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Diritto tributario - nozioni

Appunti di diritto tributario sulle definizioni e i concetti principali. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Assetto non contrattuale del diritto tributario, passaggio dall’amministrativo al principio di legalità e legislatore,il principio di legalità: esigenza anche in sistemi... Vedi di più

Esame di diritto tributario docente Prof. P. Scienze giuridiche

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CAPITOLO V:

LE INDAGINI SELETTIVE DEGLI UFFICI

Controlli a carattere selettivo con funzione di indurre i contribuenti ad autodeterminare

correttamente i contributi:

I regimi basati sull’autodeterminazione dei tributi raramente comportano controlli su gran parte dei

contribuenti: il controllo fiscale assume carattere molto selettivo, con l’obiettivo di dissuadere

dall’evasione, facendola apparire rischiosa e poco conveniente; perciò i controlli servono più che

altro ad indurre i contribuenti all’adempimento volontario.

I controlli si fanno al passato, ma servono a tutelare la credibilità del sistema agli occhi di chi dovrà

dichiarare domani.

Questa funzione dissuasiva (cioè stimolo all’adempimento volontario) può essere raggiunta anche

se i controlli riguardano una parte modesta dei contribuenti, purché la possibilità di essere

controllati sia abbastanza apprezzabile, considerando le sanzioni, da indurre all’adempimento

volontario.

NB: adempimento volontario = autodeterminazione corretta dei tributi.

L’importanza nella fiscalità di massa degli archivi informatici dei dati dichiarati:

L’organizzazione finanziaria organizza e classifica i dati riguardanti milioni di contribuenti

(esempio l’IRPEF riguarda oltre 20 milioni di persone).A tale fine sono essenziali gli archivi

informatici della anagrafe tributaria, in cui sono immagazzinati i principali dati risultanti dalle

dichiarazioni fiscali.

Attraverso il codice fiscale o la partita IVA è possibile quindi conoscere i redditi dichiarati da un

determinato contribuente, e altri dati circa la sua capacità economica.

Limiti di applicabilità e modalità di svolgimento del controllo formale:

Il controllo più facile riguarda le informazioni riportate nella dichiarazione del contribuente e la

documentazione allegata; in tale procedura possono essere fatti adempimenti collaterali come il

rimborso dei crediti di imposta o la richiesta di pagare l’imposta dichiarata e non versata.

Queste operazioni si chiamano “liquidazioni della dichiarazione”, procedura prima con l’art. 36 bis

del DPR 600/1973 prevista solo per le imposte dirette, ora dall’art. 54 bis del DPR 633/1972 anche

ai fini dell’IVA.

E’ un controllo effettuato dall’ufficio distrettuale imposte dirette o dal centro di servizio (ufficio

dell’amministrazione finanziaria che si occupa di controllo su base regionale per alleggerire gli

uffici da adempimenti di routine).

Questo controllo si svolge sui dati delle dichiarazioni immessi nel sistema informatico dell’anagrafe

tributaria, dove si verifica la correttezza numerica dei calcoli e si controllano deduzioni e detrazioni.

Quindi la procedura può riguardare sia errori materiali sia irregolarità facilmente accertabili come la

mancata documentazione.

Tuttavia, non si può ricorrere a tale procedura per disconoscere una esenzione che il contribuente si

era attribuito o per includere nell’imponibile un provento indicabile dal contribuente come non

tassabile; in tali casi è necessario un avviso di accertamento.

Se dalla liquidazione in base all’art. 36 bis risulta una maggiore imposta, questa viene iscritta a

ruolo con le relative sanzioni. (iscrizione a ruolo cf.parag. 67).

La selezione per i controlli sostanziali:

Nella scelta di chi controllare esistono vari parametri:

- indizi disponibili su alcuni contribuenti

- presumibile entità dell’evasione

- ma soprattutto l’interesse a ripartire i controlli su tutte le categorie di contribuenti, in modo

che nessuno si senta al riparo dai controlli per la convinzione che all’amministrazione non

conviene procedere per importi modesti. 9

Se si diffondesse la convinzione che il fisco non controllerà mai i redditi di operai o pensionati, la

perdita di getto sarebbe notevole; se l’importante non è recuperare gettito, ma evitare nei

contribuenti una sensazione di totale impunità, può essere opportuno dedicare qualche controllo

anche a contribuenti con redditi modesti.

