Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

valido. Le fonti ci rivelano che se ad essere simulato fosse stato un negozio nel

quale la volontà non poteva mancare (contratti consensuali), la nullità era

l’inevitabile conseguenza. Mentre se era un negozio solenne dello ius civile, il

negozio sarebbe stato valido per lo iure civili ma poi invalidato dallo iure

pretori.

3) Errore ostativo o errore sulla dichiarazione, ricordo che esso esclude la

Manifestazione volontà.

voluta Per essere rilevante l’errore deve essere essenziale, nei negozi inter vivos

dall’agente, ma l’errore è irrilevante, a meno che esso sia esternamente riconoscibile; nei

essa è mortis causa è sempre rilevante e provoca nullità. Gli errori essenziali sono

inconsapevolmen tre:

te divergente 1) error in persona: cade sull’identità o sulla qualità di una delle parti del

dalla volontà negozio, nei negozi mortis causa è sempre rilevante , in altri dipende dai casi.

effettiva. 2) error in corpore: cade sull’identità della cosa oggetto del negozio , sia sulla

designazione materiale che intellettuale. Sempre rilevante. Non è rilevante

l’error in nomine.

3) error in negotio: errore sul negozio nel suo complesso, cade sull’identità del

negozio da compiere. Sempre rilevante.

III)Anormalità riguardanti il rapporto tra manifestazioni di volontà reciproche.(dei

contratti !)

a ) Dissenso sulla causa del quando faccia venire meno l’accordo delle parti circa la causa tipica

negozio del negozio. Per essere rilevante si deve trattare di negozio causale.

b ) Dissenso sull’identità accordo mancato a causa in ordine all’identificazione dell’oggetto del

dell’oggetto negozio. Se il dissenso verte solo sulla denominazione dell’oggetto,

non è rilevante.

c) Dissenso sulla misura il negozio non è sempre invalido, è valido per la quantità minore se su

delle prestazioni reciproche questa si può ritenere formato l’accordo, diversamente è invalido.

d ) Dissenso su modalità è invalido per esempio se una parte subordina il suo impegno ad una

essenziali del regolamento condizione per cui la controparte, qualora l’avesse conosciuta, non

di interessi prescritto con il avrebbe manifestato la sua accettazione.

negozio

IV) Anormalità riguardanti il processo di formazione della volontà .

I vizi della volontà, sono anormalità relative al processo di formazione della determinazione della

volontà. Errore vizio: non esclude la volontà, ma la vizia.

a) Errore è un erroneo apprezzamento della situazione di fatto dovuto a ignoranza o falsa

spontaneo conoscenza, ed è rilevante in casi di: abnorme portata dell'errore > error in substantia

ed errore sui motivi nelle disposizioni di ultima volontà.

b ) Errore è il raggiro tendente a trarre altri in inganno . Vi è il dolus bonus che è invece

provocato considerato tollerabile e comprende le malizie usuali di commercio. Il pretore

da dolo considerò il dolo come atto illecito e concesse: 1) actio doli (azione penale e infamante,

altrui : non poteva essere esperita oltre l’anno e ha carattere sussidiario. Se ci si trova fuori dai

iudicia bonae fidei il negozio non viene invalidato, ma si ottiene una condanna

dell’autore tramite una riparazione pecuniaria); 2) exceptio doli (concessa alla vittima

convenuta in giudizio dall’autore del dolo per ottenere l’esecuzione del negozio, è

un’azione che paralizza rendendo improduttivo di effetti il negozio. Il negozio è

annullabile nell’ambito dello ius civile praetorio. E’ concessa sia per dolo preterito che

per dolo presente).

c ) E’ la minaccia ingiusta di un male notevole fatta a taluno così da indurlo a compiere un

22

Violenza negozio giuridico incutendo timore ossia metus .

morale, il Nel diritto classico la protezione della vittima avviene tramite: 1) actio quod metus

metus, o causa (esperibile quando la vittima aveva già dato esecuzione al negozio. E’ un’azione

timore penale esprimibile in quadruplum, e dopo l’anno in simplum. Non è infamante e non è

sussidiaria. Contiene la clausola arbitraria che permette al convenuto di evitare la pena

al quadruplum se restituisce quanto ha estorto con la violenza); 2) exceptio metus (si ha

quando la vittima della violenza, che non aveva dato esecuzione al negozio, era citata

in giudizio per l’adempimento. E’ opponibile anche se l’autore della violenza fosse

stato un terzo. Non è necessaria nei iudicia bonae fidei); 3) restitutio in integrum

propter metum (serve per il recupero della cosa oggetto del negozio estorto- rei

vendicatio utilis-. Azione contro l’autore e contro chiunque avesse ricavato qualche

cosa dal negozio).

Con Giustiniano 1) e 3) vengono fusi in un mezzo mediante il quale il coactus può

agire in duplice direzione: in simplum contro colui che ha ottenuto qualche cosa dal

negozio, e in triplum contro l’autore della violenza.

La violenza è ritenuta rilevante quando:

- la minaccia è contraria al diritto

- il male minacciato non deve essere di scarsa identità e deve impressionare una

persona non paurosa

- la minaccia deve concretarsi in fatti.

CONVALESCENZA DEI NEGOZI GIURIDICI E CONVERSIONE.

CONVALESCENZA

Il negozio giuridico può acquistare una validità che originariamente gli mancava. L’invalidità può

sanarsi in più modi, con effetto retroattivo (convalescenza), tramite fatti giuridici che eliminano la

causa invalidante sanando il negozio, essi sono:

a) CONFERMA: si ha tramite un secondo negozio uguale a quello invalido ma non affetto da

invalidità oppure tramite un comportamento concludente (tolleranza consapevole).

b) RATIFICA: compiuta da una terza persona responsabile del fatto che altri , a sua insaputa,

hanno compiuto un negozio a suo nome; così tramite il suo consenso, completa il negozio altrimenti

vizioso (es. negozi compiuti dal pupillo).

c) RINUNCIA ALL’IMPUGNATIVA: si ha in due casi: nel caso in cui l’invalidità è operativa

per iniziativa della parte interessata, e nel caso di negozio soggetto a rescissione. La rinuncia si può

desumere anche per decorso del tempo.

d) FATTO SOPRAVVENUTO: tramite il quale, eccezionalmente, viene meno la causa

invalidante.

CONVERSIONE

Nella conversione il negozio rimane invalido come negozio appartenente ad un determinato tipo,

ma è valido come negozio appartenente a tipo diverso. Sono necessari due presupposti:

a) il negozio invalido deve contenere gli elementi del negozio in cui deve essere convertito

b) lo scopo pratico delle parti sia approssimativamente raggiungibile mediante l’altro negozio

La conversione è un caso eccezionale, non usuale.

La conversione può anche non riguardare l’intero negozio, ma solo un elemento o una clausola

affetti da nullità.

cap . quinto Atto illecito

1.Def: “Atti giuridici riprovati dall’ordinamento giuridico perché violano un precetto

giuridico posto a tutela di un interesse altrui; vi si ricollega la sanzione“. 23

Nell’atto illecito si ha una lesione di un diritto soggettivo altrui, cosicché non si ha atto illecito

quando il titolare dell’interesse leso abbia consentito alla lesione. Ma questa lesione non è

condizione sufficiente per costituire atto illecito perché è necessaria la violazione di una norma

giuridica.

Vi sono gli illeciti pubblici (crimina: es. uccisione dello schiavo altrui ex Lex Cornelia) e privati

(delicta: es. uccisione dello schiavo altrui ex Lex Aquilia).

Nell’atto illecito vi si può distinguere dal punto di vista A) oggettivo: un’azione (comportamento

dell’attore), un evento (è la lesione), un’ antigiuridicità (comportamento contrario al diritto). Dal

punto di vista B) soggettivo invece abbiamo l’imputabilità (relazione tra azione ed evento) che per

aversi necessita del nesso causale, ed è la riferibilità dell’atto ad un determinato soggetto come suo

autore. Questo però non è sufficiente perché è necessaria anche la volontarietà e dunque

l’imputabilità. L’imputabilità può essere , considerata nel tempo: ex Lex Aquilia (ove era

sufficiente il nesso causale per rendere imputabile una persona), per dolo (ove c’era volontarietà del

fatto e previsione), colpa (grazie a Giustiniano fu poi introdotta la colpa che era solo negligenza,

manca qui il torto).

2. La sanzione è la conseguenza della violazione di un precetto giuridico posto a tutela di un

interesse altrui. Il precetto è primario (che tutela un interesse vietando un determinato

comportamento o imponendo un comportamento) o secondario (prevedendo la violazione del

primo, commina la sanzione a carico del trasgressore stabilendo così gli effetti della violazione del

precetto primario). La sanzione ha la funzione repressiva e la funzione riparatoria. In origine

aveva carattere penale o repressivo, poi, consolidandosi la civitas, venne sottoposta a controllo. Ma

sin da epoca antica la vendetta poteva essere evitata con composizione in denaro volontaria, che

divenne poi anche obbligatoria (danno emergente e lucro cessante).

3. Per quanto riguarda l’atto illecito privato che ha avuto una evoluzione storica ben definita:

Età arcaica; la volontarietà, e dunque l’imputabilità, dell’azione veniva desunta semplicemente dal

nesso causale tra azione ed evento; poi accanto a questa primitiva concezione nasce l’imputabilità

per dolo ove non basta la volontarietà del fatto, ma c’è anche la previsione delle conseguenze

lesive; successivamente nasce la colpa in senso tecnico che è elemento psicologico che presuppone

la volontarietà dell’azione ma non la previsione delle conseguenze lesive.

4. La Responsabilità contrattuale è il torto che si realizza nel quadro di un rapporto obbligatorio

in corso tra l’attore dell’illecito e la vittima della lesione. Qui l’evento è la lesione dell’interesse del

creditore della prestazione, l’azione consiste nell’inadempimento dell’obbligazione. La extra

contrattuale si realizza al di fuori di ogni rapporto obbligatorio.

