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CAP  2  –  LE  FONTI  

LA RISERVA DI LEGGE

L’art. 23 della Costituzione nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in

dispone che: base alla legge. Riservando al Parlamento il potere di disporre in materia di entrate.

L’art 23 ha la funzione di tutelare la libertà e la proprietà dei singoli nei confronti del potere esecutivo.

L’imposizione tributaria è vista come strumento di politica sociale e di redistribuzione del reddito.

I problemi interpretativi dell’art 23 sono sostanzialmente 3:

Nozione il termine legge indica non soltanto la legge statale ordinaria ma anche gli atti aventi forza di legge: i

• di legge: decreti-legge e i decreti legislativi.

Possono esservi fonti comunitarie, le cui leggi sono direttamente applicabili. Con l’adesione al

Trattato CE l’Italia ha operato una limitazione alla propria sovranità. I regolamenti comunitari

operano in un proprio ambito di competenza.

Nozione di base le riserve – assolute se la disciplina di una determinata materia è

• legislativa: di legge rimessa solamente alla legge

sono: – relative se la legge può limitarsi a disciplinare le linee

fondamentali della materia, rimettendone il completamento

a norme di rango non legislativo.

L’art 23 rientra in questa tipologia di riserve.

Non è necessario che la legge sua regolata interamente dalla legge, che deve avere solo un

contenuto minimo.

La riserva di legge non riguarda tutti i tipi di norme, ma soltanto quelle di diritto sostanziale;

oggetto sono solo le norme impositrici che definiscono i soggetti passivi, il presupposto e la

misura del tributo. Sono oggetto anche le norme che dispongono esenzioni o agevolazioni.

Non rientrano invece le norme sull’accertamento e la riscossione.

La legge deve inoltre stabilire la base imponibile e l’aliquota.

Nozione di prestazioni personali e patrimoniali imposte; categoria più ampia del concetto di tributo. Vi

• prestazione sono imposizioni: – in senso formale: imposte con atto autoritativo

imposta: – in senso prestazioni di natura non tributaria e aventi

sostanziale: funzione di corrispettivo, di fonte contrattuale,

quando appare prevalente l elemento

impositivo, il corrispettivo è fissato

unilateralmente ed al privato è rimessa solo la

libertà di richiedere o non richiedere la

prestazione.

LE LEGGI TRIBUTARIE DELLO STATO

Fonti del diritto tributario sono le leggi e gli altri atti aventi valore di legge.

Le leggi tributarie non possono essere approvate con leggi di bilancio, poiché si è inteso conservare la distinzione

tra leggi sostanziali (che disciplinano i tributi e le spese) e quelle formali, di approvazione del bilancio, né possono

essere approvate con referendum abrogativo, che si presta facilmente ad operazioni di carattere demagogico,

portando ad effetti molto gravi.

Le disposizioni legislative che contengono aiuti di Stato (esenzioni o agevolazioni fiscali) devono essere notificate

alla Commissione europea.

LO STATUTO DEI DIRITTI DEL CONTRIBUENTE

Disposizioni di varia natura e contenuto, qualificate come principi generali dell’ordinamento tributario che

possono essere derogate o modificate solo espressamente.

Vi sono quattro importanti enunciati:

1. le disposizioni sono attuative della Costituzione

2. il valore di tali norme è da ritenersi come i principi generali

3. vige il divieto di deroga o modifica in modo tacito

4. vige il divieto di deroga o modifica mediante leggi speciali.

Lo Statuto si pone come una legge tributaria generale, assimilabile alle disposizioni preliminari del Codice Civile.

I DECRETI–LEGGE

La funzione legislativa è assegnata al Parlamento, ma il Governo può emanare decreti con forza – decreti-

legge

di legge: – decreti legislativi.

  2  

I decreti–legge sono provvedimenti provvisori con forza di legge, adottabili dal Governo in caso di necessità ed

urgenza. Hanno efficacia dal giorno della pubblicazione e perdono efficacia se non sono convertiti in legge entro

60 giorni dalla pubblicazione. Ragioni d’uso: – per la celerità del provvedimento

– per far fronte ad esigenze straordinarie dello Stato.

Fino al 1996, il Governo fece abitualmente uso dell’emanazione di decreti–legge; la Corte Costituzionale ha però

sanzionato tale prassi, facendo sì che venissero utilizzate le leggi di delega.

I DECRETI LEGISLATIVI

Il Parlamento può delegare al Governo l’esercizio della funzione legislativa, con determinazione dei principi e

criteri direttivi e soltanto per un tempo limitato e per oggetti definiti.

Il ricorso al meccanismo della delega deriva dalla circostanza che le norme tributarie mal si prestano ad essere

elaborate e discusse in sede parlamentare.

Con il decreto delegato è stato ampiamente modificato il Testo unico delle imposte sui redditi (T.u.i.r.).

