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Istituzioni di diritto romano – approfondimento storico – età giustinianea

1)la figura di Giustiniano

1.a Introduzione par. 2/3 (caratteri generali dell’imperatore e divisione temporale dell’impero di

Giustiniano)

Giustiniano (flavius petrus sabbatius iustinianus) nasce nel 482 d.C. a Tearesium, (Dardania, vicino

alla’attuale Skoplje), in una regione periferica dell’impero romano d’oriente, di lingua latina.

Il padre Sabbatius, era di condizioni molto modeste, lo zio Giustino invece sarà in futuro imperatore

e convocherà a Costantinopoli il nipote,in modo tale da garantirgli un’adeguata educazione. G. fa la

sua comparsa sulla scena politica alla morte di Anastasio (in seguito alla disputa successoria), al

quale segui come imperatore Giustino che, data la sua età avanzata e le condizioni di salute, si

avvalse numerose volte dell’aiuto del nipote, il quale ebbe un ruolo importante nella riconciliazione

con il papato.

In questo periodo si verificò l’assassinio di Vitaliano (520, principale concorrente al trono di G. al

quale fu attribuito l’assassinio).

Nel 524-525 G. sposò Teodora, contro la volontà della moglie dello zio Giustino (il matrimonio fu

possibile solo dopo la sua morte), e soprattutto fu possibile grazie ad una Lex che aboliva il divieto

per i senatori di sposare donne che hanno rivestito il ruolo di attrice anche se precedente il

matrimonio.

1.b La figura di Teodora

Il matrimonio con Teodora è uno degli avvenimenti più importanti della vita di G., l’imperatrice

avrà un ruolo fondamentale, non solo in ambito privato (influenza sull’imperatore), ma anche

politico.

T. ,dato il suo trascorso da attrice, è stata oggetto di una veemente critica (Procopio, negli

ANEKDOTA). Per altri storici (come il bizantinista Diehl) il comportamento di T. mutò molto nel

periodo post nozze.

Aneddoto interessante, per quanto riguarda il ruolo politico di T., riguarda la rivolta di Nika:

l’imperatrice infatti, contrariamente a quelle che erano le intenzioni dell’imperatore, oppose una

strenua resistenza affermando “che non vi è sepolcro più degno, per un imperatore, del suo trono”.

Importante è anche l’aspetto legato alla religione di T., infatti per quanto G. seguisse nel proprio

operato una forte ortodossia religiosa, T. era una seguace dei monofisiti (eresia che attribuiva una

sola natura, divina, a Cristo). Una così netta scissione religiosa tra imperatrice e imperatore porterà

quest’ultimo ad avere un atteggiamento di estrema tolleranza e consequenziali tentativi di

conciliazione tra i monofisiti e la chiesa.

In ambito Giuridico T. influenzò l’imperatore (si pensi alla disciplina giuridica per quanto riguarda

il matrimonio e la tutela delle donne), ma G. stesso attribuiva alla moglie posizione di preminenza

anche rispetto ai suoi collaboratori più fidati. Nel pubblicistico T. intervenne da correttivo

dell’attività di G.

1.c L’impero di Giustiniano

Il ruolo di Giustiniano durante il’impero dello zio non è una certezza storica ma, di fatto,

l’aggravarsi delle condizioni di Giustino, portò alla nomina di G. ad Augusto il 1 aprile del 527 e il

1 agosto dello stesso anno (dopo la morte dello zio) divenne unico imperatore.

L’impero di G. è stato uno dei più lunghi nella storia dell’impero romano (38 anni) dal 527 al 565,

ed è quindi plausibile una suddivisione attuata secondo tre diversi profili:

a)PROFILO POLITICO (politica interna ed esterna)

Si distinguono 2 fasi:

- 532/33-540/41, ripresa dei conflitti con i persiani. Grande guerra contro i goti, terminata

appunto nel 540 con la presa di Ravenna ad opera di Belisario, nel 541 invece cadrà in

disgrazia uno dei più importanti collaboratori di G. Giovanni di Cappadocia..