Necessità di abuso di potere perché il controllo sia considerato illegittimo:

I decreti di programma, per scegliere i contribuenti da controllare, hanno la funzione di controllo

interno, per impedire favoritismi o corruzioni; questa è una garanzia per il contribuente, ma è

comunque eccessivo dire credere che la semplice violazione dei criteri selettivi sia sufficiente per

invalidare il controllo e quindi il successivo atto di accertamento.

Per questa invalidità occorre esempio un accanimento dell’ufficio nel selezionare sempre lo stesso

contribuente con intenti persecutori o ricattatori.

Potere d’indagine degli uffici e principio di legalità di questo potere:

Non esiste un potere generalizzato dell’amministrazione finanziaria di chiedere qualsiasi

informazione a qualsiasi soggetto, imponendo sanzioni in caso di inadempimento.

Accanto all’esercizio dei poteri autoritativi, è legittimo che l’amministrazione chieda bonariamente

ulteriori informazioni, purché venga fatto appello alla spontanea collaborazione del destinatario

della richiesta, senza minacciare sanzioni o altre conseguenze non previste dall’ordinamento.

Differenza tra richiesta di chiarimenti da esibire presso l’ufficio e indagini presso il

contribuente, con possibilità di ispezionare luoghi e documenti:

Si distingue fra due tipologie di indagine:

- poteri istruttori da esercitare presso l’ufficio, con richieste di informazioni e documenti al

contribuente o terzi (inviti a comparire, questionari, libri contabili)

- poteri istruttori da esercitare presso il domicilio del contribuente o terzi (esercitati dalla

guardai di finanza).

Necessità di autorizzazione del giudice per lesioni alla sfera personale di riservatezza:

Per gli atti che maggiormente comprimono i diritti della riservatezza come inviolabilità del

domicilio, segreto professionale, la legge prevede autorizzazioni preventive, per la tutela del

contribuente contro il cattivo esercizio dei poteri investigativi.

Esempio per accedere in abitazioni serve una autorizzazione rilasciata dal procuratore della

repubblica, purché sussistano gravi indizi di violazioni tributarie

Invece è sufficiente l’autorizzazione del capo d’ufficio per accedere in locali diversi da abitazioni,

come attività d’impresa.

Discrezionalità degli uffici nell’indirizzo dell’indagine:

Al privato possono interessare le modalità di esercizio dei poteri istruttori qualora questi

pregiudichino interessi diversi dalla corretta determinazione dell’imposta, come inviolabilità del

domicilio segreto professionale o più in generale il diritto alla riservatezza.

Inoltre se le richieste dell’ufficio sono malformulate o generiche, potrebbe venire ostacolata

l’attività economica del privato, che viene distolto dalle attività istituzionali della sua azienda.

Lo statuto del contribuente art. 12 Legge 212/2000 prescrive che le indagini presso il contribuente

non possono durare più di 30 giorni, e devono svolgersi turbando il meno possibile l’attività

professionale o commerciale dell’indagato.

Nel caso in cui i poteri istruttori possono ledere i diritti alla riservatezza e al domicilio del

contribuente, le indagini vanno autorizzate dall’attività giudiziaria.

Vediamo ora i mezzi di tutela a disposizione del privato qualora i poteri istruttori siano esercitati

travalicando i limiti di tali autorizzazioni o addirittura senza richiesta di queste: TUTELA

DIFFERITA, cioè le informazioni acquisite in violazione delle norme che regolano i poteri istruttori

sono ritenute inutilizzabili come elementi probatori del successivo atto di accertamento, che potrà

essere annullato se non autonomamente giustificato anche da altre informazioni legittimamente

ottenute. 10

Procedimento amministrativo e indagini fiscali:

A proposito della tutela contro le indagini illegittime si è utilizzato il concetto di procedimento

amministrativo per collegare gli atti istruttori con l’atto finale di accertamento.

Tuttavia in alcuni casi tale nesso procedimentale è indebolito: esempio quando manca l’atto

conclusivo perché nessuna contestazione è imputabile al contribuente, oppure è rivolto a soggetti

diversi da quelli nei confronti dei quali è espletata l’indagine.

Il procedimento istruttorio tributario non è finalizzato al bilanciamento di interessi, ma

all’acquisizione di informazioni da utilizzare per una manifestazione di giudizio, non di volontà.

