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Riassunto esame Diritto pubblico, Prof Groppi, libro consigliato: Introduzione allo studio del diritto pubblico, Groppi

Riassunto per l'esame di diritto pubblico, basato sugli appunti personali presi durante le lezioni e sullo studio autonomo del testo consigliato dalla professoressa Groppi: "Introduzione allo studio del diritto pubblico",T.Groppi . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. T. Groppi

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F.C. 2018

È possibile inoltre aggiungere degli emendamenti in fase di conversione ma tali ordinamenti devono essere

omogenei con la materia disciplinata e quindi con l’emergenza che si è presentata.

Altrimenti si hanno i casi di:

Decreto-legge omnibus: in cui vi inseriti sono emendamenti eterogeni

Leggi di conversione omnibus: in cui le norme eterogenee vengono inserite nella fase di conversione

Entrambi tali procedimenti sono stati dichiarati incostituzionali dalla Corte.

Un altro fenomeno particolare è quello legato all’abuso di tali decreti, come la reiterazione (scade un

emendamento se ne ripresenta un altro uguale) che è stata interrotta dalla corte con la sentenza n.360/1996

Inoltre con la sentenzzan.400/1988 la corte ha vietato al governo di usare il decreto per

1) Conferire deleghe legislative

2) Provvedere nelle materie indicate nel art.72

3) Rinnovare le disposizioni di decreti-legge per cui è stata negata la conversione

4) Regolare rapporti giuridici sorti sulla base di decreti non convertiti

5) Ripristinare l’efficacia di disposizioni dichiarate illegittime

La legge 400/1988 è stata dichiarata come un ampliamento dell’art.77 e ha così potuto imporsi su una

norma primaria.

Il Referendum abrogativo

Il referendum abrogativo è un istituto attraverso il quale il corpo elettorale è chiamato a pronunciarsi

direttamente circa l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge. (art.75)

In caso di abrogazione la legge perde efficacia per il futuro (ex nunc).vi sono alcune categorie di leggi che non

possono essere sottoposte a un referendum: le leggi tributarie, di amnistia o di indulto, di autorizzazione alla

ratifica dei trattati internazionali etc.

Il procedimento si svolge in più fasi:

 l’iniziativa legislativa può essere presentata da 5 consigli regionali 500000 elettori (in tal caso deve

formarsi un comitato promotore di almeno 10 cittadini).la richiesta deve essere depositata presso la

corte di cassazione entro il 30 settembre.

 La corte analizza la regolarità della richiesta e in caso di irregolarità le evidenzia, deve dare un

giudizio entro il 15 dicembre.

 La corte costituzionale giudica sull’ammissibilità delle richieste e deve esprimersi entro il 10 febbraio.

 Il presidente della repubblica deve indire il referendum (dopo la deliberazione del consiglio dei

ministri) fissando la data in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.

 Per il referendum sono previsti due quorum uno strutturale (il referendum ha valore solo se ha

partecipato almeno la metà degli aventi diritto) e uno circa l’esito. (maggioranza dei voti validi)

 In caso di abrogazione essa viene dichiarata dal presidente della repubblica. In caso contrario per 5

anni non si può indire un referendum sulla stessa disposizione.

Il referendum deve rispettare dei limiti che possono essere impliciti e espliciti, tali limiti si fondano su due

direttrici:

I referendum non possono intervenire su: leggi costituzionali, la costituzione, i regolamenti parlamentari,

leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, leggi elettorali (tali leggi sono state oggetto di referendum a

carattere manipolativo). 31

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Il quesito che deve essere proposto al cittadino deve essere chiaro, univoco, non contradditorio, e

omogeneo.

Negli ultimi anni il referendum è diventato uno strumento di indirizzo politico e un motore per le riforme, si è

valorizzata la natura creativa di tale istituto.

I regolamenti dell’esecutivo

I regolamenti governativi sono fonti secondarie, con il quale il governo, nel rispetto delle fonti primarie, pone

regole di carattere sostanziale, organizzativo, procedurale oppure provvede a disporre quanto necessario per

dare attuazione ed esecuzione alle leggi.

Vi sono diversi tipi di regolamenti

1) Governativi (deliberati dal consiglio dei ministri ed emanati dal presidente della repubblica) possono

essere di esecuzione, di attuazione o di organizzazione

2) Ministeriali e Interministeriali (emanati da uno o più ministri)

Poi vi sono i regolamenti indipendenti, ovvero emanati in materie non riservate alla legge e non disciplinate

da leggi o atti aventi forza di legge. Tali regolamenti sono soggetti ai principi dell‘ordinamento.

Ai regolamenti è riservata il compito della delegificazione, quel istituto mediante il quale una legge, da un

lato, attribuisce al potere regolamentare del governo il compito di regolare una certa materia, già oggetto di

disciplina da parte di una precedente legge e, dall’altro, dispone l’abrogazione di tale disciplina precedente a

decorrere dall’entrata in vigore dei regolamenti di delegificazione.

Attraverso tale istituto si affida la disciplina di interi settori normativi ai regolamenti anche se prima erano

gestiti da leggi.

Fonti locali e regionali

Oltre alle fonti nazionali e sovranazionali il quadro normativo comprende anche le fonti regionali e locali. La

costituzione affida alle regioni e agli enti locali determinate competenze normative. Le regioni a statuto

speciale trovano riferimenti per le loro competenze nei rispettivi statuti. Alle regioni a statuto ordinario la

potestà legislativa è attribuita dalla costituzione, attraverso l’articolo 123 che prevede la necessità delle

regioni di dotarsi di uno statuto. Lo statuto è una fonte primaria del diritto attraverso la quale la regione

disciplina gli spetti più rilevanti della sua organizzazione e della sua struttura interna (principi fondamentali di

organizzazione, forma di governo, diritto fi iniziativa e referendum etc.) l’approvazione di tale statuto passa

attraverso la doppia approvazione da parte del consiglio regionale, a maggioranza assoluta dei componenti

l’organo con un intervallo di almeno 2 mesi tra le due votazioni. In seguito all’approvazione tale statuto viene

pubblicato sul bollettino ufficiale della regione e da quel momento decorrono 3 mesi entro i quali 1/50 degli

elettori della regione o un 1/5 dei membri di ciascuna camera del consiglio regionale possono richiedere un

referendum sullo statuto. Decorsi questi 3 mesi la legge viene promulgata e ripubblicata e dopo 15 giorno

entra in vigore.

Le regioni hanno potestà legislativa nei limiti stabiliti dall’articolo 117.

Vi è una tripartizione tra le materie affidate allo stato e alle regioni cosi riassumibile:

per competenza legislativa esclusiva statale

si intende quel insieme di materie disciplinate o dallo stato o dal governo (sono interessi unitari che non

possono essere frazionati come la politica estera, l’immigrazione i rapporti con le confessioni religiose)

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per competenza legislativa concorrente

si intendono le materie per cui i soggetti legittimati a porre le fonti legislative sono due lo stato e le regioni.

Spetta alle regioni la potestà legislativa di dettaglio mentre spetta allo stato la determinazione dei principi

fondamentali.

Per competenza legislativa residuale regionale

Si intendono tutte le materie non incluse negli elenchi del secondo e terzo comma. In tal caso le regioni

hanno potestà legislativa sottoposta solo alla costituzione e agli obblighi internazionali

La corte costituzionale ha definito un processo chiamato “la chiamata di sussidiarietà” attraverso il quale lo

stato attrae a sé la competenza legislativa regionale a fronte di un interesse unitario. Deve essere inoltre

rispettato il principio di leale collaborazione.

Città comuni e province trovano riconosciuta nella costituzione la loro potestà legislativa essi sono infatti di

emanare statuti e regolamenti locali che restano però fonti secondarie

Capitolo 6: Diritti e doveri

La garanzia dei diritti acquista importanza all‘interno della Costituzione a partire dal secondo dopoguerra. Le

costituzioni rigide nascono per tutelare ulteriormente le minoranze politiche e i loro diritti. In queste

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Costituzioni accanto alle libertà negative nascono le libertà positive, ovvero quelle che richiedono un

intervento attivo dei poteri pubblici per la loro garanzia. Nel secondo dopoguerra la Garanzia dei diritti

assume una dimensione internazionale e sovranazionale infatti in questo periodo vengono approvati alcuni

documenti fondamentali per la protezione dei diritti come la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

(1948), la convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950),

Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea (1999).

La costituzione italiana è divisa in

 Principi fondamentali (1-12 art.)

 Diritti e doveri dei cittadini (parte prima formata da 42 articoli)

 Ordinamento della repubblica (parte seconda)

La parte prima è a sua volta divisa in:

 rapporti civili

 rapporti etico-sociali

 rapporti economici

 rapporti politici

Gli articoli su cui si fonda gran parte della costituzione sono gli art. 2 e 3

Art.2

Tramite tale articolo l’ordinamento pone al centro la difesa dei diritti fondamentali della persona (principio

personalista).la persona non è solo l’individuo considerato come singolo ma è anche l’individuo considerato

nella sua proiezione sociale. Questo è uno dei meriti della Costituzione italiana infatti è la prima a concepire

l’uomo nella sua esistenza storica e concreta come persona caratterizzata da bisogni.

Questo articolo inoltre pone il diritto prima dello Stato, esso infatti può solo riconoscerli e non è il

“proprietario” di tali diritti.

Per inviolabilità si intende come garanzia di intangibilità dei diritti stessi, non eliminabili neanche ad opera

dell’organo espressivo della volontà popolare, quale il Parlamento. I diritti inviolabili non sono solo quelli

esplicitamente definiti tali dalla Costituzione (interpretativa); è inoltre possibile aggiungere dei “nuovi diritti”

tramite il richiamo a documenti internazionali e non solo.

Principio di solidarietà

È la ragione dei doveri inderogabili a carico dei singoli e delle formazioni sociali.

La concezione dell’uomo espressa nella Costituzione giustifica non solo l’esistenza dei diritti ma anche quella

dei doveri e obblighi finalizzati allo sviluppo dell’intera società.

Articolo 3: l’uguaglianza

Insieme all’articolo due rappresenta l’altro punto di fuga prospettico del disegno complessivo della nostra

forma democratica e anche il punto centrale per comprendere il rapporto tra stato contemporaneo e

protezione dei diritti. Nella costituzione italiana il principio di uguaglianza nasce da un compromesso interno

all’Assemblea costituente che ha dato vita a un articolo composito. Il primo comma afferma l’uguaglianza in

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senso formale (tutti cittadini uguali), nel secondo si afferma invece il principio dell’uguaglianza sostanziale in

cui la repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno

sviluppo della persona e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale del paese.

In tal modo l’uguaglianza diventa obbiettivo e punto di partenza. Questi articoli tuttavia partono dal

presupposto che tutti sono diversi e quindi che occorre trattare in maniera eguale situazioni uguali e in

maniera ragionevolmente differenziata situazioni diverse. (giudizio di uguaglianza)

Il giudizio di uguaglianza tende spesso a configurarsi come il principio di ragionevolezza. Con tale espressione

ci si riferisce all’adeguatezza delle decisioni del legislatore alla realtà concreta, alla loro proporzionalità ed

equità

Un altro principio è il principio di non discriminazione. Tale principio è la versione internazionale del nostro

principio di uguaglianza, nel senso che è utilizzato dalle corte (europee) e dalle carte internazionali (CEDU).

Esso afferma lo stesso valore dell’uguaglianza, vietando le discriminazioni irragionevoli di trattamento. Ma in

tale giudizio si tende a co9lpire qualunque differenziazione di trattamento ponendo in secondo piano il

giudizio sulla ragionevole differenza delle condizioni che si pongono a paragone.

Uguaglianza formale

Con tale espressione si intende l’uguaglianza davanti alla legge sulla quale si fonda lo Stato stesso. (legato al

principio di legalità), l’uguaglianza formale si traduce nel divieto per il legislatore di adottare trattamenti

irragionevolmente differenziati tra i cittadini. Esso deve essere soprattutto inteso come divieto di introdurre

discriminazioni irragionevoli.

L’ultima parte dell’art.3 elenca alcuni caratteri che non possono avere rilievo nelle leggi (salvo una esplicita

copertura dovuta a una norma costituzionale):

 il sesso (è ritenuto meno forte per via delle differenze fisico-biologiche, e per la presenza di norme

costituzionali in relazione al sesso)

 razza

 lingua (tutela minoranze linguistiche)

 religione

 Opinioni politiche

 Condizioni personali e sociali (difficile interpretazione, divieto di leggi a persona)

Uguaglianza sostanziale

Il comma 2 impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano

la libertà e l’uguaglianza. L’esistenza di tale comma giustifica il riconoscimento dei diritti sociali (lavoro,

salute. istruzione etc.) art. 3 è frutto di un compromesso tra 3 anime (liberale cattolica e socialista) CHE

RISPECCHIANO I RIFERIMENTI al cittadino alla persona e al lavoratore.

L’architettura della Costituzione

All’interno della costituzione vi è una classificazione tra i diritti, in quasi tutte le Costituzioni moderne vi è un

catalogo dei diritti.

La prima distinzione è tra 35

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 rapporti civili (titolo I)

 rapporti etico-sociali (titolo II)

 rapporti economici (titolo III)

 rapporti politici (titolo IV)

gli articolo tra 13 e 16 disciplinano i diritti a matrice individuale costruiti secondo l’immagine dei cerchi

concentrici. Il titolo I contiene anche diritti attinenti alla sfera pubblica della vita art.17-21. Infine il titolo I si

completa con le previsioni riguardanti la garanzia giurisdizionale dei diritti con gli articoli 24-27 mentre con

l’art 28 è garantita la responsabilità dei dipendenti e funzionari per gli atti compiuti in violazione dei diritti.

Il titolo II contiene riferimenti alla famiglia (29-31) alla salute (32) e alla sfera della cultura e dell’istruzione

(33 e 34)

Il titolo III riguarda i diritti dei lavoratori

Il titolo IV regola i diritti di voto, di essere eletti e di formare partiti politici e prevede anche i doveri

costituzionali.

Ogni articolo esordisce con affermazioni di principio e poi con i vari comma si elencano i limiti e le

regolazioni a cui i diritti sono sottoposti.

Garanzie generali dei diritti costituzionali

Due sono le forme principali di garanzia costituzionale delle libertà: la riserva di legge e la riserva di

giurisdizione.

Secondo la riserva di giurisdizione ogni atto che incide sulle libertà non solo deve rinvenire nella legge la sua

astratta previsione, ma deve essere in concreto autorizzato da un giudice.

I singoli diritti

La libertà personale

La disciplina della libertà personale è posta in apertura della parte I della Costituzione. Si pone al centro la

libertà fisica e psichica della persona che è considerata una priorità rispetto all’intero impianto del nuovo

sistema costituzionale. Dopo l’affermazione della inviolabilità della libertà personale seguono 4 commi in cui

si individuano le condizioni che permettono allo stato di limitare la libertà fisica di una persona. Il nucleo di

tale articolo è costituito dalle 2 garanzie (riserva di legge e di giurisdizione). I commi 3 e 4 prevedono anche

delle deroghe a queste garanzie infatti in casa di estreme urgenza l’autorità pubblica può adottare dei

provvedimenti provvisori (incapaci di ledere la dignità) che devono essere comunicati entro 48 ore

dall’autorità giudiziaria e se non convalidati si intendono revocati. in tali circostanze l’intervento dell’autorità

giudiziaria è necessario successivamente al provvedimento al fine di convalidare gli atti adottati.

