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Riassunto esame Diritto tributario, prof. Sabbi, libro consigliato Istituzioni di Diritto tributario. Parte Speciale, Tesauro Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto tributario, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Sabbi, Istituzioni di Diritto tributario. Parte Speciale, Tesauro. Gli argomenti trattati sono: non sono descritte le parti su operazioni straordinarie, imposta di registro, su successioni e donazioni, di bollo e la parte sulla fiscalità internazionale.
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Esame di diritto tributario docente Prof. L. Sabbi

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ESTRATTO DOCUMENTO

RIASSUNTO PARTE SPECIALE

1. L’IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE

1.1. Il Reddito

Presupposto dell’Irpef è il possesso di redditi in denaro o in natura (Art.1 del Testo unico delle imposte

dei redditi di dicembre 1986, che regola le imposte sui redditi). Nel Testo unico non vi è una definizione

generale di reddito, ma la definizione dei singoli redditi, cioè delle varie categorie reddituali:

 Redditi fondiari

 Redditi di capitale

 Redditi di lavoro dipendente

 Redditi di lavoro autonomo

 Redditi di impresa

 Redditi diversi

Ogni categoria presenta redditi omogenei (eccetto quella dei redditi diversi). Nelle categorie si comprende

tutta la materia imponibile, perciò spesso sono più ampie della nozione extratributaria utilizzata (ad es. la

nozione civilistica di impresa qui si allarga a altre fattispecie).

A ciascuna categoria corrispondono determinati metodi di determinazione (catastale, al lordo, al netto,

detrazioni, ecc.): le diverse categorie reddituali sono quindi oggetto di regimi giuridici diversi, fin dalla

determinazione dell’imponibile.

Il possesso di un reddito ne determina la tassabilità: per i redditi di capitale, di lavoro e diversi il possesso

possesso dell’immobile,

significa percezione (principio di cassa); per i redditi fondiari ci si basa sul

calcolando poi il reddito tassabile.

Vi sono tre nozioni di reddito tassabile:

 Reddito come prodotto: secondo questa nozione un entrata ha natura di reddito solo se deriva da

una fonte produttiva.

 Reddito come entrata: è reddito qualsiasi entrata, da qualunque fonte (comprende i frutti del

patrimonio, le entrate di qualsiasi tipo e l’autoconsumo, ad es. il reddito fondiario dell’abitazione).

 Reddito come consumo: secondo questa concezione dovrebbe essere tassata solo la ricchezza

consumata. Il nostro sistema accoglie in parte questo sistema, tassando poco i redditi di capitale e di

più i consumi. dall’insieme delle

Nella nostra legislazione non vi è una definizione generale di reddito, ma è desumibile

fattispecie tassabili: il reddito può essere definito come “incremento di patrimonio derivante da una fonte

E’ quindi adottato il

produttiva”. principio di reddito come prodotto con significative aperture al

sistema di reddito come entrata: esistono infatti tassazioni di redditi non derivanti da fonti produttive

(plusvalenze, vincite).

L’attuale sistema impositivo, derivante dalla riforma del 1971-1973, è formato da due imposte che

colpiscono tutti i redditi di persone fisiche ed enti collettivi: Irpef e Ires (ex Irpeg). Non tutti i redditi

sono comunque tassati in modo progressivo ed effettivo: esistono agevolazioni, esenzioni, regimi sostitutivi

(che sottraggono il reddito alla progressività, tassandolo con un’aliquota a parte). Prima della riforma del

2003 vi era doppia imposizione dei redditi di società, presso la società e presso i soci, che si eliminava

attraverso il credito di imposta: l’imposta prelevata alla società veniva restituita ai soci come credito di

“partecipation exemption”,

imposta. Dal 2004 si adotta il criterio della che tassa solo la società,

detassando i dividendi e le plusvalenze delle partecipazioni immobilizzate di società in altre società.

E’ reddito ciò che costituisce incremento del patrimonio; non lo è la mera reintegrazione del

patrimonio già posseduto. Sono tassabili proventi conseguiti in sostituzione dei redditi e a titolo di

risarcimento per perdita di redditi, non sono tassabili proventi conseguiti in sostituzione di entrate

patrimoniali o per reintegrare perdite patrimoniali.

Sono tassati come reddito i proventi ricevuti a titolo oneroso (ad es. i corrispettivi contrattuali) e non

sono tassati quelli ricevuti a titolo gratuito (donazioni, eredità).

I redditi in natura (non monetari, costituiti da beni o servizi), sono tassati secondo il loro valore normale

(prezzo medio di mercato).

Il reddito è tassato al netto: sono deducibili i costi inerenti alla produzione del reddito, a volte i costi

sono forfettizzati (redditi da lavoro, diritti d’autore), per i redditi di capitale non vi sono costi deducibili;

per i redditi fondiari nemmeno perché la rendita catastale è già un reddito netto.

Il nostro sistema di imposizione si basa sul valore nominale e non tiene conto di eventuali deprezzamenti

della moneta; taluni parametri (importo detrazioni, limiti fasce di reddito) possono comunque essere cambiati

annualmente dal governo se certi indici Istat variano di più del 2%. corrispondente all’anno

Il reddito assume rilievo come reddito di un determinato periodo di imposta,

(persone fisiche) o all’esercizio sociale (persone giuridiche). Il periodo d’imposta cessa in caso di

solare

morte (persone fisiche) o di trasformazione, fusione, liquidazione, scissione (società). Le detrazioni si

riferiscono sempre a fatti di quel periodo. Per la maggior parte dei redditi rileva il principio di cassa (quando

sono stati percepiti), per i redditi di impresa il principio di competenza (periodo di maturazione).

Gli eredi sono soggetti passivi per i redditi dovuti per presupposti realizzati dal de cuius e per i redditi

che si tassano per cassa, realizzati dal de cuius ma incassati dagli eredi.

presupposto d’imposta: il carattere di illecito di un’attività

Un fatto può essere al tempo stesso illecito e

non esclude l’applicazione dei tributi. I redditi illeciti sono considerati come diversi, se non classificabili in

altre categorie. I redditi illeciti non sono tassabili se sottoposti a sequestro o confisca, ma solo se

rimangono nella disponibilità del contribuente. Non sono mai deducibili costi e spese per attività

illecite (non colpose).