Quindi prima di trasferire in materia tributaria i principi del procedimento amministrativo (atti

finalizzati a un procedimento conclusivo) occorrono alcuni adattamenti, oggi nella Legge 241 del

1990: poiché è un procedimento finalizzato all’acquisizione di informazioni di cui bisogna curare

completezza e genuinità, il diritto di accesso agli atti deve unirsi all’interesse a non pregiudicare lo

svolgimento ulteriore delle indagini.

Infine, anche se gli atti istruttori e il provvedimento di imposizione possono essere collegati con un

nesso procedimentale, restano comunque delle carenze rispetto alle tipiche garanzie procedimentali:

esempio la legislazione non prevede che il contribuente debba in ogni caso essere ascoltato, né

devono essergli mosse contestazioni specifiche con invito a giustificarsi.

Il processo verbale:

Al termine di atti istruttori svolti presso il contribuente come accessi, ispezioni e verifiche, si redige

un “processo verbale di contestazione”, che descrive indagini compiute e rilievi formulati.

I processi verbali sono la sintesi del lavoro compiuto dai verificatori, e non vanno confusi con gli

“avvisi di accertamento”, invece emessi sulla base dei verbali medesimi.

Il contribuente ha diritto a:

- avere copia del verbale

- apporvi una serie di deduzioni difensive in calce.

L’art. 12 co.7 della legge 212/1990 (statuto del contribuente) prevede che gli uffici debbano dare

conto, nei successivi atti impositivi, delle osservazioni formulate dal contribuente entro 60 giorni

dalla consegna del verbale.

Valore probatorio del processo verbale:

L’attitudine del verbale a fare “prova fino a querela di falso” riguarda solo la parte del verbale in cui

il pubblico ufficiale descrive operazioni materiali accadute in sua presenza o da lui compiute.

La parte logico- critica del verbale non ha nessuno speciale valore probatorio, parte in cui il

verbalizzante utilizza i dati osservati per formulare deduzioni ulteriori (quindi argomenti

presuntivi). Benché non vincolante, anche questa parte del verbale potrà essere apprezzata dal

giudice in un successivo contenzioso.

Limitata rilevanza esterna e non impugnabilità del verbale:

Il verbale non è un atto impugnabile di fronte alle commissioni tributarie; di solito la maggior parte

dei verbali viene recepita negli avvisi di accertamento, ma comunque sono solo questi ad essere

impugnabili davanti alle commissioni.

(Quindi non impugnabilità del verbale e sua rilevanza esterna ai fini di provvedimenti di sequestro

cautelare, teso a prevenire occultamenti patrimoniali in attesa dell’atto di accertamento.

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CAPITOLO VII:

LA RISCOSSIONE E IL RIMBORSO

Riscossione dei tributi:

Esiste una rigida formalizzazione delle modalità di pagamento, perché nella riscossione vengono

coinvolti milioni di soggetti e miliardi di documenti; quindi tempi, luoghi e modalità di pagamento

sono stabiliti in maniera molto rigida.

Ruolo centrale nella riscossione delle imposte autoliquidate dai contribuenti è svolto dalle aziende

di credito o dagli uffici postali, mediante versamenti in conto corrente.

Il quadro generale delle modalità di pagamento di ciascun tributo è fissato per legge, mentre le

caratteristiche dei documenti con cui comprovare il pagamento sono previste con decreto

ministeriale.

Nei versamenti è prevista la compilazione di una distinta di versamento in più copie, una delle quali

rimane la contribuente e costituisce la prova del pagamento.

Dichiarazione e versamento. Versamenti in acconto e a saldo:

Per i tributi più complessi, come imposte sui redditi e IVA, la riscossione si intreccia alle varie fasi

di determinazione dell’imposta: si hanno versamenti in acconto, a saldo e versamenti delle maggiori

imposte accertate dagli uffici.

La riscossione quindi non va vista come un blocco collocato prima o dopo la fase della

dichiarazione e dei controlli, ma come un procedimento che si raccorda con le varie fasi di

applicazione dell’imposta.

Le ritenute d’acconto, praticate dal sostituto d’imposta, sono una forma di riscossione anteriore al

verificarsi del presupposto tipica delle imposte sui redditi; sono anteriori anche gli acconti

d’imposta, che il contribuente deve versare durante l’anno, entro maggio e novembre: tali acconti

vanno commisurati all’imposta dovuta per l’anno precedente, oppure alla minore imposta che si

ritiene dovuta per l’anno in corso.