Possiamo avere vari gradi di colpa: culpa levis (omissione della diligenza), lata (omissione della

più elementare attenzione), in concreto (diligenza effettiva dell’autore del fatto lesivo).

cap . sesto La difesa dei diritti ( Vedi libro pag. .: 191 - 207 )

Si passa da una tutela privata (autotutela) ad un tutela “statalizzata“ con però la necessità da parte

del singolo di dare impulso di parte. Mediante il processo lo Stato attua la norma giuridica allorché

i destinatari non possono o non vogliono attuarla (questo, chiaramente, non subito). La

giurisdizione: “attività degli organi dello Stato diretta a formulare ed attuare praticamente la

regola giuridica concreta che

, a norma del diritto vigente, disciplina una determinata situazione

giuridica“ LIEBMAN. A Roma la iurisdictio fu dapprima ritenuta un particolare potere dei

magistrati muniti di imperium, ma solo i magistrati della cognitio extra ordinem esercitarono una

giurisdizione nei termini attuali (giurisdizione piena - WENGER). La competenza è la misura

della giurisdizione fra i vari magistrati e funzionari incaricati secondo i criteri del diritto, della

materia e del valore. Nel diritto romano la ragione era tutelabile in quanto vi fosse l ’actio; il diritto

soggettivo presuppone l’actio. 24

cap . settimo e successivi IL PROCESSO

-----------------------------------------------------------------------------------------

N°1 : Processo per LEGIS ACTIONES. (“azioni di legge“)

Abolito con la Lex Iulia iudiciorum privatorum da Augusto 17 a. C. (inizio dell‘ età del

principato) ha prevalenza del processo esecutivo su quello di cognizione, mentre iniziò qui il III°

processo (prevalentemente cognitivo). Era l’unico processo fruibile dai cittadini romani durante

l’età arcaica, e comunque sempre fruibile solo dai cittadini.

In ius vocatio: atto totalmente privato, anche con mezzi coercitivi. Aveva però dei limiti:

abitazione, console, pretore, funerale, matrimonio. Poteva qui venir dato un garante detto: vindex o

vadimonium. -- In iure : fase I (molto solenne e formale)

Serviva per fissare i termini della controversia, e al suo termine il magistrato nominava un giudice

privato (dare iudicem).

confessio (> + addictio= aggiudicazione del magistrato + maus iniectio)

L’attore afferma il suo diritto < > del convenuto, tutto con certa verba

contravindicatio (defensio)

- Litis contestatio: “siate testimoni “ a futura memoria e nomina del giudice privato. Dopo questa

non era possibile la ripetizione della lite (“bis de eadem re ne sit actio “). Non aveva efficacia

negoziale della medesima nel processo formulare ed era solo l’atto conclusivo della fase in iure

.

-- Apud iudicem : fase II ( meno formale ).

Non necessitava la presenza di entrambe le parti, si attendeva fino a le 12.00 e poi la parte assente

perdeva la causa.

- Comperendinatio: dopodomani

- Causae coniectio: esposizione sintetica ed informale delle parti (al mattino)

- peroratio: argomenti e prove - il cui onere era per entrambi, ed erano a libera valutazione del

giudice - (al pomeriggio) - (in personam vale il termine oportere).

- sentenza: sempre in denaro . (nelle legis actiones in rem e personam il giudice diceva solo chi

avesse vinto la scommessa).

Vi sono: 3 processi di COGNIZIONE (o accertamento):

1) L.A. Sacramento (il sacramentum è il giuramento con cui si scommetteva) in rem descritta da

Gaio - vedi rei vindicatio a difesa della proprietà - e in personam (rituale più semplice e il

convenuto doveva solo ammettere o contestare), poteva essere esperita per ogni pretesa fondata sul

ius o sui mores e le parti erano in assoluta parità;

2) L.A. Iudicis Arbitrive Postulationem - da cui deriva la formula - per crediti derivanti da

stipulatio, regolamento di confini (actio finium regundorum) o giudizi divisori, fu introdotta dalle

XII Tavole, ha un rito più agile, vi era la nomina di un giudice o di un arbitro ed era molto più agile

della l.a. sacramento;

3) L.A. per Condicionem (= intimare): venne disposta dalle leggi Silia e Calpurnia, l’attore afferma

il suo diritto extra ius e il convenuto sarà tenuto, grazie all’intimidazione dell’attore, a comparire

entro 30 gg.; è la più recente ed è una l.a . a rischio .

e 2 di ESECUZIONE:

1) L.A. per Manus Iniectionem solo dopo 30 gg. dalla sentenza di cognizione dopo la pronuncia

delle parole della formula, l’attore afferrava il convenuto (che poteva dare un vindex eventualmente

poi condannato al doppio) > addictio > catene 60gg.> mercato 3gg.> vendita trans Tiberim o

uccisione. E’ una azione che mostra tutte le caratteristiche della difesa privata e teneva a far

soddisfare il creditore sulla persona del debitore. Era in epoca arcaica il modo usuale di difesa dei

25

diritti di credito, anche laddove non vi era sentenza passata in giudicato, ma vi erano situazioni

giuridiche certe (Tabula Bantina, scritta in dialetto osco, processo di esecuzione della manus

iniectio). La Lex Valia (III° sec. A.C.) estese la manus iniectio pura a tutte le ipotesi di manus

iniectio; 2) L.A. per Pignoris Capionem esperibile anche in giorni nefasti , anche non in iure , non

in tribunale, in assenza dell’avversario, ma solo in particolari ipotesi in cui prevale l’interesse

pubblico e sacrale.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------------------

N°2: processo per FORMULAE.

Il processo formulare nacque grazie al praetor peregrinus per i rapporti tra stranieri residenti a

Roma e Romani e stranieri, e dalla Lex Aebutia (metà II sec a.C.) venne resa alternativa con la

legis actiones che venne soppressa da Augusto .Viene abolito dai figli di Costantino nel 342. N.B.:

è un documento scritto !! fissa i termini della lite e vi viene designato il giudice.

-- In ius vocatio (atto esclusivamente privato ) + - I° Edictio actionis: dichiarazione (orale o

scritta) ove l’attore precisava al vocatus l’azione che voleva promuovere. Era atto stragiudiziale e

se non veniva fatto il convenuto poteva non seguire l’attore. Il convenuto poteva seguire l’attore,

dare un garante (vindex o vadimonium), o, se non avesse fatto nessuna delle due, actio in factum >

condanna pecuniaria. Ove il convenuto non era reperibile si procedeva da parte del pretore alla

missio in possessionem con l’attore che si immetteva nel patrimonio del convenuto + bonorum

venditio ( dopo 40 gg ). Era necessaria la presenza in iure di entrambe le parti.

-- In iure : fase I

-II° Edictio actionis ove l’attore facendo eventualmente riferimento all’albo pretorio faceva la

postulatio actionis (richiesta al pretore dell’azione) ed avveniva una eventuale discussione (se il

convenuto contestava la pretesa dell’attore). Il pretore (tranne ipotesi di denegatio actionis, ovvero

palese infondatezza della pretesa) dava l’azione (iudicium dabat) che si suddivideva in 4 (+2)

parti:

- NOMINA DEL GIUDICE (iudice dare) (*) 1

1- INTENTIO: pretesa su cui il giudice avrebbe dovuto pronunciarsi. Può essere certa e incerta .

2- DEMONSTRATIO: esposizione del fatto, di regola prima dell‘ intentio

3 CONDEMNATIO: si invita il giudice alla condanna pecuniaria, è sempre una somma di denaro.

A secondo della intentio poteva essere certa o incerta.

4-ADIUDICATIO*: era l’aggiudicazione che avveniva però solo nei giudizi divisori e regolamento

dei confini (es. actio finium regundorum).

Componenti straordinarie delle formule erano: PRAESCRIPTIO (*)(= prima dello scritto): Pro

actor o reo era riserva mediante la quale si limitavano certe conseguenze (ad es.: della rata scaduta

perseguibile con un’unica azione), era scritta prima che la formula avesse inizio; EXCEPTIO:

perentoriae (quelle che in ogni momento erano idonee a paralizzare l’azione) o dilatoriae

(circostanza opponibile solo per un certo periodo di tempo, che può essere evitata dall’attore al

contrario della prima) venivano richieste dal convenuto ed erano inserite all’interno della

formula. Questa distinzione concerne solo l’efficacia delle eccezioni prima della litis contestatio .

CLASSIFICAZIONE DELLE FORMULE E DELLE AZIONI

1) formulae in ius ( rapporti riconosciuti dallo ius civile ) e in factum (non riconosciuti ma ritenuti

degni di protezione) .

Attenzione alla PLUS PETITIO.

1 26

2) formulae utiles (è mezzo usato dal pretore per tutelare rapporti non riconosciuti dallo ius civile e

si usano le a) formule con trasposizione di oggetti , o b) formulae ficticiae - es. formula di

rescissione actio Publiciana §121).

1) actiones in rem (l’attore vanta un diritto soggettivo assoluto) e in personam (si fa valere un

diritto di credito verso un determinato soggetto).

2) actiones poenales ( nascenti da atto illecito privato e dirette alla pena - sono intrasmissibili,

nossali, cumulative

, inevitabili) e reipersecutoriae (sempre nascenti da atto illecito, ma dirette al

risarcimento del danno) .

3) actiones civiles e honorariae.

4) iudicia stricta (il giudice è vincolato alla formula in modo più o meno rigido) e bonae fidei (più

ampia discrezionalità del giudice).

- litis contestatio: fulcro della procedura, e presupposto indispensabile per passare alla fase apud

iudicem, aveva una duplice funzione, ovvero fissare i termini della controversia e vincolare

contrattualmente le parti alla sentenza del giudice privato. Era impossibile ripetere l’azione

dopo la litis contestatio. L’attore recitava il contenuto della formula e il convenuto l’accettava.

Attenzione qui alla plus petitio che era re (somma troppo alta), tempore (prima della scadenza del

termine della prestazione), loco (luogo diverso dal convenuto), causa (quando nelle obbligazioni

alternative con scelta al debitore il creditore chiede una delle due cose).

-- Apud iudicem: fase II

Le parti espongono liberamente le proprie ragioni e presentano le prove utili a dimostrare la

fondatezza delle ragioni medesime. Avviene la discussione delle argomentazioni e delle prove

anche sul piano giuridico, e infine il giudice pronuncia la sentenza . All’ultimo minuto, prima della

sentenza, il convenuto poteva soddisfarre il suo dovere giuridico.

- sentenza: che doveva, almeno nei iudicia legitima, essere pronunciata entro 18 mesi, nei iudicia

quae imperio continentur, doveva essere pronunciata prima della cessazione della carica del

magistrato, era: 1 Condanna (solo pecuniaria) o 2 Assoluzione. Non c’è appello. Si doveva

pagare entro 30 giorni, se non avveniva si procedeva con la:

PROCESSO DI ESECUZIONE (= actio iudicati al posto della manus

iniectionem)

-- actio iudicati (che prende il posto della manus iniectio) il cui procedimento era uguale a quello

della azione di cognizione (era un’actio in personam con la quale si pretendeva l’adempimento

dell’obligatio iudicati) e dava origine ad una II sentenza. Nella II condanna il pretore adottava

senz’altro provvedimenti perché si potesse procedere alla esecuzione: sulla persona o sul

patrimonio (il doppio della I° sentenza, o bonorum venditio: missio in bona + proscriptio - con

cui si dava notizia della procedura in corso - >dopo 30\15 gg.: nota di infamia > elezione di un

magister bonorum > vendita all’asta > bonorum emptor - successore universale del debitore -).

