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Appunti di diritto tributario – Parte generale

quadri di liquidazione. Esistono dei controlli automatici che controllano la liquidazione d'imposta

 riscossione

Il modello è lo stesso: a carico del contribuente in via generale, in caso patologico a carico dell'agenzia.

Il modello può variare da questo a seconda dell'imposta (questo è quello tipico dell'IVA). I diversi moduli si

combinano diversamente (l'agenzia può intervenire in una fase e non nell'altra); quando l'agenzia

interviene, è sempre per un motivo di conflitto con il contribuente, e infatti fa atti provvedimentali e

pretensivi.

Il conflitto tributario ha strumenti di risoluzione

 giudiziale: esiste un processo ad hoc

 stragiudiziale: conciliazione, reclamo etc etc

Dichiarazione tributaria

Nell'attuazione delle imposte sui redditi, il primo atto è la dichiarazione tributaria. È un atto predisposto a

cura e responsabilità del contribuenti da presentare entro il 30 settembre.

È formale, per una ovvia esigenza di normalizzazione e di rielaborazione delle informazioni: deve essere

presentata sui modelli di dichiarazione predisposti, perché non c'è libertà di forme. I redditi del 2014

devono essere dichiarati sul modello 2015. Se la dichiarazione non è presentata sul modello giusto, è nulla.

Ci sono diversi tipi di dichiarazione, tra cui il modello unico (utilizzato per tutte le tipologie di redditi e tutti

i soggetti, e anche ai fini IVA).

È tempestiva: deve essere presentata entro termini rigorosi. Il termine ultimo è il 30 sett; decorso quel

termine, la dichiarazione è tardiva ma ancora presentabile con una sanzione entro 90gg. La dichiarazione

ultratardiva non è ammessa: si considera omessa e ci sono sanzioni gravi.

La dichiarazione dei redditi è fatta per quadri: ci sono pagine identificative del contribuente, poi i quadri

specifici per ogni categoria di reddito e poi quelli riepilogativi dei dati.

Dal punto di vista giuridico questa dichiarazione è una dichiarazione di scienza che però non è una

semplice dichiarazione di fatti conosciuti ma di qualificazione giuridiche: il contribuente offre delle

qualificazioni quando mette una somma in un casella piuttosto che in un altra. Nella dichiarazione ci sono

anche dichiarazioni di volontà (per es, destinazione di 5x1000 e 8x1000).

Integrativa [art.2 commi 8 e 8bis dpr 322/98]

La rettifica della dichiarazione in aumento e in diminuzione può essere fatta a cura del contribuente.

Integrativa di sfavore

La prassi amministrativa distingue tra dichiarazione inesatta e dichiarazione infedele (e nel caso di

dichiarazione di operazioni inesistenti non è ammessa la rettifica, o meglio è ammessa ma diventa inutile).

Si può fare una dichiarazione integrativa: il ravvedimento operoso permette di beneficiare di un

abbattimento più o meno significativo delle sanzioni; la norma serve per stimolare l'autocorrezione e

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

alleggerire il lavoro dell'amministrazione finanziaria [art.13 d.lgs. 472/1997].

L'art. 2 comma 8 enuncia la possibilità di correggere a sfavore la dichiarazione entro un certo termine, ma

nessuno corregge una dichiarazione a sfavore, se manca il vantaggio dell'art.13 di abbattere le sanzioni: il

rinvio all'art.13 sarà espresso nella legge di stabilità.

Il ravvedimento operoso permette di correggere tutti gli inadempimenti fiscali, con due limiti

1. ci si può ravvedere se non è ancora cominciato il controllo dell'amministrazione finanziaria

2. lo sconto della sanzione è graduato in ragione della tempestività del ravvedimento (la sanzione è 1/8 se il

ravvedimento avviene entro l'anno, 1/10 se entro 30gg)

Il ravvedimento sprint è previsto per gli errori non della dichiarazione, ma nei versamenti: possono essere

corretti entro 15gg con lo 0,2% della sanzione. Di solito la sanzione sulla dichiarazione inesatta è del 30%,

quella infedele è del 100%.

La materia è in via di completa riscrittura con la legge di stabilità 2015: ci si potrà ravvedere anche a

controlli avviati (questo succede perché spariranno alcuni strumenti di acquiescenza) e vengono

moltiplicate le soglie di sconto (un mese, un anno, due anni, quattro anni). I controlli vengono fatti alcuni

entro l'anno, altri entro due anni, altri entro quattro.

Integrativa di favore

Il legislatore ha previsto un termine preciso: entro la presentazione della dichiarazione del periodo di

imposta seguente. Tuttavia non tiene questa lettura con i principi di diritto tributario (per es, capacità

contributiva), perché in questo modo l'integrativa di favore avrebbe un termine di un anno e quella di

sfavore quattro anni!

Quel termine è riferito alla possibilità di compensare.

Il pagamento

L'imposta sui redditi si paga a giugno con il saldo dell'anno precedente e un acconto del 95% conteggiato

sul modello storico dell'anno precedente e versato in due rate (una a giugno e una a dicembre), poi si fa la

dichiarazione a settembre (per l'ires c'è addirittura l'acconto del 105%!).

Le imposte poi si pagano con l'F24: è un modello di pagamento, cioè atto necessariamente da compilare

per versare le imposte. Compilando il modello forniscono la causale del pagamento: uno giustifica che cosa

paga (per esempio, l'F23 per i contributi unificati nel processo e per la locazione).

Il versamento viene fatto o con i sistemi bancari o con il banking online o all'agenzia, e quindi l'addebito sul

conto corrente deve avere un giustificativo.

Ci sono i codici tributo che identificano ciascuno una causale precisa: acconto ires, saldo ires, acconto irpef,

saldo irpef, iva primo trimestre etc etc.

Il pagamento in compensazione

L'F24 consente di pagare mediante compensazione. La compensazione è una modalità satisfattiva di

estinzione delle obbligazioni che presuppone due soggetti, reciprocamente debitore e creditore; per

effetto della compensazione, i rispettivi crediti e debiti si estinguono. Poi ci sarà un conguaglio. Può essere

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

volontaria, legale o giudiziale.

Prima si era negata cittadinanza nel diritto amministrativo alla compensazione, se non a quella verticale

omogenea: da un anno all'altro per lo stesso tipo di imposta (riporto). Dal 1997 si è riconosciuta la

compensazione orizzontale omogenea: si possono portare in compensazione di un debito relativo ad una

imposta i crediti vantati da imposte diverse, anche tra non tributari e tributari (per es, quelli previdenziali).