Queste riscossioni anticipate devono essere conguagliate con l’imposta determinata in base alla

dichiarazione, e a seconda dei casi il contribuente dovrà versare la differenza o avrà diritto al

rimborso della somma versata in più.

I termini di versamento dei tributi e contributi più importanti relativi alle imprese (come l’IVA, le

ritenute alla fonte ai fini delle imposte sui redditi, gli acconti e i saldi IRPEF i IRPEG, l’IRAP e i

contributi sociali INPS e INAIL) sono stati unificati per consentire al contribuente un versamento

unico mensile da effettuarsi entro il giorno 16 del mese in banca.

La somma da versare rappresenta il saldo algebrico tra crediti e debiti, fiscali e previdenziali,

indicati sopra (prima c’era un periodo in cui i contribuenti attendevano rimborsi e allo stesso tempo

dovevano pagare tributi e contribuiti per i quali erano in debito).

Succo del paragrafo: molte imposte, come quelle sui redditi e l’IVA vengono anticipate prima di

determinare definitivamente l’ammontare dovuto; principali esempi di anticipazioni sono ritenute e

versamenti d’acconto).

Ruolo e concessionario:

Le somme accertate dagli uffici vengono riscosse attraverso l’iscrizione a ruolo.

Il ruolo viene formato periodicamente dall’ufficio finanziario competente, che indica:

- per nome una pluralità di contribuenti

- le somme che ciascuno deve versare

- relative causali.

Dopo vari controllo formali, il ruolo viene trasmesso al concessionario, che ne cura la riscossione.

Il concessionario notificherà poi la “cartella di pagamento”, cioè quella parte del ruolo che riguarda

direttamente il singolo contribuente.

Questo sistema di riscossione, nato nelle imposte dirette, è stato esteso con il DPR n.43 del 1988

alla riscossione coattiva della maggior parte degli altri tributi.

12

I concessionari per la riscossione sono soggetti privati investiti di pubbliche funzioni in base alla

concessione amministrativa prevista dal decreto, che curano la riscossione delle imposte nel

territorio di loro competenza.

La riscossione coattiva e le procedure espropriative:

Se il contribuente iscritto a ruolo non adempie, il concessionario deve procedere ad esecuzione

forzata attraverso la procedura esecutiva esattoriale, che serve ad aggredire il patrimonio del

debitore per ricavare il denaro sufficiente a pagare il debito per cui si procede.

Il titolo esecutivo, che occorre in ogni riscossione coattiva, qui è l’iscrizione a ruolo.

Dopo la scadenza del termine per il pagamento del ruolo, non sono previsti atti di intimidazione, e il

concessionario può procedere direttamente con l’esecuzione coattiva.

Se il debitore continua a non adempiere, l’esecuzione coattiva va avanti, individuando beni e diritti

da convertire in denaro per ricavare le somme per soddisfare il credito.

I beni devono essere individuati, pignorati e venduti e col ricavato si deve soddisfare il

concessionario e altri eventuali creditori purché muniti di titolo esecutivo; l’eventuale somma

residua anche se molto rara sarà restituita al debitore.

Il pignoramento invece opera come nell’esecuzione ordinaria: l’ufficiale esattoriale si reca nella

casa del debitore o dove questo ha proprietà, e intima di astenersi dal compiere atti di disposizione

su tali beni.

I beni pignorati saranno quindi venduti all’asta, con modalità per rendere la vendita più vantaggiosa

per i creditori ma anche per non sacrificare eccessivamente la posizione del debitore.

Riscossione in pendenza di giudizio:

Ci si chiede se il contribuente che ricorre contro l’atto impositivo (avviso d’accertamento o

iscrizione al ruolo) nell’attesa di giudizio debba pagare o meno le somme richieste.

Casi di riscossione integrale nonostante il giudizio: le imposte corrispondenti alle dichiarazioni dei

contribuenti sono riscosse nonostante il ricorso del contribuente; ciò vale nelle imposte indirette e

per le imposte principali, cioè corrispondenti agli atti registrati o alle dichiarazioni presentate.

