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della partecipazione dell’incorporante ed il patrimonio netto dell’incorporata può dar luogo a tre ipotesi:

equivalenza dei due valori nel quale caso la società incorporante procede alla semplice sostituzione in

bilancio del valore della partecipazione col il valore delle attività e passività risultanti dal patrimonio netto

dell’incorporata; differenza positiva /avanzo di fusione si ha quando il costo della partecipazione iscritto nel

bilancio dell’incorporante è inferiore al valore del patrimonio netto dell’incorporata; differenza

negativa/disavanzo di fusione che si verifica quando il costo iscritto in bilancio della partecipazione nella

società incorporata è superiore al valore del patrimonio netto della società stessa. Fusione con cambio di

azioni/quote societarie: in tal caso l’incorporante provvede ad aumentare il proprio capitale sociale

assegnando le nuove azioni o quote ai soci dell’incorporata quale corrispettivo della loro partecipazione

nella stessa società. Le differenze di fusione sono determinate dal confronto tra l’aumento del capitale

dell’incorporante ed il patrimonio netto dell’incorporata: il maggior valore del patrimonio netto

dell’incorporata rispetto alla quota di aumento del capitale sociale dell’incorporante dà luogo ad un avanzo

di fusione mentre il minor valore del predetto patrimonio netto rispetto all’aumento del capitale determina

un disavanzo di fusione. Gli avanzi e i disavanzi di fusione iscritti nel bilancio dell’incorporante non

concorrono alla formazione del reddito d’impresa. Le perdite delle società che partecipano alla fusione,

compresa la società incorporante possono essere portate in diminuzione dal reddito della società risultante

dalla fusione o incorporante in diminuzione nei soli limiti dell’ammontare del rispettivo del patrimonio

netto risultante dall’ultimo bilancio. La scissione di società consiste nel trasferimento del patrimonio di una

società ad una o più società preesistenti o di una nuova costituzione. È un’operazione fiscalmente neutra.

Né distribuzione di plusvalenze/minusv implica la continuità dei valori fiscali relativi agli elementi attivi e

passivi trasferiti dalla società scissa alle società beneficiarie. Anche le partecipazioni ricevute in cambio dai

soci della società scissa devono avere valore fiscalmente uguale a quello della partecipazione originaria. In

caso di liquidazione ordinaria dell’impresa individuale o delle società di ogni tipo il reddito d’impresa

relativo al periodo compreso tra l’inizio dell’esercizio e l’inizio della liquidazione deve essere determinato in

base ad un apposito conto economico. Per quanto concerne il periodo compreso tra l’inizio e la chiusura

della liquidazione è prevista una sorta di tassazione provvisoria nel senso che se la liquidazione si protrae

oltre la frazione di esercizio in cui ha avuto inizio il reddito relativo a tale frazione di esercizio e a ciascun

esercizio successivo è determinato in via provvisoria in base al rispettivo bilancio salvo conguaglio in base al

bilancio finale di liquidazione. Il periodo d’imposta è dato dal tempo di durata della liquidazione. La

tassazione provvisoria diventa definitiva qualora la liquidazione si protragga per più di tre esercizi per gli

imprenditori individuali e società di persone mentre per cinque esercizi per le società di captali. Nell’ipotesi

di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa il periodo compreso tra l’inizio dell’esercizio e

l’apertura del procedimento concorsuale costituisce un autonomo periodo d’imposta in relazione al quale il

reddito d’impresa è determinato in base al bilancio redatto dal curatore o dal commissario liquidatore. Il

reddito di tale periodo è dato dalla differenza tra il residuo attivo risultante alla chiusura della procedura

concorsuale e il patrimonio netto dell’impresa. Tutti i conferimenti d’azienda sono considerati delle forme

di riorganizzazione aziendale e godono della neutralità fiscale. Il conferimento d’azienda consiste

nell’apporto che un soggetto imprenditore faccia di un’azienda. È necessario che si realizzi una continuità

fiscale dei valori dei beni conferiti per cui il soggetto conferente deve assumere come valore fiscale delle

partecipazioni ricevute in cambio del conferimento l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell’azienda

conferita. Operazioni straordinarie fra soggetti residenti in stati diversi dai membri dell’unione europea si

comportano come in Italia.

Redditi diversi:

comprende forme di arricchimento che restano escluse dalle categorie tradizionali di reddito o per

mancanza di un requisito tipico o per le loro caratteristiche specifiche che impediscono di ricondurle ad una

categoria tipica. La prima fattispecie reddituale rientrante è quella delle plusvalenze speculative

intendendosi il maggior valore di un bene ceduto da parte di un soggetto non imprenditore rispetto al

valore esistente al momento dell’acquisto. L’intento speculativo va inteso come idoneità dell’insieme delle

circostanze a realizzare una plusvalenza attesa la rarità del bene e il lasso di tempo intercorso fra l’acquisto

e la vendita. Art.67TUIR sei tipi di plusvalenze: plusvalenze derivanti dalla lottizzazione a scopo edificatorio

dei terreni e dalla successiva vendita degli stessi o degli edifici già costruiti; le plusvalenze realizzate

mediante la cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati/costruiti da non più di 5 anni e le

plusvalenze realizzate in seguito di cessioni a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria

secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione; le plusvalenze realizzate mediante la

cessione a titolo oneroso di partecipazione sociali qualificate superiori cioè ad una certa parte del capitale

sociale o di una percentuale dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria; le plusvalenze non

qualificate realizzate cioè mediante cessioni a titolo oneroso di azioni o di quote rappresentative del

capitale di società ed enti e la cessione di qualsiasi tipo di strumenti finanziari; le plusvalenze realizzate

mediante cessione a titolo oneroso di certificati di massa di valute estere metalli preziosi e di quote di

partecipazioni ad organismi di investimento collettivo; le plusvalenze realizzate mediante rapporti di

carattere finanziario. Le plusvalenze speculative sono costituite dalla differenza tra il prezzo reale di

acquisto/costo di costruzione del bene ceduto aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo e

il corrispettivo percepito nel periodo d’imposta. Redditi derivanti da premi e vincite: concorrono alla

formazione del reddito complessivo per l’intero ammontare percepito nel periodo d’imposta senza alcuna

deduzione per i premi e per le vincite si applica una ritenuta a titolo d’imposta e le somme incassate non

sono soggette ad altra imposizione. Redditi di natura fondiaria non determinabili catastalmente e redditi

derivanti da attività occasionali: comprendono i terreni dati in affitto per usi non agricoli concorrono a

formare il reddito complessivo nell’ammontare e nel periodo d’imposta in cui sono stati percepiti. I redditi

derivanti da attività commerciali e di lavoro autonomo caratterizzati dall’occasionalità concorrono a

formare il reddito complessivo del periodo d’imposta in cui sono stati percepiti nella misura corrispondete

al loro ammontare dedotte le spese inerenti alla loro produzione. Redditi derivanti dall’uso di opere

d’ingegno brevetti ecc: rientrano i redditi derivanti dall’uso economico di opere d’ingegno brevetti

industriali e i processi, nel caso di utilizzazione tali redditi rientrano nella categoria dei redditi di lavoro

autonomo. Altri redditi: si considerano redditi diversi quelli derivanti da concessione in usufrutto e dalla

:

sublocazione dei beni immobili; dall’affitto locazione noleggio o concessione in uso dei beni mobili. In caso

di vendita totale/parziale dell’unica azienda data in affitto o concessa in usufrutto le plusvalenze realizzate

rientrando tra i redditi diversi. Gli altri proventi appartenenti alla categoria in esame concorrono a formare

il reddito complessivo nell’ammontare percepito nel periodo d’imposta dedotte le spese specificamente

inerenti alla loro produzione, le indennità di trasferta e i rimborsi forfettari di spesa corrisposti a soggetti

che svolgono attività sportiva dilettantistica.

Imposte sui redditi: la tassazione del reddito complessivo dal 1971 ad oggi: il sistema di tassazione dei

redditi uscito dalla riforma del 1971 era fatto da due imposte di reddito complessivo: irpef e irpeg. Soggetto

dell’accertamento è la società soggetti della tassazione sono i soci persone fisiche. L’irpef trovava la sua

giustificazione nei principi costituzionali di progressività e di personalità. L’introduzione del credito

d’imposta una anticipazione della tassazione dei dividendi in testa ai soci. La rivoluzione operata con la

legge delega del 2003 n°800 fondata sulla diversa considerazione dei soggetti e la diversa configurazione

delle rispettive imposte, viene introdotta l’autonomia della tassazione delle società e degli enti commerciali

ires rispetto a tutti gli altri soggetti compresi gli enti non commerciali che dovrebbero essere ricompresi

nell’area dell’irpef. La denominazione ires è riferita al principale soggetto commerciale la società di

capitale. La soppressione del credito d’imposta sui dividenti è stato attuato. L’ires ha una base strutturale

che ricalca il modello irpeg e una serie di discipline agevolative che la caratterizzano sul piano dei fini di

politica economica tutti riconducibili al potenziamento dell’attività produttiva degli enti commerciali.

