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L' IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE ( IRPEF – IRE )

3 concezioni di reddito.

Il reddito può essere visto secondo 3 diverse concezioni:

reddito-prodotto, puntualizzando la sua origine da una fonte produttiva;

reddito-entrata, comprende qualsiasi incremento patrimoniale da parte del soggetto;

reddito-consumo, per cui la tassazione dovrebbe essere rivolta solamente alla parte di

reddito che viene consumata e non a quella parte risparmiata.

Reddito secondo il TUIR.

Il Tuir non definisce il reddito in generale, ma si limita a indicare le diverse categorie di reddito che

confluicono nella definizione globale di reddito. L'unica costante riscontrabile è quella di

considerare come reddito e sottoporre a tassazione solamente quegli incrementi patrimoniali che

derivano da una fonte produttiva.

Categorie di redditi:

Redditi fondiari;

Redditi di capitale;

Redditi di lavoro dipendente;

Redditi di lavoro autonomo;

Redditi di impresa;

Redditi diversi ( natura residuale ).

Tale classificazione è basata sui caratteri di omogeneità della fonte produttiva al loro interno e di

omnicomprensività all'interno della categoria attraverso anche un' allargamento nelle descrizioni

delle fonti produttive.

Il presupposto dell' IRPEF è il possesso di un reddito. La nozione di possesso del reddito è diversa

per ogni categoria di reddito descritta dal legislatore.

Differenza tra reddito e patrimonio. insieme delle situazioni soggettivi

Il patrimonio è la variabile stock rappresentata dall' a contenuto

economico riferite da un dato soggetto in un dato momento.

variazioni patrimoniali

Il reddito rappresenta invece una parte delle riferite tra due distinti periodi.

mera reintegrazione del

Non si considerano come reddito quei flussi che costituiscono

patrimonio già posseduto ( come in una società i conferimenti dei soci ).

Generalmente i redditi che vengono tassati sono quelli acquisiti a titolo oneroso ( dietro

corrispettivo ), escludendo i proventi da donazioni e successioni.

Redditi in denaro e redditi in natura. Il valore normale.

I redditi possono avere struttura monetaria ( in danaro ) o non monetaria ( in natura ). Per proventi

in natura si intendono i beni e i servizi ricevuti. Essi sono tassati sulla base di un valore monetario a

valore normale

cui vengono associati, il cosiddetto del bene.

valore di mercato, prezzo o il corrispettivo mediamente

Per valore normale si intende il ossia “il libera concorrenza

praticato per i beni o i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di e al

medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati

acquistati o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi”.

Per le azioni, obbligazioni e titoli quotati in mercati regolamentati il valore normale di essi si ottiene

come media aritmetica dell'ultimo mese delle loro quotazione; per gli stessi titoli però non negoziati

in mercati regolamentati, si fa affidamento alla frazione del patrimonio netto che rappresentano.

Redditi lordi e redditi netti.

La tassazione grava sul reddito netto. Il reddito lordo si trasforma in reddito netto decurtandovi gli

oneri inerenti alla produzione del reddito. Tali costi spesso sono determinati in modalità

analitica, in altri casi in via forfetaria.

Reddito netto = Reddito lordo – costi inerenti alla produzione del reddito

Redditi e deprezzamento monetario.

Il deprezzamento monetario impatta sulla tassazione dei redditi a livello di provocare la tassazione

fiscal drag,

degli incrementi patrimoniali puramente nominali e sul fenomeno del cosiddetto ossia

dell'inasprimento della progressività dell'imposta per via dell'incremento del reddito percepito in

termini nominali per via dell'inflazione, ma non invece dal punto di vista reale.

In generale il Fisco non riconosce tale fenomeno e considera solo l'aspetto monetario, eccezion fatta

per leggi apposite che prevedono le rivalutazioni monetarie con apposite deroghe fiscali sulla

tassazione dei relativi proventi.

Periodo d'imposta.

Persone fisiche => anno solare

Società e enti => esercizio sociale

Ad ogni periodo d'imposta viene associata un'obbligazione tributaria e degli obblighi formali

( dichiarazioni ) e sostanziali ( versamenti ).

Imputazione dei componenti di reddito.

Persone fisiche => principio di cassa ( momento in cui il reddito si percepisce )

Società => principio della competenza ( correlazione ai costi => momento della maturazione; si

considera il momento di scambio con le terze economie, indipendentemente dal momento in cui si

realizza la manifestazione numeraria ).

I redditi del de cuius percepiti dagli eredi.

Gli eredi vengono tassati sui redditi prodotti dal de cuius prima di diventare tale. Gli eredi sono

obbligati in solido. Gli eredi vengono tassati come se fossero loro redditi per quei redditi prodotti

dal de cuius ma percepiti dagli eredi dopo la sua morte, quando essi sono soggetti alla tassazione

per cassa ( come avviene per i redditi da lavoro ).

I redditi di provenienza illecita.

Si è discusso molto in merito al fatto che fossero o meno tassabili i proventi di un'attività costituente

illecito civile, penale o amministrativo. ( è mai possibile prevedere come tassabile ciò che arriva da

un fatto ritenuto illecito? ).

Il legislatore è intervenuto stabilendo espressivamente che anche i proventi derivante da attività

illecita costituiscono reddito imponibile confluente nelle normali categorie tipizzate sempre che tali

redditi non siano già stati sottoposti a sequestro o confisca.

La residenza fiscale.

Si intendono residenti in Italia le persone che per la maggior parte del periodo d'imposta sono

iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno comunque nel territorio dello Stato il

domicilio o stabilito comunque la loro dimora abituale ( = residenza secondo codice civile ).

Regimi:

Residenti => Tassati per i redditi ovunque prodotti;

Non residenti => Tassati solamente per i redditi prodotti in Italia.

Soggetti passivi.

E' debitore di imposta chiunque abbia rapporti giuridici a contenuto patrimoniale, anche se privi

della capacità di agire; l'unica eccezione è rappresentata dalle società in regime di trasparenza

fiscale in cui i soggetti passivi sono gli stessi soci.

Gli obblighi formali possono essere a carico di soggetti diversi dal debitore di imposta.

Redditi dei coniugi.

In origine era stabilito il regime di cumulo tra i redditi dei coniugi (formando un unico imponibile);

successivamente, a seguito della dichiarazione di incostituzionalità del regime cumulativo, si è

venuto a consolidare il regime di formazione di due distinte basi imponibili.

Comunione legale e fondo patrimoniale => Il reddito prodotto da essi viene ripartito a metà su

entrambi i coniugi ( ad. Es la rendita catastale di un immobile è divisa al 50% tra i coniugi ).

Figli minori => In caso di usufrutto legale del bene del minore, tale reddito è imputato per metà a

ciascun genitore; se invece il minore svolge attività lavorativa il genitore presenta la dichiarazione

per il figlio come rappresentante legale.