Nelle imposte sui redditi vengono riscosse subito anche le maggiori somme derivanti dal controllo

formale, richieste al contribuente con una diretta iscrizione al ruolo (si applicano allora anche

interessi e sanzioni per omesso o ritardato adempimento).

In questi casi l’impugnazione non sospende la riscossione, e il contribuente dovrà pagare in attesa di

un rimborso a seguito di eventuale sentenza a lui favorevole della commissione tributaria.

In caso di imposta dovuta in base ad avvisi d’accertamento il ricorso del contribuente limita la

riscossione in attesa della sentenza della commissione tributaria provinciale; viene riscossa solo

metà dell’imposta, ai fini dei tributi diretti e dell’IVA, assieme agli interessi, mentre la riscossione

delle sanzioni è rinviata alla sentenza di primo grado.

 Se la commissione accoglie il ricorso: quanto versato provvisoriamente in base all’avviso di

accertamento viene restituito al contribuente.

 Se la commissione respinge il ricorso: viene riscosso il resto dell’imposta accertata sempre

con gli interessi.

 Se il ricorso viene accolto parzialmente: l’imposta stabilita dalla sentenza viene posta

integralmente in riscossione, ma nei limiti dei 2/3 della maggiore imposta accertata

dall’ufficio.

 Le somme dovute in base alla sentenza della commissione regionale sono poste

integralmente in riscossione.

 Qualora la cassazione modifichi l’esito della controversia, la somma dovuta dovrà essere

ricalcolata.

Le sanzioni sono riscosse dopo la sentenza di primo grado, nello stesso ammontare previsto per la

riscossione del tributo. 13

Il pagamento provvisorio in pendenza di ricorso espone il contribuente ad anticipare imposte che al

termine del processo potrebbero rivelarsi non dovute: allora tali somme verranno restituite con gli

interessi.

Nel caso in cui il danno della anticipazione forzosa sia maggiore, le commissioni tributarie

provinciali hanno il potere di sospendere la riscossione prima di decidere la causa, se esistono

presupposti come:

- pericolo grave ed irreparabile per il contribuente, cd periculum in mora

- esame di fondatezza del ricorso, cd fumus boni iuris.

Il potere del giudice o dell’ufficio di sospendere la riscossione dell’imposta è un potere cautelare

dispositivo, bisogna infatti ponderare fumus boni iuris e periculum in mora.

Sia la sospensione stabilita dal giudice che quella dell’autorità amministrativa operano fino alla

sentenza di primo grado: dopo l’unico rimedio è il potere amministrativo di sospendere la

riscossione.

Infine, è prevista la rateazione sia per somme definitivamente dovute che per quelle in

contestazione, per le quali la sospensione è stata negata o non può essere concessa; tuttavia anche

qui occorre mediare tra l’interesse a una veloce riscossione e l’interesse del privato a evitare un

pregiudizio finanziario per un atto magari infondato.

Rimborsi da eccessi di acconti e da versamenti indebiti all’origine:

Esistono molteplici cause generatrici di rimborsi, riconducibili in due tipologie di fondo:

- i rimborsi derivanti dall’eccedenza di acconti, e altri versamenti provvisori, rispetto

all’imposta definitivamente dovuta

- i rimborsi di pagamenti che il contribuente assume indebiti fin dall’origine, effettuati per

errori di fatto, di diritto o per consapevole comportamento ad evitare sanzioni.

Nella prima ipotesi il contribuente ha diritto al rimborso quando le somme corrisposte in via

provvisoria sono superiori a quelle definitivamente dovute; quindi il rimborso deriva da versamenti

dovuti nel momento in cui furono effettuati, ma che a posteriori si sono rivelati indebiti, dopo una

migliore determinazione dell’imposta.

Il rimborso di versamenti già dall’origine non dovuti: termini di decadenza per la richiesta di

rimborso:

E’ sempre ammessa la richiesta di rimborso di versamenti che secondo il contribuente erano già

dall’origine non dovuti; tutti i tributi contengono norme per attribuire al contribuente azione

giurisdizionale, previa istanza amministrativa, per richiedere la restituzione dei tributi considerati

del tutto o in parte non dovuti.

In diritto civile la richiesta di restituzione di una somma indebitamente pagata può essere proposta

nel lunghi termini prescrizionali; in diritto tributario invece l’interesse a una più celere definizione

dei rapporti tra fisco e contribuente porta a termini di decadenza più brevi.

