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FONTI NORMATIVE: in virtù dell’art. 30 della legge delega. 30 dicembre 1991, n.

413, il Governo è stato chiamato ad emanare uno o più Decreti delegati per riformare il

contenzioso tributario.

In attuazione di tale delega, il 31 dicembre del 1992 sono stati emanati i D.Lgs. nn. 545 e 546

concernenti, rispettivamente, l’ordinamento degli organi di giurisdizione tributaria e il Processo

tributario.

I decreti delegati, formalmente in vigore dal 15 gennaio 1993, hanno avuto efficacia a partire

dal 1° aprile 1996, data di insediamento delle nuove Commissioni Tributarie (art. 80, comma 2,

D.Lgs. 546/1992 e art. 51, comma 2, D.Lgs. 545/1992, nonché D.M. 26 gennaio 1996).

In particolare la nuova disciplina ha introdotto:

a) ampliamento della giurisdizione delle Commissioni Tributarie che, in virtù della Legge

28/12/2001 n. 448 art. 12, viene estesa ai tributi di ogni genere e specie, anche locali;

b) soppressione della Commissione Tributaria Centrale, la quale comunque opera fino ad

esaurimento dei ricorsi pendenti;

c) assistenza tecnica obbligatoria generalizzata, con alcune specifiche eccezioni, tra le quali:

• controversie di modesto valore;

• contribuente abilitato alla difesa dei terzi;

d) il rimborso delle spese di giudizio a carico della parte soccombente;

e) nuove e più rigorose modalità nell’introduzione del giudizio (proposizione del ricorso e

costituzione in giudizio);

f) l’istituto della conciliazione giudiziale nel primo grado di giudizio;

g) nuove modalità di pagamento dei tributi e delle sanzioni in pendenza di giudizio;

h) la previsione di condanna dell’Ufficio al rimborso di quanto non spettante avuto riguardo

al contenuto della Sentenza e al giudizio di ottemperanza.

PRASSI AMMINISTRATIVA: si segnalano, tra le altre, le seguenti Circolari emanate dal

Ministero delle Finanze e dall’Agenzia delle Entrate (Centrali o Regionale), nonché alcune

Risoluzioni e Comunicati. CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 2 3

a) Circolari del Ministero delle Finanze:

- 28.03.1996, n. 79/E, 23.04.1996, n. 98/E e - 17.06.1999, n. 133/E (applicabilità della

18.12.1996, n. 291/E (primi commenti al nuovo sospensione feriale ai ricorsi avverso i ruoli

contenzioso tributario); emanati dai Centri di Servizio delle II.DD. e II.

- 08.08.1997, n. 235/E (conciliazione giudiziale Dell’Agenzia delle Entrate);

‘riformata’ in seguito all’entrata in vigore del - 26.10.1999, n. 208/E (ricorso per Cassazione).

D.Lgs. 19.06.1999, n. 218; Sul tema vedi anche C.M. n. 201/E/1998;

- 20.11.1997, n. 293/E (modalità di autorizzazione - 30.11.1999, n. 224/E (rimborso dei tributi

alla proposizione dell’appello principale ex. Art. corrisposti in eccedenza nel caso di sentenza a

52 del D.Lgs. 546/1992); favore del contribuente);

- 04.02.1998, n. 39/E (incompatibilità dei giudici - 21.01.2000, n. 14/E (sospensione cautelare nei

tributari); procedimenti contro i ruoli dei Centri di Servizio

- 11.08.1998, n. 201/E (notificazione delle delle imposte Dirette e Indirette dell’Agenzia

sentenza delle Commissioni Tributarie Regionali delle Entrate);

e sul ricorso per Cassazione); - 16.11.2000, n. 207/E (modifiche operate dalla L.

- 21.10.1998, n. 242/E (discussione in pubblica 21.11.2000, n. 342, in tema di incompatibilità e

udienza); compensi dei giudici tributari nonché di

- 15.01.1999, n. 19/E (compensi dei giudici composizione del Consiglio di Presidenza della

tributari); Giustizia Tributaria).

- 04.03.1999, n. 56/E (rappresentanza dell’Ufficio

finanziario dinanzi alle Commissioni Tributarie); - 31.07.2001, n. 73/E (inapplicabilità dell’art. 373

b) Circolari emanate dalla Agenzia delle Entrate: c.p.c. ‘sospensione dell’esecutività delle sentenze

- 16.03.2001, n. 26/E (procedure di accesso tramite impugnate per Cassazione’ al processo

tecnologie WEB alla banca dati del contenzioso tributario);

tributario da parte di determinate categorie di - 01.02.2002, n. 14/E (controversie concernenti gli

soggetti);

- 03.04.2001, n. 36/E (modalità di costituzione in atti emanati dai Centri di Servizio II.DD e II.II.

giudizio del ricorrente); soppressi);

- 30.07.2001, n. 70/E (comportamento da tenere da - 21.03.2002, n. 25/E (ampliamento della

parte degli Uffici periferici in relazione a giurisdizione delle Commissioni Tributarie).

eventuali questioni di legittimità costituzionale

delle norme);

- 30.07.2001, n. 71/E (nuovi profili in tema di

‘parti processuali’ e ‘rappresentanza in giudizio’

emersi a seguito dell’attivazione delle nuove

agenzie fiscali); CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 3

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DEGLI ORGANI SPECIALI DI GIURISDIZIONE TRIBUTARIA

(D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 545)

♦ NUOVE COMMISSIONI TRIBUTARIE: ai sensi dell’art. 1, D.Lgs. 545/1992, la

giurisdizione tributaria viene esercitata:

- in primo grado dalle Commissioni Tributarie Provinciali, con sede nel capoluogo di ogni

provincia;

- in secondo grado dalle Commissioni Tributarie Regionali, con sede in ogni capoluogo di

regione;

I ricorsi da parte del contribuente devono essere presentati alle Commissioni Tributarie Provinciali

competenti per territorio.

Le sentenze delle Commissioni Tributarie Provinciali possono essere impugnate davanti alle

Commissioni Tributarie Regionali.

Le sentenze delle Commissioni Tributarie Regionali possono essere impugnate solo davanti alla

Corte di Cassazione, in tutti I casi previsti dall’art. 360 c.p.c.

La Commissione Tributaria Centrale è stata soppressa, ma continuerà ad operare fino ad

esaurimento dei ricorsi pendenti.

