Lezione 1 - 01/03/2022
Il corso ricostruisce le tre principali forme di governo (monarchia, repubblica, principato) assunte da Roma durante il suo lungo percorso storico, economico e giuridico.
Dettagli del corso
Data parziale: 21/04/2022
Data preappello: 24/05/2022
Le lezioni finiranno il 17 maggio, chi si iscrive al preappello deve iscriversi all’appello di giugno per la verbalizzazione del voto, no assistenti all’esame.
Lezione 2 - 03/03/2022
Il primo Re
"Il primo Re" è un film di ricostruzione storica molto pertinente. La periodicizzazione storica: per quanto attiene alla fondazione di Roma, la maggior affluenza di informazioni è di natura archeologica. L’ambito della nostra materia gode dell’importante ruolo giocato dall’interdisciplinarità. Difatti, gli archeologi, per riuscire a ricostruire un quadro più completo, composito e ricco, hanno spesso fatto affidamento alle opinioni e ai dati raccolti da teologi, politologi, cultori della lingua latina e così via.
Politica e diritto a Roma
La politica a Roma era qualcosa di immanente e sempre presente, mai statica; fino al secondo secolo della Res publica la politica è qualcosa di vivo, di strettamente legato alla vita del cittadino, il quale si sente coinvolto, e dunque è più consapevole. I giuristi come Seneca e Cicerone, figure a trecentosessanta gradi, si impegnano di scrivere i testi di c.d. “utilitas”, di lettura semplice e scorrevole perché indirizzati alla generalità dei cittadini. Le fonti rappresentano una guida per lo storico, anche se non sempre vanno intese in senso letterario a causa dei racconti che gli autori a volta decidevano di inserire al fine di un insegnamento morale.
Nell’1700 il percorso storico si è imbattuto al fenomeno dell’idolatria per Giustiniano, gli illuministi agivano nell’interesse di creare nuove tecniche e modelli di codificazione; a causa di fenomeni del genere l’eredità romana è stata largamente importata a tal punto che gli storici dei secoli successivi hanno spesso dovuto discernere sul modello e la tecnica da accogliere o respingere. Basti pensare che prima dell’entrata in vigore del BGB tedesco il 1° gennaio del 1900, il diritto tedesco si basava integralmente su una rivisitazione di testi giuridici giustinianei.
Fine del diritto romano
È difficile identificare il momento esatto in cui sia effettivamente giunta la conclusione della storia del diritto romano. C’è chi sostiene che coincida con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, altri ancora sostengono che debba coincidere con la caduta dell’antica Bisanzio nel 1453, anche se molti sono contrari a questa data poiché sostengono che l’Impero Romano d’Oriente di cui Bisanzio era la capitale, aveva ormai poco a fare con l’originale diritto romano dal momento che le due culture erano troppo diverse e gli insegnamenti di Giustiniano erano stati dimenticati da secoli.
La società di Bisanzio aveva ormai abbandonato il latino per preferire il greco, aveva modi di vestire completamente diversi rispetto agli antichi romani, la religione aveva un ruolo e una conformazione completamente differenti da quelle romane e l’impero d’Oriente era reduce delle invasioni barbariche durante le quali si andò incontro ad una forte fenomeno di contaminazione della cultura. Si giunse quindi di segnare la fine della storia e della civiltà romana nel 565 d.C. con la morte di Giustiniano, ultimo grande imperatore romano; i suoi successori abbandonarono il modello romano occidentale per fare spazio al modello orientale.
Storia di Roma
La storia di Roma ricopre un arco temporale di tredici secoli, periodo costellato da grandi vittorie e rovinose crisi, gravi problemi sociali diffusi durante i periodi di maggiore espansione romana. La storia romana si presenta come una vicenda frastagliata e complessa, i romani furono degli eccezionali innovatori. Se si pensa al fatto che dirigere un impero che contava al suo interno le culture più distanti e disparate sia geograficamente che culturalmente, si traduceva nel bisogno di una classe politica elastica e pronta ad adattarsi alle nuove problematiche; dall’altra parte però, si tenga sempre a mente che i romani erano caratterizzati da forti valori conservatori e patriarcali.
Le fonti sostengono che la nascita dell’Impero romano coincida con gli anni della seconda metà dell’VIII sec. a.C. e la sua storia può suddividersi in quattro fasi o periodi storici:
- Il periodo arcaico: dalla seconda metà dell’VIII sec a.C. fino al 367 a.C.