MEZZI COMPLEMENTARI ( del magistrato o pretore )

-INTERDICTA: proibire, vietare. Ordini del magistrato che vietano un determinato comportamento

(Interdictum quod viaut clam = rimozione della costruzione, molto usati nel possesso ove

troviamo diversi interdicta, ne ricordiamo alcuni: 1) interdicta adipiscendae possessionis (per

l’acquisto del possesso) 2) interdicta retinendae possessionis (per la manutenzione e la

conservazione del possesso) 3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero del

possesso)).

-RESTETUTIO IN INTEGRUM: attraverso Decretum il magistrato toglie efficacia a negozi

giuridici ex ius civile ritenuti iniqui. 27

-STIPULATIONES PRAETORIAE: il pretore se riteneva in certi casi equa una certa prestazione,

obbligava l’individuo tramite stipulatio > iuris civili.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

N°3 : processo COGNITIO EXTRA ORDINEM

Si fa risalire la nascita della cognitio extra ordinem ai fedecommessi, visto che Augusto ne sancì

l’obbligatorietà giuridica munendoli di azione esperibile davanti ai consoli che procedevano al

relativo giudizio extra ordinem.

-- Chiamata in giudizio: non più atto privato venne fatto, davanti al funzionario pubblico (sotto

Diocleziano, con la suddivisione del territorio in 12 diocesi la cognitio extra ordinem divenne

l’unico processo civile in tutto l’impero), in età classica:

a) 3 EDICTA + EDICTUM PEREMPTORIUM;

b) LITIS DENUNTIATIO con Costantino intorno al 320 d.C. (ove risalgono gli effetti

conservativi della lite);

c) LIBELLUS CONVENTIONIS con Giustiniano dal 527 - al 565 d.C. (476 d.C. crollo

dell’impero d’Occidente). E’ l’inizio della gerarchia del potere giudiziale. Se il convenuto non

venne al processo è detto contumax .

- Comparizione delle parti davanti al giudice: (1) confessare o (2) deferimento del iusiurandum ,

(EXCEPTIONE pregiudiziali se ritenute necessarie dal convenuto, che mantengono gli effetti della

formula e devono essere fatte prima della litis contestatio ), si passa alla > INTERLOCUTIO

(sentenza interlocutoria che non tocca il merito della causa) e poi IUSIURANDUM CALUMNIAE

(giuramento sui vangeli sacri delle parti e dei loro avvocati).

litis contestatio :

NARRATIO ( con cui l’attore esponeva i termini della controversia ) e

CONTRADICTIO (del convenuto). In questo processo la litis contestatio non produce gli effetti

degli altri processi visto che qui solo il passato in giudicato ha effetti vincolanti e il giudice di Stato

non ha bisogno di un accordo contrattuale tra le parti per attuare la sua funzione di giudicare . Gli

effetti conservativi vengono qui anticipati nella LITIS DENUNTIATIO , e la Litis Contestatio

diviene momento dal quale decorrono i termini per la pronuncia della sentenza.

prove: sono qui così ordinate gerarchicamente:

1) documentali, 2) deposizione dei testimoni , 3) confessione, 4) giuramento, 5) praesumptiones

(deduzione, solo in età giustinianea).

fine fase istruttoria

- sentenza: interlocutoria (provvedimento autoritativo del giudice e se è inimpugnabile, apre la

fase esecutiva), redatta per iscritto e letta in pubblica udienza.

--Impugnazione della sentenza. Doppio grado di giudizio con Giustiniano , ma l’origine è con

Augusto. L’appello si doveva fare entro 2 o 3 giorni (10 con Giustiniano) dal momento in cui

l’interessato era venuto a conoscenza della pronuncia della sentenza. Entro 30 giorni il giudice

doveva consegnare all’appellante uno scritto con le sue osservazioni che dovevano essere inoltrate

dall’appellante entro 2-6 mesi al giudice di appello. Il giudice superiore veniva così investito del

potere di pronunciare una nuova sentenza. La sentenza di appello era di norma ancora appellabile,

fino a Giustiniano.

Il processo contumaciale.

Il giudice poteva esaminare la controversia indipendentemente dalla presenza delle parti. Se il

convenuto non compariva nella litis denuntiatio o nel libellus conventionis si poteva comunque

procedere. 28

La procedura ESECUTIVA : titolo era la sentenza non più appellabile e divenuta quindi res

iudicata.

Anche qui si può avere la vendita all’asta (tutto il bene o parte dei beni) del bene per pagare il

creditore rispetto al capitale, interessi, spese giudiziarie.

PROCEDIMENTI SPECIALI .

A) procedura per rescriptum principis. Il principe nel II sec incomincia a risolvere su richiesta dei

magistrati, questioni giuridiche mediante epistula o rescriptum.

B) summatim cognoscere. Nelle controversie su certe materie come gli alimenti o ammissibilità di

alcuni mezzi di prova, occorreva una rapida decisione, il magistrato emanava una sommaria

deliberazione suscettibile di revisione.

C) episcopalis audientia. E’ la giurisdizione civile del vescovo nel basso impero. Venne

ampiamente ripreso da Giustiniano nelle sue Novellae .

------------------------------------------ ( pag.299 , diritti reali possesso , Marrone )

------------------------------------------------------------

§111 . I diritti reali.

Diritti reali: diritti soggettivi su una cosa, hanno carattere assoluto (erga omnes) e negativo (dal

lato passivo), ma nei diritti di credito sono relativi e positiva. Diritto reale per eccellenza è la

proprietà (rei vindicatio) che garantisce un potere potenzialmente illimitato sulla cosa. Esistono

però anche i diritti reali di godimento (usufrutto - vindicatio usus ususfructus -, servitù

-vindicationes servitutis -, etc. ) e di garanzia (pegno, ipoteca).

§112 . La proprietà .

La proprietà: diritto soggettivo reale che ha come contenuto una signoria generale su una cosa.

Dapprima vi fu l’ appartenenza (questa cosa è mia) seguita subito dopo dal dominium ex iure

Quiritium (nella tarda età repubblicana; secondo lo ius civile, poteva perciò spettare solo ai cittadini

romani, e per quanto riguarda gli immobili erano ad essa assoggettabili solo quelli in suolo italico o

i fondi provinciali con ius italicum. Ai peregrini si dava la possibilità di acquistare con occupatio e

traditio o mancipatio qualcosa di simile alla proprietà), che per la proprietà pretoria , o bonaria,

divenne semplicemente dominium. Non era possibile includere la proprietà per le cose incorporali.

Con l’editto di Caracalla nel 212 d.C. (estensione della cittadinanza romana) la proprietà peregrina

(ex iure gentium) venne praticamente meno, e in età postclassica le 3 proprietà si fondono.

§ 113 . Il dominium ex iure Quiritium . Regime . Limitazioni legali .

Anche se il dominium ex iure Quirintium non aveva quasi limiti (si estendeva in altezza e

profondità, “sino alle stelle e sino agli inferi“, ed era solo per cittadini romani) vi erano delle

limitazioni legali di diritto privato ( Actio aquae pluviae arcendae, Actio e/o cautio damni infecti)

e pubblico (es. costruire oltre ad una certa altezza in città. Per necessità pubblica si poteva avere la

emptio ab invito).

§ 114 . Il dominium ex iure Quiritium: rapporti di vicinanza e ulteriori limitazioni legali .

All’assegnazione di porzioni di ager publicus in proprietà privata (prima revocabili e poi a carattere

definitivo) si procedette all’inizio con limitatio (che aveva connotazioni sacrali, venne meno in età

repubblicana ove si procedette con confini naturali). I confini, sempre attentamente delimitati

(venivano disegnate sul suolo delle parallele e perpendicolari da nord a sud e da est a ovest), se

subivano variazioni, si procedeva alla actio finium regundorum che nel processo legis actiones si

29

agiva con la legis actio per iudicis arbitrive postulationem, mentre nel processo formulare era

impiegata una formula con adiudicatio (fu considerato un modo di acquisto della proprietà).

Per quanto riguarda i rapporti ricordiamo:

a) Actio aquae pluviae arcendae (= tenere lontane) Era un’actio in personam, che trovava

fondamento nelle Dodici Tavole e si dava al proprietario di un fondo rustico contro il vicino

nell’ipotesi in cui, fosse stato alterato lo scorrere naturale delle acque piovane. Nelle legis actiones

si agiva per iudicis arbitrive postulationem mentre nel processo formulare con clausola restitutoria

o arbitraria.

b) Actio e/o cautio damni infecti: quando vi era il timore che un edificio fosse in cattive condizioni

di stabilità. (N.B. Actio è ius civile, mentre cautio è un rimedio pretorio). Al rifiuto del pretore si

sanzionava con missio in possessionem.

c) Operis novi nuntiatio: Era una intimidazione risalente all’età arcaica, e si azionava quando nel

fondo del vicino vi erano opere lesive d’un proprio diritto.

d) Interdictum quod vi aut clam: rimozione della costruzione che taluno avesse fatta sul fondo

dello stesso attore nonostante il suo divieto.

§ 115 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto .

I negozi di acquisto della proprietà furono

iuris civilis: mancipatio, in iure cessio, usucapio , o

iuris gentium (naturalis): occupazione, accessione, specificazione, traditio .

L’acquisto della proprietà può essere a titolo originario (occupazione della res nullius) o derivato

(trasmissione del diritto di proprietà). Questa classificazione è stata poi estesa dalla dottrina agli

altri diritti soggettivi.

Il dominium ex iure Quiritium si acquistava a titolo

originario: per occupazione, commistione di denaro, specificazione; mentre a titolo

derivato: si acquistava per mancipatio, in iure cessio, traditio, per vindicationem, adiudicatio, e

litis aestimatio.

Va poi ricordata la differenza dell’acquisto a titolo particolare (quelli visti sopra) e a titolo

universale (come quello ereditario, complessi di patrimonio dalle componenti di per sé non

necessariamente definite).

§ 116 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto originari .1

A) L’occupazione era un modo di acquisto della proprietà a titolo originario e consisteva nella

pretesa di possesso di cose che non appartenevano a nessuno: res nullius (animali allo stato

selvatico, le cose sottratte al nemico in tempo di guerra, etc.).

B) Frutti naturali sono acquisiti a titolo originario quando si separano dalla cosa madre.