L’art. 1, comma 1-bis, D.Lgs. 545/1992 prevede la possibilità di istituire “Sezioni staccate” delle

Commissioni Tributarie Regionali. Tale facoltà è concessa solo in quei comuni con più di 120.000

abitanti e distanti più di 100 chilometri dal Comune capoluogo di Regione.

Tale facoltà è stata esercitata con D.M. del 6 giugno 2000, con il quale si è proceduto ad istituire un

certo numero di sezioni staccate. La loro entrata in funzione viene disposta con decreto dei rispettivi

1 .

presidenti di Commissione, pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Nelle province autonome di Trento e di Bolzano, sono presenti rispettivamente le Commissioni di

primo e di secondo grado, con funzioni analoghe alle Commissioni Provinciali e Regionali, e dalle

quali recepiscono la disciplina in quanto compatibile con le norme di legge e dello Statuto Regionale

che le riguardano (si veda D.Lgs. 9.9.1997, n 354, recante le norme di attuazione dello Statuto speciale

del Trentino Alto Adige).

Per ogni Commissione, Provinciale o Regionale, il Decreto legislativo n. 545/1992 fissa il numero

di sezioni componente l’organo giudicante.

♦ COMPOSIZIONE DELLE COMMISSIONI: ai sensi dell’art. 2, ad ogni Commissione,

Provinciale e Regionale, viene preposto un Presidente il quale presiede anche alla prima sezione. In

1 Per avere la lista completa delle sezioni effettivamente istituite, si veda il sito web www.anutel.it/indirizzi/tributaria.php

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caso di impedimento del presidente di Commissione, il suo posto viene preso dal presidente di

sezione più anziano in carica. In caso di pari anzianità rileva l’età anagrafica.

Ogni sezione è composta da un presidente, da un vicepresidente e almeno quattro giudici tributari, i

cosiddetti componenti. Per giudicare sulla controversia, ogni sezione deve essere composta da almeno

tre votanti, compresi il presidente o il vice presidente. Se non si riesce a raggiungere i componenti

minimi, il presidente della Commissione può nominare come componenti di quella sezione, giudici

appartenenti ad altre sezioni.

♦ Ai capi primo e secondo del D.Lgs. n. 545/1992, sono disciplinati rispettivamente la composizione

e i componenti delle Commissioni Tributarie. In particolare, l’art. 3 disciplina i presidenti e i

vicepresidenti delle Commissioni Tributarie e delle Sezioni; l’art. 4 i giudici delle Commissioni

Provinciali; l’art. 5 i giudici delle Commissioni Regionali; l’art. 6 la formazione delle sezioni e

dei collegi giudicanti. Per quanto riguarda i componenti delle Commissioni, al capo secondo, l’art.

11 disciplina la durata dell’incarico; l’art. 12 i casi di decadenza dall’incarico di componente le

Commissioni; l’art. 13 il trattamento economico.

REQUISITI DEI GIUDICI TRIBUTARI: (Art. 7) [1] I componenti delle commissioni tributarie

devono: a) essere cittadini italiani; b) avere l'esercizio dei diritti civili e politici; c) non aver riportato

condanne per delitti comuni non colposi o per contravvenzioni a pena detentiva o per reati tributari e

non essere stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza; d) non aver superato, alla data di

scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di

ammissione, settantadue anni di età; e) avere idoneità fisica e psichica; f) avere o aver dichiarato di

voler stabilire la residenza nella regione nella quale ha sede la commissione tributaria.

Per i giudici tributari delle Commissioni Tributarie di primo e secondo grado delle provincia di

Bolzano è altresì richiesta la conoscenza della lingua italiana e tedesca (art. 26 D.Lgs. 354/1997).

INCOMPATIBILITA’: (Art. 8) [1] Non possono essere componenti delle commissioni tributarie,

finché permangono in attività di servizio o nell'esercizio delle rispettive funzioni o attività

professionali: a) i membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo; b) i consiglieri

regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e gli amministratori di altri enti che applicano tributi

o hanno partecipazione al gettito dei tributi indicati nell'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992,

n. 546, nonché coloro che, come dipendenti di detti enti o come componenti di organi collegiali,

concorrono all'accertamento dei tributi stessi; c) i dipendenti dell'Amministrazione finanziaria che

prestano servizio presso gli uffici delle Agenzie delle entrate, delle dogane e del territorio, di cui al

decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni; d) gli appartenenti al Corpo

della Guardia di finanza; e) i soci, gli amministratori e i dipendenti delle società concessionarie del

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servizio di riscossione delle imposte o preposte alla gestione dell'anagrafe tributaria e di ogni altro

servizio tecnico del Ministero delle finanze; f) gli ispettori tributari di cui alla legge 24 aprile 1980, n.

146; g) i prefetti; h) coloro che ricoprono incarichi direttivi o esecutivi nei partiti politici; i) a decorrere

dal 1 ottobre 2001, coloro che in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario o accessorio ad altra

prestazione, esercitano la consulenza tributaria, ovvero l'assistenza o la rappresentanza di contribuenti

nei rapporti con l'amministrazione finanziaria o nelle controversie di carattere tributario; l) gli

appartenenti alle Forze armate ed i funzionari civili dei Corpi di polizia; m) coloro che sono coniugi o

parenti fino al secondo grado o affini in primo grado di coloro che sono iscritti negli albi professionali

o negli elenchi di cui alla lettera i) nella sede della commissione tributaria o che comunque esercitano

dinanzi alla stessa abitualmente la loro professione.

[2] Non possono essere componenti dello stesso collegio giudicante i coniugi, nonché i parenti ed

affini entro il quarto grado.

[3] Nessuno può essere componente di più commissioni tributarie

[4] I componenti delle commissioni tributarie, che vengano a trovarsi in una delle condizioni di cui

al comma 1, lettere a) e b) o che siano nominati giudici costituzionali, sono sospesi dall'incarico fino

alla data di cessazione dell'incompatibilità; successivamente alla suddetta data essi riassumono le

rispettive funzioni anche in soprannumero presso la commissione tributaria di appartenenza.

♦ GIUDICE UNICO: l’art. 32 della L. 08.05.1998, n. 146 ha introdotto la figura del Giudice

Tributario Unico per le controversie di modesto valore (fino a €. 2.582,28) pendenti alla data del 1°

aprile 1996 dinanzi alle Commissioni Tributarie Provinciali. In tal caso i ricorsi sono trattati e

decisi in pubblica udienza da un singolo giudice, nominato dal presidente della sezione avanti alla

quale è stato proposto il ricorso, scelto al suo interno.

