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Diritto Romano

In questo documento troviamo le nozioni del diritto romano dalla sua nascita nel 753 a.C alla sua morte nel 565 d.C. Si tratta di un documento redatto in maniera esemplare che tratta in modo approfondito ed esauriente tutti i concetti, facendo anche riferimento al nostro ordinamento (codice civile). I concetti vengono prima indicati in latino (matrice latina del diritto romano) e poi vengono analizzati.... Vedi di più

Esame di Diritto romano docente Prof. F. Pergami

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Quadruplum

L’atto del furto viene tutelato dall’azione del pretore in assenza di tutela proveniente dalle

residue consuetudini e dalle leggi comiziali. Il pretore concede una actio furti

condannando colui che ha commesso il furto a pagare una somma di denaro, non si prevede

la pena di dover riconsegnare l’oggetto rubato (l’attività del pretore non riguarda solo le

obbligazioni da contratto ma anche quelle da delitto).

Sia nel caso di obbligazioni da contratto che da delitto il diritto romano riconosce solo la

condanna con oggetto pecuniario (somma di denaro)

Rapina → alla sottrazione della cosa altrui si accompagna la violenza nel gesto, si tratta di

1. un furto commesso con violenza (vis)

Iniuria → si tratta di un’ipotesi di danneggiamento alla persona. Piú grave sarà la sanzione

2. per il danneggiamento alla persona.

Damnum iniuria datum → si tratta di un’ipotesi di danneggiamento alle cose e in particolare

3.

agli schiavi, i quali vengono considerati cose. È un danno dato con ingiuria. (Uccisione o

danneggiamento di schiavi o bestiame altrui).

Questi comportamenti hanno una rilevanza circoscritta in quanto le ipotesi di giudizio riguardano

esclusivamente il soggetto offeso.

Non si parla più di delitto ma di Crimen quando l’atto illecito non riguarda più un unico soggetto

ma coinvolge l’intera comunità. Si tratta di un comportamento piú grave. L’autore del crimine non

ha come conseguenza il pagamento di una somma di denaro ma la pena di morte. Esistono due

antiche ipotesi di crimine risalenti alla fase arcaica:

Il parricidio ossia l’uccisione del pater familias. Questo tipo di crimine risale in particolar

1. modo nella fase in cui il pater aveva il compito di assumere tutti quei poteri/compiti che

avrebbero dovuto spettare allo stato. L’uccisione di questa figura di rilevanza

importantissima rappresentava uno sconvolgimento non solo della famiglia ma dell’intera

comunità in quanto si tratta di un comportamento gravissimo. Colui che commette il crimine

era accompagnato vicino ad una rupe con delle scarpe di legno in modo tale da non toccare

la terra sacra di Roma perché aveva violato quel patto di sacralità che lo rendeva indegno.

Egli era posto all’interno di un sacco con degli animali per essere infine gettato dalla rupe

senza di certo ipotesi di salvezza.

Perduellio ossia l’alto tradimento dello stato e della collettività. Chi tradisce la collettività

2. commette un crimine che non riguarda soltanto colui che subisce ma l’intera comunità e non

esiste somma di denaro per ripagare. Dunque la conseguenza di questo crimine è la pena di

morte.

Oggi giorno esistono dei comportamenti perseguiti dallo stato anche senza lamentela della persona

offesa e comportamenti perseguiti solo se l’offeso si lamenta. Si ha quindi la distinzione tra

comportamento perseguiti a querela di parte o comportamenti con cui si procede d’ufficio senza la

necessità della segnalazione del crimine.

Il tema dei crimina é tratto in un’altra opera ossia in opere di natura pubblica: nelle leggi regiae del

re e negli autori che raccontanti di questi processi.

Nel caso di responsabilità contrattuale o extra-contrattuale, le somme di denaro che chi infrange un

obbligo deve pagare devono essere tenute distinte. Le somme pagate per obblighi contrattuali

hanno l’obiettivo di riportare la situazione patrimoniale nella stessa situazione in cui era prima

della violazione dell’obbligo. La sanzione condanna a ridare la somma di denaro. Esso viene

chiamato risarcimento del danno (hanno funzione risarcitoria). Le somme pagate per obblighi

extra-contrattuali hanno funzione di riparazione del torto subito/sofferenze subite (afflittivo).

IL PROCESSO

Dal diritto in senso soggettivo.

Il comando primario è il primo livello in cui viene spiegato il dovere, l’obbligo o il divieto. Esso

regola il rapporto sostanziale. Il diritto soggettivo, che è la posizione di vantaggio o preminenza di

un interesse sopra altri interessi, rappresenta la posizione giuridica attiva. Invece l'obbligo nel

comando primario, che si basa sulla volontà del soggetto il quale non è possibile forzare

(incoercibile), rappresenta la posizione passiva.

Se l'obbligo non viene rispettato si ricorre al comando secondario. Esso regola il rapporto

processuale. Il pretore concede una actio, cioè una posizione giuridica attiva, tutelata dal diritto

soggettivo. La Actio incide nella sfera di autonomia altrui, qualora l'obbligo non venga rispettato.

La soggezione all'azione è rappresentata dalla sanzione.

DIRITTO SOGGETTIVO | OBBLIGO i comandi primari regolano il rapporto sostanziale

ACTIO | SANZIONE i comandi secondari regolano il rapporto processuale

Per arrivare ad irrogare la sanzione occorre passare attraverso un sistema che si chiama processo

(meccanismo tipico del comando secondario).

Il processo (parola tecnica con significato ben preciso) é lo strumento con il cui il titolare

dell’azione può far applicare la sanzione tramite la sententia del giudice. Esso viene definito da

Gaio come: “una serie continuativa di atti finalizzati all’emanazione di una decisione”. Tale

decisione viene denominata sententia, la quale viene emessa dallo “Iudex” ovvero il giudice. La

sentenza é l’atto conclusivo del processo in cui il giudice pronuncia la sua decisione.

Ottenere una Actio tutelata dal pretore o dalla norma giuridica non implica necessariamente una

sententia di condanna favorevole. L’actio é potere di impulso processuale ovvero ha il potere di

iniziare un processo, non di avere una sentenza di condanna. Il giudice infatti può emanare sentenze

di condanna o di assoluzione.

Si individuano nelle tre fasi di sviluppo di Roma tre ordinamenti differenti, di conseguenza si

distinguono tre tipologie di processo diverse. Si utilizza una classificazione temporale.

• Processo nell’epoca arcaica → Processo per legis actiones

• Processo nell’epoca repubblicana → Processo per Formulas

• Processo nell’epoca imperiale → Cognitio Extra Ordinem

1-Nella fase arcaica

In questa fase i processi sono di natura privata ovvero lo iudex che emana la sentenza è un cittadino

privato scelto dalle parti. Questo sistema viene chiamato ordo iudiciorum privatorum. Questa

tipologia di processo viene denominata: Processo per legis actiones (si tratta del processo più

antico del Diritto Romano). Le caratteristiche di tale processo sono coerenti alle caratteristiche degli

istituti, dei rapporti fra privati:

• Oralità (processo orale) ovvero pronuncia di parole solenni→ Il processo infatti si svolgeva

mediante la pronuncia di una serie di formulari prestabiliti in lingua latina. Per ottenere tutela era

necessario pronunciare tali formulari.