L’IRPEF:

è l’imposta progressiva sul reddito complessivo delle persone fisiche, cresce col crescere della base

imponibile in modo da realizzare la parità di sacrificio dei cittadini di fronte alla legge. Si applica solo alle

persone fisiche residenti che vengono tassate sul reddito complessivo ovunque siano prodotti i singoli

redditi. Scopo dell’imposta personale è colpire l’intera capacità contributiva costituita dal reddito

complessivo eccedente il fabbisogno fondamentale di vita il quale viene rappresentato dalle spese

personali. Il consumo necessario riduce l’entità dell’imposta. La forma tecnica che si può adottare per

l’individuazione delle spese necessarie può essere: deduzione di somme dalla base imponibile sicchè questa

viene ad essere ridotta; detrazione di somme all’imposta sicchè si ha la riduzione diretta della somma da

pagare. Così i contributi previdenziali ed assistenziali sono considerati deduzioni/oneri deducibili mentre le

spese per persone a carico sono calcolate forfettariamente come detrazione. La detrazione operando

direttamente sull’imposta incide anche sulla progressività, alcune detrazioni sono previste in misura

decrescente rispetto all’ammontare del reddito imponibile. Gli elementi oggettivi dell’imposta: la

determinazione dell’imposta avviene: tutti i redditi determinati distintamente secondo le regole della

categoria di appartenenza vengono sommati e danno luogo al reddito complessivo; dal reddito complessivo

vengono dedotti gli oneri deducibili si ottiene il reddito complessivo netto; al reddito complessivo netto si

applicano le aliquote progressive a scaglioni previste ottenendo l’imposta lorda; all’imposta lorda si

applicano le detrazioni di imposta e si ottiene l’imposta netta. L’imposta netta costituisce l’oggetto

dell’obbligazione tributaria dovuta da ogni soggetto in rapporto alla propria situazione la quale è data dal

reddito complessivo. Tale somma non coincide con la somma riscuotibile in quanto può avvenire che parte

di essa sia stata già riscossa in acconto o può avvenire che il contribuente sia creditore d’imposta. In tale

ipotesi dall’imposta sono scomputate le somme oggetto dell’acconto/credito e diventa riscuotibile la

differenza. Il reddito complessivo: i redditi non compresi nella base imponibile, concorrono a formare il

reddito tutti i redditi del soggetto. La regola del cumulo oggettivo non è assoluta in quanto non sono

compresi nel reddito complessivo: i redditi esenti dall’irpef e i redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo

d’imposta/imposta sostitutiva e i redditi propriamente esclusi che sono gli assegni familiari e di

mantenimento. Non concorrono alla formazione del reddito complessivo i redditi soggetti a tassazione

separata. Sono quelli a formazione pluriennale che vengono colpiti una tantum nel modello in cui cessa la

fonte produttiva. Di qui la tassazione separata che resta comunque una tassazione a titolo di irpef ma con

aliquota distinta essi sono: redditi conseguiti a fronte della cessazione di un’attività lavorativa e altri tipi di

reddito percepiti una tantum per il verificarsi di particolari eventi (tfr e le indennità equipollenti, indennità

percepite per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, emolumenti arretrati,

plusvalenze di avviamento, indennità spettanti a titolo di risarcimento. La base imponibile dell’irpef viene

ridotta anche con la detrazione d’imposta. La deduzione tende a dare maggiori vantaggi ai possessori di

redditi elevati. Concetti di spesa: spese fiscalmente necessarie per esigenze fondamentali di vita cioè

mediche funebri e scolastiche; spese giuridicamente necessitate indebitamenti assicurazioni successioni;

spese socialmente utili rese deducibili per favorire determinanti settori della vita sociale arte cultura

scienza. La progressività può essere a scaglioni o continua. Detrazione è riduzione dell’imposta ottenuta

con applicazione delle aliquote dall’imposta lorda si passa a quella che la legge chiama imposta netta. Con

la riforma del 1971 cambiò :forfetizzazione della quota esente spettanti a tutti i contribuenti;

forfetizzazione delle spese per persone e a carico; diversi titoli a favore dei redditi di lavoro dipendente per

la forfetizzazione delle spese inerenti la produzione del reddito stesso. L’imposta netta è l’oggetto

dell’obbligazione tributaria relativa a quella manifestazione di capacità contributiva che è il reddito

complessivo. Gli acconti d’imposta rientrano in quella caratteristica della riscossione che è l’anticipazione. Il

credito d’imposta è un istituto del diritto tributario che può essere relativo a più vicende rispetto alle quali

la legge tributaria produce l’effetto del sorgere d’un debito dell’ente impositore verso determinanti

soggetti. Scopo è la neutralizzazione della doppia imposizione sui redditi prodotti e tassati all’estero. Per i

redditi prodotti all’estero è accordato un credito pari alla quota d’imposta italiana corrispondente al

rapporto tra redditi prodotti all’estero e il reddito complessivo. Ora si a gli acconti che i crediti sono

scomputati dall’imposta netta. Qualora la loro somma complessiva dovesse essere superiore a quella detta

di detta imposta il contribuente ha la facoltà di chiedere il rimborso in sede di dichiarazione dei redditi

oppure di portare l’eccedenza in diminuzione dell’imposta relativa al periodo d’imposta successivo. Si

considerano residenti le persone che per la maggior parte dell’anno sono iscritte nelle anagrafi delle

popolazione residente o hanno nel territorio dello stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.

Per i soggetti non residenti l’irpef assume una configurazione riconducibile alla tassazione reale in quanto

tali soggetti sono tassabili limitatamente ai redditi prodotti nel territorio dello stato. I redditi prodotti in

forma associata: le società di persone residenti. Il reddito è accertato in testa alla società ma è tassato in

testa ai soci nel senso che esso concorrerà alla formazione della base imponibile dell’irpef da essi dovuta. Si

parla di tassazione per trasparenza. I soggetti previsti come forma associata sono: le società di fatto e di

armamento le associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma

associata di arti e professioni. Il reddito accertato in testa alla società è imputato a ciascun socio

proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili indipendentemente dalla percezione.

L’impresa familiare: dove collaborano in modo continuativo il coniuge i parenti e gli affini. I collaboratori in

proporzione alla quantità effettiva del lavoro prestato partecipano: agli utili alla proprietà dei beni agli

incrementi dell’impresa. I redditi delle imprese familiari sono imputati a ciascun familiare

proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili. L’attività d’impresa deve essere prestata in

modo continuativo; i familiari devono risultare nominativamente; ciascun collaboratore deve dichiarare che

ha prestato la propria attività nell’impresa e la dichiarazione dei redditi dell’imprenditore deve contenere

l’indicazione delle quote di partecipazioni agli utili spettanti ai familiari e l’attestazione che le quote di

partecipazione agli utili spettanti e che sono proporzionali alla loro attività.

IRES:

soggetti passivi sono tutti i produttori di reddito persone giuridiche nei cui confronti il presupposto

dell’imposta si verifichi in modo unitario ed autonomo. L’unitarietà è data dalla riferibilità del reddito

all’insieme delle persone o dei beni , l’autonomia dell’assenza di rapporti con altri soggetti. Gli elementi

tecnici del reddito cambiano a seconda che il soggetto sia l’organizzazione dei beni o di persone oppure i

membri che ne fanno parte. Quando la legge tributaria riferisce un determinato presupposto ad una

determinata organizzazione questa assume la titolarità del rapporto. Per cui le organizzazioni di persone e

di beni sono caratterizzate da una struttura che preclude l’imputazione dei redditi alle persone fisiche che

ne hanno la disponibilità economica. Tra i soggetti partecipanti all’associazione o all’organizzazione si

verifica un vincolo di solidarietà per il pagamento dell’imposta il cui accertamento è fatto unitariamente in

testa al soggetto passivo. L’ires non colpisce soltanto le società in quanto i soggetti passivi dell’imposta

sono costituiti da una serie eterogenea di enti collettivi sia societari che non societari con o senza

personalità giuridica sia pubblici che privati. Le società di capitali sono soggetti passivi residenti nel

territorio dello stato. Tutti gli enti pubblici e privati diversi dalle società aventi o meno per oggetto attività

commerciali residenti nel territori dello stato cioè i consorzi ed i trust. Le società e gli enti di ogni tipo

comprese quelle di persone con o senza personalità giuridica non residenti nel territorio dello stato. Due

elementi scriminanti di carattere sistematico: la commercialità e la residenza. Sono soggetti residenti le

società e gli enti che per la parte del periodo d’imposta hanno la sede legale/amministrativa/l’oggetto