Redditi prodotti in forma associata. trasparenza

Nelle società commerciali di persone ( e anche per altri enti ) vige il regime della

fiscale, ossia i redditi della società sono, fiscalmente, redditi dei soci nel momento della loro

formazione. Essi sono qualificati come “redditi di partecipazione”.

Oltre ai redditi vengono attribuiti ai soci anche le perdite fiscali da usare in compensazione con gli

altri redditi in sede di determinazione dell'imponibile; il socio può riportare le perdite fiscali così

ottenute anche nei successivi periodi di imposta, ma non oltre il quinto. ( vi è la peculiarità che i

soci accomandanti nelle s.a.s. Non possono vedersi attribuire una perdita maggiore al loro apporto

di capitale sociale ). Le ritenute operate sui redditi della società sono scomputate dall'imposta

dovuta dai soci.

La società non è un soggetto passivo di imposta, ma su di essa ricadono solo obblighi formali: la

presentazione annuale della dichiarazione e tenuta della contabilità.

società semplici

Un caso particolare è rappresentato dalle ( società di persone che non possono

esercitare attività commerciale ), per le quali è preclusa ai suoi soci l'attribuzione delle perdite

fiscali rilevate dalla società e alcuni costi della società sono imputati come oneri deducibili in capo

associazioni

ai soci. La stessa disciplina fiscale prevista per le società semplici si estende alle

professionali.

Impresa familiare. familiare

La definizione fiscale dell'impresa si discosta da quella civilistica. L'impresa familiare

atto

assume rilievo per il fisco quando all'inizio del periodo d'imposta è redatto un in forma

pubblica o di scrittura privata autenticata, da cui risultano i familiari che nell'ambito dell'impresa

modo continuativo e prevalente

prestano in la propria attività lavorativa.

Il reddito conseguito dall'impresa viene suddiviso tra imprenditore e i collaboratori-familiari, anche

se a questi non può spettare più del 49% del reddito totale.

Ai collaboratori-familiari non sono imputate le perdite fiscali dell'impresa.

I redditi soggetti a tassazione separata.

Sono redditi di formazione pluriennale e sottoposti ad un aliquota differenziata rispetto a quella

IRPEF e non vengono computati nella formazione del reddito complessivo.

Un esempio è la tassazione del TFR.

Il processo di formazione dell'imposta dovuta. ( per i residenti: redditi ovunque

prodotti; per i non residenti redditi prodotti in Italia; da questa si dovranno sottrare le

perdite se si possono portare a compensazione; le perdite possono essere portate a nuovo

nell'esercizio successivo ma non oltre il quinto ).

( deduzioni ideate per attribuire un carattere personale all'imposta sul

reddito; rientrano in tale categoria per esempio: gli assegni corrisposti al coniuge in seguito a

annullamento, separazione o scioglimento del matrimonio; deduzione per l'abitazione principale; le

cosiddette sopravvenienze passive, individuate in quelle somme che il contribuente deve restituire

dopo che hanno concorso alla formazione del reddito imponibile in un precedente periodo di

imposta ).

Per mezzo dell'applicazione delle aliquote previste dalla legge, si arriva alla

( 3 tipi di detrazioni: per carichi di famiglia; sostitutive delle

spese di produzione – come quelle concesse ai lavoratori dipendenti e pensionati; per specifici oneri

– come per gli interessi dei mutui passivi contratti per l'acquisto della prima casa ).

Si scomputano quindi:

crediti per imposte pagate all'estero;

versamenti d'acconto;

ritenute alla fonte subite a titolo di acconto.

A questo punto se la dei crediti di imposta, dei versamenti d'acconto e delle ritenute è superiore

all'imposta netta, il contribuente potrà optare per portare questa differenza a compensazione degli

acconti per il successivo periodo di imposta oppure richiederne il rimborso.

Nozione di reddito fondiario. terreni e fabbricati

I redditi fondiari sono i redditi inerenti a situati nel territorio dello Stato che

catasto dei terreni catasto

sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita, nel o nel

edilizio urbano.

I redditi degli immobili non determinabili secondo il catasto o situati all'estero vengono considerati

“redditi diversi”.

come

I terreni costruiscono reddito fondiario solo se atti alla produzione agricola.

I redditi fondiari di terreni o fabbricati sono tassati in capo al soggetto che ne ha il possesso sia che

siano proprietari sia che sull'immobile abbiano un altro diritto reale ( ad es. l'usufruttuario ).

Nella comproprietà, a ciascun comunista è imputata una quota del reddito dell'imponibile.

Reddito dominicale e reddito agrario dei terreni.

I terreni generano dei redditi che convenzionalmente si suddividono in quattro tipologie diverse di

remunerazione:

per la terra come suolo;

per il capitale di miglioramento investito nella produzione ( pianto una vigna );

per il capitale di esercizio ( trattore, acqua );

per il lavoro prestato.

reddito dominicale

Il è correlato alla remunerazione della terra come suolo e del capitale

reddito agrario,

stabilmente impiegato; il invece, al capitale d'esercizio e al lavoro prestato.

Snodata alla capacità contrbutiva, ma allo stesso ritenuta costituzionale visto che comunque

incentiva la produttività.

Sia il reddito dominicale che il reddito agrario sono determinati in base al reddito medio ordinario

così come derivante dagli estimi catastali. ( medio = stimato sulla base dei valori riscontrati in un

dato periodo storico; ordinario = in quanto considerano le normali capacità di un coltivatore che

utilizzi le usuali tecniche produttive ).

Impresa agraria. connessione

L'impresa agraria è l'impresa che ha per oggetto attività agricole, in modo diretto o per

( allevamento bestiame, manipolazione, trasformazione e commercializzazione ), ossia attività che

fattore di collegamento al terreno.

diventano agricole per via di un particolare Il reddito

dell'impresa agraria si differenzia come trattamento rispetto a quello dell'impresa commerciale.

Vi è da notare che i redditi delle società commerciali sono sempre determinati come redditi di

impresa.

Reddito fondiario dei fabbricati.

Anche esso è determinato sul reddito medio ordinario secondo l'estimo catastale, il quale distingua

le unità immobiliari in categorie e classi. Vi sono casi specifici in cui il valore di estimo catastale

viene disatteso ( ad esempio per gli immobili locati il reddito è pari al canone di locazione al netto

di una quota deduttiva di tipo forfetaria delle spese ).

L'immobile adibito ad abitazione principale non viene colpito da tassazione, poiché il suo reddito

fondiario viene inglobato del reddito complessivo, dal quale poi si detrarrà un ammontare pari

proprio al suo reddito fondiario.

