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Diritto romano - le fonti del diritto classico

Appunti inerenti l'esame di Diritto romano del professor Vacca sulle fonti del diritto classico. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il senatus consulta, gli editti dei magistrati, la codificazione dell’editto pretorio, l'eliminazione dello jus rtespondendi.

Esame di Diritto Romano docente Prof. L. Vacca

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­ La codificazione dell’editto pretorio

­ La eliminazione dello ius respondedi

­ La creazione del consilium principis

­ La riorganizzazione della cancelleria imperiale e modifica della burocrazia imperiale

­ Un nuovo utilizzo massiccio delle costituzioni imperiali

La codificazione dell’editto pretorio.

Fino ad Adriano, l’editto del pretore ha costituito un mezzo attraverso il quale l’ordinamento

romano si adeguava alla mutata realtà sociale visto che si trattava di una struttura aperta che

poteva essere riconfermata o meno di anno in anno. Adriano ferma questa prassi nel 130dC e

chiede a Giuliano di fissare il contenuto dell’editto, di codificarlo. Il pretore dunque non può più

introdurre nuove azioni ma davanti a “nuovi casi” si deve rivolgere al Principe. Il pretore perde

potere normativo.

La codificazione dell’editto ebbe due funzioni:

quella di portare il potere normativo in capo al principe e quella di rispondere alle esigenze pratiche

della burocrazia imperiale nel senso che sotto Adriano il procedimento extra ordinem era ormai in

fase avanzata e buona parte della giurisdizione veniva esercitata da funzionari da lui dipendenti

quindi portare il potere normativo oltre che il potere di decidere le controversie in capo

all’imperatore forniva un tassello in più al disegno di Adriano.

Eliminazione dello jus rtespondendi

Adriano si rende conto del fallimento di questo istituto il quale da solo, non é in grado di far imporre

una determinata soluzione. Infatti il parere fornito dal giurista, se pur importantizzato, non era

vincolante per il magistrato o per il cittadino che lo aveva chiesto. Il magistrato poteva comunque

decidere in modo diverso la controversia se voleva. consilium principis

Elimanto lo jus rispondenti, lo sostituisce con il cioè tenta di portare la

giurisprudenza direttamente all’interno del potere imperiale. Per farlo crea tale consiglio che

esattamente come il consiglio del pretore era costituito da giuristi fedeli all’imperatore cui

l’imperatore si rivolgeva per la risoluzione delle controversie che gli venivano sottoposte. Uno

strumento dunque di collaborazione dell’Imperatore.

Ad esso Adriano si rivolgeva sia per la risoluzione di controversie che per consigli in materia di

attività interpretativa. In questa fase è stato affermato che la giurisprudenza romana inizia ad

assumere un carattere burocratico (accetuato nell’epoca die Severi).

Era chiaro il tentativo di Adriano di accentrare a se la creazione delle normative e di far perdere

alla giurisprudenza la sua posizione di indipendenza.

riorganizzare la cancelleria imperiale e modifica della burocrazia

Ulteriore passo di Adriano,

imperiale.

Vengono creati tre uffici all’interno della cancelleria:

ufficio ab epistulis

ufficio ab libellis

ufficio ab conditionibus

L’ ufficio ab epistulis aveva la funzione di spedire ai funzionari dell’Imperatore che si erano a lui

rivolti per avere specifiche risposte su questioni giuridiche, tali riposte.

L’ufficio ab libellis si occupava di predisporre le risposte del Principe ai privati (sempre in materia di

quesiti specifichi che essi gli avevano rivolto). Era i cd recripta.Infatti erano risposte ri­scritte sotto il

quesito posto dai privati.

L’ ufficio ab conditionibus curava l’ istruttoria delle decisioni che l’Imperatore adottava in forma di

decreto (le moderne senteze).

Attraverso questa riforma della burocrazia imperiale, nel II sec, il Principe inizia ad essere visto

come vertice del potere normativo. l’oratio principis

La prima forma attraverso cui il Principe esercitava il suo potere normativo era

come abbiamo visto prima coé la proposta di un testo di legge al Senato.

Affianco alla oratio principis, nel II secolo, troviamo ancora il ricorso agli editti e ai decreti ma

iniziano ad assumere via via importanza anche gli atti messi dai tre uffici descritti prima (rescripta

ed epistole) che vengono fatti rientrare nella categoria delle costituzioni imperiali.

Tale categoria è completata dai mandata: delle istruzioni che l’Imperatore dava ai funzionari e che

avevano portata generale.

A partire quindi dal II seco la tendenza è quella di un accentramento del potere normativo in capo

al principe; come? da un lato tramite il ricorso all’oratio principis e al sempre crescente ricorso alle

costituzioni imperiali. Esse, normalmente, riguardavano casi specifici però e quindi nella

giurisprudenza di questo periodo si pone il problema del riconoscimento o meno per queste

costituzioni di una loro efficacia normativa generale.

Trattando di casi specifici erano dette costituzioni casistiche.

Mentre le costituzioni nella forma dei mandata o degli editti avevano un’efficacia normativa

immediata; diverso è il caso delle epistulae, dei rescripti e dei decreti che invece, come abbiamo

visto trovavano la loro origine nella risoluzione di controversie specifiche.

Inizialmente questi atti imperiali venivano applicati ad altri casi mediante analogia così come si

faceva con il responso dei giuristi precedenti. Le tecniche erano identiche: astrazione ed analogia.

Cambiava l’oggetto: le costituzione invece che i responsi.

Gli imperatori però si oppongono a questa portata generale delle costituzioni (il diritto sarebbe loro

sfuggito di mano ancora).

Tra il periodo augusteo e quello adrianeo a ben vedere la grande differenza sta nel fatto che prima

le soluzioni le davano solo i giuristi privati, sotto augusto le da la cancelleria imperiale ma in

entrambi i casi, tramite il ricorso al metodo casistico e all’analogia.

Rimane inesistente una gerarchia delle fonti.

Non viene rinnegata l’opera creatrice della giurisprudenza precedente.

Altra caratteristica del periodo classico è la grande produzione di opere scientifiche.

I frammenti che vi sono stati dati (le traduzioni) provengono da tre tipologie di opere:

Opere di genere casistico:

raccolte di responsi cioè raccolte di soluzioni di singoli casi reali decisi da un giurista in particolare

libri quaestionum cioè risposte a casi di scuola (cioè non reali)

libri digestorum cioè insieme di risposte a casi pratici reali e a casi di scuolaesempio quelli di

Salvio Giuliano (90 libri !!

Opere di commento a testi normativi

Commenti agli editti

Commenti alle opere giurisprudenziali precedenti

Opere a carattere didattico

Es le Istitutizioni di Gaio: insegnamento elementare del diritto (168­180dC). Furono la base per la

redazione delle Ist di Gaio.


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nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Vacca Letizia.

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