C) Accessione quando una cosa (detta principale) subisce un incremento (accessorio)

D) Confusione (mescolanza inscindibile di corpi liquidi o solidi) o commistione (mescolanza di

per sé scindibile di corpi solidi)

E) Specificazione (trasformazione di una cosa appartenente ad altri fino a frane altra cosa che possa

dirsi nuova > dall’uva si ricava il vino)

F) Usucapione

§ 117 . Il dominium ex iure Quiritium: modi di acquisto derivati . 2

Il dominium ex iure Quiritium si trasferiva con:

Res mancipi : a) mancipatio (vendita apparente, vi troviamo un mancipio dans e un mancipio

accipiens, fu detta prima mancipium, era un dei gesta per aes et libram, uno degli atti che si

compivano con il rame - o bronzo - e con la bilancia; una parte conseguiva un vantaggio dietro

30

pronunzia di parole determinate - certe verba - , dal peso del metallo, e dalla presenza di 5 cittadini

romani puberi + un cittadino che teneva la bilancia - il libripens - ), b) in iure cessio * (finto

processo di rivendica, trasferiva res mancipi > cose indispensabili come i fondi, gli schiavi ... vi

troviamo un cedente e un cessionario);

Res nec mancipi: a) traditio (che è materialmente una consegna e, dunque, corporale; fruibile

anche dai non cittadini), o, a volte, anche b) in iure cessio* (res nec mancipi > tutte le altre cose).

ALTRI MODI PER L’ACQUISTO DEL DOMINIUM A TITOLO DERIVATO .

A) mancipatio e in iure cessio trasferivano sulle res mancipi il dominio quirintario, ma non

sempre il possesso (che passava solo per le cose mobili, per le altre era ancora necessaria la

traditio).

B) La traditio (era innanzitutto atto di trasferimento del possesso ed era negozio con effetti reali,

giuridicamente rilevante già dall’età arcaica) invece trasmetteva contemporaneamente possesso e

proprietà sia di cose mobili che di cose immobili, e consisteva nella semplice consegna di una

cosa. Era fruibile anche da non cittadini. Era l’unico modo in cui si trasferisce il dominium ex iure

Quirintium sulle res nec mancipi nel periodo classico .

C) Legato per vendicationem era un atto mortis causa . Era infatti una disposizione testamentaria

con la quale il testatore attribuiva direttamente una cosa propria ad un terzo: il legatario. Questi

acquistava la proprietà civile una volta che, morto il testatore, il legato fosse divenuto efficace.

D) L’adiudicatio è la pronuncia del giudice formulare nei negozi divisori sulla base del potere a lui

attribuito in quella parte della formula detta pure essa adiudicatio, con cui si assegnavano una o più

res.

E) Nella litis aestimatio del processo formulare, la condanna poteva essere espressa solo in denaro,

e un eventuale convenuto pagando per la causa che andava a perdere diveniva però proprietario

della cosa sulla quale era stata sviluppata la lite.

§ 118 . Il dominium ex iure Quiritium: l’ usucapio . (res habilis, possessio, tempus, fides, titulus)

Genesi: trova fondamento nelle Dodici Tavole che parlavano di usus e stabilivano che fosse di 2

anni o 1 anno a seconda che si trattasse di fundi o ceterae res. Fu un istituto dello ius civile e

comportava l’acquisto del dominium ex iure Quiritium (riservata ai cives Romani). E’ un modo di

acquisto della proprietà a titolo originario per effetto del possesso e significa “tenere in uso“.

Necessitava di alcuni requisiti: res habilis , possessio, tempus, fides, titulus .

a) Res habilis: la cosa doveva essere idonea ovvero suscettibile di dominium ex iure Quirintium.

b) Possessio: era preso in considerazione solo il possesso di chi teneva la cosa come propria .

c) Tempus: 2 anni per le cose immobili e 1 anno per le altre.

d) Fides: sul finire della repubblica compare la buona fede , requisito soggettivo , ovvero la

convinzione da parte del possessore di non recare ad altri pregiudizio.

e) Titulus: o iusta causa (non deve essere illecita) è la ragione oggettiva che deve essere alla base

dell’acquisto > conforme all’ordinamento giuridico. I titoli erano tanti ma definiti, indicati

solitamente con la particella pro (pro emptore, pro donato, pro solto).

f) Per la usureceptio e la usucapio pro erede si prescindeva dal titolo e dalla buona fede. Vedi libro

pag. 340\1

§ 119 . Il dominium ex iure Quiritium: perdita.

Si aveva la perdita con: perimento della cosa (libertà se servo), passaggio del dominio ad altri, con

la derelictio (abbandono), confisca (per effetto della emptio ab invito > espropriazione per pubblica

utilità). 31

§ 120. Il dominium ex iure Quiritium: la rei vindicatio e gli altri mezzi giudiziari a difesa della

proprietà civile. ( pag. 342 )

A) Lo strumento più antico fu la rei vindicatio: spettava al proprietario non possessore, era rivolta

contro il possessore non dominus e tendeva a far conseguire al dominus il possesso . Nella storia di

Roma la rei vindicatio conosce 3 diverse forme in funzione delle quali variava anche il regime

dell’azione. Per essa, nell’ ambito delle legis actiones era impiegata la:

1 legis actio sacramenti in rem (sia l’attore che il convenuto pronunciano la stessa vindicatio . Dopo

la pronuncia dei certa verba il pretore attribuiva il possesso della cosa ad uno dei due che si

obbligava alla restituzione della cosa e dei frutti. La sentenza decideva il reale possesso della cosa e

dei frutti), e poi dalla prima età postclassica si fece ricorso, in alternativa, nelle formule, alla:

2 agere in rem per sponsionem (è sempre una legis actio, ma solo il convenuto doveva pronunciare

i certa verba ; fino alla dimostrazione che l’actor era veramente il proprietario, la persona che

possedeva la cosa non doveva restituirla, non aveva luogo alcuna consegna provvisoria e il

convenuto continuerà a possedere la cosa durante la lite dovrà solo promettere con la cautio pro

praede litis et vindiciarum che restituirà la cosa in caso di soccombenza. Questi principi si

ritroveranno poi intatti nella rivendica formulare e tramite Giustiniano e il diritto intermedio si

trasmetteranno all’età moderna) infine prevalse poi:

3 agere per formulam petitoriam o rivendica formulare (del periodo classico, o giustinianeo,

ove i processi non sono più 2, ma si tratta di 2 parti dello stesso processo > pronuntiatio, litis

aestimatio. Accertata la verità dell’actor, il giudice ordinava il iussum da restituendo che

comprendeva anche la restituzione dei frutti).

B) Al dominus ex iure Quiritium spettavano anche le azioni negatorie (Tizio non è proprietario >

negargli l’uso): actiones negatoriae servitutis e actio negatoria usus fructus . Erano azioni civili di

natura reale e spettavano, a differenza della rivendica, al dominus possessore contro gli autori di

turbative.

C) Altri rimedi giudiziari spettanti al proprietario qurintario sono: actio finium regundorum

(regolazione dei confini del processo leges actiones o formulare), actio aquae pluviae arcendae,

actio e cautio damni infecti , interdictum quod vi aut clam (vedi sopra al paragrafo §114), condicio

ex causa furtiva, actio legis Aquiliae e altre azioni penali di cui si parlerà più avanti.

§ 121 . Actio Publiciana e proprietà pretoria .( pag 350 ) Ficticiae > rimedio pretorio

L’alienazione di una res mancipi con la semplice traditio non faceva acquistare all’acquirente il

dominium ex iure Quiritium e, di conseguenza, prima che fosse trascorso il tempo necessario ad

acquistare la proprietà per usucapionem, questi sarebbe inevitabilmente risultato soccombente. Il

pretore, per tale ipotesi, concesse all’acquirente un’exceptio idonea a paralizzare la reivindicatio e,

successivamente, un’actio Publiciana esperibile per pretendere il possesso della cosa contro

qualunque terzo ivi compreso l’alienante. La rei vendicatio era azione riservata al proprietario

quirintario. Visto ciò, per tutelare anche chi possessore in buona fede e cum iusta causa d’una res

usucapibile, avesse perduto la res usucapibile prima del compimento dei termini per l’usucapione , il

pretore provvedette, appunto, con l’actio Publiciana (metà I sec. a.C.). L’azione era di natura

reale (actio in rem ) e si dava solo ai cittadini romani, i soli che potessero usucapire. A parte

l’ intentio la formula era uguale alla rivendica . L’intentio però era tale che il giudice era invitato

ad accertare se, col decorso del termine, annuale o biennale, l’attore sarebbe divenuto per effetto

dell’usucapione proprietario della cosa già posseduta. L’azione era pertanto del tipo delle actiones

ficticiae ove il pretore trattava l’attore , che proprietario non era, come se fosse stato proprietario, la

finzione vale solo per il decorso dei termini. La differenza con la rivendica sta’ nella legittimazione

attiva.

§ 122 . Proprietà peregrina e proprietà provinciale. 32

a) L’espressione proprietà peregrina , (non ha riscontro nelle fonti) può avere ad oggetto sia cose

mobili che immobili, ed è stata cognata dai moderni per fare riferimento a quei casi in cui un

cittadino acquistava una res in forza di un modo di acquisto della proprietà qualificato iuris

gentium e come tale accessibile ai non cives. La proprietà peregrina perdette significato nel 212

d.C. con Caracalla .

b) La proprietà provinciale poteva avere come oggetto solo cose immobili , in particolare ai fundi

in provinciali solo. Erano fondi di territori assoggettati a Roma ed organizzati in provincie che in

gran parte vennero lasciati ai privati dietro pagamento di un tributo. (....pag. 354\5 )

§ 123 . La proprietà nel diritto postclassico e giustinianeo.

a) La proprietà peregrina perde significato e praticamente scompare con Caracalla 212 d.C. (vedi i

papiri nell’età del principato con la Costitutio Antoniniana). Il dominium non è più qualificato ex

iure Quiritium e con Giustiniano viene abolita la distinzione tra proprietà pretoria e quirintaria .

b) Va poi ricordata la tendenza ad aumentare i limiti legali.

c) Le novità per quanto riguarda gli acquisti di proprietà sono quelli a titolo derivato , mentre

scompare la in iure cessio e diminuisce la mancipatio . Abolita la differenza tra res mancipi e nec

mancipi.

d) L’azione fondamentale della difesa del dominio rimane la rei vendicatio, con la formula

petitoria.

e) Tutte le azioni già a difesa del dominium ex iure Quiritium si applicano alla proprietà.

§ 124 . La comproprietà.

A) Età arcaica (Gaio) > consortium ovvero “dominio non diviso“. Si costituiva automaticamente

alla morte del paterfamilias tra più heredes sui , o anche tra estranei per altri motivi. Ogni consorte

poteva compiere atti di godimento o disporne per l’intero con la conseguenza di riversare sugli altri

gli effetti da lui compiuti.

B) Il communio ebbe sviluppo durante il principato e rappresenta la matrice storica della

comproprietà. La comunione di proprietà poteva essere volontaria (ad es. in vista della costituzione

di una società si compravano insieme certi beni) oppure incidentale (coeredità). A parte ciò la

communio era simile al consortium solo che ogni partecipante era proprietario solo di una parte .

Certe decisioni vengono prese a maggioranza. Per la difesa ogni proprietario esercitava pro parte la

rei vendicatio.

