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L’ATTIVTA’ DI ACCERTAMENTO

Premessa

L’attività di accertamento consiste nella determinazione autoritativa di un imponibile e/o di una

imposta dovuta; sostanzialmente l’Amministrazione finanziaria decide a quanto ammonta il

quantum da pagare.

Per “accertamento” si intende “il dichiarare” e “l’accertare” ciò che è già dovuto per legge, e quindi

non si tratta di una attività discrezionale, ma di una attività di tipo ricognitivo.

Si tratta di una vera e propria attività amministrativa impositiva che dà vita a a veri e propri

provvedimenti amministrativi anche se il potere esercitato non è discrezionale.

La contraddizione che risiede nella assenza di discrezionalità può giustificarsi col fatto che questi

provvedimenti hanno l’obiettivo di contemperare interessi pubblici di una certa rilevanza trovando

la soluzione + giusta.

La finalità dell’attività di accertamento coincide con due importantissimi principi costituzionali:

3) il principio di capacità contributiva (articolo 53) poiché l’attività di accertamento assicura

che tutti possano contribuire alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva

4) il principio del buon andamento della P.A. (articolo 97) poiché persegue il fine

dell’efficiente gestione delle risorse pubbliche.

In tal senso può osservarsi come L’Amministrazione possa procedere unilateralmente

all’annullamento d’ufficio degli accertamenti tributari illegittimi ed alla loro eventuale sostituzione

con provvedimenti legittimi; è questa la così detta autotutela amministrativa.

LA CLASSIFICAZIONE DEGLI ACCERTAMENTI TRIBUTARI

Nonostante l’attività di accertamento dei tributi sia finalizzata alla tutela di un interesse pubblico

comune, possiamo rilevare come invece le sue regole di funzionamento sia diverse a seconda delle

forme di prelievo o del comportamento tenuto dal contribuente.

Possiamo distinguere l’attività di accertamento in:

8) Accertamento catastale

9) Accertamento in materia di imposte sui trasferimenti

10) Accertamento in ambito di imposte dirette ed IVA

Veniamo ad analizzare ogni singola categoria

g) ACCERTAMENTO CATASTALE: si tratta di determinazione preventiva ed astratta

inerente i redditi medi-ordinari che derivano dai cespiti immobiliari; col sistema catastale si

tiene conto della ricchezza potenziale del cespite e non di quella effettivamente conseguita.

Le caratteristiche dell’accertamento catastale sono la collettività (nel senso che vengono

prese in considerazione tutte le unità immobiliari), l’astrattezza (nel senso che ci si riferisce

alle potenzialità del cespite e non alla ricchezza effettiva) e l’officiosità (nel senso che tale

attività è rimessa agli uffici dell’Amministrazione finanziaria).

Il catasto è suddiviso in catasto dei terreni e catasto dei fabbricati; le operazioni estimative

si articolano in questo modo:

k. qualificazione: consiste nella rilevazione delle colture (vigneto, frutteto, oliveto,etc.)

l. classificazione: consiste nella suddivisione degli immobili in classi a seconda del

grado di produttività

m. tariffe d’estimo: determinano la rendita imponibile astrattamente attribuibile ad un

ettaro di terreno (elaborate dalla Commissioni censuarie).

n. classamento: vengono stabilite la qualità e la classe dei singoli immobili

h) ACCERTAMENTO DELLE IMPOSTE SUI TRASFERIMENTI: In materia di imposte

sui trasferimenti (e cioè imposte dirette) la disciplina dell’accertamento si caratterizza per il

fatto che spetta in via esclusiva all’Amministrazione finanziaria il compito di controllare

tutti e tutto e di determinare l’imposta dovuta caso x caso.

In questo ambito non vige il principio di auto-tassazione (che è invece presente nelle

imposte dirette), quindi l’Amministrazione interviene solo successivamente mediante

controlli e rettifiche.

Nell’ambito delle imposte sui trasferimenti è necessario adesso fare una triplice distinzione

tra: 1) imposte principali; 2) imposte complementari; 3) imposte suppletive.

10) Le imposte principali hanno un termine decadenziale di 3 anni che decorre dalla

registrazione dell’atto; hanno una riscuotibilità immediata ed è previsto che del loro

pagamento sono responsabili tributari i pubblici ufficiali.

