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seconda è quella dei salariati giornalieri che dietro compenso si obbligano al lavoro subordinato nei

campi. Nessuna di queste due posizioni giuridiche assicura legami stabili con la terra come quello

degli schiavi. Di fatti solo il legame stabile può assicurare continuità di produzione e nei profitti e di

riflesso nel gettito del tributo fondiario. Queste esigenze sono rapidamente soddisfatte tramite il

rafforzamento del colonato fino a vincolare in modo perpetuo il lavoratore agricolo libero con la sua

famiglia alla coltivazione di un dato fondo. Ben presto delle leges imperiali vietano ai coloni di

allontanarsi dal fondo al punto che essi vengono alienati insieme con il fondo. I loro beni sono

considerati quasi come un peculio che si può trasferire solo con il consenso del proprietario del

fondo. La loro libertà di matrimonio subisce vari condizionamenti a seconda del luogo e dei

momenti anche se è riconoscibile la tendenza a favorire unioni tra coloni dello stesso fondo o di

fondi appartenenti allo stesso proprietario. Queste forti limitazioni a capacità giuridiche rientrano in

un fenomeno più vasto che coinvolge altre categorie come il trasportatore su acqua, i mugnai, i

minatori. Tutti costoro sono organizzati in corporazioni di mestiere regolate da numerose leges che

mirano a rendere perpetuo ed ereditario il vincolo al mestiere e di allegare il loro patrimonio alla

funzione svolta. Si cerca così di regolare il regolare svolgimento di attività di pubblica utilità e di

ottenere un regolare gettito fiscale. Anche i decurioni vedono peggiorare la loro posizione perché

devono garantire con il loro patrimonio la riscossione dei tributi, per limitare la fuga da questa

carica le leges la rendono condizione ereditaria vincolando il patrimonio alla funzione. Queste

ampie limitazioni della capacità giuridica di varie categorie di liberi riducono la distinzione con la

condizione degli schiavi la quale anzi viene leggermente migliorata grazie all’influenza dell’etica

cristiana. Ad esempio è ora sufficiente che la madre sia stata libera, anche per poco tempo, tra il

concepimento e la nascita perché il figlio nasca libero. Inoltre si cerca di regolare il fenomeno

causato dalla povertà diffusa della vendita dei nati liberi che comporta la loro caduta in schiavitù

presso chi li acquista. Si concede al padre la possibilità di riscattare il proprio figlio offrendo un

altro schiavo di pari valore o denaro. Infine sotto Costantino si legalizza la prassi di dichiarare

dinnanzi a vescovo e assemblea dei fedeli la manomissione del proprio schiavo, a questo tipo di

manomissione sono riconosciuti effetti di ius civile.

9 – Il pater familias esercita la patria potestas sui discendenti diretti siano essi nati da nozza

legittima oppure adottivi. Questa potestà come le altre riceve una tutela processuale nei confronti di

tutti. Nel primo periodo la potestà paterna è quasi assoluta perché il pater familias ha il potere di

sopprimere i nati deformi se la deformità è constatata da cinque testimoni e di abbandonare le figlie

non primogenite. Inoltre il pater familias può fare la mancipatio di un figlio ma dopo la terza perde

la potestà. Su questa norma sanzionatoria presente nelle 11 Tavole costruiscono il rituale

dell’emancipazione che consente di estinguere volontariamente la mancipatio. Non esiste più il

vincolo di agnazione ma resta quello di sangue che per molto tempo non ha rilievo giuridico.

L’osservanza del rituale è affermata verso il 300 d.C. con una costituzione imperiale che contrasta

gli usi locali frequenti [punto 6 fotocopia 12].

Già all’inizio del secondo periodo il potere di vita o di morte diviene quasi virtuale perché il suo

esercizio è posto sotto il controllo dei censori e poi se il pater familias uccide un figlio in modo

crudele o ingiustificato viene perseguito alla stessa stregua di un omicidio di un qualsiasi estraneo

libero. Malgrado ciò la potestà paterna rimane forte e i giuristi classici la esaltano come prerogativa

dei pater familias romani che in caso di cittadinanza romana ad una coppia che attende un figlio, il

padre deve fare l’estrema richiesta di avere potestà su nascituro e il figlio nascerà cittadino e non

cadrà nella potestà paterna [ punto 2 fotocopia 12].

Questi principi sono evidenti anche nel testo 4 della fotocopia, che è uno dei molti documenti

pervenuti, che è motivo di cittadinanza a stranieri che hanno prestato servizio militare a Roma. A

questi congedati e alle loro donne è concesso oltre che alla cittadinanza anche un connubio che

rende legittime le loro unioni e i figli procreati in seguito ma non in precedenza che restano

stranieri. In altri casi la cittadinanza può essere concessa a singoli o a gruppi per benemerenze

politiche verso Roma anche quando, come nel testo 5 della fotocopia, è concessa ad un nucleo

familiare, essa si intende concessa ai singoli componenti del gruppo dunque fra di loro non si crea

un rapporto di agnazione ne tantomeno un rapporto potestativo.

