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D.1.1.7 «Ius autem civile est Il ius civile è il diritto che

quod ex legibus, plebis scitis, promana dalle leggi, dai

senatus consultis, decretis plebisciti, dai senatoconsulti,

principum, auctoritate dai decreti degli imperatori e

prudentium venit». dai responsi dei giurisperiti.

ius honorarium (o ius praetorium), che riguarda le situazioni di diritto o

di fatto che, pur non trovando tutela nelle norme dello ius civile, sono state

regolamentate dall'attività giurisdizionale dei magistrati dotati di

iurisdictio. Lo stesso Papiniano, nel medesimo brano in cui definisce il ius

civile, racchiude il concetto di ius honorarium, che egli chiama ius

praetorium, nelle seguenti parole:

«Ius praetorium est quod Il ius pretorium è il diritto

praetores introduxerunt introdotto dai praetores al fine

adiuvandi vel supllendi vel di aiutare, aggiungere,

corrigendi gratia propter emendare lo ius civile per la

utilitatem publicam; quod et pubblica utilità; ciò che viene

honorarium dicitur ab honore anche chiamato honorarium

praetorum». dall'onore dei pretori

ius gentium, cioè tutti gli istituti che trovano tutela, oltre che

nell'ordinamento statuale romano, anche presso altri popoli.

Fasi storiche del diritto romano

La periodizzazione più diffusa del diritto romano è quella che distingue 4

differenti stadi evolutivi:

Periodo arcaico: dalla fondazione di Roma (753 a.C. all'emanazione delle

leges Liciniae-Sextiae (367 a.C.); storicamente, corrisponde al periodo

monarchico;

Periodo preclassico: dall'emanazione delle leges Liciniae-Sextiae fino

all'avvento del principato (27 a.C.); storicamente corrisponde al periodo

della Repubblica Romana;

Periodo classico: da Caio Giulio Cesare Ottaviano (27 a.C.) fino

all'avvento dell'imperatore Diocleziano (285 d.C.);

Periodo postclassico: dal regno di Diocleziano al regno di Giustiniano

(568 d.C.); storicamente comprende il periodo dell'Impero Romano

d'Occidente.

Fonti giuridiche

La ricostruzione dell'intero sistema di diritto romano è basata sul

ritrovamento di fonti giuridiche e storiche più o meno complete. Di

seguito, un elenco (certamente non esaustivo) delle principali fonti di

produzione del diritto romano che ci sono pervenute:

Legge delle XII tavole (Dvodecim Tabvlarum Leges): il primo documento

giuridico latino scritto, risalente ad oltre 2500 anni fa;

Istituzioni di Gaio (Gai Institutionvm);

I Quattro Commentari delle Istituzioni di Gaio (Commentarii Quattvor),

una pietra miliare della storia del diritto moderno, con le Gai Institvtionum

Epitomae e le Gai fragmenta Avgvstodvnensia;

Senatus consultum de Bacchanalibus, risalente al 186 a.C.;

Istituzioni di Giustiniano (Imperatoris Ivstiniani Institvtionvm): la prima

grande codificazione del maestro della legge;

Codice di Giustiniano (Domini Nostri Sacratissimi Principis Ivstiniani

Codex); monumentale opera di codificazione di Giustiniano, divisa in

dodici libri;

Digesto di Giustiniano (Domini Nostri Sacratissimi Principis Ivstiniani

Ivris Envcleati Ex Omni Vetere Ivre Collecti Digestorum seu

Pandectarum), colonna portante del Corpus Iuris Civilis

Codice Teodosiano (Imperatoris Theodosiani Codex): il contraltare alla

codificazione Giustinianea, in sedici libri densi di diritto e innovazioni

strutturali, tra cui il Liber Legum Novellarum Imperatoris Theodosi;

M. Tulli Ciceronis De Legibus Libri Tres: i tre libri e i fragmenta di

Cicerone;

Res gestae Divi Avgvsti: l'opera di Augusto divisa in sei tabulae;

Fontes Iuris Romani Antejvstiniani in vsum scholarvm, divise in 7 libri

(due sulle Leges, due sugli Auctores, e 3 sui Negotia);

Corpvs Inscriptionvm Latinarvm;

Titvli ex corpore Ulpiani: la colossale opera di Eneo Domizio Ulpiano, in

29 titoli; è un'opera di carattere piuttosto elementare, destinata soprattutto

all'insegnamento del diritto, contenuta in un manoscritto della Biblioteca

Vaticana. Secondo la dottrina prevalente, si tratta di una compilazione

postclassica (con molta probabilità dell'epoca di Diocleziano o Costantino)

di passi rimaneggiati e rielaborati tratti da opere di Ulpiano.