principale nel territorio dello stato. Per le società di capitali residenti ed i soggetti assimilati la

commercialità è presunta per legge. Per gli residenti diversi dalle società il requisito della commercialità è

soddisfatto quando l’oggetto principale dell’attività consiste in una attività commerciale. Per oggetto

principale si intende l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge

dall’atto costitutivo o dallo statuto. L’oggetto principale dell’ente deve essere desunto: dalla legge; dall’atto

costitutivo/statuto; in base all’attività effettivamente esercitata. Oggetti all’imposizione sono considerati gli

organi e le amministrazioni dello stato. Le attività pubbliche non possono assumere la qualificazione di

commerciali solo perché vengono delegate ad altri enti pubblici; le attività di assistenza previdenza e

sanitarie non sono commerciali quando vengono esercitate da enti pubblici istituiti esclusivamente a tal

fine. Il presupposto dell’ires è il possesso di redditi in denaro/natura. La base imponibile dell’ires cambia

nettamente a seconda della natura dei soggetti. La legge stabilisce che l’imposta colpisce il reddito

complessivo netto del soggetto passivo. Per le società di capitali e gli enti commerciali residenti il reddito

complessivo è sempre considerato reddito d’impresa; per gli enti non commerciali residenti il reddito

complessivo è formato dai redditi fondiari di capitale d’impresa e diversi ad esclusione di quelli esenti

dall’imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva. Per le

società e gli enti commerciali e non commerciali non residenti il reddito complessivo è formato solo dai

redditi prodotti nel territorio dello stato ad esclusione di quelli esenti dall’imposta e di quelli soggetti a

ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva. Per quanto riguarda l’individuazione del

periodo di imposta occorre attenersi agli elementi formali che hanno caratterizzato la costituzione della

società o dell’ente il periodo d’imposta è costituito dall’esercizio sociale o dal periodo di gestione come

determinato dalla legge/atto costitutivo in caso contrario la legge stabilisce che il periodo d’imposta deve

intendersi costituito dell’anno solare. Nella determinazione della base imponibile degli enti commerciali il

principio di autonomia dell’imposta consistente nella periodicità della stessa riceve temperamento che

tiene conto del continuo dell’attività produttiva: la perdita di un periodo determinata con le stesse norme

valevoli per la determinazione del reddito può essere portata in diminuzione del reddito dei periodi

d’imposta successivi ma non oltre il quinto. È prevista infine una specifica disposizione antielusiva per

evitare l’acquisizione di società al solo scopo di utilizzare a fini fiscali le perdite pregresse: il divieto di

riporto delle perdite di società in cui è stata modificata la compagine sociale e l’attività principale salvo che

dopo l’acquisizione risulti incrementata l’attività sociale. Il reddito d’impresa è determinato apportando

all’utile/perdita dell’esercizio chiuso nel periodo d’imposta, le variazioni in aumento/diminuzione

conseguenti all’applicazione dei criteri stabiliti dalle disposizioni del testo unico. I criteri civilistici vigenti in

tema di redazione del bilancio d’esercizio non sono derogabili ai fini fiscali se non nei casi espressamente

stabiliti dalla legge tributaria. Quali devono essere considerate come l’insieme delle deroghe di natura

fiscale ai criteri economici di determinazione dell’utile di esercizio. Alle variazioni in aumento

corrispondono costi/quote di costi non ammessi non deduzione mentre alla variazione in diminuzione

corrispondono ricavi o proventi non tassabili. Il principio di derivazione può riassumersi in: il generale

riconoscimento in ambito fiscale delle qualificazioni delle classificazioni e anche delle determinazioni

effettuate in sede di bilancio; l’introduzione di una serie di deroghe che tendono a limitare/escludere la

rilevanza fiscale di elementi imputati a bilancio ovvero a fare assumere rilevanza fiscale a elementi positivi

anche se non contabilizzati. Le deroghe introdotte fanno riferimento a: lo spostamento nel tempo della

rilevanza fiscale di specifiche voci in applicazione del principio rafforzato di competenza che necessità degli

ulteriori requisiti della certezza e dell’oggettiva determinabilità dei componenti reddituali ; l’introduzione di

regole che limitano la rilevanza fiscale di alcune poste in bilancio sia in applicazione dell’interesse fiscale ad

una quantificazione del reddito oggettiva; l’introduzione di regole anti-abuso che richiedono particolari

requisiti per il riconoscimento fiscale di componenti di reddito sia negativi che positivi. Le variazioni fiscali

sono influenzate dal grado di inerenza di alcuni costi sostenuti dall’impresa valevole in casi di deducibilità.

Le agevolazioni consistono nel rinvio della tassazione nel tempo come plusvalenze patrimoniali e

sopravvenienze attive. Per quanto riguarda i rapporti tra la società ed i relativi soci il sistema è fondato sulla

rilevanza fiscale del solo soggetto produttore del reddito(la società) e della tendenziale intassabilità dei

proventi distribuiti ai soci sempre che questi siano a loro volta soggetti ires. La tassazione è spostata in capo

al soggetto finale cioè al socio persona fisica al momento della percezione del dividendo distribuito da tali

soggetti intermedi che si vuole evitare la doppia imposizione. Nell’ires è stato eliminato il credito d’imposta

sui dividendi. La funzione civilistica è duplice nella redazione del bilancio: di determinazione dell’utile

conseguito e quindi distribuibili; di veritiera informazione sulle condizioni economiche e patrimonio

dell’impresa. Le regole fiscali in tema di determinazione di reddito imponibile basato sul bilancio tendono a

salvaguardare l’interesse erariale di prelievo tributario certo nei confronti del contribuente. I costi e gli

oneri non sono ammessi in deduzioni se non risultano imputati al conto dei profitti e delle perdite relativo

all’esercizio di competenza. Il nesso di pregiudizialità dipendenza che lega il reddito d’impresa all’utile di

esercizio deve intendersi come obblighi di evidenziare preventivamente nel bilancio civilistico gli elementi a

cui si desidera attribuire rilevanza fiscale a vantaggio dello stesso imprenditore. Le spese e gli oneri

specificamente attinenti i ricavi e gli altri proventi che pur non risultano imputati al conto economico

concorrono a formare il reddito sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi

certi e precisi. La determinazione del reddito d’impresa è informata anche ad altri principi ed attengono: ai

criteri di imputazione dei costi e dei ricavi al periodo d’imposta; alle regole sostanziali dettate per la

deducibilità dei costi; agli oneri formali necessari affinchè costi ed oneri acquistino rilevanza ai fini fiscali. Il

principio di competenza: le spese i ricavi e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il

reddito d’impresa nell’esercizio di competenza a meno che la loro resistenza non sia ancora certa o il loro

ammontare al reddito del periodo d’imposta in cui si verificano tali condizioni. I corrispettivi delle cessioni si

considerano conseguiti e le spese di acquisizione dei beni si considerano sostenute: per le cessioni di beni

mobili alla data della consegna o della spedizione; per le cessioni di beni immobili e di aziende alla data di

stipulazione dell’atto; per le prestazione di servizi alla data in cui sono ultimate. I principi della certezza e

dell’oggettività determinabilità attengono a due manifestazioni diverse della componete reddituale la

certezza riguarda la inconvertibilità dell’esistenza del costo o del ricavo l’oggettiva determinabilità riguarda

l’incontrovertibilità della quantificazione del costo/del ricavo anche se questo fosse certamente esistente. Il

principio di inerenza: le spese e gli altri componenti negativi sono deducibili se ed in quanto si riferiscono

ad attività/beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa, il

criterio dell’inerenza dei costi rispetto all’attività dell’impresa ai fini della loro deducibilità. La valutazione

sull’inerenza o meno di una determinata spesa deve essere fatta caso per caso e deve sussistere un nesso

causa effetto nel senso che la spesa può consentire all’impresa di conseguire nel tempo ricavi. Il principio

dell’inerenza presenta un ulteriore aspetto nel caso in cui l’impresa consegua insieme ai ricavi tassabili

anche ricavi esenti in questo caso i costi e gli oneri direttamente afferenti la produzione dei ricavi esenti

non sono deducibili. I componenti positivi di reddito d’impresa sono:

I ricavi:

o i corrispettivi cioè le controprestazioni a titolo oneroso delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi

• alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa, la cessione di un determinato bene è

atta a generare ricavi/plusvalenze non tanto in dipendenza dalla qualità intrinseca del bene stesso ma della

sua collaborazione nel processo produttivo dell’impresa

i corrispettivi delle cessioni di materie prime sussidiarie e semilavorati acquistati per essere impiegati nella

• produzione

i corrispettivi delle cessioni di titoli azionari o quote societarie obbligazioni od altri titoli in serie/massa che

• non costituiscono immobilizzazioni finanziarie

le indennità conseguite a fronte della perdita di beni la cui cessione avrebbe procurato il conseguimento di

• ricavi

i contributi erogati in base a disposizioni di legge

• il valore normale dei beni oggetto dell’attività propria dell’impresa destinati a finalità estranee all’impresa

• plusvalenze tassabili: tutte le cessioni a titolo oneroso di beni effettuate nell’esercizio di imprese

o commerciali assumono rilevanza ai fini all’imposizione diretta in quanto possono dare luogo al

conseguimento di ricavi/plusvalenze. Il realizzo di plusvalenze è connesso ai beni d’impresa diversi da quelli

indicati cioè diversi dai beni merce dai beni che producono ricavi. Concorrono alla formazione del reddito

d’impresa:

nel momento in cui sono realizzate mediante la cessione dei beni a titolo oneroso, deve intendersi il

• concretarsi di un negozio giuridico mediante il quale si verifichi l’effetto traslativo della proprietà o di altro

diritto reale su uno dei beni plusvalenti. Pertanto costituiscono negozi idonei al realizzo di plusvalenze la

compravendita la permuta ed il conferimento di beni di beni in società.