Fabbricati rurali ed immobili strumentali. ( immobili con reddito non autonomo ).

fabbricati rurali

Il reddito dei è inglobato nel reddito dei terreni su cui sorgono.

immobili strumentali

Non generano nemmeno reddito fondiario gli all'esercizio di attività di

impresa o professionale.

rapporto di strumentalità natura destinazione:

Il può essere di o di lo sono per destinazione

quando sono utilizzati esclusivamente per l'esercizio dell'impresa o della professione da parte del

possessore; per natura quando relativamente alle loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa

utilizzazione e per questo si considerano come beni strumentali anche se dati in locazione o

comodato.

Nozione dei redditi di capitale.

Il legislatore definisce i redditi di capitale per elencazione, includendo comunque, in generale, gli

interessi e gli altri proventi aventi per oggetto l'impiego di un capitale.

plusvalenze,

Si escludono dai redditi di capitale le definite come quei proventi derivanti da rapporti

attraverso cui si possono realizzare differenziali positivi o negativi sulla base di un evento incerto.

( per esempio il capital gain non è considerato reddito di capitale ).

Spesso i redditi di capitale non confluiscono nella dichiarazione IRPEF, in quanto per essi sono

previsti appositi regimi sostitutivi ( ad esempio per gli interessi dei titoli di Stato ).

Da notare che gli interessi ricevuti a titolo di mora o relativamente alla dilazione di un pagamento

( <= per crediti commerciali e non finanziari quindi ) non sono considerati redditi di capitale, ma

sono attribuiti alla categoria di reddito da cui si sono generati ( il professionista che dilaziona il

pagamento ad un cliente, i relativi interessi confluiranno nel reddito di lavoro autonomo; il

lavoratore che riceve interessi per il ritardato pagamento, li farà confluire nel reddito da lavoro ).

Rientrano nei redditi di capitale le rendite perpetue.

I dividendi azionari.

Fino al 1° gennaio 2004 era previsto un particolare sistema per evitare la doppia imposizione fiscale

sullo stesso flusso finanziario, tale per cui i dividendi erano considerati totalmente materia

imponibile, ma al socio percettore di dividendo veniva attribuito un credito di imposta che andava a

recuperare quanto era stato prelevato dalla società.

abolito il meccanismo del credito di imposta per i dividendi,

Dal 1° gennaio 2004, invece, è stato

e vi è un diverso trattamento nel caso in cui il socio percettore di reddito sia una società o una

persona fisica. esenzione

PERCETTORE SOCIETA' => dalla tassazione per i dividendi totale se si applica il

consolidato o il regime di trasparenza; l' 81% negli altri casi.

PERSONA FISICA => Vi è un ulteriore distinzione sulla base che esso riceva tali dividendi

nell'ambito dell'attività di imprenditore commerciale o meno.

NO IMPRENDITORE => distinguo in base al fatto che la partecipazione sia qualificata o

meno.

PARTECIPAZIONE QUALIFICATA => viene tassato in capo al socio il

40% del dividendo.

PARTECIPAZIONE NON QUALIFICATA => ritenuta a titolo d'imposta

pari al 12,5% del dividendo. ( regime sostitutivo – non confluiscono in

dichiarazione dei redditi )

IMPRENDITORE => si applica il regime previsto per le partecipazioni qualificate ( il 40%

del dividendo confluisce nella base imponibile ).

inbound

Questa è la disciplina valevole per i dividendi ( ossia distribuiti da società residenti o

outbound

meno verso persone fisiche residenti ); diversa è la disciplina per i c.d dividendi , ossia

emessi da società residenti verso persone fisiche non residenti, per cui si applica una ritenuta alla

fonte a titolo d'imposta del 27%, eventualmente ripetibile per 4/9.

Non rappresentano dividendi, invece le distribuzioni di riserve di capitali non costituite con utili

verso gli stessi soci.

La disciplina dei dividendi è estesa a quegli interessi percepiti dai soci in seguito a finanziamenti

concessi alla società, ma in misura tale da rendere indeducibili tali oneri da parte della società per

anti-sottocapitalizzazione.

effetto della norma

Si applica inoltre per la quota di utili percepiti dall'associato di un'associazione in partecipazione

con apporto di capitale.

La tassazione dei redditi di capitale avviene per cassa e non sono previste possibili deduzioni di

spese.

Presunzioni in tema di mutui in genere e di versamenti dei soci.

Vi sono alcune presunzioni legali che operano nel caso di mutuo.

Si presume che gli interessi vengano percepiti alla scadenza e nelle misure pattuite. Se non è

stabilita la scadenza, gli interessi si presumono come percepiti nella misura in cui sono maturati nel

corso del periodo d'imposta. Il saggio di interessi, se non pattuito, si presume pari al saggio legale.

Altre presunzioni operano per quanto riguarda i finanziamenti dai soci alle società in nome

collettivo e alle società in accomandita semplice ( snc & sas ); nella prassi infatti i soci concedono

alla società spesso dei finanziamenti a fondo perduto che costituiscono in buona sostanza dei veri e

propri conferimenti e non dei prestiti a titolo di mutuo.

Ciò che qualifica fiscalmente il tipo di operazione è ciò che emerge dal bilancio; tali somme si

presumono concesse a titolo di mutuo, se dal bilancio non risulta che il versamento è stato fatto ad

altro titolo.

Nozione di reddito di lavoro dipendente.

Il Tuir definisce come redditi da lavoro dipendente quelli che derivano da rapporti aventi per

subordinazione

oggetto la prestazione di lavoro, alle dipendenze e sotto la direzione altrui ( la ).

La nozione Tuir assorbe anche i pubblici impiegati e i pensionati in tale categoria, nonché i redditi

da lavoro a domicilio e le somme che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore, a seguito

di sentenza di condanna del giudice di lavoro.

Nel reddito di lavoro dipendente si assorbono poi tutte le somme ed i valori in genere, a qualunque

natura

titolo percepiti nel periodo d'imposta, in relazione al rapporto di lavoro ( avente quindi

retributiva principio di cassa

). Questa specificazione sancisce innanzitutto, il nella tassazione dei

redditi da lavoro ( la retribuzione è tassata non nel periodo di imposta in cui si è prestata l'attività,

ma quella in cui si percepiscono le somme monetarie oppure si fruisce il servizio o riceve il bene

onnicomprensività

nel caso di pagamenti in natura ), dopodiché sancisce anche la della categoria,

includendovi qualsiasi compenso ricevuto sulla base del rapporto di lavoro seppure slegato

all'attività effettivamente svolta.

Sono inclusi nella categoria di reddito da lavoro dipendente anche la quota di partecipazione agli

utili attribuita ai lavoratori ( in quanto si rileva la sua natura retributiva – gli utili vengono utilizzati

solamente come parametro per la quantificazione ).

compensi dati al datore di lavoro a titolo di rimborso

Sono inclusi anche i delle spese sostenute,

questo poiché già è prevista una deduzione per il lavoro dipendente a copertura proprio dei costi di

produzione del proprio reddito.