I TESTI UNICI

Il testo unico è un testo normativo caratterizzato da un particolare contenuto, ossia la riunificazione di norme

contenute in più testi. Esso può essere compilativo o innovativo.

Il Governo ha il potere di emanare: – decreti legislativi per l’attuazione delle riforme

– decreti legislativi con disposizioni integrative e correttive

– testi unici, contenenti le norme della riforma e le norme

previgenti rimaste in vigore.

Nei testi unici vanno poi inserite le norme emanate dopo la riforma.

I testi unici di attuazione delle riforme tributarie sono testi innovativi, in quanto contengono disposizioni

integrative e correttive delle norme preesistenti.

I REGOLAMENTI GOVERN ATIVI E LA DELEGIFICAZIONE

La produzione di norme astratte e generali può essere compiuta anche dal Governo e da altre autorità

amministrative. Tali atti sono subordinati alle leggi e, se contrari alle leggi, sono illegittimi e possono essere

annullati.

I regolamenti non sono oggetto di giudizio di costituzionalità. La potestà regolamentare non è quindi disciplinata

dalla Costituzione, ma da una legge ordinaria.

Sono innanzitutto disciplinati i regolamenti governativi: – deliberati dal Consiglio dei Ministri

– sottoposti al visto ed alla registrazione della Corte

dei conti

– emanati con decreto del Presidente della

Repubblica

– pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.

Tali – l’esecuzione di legge e decreti legislativi

regolamenti – l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti legislativi

disciplinano: – le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o atti aventi forza di legge

– l’organizzazione e il funzionamento delle amministrazioni pubbliche

– l’organizzazione del lavoro ed i rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici.

Nei regolamenti delegati trova attuazione il fenomeno delle delegificazione, assegna al Governo la titolarità della

potestà esercitabile previa autorizzazione della legge, nelle materie non coperte da riserva assoluta di legge.

Possono – regolamenti esecutivi: possono essere emessi anche in assenza di apposita norma autorizzativa

Aversi: – regolamenti delegati e delegificanti: emessi in base ad una norma espressa.

I regolamenti attuativi e integrativi non sono ammissibili in diritto tributario per le materie coperte da riserva di

legge, che non ammette neanche regolamenti indipendenti.

I REGOLAMENTI MINISTERIALI

Sono adottati nelle materie di competenza di un singolo Ministro, autorizzati dalla legge, con decreto ministeriale, e

non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti governativi.

Sono adottati previo parere del Consiglio di Stato, come anche i regolamenti interministeriali, che regolano le

materie di competenza di più ministri e sono adottati con decreto del Presidente del Consiglio.

Sovente le leggi autorizzano il ministro ad emanare decreti non aventi valore regolamentare, per cui non viene

seguita la procedura previsti per i decreti regolamentari.

Esempi: – decreto che fissa l’aggiornamento dei valori catastali

– il regolamento in tema di dichiarazione dei redditi

– il decreti che fissa le quote di ammortamento

– il regolamento che prevede presunzioni di cessione e acquisto ai fini IVA: – il c.d. redditometro

– la white list dei Paesi non paradisi fiscali.

 

  3  

CAP  3  –  INTERPRETAZIONI  E  INTEGRAZIONI  

PECULIARITÀ DELLE LEGGI TRIBUTARIE. I TECNICISMI E LE POLISISTEMATICITÀ

Nel Diritto tributario si presentano diverse difficoltà di individuazione ed interpretazione delle regole; questo a

causa di:

la legislazione tributaria non è raccolta in un testo unitario, né vi è una legge generale per tutta la materia. Solo

• lo Statuto dei diritti del contribuente pone dei principi generali, validi per tutto il Diritto tributario.

Per questo motivo esso è definito polisistemico

l’iperlegificazione e l’instabilità che caratterizzano questo settore dell’ordinamento dato che le leggi

• tributarie sono continuamente ritoccate e modificate

le norme tributarie nascono, sovente, per far fronte a situazioni d’emergenza

• vi è continuamente l’emanazione di leggi a termine

• quando vengono emanate nuove norme è difficile che il legislatore operi su di un terreno vergine; le nuove

• disposizioni, nella maggior parte dei casi, contengono modifiche testuali a testi precedenti

inoltre, vi sono diverse difficoltà legate alla preferenza del legislatore per le formulazioni casistiche, piuttosto

• che per le formule generali, dando adito inevitabilmente a delle lacune

infine spesso le leggi tributarie sono di difficile interpretazione.

L’INTERPRETAZIONE DELLE LEGGI TRIBUTARIE

Non esistono, nel Diritto tributario, criteri interpretativi.

Tuttavia, la giurisprudenza è consolidata nel ritenere le norme che accordano esenzioni o agevolazioni siano da

interpretare restrittivamente, dato che esse costituiscono deroghe al principio di generale applicazione dell’

imposta.

