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IL DIVIETO DI DOPPIA IMPOSIZIONE

Come i giudici non possono pronunciarsi due volte sulla medesima controversia, così

l’Amministrazione finanziaria non deve sottoporre ad imposta due volte lo stesso

presupposto. Il divieto di doppia imposizione implica che è vietato accertare due

volte, a carico dello stesso soggetto la stessa imposta su di un medesimo presupposto.

Nelle sue articolazioni più significative il divieto implica:

- Che non può essere applicata la stessa imposta sullo stesso presupposto nei

confronti di soggetti diversi;

- Il divieto opera anche quando sono coinvolte imposte diverse: perciò un

reddito non può essere tassato prima come reddito di una società di capitali,

poi di una persona fisica, con l’applicazione dell’ ex IRPEG in un caso e

dell’ex IRPEF nell’altro.

TIPOLOGIA

ACCERTAMENTO ANALITICO DEL REDDITO

COMPLESSIVO

L’avviso di accertamento assume denominazioni diverse a seconda del metodo con

cui viene determinato l’imponibile. Si distingue, sotto questo profilo tra accertamento

analitico e sintetico, analitico-contabile ed induttivo, presuntivo, ecc. . Per analizzare

la materia bisogna distinguere non solo tra le varie imposte ma anche tra

accertamento del reddito complessivo e accertamento dei singoli redditi.

L’accertamento analitico è quello che ricostruisce l’imponibile considerandone le

singoli componenti. Più precisamente per le persone fisiche si ha accertamento

analitico quando il reddito complessivo imponibile viene determinato con riferimento

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alle singole categorie reddituali; essendo note le fonti dei redditi distinti per categorie,

si quantificano i redditi delle varie categorie. L’accertamento è analitico anche se ha

per oggetto un solo tipo di reddito; ciò che lo caratterizza è infatti la conoscenza della

fonte del reddito. Per i redditi di impresa l’accertamento analitico è quello effettuato

determinando o rettificando singoli componenti del reddito; esso presuppone che la

contabilità nel suo complesso non venga considerata inattendibile, e che se ne

rettifichino singoli risultanze; ecco perché detto analitico-contabile. Anche nell’Iva si

ha accertamento analitico quando la rettifica investe singoli componenti

dell’imponibile; nelle altre imposte indirette non ha ragione d’essere la distinzione tra

più metodi di accertamento, salvo ipotesi particolari.

ACCERTAMENTO SINTETICO DEL REDDITO

COMPLESSIVO

Di accertamento sintetico si parla a proposito del reddito complessivo delle persone

fisiche. Mentre l’accertamento analitico ha per oggetto redditi appartenenti a singole

categorie, con l’accertamento sintetico si ottiene direttamente la misura del reddito

complessivo. Con il metodo analitico l’iter conoscitivo ha come punto di partenza

specifiche fonti reddituali e come esito la quantificazione del reddito attribuibile a tali

fonti; il metodo sintetico, invece, ha come punto di partenza l’individuazione di

elementi e fatti economici diversi dalle fonti di reddito. Perciò l’accertamento

sintetico viene anche indicato come accertamento basato sulla spesa.

Per quanto riguarda i presupposti dell’accertamento sintetico va rilevato:

A- L’ufficio non è obbligato a verificare la congruità dei singoli redditi

dichiarati prima di adottare il metodo sintetico;

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B- L’ufficio può procedere all’accertamento sintetico in base ad elementi e

circostanze di fatto certi in relazione al contenuto induttivo di tali elementi

e circostanze;

C- I fatti o indici su cui può essere fondato un accertamento sintetico non sono

predeterminati dal legislatore e sono dati in genere o dal datore di vita, o da

investimenti;

D- L’accertamento è ammesso solo quando il reddito complessivo netto

accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato;

E- L’accertamento sintetico può essere adottato come conseguenza della

mancata collaborazione del contribuente all’attività istruttoria dell’ufficio.

Per quanto riguarda il risultato, va notato che dall’impiego del metodo sintetico si

ottiene la determinazione del reddito complessivo netto; perciò non hanno rilievo le

spese di produzione del reddito e non sono deducibili gli oneri che sono invece

deducibili dal reddito complessivo determinato in via anale.

I PARAMETRI DELL’ACCERTAMENTO SINTETICO

Schematicamente, possiamo enucleare tre criteri di quantificazione del reddito

sintetico.

A) Innanzitutto, occorre dire del << redditometro >>. La legge attribuisce al

ministro delle finanze il potere di individuare dei fatti-indice, in base ai

quali gli uffici possono determinare induttivamente il reddito globale. Il

redditometro può essere adottato solo nel caso in cui il reddito dichiarato

non risulti congruo per almeno due periodi di imposta. Il decreto

ministeriale considera come indici la disponibilità di aerei, navi,

imbarcazioni da diporto, automobili e altri mezzi di trasporto; residenze

principali e secondarie. Tale decreto ha natura regolamentare; pertanto ne è

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possibile il sindacato giurisdizionale, si da parte del giudice amministrativo,

sia da parte del giudice tributario. Esso contiene delle presunzioni.