Altre libertà tutelate sono:

 libertà di domicilio (protezione dello spazio primario di vita)

 libertà e segretezza della corrispondenza (diritto di comunicare con altri, diritto di ricevere senza

interferenze tali comunicazioni)

 libertà di circolazione e soggiorno

 libertà dio riunione e associazione

 etc. 36

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i diritti sociali

sono diritti sociali quelli che nascono da bisogni della persona (salute, lavoro, educazione, assistenza,

previdenza) e che trovano soddisfazione in quegli ambiti di vita sociale o comunitaria (formazioni sociali)

necessari al libero sviluppo della persona umana (famiglia, scuola, università, luoghi di lavoro, autonomie

locali, Stato etc.) fino a richiedere l’azione della repubblica laddove sia necessario rimuovere gli ostacoli che

impediscono tale piena e libera soddisfazione.

Possiamo cosi ritenere sociali anche alcuni diritti appartenenti al titolo III relativi al lavoro e all’assistenza

sociale etc.

Tali diritti sono diritti che costano e la cui tutela diventa sempre più difficile via via che si riducono le

possibilità di spesa da parte dei pubblici poteri anche per la necessità di garantire l’equilibrio di bilancio.

I diritti politici

I diritti politici sono quei diritti mediante i quali i cittadini contribuiscono alla formazione della volontà dello

Stato (come il diritto di voto e di associazione in partiti politici)

Doveri costituzionali

Si tratta di norme di principio che si riferiscono a comportamenti dovuti indipendentemente dall’esistenza di

un corrispondente diritto altrui, in funzione della tutela di un interesse pubblico. I doveri sono:

 dovere di contribuire al progresso materiale o spirituale della società

 prestazioni patrimoniali e il dovere di concorrere alle spese pubbliche

 difesa della patria

 dovere di fedeltà alla repubblica

Cittadinanza

Il termine cittadinanza sta a significare un legame di appartenenza allo Stato, dal quale deriva la titolarità di

diritti e doveri. il popolo è il titolare della sovranità ed è l’insieme dei cittadini.

Per nazione si intende un’entità pregiudica (che viene prima del diritto non è da esso definita ma

presupposta) costituita da una comunità umana caratterizzata da legami capaci di produrre unità.

La nazione etnos fa riferimento a elementi di tipo materiale come la lingua la religione etc. la nazione in

senso etnico è qualcosa che “ci cade addosso” che non scegliamo.

La nazione in senso demos fa riferimento all’elemento volontaristico. Ècostituita da quei soggetti che

manifestano la volontà di vivere insieme di condividere principi etc. a prescindere da elementi materiali che

li accomunano.

Criteri per l’acquisto della cittadinanza

L’acquisto della cittadinanza può avvenire secondo due principi:

 ius soli (diritto alla terra) si diventa cittadini nascendo sul territorio

 ius sanguinis (diritto del sangue) si diventa cittadini per nascita da genitori cittadini

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sotto lo ius sanguinis c’è la volontà che il popolo coincida con la nazione etnos

lo ius soli è invece più aperto e consente anche agli immigrati di ottenere la cittadinanza.

In Italia l’acquisto della cittadinanza può avvenire:

 per nascita da un genitore cittadino

ma ci sono alcuni casi particolari in cui l’acquisto della cittadinanza avviene per nascita sul territorio

indipendentemente dai genitori:

 figlio di ignoti

 figlio di apolidi

 è figlio di genitori cittadini di uno stato che segue solo lo ius soli

la cittadinanza può anche essere acquisita per fatto volontario in seguito a richiesta .in tale categoria ci sono

diverse ipotesi:

 il coniuge di un cittadino italiano che dopo il matrimonio risieda legalmente in Italia da almeno 2

anni nel territorio della repubblica oppure dopo 3 anni dal matrimonio se residente all’estero

 lo straniero nato in Italia che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento

della maggiore età

 lo straniero che risiede legalmente in Italia da almeno 10 anni nel territorio della repubblica (4 se

cittadino di un membro della CE).

È stata approvata una legge di sicurezza per limitare i casi di matrimoni di convenienza con lo scopo di

ottenere la cittadinanza.

La cittadinanza oltre a essere acquisita poteva anche essere perduta. Oggi invece è stata introdotta una

legge che regola espressamente il mantenimento della doppia cittadinanza. Attualmente la cittadina si può

perdere se:

 Durante la guerra con uno stato estero il cittadino italiano presta servizio militare per lo stato estero

 se mantiene l’impiego pubblico che prestava per quello stato o se accetto un impiego pubblico per

quello stato.

La cittadinanza può anche essere riacquisita in maniera semplice ovvero risiedendo per un anno sul territorio

della Repubblica.

Vi sono 3 profili evolutivi della cittadinanza.

Esistono pe legge alcuni diritti appartenenti solo ai cittadini, alcune legge quindi fanno differenza tra i

cittadini e i non cittadini. Un esempio è il diritto di voto che è riservato ai soli cittadini.

Un secondo profilo evolutivo è costituito dalla cittadinanza europea, da tale cittadinanza discendono diritti e

doveri come quello della libera circolazione e di soggiornare liberamente nel territorio degli stati membri

Infine un terzo profilo evolutivo è quello dei cittadini italiani residenti all’estero. I cittadini italiani residenti

all’ estero sono titolari del diritto di voto il problema è il metodo in cui esprimere il loro voto. L’ordinamento

italiano ha scelto una modalità che costituisce un unicum nel diritto comparato ha elaborato un criterio di

circoscrizione estero per l’elezione delle due camere nel quale sono eletti 12 deputati e 6 senatori. In tal

modo si è data vita a una norma davvero singolare in quanto una parte dei rappresentati del popolo è eletta

in rappresentanza di soggetti che risiedono stabilmente fuori dal territorio.

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Capitolo VII: la costituzione economica

La costituzione economica è l’insieme delle norme costituzionali che riguardano le posizioni o le relazioni

degli individui e della Repubblica, intesi come soggetti economici.

Con tale espressione si indicano diverse aree delle disposizioni costituzionali:

 rapporti economici (titolo III parte I.)

 regole costituzionali sull’economia privata (proprietà e impresa)

rapporto tra l’individuo, la collettività e lo Stato quindi

 il fisco

 la moneta

 le disposizioni costituzionali in materia di finanza

questi aspetti sono uniti dalla persona come soggetto che può arricchire o depurare il suo patrimonio. Le

disposizioni appartenenti alla “costituzione economica “non hanno spesso trovato immediata applicazione

essendo sprovviste di effettività e rimanendo sulla carta.

Riferimenti costituzionali

Il lavoro e i diritti sociali connessi alla condizione lavorativa

All’interno della Costituzione economica al centro dell’attenzione vi è la persona umana, in questo caso la

figura del lavoratore a cui debbono essere garantite le condizioni minime vitali. Il lavoro ha un posto di rilievo

all’interno della Costituzione dato che su esso è fondata la repubblica. (espresso in tale forma il lavoro è

l’attività che contribuisce alla crescita della società. Non è quindi il lavoro in sé a essere tutelato ma il lavoro

in quanto mezzo espressivo della persona umana e dunque fattore costitutivo della società e del suo

benessere nel suo complesso. (su tale principio sarà riconosciuto il volontariato gratuito).

Il lavoro è un diritto ma è anche uno dei fondamentali doveri di solidarietà sociale e economica di cui parla

l’art.2. le varie attività lavorative previste dal titolo III sono dunque da leggersi nell’ottica personalistica,

come specificazioni e tutele aggiuntive rispetto a quelle poste dai principi fondamentali. Nonostante ciò il

lavoro dipendente ha un ruolo particolare in quanto costituisce l’anello debole della catena lavorativa e

necessita di una maggiore tutela.

L’articolo 35 dice che “la repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e le sue applicazioni “gli articoli

successivi possono essere letti in modo da porre una particolare tutela nei confronti dei lavoratori

dipendenti come l’articolo 40 (sciopero). Oggi è possibile interpretare il comma 2 dell’articolo 35 che

stabilisce che la repubblica deve curare la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Il comma 3

stabilisce invece la promozione degli accordi e delle organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti del

lavoro. La più importante è l’organizzazione internazionale del lavoro (ILO) incaricata di promuovere la

giustizia sociale e i diritti attinenti al lavoro. L’ultimo comma dell’articolo è invece dedicato alla libertà di

emigrazione che viene ribadita come un diritto sociale, tale diritto è divenuto sempre più attuale grazie alle

politiche d’integrazione europea. Alcuni hanno ipotizzato che l’articolo 35 tuteli anche l’assenza di lavoro. la

mancanza di lavoro è infatti una posizione di svantaggio per la quale il costituente ha adottato specifiche

tutele nell’art38(tali tutele sono state pensate per un mercato rigido basato sul posto di lavoro fisso). Il

lavoro dipendente è invece tutelato in maniera più specifica dall’articolo 36 che rappresenta la norma

basilare dello statuto giuridico del lavoratore. In tale articolo si evidenzia l’idea di lavoro come attività

consona allo sviluppo della personalità del lavoratore, e vengono trattati aspetti lavorativi come : l’orario

giornaliero (che è sottoposto a riserva di legge ) i riposi settimanali e le ferie annuali che sono espressamente

qualificati come diritti irrinunciabili , dato che la sospensione del lavoro è ritenuta essenziale per la salute del

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lavoratore , e il mantenimento di condizioni di salute del lavoratore è un interesse di tutta la comunità.

Secondo la costituzione al lavoratore deve essere garantita una retribuzione proporzionata al lavoro svolto,

sia per qualità che per quantità. L’individuazione della corretta ricompensa per il lavoro prestato segue due

criteri:

 il criterio minimo della sufficienza (a prescindere dalla quantità e dalla qualità DEL LAVORO

PRESTATO)

 il criterio della ragionevole proporzione tra remunerazione e lavoro svolto

il limite minimo della sufficienza conferma la dimensione sociale del lavoratore invece l’altro criterio è tipico

dei rapporti contrattuali in cui le parti si scambiano beni con carattere di reciprocità.

L’art. 37 agisce sempre nell’ambito della tutela del lavoro subordinato e ha come destinatari le donne e i

minori. Tale articolo ribadisce che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro (in senso

oggettivo, a parità di mansioni), la stessa retribuzione dell’uomo lavoratore. inoltre nella seconda parte

dell’articolo si dice che le condizioni di lavoro devono consentire alla donna lavoratrice l’adempimento della

sua essenziale funzione familiare, assicurando alla madre e ai figli una speciale e adeguata protezione.

L’articolo 38 è dedicato al rapporto tra diritti economici e sociali, tale articolo introduce l’essenza della

sicurezza sociale ,ovvero di tutti quei diritti che hanno come destinatari i cittadini e i lavoratori non tanto in

un’ottica mutualistica(di corrispondenza tra i contributi versati e provvidenze ricevute) quanto piuttosto in

un’ottica solidaristica(ovvero di corrispondenza tra le provvidenze ricevute e i bisogni di ciascuno).l’aspetto

più rilevante dellart.38 sono la previdenza e l’assistenza. La previdenza si sostanzia nell’attribuire il diritto a

una pensione adeguata conseguente al lavoro prestato durante gli anni di attività lavorativa (risulta adeguato

quel trattamento previdenziale che sia in qualche modo proporzionato alla retribuzione ottenuta durante

l’attività lavorativa e non inferiore al trattamento minimo).

Il diritto all’assistenza è invece il diritto al riconoscimento di un aiuto a soggetti in stato di bisogno del

minimo esistenziale, esso ha solo carattere solidaristico e ha come destinatari non i lavoratori ma tutti i

soggetti. L’assistenza non è solo economica ma anche educativa.

Gli art.39, 40 e 46 riconoscono ai lavoratori anche il diritto di partecipare alla politica economica e alle scelte

aziendali. L’art. 39 riguarda i sindacati e stabilisce la loro libera formazione ma impone l’obbligo di registrarsi

previa verifica del carattere democratico dell’ordinamento interno, tale registrazione conferirebbe loro

personalità giuridica. tuttavia la registrazione dei sindacati non è mai avvenuta per la precisa scelta dei

sindacati di restare associazioni libere. La mancata registrazione può così definirsi definitiva. Tale articolo

però stabilisce la libertà sindacale e quindi prima di tutto anche la libertà di non aderire a nessun sindacato,

con la conseguenza che eventuali clausole che impongano al lavoratore l’adesione a un certo sindacato

sarebbero illecite.

La libertà sindacale deve essere vista come libertà della persona il cui esercizio è finalizzato a correggere le

asimmetrie tra forze economiche. Si tratta dunque di un diritto di partecipazione attraverso la

rappresentanza sindacale alle scelte economiche e di politica del lavoro.

L’inattuazione della registrazione da parte dei sindacati ha comportato numerosi problemi relativamente

all’efficacia dei contratti collettivi. I contratti collettivi sono accordi di natura privata ma ad effetti generali

grazie alla rappresentatività dei soggetti stipulanti delle categorie di lavoratori e datori di lavoro. essi servono

a stabilire una regolamentazione minima del rapporto di lavoro che i contratti aziendali e individuali

dovranno rispettare. 40

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Tali atti sono stati ricondotti principalmente all’autonomia contrattuale privata ma altri hanno riconosciuto in

essi la natura pubblicista. Dopo un lungo periodo di scontri è diventato ormai chiaro che i contratti collettivi,

pur avendo in linea di principio efficacia inter parte, hanno in realtà efficacia erga omnes.

Un altro problema derivante dalla mancata registrazione dei sindacati è quello della rappresentanza

sindacale, il criterio che per lungo tempo ha prevalso nell’accreditamento dei sindacati è stato quello della

maggiore rappresentatività, che risulta dalla quantità degli iscritti e dall’ampiezza e dalla diffusione

dell’organizzazione. Tali criteri sono stati però aboliti tramite un referendum nel 1993.al di là della

contrattazione collettiva i sindacati hanno assunto un ruolo importante anche sulla scena politica e

economica e sono cosi diventati degli attori politici.

L’art. 40 riconosce il diritto allo sciopero ovvero il diritto all’astensione collettiva del lavoro finalizzata al

conseguimento di un comune interesse dei lavoratori. All’interno della Costituzione non è riconosciuto il

diritto di serrata per i datori di lavoro, tale asimmetria si giustifica con l’asimmetria dei ruoli tra datore di

lavoro e dipendenti e con l’asimmetria di effetti tra sciopero e serrata (da essa deriva il blocco totale

dell’attività lavorativa anche per il volere di un solo datore di lavoro), tale scelta quindi si basa sulla disparità

di trattamento giustificata dalla disparità di situazioni. La corte costituzionale ha anche delineato i limiti del

diritto di sciopero ovvero che tale sciopero deve essere finalizzato al conseguimento di un comune interesse

dei lavoratori (tale interesse non è solo economico diretto ma può anche avvenire per solidarietà nei

confronti di altri lavoratori o può essere un interesse economico generale.) Nel 1990 la legge n.146 ha dato

parziale attuazione alla riserva di legge dell’art.40, quantomeno con riferimento agli scioperi dei mezzi

pubblici. Lo sciopero viene limitato dal rispetto di altri diritti costituzionali delle persone che lo “subiscono”,

sono così previste procedure di conciliazione e garanzie minime di prestazione dei servizi pubblici essenziali

in caso di sciopero. Un altro punto è quello della titolarità del diritto, in seguito ai cambiamenti del mercato

lavorativo infatti si è giunti alla conclusione che possono essere ricondotte all’area dell’art.40 anche alcune

forme di lavoro autonomo come gli agenti di commercio, i lavoratori associati nei contratti agrari etc. Con la

legge 146/1990 il diritto di sciopero è stato ampliato anche ai lavoratori autonomi, piccoli imprenditorie

liberi professionisti.