§125. La servitù.

a)Def: “peso sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso

proprietario“, è un diritto reale su cosa altrui. Riguarda solo beni immobili ed è una qualità

oggettiva del fondo (dominante o servente). La servitù, dunque, non può essere alienata

separatamente al fondo cui inerisce ed è indivisibile; è sempre un non fare mai un fare, sono

positive (di passaggio) o negative (il vicino non può sopraelevare), sempre indivisibili.

b) Nelle origini si parlò prima di iter (a piedi) e actus (per animali e carri) per passare in un fondo

vicino, poi di servizi tra fondi e iura o iura praedorium (diritti dei fondi), infine di servitutes (res

incorporales).

c) Tipicità: le servitù furono tipiche, come le azioni e i negozi giuridici, e mai una categoria

unitaria.

d) Servitù rustiche e urbane: la suddivisione risale all’età della repubblica relativamente ai fondi

rustici (res mancipi) ed urbani (res nec mancipi). 33

e) Il riconoscimento delle servitù avvenne nell’ambito dello ius civile e solo per i fondi italici ,

unici a poter essere oggetto di dominio quirintario. Il limite del fondo italico venne meno in età

postclassica.

f) Nel diritto giustinianeo : servitutes personarum uso e usufrutto, erano servitù in cui una res

veniva assoggettata ad una persona; ( servitù irregolari: rapporti tipici delle servitù, ma a favore di

persone determinate).

g) Costituzione: ( vedi anche l’usufrutto )

1) Potevano essere istituite in forza di negozi con effetti reali mediante mancipatio e in iure cessio .

2) Si costituivano anche tramite exceptio servitutis > quando il proprietario di due fondi

nell’alienarne uno mediante mancipatio , costituiva servitù tra di essi.

3) Con adiudicatio il giudice nei giudizi divisori costituiva servitù tra due fondi che venivano

assegnati a proprietari diversi.

4) Il legato per vindicationem che aveva effetti reali, ove vi era un legato proprietario di un fondo e

un testatore .

(5) Non si può costituire con traditio perché è una res incorporale).

6) Nel diritto giustinianeo la servitù è costituita con atto inter vivos ed è rappresentato da pactio et

stipulatio tipico dei fondi provinciali, tutelati dallo ius honorario ed azioni in rem.

7) La servitù si poté acquisire anche per usucapione ( longi temporis sotto Giustiniano, che però si

compiva in 10 anni; presupponeva il possesso la buona fede e la iusta causa ).

h) Estinzione: si estingue per confusione (il proprietario di uno dei due fondi acquista l’altro),

rinunzia (con la in iure cessio e poi, più tardi, mediante pactio), non usus (il mancato uso di una

servitù).

i) Difesa giudiziale: vindicatio servitutis e legis actio sacramenti in rem (come la proprietà, ma

con clausola restitutiva o arbitraria) sono le azioni a difesa delle servitù. Nell’età classica vi fu

un’actio confessoria * (vedi usufrutto) contrapposta all ‘actio negatoria servitutis (vedi

pag.376\377).

§ 126 . L’usufrutto e i diritti affini.

--A) Def : l’usufrutto è un diritto reale limitato su cosa altrui (mobile - il gregge - o immobile,

inconsumabile, fruttifera, res corporales, seguiva la cosa presso qualsiasi proprietario che poteva

alienare a sua volta solo la nuda proprietà) di usare una cosa altrui, di percepirne i frutti, con il

limite di non alterarne la destinazione. Aveva carattere personale e non era trasmissibile con

l’eredità o per vendita.

--Le origini è da ricollegarsi alla diffusione di matrimoni sine manu , e la preoccupazione che la

donna, alla morte del marito, cadesse in indigenza, contro la impossibilità della moglie di fare

testamento, e dunque il pericolo che i beni potessero andare ad estranei (gli agnati).

L’usufruttuario doveva curare a sue spese la manutenzione ordinaria e non doveva farla deteriorare.

Egli poteva cedere l’esercizio ad altri, ma rimaneva egli stesso responsabile della cosa verso il

proprietario.

--Si costituiva mediante legato per vindicationem, in iure cessio, adiudicatio, pactio et stipulatio,

longi temporis prescriptio, similmente alla servitù (mai per traditio ).

--L’ estinzione si aveva per morte (o capitis diminutio), scadenza del termine finale , perimento

della cosa, mutatio rei, rinuncia, consolidazione (= confusione), non usus e longi temporis

praescriptio.

--Per la tutela giudiziaria vi era per l’usufruttuario la vindicatio usus fructus (simile alla

vindicatio servitutis) detta poi nel diritto classico actio confessoria *. (vedi servitù).

B) Il quasi usufrutto è l’usufrutto (di nome) di cose consumabili (per es. denaro).

C) L’ usus è successivo all’usufrutto ed è un diritto reale su cosa altrui . L’usuraio avrebbe dovuto

usare personalmente la cosa, era indivisibile.

D) L’habitatio ricalca l’usus ma non si estingueva per gli stessi motivi. 34

E) Le operae servorum anch’esse simili all’uso giuridicamente, ma potevano essere date in

locazione dal legatario e per l’estinzione era simile all’habitatio; si trasmettevano però agli eredi

non estinguendosi per morte del titolare.

§ 127 . Superficies, ius in agro vectigali, enfiteusi.

A) Superficies - Era proprio dello ius civile, il principio “superficies solo cedit” (la superficie

accede al suolo) per qui il proprietario di un suolo era proprietario anche di ciò che vi era costruito

sopra essendo esclusa la divisione della proprietà per piani orizzontali. (....pag. 388\9-390).

B) Agri vectigales erano state dette quelle porzioni di ager publicus che i censori sin dal IV-III

secolo a.C. andavano concedendo a privati dietro pagamento di un corrispettivo periodico detto

vectigal. Di essa fu ammessa l’alienabilità inter vivos e la successione. La tutela giudiziaria fu

concessa dal pretore verso il primo secolo a.C. con azione in factum di natura reale, esperibile per

il recupero del possesso.

C) Enfiteusi. In età postclassica si formarono altri tipi di concessione di terre pubbliche e non si

parlò più di agri vectigales e si sviluppano altri tipi di concessioni di terre pubbliche: ius perpetum

e ius emphyteuticum, e fu esteso alle terre di proprietà privata. La legge di Zenone è considerata

l’atto di nascita dell’enfiteusi e venne poi regolato da Giustiniano ove l’enfiteuta doveva pagare un

canone annuo, ma godeva di ampi poteri, poteva alienare il fondo (ma doveva notificarlo al

concedente che godeva di un diritto di prelazione) poteva costituire servitù o affrancare il fondo.

L’enfiteusi si estingueva per mancato pagamento del canone per tre anni

, per confusione, ed

aveva l’obbligo di conservare in buono stato l’immobile. (Oggi non può essere inferiore a 20 anni e

può essere perpetua).

§ 128 . Pegno e ipoteca. (Diritti reali di garanzia)

-- Def: sono diritti reali su cosa altrui di garanzia (c’è una res che assicura il creditore).

a) Pegno: una cosa veniva consegnata al creditore affinché la tenesse fino a quando il suo credito

non fosse stato soddisfatto. Dal II secolo a.C . si passò alla conventio pignoris per la quale non

aveva luogo consegna. La difesa giudiziale era data da uti possidenti, utrubi e unde vi, quelli, cioè,

che erano a difesa del possesso. Il primo intervento pretorio fu però dato dall ’interdictum

Salvianum (1/2 del I° secolo a.C.) e riguardò la conventio pignoris (pegno) di invecta et illata

(nell’ipoteca sono le cose immesse nel fondo ) immessi dal conduttore nel fondo rustico locato,

concesso al locatore contro il conduttore in caso di mancato pagamento del canone. Con esso il

pegno si configura quale diritto reale su cosa altrui . Successivamente venne introdotta l’ actio

Serviana, ben più importante delle precedenti, era in factum e in rem, esperibile da parte del

creditore pignoratizio era diretta al conseguimento del possesso.

b) Ipoteca: il precedente romano della hypotheca (o pignus conventum) era dato dalla

convenzione di garanzia che soleva intervenire nella locazione dei fondi: tra il locatore ed il

locatario interveniva un patto per cui le cose da questi immesse nel fondo , (cose immesse in un

fondo che servono come garanzia per il pagamento di un canone complessivamente chiamate

invecta et illata), servivano come garanzia per il pagamento del canone. Su questa scia nacque la

figura di diritto reale di garanzia detta hypotheca. Se sulla stessa cosa gravano più ipoteche, si

applica il principio prior tempore potior iure: prevalevano cioè le ipoteche costituite per prime. Al

creditore era concesso il ius offerendi: egli poteva così subentrare nella posizione di un creditore

che lo perdeva. Le ipoteche si estinguevano per: a) estinzione della obbligazione garantita, b)

perimento della cosa, c) confusione, d) rinuncia, e) per acquisto del dominium della cosa pignorata

da parte di un terzo che, in buona fede, ignorasse l’esistenza del diritto reale di garanzia, f) come

conseguenza della lex commissoria, fino a che Costantino non vietò il patto commissorio.

-- I mezzi di tutela processuale sono: 35

a) Interdictum Salvianum (di metà del I° secolo a.C.; restitutorio): tutela del locatore contro il

conduttore di un rustico che in caso di mancato pagamento avesse voluto la restituzione.

b) Interdictum de migrando (proibitorio): tutela del conduttore di un fondo contro il locatore che

volesse impedirgli di portar via gli invecta et illata.

c) Actio Serviana (51 a.C. dal console Rufo, in factum e in rem esperibile da parte del creditore

pignoratizio ed era diretta al conseguimento del possesso; si esercitava contro il possessore della

cosa pignorata fosse esso stesso il debitore o un terzo. E’ stata estesa a tutti i tipi di pegno, ed è con

questa azione che il pegno si configura come diritto reale) o pigneraticia: al locatore di un fondo

rustico, contro chiunque si fosse impossessato della res pignori conventa

d) Actio pigneraticia in rem, o vindicatio pignoris, oppure actio quasi Serviana: a tutela di tutti i

creditori pignoratizi contro chiunque si impossessasse della res oggetto della garanzia.

( vedi libro pag 396\7\8\9-400 bene !!) .

§ 129 . Il possesso. (i rimedi processuali sono gli INTERDICTA) ( pag 400 > 414 libro

bene !! )

Mai il diritto romano rappresentò in modo unitario la dottrina del possesso, se ne occuparono

seriamente solo gli interpreti medioevali.