- Il periodo preclassico: dal 367 a.C. al 27 a.C.
- Il periodo classico: dal 27 a.C. al 284 d.C.
- Il periodo postclassico: dal 284 d.C. al 565 d.C.
Queste date rivestono una forte valenza simbolica per la storia di Roma in quanto punti di svolta importanti per la storia dell’Impero Romano. La fine del periodo arcaico coincide con l’emanazione di due leggi (il concordato patrizi-plebei) che sanciva la possibilità di entrare a far parte della classe politica anche ai plebei. Queste leggi inoltre misero fine ad un periodo estremamente difficile e doloroso della storia romana caratterizzato da un secolo di lotte intestine fra le classi dei plebei e quelle dei patrizi.
Anche la storia politica di Roma può essere suddivisa in diverse fasi: quella della monarchia, della Repubblica, del principato e del dominato. La fase del diritto si fa coincidere con l’ascesa al potere di Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Cesare, che pose fine ad un periodo di grave crisi della repubblica romana (fasi successive all’uccisione di Cesare). Ottaviano si fece chiamare princeps e non rex.
Nel 284 d.C. salì al potere l’imperatore Diocleziano che cercò di risolvere la grave crisi in cui l’Impero Romano riversava a causa delle ingenti spese organizzative che venivano compiute drenando le casse romane. Diocleziano avviò una grandissima riforma economica e creò una nuova forma di governo, ossia la tetrarchia. Questa nuova forma di governo divise l’impero in quattro zone governate da un Augusto e un Cesare in Occidente e un Augusto e un Cesare per l’Oriente, dando vita ad una vera e propria riforma costituzionale. Tuttavia, la fase della tetrarchia che si sostituì al principato di Augusto durò relativamente poco.
Il principato si presenta come un sistema misto. Augusto infatti si pose come una sorta di battitore libero rispetto al diritto romano, esercitando poteri maggiori rispetto a quelli di un console, ma allo stesso tempo -memore della fine che fece suo padre adottivo- agì sempre lontano da atteggiamenti che lo facessero chiamare un vero e proprio dictator. Augusto governò per quarant’anni il popolo romano, in loro nome e non come un dittatore alla cieca ricerca del potere assoluto, ma da farsi considerare un magistrato speciale della res publica; il suo, infatti, fu un impero mascherato.
Con l’affermazione della religione cristiana, la legittimazione del potere imperiale cambia radicalmente. Nella repubblica invece sono il senato ed il popolo che conferiscono il potere ai loro generali, danno loro il mandato al potere. Con il riconoscimento che l’imperatore Costantino diede alla religione cristiana, si giunse alla conclusione che l’imperatore non governava più con mandato del senato e del popolo, ma come manifestazione interna di Dio in terra, e quindi la legittimazione imperiale assunse una matrice religiosa. In questo modo la tenaglia esistente tra l’impero e il popolo si fa sempre più ampia.
È così che il termine dominus, ruolo svolto dall’imperatore, dà il nome al dominato. Sembra presentarsi sempre una sorta di circolarità di elementi alle origini e al tramonto di Roma, con all’inizio un re e alla fine un imperatore. Questi fenomeni sembrano ripetersi in maniera pressoché identica, ma nella realtà dei fatti, le due figure e le rispettive forme politiche sono tra di loro molto diverse. L’impero secondo Giustiniano era fondato sul principio binomio in cui individua "arma et leges", la base della imperatoria maiestatis (potere dell’imperatore).
Lezione 3 - 08/03/2022
Il mito omerico e il mondo romano
Il mito omerico e macedone risulta indispensabile per la piena comprensione della mentalità e del mondo etico e valoriale dell’uomo antico. La narrazione tradizionale delle origini di Roma si basa sui seguenti elementi simbolici:
- Il fondatore è un giovane guerriero, discendente di Enea (opera la connessione con il mito omerico, il padre di tutti i grandi miti) che uccide il fratello che osa mettere in dubbio la sua capacità di comando;
- Roma nasce da un gesto cruento che afferma la prevalenza della sacralità del confine civile della futura città, rappresentando il confine che separa dagli altri, definisce la futura identità del nuovo popolo e protegge.
Il nuovo popolo nasce grazie all’unione con l’elemento femminile e non autoctono che assicura radicalmente sul territorio ed il consolidamento della famiglia grazie alla generazione. La nuova società nasce con caratteristiche fortemente patriarcali e sulla base ideologica dell’immagine uomo-capofamiglia-soldato.