Redditi in natura. Fringe benefit.

Fringe benefit = benefici aggiuntivi rispetto alla normale retribuzione in danaro, che spesso il datore

di lavoro fornisce in natura, alla generalità o ad un alcuni lavoratori.

Essi costituiscono materia imponibile come reddito da lavoro dipendente anche se concessi da terzi

rispetto al datore di lavoro e se riferiti a familiari del lavoratore.

Il loro valore imponibile è determinato sulla base del valore normale; non vi è tassazione solamente

per i fringe benefit con valore non superiore ai 258,33 €.

Azioni ai dipendenti.

L'assegnazione ai dipendenti di azioni è prevista dal legislatore fiscale con due norme distinte con

distinti ambiti di applicazione.

E' prevista la non tassabilità per l'attribuzione di azioni, con finalità retributive, alla generalità dei

dipendenti purchè essi le conservino per almeno 3 anni e il loro ammontare non superi un

determinato valore. stock option,

Un trattamento diverso hanno invece le ossia le opzioni a titolo oneroso date a

specifiche categorie di dipendenti o a singoli indipendenti per incentivarli a far emergere il valore

del complesso aziendale nel minore tempo possibile. La differenza tra il valore che le azioni hanno

acquisito nel momento in cui sono assegnate e l'importo corrisposto dal dipendente non è tassata.

Es. attribuzione opzione a 2€; a un anno il valore delle azioni è 3€; 1€ non è soggetto a tassazione.

Redditi assimilati.

Vi sono poi dei redditi che confluiscono nella categoria dei redditi da lavoro dipendente pure non

derivando dalla prestazione di un'attività lavorativa con carattere di subordinazione, come per

esempio i compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative e i beneficiari di borse di studio.

Spesso a queste categorie assimilate a quelle di lavoro dipendente sono attribuite delle specifiche

deduzioni legate all'onerosità della fonte di produzione ( oltre a quella forfetaria stabilita dal

legislatore ).

Anche i compensi delle prestazioni coordinate e continuative ( lavoro parasubordinato in quanto a

metà tra il lavoro dipendente – l'assenza di mezzi organizzati – e il lavoro autonomo – l'assenza di

subordinazione, in quadro sempre comunque di unitarietà e continuità dell'attività svolta ).

Nozione di lavoro autonomo. di arti e professioni,

Il reddito di lavoro autonomo è quello derivante dall'esercizio in modo

abituale anche se non esclusivo, non commerciale.

di attività

Sono 3 quindi i caratteri presenti nel lavoro autonomo:

assenza di subordinazione;

la abitualità dell'esercizio di arti e professioni ( occasionalità = “redditi diversi” );

svolgimento di attività non commerciali e senza organizzazione di impresa ( No

organizzazione di impresa quando l'attività è svolta principalmente con il lavoro proprio );

La determinazione del reddito imponibile per i lavoratori autonomi.

Il reddito imponibile del lavoratore autonomo si determina come differenza tra i compensi percepiti

e le spese deducibili sostenute nell'esercizio della propria attività.

compensi principio di cassa

I vengono tassati secondo un e al netto dei contributi assistenziali e

previdenziali a carico di terzi. Vengono tassati anche i rimborsi spese e gli interessi moratori o di

dilazione del pagamento; sono esclusi dalla formazione della base imponibile gli accrediti effettuati

nei confronti dei clienti per recuperare le spese documentate in nome e per conto loro.

spese principio di cassa

Le sono deducibili secondo un e purchè vi sia inerenza tra la spesa

sostenuta e l'esercizio dell'arte o professione. Questa è la regola generale a cui si pongono eccezioni

riguardanti: principio di competenza economica:

spese pluriennali per cui si sposa un i beni mobili e

immateriali sono deducibili secondo quote annue di ammortamento, facendo valere così il

principio di competenza economica ( se di valore inferiore a 516€ concessa opzione al

contribuente per deducibilità immediata o processo di ammortamento ); per il leasing su tali

beni la deducibilità avviene secondo la competenza economica dei canoni ed è ammessa

solo per contratti con durata almeno pari alla metà dell'ammortamento del bene locato. Per i

beni immobili non è prevista la deducibilità e i relativi contratti di leasing sono deducibili

solamente nella misura massima pari alla loro rendita catastale. Le spese relative alla

manutenzione straordinaria sono deducibili in quote costanti in cinque anni.

Sono stabiliti poi costi che pure se inerenti all'esercizio dell'arte o della professione sono

indeducibili come i compensi dati a coniuge o figli;

Sono stabiliti costi in cui è posto un tetto alla loro deducibilità o è stabilita in misura

forfetaria ( 50% spese telefonia mobile; spese di rappresentanza deducibili entro il limite

dell'1% dei compensi percepiti ).

Redditi equiparati a quelli di lavoro autonomo.

Compensi relativi al diritto di autore e all'utilizzazione economica di brevetti ed opere dell'ingegno

=> stabilita deduzione forfetaria pari al 25% del compenso per coprire le spese di produzione del

reddito;

Utili attribuiti all'associato che ha apportato proprio lavoro nei contratti di associazione in

partecipazione ( se apporta il capitale => gli utili sono redditi di capitale );

Utili attribuiti ai soci fondatori e promotori per l'attività svolta in sede di costituzione della società

di capitale.

Nozione del reddito di impresa. di un'impresa commerciale

Il reddito di impresa è quel reddito derivante dall'esercizio e riguarda

sia i soggetti IRPEF che IRES.

Per le società commerciali l'intera loro attività è considerata attività di impresa e i relativi redditi

prodotti sono tutti considerati come reddito di impresa. Non è così però per le persone fisiche che

assumono la veste di imprenditore individuale, visto che la PF potrà porre in essere delle attività

non rientranti nell'ambito dell'attività di impresa e generatrice di redditi appartenenti ad altre

categorie. per professione abituale,

Ai fini fiscale si ha l'esercizio di un'impresa commerciale l'esercizio

ancorchè non esclusiva, 2195 del codice civile

di una delle attività dell'art. ( attività industriale

diretta alla produzione di beni e servizi, attività intermedie nella circolazione dei beni, attività di

trasporto, attività bancaria o assicurativa e attività ausiliarie alle precedenti ), a cui si aggiungono le

attività agricole connesse non giudicate però come tali vista la modalità e le dimensioni di

svolgimento della propria attività e lo sfruttamento di cave, torbiere, minieri, acque interne... E sono

considerati tali anche se l'attività commerciale non è svolta con un'organizzazione in forma di

impresa.

In merito all'organizzazione dell'attività in forma di impresa e alla sua non necessarietà per

l'attribuzione di imprenditorialità ai fini fiscali ad una data attività, vi è da notare come nel caso in

cui si crei un'organizzazione in forma di impresa per la prestazione di servizi non rientranti

nell'elencazione art. 2195 c.c., tale prestazione di servizi sarà considerata come attività di impresa.