11) Le imposte complementari hanno sempre un termine decadenziale di 3 anni che però

decorre dal momento in cui è divenuto definitivo l’accertamento di maggior valore; la

riscossione non viene sospesa in pendenza delle impugnazioni avverso gli atti di

accertamento ma può essere riscossa solo per 1/3; la responsabilità tributaria dei pubblici

ufficiali non si estende alle imposte complementari.

12) Le imposte suppletive hanno un termine decadenziale di 3 anni che decorre dalla

registrazione dell’atto; non può essere riscossa fino a quando non si sia concluso il giudizio;

la responsabilità tributaria dei pubblici ufficiali non si estende alle imposte suppletive.

Concludiamo l’ambito dell’accertamento delle imposte sui trasferimenti facendo riferimento

alla DISCIPLINA DEGLI ATTI DI ACCERTAMENTO; per l’esattezza ci riferiamo a

due atti in particolare e cioè 1) l’avviso di liquidazione e 2) l’avviso di accertamento di

maggior valore.

9) L’avviso di liquidazione è l’atto mediante il quale l’ufficio determina le imposte dovute in

dipendenza dagli atti presentati dal contribuente; tale avviso viene notificato al contribuente

e detta notifica è un antecedente fondamentale per la riscossione coattiva del tributo. Si

tratta di un atto avente natura provvedimentale e deve sempre essere motivato.

10) L’avviso di accertamento di maggior valore è un atto circoscritto alla rettifica della

correttezza della base imponibile del tributo. L’area di operatività di questo atto è

diversamente definita a seconda delle imposte a cui si riferisce;

i) ACCERTAMENTO DELLE IMPOSTE DIRETTE E DELL’IVA: A differenza di

quanto visto riguardo le imposte sui trasferimenti, siamo qui in presenza di imposte

periodiche. Possiamo quindi cogliere subito la differenza tra imposte dirette ed imposte

indirette (cioè quelle sui trasferimenti): le imposte indirette riguardano un fatto specifico (ad

esempio una donazione o un trasferimento), mentre le imposte dirette attengono a tutto

quello che avviene nell’arco del periodo di imposta (e quindi nell’anno solare)

Veniamo adesso ai metodi di accertamento: la disciplina dell’accertamento delle imposte

dirette e dell’IVA ha il suo nucleo fondamentale nelle norme riguardanti i c.d. soggetti

obbligati alla tenuta di scritture contabili ed attiene a 2 tipologie di accertamento:

j. Accertamento analitico: se la dichiarazione è stata tempestivamente presentata e se

le scritture contabili sono state regolarmente tenute, l’Amministrazione può

apportare le rettifiche necessarie ai singoli elementi attivi e passivi dell’imponibile.

k. Accertamento induttivo: se la dichiarazione non è stata presentata tempestivamente

o se le scritture contabili non sono tenute con regolarità, l’Amministrazione può

determinare l’imponibile sulla base di presunzioni prive dei requisiti della gravità,

della precisione e della concordanza.

Veniamo adesso a prendere in considerazione alcuni PRINCIPI GENERALI relativi

all’accertamento delle imposte dirette e dell’IVA, e cioè:

f) la necessaria specificità dei presupposti dell’accertamento

g) la possibile pluralità degli accertamenti per uno stesso periodo d’imposta

h) la partecipazione del contribuente al procedimento

- La necessaria specificità dei presupposti di accertamento: L’Amministrazione non può

contestare l’evasione fiscale se non sulla base di elementi di carattere specifico che

riguardano gli aspetti essenziali essenziali della dichiarazione del contribuente.

L’Amministrazione deve quindi essere in possesso di elementi che le consentano di

affermare che ci sia evasione. L’accertamento in materia di imposte dirette ed IVA su

elementi che possano legittimare la presunzione di evasione, elementi che accertino

settorialmente l’evasione. Tale principio è sancito al fine di agganciare l’intervento

dell’Amministrazione a fatti concreti

- La possibile pluralità degli accertamenti per uno stesso periodo d’imposta: Il secondo

principio generale della disciplina dell’accertamento delle imposte dirette e dell’IVA

consiste nel fatto che gli accertamenti già effettuati possono essere integrati in aumento