Testimonianze storiche
Livio, Dalla fondazione della città, Prefazione:
L’origine e la fondazione della Città ci sono tramandati attraverso racconti più confacenti alle fabulae poetiche, che non alle schiette testimonianze (incorrupta monumenta) della storia: per questo non ho intenzione né di confermarli né di rifiutarli (nec adfirmare nec refellere). Sia concessa questa giustificazione all’antichità, di rendere, mescolando le vicende umane a quelle degli dèi, più sacri gli inizi delle città; e se a qualche popolo è giusto concedere di rendere sacre le proprie origini e di rinviare agli dei come capostipiti, il popolo romano gode di una tale gloria bellica che, innalzando il potentissimo Marte a padre suo e del suo fondatore, i popoli della terra sopportano pazientemente anche questa convinzione tanto quanto ne sopportano il dominio. Ma di certo io non mi metterò a discutere su queste cose e quelle simili a queste, in qualunque modo possano essere considerate e valutate: Ciascuno ponga tutta la propria attenzione su quale fosse la vita (lo stile di vita e le convenzioni comuni), quali i mores (costumi), per merito di quali uomini e per mezzo di quali artes (le risorse della cultura) in pace e in guerra sia stato creato il nostro impero.
Livio, Dalla fondazione della città, 6, 1:
Le azioni compiute dai Romani dalla fondazione della città fino alla sua presa [da parte dei Galli] prima sotto i re, poi sotto i consoli, i dittatori, i decemviri e i tribuni consolari – guerre esterne, sedizioni interne - ho esposto fin qui in cinque libri. Vicende oscure (obscuras), sia per la loro eccessiva antichità (vetustate nimia) e per la grande distanza (intervallum loci) che impedisce di vederle con chiarezza; sia perché l’uso della scrittura era raro a quel tempo, unico strumento capace di custodire fedelmente la memoria degli eventi (memoriae rerum gestarum); inoltre, se pure qualcosa era stato registrato nei commentari dei pontefici o nei ‘supporti di memoria’ (monumenta) pubblici e privati, ciò venne in gran parte distrutto con l’incendio della città. D’ora in avanti esporrò dunque in modo più chiaro e certo gli avvenimenti, civili e militari, successivi a questa seconda origine (secunda origine) della città, che con maggior linfa e vigore (laetius feraciusque) rinacque, per dir così, dalle proprie radici (velut ab stirpibus).
Livio, Dalla fondazione della città, 1, 8, 5:
Poi, perché non rimanesse vana la grandezza della città, volendo accrescerne la popolazione secondo l’antico accorgimento dei fondatori delle città, i quali vi attiravano una plebe umile ed oscura, e fingevano poi che la loro discendenza fosse nata dalla terra, Romolo aprì un asilo in quel terreno che ora si può vedere cinto da una siepe, salendo fra i due boschi sacri. Colà si rifugiò dalle popolazioni vicine una turba di ogni genere, senza distinzione fra liberi e schiavi, avida di novità e questo fu il vigoroso nerbo (idque primum ad coeptam magnitudinem roboris fuit) dell’incipiente grandezza.
Plutarco, Romolo, 11, 1 ss:
Scavò una fossa di forma circolare nel luogo in cui sta ora il comitium, in cui furono deposte le offerte di tutto ciò che è bello secondo i costumi e di tutto ciò che è necessario secondo la natura. Poi ciascuno gettò nella fossa una porzione della terra da cui proveniva, dopo di che le mescolarono. Chiamano questa fossa con lo stesso nome che danno al cielo, cioè mundus. In seguito, prendendo questa fossa come centro tracciarono in cerchio il perimetro della città. Il fondatore attaccò al suo aratro un vomere di bronzo, vi aggiogò un toro e una vacca, ed egli stesso li conduceva, tracciando un solco profondo secondo la linea dei termini. Era compito di quelli che lo seguivano spostare all’interno rispetto al solco [cioè all’interno del cerchio] le zolle che l’aratro sollevava e badare che nessuna restasse all’esterno di esso. Con questa linea definiscono il perimetro del muro, e la parte che sta dietro o dopo il muro viene chiamata per sincope pomoerium.