Questo carattere è importante per la distinzione tra reddito di impresa e reddito di lavoro autonomo.

Si ritiene comunque che l'attività intellettuale non rappresenti attività di impresa ma sempre

lavoratore autonomo anche se svolta con un'organizzazione simile a quella tipica delle imprese.

Determinazione del reddito degli imprenditori individuali.

Il reddito d'impresa delle persone fisiche e delle società di persone è determinato con le regole, in

generale dettate per le società e gli altri enti soggetti ad Ires, salvo qualche variazione come:

tra i ricavi viene compreso il valore normale dei beni destinati al consumo personale o

familiare dell'imprenditore o comunque destinato a finalità estranee all'esercizio

dell'impresa;

partecipation exemption => le plusvalenze da partecipazione sono tassate per il 40% del

loro ammontare; allo stesso modo le minusvalenze sono deducibili solamente per il loro

40%; tassazione al 40% sul loro ammontare anche per i dividendi distribuiti dalle

partecipate;

la plusvalenza derivante dalla cessione dell'azienda può essere soggetta facoltativamente a

tassazione separata;

non sono ammessi in deduzione i compensi corrisposti a coniuge, figli e allo stesso

imprenditore;

nelle imprese individuali sono beni relativi all'impresa sia i beni-merce, che i beni

strumentali, i crediti acquisisti nell'esercizio dell'impresa e i beni di proprietà personale

dell'imprenditore che siano indicati tra le attività relative all'impresa nell'inventario.

Le imprese minori.

Il Fisco considera come imprese minori, quelle esercitate da persone fisiche o società di persone con

ricavi inferiori ad un determinato ammontare ( 300.000€ per le società che prestano servizi;

516.000€ per le altre società ).

Le imprese minori possono tenere una contabilità semplificata ( volendo possono optare comunque

per la tenuta della contabilità ordinaria ). Oltre ad una semplificazione sulla tenuta della contabilità,

è anche prevista qualche regola diversa per la determinazione analitica del reddito d'impresa. Infatti,

gli unici accantonamenti consentiti sono quelli di quiescenza e previdenza; gli ammortamenti dei

beni strumentali sono possibili solo a condizione che sia tenuto il registro dei cespiti

ammortizzabili.

La categoria dei “redditi diversi” accoglie categorie eterogenee di redditi, ai quali manca qualche

elemento che specifica le altre tipologie di reddito.

Tra i redditi diversi innanzitutto sono comprese le c.d plusvalenze isolate, in quanto non legate allo

svolgimento dell'attività di impresa.

tassazione delle plusvalenze originate al di fuori dell'attività di impresa

La avviene solo quando

vi è un intento speculativo del cedente, determinato nel caso in cui la vendita sia stata preceduta da

una lottizzazione dei terreni o opere dirette a renderli edificabili, oppure la vendita a titolo oneroso

di beni immobili acquisiti da meno di 5 anni, salvo non siano stati acquisiti per successione o

donazione e non siano state l'abitazione principale del cedente o dei familiari per la maggior parte

del periodo intercorrente tra il loro acquisto e la loro vendita.

Capital gain. ( tassazione delle plusvalenze da partecipazione ).

Per capital gain si intende la plusvalenza realizzata quando un titolo ( azionario o obbligazionario )

viene venduto ad un prezzo superiore a quello di acquisto ( un'azione la acquisto a 1.5€ e la vendo a

1.8€ => non esiste l'ammortamento delle azioni, tale per cui realizzo una plusvalenza di 0,3€ ad

azione ).

La tassazione del capital gain è differenziata in base al fatto che la partecipazione ceduta sia

qualificata o meno.

Una partecipazione si definisce qualificata secondo criteri diversi a seconda che i titoli siano

negoziati in mercati regolamentati o meno:

Titoli negoziati in mercati regolamentati ( non negoziati in mercati regolamentati ):

La partecipazione è qualificata quando:

da essa derivi una percentuale di diritti di voto superiore al 2% ( 20% );

oppure

una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% ( 25% ).

Le plusvalenze da partecipazioni qualificate sono soggette ad imposizione per il 40% del loro

ammontare; le minusvalenze per il rispettivo 40% del loro ammontare sono compensabili in sede di

determinazione della base imponibile, nell'esercizio in cui si realizzano e nei periodi successivi, ma

non oltre il quarto.

Le plusvalenze da partecipazioni non qualificate, sono invece, soggette ad imposta sostitutiva del

12,5% sul loro intero ammontare, con la possibilità per il contribuente di optare per regimi

alternativi come la tassazione “analitica” ( ossia passante per la dichiarazione dei redditi ), la

tassazione secondo i regimi del “risparmio amministrato” o del “risparmio gestito”.

Altri redditi diversi.

Si comprendono i redditi fondiari, la cui quantificazione non è data dal catasto, come per esempio

gli immobili non presenti nello Stato italiano; il lavoro autonomo occasionale; i proventi dell'affitto

d'azienda e comunque tutti quei redditi che derivano da una qualsiasi assunzione di obblighi di fare,

non fare e permettere.

REDDITO DI IMPRESA.

Applicazione.

La normativa sancita dal TUIR per la determinazione del reddito di impresa è stabilita nella parte in

cui si disciplina l'IRES, ma tali regole si estendono in generale anche per la deterinazione del

reddito d'impresa ai fini IRPEF, valevole quindi anche nei confronti degli imprenditori individuali e

delle società di persone.

Generalità.

Il reddito di impresa è determinato partendo dal risultato evidenziato dal conto economico relatvo

all'esercizio chiuso nel periodo d'imposta ed applicando ad esso le variazioni in aumento o in

diminuzione stabiliti dal legislatore tributario, il quale rileva solamente nel momento in cui esprime

divergenze rispetto ai criteri civilistici.

Da notare che nelle passività dello Stato Patrimoniali vengono inserite quando sono certi o

perlomeno probabili nella loro realizzazione, ma non nel loro esatto ammontare, in quanto

costituiscono conseguenza probabile di un evento verificatosi nell'esercizio.

Le norme fiscali sono a tutela del fisco ( allargando la base imponibile ), a tutela del contribuente

( stringendo la base imponibile a fini agevolativi ) e neutre ( stabiliscono parametri rigidi per dare

certezza al rapporto di imposta ).