Vi sono due – indirizzo sostiene che la legge tributaria racchiude una nozione autonoma, diversa da quella

diverse dottrine: autonomistico: propria del settore giuridico in cui l’istituto è regolato in via primaria. Questo

indirizzo dà risalto all’esigenza di adeguare la tassazione alla sostanza economica

dell’affare.

In questa categoria si evidenzia l indirizzo funzionale: espressione dell

’ ’

interpretazione non formalistica delle leggi d’imposta in quanto deve essere

individuato lo specifico fenomeno economico.

– indirizzo anti- sostiene che la legge tributaria accoglie la medesima nozione che di un atto o istituto

autonomistico: è delineata nel settore giuridico di provenienza. Intende tutelare la certezza del

diritto.

INTERPRETAZIONE LETTERALE

Mentre fino al XIX secolo, l’interprete si avvalse sempre di alcuni mezzi o strumenti interpretativi, oggi egli

opera con piena discrezionalità, dovendo ovviamente sottostare ad alcuni vincoli: nell applicare la legge, non si

può ad essa attribuire altro senso se non quello fatto palese dal significato proprio delle parole, secondo la

connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.

Il primo elemento su cui si basa il lavoro interpretativo è il dato letterale: se viene usato un termine tratto dalla

• lingua ordinaria, l’interprete deve attenersi al significato corrente; se un termine ha un significato sia tecnico

che formale, il primo prevale sul secondo.

Inoltre il significato che l’interprete deve attribuire al termine tecnico può derivare da una definizione data

• dallo stesso legislatore, che, talvolta, si preoccupa di fornire all’interprete la definizione delle espressioni

usate.

Poi nel descrivere le fattispecie, il legislatore tributario può riferirsi a fatti della vita o ad istituti di altri settori

• dell’ordinamento: quando la norma tributaria descrive la propria fattispecie usando termini propri di altri

settori dell’ordinamento, quel termine o istituto è assunto nel Diritto tributario con lo stesso significato che

gli è attribuito nel settore di provenienza.

LE CONVENZIONI INTERNAZIONALI, I TESTI M ULTILINGUE E LE TRADUZIONI

I trattati devono essere interpretati secondo buona fede, alla luce del contesto, dell’oggetto e dello scopo.

I termini della convenzione, la cui nozione non è definita dalla convenzione stessa, o non è ricavabile dal contesto

della convenzione, devono essere intesi secondo la legge interna dello Stato, alle cui imposte la convenzione deve

essere applicata. In caso di divergenze, la disposizione dev’essere interpretata in funzione del sistema generale e

della finalità della normativa di cui essa fa parte.

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L’INTERPRETAZIONE ADEGUATRICE

Comporta, nell’interpretazione di un testo normativo, il privilegiare l’interpretazione conforme al testo

gerarchicamente sovraordinato. Le leggi inoltre devono essere interpretate in modo da risultare conformi alle

norme costituzionali.

Oltre che la conformità alle norme costituzionali, è da privilegiare la conformità alle norme comunitarie, e quindi

alle convenzioni internazionali: principio della doppia conformità.

GERARCHIA TRA I MEZZI ERMENEUTICI. PREMINENZA DEL DATO LETTERALE

Dove non operano regole legislative o altri vincoli, si affermano le dottrine dell’interpretazione: dottrine

ideologiche che indicano canoni e criteri da seguire nell’interpretazione della legge. Esse oscillano tra due poli:

formalismo e fedeltà alla lettera della legge

• interpretazione sostanzialistica, più sensibile alla ratio della legge, agli elementi logici, agli scopi.

Generalmente la prima risulta la prevalente.

La Giurisprudenza sembra seguire un procedimento per gradi: innanzitutto viene dato rilievo al criterio letterale;

solo quando la lettera della legge non è chiara viene fatto ricorso ad altri criteri.

TESTI INTERPRETATIVI

Interpretazione si ritrova in articoli di riviste, note, sentenze, manuali ecc. sovente interpretazione

sfavorevole al Fisco

dottrinale: in particolare quando gli autori sono professionisti, impegnati a sostenere le ragioni dei contribuenti.

Interpretazione è quella degli atti difensivi e dei pareri. L’avvocato adotta o muta l’interpretazione di una

forense: disposizione a seconda dell’interesse del suo cliente.

Chi fornisce pareri in materia fiscale deve preoccuparsi di additare soluzioni non rischiose o risparmi d’imposta

non elusivi; gli interpreti ufficiali dovrebbero invece perseguire interpretazioni non condizionate da particolari

interessi o fini. Di fatto non è sempre così.

LE LEGGI INTERPRETATIVE. LIMITI COSTITUZIONALI DELLE LEGGI

INTERPRETATIVE

Le leggi interpretative riguardano generalmente disposizioni di incerto significato; il legislatore si occupa di

imporre quindi una determinata interpretazione. Il testo interpretato resta immutato, sono normativamente eliminate

le interpretazioni considerate errate.