-- Def: il possesso è inteso come un ”esercizio di fatto di un diritto soggettivo ” possiamo dire che

è composto da: corpus e animus

. Corpus possesionis e animus dominus , ossia tenere la cosa come

propria; (non basta la detenzione) es.: il ladro può possedere anche se in mala fede, l’inquilino no

perché non tiene la cosa locata come propria. Al possessore spettano: i frutti, l’acquisto della cosa

con il passare del tempo, le azioni possessorie. A Roma il possesso era dominium per lo ius civile

ed era possessio per lo ius honorario. I tipi di possesso erano: possessio naturalis > detenzione;

possessio > materiale disponibilità della cosa; possessio civilis o ad usucapionem per iusta causa.

a) GENESI :

A) Agri publici: sono terre dello stato lasciate in godimento a privati, prima tramite occupazione

(agri occupatorii ) poi tramite speciali concessioni dei censori dietro pagamento (agri vectigales ).

Quanti tenevano legittimamente gli agri publici erano detti possessores, e il loro potere sugli stessi,

possessio. Alla fine dell’età arcaica il pretore incominciò a proteggere i possessores contro molestie

e spossessamenti con gli interdicta.

B) Interdicta: provvedimento dei pretori, verso la fine dell’età arcaica, per proteggere i possessori

di agri publici da molestie e spossessamenti (interdictum uti possidentis riguarda gli immobili e lo

ritroviamo in età classica sotto gli interdicta retinendae possessionis, era necessario possedere

senza vizi, in modo non violento). Successivamente il pretore concesse ciò anche a coloro che

avessero l’usus di una cosa immobile ai fini dell’usucapione: rendendo così anche loro possessori.

C) Utrubi (cose mobili), undevi, dictum de vi armata (cose immobili): sono altri 3 provvedimenti,

così i possessori aumentano.

b) TUTELA:

Gli interdicta in età classica vennero classificati (sono 3) in:

1) interdicta adipiscendae possessionis (per l’acquisto del possesso)

2) interdicta retinendae possessionis (per la manutenzione e conservazione del possesso) 3)

interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero del possesso)

2) e 3) riguardano la difesa del possesso, 1) no.

--(2) Agli interdicta retinendae possessionis appartengono: A) l’ interdictum uti possidentis

(relativo agli immobili. Non basta possedere per vincere una lite, bisogna possedere senza vizi ,

ossia in modo non violento, non clandestino, non per concessione precaria. Il possesso non viziato -

possesso iusta - serviva a far cessare le molestie e cioè a mantenere il possesso ma aveva anche una

funzione recuperatoria. Es . nel caso in cui uno dei due litiganti fosse in possesso iniustas, l’altro

poteva ricuperare il possesso mediante autodifesa privata), e B) interdictum utrubi (relativo ai beni

mobili. Tutelava il possessore. Es.: tutelava il ladro rispetto ai terzi, ma non rispetto al derubato e

36

agiva anch’esso per recupero, ma a differenza dell’interdictum uti possidetis esso non tutelava tanto

il possessor attuale quanto quello che aveva posseduto di più durante l’ultimo anno).

Durante il diritto giustinianeo i due diritti vengono equiparati, e verrà tutelato solamente il

possessore attuale.

-- (3) Agli interdicta recuperandae possessionis appartengono: A) interdictum unde vi (per chi

avesse subito uno spossessamento violento. Era un’azione recuperatoria riguardante i beni

immobili che i classici definirono reciperandae possessionis. Era data anch’essa al possessore

giusto, non a quello ingiusto. Era unilaterale, ossia l’ordine di restituire era rivolto al convenuto

soltanto; poteva essere esercitata non oltre l’anno ed era intrasmissibile passivamente), e B)

interdictum de vi armata (riguardava uno spossessamento avvenuto tramite banda armata. Era

dato anche al possessor iniustus. Con Giustiniano viene assimilato all’ unde vi ). Tutto questo

venne fatto per la tutela dell’ordine sociale.

c) POSSESSORI E DETENTORI: i romani parlarono di naturalis possessio nel caso dei soggetti

ai quali era negato il possesso (e anche l’usucapione) anche se avevano una relazione materiale con

la cosa, es.: i servi, i filiifamilias, coloni, inquilini, depositari, comodatari, usufruttuari.

d) POSSESSIO AD USUCAPIONEM: discendeva e trovava fondamento nelle XII Tavole.

L’usucapione: 1) soddisfaceva l’esigenza di troncare i dubbi circa la titolarità del dominum, 2)

garantiva chi curava i propri affari rispetto a chi non lo faceva.

Non tutti i possessori interdittali potevano usucapire, e viceversa.

Casi speciali > Pegno e precario >si giungeva a una sorte di compromesso: si dava il possesso ad

usucapione a un soggetto (debitore) e il possesso ad interdicta ad un altro (creditore) di una stessa

cosa.

Caso del sequestro > il sequestratario aveva solo il possesso interdittale, non quello ad usucapione

che era negato anche ai deponenti in sequestre .

e)CORPUS e ANIMUS. ACQUISTO E PERDITA DEL POSSESSO. Il possesso si acquista per:

traditio (che è una consegna), occupatio, adprehensio.

Il possesso si perdeva per effetto di derelictio, oppure per es: il possessore di un fondo che, una

volta uscito, lo perde perché un terzo si è insediato clandestinamente o con violenza nel fondo

stesso. Si acquistava o trasmetteva per mezzo di rappresentanti diretti.

Il possesso può essere esercitato attraverso un’altra persona, e il suo possesso era giustificato dal

fatto che il possessore potesse tuttavia disporre della cosa conservandone il controllo; es.: il

paterfamilias controllava la res del figlio o dello schiavo che teneva la cosa materialmente.

Differenza tra animus possiendi e animus domini (tenere la cosa come propina): l’ animus

possiendi era l’intenzione di avere la cosa per sé nel proprio interesse, in propio nomine; sempre

coincide con l’animus dei sequestratori, dei precaristi, dei creditori pignoratizi, che avevano animus

possiendi, ma non tenevano il bene uti domini.

Non si può mutare da sé il propino animus : si può mutare la causa possessionis solo per intervento

di un’altra persona “chi ha iniziato a possedere una cosa in forza di un titolo, non può pretendere di

possederla ad altro titolo per avere mutato da sé il propino animo“, o si vende la cosa, oppure la

cosa deve essere alienata da un terzo legittimato.

g) L’OGGETTO: il principio che riguarda l’usucapione è: “si nega al possessore di una cosa

composta il possesso delle singole partes “.

La seconda regola più importante è che: il “possessio di res incorporales non è configurabile “. Il

possesso fu concepito dai romani materialisticamente, così che poteva riguardare solo res

corporales. Si possedeva la res, non il suo eventuale ius. Il diritto di proprietà non fu classificato fra

le res incorporales viceversa usufrutto e servitù erano in iura, res incorporales: chi le esercitava

non venivano qualificati come possessori.

QUASI POSSESSIO e POSSESSIO IURIS

La quasi possessio era l’esercizio di fatto di usufrutto e servitù, era un potere che si poteva

accostare in qualche modo al possesso ed avente ad oggetto direttamente la cosa: era una quasi

possessio rei. 37

Negare il possesso a coloro che esercitavano usufrutto e servitù, significava negare la difesa

interdittale (delle formulae) e l’acquisto per usucapione, inoltre tali diritti non si possono costituire

tramite traditio . Così il pretore nella prima età classica concesse in via utile agli interdetti uti

possidetis e unde vi e tutelò con speciali interdicta coloro che esercitassero certe servitù . ES.:

interdetti da itinere actuque privato, de rivis, de cloacis.

Negli scritti degli stessi classici si accenna al possessio iuris con riferimento alle servitù ma con la

consapevolezza intrinseca che erano espressioni adoperate impropriamente, solo per comodità

espositiva. Anche se era solo un inizio si tracciò almeno la strada per ammettere insieme alla

possessio anche usucapione, servitù e usufrutto che in sostanza avvenne per intervento legislativo o

di Giustiniano.

h) Dapprima ai superficiari fu negata la qualifica di possessor, ma già il pretore concesse loro

l’interdictum de superficibus simile di uti possidetis.

RIASSUNTO SCHEMATICO DELLE AZIONI A DIFESA DEI DIRITTI REALI

PROPRIETA’:

a) actio finum regundorum: per la delimitazione dei confini.

b) actio aquae pluviae arcendae: è una actio in personam data al proprietario di un fondo rustico,

contro il vicino, nel caso di alterazione dello scorrere naturale dell’acqua.

c) actio e/o cautio (ius pretorio) damni infecti: per il timore di un edificio in cattive condizioni.

d) operis novi nuntiato: intimidazione per chi compie opere lesive nel fondo del vicino.

e) interdictum quod vi aut clam: rimozione della costruzione fatta nonostante il divieto dell’attore.

USUCAPIONE :

a) rei vendicatio : azione che spettava al proprietario. Vi erano 3 forme:

1) Legis actio sacramentum in rem .

2) Agere in rem per sponsionem .

3) Agere per formulam petitoriam .

b) actio negatoriae servitutis : azione che spettava al dominus possessores .

c) actio negatoria usus fructus : “ “ “ “ “ “ .

d) actio finum regundorum

e) actio aquae pluviae arcendae

f) actio damni infecti ( tutte azioni che spettano al proprietario quiritario )

g) interdictum quod vi aut clam

h) condicio ex causa furtiva

i) actio legis Aquiliae

l) actio Publiciana: azione a favore di chi avesse perduto la res usucapibile prima del compimento

dei termini dell’usucapione.

COMPROPRIETA’

a)rei vendicatio :azione che veniva esercitata pro parte da ogni proprietario .

SERVITU’

a) vindicatio servitutis :con clausola restitutiva arbitraria .

b) legis actio sacramenti in rem :con clausola restitutiva arbitraria .

c) actio confessoria : in età classica

d) actio negatoria servitutis :in età classica

USUFRUTTO

a) vindicatio usus fructus : questa azione, nel diritto classico , diventa : actio confessoria , a tutela

dell’usufruttuario.

SUPERFICIE

a) actio in factum : azione di natura reale, esperibile per il recupero del possesso .

PEGNO

a) uti possidenti

b) utrubi 38

c) unde vi

IPOTECA

a) interdictum Salvianum :azione a tutela del locatore

b)interdictum de migrando : azione a tutela del conduttore

c) actio Serviana : azione a tutela del locatore di un fondo rustico

d) actio pigneraticia in rem : azione a tutela di tutti i creditori pignoratizi

e) vindicatio pignoris (opp. quasi Serviana ): azione a tutela di tutti i creditori pignoatizi

POSSESSO

In età classica ci sono 3 interdicta :

1) interdicta adipiscendae possessionis ( per l’acquisto)

2) interdicta retinendae possessionis ( per la manutenzione )

3) interdicta recuperandae possessionis ( per il recupero )

Per la manutenzione si hanno la soluzione a) interdicta uti possidientis (immobili) b) interdicta

utrubi (mobili).

Per il recupero si hanno la soluzione a) interdicta undevi (per chi subisce spossessamento violento)

b) interdicta de vi armata (per chi subisce uno spossessamento da banda armata). Con Giustiniano

a) e b) vengono unite.

