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Contratto delle associazioni:

- Pluriannuale

- Aperto (possono aderire poi altri associati senza che ciò comporti modifica del contratto originario-

adesione simultanea alla costituzione o successiva)

- A scopo comune di natura locale e non economica

Gli elementi delle associazioni:

- Persone (Associati)

- Scopo

- Patrimonio (può anche non esserci)

Le persone costituiscono l’elemento fondamentale che, sottoscrivendo il contratto associativo, o

aderendovi successivamente, definisce lo scopo ideale dell’ente e le regole di funzionamento. Lo scopo

delle associazioni sportive dilettantistiche è quello dell’organizzazione di attività sportive dilettantistiche,

comprese le attività didattiche. I diritti e gli obblighi degli associati sono disciplinati dallo statuto (contratto

di associazione), questo contratto nel tempo può cambiare.

Organi dell’associazione:

- Assemblea degli associati(ordinaria o straordinaria); è l’organo sovrano delle associazioni. Le

deliberazioni prese dall’assemblea, legalmente costituita, vincolano tutti gli associati.

- Consiglio direttivo

- Presidenteè il legale rappresentate dell’associazione e l’organo di rappresentanza della stessa.

Il rapporto associativo può essere:

- Simultaneo alla costituzione (soci fondatori)

- Successivo (attraverso domanda di adesione)

Tutti gli associati devono avere parità di diritti e di doveri.

Due tipi di associazioni:

- Riconosciutehanno autonomia patrimoniale perfetta, per questo nel caso ci fossero debiti o conti

da pagare ne risponde l’associazione con il suo patrimonio. Per essere un’associazione

riconosciuta, questa deve dimostrare di avere un patrimoni, oltre a seguire un iter costituzionale

- Non riconosciute  non hanno personalità giuridica. Nel caso ci fossero debiti o conti da pagare, ne

risponde chi ha agito in nome e per conto dell’associazione.

Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un

attività economica allo scopo di dividere gli utili.

Le società si distinguono in:

- Società di persone

- Società di capitali

- Società cooperative

Ogni società è disciplinata da un codice civile. Le società sportive possono assumere solo la natura di

società di capitali o cooperative- la società professionistiche non possono essere società cooperative, in

quanto lo scopo sarebbe mutualistico. Le società sono contratti: plurilaterali e chiusi; possono entrare

nuovi soci solo se quelli attuali sono d’accordo, l’entrata prevede un prezzo; per le cooperative è prevista

l’adesione successiva.

Le associazioni sportive dilettantistiche godono di agevolazioni, per questo non sono a scopo di lucro e

devono rispettare le norme.

Comma 18: requisiti per qualifica “sportiva dilettantistica”. Nello statuto devono essere presenti:

- Denominazione sportiva dilettantistica

- Oggetto sociale con riferimento all’organizzazione di attività sportive dilettantistiche, compresa

l’attività didattica.

- Attribuzione della rappresentanza legale dell’associazione

- Divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o

capitale durante la vita dell’associazione.

È importante che gli utili vengano investiti per l’attività sportiva

- Norme sull’ordinamento interno ispirato ai principi di democrazia e uguaglianza dei diritti di tutti gli

associati, con la previsione dell’elettività delle cariche sociali, fatte salve le società sportive

dilettantistiche che assumono la forma di società capitali o cooperative per le quali si applicano le

disposizioni del codice civile.

- Obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari e relative modalità di approvazione da

parte degli organi statuari (obbligo di bilancio)

- Modalità di svolgimento dell’associazione

- Obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio dell’ente, in caso di scioglimento della società

o dell’associazione

Comma 18 bisè fatto divieto agli amministratori delle società o associazioni sportive dilettantistiche di

recepire la medesima carica in altre società o associazioni sportive dilettantistiche nell’ambito della

medesima federazione sportiva o disciplina associata se riconosciute dal CONI

IL DOPING

Il doping consiste in una varietà di condotte vietate volte a migliorare la performance dell’atleta; può

essere assunzione o somministrazione di sostanze farmacologicamente attiva che possono occultare

la precedente assunzione di sostanze dopanti. Si tratta di pratiche mediche finalizzate al