Le norme fiscali poi possono operare sui componenti positivi e negativi secondo la valutazione

inerenza principio di competenza.

civilistica in merito alla loro o ad eventuali deroghe al

Le variazioni fiscali possono essere di 4 diversi tipi:

variazioni fiscali in aumento della base imponibile ( + * + )con aumento di un

componente positivo del conto economico ( ad esempio nelle operazioni infragruppo la

differenza positiva tra il valore normale del bene ceduto e il corrispettivo transitato dalla

contabilità );

variazioni fiscali in aumento della base imponibile ( - * - )attraverso una diminuzione

nell'incidenza di un componente negativo ( costo parzialmente o totalmente non deducibile);

variazioni fiscali in diminuzione della base imponibile ( - * + )attraverso una riduzione di

un componente positivo ( per esempio con l'esenzione di un ricavo );

variazioni fiscali in diminuzione della base imponibile ( + * - )attraverso un aumento dei

componenti negativi o l'inclusione di componenti negativi non inseriti nel conto economico

( ipotesi eccezionale in cui è prevista la deducibilità di costi non imputati nel conto

economico ). effetti permanenti effetti temporanei

Le variazioni fiscali poi possono avere o ( temporanee

significa che saranno controbilanciate nell'esercizio successivo ).

Principio di competenza e sue deroghe in materia fiscale.

Il principio di competenza prevede che i ricavi si rilevino nel momenti in cui vi è lo scambio con le

economie terze ed i costi siano imputati alla gestione nel momento in cui si manifestano i correlati

ricavi. Il legislatore tributario sposa tale principio, specificando che per la cessione dei beni mobili

si considera la loro consegna o spedizione e il momento in cui la prestazione è ultimata per le

prestazione dei servizi e per quelle periodiche in ragione dei compensi maturati. Identici criteri

valgono per i costi. Vi sono poi norme fiscali specifiche che operano per aggiustare alla competenza

economica il criterio di deducibilità dei costi legandoli al periodo d'imposta in cui si manifestano i

correlati ricavi ( ammortamenti, rimanenze ).

I costi se non certi nella loro realizzazione e sono oggettivamente determinabili, non sono deducibili

nell'esercizio di competenza, ma nel successivo esercizio in cui diventa certo il verificarsi

dell'evento ed il relativo debito ( questo comporterà una variazione in aumento alla base

imponibile ).

Anche gli utili vengono tassati nel momento in cui essi diventano certi ed oggettivamente

determinabili. Spesso il legislatore deroga al principio della competenza economica per legarsi al

principio di cassa ( compensi ad amministratori, gli utili derivanti dalla partecipazioni in società di

capitale entrando nella base imponibile nel momento in cui vengono percepiti ).

I beni dell'impresa e il “valore fiscalmente riconosciuto”.

Per una società i beni dell'impresa sono tutti quelli di cui essa ne è proprietaria; per l'impresa

individuale invece bisogna considerare i beni destinati all'attività dell'impresa anche se di propreità

dell'imprenditore, purchè siano stati inventariati.

Si individuano:

beni-merce, ossia quelli alla cui o produzione o allo scambio è diretta l'attività dell'impresa,

ricavi

la cui alienazione genera e se non sono alienati nell'esercizio confluiscono nelle

rimanenze finali di magazzino;

beni-strumentali, ossia quelli inseriti durevolmente nella struttura produttiva dell'impresa;

beni meramente patrimoniali si determinao per esclusione. L'alienazione dei beni

strumentali e dei beni meramente patrimoniali generano plusvalenze o minsuvalenze.

I ricavi.

I ricavi innanzitutto nascono dalla cessione di beni-merci o anche di materie prime, sussidiarie e di

consumo e anche di altri beni mobili non strumentali e dalla prestazione di servizi. Inoltre

costituiscono ricavi i corrispettivi ottenuti dalla cessione di azioni o quote di partecipazione in

società che non costituivano immobilizzazioni finanziarie.

Si inglobano nei ricavi anche le indennità conseguite a titolo di risarcimento per la perdita o il

danneggiamento di beni, la cui vendita avrebbe generato ricavi, oltre ai contributi ricevuti in conto

esercizio o sulla base di un contratto.

Nei casi di fuoriuscita del bene dall'attività di impresa per finalità diverse rispetto a quella inerente

la gestione della stessa ( come nell'ipotesi di autoconsumo => consegna dei beni all'imprenditore

stesso o ai familiari ), si considera il valore normale del bene.

Le plusvalenze patrimoniali.

La plusvalenza/minusvalenza si definisce, in generale, come la differenza tra il valore che un bene

ha in un dato momento ed il valore che ha in un successivo momento.

Ai fini fiscali si parla di plusvalenza relativamente alla cessione dei beni strumentali e dei beni

meramente patrimoniali: in buona sostanza non generano plusvalenze le cessione dei beni-merci in

quanto generano ricavi. valore fiscalmente riconosciuto

A livello fiscale la plusvalenza si determina come differenza il ( il

mercato

costo del bene non ancora fiscalmente ammortizzato ) e quello di ( o in mancanza di un

valore normale

corrispettivo al suo ).

Le plusvalenze si generano all'atto della cessione a titolo oneroso o mediante risarcimento del bene,

l'assegnazione ai soci o comunque a finalità estranee all'attività di impresa e poi in fine nel caso di

trasferimento all'estero della sede dell'impresa o della residenza dell'imprenditore ( sfuggono quindi

alla tassazione per lo Stato italiano ).

RATEIZZAZIONE: Per i beni posseduti da almeno 3 anni è permessa, come opzione per il

contribuente, la rateizzazione della plusvalenza in quote costanti nell'esercizio stesso e nei

successivi, ma non oltre il quarto.

Le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni.

Le partecipazioni nel capitale di rischio di altre società possono essere iscritte nel bilancio della

partecipante nella classe delle immobilizzazioni quando l'investimento ha carattere durevole, e se

così non vengono iscritte nell'attivo circolante. La cessione delle partecipazioni non immobilizzate

generano ricavi, le altre invece generano plusvalenze date dalla differenza tra il corrispettivo ed il

valore fiscalmente riconosciuto.

PARTECIPATION EXEMPTION: Particolare regime di esenzione dalla tassazione IRES sulle

plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, previsto dal legislatore tributario per evitare

la doppia tassazione della stessa ricchezza, prima in capo alla società partecipata e poi alla società

partecipante.