Se avviene un risarcimento anche in forma assicurativa per la perdita o il danneggiamento di beni ce ceduti

• avrebbero originato plusvalenze

Qualora i beni vengano assegnanti ai soci o destinati ad altre finalità estranee all’esercizio dell’impresa della

• cessione a terzi a titolo gratuito dei beni strumentali.

La plusvalenza è costituita dalla differenza tra il prezzo di cessione e il valore netto contabile. Nel caso di

permuta la plusvalenza è determinata con riferimento al volare normale del bene ricevuto aumentato o

diminuito dell’eventuale conguaglio. Le plusvalenze realizzate concorrono a formare il reddito nell’esercizio

in cui sono state conseguite oppure se i beni sono stati posseduti per un periodo non inferiore a tre anni a

scelta del contribuente in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi ma non altre il quarto. La

rateizzazione dell’imposizione relativa alla plusvalenza patrimoniali specifica che la volontà di avvalersi della

norma agevolativa deve essere manifestata solo nella dichiarazione dei redditi mediante la variazione in

diminuzione.

Le plusvalenze esenti: il regime di esenzione dell’imposizione si applica qualora sussistano 4 distinte

condizioni: periodo minimo di possesso, le partecipazioni devono essere detenute ininterrottamente per

almeno 18 prima dell’alienazione; classificazione fra le immobilizzazioni finanziarie per godere del regime di

non imposizione le partecipazioni a cui si riferiscono le plusvalenze realizzate devono risultare classificate

nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso;

localizzazione della partecipate, la norma richiede che la società partecipata non abbia sede in un paese a

fiscale privilegiato; esercizio di imprese commerciali, l’applicazione del regime di esclusione è subordinato

al fatto che partecipata eserciti un’impresa commerciale.

Sopravvenienze attive: Si considerano sopravvenienze attive e quindi concorrono a formare il reddito

• d’impresa il ricavi o gli altri proventi conseguiti a fronte di spese perdite od oneri dedotti o di passività

iscritte in bilancio in precedenti periodi d’imposta nonché la sopravvenuta insussistenza di costi od oneri

dedotti o di passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi. Si considerano sopravvenienze attive:

Le indennità conseguite per il risarcimento di danni che già non originino ricavi o plusvalenze

• I proventi in denaro o in natura conseguiti a titolo di libertà ovvero di contributo diversi dai contributi

• erogati in base a contratto da quelli in contratto da quelli in conto esercizio e da quelli ottenuti per

l’acquisto di beni ammortizzabili indipendentemente dal tipo di finanziamento adottato.

I contributi concessi a fronte dell’acquisto di beni ammortizzabili concorrono alla formazione del reddito

durante tutto il periodo di ammortamento dei cespiti a cui si riferiscono abbiamo 2 deroghe: non si

considerano sopravvenienze attive i versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale né la

rinuncia da parte dei soci ai crediti derivanti da precedenti finanziamenti. Tali versamenti e rinunce

vengono considerati quote di capitale o di finanziamento. La seconda non considera sopravvenienze attive

la riduzione dei debiti dell’impresa in sede di concordato fallimentare o preventivo. Si considera

sopravvenienza attiva la differenza fra il valore normale del bene a cui si riferisce il contratto di leasing e

l’eventuale corrispettivo pattuito per la cessione del contratto.

I proventi finanziari e immobiliari: gli utili derivanti dalle partecipazioni in società di capitali vengono colpiti

• solo al momento della percezione de parte delle persone fisiche seppure in modo parziale o con ritenuta

d’imposta ad aliquota ridotta. Se invece i dividendi sono percepiti da una società di capitali o da un ente

commerciale essi sono esclusi dalla formazione del reddito dell’ente ricevente per il 95% del loro

ammontare. Si qualificano come dividendi solo i proventi derivanti totalmente dalla partecipazione ai

risultati economici della società emittente. I finanziamenti dei soci: le somme versate alle società e agli enti

commerciali dai loro soci si considerano date a mutuo o dai rendiconti di tali soggetti non risulta che il

versamento è stato fatto ad altro titolo se la misura degli interessi non è determinata per iscritto gli

interessi derivanti dai finanziamenti sociali si computano al saggio legale. I contratti pronti contro termine :

gli interessi derivanti da titoli acquisiti in base a contratti pronti contro termine che prevedono l’obbligo di

rivendita a termine dei titoli concorrono a formare il reddito del cessionario per l’ammontare maturato nel

periodo di durata del contratto. La differenza positiva/negativa tra il corrispettivo a pronti e quello a

termine al netto degli interessi maturati concorre a formare il reddito per la quota maturata nell’esercizio. I

proventi immobiliari concorrono a formare l’imponibile ires nell’ammontare determinato secondo le

disposizioni proprie dei redditi fondiari, non è consentita la deduzione delle spese sostenute e degli altri

componenti negativi relativi a tali beni immobili.

Componenti negativi di reddito: che tutte le spese e gli oneri relativi all’impresa sono deducibili se ed in

• quanto rispondano ai generali criteri di competenza inerenza certezza ed oggettività determinabilità

sempre che le norme non dispongano diversamente. Gli interessi passivi la cui deducibilità è regolata dagli

art.; i costi relativi all’acquisto dei beni strumentali e le spese pluriennali che trovano la loro

regolamentazione nella disciplina degli ammortamenti; gli accantonamenti a fronte di debiti e rischi futuri.

Per i criteri di imputazione dei costi all’esercizio di competenza valgono le stesse regole per i ricavi. I costi si

considerano sostenuti: per l’acquisizione di beni mobili alla data della loro consegna della spedizione o a

quella se posteriore in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà; per l’acquisizione di

beni immobili alla data della stipulazione dell’atto o se posteriore a quella in cui si verifica l’effetto

traslativo o costitutivo della proprietà; per l’acquisizione di servizi alla data in cui le prestazioni sono

ultimate ovvero per le prestazioni che danno luogo a corrispettivi periodici alla data di maturazione dei

corrispettivi, il costo è assunto al lordo delle quote di ammortamento già dedotte; si ricomprendono nel

costo gli oneri accessori di diretta imputazione ad esclusione degli interessi passivi e delle spese generali;

nel caso di acquisto di beni strumentali il costo è comprensivo all’esercizio della loro entrata in funzione. La

deducibilità dei costi: l’art.95 disciplina la deducibilità delle spese per prestazioni di lavoro dipendente

nella determinazione del reddito comprendono anche quelle sostenute in denaro/natura a titolo di libertà a

favore dei lavoratori ed i relativi importi sono assoggettati a tassazione nei confronti di questi ultimi. Le

spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori

sono ammesse in deduzione per un ammontare giornaliero forfettario. I compensi spettanti agli

amministratori di società sono deducibili nell’esercizio in cui sono effettivamente corrisposti. Vi sono delle

limitazioni alle deducibilità: non sono ammesse in deduzione le imposte sul reddito e quelle per le quali è

prevista la rivalsa. L’art.100 disciplina la deducibilità delle erogazioni liberali effettuate nell’ambito

dell’impresa per ragioni di utilità sociale la regola è che le erogazioni a titolo di liberalità non sono ammesse

in deduzione se non espressamente previste dalla legge. Fra le libertà deducibili sono comprese: le spese

relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti sostenute per specifiche finalità di

educazione istruzione assistenza sociale e sanitaria nei limiti del 5 per mille dell’ammontare delle spese per

prestazione di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi. Sono deducibili integramente i

costi riguardanti i mezzi di trasporto destinati per uso dell’attività d’impresa per tutti gli altri in misura del

40%. Gli interessi passivi: gli interessi di finanziamento sono quelli che si formano sui prestiti contratti

dall’impresa per finanziare l’acquisizione/costruzione dei beni strumentali all’esercizio d’impresa. Gli

interessi di funzionamento riguardano i prestiti sotto qualsiasi forma accesi per il finanziamento dell’attività

tipica dell’impresa cioè per l’acquisizione dei beni e dei servizi che daranno luogo ai ricavi dell’esercizio.