Le disposizioni interpretative sono retroattive, dato che il loro scopo è quello di stabilire il significato di una

precedente disposizione.

È importante distinguere tra: – disposizioni interpretative

– disposizioni innovative: non retroattive, dato che si vanno a sostituire le

disposizioni preesistenti.

L’adozione di norme interpretative in materia tributaria è disposta soltanto in casi eccezionali e con legge

ordinaria.

Una disposizione che si autoqualifica come interpretativa, ma detta un’interpretazione non riconducibile ad una

delle alternative potenzialmente desumibili, viene considerata innovativa; ciò accade perché spesso la forma

interpretativa della legge è usata come mezzo per dissimulare la retroattività dell’innovazione.

Vi sono dei limiti – il legislatore si deve astenere dall’emanare disposizioni retroattive, in contrasto sul piano

della

costituzionali: ragionevolezza con valori e interessi costituzionalmente protetti

– limite alla retroattività delle leggi tributarie

– il legislatore infine incontra dei limiti nei giudizi in corso, se risulti che la legge sia diretta a

orientare l’esito di alcuni specifici processi, o ad annullare decisioni passate in giudicato.

LE CIRCOLAZIONI INTERPRETATIVE (E L’AFFIDAMENTO DEL CONTRIBUENTE)

All’emanazione di una nuova legge, l’Amministrazione finanziaria fa seguire una circolare, con la quale ne

illustra agli uffici periferici il significato. Essa è un atto interno all’amministrazione. Non essendo fonte di diritto,

non sono vincolanti nell’ordinamento giuridico generale, ma solo all’interno dell’ordinamento amministrativo.

Essendo atti interni, non rileva la loro violazione anche da parte dell’Amministrazione finanziaria, che è libera di

conservare, correggere o modificare il proprio orientamento.

LE NORME DI RINVIO

Vi sono da distinguere, nel Diritto tributario: – insiemi di norme autonome

– insiemi di norme non autonome.

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I secondi sono settori speciali rispetto ad altre parti dell’ordinamento: ciò che non è previsto dalle norme

tributarie è regolato dalle normi del settore generale, di cui il settore speciale fa parte.

L’INTEGRAZIONE ANALOGICA

Vi sono due forme di analogia: – legis: applicazione di norme dettate per casi simili o materie analoghe

– iuris: ricorso a principi generali dell’ordinamento.

L’analogia non è ammessa per le leggi penali o che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi.

All’analogia si ricorre per porre rimedio ad una lacuna di natura tecnica.

Le norme tributarie impositrici non possono essere integrate analogicamente perché non possono presentare lacune

in senso tecnico; la lacuna può essere al massimo ideologica. Lo stesso vale per le norme sanzionatorie

corrispondenti e per quelle norme che stabiliscono le esenzioni e agevolazioni.

Non è invece da escludere l’integrazione analogica quando si riscontrano lacune in altre discipline tributarie; esse

possono essere integrate mediante ricorso al Codice Civile (nei casi di decadenza, prescrizione, solidarietà).

Vi sono dei principi generali dell’ordinamento, desumibili dal Codice Civile, ma applicabili anche in campo

tributario. Per esempio il principio di buona fede.

CAP  4  –  PRINCIPI  COSTITUZIONALI  

DOVERI DI SOLIDARIETÀ E FINI EXTRAFISCALI DEI TRIBUTI

Le leggi che istituiscono e regolano i tributi devono rispettare il principio di capacità contributiva ed ogni altro

pertinente precetto costituzionale.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (art. 53 della

Costituzione), dovere inderogabile di solidarietà. A tale dovere sono tenuti tutti, in proporzione alla capacità

contributiva.

Il singolo deve contribuire alle spese statali non in ragione di ci che riceve, ma in quanto membro della collettività.

La funzione dei tributi non è meramente fiscale, ma anche extrafiscale, in quanto vi sono anche finalità di tipo

sociale.

IL PRINCIPIO DI CAPACITÀ CONTRIBUTIVA

L’art. 53 della Costituzione – specifica il dovere di contribuire alle spese pubbliche in ragione della propria

può avere un duplice significato: capacità contributiva

– limita al tempo stesso sia il dovere di contribuire, sia il potere legislativo in

materia fiscale, in quanto norma che pone il principio di capacità contributiva.

Esso infatti vincola il legislatore nella scelta dei presupposti dei tributi.

Secondo la Scienza delle – sul principio implica che le spese pubbliche siano finanziate da chi ne

fruisce,

finanze i tributi possono fondarsi: del beneficio: con i tributi commutativi

– sul principio di implica che le imposte siano a carico di chi ha attitudine a

capacità contributiva: contribuire.

Unanime è il consenso all’interpretazione di quest’ultimo come capacità economica, esplicitando la valenza

economica nella capacità contributiva.