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NORME SUL NUOVO CONTENZIOSO TRIBUTARIO

(D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546)

Art. 1

(Gli organi della giurisdizione tributaria)

[1]. La giurisdizione tributaria è esercitata dalle commissioni tributarie provinciali e dalle

commissioni tributarie regionali di cui all'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 31

dicembre 1992, n. 545.

[2]. I giudici tributari applicano le norme del presente decreto e, per quanto da esse non disposto e

con esse compatibili, le norme del codice di procedura civile.

Dall’art. 1, comma 2, si evince che si applicano al processo tributario, quando non specificatamente

predisposto, e salvo l’incompatibilità con le norme contenute nel D.Lgs. n. 546/1992, le norme

processuali civilistiche. Art. 2

(Oggetto della giurisdizione tributaria)

[1]. Appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni

genere e specie comunque denominati compresi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo

per il Servizio sanitario nazionale, nonché le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative,

comunque irrogate da uffici finanziari, gli interessi e ogni altro accessorio. Restano escluse dalla

giurisdizione tributaria soltanto le controversie riguardanti gli atti della esecuzione forzata tributaria

successivi alla notifica della cartella di pagamento e, ove previsto, dell'avviso di cui all'articolo 50 del

decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, per le quali continuano ad

applicarsi le disposizioni del medesimo decreto del Presidente della Repubblica.

[2]. Appartengono altresì alla giurisdizione tributaria le controversie promosse dai singoli

possessori concernenti l'intestazione, la delimitazione, la figura, l'estensione, il classamento dei terreni

e la ripartizione dell'estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, nonché

le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unita' immobiliari urbane e

l'attribuzione della rendita catastale. Appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie

relative alla debenza del canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche previsto dall’articolo 63

del d.lgs. 15/12/1997, n.446, e successive modificazioni, e del canone per lo scarico e la depurazione

delle acque reflue e per lo smaltimento dei rifiuti urbani, nonché le controversie attinenti l’imposta o il

canone comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni.

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[3]. Il giudice tributario risolve in via incidentale ogni questione da cui dipende la decisione delle

controversie rientranti nella propria giurisdizione, fatta eccezione per le questioni in materia di querela

di falso e sullo stato o la capacita' delle persone, diversa dalla capacita' di stare in giudizio.

In forza dell’art. 12, L. 28 dicembre 2001, n. 448, la competenza delle Commissioni Tributarie si è

estesa a tutte le controversie aventi ad oggetto “i tributi di ogni genere e specie, comunque denominati

ivi comprese le sanzioni, le sovrimposte e le addizionali, nonché gli interessi ed ogni altro accessorio”

(l’inciso corsivo è stato aggiunto dall’art. 3-bis, co.1, lett.a), del D.L. 203/2005, conv. in L. 248/2005).

Occorre rilevare che, in forza della dizione “ogni genere e specie di tributo”, ogni tributo, anche di

futura istituzione, rientrerà automaticamente nella competenza delle Commissioni tributarie senza

dovere, a tal fine, emanare alcuna disposizione relativa al contenzioso.

Vengono sottratte alla cognizione delle Commissioni tributarie le controversie riguardanti:

- gli atti dell'esecuzione forzata successivi alla notifica della cartella di pagamento e, qualora

previsto, dell’avviso di intimazione ad adempiere (art. 50, D.PR. 29.09.1973, n. 602);

- tutte le controversie inerenti a rapporti obbligatori che, sebbene relativi a rapporti tributari, non

abbiano la natura tributaria, come ad esempio le cause relative ad azioni promosse dai

cessionari/committenti (consumatori finali) per il rimborso dell’I.V.A. indebitamente assolta

all’atto dell’acquisto di beni o servizi (Cass., Sez. Trib., Sent. 04.05.2005, n. 9191; conforme:

sent.10.01.2001, n.272); oppure le controversie relative ad azioni di rivalsa del fideiussore

escusso dall’Amministrazione finanziaria nei confronti del contribuente indebitamente

rimborsato dell’I.V.A. ai sensi dell’art. 38-bis del D.P.R. 26.10.1972, n. 633 (Cass., SS.UU.,

Sent. 15.10.1998, n. 10188).

Alla luce del nuovo criterio stabilito per l’individuazione della competenza delle Commissioni

Tributarie, ribadita anche nella C.M . del 21.03.2002, n. 25/E, questa concerne, tributi di ogni specie e

genere, compresi quelli Regionali, Provinciali e Comunali, quindi:

I. Tributi Erariali:

⇒ Imposte sui redditi (IRPEF e IRPEG);

⇒ Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) compresa:

- quella relativa ai trasferimenti intracomunitari;

- quella sulle importazioni da Stati extra-U.E.;

- quella relativa agli spettacoli (il c.d. metodo S.I.A.E.).

⇒ Controversie tra sostituto e sostituito d’imposta in ordine alla legittimità ed alla misura della ritenuta alla

fonte applicate;

⇒ Imposta di registro (D.P.R. 26.04.1986, n. 131);

⇒ INVIM (soppressa con L. 28.12.2001, n. 448) ordinaria, decennale e straordinaria, nonché quelle promosse

dal terzo possessore di immobile soggetto al credito d’imposta privilegiato di cui all’art. 28, D.P.R.

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26.10.1972, n. 643, quando abbiano ad oggetto questioni relative all’esistenza, efficacia e opponibilità di

questa garanzia (Cass., SS.UU., Civ., sent. 19.07.1999, n. 469); imposta sostitutiva dell’INVIM, di cui all’art.

11, Co. 3 e 4, D.L. 28.03.1997, n.79, conv,. con L. 28.05.1997, n. 140;

⇒ attribuzione di rendite catastali e classamento dei terreni e dei fabbricati;

⇒ imposte ipotecarie e catastali (D.Lgs. 31.10.1990, n. 347;

⇒ imposta sulle successioni (soppressa con L. 18.10.2001, n. 383) e donazioni;

⇒ imposta erariale di trascrizione dei veicoli al P.R.A. di cui alla L. 23.12.1977, n. 952;

⇒ imposta sulle assicurazioni;

⇒ imposta straordinaria immobiliare – ISI –(D.L. 11.07.1992, conv. con modif. con L. 8.8.1992, n. 359);

⇒ imposta straordinaria sui depositi bancari (D.L. 11.07.1992, n. 333, conv. con modif. con L. 8.8.1992, n.