All’interno della costituzione vi è un articolo che consente una modalità diversa per far partecipare i

dipendenti alla gestione aziendale. Tale articolo però non ha avuto fortuna e anche se resta importante da

un punto di vista di principio non ha trovato attuazione per diversi motivi. Il primo è stato la scomparsa dei

consigli di gestione e il secondo è dovuto all' affermarsi del modello sindacale della gestione dei rapporti di

lavoro. Oggi in seguito alle mutazioni economiche dello scenario mondiale è stato riportato in primo piano la

proposta della distribuzione degli utili ai lavoratori.

Impresa proprietà e risparmio

Il cuore della costituzione economica sono gli articoli riguardanti il diritto di iniziativa economica e il diritto di

proprietà (art.42-42, con specifiche negli art.43-44). entrambi tali articolo sono stati interpretati in una

prospettiva sia “socialista” che “liberale”, ovvero alla base di tali diritti vi era la consapevolezza che né il

mercato poteva garantire l’esercizio universale di tali diritti né che la proposta della collettivizzazione

potesse essere vincente. Le libertà economiche sono quindi strumenti per la promozione della persona e

sono suscettibili di essere limitate laddove in esercizio privo di regolazione e controllo comprometta tali

finalità.

Impresa

L’art. 41 riconosce la libertà di iniziativa economica tale libertà deve essere interpretata in senso ampio come

attività d’impresa e come ogni attività che usa la ricchezza per produrne di nuova. I limiti a tale libertà sono

imposti dall’articolo2 che dice che l ‘attività non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale e non deve

recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. L’art. 3 invece affida alla legge la

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determinazione ei controlli e dei programmi affinché l’attività economica pubblica o privata sia indirizzata a

fini sociali. Tramite tale articolo il costituente predilige l’iniziativa economica in sé (non privata o pubblica)

che deve concorrere alla ricchezza materiale e spirituale del paese e deve essere esercitata secondo

modalità che non violino né l’una né l’altra. Dato che tale libertà è sottoposta a dei limiti non rende possibile

configurarla come inviolabile. L’articolo 41 si fonda implicitamente anche sul diritto di proprietà e sulla

libertà contrattuale e forse anche sulla libertà di concorrenza.

L’art. 43 consente la riserva originaria o il trasferimento allo stato (o a enti pubblici o a comunità di lavoratori

o utenti) i di determinate imprese o categorie di imprese. La nazionalizzazione di un’impresa o di un intero

settore deve però perseguire fini di natura generale e l’oggetto dell’attività economica deve essere di

interesse generale. Tramite tale articolo si esprime la sfiducia del costituente nella capacità del mercato di

provvedere a una equa e diffusa erogazione dei servizi pubblici essenziali. Emerge così la valutazione che i

monopoli privati possono andare al di là della sfera economica e toccare aspetti riguardanti la vita

democratica.

Proprietà

L’art. 42 riconosce la proprietà che individua come pubblica o privata, la proprietà è riconosciuta e garantita

dalla legge che ne determina i modi di acquisto e di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione

sociale e di renderla accessibile a tutti. Il limite costituzionale al diritto di proprietà è la funzione sociale. Tale

diritto non è assoluto e neanche inviolabile, ma graduabile a seconda della sua funzione. L’elaborazione

dell’art.42 è frutto di un “compromesso dilatatorio” in cui non si volle imporre una precisa ideologia del

diritto di proprietà.

Il legislatore può tramite la legge condizionare il diritto di proprietà, la tipologia più rilevante di limitazione è

costituita dall’espropriazione, che rappresenta il prototipo dei trasferimenti coattivi della proprietà. Affinché

la proprietà privata possa essere espropriata devono verificarsi 3 condizioni:

 la presenza di un titolo espropriativo

 la sussistenza di un interesse generale che deve essere esplicitato nella legge

 l’obbligo di indennizzo che rappresenta che l’atto autoritativo di espropriazione lede un diritto

tuttavia il calcolo dell’indennizzo nonostante debba essere effettivo e non simbolico non sarà equivalente

all’effettivo valore del bene dato che, a fronte di un interesse generale, si può richiedere l’imposizione di un

sacrificio. Per molti anni gli indennizzi sono stati puramente simbolici, molto lontani dall’effettivo valore del

bene e la corte costituzionale giustificava questa pratica a causa del dissesto delle finanze pubbliche. Molti

cittadini si sono così rivolti alla corte europea dei diritti dell’uomo denunciando la violazione dell’art.1 del

protocollo n.1 sulla proprietà privata, in tal modo hanno ottenuto diverse condanne dell’Italia. Per la corte di

Strasburgo deve quindi valere il principio di una necessaria e ragionevole corrispondenza dell’indennizzo del

bene espropriato. Infine è intervenuta la corte costituzionale con le sentenze 348 e 349/2007 che hanno

ritenuto illegittimo i criteri usati per il calcolo dell’indennizzo, nonostante ciò non ha imposto il ristoro

integrale ma ha rinviato al legislatore la concreta determinazione.

Risparmio

L’art.47 si occupa di una forma particolare di proprietà il risparmio. L’articolo fa riferimento espressamente

alla tutela del credito e del risparmio proclamando che la repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte

le sue forme e disciplina e coordina e controlla l’esercizio del credito. Questo articolo ha consentito di

esercitare un forte controllo sull’attività bancaria che fino agli anni 90 era prevalentemente pubblica.

l’articolo non fa riferimento esplicito alla moneta ma una delle interpretazioni ritiene che esso si desuma

sulla base del legame fra tutela di risparmio e esercizio del credito. Quindi il fatto che l’esercizio del credito

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sia collegato alla capacità di risparmio induce a ritenere che il costituente abbia presupposto la necessitò di

un tendenziale equilibrio della moneta.

Cooperative e artigiani

La cooperativa rappresenta un’ipotesi specifica di partecipazione e gestione dei lavoratori all’impresa.

L’articolo riconosce inoltre la cooperativa come destinataria di maggior tutela rispetto alle altre forme

d’impresa. Questa scelta deriva dal fatto che le cooperative non hanno come unico scopo quello della

distribuzione degli utili non perseguono una finalità esclusivamente speculativa. In essa è infatti centrale

l’elemento personale piuttosto che quello patrimoniale e quindi svolgono di per sé una funzione sociale.

Affinché il modello costituzionale di cooperativa sia rispettato devono esservi due elementi:

 il carattere di mutualità: significa che lo scopo della cooperativa è la fornitura ai soci di quei beni o

servizi per i quali essa è sorta

 l’assenza di fini di speculazione privata va invece intesa non in senso stretto. Quello che è vietato è

l’intento del singolo socio di realizzare un suo utile personale rispetto agli altri.

Una posizione di favore è riconosciuta dall’art.45 anche dall’impresa artigiana. Anch’essa si distingue per la

centralità dell’individuo ma diversamente dalla cooperativa tale elemento è dato dall’apporto lavorativo dei

titolari dell’impresa che sono al tempo stesso gli artigiani che vi lavorano. L’artigianato resta nell’area

dell’impresa privata e ha come obbiettivo la massimizzazione del profitto economico ma in vista della sua

natura viene tutelato in maniera maggiore. L’impresa è invece una via di mezzo tra l’impresa pubblica e

privata.

Il fisco

Gli articoli 25,53,119 costituiscono quella che è chiamata “costituzione fiscale”. Si tratta di una parte della

Costituzione economica diretta ad incidere sul patrimonio economico dei soggetti dell’ordinamento,

spostando flussi finanziari da questo allo stato, con la finalità di contribuire alle spese pubbliche. Tali articoli

hanno il compito di garantire un sistema tributario efficiente, che, attraverso le entrate fiscali adempia all'

essenziale funzione di mantenimento dello stato sociale e dunque che contribuisca alla rimozione degli

ostacoli che impediscono il raggiungimento dell’uguaglianza sostanziale. La costituzione fiscal diviene così

come lo snodo fra costituzione economica e sociale.

L’art. 23 prevede che lo stato possa imporre (tramite la legge) al cittadino l’obbligo di prestazioni personali

che di prestazioni patrimoniali. Le prestazioni patrimoniali si giustificano nell’ottica solidaristica, per cui agli

individuai può essere richiesto un sacrificio economico se motivato dall’esigenza di solidarietà nei confronti

dei consociati . in secondo luogo in una prospettiva mutualistica la prestazione patrimoniale costituisce un

obbligo di dare in cambio all’erogazione di determinati beni e servizio di cui il soggetto obbligato alla

prestazione può avvantaggiarsi.

L’art.119 riconosce un’autonoma capacità impositiva delle regioni, salva la competenza dello Stato a fissare i

principi fondamentali del coordinamento tributario. L’articolo prevede anche l’esistenza di un fondo

perequativo statale per i territori con minore capacità fiscale per abitante, se necessario alla rimozione delle

diversità al fine dell’eliminazione degli squilibri economici e sociali, allo sviluppo economico, alla coesione e

alla solidarietà sociale.

L’art.53 esplicita l’obbligo di contribuzione come categoria delle prestazioni patrimoniali. Quello di

concorrere alle spese pubbliche è un dovere da esercitare secondo due parametri

La capacità contributiva: con essa il costituente intende affermare che presupposto dal pagamento dei

tributi deve essere l’esistenza di eventi che possono aver conferito una certa forza economica al

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contribuente e che, generando ricchezza, devono rimanere per parte nella sua disponibilità, per il

soddisfacimento dei suoi bisogni essenziali e essere destinati per una certa quota alle casse dello stato.

il criterio della progressività: la soglia di indisponibilità per l’erario viene misurata dal legislatore col criterio

della progressività che determina l’entità del prelievo fiscale rispetto alla ricchezza del contribuente. Questo

principio è stato fortemente contestato perché lascia ampia discrezionalità al legislatore.si tratta di un

principio non di giustizia formale ma di equità tributaria, riconducibile alla solidarietà collettiva.

Tali parametri rappresentano un limite al legislatore fiscale. Solo un controllo di ragionevolezza consente di

determinare l’adeguatezza.

La finanza pubblica

La costituzione economica nella parte finanziaria è molto laconica. Uno dei punti di maggiore debolezza è

stato identificato nell’assenza (nel testo originario) di un esplicito obbligo di pareggio del bilancio che

avrebbe consentito di limitare l’entità del debito pubblico.l’art. 81 si limitava a esplicitare l’obbligo di

copertura per ogni legge che avesse introdotto nuove o maggiori spese, non producendo nessun limite

automatico di spesa. Nel 2012 sotto le pressioni dell’UE è stata inserito il principio del pareggio del bilancio,

infatti lo stato deve ora garantire l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio. A sei anni dalla

riforma il pareggio di bilancio non è ancora stato raggiunto. Nel comma 2 dello stesso articolo si esplicita il

divieto di ricorso all’indebitamento consentito unicamente con autorizzazione delle camere a maggioranza

assoluta.

La costituzione economica come norma sugli obbiettivi

Il costituente non ha scelto di imporre un modello economico preciso quanto garantire il raggiungimento

dell’obbiettivo finale fissato dalla combinazione del principio personalista e col principio di uguaglianza

sostanziale.

Lo stato può intervenire in maniera diretta o indiretta in campo economico. Gli interventi diretti potevano

avvenire in due modi: o lo stato gestiva il settore direttamente oppure tramite enti di gestione di cui aveva il

controllo. il primo modello dopo un iniziale utilizzo cadde in disuso, il secondo invece ha resistito fino agli

anni 90. tra gli interventi indiretti si annoveravano principalmente i finanziamenti che consistevano in

contributi a fondo perduto, premi e crediti agevolati. Tali interventi sono stati ampiamente usati dalla cassa

per il mezzogiorno.

L’adesione al trattato CEE ha fatto virare la costituzione verso una forma di neoliberalismo in cui il principio

di libertà di concorrenza e la creazione di un mercato unico aperto hanno inciso fortemente sul governo

dell’economia. L’instaurazione di un mercato aperto si fonda sulle 4 libertà: di circolazione delle persone, dei

servizi, delle merci e dei capitali. Per garantire tali libertà è stato necessario fondare i l mercato unico sul

principio della libera concorrenza e sulla caduta delle frontiere fisiche e doganali tra gli stati.

La libertà di concorrenza diviene dunque una pietra miliare della costituzione economica. L’adesione

all’ordinamento comunitario ha prodotto un cambiamento nel governo italiano dell’economia in due

direzioni. Da un lato il divieto di aiuti di stato e l’obbligo di apertura dei mercati hanno provocato la

questione della compatibilità dei monopoli pubblici e degli interventi diretti dello stato. D’altra parte i

principi di rigore finanziario introdotti dall’Europa hanno imposto un risanamento dei conti e un controllo

dell’equilibrio finanziario che hanno obbligato gli Stati con un disavanzo eccessivo a cercare di fare cassa

tramite la cessione delle proprie partecipazioni azionarie. L’inglobamento della politica monetaria tra le

competenze europee ha chiuso infine la possibilità degli stati di utilizzare la leva inflazionistica per abbassare

nominalmente i debiti. La realizzazione di un’unione economica e monetaria è avvenuta in 3 fasi.

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 1990-93 liberalizzazione dei capitali, avviamento della convergenza economica e rafforzamento della

cooperazione fra le banche centrali

 1994-98 creazione dell’istituto monetario europeo, realizzazione dell’indipendenza delle banche

centrali nazionali

 Fissazione dei tassi di conversione, introduzione dell‘euro, conduzione della politica monetaria unica

da parte del SEBC

La privatizzazione degli enti economici e la liberalizzazione dei mercati hanno rappresentato una necessità pe

il risanamento pubblico ma anche un obbligo nei confronti del sistema comunitario. Tutto ciò ha condotto

alla liberalizzazione dei trasporti dei servizi di telecomunicazione, del sistema bancario, dell’energia e alla

privatizzazione di parte degli enti pubblici economici. Le regole comunitarie richiedono sempre un maggiore

spostamento del ruolo delle autorità pubbliche in economia da una funzione di programmazione e

intervento diretto ad una funzione regolativa ed arbitrale, orientata al controllo del rispetto delle regole di

libero mercato concorrenziale da parte degli operatori economici. In questo processo vengono comunque

tutelati principi supremi del nostro ordinamento ovvero la dignità della persona umana e il principio di

uguaglianza e solidarietà. La conferma di questa impostazione viene dal valore costituzionale principio di

sussidiarietà che è il fattore che limita l’iniziativa privata e l’intervento pubblico nel fine ultimo dello sviluppo

della persona umana.

La sussidiarietà intesa sia come limite dell’intervento pubblico che come fonte della sua legittimità è il

criterio d’individuazione di quel giusto equilibrio che spesso è stato definito come modello misto.

Capitolo VIII: le forme di governo

La forma di governo indica la modalità con le quali la funzione di indirizzo politico è ripartita tra gli organi

costituzionali e le relazioni che intercorrono tra questi.

Per funzione di indirizzo politico si intende la determinazione, di volta in volta, delle finalità da perseguire da

parte dei poteri pubblici; ovvero, la scelta delle politiche pubbliche che dovranno essere attuate.

LA dottrina ha elaborato alcuni modelli tramite i metodi della comparazione e dell’astrazione. Per poter

parlare di forma di governo è fondamentale che sia in atto la separazione dei poteri perché se tutti i poteri

sono concentrati in un unico soggetto la forma di stato coincide con la forma di governo.

Forma di governo costituzionale pura

In tale forma esiste una netta separazione dei poteri: al re e al suo governo spetta il potere esecutivo, al

parlamento il potere legislativo e alla magistratura il potere giudiziario. Re e parlamento avevano forme di

legittimazione distinte: il re manteneva la legittimazione dinastica, il parlamento invece era formato su base

del principio di rappresentanza (benché la rappresentanza fosse limitata a una parte del popolo). Questa

forma di governo si sviluppo in Inghilterra alla fine del XVII secolo (si diffuse in Europa circa 100 anni dopo).

