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Diritto societario - Nuova disciplina del procedimento di scioglimento Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto societario riguardanti La nuova disciplina del procedimento di scioglimento e liquidazione delle società, in cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: lo scioglimento della società, gli effetti dello scioglimento, la liquidazione della società.

Esame di Diritto commerciale docente Prof. A. Morini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Come accennato, la nomina dei liquidatori (nuovo art. 2487, co. 1), la

determinazione dei loro poteri e l'individuazione dei criteri in base ai

quali la liquidazione deve realizzarsi avviene, di regola, con

deliberazione dell'assemblea dei soci, che procede con le

maggioranza stabilite dalla legge o dallo statuto.

La deliberazione sociale, così come l'eventuale modificazione del suo

contenuto, devono essere rese conoscibili ai terzi attraverso

l'iscrizione nel registro delle imprese, per iniziativa degli stessi

liquidatori (art. 2487-bis). Inoltre, occorrerà aggiungere alla

denominazione sociale, l'indicazione che si tratta di società in

liquidazione (art. 2487-bis, co. 2).

Con la delibera di nomina, gli amministratori cessano dalla loro

carica, mentre i liquidatori assumono la veste di organo gestionale.

La loro attività deve avvenire nel pieno rispetto delle finalità

liquidatorie e delle modalità gestionali relative agli organi

amministrativi fissate dalla legge e integrate dalla deliberazione

assembleare, recante i criteri di liquidazione e le regole di

funzionamento del nuovo organo.

In aggiunta ai libri sociali, gli amministratori devono consegnare loro:

 un rendiconto della gestione relativo al periodo successivo

all'ultimo bilancio approvato;

 la situazione contabile alla data di effetto dello scioglimento.

Di tale consegna viene redatto apposito verbale. Rispetto alla

precedente disciplina, il legislatore delegato richiede, quindi, due

elementi aggiuntivi al fine di consentire di conoscere e di valutare con

esattezza quanto posto in essere prima e dopo la liquidazione.

2.1. Poteri, obblighi e responsabilità dei liquidatori

Anche con riferimento ai poteri, obblighi e responsabilità dei

liquidatori, la riforma introduce significative innovazioni rispetto al

passato.

Discostandosi da quanto previsto nella vecchia formulazione dell'art.

2452, è omesso ogni rinvio alle disposizioni che disciplinano lo stato

di liquidazione nell'ambito delle società di persone.

Sono evidenti gli effetti derivanti dalla scelta di disciplinare

direttamente i poteri dei liquidatori.

Come precisato con riguardo alla definizione dei poteri riconosciuti

agli amministratori, anche per i liquidatori è venuto meno il divieto di

compiere nuove operazioni, non operando più, per tali ultimi, il rinvio

alla disciplina di cui all'art. 2279. Inoltre, eliminato il riferimento ai soli

"atti necessari" (tale è la formulazione dell'art. 2278, cui rimandava la

previgente normativa), l'art. 2489 accorda ai liquidatori il potere di

compiere tutti gli "atti utili" per la liquidazione della società.

Dinanzi a queste novità possono essere svolte alcune considerazioni.

In linea con gli orientamenti più recenti di dottrina e giurisprudenza,

sembra che il legislatore della riforma abbia abbandonato la visione

dell'attività dei liquidatori strettamente finalizzata alla dismissione del

patrimonio sociale. Posto che la funzione dei liquidatori consiste nella

conservazione del valore aziendale e nella sua prossima

monetizzazione per soddisfare le pretese creditorie e per ripartire

l'eventuale residuo attivo tra i soci, qualsiasi atto utile alla

realizzazione di tale obiettivo appare lecitamente consentito.

Eliminato il divieto di compiere nuove operazioni e ampliato il potere

di intervento dei liquidatori, il legislatore richiede che la condotta dei

liquidatori, nell'esercizio delle loro funzioni, sia professionale e

diligente. Ogni valutazione circa eventuali profili di responsabilità

degli stessi deve avvenire alla stregua di tali parametri ed essere

disciplinata secondo le norme in tema di responsabilità degli

amministratori.

Quanto alla disciplina dei poteri e doveri dei liquidatori, merita

particolare attenzione il secondo comma dell'art. 2491 che, in

maniera innovativa, prevede la possibilità di ripartire tra i soci acconti

sul risultato finale della liquidazione, anche prima dell'approvazione

del bilancio finale di liquidazione.

La ripartizione anticipata è ammessa solo laddove risulti che non

incida sulla integrale e tempestiva soddisfazione dei creditori sociali.

L'operazione è quindi legittima se, a seguito della sua realizzazione,

non risultino intaccate le somme necessarie alla soddisfazione dei

creditori, e se essa non incide sui tempi di pagamento degli stessi.