=======================================================================

===========================================

Cap VII OBBLIGAZIONI ( pag. 415 Marrone )

§ 130 Il concetto .

Def.: “L’obbligazione è un vincolo giuridico in forza del quale siamo astretti dalla necessità di

adempiere una qualche prestazione, secondo il diritto della nostra comunità“ (Istituzioni di

Giustiniano 533).

§ 131 La genesi e la storia .

a) Nexum un gestum per aes et libram che si compiva con l’intervento di 5 testimoni cittadini

romani puberi e di un libripens con la bilancia (abolito nel 326 a.C.); b) Praedes erano utilizzati

nelle legis actiones in rem per garantire che la parte cui il pretore avesse assegnato

provvisoriamente il possesso della cosa controversa la restituisse all’avversario in caso di

soccombenza; e vades si fece uso nelle legis actiones per garantire la ricomparsa in giudizio della

parte convenuta quando l’udienza era rinviata ad altro giorno; c) sponsio è il negozio più antico nel

quale si può scorgere già la struttura dell’obligatio, era già nota nelle XII Tavole che stabilirono che

per la sponsio si dovesse procedere con la legis actio per iudicis arbitrive postulationem, consisteva

in interrogatio e responsio per cui una parte prometteva all’altra un determinato proprio

comportamento (si dava così luogo ad un debito ed un credito).

§ 132 Obbligazioni civili e obbligazioni onorarie.

Oportere era un termine ius civile, mentre dall’età postclassica si incominciò a parlare di actiones

in factum che esprimevano un’intentio.

§ 133 Le obbligazioni naturali (2034 c.c.).

Rapporti non sanzionati da actiones, come i debiti da atto lecito assunti dallo schiavo o filiae

familias e donne in manu in favore di persona diversa dal dominus. Effetto principale delle

obbligazioni naturali era la solutio retentio, grazie alla quale il creditore poteva trattenere quanto

(per esempio) il servo gli aveva già corrisposto per l’adempimento dell’obbligazione medesima. 39

§ 134 La prestazione: contenuti.

Oggetto della prestazione possono essere il dare o il fare (o non fare).

§ 135 La prestazione: requisiti.

Contenuti della prestazione sono: patrimoniale (suscettibile di valutazione), comportamento del

debitore (debito e responsabilità debbono fare capo alla stessa persona e dunque venne negata

efficacia ai contratti a favore di terzi), possibile (pena nullità), lecita (pena nullità), determinata o

determinabile (diversamente il rapporto non si costituisce).

§ 136 La prestazione : obbligazioni indivisibili, alternative, generiche e specifiche.

a) Obbligazioni divisibili sono quelle che possono essere frazionate.

b) Alternative sono quelle ove trovando due o più prestazioni possibili, se ne può scegliere una.

c) Le obbligazioni di genere sono quelle che hanno come prestazione una cosa generica come ad es.

obbligazione di cose fungibili, con ovvia facoltà di scelta.

§ 137 Inadempimento e responsabilità. Impossibilità sopravvenuta della prestazione imputabile al

debitore.

La responsabilità per inadempimento dell’obbligazione è detta CONTRATTUALE e se era

imputabile al debitore dava luogo a sua responsabilità. Poteva essere iniziale (ne impediva il

costituirsi) o sopravvenuta (se non era imputabile al debitore estingueva di norma l’obbligazione).

A Proposito di responsabilità per inadempimento di obbligazioni si parla di periculum che è il

rischio dipendente da un evento pregiudizievole per taluno e non imputabile né allo stesso né ad

altri.

§ 138 La mora.

Viene ad esistere nell’epoca repubblicana e può essere solvendi o debitoris se imputabile al

debitore, mentre era accipiendi se del creditore (ove egli non avesse accettato l’adempimento del

debitore). Il debitore cadeva in mora dal momento dell’ interpellatio (costituzione in mora), la sua

posizione si aggravava, il periculum sarebbe stato a carico del debitore moroso essendo egli

responsabile del perimento o deterioramento della cosa dovuta. Con i classici questo viene

affievolito perché se il debitore provava che la cosa sarebbe comunque perita presso il creditore,

anche se l’avesse consegnata in tempo, egli non ne sarebbe più stato ritenuto responsabile.

§ 139 Le fonti delle obbligazioni .

1)Istituzioni di Gaio: ogni obbligazione nasce da contratto o da delitto.2) Nelle Res cottidiane (di

Gaio) si arriva ad una tripartizione con l’aggiunta delle variae causarum figurae (solutio indebiti,

conventio, negotiorum gestium, tutela, legato).3) Con le Istituzioni imperiali di Giustiniano si

arriva ad una quadripartizione: contratto, delitto, quasi contratto (variae causarum figurae),

quasi delitto.

§ 140 I contratti .

Prevalse il significato inteso come negozio giuridico bilaterale produttivo di obbligazione. I

contratti tipici erano un numero definito, ciascuno con proprio regime giuridico, ciascuno

40

sanzionato da proprie actiones. Ma la tipicità si affievolisce con il tempo e nell’età postclassica

appare ulteriormente affievolito.

§ 141 I contratti reali: il mutuo .

Il mutuo è un contratto reale, unilaterale, e negozio causale .

Si costituiva con la datio del mutuante, con cui una parte (mutuante), consegna ad un’altra,

(mutuatario), una somma di denaro o altre cose fungibili, (olio, frumento, sementi, etc...) con

l’impegno del mutuatario di restituire al mutuante altrettanto dello stesso genere.

E’ un’obbligazione di genere, ed è tutelato dalla condicio formulare tramite:

a) actio certae “pecuniae” (op. altro, con la stessa quantità della datio)

b) actio in persona e in ius

la formula era astratta, ossia senza demostratio. Non si pagano interessi (usurae).

§ 142 I contratti reali: il deposito. (gratuito)

Il deposito è un contratto reale, bilaterale, imperfetto, gratuito.

Il deponente consegna al depositario una o più cose mobili affinché quest’ultimo le custodisca

gratuitamente e le restituisca a semplice richiesta. Il depositario acquista solo la detenzione, non

l’uso. Nell’ultima età repubblicana è tutelato da:

a) actio depositi in factum: contro il deposito infedele, ha caratteristiche penali, che poi perse. Era

in simplum o in duplum. In età classica è tutelato da:

a) actio depositi in ius ex fide bona: ha natura reipersecutoria per la restituzione.

b) actio contraria: a favore del depositario per danni provocati dalla cosa o rimborso delle spese.

c) actio directa: essa era infamante per il convenuto.

§ 143 I contratti reali : il comodato. (prestito ad uso gratuito).

Il comodato è un contratto reale bilaterale , imperfetto.

E’ il prestito ad uso gratuito a favore del comodatario, ovviamente sarebbe identico al deposito se il

comodatario non potesse far uso della cosa. Il comodante, consegna al comodatario una o più cose

mobili, con l’impegno del comodatario di restituire poi le stesse cose. Il comodatario avrebbe fatto

uso delle cose a lui comodate, e non doveva per l’uso alcun compenso. Il comodatario poteva fare

della cosa l’uso proprio, eventualmente solo quello diverso, più limitato che fosse stato convenuto .

In età repubblicana è tutelato da:

a) actio comodati in factum

E durante la prima età classica fu tutelato da:

a) actio comodati in ius ex fide bona .

Tutte e due le azioni erano per garantire la restituzione al comodante. Vi fu poi una actio directa,

che era un’actio comodati a cui era legittimato il comodante per spese e danni.

§ 144 I contratti reali: il pegno.

Il pegno è un contratto reale , bilaterale, imperfetto. Per il diritto romano si intende una datio

pignoris o, conventio pignoris (sine datione). Il creditore pignoratizio acquista la possessio ad

interdicta, e una volta estinto il debito, sarà tenuto alla restituzione.

Si ha tutela tramite:

a) actio pignoraticia in personam: azione in factum per la restituzione; è un’actio directa.

b) actio pigneraticia in rem, o Serviana: azione che si dava al creditore pignoratizio in caso di

smarrimento. 41

§ 145 La fiducia .

Si tratta di un negozio fiduciario, adottato prima dell’età repubblicana, per il deposito e il pegno.

Una parte trasferiva all’altra la proprietà di una cosa mediante mancipatio o in iure cessio con il

pactum fiduciae. La fiducia era cum creditore a garanzia di un credito del fiduciario, oppure, cum

amico ove la causa poteva essere la custodia o il comodato.

La tutela si ha tramite: (per il diritto antico)

a) pactum fiduciae: a cui ricorrevano solo i cives romani.

Con il processo formulare:

a) actio fiduciae: azione in personam, reipersecutoria e infamante, per il riacquisto di proprietà e

possesso.

Nella prima età classica:

a) actio fiduciae contraria : non era infamante .

b) actio fiduciae directa : che era contrapposta alla a).

§ 61. La Mancipatio (pag.133 Marrone: negozi giuridici formali)

Trova certamente fondamento nei mores maiorum ed è confermata dalla legge delle XXII Tavole.

Era un negozio dello ius Quiritium e quindi dello ius civile. Era uno dei gesta per aes et libram uno

degli atti cioè che si compivano con il rame o bronzo (aes) e con la bilancia (libra); una parte

conseguiva un vantaggio dietro pronunzia di parole determinate (certa verba); dall’impiego della

bilancia e del metallo che veniva pesato; dalla presenza come testimoni di 5 cittadini romani puberi

e da quella di un altro cittadino, il libripens, che reggeva la bilancia e provvedeva alla pesatura del

metallo.

La mancipatio comportava l’acquisto di un potere su persone o cose in favore del mancipio

accipiens e la perdita di un potere sulle stesse nel mancipio dans. Era utilizzato per l’acquisto di res

mancipi, per costituire servitù rustiche, per l’acquisto sui filii familias altrui di quella particolare

potestà che fu detta mancipium, con i necessari adattamenti anche al testamento (mancipatio

familiae e testamentum per aes et libram).

§ 62 La in iure cessio (pag.138 Marrone: negozi giuridici formali. Era simile all’ legis actio

sacramenti in rem)

Aveva forma rigorosamente imposta e apparteneva allo ius civile. Era caratterizzato da schemi e

strutture processuali ricalcando essa il rito della legis actio sacramenti in rem. Poteva essere

impiegata per il trasferimento della proprietà su res mancipi e nec mancipi, per la costituzione e la

rinunzia di servitù prediali ed usufrutto; per l’acquisto della patria potestas nel procedimento di

adoptio; per la cessione della tutela mulieris ; a determinate condizioni per la cessione di eredità.

La in iure cessio si compiva in iure davanti ad un magistrato con iuris dictio (di solito il pretore). Le

parti erano il cedente e il cessionario. Se l’oggetto era uno schiavo il cessionario, tenendo lo

schiavo, prounciava la formula vindicatoria; il pretore interrogava il cedente se volesse

contravindicare e

, di fronte al suo diniego o silenzio, pronunciava l’ addictio del servo in favore del

cessionario.