• Rigore formale (solenne)→ Lo sbagliare di una sola parola comportava la perdita della

causa (formalismo).

• Rinuncia a reclamare contro la decisione → in quanto il giudice è stato scelto dalle parti.

Si tratta di un processo in unico grado.

• Natura privata

I legis actiones sono cinque formulari relativi a singole ipotesi:

PROCESSO DI ACCERTAMENTO

Legis Actio Sacramento (formulario molto rigido) è la più antica forma di tutela

1. processuale che il diritto romano aveva conosciuto. La parola sacramento (ovvero

giuramento agli dei) segnala la sua rilevanza storica. Essa riguardava le ordinarie fattispecie

e serviva per tutelare tutte le ipotesi che richiedevano l’intervento del processo, nell'ipotesi

in cui non veniva rispettato un giuramento. Viene individuata come l'ipotesi più generale e

comune. L'ipotesi prevedeva che si giurasse davanti agli dei il diritto di ottenere una sponsio

(promessa verbale di una somma di denaro) non effettuata.

Legis Actio p er iudicis arbitrive postulationem (azione della legge per arrivare ad

2. un’azione di un giudice o di un arbitro). L'ipotesi è più elaborata e la sua funzione è più

specifica di quella generale, essa era necessaria quando il cittadino doveva ricevere una certa

pecunia (somma di denaro certa) ed una certa res. La figura del giudice veniva equiparata a

quella dell'arbitro ovvero un cittadino privato che senza possedere una carica pubblica,

svolgeva il ruolo di giudice. La figura dell’arbitrato, in cui i privati si affidano ad un giudice

arbitro (ovvero un cittadino privato) per risolvere la controversia più velocemente, ricorda

formulario. Sembra essere un segno di modernità ma é un ricordo della natura privata.

Legis Actio per condictionem (accertamento di crediti di somme certe di danaro).

3. Formulario complesso.

I primi tre formulari vengono chiamati legis di accertamento (per accertamento su base della

sponsio per ottenere denaro) in cui il giudice emette alla fine la sentenza. Nell’ipotesi di mancato

pagamento da parte di colui che aveva il compito di pagare, si ricorre al processo esecutivo. Il

Diritto Romano afferma che il processo esecutivo (esecuzione dell'azione) è la materiale

apprensione di ottenere il risarcimento. L’esecuzione viene realizzata a Roma con le altre due legis

actiones (bisogna ottenere con la forza ciò che la sentenza ha stabilito).

PROCESSO ESECUTIVO

Legis actio per manus iniectionem ( mancato pagamento da parte del convenuto di una

4. somma di danaro, a cui era tenuto per una causa certa ed indiscutibile.) Esprime l'idea di

'mettere mano' su beni altrui.

Legis Actio per pignolis capionem ( forma di esecuzione sui beni del debitore, eseguita

5. senza bisogno di un precedente giudicato: essa fu utilizzata solo per crediti di carattere

pubblicistico (es. il credito dell’esattore di imposta).

Gli ultimi due formulari furono creati per ottenere ciò che la sanzione aveva affermato.

2 – Nella fase classica

Anche in questa fase i processi sono di natura privata ovvero lo iudex che emana la sentenza è un

cittadino privato scelto dalle parti. Il nuovo processo, descritto da Gaio nelle 'Istituzioni',

caratterizzato da un mancato formalismo, abbandona l’oralità a favore di un documento scritto

(formula), scritto dalle parti. Il processo, basato sulla formula (un documento scritto redatto dalle

parti) prende il nome di processo formulare: Processo per Formulas. Le caratteristiche di tale

processo sono:

• Assenza di formalismo

• Processo scritto

• Rinuncia a reclamare contro la decisione

• Natura privata

Si adotta il processo per formulas perché:

• il processo della fase arcaica non era più in grado di tutelare i nuovi rapporti in quanto era

legato a una realtà di Roma differente, ovvero una piccola comunità composta da poche

persone;

• le legis actiones in odio venerunt, caddero in desuetudine.

• il processo come gli istituti seguono la trasformazione dell’ordinamento. Il nuovo processo

era in grado di adattarsi alle nuove esigenze e ai nuovi tipi di rapporti fra privati nell’epoca

classica in cui Roma comincia la sua espansione

Nonostante siano processi diversi presentano un elemento comune, ovvero la natura privata. Quindi

Gaio sottolinea che nonostante le diversità, entrambi sono processi privati e sono quindi compresi

nell'ordo iudiciorum privatorum (sistema/ordine dei giudizi/processi privati)

La formula è composta da quattro parti (la fonte principale è rappresentata dalle Istituzioni di

Gaio): le parti della formula possono essere variamente composte per formare un documento che

cambia a seconda delle esigenze dei cittadini al fine di togliere il formalismo.

Intentio (sempre presente altrimenti non inizierebbe il processo): prima parte della formula

1. in cui il titolare dell'actio, cioè l'actor (attore), espone la propria pretesa, ovvero l'actio

desiderium suum concludit. La Intentio viene definita da Gaio: “Intentio est ea pars

formulae qua actor desiderium suum concludit” ovvero quella parte della formula nella

quale l'attore precisa le sue conclusioni/fa valere il suo desiderio

La intentio può essere di due tipi diversi (non c’è uno schema rigido, bisogna adattare la formula a

seconda delle esigenze):

Intentio certa (certezza del desiderio) → é certa la intentio se sono contenuti

• l'importo che si desidera ottenere e la ragione per cui si fonda la richiesta. Si tratta di

un titolo giuridico per cui si domanda questo importo (esempio: prestito di 20 euro a

titolo di mutuo)

Intentio incerta → è incerta la intentio quando viene indicato soltanto l’importo ma

• non la ragione/il titolo in base al quale chiedere questi soldi. Quando la intentio é

incerta il diritto romano prevede una seconda parte della formula:

Demonstratio (dimostrazione) (non sempre presente): viene identificata come la seconda

1. parte dell'azione nella quale si indica la ragione per la quale si chiede l'importo. Secondo la

ragione di strategia processuale l’altra parte può riservarsi di esporre la propria intentio in

quanto ha la possibilità di opporsi tramite una parte della formula detta: exceptio

(contestazioni). Si tratta del titolo in base al quale chiedo la somma di denaro.

Condemnatio (sempre presente): La condanna é la parte della formula nella quale le parti

2. attribuiscono al giudice privato il potere di emettere la sentenza, quindi di condannare o di

assolvere. Si decide inoltre di accettare preventivamente la decisione del giudice, infatti il

processo per formulas si svolge in unico grado, con un unico giudice.

Adiudicatio (aggiudicazione): è la quarta parte della formula presente solo nei processi che

3. hanno ad oggetto una divisione di un patrimonio, si attribuisce quindi alle parti il

corrispettivo. Esempio: al decesso del pater familias, agli eredi spettava un patrimonio da

dividere tra le parti.

Il Diritto Romano distingue e classifica diversi tipi di formule:

Le formule civili ottenute dal diritto civile. (Ius Civile)

1. Le formule onorarie ottenute dall’azione del pretore (Ius Honorarium)

2.