(c.d. ACCERTAMENTI INTEGRATIVI), modificati in aumento (ACCERTAMENTI

MODIFICATIVI) mediante la notificazione di nuovi avvisi ove si concretizzi una

“sopravvenuta conoscenza di elementi nuovi”. Nel campo delle imposte periodiche

possono quindi susseguirsi più accertamenti tributari per lo stesso periodo d’imposta

volti all’integrazione o alla modifica dell’accertamento già effettuato.Il rapporto tra

questi atti è stato oggetto di una evoluzione nel tempo: nel nostro ordinamento dal 1956

l’impostazione che il legislatore aveva dato era quella di permettere l’integrazione o la

modifica in aumento degli accertamenti già effettuati, ma in un’ottica che consentiva

all’Amministrazione di annullare d’ufficio gli accertamenti incompleti ed illegittimi

sostituendoli con un nuovo atto di accertamento (completo e legittimo). Dal 1973 ogni

accertamento viene considerato autonomo e ciò ha comportato l’abbandono del precedente

regime; è questo un sistema che consente all’Amministrazione di adeguare

progressivamente la materia imponibile attraverso il susseguirsi di una pluralità di

integrazione e modifiche in aumento via via che vi sia una “sopravvenuta conoscenza di

elementi nuovi”, senza che il contribuente possa ritoccare il precedente operato. Questa

evoluzione ha fatto sorgere dei problemi riguardo il significato da dare all’esigenza “della

sopravvenuta conoscenza di elementi nuovi” come presupposto della possibilità di emanare

nuovi accertamenti. Cosa vuol dire esattamente “sopravvenuta conoscenza di elementi

nuovi ?” ; in passato vi era una tendenza garantista verso il contribuente richiamando questa

espressione quando si fosse in presenza di fatti e circostanze non conoscibili

all’Amministrazione; il Prof. La Rosa sostiene che tale espressione sia ostativa al riesame

del primo atto di accertamento, ma che non impedisca di integrare o modificare elementi già

conosciuti.

La giurisprudenza della Cassazione non ha una visione univoca di questo ambito, poichè le +

recenti sentenze sono orientate nel senso che l’Amministrazione non possa procedere al riesame

degli atti emessi già effettuati ma si ritiene che possa agire limitatamente a questioni di diritto

sostanziale e non x vizi formali degli atti di accertamento già emessi.

- La partecipazione del contribuente al procedimento: Il terzo principio si ravvisa nel

rilievo che assumono nella disciplina dell’accertamento delle imposte dirette e dell’IVA il

contraddittorio e la partecipazione del contribuente al procedimento amministrativo,

che è tendenzialmente contenzioso. In linea di principio l’Amministrazione può determinare

autoritativamente un imponibile, però deve sempre tenere conto delle difese apportate dal

contribuente in contraddittorio, in quanto non sempre alle irregolarità riscontrate

corrisponde poi una vera evasione fiscale.

Veniamo adesso a considerare LE FORME SPECIALI DI ACCERTAMENTO e soprattutto:

6) la liquidazione ed il controllo formale della dichiarazione

7) l’accertamento parziale

8) l’accertamento degli studi di settore

11) La liquidazione ed il controllo formale della dichiarazione: Da un punto di vista

cronologico si tratta della prima forma di accertamento amministrativo concernente l’ambito

dei contribuenti che hanno effettuato gli adempimenti formali.

Riguardo la liquidazione delle imposte dovute in base alle dichiarazione possiamo dire che

si tratta di un controllo automatizzato a cui l’Amministrazione finanziaria procede entro

l’inizio del periodo di imposta e che deve concludersi entro l’anno successivo.

I dati contabili che rilevano dalla liquidazione si considerano a tutti gli effetti come

dichiarati dal contribuente.

Al contribuente deve sempre essere comunicato l’esito della liquidazione per consentire

eventuali rettifiche inerenti a quanto dichiarato; le maggiori imposte conseguenti a tali

rettifiche possono essere riscosse mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo entro il 31

Dicembre del secondo anno successivo a quello della dichiarazione

Riguardo invece ai controlli formali possiamo dire che sono previsti solo x il campo delle

imposte dirette e che devono essere effettuati entro il 31 Dicembre del secondo anno

successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni. Si svolgono sulla base di criteri

selettivi ed attengono ai casi in cui l’Amministrazione voglia documentare alcune voci (ad

esempio gli oneri deducibili o le detrazioni d’imposta) apportando delle rettifiche alle

violazioni sostanziali della normativa tributaria, con immediato recupero delle maggiori

imposte.