A tutela dei creditori sociali, il terzo comma dell'art. 2491 introduce

una precisa responsabilità dei liquidatori, che abbiano proceduto, in

violazione delle regole prima esposte, a una ripartizione anticipata

dell'utile sociale.

Si tratta di una precisa responsabilità dei liquidatori nei confronti dei

creditori, ogniqualvolta essi abbiano effettuato una distribuzione degli

acconti senza averne valutato l'idoneità, anche solo potenziale, a

pregiudicare l'esatta soddisfazione del ceto creditorio.

2.2. Revoca dello stato di liquidazione

In pendenza della fase di liquidazione, l'assemblea dei soci può

deliberare in qualsiasi momento, con le maggioranze richieste per le

modificazioni dell'atto costitutivo, la revoca dello stato di liquidazione

(art. 2487-ter), previa eliminazione della causa di scioglimento.

Sul punto la Relazione al decreto precisa che la revoca è possibile a

condizione che non sia iniziata la distribuzione dell'attivo. Appare del

resto inconcepibile la distribuzione del patrimonio - intesa quale atto

liquidatorio - con la continuazione dell'attività di impresa.

Il secondo comma dell'art. ter 2487-ter subordina, però, l'efficacia

della revoca al consenso dei creditori sociali, ovvero al pagamento di

quelli che non abbiano prestato il loro consenso.

A seguito della modifica operata dall'Avviso di rettifica del luglio 2003,

la norma in esame stabilisce che per un periodo di sessanta giorni,

che decorre dalla iscrizione della delibera di revoca, i creditori che

temono di subire un pregiudizio alle proprie ragioni creditorie dalla

ripresa dell'attività sociale, possono instaurare un giudizio di

opposizione alla deliberazione di revoca. Anche in questo caso,

dunque, il legislatore ha preferito utilizzare come unità di misura i

giorni, in luogo dei mesi, al fine di assicurare una maggiore uniformità

nel computo dei termini.

Sotto il profilo procedimentale trova applicazione, anche in questo

caso, l'ultimo comma dell'art. 2445, per tanto, nell'ipotesi in cui il

tribunale accolga l'opposizione, la deliberazione di revoca non potrà

essere eseguita e continuerà la fase di liquidazione, sempreché la

società non deliberi il pagamento dei creditori opponenti.

Qualora, invece, il tribunale giudichi infondato il pericolo paventato

dai creditori ovvero reputi idonea la garanzia prestata dalla società,

l'opposizione può essere respinta.

3. I bilanci di liquidazione

3.1. I bilanci intermedi di liquidazione

Tra i criteri ispiratori della legge delega, figurava la necessità di

inserire una disciplina ad hoc, che regolasse la redazione di bilanci,

anche in pendenza dello stato di liquidazione.

In attuazione di tale principio l'art. 2490 ha introdotto i c.d. bilanci

intermedi di liquidazione.

Il bilancio descritto dalla norma costituisce un vero e proprio bilancio

di esercizio, improntato ai criteri di veridicità e chiarezza di cui agli

artt. 2433 ss.

I liquidatori devono redigere, alle scadenze ordinarie, un documento

contabile che sia analogo, nella sostanza e nella forma, a un vero e

proprio bilancio di esercizio, sebbene necessariamente modellato

secondo le peculiarità della fase in cui esso è svolto. Nella relazione,

i liquidatori sono così tenuti a indicare l'andamento e le prospettive,

anche temporali, della liquidazione, nonché i criteri adottati per la sua

realizzazione. Nella nota integrativa, invece, devono emergere,

opportunamente motivati, i criteri di valutazione adottati.

Il primo bilancio di liquidazione è particolarmente importante, in

quanto rappresenta, in termini contabili, le variazioni determinate

dallo stato di liquidazione, rispetto all'ultima attività posta in essere

dagli ultimi amministratori in carica.

Il quarto comma dell'art. 2490 richiede ai liquidatori di indicare le

variazioni nei criteri di valutazione adottati rispetto all'ultimo bilancio

approvato e di illustrare "ragioni e conseguenze di tali variazioni".

Al medesimo bilancio, i liquidatori devono allegare la documentazione

consegnata agli amministratori, in forza di quanto previsto dall'art.

2487-bis, accompagnata dalle loro osservazioni.

La società in stato di liquidazione può anche scegliere di proseguire

l'esercizio anche parziale della sua attività e conservare in parte

l'integrità del patrimonio sociale. In alcuni casi, questa scelta può

rappresentare un utile strumento per sfruttare al massimo le

persistenti capacità produttive dell'impresa, allo scopo di rendere più

soddisfacenti i risultati della liquidazione. Nel caso di continuazione,

anche solo parziale dell'attività imprenditoriale, l'art. 2490, co. 5,

richiede alcuni accorgimenti per la redazione del bilancio. E' infatti

necessario che le relative poste abbiano un'indicazione separata, che

siano illustrate, nella relazione dei liquidatori, le ragioni e le

prospettive della continuazione dell'attività di impresa e che la nota

integrativa motivi i criteri di valutazione adottati.