- 541-565, diminuiscono le campagne espansionistiche, preferendo una politica di

rafforzamento delle posizioni acquisite. In questo periodo vennero meno molti

collaboratori di G. tra i quali Triboniano (noto giurista importantissimo elemento

nell’opera legislativa dell’età giustinianea), minando così la situazione interna.

b)PROFILO RELIGIOSO

sotto il profilo religioso, l’opera di G. verteva verso una riconciliazione o per lo meno tentò

di acquietare i rapporti tra ortodossia e monofisiti (come già detto a proposito, la stessa T.

era monofisita), diversamente dall’atteggiamento avuto precedentemente da Giustino. Il

monofisismo (che attribuiva a Cristo un’unica natura divina, che aveva assorbito quella

umana) fu condannato dal concilio del 451 di Calcedonia, ma l’imperatore aprì comunque

un ponte di dialogo con la parte più moderata. Le vere persecuzioni si ebbero in Siria e in

Egitto dal 536. Un tentativo di riconciliazione tra calcedoniani e monofisiti si ebbe con un

editto imperiale, in tre capitoli, che condannava i teologi e i loro scritti risalenti al secolo

precedente (invisi a calcedoniani e monofisiti). L’iniziativa non ebbe i risultati sperati e tal

editto fu giudicato negativamente sia dai calcedoniani, sia dai monofisiti. Con il concilio di

Costantinopoli del 553 il papa ratificò l’editto, ma non ebbe alcun risultato utile. Un

successivo approccio fu intrapreso da G. con i meno moderati giulianisti, sempre per mezzo

di un editto che però non ebbe l’appoggio dei patriarchi d’oriente.

c)PROFILO GIURIDICO

dal punto di vista giuridico e possibile suddividere l’impero di G. in tre periodi:

-528-534, periodo delle grandi compilazioni; PRIMO CODICE 528/529, DIGESTO

530/533, ISTITUZIONI 533, SECONDO CODICE 534.

-534-541/542, periodo della legislazione corrente per mezzo delle NOVELLAE

CONSTITUTIONES.

-543-565, produzione legislativa sempre a stampo novellare, anche se di scarsa importanza

data la diminuzione del numero e della qualità dei collaboratori.

2)la prima codificazione (529-529 NOVUS IUSTINIANUS CODEX)

Dopo un primo periodo di staticità giuridica, il 13 febbraio 528, con una costituzione (“de novo

codice compendo” o meglio conosciuta come HAEC QUAE NECESSARIO) G. annuncia al senato

l’inizio dei lavori per la stesura di una raccolta di LEGES, al fine di “amputare” la “prolixitas

litium” (ridurre la durata delle cause) . fondamento di questa nuova raccolta sono i tre precedenti

codici GREGORIANO, ERMOGENIANO E TEODOSIANO, integrati con la successiva

legislazione imperiale.

*La commissione era costituita da:

-giovanni (forse di Cappadocia)

-6 funzionari o ex funzionari imperiali tra i quali lo stesso TRIBONIANO

-Teofilo, professore presso la facoltà giuridica di Costantinopoli

-2 togati, cioè avvocati patrocinati con il tribunale superiore del prefetto del pretorio.

*le istruzioni contenute nella lex introduttiva determinavano il fine utilitaristico del codice e

consentivano:

-la MANIPOLAZIONE, intesa come una vera a propria modifica dei contenuti originari,

-la “raesecatio” cioè l’eliminazione delle “praefationes” (qualora fossero state considerate inutili),

delle cose “simili” e delle cose “contrarie” e delle norme cadute in desuetudine. Tutto ciò era diretto

a ottenere un’estrema chiarezza del diritto (“certae et brevi sermone conscriptae”.)

-la collocazione sotto opportuni TITOLI senza tener conto dell’”ordo temporum”

-è inoltre sancito il valore generale: delle costituzioni già prive di data nei codici precedenti, delle

costituzioni indirizzate a singole persone o emanate nella forma “pragmatica sanctio”.

La costituzione H.Q.N. termina affermando l’utilità del codice nella pratica argomentativa forense.

L’opera fu ultimata in poco più di un anno, e la costituzione SUMMA REI PUBLICAE del 7 aprile

529 rendeva applicabile il codice. È ovvio che tutta l’opera giuridica precedente a esso fosse ormai

illegittima a fini giudiziari.