359);

⇒ imposta straordinaria sui beni di lusso (D.L. 19.9.1992, n. 384, conv. con modif. con L. 14.11.1992, n.

438);

⇒ imposta sul patrimonio netto delle imprese (D.L. 30.9.1992, n. 394, conv. con modif. con L. 26.11.1992, n.

461) abolita con D.Lgs 446/1997;

⇒ imposta di bollo di cui al D.P.R. 26.10.1972, n. 642;

⇒ tasse automobilistiche di cui alla L. 27.12.1997, n. 449;

⇒ imposte sugli spettacoli di cui al D.P.R. 26.10.1972, n. 640 (come modificata dal D.Lgs. 26.2.1999, n. 60);

⇒ tassa sulle concessioni governative di cui al D.P.R. 26.10.1972, n. 641;

⇒ tributi doganali al D.P.R. 23.1.1973;

⇒ imposte di fabbricazione e di consumo (accise) di cui al D.Lgs. 26.10.1995, n. 504;

⇒ tributi urbanistici (cd. ‘legge Bucalossi’ di cui alla L. 28.10.1977, n. 10);

⇒ diritti camerali riscossi dalle Camere di Commercio di cui alla L. 29.12.1993, n. 580;

⇒ tassa sui concorsi ed operazioni a premio (cd. tassa di lotteria) di cui al R.D.L. 19.10.1938, n. 1933, conv.

con L.. 5.6.1939, n. 973 e ss.mm.;

⇒ tassa sui contratti di borsa di cui al R.D. 30.12.1923, n. 3278 e ss.mm.;

⇒ contributo al S.S.N. (cd. ‘tassa sulla salute’) di cui all’art. 31, L. 28.2.1986, n. 41 (soppresso dall’1.1.1998);

⇒ tributi consortili, cioè i contributi dovuti agli enti consortili di bonifica o di sviluppo industriale;

⇒ il canone di abbonamento radiotelevisivo (canone RAI) di cui alla L. 14.4.1995,n. 103, la cui natura

tributaria di tassa è stata affermata dalla Corte Costituzionale con sentenza 12.5.1988, n. 535 (conf.,

Comm.Trib.Centr., sez. XVI, dec. 19.11.1983, n .3899; Cons. di Stato, sez. VI, sent. 2.4.1998, n. 426).

II. Tributi Comunali:

⇒ imposta comunale sugli immobili – ici – (D.Lgs. 30.12.1992, n. 504);

⇒ tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni – Tosap – (art. 38, D.Lgs. 15.11.1993, n.

507);

⇒ tassa smaltimento rifiuti solidi urbani – Tarsu – (art. 58, D.Lgs. 15.11.1993, n . 507);

⇒ canone o diritto per i servizi relativi alla raccolta, all’allontanamento, alla depurazione e allo scarico delle

acque (soppresso con D.Lgs. 11.05.1999, n. 152);

⇒ la sovrimposta comunale sui fabbricati – SOCOF –(L. 26.04.1983, n. 131);

⇒ l’addizionale comunale sul consumo di energia elettrica (L. 26.04.1993, n. 131);

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III. Tributi Provinciali:

⇒ tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene dell’ambiente (art. 19,

D.Lgs. 31.12.1992, n. 504);

⇒ tassa per l’occupazione delle aree pubbliche delle Provincie (D.Lgs. 15.11.1993, n. 507);

⇒ addizionale provinciale all’imposta erariale di trascrizione (L. 28.12.1995, n. 549);

⇒ addizionale provinciale sul consumo di energia elettrica (L. 26.04.1983, n. 131);

IV. Tributi delle Regioni a statuto ordinario e speciale:

⇒ tributo speciale per il conferimento dei rifiuti nelle discariche (L. 28.12.1995, n. 549);

⇒ imposta regionale sulle attività produttive (D.Lgs. 446/1997);

⇒ imposte regionali sulle concessioni statali (L. 16.05.1970, n. 281);

⇒ imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili (L. 21.11.2000, n. 342);

⇒ imposta regionale sulla benzina autotrazione;

⇒ tassa regionale per il diritto allo studio universitario (L. 28.12.1995, n. 549);

⇒ tassa sulle concessioni regionali (L. 16.05.1970, n. 281);

⇒ addizionale regionale all’imposta di consumo sul gas metano e relativa imposta sostitutiva (D.Lgs.

21.12.1990, n. 398);

⇒ sovrimposte e addizionali (ad esempio l’addizionale regionale all’Irpef di cui al D.Lgs. 28.09.1998, n.

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360 );

V. Le Sanzioni amministrative comunque irrogate dagli uffici finanziari, tra le quali rientrano:

a) sia quelle tributarie, la cui disciplina è dettata dai decreti legislativi nn. 471, 472, 473 del 18 dicembre 1997;

b) sia quelle non tributarie, cioè quelle non direttamente attinenti a violazioni in ambito del rapporto giuridico

tributario, ma ad esso comunque collegate; ne sono un esempio le violazioni ex. D.Lgs. n. 241/1997, relativo

all’omessa o tardiva presentazione della dichiarazione da parte di un intermediario abilitato;

VI. Interessi ed altri accessori relativi a tributi di cui sopra; nonché (art. 2, comma 3) ogni altra questione da cui

dipende la risoluzione della controversia rientrante nella giurisdizione delle Commissioni Tributarie, con

l’esclusione delle questioni attinenti la querela di falso e sullo stato della capacità delle persone, diversa dalla

capacità di stare in giudizio.

Per effetto della ulteriore modifica di legge apportata dall’art. 3-bis, co. 1, lett.a) e b) del D.L.

30/09/2005, n. 203 (che completa la disposizione recata dall’art. 12, co. 2 della L. 448/2001, Legge

Finanziaria 2002) “ogni tributo, anche di nuova istituzione, rientrerà automaticamente nella

giurisdizione tributaria, senza necessità di espresse disposizioni al riguardo” (Circ. A.E. 13/03/2006, n.

10/E). Come dire che ormai la giurisdizione tributaria è “generale” per tutti i tributi e le entrate

pubbliche coattive che, al di là del nome (es. Canoni, tariffe, ecc.) sono qualificabili tributi.

A partire dal 3 dicembre 2005, sono inoltre incluse nel perimetro della giurisdizione tributaria anche

le controversie relative a entrate che non erano (per lo più) considerate di natura tributaria, tra cui:

- il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap), che può essere istituito (ai

sensi dell’art. 63, D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446 dalle Province o dai Comuni, in alternativa

2 Lo stesso vale per le addizionali comunali.

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 10

11

alla tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap), prevista dal capo II del D.Lgs.