Lezione 4 - 10/03/2022
Caratteri della storia giuridica romana
I caratteri di continuità della storia giuridica romana sono:
- La presenza e importanza dell’elemento militare;
- La primazia del principio maschile quale criterio ordinatore della società romana antica;
- La presenza di un gruppo ristretto di patres consiglieri del rex (il futuro “senato”);
Età monarchica
L’età monarchica può essere suddivisa in due sottoperiodi:
- La monarchia latino-sabina dalla fondazione di Roma al VI sec a.C.;
- La monarchia etrusca dal VI sec a.C. al 509 a.C.
Gli etruschi che iniziarono a trasferirsi a Roma dal VI sec a.C., attratti dalla possibilità di apertura di nuovi mercati/opportunità professionali, portarono nella città una serie di rilevanti migliorie per la vita della comunità: la pavimentazione del Foro con l’apertura di botteghe e la costruzione di portici; la lastricatura delle strade, gli acquedotti, le fognature, i templi, il circo, l’ippodromo e lo stadio: la coltivazione intensiva della vite e dell’olivo. Tutto questo portò anche la popolarità dell’Urbe e portò all’ampliamento delle mura.
A testimonianza dell’effetto positivo che ebbe la contaminazione culturale tra i romani e gli etruschi, basti pensare che gli ultimi tre re di Roma (Tarquini Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) furono scelti tra i membri della comunità etrusca che si fece portatrice della cultura greca presso le gentes romane.
Lezione 5 - 15/03/2022
Roma e i sacerdoti
Roma e sacerdoti da un lato rappresentavano il collegamento con la presenza divina sulla terra; dall’altro lato affiancano il re nelle cerimonie pubbliche più importanti. La religione è molto importante per la comunità latino-sabina.
La grande stagione etrusca
IX sec. la grande stagione etrusca nella città di Roma. Etruschi e romani lavorano insieme perché i romani fin dall’inizio si dimostrano interessati ad imparare le tecniche urbanistiche e di igienizzazione della città: queste sono le trasformazioni che cambiano la faccia della città. Per quanto riguarda le trasformazioni culturali, con l’arrivo degli Etruschi, Roma si apre al mondo greco: sono gli etruschi a fare da mediatori culturali tra una civiltà e l’altra.
Dominazione e trasformazioni
Tramite la dominazione degli Etruschi, a Roma arriveranno la scrittura e la moneta coniata: nel VII sec. a Roma non c’è ricchezza circolante nel senso che l’unico bene che conta possedere per i romani delle origini è la terra che nutre i cives (territorio romano di proprietà del popolo che accresce la sovranità di Roma in quanto le terre degli sconfitti entrano nella dominazione romana). Il Re faceva un’assegnazione pubblica di tali terreni: con l’aiuto di esperti faceva misurare l’entità territoriale conquistata e poi lo divideva in tanti terreni quadrati fino a formare una specie di “reticolo”: ad es. dei quattro quadri si procedeva alla parcellizzazione di tutti i territori conquistati e procedeva all’assegnazione pubblica per cui i terreni andavano ai pater familias. Il re disegnava una prima linea nota come il solcus primi genus e poi proseguiva a disegnarne altre due, la prima con direzione da settentrione a mezzogiorno e la seconda, perpendicolare, da oriente a occidente, formando così i latifondi di Roma (quadrata).
Ager publicus
Nota bene: l’ager publicus non era di singola proprietà del pater familias, l’ager publicus rimaneva di proprietà del popolo romano ma veniva concesso al singolo soggetto perché lo coltivasse e quindi non restasse terra infertile. La misura agricola di assegnazione per la suddivisione dei terreni era nota come centuria. L’ordine di assegnazione di questi terreni seguiva la stessa ratio della divisione del bottino di guerra e dunque, venivano privilegiati sì i pater familias, ma nello specifico, quelli di origine patrizia. Questa operazione di divisione dei territori conquistati e l’assegnazione in capo ai singoli pater familias diventa il punto di partenza per la riforma serviana che darà vita alla Costituzione serviana e prende il suo nome dal Re Servio Tullio (secondo Re etrusco). Servio Tullio sarà molto importante per la sua incidenza su Roma sul piano militare, giuridico e politico. Vi è del dubbio se sia stato Tarquinio Prisco o Servio Tullio: è indubbio, tuttavia, che o uno o l’altro abbiano portato il numero dei senatori da 200 a 300; se fino ad allora i senatori facevano tutti parte delle famiglie più vicine al re, i nuovi senatori vengono scelti indipendentemente dal...
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