In Inghilterra alcune vicende portarono alla concessione di una serie di atti di rilevanza costituzionale

partendo dalla magna carta (1215), fino ad arrivare al bill of right (1689) e all’Act of settlement(1701). Il

passaggio da re legibus solutus al re sottoposto al diritto avvenne nel periodo delle costituzioni “actroyées”

della prima metà del XIX secolo. Il potere esecutivo spettava al sovrano e al suo governo(i membri del

parlamento venivano nominati e revocati dal re).il parlamento aveva il potere legislativo ed era composto da

due camere di cui solo una elettiva. Il re aveva inoltre diritto di veto.

La forma di governo parlamentare 45

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È la forma di governo nella quale il Governo è legato al Parlamento da un rapporto di fiducia. Questa forma

di governo nasce dal fatto che la fiducia che fino a quel momento definiva il rapporto tra re e ministri

divenne elemento costitutivo del rapporto tra Governo e Parlamento. Fu l’ordinamento britannico a

precorrere i tempi. Il primo segnale si ebbe con la prassi di re Giorgio I di disertare le riunioni del Governo,

che determinò l’emersione, nell’ambito di questo(cabinet) di un ministro che assunse un ruolo di

coordinamento e divenne il primo ministro. Così nacque una forma di governo dualista nella quale il governo

aveva una “doppia fiducia”, essendo legato sia al parlamento che al re. Solo in un momento successivo con

l’allargamento del suffragio che si passo a una forma di governo parlamentare monista in cui il re perde ogni

possibilità di incidere sulla composizione del governo (il re regna ma non governa). In quasi tutta l’Europa si

vide un accrescimento dei poteri del parlamento che diventò unico titolare della funzione di indirizzo

politico. Questa forma di governo funzionò nello Stato liberale dato che era garantita una elevata

omogeneità all’interno della camera ma in seguito all’allargamento del suffragio divenne molto più difficile

assicurare una stabilità governativa. Alcuni paesi come l’Austria tentarono così una razionalizzazione, ovvero

la scrittura in Costituzione delle regole sul rapporto di fiducia che si erano sviluppate solo nella prassi.

L’intento era quello di riportare la forma di governo a un corretto funzionamento. Gli stati coinvolti in questo

processo furono anche l’Italia, la spagna la Germania. Nelle costituzioni di spagna e Germania sono state

introdotte regole molto più incisive ed è stata valorizzata la figura del primo ministro che è l’unico

destinatario della fiducia. Tale forma di governa viene anche definita cancellierato o premierato. Inoltre per

assicurare la stabilità dell’esecutivo è prevista anche la mozione di sfiducia costruttiva, secondo la quale il

parlamento può votare la sfiducia a un primo ministro solo se ne elegge contestualmente un altro. Tale

forma di governo è però fortemente influenzata dal sistema partitico. In sistemi bipartitici tende ad essere

stabile ma in sistemi multipartitici specie se estremi e polarizzati l’indirizzo politico si sposta verso il

parlamento e i governi tendono ad essere instabili e di breve durata.

Forma di governo presidenziale

Questa forma di governo fu introdotta negli stati uniti d’America alla fine del XVIII secolo.si caratterizza per la

presenza di un potere esecutivo monocratico, affidato al presidente della Repubblica eletto direttamente dal

popolo, non legato al parlamento da un rapporto di fiducia. Il presidente è quindi capo di stato e del

governo. L’esecutivo è quindi monocratico anche se il presidente è affiancato da segretari di stato (simili ai

ministri) ma non rispondo al parlamento che nell’esperienza statunitense si chiama congresso ed è

composto dalla camera dei rappresentanti e dal Senato. Il gabinetto formato dal presidente e dai segretari

non è un organo dotato di uno specifico rilievo e di competenze proprie. Il presidente essendo eletto

direttamente dal popolo non necessita della fiducia del Parlamento quindi l’esecutivo non necessita della

fiducia e il presidente non può sciogliere anticipatamente le camere. La separazione tra esecutivo e

legislativo non è assoluta esiste infatti un sistema di pesi e contrappesi che eviti i comportamenti arbitrari.

Il presidente, il vicepresidente e tutti i titolari di cariche pubbliche ritenuti colpevoli di tradimento di

corruzione e altri gravi reati possono essere messi in stato di accusa dal Congresso tramite l’impeachment.

La possibilità di mettere in stato di accusa è attribuita alla camera mentre il giudizio avviene di fronte al

senato. Se il voto dei due terzi dei presenti è favorevole il soggetto sarà condannato.

Tutte le nomine da parte del presidente sono sottoposte a ratifica da parte del senato che può incidere

profondamente su tali scelte. questo può creare problemi se la maggioranza parlamentare non coincide con

quella che sostiene il presidente in tali casi di divided governement il presidente incontra serie difficoltà a

porta avanti la sua politica. Anche il presidente può però influenzare l’esercizio delle funzioni del congresso

tramite il veto presidenziale sulle leggi, che può essere motivato da obiezioni sia di legittimità che di merito e

può essere superato con maggioranze qualificate. 46

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Tale forma di governo si è poi diffusa in altri stati come America latina, stati africani e asiatici questa

diffusione ha dimostrato che le forme di governo possono funzionare in modo diverso in base a un elevato

numero di variabili.

Forma di governo direttoriale

Questa forma di governo prende il nome dal direttorio, la caratteristica della forma di governo

direttoriale è l’assenza di figure monocratiche di rilievo costituzionale e la divisione del potere politico tra

parlamento eletto e un Governo(direttorio) che svolge sia le funzioni di Esecutivo che di capo dello Stato ed

è composto da ministri individuati dal Parlamento. Il direttorio durò solo pochi anni perché nacque subito

dopo nell’ultima fase della rivoluzione francese e poi venne abolito da Napoleone che prese il poter con il

consolato. Questo fu però d’ispirazione per la forma di stato della Confederazione elvetica. In Svizzera

accanto al parlamento eletto a suffragio universale vi è un direttorio (consiglio federale) composto da sette

membri eletti dal parlamento ma non sono da esso revocabili. Il direttorio svolge sia le funzioni tipiche del

Governo che quelle del capo di stato. Questa esperienza è un unicum, non esportabile in democrazie più

complesse e nelle quali gli strumenti di democrazia diretta svolgono un ruolo minore.

La forma di governo semipresidenziale

In questa forma di governo convivono il Presidente della Repubblica dotato di legittimazione popolare

diretta, a cui spettano le competenze proprie del potere esecutivo- analogamente a quanto avviene nella

forma di governo presidenziale-e un governo collegiale condizionato all’esistenza di un rapporto di fiducia

col Parlamento-analogamente a quanto avviene nella forma di governo parlamentare. Dall’esistenza di un

presidente dotato di rilevanti poteri e di un governo responsabile davanti al parlamento comporta un

carattere bicefalo del potere esecutivo (Presidente della Repubblica e primo ministro) che vede prevalere

ora uno e o l’altro in base al concreto variare dei rapporti di forza tra presidente e maggioranza. L’esperienza

più significativa è quella della V repubblica francese nata con la costituzione del 1958, ma la genesi del

modello è ben più antica. le sue caratteristiche si ritrovano in Finlandia e nella repubblica di Weimar nel

1919. Queste esperienze sono tuttavia considerate semipresidenziali apparenti poiché il presidente pur

eletto dal popolo non esercitava un ruolo di primo piano nell’indirizzo politico. Nonostante ciò non è

sbagliato ritenere il caso francese come il prototipo di questa forma di governo in quanto in essa il

presidente gode di vasti poteri : nomina il primo ministro (non ha bisogno della fiducia iniziale)e su proposta

di esso i ministri, presiede il consiglio dei ministri , può sottoporre qualunque legge ad un referendum su

proposta del governo o di entrambi i rami del parlamento etc. IL modello francese è estremamente duttile e i

esso si alternano fasi di predominanza presidenziale a fasi in cui i rapporti tra gli organi si riavvicinavano a

quelli delle esperienze parlamentari . tali situazioni sono state causate da diversi fattori come la personalità

dei ministri, del presidente, del primo ministro, il loro ruolo all’interno delle coalizioni etc. Nelle situazioni di

coabitazione (presidente di destra maggioranza di sinistra o viceversa) il ruolo del PRESIDENTE RISULTA

NOTEVOLMENTE depotenziato. Il successo dell’esperienza francese ha determinato la notevole diffusione di

tale modello (portogallo e paesi Europa centrale e orientale)

Forma di governo neoparlamentare

Un altro tentativo di creare forme di governo miste è stato quello rappresentato dalla forma di governo

neoparlamentare, basata sull’elezione diretta del vertice dell’esecutivo che però è al contempo vincolato dal

rapporto di fiducia con l’assemblea legislativa. I due organi, vertice dell’esecutivo e assemblea legislativa,

sono legati dal principio per cui se uno dei due per qualche motivo viene meno anche l’altro è costretto a

dimettersi e si torna a votare contestualmente per entrambi. Questa forma di governo è stata sperimentata

in Israele nel1992 con scarso successo. in tale esperienza diversi fattori hanno causato la paralisi delle

istituzioni che ha portato a ripristinare la forma parlamentare. Questa forma di governo è stata adottata

anche in Italia dal 1993 per i comuni e le province e dal 1995 per le regioni.

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Sistemi elettorali e forme di governo

Esiste un legame fondamentale tra le forme di governo e i sistemi politici su cui esse vivono concretamente.

I sistemi politici sono a loro volta influenzati dalle modalità tramite le quali il popolo esprime la propria

volontà. La parte centrale della legislazione elettorale è il sistema elettorale, ossia il meccanismo volto a

trasformare i voti in seggi.

I sistemi elettorali possono essere : maggioritari o proporzionali.

Un sistema è maggioritario quando chi ottiene più voti all’interno di una circoscrizione conquista tutti i seggi

assegnati alla circoscrizione stessa. Ogni coalizione presenta un candidato e viene eletto quello che

raggiunge più voti. Tra i sistemi maggioritari vi sono anche i sistemi a turno unico e quello a doppio turno in

cui il candidato più votato viene eletto al primo turno solo se conquista almeno una certa quantità di voti

(almeno 50%). se questa percentuale non viene raggiunta si effettua una seconda votazione (detta

ballottaggio) alla quali partecipano i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Viene eletto

colui che al secondo turno ottiene più voti. Il sistema maggioritario porta ad ottenere una chiara

maggioranza politica però comporta una perdita di rappresentatività degli organi elettivi vengono infatti

esclusi i partiti politici determinando una semplificazione del quadro politico.

I sistemi proporzionali invece prevedono circoscrizioni plurinominali (sono eletti più rappresentanti) nelle

quali la competizione si svolge non tra candidati ma tra liste concorrenti: i seggi sono attribuite alle liste in

proporzione ai voti che ottengono. Questo sistema favorisce una corrispondenza tra l’organo elettivo e la

volontà popolare espressa dai voti ma spesso in paesi caratterizzati da un multipartitismo estremo non

garantisce la governabilità. L’organo elettivo risulta composto da un gran numero di partiti talvolta anche

piccoli. in assenza di una maggioranza chiara risultante dalle elezioni è necessario formare governi di

coalizione spesso molto instabili.

Sono stati elaborati dei sistemi mistiche introducono correttivi di tipo maggioritario in un sistema

proporzionale. I correttivi più usati sono la soglia di sbarramento con la quale non sono ammesse alla

ripartizione dei seggi le forze politiche che non ottengono almeno una certa percentuale i voti, e il premio di

maggioranza che consiste nell’assegnazione di n numero di seggi supplementare rispetto a quello ottenuto

con il sistema proporzionale a favore della forza politica che ha ottenuto più voti.

Forma di governo e sistemi elettorali in Italia

L ‘evoluzione della forma di governo italiana non si discosta da quella delle principali monarchie europee.

Con lo statuto albertino del 1848 aveva assunto i caratteri di una forma costituzionale pura che però quasi

immediatamente si trasformò in direzione della forma di governo parlamentare. L’impatto del sistema

elettorale sulla forma di governo fu minimo almeno fino al 1919 anno in cui si giunse a un suffragio

universale maschile. Ad un sistema politico basato sul potere della borghesia si sostituì un sistema basato sui

partiti politici di massa (cattolico e socialista) che sostennero l ‘introduzione di una legge elettorale di tipo

proporzionale. La prova di democrazia parlamentare condotta tra il 1919 e il 1922 si scontò con la crisi del

primo dopoguerra e in seguito alla marcia su Roma il re nominò il 30 ottobre 1922 Benito Mussolini

Presidente del Consiglio, benché il partito fascista fosse minoritario in parlamento. Il nuovo governo adottò

una nuova legge elettorale (legge acerbo) che attribuiva i 2/3 dei seggi alla lista che avesse ottenuto la

maggioranza dei voti, purché avesse raggiunto almeno un quarto dei voti nel collegio unico nazionale.

Questa legge è stato un momento decisivo per l’avvento di un regime autoritario in Italia.

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La forma di governo parlamentare prevista dalla costituzione

Negli anni dell’assemblea costituente la scelta di una forma di governo parlamentare apparve inevitabile ed

essa fece la sua prima comparsa nella Costituzione provvisoria del 16 marzo 1946, questa forma di governo

era destinata a durare fino all’emanazione della nuova Costituzione.

All’interno della costituzione vi erano dei dispositivi idonei a evitare le “degenerazioni del parlamentarismo”,

però analizzando il testo della costituzione appare evidente che tali dispositivi sono assai limitati. Essi sono

contenuti nell’art. 94. Per questo la forma di governo italiana è detta forma di governo parlamentare

debolmente razionalizzata.

I costituenti inoltre decisero di non costituzionalizzare il sistema elettorale pur inserendo nel testo alcune

disposizioni che mostrano una preferenza per un sistema di tipo proporzionale. Inizialmente camera e

senato avevano due sistemi diversi. Nella legge elettorale per la camera si dette vita a un sistema

proporzionale a liste concorrenti mentre quella per il senato prevedeva l’assegnazione dei seggi in collegi

uninominali se si fosse ottenuto il 65% dei voti. Ma vista la difficoltà di raggiungere il quorum del 65% i due

sistemi hanno finito per funzionare in modo molto simile.

Nel corso della prima legislatura il sistema mostrò la tendenza ad un funzionamento bipolare e fin da allora

emersero delle difficoltà a garantire la stabilità del governo.al termine della prima legislatura venne

approvata la cosiddetta “legge truffa” (n148/1953). Questa legge prevedeva una correzione maggioritaria

alla legge elettorale della camera, veniva assegnato un premio di maggioranza (64% dei seggi) ai partiti

apparentati che avessero ottenuto la metà più uno dei voti validi. Alle successive elezioni però questo

premio non scattò e così il fallimento della legge segnò la conclusione del primo tentativo di dar vita in Italia

ad una democrazia maggioritaria infatti la legge fu abrogata è il sistema proporzionale venne ristabilito.

Nelle successive legislature i timori sul funzionamento del governo si concretizzarono e in 9 legislature si

susseguirono ben 42 governi. L’instabilità era generata da problemi interni alle coalizioni e a volte agli stessi

partiti, rispetto ai quali i meccanismi previsti dall’art. 94 si dimostrarono inutili. LE crisi di governo non furono

mai una conseguenza di un voto di sfiducia, ma assumevano sempre carattere extraparlamentare. La

frammentazione del sistema partitico si proiettava sulla composizione delle camere, si è così parlato di

multipartitismo estremo e polarizzato per indicare un sistema caratterizzato da un elevata frammentazione ,

nel quale i partiti estremi avevano ideologie ritenute “antisistema” e non potevano partecipare alla

maggioranza , mentre il partito di centro(DC) era costretto a governare coalizzandosi con partiti più piccoli di

centro destra o centro sinistra per cui l’unico cambiamento era la rotazione dei partner minori.