Distingue inoltre:

1. Formule in Factum

2. Formule in Ius

3-Nella fase post classica:

In questa fase il giudice (iudex) non è più un privato cittadino, bensì l'imperatore stesso. Tutti i

poteri sono concentrati nelle sue mani, dominus et deus (poteri di natura divina), il risultato del suo

potere sono le leggi imperiali e le sentenze, frutto dell'attività dell'imperatore. Dunque in questa fase

i processi da natura privata diventano di natura pubblica.

Il processo privato nella fase arcaica e in quella classica era di unico grado, diversamente dal

processo nella fase post classica. Il giudice, cioè l'imperatore, non emette tutte le sentenze, ma

adotta un sistema delegatario in cui delega le funzioni a suoi collaboratori, che emettono per suo

conto le sentenze.

Per mantenere i sudditi fedeli al controllo dello stato introduce dunque l’istituto della delega dei

poteri in quanto l'imperatore è consapevole di non avere la possibilità di emanare sentenze per tutte

le controversie dell'Impero. L’attribuzione di questo potere é una attribuzione che l’imperatore fa

conservando il ruolo di domino e deus dell’impero romano. Chi agisce per suo conto non è una

figura autonoma, egli decide grazie al potere che l’imperatore gli conferisce e questo conferimento

viene chiamato delega. Egli attribuisce il potere giurisdizionale a dei funzionari pubblici (delega di

giurisdizione), che svolgono la funzione di emanare sentenze in luogo (al posto) dell'imperatore,

essi fedeli esecutori di ordine. VICE SACRA: (il funzionario imperiale non ha una sua

autonomia, é il vice) (qualifica di funzionari che, stabilmente ed istituzionalmente, sostituiscono

l'imperatore nell'esercizio dell'attività giurisdizionale e nella risoluzione delle controversie). Le

decisioni sono rese in nome nell'Imperatore. Le caratteristiche di tale processo sono:

• Natura pubblica

• Trasformazione del giudice da privato allo stesso imperatore o ai suoi funzionari

(sistema delegatario)

La gerarchia dei funzionari. Si distinguono diverse categorie di funzionari:

1- Governatori provinciali (giudici di 1 grado): si trovano in tutte le province e riescono ad

intercettare le esigenze dei cittadini. Decidono ed emettono sentenze di primo grado.

2-Vicari (da Vice Sacra): Grazie all’istituto dell’appellatio ci si può appellare ai vicari.

L’appellatio consente che il processo sia a più gradi. Essi sono giudici di appello, dall'istituto

dell'appellatio (appello), cioè la possibilità di riesame della questione.

3- Imperatore: L’imperatore conferisce la possibilità di un terzo e ultimo grado di giudizio. Dopo la

sentenza di 2 grado sfavorevole, il cittadino ha dal punto di vista formale la possibilità di passare

dal 2 grado al 3 grado di giudizio dove il giudice é l’imperatore stesso. Non tutte le sentenze di 2

grado posso essere riesaminate anche dall’imperatore. Secondo le leggi imperiali solo se una

sentenza di secondo grado ha violato le norme di legge, può essere esaminata dall'imperatore

(SOLO sententiae in detrimentum legis) . Dal punto di vista formale si aveva quindi la possibilità

di 'fare ricorso'.

Si introduce nel processo il fatto che contro la sentenza emessa da un funzionario dell’imperatore

sia possibile far riesaminare tale sentenza da un giudice superiore, cioè i vicari e in ultimo grado di

appello dallo stesso imperatore. Si passa ad un processo in cui é ammesso il riesame da parte di

un’altra persona. Si introduce dunque l’istituto dell’appello (appellatio). Tale sistema richiama

l'ordinamento italiano attuale nel quale dal primo grado di giudizio si ha la possibilità di un appello

di secondo grado alla Corte d'Appello di Milano e nel caso in cui la sentenza di secondo grado violi

la norma di legge si ricorre ad una sentenza di terzo grado alla Cassazione.

Questo processo viene chiamato Cognitio Extra Ordinem (processo fuori dal comune). E' una

tipologia di processo frutto di una modifica costituzionale, che sottrae al popolo l'esercizio

dell'attività giurisdizionale. Il potere giurisdizionale in età imperiale si colloca nelle mani

dell'imperatore (scompare dunque il sistema della formula e la figura del pretore). Con la presenza

di più funzionari, non è possibile un processo in più gradi.

Sotto il profilo politico, l'imperatore doveva dare la sensazione che potesse sempre intromettersi e

valutare le controversie dei suoi stessi cittadini.

Solo formalmente ogni cittadino poteva, attraverso il sistema dell'appellatio e il riesame in

detrimentum legis, contare sulla valutazione dell'imperatore e del suo tribunale. Ma si incontrano

delle difficoltà per avere accesso al secondo e terzo grado.

Il 1 impedimento riguarda l’oggetto: ci sono sentenze di primo grado che non possono essere

appellate. Le sentenze che hanno ad oggetto una sentenza fiscale (cittadino costretto a

1. pagare le tasse non può impugnare la sentenza, deve pagare le tasse)

Quando c’è una confessione del cittadino che ha commesso l’atto, il quale è stato

2. censurato in primo grado

Sentenze decise sulla base di prove incontestabili (decise dal giudice)

3.

Il 2 impedimento riguarda il giudice competente. L’imperatore stabilisce che un eventuale

appello si presenti al giudice di primo grado, il quale deve dare la sua decisione (opinio) sulla

contestazione (esprimere il proprio parere sulla fondatezza dell’appello/ impugnazione). In caso di

giudizio negativo il processo si ferma al giudice di primo grado. La maggior parte dei processi si

fermano al primo grado. Il giudice di primo grado è nominato iudex a quo (giudice dal quale

proviene la sentenza), il giudice di secondo grado invece, iudex ad quem. Non è possibile

rivolgersi al giudice superiore ovvero allo iudex ad quem in quanto il giudice inferiore ha dato

un’opinione negativa. La pratica dunque si scontra con la teoria

Il 3 impedimento riguarda i tempi nei quali proporre l’appello. Si deve proporre entro lo stesso

giorno (da solo) o il giorno successivo al massimo a quello di emanazione della sentenza (solo con

la presenza di un avvocato). Giustiniano si rende conto che questo termine è troppo ristretto

(acerbitas) e lo prolunga a 10 giorni.

Sono rari i casi in cui la controversia venga analizzata dall'Imperatore, al fondo si sottolinea

l'esigenza dello stesso di non essere disturbato.

L’imperatore introduce nel sistema post classico, un nuovo istituto che consente di arrivare al suo

cospetto. L'accesso al tribunale si poteva verificare in 3 ipotesi:

1- Supplicatio: si trattava di una preghiera all’imperatore per modificare una sentenza sfavorevole.

Non tutti i cittadini potevano favorirne. Si tratta dell’ultima possibilità per presentarsi davanti

all’imperatore ma solo a 2 condizioni:

Si deve trattare di una sentenza definitiva (non può più essere oggetto di appello): nel

1. caso in cui il cittadino ha concluso tutti i gradi di giurisdizione o qualora fossero scaduti

i termini per impugnare una sentenza d'appello.