1.2. I soggetti passivi

Tutti i soggetti che possono essere titolari di rapporti giuridici a contenuto patrimoniale possono essere

soggetti passivi di imposta, anche se incapaci di agire (agisce il tutore); le società di persone e quelle di

capitali che operano in regime di trasparenza (con redditi imputati ai soci) non sono soggetti passivi.

Vi sono poi obblighi formali che possono far capo a soggetti diversi dal debitore di imposta (ad esempio

le società di persone devono presentare la dichiarazione anche se non sono soggetti passivi).

E’ importante la distinzione tra residenti e non residenti: i residenti sono tassati sul complesso dei loro

redditi, i non residenti solo su quelli prodotti in Italia. Sono residenti le persone che per la maggior parte

del periodo d’imposta sono iscritte all’anagrafe della popolazione residente, oppure che hanno il domicilio o

la residenza in Italia. Nel caso di trasferimento in un paradiso fiscale, il contribuente rimane iscritto

all’anagrafe finché non dimostra che ha veramente trasferito la dimora abituale e il centro dei propri affari.

i redditi dei figli minori soggetti all’usufrutto legale

I redditi dei coniugi sono ora tassati separatamente;

dei genitori sono imputati per metà a ciascun genitore, quelli di lavoro dipendente direttamente al minore.

I redditi delle società di persone (come quelli di società di fatto, associazioni professionali, società di

armamento e società semplici) sono imputati ai soci (operano infatti in regime di trasparenza, cioè come

se la società fosse uno schermo trasparente, un soggetto non autonomo). Questo perché sono semplicemente

unioni di persone che operano insieme (più che investire) e sono caratterizzate da un formalismo minimo.

non producono reddito d’impresa ma singoli

Le società semplici, che non sono società commerciali,

redditi (fondiari, di lavoro autonomo, di capitale, diversi) e i soci sono tassati con le regole proprie di ogni

categoria; le perdite possono essere dedotte dalla dichiarazione dei soci, come alcune spese della società

semplice.

Le associazioni professionali sono equiparate alle società semplici. Vige il principio di cassa.

reddito di un’impresa familiare

Il è attribuito separatamente al titolare (almeno il 51%) e ai

collaboratori. Per il titolare è reddito di impresa, per i collaboratori reddito di lavoro dipendente. Le

perdite sono tutte in capo al titolare.

1.3. Imponibile ed imposta

La base imponibile è costituita dal complesso dei redditi (somma di tutte le categorie) prodotti nel

periodo d’imposta ovunque (solo quelli prodotti in Italia per i non residenti). Dal reddito complessivo si

deducono gli oneri, ottenendo la base imponibile netta, cui si applicano le aliquote (progressive per

per calcolare l’imposta lorda.

scaglioni)

Facendo la somma algebrica dei redditi, la perdita in una categoria si sottrae ai redditi positivi delle

altre. I soci delle società di persone commerciali possono portare a nuovo la perdita.

L’Irpef è di carattere personale: tiene conto del reddito personale complessivo di un soggetto e di altri

elementi strettamente personali che producono deduzioni dal reddito complessivo (favoriscono chi ha

redditi più elevati, perché si evita la parte con l’aliquota maggiore) e detrazioni di imposta (sono

agevolazioni indipendenti dall’aliquota e spesso sono maggiori per chi ha redditi minori). Dal 1993 molti

oneri deducibili si sono trasformati in detrazioni. Gli oneri deducibili (deduzioni) sono costituiti da spese

personali che incidono sulla capacità contributiva (spese mediche, assegni corrisposti al coniuge se

separati, contributi previdenziali, talune donazioni, la rendita catastale dell’abitazione principale), spese per

la produzione del reddito (oneri fondiari come contributi a consorzi obbligatori, somme corrisposte a

dipendenti che ricoprono incarichi elettorali, indennità corrisposte dal proprietario di un immobile al

conduttore) e somme che il contribuente deve restituire dopo che sono state dichiarate base imponibile in un

periodo precedente.

Le aliquote Irpef sono crescenti per scaglioni di reddito: dal 2007 sono:

 Fino a 15.000€ del 23%

 Da 15.000 a 28.000€ del 27%

 Da 29.000 a 55.000€ del 38%

 Da 56.000 a 75.000€ del 41%

 Oltre 75.000€ del 43%

Ottenuta l’imposta lorda si possono sottrarre le detrazioni, che sono di tre specie:

 per famigliari a carico (coniuge, figli e altri famigliari di cui si ha l’obbligo

Per carichi di famiglia:

di mantenimento); il loro importo decresce al crescere del reddito complessivo.

 Per lavoratori dipendenti e pensionati, o chi ha redditi minimi di lavoro autonomo o di impresa:

sono concesse deduzioni se l’ammontare totale dei redditi non supera i 55.000€: sono esclusi

dall’imposizione i redditi di lavoro dipendente che non superano un certo ammontare, incidendo

sull’aliquota.

 Per oneri: per varie spese, tra cui: interessi passivi per mutui agrari o mutui ipotecari sulla prima

casa, spese sanitarie, funebri, di istruzione, veterinarie, per badanti, per la manutenzione o restauro di

immobili storici, premi per assicurazioni sulla vita, erogazioni liberali destinate a finalità meritevoli.

l’imposta netta, crediti d’imposta,

Ottenuta da essa si possono scomputare: i i versamenti di acconto e le

ritenute subite a titolo di acconto. Se il saldo è a debito, deve essere versato prima di presentare la

dichiarazione, se a credito costituisce un credito d’imposta.

Sono soggetti a tassazione separata i redditi che, percepiti una tantum, derivano da un processo

produttivo pluriennale: sono tassati a parte, con aliquota distinta e non concorrono a formare il

reddito complessivo. Sono: indennità di fine rapporto per lavoratori dipendenti e altre categorie,

plusvalenze derivanti da cessione di aziende possedute per più di cinque anni, indennità per perdita di

avviamento spettante al conduttore di esercizi commerciali da parte del proprietario in caso di cessazione del

contratto, risarcimento attribuito per perdita di redditi pluriennali, redditi di formazione pluriennali attribuiti

dalla società. Per il Tfr l’aliquota è data dividendo l’imponibile per gli anni di

ai soci in caso di recesso

durata e moltiplicando per 12. Per gli altri è l’aliquota corrispondente alla metà del reddito del biennio

precedente.