Le entrate compensabili sono tassativamente quelle indicate all'art.17 d.lgs. 241/1997.

La compensazione è uno strumento estremamente efficiente di pagamento, perché se un contribuente ha

un credito verso lo Stato lo spende subito. Le ultime caselle dell'F24 sono per i crediti vantati che si

vogliono mettere in compensazione, e in fondo si fa il saldo finale che tiene conto del credito. Anche se il

saldo è zero bisogna presentare l'F24 per fare vedere che il pagamento è avvenuto, anche se è avvenuto in

compensazione.

Quindi l'integrativa di favore si può fare in questo modo: quello che è stato pagato in più si può usare

come credito entro un anno da mettere in compensazione.

Dopo un anno, bisogna fare un'istanza ad un ufficio dell'agenzia, la quale non è detto che riconosca il

credito, e quindi bisogna impugnare il silenzio-rifiuto dell'agenzia (con tempi lunghissimi).

Ci sono controlli (per es, sulle deduzioni e sulle detrazioni) che finché non trovano un falso documentale si

concludono con un omesso versamento (e non con una dichiarazione infedele o incorretta).

Amministrazione finanziaria

Compie la propria attività di controllo sul contribuente. Fa un intervento modulare, a seconda delle fasi che

bisogna coprire per inadempimenti del contribuente (solo una parte, o solo un'altra, o entrambe, o

nessuna etc etc), anche di obblighi solo strumentali che comportano sanzioni.

Ci sono vari enti pubblici non economici (agenzie esterne all'amministrazione) che svolgono le funzioni che

prima svolgeva l'amministrazione finanziaria (intesa in senso tecnico).

I poteri e le sanzioni a disposizione dell'amministrazione finanziaria sono proporzionali ai comportamenti

da sanzionare.

Controlli sulla dichiarazione

Non viene in discussione la verità, la fedeltà della dichiarazione, ma la sua correttezza rispetto alle norme

che la regolano. I modelli procedimentali sono diversi a seconda di quale intervento l'amministrazione è

chiamata a fare. La volontà impositiva dell'amministrazione si estrinseca in atti provvedimentali tipici.

Ci sono due tipi di controllo formale [artt.36 e 36bis dpr 600/73, che è il dpr accertamento]:

controllo come mera liquidazione [36bis]. È un controllo intrinseco. Interviene nella fase della

 liquidazione, cioè quando viene quantificata l'imposta. L'amministrazione finanziaria controlla che

il calcolo fatto dal contribuente sia corretto, operazione che la compilazione automatica delle

caselle di saldo oggi spesso risparmia (somme, eccedenze, crediti utilizzati in percentuale

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

superiore a quella consentita). Sono errori ictu oculi, di immediata visibilità, e corretti

direttamente dal software. È un controllo generalizzato e automatico (tutte le dichiarazioni lo

passano). C'è anche il confronto con l'F24 che permette di controllare la conformità di imposta

versata e imposta liquidata. Il termine decadenziale è breve (tre anni);

controllo come rettifica formale [36ter]. È un controllo estrinseco: si verifica la correttezza formale

 al confronto con altre dichiarazioni o documenti, come la dichiarazione del datore di lavoro (cioè

del sostituto d'imposta, che dichiara compensi, somme erogate, etc etc) o altre dichiarazioni

presentate per lo stesso periodo d'imposta della stessa persona. Non è un controllo automatico

ma selettivo, a campione, sulla base di indici di rischio. Il termine decadenziale è un po' più lungo di

quello previsto al 36bis (perché quel controllo è automatico e semplice, questo è più complesso).

In entrambi i casi non è previsto un avviso del contribuente sull'esito dell'eventuale procedimento (anche

perché la 241/1990 si applica pochissimo al procedimento tributario).

Il provvedimento amministrativo però è esecutivo, e deve essere tempestivamente impugnato altrimenti i

suoi effetti modificativi della realtà diventano definitivi.

L'esito di questi controlli viene messo immediatamente in riscossione coattiva: è una intimazione di

pagamento, altrimenti si procede con l'esecuzione forzata.

L'intimazione entra in modo automatico nel ruolo di riscossione (l'elenco dei debitori); la cartella di

pagamento è l'atto che formalizza l'esito delle procedure di cui al 36bis e al 36ter. È un atto di Equitalia,

una spa di diritto privato partecipata in modo maggioritario dall'Agenzia delle Entrate. La cartella è un

estratto dal ruolo di riscossione e ha natura di precetto (è un veicolo di notifica del titolo esecutivo).

Motivazione del ruolo [art.12 dpr 602/73]

Per esigenze di trasparenza e fair play tra amministrazione e contribuente, non basta l'iscrizione a ruolo:

deve esserci la comunicazione al contribuente (il cd avviso di irregolarità). È una comunicazione in cui si

rappresentano al contribuente le correzioni che sono state fatte alla sua dichiarazione e lo si invita a

contattare l'ufficio per fare osservazioni su eventuali errori o pagare la somma richiesta.

Il pagamento, per beneficiare dello sconto di un 1/3 della sanzione se è ex 36bis e di 2/3 se è ex 36ter , deve

essere fatto a 30gg altrimenti la somma viene iscritta a ruolo (è un procedimento che rimane appannaggio

dell'Agenzia delle Entrate per evitare l'iscrizione a ruolo e il coinvolgimento di Equitalia).

Queste sanzioni sono sanzioni non da dichiarazione infedele, ma da omesso pagamento. Questo accade

perché la rettifica della dichiarazione fatta dopo i controlli si trasforma in dichiarazione corretta del

contribuente, a lui imputabile! La conseguenza è che l'unica illiceità che gli si può contestare è di non aver

pagato l'imposta dichiarata, non invece di aver presentato una dichiarazione scorretta.

La differenza è che la sanzione per infedele dichiarazione vanno dal 100 al 200% dell'imposta, quelle per

omesso pagamento sono del 30%, quindi è una norma di favore per il contribuente. Se si paga dopo

l'avviso di irregolarità si paga il 10% se la sanzione è ex 36bis o il 20% se la sanzione è ex 36ter.