3.2. Il bilancio finale di liquidazione

La disciplina relativa al bilancio finale di liquidazione, invece, è

rimasta sostanzialmente invariata.

Questo documento, redatto a norma dell'art. 2492 a opera dei

liquidatori, deve illustrare le spese complessive dell'operazione, il

totale dei debiti pagati e l'eventuale residuo attivo.

Il bilancio, accompagnato eventualmente dalla relazione dei sindaci,

viene presentato all'assemblea per l'approvazione per essere poi

depositato presso l'ufficio del registro delle imprese. Nei successivi

novanta giorni, ciascun socio può proporre reclamo dinanzi al

tribunale. In caso di pluralità di reclami, le cause devono essere

riunite e decise congiuntamente, una volta decorso il termine

dall'avvenuto deposito.

La sentenza fa stato anche nei confronti dei non reclamanti.

Decorso il termine di novanta giorni dall'iscrizione dell'avvenuto

deposito, il bilancio si intende tacitamente approvato, con

conseguente liberazione dei liquidatori dagli obblighi assunti, se

nessun reclamo viene proposto.

In alternativa alla decorrenza del termine trimestrale, importa

approvazione del bilancio la quietanza rilasciata per il pagamento

dell'ultima quota di riparto.

Prima dell'approvazione del bilancio, i liquidatori non possono

procedere alla ripartizione dell'eventuale residuo attivo.

Entro novanta giorni dall'iscrizione dell'avvenuto deposito del bilancio,

i liquidatori devono spogliarsi, ai sensi dell'art. 2494, del possesso di

tutte le somme spettanti ai soci in base al bilancio finale e da questi

non riscosse. Il deposito è da effettuarsi presso un istituto di credito,

con l'indicazione del cognome e del nome dei soci, ovvero con

l'indicazione dei numeri delle azioni se sono state emesse al

portatore.

Tutti i termini sopra indicati sono espressi in giorni e non in mesi.

Rispetto alla versione originaria del D.Lgs. n. 6 del 17 gennaio 2003,

che indicava in "tre mesi" i termini contenuti negli artt. 2492, 2493 e

2494, il citato avviso di rettifica pubblicato nel luglio 2003 in Gazzetta

Ufficiale ha proceduto a tale modifica, così uniformando tutte le

disposizioni che facciano riferimento ai termini (v. anche sub § 2.2.).

4. Estinzione della società

Depositati i libri sociali presso l'ufficio del registro delle imprese, i

liquidatori possono chiedere la cancellazione della società, che potrà

così dirsi estinta. In ogni caso, l'art. 2490, co. 5, precisa che si avrà

effetto estintivo qualora, per oltre tre anni consecutivi, non venga

depositato un bilancio finale di liquidazione.

La cancellazione della società ha efficacia costitutivo-estintiva e, da

questo momento, vengono rimossi tutti gli effetti della originaria

iscrizione.

In ogni caso, i creditori della società potranno far valere, anche dopo

la cancellazione, i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla

concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale

di liquidazione e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento

sia dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un

anno, può essere notificata presso l'ultima sede della società, che

resta esposta a fallimento per questo arco temporale.

Nel vigore della precedente disciplina, il dettato dell'art. 2456 -

dedicato alla cancellazione della società - si presentava a facili

fraintendimenti, non chiarendo in maniera esplicita se la

cancellazione della società dal registro delle imprese ne segnasse

l'estinzione.

Numerose pronunce sostenevano, infatti, che la conclusione delle

operazioni di liquidazione, come pure la cancellazione della società

dal registro delle imprese, non implicasse l'estinzione della società

medesima, se risultavano ancora pendenti rapporti giuridici attivi o

passivi (Cass., 20 ottobre 1998, n. 10380). Nonostante il dettato

dell'art. 10 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 - che dispone il fallimento

dell'imprenditore entro un anno dalla cessazione dell'impresa - la

cancellazione dal registro delle imprese costituiva una condizione

necessaria, ma non sufficiente per l'estinzione della società che, non

solo rimaneva in vita fino al pagamento dell'ultimo debito, ma

continuava a restare esposta al fallimento anche a distanza di anni

dalla sua cancellazione dal registro delle imprese. Nel corso degli

ultimi anni si è, invece, registrato un significativo cambiamento della


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management (COMO - VARESE)
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Morini Alessandro.

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