2. LE CATEGORIE REDDITUALI

2.1. I redditi fondiari

Sono i redditi inerenti a terreni e fabbricati che sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita,

nel catasto edilizio urbano. I redditi degli immobili non determinabili catastalmente e degli immobili situati

all’estero (e quindi non iscritti a catasto) appartengono alla categoria “redditi diversi”.

Producono reddito fondiario solo i terreni atti alla produzione agricola (no terreni pertinenza di

fabbricati, no terreni dati in affitto per usi non agricoli, no terreni che appartengono a società commerciali). I

terreni e le costruzioni usati da un’impresa commerciale (o da un libero professionista) non danno reddito

fondiario perché concorrono alla formazione del reddito d’impresa (o di lavoro autonomo). Non sono tassati

a Imu (sostituisce l’Irpef).

gli immobili non locati soggetti Il reddito fondiario, in caso di usufrutto, è

attribuito all’usufruttuario.

La tassazione prescinde dall’effettiva percezione di un reddito (in denaro o natura: immobile affittato,

usato per abitarci; terreno coltivato o affittato).

Il catasto dei terreni descrive la proprietà terriera, dividendo i terreni di un comune in particelle. Ogni

particella è omogenea per qualità (tipi di coltivazione) e classe (grado di produttività) e ha lo stesso

per ogni particella, l’appartenenza, la qualità, la classe e il relativo

possessore. Il catasto indica reddito

tariffe d’estimo

medio ordinario. Le indicano il reddito attribuibile in base a qualità e classe. I catasti

forniscono la misura del reddito imponibile, da inserire nella dichiarazione; la rendita catastale serve

anche per l’applicazione delle imposte sui trasferimenti di proprietà (Iva e di registro).

Il reddito dei terreni si distingue in dominicale e agrario. Il reddito del terreno è suddivisibile in quattro

parti, che remunerano: la terra nel suo stato naturale, il capitale di miglioramento investito nel terreno, il

capitale di esercizio, il lavoro.

Il reddito dominicale comprende le prime due parti (cioè proprietà del fondo e capitali stabilmente

investiti per migliorare il terreno), mentre il reddito agrario è la parte di reddito imputabile a capitale di

per l’esercizio di attività agricole.

esercizio e lavoro impiegati I redditi dominicali e agrari sono tassati

nella misura “media ordinaria”, tariffe d’estimo catastale. Il reddito catastale è ordinario

risultante dalle

(ottenuto da un coltivatore di capacità normale, con le tecniche normali della zona) e medio (calcolato

facendo la media su più anni, in modo da tenere conto le vicende favorevoli e sfavorevoli di ciascuna

In caso di mancata coltivazione l’imponibile si riduce;

annata). in caso di perdita del raccolto per eventi

Il reddito agrario corrisponde al reddito dell’impresa agraria: le

naturali non vi è reddito imponibile.

attività sono coltivazione, silvicoltura, allevamento di animali e attività connesse (manipolazione,

conservazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti).

La tassazione su base catastale si applica a persone fisiche, società semplici e enti non commerciali;

optare però per l’imposizione

nelle società commerciali il reddito agrario è reddito di impresa; possono

su base catastale le società commerciali che rivestono la qualifica di società agricola (quando sono

costituite da imprenditori agricoli o svolgono solo attività di manipolazione dei prodotti agricoli ceduti dai

soci). In questo caso il reddito è però determinato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività del

25%.

Per quanto riguarda il catasto urbano, esso comprende tutti i fabbricati, anche quelli rurali. I singoli

immobili sono contraddistinti per zona censuaria, categoria (A, abitazioni; B, edifici a uso collettivo come

scuole; C, commerciali, come negozi; D, industriali; E, speciali) e classe. Da questi tre dati scaturisce la

che moltiplicata per la grandezza dell’immobile dà la rendita catastale.

tariffa (o estimo catastale) Per

(alberghi, teatri, …) la rendita è attribuita caso per caso con stima

i fabbricati a destinazione speciale

diretta.

Nella riforma del 2005 si è abbandonata questa classificazione: vi è la delimitazione di microzone

omogenee per tipologia di edifici, epoca di costruzione, servizi pubblici, da cui si stabiliscono i valori

medi unitari al metro quadrato, per ogni tipologia di immobile nelle singole microzone, da cui si

stabiliscono le rendite, applicando i tassi di redditività per ogni singola microzona, al netto delle spese

(ammortamento, assicurazione, manutenzione straordinaria, ecc.).

L’accatastamento ma può essere modificato dall’agenzia del

avviene su iniziativa del possessore territorio.

determinato dalle tariffe d’estimo urbano

Anche il reddito dei fabbricati è medio e ordinario; è che

distinguono gli immobili in categorie e classi. Il reddito degli immobili locati è determinato in base al

canone (o meglio al 95% del canone perché è ridotto del 5% per le spese) se questo è superiore al

reddito catastale. I redditi derivanti dalla locazione di immobili a uso abitativo possono essere invece

assoggettati, opzionalmente, a imposta sostitutiva (cedolare secca sugli affitti) con aliquota del 21%.

Non producono invece reddito fondiario gli immobili che non producono reddito in modo autonomo

(per destinazione, cioè usati esclusivamente per l’esercizio

(ad es. i fabbricati rurali) o che sono strumentali

dell’attività oggetto dell’impresa, o per natura, cioè che sono costruiti in modo che non possono essere usati

per altre attività oltre a quella di impresa o di lavoro autonomo) ad attività di impresa o di lavoro

autonomo.

2.2. I redditi di capitale

I redditi di capitale sono una categoria che il legislatore non delimita con una definizione generale, ma per

all’interno della quale si distinguono

elencazione, due gruppi principali: i proventi da partecipazione in

Nell’elenco si

società o enti e gli interessi attivi derivanti da mutui o altre forme di impiego del capitale.

trovano inoltre: rendite e prestazioni annue perpetue, compensi per prestazione di garanzie (fideiussioni),

proventi derivanti dalla gestione di denaro di terzi, proventi derivanti da riporti e pronti contro

su titoli e valute. In conclusione si aggiunge “tutti

termine i proventi derivanti da altri rapporti aventi ad

oggetto l’impiego di capitale”.