miglioramento della prestazione sportiva; sono sostanze vietate, se non per motivi di salute in cui

bisogna richiedere l’autorizzazione al CONI, in particolare al CEFT (comitato esenzioni ai fini

terapeutici). Queste condotte nel nostro ordinamento hanno duplice valenza di reato(perseguibile

penalmente)o di illecito disciplinare( comportamento che contrasta le preiscrizioni disciplinare). I reati

sono tutti tipici, tipizzanti: il legislatore ha previsto tutti i comportamenti che possono costituire un

reato; un reato è punibile solo se è previsto dal legislatore. L’illecito civile è atipico: può essere

compiuto da ciunque. Nel caso di un reato è necessario che ci sia l’elemento soggettivo, il soggetto

deve tenere quel comportamento intenzionalmente, oppure per negligenza, imprudenza …

Il doping è punito per illecito disciplinare in quanto rappresenta la violazione di norme federali e

sportive. Tutte le federazioni puniscono l’assunzione di sostanze dopanti; il CONI presenta norme anti-

doping oltre al recepimento della carta olimpica. Il CONI vieta il doping per il recepimento della WADA

(agenzia mondiale anti-doping), quest’ultima ogni anno aggiorna la lista delle sostanze dopanti. La

sanzione disciplinare c’è sempre, ma quella di reato no, poiché non in tutti gli stati è punibile come

reato. L’atleta punibile di reato solo se è attestata l’intenzionalità, la colpa non è sufficiente. Procura

antidoping ufficio dell’accusa in ambito sportivo, fa le indagini.

Le federazioni internazionali si sono accordate per combattere il doping e codificando le condotte

vietate e le procedure dei vari controlli anti-doping; questa è la prima pietra sportiva posta dal CIO.

Fino al 1995 in Italia c’era solo un riferimento normativo utilizzato in materia di doping che puniva il

compimento di atti fraudolenti per raggiungere un risultato diverso da quello che sarebbe derivato da

un leale e corretto svolgimento della gara. Nel ’95 gli stati Europei si impegnarono ad un azione

congiunta contro il doping; tutti gli stati cominciarono a dare fondi solo agli enti che rispettavano le

normative anti-doping. Nel 2007 in Italia è stata rettificata la convezione dell’UNESCO, accettata a

Parigi nel 2005 avente come oggetto la prevenzione e la lotta anti doping.

Art. 27 della costituzionela responsabilità penale è personale cioè:

- Può essere punito solo l’autore materiale

- Deve esserci una minima soglia di consapevolezza.

Il procedimento disciplinare viene accertato davanti agli organi sportivi, secondo le regole sportive; il

procedimento per accertare il reato davanti alla giustizia ordinaria.

DISPOSIZIONI PENALI

In Italia la legge sul doping risale al 2000. La legge 1099 del 1971, relativa alla tutela sanitaria in

ambito sportivo, sanzionò il rifiuto al controllo anti-doping pre e post gara , con un ammendasanzione

inflitta in caso di reato. Nel 1981 alcuni reati meno gravi sono stati depenalizzati, vennero quindi

considerati come illeciti amministrativi/sottrarri dall’ambito penalistico). Nel 2000 il legislatore

introdusse una legge che prevedeva il doping come reato. L’attività sportiva è diretta alla promozione

della salute individuale e collettiva.

“costituiscono doping la somministrazione, l’assunzione di farmaci farmacologicamente attivi. In

aggiunta costituisce doping l’assunzione e sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da

malattie dell’atleta e che siano in grado di alterare le condizioni agonistiche dell’atleta. Al fine della

legge sono equiparate al doping la somministrazione di farmaci biologicamente attivi e l’adozione di

pratiche mediche finalizzate a modificare i risultati dei controlli”

Chi stabilisce le sostanze dopanti?? La legge del 2000 ha introdotto un nuovo organismo.

Art 3  prevista la commissione per controllo e vigilanza sul doping e per la tutela della salute nelle

attività sportive. Questo organismo è presente presso il ministero della salute ed ha composizione

eterogenea: rappresentati del mondo sportivo, dell’ambiente mendico e dei ministeri.