Sententiae Pauli: i cinque titoli delle Sententiae receptae Pavlo tributae e i

cinque libri delle Pavli sententiarvm interpretatio;

Editto di Costantino e Licinio del 311-313 d.C.

Constitvtiones Sirmondianae: raccolta di 16 costituzioni imperiali, che

disciplinano materie ecclesiastiche; presero il nome dal primo loro editore,

il gesuita Sirmond (1631). Emanate fra il 333 e il 425 d.C., non furono

tutte accolte nel Codice teodosiano, in appendice al quale vennero

pubblicate da Mommsen.

Fragmenta Vaticana, frammenti di un'ampia compilazione privata di

costituzioni imperiali e di passi desunti dalle opere di Papiniano, Ulpiano e

Paolo. Il palinsesto fu scoperto nel 1821 dal cardinale Mai nella Biblioteca

Vaticana. Le costituzioni imperiali ivi riportate vanno dal 205 al 369 o al

372 d. C.

Codice Ermogeniano;

Lex Romana Burgundionvm, scritta all'inizio del VI secolo d.C., è

articolata in 47 titoli e la si attribuisce a Gundobado, re dei Burgundi

(Gallia Orientale). E’ destinata ai soli sudditi romani del regno dei

Burgundi;

Edictum Theodorici Regis: l'Editto di Teodorico pubblicato nel 500 d.C.,

diviso in 154 articoli, era un codice "territoriale", cioè conteneva

disposizioni valide sia per i Romani che per gli Ostrogoti. Ciascuno degli

articoli era ricavato da un testo delle leges o degli iura, soprattutto dai

codices, dalle Sententiae di Paolo ecc. Vi sono anche alcune norme nuove,

di incerta origine (non si sa se di origine ostrogota oppure derivate dalla

pratica);

Decretvm Gelasianum, fonte di diritto canonico, più che di diritto romano;

ca costituito l'ordinamento giuridico romano per circa XIII secoli, dalla

data della Fondazione di Roma (753 a.C.) fino alla fine dell'Impero di ,

l'edizione dei testi dei padri della chiesa, una ricerca sui Limes (i confini

tra impero romano e tribù germaniche) ed altri innumerevoli progetti.

Ius civile

Lo Ius civile è quella parte del diritto romano derivato dalle XII tavole e

dalla loro interpretatio e sviluppatosi poi nel periodo preclassico per opera

soprattutto dei giuristi. Esso è la evoluzione laica dello Ius Quiritium, il

diritto più antico dei Romani, strettamente connesso con la religione e

rivelato dai pontefici.

Verso la fine del periodo preclassico anche il diritto sorto da una lex o da

un plebiscito aveva finito con l'essere incluso nello ius civile, mentre nel

corso del I secolo d.C. questo venne a comprendere anche il diritto

derivante da un senatoconsulto o da una costituzione imperiale, ritenuti atti

con forza di legge.

Ma ius civile è un'espressione estremamente cangiante, il cui significato

varia a seconda dell'espressione alla quale viene contrapposto.

Ius civile e ius gentium

In contrapposizione allo ius gentium, il diritto romano che si applicava

anche agli stranieri, lo ius civile si identifica con l'intero diritto vigente

nella civitas, che fosse applicabile ai soli cittadini romani.

In quest'ottica sarebbero comprese nello ius civile anche quelle clausole

dell'editto pretorio che si applicavano solo ai cittadini romani.

Ius civile e ius honorarium

In contrapposizione allo ius honorarium, il diritto creato dal pretore

attraverso la sua azione giurisdizionale, lo ius civile è il diritto creato

regolarmente nei modi previsti per produrre diritto in generale (leggi,

plebisciti, senatoconsulti, costiruzioni imperiali).