L'avviso di irregolarità è diverso dal precetto perché l'avvertimento non è che si procederà a iscrizione

forzata, ma che si iscriverà a ruolo (e in caso di iscrizione a ruolo bisogna aggiungere l'8% che è la

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

retribuzione dell'agente che viene coinvolto).

L'avviso di irregolarità ha la forma della raccomandata semplice (art.6 comma 5 l.n.212/2000, statuto dei

diritti del contribuente). Eppure l'onere di provare che la raccomandata è stata ricevuta incombe

sull'amministrazione finanziaria, perché il contraddittorio si realizza se la raccomandata è stata anche

ricevuta, non solo spedita! La sanzione è la nullità, ma la modalità non dà garanzie sufficienti

all'amministrazione finanziaria (e per questo alcune amministrazioni usano la raccomanda a/r per evitare il

problema).

Evasione ed elusione

Ci sono inadempimenti del contribuente che non riguardano la correttezza formale. Sono

evasione, cioè occultamento della base imponibile (quindi di ricchezza tassabile) con l'elemento

 psicologico rilevante ai fini penali. Il 36bis e 36ter non riguardano evasione, perché una

dichiarazione corretta e rettificata alla fine c'è. Può essere un occultamento diretto (non dichiaro i

redditi percepiti, non emettendo fattura) o indiretto (riduco l'imponibile sovrastimando i costi o

dichiarando costi fittizi e operazioni inesistenti). L'evasione è la negazione dell'ordinamento

fiscale, come il reato è la negazione dell'ordinamento penale, quindi l'ordinamento è costruito

apposta per contrastarla;

elusione: è alla luce del sole. Serve per avere vantaggi dall'aggiramento di obblighi di legge. È un

 problema attuale, che diventa caldo a partire dagli anni 90, non tradizionalmente contrastato

come l'evasione; si è iniziato a vedere l'elusione come una rottura di un patto implicito. Ci sono

politiche di pianificazione fiscale aggressive nazionali e internazionali elusive che mettono in atto

comportamenti leciti ma che vanno contro la ratio del sistema, realizzando risparmi d'imposta che

l'ordinamento non aveva previsto e permesso. È il caso della cessione delle partecipazioni societarie e il

contestuale conferimento dell'immobile al posto della cessione dell'immobile: il carico fiscale è diversissimo

ma il risultato concreto è lo stesso. Giuridicamente le due operazioni sono perfettamente fungibili, ma dal

punto di vista fiscale una scelta è elusiva!

Nell'elusione ci devono essere tre elementi:

 un aggiramento di un obbligo fiscale

 un vantaggio fiscale non consentito, perché contraddice la ratio del sistema

 assenza di valide ragioni economiche

Esempio: c'è un soggetto che ha una società A con capitale iniziale 100. Ha tutte le azioni di questa società, che

valgono quindi 100, poi la società è andata bene e quello le rivaluta a 1000, portandole al valore di mercato. La legge

glielo consente, e dice che se rivaluta le partecipazioni paga un'imposta sostitutiva; questo paga 10 di tributi.

Se questo avesse venduto le sue partecipazioni ad un soggetto terzo, avrebbe totalizzato 1000.

Ma il soggetto costituisce una newco (fa un'altra società) alla quale vende per 1000 le partecipazioni. Il soggetto su

quei 1000 non paga niente di tasse, perché ne ha già pagati 10 alla rivalutazione. La newco i 1000 per acquistare le

partecipazioni li tira fuori dai dividendi della società A che partecipa.

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

Le partecipazioni rimangono di fatto al soggetto, ma al soggetto arrivano anche quei 1000 che lui guadagna dalla

vendita delle sue partecipazioni alla newco (che però è sua comunque!).

È un'operazione elusiva, perché i dividendi diventano plusvalenze: sono dividendi camuffati. siccome c'è un sostanziale

parallelismo nel regime fiscale di dividendi e plusvalenze, per il sistema c'è una perfetta equipollenza e se era lecito

godere del valore fiscale per l'esenzione della plusvalenza, devo considerare già tassati i dividendi. Se c'è lo stesso

trattamento fiscale, c'è anche l'esenzione.

C'è legittimo risparmio d'imposta quando si scelgono le soluzioni fiscalmente più convenienti: nessuno è

obbligato a pagare le maggiori imposte possibili. È legittimo per esempio scegliere per una impresa la

forma giuridica con cui si pagano meno tributi (una società semplice per un'attività agricola piuttosto che

un altro tipo di società). Ma la linea tra legittimo risparmio d'imposta e elusione è sottilissima.

Le valide ragioni economiche sono il motivo che giustifica la smagliatura nell'ordinamento. Quando la

smagliatura non ha valide ragioni economiche ma serve solo per pagare meno imposte, l'ordinamento

interviene.

L'art.37bis dpr 600/1973 (dpr accertamento) definisce al comma 1 l'elusione.

Al comma 2 enuncia la reazione dell'ordinamento all'elusione: l'effetto dell'elusione è la inopponibilità.

Al comma 3 ci sono limitazioni di operatività della norma: bisogna combinare le operazioni enumerate

perché sia un'operazione elusiva di quelle colpite dall'art.37bis, introdotto alla fine degli anni '90.

Richiede il contraddittorio obbligatorio, inviando un questionario al contribuente indicando le ragioni che

ha per ritenere che ci sia un 37bis e deve dare 30 giorni al contribuente per replicare.

C'è una deroga alla riscossione provvisoria: gli atti amministrativi tributari sono dotati di immediata

efficacia esecutiva, e legittimano l'aggressione del patrimonio del contribuente tramite esecuzione

forzata. Qui c'è un'eccezione: l'imposta si può riscuotere solo dopo il primo grado di giudizio.

Ci sono delle condizioni di operatività:

 il 37bis è nel dpr sull'accertamento delle imposte sui redditi, quindi si applica a quelle

 l'operazione deve essere una o più tra quelle elencate al comma 3, che sono le operazioni pericolose

tradizionalmente utilizzate per veicolare elusioni

Dunque è una disposizione generale ma non generalizzabile, non assoluta: hai dei limiti. Quindi la

giurisprudenza ha cercato di superarli.

Il 37bis ora è una norma superata dall'operatività dell'istituto dell'abuso del diritto, frutto di una

elaborazione giurisprudenziale partita dal caso Halifax della Corte di Giustizia.

Le operazioni di dividend washing

L'art.37bis non si può applicare in modo retroattivo; negli anni '90 si facevano dividend washing (o dividend

stripping) per fare fruire i crediti d'imposta anche a soggetti per i quali non era previsto.