Compiti della commissione:

- Individuare sostanze, farmaci e pratiche mediche considerate doping e le inserisce in apposite

tabelle con decreto de ministro della sanità e del ministro dei beni e delle attività culturali. Le

sostanze identificate dalla commissione e dal WADA differiscono, poiché quest’ultime fanno

riferimento all’illecito disciplinare, invece quelle della commissione al reato.

- svolgere attività di ricerca sui farmaci assunti come doping

- conclude degli accordi con i laboratori accreditati dal CIO per i controlli anti-doping

art. 6 prevede che il CONI, le federazioni, le società e le associazioni sportive e gli enti di promozione

sportiva si adeguino alla legge del 2000 prevedendo sanzioni o procedure disciplinari ai tesserati che

risultano positivi o che non vogliono sottoporsi ai controlli. Il CONI ha emanato un proprio regolamento

che vincola le federazioni sportive nazionali, stabilendo gli organi competenti in materia di doping e quali

sono le procedure dei controlli.

Gli organi competenti sono:

- CEFT

- Ufficio ci procura anti-dopingorgano che svolge le indagini quando si ha positività nei controlli, si

accerta la responsabilità dei tesserati che possono aver assunto sostanze dopanti.

Procedimento dei controlli:

1. Viene fatto in primis dalla commissione per la vigilanza e i controlli sul doping. Successivamente

dal CONI

2. Se l’atleta risulta positivo, viene sospeso in via cautelare dalle attività sportive, fino a conclusione

del giudizio

3. L’atleta può chiedere le controanalisi

4. Se risulta nuovamente positivo, la procura al 99% dei casi rinvia a giudizio: procedimento nei

confronti dell’atleta. Il 0,1 % dei casi che non rimanda ha giudizio è per il possesso del TUE dato

dal CEFT. Se l’atleta non si presenta per spiegare le sue posizioni viene sospeso, se collabora

potrebbe avere riduzione di 1/3 della pena. Il procedimento avviene davanti al tribunale anti-

doping.

CONTRATTO DI LAVORO SPORTIVO

Atleti professionisti (legge 91 del 1981) sono soggetti qualificati come tali: sportivi professionisti, atleti,

allenatori, preparatori atletici che esercitano l’attività secondo tali criteri:

- Carattere oneroso

- Continuità

- Qualificazione delle fed. Sportive per quanto riguarda l’ordinamento italiano. È necessario che il

CONI e la federazione abbiano al loro interno quel settore professionistico. Calcio (seria A , B, C1,

C2), pallacanestro (A1,A2), ciclismo, motociclismo(sport eqeustri) solo maschili. Se manca questo

terzo requisito , ma i due precedenti ci sono, parliamo di professionisti di fatto

- Il professionismo si differenzia dal dilettantismo per la presenza di un fondo pensionistico.

Il contratto di lavoro deve avere forma scritta, pena la nullità, deve rispettare ne norme della federazione e

dell’ordinamento generale. Il contratto di lavoro sportivo può essere:

- Subordinato quando non c’è il vincolo sotto descritto

- Autonomoquando l’atleta non ha vincolo di partecipare alle sedute di allenamento e preparazione;

l’atleta ha orari di lavoro flessibili e queste ore non superano le 8 settimanali

La federazione, ente privato, può prevedere un ipotesi di nullità di un contratto di lavoro delle categorie

dilettantistiche? Non lo può fare in quanto andrebbe contro all’ordinamento statale.

Nel calcio, in ambito dilettantistico, sono ammessi solo accordi economici per il caso del rimborso spesa

(max 25833 euro l’anno). Una parte della dottrina ritiene però che essendo prese in considerazione

somme alte per il rimborso spese, si parla di contratto di lavoro.

CESSIONE DEGLI ATLETI

Il trasferimento dell’atleta o meglio del contratto di lavoro può essere di 2 tipi:

- Cessione a titolo definitivoavviene secondo la cessione del contratto. Il vincolo di appartenenza

che lega l’atleta alla società si provenienza viene trasferito a quella di destinazione.

- Cessione a titolo temporaneoil vincolo sportivo rimane alla squadra di provenienza, ma l’atleta

deve svolgere per il tempo indicato la prestazione per la squadra nuova. Finita la stagione, il

giocatore rientra nella squadra di provenienza. Quest’ultima riceve dei soldi dalla squadra di

destinazione; vincolo sportivo alla società di provenienza, vincolo di prestazione alla società di

destinazione.