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CAPITOLO X:

LA PLURALITA’ DI SOGGETTI PASSIVI NELL’APPLICAZIONE DEI TRIBUTI

Efficacia degli atti impositivi verso i condebitori sociali:

La coobbligazione solidale o solidarietà è una caratteristica delle obbligazioni in generale,

disciplinata dagli artt. 1292 e seguenti del c.c., applicabile anche in diritto tributario.

Quando esistono due o più debitori e ciascuno è tenuto ad adempiere l’intera obbligazione si dice

che l’obbligazione è solidale tra i debitori; la solidarietà è un vincolo solidale nei confronti del

creditore, che potrà esigere da ciascuno l’intera prestazione.

La coobbligazione solidale serve a non costringere il creditore ad intentare tante cause quanti sono i

debitori; infatti ciascuno di essi dovrà rispondere per intero.

Il debitore adempiente potrà poi recuperare rivalendosi sugli altri condebitori.

Le regole sono le medesime anche in diritto tributario, quando il creditore è il fisco, che avanza le

proprie pretese mediante atti impositivi.

Può accadere che l’atto impositivo venga notificato solo ad alcuni condebitori, oppure che con una

diffusa notifica solo uno dei condebitori opponga ricorso.

Tali problemi sono risolti dall’art. 1306 c.c., così l’atto avrà effetti sfavorevoli solo nei confronti di

chi lo ha ricevuto e non impugnato; rimane allora impregiudicata la posizione degli altri

condebitori, cui l’atto non è stato notificato o che l’hanno regolarmente impugnato.

Ora questa è l’unica soluzione, ma per lungo tempo la giurisprudenza sosteneva che l’efficacia

dell’atto impositivo notificato ad uno solo dei coobbligati dovesse estendersi anche a quelli cui

l’atto non era stato notificato.

Privilegi fiscali:

Il privilegio è una garanzia per crediti che per la legge sono particolarmente meritevoli di tutela,

quindi la legge garantisce al creditore il diritto di soddisfarsi prioritariamente su alcuni beni del

debitore.

Si sottolinea che a volte si erra chiamando responsabile limitato il titolare di beni aggravati di

privilegio, in realtà questo non è un coobbligato solidale, e perciò non risponde con tutto il suo

patrimonio, ma solo con il bene gravato da privilegio. Infatti nel caso in cui tale bene venga meno

perché distrutto o alienato a terzi, il soggetto sarà libero da qualsiasi coinvolgimento

nell’applicazione del tributo.

Rivalsa e ritenuta:

Nelle imposte sull’energia elettrica o sul gas metano, ma anche sulle assicurazioni, sui

finanziamenti bancari e sull’IVA, l’obbligato giuridicamente verso il fisco è diverso da chi deve

essere economicamente inciso dal tributo.

In questi casi il carico fiscale deve ricadere sul soggetto che, pur essendo estraneo ai rapporti con

l’amministrazione finanziaria, è quello cui si riferisce la capacità contributiva colpita dal tributo.

Ecco perché i soggetti tenuti al pagamento di imposte per una capacità contributiva realizzata da

altri hanno il diritto e a volte l’obbligo di rivalsa nei loro confronti.

Hanno cioè il diritto di farsi corrispondere l’ammontare dell’imposta dal proprio debitore.

Quindi si delinea la distinzione tra:

- contribuente di diritto

, chiamato ad adempiere nei confronti dell’amministrazione

- contribuente di fatto , titolare della capacità contributiva e al quale il tributo viene

economicamente addossato attraverso il meccanismo privatistico della rivalsa.

Esiste poi anche il “sostituto d’imposta”, cioè chi in forza di disposizione di legge è obbligato al

pagamento di imposte in luogo di altri, poi deve esercitare la rivalsa.

Il sostituto d’imposta è debitore di una somma costituente reddito per il percettore (il sostituto); da

tale somma il sostituto è obbligato a prelevare una percentuale (la ritenuta alla fonte), versandola

allo Stato. In questo modo trattenendo direttamente la somma da versare al fisco, il sostituto esercita

la rivalsa mediante ritenuta. 15


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Appunti di diritto tributario sulle definizioni e i concetti principali. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Assetto non contrattuale del diritto tributario, passaggio dall’amministrativo al principio di legalità e legislatore,il principio di legalità: esigenza anche in sistemi politici non democratici.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2007-2008

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