Di regola cadono sotto la potestà paterna i discendenti nati da nozze legittime. Sulla determinazione

della nascita i giuristi classici hanno opinioni diverse. Prevale l’opinione dei propuliani che esigono

dal neonato l’emissione di un vagito che è segno di vitalità intesa come funzione respiratoria.

Invece secondo i saviniani è sufficiente qualunque movimento del corpo e vale per loro la

potenzialità. Diviene presto opinione condivisa quella che considera il settimino non solo nato

regolarmente ma anche legittimo se nato da nozze conformi allo ius [punto 3 fotocopia 12]. Il pater

familias può non riconoscere il figlio come proprio se non solleva il neonato da terra dopo che la

levatrice lo ha deposto ai suoi piedi.

Tuttavia al figlio non riconosciuto una volta adulto il pretore concede una formula speciale per

l’eventuale riconoscimento.

Diversa è la posizione del figlio nato fuori dal matrimonio che sol nel terzo periodo potrà essere

legittimato in tre modi: per successivo matrimonio tra i genitori, per beneficio imperiale richiesto

dal padre qualora il matrimonio dei genitori non sia più possibile, per iscrizione del figlio naturale

come decurione in un consiglio cittadino assegnandoli un patrimonio congruo.

10 – Si diviene figli adottivi per arrogazione o per adozione, durante il principato queste due figure

si avvicinano progressivamente come regime giuridico. L’arrogazione riguarda un pater familias

che con un rituale dinnanzi alle curie si sottopone ad un altro pater familias di cui diventa figlio. Nel

secondo periodo il rituale si svolge dinnanzi a 300 littori che simboleggiano le 30 curie cadute in

desuetudine. L’arrogatio subisce una capitis deminutio minima che significa un cambiamento nello

status familiare. Gaio aggiunge che ne esiste una media quando si perde la cittadinanza e quando si

perde la libertà. Su questa base i giuristi medievali e moderni hanno elaborato la dottrina dei tre

status: familiae, civitatio, libertatatis. Sotto il profilo patrimoniale nell’arrogazione si verifica una

successione universale tra vivi, i beni e i diritti trasmissibili dall’arrogato passano al pater familias

arrogante. I debiti per ius civile si estinguono. A questa iniquità rimedia il pretore facendo rivivere i

debiti dell’arrogato che può essere chiamato in giudizio dai creditori grazie ad una formula in cui si

finge come avvenuto al capitis deminutio. Quanto all’adozione il suo scopo originale è quello di

spostare un sottoposto da una famiglia all’altra. Dapprima va estinta con le tre mancipatio la potestà

esistente, poi davanti al magistrato giusdicente il pater familias adottante rivendica come sua la

potestà sulla persona da adottare. Questo rituale sarà semplificato nel corso del tempo. Tuttavia le

trasformazioni più rilevanti avvengono con Giustiniano. Per la forma è sufficiente una dichiarazione

davanti ad un funzionario pubblico con i due pater familias, quello che dà e quello che riceve.

Riguarda gli effetti si distinguono due tipi di adozione. Il primo è l’adozione compiuta da un

estraneo alla famiglia di chi viene adottato. Questa non estingue più come in passato il vincolo di

agnazione con la famiglia originaria ma aggiunge nuove prospettive ereditarie a favore

dell’adottato. Il secondo tipo è l’adozione compiuta nei confronti di un nipote dal nonno materno.

Questo secondo tipo estingue il vincolo di agnazione con il padre così l’adottato diviene a tutti gli

effetti figlio del nonno adottante. Infine si esige non solo come nel passato che l’adottante sia più

anziano dell’adottato, che anche che la differenza sia almeno di 18 anni.

11 – Sotto il profilo patrimoniale la situazione dei figli maschi, come visto per lo schiavo, inizia a

mutare in nuove realtà economiche. Anche ai figli il pater familias concede un peculio che non

intacca l’unità del patrimonio familiare che appartiene sempre al pater familias. Poi dall’età di

Augusto l’autonomia patrimoniale del figlio si amplia perché a lui è concesso di poter godere e

disporre di uno speciale peculio detto castrense perché contiene tutti i guadagni del figlio durante il

servizio militare. Se però il figlio non dispone del peculio, alla sua morte il peculio castrense torna

al pater familias come un qualunque peculio. Può anche accadere che il figlio all’inizio del servizio

militare, come accadeva per il figlio che iniziava la carriera politica, sia emancipato dal pater

familias. Infine nel terzo periodo compare anche un peculio quasi castrense che comprende beni e

diritti acquistati dal figlio nell’esercizio di funzioni pubbliche ed ecclesiastiche in attività forense.