Il vincolo di appartenenza è il vincolo che lega un’atleta ad un certo sodalizio. Questo vincolo prescinde

dall’esistenza di un contratto di lavoro sportivo, viene giustificato sulla base di necessità di

organizzazione. La squadra di appartenenza ha la garanzia di avere il giocatore.

Corte di giustizia Europea: caso Bosmann (1995)le regole federali che vincolano il giocatore, con

contratto in scadenza, di stipulare accordi economici con un'altra società e pretendevano un rimborso

economico, vennero considerate invalide, in quanto in contrasto con la libera circolazione dei lavoratori

(1994). Si decise di introdurre il parametro zerose il contratto è in scadenza, non si paga il passaggio

dell’atleta a un’altra società

DILETTANTISMO

Art.2 della costituzione : sport come strumento di realizzazione e formazione della persona serve per

riconoscere nell’ambito dilettantistico la possibilità di libera circolazione dei sportivi e quindi sono invalide

le norme federali che vincolano questo. In questo caso si applica la stessa distinzione nella cessione,

come nel professionismo.

AFFILIAZIONE avviene tra società e federazione

TESSERAMENTO avviene tra atleta e società

ASPETTI CIVILISTICI E TRIBUTARI

Le società e le associazioni sportive dilettantistiche godono di molte agevolazioni: pagano meno tasse

rispetto a qualsiasi altro soggetto (solo le parrocchie hanno agevolazione comparabili con quelle delle

associazione e società sportive dilettantistiche).

- Attraverso le agevolazioni si cerca di aiutare l’auto-finanziamento dello sport praticato da volontari

- Quando c’è un’agevolazione entra in gioco l’agenzia delle entrare, la quale pone dei paletti; questa

teme che le agevolazioni vengano utilizzate in modo scorretto e quindi che qualcuno le usi per

retrarre utili per le proprie tasche.

Un imprenditore commerciale che non gode delle agevolazioni deve pagare le seguenti imposte:

- Imposte dirette(IRE o IRES) + addizionali regionali e comunali su reddito d’impresa (ricavi

d’impresa – costi deducibili)

- IRAP sul valore della produzione

- IVA su volumi d’affari (ricavi) - iva pagata su acquisti inerenti l’attività

- Contributi previdenziali(INPS o ENPALS)

- Altre imposte: tasse, imposta di registro, bollo, diritti ecc.

Incasso = 100 euro – iva (22%) – tutte le altre imposte = 15-20 euro. Circa la metà dell’incasso di un

imprenditore normale va utilizzato per pagare le imposte. Un ente non commerciale che svolge attività

sportiva dilettantistica paga zero imposte! Ente che svolge attività commerciale non sportiva paga l’1%

sugli utili dell’attività. Sportivo dilettante paga 0% di tasse fino a 7.500 euro di reddito, paga il 23% fino a

28.000 euro di reddito.

Enti non commerciali possono svolgere:

- attività “istituzionali”necessari per il proseguimento degli scopi sociali, scopi locali senza fine di

utile.

- Attività commercialinecessarie per il finanziamento delle attività istituzionali

L’attività sportiva è attività istituzionale. L’art.73 del TUIR (testo unico imposte sui redditi) chiarisce qual è il

soggetto sociale dell’attività istituzionale e il concetto di attività commerciale e non.

La differenza tra attività commerciale e istituzionale è di tipo qualitativo.

Oggetto sociale l’organizzazione, la pratica e la diffusione del gioco del calcio, compresa l’attività

didattica, anche con la partecipazione di tornei, campionati ecc …

L’agenzia delle entrate richiede una doppia contabilità. Il fisco vuole capire quali sono le entrate delle

attività istituzionali, quote associativeda un punto di vista fiscale non sono soggette a tassazione. La

qualifica di socio mi da i diritti previsti nello statuto dell’associazione. Questi diritti possono prevedere che

diventando socio io posso usufruire di tutti i servizi, ma allo stesso tempo possono prevedere che io paghi

dei servizi, per esempio usufruire del campo da tennis. In questo caso io pago una somma definita

corrispettivo; quest’ultimo non è istituzionale, ma dovrebbe essere soggetto a pagamento di tasse. Lo

stato però vuole ulteriormente agevolare questo campo e quindi prevede che negli statuti siano previste

delle norme che prevedano l’utilizzo degli utili (corrispettivi) ai fini sportivi, quindi chiede che sia un ente

non ai fini di lucro, democratico, e che devolva il patrimonio ai fini sportivi nel caso l’ente si sciolga. Se

l’associazione sportiva mette queste clausole nel suo statuto, allora tutti gli incassi diventano

decommercializzati.