Accertata l’esistenza di determinati indici, l’ufficio ne può desumere la

quantificazione del reddito usando i coefficienti stabiliti dal decreto

ministeriale.

B) L’accertamento sintetico può essere effettuato anche in base ad altri fatti tra

cui ha un rilievo preminente la spesa per incrementi patrimoniali. Quando

l’esborso è molto elevato in rapporto ai redditi dichiarati dal contribuente

nell’anno in cui viene fatta la spesa e negli anni precedenti, è legittimo

presumere che siano stati utilizzati redditi non dichiarati. Per delimitare la

discrezionalità degli uffici, la legge stabilisce che qualora l’ufficio determini

sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per

incrementi patrimoniali, la stessa si presume sostenuta con redditi

conseguiti in quote costanti nell’anno in cui è stata effettuata e nei cinque

anni precedenti. L’ufficio deve tener conto della somma effettivamente

sborsata; quindi se in contribuente acquista un immobile pagando il prezzo

in parte in contanti e in parte con l’assunzione di un mutuo l’ufficio non

dovrà tener conto della somma mutata.

C) Il redditometro è fondato sull’assunto che in base a determinate spese si può

desumere il reddito globale; la prassi in uso prima del redditometro

muoveva dalla ricostruzione presuntiva della spesa globale per inferire da

questa il reddito globale. In sostanza, veniva quantificata presuntivamente la

somma spesa dal singolo contribuente e dal suo nucleo familiare nel periodo

d’imposta; a questa veniva aggiunta la così detta quota-risparmio ( la

somma che presuntivamente il contribuente accantona ); ed il reddito

complessivamente prodotto veniva considerato pari alla somma di quanto

speso per vivere e della quota-risparmio.

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L’ACCERTAMENTO ANALITICO-CONTABILE DEI

REDDITI D’IMPRESA

L’accertamento analitico-contabile dei redditi d’impresa è quello che consta di

rettifiche di singole componenti del reddito imponibile. In pratica la rettifica può

scaturire :

A) Dal confronto tra dichiarazione, bilancio e scritture contabili;

B) Dall’esame dalla documentazione che sta a base della contabilità;

C) Da circostanze estranee alla contabilità o alla sfera dell’impresa.

Nella prassi si usa distinguere tra accertamento analitico e accertamento

tout court

analitico-induttivo.

Accertamento analitico è quello che deduce l’incompletezza, la

tout court

• falsità o l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione in modo certo

e diretto da una delle risultanze probatorie acquisite dall’ufficio attraverso i

verbali, le risposte ai questionari, l’esame dei conti bancari ecc..

Accertamento analitico-induttivo è invece quello che rettifica la dichiarazione

• sulla base di presunzioni. La legge consente infatti all’ufficio di affermare

l’esistenza di attività non dichiarata o l’inesistenza di passività dichiarate anche

sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi precise e

concordanti.

Inoltre gli accertamenti analitico-induttivi possono essere fondati anche sull’esistenza

di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli

desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio della specifica attività

svolta ovvero dagli studi di settore.

L’accertamento analitico-induttivo può essere dunque fondato:

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- Su presunzioni ( gravi, precise e concordanti)

- Su gravi incongruenze

- Sugli studi di settore

L’ACCERTAMENTO INDUTTIVO-EXTRACONTABILE DEI

REDDITI D’IMPRESA

Secondo l’art. 39 del D.p.r. 29 settembre 1973 n. 600, il metodo induttivo-

extracontabile può essere adottato nei seguenti casi:

1) Quando il reddito d’impresa non è stato indicato nella dichiarazione;

2) Quando dal verbale di ispezione risulta che il contribuente non ha tenuto o

ha sottratto all’ispezione una o più delle scritture contabili prescritte ai fini

fiscali o quando le scritture non sono disponibili per causa di forza

maggiore;

3) Quando le omissioni e le false o inesatte indicazioni accertate mediante

verbale di ispezione o le irregolarità formali delle scritture contabili sono

così gravi, numerose, ripetute da rendere nel complesso inattendibili le

scritture stesse per mancanza delle garanzie proprie di una contabilità

sistematica;

4) Quando il contribuente non ha dato seguito all’invito a trasmettere o esibire

atti o documenti e non ha risposto al questionario.

In presenza di tali situazioni l’ufficio può procedere ad una forma particolare di

accertamento, che è caratterizzata da tre facoltà:

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A) L’ufficio può avvalersi dei dati e delle notizie raccolti o venuti a sua

conoscenza;

B) L’ufficio può prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e

delle scritture contabili;

C) L’ufficio può avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di gravità,

precisione, e concordanza.

L’ufficio può ritenere inattendibile la contabilità solo in base a prove circostanziate

circa le irregolarità contabili; a questi fini quindi non può servirsi di dati astratti ma

deve basarsi su prove concrete riguardanti in singolo contribuente. Una volta

appurata in modo concreto l’inattendibilità della contabilità rivolta a ricostruire il

reddito: in questa seconda fase l’ufficio può prescindere dalla contabilità, e servirsi di

dati ed elementi raccolti e di presunzioni non assistite dai requisiti, gravità e

concordanza. Solo in questa seconda fase l’ufficio può servirsi di medie statistiche ed

altri consimili dati di carattere astratto non desunti dalla situazione concreta del

singolo contribuente.