Partecipazioni azionarie: le azioni rappresentano quote di patrimonio sociale e danno la qualità di socio e

il diritto a partecipare alla spartizione degli utili (di percepire i dividendi). Le obbligazioni invece non

rappresentano il capitale sociale, non danno diritti amministrativi, ma di credito (interessi). Dividendi e

interessi sono fiscalmente trattati diversamente, pur essendo entrambi redditi di capitale.

Il capitale proprio è remunerato con i dividendi, il capitale di debito con gli interessi che sono

deducibili dal reddito della società che emette le obbligazioni. I dividendi sono già tassati a carico della

società (soggetti a Ires), quindi la tassazione sul socio che li percepisce è molto ridotta o nulla

(partecipation exemption, che riguarda dividendi e plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni

sociali immobilizzate). Diversamente gli utili delle società di persone sono tassati su ogni socio per la sua

parte (principio di trasparenza). Per i soci di società di capitali gli utili non sono redditi da capitale, ma da

partecipazione. definitivo il gettito dell’Ires, l’Irpeg, pagata dalle

Il sistema della partecipation exemption rende mentre

società, causava un credito d’imposta da parte del socio verso l’erario: contava la situazione personale del

socio perché se l’aliquota Irpef del socio era maggiore dell’aliquota Irpeg, il socio aveva un debito ulteriore

verso l’erario, nel caso di aliquota Irpef minore dell’aliquota Irpeg il socio aveva diritto a un rimborso della

quota in eccesso pagata dalla società, determinando una riduzione del gettito Irpeg.

Oggi, se il socio è soggetto Irpef e persona fisica, il trattamento dei dividendi percepiti varia in ragione

della quota posseduta, distinguendo tra partecipazioni qualificate (oltre il 5% del capitale o oltre il 2%

dei voti in assemblea ordinaria, per le società quotate; oltre il 25% del CS o oltre il 5% dei voti in assemblea

ordinaria se società non quotata) e non qualificate (quelle dei piccoli risparmiatori). I dividendi di

partecipazioni non qualificate e le plusvalenze derivanti da vendita partecipazioni non qualificate sono

soggette a aliquota Irpef del 20%: la tassazione complessiva delle partecipazioni non qualificate (Ires +

Irpef) è del 42%. Per le partecipazioni qualificate la base imponibile è costituita dal 49,72% dei

dividendi, a cui si applicano le aliquote progressive Irpef: la tassazione complessiva oscilla tra il 35,8 e

Anche la remunerazione di altri titoli che consentono la partecipazione totale ai risultati dell’azienda,

il 43%.

anche se non danno alcuni diritti amministrativi (come il diritto di voto), è tassata come dividendo, e per la

società emittente queste uscite sono indeducibili.

Non sono redditi ciò che i soci ricevono a titolo di ripartizione di riserve di capitale e altri fondi non

costituiti con utili ma con: sovraprezzi su emissione di azioni, interessi di conguaglio versati da

sottoscrittori di nuove quote; versamenti dei soci a fondo perduto o in conto capitale; saldi di

rivalutazione monetaria esenti da imposta: Tali introiti hanno natura patrimoniale.

di conferimenti non sono utile, ma solo l’eventuale parte eccedente.

Le restituzioni Se la differenza è

negativa, cioè si ha indietro meno di quanto conferito, la perdita non è deducibile perché si tratta di

reddito di capitale.

Il reddito dell’associato in partecipazione è reddito di capitale, al pari dei dividendi, (perdite indeducibili) e

si applicano tutte le norme sui dividendi; se l’apporto è di solo lavoro è reddito di lavoro autonomo.

Nei redditi di capitale sono compresi gli interessi derivanti da mutui concessi, deposti e conti correnti e

gli interessi e altri proventi da obbligazioni, certificati di massa e titoli simili. Gli interessi che derivano

da altra natura non sono redditi di capitale (interessi per dilazione di pagamento e di mora sono redditi della

stessa categoria da cui derivano i crediti relativi).

In materia di interessi vi sono due presunzioni legali relative: gli interessi derivanti da mutui si

presumono percepiti alla scadenza nella misura pattuita; le somme date da un socio alla società si

presumono date come mutuo se dal bilancio della società non risulta che siano state date diversamente (es.

a fondo perduto o in conto capitale: in questi casi il socio non ha diritto alla restituzione.

Vi sono due regole generali in materia di tassazione dei redditi di capitale: tassazione al lordo (non si può

dedurre alcuna spesa o perdita) e principio di cassa (si tassa la somma percepita nel periodo, non rilevano i

crediti maturati).

I redditi di capitale possono essere tassati con regimi sostitutivi agevolativi per favorire il risparmio e

l’investimento azionario (soprattutto delle famiglie), e per tutelare i redditi di capitale dall’inflazione. Vi

sono regimi di ritenuta a titolo di imposta (su interessi dei depositi bancari e su dividendi di

partecipazioni non qualificate) con aliquota del 20%, in certi casi ridotta al 12.5% e altri regimi

risparmio “gestito”

sostitutivi che riguardano il regime di (relativo a redditi su partecipazioni non

qualificate, e altri strumenti finanziari, anche se costituiscono redditi diversi, gestiti da una banca) e

“amministrato” (cessioni di titoli non qualificati che erano dati in amministrazione a una banca o a un altro

(tassati solo alla percezione da parte dell’investitore),

intermediario), fondi comuni ecc. Per le

partecipazioni qualificate (plusvalenze da cessioni e dividendi) non si applicano i regimi sostitutivi e

agevolativi.

2.3. I redditi di lavoro dipendente

I redditi di lavoro dipendente sono quelli che derivano da rapporti con oggetto la prestazione di lavoro alle

E’ compreso il

dipendenze e sotto la direzione altrui (pubblica o privata). lavoro a domicilio quando è

considerato lavoro dipendente e le somme che il datore di lavoro deve pagare a seguito di sentenza di

condanna del giudice del lavoro. Rientrano nella categoria le pensioni di ogni tipo (che si colleghino alla

prestazione di un lavoro, sono perciò escluse dalla tassazione le pensioni risarcitorie, come le pensioni di

guerra) e gli assegni a esse equiparati.

Principio di onnicomprensività: il reddito di lavoro dipendente comprende tutte le somme ricevute, anche

se erogazioni liberali e in natura.

I redditi di lavoro sono governati dal principio di cassa. Per i redditi in natura si tiene conto del momento in

cui il lavoratore fruisce del servizio o riceve il bene.