NOZIONE SOGGETTIVA E NOZIONE OGGETTIVA DI CAPACITÀ CONTRIBUTIVA

Occorre indicare quali fatti economici esprimano capacità contributiva. Vi sono orientamenti divergenti:

orientamento soggettivo la capacità contributiva indica l’effettiva idoneità soggettiva del contribuente a far

• (o garantista): fronte al dovere tributario, manifestata da indici concretamente rilevatori di

ricchezza.

Fino agli anni in questo senso si esprimeva la Corte Costituzionale.

’80,

Orientamento la capacità contributiva viene ravvisata in qualsiasi fatto economico, anche non espressivo

• oggettivo: dell’idoneità soggettiva del contribuente; si passa da una concezione soggettiva ad una più

elastica, di natura oggettiva.

Qualsiasi fatto economico appare indice di capacità contributiva; trova quindi giustificazione

un’imposta sulle imprese (come l’Irap: assume come presupposto il valore lordo della

produzione e colpisce anche le imprese che chiudono l’esercizio in perdita).

Sono conformi le imposte collegate al compimento di un atto giuridico, di per sé non

direttamente espressivi di capacità economica.

Né si ritiene che il presupposto del tributo sia posto in essere dal soggetto obbligato.

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INDICI DIRETTI E INDIRETTI DI CAPACITÀ CONTRIBUTIVA

Vi – indici il reddito al netto delle spese di produzione, e con un complemento di detrazioni o deduzioni,

si

sono: diretti: presta, più di ogni altra forma, a rispecchiare la capacità contributiva complessiva della

persona fisica.

Ci sono inoltre, il patrimonio e gli incrementi del valore del patrimonio.

– indici vi sono: – gli affari

indiretti: – il consumo, di beni o servizi. Non vale ogni consumo (per es.: le spese sanitarie

sono esenti da IVA.

– trasferimento di un bene, sempre colpito da tributi, considerando implicito un

lucro la parte di uno dei due soggetti.

LA CAPACITÀ CONTRIBUTIVA COME LIMITE QUANTITATIVO

Dal punto di vista quantitativo, il sacrificio patrimoniale che viene imposto deve essere rapportato all’idoneità che

il singolo mostra di potersi privare di una parte dei propri beni, per la collettività.

Rientra nella discrezionalità del legislatore fissare la misura del tributo, nei limiti della ragionevolezza. La dottrina

ha sostenuto che le imposto sul patrimonio, o sui redditi patrimoniali, non possano essere tali da trasformarsi in

esproprio, distruggendo l’economica privata.

IL REQUISITO DI EFFETTIVITÀ. FORFETTIZZAZIONE E PRINCIPIO NOMINALISTICO

Vige il postulato dell’ effettività tra il fatto rilevatore di capacità contributiva e tributo.

Corollari: – incostituzionale la norma che imponeva un contributo minimo al servizio sanitario nazionale, pur in assenza di reddito

– incostituzionale l’Iciap, che assumeva come base imponibile la superficie dei locali utilizzati per l’attività

– incostituzionale la norma che imponeva di valutare le aziende agricole agli effetti dell’imposta di registro, al lordo delle passività

sempre più di frequente il legislatore tributario si avvale di norme che forfetizzano la quantificazione di un qualche

elemento dell’imponibile o dell’imposta.

Il postulato dell’effettività dovrebbe comportare l’incostituzionalità di tali norme.

La giurisprudenza della Corte Costituzionale segue un indirizzo più realistico ed ha:

considerato legittimo il sistema catastale

• giudicata costituzionale la norma che impediva il riporto a nuovo delle perdite ai fini Ilor (norma che vieta il

• riporto delle perdite, tassando un reddito fittizio).

Il requisito della effettività dovrebbe comportare inoltre la necessità che le basi imponibili non includano

componenti meramente nominali, senza tener conto della svalutazione della moneta.

IL REQUISITO DI ATTUALITÀ. LIMITI DI AMMISSIBILITÀ DEI TRIBUTI RETROATTIVI

Oltre che effettiva, la capacità contributiva deve essere attuale, che rappresenta un aspetto dell’effettività.

Il tributo deve essere correlato ad una capacità contributiva in atto, non ad una capacità contributiva passata o

futura.

I tributi retroattivi colpiscono fatti pregressi, una capacità contributiva del passato. Essi quindi risultano in

contrasto con il principio di capacità contributiva colpendo fatti del passato che non esprimono una capacità attuale.

Inoltre ledono il principio di certezza del diritto.

In deroga al principio generale della retroattività, il legislatore ammette norme retroattive purché abbiano una

giustificazione ragionevole e non si pongano in contrasto con altri valori e interessi costituzionalmente protetti;

quindi che colpiscono fatti del passato che esprimono una capacità contributiva ancora attuale. Esse violano il

principio della capacità contributiva se spezzano il rapporto fra imposizione e capacità contributiva.