I tentativi di risolvere l’instabilità produssero alcuni risultati solo a partire dagli anni 90. durante la XI

legislatura è avvenuto un cambiamento del intero sistema partitico nato nel secondo dopoguerra. IL

movimento referendario promosse due referendum abrogativi (1991 e 1993) volti a manipolare, tramite

sapienti tagli le leggi elettorali del 48. In conseguenza ai referendum il Parlamento fu costretto ad affrontare

il tema delle riforme elettorali approvando nell’agosto 1993le nuove leggi per la camera e il senato. venne

cosi introdotto un sistema elettorale misto(mattarellum): ¾ dei seggi erano attribuiti con un sistema

maggioritario basato su collegi uninominali; il restante quarto veniva attribuito alla camera con sistema

proporzionale puro all’interno di liste bloccate e con una soglia di sbarramento al 4%, mentre al Senato

l’assegnazione dei seggi proporzionali avveniva in favore dei candidati che avessero ottenuto nei collegi la

maggior percentuale di voti senza però essere stati eletti. La svolta maggioritaria portò all’introduzione degli

elementi per la formazione di un sistema politico bipolare: individuazione di una maggioranza politica e di un

presidente del consiglio attraverso il voto popolare. Questo bipolarismo non era privo di aspetti problematici

e ha reso evidenti i limiti dell’utilizzo dei sistemi elettorali come strumenti per incidere sul funzionamento

della forma di governo. Cosi l’attenzione si è spostata di nuovo su riforme costituzionali e il parlamento è

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F.C. 2018

intervenuto di nuovo sul sistema elettorale solo nel 2005 con la legge n 270. Con questa legge il sistema

elettorale scelto era lo stesso per le due camere, si trattava di un sistema proporzionale, con scrutinio di lista

e liste bloccare, accompagnato da rilevanti correttivi: un premio di maggioranza eventuale e di entità

variabile e soglie di sbarramento per le coalizioni e le liste. L’unica differenza tra i due sistemi era nel diverso

funzionamento dei correttivi maggioritari: essi si applicavano su base nazionale per la camera e su base

regionale per il senato. Le prime applicazioni di tale leggi nel 2006 e nel 2008 hanno confermato la tendenza

alla bipolarizzazione del sistema partitico italiano.

La legge elettorale tra corte costituzionale e Parlamento

Con la sentenza 1/2014 la corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di due aspetti del sistema

elettorale introdotto nel 2005: il premio di maggioranza alla camera e al senato e le liste bloccate. La corte

ha infatti stabilito che i premi di maggioranza erano sproporzionati rispetto al obbiettivo della stabilità del

governo dato che limitavano la rappresentatività e il diritto di voto. Per le liste bloccate la corte ha ravvisato

che l’insieme delle condizioni imposte dal sistema elettorale non permetteva ai cittadini di esprimere

liberamente la scelta dei rappresentanti.

In seguito a tale sentenza il Parlamento ha approvato una nuova legge elettorale, chiamata italica legge

n52/2015. Anche questa legge è stata sottoposta a un’analisi della corte costituzionale ed è stata rilevata

l’incostituzionalità di alcune disposizioni sul ballottaggio del sistema delle candidature multiple. In particolare

la corte ha dichiarato incostituzionali:

 le disposizioni relative al turno di ballottaggio

 la disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il c

proprio collegio di elezione

oggi in Italia quindi si applica per l’elezione della camera la legge n52/2015 (italica). Si tratta di un sistema

proporzionale con soglie di sbarramento e eventuale premio di maggioranza. Il territorio è diviso in 20

circoscrizioni (regioni) ripartite in 100 collegi elettorali (più o meno le province) in ogni collegio si eleggono in

media 6 deputati (ad eccezione del trentino e della valle d’Aosta che eleggono i deputati loro spettanti

nell’ambito di collegi uninominali e la circoscrizione estero che ha diritto a 12 deputati). La legge stabilisce

che partecipano alla ripartizione dei seggi tutte le liste che abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti validi su

base nazionale. È prevista poi l’attribuzione di 340 seggi (54% del totale) alla lista che ottiene almeno il 40%

dei voti su base nazionale. (questo correttivo si può attivare solo se questa maggioranza è raggiunta al primo

e unico turno). In ogni collegio è presente un capolista che è eletto automaticamente nel caso in cui la lista

ottenga seggi in quel collegio. La lista prevede anche la possibilità di candidature multiple e quindi la

possibilità dei capilista di presentarsi in non più di 10 collegi. È possibile esprimere una doppia preferenza a

patto che le preferenze devono essere attribuite a candidati di sesso diverso.

Per quanto riguarda i 315 senatori (6 eletti dalla circoscrizione estero e gli altri su base regionale) si applica il

sistema previsto dalla legge n. 270/2005. Si tratta di un sistema proporzionale dove concorrono liste o

coalizioni e sono previste soglie di sbarramento ma senza alcun premio di maggioranza. Accedono alla

ripartizione dei seggi solo:

 Le liste non coalizzate che abbiano conseguito almeno l’8% dei voti validi su base regionale

 Le coalizioni che abbiano conseguito, sommando i voti di tutte le liste, che la compongono, almeno il

20% dei voti su base regionale siano composti da almeno una lista che abbia ottenuto il 3% dei voti

validi su base regionale.

nell’ambito delle coalizioni che soddisfino tali requisiti accedono al riparto dei seggi solo quelle liste che

abbiano ottenuto almeno il 3% dei voti validi su base regionale. Nell’ambito delle coalizioni che non

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F.C. 2018

soddisfano i requisiti accedono comunque al riparto dei seggi le liste che singolarmente abbiano ottenuto

almeno l’8% dei voti.

Esistono quindi significative differenze tra i due sistemi elettorali, la più evidente riguarda il premio di

maggioranza che è assente nell’elezione del senato, al senato non è prevista la doppia preferenza, inoltre il

senato resta l’unica camera per la cui elezione possono competere tanto liste che coalizioni e anche le soglie

di sbarramento sono diverse tra le due camere. Tutto ciò genera interrogativi riguardo all’omogeneizzazione

dei sistemi elettorali.

La forma di governo regionale e locale

Per quanto riguarda la forma di governo a livello regionale e locale sono stati adottati due modelli distinti. Da

un lato ci sono le regioni e i comuni la cui forma di governo è di tipo neoparlamentare e dall’altro le province

le città metropolitane per le quali la legge n56/2014 prevede l’elezione indiretta degli organi. La forma di

governo delle regioni ordinarie ha subito una svolta maggioritaria in seguito alle modifiche del 1995.Le

regioni hanno due possibilità in caso di elezione diretta del presidente della giunta la regione deve adottare

una forma di governo neoparlamentare altrimenti, se opta per l’elezione indiretta del presidente la forma di

governo resta parlamentare.

La regione necessita di alcuni organi:

 il presidente: nomina e revoca la giunta di cui dirige la politica generale e rappresenta la regione ha

inoltre una serie di attribuzioni riguardanti lo stato e l’UE

 la giunta: è l’organo collegiale che partecipa all’attuazione dell’indirizzo politico ed esercita le

funzioni amministrative di competenza della regione. È composta da assessori che sono nominati e

revocati dal presidente anche tra soggetti esterni al consiglio regionale.

 il consiglio è titolare della funzione legislativa, indica al presidente e alla giunta l’indirizzo politico e

programmatico della regione e ne controlla l’attuazione, verifica la gestione complessiva dell’attività

economica e finanziaria della regione.

Per i comuni la legge n81/1993 ha previsto l’elezione diretta del sindaco e ha introdotto sistemi elettorali

tendenti a garantire una consistente maggioranza nei consigli comunali. È prevista una combinazione di

elementi del sistema maggioritario e proporzionale in maniera diversa per i comuni fino a 15000 abitanti e

per i comuni con oltre 15000 abitanti.

Con riferimento ai primi l’elezione del sindaco e del consiglio avviene con sistema totalmente maggioritario e

votazione in un unico turno. Per i secondi l’elezione del sindaco e del consiglio comunale si svolge con

sistema proporzionale che prevede una correzione maggioritaria e un doppio turno di votazione: se nel

primo turno nessun candidato sindaco ottiene il 50%più uno dei voti validi si svolge un secondo turno al

quale partecipano soltanto i due candidati a sindaco che hanno ottenuto più voti e si considera eletto il più

votato. Le liste collegate al sindaco eletto ottengono un premio di maggioranza pari al 60% dei componenti

del consiglio purché abbiano ottenuto almeno il 40% dei voti. La forma di governo si basa su un sindaco

eletto a suffragio universale e diretto, una giunta comunale nominata dal sindaco e un consiglio comunale

eletto direttamente dal popolo. Il sindaco è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale,

rappresenta l’ente, convoca e presiede la giunta, nonché il consiglio quando non è previsto il presidente del

consiglio, e sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici. La giunta è composta dal sindaco e da un

numero di assessori stabiliti dagli statuti entro i limiti di legge. Il consiglio è l’organo di indirizzo e controllo

politico e amministrativo, la cui competenza è circoscritta agli atti fondamentali tassativamente indicati dalla

legge.

Prima della legge n 56/2014 anche per le province vigeva una forma di governo neoparlamentare, in seguito

gli organi provinciali non sono più eletti direttamente dal popolo: il presidente è eletto tra i sindaci dei

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F.C. 2018

comuni della provincia, dai sindaci e dai consiglieri dei medesimi comuni; il consiglio provinciale viene eletto

dai e trai sindaci e dai e tra i consiglieri dei comuni compresi nel territorio provinciale è inoltre prevista

un’assemblea dei sindaci. Il presidente rappresenta l’ente, convoca e presiede gli altri due organi e

sovrintende al funzionamento dei servizi e all’esecuzione degli atti. Il consiglio è l’organo di indirizzo e

controllo, approva gli atti e esercita le funzioni previste dallo statuto, proposto dallo stesso consiglio

all’assemblea. L’assemblea oltre a approvare e respingere lo statuto ha funzioni consultive e propositive.

La stessa legge stabilisce regole analoghe per le città metropolitane (sindaco metropolitano, consiglio

metropolitano, conferenza metropolitana) tali enti hanno preso il posto delle province di Torino Milano

Venezia, Napoli bari Firenze, Reggio Calabria.

Capitolo IX: il circuito della decisione politica

Nello Stato costituzionale il principio della separazione dei poteri si sviluppa tramite due “circuiti:

 il circuito della decisione politica

 il circuito delle garanzie

quando parliamo di circuito della decisione politicaci riferiamo al processo attraverso il quale la funzione di

indirizzo politico si forma e si attua a partire dal momento delle elezioni quindi attraverso la formazione del

Parlamento, dell’Esecutivo e poi lo svolgimento dell’attività di governo. Fanno parte di questo circuito:

 parlamento,

 Governo

 Presidente della repubblica

Quest’ultimo svolge una funzione che lo pone al confine tra il circuito della decisione politica e quello delle

garanzie.

Il Parlamento

Il Parlamento è l’organo legislativo dello Stato italiano. È un organo complesso, costituito da due Assemblee

(camera dei deputati e Senato della repubblica), la cui funzione principale, sebbene non l’unica, è quella

legislativa.

il parlamento nella costituzione

in base all’art.55 il parlamento si compone della camera dei deputati e del senato della repubblica, a

entrambi questi organi spettano identiche funzioni e sono depositari del rapporto fiduciario. Durante la

redazione di tale articolo vi furono diversi scontri tra i costituenti ma poi si arrivo a un compromesso basato

su un sistema bicamerale. Quindi il parlamento è composto da due camere elette a suffragio universale

diretto , dotate di pari funzioni.

Con una composizione in parte differente. infatti la camera è composta da 630 deputati mentre il senato è

formato da 315 senatori (più i senatori a vita).

Una differenza vi è nell’elettorato attivo e passivo (camera: maggiore età per l’elettorato attivo e 25 per

l’elettorato passivo).

Vi è anche una disuguaglianza nella formazione delle circoscrizioni elettorali (la camera eletta su base

nazionale, il senato su base regionale)

All’origine vi era anche una durata differente fra camera (5) e senato (6) che poi è stata abolita nel 1963.

52

F.C. 2018

L’organizzazione e il funzionamento della camera sono definite dalla costituzione solo nei tratti generali dato

che la disciplina di dettaglio è affidata ai regolamenti parlamentari, consuetudini e prassi. Per questo l’art.64

stabilisce che ciascuna delle due Camere deve dotarsi di un proprio regolamento, adottato a maggioranza

assoluta dai componenti.

La costituzione però stabilisce alcuni principi circa il funzionamento delle camere:

 durata di 5 anni, la legislatura dura dalla prima riunione fino alla naturale scadenza. La prima

riunione avviene entro il 20 giorno dalle elezioni.

 Le camere possono anche essere prorogate ma solo in caso di guerra. Netta è la differenza tra

proroga, prevista in tale norma, e la prorogatio che serve per evitare discontinuità nell’esercizio dei

poteri parlamentari nel periodo che intercorre tra lo scioglimento delle camere e le nuove elezioni

perciò finché non sono riunite le nuove camere sono prolungati i poteri delle precedenti.

 La costituzione indica un numero di sedute minimo e la possibilità di convocare riunioni

straordinarie, tali riunioni sono ormai diventate prassi dato che le riunioni ordinarie hanno luogo il

primo giorno di febbraio e di ottobre.

 La costituzione regola anche il principio della pubblicità delle sedute: tuttavia ciascuna delle due

camere in seduta comune possono decidere di adunarsi in seduta segreta.

 In assemblea è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti per la validità delle sedute

(quorum strutturale) mentre le decisioni sono assunte con la maggioranza dei presenti (quorum

funzionale). Il quorum funzionale coincide con la maggioranza semplice. La costituzione può stabilire

maggioranze più elevate dette qualificate tra cui rientra anche la maggioranza assoluta.

Organo distinto da entrambe le camere ma allo stesso tempo composto da esse è il Parlamento in seduta

comune. Il parlamento in seduta comune è un organo collegiale composto da tutti i parlamentari per lo

svolgimento di funzioni tassativamente individuate nella Costituzione che riguardano per lo più l’elezione di

alcune cariche dello stato e la funzione accusatoria. Esso è presieduto dal presidente della Camera (si

riunisce nell’aula della camera dei deputati) e usa come proprie regole di funzionamento e organizzazione

quelle del regolamento della camera. Le competenze che le fonti costituzionali gli attribuiscono sono le

seguenti:

 elegge i delegati regionali, il presidente della repubblica e assiste al suo giuramento

 elegge un terzo dei membri della corte costituzionale

 elegge un terzo dei membri del consiglio superiore della magistratura

 ha la competenza di mettere in stato di accusa il presidente della Repubblica

 provvede alla formazione e all’aggiornamento della lista di 45 nomi tra cui vengono sorteggiato i 16

giudici non togati che si affiancano alla corte costituzionale in sede di giudizio sui reati del presidente

della repubblica.