Del reddito di lavoro dipendente fanno parte anche somme corrisposte da terzi: indennità previdenziali

dovute dall’Inps (malattia, e dall’Inail (infortuni temporanei).

maternità, disoccupazione)

Le somme date dal datore al lavoratore a titolo di rimborso di spese sostenute sono comprese nella base

imponibile del reddito di lavoro, e le spese effettivamente sostenute dal lavoratore non sono deducibili:

questo per finalità semplificative e antifrode (deduzione di spese non sostenute). Qualora il lavoratore operi

l’indennità di trasferta non è imponibile fino a un certo limite, oltre è

al di fuori del territorio comunale

imponibile.

Per quanto riguarda i compensi in natura, che sono compresi nella tassazione, alcuni sono denominati

fringe benefit, che sono vantaggi concessi in aggiunta alla normale distribuzione, soprattutto a dirigenti (ad

esempio concessione per uso privato di telefoni, auto, alloggi. Alcuni fringe benefit sono stati ideati per fini

di elusione fiscale; essi sono tassati come reddito di lavoro dipendente, sia che siano concessi dal datore di

lavoro che da terzi. Sono quantificati in base al loro valore normale; non sono tassati se di modico valore

(fina a 258,23€).

La regola di onnicomprensività è largamente derogata, e non sono tassati: i contributi che il datore di

lavoro versa per assistenza, previdenza e sanità; le prestazioni di vitto (mensa aziendale, ticket restaurant

fino a 5,29€ a giorno); le prestazioni di servizi di trasporto collettivo; le somme erogate per la frequenza

dipendenti non sono tassate se nel limite di 2065,83€.

di asili nido. Le azioni attribuite ai

Sono assimilati a redditi di lavoro dipendente: i compensi percepiti da lavoratori-soci delle

cooperative; i compensi percepiti da terzi in relazione al lavoro dipendente; le somme corrisposte come

o per l’addestramento professionale; le remunerazioni dei sacerdoti; i compensi per l’attività

borsa di studio

libero professionale intramuraria dei dipendenti del servizio sanitario pubblico; le indennità e i gettoni di

presenza corrisposti da stato, regione, provincia, comune a consiglieri e parlamentari; le rendite vitalizie

costituite a titolo oneroso; gli assegni alla cui produzione non concorrono ne capitale né lavoro (come gli

assegni di mantenimento percepiti dal coniuge); i compensi percepiti per lavori socialmente utili.

Sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente anche i redditi di collaborazione coordinata e continuativa,

cioè per la prestazione di attività senza vincolo di subordinazione ma nel quadro di un rapporto unitario e

continuativo (come cariche di amministratore, sindaco e revisore nelle società, collaborazioni con giornali e

riviste, partecipazioni a commissioni e collegi).

2.4. I redditi di lavoro autonomo

Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall’esercizio abituale (non necessariamente esclusivo)

l’attività è di natura

e autonomo di professioni o arti; non commerciale. Sono redditi di lavoro autonomo

anche i redditi delle associazioni professionali.

I redditi di lavoro autonomo derivano quindi da un’attività quelli di un’attività

abituale, continuativa;

Il lavoro autonomo si distingue dall’esercizio di impresa commerciale: se

occasionale sono redditi diversi.

l’attività è compresa nell’art. 2195 cc si ha impresa commerciale, altrimenti lavoro autonomo.

I redditi di lavoro autonomo sono tali solo se non vi è organizzazione imprenditoriale, altrimenti sono

redditi di impresa.

La base imponibile è formata principalmente dai compensi (per cessione di beni o servizi), ma anche dalle

plusvalenze sui beni strumentali (mobili e immobili). La plusvalenza è pari alla differenza tra il

(in caso di vendita, l’indennità in caso di risarcimento o il valore normale in caso di

corrispettivo

autoconsumo) e il costo non ammortizzato (corrispettivo maggiore del costo non ammortizzato).

sostenute nell’esercizio dell’arte o della professione,

Le spese deducibili sono quelle nonché le

minusvalenze dei beni strumentali. l’inerenza all’attività;

Regole generali per la deduzione delle spese sono: deduzione secondo il principio

di cassa. Vi sono eccezioni: costi pluriennali deducibili secondo il principio di competenza (applicato ai

all’ammortamento (quelli sotto i 516,46€ possono essere dedotti

canoni di leasing, di beni strumentali

interamente all’acquisto)), costi non deducibili (i costi di acquisto degli immobili, diversamente i canoni di

locazione sono deducibili; le spese di ristrutturazione (e manutenzione straordinaria) degli immobili sono

l’eccedenza può

deducibili per il valore massimo del 50% del costo complessivo dei beni ammortizzabili;

(spese relative all’auto

essere dedotta in quote costanti nei 5 periodi successivi), costi forfettizzati usata per

per un costo massimo di 18075,99€; spese per

la professione deducibili al 40%, telefoni fissi e mobili

all’80%; spese per alberghi e ristoranti al 75% e per un costo massimo complessivo del 2% dei compensi

percepiti; spese di rappresentanza deducibili nel limite dell’1% dei compensi ricevuti; spese di

partecipazione a convegni e simili, comprese le spese di viaggio e soggiorno, deducibili al 50%).

per la quota accantonata in quell’anno.

Le indennità di fine rapporto sono deducibili a fine anno

Se il reddito di lavoro autonomo è di ammontare ridotto si applica il regime dei contribuenti minimi.

diritti d’autore dell’ammontare

Redditi equiparati al lavoro autonomo sono: i (da cui si deduce il 25%

come spese di produzione, quindi sono tassati per il 75%); utili da contratti di associazione in

partecipazione, quando si apporta esclusivamente lavoro (se si apporta anche capitale è reddito di

(derivano dall’attività svolta

capitale); utili spettanti ai promotori e ai fondatori di una società di capitali

per costituire la società); le indennità per cessazione dei rapporti di agenzia (soggetti a tassazione

separate). Per tutti questi, eccetto i diritti d’autore (25%) non sono concesse deduzioni di spese.