12) L’accertamento parziale: per “accertamento parziale” il legislatore identifica un tipo di

accertamento inizialmente introdotto per il solo campo delle imposte dirette e poi esteso

anche all’IVA. I tratti essenziali di questo accertamento consistono:

5) nel poter essere effettuato quando da segnalazioni della Guardia di finanza o di enti

pubblici risultino elementi che consentono di stabilire l’esistenza di un reddito non

dichiarato o l’esistenza di corrispettivi dichiarati solo in parte o di detrazioni non spettanti

6) nel fatto che in presenza delle circostanze di cui sopra, gli uffici possono limitarsi ad

effettuare l’accertamento sulla base dei suddetti elementi “senza pregiudizio dell’ulteriore

azione accertatrice”.

Si tratta quindi di un vero e proprio accertamento particolare, il solo integrabile o

modificabile in aumento sulla base di elementi già conosciuti o conoscibili

all’Amministrazione, anche se appare preferibile la visione dell’accertamento parziale come

avente natura interpretativa, in quanto tende ad avvicinarsi sempre più all’accertamento

generale. Una particolarità riferita dal Prof. a lezione è data dal fatto che con l’accertamento

parziale l’Amministrazione potrebbe nel corso di una ispezione fiscale effettuare

l’accertamento in sede d’indagine. A dire il vero questo non è ancora possibile, ma per il

Prof. dovrebbe esserlo.

13) L’accertamento fondato sugli studi di settore: questa attività di accertamento riguarda

quei contribuenti che si trovano in regime di contabilità semplificata come le imprese minori

e gli esercenti arti e professioni con l’obiettivo di debellare l’alto tasso di evasione fiscale

che si registra in questi settori.

Gli aspetti essenziali di questa disciplina possono così riassumersi:

n. E’ una disciplina che riguarda la sola voce costituita dall’ammontare complessivo

dei ricavi e compensi dichiarati; inoltre particolarità di questa disciplina è quella

nell’essere tale voce rettificabile per il solo fatto del riscontro di una grave

incongruenza tra l’importo dichiarato e quello scaturente dallo studio di settore.

o. L’ambito di operatività di questa disciplina è limitato ai soli soggetti che hanno

dichiarato ricavi o compensi inferiori a quelli stabiliti nei singoli studi di settore

p. Tale disciplina è comunque applicabile nei riguardi dei soggetti a contabilità

ordinaria quando dal verbale di ispezione risulta l’inattendibilità della contabilità

medesima

q. I maggiori importi scaturenti dagli studi di settore sono anche soggetti ad IVA

Insomma da quanto visto la strada imboccata dal legislatore sembra esser quella della

valorizzazione delle argomentazioni presuntive attraverso un procedimento in cui gli

studi di settore dovrebbero consentire di stabilire una base da affinare ed adeguare ai

singoli casi concreti. L’ATTIVITA’ CONOSCITIVA

Premessa

La P.A. per potere agire nelle sue molteplici attività deve necessariamente “conoscere”; le regole di

questa attività si pongono in altri settori.

Nel campo del diritto tributario il modo in cui l’amministrazione può acquisire conoscenze ha un

rilievo particolare poiché si pone in un vero e proprio conflitto di interessi nei confronti del

cittadino, e cioè mediante l’esercizio di poteri autoritativi fortemente penetranti.

Questa attività è sostanzialmente vista come una fase del complessivo procedimento tributario, ma

in realtà tale collocazione ha un semplice valore descrittivo e, dal punto di vista giuridico, poco

vincolante; infatti nel tempo è sempre più venuta emergendo la visione secondo cui il vero oggetto

dell’attività conoscitiva è la realtà dei fatti verificatesi e non le rappresentazioni (verbali o scritte)

date dal contribuente.

Inoltre non sempre l’attività conoscitiva si connette all’attività di accertamento, non sempre i poteri

di indagine ed ispezione comportano l’emanazione di accertamenti; tra l’attività conoscitiva e quella

di accertamento vi è solo un nesso mediato ma non necessario.

In realtà l’attività conoscitiva costituisce un vero e proprio settore autonomo e distinto dagli altri

ambiti e tale tematica assume la massima rilevanza in materia di imposte dirette ed in tutti i campi

in cui la legge tende a misurare l’imposta ai fatti economici.