15 novembre 1993, n. 507 (cfr. Circ. Ag. Entr. 13/03/2006, n. 10/E);

- il canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue, riqualificato dalla L. 36/1994 (cd.

“Galli”) come “tariffa”, di natura corrispettiva, per I servizi di depurazione e di fognatura, a

partire dal 3 ottobre 2000;

- la tariffa relativa alla gestione dei rifiuti urbani di cui all’art. 49, D.Lgs. 5/2/1997, n. 22 (cd.

“Ronchi”) denominata anche Ta.Ri.U. o TIA (tariffa d’Igiene Ambientale), che il legislatore

richiama con l’espressione (impropria) di canone per lo smaltimento dei rifiuti urbani (cfr.

Cass., SS.UU., sent. 8/3/2006, n. 4895)

- il canone comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni, istituito dall’art. 62,

D.Lgs. 446/1997, in alternativa alla imposta di pubblicità, prevista dal capo I del D.Lgs.

507/1993.

Precedentemente, la C.M. 23 aprile 1996, n. 98/E aveva chiarito che “in ordine ad ogni altra

questione, diversa da quelle prospettate dall’art. 39 D.Lgs. 546/1992, che si presenti come

pregiudiziale per la decisione della lite fiscale, il giudice tributario si esprime incidenter tantum, ossia

solo in virtù della peculiare situazione che si è verificata. La Corte di Cassazione sull’argomento si è

espressa con sentenza n. 14281 del 30.10.2000, affermando il principio secondo cui nel processo

tributario la sospensione, in ipotesi di pregiudizialità del giudizio civile o penale o amministrativo

rispetto al giudizio tributario (cd. pregiudizialità esterna) è obbligatoria solamente nei casi previsti

dall’art. 39 del D.Lgs. 546/1992, non dovendo, per contro, operarsi la sospensione in ogni altro caso.

Di contro, nella cosiddetta pregiudiziale interna, cioè nei casi in cui la pregiudizialità intercorre fra

controversie tributarie, la Cassazione ha individuato talune limitate ed eccezionali fattispecie nelle

quali, onde evitare giudicati contrastanti o inutili reiterazioni di cause, ha riconosciuto applicabile al

processo tributario l’art. 295 C.p.c., il quale prevede la sospensione, contrastando apparentemente con

quanto stabilito dall’art. 39.

In specie, la sentenza de qua stabilisce che il fenomeno pregiudiziale, inteso come progressione

logica di questioni da affrontare per arrivare alla soluzione del problema, o meglio, della lite, può

riguardare:

- punti pregiudiziali, cioè un’antecedente logico non controverso;

- questioni pregiudiziali, cioè una controversia incidentale che si presenta sulla strada della

decisione e che il giudice, appunto, può decidere incidenter tantum;

- cause pregiudiziali, cioè controversie che devono essere risolte con sentenza che possa poi

assumere efficacia di giudicato.

Ebbene, è solo nel caso di causa pregiudiziale che la Cassazione ha affermato l'obbligatorietà della

sospensione del processo in corso.

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 11

12

L’ articolo 2, comma 3, sembra andare nel senso opposto all’orientamento della Cassazione su

esposto. Infatti, il giudice tributario può ora decidere incidentalmente su ogni tipo di questione utile a

risolvere la lite fiscale, salvo i casi espressamente previsti dall’art. 39.

Data la delicatezza della questione, è auspicabile, come affermato nella C.M. 21.03.2002, n. 25, un

nuovo intervento della Suprema Corte sulla questione.

ABROGAZIONI IMPLICITE: il principio dell’esclusività della giurisdizione tributaria ha

determinato il venire meno della generale competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria in materia di

imposte e tasse, finora sancita dall’art. 9, comma 2 del codice di procedura civile.

La novella apportata al decreto legislativo de qua, anche se non ha esplicitamente previsto, per i

nuovi tributi di competenza delle Commissioni tributarie, l’abrogazione della norma che prevedeva il

preventivo ricorso amministrativo all’adire la giustizia ordinaria, deve intendersi nel senso che il

soggetto passivo può solo adire al giudice tributario nel termine perentorio previsto per ricorrere contro

l’atto contestabile, ossia contro gli atti previsti dall’art. 19, i quali assumeranno carattere definitivo

laddove non si provvede ad impugnarli avanti alla Commissione Tributaria Provinciale nel termine

perentorio di sessanta giorni, decorrente dalla notifica dell’atto impositivo “espresso” (salvo il caso di

ricorso contro il cd. “silenzio-rifiuto”). Tale evento non può essere sanato mediante un ricorso

gerarchico oppure un'opposizione.

A conferma di tale impostazione, occorre ricordare che già in passato, quando vi fu il primo

ampliamento delle competenze delle Commissioni Tributarie, il legislatore stabilì il divieto per il

soggetto passivo di instaurare un contenzioso amministrativo e, più in generale, il divieto di una

doppia tutela per tutti i tributi assoggettati alla cognizione delle Commissioni a partire dalla data del

01.04.1996 (art. 71).

Un'ulteriore conferma viene dal tenore letterale della norma di cui all’art. 2; infatti si dice che sono

devolute alla cognizione del giudice tributario tutte le controversie inerenti i tributi, lasciando

intendere che non vi può essere una lite fiscale risolta in via amministrativa.

GIURISDIZIONE ANTE 3 dicembre 2005 – NORME DI COORDINAMENTO: come già

verificatosi per la “prima” importante “espansione” della giurisdizione delle Commissioni Tributarie –

intervenuta con la “novella” all’art. 2 (del D.Lgs. 546/1992) recata dall’art.12, co. 2, della L. 448/2001

anche il recente “ampliamento” va coordinato con il principio generale di cui all’art.5 c.p.c. ( c.d.

“perpetuatio jurisdictionis” ) per effetto del quale la giurisdizione e la competenza si determinano con

riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento di proposizione della domanda e

non hanno rilevanza, rispetto ad esse, i successivi mutamenti (della legge e dello stato di fatto).

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 12

13

In assenza di una normativa transitoria che disciplini il “passaggio” dalla “vecchia” alla “nuova”

giurisdizione, si deve pertanto ritenere che

• per le controversie incardinate innanzi ai giudici (diversi dalle Commissioni Tributarie)

competenti in base alla precedente normativa (cioè alla versione previgente dell’art.2), resta

ferma la rispettiva giurisdizione, cioè il procedimento prosegue innanzi a detti giudici;

• a partire dal 3/12/2005, il ricorso deve essere proposto alla Commissione tributaria

(provinciale), per poi proseguire secondo le regole del D.Lgs. 546/1992, anche in relazione alla

“nuova” materia.