Lo status del parlamentare

I parlamentari godono di un insieme di diritti e doveri inerenti alla carica che formano il nucleo specifico

della loro status. Non si stratta di privilegi ma di misure volte a garantire il libero adempimento della

funzione svolta. La costituzione stabilisce che sia la legge a determinare i casi di:

 ineleggibilità (condizioni personali o funzioni svolte che determinando una indebita influenza

sull’elettorato hanno reso necessario precludere ad alcune persone la possibilità di essere eletti) e di

 incompatibilità con l’ufficio di deputato o senatore (casi volti a impedire che l’eletto eserciti

contemporaneamente funzioni tra loro inconciliabili es. appartenere al consiglio superiore della

magistratura e al parlamento, o appartenere a entrambe le camere)

53

F.C. 2018

 incandidabilità (legge severino) che determina una preclusione alla possibilità di esercitare il diritto

dell‘elettorato passivo, nel caso di condanna per alcune categorie di delitti. Ciascuna camera giudica

i titoli di ammissione dei suoi componenti e le cause sopraggiunte di ineligibilità e incompatibilità

rimettendo il controllo sul rispetto di tali norme alla maggioranza politica e non nelle mani di un

giudice. Tale attività è detta verifica dei poteri ed è svolta da ciascuna camera per mezzo di un

apposito organo interno (giunta).

Per i parlamentari sono previste anche immunità funzionali (insindacabilità e inviolabilità) finalizzate ad

affermare la più assoluta indipendenza dei singoli parlamentari e del collegio a cui appartengono rispetto a

tutti gli altri poteri dello Stato.

L’insindacabilità => art.68 comma 1 i membri del parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle

opinioni espresso e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. In qualunque processo venga opposta

l’insindacabilità il giudice ha l ‘obbligo di sospenderlo e di chiedere alla Camera cui il parlamentare

appartiene se in questa circostanza è applicabile l’art.68 comma 1 . insieme a tale articolo spesso si legge

anche l’art.67 che vieta il mandato imperativo “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed

esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. I parlamentari non possono essere revocati e ogni patto o

promessa da essi sottoscritti non produce alcuna conseguenza giuridica. È inoltre escluso che sul mandato

possano influirei rapporti del parlamentare con il partito di appartenenza o con i gruppi che hanno promosso

e sostenuto la candidatura sebbene i parlamentari se vogliono rimanere nel gruppo parlamentare in cui sono

iscritti tendono a rispettare le regole del partito. Questa norma però consente che i parlamentari cambino

gruppo parlamentare, un fenomeno definito transfughismo. Per i singoli parlamentari è inoltre prevista

un’immunità dagli arresti e da ogni altro atto di coercizione per reati non collegati direttamente tale funzioni

e limitatamente al periodo di permanenza incarica (inviolabilità). In seguito alla modifica del 1993 dell’art.68

oggi è possibile avviare procedimenti penali nei confronti di un deputato o di un senatore (senza dover

chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza) resta invariata l’immunità dagli arresti e dalle

perquisizioni. Nel comma 3 è stabilito inoltre che è necessaria l’autorizzazione della camera di appartenenza

per sottoporre i membri del parlamento a intercettazioni di qualsiasi forma. Tale norma ha il pregio di

garantire la libertà del parlamentare indagato ma rischia di vanificare l’eventuale attività investigativa.

L’organizzazione delle camere

Il senato è composto da 315 senatori più i senatori a vita nominati dal presidente della repubblica tra coloro

che hanno illustrato la patria per altissimi meriti in campo sociale, scientifico e artistico, più gli ex presidente

della Repubblica che al termine del mandato diventano senatori a vita.

Gli organi fondamentali delle due camere sono:

 il presidente e l’ufficio di presidenza (che al senato si chiama consiglio di presidenza)

 la conferenza dei presidenti dei gruppi

 i gruppi

 le giunte

 le commissioni permanenti

 le commissioni bicamerali

 le commissioni speciali

il primo atto da compiere nella prima seduta è l’elezione del presidente e dei componenti dell’ufficio di

presidenza (consiglio nel senato). 54

F.C. 2018

Il presidente ha anzitutto il compito di rappresentare all’esterno la Camera e di esprimerne la volontà; dirige

i lavori dell’assemblea e assicura il corretto svolgimento di questi e il buon andamento dell’amministrazione

interna nel rispetto delle norme della Costituzione e del regolamento. I presidenti di ciascuna camera

redigono il calendario dei lavori parlamentari, un potere condiviso con la conferenza dei capigruppo.

riguardo alla loro elezione i regolamenti delle due camere richiedono nelle prime votazione delle

maggioranze qualificate, al fine di consentire un consenso più ampio tra le forze politiche presenti in

Parlamento, e successivamente la maggioranza semplice per evitare il blocco delle minoranze.

Subito dopo vengono scelti i 4 vicepresidenti, i quali aiutano i presidenti soprattutto nella direzione

dell’Assemblea.

L’ufficio di presidenza è un organo con compito amministrativi, di disciplina interna e di natura politico

amministrativa, ha anche potere normativo in ordine ai regolamenti minori delle camere. L’ufficio è

composto dal presidente, dai vicepresidenti e dai questori che sovraintendono l’organizzazione interna e al

bilancio interno delle camere e dei segretari, che assistono il presidente nelle attività legate ai lavori di

Assemblea.

Il successivo adempimento secondo costituzione è quello della costituzione dei gruppi parlamentari, essi non

sono veri e proprio organi e non agiscono nell’interesse dell’Assemblea ma nel proprio. I gruppi sono la

proiezione dei partiti o dei movimenti politici in seno alle Camere, pertanto ciascuno di essi persegue il

proprio interesse e non potrebbe rappresentarne altri. I regolamenti prevedono che ciascun parlamentare

debba appartenere obbligatoriamente a un gruppo, coloro che non esprimono una preferenza sono costretti

a iscriversi ad un gruppo misto.

La conferenza dei presidenti dei gruppi è l’organo collegiale la cui funzione principale è quella di predisporre

il programma e il calendario dei lavori, perciò stabilire i tempi dedicati alle attività parlamentari e le questioni

prioritarie sulle quali l’Assemblea dovrà lavorare.

Alcuni organi all’interno delle camere si chiamano giunte: si tratta di articolazioni interne che si occupano del

corretto funzionamento delle camere e dello Status dei parlamentari. Le giunte più importanti sono quelle

per il regolamento, che ha il compito di proporre modifiche regolamentari e di esprimere pareri in ordine

all’interpretazione del regolamento vigente.

La giunta delle elezioni che procede alla verifica dei poteri, accerta la regolarità delle elezioni di tutti i

membri dell’assemblea ed esamina ogni ricorso in merito.

La giunta per le autorizzazioni a procedere che esamina le richieste di autorizzazione a procedere previste

dall’art.68

Poi vi sono anche le commissioni permanenti che svolgono funzioni essenziali e costituzionalmente

necessarie come afferma l’art.72 comma 1 relativa al procedimento legislativo. Sono organi monocamerali

composti in modo da rispecchiare la proporzione interna dei gruppi parlamentari. Attualmente sono previste

14 commissioni permanenti tanto alla Camera quanto al Senato e si distinguono in relazione alla materia

trattata. Le funzioni delle commissioni permanenti riguardano la funzione legislativa e il loro ruolo politico.

Circa la funzione legislativa quando è presentato un disegno o un progetto di legge le commissioni hanno:

 Il compito di rielaborarne il testo (se necessario) e di riferire all‘Assemblea i risultati del loro esame

(commissione in sede referente)

 Su incarico del presidente con assenso dell’assemblea il compito di deliberare una legge al posto

dell’assemblea (commissione in sede deliberante o legislativa)

 Su incarico dell’assemblea possono redigere definitivamente e approvare gli articoli di un progetto di

legge (commissione in sede redigente) 55

F.C. 2018

 Infine le commissioni possono anche svolgere funzioni di indirizzo e controllo

Vi sono poi le commissioni speciali composte sempre in modo proporzionale ai gruppi parlamentari. Possono

esistere commissioni monocamerali o bicamerali composte da un eguale numero di deputati e senatori. Pur

essendo previste solo in un caso ovvero in materia di questioni regionali.

Un particolare tipo di commissioni sono le commissioni di inchiesta hanno un’importanza particolare perché

procedono alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. La loro

attività però non si conclude con una sentenza bensì con una relazione. La commissione nonostante ciò gode

di ampia libertà e può ricorrere agli strumenti fondamentali del codice di procedura penale.

Le funzioni del parlamento

Tra le funzioni del parlamento possiamo riconoscere quella:

 normativa

 di indirizzo

 di informazione e controllo

con funzione normativa indichiamo quell’insieme di attività in cui il parlamento produce, o contribuisce a

produrre norme giuridiche di diverso grado. Il punto di partenza per l’analisi di tale funzione è l’art. 70 che

stabilisce che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere. Gli articoli successivi fino

al 74 individuano il procedimento legislativo, disciplinandone le fasi. Le camere esercitano anche il potere di

approvare leggi costituzionali secondo le procedure previste nell’art.138.ulteriore esempio del esercizio della

funzione normativa da parte di entrambe le camere è quello di approvare il proprio regolamento. La

funzione normativa si esercita anche tramite i pareri obbligatori che le camere, per mezzo delle proprie

commissioni sono chiamate a dare nel procedimento di approvazione dei decreti legislativi.

Il parlamento esercita poi la funzione di indirizzo nei confronti del Governo. I regolamenti della camera e del

senato prevedono 3 tipi di atti:

 le mozioni: è il più rilevante degli atti di indirizzo, consiste in un documento concernente tutti o

determinati aspetti dell’azione del governo che l’assemblea è chiamata a deliberare. La discussione

si conclude con una votazione che se positiva impegna il governo a comportarsi nel modo indicato

nella mozione. Esistono poi la mozione di fiducia, cioè l’atto con il quale viene concessa la fiducia al

governo e la mozione di sfiducia, l’atto con il quale si mette fine al rapporto fiduciario.

 le risoluzioni: è un atto di indirizzo utilizzabile anche dal singolo parlamentare con il quale le

commissioni e l’Assemblea possono esprimere il oro punto di vista e un indirizzo al governo

sull’argomento in discussione

 gli ordini del giorno: è assai più frequente e consiste in un documento a carattere accessorio rispetto

ad un altro testo (mozione o disegno di legge) su cui l’Assemblea o una commissione è chiamata a

deliberare. 56

F.C. 2018

Il parlamento ha numerosi strumenti anche per esercitare la funzione di informazione e controllo nei

confronti del governo e della pubblica amministrazione. I due più importanti sono:

 l’interpellanza che può svolgersi solo in assemblea e consiste in una domanda rivolta al governo circa

i motivi o gli intendimenti della sua condotta su una questione di particolare rilievo o di carattere

generale, che può essere indirizzata per iscritto alla presidenza da uno o più parlamentari.

 L’interrogazione è un atto di sindacato ispettivo, di minore rilievo rispetto all’interpellanza, che

consiste in una semplice richiesta che ogni deputato o senatore può rivolgere al ministro

competente per avere informazioni o spiegazioni su un oggetto determinato. Sono inoltre state

introdotte negli anni ottanta delle interrogazioni a risposta immediata, con le quali si è voluto

rendere più diretto il rapporto tra le camere e il governo. Queste interrogazioni avvengono in un

tempo definito a cadenza settimanale e in diretta radiotelevisiva (questioni time)

Esistono poi altri metodi per consentire alle camere di acquisire informazioni in generale su temi ritenuti di

rilevante interesse.

 Il più importante è la possibilità da parte delle camere di istituire un organo specificatamente

deputato a tale attività che prende il nome di commissione d’inchiesta.

 Inoltre le commissioni permanenti possono assumere informazioni mediante audizioni ai membri del

governo o di dirigenti pubblici responsabili di settori delle amministrazioni su determinati temi.

 Infine hanno anche il potere di disporre indagini conoscitive dirette ad acquisire anche da soggetti

esterni notizie, informazioni e documenti utili alla propria attività.

 Oggi particolarmente importante è anche l’obbligo per il governo di presentare relazioni annuali

sullo stato di attuazione della legge (le relazioni ogni anno arrivano al parlamento sono più di 200)

 Vi sono infine anche la relazione annuale della corte dei conti e le audizioni annuali dei presidenti

delle autorità indipendenti sullo stato dei settori di loro competenza

Gli atti di indirizzo politico-economico e la manovra di finanza pubblica

Tra gli atti di indirizzo un carattere particolare lo hanno gli atti di indirizzo politico-economico in funzione del

governo pubblico dell’economia. Si tratta di una serie di provvedimenti che provengono sia dal Parlamento

che dal governo e hanno come obiettivo quello di assicurare il corretto funzionamento dei mercati e di

disciplinare l’intervento pubblico nell’economia. A tale indirizzo possiamo ricondurre la legge di bilancio, le

leggi di assestamenti e i provvedimenti rientrati nella “manovra di finanza pubblica”. In particolare la

sessione di bilancio è uno die momenti essenziali e connaturali dell’attività parlamentare. Attualmente la

manovra di finanza pubblica è disciplinata dalla legge n.196/2009.la riforma ha rivisto dalle fondamenta il

sistema di costruzione del Bilancio dello Stato abrogando la legge n468/1978. Tale legge è stata modificata

soprattutto dalle leggi 39/2011 e 163/2016 che hanno recepito le nuove regole adottate dall’Unione

Europea in materia di coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri e conformato la

disciplina ed i contenuti della legge di bilancio alle nuove disposizioni costituzionali introdotte con la legge

costituzionale n1/2012. Attualmente da un punto di vista del ciclo di bilancio l’anno è suddiviso in un (primo)

semestre europeo è in un (secondo) semestre nazionale. Col nome di semestre europeo si indica il ciclo di

coordinamento ex ante delle politiche economiche e di bilancio nell’ambito dell’Unione Europea: gli stati

membri allineano le rispettive politiche economiche e di bilancio agli obbiettivi e alle norme convenute a

livello europeo. Nel secondo semestre dell’anno quegli obbiettivi anticipati e concordati a livello europeo

vengono introiettati nella legge di bilancio: tale legge è la base per la gestione finanziaria dello stato e si

articola in due sezioni. La prima sezione contiene scelte e precisioni di carattere macroeconomico sviluppate

attraverso disposizioni in materia di entrata e di spesa. La seconda invece contiene il bilancio vero e proprio,

inteso in senso contabile, e cioè le previsioni di entrata e di spesa, espressa in termini di competenza e di

cassa. 57

F.C. 2018

Il primo e più importante documento della legge di bilancio è il Documento di economia e finanza (DEF) che

viene presentato dal governo entro il 10 aprile di ogni anno ed è approvato dalle camere. Il DEF è suddiviso

in 3 sezioni in cui sono contenuti:

 il programma di stabilità finalizzato a garantire la coerenza degli obbiettivi e della situazione di bilancio

con le esigenze di razionalizzazione della spesa pubblica;

 analisi e previsioni riguardanti la spesa pubblica;

 il programma nazionale di riforma (PNR) volto a monitorare lo stato delle riforme programmate e a

promuovere la competitività del paese.

Una volta approvato il DEF il programma di stabilità e il PNR sono trasmetti al consiglio dell’Unione Europea e

alla commissione europea al fine di consentire l’indirizzo ed il coordinamento delle politiche economiche in

sede europea entro il mese di giugno.

Entro il 27 settembre il Governo presenta alle Camere la <nota di aggiornamento del DEF che è redatta

tenendo conto di nuove esigenze emerse e delle indicazioni provenienti dall’Ue. Entro il 15 ottobre il

governo presenta contemporaneamente alle camere e , a livello europeo, alla commissione ed

all’eurogruppo il documento programmatico di bilancio per l’anno successivo sulla cui base entro il 20

ottobre il governo presenta il disegno di legge di bilancio in parlamento. Entro il 30 novembre la

commissione europea adotta un parere sul documento programmatico di bilancio. Le camere approvano

entro la fine dell’anno la legge di Bilancio( in mancanza si accede all’esercizio provvisorio di bilancio). Infine il

governo presenta i disegni di legge collegati alla manovra entro il successivo mese di gennaio ed il disegno di

legge di assestamento entro il successivo mese di giugno.