2.5. I redditi di impresa

La disciplina sui redditi d’impresa è collocata all’interno della disciplina Ires, ma le stesse norme valgono

anche per imprenditori individuali e società di persone. I redditi di impresa sono riferiti alle imprese

il cui reddito è sempre e interamente d’impresa.

commerciali, Le società commerciali tuttavia, quando

volgono solo attività di manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli ceduti dai soci sono

considerate imprese agricole e possono optare per l’imposizione su base catastale.

si rifà all’esercizio abituale di

La definizione fiscale di impresa commerciale attività elencate

nell’articolo 2195 cc (attività dirette alla produzione di beni o servizi, intermediarie nella circolazione di

beni, di trasporto, bancaria o assicurativa, attività ausiliari alle precedenti). Costituiscono impresa, ai fini

fiscali, anche allevamenti di animali e attività di manipolazione e trasformazione di prodotti agricoli e

zootecnici. Le attività commerciali sono tali ai fini fiscali anche se non organizzate in forma di impresa:

fiscalmente vi sono imprenditori senza impresa. Sono in ogni caso redditi di impresa quelli derivanti

dall’esercizio di attività organizzate imprenditorialmente. Per quanto riguarda i servizi: la loro produzione

genera reddito d’impresa in ogni caso, la prestazione solo se si è organizzati come impresa. In caso di non

presenza di impresa e di attività non commerciale si ha reddito di lavoro autonomo.

Il reddito delle imprese individuale e delle società di persone commerciali non è sottoposto ad Ires ma ad

Irpef; è tuttavia determinato con le regole dell’Ires, anche se vi sono alcune regole speciali: tra i ricavi si

comprende il valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore: si ha un

componente positivo perché il bene cessa di mantenere all’impresa. Le plusvalenze che fruiscono del

regime di partecipation exemption sono tassate solo per il 49.72% e le minusvalenze sono deducibili

solo per la stessa percentuale. Anche i dividendi sono tassati per il 49,72%. Le plusvalenze realizzate con

la cessione di aziende sono tassate separatamente; le cessioni ereditarie o liberali non possono dare

plusvalenze (no corrispettivo). Non sono ammessi in deduzione i compensi per il lavoro prestato dallo stesso

imprenditore o da familiari. Gli interessi passivi sono deducibili solo per la parte, ma nella parte

corrispondente al rapporto tra ricavi non esenti e ricavi totali (se non vi sono ricavi esenti sono deducibili per

intero). Le spese per l’acquisto di beni mobili usati sia per l’impresa che personalmente sono deducibili al

il risultato d’esercizio è negativo, la perdita può essere riportata in diminuzione del reddito Irpef

50%. Se

complessivo, al netto dei proventi esenti da imposta.

Le imprese minori, amministrate con contabilità semplificata, devono avere un ammontare di ricavi

700.000€ annui

inferiore a (400.000 se impresa di servizi). Queste imprese, se non decidono di tenere la

contabilità ordinaria, possono limitarsi a tenere i registi Iva, segnalando però gli elementi rilevanti ai fini

d’esercizio e non si applica la partecipation

reddituali, come le rimanenze; non viene redatto il bilancio

exemption. Il reddito d’impresa segue il principio di competenza, è costituito dalla differenza tra

componenti positivi e negativi, gli unici accantonamenti consentiti sono di quiescenza e previdenza (gli

altri necessiterebbero della redazione del bilancio), gli ammortamenti sono consentiti ma si deve tenere il

registro dei cespiti ammortizzabili; non vi sono limiti sulla deducibilità degli interessi passivi.

Un regime ulteriormente semplificato è quello dei contribuenti minimi, che hanno ricavi inferiori a

30.000€. Si richiede che abbiano iniziato l’attività non prima del 2008, che non abbiano effettuato cessioni

all’esportazione e servizi internazionali, che non abbiano sostenuto spese per dipendenti o collaboratori non

occasionali, né corrisposto borse di studio o sussidi, che nell’ultimo triennio non abbiano acquistato beni

strumentali di costo maggiore di 15.000€, che l’attività non sia già stata esercitata autonomamente nei tre

dell’inizio dell’impresa o che non sia la prosecuzione di un’attività di lavoro dipendente o

anni prima

autonomo. Sul reddito (costituito da ricavi (comprese plusvalenze su beni) meno spese (comprese

(dell’Irpef e delle

minusvalenze)) si applica un imposta sostitutiva addizionali locali) del 5%. I contribuenti

minimi sono esenti da Iva: non addebitano Iva sui loro prodotti ne hanno Iva a credito (si comportano come

i consumatori finali). Inoltre non sono soggetti a Irap.

Le società commerciali che non rispettano determinati indici di redditività sono considerate non

operative, cioè di comodo, e sono soggette ad imposta sulla base di un imponibile minimo (presunto in

base al patrimonio societario: 1,5% delle partecipazioni che non costituiscono immobilizzazioni + dal 3 al

4,75% degli immobili + 12% delle altre immobilizzazioni) con aliquota maggiorata del 10,5%. Sono

considerate non operative in ogni caso le società che presentano dichiarazioni in perdita per tre esercizi

fiscale e una un reddito inferiore all’imponibile minimo.

consecutivi, o che rilevano due volte una perdita

2.6. I redditi diversi

In questa categoria vi sono una serie di ipotesi reddituali eterogenee, non riconducibili alle categorie

La categoria è quindi “residuale”

tipiche: questi redditi non derivano da una particolare fonte produttiva.

nel senso che raccoglie ipotesi che non stanno in nessun altra categoria.

Tra i redditi diversi rientrano le plusvalenze isolate, non realizzate cioè nel contesto di attività economica

continuativa.

Le plusvalenze immobiliari sono realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di immobili acquistati o

costruiti da non più di 5 anni, di terreni edificabili (o su cui si sono fatte opere per renderli edificabili). Si

assume come valore iniziale il prezzo d’acquisto o il valore normale di 5 anni prima se non è stato acquistato

nell’ultimo lustro. Sono esclusi dalla tassazione gli immobili acquisiti mortis causa e quelli in cui ci abita il

venditore: sono operazioni che non hanno fini speculativi.

Le plusvalenze realizzate con la cessione di azioni o altre partecipazioni sociali o titoli obbligazionari o

altre attività finanziarie sono indicate come guadagni di capitale (capital gain). Diversamente i frutti delle

attività finanziarie (dividendi e interessi) sono redditi di capitale. Le plusvalenze da cessione di

partecipazioni qualificate sono soggette ad imposizione del 49,72%, quelle da partecipazioni non

qualificate sono soggette ad imposta sostitutiva del 20%. Gli strumenti assimilati alle azioni sono sempre

partecipazioni qualificate.