Disciplina

Il DPR 600/73 a partire dall’articolo 32 ci rende in maniera dettagliata la disciplina di indagine

tributaria. In quest’ambito rileva la distinzione tra conoscenze acquisite mediante l’esercizio di

poteri autoritativi e non.

Tali poteri sono:

15) L’invito a comparire o esibire documenti

16) Il questionario tributario

17) La richiesta di chiarimenti

18) Accessi, ispezioni e verifiche

19) Indagini bancarie

INVITO A COMPARIRE O ESIBIRE DOCUMENTI

L’invito a comparire si sostanzia più in un “ordine” che in un vero e proprio invito; è rivolto ai

contribuenti e deve essere motivato e finalizzato alla acquisizione di dati e notizie personali che

abbiano una certa rilevanza fiscale. In occasione della comparizione va redatto un verbale

contenente le richieste fatte e le risposte ricevute e tale verbale va poi sottoscritto anche dal

contribuente.

Tale invito può anche contenere un ordine di esibizione di atti e documenti riguardante soggetti

obbligati alla tenuta delle scritture contabili e dei registri fiscalmente obbligatori; ricordiamo che

tale acquisizione non è estesa al conseguimento di notizie riguardanti “terzi” ma solo di notizie

personali.

IL QUESTIONARIO TRIBUTARIO

E’ un istituto tipico del diritto tributario, introdotto al fine di evitare al contribuente il disagio di

recarsi presso gli uffici per fornire dati e notizie che potrebbero fornirsi per iscritto.

Si tratta di un istituto alternativo all’invito di comparizione mediante il quale il contribuente riceve

per l’appunto i questionari, li compila, li firma e li restituisce agli uffici competenti (di solito uffici

IVA ed uffici imposte dirette).

ACCESSI, ISPEZIONI E VERIFICHE

L’ambito in questione attiene ad attività sostanzialmente volte all’acquisizione di dati e notizie

riguardanti “terze persone”. Si tratta senza dubbio degli strumenti più importanti nell’ambito

dell’attività conoscitiva, in quanto volta a disciplinare i conflitti tra l’interesse “a conoscere” della

P.A. e l’interesse alla riservatezza del cittadino.

In concreto il legislatore ha investito del potere di effettuare accessi, ispezioni e verifiche sia gli

uffici finanziari operativi che la Guardia di finanza, subordinandone l’esercizio in taluni casi ad una

preventiva autorizzazione della Procura della repubblica, e ciò proprio alla salvaguardia delle

esigenze connesse alla tutela della riservatezza.

Per accesso si intende “l’entrare in qualche luogo”; l’ispezione indica “la fase di ricerca di un

quid”; la verifica consiste nel “controllo del materiale rinvenuto”. Si tratta di 3 fasi strettamente

correlate.

La disciplina che emerge dal DPR 600/73 può essere così riassunta:

18) Vi sono locali facilmente accessibili: si tratta di ambienti destinati allo svolgimento di

attività agricole o commerciali. Vi è però un solo limite, e cioè è necessaria la presenza del

titolare dell’esercizio o del capoufficio;

19) Vi sono locali destinati all’esercizio di arti e professioni: l’accesso è indiscriminato, ma

necessita della presenza del professionista. Tale esigenza è dettata dal fatto che negli studi

professionali (si pensi all’avvocato) vi è il problema della tutela del segreto professionale,

problema che coinvolge anche l’interesse di terzi in misura maggiore rispetto ai locali

commerciali ed agricoli. Ovviamente le notizie acquisite in sede di ispezione fiscale possono

circolare all’interno dell’Amministrazione finanziaria, ma non possono uscire all’esterno in

virtù del segreto d’ufficio a cui sono tenuti i membri dell’Amministrazione.

20) Vi sono poi locali destinati promiscuamente ad impresa, esercizio di una professioni ed

abitazione: in tali ipotesi per quanto attiene la sfera del domicilio è necessaria una

preventiva autorizzazione della Procura della Repubblica. Si rende poi necessaria un’altra

specifica autorizzazione quando nel corso dell’attività di indagine tributaria, gli agenti

intendono procedere all’apertura di cassetti, armadi, casseforti,etc. oppure quando il

professionista eccepisca il segreto professionale. In quest’ultimo caso l’autorizzazione della

Procura della Repubblica si ritiene abbia natura amministrativa (e non giurisdizionale).