Le camere intervengono nel circuito delle decisioni europee partecipando anche alla formazione del

contenuto degli dell’UE ( fase ascendente).prima dello svolgimento delle riunioni del consiglio europeo il

Governo deve illustrare alle camere la posizione che intende assumere tenendo conto degli eventuali

indirizzi formulati dalle camere stesse. Tra le informazioni che il governo deve fornire alle camere ci sono

quelle riguardanti:

 il coordinamento delle politiche economiche

 le iniziative rivolte alla conclusione di accordi che hanno ad oggetto l’introduzione o il rafforzamento

di regole in materia finanziaria

 la nomina dei membri italiani da parte del governo in istituzioni, organi e organismi europei

per quanto riguarda la partecipazione del parlamento italiano alla formazione degli atti dell’UE, la legge n

234/2012 stabilisce che i progetti di atti UE devono venire trasmessi alle camere a cura del presidente del

consiglio dei ministri o del ministro per gli affari europei. Nei casi di particolare rilevanza deve essere

trasmessa anche una nota illustrativa delle valutazioni del governo e deve essere indicata la data della

presunta discussione o adozione.

Un rilievo particolare ha assunto il controllo sulla applicazione del principio di sussidiarietà che è uno dei

cardini dell’UE. La legge disciplina le modalità tramite le quali il Parlamento esercita questo controllo.

Un'altra novità riguarda la partecipazione delle regioni e delle province autonome alla formazione degli atti

UE. Non è più prevista la partecipazione di loro rappresentanti nella delegazione italiana presso le istituzioni

dell’UE, la sede principale dove potranno fornire i loro indirizzi è la sessione europea della Conferenza Stato-

regioni, che dovrà essere convocata almeno una volta ogni 4 mesi dal presidente del consiglio, mentre si può

svolgere una sessione speciale su richiesta delle regioni e delle province autonome.

Il governo 58

F.C. 2018

Il governo è l’organo costituzionale responsabile di promuovere e attuare l’indirizzo politico dello Stato ed è

il vertice dell’amministrazione statale. Il governo è un organo costituzionale complesso composto da:

 presidente del consiglio(monocratico)

 singoli ministri(monocratico)

 consiglio dei ministri(collegiale)

tali organi sono necessari in quanto individuati direttamente dalla costituzione. Esistono però degli organi

non necessari. Tra gli organi monocratici non necessari ci sono:

 vicepresidenti del consiglio

 ministri senza portafoglio

 viceministri

 sottosegretari

tra gli organi collegiali non necessari vi sono i comitati interministeriali.

Il ruolo del governo è quello di definire e tradurre in concreto quell’indirizzo politico che gli elettori affidano

al Parlamento e, conseguentemente, al Governo stesso in quanto espressione della maggioranza

parlamentare. Per adempiere a tale ruolo il governo svolge delle funzioni politiche, deliberative e di

controllo.

Le funzioni politiche si estrinsecano nell’individuazione del programma di governo, quelle deliberative

consistono nell’adozione degli atti conseguenti a tale programma e quelle di controllo mirano alla verifica del

rispetto degli obbiettivi posti da parte della pubblica amministrazione di cui il governo rappresenta il vertice.

Il governo ha quindi una doppia veste: da un lato è un organo di indirizzo politico e dall’altro è organo di

vertice del potere esecutivo. Questo modello deriva dal modello amministrativo francese.

Il consiglio dei ministri ha la funzione di indirizzo politico, esso determina la politica generale del governo

approvando i disegni di legge, gli atti aventi forza di legge e i regolamenti governativi. Decide altresì

l’apposizione della questione di fiducia. Il consiglio può essere anticipato da riunioni informali e preparatorie

e non ha modalità di pubblicità dei lavori al di fuori dei comunicati stampa.

Il presidente del consiglio oltre a convocare e presiedere il consiglio dei ministri ha la funzione di dirigere la

politica del Governo senza collocarsi su un piano di superiorità formale rispetto agli altri ministri .E’ lui a

indicare al Presidente della Repubblica i ministri da nominar ma è anche lui a dirigere la politica generale del

governo e a esserne responsabile, a mantenere l’unità di indirizzo politico e amministrativo promuovendo

l’attività dei ministri e rappresentando il Governo nella sua unità.

I singoli ministri agiscono da un lato come membri del consiglio dei ministri ma dall’altro sono al vertice delle

amministrazioni a cui sono preposti. Essi possono anche non presiedere alcun ministero ma esercitare

funzioni delegate dal Presidente del Consiglio, in tal caso sono detti ministri senza portafoglio, poiché il

bilancio dello stato non assegna loro specifici capitoli di spesa.

I sottosegretari di Stato hanno il compito di assistere e coadiuvare i ministeri a cui appartengono e possono

esercitare alcune funzioni ministeriali su delega del ministro. Essi partecipano tipicamente ai lavori

parlamentari e possono svolgere le funzioni di viceministri.

I comitati interministeriali istituiti per legge e i comitati dei ministri che il presidente istituisce di volta in

volta.

La costituzione dedica solo 5 articoli al governo in quanto organo di indirizzo politico. Il primo degli articoli è

l’art.92, ne individua la composizione indefettibile e le modalità di nomina. Gli art. 93 e 94 stabiliscono come

esso entra in carica individuando anche il rapporto di fiducia. L’art.95 stabilisce il ruolo del governo e degli

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F.C. 2018

organi necessari che lo compongono nonché la sua responsabilità l’art.96 ne fissa la responsabilità giuridica.

Tali articoli hanno un tenore “aperto “che consente al governo di mutare profondamente senza modificare la

Costituzione. Comunque vi sono altre forma di disciplina del governo come i regolamenti o la legge

n400/1988 che è stata la prima a dare una disciplina organica della struttura e delle funzioni del Governo in

epoca repubblicana.

Il governo nella Costituzione

Le norme costituzionali dedicate alla formazione del governo sono alquanto sintetiche e lasciano molto

spazio alla prassi. Molto laconica è anche la previsione della nomina(art.92) secondo cui il presidente della

Repubblica nomina il Presidente del Consiglio su sua proposta i ministri. Nulla si dice su come il presidente

della repubblica arrivi a individuare il Presidente del consiglio.

Inizialmente quando il sistema elettorale è stato proporzionale il Presidente del consiglio tentava di

individuare un soggetto che potesse essere nominato e apriva così la fase delle consultazioni. In tale fase

ricorreva spesso agli istituti del mandato esplorativo(con il quale affida a una personalità istituzionale il

compito di svolgere altre consultazioni ristrette) o del preincarico(affida a colui che con tutta probabilità

sarà il nuovo presidente del consiglio il ruolo di svolgere altre consultazioni).

Diverso è il caso in cui il governo non debba formarsi in seguito a una fase elettorale, ma in seguito di una

crisi di governo( parlamentare, conseguente a una mozione di sfiducia, o extraparlamentare quindi

conseguente alla bocciatura di una atto sui cui il governo aveva posto la questione di fiducia) che non

richieda il ricorso alle urne. In tal caso le consultazioni mantengono la loro funzione dato che il Presidente

della repubblica può esercitare che un ruolo maggiormente discrezionale dato la mancanza di un soggetto

investito dell’incarico per volontà elettorale. Analoga è l’ipotesi in cui il presidente della repubblica mantiene

un ruolo determinante nella formazione di un governo si ha nel caso dei Governi tecnici. Con tale espressione

si intende un governo che non è espressione di una forza o di un’alleanza di forze politiche, ma viene

nominato per affrontare momenti molto delicati dal punto di vista istituzionale-politico e economico, con

l’appoggio della maggioranza delle forze politiche parlamentari le quali preferiscono affidare il governo a

personalità dotate di specifiche competenze tecniche grazie alle quali affrontare e superare il difficile

momento.

Una volta nominati il Presidente del Consiglio e i ministri, giurano nelle mani del Presidente della Repubblica

prima di assumere le funzioni. Tale giuramento si inserisce nel quadro dell’obbligo di fedeltà alla repubblica e

ha un valore simbolico. Il governo tuttavia non è ancora nel pieno dei suoi poteri finché non ottiene la fiducia

delle camere. Entro 10 giorni il governo deve presentarsi alle camere col programma che intende attuare e

in seguito a tale esposizione deve ottenere a maggioranza semplice in ciascuna aula la fiducia sulla base di

una mozione nominata per appello nominale.

Diversa dalla mozione di fiducia è la mozione di sfiducia, essa è un atto tramite il quale la fiducia può essere

revocata. La mozione deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della camera e non può

essere messa in discussione prima che siano trascorsi 3 giorni dalla sua presentazione. Deve essere

approvata a maggioranza semplice.

Diversa ancora è la questione di fiducia prevista dai regolamenti parlamentari e trova copertura

costituzionale nell’art.94 secondo il quale il voto negativo di una camera su una proposta del Governo non

comporta l’obbligo di dimissioni. Tuttavia se il Governo appone sulla proposta la questione di fiducia e

questa non viene approvata esso è obbligato alle dimissioni. Una conseguenza della questione di fiducia è il

fatto che le proposte su cui essa è posta non sono emendabili quindi il parlamento è chiamato a votare su un

sì o un no secco. Ciò ha dato origine alla pratica dei maxiemendamenti che il Governo, ponendo la questione

di fiducia blinda rispetto a possibili modifiche in Parlamento. Si tratta di un abuso dei poteri governativi

60

F.C. 2018

ripetutamente segnalato dai presidenti della repubblica perché comprime eccessivamente il ruolo del

Parlamento.

Il nostro ordinamento non prevede la revoca dei ministri da parte del presidente del consiglio bensì la corte

costituzionale tramite la legge n 7/1996 ha ritenuto che la sfiducia individuale a un singolo ministro non sia

incompatibile con la Costituzione.

La responsabilità del governo

Il governo è doppiamente responsabile degli atti che compie: sia politicamente che giuridicamente. La

responsabilità è centrale in uno stato democratico sta ad indicare che un soggetto risponde degli atti

compiuti. Il principio di responsabilità insieme a quello di rappresentanza completa il significato dinamico e

effettivo di democrazia.

Sul piano costituzionale esistono diverse forme di responsabilità. Esiste una responsabilità di tipo giuridico

ogni volta che è possibile citare in giudizio per violazione di norme giuridiche i titolari di funzioni pubbliche. I

singoli esponenti del governo sono civilmente responsabili per i danni arrecati a terzi nell’esercizio delle loro

funzioni e innanzi alla corte dei conti per i danni arrecati alla pubblica amministrazione. Penalmente il

presidente del consiglio e i ministri sono responsabili per i reati ministeriali, ovvero per quei reati che

commettono nell’esercizio delle funzioni di governo e dei quali rispondono anche dopo la cessazione della

carica dinnanzi alla magistratura ordinaria. Affinché essi possano essere sottoposti a giudizio occorre però

l’autorizzazione parlamentare che può essere negata a maggioranza assoluta se l’assemblea ritiene che il

ministro o il presidente abbia agito per la tutela di un interesse dello stato costituzionalmente rilevante o per

il perseguimento di un preminente interesse pubblico. Un qualsiasi membro del Governo risponde dei reati

comuni come qualsiasi altro cittadino.

Esiste poi una responsabilità di tipo politico, ogni volta che si ha la possibilità di chiedere conto delle azioni di

una persona o di un organo investito di un pubblico potere, sul piano degli obbiettivi o dei risultati politici

che esso ha realizzato o intende realizzare. L a responsabilità politica è sancita dal rapporto di fiducia col

Parlamento e dal correlativo potere di sfiducia che può essere individuale o collegiale.

Il presidente del Consiglio è responsabile della direzione della politica generale del Governo, gli spetta anche

il mantenimento dell’unità di indirizzo politico e amministrativo e la promozione e il coordinamento

dell’attività dei ministri. Egli si trova quindi in una posizione di preminenza ma non di superiorità gerarchica

rispetto ai ministri, per cui non può revocarli, può sospendere l’adozione di un atto ministeriale

sottoponendolo al Consiglio dei ministri.

I ministri sono invece individualmente responsabili degli atti che provengono dal ministero che dirigono.

Questa previsione va letto in combinato con l’art.89 comma 1 secondo cui gli atti del presidente della

repubblica non sono validi se non controfirmati dal ministro proponente che con la controfirma se ne

assume la responsabilità. Essi sono anche responsabili collegialmente in quanto membri del governo, degli

atti del consiglio dei ministri.

Il presidente del consiglio è un primis inter pares, avendo funzione di direzione impulso e coordinazione del

governo. Egli acquista una centralità che è diventata oggi particolarmente accentuata. L’evoluzione della

nostra forma di governo ha portato all’individuazione del Presidente del Consiglio nel leader della coalizione

o del partito vincente e alla valorizzazione della sua figura in quanto soggetto di una legittimazione elettorale

quasi diretta. La centralità assunta dal Presidente del consiglio si collega a una tendenza più generale di tutti

gli Stati contemporanei al rafforzamento del potere esecutivo rispetto agli altri poteri e a una valorizzazione

delle figure monocratiche con una crescente personalizzazione della politica.

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F.C. 2018

La corte costituzionale ha stabilito che la nostra forma di governo non si è trasformata grazie all’introduzione

di sistemi elettorali tendenzialmente maggioritari in una sorta di premierato ma che è e resta parlamentare

grazie alla mancanza di una riforma costituzionale esplicita sul punto.

Il presidente della repubblica

Il presidente della Repubblica è un organo costituzionale monocratico, la cui presenza qualifica il nostro

ordinamento come repubblica e contribuisce alla razionalizzazione della forma di governo parlamentare. il

presidente della repubblica è il capo dello stato e rappresenta l’unità nazionale. Come capo dello stato egli è

chiamato a verificare il corretto funzionamento dell’ordinamento costituzionale e a fungere da arbitro finale

delle controversie politiche tra essi. Come rappresentante dell’unità nazionale egli rappresenta non solo

l’unità della popolazione ma l’unità di una comunità statale che condivide un insieme di valori comuni.

Il presidente della repubblica è eletto da un collegio elettorale composto da tutti i parlamentari ai quali si

aggiunge un numero fisso di delegati regionali. l’elezione avviene da parte del Parlamento in seduta comune

con l’aggiunta di 3 delegati eletti dal consiglio regionale per ogni regione (tranne la valle da Aosta che ne ha

1).il voto è segreto per garantire ai votanti una scelta libera e indipendente rispetto a eventuali pressioni. i

costituenti hanno previsto un quorum qualificato pari a 2/3 dei componenti del collegio elettorale. dalla

quarta votazione in poi è sufficiente la maggioranza assoluta quindi il 50% più uno dei voti del collegio.

La costituzione prevede dei requisiti soggettivi:

 il presidente deve essere cittadino italiano

 aver compiuto 50 anni

 deve godere dei diritti civili e politici (piena capacità di agire e titolare del diritto di voto)

Inoltre l’ufficio presidenziale è incompatibile con qualsiasi altra carica. La durata dell’incarico è di 7 anni per

assicurare l’indipendenza del Presidente dalle maggioranze politiche. il presidente può essere rieletto, tale

situazione si è verificata solo una volta nel 2013.se invece il presidente è temporaneamente impossibilitato a

svolgere il suo ruolo, la supplenza spetta al presidente del Senato. Finora tutti i mandati presidenziali si sono

conclusi o con il loro termine naturale o tramite dimissioni.