GLI STUDI DI SETTORE ED IL VISTO DI CONFORMITA’

Gli studi di settore si propongono di determinare ricavi o i compensi attribuibili al

contribuente sulla base della sua capacità potenziale di produrre ricavo, definita in

base ad una varietà di fattori interni ed esterni all’azienda.

In concreto, gli studi di settore sono realizzati rilevando per ogni gruppo omogeneo di

imprese le relazioni esistenti tra le variabili contabili e strutturali e i ricavi ottenibili.

Per quanto riguarda i criteri per l’elaborazione dei singoli studi di settore, le e

imprese vengono divise in gruppi omogenei ( Cluster ) in base ad una molteplicità di

fattori ( Modelli organizzativi, tipo di clientela, area di mercato, ecc. ).

Viene quindi determinata, per ciascun cluster, una funzione matematica, in base alla

quale sono stati calcolati ricavi (variabile dipendente ) muovendo dai dati contabili e

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strutturali (variabile indipendenti ) sulla base di tali elaborazioni è stata individuata la

relazione esistente tra le caratteristiche dell’attività e l’ammontare dei ricavi o dei

compensi. Così muovendo dai dati relativi alle caratteristiche e modalità di esercizio

dell’attività può essere calcolato l’importo presunto dei ricavi o dei compensi ottenuti

nel periodo d’imposta.

Per quanto riguarda i casi e nei confronti di quali soggetti sono applicati gli studi di

settore: assumono rilievo gli imprenditori in regime di contabilità semplificata; nei

confronti di tali soggetti può essere sempre applicato lo studio di settore per il solo

fatto che ritratta di soggetti in contabilità semplificata. Invece nei confronti di

soggetti in regime di contabilità ordinaria e nei confronti degli esercenti arti e

professioni, gli studi di settore possono essere applicati solo se l’ammontare dei ricavi

determinabili sulla base degli studi e superiore dei ricavi dichiarati in almeno due

periodi di imposta su tre consecutivi. Infine gli studi di settore possono essere

applicati nei confronti dei soggetti in regime di contabilità ordinaria qualora si

riscontri l’inattendibilità della contabilità.

I responsabili dei CAF delle imprese ed i professionisti abilitati possono rilasciare su

richiesta dei contribuenti una speciale asseverazione detta << visto pesante >>. Con

tale visto viene asseverato che gli elementi comunicati all’amministrazione

finanziaria nella dichiarazione dei redditi, e rilevanti ai fini dell’applicazione degli

studi di settore, corrispondono ala contabilità e alla documentazione dell’impresa.

Inoltre il visto implica l’attestazione che i ricavi dichiarati sono congrui rispetto a

quelli determinabili sulla base degli studi di settore. Il << visto pesante >> produce

due ordini di effetti:

A) Le dichiarazioni accompagnate dal visto pesante non possono essere

rettificate col metodo induttivo; possono essere rettificate in base

agli studi di settore ma entro la fine del terzo anno successivo alla

presentazione della dichiarazione;

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B) In caso di rettifica il ricorso impedisce la riscossione fino alla

sentenza di primo grado.

L’ACCERTAMENTO D’UFFICIO

La rettifica, in qualsiasi modo svolta, presuppone una dichiarazione del contribuente.

In caso di omessa presentazione della dichiarazione ( fattispecie cui va assimilata la

presentazione di dichiarazioni radicalmente nulle ), l’Ufficio procede ad accertare

d’ufficio, determinando il reddito complessivo del contribuente sulla base dei dati e

delle notizie comunque raccolte o di cui sia venuta a conoscenza con facoltà di

avvalersi di presunzioni non qualificate e di prescindere in tutto o in parte dalle

risultanze delle dichiarazioni o delle scritture contabili del contribuente. L’ufficio può

procedere all’accertamento in oggetto entro il 31 dicembre del quinto anno

successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere presentata la dichiarazione.

L’ACCERTAMENTO PARZIALE

L’accertamento parziale è quello che si fonda su segnalazioni provenienti dal centro

informativo delle imposte dirette, dalla guardia di finanza, da pubbliche

amministrazioni ed enti pubblici, o dall’anagrafe tributaria. In base a tali segnalazioni

l’ufficio delle entrate può rettificare la dichiarazione accertando un reddito non

dichiarato, il maggiore ammontare di un reddito parzialmente dichiarato, o la non

spettanza di deduzioni, esenzioni o agevolazioni. L’accertamento parziale si

caratterizza dunque sotto due profili: per i soggetti da cui provengono i dati e per

l’oggetto delle segnalazioni. L’oggetto delle segnalazioni è costituito da dati

riguardanti un determinato reddito o da elementi che incidono sulle deduzioni, sulle

esenzioni o sulle agevolazioni; di regola quindi l’accertamento parziale è un

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AUTORE

vipviper

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Messina Sebastiano.

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