Va comunque tenuto presente che – in tema di mutamenti della giurisdizione – l’art. 5 c.p.c. si applica

solo quando una legge successiva alla proposizione della domanda renda carente di giurisdizione il

giudice adito, nel caso invece in cui la domanda giudiziale sia stata proposta dal contribuente ad un

giudice “sbagliato” cioè carente di giurisdizione – ad es. la Commissione tributaria provinciale prima

della riforma – il quale, solo successivamente e nel corso del giudizio, sia divenuto competente a

decidere una determinata categoria di controversie, allora il “difetto di giurisdizione” viene rimosso e

l’organo (originariamente incompetente) può legittimamente pronunciarsi (cfr. Cass., SS.UU., sent.

21/04/2005, n.13549).

DIFETTO DI GIURISDIZIONE: l’art. 3 dispone che “Il difetto di giurisdizione delle commissioni

tributarie è rilevato, anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo.

È ammesso il regolamento preventivo di giurisdizione previsto dall'art. 41, primo comma, del

codice di procedura civile”.

La giurisdizione individua il potere del “giudice” di risolvere una controversia; così, ad esempio, in

campo amministrativo è il TAR, in campo tributario è la Commissione Tributaria Provinciale, ecc.

Il difetto di giurisdizione consiste nell’erronea individuazione del giudice, il quale in base alla

legge, è chiamato a risolvere la lite. Il difetto di giurisdizione può essere eccepito dalla parte, oppure

rilevato d’ufficio, in ogni stato o grado di giudizio fino a che non sia intervenuto il giudicato. La

conseguenza di ciò consiste nell’inammissibilità del giudizio, quindi nell’impossibilità di fare valere le

proprie ragioni (salvo rivolgersi al giudice competente, ove siano ancora aperti i termini per ricorrervi).

Il D.Lgs. n. 546/1992 pone come rimedio il ricorso all’art. 41 del C.p.c. (Regolamento di

giurisdizione), ossia la possibilità per le parti, fino a che la causa non sia decisa nel merito, di chiedere

alle sezioni unite della Cassazione di chiarire e risolvere i dubbi sulla competenza del Giudice adito.

Il regolamento di giurisdizione è proposto nei modi e nei termini previsti dagli artt. 364 e ss. C.p.c.,

ed è sottoscritto, a pena la nullità, da un avvocato ammesso al patrocinio davanti alla Corte di

Cassazione e iscritto nell’apposito Albo (avvocati c.d. ‘cassazionisti’).

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 13

14

COMPETENZA PER TERRITORIO: stabilita la competenza a giudicare, occorre vedere

specificatamente a quale giudice rivolgersi. L’art. 4 dispone che “Le commissioni tributarie

provinciali sono competenti per le controversie proposte nei confronti degli uffici delle entrate o del

territorio del Ministero delle finanze ovvero degli enti locali ovvero dei concessionari del servizio di

riscossione, che hanno sede nella loro circoscrizione; se la controversia è proposta nei confronti di un

centro di servizio è competente la commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede

l'ufficio al quale spettano le attribuzioni sul tributo controverso.

Le commissioni tributarie regionali sono competenti per le impugnazioni avverso le decisioni delle

commissioni tributarie provinciali, che hanno sede nella loro circoscrizione”.

INCOMPETENZA: l’art. 5 dispone che “La competenza delle commissioni tributarie è

inderogabile.

L’incompetenza della commissione tributaria è rilevabile, anche d’ufficio, soltanto nel grado al

quale il vizio si riferisce.

La sentenza della commissione tributaria che dichiara la propria incompetenza rende incontestabile

l’incompetenza dichiarata e la competenza della commissione tributaria in essa indicata, se il processo

viene riassunto a norma del comma 5.

Non si applicano le disposizione del codice di procedura civile sui regolamenti di competenza.

La riassunzione del processo davanti alla commissione tributaria dichiarata competente deve essere

effettuata a istanza di parte nel termine fissato nella sentenza o in mancanza nel termine di sei mesi

dalla comunicazione della sentenza stessa. Se la riassunzione avviene nei termini su indicati il

processo continua davanti alla nuova commissione, altrimenti si estingue”.

Il primo comma afferma la competenza esclusiva delle commissioni tributarie in ordine alle

controversie fiscali.

Il secondo comma si riferisce alla competenza territoriale della commissione adita, la quale può

essere rilevata:

• D’UFFICIO, ma solo nel grado di giudizio al quale il vizio si riferisce (ad esempio

l’incompetenza della commissione provinciale non può essere eccepita in commissione

regionale, se non già eccepita in sede provinciale)

• DALLE PARTI, se la trattazione avviene in camera di consiglio, entro 10 giorni liberi

precedenti; se la trattazione avviene in pubblica udienza (quando ne sia stata fatta richiesta

almeno da una delle parti), in sede di discussione.

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 14

15

ASTENSIONE E RICUSAZIONE DEI GIUDICI: l’art. 6 dispone che “L'astensione e la

ricusazione dei componenti delle commissioni tributarie sono disciplinate dalle disposizioni del codice

di procedura civile in quanto applicabili.

Il giudice tributario ha l'obbligo di astenersi e può essere ricusato anche nel caso di cui all'art. 13,

comma 3, e in ogni caso in cui abbia o abbia avuto rapporti di lavoro autonomo ovvero di

collaborazione con una delle parti.

Sulla ricusazione decide il collegio al quale appartiene il componente della commissione tributaria

ricusato, senza la sua partecipazione e con l'integrazione di altro membro della stessa commissione

designato dal suo presidente”.

Il giudice deve astenersi obbligatoriamente nei casi previsti dall’art. 51, comma 1, C.p.c., cioè:

- se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto;

- se egli stesso o la moglie è parente fino al 4° grado, o è convivente o assiduo frequentatore (cd.

commensale abituale) di una delle parti o di alcuno dei difensori;

- se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con

una delle parti (ad esclusione dell’ufficio dell’Amministrazione finanziaria) o con uno dei suoi

difensori;

- se è stato consulente, patrocinatore, testimone nella causa, oppure ne ha conosciuto, come

magistrato, come arbitro, come consulente tecnico, in altro grado del processo;

- se è tutore, curatore, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, è

amministratore o gerente di un Ente, di un associazione anche non riconosciuta, di un comitato,

di una società o stabilimento che ha interesse nella causa;

Nei casi previsti dall’art. 6 del D.Lgs. n. 546/1992 e cioè:

- quando ha già conosciuto la causa essendo stato parte della commissione per l’assistenza

gratuita;

- se ha avuto rapporti di lavoro autonomo ovvero di collaborazione con una delle parti.