21) Vi sono locali destinati esclusivamente ad abitazione: in questi casi è sempre necessaria

una preventiva autorizzazione del Procuratore della repubblica, ma solo se vi sono gravi

indizi di violazioni fiscali

22) Vi sono ispezioni inerenti autoveicoli, natanti,etc.: in questi casi se l’autoveicolo è privato

si applicano le disposizioni inerenti le abitazioni private; viceversa se è pubblico.

Passiamo adesso ad analizzare l’esecuzione delle ispezioni fiscali, che rappresenta la fase attuativa

del provvedimento che le ha disposte.

In quanto fase attuativa, l’esecuzione delle ispezioni fiscali si concretizza in attività materiali le

quali soggiacciono a tali principi:

9) non si applicano le regole del codice di procedura penale per le indagini amministrative

10) le ispezioni fiscali riguardano tutti i libri, registri e documenti rinvenuti nei locali

dell’ispezione; i libri, le scritture ed i documenti di cui venga rifiutata l’esibizione in corso

di ispezione non possono fare prova a favore del contribuente in sede contenziosa.

11) Va redatto processo verbale indicante tutte le operazioni eseguite e tutte le richieste fatte al

contribuente e le risposte da lui ricevute; il verbale va poi sottoscritto dal contribuente. Esso

è un atto conclusivo e riassuntivo delle indagini tributarie.

Bisogna osservare che l’area delle ispezioni fiscali è stata di recente innovata dall’articolo 12 della

legge 212/2000 (statuto del contribuente) mediante il quale sono stati riconosciuti al contribuente

non pochi diritti e garanzie che possono così riassumersi:

i) Comma 1: il contribuente deve subire la minore turbativa possibile nell’ambito della sua

attività professionale o commerciale

j) Comma 2: il contribuente deve essere informato all’inizio della verifica dei motivi della

stessa e può farsi assistere da un avvocato

k) Comma 3: su richiesta del contribuente l’esame dei documenti amministrativi e contabili

può essere effettuato nell’ufficio dei verificatori

l) Comma 4: le osservazioni del contribuente debbono essere riportate nel processo verbale

m) Comma 5: la permanenza dei verificatori presso la sede del contribuente non può superare i

30 giorni lavorativi (proroga di altri 30 giorni in caso di indagini parecchio complesse)

Se dall’ispezione fiscale emergono irregolarità, questa si conclude con un atto detto “Processo

verbale di constatazione” mediante il quale vengono comunicate al contribuente le violazioni

emerse; questi entro 60 giorni può formulare contro-deduzioni.

LE INDAGINI BANCARIE

Sino alla riforma tributaria degli anni 70 era in vigore il c.d. segreto bancario, istituto volto ad

impedire all’amministrazione finanziaria di acquisire presso le banche informazioni e notizie sui

clienti. Nell’ultimo periodo si è sempre più affermata la possibilità che l’amministrazione

finanziaria possa acquisire dalle banche notizie sui clienti (che ovviamente sono contribuenti).

La soluzione adottata dal legislatore è nel senso di concedere campo libero alle indagini, ma vanno

però precisati due aspetti di tipo particolare inerenti le modalità di acquisizione delle informazioni e

l’utilizzo delle stesse:

l) Modalità di acquisizione delle notizie: l’amministrazione finanziaria ha uno strumento

istituzionale tipico che è quello della “richiesta” ; ma oltre ad invitare le banche a dare

notizie, la Amministrazione può svolgere indagini presso la banca (ovviamente un accesso

finalizzato non al controllo della banca ma del cliente/contribuente della banca). L’oggetto

del controllo sono gli estratto conti, gli assegni e tutti gli altri documenti che tendono a

rivelare importanti informazioni. In questi casi il direttore della banca deve avvisare il

cliente dello svolgimento delle indagini sul suo conto e la banca è responsabile nel tutelare

“terzi” indirettamente coinvolti nell’ispezione bancaria. La legge dispone d’altro canto che il

contribuente deve sempre dichiarare dove ha i conti correnti.

m) Utilizzo di notizie: ci troviamo in un ambito che si segnala per l’iniquità delle norme; vi è

infatti un inversione dell’onere della prova, poiché il contribuente deve dimostrare

l’irrilevanza fiscale dei dati acquisiti.

n) Tutela del contribuente nei casi di esercizio illegittimo dei poteri di indagine: Gli

orientamenti prevalenti in dottrina riconoscono l’ammissibilità diretta alla tutela

giurisdizionale nel caso in cui il contribuente subisca una violazione dei suoi diritti. La

giurisprudenza invece non riconosce forme di tutela dirette bensì indirette.