La società aveva già pagato l'irpeg sugli utili. Sui dividendi comunque soggetti a irpeg veniva quindi

applicata l'imposta, ma in sede di applicazione dell'imposta sul dividendo veniva riconosciuto un credito

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

d'imposta proporzionale alle quote, che conseguiva dal fatto che l'irpeg era stato già pagato dalla società.

Ai soci non residenti (e dunque non soggetti irpeg) però non spettava il credito d'imposta.

Quindi si faceva così: a seguito della delibera di distribuzione e con il sorgere del diritto al dividendo, il

fondo comune d'investimento cedeva le sue azioni gravide di dividendi ad un soggetto terzo che poteva

fruire del credito, prendendo il corrispettivo delle azioni, dei dividendi e monetizzando il credito. Il terzo si

incassava dividendo e credito d'imposta e poi la minusvalenza, perché rivendeva le azioni senza dividendo.

Quindi veniva elusa la disciplina del credito d'imposta. Queste operazioni erano senza valide ragioni

economiche, anche perché erano operazioni che si facevano da un giorno all'altro, fatte solo per

monetizzare il credito d'imposta.

Queste operazioni vengono contestate all'amministrazione finanziaria che però all'epoca aveva strumenti

un po' grossolani (nullità del contratto per violazione di norme imperative), perché mancava uno

strumento generale di contrasto. A metà degli anni 90 ci fu una disposizione specifica che le vietava, ma

prima non c'era niente.

Quando quindici anni dopo arrivano in Cassazione, prima dà ragione all'amministrazione finanziaria che

contestava la nullità del contratto per violazione di norme imperative, però facendo così il contratto non

poteva produrre nessun effetto (neanche la tassazione delle minusvalenze etc etc).

Allora si pensa di usare l'istituto dell'abuso del diritto, che iniziava allora ad essere elaborato dalla Corte di

Giustizia, ma la Cassazione è ancora prudente.

L'abuso del diritto applicato al caso Halifax

La corte di Giustizia poi si pronuncia sul caso Halifax. Halifax è una banca inglese; le operazioni bancarie

sono esenti IVA, quindi non possono detrarre l'iva a monte, quindi l'iva per la banca è un costo. Halifax

voleva costruire un complesso dirigenziale, ma avrebbe dovuto sostenere un'iva non scaricabile enorme,

quindi fa delle newco a cui apre delle linee di credito perché costruiscano il complesso dirigenziale. Queste

newco erano imprenditori qualsiasi, porta in detrazione l'iva e ne chiede il rimborso. Poi queste newco

vengono fuse dentro Halifax. La corte di giustizia statuisce l'esistenza di un principio di divieto di abuso del

diritto: non si può violare la ratio del sistema per conseguire vantaggi fiscali senza valide ragioni

economiche.

Nel nostro ordinamento conoscevamo già l'istituto dell'abuso del diritto, che è quello che punisce gli atti

emulativi. La corte di giustizia infatti si richiama alle esperienze giurisprudenziali nazionali, perché non ha

una propria tradizione giuridica ma la compone prendendo dagli ordinamenti nazionali, rielaborando il

concetto e immettendolo negli ordinamenti degli stati membri. Con l'abuso del diritto è successo così:

prima del caso Halifax l'abuso del diritto non aveva quella struttura e quella portata, dopo sì.

L'abuso del diritto applicato alle operazioni di dividend washing

La Cassazione quindi dopo il caso Halifax riprende il principio dell'abuso del diritto e lo valorizza come

clausola generale, senza condizionamenti, nei casi in cui non si poteva applicare l'art.37bis o per i limiti

intrinseci che ha o per le operazioni precedenti all'introduzione del 37bis.

C'è chi ha contestato però che la corte di giustizia aveva elaborato questo principio in materia di iva (caso

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

Halifax) e non in materia di dividend washing, che era quello all'oggetto della Cassazione. Allora la

Cassazione fonda l'abuso del diritto come contrastante all'art.53 cost (principio di dovere di contribuzione

alle pubbliche spese).

Da allora ogni cosa è diventata potenzialmente abuso del diritto, perché il principio non ha un corpo suo

proprio come la norma, ma si espande un po' da tutte le parti senza controllo! Essendo un principio di

derivazione costituzionale, può essere anche rilevato d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del

processo, anche in Cassazione! Diventa davvero uno strumento aggressivo, e ha finito per espungere come

elemento qualificatorio il vantaggio indebito. Le contestazione di abuso del diritto che oggi

l'amministrazione finanziaria fa di default non ammettono giustificazioni sul fronte del vantaggio indebito,

chiedono subito le valide ragioni economiche per l'aggiramento dell'obbligo fiscale.

Ultimamente ci si è resi conto di questi problemi e nella legge di delega fiscale è prevista la scrittura

dell'abuso del diritto, prevedendo finalmente un procedimento, una contestazione previa etc etc. Il

problema è che anche se si codifica il principio in una norma, un giudice che riterrà la norma troppo stretta

ricorrerà direttamente all'art.37 cost e al principio dell'abuso del diritto.

Poteri dell'amministrazione finanziaria

L'amministrazione finanziaria ha poteri investigativi o istruttori (di indagine) ordinati a verificare se il

contribuente ha assolto i propri obblighi. I poteri di indagine fiscale sono accordati sia all'Agenzia delle

Entrate sia alla Guardia di Finanza (che è un corpo militare, che può operare sia come polizia tributaria sia

come polizia giudiziaria). Sono poteri ampi elencati all'art.32 dpr 600/1973 (dpr accertamento) e all'art.51

dpr 633/1972 (dpr iva): invio di questionario, invito a presentarsi agli uffici, richiesta di informazioni,

richiesta agli operatori finanziari dei movimenti bancari del contribuente etc etc.

Hanno a disposizione l'anagrafe tributaria e l'anagrafe dei conti (con le informazioni che gli istituti bancari

devono di default inviare periodicamente, mentre prima dovevano essere inoltrate richieste ad hoc).

Acquisizione delle informazioni significa anche spendita delle informazioni: l'art.32 dpr accertamento

prevede un utilizzo particolare dei dati bancari.