L’oggetto deve essere solo il caso della condanna a morte: solo prima di essere

2. giustiziato il soggetto può chiedere l’intervento dell’Imperatore. Solo formalmente si ha

la possibilità di rivolgersi all’imperatore perché ora che egli ne viene a conoscenta si è

già morti. Corrisponde all'Istituto della Grazia nel diritto moderno in quanto si modella

sull’istituto della supplicatio per la quale interviene il Capo dello Stato.

Sono entrambe opportunità formali.

2-Consultatio ante sententiam: nel periodo in cui viene introdotta questa ipotesi l'Imperatore si

occupava della difesa militare delle frontiere a causa dell'invasione dei Barbari. L’imperatore si

occupa in particolare delle attività militari degli eserciti e sulla raccolta del denaro per difendere i

propri confini. Le invasioni barbariche sono la premessa di quella che sarà la fine dell’impero

romano.

Il 3 modo con cui l’imperatore si occupa delle controversie dei cittadini prevede tale caso/ipotesi:

quando, durante un processo, un giudice inferiore, cioè un funzionario imperiale (governatore o

vicario), ha un dubbio (dubium) su quale norma applicare per la risoluzione del caso. Egli sottopone

questo dubbio all’imperatore, rivolgendosi direttamente. Il fascicolo riguardante il caso viene

trasmesso all’imperatore al fine che egli esprima un’opinione sulla norma da applicare.

L’imperatore con una opinione chiamata rescritto rimanda il fascicolo al giudice, nel quale si

indicava la norma più adatta da applicare al caso. Il rescritto è un parere dell'Imperatore sulla

norma da applicare.

Il parere espresso dall’imperatore prevede il fatto di non potersi più appellare. Questo parere viene

chiamato rescritto e non sentenza in quanto egli non decide, di conseguenza il fascicolo ritorna al

governatore. Se fosse l’imperatore a decidere ci troveremmo di fronte ad un processo ad un unico

grado e non tre gradi di giurisdizione. Dunque non si può immaginare che una sentenza di 1 grado

venga decisa dall’imperatore in quanto si violerebbero le regole sull’appello.

Esempio del caso che prevede tale istituto: nell’epoca post-classica un governatore delle province

deve affrontare il caso della morte di una vedova che muore e lascia tutti i suoi beni ad un prete, con

il quale aveva avuto una relazione dopo la morte del marito. I figli non giudicando positivamente il

lascito, si rivolgono al governatore. Il governatore si trova di fronte a un caso tutelato da due norme

contrastanti. Si individua una norma emanata da un imperatore cattolico che indica la reale

possibilità di lasciare tutti i beni al prete come espresso nel testamento e un’altra norma contrastante

in cui si dichiara di lasciare anche una parte dei beni ai figli. Il governatore analizza entrambe le

norme elaborate da due differenti imperatori, una a favore del prete e l'altra a favore dei figli. Di

fronte al dubbio egli si rivolge all’imperatore, il quale tramite il rescritto conferma la validità del

testamento che permette dunque di consegnare tutti i beni al prete.

Alcuni sostengono che il rescritto non sia altro che una sentenza vincolante e definitiva

dell'Imperatore che faccia saltare dei gradi di giudizio, in questo modo si ottiene un processo in un

unico grado. Altri sostengono invece che sia solo una rimessa al funzionario imperiale, che può

interpretare il rescritto.

La Corte Costituzionale con sede a Roma è l’organo a cui si rimette un fascicolo quando il giudice

ha un dubbio. Questo tipo di istituto viene chiamato oggi Palazzo della Consulta.

C-In detrimentum legis Ipotesi molto rara.

I DIRITTI

Tutto parte dal concetto di norma giuridica formato da due comandi.

• Comando primario

• Comando secondario che regola il rapporto processuale.

Il diritto soggettivo (interessi sopra altri interessi) vede di fronte a sé il titolare di un obbligo che é

individuato dal sorgere dell’obbligazione in capo al soggetto. L’individuazione dell’obbligazione

costituisce la prima categoria dei diritti soggettivi che possono essere di 2 tipi diversi. Tale

dicotomia sta alla base del diritto romano e del diritto privato moderno. Il diritto romano introduce

la distinzione tra:

1-Diritto soggettivo relativo (si tratta del diritto obbligatorio) che riconosce il destinatario

dell’obbligo in un soggetto già determinato (riguarda una persona sola). L’obbligo é in capo ad una

sola persona. Ho diritti relativi se seguo la bipartizione gaiana (di fronte a me ho obblighi già

determinati).

2-Diritto soggettivo (non obbligatorio) reale che ha validità erga omnes nei confronti di tutti i

consociati. Il diritto soggettivo reale viene anche chiamato diritto assoluto in quanto vale erga

omnes nei confronti di tutti. (I diritti assoluti vengono definiti erga omnes). Il diritto soggettivo

reale permette di esercitare un diritto pieno ed assoluto sulla res. Questo diritto chiamato anche

assoluto, viene tradotto dalle fonti romane con la frase MEUM ESSE (la res è mia in quanto

esercito su di essa un potere pieno e assoluto). Assoluto coincide con la parola Meum esse,

costituisce il potere così forte che si dispone erga omnes

Il diritto di proprietà (meum esse) é un diritto soggettivo reale. Il diritto soggettivo reale assoluto

(potere pieno ed assoluto) esercitato su una res che posso chiamare mea esse, viene definito da Gaio

“Ius in re propria” (diritto sulla cosa propria). Diritto di proprietà= Ius in re propria. Il diritto di

proprietà non é l’unico diritto reale assoluto che il diritto romano può esercitare. Esistono altri diritti

reali diversi dalla proprietà detti 'diritti reali limitati' che nel diritto moderno sono nominati 'diritti

reali di godimento' e di 'garanzia'. Per i romani i primi erano la servitù, l'usufrutto, quasi usufrutto,

l'uso, l'abitazione, l'enfiteusi e la superficie. I secondi invece erano il pegno e l'ipoteca.

L'actio che viene applicata al diritto di proprietà è nominata actio in rem. Con tale azione si

afferma che una res mea esse, ci spetta di diritto.

I diritti reali minori: Nella categoria dei diritti reali si collocano i diritti reali minori (ius in re

aliena)

La classificazione delle res a Roma:

L’esercizio sulla res ci impone di studiare la distinzione delle res. La Res é un concetto molto

importante. Gaio presenta la distinzione fra res, una distinzione che risale a una fase antica:

1-Le res mancipi sono le res di maggiore importanza sociale nella vita di Roma, tutte le res

comprendono la società agricola che fondava la propria economia sulla coltivazione del terreno

fuori casa. Esse sono suddivise in 4 categorie:

• Fondi su suolo italico (originaria struttura di Roma)

• Animali da tiro e da soma (buoi e asini che servono per lavorare i fondi italici)

• Schiavi che lavoravano in questi fondi italici

• Le antiche servitù rustiche che per esempio possono riguardare la regolamentazione dello

scolo dell’acqua da un terreno all’altro

2-Res nec mancipi sono le res di minore importanza sociale ovvero tutte le altre res non comprese

nelle res mancipi. Diritto soggettivo reale assoluto esercitato sulle res mancipi o res nec mancipi è

sempre lo stesso.