In quest'ottica gran parte dello ius gentium ricade nello ius civile.

NIEBUHR

La Storia romana di Niebuhr è nell'elenco delle storiografie che fanno

epoca sia perché segnano un'era nello studio di soggetti speciali ma anche

per l'influenza sulla concezione generale di storia. "Il risultato principale"

dice Leonhard Schmitz, "raggiunto dalle ricerche di Niebuhr, come le sue

opinioni sulla popolazione antica di Roma, l'origine della plebe, i rapporti

fra patrizi ed plebei, la natura reale dell'ager publicus e di molti altri punti

interessanti, sono stati accettati da tutti i suoi successori." Altre presunte

scoperte, come la costruzione dell'iniziale storia romana sulla base dei

primi poemi tradizionali, non sono state ugualmente fortunate; ma anche

se ogni conclusione di Niebuhr fosse stata confutata, la sua pretesa di

essere considerato il primo ad essersi occupato della storia antica di Roma

in uno spirito scientifico rimarrebbe indiscutibile ed i nuovi principi

introdotti da lui nella ricerca storica non perderebbero niente della loro

importanza. Ha suggerito, sebbene non la elaborasse, la teoria del mito,

uno strumento così potente nella moderna critica storica. Introdotto

l'inferenza e la deduzione per supplire alle carenze di tradizioni screditate

ed ha mostrato la possibilità di scrittura della storia in assenza di fonti

originali. Con la sua teoria sulle dispute fra patrizi ed i plebei che

originavano da originali differenze etniche ha attirato l'attenzione

sull'importanza immensa delle distinzioni etniche ed ha contribuito alla

rinascita di queste divergenze come fattori nella storiografia moderna. Più

di tutti, forse, poiché la sua concezione della storia romana antica ha reso

le leggi ed le norme più comprensibili, ha influenzato involontariamente la

storia popolarizzando quelle concezioni che ne sottolineano le istituzioni,

le tendenze e le caratteristiche sociali.

Il carattere personale di Niebuhr era sotto ogni punto di vista

estremamente piacevole. Il suo animo era gentile ed i suoi affetti erano

forti; era magnanimo e disinteressato, semplice ed onesto. Aveva una forte

affinità con tutto ciò che era alto e generoso ed inspirato il proprio

comportamento ai principii più alti. Il suo difetto principale era un eccesso

di sensibilità, che conduceva a comportamenti permalosi ed irragionevoli

nei suoi rapporti privati ed ufficiali, a giudizi affrettati ed non equilibrati di

persone e cose che lo avevano disturbato e che causava uno

scoraggiamento che gli impediva il grande bene che avrebbe potuto fare

come critico dei pubblici affari.

Fonti

La principale autorità per la vita di Niebuhr è Lebensnachrichten über B.

G. Niebuhr, aus Briefen desselben und aus Erinnerungen einiger seiner

nächsten Freunde, di Dorothea Header (3 vol., 1838–1839). Ne esiste una

traduzione inglese di Miss Winkworth (1852)

J Classen, Barthold Georg Niebuhr, eine Gedächtnisschrift (1876)

G Eyssenhardt, B. G. Niebuhr (1886)

Römische Geschichte è stata tradotta in inglese una prima volta da FA

Walter (1827), poi in una seconda edizione da Julius Hare e Connop

Thirlwall, completata da William Smith e Leonhard Schmitz (ultima

edizione, 1847–1851).

PLEBEI

Il termine plebei deriva dal latino plebs da una radice che indica la

moltitudine, la folla.

Nell'Antica Roma rappresentavano gli strati meno abbienti, principalmente

artigiani, piccoli proprietari terrieri e mercanti. Alla loro minore

disponibilità di ricchezza corrispondeva una loro forte emarginazione

politica (al tempo della Repubblica il voto era su base censitaria). Spesso

erano clientes di qualche gens patrizia.

La gens era un gruppo di famiglie con un capostipite comune, vero o

presunto, qualcosa di molto simile ai clan scozzesi. Originariamente la

terra apparteneva non alla singola famiglia ma alla gens.