Un problema emerge per quanto riguarda il mezzo attraverso il quale il primo codice giustinianeo

sia giunto sino ai giorni nostri. Infatti, nel 534 entrò in vigore un nuovo codice che portò alla

scomparsa del primo codice. Grazie ad un PAPIRO DÌ OSSIRIACO (pubblicato nel 1922) è stato

possibile risalire ad alcune delle costituzioni inserite nel codice del 529. Consultando questo indice

è possibile affermare che la legge delle citazioni era contenuta nel codice (non sarà inserita nelle

successive compilazioni giustinianee), da ciò si presume che Giustiniano intendesse ancora

utilizzare le “iura” in un’ottica teodosiana, come strumento giurisprudenziale.

3) il DIGESTO

3.a il progetto della raccolta di iura “digesta seu pandectae” 530-533

Aprile 529 e agosto 530 proseguono i lavori della cancelleria, sotto la guida di Triboniano nominato

“questor sacri palataii” (ministro della giustizia, considerato il promotore della raccolta di iura). I

tempi di maturazione dell’opera sono tuttora incerti (tale incertezza è dovuta alle“quinquaginta

decisiones”,utili per la compilazione del D., di cui non è certa né la composizione, né la datazione

delle costituzioni che costituivano il corpo normativo delle decisiones stesse) [per chiarire non si

sapeva un cazzo né di cosa ci stava in sta minchia di 50 decisioni ne si sapeva la data in cui quel

coglione di Giustiniano abbia emanato le 50 costituzioni che formeranno le decisioni]. Altro nodo

importante è stabilire la funzione attribuita alle Q.D.: secondo alcuni erano un mero strumento di

risoluzione delle controversie relative le opere giuridiche classiche (in ottica teodosiana), secondo

altri costituirebbero una sorta di bozza o comunque lavori preparatori alla compilazione del

DIGESTO (tesi più valida).

I lavori di compilazione del Digesto hanno inizio il 15 dicembre 530 con la costituzione “Deo

auctore”, indirizzata allo stesso Triboniano (cui fu data anche la libertà di scegliere i propri

collaboratori), contenente le indicazioni riguardanti i principi e le direttive per la compilazione della

raccolta di iura. Nella “Deo auctore” sono stabilite:

-le FONTI da cui trarre i contenuti del D. (par.4) e il trattamento del materiale da inserirvi:

s’impone la lettura dei “libri” degli “antiqui iuris prudentes”, da cui si dovrà estrarre “quod

unum pro omnibus sufficiat” (eliminando ogni “simulatio” e “discordia”).

-l’ARCHITETTURA dell’opera (par.5): divisione in 50 libri, titoli e la struttura interna (per

la quale i compilatori dovranno seguire lo schema utilizzato nel Codice e nell’Editto

Perpetuo).

-ASSIMILAZIONI DELLE COSTITUZIONI IMPERIALI nell’opera (par.6), come voce

dello stesso imperatore.

- la possibilità, da parte dei compilatori, di INTERVENIRE sui materiali classici e

costituzioni riportate o citate dai giuristi.

-i RAPPORTI DÌ COESISTENZA del Codice e della raccolta di iura (par. 8-9), stabilendo il

divieto di antinomia e ripetizione.

-la possibilità per i compilatori di inserire le “LEGES IN VETERIBUS LIBRIS POSITAE”

(par.10), ormai cadute in desuetudine.

-È inoltre affermato che l’ordinamento sarà costituito unicamente dal Codice e della raccolta

di iura, cui si potrà aggiungere solamente un’opera istituzionale (par.11)

-negli ultimi paragrafi della D.A. viene inoltre imposto il divieto di commentari (per evitare

problemi d’interpretazione), di utilizzare “sigla” (abbreviazioni) ed è anche inserita una

sollecitazione alla conclusione dei lavori in tempi contenuti.

L’opera venne, di fatto, ultimata in tempi relativamente brevi e pubblicata il 16 dicembre del 533

con la costituzione “TANTA” (scritta in latino e in greco), che rese la raccolta vigente dal 30

dicembre.

La costituzione “tanta” conteneva (oltre all’acclamazione ai successi diplomatici, bellici e giuridici

ottenuti dall’imperatore) il provvedimento di applicabilità dell’opera (par.1) e una minuziosa

descrizione delle 7 “partes” in cui si divideva (par.2-8). Nella T. sono inoltre indicati i nomi dei

membri della commissione (par.9): Triboniano, Costantino (unico rappresentante dell’alta

burocrazia), gli “antecessores” (professori di diritto) Teofilo, Doroteo, Anatolio e Cratino, e 11

“patroni causarum” (in totale 17 persone).