Anche di questo peculio può disporre il figlio. Fin dagli inizi del secondo periodo, come e ancor più

dello schiavo, il figlio può essere preposto dal pater familias ad una impresa marittima o terrestre

oppure a svolgere un singolo affare su autorizzazione del pater familias. I creditori insoddisfatti

ricevono tutela dal pretore tramite azioni preposte che essi che essi possono intentare contro il pater

familias che abbia preposto il figlio ad una azienda e risponde senza limiti. I giuristi classici

ammettono la possibilità che il figlio adulto possa contrarre obbligazioni purché siano atti leciti.

Contro i figli inadempienti i creditori possono agire solo con azioni di accertamento ma non

possono procedere in via esecutiva se i figli non soddisfano spontaneamente la condanna pecuniaria

al processo.

12 – Sulle donne entrate nella famiglia come mogli il pater familias acquista il potere tramite la

conventio in manum che accompagna o segue un matrimonio legittimo con lui pater familias o con

uno dei suoi discendenti maschi. Perché un matrimonio sia legittimo occorrono dei requisiti che

restano inalterati nel tempo: la pubertà cioè la capacità naturale di procreare a 14 anni per i maschi e

a 12 anni per le femmine e il connubio della reciproca capacità civile ai quali i giuristi classici

assegnano la mancanza di parentela in linea collaterale mentre in linea retta vige sempre il diritto

assoluto, il consenso di chi ha la potestà sui futuri sposi se essi sono dei sottoposti, infine la

convivenza con l’intenzione reciproca di vivere come coniugi.

Tipica del primo periodo è la conventio in manum, cioè la sottoposizione della donna al potere del

marito (manus) o di chi ha potestà sul marito. Ciò si verifica in tre modi con l’approvazione dei

pontefici. Il primo è una cerimonia religiosa in cui in presenza dei parenti e dei sacerdoti di Giove si

pronuncia un rituale e si consuma una focaccia di farro. Il secondo modo è la coemptio che è una

compera fittizia attuata con una mancipatio. E infine l’usus che fa acquistare la manus dopo un anno

di matrimonio, si tratta di una sorta di usucapione del diritto.

In questi tre modi la donna che va sposa se è sottoposta passa nel potere dell’altro pater familias,

perde così ogni legame con la famiglia di origine e quindi ogni aspettative ereditaria. Questa perdita

è compensata dalla assegnazione di una dote che nasce in tale contesto. Se la donna è sui iuris

diviene una sottoposta del marito come se ne fosse figlia. Il patrimonio di lei passa al marito, così si

ha una successione universale tra vivi come so è già visto per la arrogazione. Tuttavia riguardo

all’usus i pontefici elaborano la possibilità di evitare l’acquisto della manus, così la moglie che non

voglia cadere in manus del marito deve, in comune accordo, allontanarsi di casa per tre notti ogni

anno, la moglie resta tale ma non diviene agnata del marito e dei figli perché non muta il suo status

personale. Questo matrimonio è detto sine manu cioè senza acquisto della manus e ha diffusione

generale nel secondo periodo.

Ora, in particolare, se la donna che va sposa è sui iuris rimane tale e dunque non si verifica più la

successione universale a favore del marito. Ora dei tre antichi modi di acquisto della manus la

confarreatio rimane in vita solo all’interno delle famiglie che detengono le cariche religiose più

importanti, infatti per i loro titolari si continua a esigere che essi siano nati da nozze celebrate con

questo rito solenne. La coemptio resta solo in una applicazione fiduciaria estranea al matrimonio

perché essa serve ora a consentire alla donna sui iuris di scegliersi un tutore di suo gradimento.

Infine l’usus viene abolito insieme alla necessità che la moglie si allontani per tre notti dalla casa

coniugale.

Studia da pagina 97 a 108 sul Manfredini

13 – Alcune persone sui iuris sono ritenute incapaci di agire cioè di compiere atti giuridici. Per il

loro secondo tipo di incapacità sono previste due forme di assistenza: La tutela e la cura. La tutela è

un potere che si esercita sugli impuberi e sulle donne adulte, escluse le vestali. Gli impuberi sono

maschi o femmine che non hanno raggiunto la capacità di generare, per le femmine la pubertà è

raggiunta a 12 anni, per i maschi ancora i giuristi classici sostengono due opinioni diverse come

risulta dal testo 7.

Il tutore può essere nominato nel testamento di chi in vita ha la potestà sull’impubere o sulla donna,

e può rinunciare alla nomina. Altrimenti il tutore è l’agnato prossimo, come è ribadito dalla legge


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Docente: Caimi James
Università: Genova - Unige
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Daniel Bre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Caimi James.

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