Accessi, ispezioni e verifiche

L'art.51 dpr iva si occupa di accessi, ispezioni e verifiche. Si tratta del potere riconosciuto all'autorità

finanziaria di entrare nella sfera privata del contribuente alla ricerca di elementi di prova di elusioni o

evasioni. Si entra nei locali fisici (accessi e ispezioni) e nella contabilità (verifiche) del contribuente.

Si tiene comunque conto delle garanzie costituzionali: le garanzie sono tanto più rigide quanto più è intima

la sfera colpita.

1. Il caso di accesso all'azienda, deve esserci una previa autorizzazione del capo ufficio.

2. Se l'accesso è allo studio professionale, deve essere presente il professionista.

3. Se lo studio è in un immobile ad uso promiscuo, deve esserci autorizzazione dell'autorità giudiziaria.

4. Se il locale è ad esclusivo uso privato, l'autorizzazione deve essere motivata da gravi indizi.

A queste garanzie però non corrispondono adeguate tutele! La sanzione prospettata era stata l'invalidità

delle informazioni, ma è stata abbandonata questa soluzione perché non c'è una sequenza procedimentale

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Appunti di diritto tributario – Parte generale

tra acquisizione delle informazioni e indagine.

Quindi si è prospettata la sanzione dell'inutilizzabilità, ma solo per le patologie più gravi, quando ci sono

lesioni di garanzie costituzionali (per esempio la mancanza della motivazione nell'autorizzazione non è

considerata una lesione grave).

L'art 51 deve essere coordinato con l'art.12 l.n.212/2000 (statuto dei diritti del contribuente), che fissa

direttive molto puntuali:

 accessi, ispezioni e verifiche devono recare minor nocumento possibile

 il contribuente deve essere informato delle ragioni dell'accesso e dell'anno a cui si riferiscono le verifiche

 un termine massimo di permanenza dei finanziari (30 giorni, prorogabile per altri 30 giorni, che devono essere

effettivi e non necessariamente consecutivi). Tuttavia la Cassazione dice che il termine, essendo sprovvisto di

sanzione, non è perentorio.

Dovrebbe esserci un preavviso, perché nei giorni tra il preavviso e l'accesso in teoria non si ha tempo di

rifare la contabilità, anche perché è tutta informatica. Il contribuente deve collaborare fornendo tutta la

contabilità e la documentazione richiesta (e la può produrre dopo solo con motivazioni!).

I verbali

Ci sono verbali giornalieri dell'attività di indagine, sottoscritti dal contribuente, che alla fine della verifica

confluiscono in un verbale di constatazione, in cui c'è alla fine anche l'eventuale constatazione di

violazioni, formali o sostanziali. Non contiene determinazioni d'imposta: si limita a rilevare le violazioni

(“abbiamo scoperto questo e quello”); la ricaduta impositiva e sanzionatoria non è nel processo verbale di

constatazione (pvc).

Nel pvc ci sono anche

 le dichiarazioni orali, le risposte alle domande di chi fa le indagini. Queste sono perfettamente ammissibili nel

processo tributario tramite il documento del processo verbale (nel processo tributario non c'è la

testimonianza, serve solo questo!)

 rilievi da fare

 riserve di produrre memorie, di negare degli elementi.

L'art.12 ultimo comma prevede che dalla consegna del pvc deve decorrere un termine di 60 giorni perché il

contribuente inoltri e formuli osservazioni al pvc. È la prima bozza di contraddittorio nel nostro

ordinamento in materia tributaria. Il problema è che anche qui manca una sanzione, e la giurisprudenza è

stata ondivaga in caso che l'amministrazione non rispetti i 60 giorni. La norma dice solo che i 60 giorni

possono essere derogati per ragioni d'urgenza. Ora la cassazione a sezioni unite ha deciso che quella

prescrizione è a pena di nullità: è una nullità virtuale, non espressa, e l'atto dell'amministrazione è nullo se

l'amministrazione non rispetta i 60 giorni. In questo modo il principio del contraddittorio è entrato nel

diritto tributario. La corte di giustizia ha fatto il resto, e questo principio ora è molto importante!

In alcune materie (studi di settore e redditometro per esempio) l'obbligo del contraddittorio è stato

positivizzato; comunque si può invocare. 20

Appunti di diritto tributario – Parte generale

Quando il contribuente riceve il pvc può

 rivolgersi ad un avvocato

 produrre osservazioni, e quindi innestando un contraddittorio. L'amministrazione tributaria poi è obbligata a

rispondere puntualmente

 fare acquiescenza al pvc (art.5bis dl 218/1997): il contribuente può prestare acquiescenza alle contestazioni

mosse, dicendo che sono corrette. Inoltra entro 30giorni un'istanza di acquiescenza all'organo che ha

emanato il pvc e all'agenzie delle entrate. Entro 60giorni l'agenzie delle entrate trasforma quelle

contestazioni in pretesa. Entro 20 giorni il contribuente deve pagare. Il pvc però deve contenere contestazioni

che possono dare luogo ad accertamenti parziali ex 41bis. In questo modo le sanzioni vengono abbattute ad

1/6 (al nemico che fugge ponti d'oro). Il dubbio è che la determinazione del quantum avviene

successivamente alla presentazione di istanza di acquiescenza. L'istanza di acquiescenza non è revocabile (è

una manifestazione di volontà e produce effetti quando giunge nella sfera del destinatario)

Metodi di accertamento

Sono diversi a seconda dell'imposta e a seconda della categoria di reddito.

Accertamento del reddito complessivo delle persone fisiche [art.38 dpr 600/1973 accertamento]

Accertamento analitico

È l'accertamento dei singoli cespiti sulle persone fisiche; presuppone la conoscenza da parte

dall'amministrazione finanziaria della fonte del reddito. Quindi è un accertamento che riguarda solo alcuni

aspetti: per esempio, se un soggetto ha un fabbricato che lui dichiara come rurale ma che

l'amministrazione ritiene urbano, l'amministrazione fa una riqualificazione. La fonte è sempre quella

(reddito fondiario), e l'accertamento riguarda solo un aspetto del reddito.

Questa rettifica avviene quando il reddito dichiarato è inferiore a quello effettivamente prodotto. La

disciplina dell'accertamento in rettifica permette all'amministrazione finanziaria di ricostruire il reddito del

contribuente

 sulla base delle informazioni contenute nella dichiarazione presentata dal contribuente stesso

 sulla base di presunzioni semplici gravi, precise e concordanti

Accertamento sintetico [con lo spesometro]

È l'accertamento oggi più utilizzato dall'amministrazione. Si basa sulle spese di qualsiasi genere sostenute:

prende in considerazione l'insieme delle spese sostenute dal contribuente, per es. spese voluttuarie, spese

per investimenti etc etc.