È inoltre introdotto il principio della “reverentia antiquitatis” (par.10), che ha obbligato i

compilatori a premettere a ogni frammento un’“inscriptio”, per non rendere “taciturnitati traditus” i

nomi dei giuristi utilizzati nella raccolta. L’innesto all’interno del digesto di tale principio sembra

rispecchiare un qualche scrupolo storico, subito smentito dalla legittimazione alle manipolazioni.

Nelle restanti parti della T. viene sempre analizzato l’ordinamento nel suo complesso

(ISTITUZIONI, CODICE E DIGESTO), non escludendo, in alcuni casi, le similitudini e le analogie

tra le norme del D. e del C. ,in linea di massima non sono presenti antinomie e sono giustificate le

omissioni. Vengono in seguito elencati i pregi dell’opera e resa lecita la futura introduzione di

“negotia” (interventi legislativi integrativi, riservati sempre all’imperatore) e determinata la vigenza

e l’esecutività delle tre opere. E’ sancito l’obbligo di iscrivere in capo al digesto un elenco dei

giuristi utilizzati nella raccolta (par.20), elenco realmente rinvenuto nell’ “index florentinus”,

ribadendo la parità tra i giuristi scelti. Anche in tale contesto è riproposto il divieto di produrre

commentari relativi l’opera e l’utilizzo di abbreviazioni. I paragrafi 23-24 della Tanta determinano

la valenza spazio-temporale delle istituzioni e del digesto.

I giuristi utilizzati nella raccolta sono 39 (anche se vi è la possibilità di un caso di omonimia tra

Venuleio Saturnino e Claudio Saturnino); fra essi primeggia il giurista dell’età dei Severi Ulpiano

(1/3 dell’opera e ispirata al suo lavoro), e Paolo (1/6 dell’opera). E possibile comprendere come,

essendo ispirata ad autori relativamente recenti, il digesto verta verso una sensibile modernità

giuridica.

Il testo del Digesto, quello considerato più noto, è custodito presso la biblioteca Laurenziana di

Firenze (qui giunto da Pisa, da cui la prima denominazione di “littera Pisana”) e va sotto il nome di

“Littera Florentina”. Altri scritti vanno sotto il nome di “Littera Vulgata” o “Littera Boboniensis”,

posteriori alla littera florentina, utilizzati dalla scuola giuridica bolognese intorno all’anno mille.

3.b il metodo di compilazione del digesto e il problema delle interpolazioni

1)Per quanto concerne il metodo usato dalla commissione per inserire le opere classiche all’interno

del Digesto, le fonti non forniscono informazioni esaurienti. Su questo punto è nato un dibattito tra

studiosi di tutti il mondo:

-Bluhme, nel 1820 sviluppo la tesi secondo la quale le opere sono state dispone nel D. non in

modo casuale, bensì seguono un ordine razionale. Ne consegue, sempre secondo lo storico,

che le opere da inserire nella raccolta siano state divise in tre grandi masse (massa

Sabiniana, opere dello “ius civile”; massa Edittale, opere dello “ius honorarium”; massa

Papinianea, opere di casistica soprattutto “quaestiones” e “responsa”; un probabile gruppo di

opere pervenute nelle mani dei compilatori a lavori già avviati, detta massa Postpapinianea o

“appendix”). Dopo questa suddivisione preliminare, vi sarebbero state delle riunioni

congiunte delle tre sottocommissioni a cui erano assegnate le diverse masse (la quarta massa

era assegnata alla terza commissione), per stabile come i frammenti delle opere classiche

sarebbero stati disposti nelle rubriche, avendo cura di eliminare le ripetizioni.

-critica alla tesi di Bluhme: tale critica si basa sulla congettura che i compilatori avessero

deciso di avvalersi di compilazioni private del V secolo (ne comporta un lavoro

estremamente agevolato per la commissione, spiegando così anche i tempi ridotti di stesura

dell’opera). Tale tesi trovò un certo consenso anche nella dottrina italiana, in maniera più

moderata attribuendo alle compilazioni private un ruolo poco più che marginale.