Modalità di trasferimento della res

Nella fase arcaica di Roma le modalità di trasferimento sono diverse a seconda dell’importanza

della res. Il trasferimento della res permette di diventare titolare di un diritto reale assoluto. Il diritto

reale coincide con il diritto di proprietà. Il trasferimento del diritto reale delle res mancipi avviene

in due modi diversi a seconda dell'importanza sociale. Entrambe le modalità sono coerenti con gli

istituti formali di quel periodo storico in cui il formalismo era di grande rilevanza.

TRASFERIMENTO DELLE RES MANCIPI

1-La mancipatio: La mancipatio è una cerimonia che si svolge davanti a 7 testimoni in modo tale

da sapere chi è titolare di un diritto assoluto. Si tratta di una cerimonia nella quale il corrispettivo

della res da trasferire era simboleggiato da un pezzo di bronzo che veniva posto su una bilancia (in

latino libra). La libra viene tenuta dalla figura del libripens. La cerimonia dunque prevedeva la

presenza di più soggetti:

• Il venditore

• Il compratore

• 7 testimoni

• Libripens ovvero colui che tiene la libra (bilancia)

Tale caso prevede la seguente ipotesi: la res da trasferire è rappresentata da uno schiavo.

L'acquirente (mancipio accipiens), tenendo tra le mani un pezzo di bronzo, che in epoca

premonetaria si utilizzava come corrispettivo, dichiarava solennemente che la res oggetto della

mancipatio gli apparteneva. Successivamente, posava sulla bilancia il bronzo, che veniva pesato e

consegnato all'alienante (mancipio dans). Il pezzo di bronzo rappresentava quindi il prezzo dello

schiavo.

I trasferimenti delle res per la loro complessità erano molto pochi. La Mancipatio dunque avveniva

molto raramente. La mancipatio é un ATTO PER AES ET LIBRAM (é un atto per bronzo e

bilancia). La complessità dei trasferimenti e la necessità di coinvolgere 7 persone fece sì che si

aggiungesse un altro modo per trasferire le res mancipi:

2.L'istituto della in Iure cessio (fase classica): Il processo formulare usato in questa fase si

componeva di due fasi:

• La prima fase chiamata in Iure ossia la fase sottoposta al pretore che verifica la fondatezza

della pretesa di colui che vuole far valere la propria pretesa in giudizio.

• La seconda fase chiamata apud Iudicem (presso il giudice) ovvero la fase sottoposta al

controllo del giudice che emette la sentenza e chiude la fase processuale. Questa fase giunge

alla sententia.

Le difficolta e il formalismo della Mancipatio hanno indotto i romani a creare un metodo di

trasferimento delle res adatto alla nuova realtà di Roma che si stava trasformando dall’essere

un’economia un’economia mercantile. Per rendere il trasferimento della res più veloce, nella in Iure

cessio si è ipotizzato un finto processo causato da una finta controversia fra cittadini in cui il

venditore non rivendica la proprietà della res di fronte alle affermazioni dell'acquirente senza

passare dal formalismo della Mancipatio. La controparte rinuncia a far valere i suoi diritti nella fase

in iure, il suo silenzio (la sua rinuncia) permette il trasferimento della proprietà della res al

compratore. Questo istituto è meno formale ma comunque solenne in quanto a controllare la

veridicità del trasferimento non ci sono i 7 testimoni ma direttamente il pretore.

TRASFERIMENTO DELLE RES NEC MANCIPI

Il trasferimento delle res nec mancipi invece avviene attraverso l’istituto più semplice della

traditio, cioè il semplice trasferimento della res da un soggetto l’altra senza alcun formalismo.

Scarso formalismo legato allo scarso valore delle res.

Trasferimento della proprietà della res a Roma

-Titolo originario: trasferimento della proprietà esclude un rapporto con il precedente proprietario

-Titolo derivativo: il trasferimento della proprietà prevede un rapporto con il precedente

proprietario.

-Usucapione: quando si verifica un uso continuativo della res si diventa proprietari.

Il trasferimento degli schiavi

Nella fase arcaica il trasferimento degli schiavi avveniva raramente, nelle fasi successive sempre

più schiavi vengono trasferiti da un pater all'altro, questo impone di trovare un nuovo metodo di

trasferimento che non sia formale quanto la mancipatio e la in Iure cessio. La trasformazione

economica di Roma impone che i trasferimenti avvengano in modo veloce in quanto le fonti

testimoniano che quotidianamente avveniva il trasferimento della res come per esempio gli schiavi,

si trasferivano migliaia di schiavi (numero elevatissimo di trasferimenti). Si verifica per la prima

volta a Roma un caso anomalo riguardante il trasferimento degli schiavi: si verifica l’ipotesi del

trasferimento di uno schiavo da parte di un soggetto ad un altro soggetto senza utilizzare nè la

mancipatio, nè la in iure cessio ma mediante la traditio ovvero mediante il semplice passaggio

materiale dalle mani di un soggetto all’altro (istituto destinato al trasferimento delle res nec

mancipi). La traditio diventa l'istituto più utilizzato, nonostante gli schiavi siano Res mancipi.

Non avendo utilizzato uno dei due istituti tipici, il soggetto non ha la proprietà sulla res e dunque

non é titolare del diritto soggettivo nonostante sia avvenuto uno scambio di denaro. Di conseguenza

egli non ha uno strumento di tutela. Dispone dello schiavo senza averne la proprietà.

Non si può opporre un titolo giuridico idoneo per contrastare l’affermazione falsa di un altro

soggetto che dichiara il diritto di proprietà sullo schiavo in quanto non ha strumento di tutela.

Questo caso nuovo viene tutelato dall’actio del pretore (chiamato publicio) che concede l’actio

publiciana con cui il soggetto si può difendere dalla richiesta fatta da un’altro soggetto alla quale

non poteva opporre un titolo giuridico. Pretor non facit ius. Il pretore concede l’actio affermando

che il soggetto ha tenuto con sè lo schiavo per il tempo necessario ad acquistare la res ossia per

ottenere l’usucapione (acquisto della proprietà grazie al trasferimento della res avvenuta dopo 1

anno). Egli dunque rivolgendosi al pretore ottiene il titolo giuridico dell’usucapione. Solo in questo

modo si può contrastare la richiesta dell’altro soggetto. Nel diritto romano il tempo necessario per

acquistare una res é pari all’anno, dopo tale periodo che si 'tiene' una res, essa diventa di proprietà.

L’usucapione permette dunque di dare il diritto assoluto (di diventare proprietario) su una res

quando la si possiede una res per un certo periodo. Nel caso in cui non fosse passato un anno, il

pretore finge che sia decorso tale periodo dal momento della traditio in modo da poterlo tutelare. Il

soggetto diventa così proprietario della res.

L'actio publiciana è un actio fittizia, poiché si basa su una finzione giuridica (fictio iuris), con la

quale si dà tutela giuridica ad un soggetto che diventa proprietario acquistando con la traditio una

res mancipi.

L’actio publiciana costituisce una nuova prova dell’importanza dell’attività del pretore e

protegge chi ha comprato una res mancipi senza utilizzare una macipatio, in iure cessio utilizzando

la traditio. Le res mancipi inizieranno a trasferirsi con la traditio e in caso di protesta si ha la

possibilità di contrastare con l’actio publiciana, la quale consente tutela al singolo cittadino.