§ 146 I contratti verbali .

La stipulatio. La stipulatio ha un ruolo importante nella dottrina del diritto romano privato .

Ha caratteristiche astratte e struttura agile composta da interrogazione e congrua risposta

(prototipo della sponsio, che era un negozio iuris civilis perché sanzionata da un’azione civile, ma

iuris gentium perché estesa ai peregrini, è la più antica fonte di obbligazioni).

La stipulatio è un negozio giuridico bilaterale , il cui consenso poteva essere espresso verbis. 42

Inoltre è un contratto la cui tipicità atteneva alla forma e non ai contenuti. Fu lo strumento per

realizzare la novazione.

Era necessaria la contemporanea presenza delle parti, si esigeva una unitas actu, la risposta seguiva

la domanda entro breve tempo.

La tutela si ha:

a) legis actio per iudicia postulationem (legge delle dodici tavole).

b) legis actio per condictionem : per la stipulazione di certa pecunia e certa res .

Nel processo formulare :

c) actio ex stipulato: si dava al debitore inadempiente, ed agiva in 2 casi:

1) per stipulazioni aventi ad oggetto un certum (stipulazione di dare), ove la formula era

modellata su quella della condictio

2) per stipulazioni aventi ad oggetto un incertum (stipulazione di fare), ove la formula era

modellata sulla demostratio.

Dotis dictio

Si parla di dotis dictio a proposito della dote (vedi dote), ma scompare.

Promissio iurata liberti

E’ il giuramento di prestare le operae al patrono rinnovato dal liberto dopo la manomissione .

Avevano luogo in uno eloquente, ossia: a pronunziare i verba era solo la parte che si obbligava .

Era un negozio giuridico bilaterale (perché il consenso dell’altra parte non poteva comunque

mancare), ma contratto unilaterale (perché solo una parte si obbligava).

La promissio iurata liberti permarrà anche nel diritto giustinianeo.

§ 147 I contratti letterali .

Nomen trasscripticium (una sorte di novazione)

Operazione che eseguiva il pater familias nel libro della contabilità domestica dove venivano

registrate separatamente le entrate e le uscite.

Gaio distingue tra: trascriptio a re in personam e trascriptio a persona in personam; in entrambi i

casi aveva luogo una sorta di novazione. Gaio li classificò nei contratti, specificando, che in essi

l’obbligatio nasce litteris : non bastava il consenso, occorreva la scriptura . Era un contratto

unilaterale. Nel terzo sec. non si usò più.

Chirographa - Synographae

Sono dichiarazioni scritte in cui un soggetto riconosceva un proprio debito nei confronti di un

altro, oppure, gli prometteva una prestazione .

E’ un genere proprio dei peregrini, non ve ne è più traccia dopo l’età post classica .

§ 148 I contratti consensuali: la compravendita.

Compravendita

Nel diritto romano più antico si parlò di vendere in relazione alla mancipatio .

Emptio venditio: contratto bilaterale e negozio ius gentium . DEF.E’ la compravendita

consensuale in cui il venditor si obbligava a fare conseguire all’ emptor (compratore) il pacifico

godimento di una cosa, in cambio di un corrispettivo in denaro: il pretium . 43

Era sanzionata da azioni in ius ex fide bona:

a) actio empti: azione in favore del compratore .

b) actio venditi: azione a favore del creditore ossia il venditore .

Vi erano anche altre azioni più specifiche, ricordiamo:

a) actio ex stipulato: azione del venditore, per il pregiudizio patito dal compratore per l’assenza

delle qualità promesse, o presenza di vizi dei quali si era garantita la mancanza. Il venditore

rispondeva in forza della stipulatio, non del contratto in sé.

b) actio de modo agri: analoga alla a), presupponeva che il venditore avesse fatto la mancipatio del

fondo venduto, e che in essa , avesse precisato l’estensione del fondo .

c) actio de pauperie

d) actio redhibitoria op. entro l’anno l’actio quanti minoris: azioni contro il venditore che tacesse o

dichiarasse inesistenti vizi poi in effetti riscontrati.

Analizziamo singolarmente:

Il consenso : poteva essere tacito, per nuntius, per litteras.

L’oggetto: poteva essere merx mancipi e nec mancipi, mobili e immobili. No alle res extra

commercium. Si all’eredità.

Il prezzo : era espresso in pecunia numerata (denaro). Doveva essere un iustum pretium .

Obbligazione del compratore : il compratore è tenuto alla numeratio pecuniae, ossia il versamento

del denaro in contante, più gli interessi stabiliti dal giudice se c’è ritardo!

Obbligazione del venditore : compito del venditore è quello di habere licere, ossia fare conseguire

al compratore il pacifico godimento della merx.

Evizione. Fu sancita la responsabilità per dolo del venditore il quale avesse venduto scientemente al

compratore ignaro cosa non propria.> actio auctoritatis (in duplum).

§ 149 i contratti consensuali : la locazione.

Furono i classici a classificare la locatio conductio come contratto che si conclude con il semplice

consenso manifestato.

La locazione è un contratto consensuale , bilaterale, per cui, con l’esplicita previsione di un

corrispettivo. Una parte (locator) si impegna a mettere a disposizione una cosa mobile o immobile

per un determinato periodo e con uno scopo preciso, ad un altro (conductor) che si impegna a

prenderla in custodia e poi restituirla .

Erano obbligazioni sanzionate da :

a) actiones locati: azione in favore del locatore .

b) actiones conducti: azione in favore del conduttore (anche ai peregrini) .

I classici diedero 3 classificazioni:

1) locatio rei: il conduttore (inquilini) può usare e trarre frutti dalla cosa locata.

2) locatio operis (l’appalto): il locatore consegna al conduttore, il quale si obbliga a compiere

autonomamente ma nell’interesse del locatore un’attività: una volta raggiunto il risultato convenuto,

si restituisce al locatore (es. il rammendatore e oggi l’appalto).

3) locatio operarum (Lavoro subordinato): l’uomo libero che loca le proprie opere. Il locatore è il

lavoratore, il conduttore è il datore di lavoro.

§ 150 I contratti consensuali : la società .

Il tipo più antico di società è stato “societas omnium bonorum “ .

Ricordiamo 4 tipi di società :

1) societas omnium bonorum: i soci pongono in comune tutti i beni di cui sono titolari e tutti gli

acquisti futuri, sia a titolo oneroso, sia a titolo gratuito, sia inter vivos che mortis causa. Sono

esclusi gli acquisti da un’attività illecita. 44

2) societas omnium quae ex quaestu veniunt: riguarda tutti gli acquisti a titolo non gratuito fatti

dai soci. Se si fosse fondata una società senza specificare l’oggetto, la giurisprudenza romana

riteneva che si fosse voluta compiere una società di questo tipo .

3) societas speciali : esse si prefiggono uno scopo economico da raggiungere .

4) societas pubblicanorum: società che riguardano gli appalti pubblici .

La società era un singolo contratto consensuale , era necessario il consenso comune e continuato

nel tempo , facendo nascere così le obbligazioni reciproche tra i soci .

Le obbligazioni ex societas erano sanzionate da: Actio pro socio: azione che viene esperita per il

risarcimento dei danni che il recesso doloso o intempestivo di un socio avesse provocato ad altri.

Comportava infamia; e il convenuto avrebbe goduto di beneficium competentiae, ossia, una

condanna pecuniaria limitata alle possibilità economiche dello stesso.

§ 151 I contratti consensuali : il mandato .

Il mandato è un contratto bilaterale, imperfetto, per cui un soggetto conferisce un incarico ad un

altro soggetto, il quale si impegna a eseguirlo gratuitamente .

E’ un negozio iuris gentium . Le azioni di tutela sono:

a) actio mandati directa: azione a favore del mandatario, comportava infamia.

b) actio mandati contraria: azione a favore del mandante, comportava infamia.

§ 152 I contratti innominati

Partendo dal do ut des, do ut facias, facias ut des, facias ut facias, contenuti nel Digesto si possono

considerare alcuni contratti innominati, spesso sanzionati da actio praescriptis verbis:

Permuta: > consensuale bilaterale. L’effetto obbligatorio si produce con la datio e l’obbligazione

nasce solo a carico di chi, avendo ricevuto una cosa, era tenuto a darne un’altra. (do ut des).

Aestimatum:>contratto estimatorio>in cui uno dava ad un’altro una cosa stabilendone il valore e

l’altro assumeva l’impegno di restituire la cosa o il ricavato di essa (do ut des; actio praescriptis

verbis).

Datio ad inspiciendum: consegna di una cosa perché un’altra parte ne determini il valore e poi la

restituisca (do ut facias; actio praescriptis verbis).

Donazione modale o donazione per una causa e ove questa veniva a mancare, avrebbe legittimato

il donante all’esercuzio della condicio per la restituzione del donato.

Transazione .

Precario: concessione di un bene che il precario dans faceva ad altro soggetto perché ne godesse

gratuitamente e lo restituisse a semplice richiesta.

§ 153 I patti

Accordi comunque manifestati e al pactum vennero attribuiti effetti giuridici già nelle XII Tavole .

Nell’ultima età della repubblica il pretore promise in termini generali che avrebbe tutelato i patti,

conclusi senza dolo, non contrari a legge, con exceptio pacti conventi .

§ 154 Obligationes quasi ex contractu .Arricchimento ingiustificato . Altre obbligazioni non da atto

illecito.

a ) Negotiorum gestio . Assunzione spontanea della rappresentanza o gestione senza mandato di

un dominus negotii impedito di attendere ai propri affari; la tutela: Actio negotiorum gestiorum

directa (accordata dal pretore). Estremi della negotiorum gestio:- compimento di un atto che

importasse gestione di affari altrui ;- assenza di un mandato, sia tacito che espresso;- volontà di

gestire negozio altrui;- utilità della gestione intrapresa. 45


PAGINE

55

PESO

1.71 MB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di diritto romano contenenti i concetti più importanti, quali: lo Ius Quirintium (il diritto dell'età arcaica), lo Ius Honorarium, l'editto perpetuo, dall'età arcaica alla Repubblica, Leges e plebiscita, i rapporti con lo Ius civile, la posizione delle 12 Tavole, l'editto del praetor urbanus e gli altri magistrati muniti di jurisdicio, le opere della giurisprudenza classica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Lambertini Renzo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto romano

Riassunto esame Diritto Romano, prof. Sanguinetti, libro consigliato Storia del diritto romano, Cerami, Corbino
Appunto
Istituzioni di diritto romano - successioni a causa di morte e donazioni
Appunto
Istituzioni di diritto romano -persone, famiglia e schiavitù
Appunto
Istituzioni di diritto romano - diritti reali e possesso
Appunto