-Diòdsi, in parte appoggia la teoria del pre-digesto, “smitizzando” lo sforzo dei compilatori

-Honorè, si sofferma sugli apporti individuali dei singoli compilatori, in particolare

sull’operato degli “antecessores”. Secondo l’Honorè ogni commissione avrebbe avuto solo 2

compilatori stabili (Triboniano, Costantino e i 4 antecessores), con rotazione degli undici

“patroni causarum” cui venivano affidati compiti specifici. All’interno delle

sottocommissioni il materiale sarebbe stato nuovamente suddiviso in 2 parti e affidato ai 2

commissari stabili e ciò (supponendo che i redattori avessero a disposizione più copie del

medesimo materiale da utilizzare) spiegherebbe alcuni dubbi sulla compilazione. Tale tesi

però non è del tutto plausibile.

2) Un altro problema legato al primo, è quello delle modifiche (INTERPOLAZIONI) attuate dai

compilatori. La scuola culta francese del XVI secolo, aveva già iniziato a parlare di “emblemata

Triboniani”, ma è solo alla fine del secolo scorso che la ricerca delle interpolazioni s’intensifica

nell’ottica di una depurazione delle opere classiche dalle sovrapposizioni giustinianee. Molte delle

tesi elaborate in questo campo sono comunque state abbandonate. L’unico criterio d’analisi

considerato valido è quello che prevede il confronto con le opere originali (ovviamente è una

tecnica con scarsa applicabilità, dato il numero irrisorio delle opere pervenute sino a noi).

Per evitare che i lavori di recupero dei testi originali subiscano un blocco dovuto all’assenza dei

materiali per il confronto, sono state elaborate altre tecniche che superano i limiti del confronto.

La più promettente, tra queste nuove tecniche, prevede l’analisi dei contrasti tra giuristi inseriti nel

D., non imputando tale divergenza ad una dimenticata rimozione delle antinomie da parte dei

compilatori, bensì si cerca di risalire ad un reale conflitto tra i giuristi classici, nel tentativo di

ricostruire il dibattito giuridico antecedente alla raccolta; anche nel caso in cui la divergenza sia

all’interno di uno stesso giurista si cerca di risalire ad un evoluzione cronologica del pensiero del

giurista oggetto d’analisi.

3.c il “classicismo di G. e l’effettivo valore del digesto

Legato soprattutto al digesto, è il problema del c.d. “classicismo giustinianeo”. Lo stesso concetto di

classicismo è da considerarsi ambivalente: secondo alcuni va inteso come tentativo dell’imperatore

di ricostituire il diritto classico, in sostituzione a quello “volgare”; altri ritengono che si tratti di un

aspetto puramente “stilistico” nella forma dell’opera.

Il classicismo giustinianeo va letto in un’altra ottica, correlando l’opera giuridica dell’imperatore al

funzione degli iura, come connettore nell’ambito del diritto imperiale. Se precedentemente

all’epoca postclassica, il ruolo degli iura era messo in secondo piano, con Giustiniano si ha una

riscoperta ed una valorizzazione di questi ultimi.

Altro problema legato al Digesto è il ruolo che esso svolge nell’ordinamento giuridico. Esso infatti

non è propriamente da definire come un testo normativo fine alla pratica giudiziaria (nella

giurisprudenza infatti il D. si identifica come una raccolta di materiali “autoritativi” particolarmente

idonei a nutrire la convinzione giudiziaria) e non può considerarsi certo matrice di negozi giuridici

(nelle novelle non vi sono rinvii ai passi del digesto), bensì assume la funzione di “schulbuch” cioè

di opera scolastica.

4) le “ISTITUTIONES IUSTINIANI SIVE ELEMENTA” , e la riforma degli studi giuridici (533)

Quasi in parallelo con la chiusura dei lavori di compilazione del D., in memore a quanto sancito

dalla “Deo auctore”, G. incaricò una ristretta commissione di sviluppare un MANUALE

ISTITUZIONALE. L’incaricò fu affidato alla commissione in maniera informale, senza una previa


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Romano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Introduzione allo Studio dell'Età Giustinianea, Bonini. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l'età giustinianea, la figura di Giustiniano, Teodora,lL’impero di Giustiniano e approfondimenti vari.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Luchetti Daniele.

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