Sono redditi diversi anche le plusvalenze da cessione di contratti di associazione in partecipazione: sono

se l’apporto supera una determinata soglia si trattano come partecipazioni

equiparate alle cessioni di azioni,

qualificate, altrimenti come non qualificate.

Appartengono ai redditi diversi anche i redditi fondiari non quantificati dal catasto (tra cui i redditi da

immobili situati all’estero) e i redditi delle sublocazioni, i redditi derivanti da lavoro autonomo non

dall’utilizzazione di brevetti reddito derivato dall’affitto

abituale e derivanti (non è un lavoro abituale),

di un’azienda a un terzo che svolge attività di impresa, redditi dalla concessione in usufrutto e in affitto

o noleggio di beni mobili o immobili, redditi derivanti dalla differenza tra corrispettivo e valore di

mercato per la concessione in godimento a soci o familiari dell’imprenditore, vincite a lotterie e

concorsi, premi per meriti artistici, scientifici e sociali. I proventi illeciti sono redditi diversi.

Infine vi è una clausola generale che definisce come redditi quelli derivanti da assunzione di obblighi di

fare, non fare e permettere.

Le regole di determinazione dei vari redditi diversi non sono uniformi. Sono tassati con il principio di cassa,

al netto di spese e oneri (a differenza dei redditi di capitale) e non sono soggetti a ritenute alla fonte.

L’IMPOSTA SUL REDDITO DELLE SOCIETA’

3.

3.1. I soggetti passivi

L’Ires è un imposta proporzionale che colpisce, con aliquota del 27,5%, il reddito complessivo netto

delle società di capitali e dei soggetti collettivi in genere. L’Ires non si applica a società di persone e

equiparati (redditi imputati per trasparenza ai soci) e ai soggetti esenti (amministrazioni statali, regioni,

provincie, comuni, comunità montane). Il Testo unico classifica i soggetti passivi in 4 gruppi: i primi due

comprendono società di capitali (più cooperative, società di mutua assicurazione, società e cooperative

come oggetto principale l’esercizio di attività

europee) e altri enti commerciali (compresi i trust, hanno

commerciale). Vi è poi la categoria degli enti non commerciali (che svolgono attività commerciale ma non

come oggetto principale o non la svolgono: associazioni non riconosciute, consorzi, comitati, fondi di

previdenza, fondazioni di fatto). Vi è infine la categoria dei non residenti (che non hanno sede legale o

amministrativa o oggetto principale in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta), composta da

società ed enti commerciali ed enti non commerciali. Si presumono residenti (eccetto prova contraria) gli

enti che hanno partecipazioni di controllo in Italia se sono controllati da soggetti residenti, se i membri del

CdA sono in prevalenza residenti e si presumono residenti i trust esteri istituiti in paesi a fiscalità privilegiata

se almeno un disponente o beneficiario risiede in Italia o se un residente ha traferito immobili o diritti

immobiliari reali al trust.

Il reddito delle società e degli enti commerciali è sempre e solo reddito di impresa, e non si distingue in

altre categorie. Il reddito complessivo di società ed enti commerciali è determinato sulla base del bilancio: si

assume come punto di partenza il risultato del conto economico (utile o perdita), a cui si applicano

variazione in aumento o diminuzione derivanti dalle norme fiscali.

E’ previsto che la perdita di un periodo d’imposta può essere

Riporto di perdite: computata in

diminuzione del reddito dei periodi successivi al massimo per l’80% dell’utile imponibile di ciascun

Il limite dell’80% non vale per le nuove società (a meno che costituiscano la continuazione di

periodo.

un’attività svolta con un’altra società). Il riporto da perdite non è consentito quando il soggetto che realizza

da quello che realizza l’utile

le perdite è diverso (cioè quando la maggioranza delle quote societarie è stata

modificata l’attività principale

ceduta) e quando viene esercitata nei periodi in perdita. I soggetti i cui utili

sono esenti possono riportare la perdita solo per l’ammontare che eccede l’utile non tassato negli esercizi in

perdita. La compensazione con la perdita dell’esercizio pregresso deve essere indicata nella dichiarazione.

Per incentivare l’aumento di patrimonio nelle imprese vi è una riduzione dell’imposta commisurata al

nuovo capitale immesso come conferimento in denaro o destinazione di utili a riserva. Il rendimento

nozionale medio del capitale immesso (ora fissato al 3% del capitale immesso) è esente: si sottrae

all’imponibile. hanno un’attività

La categoria degli enti non commerciali comprende tutti gli enti che non principale

commerciale. Le società di capitali sono sempre imprese commerciali. La distinzione tra enti commerciali e

all’atto costitutivo o allo statuo

non dipende quindi dal loro oggetto, determinato in base alla legge, (in

forma pubblica o scrittura privata autenticata); in mancanza è determinato in base all’attività effettivamente

commerciale o no l’attività necessaria per raggiungere gli scopi primari.

svolta. Si valuta quindi come non commerciali, a prescindere dallo statuto, de in un periodo d’imposta

Gli enti perdono la qualifica di

esercitano prevalentemente attività commerciali.

Gli enti non commerciali possono conseguire redditi appartenenti alle diverse categorie (fondiari, di

capitale, d’impresa, diversi) e il reddito complessivo è dato dalla loro somma. Ciascun reddito è determinato

con le regole della sua categoria, con le detrazioni e deduzioni relative. Anche agli enti non commerciali si

applica la detassazione dei dividendi dal 95% del loro ammontare, come nelle società. Le plusvalenze

(se conseguite fuori dall’attività di impresa, sono tassate parzialmente

sono tassate come le persone fisiche

(49,72%, qualificate) o sottoposte a ritenuta alla fonte del 20% (non qualificate); se conseguite nell’attività

come per gli imprenditori individuali. L’ente è tenuto a istituire una

d’impresa contabilità separata per

l’eventuale attività di impresa svolta, distinguendola dall’attività istituzionale. I componenti positivi e

negativi si determinano ordinariamente (spese inerenti deducibili, spese per attività non imponibili non

deducibili, spese ad utilizzazione promiscua deducibili solo in parte, corrispondente al rapporto tra i ricavi

dell’attività d’impresa e i ricavi totali dell’ente). Per gli enti associativi (associazioni, consorzi, ecc.)

l’attività non è mai commerciale se è interna, rivolta ai soli associati, e non è retribuita con specifici.