Sono deducibili gli interessi attivi in misura del 30% del risultato lordo della gestione caratteristica. Le

perdite minusvalenze e sopravvenienze passive: sono perdite le diminuzioni di patrimonio provocate da

cause indipendenti dalla volontà di chi le subisce le sopravvenienze sono variazioni rettificate di elementi

reddituali già rilevati in precedenti periodi d’imposta esse sono deducibili solo se realizzate. Le

minusvalenze sono deducibile come le plusvalenze.

L’ammortamenti e gli accantonamenti: la quota deducibile dell’ammortamento massima è stabilita dalla

• legge. Il valore dei terreni non è ammortizzato e per la sua valutazione si applica un coefficiente forfettario

al costo dell’intero fabbricato. Le quote di ammortamento del costo dei beni materiali sono deducibili a

partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene, per il primo esercizio in cui entrano in funzione i beni i

coefficienti sono ridotti della metà. I costi di manutenzione: sono deducibili fino al 5% del costo

complessivo, nel caso in cui il loro importo ecceda il limite deducibile l’eccedenza può essere dedotta in

quote costanti nei 5 esercizi successivi a quello in cui si è manifestata. Ammortamento dei beni immateriali:

l’ammortamento è deducibili in quote costanti non superiori ad un terzio del costo per i marchi non devono

superare il diciottesimo del costo per le concessione qui le quote di ammortamento devono essere

rapportate alla durata di utilizzo mentre per l’avviamento deducibile in misura non superiore ad un

diciottesimo del valore. gli accantonamenti: per dedurre il costo requisito importante è la certezza della

sua esistenza e l’oggettiva determinabilità. Gli accantonamenti previsti come deducibili sono: per le

indennità di fine rapporto e di previdenza; le svalutazione dei crediti e accantonamento al fondo rischi.

L’accantonamento è deducibile in misura del 0.50% dell’ammontare complessivo dei crediti risultanti in

bilancio, la deduzione non è ammessa quando l’accantonamento supera il 5% dei crediti iscritti in bilancio.

Valutazione delle rimanenze: costituiscono rimanenze finali quei bani la cui futura alienazione darà luogo

• per l’impresa a ricavi. La valutazione delle rimanenze effettuata dall’azienda esplica rilevanza anche ai fini

fiscali usando il lifo fifo e costo medio ponderato. le rimanenze di bene: concorrono a formare il reddito

d’impresa quale che sia il metodo di valutazione applicato per un valore non inferiore a quello determinato

a norma dello stesso. Il criterio del valore minimo è: al primo esercizio le rimanenze sono valutate

attribuendo ad ogni unità il valore risultante dalla divisione del costo complessivo dei beni prodotti nel

periodo per la quantità (costo medio).

Valutazione dei titoli: il valore minimo dei titoli quotati in borsa si determina in base ai prezzi rilevati

• nell’ultimo giorno dell’esercizio.

La valutazione dei servizi e delle opere in corso di esecuzione(semilavorati):la valutazione prescinde sia dal

• costo sostenuto per i lavori già effettuati sia dagli acconti eventualmente percepiti in corso d’opera, la

valutazione è fatta sulla base dei corrispettivi pattuiti.

L’opzione per la trasparenza fiscale: il reddito prodotto si considera imputato a ciascun socio

• indipendentemente dall’effettiva percezione proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili è

prevista per due situazioni: nel caso di raggruppamenti temporanei di società per lo svolgimento di

determinati progetti , è interesse di ciascun partecipante acquisire immediatamente i risultati della

partecipata, l’opzione per la trasparenza è possibile se sono rispettate alcune condizioni: i soci devono

essere a loro volta società di capitali residenti nel territorio dello stato; l’opzione è irrevocabile per tre

esercizi sociali della società partecipata. La responsabilità partecipata è responsabile solidalmente con

ciascun socio per il pagamento delle imposte sanzioni e interessi la seconda ipotesi riguarda la società a

ristretta base proprietaria. Per evitare una parziale doppia imposizione sugli utili distribuiti può essere

conveniente l’imputazione diretta del reddito societario in capo a ciascun socio. Il criterio di trasparenza

può essere esercitata solo dalle società a responsabilità limitata il cui volume dei ricavi non superi alcune

soglie.

Il consolidato nazionale: rendere possibile la compensazione fra utili e perdite delle società facenti parte

• del gruppo

Gli enti non commerciali: la tassazione è determinare il reddito complessivo si sommano i redditi di ogni

• categoria e si sottraggono le perdite derivanti dall’esercizio d’impresa.

Enti di tipo associativo: è considerata attività commerciale solo quando ha un’organizzazione specifica

• vengono pagati dei corrispettivi specifici che eccedono i costi di diretta imputazione, per corretto

funzionamento tributario si ha il divieto di distribuire utili riserve o capitale durante la vita dell’associazione

se viene sciolto di devolvere ad altra associazione il suo capitale

Gli enti non residenti: concorrono alla formazione del reddito d’impresa anche le plusvalenze/minusvalenze

• dei beni destinati o prodotti nel territorio dello stato di attività commerciali. Gli enti non commerciali non

residenti: il reddito complessivo è formato solo dai redditi prodotti nel territorio dello stato. Gli enti

commerciali non residenti: il reddito complessivo è determinato secondo la disciplina relativa il reddito

d’impresa, in mancanza di stabile organizzazione la situazione il reddito complessivo è la somma di redditi

eterogenei prodotti in Italia, per gli enti non residenti che siano società semplici si applica la disciplina

relativa ai soggetti senza stabile organizzazione.

Determinazione d’imposta è commisurata al reddito complessivo dedotti gli oneri con aliquota del 27,50%

• è imposta periodica, vengono scomputati dall’imposta gli acconti versati dal soggetto passivo e dai sostituti

d’imposta. Se l’ammontare complessivo dei crediti d’imposto delle ritenute d’acconto e dei versamenti

d’acconto supera l’imposta dovuta il contribuente analogamente a quanto avviene per l’irpef ha facoltà di

computare l’eccedenza in diminuzione dell’imposta relativa al periodo d’imposta successivo o di chiederne

il rimborso in sede id dichiarazione dei redditi.

IVA:

introdotta con decreto presidenziale del 1972, istituita in ottemperanza alle direttive dell’UE e costituisce

un tributo di origine comunitaria, è un’imposta generale sui consumi con la finalità di favorire la libera

circolazione delle merci e dei servizi . le norme comunitarie prevalgono su quelle interne se sono

determinate e sufficientemente precise fungono da criteri fondamentali per l’interpretazione della

disciplina nazionale. Lo scopo dell’iva è tassare beni e servizi immessi al consumo da determinati soggetti.

L’aliquota rappresenta la misura di sacrificio fiscale. Si provvede ad una tassazione per masse di operazioni;

tale somma non viene fatta in testa ai singoli consumatori ma in testa ai soggetti che professionalmente

immettono beni e servizi al consumi; tali soggetti pagando un’imposta non propria si rivalgono sui singoli

consumatori mediante una rivalsa obbligatoria. I consumatori di beni e servizi che hanno corrisposto l’iva al

produttore in via di rivalsa si distinguono in: consumatori di beni destinati all’esercizio di attività

commerciali o professionali dovrebbero restare neutri; i consumatori di beni destinati alla soddisfazione di

bisogni primari (consumatori finali). Tale neutralità si ottiene con una detrazione dell’iva subita in via di

rivalsa dall’imposta dovuta sulla massa delle operazioni, la somma che si ottiene è l’imposta dovuta dal

soggetto passivo. Se la detrazione è maggiore dell’imposta lorda il contribuente ha diritto ad un credito.

L’iva colpisce i consumi derivanti dalla produzione, i presupposti formali dell’imposta sono: le cessioni di

beni; le prestazioni di servizi e le importazioni. Il debitore nei confronti dello stato dell’iva è il produttore,

l’imposta dovuta allo stato è liquidata sul totale delle operazioni concluse un determinato periodo. Il

venditore deve liquidare l’imposta dovutagli dal consumatore sul prezzo della singola operazione (fattura).