La durata del mandato comincia a decorrere da quando il Presidente presta giuramento di fedeltà alla

repubblica e osserva della costituzione davanti al Parlamento in seduta comune. Trenta giorni prima che

scada il settennato il presidente della camera è tenuto a convocare il Parlamento in seduta comune integrato

dai delegati regionali affinché l’elezione del nuovo Capo dello Stato possa svolgersi prima del termine del

mandato del Presidente in carica. In caso in cui l’assemblea elettiva non faccia in tempo ad eleggere il

successore si può avere la prorogatio del Presidente uscente, ovvero che egli sia abilitato all’ordinaria

amministrazione e allo svolgimento degli atti improrogabili.

Se la fine del mandato presidenziale coincide con l’ultimo trimestre di legislatura o se nel frattempo le

camere sono sciolte il presidente sarà eletto dalle nuove camere entro 15 giorni dalla loro prima riunione

con prorogatio dei poteri del presidente uscente.

In secondo luogo se la fine del mandato è da attribuirsi a impedimento permanente, morte o dimissioni del

presidente della repubblica, allora il presidente della camera dei deputati indice le elezioni del successore

entro 15 giorni. Al termine del loro mandato i presidenti della repubblica diventano senatori a vita, salvo

rinuncia. Nell’ultimo comma dell’art.84 si parla della dotazione e degli assegni presidenziali in armonia con le

precedenti previsioni contenute nelle costituzioni nei confronti di re e famiglia. Il presidente deve disporre

dei mezzi materiali per il sostentamento suo e della sua famiglia e del complesso di beni mobili e immobili

utili allo svolgimento delle sue funzioni. 62

F.C. 2018

Il presidente della Repubblica si pone come elemento di razionalizzazione della forma di governo e come

garante dell’ordine costituzionale: si colloca in un punto di snodo nei rapporti tra le istituzioni e anche nei

rapporti tra le istituzioni e i cittadini.

Come rappresentante della nazione e garante della sua unità:

 Il presidente ha la funzione di indire le elezioni e i referendum e di convocare le camere per la loro

prima seduta

Con riferimento alla funzione normativa

 Promulga le leggi e ha un potere di autonomo rinvio alle camere della delibera legislativa laddove

ravvisi specifiche ragioni di opportunità politico-istituzionale

 Emana gli atti del governo aventi forza di legge e i regolamenti governativi e autorizza la

presentazione alle camere dei disegni di legge governativi

Con riferimento alla funzione giurisdizionale

 Il presidente decide i ricorsi straordinari contro gli atti amministrativi

 Concede la grazia e commuta le pene presiede il consiglio superiore della magistratura

Con riferimento alla funzione esecutiva

 Nomina i più alti funzionari dello stato, su indicazione del governo

 Nomina 5 membri della corte costituzionale e i senatori a vita

Riguardo ai rapporti internazionali

 Accredita e riceve rappresentanti diplomatici e ratifica i trattati internazionali dietro autorizzazione

delle camere (per i principali)

Riguardo alle funzioni per la difesa dello stato:

 ha il controllo delle forze armate

 presiede il consiglio di difesa

 dichiara lo stato di guerra previa deliberazione delle camere

infine:

 concede le onorificenze della repubblica per alti meriti

 nomina il presidente del consiglio e i ministri

 ha il potere di sciogliere le camere (o anche una sola di esse), al di là degli scioglimenti tecnico lo

scioglimento delle camere può essere motivato da motivi molto variegati. Può essere richiesto dal

presidente del consiglio, oppure in caso di blocco politico insanabile può essere deciso dal

presidente della repubblica.

La responsabilità del presidente della repubblica

Il presidente ha una responsabilità politica diffusa nei confronti del paese. Al di fuori di tale responsabilità il

presidente è politicamente irresponsabile, il combinato degli art.89 90 raccoglie il principio secondo il quale

il re non può sbagliare. Il Presidente non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni.

Inoltre nessun atto del presidente è valido senza la controfirma del ministro proponente che,

controfirmando l’atto se ne assume la responsabilità. La controfirma quindi garantisce l’irresponsabilità

presidenziale. 63

F.C. 2018

È possibile distinguere gli atti presidenziali in 3 categorie:

 quelli formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi (nomina dei ministri, emanazione

atti aventi forza legge, regolamenti governativi, nomina dei funzionari e scioglimento anticipato dei

consigli regionali)

 quelli sostanzialmente e formalmente presidenziali (promulgazione delle leggi e il loro rinvio alle

camere, la concessione della grazia, la nomina dei 5 giudici costituzionali, la nomina dei senatori a

vita, la convocazione straordinaria delle camere)

 gli atti complessi (nomina del presidente del consiglio scioglimento delle camere)

la funzione della controfirma varia nei 3 tipi di atti.

 Per la prima vale come attestazione della conformità del decreto presidenziale all’atto proposto dal

governo

 Per la seconda la controfirma vale come presa d’atto della volontà presidenziale e assunzione da

parte del governo della responsabilità dell’atto

 La controfirma vale come indicazione della provenienza, complessa appunto, dell’atto e come

reciproco controllo

La costituzione pone in capo al presidente del consiglio il potere di controfirma quanto meno per gli atti

legislativi e gli ulteriori che siano indicati dalla legge. Tale firma del presidente può essere esclusiva (come nel

caso della sua nomina, o nel caso di accettazione delle dimissioni del governo) la controfirma del presidente

vale a garantire che l’atto è espressione dell’indirizzo politico del governo. Non tutti gli atti del presidente

della repubblica debbono essere controfirmati, sono esclusi: gli atti che adotta in qualità di presidente del

consiglio superiore della magistratura e di presidente del consiglio supremo di difesa, nonché gli atti

personalissimi.

L’individuazione degli atti personalissimi avviene per prassi: le dimissioni e le dichiarazioni di impedimento

permanente non debbano essere controfirmate, mentre le dichiarazioni di impedimento temporaneo

risultano finora essere state controfirmate. Non vengono controfirmate nemmeno gli atti frutto di

esternazioni atipiche come i messaggi orali, le comunicazioni e le dichiarazioni di volontà.

Il presidente è responsabile solo per i reati di attentato alla costituzione e di alto tradimento, in tal caso il

presidente viene messo in stato di accusa dal parlamento ed è giudicato dalla corte costituzionale in

composizione integrata con la presenza dei 16 giudici aggregati. Il presidente della repubblica risponde

invece come un qualsiasi cittadino per gli atti compiuti al di fuori delle sue funzioni sia in sede civile che

amministrativa che penale.

Il presidente della repubblica nei mutamenti della forma di governo italiana

Rispetto al modello costituzionale il presidente della repubblica ha cambiato più volte fisionomia divenendo

ora un notaio silente ora un arbitro attivo dell’ordinamento costituzionale. L’una veste piuttosto che l’altra

sono dovute in primo luogo al grado di stabilità del sistema politico, conseguenza del rispetto reciproco tra i

partiti e del livello di efficienza del parlamento e del governo. Inoltre la stessa figura del presidente può

produrre un diverso modo di interagire con gli altri soggetti istituzionali e col corpo elettorale. Infine il

sistema elettorale è una variabile fondamentale per quanto riguarda le funzioni presidenziali. In caso di un

sistema maggioritario renderà i poteri presidenziali di nomina del presidente del consiglio e di scioglimento

delle camere saranno meno discrezionali. Il ruolo dei presidenti della repubblica è circoscritto a garantire la

coesione e l’armonico funzionamento dei poteri politici e di garanzia che compongono l’assetto

costituzionale della repubblica. È quindi un punto di snodo tra le istituzioni e i cittadini e si colloca al centro

tra il circuito della decisione politica e il circuito delle garanzie.

64

F.C. 2018

Capitolo X: La pubblica amministrazione

La pubblica amministrazione è l’insieme delle strutture, delle persone, delle risorse e delle attività preposte

stabilmente dalla legge alla gestione e alla cura concreta degli interessi generali.

La burocrazia è l’organizzazione di persone e risorse preposte al fine di realizzare interessi generali secondo

criteri predefiniti.

Nonostante la burocrazia esistesse da tempo la nascita dell’amministrazione pubblica si fa risalire allo stato

moderno. I moduli amministrativi nati nello Stato assoluto sono stati perfezionati in quello liberale di diritto.

Essi hanno risentito fortemente della divisione tra common e civil law.

Per i modelli di civil law come l’Italia il modello di riferimento resta quello francese disegnato da Napoleone

Bonaparte, basato su un forte accentramento amministrativo, sulla responsabilità ministeriale e

sull’asimmetria funzionale tra la pubblica amministrazione e i soggetti dell’ordinamento giuridico, giustificata

dal fatto che la prima persegue interessi generali. I sistemi di civil law gestiscono l’attività statale tramite il

diritto amministrativo.

I sistemi di common law sono caratterizzati dalla mancanza di asimmetria che caratterizza i rapporti tra la

pubblica amministrazione e i soggetti dell’ordinamento e in questi sistemi tali rapporti tra sono gestiti dal

diritto comune (che regola anche i rapporti tra privati).

Con lo stato contemporaneo si è assistito a una modifica della nozione di pubblica amministrazione (rispetto

alo stato liberale), vi è infatti stato un allargamento delle funzioni statali soprattutto nel campo economico e

dall’altro lato il riconoscimento di governi ulteriori rispetto a quello statale, superiori(UE) o inferiori (regioni

o enti locali), questo ha aumentato notevolmente il numero di soggetti appartenenti all’amministrazione

pubblica che non fanno parte dell’apparato statale.

Il diritto europeo impone delle deroghe alle regole sulla concorrenza quando l’attività economica è

esercitata da un soggetto pubblico. Il diritto europeo da una definizione piuttosto ampia di soggetto

pubblico, per la legislazione europea sono soggetti pubblico stato, ogni ente pubblico territoriale (regioni,

comuni, città metropolitane etc.) nonché “ogni organismo di diritto pubblico”. Quest’ultimo è definito come

quel soggetto giuridico istituito << per soddisfare specificatamente bisogni di interesse generale aventi

carattere non industriale e commerciale , dotato di personalità giuridica e la cui attività sia finanziata in

modo maggioritario dallo Stato, dagli enti locali o da altri organismi di diritto pubblico, oppure la cui gestione

è sottoposta a controllo di questi ultimi, oppure il cui organo di amministrazione , di direzione o di vigilanza è

costituito da membri più della metà dei quali è designata dallo Stato ,da enti locali o da altri organismi di

diritto pubblico>>.

Secondo tale definizione i parametri per individuare un organismo di diritto pubblico sono soprattutto

sostanziali – funzionale (il fine) oltre che strutturali formali (personalità giuridica). Quindi possiamo definire il

soggetto pubblico come:” ogni soggetto avente personalità giuridica che risenta del controllo dello Stato, di

un ente locale o di un altro organismo di diritto pubblico e che sia costituito per soddisfare i bisogni generali

non reperibili nel mercato, è quindi da considerarsi soggetto gravitante nell’orbita della pubblica

amministrazione.” Tale definizione è variabile e flessibile, ed evidenzia che la precedente definizione è

obsoleta e tralascia la categoria dei soggetti giuridici ibridi.

Un'altra importante definizione è quella di attività amministrativa: Essa è l’insieme di atti e comportamenti

posti in essere da una pubblica amministrazione nell’esercizio delle sue funzioni per raggiungere gli interessi

generali della collettività di riferimento, interessi che vengono individuati dagli organi di indirizzo politico

attraverso la legislazione e, in ultima analisi, dalla stessa costituzione.

65

F.C. 2018

Tali atti quindi essendo funzionali all’interesse generale possono essere adottati non solo a prescindere dalla

volontà dei soggetti su cui i loro effetti ricadono ma anche contro di essa. L’atto è quindi imperativo e preso

efficace ed eseguibile dall’autoritarietà del soggetto amministrativo che lo pone in essere. Anche

relativamente all’attività amministrativa, la visione bonapartista può essere ristretta. Infatti non tutta

l’attività della pubblica amministrazione viene posta in essere tramite atti o comportamenti autoritativi ma

una buona parte può concludersi tramite atti consensuali, contratti ad oggetto pubblico nonché seguendo

procedimenti che garantiscono maggiore partecipazione degli interessati. Es. se un comune ha bisogno di un

terreno può espropriarlo o comprarlo, in entrambi i casi siamo di fronte all’esercizio di attività

amministrativa.

L’amministrazione per ministri

Il modello della pubblica amministrazione italiana riflette il modello napoleonico. Al momento

dell’unificazione venne allargato a tutta la penisola il sistema amministrativo vigente nel Regno di Sardegna

che aveva preso ispirazione dal modello francese (legge Cavour).Il modello dell’amministrazione per

ministeri è caratterizzato da una forte gerarchia e dalla responsabilità diretta dei ministri per l’attività

amministrativa esercitata nel loro settore( al punto che i provvedimenti dovevano recare la firma del

ministro competente).Tale modello rappresenta il primo e il più risalente modello burocratico dello Stato

italiano, nel quale l’amministrazione statale ministeriale coincide con l’amministrazione pubblica, non

essendoci altre strutture pubbliche poste alla cura degli interessi generali. Ben presto però in conseguenza

dell’aumento dei compiti statali si rese evidente che l’amministrazione per ministeri non era più sufficiente e

che doveva essere abbinata a forme di amministrazione parastatali legate allo Stato e all’Esecutivo, ma

estranee e parallele al modello parastatale. Le nuove amministrazioni ( aziende autonome , enti pubblici etc.)

agivano sempre sotto l’egemonia dei ministeri ma ad esse furono affidati i fini secondari dello Stato come la

cura dei servizi pubblici, la promozione dello sviluppo economico etc. in tal senso possono essere

considerate emblematiche la legge sulla creazione delle aziende municipali per gestire i servizi locali nel 1903

e l’istituzione nel 1912 dell’INA ente a cui è stato attribuito il monopolio delle assicurazioni sulla vita rese

obbligatorie con lo scopo di usare i ricavi per le pensioni e i finanziamenti. Il parastato raggiunse il livello più

alto nell’epoca fascista infatti si assistette alla proliferazione senza controllo di rami amministrativi dello

Stato, molto spesso tradotti in vere e proprie aziende che non semplificarono la pubblica amministrazione.

Tale struttura fu sostanzialmente ridotta dalla Costituzione del 1948, essa ha infatti corretto l’assetto dello

Stato liberale e di quello fascista senza fare vere rivoluzioni nel settore.

Riserva di legge e principio di legalità

La costituzione si occupa anche di garantire che il funzionamento della pubblica amministrazione non sia

totalmente assoggettato all’indirizzo politico di maggioranza. Per fare ciò la Costituzione prevede vari istituti

tra cui:

la riserva di legge relativa dell’art.97 riguardo all’organizzazione degli uffici pubblici, alle attribuzioni e alla

responsabilità dei funzionari. Altra riserva di legge è posta sull’art 98, laddove dispone che per alcune

particolari categorie di funzionari pubblici (magistrati, militari di carriera agenti di polizia) possa essere

limitato il diritto a iscriversi a partiti politici e che i pubblici impiegati che fanno parte del parlamento

possano ricevere promozioni SOLO per anzianità. Con la riserva di legge si sottrae all’arbitrio del Governo

l’organizzazione della pubblica amministrazione.

Oltre alla riserva di legge vi è il principio di legalità, in base al quale l’attività amministrativa trova necessario

fondamento nella disciplina legislativa e in conformità a questa deve essere esercitata. Tale principio trova

fondamento in diversi articoli: 97, 113. 66


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Siena - Unisi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FaustoCastellano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Siena - Unisi o del prof Groppi Tania.

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