dipende dalla con titolarità del rapporto sostanziale, nel processo tributario il
litisconsorzio acquista una dimensione esclusivamente processuale. È quindi la domanda posta nel giudizio a
determinare l’oggetto del processo, e quindi a costituire il parametro per valutare l’inscindibilità o meno della causa
tra più soggetti. L’interprete deve quindi concentrarsi sull’apprezzamento dell’oggetto del ricorso per verificarne o
meno l’inscindibilità. Riguardo l’oggetto del ricorso diverse sono state le posizioni dottrinali, spesso divergenti. Le
Sezioni Unite in proposito danno indicazioni precise che muovono dal riconoscimento che il processo tributario è
strutturato secondo le regole proprie del processo impugnatorio di provvedimenti autoritativi. Quindi, l’oggetto del
giudizio è circoscritto dal rapporto tra atto autoritativo impugnato e le contestazioni del contribuente (motivi del
ricorso). L’inscindibilità dell’oggetto è riscontrabile ogni volta che ricorrono due condizioni: la fattispecie
costitutiva dell’obbligazione rappresentata dall’atto autoritativo impugnato e dai contenuti concreti
del medesimo deve presentare elementi comuni ad una pluralità di soggetti. I secondo luogo,
l’impugnazione proposta da uno o più degli obbligati deve investire direttamente tali elementi comuni.
Nuove prospettive applicative dell’art. 14 c1. La solidarietà tributaria. Da ciò
deriva la necessità di un indagine caso per caso senza generalizzazioni. Il nuovo modello di litisconsorzio
necessario definito dalle Sezioni Unite, si avvicina a tutte le ipotesi di solidarietà paritetica, nell’ambito delle quali
un unico atto reca determinazioni impunibili comuni a tutti i coobbligati favorendone in molti casi, che
l’impugnazione proposta riguardi effettivamente elementi comuni. Si avverte che comunque anche se ci si trova in
concreto in una situazione di comunanza in un atto impositivo, la necessaria partecipazione al processo dei
soggetti obbligati può essere esclusa dalla circostanza che il ricorrente abbia dedotto questioni personali. Ci si
domanda cosa avviene nei casi in cui, pur sussistendo i presupposti dell’art. 14 c1 un coobbligato non abbia
ricevuto la notifica dell’atto o che l’atto medesimo non sia divenuto esecutivo nei suoi confronti. Nel primo caso si
può ipotizzare che la notifica al coobbligato ricorrente produca effetti anche nei confronti del non notificato; nel
secondo caso, la chiamata in giudizio del coobbligato determinerebbe una sua competenza considerando che la
sentenza è destinata a produrre effetti anche nei suoi confronti. Nell’ipotesi di coinvolgimento in giudizio del
coobbligato non notificato, la successiva notifica dell’atto nei suoi confronti non lo esimerebbe da un autonoma
impugnazione destinata poi a essere riunita. Non pone invece problemi il caso in cui più coobbligati abbiano
promosso all’insaputa degli altri, distinti giudizi con il medesimo oggetto; in questo caso si applicherebbe l’istituto
della riunione dei giudizi. Potrebbe verificarsi anche l’ipotesi in cui in presenza delle condizioni per applicare l’art.
14 c1 un obbligato possa dedurre a ragione , un vizio il cui accoglimento è preclusivo dell’esame del ricorso: si
pensi al caso in cui la notifica dell’atto, tempestiva nei confronti degli altri obbligati, sia effettuata a tale soggetto
oltre il termine di decadenza. Ciò precluderebbe le impugnazioni dei diversi soggetti ad un'unica diposizione
processuale, a meno di non ritenere che anche una sola notifica tempestiva salvi l’ufficio dalla decadenza. Infine,
pare problematica, la sorte della sentenza pronunciata a contradditorio non integro.