Se l'insieme delle spese sostenute dal contribuente è maggiore rispetto al reddito dichiarato,

l'amministrazione può intervenire determinando qual è il reddito effettivamente sostenuto dal

contribuente: la differenza tra spese sostenute e reddito dichiarato è imputata a reddito imponibile.

Il contribuente può dimostrare che le spese da lui sostenute sono state finanziate con altri redditi (o

redditi esenti o redditi sottoposti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o redditi legalmente esclusi dalla

base imponibile, cioè i redditi che non sono entrati in dichiarazione), fornendo con ciò prova contraria.

Tutto questo avviene in contraddittorio necessario con il contribuente, perché lo spesometro è uno

21

Appunti di diritto tributario – Parte generale

strumento presuntivo (fonda una presunzione di carattere relativo).

Accertamento con il redditometro [art.38 comma 5]

Anche il redditometro è uno strumento presuntivo che consente di determinare in via sintetica il reddito

complessivo delle persone fisiche, ma funziona con un metodo diverso. È fondato su elementi indicativi di

capacità contributiva, intesi dal dm 24.12.2012 come le spese sostenute dal contribuente per l'acquisizione

di beni e servizi e il relativo mantenimento.

La differenza è che viene misurata non la spesa ma la capacità di spesa: ci sono un tot di fatti indice a cui

corrisponde una determinata capacità di spesa. Quindi si applica un coefficiente con cui l'amministrazione

determina in via presuntiva il reddito.

Dal 2010 la disciplina è cambiata: prima l'amministrazione finanziaria poteva ricorrere al redditometro a

condizione che lo scostamento tra reddito accertabile e reddito dichiarato fosse almeno del 25% e

perdurasse per almeno due periodi di imposta. Oggi l'amministrazione può ricorrere al redditometro

quando lo scostamento sia almeno del 20% ed è sufficiente che tale scostamento si verifichi in un solo

periodo di imposta.

Se non ci sono queste condizioni, l'atto è illegittimo per vizi formali.

C'è un doppio contraddittorio, uno preventivo e uno con adesione:

1. contraddittorio preventivo procedimentale [comma 7]: per calare la presunzione nella realtà concreta si invita il

contribuente a comparire di persona o a mezzo rappresentante; in questa sede può dimostrare che questa

spesa sia giustificata da redditi che non formano base imponibile (per es, un rimborso) o che l'ammontare

delle spese sostenute è inferiore a quello presuntivamente ricostruito dall'amministrazione finanziaria;

2. procedimento di accertamento con adesione: l'amministrazione indica i maggiori imponibili ricostruiti, tenendo

conto però dei dati e delle notizie fornite dal contribuente nel contraddittorio preventivo. L'amministrazione

finanziaria ha l'obbligo di argomentare la condivisibilità o meno delle informazioni fornite;

3. invito ad aderire ai contenuti dell'invito al contraddittorio [art.5 comma 1bis d lgs 218/1997]: è uno strumento

deflattivo del contraddittorio. Se il contribuente aderisce, ottiene il beneficio dell'abbattimento di metà della

sanzione. La legge di stabilità 2015 abroga questo strumento e lo sostituisce con forme di ravvedimento

operoso. Se il contribuente non aderisce, o si raggiunge un accordo tra amministrazione e contribuente o

l'amministrazione emetterà l'avviso di accertamento, impugnabile davanti alle commissione tributarie e a sua

volta suscettibile di accertamento con adesione.

Accertamento dei redditi determinabili sulla base delle scritture contabili [art.39]

Sono i redditi di impresa e i redditi da lavoro autonomo.

[1] Metodo analitico-contabile

Ha ad oggetto singole componenti positive o negative del reddito d'impresa o del reddito da lavoro

autonomo (per es, le plusvalenze o i ricavi). Si usa questo metodo

 quando il contribuente è incorso in una violazione delle norme in materia di reddito d'impresa (per esempio, ha

dedotto un costo che non poteva dedurre o una quota di ammortamento più elevata di quella prevista)

 quando non c'è corrispondenza tra gli elementi del bilancio e gli elementi della dichiarazione

22

Appunti di diritto tributario – Parte generale

 quando l'amministrazione finanziaria viene in possesso di informazioni da cui desume in modo certo e diretto una

diversa qualificazione della componente (per es, non era un ricavo, era una plusvalenza) o un diverso

ammontare della componente

Questo accertamento ha un presupposto inderogabile: la contabilità deve essere attendibile, perché non

c'è ricorso a presunzioni, si va direttamente a vedere la contabilità tenuta dal contribuente!

[2] Metodo analitico-induttivo-contabile

Si fa uso delle presunzioni semplici, che devono perciò essere gravi, precise e concordanti.

Si confrontano le caratteristiche strutturali dell'attività esercitata. L'ordinamento italiano ha lo strumento

degli studi di settore, a cui sono tenuti alcuni professionisti.

Con riguardo al reddito d'impresa si prendono in considerazione i ricavi; con riguardo al reddito autonomo

si prendono in considerazione i compensi. Lo studio opera facendo una relazione matematica presuntiva

tra attività esercitata e ammontare dei ricavi asseritamente prodotti.

Lo studio di settore impone di presentare accanto alla dichiarazione un modello contenente dati contabili

e dati extracontabili da cui si evince se il contribuente è congruo e coerente. Congruità (che riguarda

l'ammontare dei ricavi) e coerenza (che riguarda capitale investito e lavoro impiegato) sono gli elementi

qualificanti di questo strumento di accertamento.

Se il contribuente è inadeguato anche ad uno solo dei due elementi, è tenuto ad un adeguamento.

Se il contribuente non si adegua, si espone ad un contraddittorio e poi ad un vero e proprio accertamento

dell'amministrazione finanziaria.

[3] Metodo induttivo extracontabile

Ricorre nelle ipotesi più gravi, cioè quando la contabilità tenuta dal contribuente è inattendibile. Si

utilizzano delle presunzioni cd semplicissime, non supportate dai requisiti di gravità, precisione e

concordanza. Il legislatore ha individuato tassativamente ipotesi nelle quali si può ricorrere al metodo

induttivo extracontabile [comma 2 art 39], come l'omessa dichiarazione del reddito d'impresa o la

sottrazione delle scritture contabili in sede di verifica, con la conseguenza che l'amministrazione prescinde

anche dai dati di bilancio! È il caso dell'esterovestizione.