Actio publiciana ha delle conseguenze importantissime:

• Prima conseguenza: nessuno utilizzerà più mancipatio e in iure cessio, le quali cadranno in

desuetudine

• Seconda conseguenza: nella II parte dell’epoca classica si annulla di conseguenza la

distinzione tra res mancipi e nec mancipi in quanto il loro trasferimento avviene

indistintamente sempre attraverso la semplice traditio. (Traditio=rapidità degli scambi)

• Come conseguenza si indicano le res in modo indifferenziato. Nell’epoca giustinianea la

distinzione delle res non esiste più. Il titolo di proprietario si acquista mediante la semplice

traditio. Colui che é titolare di un diritto soggettivo pieno ed assoluto sulla res viene

chiamato proprietario, a Roma invece viene chiamato dominus (titolare del diritto di

proprietà).

Si ha la possibilità di diventare con l’actio publiciana che tutela chi é dominus per lo ius civile.

Dominus (padrone) colui che ne é titolare.

LA SUPERFICIE

Il diritto romano individua il diritto soggettivo relativo e il diritto soggettivo assoluto. Il diritto

soggettivo relativo si esercita su un numero determinato di soggetti, il secondo invece erga omnes.

Il diritto soggettivo erga omnes o assoluto viene nominato meum esse, proprietà o ius in re propria,

ciò costituisce una linea guida per la nostra impostazione di studio.

Gaio spiega che essere titolari di un diritto assoluto per esempio su un terreno significa che il

soggetto proprietario non esercita un diritto pieno ed assoluto solo sul suolo ma anche su tutto ciò

che sta sopra e sotto di esso in modo illimitato (principio dell’estensione verticale della proprietà

romana). Il concetto di dominium si estende sia verticalmente che orizzontalmente rispetto

all'estensione del fondo. La forza del diritto di proprietà coincide con l'estensione → usque ad

sidera, usque ad inferos. I destinatari del diritto soggettivo sono tutti i consociati ossia erga

omnes.

Il rapporto giuridico degli abitanti delle case nei confronti del proprietario del terreno.

La fase classsica porterà una trasformazione non solo territoriale (estensione dei confini) ma anche

di carattere economico (da economia agricola ad un’economia basata sul commercio) secondo cui si

abbandona la natura rurale originaria della collettività romana, si lasciano i campi (oggetto

fondamentale dell’economia arcaica) e si passa ad un’economia mercantile di scambio. Il fenomeno

dell’inurbamento é la base del perché il diritto di proprietà non sarà l’unico diritto reale che conosce

il nostro ordinamento romano. Il fenomeno dell’inurbamento a Roma (urbe= città trasferirsi a

Roma) porterà una trasformazione fondamentale sotto il profilo architettonico. Infatti per evidenti

ragioni le case si trasformarono da case in un piano in case a più piani, cambia dunque l’architettura

della città di Roma. Con l’inurbamento secondo l’ordinamento giuridico il terreno e tutto ciò che

sta sopra e sotto rimane di proprietà di un solo soggetto, il quale ha diritto pieno ed assoluto erga

omnes.

Il soggetto proprietario di più case prende la decisione di dare in affitto degli appartamenti ad altri

soggetti con un contratto di locazione, concede in locazione gli appartamenti ad altri soggetti.

Locazione fa parte delle obbligazioni consensuali. Il soggetto proprietario (locator) ha l’obbligo nei

confronti del conductor di far godere in modo pieno dell’appartamento. Se così non fosse, il

conductor ha la possibilità di rivolgersi contro il locator (proprietario) con l’actio in personam locati

conducti in quanto il proprietario è l’unico destinatario delle lamentele del conductor. Il disturbo del

pacifico godimento dell’appartamento causato da terzi fa ricorrere il locatore all’actio in personam

locati conducti contro il proprietario il quale verrà assolto in quando non è colpevole del disturbo

arrecato. Dunque il proprietario verrà assolto. Il conductor pur pagando il canone di locazione non

può godere pienamente del suo diritto. Egli però è titolare di una posizione giuridica meritevole di

tutela che tutela non ha, secondo il diritto romano con un contratto di locazione (rapporto relativo)

può protestare solo contro il proprietario. Alla posizione giuridica del soggetto il pretore concede

una actio de superficie (azione erga omnes) che lo tutela non solo contro il proprietario ma contro

tutti.

Le diverse tipologie di diritti reali:

• Il diritto del proprietario esercitato erga omnes su una res di cui è proprietario viene

chiamato Ius in re propria, tutelato con l’actio in rem.

• Il diritto esercitato erga omnes su una res di proprietà altrui viene chiamato Ius in re aliena

tutelato con l’actio quasi in rem.Con l'actio de superficie si introduce per la prima volta

l'esistenza di un diritto erga omnes su un bene NON di proprietà.

Sullo stesso terreno ci sono due cittadini romani che esercitano un diritto erga omnes: Il proprietario

possiede uno Ius in re propria, gli altri soggetto uno Ius in re aliena.

Lo strumento di tutela proprietario è l’Actio in rem mentre quelo degli altri soggetti è l’Actio Quasi

in rem (assomiglia molto all’Actio in rem). L’actio viene concessa ad un titolare di diritto reale su

res altrui, titolare del diritto di superficie.

Il diritto soggettivo è:

relativo → diritti di obbligazione → obbligo di fare o non fare, soltanto nei confronti di uno o

più soggetti determinato o determinabile

assoluto → diritti reali → erga omnes

In caso di mancato rispetto dell’obbligo la posizione giuridica suscitata è l'actio che assume un

nome diverso a seconda se il diritto è assoluto o relativo.

• Actio in personam: azione suscitata dal diritto soggettivo relativo

• Actio in rem: azione suscitata dal diritto soggettivo assoluto

I diritti reali sono di due tipi:

• Diritti reali esercitati su cosa propria: Ius in re Propria. Tutelati con l’actio in rem

• Diritti reali esercitati su cosa altrui: Ius in re Aliena ovvero diritti reali minori (rispetto

alla proprietà) perché si esercitano su cosa altrui, tutelati con l’actio quasi in rem.

Nel diritto moderno vengono denominati minori non tanto perché possiedono meno forza ma perché

hanno una durata più limitata e se non vengono esercitati per un periodo di tempo (per il diritto

romano 1 anno) svaniscono. Il diritto di superficie si estingue per il diritto romano dopo un anno

mentre per il diritto moderno dopo 20 anni. Il diritto di proprietà invece non si prescrive per non

uso, ha durata.

Nel 3 libro del codice civile prima si parla del diritto reale (proprietà) e poi dei diritti minori

(superficie).

Il tema della superficie vegetale

Il problema dell’inurbamento si pone anche in relazione alle piantagioni.

Gaio afferma che non è ammesso uno ius in re aliena tra le piantagioni, non si può pensare una

separazione netta tra ius in re propria e ius in re aliena nelle piantagioni come negli immobili in

quanto esse hanno un legame indissolubile organico con il terreno perché affondano le loro radici al

suo interno. La superficie vegetale non è ammessa

Art. 956 del codice Civile, Divieto di proprietà separata dalle piantagioni

Non può essere costituita o trasferita la proprietà delle piantagioni separatamente dalla proprietà del

suolo [952 2] (1).