Il giudice potrà astenersi facoltativamente quando esistono gravi ragioni di convenienza, nel senso

che si tratta di situazione che induce a ritenere inopportuno che il giudice esplichi, in quella causa,

la sua funzione (art. 51, co. 2 del c.p.c.)

Sulla ricusazione decide il collegio al quale appartiene il componente della commissione tributaria

ricusato, senza la sua partecipazione e con l'integrazione di altro membro della stessa commissione

designato dal suo presidente.

La ricusazione può essere proposta in tutti i casi previsti dall’art. 51 del C.p.c., mediante ricorso

contenente i motivi specifici e i mezzi di prova, da depositarsi, a pena di inammissibilità:

- se è noto il nome dei giudici, due giorni prima dell’udienza;

- se non è noto il giudice, prima della trattazione o discussione.

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 15

16

Il ricorso sospende il giudizio con ordinanza (non impugnabile) emanata dal collegio cui appartiene

il giudice tributario ricusato, il quale, su designazione del presidente della Commissione, viene

immediatamente sostituito da altro giudice della stessa commissione.

POTERI DELLE COMMISSIONI: l’art. 7 stabilisce che “Le commissioni tributarie, ai fini

istruttori e nei limiti dei fatti dedotti dalle parti, esercitano tutte le facoltà di accesso, di richiesta di

dati, di informazioni e chiarimenti conferite agli uffici tributari ed all'ente locale da ciascuna legge

d'imposta.

Le commissioni tributarie, quando occorre acquisire elementi conoscitivi di particolare complessità,

possono richiedere apposite relazioni ad organi tecnici dell'amministrazione dello Stato o di altri enti

pubblici compreso il Corpo della Guardia di finanza, ovvero disporre consulenza tecnica. I compensi

spettanti ai consulenti tecnici non possono eccedere quelli previsti dalla legge 8 luglio 1980, n. 319, e

successive modificazioni e integrazioni.

Non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale.

Le commissioni tributarie, se ritengono illegittimo un regolamento o un atto generale rilevante ai

fini della decisione, non lo applicano, in relazione all'oggetto dedotto in giudizio, salva l'eventuale

impugnazione nella diversa sede competente

E’ sempre data alle commissioni tributarie facoltà di ordinare alle parti il deposito di documenti

ritenuti necessari per la decisione della controversia”.

PROVA TESTIMONIALE: la prova testimoniale e il giuramento continuano a non essere

ammesse nel lodo fiscale (vd. Sent. Corte Costituzionale n. 18 del 20.01.2000 e ord. 27.07.2001, n.

324, entrambe confermanti la legittimità dell’art. 7 del D.Lgs. 546/1992, nella parte in cui prevede il

divieto della prova testimoniale).

Occorre segnalare l’orientamento della Cassazione, secondo la quale, le prove raccolte dai

verificatori durante un accesso non costituiscono semplici presunzioni, ma possono essere considerate

ammissioni stragiudiziali e, in quanto tali, legittimare l’accertamento dell’Ufficio (Cass., sez. civile,

22.2.1999, n. 1481; contra, Comm.Trib. Reg. Toscana, ssez. II., 26.2.2000, n. 164), rimettendone la

validità al libero apprezzamento del giudice (Cass., sent. 10.11.1999 -–.8.3.2000, n. 2610).

Le dichiarazioni rese dall’indagato, in sede penale, costituiscono dichiarazioni confessorie,

liberamente valutabili dal giudice tributario, ma idonee a costituire prova della fondatezza

dell’accertamento (Cass., sent. 24/10/2005, n.20601). L

Le dichiarazioni di terzi aventi carattere testimoniale possono essere prodotte nel giudizio tributario

e costituiscono indizi che vanno liberamente apprezzati dai giudici tributari, mentre quelle rese da terzi

in sede extraprocessuale possono essere introdotte in giudizio da parte sia del contribuente sia del

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 16

17

soggetto che emette l’atto impugnato, ma hanno il valore dei semplici elementi indiziari, che, come

tali, sono valutati dal giudice nel contesto probatorio che emerge dagli atti, non potendo costituire, da

soli, il fondamento della decisione (Cass., sent. 10/02/2006, n. 2942).

PROVE ACQUISITE NEL PROCESSO PENALE: il giudice tributario può fondare il proprio

convincimento sulle prove acquisite nel giudizio penale, più precisamente durante le indagini di polizia

giudiziaria relativamente a reati tributari, purché poi proceda ad un’autonoma valutazione degli

elementi venuti a sua conoscenza.

Discorso a parte merita il caso in cui vi sia un giudicato penale; la questione da risolvere è quella di

vedere che tipo di rilevanza questo possa avere in ambito del processo tributario.

Una consolidata giurisprudenza è orientata nel senso di negare comunque una sua autonoma

rilevanza vincolante nel processo tributario (Cass., 13.12.1999, n. 13939).

ERRORE SULLA NORMA TRIBUTARIA: l’art. 8 prevede che la commissione tributaria possa

dichiarare non dovute le sanzioni amministrative quando la violazione è giustificata da obiettive

condizioni di incertezza circa la portata e l’ambito di applicazione della norma.

Tale esimente è stato ribadito anche dalla L. 27.07.2000 n°212 (c.d. Statuto del Contribuente),

confermato anche dall’art. 6 del D.Lgs. 472/1997. La non punibilità dipende dal fatto che la norma su

cui si pone il presupposto sanzionatorio risulta essere non chiara. Tale ambiguità può dipendere da una

varietà di cause tra le quali ricordiamo: orientamenti dottrinali autorevoli contrastanti; orientamenti

giurisdizionali contrastanti; e, per ultimo, ma non per importanza, quando la norma risulta essere

oggettivamente di difficile interpretazione.