Nell'uso moderno il termine plebei indica in genere gli strati più bassi

(meno abbienti) della popolazione.

di tribuno della plebe (in latino tribunus

La magistratura romana

plebis) fu la prima magistratura plebea a Roma. Fu creata nel 494 a.C.,

all'incirca 15 anni dopo la fondazione della Repubblica Romana nel 509

a.C.. I plebei di Roma avevano effettuato una secessione, cioè avevano

abbandonato in massa la città, accettando di rientrare solo quando i patrizi

ebbero dato il loro consenso alla creazione di una carica pubblica che

avesse il carattere di assoluta inviolabilità e sacralità (caratteristiche

sintetizzate dal termine latino sacrosanctitas). Questo significava che lo

stato si accollava il dovere di difendere i tribuni da qualsiasi tipo di

minaccia fisica, ed inoltre garantiva ai tribuni stessi il diritto di difendere

un cittadino plebeo messo sotto accusa da un magistrato patrizio (ius

auxiliandi). Secondo la tradizione i primi tribuni della plebe si chiamavano

Lucio Albinio e Caio Licinio.

Dal 449 a.C. acquisirono un potere ancora più formidabile, lo Ius

intercessionis, ovvero il diritto di veto sospensivo contro provvedimenti

che danneggiassero i diritti della plebe emessi da un qualsiasi magistrato,

compresi altri tribuni della plebe. I tribuni avevano inoltre il potere di

pena capitale a chiunque ostacolasse o interferisse con lo

comminare la

svolgimento delle loro mansioni, sentenza di morte che veniva solitamente

eseguita mediante lancio dalla Rupe Tarpea. Questi sacri poteri dei tribuni

furono a più riprese sanciti e confermati in occasione di solenni riunioni

plenarie di tutto il popolo plebeo.

450 a.C. il numero dei tribuni fu elevato a dieci. Fino al 421

A partire dal

a.C. il tribunato fu l'unica magistratura a cui i plebei potevano accedere, e

che, naturalmente, era ad essi riservata. Per contro negli ultimi periodi

della repubblica questa carica aveva assunto un'importanza ed un potere

talmente grandi che alcuni patrizi ricorsero ad espedienti per riuscire a

conseguirla. Ad esempio Clodio si fece adottare da un ramo plebeo della

sua famiglia, e fu così in grado di candidarsi, con successo, alla carica.

Non mancarono casi in cui l'inviolabilità della carica di tribuno fu usata

come pretesto per compiere violenze e soprusi, come nel caso dello stesso

Clodio e in quello di Milone

Un altro espediente usato dai patrizi per aggirare il divieto a divenire

tribuni fu quello di farsi investire del potere di tribuno (tribunicia potestas)

anziché essere eletto direttamente, come avvenne nel caso del primo

imperatore romano Augusto. Questa prerogativa costituiva una delle due

basi costituzionali su cui si fondava l'autorità di Augusto (l'altra era l'

imperium proconsulare maius). In questo modo egli era in grado di porre il

veto su qualsiasi decreto del Senato, tenendo così questa assemblea sotto il

proprio totale controllo. Inoltre poteva esercitare l'intercessione e

comminare la pena capitale oltre a godere dell'immunità personale. Anche

la maggior parte degli imperatori successivi assunsero la tribunicia

potestas durante il proprio regno, sebbene alcuni ne fossero stati investiti

anticipatamente dai rispettivi predecessori, come ad esempio Tiberio, Tito,

Traiano e Marco Aurelio. Altri personaggi, come Marco Agrippa e Druso,

la assunsero pur senza diventare in seguito imperatori.

Per analogia con la funzione svolta dai tribuni dell'antica Roma anche

alcuni politici dell'era moderna sono stati etichettati come tribuni della

plebe.

I patrizi (singolare patrizio, in latino patricius) erano in origine la classe

d'elite della antica società romana. Si trattava principalmente dei membri

delle famiglie senatorie, discendenti dai capi delle gentes originarie, i clan


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto romano sui principali concetti del diritto romano, su Mommsen e le sue opere con particolare analisi dei seguenti argomenti: le principali opere scientifiche dell'autore (La storia di Roma, Legge Costituzionale Romana, Diritto penale romano), Mommsen come organizzatore scientifico, Mommsen uomo politico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Luchetti Giovanni.

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