I PAGAMENTI ANTICIPATI RISPETTO AL PRESUPPOSTO

Il requisito di effettività impedisce inoltre i pagamenti anticipati, di tributi che si collegano a presupposti d’

imposta che si verificheranno in futuro.

Eccezione fatta quando il prelievo anticipato non è del tutto scollegato dal presupposto

CAPACITÀ CONTRIBUTIVA E RIMBORSO DELL’INDEBITO

Il legislatore quindi può imporre, in casi particolari, prelievi anticipati rispetto al presupposto, ma il riscosso dev’

essere rimborsato se non si verifica il presupposto del tributo.

CAPACITÀ CONTRIBUTIVA E NORME FORMALI

Il principio di capacità contributiva non riguarda le norme formali: procedimentali e processuali, che se non

tutelano il contribuente la tutela costituzionale non è data dall’art. 53 della Costituzione, ma da altre norme

costituzionali.

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CAPACITÀ CONTRIBUTIVA ED OBBLIGHI DEI TERZI

La capacità contributiva pone un requisito soggettivo: il presupposto deve indicare un’attitudine soggettiva del

contribuente chiamato a concorrere alle spese pubbliche; l’obbligazione tributaria deve quindi essere posta a

carico di chi realizza il presupposto tributario.

Vi sono però norme che pongono obblighi anche a carico di terzi; il principio di capacità contributiva non è violato

nel caso in cui il terzo possa riversare l’onere economico del tributo su colui che realizza il presupposto di fatto.

CAPACITÀ CONTRIBUTIVA E TRIBUTI “COMMUTATIVI”

Il principio della capacità contributiva ha riguardo soltanto a prestazioni di servizi il cui costo non si può

determinare divisibilmente, non concernendo quindi tasse destinate a finanziare spese pubbliche il cui costo è

misurabile per ogni singolo atto. Esso concerne le imposte non i tributi commutativi (o tasse).

Le entrate collegate a servizi divisibili possono essere addossate a chi ne usufruisce, solo se il fruirne è segno di

capacità contributiva, esclusi i servizi pubblici che soddisfano bisogni essenziali.

CAPACITÀ CONTRIBUTIVA, UGUAGLIANZA E RAGIONEVOLEZZA

Dal concetto di capacità contributiva discende il principio di eguaglianza tributaria in base al quale a situazioni

uguali devono corrispondere uguali regimi impositivi e viceversa.

La legge tributaria deve trattare in modo uguale i fatti economici che esprimono pari capacità contributiva; e,

viceversa, deve trattare in modo diverso i fatti che esprimono capacità contributiva in misura diversa.

Quindi: – il principio di uguaglianza postula trattamenti uguali di situazioni uguali

– spetta al legislatore stabilire se due situazioni sono uguali o diverse

– non possono esservi discipline discriminatorie per l’art. 3 della Costituzione.

Il principio di uguaglianza esige che la legge non detti discipline contradditorie.

PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA E AGEVOLAZIONI FISCALI

Il problema del principio di uguaglianza non si pone solo per le norme impositive, ma anche per quelle di favore.

Il legislatore può concedere agevolazioni se il trattamento differenziato trova giustificazione in una norma

costituzionale.

Le norme agevolative sono norme di deroga rispetto al regime ordinario e derivano da scelte legislative

discrezionali, che possono essere censurate dalla Corte solo se sono irragionevoli.

IL PRINCIPIO DI PROGRESSIVITÀ

È inteso in senso di aumento di aliquota col crescere del reddito, presupponendo un rapporto diretto tra imposizioni

e reddito individuale.

La progressività riguarda il sistema tributario nel suo complesso (alcuni tributi possono non seguirlo).

Esso inoltre indica che il sistema tributario non ha solo lo scopo di fornire mezzi finanziari allo Stato, ma anche

funzioni redistributive, per il raggiungimento dei fini di giustizia sociale fissati dalla Costituzione.

TUTELA DELL’INTERESSE FISCALE E DIRITTI INVIOLABILI

Il dovere tributario è un dovere inderogabile di solidarietà, a cui sono tenuti tutti, in proporzione alla capacità

contributiva.

La materia tributaria giustifica discipline differenziate, senza però mai ledere i diritti inviolabili ed il diritto di

difesa.

CAP  6  –  I  SOGGETTI  PASSIVI  

IL CONTRIBUENTE E DOMICILIO FISCALE

Il termine contribuente indica il debitore d’imposta, il soggetto passivo di rapporti tributari.

Ogni contribuente – residenza nozione di diritto tributario sostanziale che determina la tassazione della

ha: fiscale: totalità dei redditi, anche se prodotti all’estero (principio del reddito

mondiale).

– domicilio può essere diverso dalla prima, essendo nozione di diritto formale, che risolve

fiscale: problemi di diritto territoriale; si considera sia nel caso di residenza che no.