I trust residenti sono enti commerciali o no a seconda dell’attività principalmente svolta. I trust non residenti

sono tassati per i redditi prodotti nello stato. I trust si distinguono in trasparenti e opachi. Nei primi i

beneficiari sono individuati e i redditi sono imputati a loro e tassati con Ires; nei trust opachi i

beneficiari non sono individuati e il trust è soggetto a Ires e a tutti gli obblighi derivanti.

3.1. Il reddito di impresa

determinazione del reddito d’impresa

La deriva dalla disciplina Ires. Il reddito complessivo è determinato

apportando all’utile o perdita risultante dal conto economico le variazioni in aumento o diminuzione

conseguenti all’applicazione dei criteri stabiliti dalla legge. Il reddito fiscale deriva quindi da quello

civilistico (risultato del CE). Le singole norme sui componenti positivi non hanno lo scopo di istituirne la

sempre tranne espresse eccezioni) ma la modalità di tassazione; sui componenti negativi non

tassabilità (c’è

hanno lo scopo di istituirne la deducibilità ma di determinare condizioni, tempi e modi per la deduzione.

Il conto economico è parte del bilancio d’esercizio, in cui sono presenti un altro conto, lo stato

patrimoniale, che rappresenta la situazione patrimoniale a fine esercizio (Attivo: Crediti verso soci,

Immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie, Attivo circolante, Ratei e risconti; Passivo: Patrimonio

d’esercizio e utili-perdite

netto (Capitale, Riserve e utile-perdita riportati a nuovo), Fondi rischi e oneri, Tfr,

Debiti, Ratei e risconti) e la nota integrativa.

le spese sostenute e i ricavi dell’esercizio.

Il conto economico contiene Il conto economico è redatto in

forma scalare, che aggrega le componenti in varie aree di gestione:

A)Valore della produzione

B)Costi della produzione Differenza tra valore e costi della produzione

C)Proventi e oneri finanziari

D)Rettifiche di valore da attività finanziarie

E)Proventi e oneri straordinari Risultato prima delle imposte

Imposte sul reddito d’esercizio Utile o perdita d’esercizio

Molte norme che appongono variazioni ai fini fiscali al risultato del conto economico sono in relazione ai

criteri di inerenza o di competenza. Le variazioni possono aumentare o diminuire sia i componenti positivi

che quelli negativi del conto economico.

Le norme fiscali che aumentano il reddito imponibile aumentando le componenti positive sono: la

merce assegnati ai soci o destinati all’autoconsumo;

norma che assimila ai ricavi il valore normale dei beni

la norma che impone di usare il valore normale come ricavo nelle operazioni tra società controllate (se è

Le norme che aumentano l’imponibile

superiore al compenso pattuito). diminuendo le componenti

negative limitando la deduzione delle spese sono molto numerose. Alcune norme fiscali sono molto

rigide, per esempio il coefficiente di costo per macchinari da ammortare ogni anno. Un costo può essere

dedotto in un esercizio diverso rispetto a quello in cui è messo a CE per via del principio di competenza.

riduzione dell’imponibile:

Norme favorevoli al contribuente determinano la ad esempio quando il conto

economico contiene ricavi esenti, o tassati con imposta sostitutiva ridotta. Anche le plusvalenze

rateizzabili e le sopravvenienze attive tassabili per quote nei successivi 5 anni sono norme di favore per

il contribuente, che derogano il principio di competenza.

In diritto tributario l’imputazione temporale dei componenti negativi e positivi deve essere conforme al

momento in cui si verifica il fatto economico e non l’entrata o uscita

principio di competenza. Ha rilievo il

Le componenti di reddito non sono solo rapporti con i terzi ma anche l’utilizzazione interna.

finanziaria. Per

quanto riguarda i beni mobili i corrispettivi si considerano conseguiti (e le spese sostenute) alla data della

consegna o della spedizione; per gli immobili alla stipula dell’atto per i servizi quando la prestazione è

ultimata. Tuttavia al principio di competenza si deve affiancare il principio di correlazione (competenza

economica): i costi si considerano sostenuti nel periodo in cui servono per avere ricavi: da qui gli

ammortamenti che spalmano su più anni il costo di beni (o di costruzione di edifici e impianti) utilizzabili

appunto per più esercizi. Vi sono norme che in ambito fiscale derogano al principio di competenza. I

costi sono deducibili nel periodo di competenza solo se oggettivamente certi e determinabili; diversamente

saranno dedotti nei periodi successivi. Il criterio fiscale è improntato alla prudenza e alla certezza, a

differenza di quello civilistico che impone la rilevazione dei costi anche se incerti e approssimati. Anche i

ricavi sono da rimandare all’esercizio successivo se non sono ancora certi. Si deroga la competenza,

applicando il principio di cassa per: i compensi dovuti agli amministratori; gli oneri fiscali e contributivi

(compresi gli interessi di mora); le erogazioni liberali. Gli utili derivanti da partecipazioni ma non percepiti

e le plusvalenze rateizzabili sono deroghe al principio di competenza.

le società sono relativi all’impresa tutti i beni che appartengono a esse.

Per Per quanto riguarda

l’imprenditore distinguere tra beni personali e beni relativi all’impresa.

individuale si deve invece

Nelle società di fatto sono relativi all’impresa i beni dei soci utilizzati esclusivamente per l’attività di

I beni relativi all’impresa sono classificati nell’attivo dello SP

impresa. come Immobilizzazioni (beni

strumentali, rilevati al costo non ammortizzato, e beni meramente patrimoniali come azioni) o attivo

Le rimanenze di magazzino hanno la funzione di rinviare il costo dei beni invenduti all’esercizio

circolante. Il valore fiscalmente riconosciuto di un bene è il costo d’acquisto o di costruzione

successivo. (comprese

le spese correlate, come quelle di trasporto e installazione, ma esclusi gli interessi passivi e le spese


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto tributario, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Sabbi, Istituzioni di Diritto tributario. Parte Speciale, Tesauro. Gli argomenti trattati sono: non sono descritte le parti su operazioni straordinarie, imposta di registro, su successioni e donazioni, di bollo e la parte sulla fiscalità internazionale.
Spiegate molto bene Irpef, categorie reddituali, Ires, Redditi transnazionali, Iva, Irap e altri tributi locali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Docente: Sabbi Luca
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bruno.sonzogni.5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Sabbi Luca.

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