Ma se l’indagine seppur illegittima si sia comunque svolta, quali risvolti avremo ? E’un

problema su cui la Cassazione non ha trovato una soluzione finale continuando ad oscillare tra

varie soluzioni:

11) illegittimità di qualunque accertamento fondato su di una indagine illegittima (invalidità

derivata)

12) inutilizzabilità delle conoscenze acquisite in maniera illegittima (tesi preferita dal prof.)

13) utilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite ( poiché il divieto di utilizzare prove

illegittimamente acquisite vige espressamente nell’ambito del processo penale, mentre nel

diritto tributario non abbiamo una norma esplicita in tal senso).

L’ATTIVITA’ DI INDIRIZZO

Premessa

Grandissimo rilievo assume in ambito tributario l’attività di indirizzo: tale attività si esprime nelle

direttive attraverso le quali gli uffici centrali orientano l’attività degli uffici periferici operativi al

fine di assicurare il buon funzionamento dell’apparato amministrativo ex articolo 97 Cost.

Si tratta di una attività interna alla stessa P.A. ma che ha riflessi esterni sui contribuenti.

Essa ha il suo presupposto di operatività ed l suo fondamento nel rapporto gerarchico che lega gli

uffici superiori (e cioè centrali) con gli uffici periferici; in base a tale rapporto “i superiori” dettano

regole agli “inferiori”

L’attività di indirizzo risulta di fondamentale importanza sia per l’uniformità di condotta che da

essa deriva, sia per una parità di trattamento che essa assicura; infatti i nuovi ordinamenti tributari

sono fondati sul principio di autotassazione e, quindi, risulta necessario che i contribuenti vengano

orientati.

ATTI DI INDIRIZZO INTERNI

Veniamo adesso alla distinzione tra atti di indirizzo meramente interni ed atti che possono avere

rilevanza esterna:

Gli atti aventi rilevanza interna danno vita ad attività che si estrinsecano attraverso gli strumenti

fondamentali delle circolari, note e risoluzioni.

Si tratta di atti emanati dall’amministrazione centrale in forza della supremazia gerarchica che

possono esercitare sugli uffici sott’ordinati.

In particolare:

23) le circolari sono atti che l’amministrazione centrale indirizza a tutti gli uffici periferici al

fine di assicurare una uniforme applicazione ed interpretazione di nuove leggi tributarie

24) le note e le risoluzioni sono invece atti diretti a singoli uffici con cui l’amministrazione

centrale fornisce istruzioni per la soluzione di specifiche controversie apertesi. Questi due

atti hanno solo efficacia diretta interna verso l’ufficio a cui sono indirizzate e con riguardo

ai problemi specifici da risolvere.

Riguardo questi atti si pongono dei problemi concreti:

14) una circolare emanata “contra legem” deve essere rispettata (posto che si tratta di atti

vincolanti solo all’interno) ? La risposta è NO ! L’ordine illegittimo può essere non eseguito

perché è un atto non vincolante a livello dell’ordinamento generale e comporta, al massimo,

una responsablità dei funzionari che hanno impartito quest’ordine.

15) può il contribuente addurre a proprio favore il fatto che il funzionario non abbia

applicato la circolare ? In ipotesi come questa si configura l’eccesso di potere, tipico del

diritto amministrativo. Nel diritto tributario, invece, non si può configurare l’eccesso di

potere poiché si verte in un settore in cui non abbiamo alcun potere discrezionale; inoltre è

esclusa anche l’impugnabilità in sede giurisdizionale di tali atti di indirizzo meramente

interni poiché ritenuti non lesivi per i cittadini.

ATTI DI INDIRIZZO AVENTI FORMA REGOLAMENTARE

Si tratta di atti a rilevanza esterna che vengono emanati con decreto ministeriale o con decreto

governativo ed infatti hanno forma regolamentare.

A tali atti non può certo negarsi una certa rilevanza esterna e l’orientamento dominante è nel senso

che essi debbano considerarsi atti amministrativi generali anche se vi sono due tipi di problemi da

risolvere:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof La Rosa Renato.

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