SEGRETERIE DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE: le commissioni tributarie sono

coadiuvate, nella loro attività, dalle segreterie (art. 9), le quali possono essere equiparate, per mansioni

e ruolo, alle cancellerie del processo civile. Esse assolvono alle seguenti mansioni:

- ricezione dei ricorsi:

- tenuta degli incartamenti;

- assistenza delle commissioni in tutte le relative incombenze (udienze e camere di consiglio);

- il rilascio di copie di atti e di documenti;

- l’attività di comunicazione e di notificazione;

- ogni altra funzione attribuitagli dalla normativa specifica (D.Lgs. 546/1992) o generale per

rinvio al C.p.c.

LE PARTI NEL PROCESSO TRIBUTARIO: sono parti del processo (art. 10):

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 17

18

1. il ricorrente, cioè chi propone il ricorso (o attore nel processo civile);

2. il resistente, cioè colui nei confronti dei quali il ricorso è proposto (o convenuto nel processo

civile);

In primo grado ricorrente è sempre e solo il soggetto passivo del rapporto giuridico tributario,

resistente può essere solo l’ente impositore (gli uffici locali delle Agenzie delle Entrate (o del territorio

o delle dogane), l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione che ha emanato l’atto

impugnato o non ha emanato l’atto richiesto (cd. silenzio rifiuto).

Gli uffici periferici delle Agenzie delle entrate hanno sostituito, a partire dal 1.1.2001, gli uffici

periferici del Ministero delle Finanze.

CAPACITA’ DELLE PARTI DI STARE IN GIUDIZIO: l’art. 11 dispone che “Le parti diverse

da quelle indicate nei commi 2 e 3 possono stare in giudizio anche mediante procuratore generale o

speciale. La procura speciale, se conferita al coniuge e ai parenti o affini entro il quarto grado ai soli

fini della partecipazione all'udienza pubblica, può risultare anche da scrittura privata non autenticata.

L'ufficio del Ministero delle finanze nei cui confronti e' proposto il ricorso sta in giudizio

direttamente o mediante l'ufficio del contenzioso della direzione regionale o compartimentale ad esso

sovraordinata.

L'ente locale nei cui confronti e' proposto il ricorso può stare in giudizio anche mediante il dirigente

dell’ufficio tributi, ovvero, per gli enti privi di figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione

organizzativa in cui è collocato il detto ufficio”.

Nel caso delle Agenzie delle Entrate, le quali sono strutturate per aree di livello dirigenziale, la

partecipazione alle udienze è assicurata dal dirigente capo-area o da un suo delegato. Il personale

delegato incaricato di partecipare alle udienze, viene individuato, dall’art. 41, comma 8 del D.P.R.

27.03.1992, n. 287, in soggetti con qualifiche dirigenziali o comunque qualifiche funzionali non

inferiori all’ottava (si veda C.M. 4.3.1999, n. 56/E/1/2/3173).

La rappresentanza in giudizio del Comune o della Provincia può essere esercitata tanto dal Sindaco

o dal Presidente della Provincia quanto dal dirigente del servizio o dell’ufficio tributi, ovvero, per gli

enti privi di figura dirigenziale, dal titolare (non dirigente) della posizione organizzativa in cui è

collocato detto servizio o ufficio.

ASSISTENZA TECNICA: (art. 12): si prevede che le parti diverse dall’Ufficio tributario e

dall’Ente locale impositore, quindi il contribuente e il concessionario del servizio di riscossione,

devono intervenire in giudizio a mezzo di un difensore abilitato, salvo i casi in cui:

1. La controversia è di modico valore (fino a €. 2.582,28);

CONTENZIOSO TRIBUTARIO 2006 18

19

2. la controversia sia proposta da un soggetto abilitato all’assistenza tecnica nei confronti dei

terzi).

Il difensore deve essere munito di una procura alle liti, la quale deve:

- essere sottoscritta dal soggetto passivo-attore;

- può essere generale, nel senso che può riguardare una sere di processi, ovvero speciale, cioè

solamente per quel determinato processo.

La procura, in caso di pubblica udienza, può essere anche data verbalmente. Fino a poco tempo fa,

il ricorso per cause uguali o superiori a €. 2.582,28 sottoscritto direttamente dal contribuente era

considerato nullo (Cass., sent. 3.3.1999, n. 1781 e sent. 2.8.2000, n. 10133).

Ora, invece, anche sulla scorta di una pronuncia della Corte costituzionale (sent. 13.6.2000, n. 189),

si è affermato l’orientamento contrario, nel senso di considerare sanabile il riscorso firmato

3

direttamente dal contribuente, in quanto i giudici possono assegnargli un termine (perentorio) affinché

conferisca l’incarico della propria difesa ad un difensore abilitato.

La ratio di tale nuovo orientamento, secondo la Corte, va ricercata in guisa con il comma 5, dell'art.

12, laddove prevede la facoltà per il giudice di ordinare al ricorrente di affidare la sua difesa ad un

soggetto abilitato.

Occorre sottolineare che l’obbligo de qua è riferito solamente all’assistenza tecnica (non alla

rappresentanza), la quale appunto può anche essere conferita oralmente in udienza pubblica. Il

problema che comunque permane è se il conferimento successivo sana il vizio iniziale, consistente nel

fatto che il contribuente abbia firmato direttamente il ricorso e quindi introdotto il processo,. Secondo

un orientamento giurisprudenziale (Cass., sent. 12.06.2000, n. 7966) il conferimento successivo non

sanerebbe il vizio iniziale di assistenza tecnica, attenendo questa allo ius postulandi e, quindi, alla

validità ed efficacia dell’atto introduttivo del giudizio.

Quando viene eletto domicilio presso lo studio del difensore abilitato, ogni successiva modifica di

questo deve essere comunicata alla Segreteria delle Commissioni Tributarie.

La procura, come più sopra ricordato, può essere speciale o generale; la procura speciale, ove non

diversamente stabilito, deve intendersi quale volontà del contribuente di conferirla per un unico grado

di giudizio.

Il procuratore, speciale o generale, è legittimato a compiere tutti gli atti del processo tranne

rinunciare al ricorso. Per la rinuncia occorre che l’atto sia firmato in calce sia dal difensore che dal

contribuente.

3 Il termine può essere perentorio oppure ordinatorio. Si definisce perentorio quando ad esso è legata una sanzione (es. devi

pagare le imposte entro il 20 di giugno, non le paghi, sei obbligato a corrispondere una sanzione; oppure, il contribuente

può impugnare un determinato atto entro il termine di 60 giorni dalla sua ricezione, pena (o sanzione) la decadenza a far

valere quel diritto). Il termine è ordinatorio quando ad esso non è collegata alcuna sanzione.

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Fazzini Enrico.

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