È regolato ai fini reddituali: per i residenti, registrato nel Comune dell’

anagrafe in cui sono inscritti, per le imprese è dove hanno la sede legale, i

non residenti sono domiciliati nel Comune in cui è prodotto il reddito.

SOGGETTIVITÀ TRIBUTARIA

Possono essere titolari di situazioni giuridiche anche soggetti non dotati di personalità, non detentori di personalità

giuridica nei confronti delle quali il presupposto si verifica in modo unitario e autonomo.

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SOLIDARIETÀ TRIBUTARIA

Si parla di obbligazione solidale quando più soggetti sono tenuti in solido ad adempiere l’obbligazione tributaria,

che può essere quindi solidale: si ha quindi solidarietà passiva tributaria quando più debitori sono obbligati tutti per

la medesima prestazione, in modo che ciascuno può liberare la totalità. Vi sono inoltre gli obblighi formali (es.:

presentazione della dichiarazione), definiti coobblighi, il cui adempimento di uno dei debitori libera tutti.

Le sanzioni sono applicabili nei confronti di tutti.

Spetta all’interprete ricostruire la disciplina della solidarietà tributaria, essendovi solo alcuni casi in cui vi è un

obbligo solidale, indicati dal Diritto Tributario.

SOLIDARIETÀ TRIBUTARIA PARITARIA

Vi sono – dipendente: vi è un obbligato principale che ha posto in essere il presupposto del tributo, ed un

due tipi di obbligato dipendente (responsabile d’imposta), che non ha partecipato alla

solidarietà realizzazione del presupposto, ma è tuttavia obbligato (in solido) perché ha posto in

tributaria: essere una fattispecie collaterale.

– paritetica (o il presupposto del tributo è riferibile ad una pluralità di soggetti. Si trova soprattutto

paritaria) nell’ambito delle imposte indirette: – imposta di registro

– imposte ipotecarie

– imposta sulle successioni.

SOLIDARIETÀ DIPENDENTE E IL “RESPONSABILE D’IMPOSTA”

Viene definito responsabile d’imposta particolare debitore d’imposta che non realizza il presupposto, ma una

fattispecie collaterale, ulteriore e diversa, ed è fiscalmente obbligato, in via dipendente, in solido con il soggetto

che realizza il presupposto (obbligato principale). Egli è obbligato al pagamento dell’imposta insieme con altri,

per fatti o situazioni esclusivamente riferibili a questi (D.p.r. 29 settembre 1973 n°600 art. 64).

Ciò che lo distingue dall’obbligato della solidarietà paritetica è il fatto che la responsabilità deriva da una

fattispecie aggiuntiva rispetto al presupposto.

Tra fattispecie principale e fattispecie secondaria vi è un rapporto di pregiudizialità–dipendente: il responsabile è

un coobbligato in via dipendente.

Nei confronti del Fisco quest’ultimo è un coobbligato in solido, come nella solidarietà paritetica.

Nei rapporti – solidariteà il responsabile d’imposta, che paga il tributo, ha diritto di regresso per l’intero

interni: dipendente: nei confronti dell’obbligato principale

– solidarietà il coobbligato, che paga per l’intero ha diritto di regresso

paritetica: pro quota.

In ambito la società partecipata è solidalmente responsabile con ciascun socio per l’imposta, le sanzioni e gli

Ires: interessi conseguenti all’obbligo di imputazione del reddito.

RAPPORTI INTERNI TRA CONDEBITORI

Essi sono disciplinati dal codice civile, dividendo l’obbligazione per quote (art. 1298C.C.) e le quote si

presumono uguali, se non risulta diversamente.

Quando è possibile imputare per quote il presupposto: la stessa situazione si riflette sulla divisione del debito nei

rapporti interni; quando non è possibile occorre verificare se il legislatore detta norme ad hoc o considerare uguali

le quote. In ogni caso i privati possono autodisciplinarsi.

ACCERTAMENTO E RISCOSSIONE DELLE OBBLIGAZIONI SOLIDALI

Per quanto riguarda la solidarietà, in passato, l’avviso di accertamento, notificato ad uno solo dei condebitori,

fosse efficace nei confronti di tutti, valendo i suoi effetti nei confronti di tutti; essa venne contraddistinta con il

termine di solidarietà formale, o processuale, o supersolidarietà.

Nella prassi odierna, l’obbligazione solidale tributaria non differisce da quella del Diritto Civile (art. 1292 ss.): gli

effetti degli atti: – favorevoli: possono estendersi agli altri condebitori

– sfavorevoli: non si estendono agli altri condebitori

– neutri: si estendono se l’interessato ne vuole approfittare.

L’Amministrazione finanziaria è libera di emettere, l’avviso di accertamento, nei confronti di uno solo, o di

alcuni, o di tutti i coobbligati; esso però è efficace soltanto verso chi o coloro a cui viene notificato, non verso gli

altri, sia in caso di solidarietà paritaria che dipendente.