Si applica tale regime se congiuntamente coesistono 4 condizioni ( di cui le prime due attengono

alle intenzioni d'acquisto della partecipante/alienante e due alle condizioni soggettive della

partecipata ed essere presenti ininterrottamente nei tre esercizi precedenti il realizzo della

plusvalenza e in caso si tratti di un holding l'ultima condizione deve essere verificata anche nelle

sue società partecipate ):

detenzione

1. ininterrotta dei titoli da almeno un anno; si presume che i titoli venduti siano

quelli acquistati più di recente; iscritte tra le immobilizzazioni nel bilancio dell'esercizio

2. che le partecipazioni siano state

in cui esse vennero acquistate ( valuta quindi la considerazione dell'investimento quando

esso è sorto, essendo indifferente il fatto che poi siano state iscritte nell'attivo corrente );

3. la società partecipata non deve avere la sede fiscale in uno dei Peasi a regime fiscale

privilegiato ( inserito in un'apposita black list );

4. la società partecipata sia una società che svolga effettivamente un'attività commerciale ( il

patrimonio non deve essere costituito prevalentemente da beni meramente patrimoniali

invece che di beni-merce e beni strumentali ).

esenzione totale

Il regime partecipation exemption comporta per i soggetti ires, mentre esenzione

limitata al 60% per gli imprenditori individuali ( viene tassato per il 40%; la stessa percentuale di

tassazione prevista per le persone fisiche che effettuano le cessioni fuori dall'attività di impresa – e

le cui plusvalenze in quel caso rappresentano “redditi diversi” ).

minusvalenze

Le realizzate sono deducibili nella misura di esenzione con cui è intervenuta la

partecipation exemption ( totale indeducibilità quindi per i soggetti IRES; per il loro 40% per gli

imprenditori individuali ).

L'esenzione delle plusvalenze comporta l'indeducibilità dei costi connessi alle partecipazioni. ( per

quanto attiene alla deduzione degli oneri finanziari, per i quali ne è permessa la deduzione pure se

afferenti a partecipazioni esenti, si inserisce il meccanismo del pro-rata patrimoniale, da cui si

escludono le plusvalenze realizzate con la cessione di partecipazioni in società incluse nel

consolidato fiscale o a cui si applica il regime della trasparenza fisale ).

Le sopravvenienze attive.

Le sopravvenienze nascono dal sorgere di eventi che danno, ad un fatto già contabilizzato, esito

diverso da quello contabilizzato ( il credito sorto in un precedente esercizio non è più esigibile ). Le

sopravvenienze possono essere positive o negative.

Per sopravvenienze in senso lato si intendono quelle che derivano da un evento estraneo alla

normale gestione dell'impresa, ad esempio le indennità conseguite a titolo di risarcimento per danni

subiti su beni la cui cessione non genera ricavi oppure i contributi in conto capitale e le liberalità.

Sono in senso lato perchè non vanno a modificare le rilevazioni fiscali effettuate negli esercizi

precedenti.

Dividendi.

Non sono tassati i dividendi distribuiti dalle controllate alla controllante, quando queste società

abbiano optato per il regime del consolidato fiscale.

Non sono tassati nemmeno i dividendi che ricevono le società che optano per il regime della

trasparenza fiscale.

Per tutti gli altri soggetti, i dividendi entrano nella base imponibile solamente per il 5% del loro

ammontare; il restante 95% è escluso; sempre nella misura del 5% sono deducibili i costi inerenti.

L'unica eccezione alla tassazione del solo 5% la fanno i dividendi ricevuti da società controllate o

collegate residenti nei Paesi a regime fiscale privilegiato ( indicati in apposita black list ).

Gli immobili e i proventi immobiliari.

Ad ogni bene posseduto da un'impresa è associato il valore fiscalmente riconosciuto.

Tale valore è determinato per i beni-merce ( beni che generano ricavi ) sulla base del loro costo di

acquisto o produzione; per i beni strumentali è determinato dal costo al netto degli ammortamenti

cumulati sul cespite e aumentato delle rivalutazioni.

( Mi pongo il problema per gli immobili se i proventi generati da essi sono tassati sui ricavi

effettivamente prodotti o sulla loro rendita catastale, e questa va aggiunta o meno ai ricavi effettivi

generati dal cespite nel periodo d'imposta? ).

Gli immobili, in generale non si considerano come cespiti autonomi portatori di autonomi redditi,

ma i proventi derivanti da essi concorrono alla formazione del reddito d'impresa ( alla base

imponibile non concorre il loro reddito fondiario, ma solamente i costi e proventi effettivi ). Si

scostano da questa regola solamente i beni meramente patrimoniali che non siano terreni adibiti ad

attività agricola, i quali concorrono alla formazione della base imponibile sulla base dell'estimo

catastale; i costi e i proventi, rilevati in conto economico, sono irrilevanti.

Proventi non reddituali: ( sovrapprezzi di emissione e annullamento di azioni proprie ).

Il TUIR sancisce che per il sovrapprezzo di emissione e per gli interessi di conguaglio versato dai

soci alla società, esso non costituisca materia imponibile in quanto non hanno natura reddituale, ma

patrimoniale. L'eventuale successiva distribuzione che la società farà di queste somme ai soci non

verrà nemmeno tassata in capo a loro.

Non rappresenta nemmeno materia tassabile l'eventuale sopravvenienza attiva generatasi per una

somma data ai soci per l'annullamento delle proprie azioni inferiore alla quota di patrimonio netto

rappresentata dalle stesse. ( specularmente non è deducibile la sopravvenienza passiva ).

Le valutazioni. Le rimanenze.

Rimanenze di magazzino per i beni-merce.

La base imponibile non si forma solo con i ricavi derivanti dalla cessione dei beni-merce, ma anche

con le variazioni che da un esercizio ad un altro subisce la loro valutazione complessiva ( valore

unitario X quantità ). Nei beni-merce vengono naturalmente inclusi anche le materie prime, materie

di consumo e sussidiarie, semilavorati...

Civilisticamente al termine dell'esercizio le variazioni delle rimanenze sono valutate al minore tra il

costo di acquisto o di produzione e il valore presumibile di realizzo ( = valore di mercato ); per la

determinazione del costo di acquisto o di produzione dei beni fungibili si possono assumere

alternativamente tre modelli: il costo medio ponderato, il Lifo ed il Fifo.

Il legislatore tributario prevede che: categorie omogenee per natura e valore;

1. i beni vengano raggruppati in

primo esercizio

2. Nel di formazione delle rimanenze, queste sono valutate sulla base del loro

costo medio ( costo complessivo di acquisizione/q.tà acquistate o prodotte );

esercizi successivi incremento

3. Negli se vi è di quantità, le maggiori quantità costiuiscono

gruppi distinti di rimanenze da valutarsi con il criterio del costo medio;

esercizi successivi decremento

4. Negli se vi è di quantità, si devono eliminare degli strati di

costo medio accumulatesi negli esercizi precedenti e partendo da quelli formatesi più di

recente ( = metodo Lifo, si considera uscita la merce acquisita più di recente ); sono

ammessi anche come “metodi di attribuzione cronologica dello scarico” il Fifo ed il costo

medio ponderato;

5. è poi possibile diminuire il valore delle rimamenze di magazzino e farlo combaciare a quello

presumibile di realizzo quando il valore di mercato dell'ultimo mese dell'esercizio risulta

inferiore rispetto a quello determinato in base al costo.

Titoli e partecipazioni sociali non immobilizzate.