Esistono 2 ordini di soggetti: quelli che immettono beni e servizi al consumo e che liquidano l’imposta di

massa delle operazioni effettuate in un periodo d’imposta che corrisponde all’anno solare (imposta

periodica e neutrale); i consumatori finali che subiscono l’imposta su singole operazioni di consumo

risultante dall’aliquota specifica sul prezzo pagato che rappresenta la misura del sacrificio su una tipica

manifestazione di capacità contributiva. In testa ai consumatori finali l’imposta è istantanea, viene colpita

una manifestazione di capacità contributiva, il consumo che è alla base del tributo. Il rapporto giuridico fra

soggetto produttore e stato si fonda su una massa di operazioni attive e passive e il calcolo dell’imposta

netta può condurre anche ad un credito verso lo stato. La neutralità del produttore e il consumatore finale:

l’imposta dovuta allo stato risulta dall’applicazione di detrazioni: l’imposta netta. La neutralità del

produttore in quanto consumatore di beni e servizi inerenti la propria attività. Chi consuma beni per

l’esercizio di impresa o della professione paga l’iva al momento della fatturazione delle singole operazioni

ma recupera le somme pagate a titolo d’iva portandole in detrazione dall’imposta lorda liquidata sulle

operazioni concluse come produttore. Il consumatore finale come destinatario di un obbligo tributario è il

soggetto che manifesta la capacità contributiva che costituisce la ragione economica dell’iva. È soggetto

passivo dell’iva nei confronti dello stato chi esercita l’impresa la professione o l’importazione. La

liquidazione dell’iva come imposta sui consumi da parte del produttore sul volume d’affari diventa

un’occasione per il recupero dell’imposta che egli non deve in quanto non è consumatore finale. Le

caratteristiche dell’iva: è un’imposta periodica; dal punto di vista organizzativo la base imponibile è la

somma di corrispettivi dovuti al soggetto passivo; il profilo contabile richiede la fattura; l’imposta è

liquidata per categorie. Il rapporto del soggetto passivo è uno strumento della riscossione organizzato in

forma di diritto sostanziale. Il soggetto passivo dell’iva è chi effettua l’operazione imponibile. L’insieme

delle disposizioni relative alla situazione giuridica del soggetto passivo tende a garantire la sua neutralità. I

fatti che giustificano l’iva sono detti operazioni imponibili e sono la cessione di beni la prestazione di servizi

e l’importazione essi costituiscono il presupposto dell’imposta. I soggetti coinvolti sono i produttori e i

consumatori. Dall’iva liquidata sul volume d’affari va detratto il totale dell’iva pagata sull’acquisto dei beni

strumentali. Gli elementi strutturali dell’iva: elementi oggettivi sono: l’operazione imponibile, il

corrispettivo, il volume d’affari, l’aliquota, la base imponibile, l’imposta lorda, la detrazione dell’imposta

assolta, l’imposta netta e la rivalsa obbligatoria. Gli elementi soggettivi sono: l’assoggettato all’iva

cumulativa nei confronti dello stato e il destinatario della rivalsa obbligatoria. Le operazioni imponibili: è

l’immissione al consumo interno di un bene/servizio frutto dell’attività produttiva di un

imprenditore/professionista. Tre tipi di operazioni assoggettate all’iva: cessione dei ben e prestazioni di

servizi compiute nel territorio dello stato; e importazioni. Le cessioni di beni: atti a titolo oneroso che

comportano il trasferimento della proprietà ovvero la costituzione/trasferimento di diritti reali di

godimento. Prestazioni di servizi: dovrebbero essere tutte le utilità prestate dietro corrispettivo che non

rientrino nella cessione di beni consistenti in obbligazioni di fare, di non fare e di permettere. L’iva si applica

solo in presenza di 3 presupposti: presupposto oggettivo, presupposto soggettivo e territorialità. In

mancanza di uno solo l’operazione è esclusa dal campo di applicazione dell’iva. Le operazioni che rientrano

nel campo di applicazione dell’iva sono definite rilevanti e si distinguono in operazioni imponibili e non

imponibili e operazioni esenti. Le operazioni non imponibili ed esenti nono fanno sorgere alcun debito

d’imposta. Le operazioni escluse e operazioni non imponibili: l’operazione è soggetta al regime pieno

dell’iva quindi subisce 2 trattamenti giuridici: quello sostanziale di soggezione al tributo e di concorso alla

formazione della base imponibile e quello formale di concorso alla formazione del volume d’affari e di

assoggettamento agli obblighi formali (fatturazione registrazione ecc.). vi sono operazioni che non sono

imponibili ma consentono la detraibilità dell’imposta pagata sugli acquisti sono: le cessioni all’esportazione

e le cessioni intracomunitarie. Le operazioni esenti: non rilevano ai fini della tassazione ma operano

un’interruzione nella continuità del ciclo produttivo nel senso che riducono l’entità delle detrazioni

spettanti. L’operazione esente concorre a formare il volume d’affari. Per le cessioni di beni l’operazione si

considera avvenuta al momento in cui si verifica l’effetto traslativo: stipulazione dell’atto per i beni

immobili spedizione/consegna per i beni mobili. Per le prestazioni di servizi il momento è quello del

pagamento di corrispettivo in cui si effettua l’operazione. Per territorio dello stato s’intende il territorio

della repubblica italiana. Per comunità s’intende il territorio della CEE. Per la CEE la cessione dei beni si

considerano effettuate nel territorio dello stato se hanno per oggetto beni esistenti nel territorio stesso

quindi concetto d’esistenza. L’esistenza dei beni immobili è quella fisica per i beni mobili è la

quantificazione circa la sua origine il bene è nazionale o introdotto temporaneamente quindi è comunitario

perché importato. Per prestazione dei servizi nella CEE il luogo di effettuazione del servizio nel territorio

dello stato dove il prestatore ha fissato la propria attività economica o costituito un centro di attività stabile

nel quale l’attività possa essere svolta o comunque il domicilio/residenza. Occorre distinguere le prestazioni

di servizi in base al soggetto che riceve la prestazione stessa al fine di individuare la territorialità delle

operazioni. Per le prestazioni di servizi rese nei confronti dei soggetti passivi si applica il criterio territoriale

del luogo del committente, per le prestazioni rese a soggetti privatisi applica il criterio del luogo del

prestatore (soggetto estero). L’iva sulle importazioni trova applicazione solo con riguardo ai beni

provenienti da paesi diversi da quelli appartenenti all’UE, parallelamente per le esportazioni. Il nuovo

regime di applicazione dell’iva sulle operazioni intracomunitarie si basa sul principio dell’imposizione

dell’operazione nello stato membro di destinazione, qui il presupposto d’imposta è costituito dall’acquisto

intracomunitario di beni, debitore dell’imposta è il cessionario. La disciplina descritta ha carattere

transitorio in quanto trova applicazione fino a quando non entrerà in vigore il regime definitivo degli scambi

intracomunitari che dovrà basarsi sul principio della tassazione iva nel paese di origine cioè di provenienza

del bene. Elementi soggettivi: la qualificazione di imprenditore: sono imprese e professionisti qui soggetti

che sono tali ai fini delle imposte sui redditi, nel concetto di impresa rientra anche l’esercizio di attività

agricola. L’impresa commerciale è definita secondo i criteri propri delle imposte sui redditi; la qualifica di

professionista: per esercizio di arte e professione ai fini dell’iva s’intende l’esercizio per professione

abituale di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche; qualifica di importatore:

s’intende il proprietario della merce o chi presenti la merce in dogana o la detenga al momento dell’entrata

nel territorio doganale. La base imponibile: il corrispettivo dovuto al cedente/prestatore di servizio

costituisce la base imponibile dell’imposta oggetto della rivalsa obbligatoria. Ciascuna operazione fatturata

e registrata concorre a formare l’imponibile. In generale per corrispettivo s’intende il prezzo dovuto con

l’esclusione degli incassi accessori o che comunque hanno natura distinta, il complesso delle operazioni

imponibili è relativo all’anno solare. L’aliquota è quella vigente al momento in cui l’imposta è divenuta

esigibile, l’aliquota ordinaria è 21%. La determinazione dell’imposta è data dall’applicazione dell’aliquota

alla base imponibile. L’imposta risultante dall’applicazione dell’aliquota è l’imposta dovuta

cumulativamente per tutte le operazioni effettuate dai soggetti che effettuano operazioni imponibili. Per la

determinazione dell’imposta dovuta è ammesso in detrazione dall’imposta relativa alle operazioni

effettuate l’ammontare dell’imposta assolta a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione ai beni e ai servizi

importati o acquistati nell’esercizio della propria attività d’impresa arte o professione. L’imposta dovuta

sarebbe quella relativa alle operazioni imponibili. L’iva in testa al produttore è un’imposta periodica nel

senso che ad ogni periodo corrisponde un rapporto giuridico autonomo. La rivalsa è un credito nei

confronti del cessionario che spetta al soggetto che effettua l’operazione imponibile ed ha per oggetto

l’imposta liquida sul prezzo. La rivalsa non è obbligatoria per le cessioni gratuite dei beni e per

l’autoconsumo per la destinazione cioè di beni prodotti al consumo personale o familiare del soggetto. L’iva