Condizioni dell’agenzia dell’entrate:

- L’associazione sportiva deve essere in possesso di requisiti qualificati previsti dalla normativa

tributaria;

- L’associazione sportiva deve inviare in via telematica i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali

mediante un apposito modello. Questo modello deve essere trasmesso entro 60 giorni dalla

costituzione dell’ente.

Modello (EAS)permette all’agenzia dell’entrate di capire il reddito del soggetto.

Finalità della norma acquisire la più ampia conoscenza del mondo associativo con l’obiettivo di tutelare le

vere forme associazionistiche e di isolare l’uso distorto dello strumento associazionistico.

Requisiti qualificanti (comma 8 TUIR):

- Atto costitutivo o statuto redatto nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata o

registrata

- Inserimento nello statuto, ed effettivo rispetto delle seguenti clausole dello stesso comma:

a) Divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di utili durante la vita dell’associazione

b) Obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento, ad un'altra associazione

con finalità analoghe o di fini di pubblica utilità.

c) Disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire

l’effettività del rapporto medesimo, escludendo la temporaneità della partecipazione alla vita

associativa e prevedendo per gli associati maggiorenni il diritto di voto per le modifiche statuario e

regolamentari e per la nomina degli organi direttivi delle associazioni

d) Obbligo di redigere ed approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le

disposizioni statuarie

e) Eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo, sovranità dell’assemblea

dei soci, associati o partecipanti e criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri ed idonee forme

di convocazioni assemblari, delle relative deliberazioni dei bilanci o dei rendiconti.

f) Intrasmettibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di

morte. La qualifica di socio non è cedibile.

Attività istituzionaleesente da imposte

Attività commerciale regimi agevolati in relazione alla tipologia di attività ed al volume di affari, ritrae un

utile da destinare al perseguimento degli scopi personali.

ATTIVITA’ COMMERCIALE

- Sponsorizzazione;

- Gestione del bar/ristoranteattività oggettivamente commerciale, il cui utile finanzia l’attività

sportiva.

Il bar/ ristornate deve rispettare tutte le norme di questo settore;

- Negozio che vende oggetti con altro marchio (merchandising );

- Ingesso a pagamento- biglietto;

- Cessione dei diritti televisivi;

- Effettuazione dei servizi a pagamento nei confronti dei non soci;

- WelnessAttività oggettivamente commerciale (sauna, bagno turco, idromassaggio ….);

L. 398 del 1991attività commerciali

L.398 del 1991 associazioni sportive dilettanti, le relative sezioni non aventi scopo di lucro e quelle

costituite in società di capitali senza fini di lucro affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli EPS(enti

di promozione sportiva) riconosciuti ai sensi delle leggi vigenti, che svolgono attività sportiva dilettantistica;

associazioni senza fini di lucro; bande musicali; pro loco.

Questi enti non possono superare i 250.000 euro di incassi commerciali, in questo limite non rientrano le

quote associative.

- Vige il criterio di cassa paghi ciò che incassi

- In presenza di proventi fatturati, ma non incassati vige il criterio di fatturazione

Per l’attività commerciale l’agenzia delle entrare chiede:

- Comunicazione alle SIAE con lettera e raccomandata

- Comunicazione all’ufficio delle entrate con lettera e raccomandata

Questa agevolazione vale per sempre, possiamo revocarla, ma non prima dei 5 anni.

VANTAGGI:

- Esonero dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili prescritti ai fini delle imposte dei redditi e

iva;


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze motorie per la prevenzione e la salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marghe.15 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Agostinis Barbara.

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