(1) Tale divieto esiste perché, data la separazione della proprietà del suolo e delle piantagioni,

sarebbe inevitabilmente compromessa la possibilità di apportare migliorieall'agricoltura.

E' possibile, invece, la concessione personale di dar vita a piantagioni su fondo altrui, anche

senza che sia necessaria la costituzione di un diritto reale sulle stesse.

IL NEGOZIO GIURIDICO

Sotto un profilo terminologico l’espressione 'negozio' deriva dalla formula latina nec otium riferita

al non stare fermi, a quelle attività che rappresentano la trasformazione commerciale tipica della

fase classica in cui il negozio giuridico viene studiato dai giuristi romani. Non rimanere fermi si

riferisce al campo del diritto, il “non ozio” significa quindi affare, lavoro e simili.

Per arrivare alla definizione di negozio giuridico i giuristi romani distinguono tra fatto giuridico e

atto giuridico. L’aggettivo giuridico si può considerare parte della definizione:

• fatto giuridico è tutto quanto si rileva nel mondo del diritto, ma che non dipende dalla

volontà dell’uomo, è quindi indipendente dalla volontà umana.

• atto giuridico: è tutto ciò che si rileva nel mondo del diritto, ma che dipende dalla volontà

dell’uomo. Deriva dal verbo latino “agere” che fa riferimento ad un’attività.

Si questa definizione Gaio propone un’ulteriore distinzione. Egli distingue:

• Atto giuridico illecito: atto giuridico contrario alle regole dell’ordinamento

• Atto giuridico lecito: atto giuridico conforme alle regole dell’ordinamento.

Quando l’atto giuridico lecito ha come scopo quello di costituire, regolare o estinguere un

rapporto giuridico viene chiamato NEGOZIO GIURIDICO. Dunque il negozio giuridico è

l’atto giuridico lecito che ha come scopo quello di costituire, regolare o estinguere un rapporto

giuridico, è tutto quanto si rileva nel mondo del diritto ma che dipende dalla volontà dell’uomo

conforme alle regole dell’ordinamento.

Quando il negozio giuridico ha contenuto patrimoniale si chiama contratto. Si possono verificare

anche negozi giuridici a contenuto non patrimoniale o illeciti (difformi dalle norme

dell'ordinamento).

La teoria del negozio giuridico di Gaio

Gaio introduce la teoria del negozio giuridico (regolamentazione teorica dell'istituto del negozio

giuridico) in quanto la trattazione è molto ampia ed è inserita in un sistema teorico complesso.

Questa teoria del negozio giuridico impone una prima classificazione degli elementi che

costituiscono il negozio giuridico. All’interno di esso esistono tre categorie di elementi:

I presupposti: la prima categoria deve essere verificata prima di concludere un negozio

1. giuridico:

• Di natura soggettva

• Di natura oggettiva

Gli elementi essenziali affinchè il negozio giuridico produca i suoi effetti. Sono i quattro

1. essenziali elementi nel negozio giudico:

• La manifestazione di volontà

• La causa

• L’oggetto (idoneo)

• Forma

Gli elementi accidentali: possono anche non esserci ma se presenti condizionano gli effetti

1. del negozio giuridico.

• Condizione

• Termine

• Modo

1. I presupposti: elementi che precedono la conclusione del negozio giuridico. Prima di concludere

un negozio occorre verificare se esistono i presupposti, senza di essi non si perfeziona il negozio

stesso. Senza i presupposti il negozio non existens ed è prevista una sanzione.

I presupposti si distinguono in:

• Presupposti di natura soggettiva che consiste nella capacità di agire delle parti senza la

quale é inutile parlare di negozio giudico. Esso infatti viene concluso solamente dal soggetto

che ha la capacità di agire o che detiene la legittimazione delle parti (si tratta dell’ambito di

verifica che riguarda i presupposti prima della conclusione del negozio giuridico: le parti

devono essere legittimate)

-La capacità di agire delle parti viene definita come l’idoneità delle parti a concludere un

negozio giuridico per manifestare i propri diritti e doveri (art 2). L ‘idoneità a manifestare i

propri diritti viene fatta coincidere nel diritto romano con il raggiungimento della

maturazione sessuale che veniva verificata nella fase originaria attraverso un esame finisco

chiamato inspectio corporis, avveniva cioè un'ispezione caso per caso. Di conseguenza il

numero dei negozi giuridici era ridotto. Le difficoltà pratiche indussero al superamento di un

sistema così empirico, stabilendo un criterio fisso valido per tutti i cittadini

indipendentemente dalla Inspectio Corporis. Il nuovo sistema ricordava il criterio usato in

precedenza che si basava sulla maturazione sessuale. Il criterio fisso distingueva il

raggiungimento della capacità di agire:

12 anni per le donne

 14 anni per gli uomini

Per il diritto moderno nel Codice Civile si parla di capacità di agire nel libro I. Gli articoli 1

e 2 attribuiscono la capacità di agire a coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno di

età. Prima 21, oggi ridotto a 18.

Nota Bene: La capacità di agire venne introdotta con il negozio giuridico (solo a proposito

di esso), a seguito dell’evoluzione, quando non più solo il pater familias aveva la possibilità

di concludere il negozio giuridico.

- Legittimazione delle parti alla conclusione del negozio: la legittimazione delle parti è la

riferibilità ai soggetti o alle parti che concludono il negozio giuridico degli interessi che

sono costituiti, regolati o estinti, posti in essere con esso. Significa che un soggetto deve

essere il titolare degli interessi che saranno oggetto dello scambio con la controparte. Colui

che possiede interessi posti in gioco nella conclusione del negozio giuridico deve essere

legittimato. A Roma nell'epoca classica non si conosceva l'istituto della rappresentanza, che

consente ad un soggetto di compiere atti giuridici in nome e per conto di un altro soggetto.

Si individuava però la rappresentanza indiretta, che introdurrà la moderna rappresentanza

(diretta).

• Presupposti di natura oggettiva (riguardano l'oggetto del negozio giuridico)

-Idoneità dell’oggetto: l'oggetto del negozio giuridico deve essere idoneo a costituire,

regolare o estinguere gli interessi delle parti. Le res divini iuris, come i sepolcri, sono un

esempio di oggetto NON IDONEO, poiché intrasferibili da un soggetto ad un altro. Se

l’oggetto non é idoneo, non si parla neanche di negozio giuridico.

Solo quando si è verificata l 'esistenza dei presupposti sia di natura soggettiva che di natura

oggettiva possiamo immaginare di concludere un negozio giuridico. Se non si sono i

presupposti si parla di Negotium inesistente (non si parla di negozio giuridico). Se abbiamo i

presupposti possiamo occuparci della conclusione del negozio e dunque degli elementi

essenziali.

2 Gli elementi essenziali: dal latino essentialia negotii ovvero gli elementi che non possono mai

mancare perché un negozio giuridico produca i suoi effetti. Senza di essi, non è ipotizzabile

l'esistenza di un negozio giuridico valido. Senza gli elementi essenziali il negozio giuridico non

produce i suoi effetti. Gaio introduce un nuovo concetto: validità coincide con la produzione degli

effetti che l’ordinamento giuridico prevede per quella fattispecie. Es: nell’emptio venditio gli effetti

tipici sono lo scambio della res contro il prezzo. Se gli effetti non si producono il negozio non è

valido: è invalidus.