è un’imposta periodica, il periodo d’imposta è l’anno solare al quale corrisponde un rapporto tributario

autonomo. Durante tale periodo sussistono obblighi strumentali rispetto all’accertamento e alla riscossione

che attengono rispettivamente: alla documentazione delle operazioni effettuate e al versamento a seguito

di liquidazione infrannuale. Chi compie operazioni imponibili è obbligato a emettere la fattura che sia

idonea a identificare i soggetti e l’oggetto dell’operazione rientrante nel campo di applicazione dell’iva. Gli

elementi fondamentali della fattura sono l’operazione il corrispettivo l’identificazione dei soggetti

emittente e destinatario l’aliquota e l’imposta. La fattura viene emessa al momento di effettuazione

dell’operazione, non è obbligatoria se non richiesta per alcune operazioni caratterizzate da uniformità

frequenza e importo limitato come la vendita al minuto e le prestazioni alberghiere. In caso di erroneo

assoggettamento all’iva di operazioni intassabili in mancato ricorso alla procedura correttiva non fa venir

meno il diritto di rimborso. L’obbligo di registrazione: le operazioni effettuate devono essere annotate in:

registri delle fatture emesse; registri dei corrispettivi e registri degli acquisti. Liquidazione e versamenti

periodici dell’iva: l’iva si liquida entro il 16 del mese, deve essere determinata la differenza tra l’ammontare

complessivo dell’imposta esigibile nel mese precedente e quello dell’imposta ciò si chiama liquidazione

periodica. L’importo a debito risultante dalla liquidazione periodica deve essere versato nello stesso

termine mentre se la liquidazione evidenzia un credito d’imposta questo può essere scomputato dal debito

derivante dalla liquidazione successiva. Il conguaglio dell’iva dovuta a base annuale dovrà essere effettuato

entro il 16 marzo di ciascun anno. La dichiarazione annuale dell’iva è soggetta a verifica con eventuale

accertamento da parte dell’ufficio con atto motivato. Per ciascun anno il contribuente assoggettano deve

presentare la dichiarazione relativa all’imposta periodica dovuta. La dichiarazione relativa al periodo

d’imposta deve contenere: l’imponibile relativo alle operazioni effettuate distinte secondo aliquota

applicabile e l’ammontare delle relative imposte; le operazioni non imponibili/esenti; le operazioni per le

quali è prevista una detrazione; la differenza fra imposta e detrazione che dà luogo all’imposta netta o ad

un credito qualora la detrazione sia maggiore dell’imposta lorda. (cioè imposta lorda detrazione imposta

netta). La dichiarazione va presentata in via telematica entro il 30 settembre dell’anno successivo.

L’accertamento da parte dell’ufficio si modella sostanzialmente su quello previsto per le imposte sui redditi,

competente per l’accertamento è l’agenzia delle entrate nella cui circoscrizione si trova il domicilio fiscale. I

poteri d’indagine cioè i poteri che l’agenzia delle entrate ha di convocare il contribuente sottoporgli dei

questionari chiedere notizie ad amministrazioni pubbliche procedere ad accessi ispezioni e verifiche.

Metodi di accertamento: accertamento analitico cioè quando è documentale anche ricorrendo all’uso di

presunzioni relative a singole omissioni ed inesattezze purchè la presunzione sia grave precisa e

concordante; l’accertamento induttivo: si ha quando l’imponibile e l’aliquota sono determinati sulla base di

dati e notizie raccolti indipendentemente dalla previa ispezione della contabilità e sono computati in

detrazioni solo i versamenti operati dal contribuente e le imposte detraibili risultanti dalle liquidazioni

infrannuali è previsto nel caso di omessa dichiarazione oppure quando la dichiarazione è priva di

sottoscrizione. Il contenuto dell’avviso: l’avviso in rettifica deve contenere a pena nullità gli errori le

omissioni e le false o inesatte indicazioni e i relativi elementi probatori, devono essere indicati i fatti certi

che danno fondamento alle presunzioni. L’avviso deve essere motivato e notificato secondo le regole

previste per le imposte sui redditi, la mancata o insufficiente motivazione produce nullità. Accertamento

con adesione.: è possibile usare lo strumento del concordato per definire fattispecie rilevanti ai soli fini

dell’iva come nell’ipotesi di rettifiche relative all’aliquota adottata al regime di non imponibilità e di

esenzione applicato al contribuente. La riscossione: i versamenti l’atto di riscossione del privato è il

versamento; i versamenti sulla base della dichiarazione e i versamenti infrannuali; i versamenti conseguiti

all’accertamento che concernono imposte emergenti dall’avviso di accertamento e dalla sentenza del

giudice; l’iscrizione a ruolo se il contribuente non versa l’imposta entro i termini previsti si procede

all’iscrizione a ruolo; acconti e rimborso: anche per l’iva è previsto il versamento di un acconto pari all’88%

dell’imposta dovuta relativamente all’ultimo mese, in caso di eccedenza si hanno 2 alternative: la

detrazione dell’eccedenza nell’anno successivo oppure il rimborso. L’iva sulle importazioni: costituiscono

importazioni quelle operazioni che hanno per oggetto beni introdotti nel territorio dello stato provenienti

da paesi o territorio non compresi nell’UE e che non siano già stati immessi in libera pratica in altro paese

membro dell’UE. L’imposta sulle importazioni è commisurata al valore dei beni importati determinato ai

sensi delle disposizioni doganali aumentato dell’ammontare dei diritti doganali dovuti ad eccezione dell’iva

e delle spese di inoltro fino al luogo di destinazione.

L’imposta di registro: il tributo di registro si applica su atti giuridici in corrispondenza di un’attività dello

stato detta registrazione che interessa i soggetti cui l’atto si riferisce. L’imposta di registro è un’imposta che

colpisce la ricchezza disposta con un atto giuridico che contiene la base imponibile cui si applica l’aliquota.

La capacità contributiva di tale imposta è la ricchezza corrispondente al contenuto patrimoniale di un atto

giuridico, l’imposta di registro può essere classificata come imposta indiretta sui trasferimenti di ricchezza.

Sono soggette a registrazione tre categorie di presupposti: Atti scritti: formati nello stato o formati

all’estero solo quando dispongono della proprietà e degli altri diritti reali; Contratti verbali ad es. alcuni

contratti di locazione e affitto di beni immobili esistenti nel territorio dello stato; Operazioni di società ed

enti esteri: l’istituzione /trasferimento in Italia della sede legale e secondaria. La registrazione degli atti

giuridici in pubblici registri è un servizio nato con lo scopo di offrire una tutela contro falsificazione

assicurando l’autenticità e la conservazione degli atti privati e pubblici. Due categorie di atti: quelli soggetti

a registrazione per i quali sussiste l’obbligo di richiederla e quelli per i quali la richiesta è facoltativa. La

registrazione volontaria può essere chiesta per ogni tipo di atto. La registrazione obbligatoria può essere a

sua volta: a termine fisso entro 20giorni dalla stipulazione dell’atto; in caso d’uso cioè utilizzo dell’atto in

procedimenti amministrativi/volontaria giurisdizione il deposito dell’atto è presso le amministrazioni dello

stato e di altri enti locali. La corrispondenza dell’obbligo di richiedere la registrazione, la legge individua due

tipologie di atti corrispondenti al contenuto delle due parti della tariffa allegata: atti soggetti a registrazione

in termine fisso; atti soggetti a registrazione in caso d’uso. La tariffa ha valore perché: costituisce la

puntuale individuazione degli atti; individua l’aliquota o l’entità dell’imposta e stabilisce per essi il tipo di

obbligo in ordine alla registrazione. Atti soggetti a registrazione in termine fisso: atto avente per oggetto

prestazioni a contenuto patrimoniale prestazioni nelle quali è dato ravvisare la manifestazione di capacità

contributiva oggetto di tassazione. Abbiamo: effetto traslativo o dichiarativo e tipo di bene: esistono atti a

titolo oneroso traslativi di beni immobili; atti traslativi a titolo oneroso di beni diversi e atti dichiarativi. I

soggetti : atti propri delle società di qualunque tipo di oggetto; atti dell’autorità giudiziaria ordinaria e

speciale in materia di controversie civili, l’aliquota di questi atti cambia in funzione dell’effetto

trasferimento condanna e accertamento dei diritti. Forma dell’atto: atti pubblici e scritture private e

autenticate; operazioni di società ed enti esteri e particolari contratti anche non stipulati in forma scritta:

locazioni e affitti di beni immobili. Atti da registrare in caso d’uso: scritture private non autenticate non

aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale per le quali è prevista la tassa fissa; atti a

contenuto patrimoniale formati mediante corrispondenza e atti prodotti all’estero relativi al trasferimento

di beni diversi sa quelli immobili. Atti per i quali non vi è l’obbligo di chiedere la registrazione: sono