Ci sono quindi due fasi:

1. giudizio di inattendibilità delle scritture contabili

2. ricostruzione del reddito (il vero e proprio accertamento)

Accertamento bancario

È un metodo di accertamento che riguarda esclusivamente imprenditori e lavoratori autonomi.

Il segreto bancario non esiste più da anni, e l'Agenzia delle Entrate può richiedere tutte le operazioni sul

conto ed extraconto di una persona. Queste informazioni possono essere utilizzate ai fini

dell'accertamento:

 i versamenti non giustificati, che non corrispondono alle somme dichiarate, sono considerati reddito, salvo

che il contribuente dimostri che non sono reddito. È una disposizione applicabile a tutti, anche ai privati;

23

Appunti di diritto tributario – Parte generale

 i prelevamenti non giustificati o senza destinatario sono considerati anche questi reddito: si presume che con

il prelevamento si sia finanziato l'acquisto di beni rivenduti in nero o per l'acquisto di beni e servizi comunque

inerenti all'attività di impresa, attività che ha originato un guadagno.

È una disposizione che era riservata solo agli esercenti di impresa, di arti e professione, solo che i

professionisti vendono servizi, non beni, quindi la presunzione era surreale! Quindi la corte costituzionale

ha ritenuto incostituzionale la presunzione per i professionisti, e ora si applica solo agli esercenti impresa.

Per i lavoratori autonomi non si può applicare la doppia presunzione ma bisogna giudicare caso per caso,

perché non c'è un elemento organizzativo particolarmente assorbente come nell'attività di impresa.

Il contribuente indica chi è il beneficiario del prelevamento e dunque dell'acquisto, e in questo modo si

disinnesca la doppia presunzione dalla quale altrimenti deriverebbe la presunzione di maggiori ricavi.

Sono strumenti molto aggressivi, e in caso di movimentazione da un conto all'altro di una stessa persona si

sono conteggiati due volte le somme, sia come prelevamento sia come versamento. Si fa una selezione a

campione dei contribuenti, e poi si passano al setaccio tutti i movimenti di quel contribuente.

L'avviso di accertamento come atto [art.42 dpr 600/1973]

È un atto emanato dall'amministrazione finanziaria, che ha tutti i caratteri dell'atto amministrativo:

 autoritatività

 esecutività

 esecutorietà

Dal combinato disposto con l'art.6 statuto dei diritti del contribuente (“l'amministrazione finanziaria deve

assicurare l'effettiva conoscenza degli atti destinati al contribuente”) si evince che l'amministrazione ha un

preciso obbligo di realizzare la conoscenza legale dell'atto nei confronti del contribuente. In materia

tributaria non c'è una disciplina specifica delle notificazioni, e quindi si rinvia alla disciplina processual-

civilistica, con alcuni adattamenti.

Gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d'ufficio devono essere portati a conoscenza del

contribuente mediante il procedimento di notificazione. L'atto di accertamento può essere notificato

 consegna in mani proprie (a mezzo del messo notificatore, che può essere un messo comunale o un messo

speciale specificatamente autorizzato dall'Agenzia delle Entrate)

 a mezzo di servizio postale con raccomandata a/r

In caso di omessa notifica, l'atto è inesistente: la notifica è condizione di esistenza dello stesso.

Ci sono vizi della notifica che non causano l'inesistenza dell'atto (la sanzione comminata è diversa).

Contenuto dell'avviso di accertamento

Il comma 2 indica il contenuto minimo:

 maggiori imponibili

 aliquote applicabili

 maggiori imposte liquidate

L'avviso di accertamento deve essere motivato; l'obbligo di motivazione consegue dal fatto che questo è

un atto amministrativo. L'obbligo di motivazione si articola in due momenti

24

Appunti di diritto tributario – Parte generale

 presupposti di fatto: la fattispecie concreta, per es la mancata dichiarazione del possesso di un immobile nella

dichiarazione dei redditi fondiari, oppure un ricavo che non ha concorso alla formazione del reddito di

categoria;

 ragioni giuridiche che hanno determinato la pretesa fiscale: la qualificazione tributaria del fatto, per es un

richiamo all'art.85 tuir.

Bisogna indicare anche i fatti e le circostanze che hanno portato ad utilizzare un determinato metodo di

accertamento piuttosto che un altro (per es, uno dei presupposti degli artt.38 o 39 dpr accertamento).

La sottoscrizione, la motivazione e gli elementi di qualificazione e quantificazione del presupposto e della

base imponibile sono previsti a pena di nullità.

L'art 7 statuto dei diritti del contribuente elenca altri elementi necessari:

 [comma 1] elementi dell'art.42 dpr 600/73: elementi di fatto e ragioni giuridiche

 l'ufficio presso il quale è possibile avere informazioni sull'atto notificato e il responsabile del procedimento

 l'organo o la figura amministrativa presso la quale è possibile promuovere un riesame dell'atto, presentando

istanza di autotutela

 modalità, termine e organo giurisdizionale cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili.

Secondo alcuni l'omessa indicazione di questi elementi non poteva che causare l'illegittimità dell'atto, in

quanto sono elementi tassativi! Questa tesi però è stata superata dalla giurisprudenza, che ritiene che

l'omissione di questi elementi non comporti l'illegittimità dell'atto, ma è idonea soltanto a fondare un

errore scusabile del contribuente. Quindi se non impugna nel termine di 60 giorni perché l'atto non recava

indicazione di modalità, termine e organo giurisdizionale, il contribuente potrà comunque proporre ricorso

anche dopo i 60 giorni e in sede di giudizio se l'amministrazione contesta l'impugnazione tardiva, il

contribuente eccepirà con errore scusabile (perché non imputabile al contribuente ma all'amministrazione

finanziaria). Ha lo stesso effetto di una rimessione in termini.

Sull'organo presso il quale proporre riesame, di fatto spesso il provvedimento è già definitivo quindi non

c'è pregiudizio nell'omettere questa indicazione.

Sul responsabile del procedimento, la giurisprudenza è stata oscillante ma si è assestata sulla posizione

per cui non è elemento essenziale.