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Nel secondo caso l’obbligato dipendente non è vincolato dall’avviso di accertamento emesso nei confronti dell

principale; se l’Amministrazione che pretende il pagamento dal primo deve notificare l’avviso allo

’obbligato

stesso accompagnato da due motivazioni: una che riguardi il presupposto dell’imposta e una la fattispecie

ulteriore.

La differenza, nelle due tipologie di solidarietà, riguarda i rapporti interni.

Occorre che via sia non solo un titolo (dichiarazione o avviso di accertamento) che legittimi l’iscrizione a ruolo

del soggetto, ma anche l’iscrizione a ruolo del soggetto, nei cui confronti si pretende di riscuotere.

L’agente della riscossione non è tenuto a notificare la cartella di pagamento a tutti, ma solo al primo intestatario

della partita.

Gli atti che riguardano un singolo condebitore non incidono sui rapporti interni tra condebitori, perché non hanno

effetti vincolanti per i terzi; i rapporti interni restano regolati secondo la misura della riferibilità del presupposto del

tributo a ciascun condebitore.

Nella lite tra condebitori, in materia di regresso, il giudice deve accertare ex novo il debito d’imposta.

Quando l’avviso di accertamento non è notificato nei termini a tutti, vige l’art. 1310 c.c. secondo cui gli atti con

i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido, hanno effetto anche nei riguardi

degli altri debitori, sia applicabile al termine di decadenza, entro il quale l’Amministrazione finanziaria può

notificare l’atto di accertamento.

Per quanto riguarda le sanzioni, è previsto che la notifica tempestiva dell’atto sanzionatorio, ad uno degli autori della violazione,

produce la proroga di un anno, del termine per la notifica agli altri.

IL GIUDICATO IN CASO DI SOLIDARIETÀ

Se i coobbligati impugnano l’atto impositivo, per l’art. 1306 c.c., la sentenza, tra il creditore, in questo caso l’

Amministrazione finanziaria, ed uno dei debitori in solido, non ha effetto contro gli altri debitori.

Se un condebitore impugna, e un altro no, l’annullamento, ottenuto dal primo, esplica i suoi effetti anche verso

tutti gli altri condebitori, dato che: – il processo tributario è un processo costitutivo rivolto all’annullamento

di atti autoritativi – i ricorsi dei condebitori in solido hanno per oggetto un identico atto impositivo

– l’annullamento di un atto vale erga omnes.

Il condebitore, si ritiene, possa invocare il giudicato favorevole solo in via di eccezione, non in via di azione, per la

ripetizione di quanto già passato.

SOSTITUZIONE TRIBUTARIA

Si rivela nei casi in cui l’obbligazione tributaria, o altri debiti tributari, sono posti a carico di un soggetto diverso

da colui che realizza il presupposto del tributo. Si tratta di un fenomeno diverso rispetto alla solidarietà dipendente.

Può avere due forme: – sostituzione a titolo di imposta

– sostituzione a titolo di acconto.

Per quanto riguarda il rapporto di rivalsa, non vi è sostanziale differenza, tranne che, nel secondo caso, vi è l’

obbligo di rilasciare al sostituto un certificato.

Sostituto è chi, in forza di disposizioni di legge, è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o

situazioni, a questi riferibili, ed anche a titolo di acconto; il rapporto interno di rivalsa, tra sostituto e sostituito, è un

rapporto di Diritto Civile.

In entrambe le tipologie di sostituzione, il sostituto è debitore verso il sostituito di somme la cui corresponsione

realizza un fatto fiscalmente rilevante.

SOSTITUZIONE A TITOLO D’IMPOSTA

Essa comporta l’applicazione di un’aliquota fissa su un determinato provento, sottratto alla sua inclusione nel

reddito complessivo del percipiente.

Essa realizza una – in senso oggettivo: ritenuta a titolo d’imposta, con regime fiscale sostitutivo

sostituzione: – in senso soggettivo: l’obbligazione tributaria è posta a carico di un soggetto diverso da colui

che percepisce il reddito.

Mentre però nella solidarietà dipendente vi sono più soggetti passivi, l’obbligato principale e il responsabile, nella

sostituzione d’imposta il soggetto passivo e, di norma, uno soltanto, il sostituto.

Essa, costituendo una deroga rispetto alla tassazione globale, è prevista solo in alcuni casi:

le ritenute sui compensi corrisposti a lavoratori autonomi non residenti

• le ritenute sui dividendi e altri redditi di capitale spettanti a non residenti

• le ritenute su taluni redditi di capitale e quelle sulle vincite.

Si costituiscono diversi – di imposta: tra fisco e sostituto:

tipi di rapporti: – nessuno: fra fisco e sostituito

– rapporto privatistico: fra sostituto e sostituito: che vede il primo in posizione debitrice

verso il secondo.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Docente: Nussi Mario
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _dreaaaaa_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Nussi Mario.

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