Gli elementi essenziali sono (requisiti del contratto art. 1325 cod. civ.)::

-Il 1 elemento essenziale è rappresentato dalla manifestazione della volontà: è l’estrinsecazione

nel mondo dei fatti (nel mondo esterno) di una determinazione di volontà, dalla quale emerge

l'accordo effettivo tra le parti. Vuol dire che perché il negozio giuridico possa concludersi é

innanzitutto preliminare manifestare all’esterno la volontà di concludere quel negozio giuridico. La

manifestazione della volontà può essere espressa o tacita (che implica un comportamento

concludente). I romani studiano una particolare modalità di manifestazione della volontà, cioè il

silenzio. Il silentium nello Iure cessio determinava un’azione giuridica, nel caso specificato della

compravendita. Il silenzio ha degli effetti come manifestazione di volontà se:

1- È presente un accordo tra le parti (consensu)

2- Quando la legge prevede il silenzio come manifestazione di volontà (leggi comiziali)

-Causa (art. 1344-1345) è lo scopo pratico cui tendono le parti con la conclusione del negozio. Lo

scopo pratico deve essere sempre presente ed estrinsecato: solo così il negozio è validamente

concluso.

Differenza tra motivi e cause: Le cause sono differenti dai motivi, quest'ultimi sono determinazioni

interne al soggetto che decide di concludere un negozio giuridico. I motivi non sono elementi

essenziali al negozio giuridico, poiché non rilevano ai fini della conclusione del negozio. Il motivo

non è che la decisione interiore che spinge a fare una determinata azione. Esso consiste nel perché

si decide di compiere una determinata azione e non ha quindi rilevanza nel mondo esterno. I motivi

non sono elementi essenziali al negozio giuridico perché non rilevano ai fini della conclusione del

negozio.

Gaio distingue il negozio giuridico in:

Negozio giuridico causale: il negozio prevede l’esistenza di una causa che traspare dalla

- struttura del negozio. Ad esempio: il mutuo o la compravendita. La causa deve essere

conforme alle norme giuridiche per essere lecita.

Negozio giuridico astratto: il negozio prevede l’esistenza di una causa, che, pur presente,

- non traspare dalla struttura del negozio Ad esempio: una delle forme con la quale era

possibile trasferire i beni agli eredi: il testamentum per aes et libram (stessa celebrazione

della mancipatio). Non si ricava lo scopo pratico perchè dall'esterno potrebbe essere sia

una mancipatio che un testamentum.

Questo tema interessò il dibattito dei giuristi romani soprattutto in relazione alla necessità

che la causa fosse conforme a norme giuridiche e che quindi fosse lecita (negozio a causa

lecita). L’art. 1343 afferma che la causa è illecita qualora non sia conforme a norme

imperativa, all’ordine pubblico o al buon costume.

-Oggetto distinto dal presupposto chiamato idoneità dell’oggetto e costituisce il contenuto

essenziale del negozio giuridico ai fini della sua validità. Le caratteristiche dell’oggetto sono:

• certezza

• deve essere determinato o determinabile

-Forma art 1350 non tutti i negozi giuridici richiedono una forma quale elemento essenziale,

quindi non è sempre essenziale ai fini della validità del negozio giuridico.

Su questa base, Gaio distingue il negozio giuridico in due categorie, a seconda che la forma sia

essenziale o non essenziale:

-forma ad substantiam: elemento essenziale del negozio giuridico senza il quale non si

producono gli effetti giuridici. Questa forma caratterizza i negozi giuridici dell'età arcaica,

durante la quale la società è ancora caratterizzata da un certo rigore formale.

-forma ad probationem: elemento non essenziale, può mancare senza che il negozio

giuridico si invalidi e diventi improduttivo di effetti. Questa tipologia di forma serve a

provare la validità di un negozio giuridico qualora le parti vogliano attestare il

perfezionamento di questo.

Questa distinzione segna un passaggio importante perchè rappresenta il superamento di un rigore

formale tipico della fase arcaica e sempre meno utilizzato nella fase classica. L’apertura al

superamento del rigore formale segna anche l’evoluzione processuale (processo formulare).

Ci sono più negozi con la prima o con la seconda forma?

Dipende dal periodo preso in considerazione. Ad esempio la sponsio prevedeva la forma ad

substantiam. Nel diritto moderno, la maggior parte dei casi gli accordi si concludono senza ad

substantiam

Art. 1325: i requisiti del contratto sono: l'accordo tra le parti , causa, oggetto e forma solo

 quando essa è prescritta sotto pena di nullità .

I requisiti (1) del contratto sono: 1) l'accordo delle parti [1326] (2); 2) la causa [1343] (3); 3)

l'oggetto [1346]; 4) la forma, quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità

[1350, 1352]

3 Gli elementi accidentali: dal latino accidentalia negotii ovvero gli elementi non necessari perché

un negozio giuridico produca i suoi effetti, quindi non sono richiesti per la validità del negozio

giuridico. Nel caso in cui dovessero essere presenti condizionano gli effetti del negozio.

Gli elementi accidentali sono:

- Condizione (condicio): previsione di un evento futuro e incerto al cui verificarsi si producono o

cessano di prodursi gli effetti del negozio giuridico. (Riferimento all'articolo 1353)

Si generano così due tipi di condizioni:

• Condizione sospensiva: Gli effetti del negozio sono sospesi fino al verificarsi di un evento

futuro e incerto Esempio. Compro i tessuti se la nave dovesse arrivare in Asia.

• Condizione risolutiva: al verificarsi dell’evento o della previsione gli effetti cessano. Gli

effetti del negozio giuridico si producono nell'immediato, ma cessano dopo il verificarsi di

un evento futuro ed incerto, determinando la risoluzione del negozio giuridico.

-Termine (Dies): previsione di un evento futuro ma certo al cui verificarsi si producono o cessano

di prodursi gli effetti del negozio giuridico. Ad esempio. Comprerò la penna di soggetto X il giorno

di Natale.

Si distinguono in:

• (Termine iniziale) Dies a quo. Termine dal quale si producono gli effetti giuridici del

negozio

• (Termine finale) Dies ad quem . Termine dal quale cessano di prodursi gli effetti giuridici

del negozio.

-Modo (Modus): clausola apposta ai negozi a titolo gratuito a discrezione delle parti che condiziona

gli effetti del negozio giuridico. Il modo può essere anche considerato un onere imposto al


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DESCRIZIONE APPUNTO

In questo documento troviamo le nozioni del diritto romano dalla sua nascita nel 753 a.C alla sua morte nel 565 d.C. Si tratta di un documento redatto in maniera esemplare che tratta in modo approfondito ed esauriente tutti i concetti, facendo anche riferimento al nostro ordinamento (codice civile). I concetti vengono prima indicati in latino (matrice latina del diritto romano) e poi vengono analizzati. Sono appunti che permettono di superare a pieni voti l'esame di diritto romano.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofiabbuzzoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Cattaneo - Liuc o del prof Pergami Federico.

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