Motivazione per relationem

Il comma 2 art.42 dpr 600/73 dice che se l'amministrazione nella motivazione fa riferimento ad un altro

atto non conosciuto o non ricevuto dal contribuente, l'amministrazione deve allegarlo, a meno che non sia

già riprodotto integralmente. L'atto richiamato può essere sia istruttorio che di accertamento.

Se il richiamo è generico (viene richiamata l'intera motivazione di un altro atto), l'altro atto deve essere

allegato all'avviso di accertamento.

Se il richiamo è specifico (non richiama l'intera motivazione ma alcuni elementi), gli elementi sono riportati

nell'avviso di accertamento stesso, senza allegare l'intero atto richiamato.

Serve a garantire il diritto di difesa.

È spesso il caso dei processi verbali di constatazione, che sono dotati di una motivazione ma non di una

25

Appunti di diritto tributario – Parte generale

pretesa fiscale (e quindi non è un atto autoritativo, e come tale non è impugnabile!). L'avviso di

accertamento quindi in linea di massima richiama le motivazioni già descritte nel pvc. In questo caso non

c'è obbligo di allegazione, perché l'amministrazione finanziaria ha già consegnato il pvc.

Se però il pvc è stato consegnato ad uno solo dei verificati (per es, in caso di obbligazioni tributarie solidali o

verifiche su società di persone), l'amministrazione finanziaria ha obbligo di motivazione solo verso i

soggetti che non sono in possesso del pvc.

Questo vale anche per avvisi di accertamento veri e propri: per es, l'amministrazione finanziaria recupera a

tassazione una maggiore imposta di successione.

Se ci sono più eredi, la motivazione può essere contenuta in uno solo degli avvisi di accertamento siccome il

presupposto è unitario per tutti gli eredi. Se l'amministrazione fa un richiamo generico della motivazione

contenuta in un altro avviso di accertamento, è tenuta ad allegarlo.

La motivazione per garantire il controllo di legittimità deve essere

 logica

 coerente

 non contraddittoria

Se l'amministrazione fa un richiamo specifico, non ci può essere conflitto con la motivazione espressa

nell'avviso di accertamento.

Termini

L'azione impositiva dell'amministrazione finanziaria è sottoposta ad un termine decadenziale

 per le imposte sui redditi e iva, entro il 31/12 del quarto anno successivo [art.43 tuir]

 per l'imposta di registro, tre anni

Dopo questi termini l'amministrazione non può recuperare le imposte né con la rettifica né con

l'accertamento.

I termini raddoppiano se ci sono gli elementi per la denuncia di un illecito penale ex 84/2000 (legge penale

tributaria) che il funzionario ha l'obbligo di fare: rettifica da quattro a otto anni, accertamento da cinque a

dieci anni. Su questa norma c'è stato dibattito dottrinale e giurisprudenziale; la Corte costituzionale l'ha

ritenuta legittima. Il problema era se fosse possibile estendere un termine già scaduto (una sorta di

remissione in termini tardiva dell'amministrazione); la corte ha detto che non è la proroga di un termine,

ma la previsione di due termini, uno nel caso ci sia un illecito penale e uno nel caso che non ci sia.

Vizi dell'avviso di accertamento

Vizi meramente formali

L'esistenza di questa categoria è ancora discussa. La giurisprudenza di legittimità ha ritenuto applicabile

l'art. 21octies l.n.241/1990 anche all'ordinamento tributario: “Non è annullabile il provvedimento adottato

in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del

provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in

concreto adottato”. 26

Appunti di diritto tributario – Parte generale

Nel luglio 2014 la Corte di Giustizia si è pronunciata in materia doganale dicendo che l'omessa attivazione

del contraddittorio non è idoneo a provocare l'annullamento dell'atto se il suo contenuto non avrebbe

potuto essere diverso perché è necessario e determinato.

Se ne discute anche nell’ambito degli artt. 36bis e 36ter: è legittima anche se il contribuente non avesse

ricevuto l’avviso bonario? Secondo la giurisprudenza no, in quanto avrebbe potuto fruire di un

abbattimento delle sanzioni.

Vizi formali o procedimentali

Attengono all'azione impositiva, ai suoi presupposti, alle modalità e ai limiti del suo esercizio, per es se

l'amministrazione usa il metodo extra-contabile e il contribuente ha presentato invece una contabilità

regolare (manca il presupposto dell'azione), o non viene attivato il contraddittorio nel metodo di

accertamento con il redditometro (non sono corrette le modalità di esercizio dell'azione).

omessa notifica inesistenza

omessa sottoscrizione, le indicazioni, la motivazione o la documentazione richiesta dal comma 2 nullità

la sottoscrizione proviene da un funzionario non delegato dal capo dell'ufficio nullità

Vizi sostanziali

Non attengono alla legittimità della pretesa, ma alla sua fondatezza. Coinvolgono sia elementi di fatto che

di diritto. Di solito riguarda l'applicazione delle norme sostanziali di diritto tributario (soggetto attivo,

soggetto passivo, presupposto, base imponibile e aliquota).

Effetti processuali dei vizi dell'avviso di accertamento

 Se il giudicato di una controversia è su vizi formali, l'amministrazione finanziaria può anche a seguito della

formazione del giudicato rifare un accertamento sul medesimo soggetto, sulla base delle stesse motivazioni

(perché il giudicato riguarda solo i profili formali dell'azione, e quindi magari si cambierà metodo di

accertamento). Attenzione che l'amministrazione resta comunque assoggettata ai termini decadenziali, entro

i quali deve essere esercitata una nuova azione di accertamento!

 Se il giudicato di una controversia è su vizi sostanziali, preclude l'esercizio di una nuova azione di accertamento

(2209cc).

Le sanzioni

In materia tributaria sono tre

inesistenza, limitata ai casi determinati

1. nullità, che deve essere espressamente prevista dal legislatore. Può essere:

2. *assoluta: è prevista in ipotesi limitatissime, come in caso di omessa comunicazione prima dell'emissione della

cartella di pagamento. Se il contribuente non ha eccepito la nullità, potrà farlo d'ufficio lo stesso giudice;

*relativa: il contribuente ha l'obbligo di motivare in sede di ricorso (per esempio, difetto di motivazione,

omessa indicazione delle informazioni etc);

annullabilità: ci sono gli stessi obblighi della nullità relativa per il contribuente. La differenza è che

3. può essere chiesto nei casi in cui il legislatore non abbia espressamente previsto per una

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rebecca_righi92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Carinci Andrea.

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