I titoli e le partecipazioni sociali non immobilizzate ( quindi iscritte in bilancio nell'attivo corrente )

sono assimilate ai beni-merce, anche nel momento della valutazione delle loro rimanenze al termine

dell'esercizio ( i criteri di valutazione sono analoghi a quelli previste per le merci, eccezion fatta per

la possibilità di usare come metodo di attribuzione cronologica dello scarico solo ed unicamente il

Lifo e come criterio di omogeneità del titolo si usa anche l'emittente. Due casi particolari per la

valutazione dei titoli sono rappresentati dal caso in cui vi è aumento di capitale sociale gratuito tale

per cui si ricevono azioni senza effettuare versamenti, in tal caso il costo medio della categoria si

forma considerando tali titoli proprio come acquistati per 0 unità monetarie, e dal caso in cui sono

effettuati versamenti in conto capitale per cui tale versamento rappresenta un costo.

I lavori in corso e le opere di durata ultrannuale. prodotti in corso di lavorazione

Si segue sempre il criterio del costo per quanto riguarda i ed i

servizi in corso di esecuzione.

Per le commesse pluriennali ( si pensi all'appalto della costruzione di una diga ) si può abbandonare

come criterio di valutazione quello del costo per passare a quello dei corrispettivi maturati o

liquidati sulla base dello stato di avanzamento del lavoro. Si può utilizzare il criterio del costo se si

è utilizzato nella redazione del bilancio e vi è stata autorizzazione da parte dell'Agenzia delle

entrate.

Regole generali in tema di deducibilità dei componenti negativi.

Il TUIR non tratta la deducibilità di tutti i possibili componenti negativi.

Un costo è deducibile se rispetta i principi generali di deducibilità che sono:

principio di competenza;

principio di inerenza;

principio di transizione dal conto economico.

Il TUIR disciplina poi la deducibilità di specifici componenti negativi, quando la normativa fiscale

deroga dai principi civilistici o dalle regole generali di deducibilità degli oneri.

Il principio dell'inerenza.

Per inerenza di un costo si intende il suo nesso funzionale con l'attività di impresa. Caso particolare

è rappresentato dalle spese sostenute per le altre società facenti parte del medesimo gruppo; tali

spese sono deducibili da parte di tutte le società che ne hanno beneficiato.

Correlazione tra costi e proventi imponibili.

I costi per essere deducibili devono avere un certo legame con dei proventi o ricavi imponibili.

proventi esclusi

Per questo i costi che si riferiscono ad attività o beni imponibili o comunque a

totalmente deducibili;

sono l'indeducibilità proventi esenti; parziale

Vale invece per i costi riferiti totalmente a è

l'indeducibilità quando il riferimento dei costi è sia a proventi imponibili che esenti;

ci sono costi la cui deducibilità NON è stata legata dal legislatore al principio dell'inerenza ( si pensi

agli oneri di utilità sociale, i quali sono deducibili per ragioni di incentivazione pure non avendo

alcun possibile legame con l'attività tipica e tradizionale di impresa ).

Il principio della deducibilità dell'onere se e solo se è transitato dal conto economico.

Questo è un principio generale per la deducibilità di un costo. Esso viene derogato in quattrro

specifiche situazioni:

1. casi in cui è stata la stessa normativa tributaria ad aver rinviato la possibilità di deducibilità

dell'onere ad un momento successivo a quello della sua competenza economica;

2. oneri, per la cui stessa legislazione tributaria, sancisce una deducibilità pure se sono

componenti che non transitano dal conto economico ( sono per esempio deducibili i

compensi a soci fondatori e promotori attribuiti tramite ripartizione degli utili ).

ammortamenti, altre rettifiche di valore accantonamenti

3. costi stimati come gli le e gli

purchè risultino da apposito prospetto integrante la dichiarazione dei redditi in cui sia

indicato il loro importo complessivo, i valori civili e fiscali dei beni e quello dei fondi

relativi. Nello S.P. Si dovrà iscrivere una riserva di patrimonio netto in sospensione

d'imposta per la quota di utile su cui non si sono pagate le imposte sul reddito e un

corrispondente stanziamento nel f.do imposte differite.

Le riserve distribuite in sospensione di imposta se distribuite sono tassate nella misura della

differenza tra l'eccedenza netta delle riserve in sospensione d'imposta ed il f.do imposte

differite e l'ammontare complessivo delle riserve e degli utili che residuano dopo la

distribuzione.

4. i “costi neri”, ossia quelle spese ad imputazione specifica non contabilizzata e non

considerata quindi nella sommatoria algebrica di partenza per il calcolo della base

imponibile, collegati a “ricavi neri” ( conseguiti ma non dichiarati )che siano risultanti da

elementi certi e precisi. Questo è importate in sede di accertamento della base imponibile da

parte degli uffici dell'amministrazione finanziaria, la quale determinerà un dato ammontare

di ricavi neri, dal quale dovrà sottrarre l'eventuale presenza dei “costi neri” sostenuti per il

conseguimento di tale introito.

Le spese per prestazioni di lavoro.

In generale sono totalmente deducibili.

Taluni fringe benefit sono deducibili nel limite in cui sono tassati in capo al lavoratore che li riceve

( il valore normale del bene ).

I compensi ad amministratori sono deducibili nel periodo d'imposta in cui sono stati versati ( deroga

al principio della competenza ).

I compensi come partecipazione agli utili conseguiti a soci fondatori e promotori è deducibile anche

se non transitante da conto economico.

Gli interessi passivi.

Gli interessi passivi sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei

ricavi e altri proventi che concorrono a formare la base imponibile e l'ammontare complessivo di

tutti i ricavi e proventi. pro-rata ordinario

% deducibilità interessi passivi = proventi tassati/totale proventi ( )

Nella determinazione del rapporto di deducibilità degli interessi passivi non si tiene conto del

regime di partecipation exemption e del regime di esclusione pari al 95% per i dividendi.

Costi assunti per l'acquisto di partecipazioni esenti per via del regime di partecipation exemption

non siano deducibili. Si considera innanzitutto che l'acquisto delle partecipazioni esenti siano state

finanziate innanzitutto con l'utilizzo del patrimonio netto contabile.

I costi rilevanti per la deducibiltà sono solamente quelli che eccedono la quota degli interessi attivi.

pro-rata patrimoniale

( )

Thin capitalization: verso

Si applica per i finanziamenti erogati la società da parte del socio che

controlla la stessa società o comunque tramite anche parti correlate il 25% del capitale e il cui

quota di patrimonio netto posseduta dallo

finanziamento eccede per più di 4 volte rispetto alla

stesso socio. Operante la thin capitalization gli interessi passivi non sono deducibili per la quota

eccedente ai rapporti sopra indicati ed essi sono tassati in capo al socio come dividendi.

Socio che controlla la società

Finanziamento/P.N. Pertinenza del socio > 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2004-2005

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Ragucci Gaetano.

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