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comuni:telefono, macchina, affitto locali,ecc.). Tale tipologia di reddito perciò dovrà essere

determinata al netto: dai compensi percepiti verranno detratti i costi sostenuti(una prima

conseguenza della differenza tra lavoro autonomo e dipendente è che nel primo rilevano le perdite).

Per questo motivo è più complicato accertare il reddito di lavoro autonomo rispetto a quello di

lavoro subordinato, ed è proprio per superare tale difficoltà che in sede di accertamento occorre

verificare adeguatamente costi e compensi percepiti imponendo obblighi e controlli, che nel tempo

si sono fatti sempre più rigidi, per non sfuggire all’attenzione del legislatore.

Secondo l’articolo 53 del Testo Unico “sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano

dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per

professioni abituale, ancorchè non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle

considerate nel capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui lettera c) del comma 3

dell’art.5”. Con riferimento alla definizione, i redditi di lavoro autonomo sono caratterizzati da:

- attività svolta in modo autonomo (per distinguere i redditi di lavoro autonomo da quelli di

lavoro dipendente)

- attività abituale, cioè continuativa (per distinguere i redditi di lavoro autonomo dai redditi

diversi, nel quale sono compresi i redditi di lavoro autonomo occasionale)

- attività di natura non commerciale (per distinguere i redditi di lavoro autonomo dai redditi di

impresa)

- prestazione di natura intellettuale

Le componenti della base imponibile dei redditi di lavoro autonomo sono: i compensi, le

plusvalenze dei beni strumentali e degli immobili. I primi sono i corrispettivi percepiti a titolo di

renumerazione dell’attività; la plusvalenza invece è definita come la differenza fra il corrispettivo

(vendita), l’indennità (risarcimento) o il valore normale e il costo non ammortizzato del

bene(strumentale o immobile).

Per individuare le spese deducibili si fa riferimento al criterio dell’inerenza, perché si dice infatti

che sono deducibili le spese sostenute “nell’esercizio dell’arte o della professione” (ossia inerenti a

tale esercizio), nonché le minusvalenze dei beni strumentali. Quindi, di regola, le spese inerenti

sono integralmente deducibili (ad esempio, canoni di affitto, spese per il personale dipendente,

spese di elettricità,telefono,ecc.); ma a tale principio si applicano tre eccezioni: costi pluriennali

deducibili secondo il principio di competenza (e si applica ai canoni di leasing, all’ammortamento

dei beni strumentali e all’accantonamento al fondo per il trattamento di fine rapporto dei dipendenti

maturate nel periodo di imposta);costi non deducibili affatto o non deducibili per intero(ad esempio

i costi degli acquisti di immobili sono deducibili mediante ammortamento); costi forfettizzati

(limitazione della deducibilità di particolari costi con finalità di antiabuso).

Posta la definizione generale di reddito di lavoro autonomo, il legislatore considera poi casi

particolari. La prima ipotesi è costituita dai diritti d’autore: il legislatore indica i redditi derivanti

dalla utilizzazione economica,da parte dell’autore o dell’inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti

industriali e processi,formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale,

commerciale o scientifico. La seconda ipotesi è quella degli utili derivanti da contratti di

associazione in partecipazione,quando l’apporto sia costituito esclusivamente da prestazioni di

lavoro (quando invece l’apporto è costituito da capitale o da capitale e lavoro, il reddito

dell’associato ha natura di reddito di capitale). In ultima ipotesi sono redditi di lavoro autonomo gli

utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di società di capitali; tali redditi sono inclusi tra quelli

di lavoro autonomo, invece che tra i redditi di capitale perché derivano dall’attività svolta per la

promozione o costituzione della società.

Caratteristica importante di entrambi i redditi è che sono soggetti a ritenuta, cioè le imprese (quando

si parla di distribuire redditi di lavoro dipendente) ed i lavoratori autonomi che, ovviamente,

percepiscono redditi di lavoro autonomo, devono applicare una ritenuta, cioè quell’importo dedotto

a vario titolo(imposta sul reddito,contributi sociali,rimborsi ecc.) da un pagamento. Per quanto

riguarda il reddito di lavoro autonomo la ritenuta d'acconto è una trattenuta che grava sui compensi

addebitati dai lavoratori autonomi nei confronti dei titolari di una partita IVA (imprese o liberi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iure notes di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Turchi Alessandro.

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