sottratti a registrazioni obbligatoria tutti gli atti in essa non previsti. Atti sottoposti ad altri regimi,

l’alternativa dell’iva: l’assoggettabilità alla registrazione e all’imposta corrispondente non può riguardare

atti sottoposti ad altri regimi impositivi. Gli atti che contengono i presupposti soggettivi e oggettivi dell’iva

sono assoggettati a tale tributo che è alternativo all’imposta di registro. Contenuto ed effetti dell’atto: il

concetto di disposizione tassabile: l’imposta è applicata secondo l’intrinseca natura e gli effetti giuridici

dell’atto. L’atto è tassato per gli effetti giuridici che produce e questi vengono individuati in base alle

disposizioni di esso che è riferita all’effetto traslativo o dichiarativo. Estraneità dalla tassazione degli atti

gratuiti: se l’atto è in parte oneroso e in parte gratuito sarà soggetto a tassazione solo per la prima parte. I

trasferimenti immobiliari tra coniugi o tra parenti in linea retta di presumono donazioni con esclusione di

prova contraria ma solo se l’imposta di registro applicabile è inferiore a quella di donazione sicchè detto

trasferimento continua a subire l’imposta di registro se questa è superiore a quella di donazione. Irrilevanza

dell’invalidità dell’atto: anche l’atto nullo o annullabile è soggetto a tassazione quando esista il presupposto

ma se l’atto è improduttivo di effetti manca l’oggetto della tassazione. E pertanto l’accertata invalidità

fonda il diritto di rimborso. L’atto inesistente che manca degli elementi essenziali per essere riconoscibile

come atto giuridico e che pertanto non è soggetto a tassazione. Atti dell’autorità giudiziaria: gli atti

dell’autorità giudiziaria soggetti a registrazione in termine fisso sono soggetti a tassazione proporzionale

per il loro contenuto ance se impugnati/impugnabili. Ai fini dell’imposizione è rilevante soltanto quell’unico

trasferimento che risulti effettuato dalla sentenza passato in giudicato. Unicità dell’atto e pluralità di

disposizioni. Ogni disposizione è autonomamente tassabile secondo l’effetto che la caratterizza. Ma può

darsi che la pluralità delle disposizioni sia necessaria in quanto siano tra loro necessariamente connesse, in

tal caso l’imposta si applica come se l’atto contenesse la sola disposizione che dà luogo alla tassazione più

elevata. Per disposizione tassabile si intende il negozio giuridico, mentre per connessione necessaria essa

deve esser richiesta dalla legge. Enunciazione di disposizioni contenute in atti non registrati: se in un atto

sottoposto a registrazione sono contenute disposizioni contenute in atti e contratti verbali non registrati e

posti in essere fra le stesse parti l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate. E se l’atto enunciato

era sottoposto a registrazione in termine fisso si applica anche la sanzione. Per enunciazione s’intende il

riferimento il richiamo la dichiarazione d’esistenza d’una disposizione. I contratti verbali sono soggetti a

registrazione se enunciarti in altri atti diventando tassabili. Momento in cui si verifica l’effetto tassabile.

L’imposta si applica quando l’atto è perfetto quando cioè esso è capace di produrre i suoi effetti

indipendentemente dalle eventuali invalidità che lo riguardano. L’atto sottoposto a condizione sospensiva è

perfetto ma inefficace pertanto esso è sottoposto a tassa fissa e l’imposta si applicherà al momento del

verificarsi della condizione/comunque al momento della produzione degli effetti. Il contratto preliminare

che non è produttivo dell’effetto tassabile è soggetto alla sola tassa fissa mentre è soggetto all’imposta

proporzionale il contratto definitivo. Variazione degli effetti di atti tipici: transazione e divisione: il

contratto di transazione può avere effetti traslativi e/o dichiarativi, tre ordini di effetti: trasferimento di

diritti reali; costituzione di obblighi di pagamento e restituzione/effetti meramente dichiarativi di situazioni

preesistenti. Le prime due categorie ci è la tassazione proporzionale in quanto vi è disposizione di ricchezza

tassabile mentre per l’ultima è prevista solo la tassa fissa. Se la quota di fatto supera quella di diritto la

differenza è considerata vendita e pertanto disposizione traslativa. Determinazione della base imponibile:

se il tributo è un’imposta proporzionale questa si ottiene applicando l’aliquota prevista dalla tariffa alla

base imponibile che è data dal valore della disposizione tassabile al momento nel quale l’atto produce i suoi

effetti traslativi o costitutivi. La base imponibile è data dal valore del bene/del diritto che risulta dall’atto. Si

fa riferimento al valore venale in commercio. I soggetti passivi: chi è obbligato al pagamento dell’imposta

per il contenuto che l’atto è destinato a produrre dovrebbe essere obbligato a richiedere la registrazione.

Soggetti obbligati alla richiesta di registrazione: i pubblici ufficiali come notai e cancellieri; i cancellieri e i

segretari degli atti giudiziari; gli impiegati dell’amministrazione finanziaria; le parti contraenti per le

scritture private non autenticate per i contratti verbali. Soggetti obbligati al pagamento: la loro

individuazione varia in funzione dell’atteggiarsi dell’obbligo della richiesta di registrazione e del momento

della liquidazione dell’imposta. Per gli atti soggetti a registrazione in termine fisso: imposta principale è

dovuta da tre categorie di soggetti: i pubblici ufficiali; i soggetti nel cui interesse fu richiesta la registrazione

e le parti contraenti qui il responsabile di imposta ha diritto di rivalsa e dopo il pagamento egli si surroga in

tutte le ragioni azioni e privilegi spettanti all’amministrazione. L’imposta complementare e suppletiva:

rispondono solo i soggetti che hanno partecipato all’atto e quelli nel cui interesse fu registrato l’atto. La

nullità di patti contrari alla legge: i patti contrari alle disposizioni della legge di registro compresi quelli che

pongono l’imposta e le sanzioni a carico della parte inadempiente sono nulli. L’attuazione dell’imposta id

registro: l’attuazione dell’imposta di registro conosce le procedure. Registrazione dell’atto; accertamento

cioè determinazione della base imponibile e dell’imposta e la riscossione. Le vicende di accertamento

possono condurre a tre determinanti dell’imposta che la legge chiama principale complementare e

suppletiva. L’imposta principale è quella determinata al momento della registrazione è un’imposta

accertata sulla base degli elementi offerti dallo stesso contribuente. L’imposta liquidata può avere due

origini: l’ufficio è incorso in errori ed omissioni compiuti al momento della registrazione e la maggior

imposta liquidata in conseguenza della correzione si chiama suppletiva; in tutti gli altri casi cioè in caso di

accertamento di maggior valore rispetto a quello registrato si chiama imposta complementare. L’avviso di

accertamento: atto col quale l’ufficio determina un maggior valore e la corrispondente maggior imposta è

un avviso di accertamento che ha l’obbligo della motivazione è formulato in modo che deve contenere

l’indicazione del valore attribuito ai beni e ai diritti e agli elementi in base al quale è stato formulato, se non

è motivato l’imposta di registro è nulla. Avviso di liquidazione: ha come contenuto la sola liquidazione

dell’imposta sulla base di un’imponibile, si può impugnare davanti al giudice tributario per i vizi propri. Si

emana: per la riliquidazione dell’imposta nel caso di imposta suppletiva; nel caso di registrazione d’ufficio e

qualora l’imponibile sia stato determinato dal giudice. Definizione per adesione: la disciplina riguarda le

imposte di registro e quelle di successione essa delimita l’oggetto dell’atto: il valore di beni e dei diritti

indicati in ciascun atto. Il valore definito vincola l’ufficio ad ogni ulteriore effetto limitatamente ai tributi

tassativamente elencati. Riscossione: l’imposta principale va pagata all’atto della registrazione o entro 60

giorni dalla notificazione dell’avviso di liquidazione, l’imposta complementare definitiva per mancata

impugnazione dell’atto entro 60 giorni dalla notificazione del relativo avviso di accertamento. Se l’imposta

complementare è impugnata il ricorso non sospende la riscossione e si hanno riscossioni frazionati

crescenti. Se è proposto ricorso contro l’atto di liquidazione dell’imposta suppletiva il ricorso sospende la

riscossione alla decisione della commissione tributaria regionale. Le sanzioni amministrative pecuniarie

sono riscosse in conformità ai principi generali. Il rimborso dell’imposta delle sanzioni amministrative e

degli interessi deve essere richiesto entro 3 anni dal giorno del pagamento/ da quello in cui è sorto il diritto

alla restituzione.

L’imposta delle successioni e donazioni: la manifestazione di capacità contributiva colpita dall’imposta sulle

successioni e donazioni è l’arricchimento gratuito come incremento di patrimonio, collocati nella tassazione


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paola.carioni.7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Logozzo Maurizio.

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