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Appunti di Diritto romano. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la metafora di burattinaio e marionetta, la gerarchia fra ordinamento e individuo, norme giuridiche e il diritto oggettivo, teoria istituzionale, l’atto giuridico.

Esame di Diritto romano docente Prof. P. Scienze giuridiche

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un solo soggetto oppure da più soggetti, abbiamo il negozio unilaterale o

bilaterale.

Per quanto riguarda il soggetto, passiamo ad esaminare le varie situazioni

soggettive.

Christian Wolff considerava il diritto soggettivo come una facoltà ovvero

potere di agire e lo configurava come qualcosa di innato all’individuo senza il

necessario intervento del diritto positivo. Secondo la definizione di

Windscheid si considera il diritto soggettivo come podestà o signoria della

volontà impartita dall’ordine giuridico. Secondo Betti il diritto soggettivo

privato si può definire il potere giuridico individualizzato che al privato deriva

dal diritto obiettivo in ordine alla protezione di un suo interesse in confronto di

altri privati cui è imposto.

Se muoviamo dalla definizione bettiana, il diritto soggettivo è visto come un

potere di pretendere un certo comportamento nei limiti stabiliti

dall’ordinamento giuridico. Così in primo luogo il diritto soggettivo può

consistere nella pretesa di un comportamento passivo, di totale astensione di

tutti gli altri, in ordine all’esercizio da parte del titolare di una serie di facoltà

relative alla disponibilità di un bene. Nel caso il diritto soggettivo si intende

come DIRITTO ASSOLUTO: proprio perché la pretesa coinvolge

indistintamente e genericamente gli altri consociati.

Se la relazione con il bene non riveste un carattere patrimoniale , si parla di

DIRITTI ASSOLUTI DELLA PERSONALITA’, come il diritto al nome,

all’identità personale. Nei DIRITTI ASSOLUTI REALI invece la patrimonialità

ha carattere fondamentale nell’esercizio riconosciuto al titolare del bene. I

diritti reali a loro volta sono sottoposti ad ulteriori distinzione:

da un lato vi è la proprietà come diritto reale per eccellenza;

dall’altro lato vi sono diritti che possono essere di GODIMENTO O DÌ

GARANZIA.

I diritti reali possono essere su cosa propria come l’usufrutto o il pegno, o su

cosa altrui chiamati diritti reali parziari e possono essere sia di godimento che

di garanzia, mentre quelli su cosa propria riguardano la forma più piena e

completa della proprietà. Sul versante dei diritti di garanzia abbiamo il

PEGNO caratterizzato dalla facoltà per il creditore insoddisfatto di perseguire

la vendita del bene consegnatogli dal debitore proprietario, e L’IPOTECA che

si distingue dal pegno per il fatto che il bene non viene consegnato al

creditore , ma rimane nella disponibilità del proprietario. Sul versante invece

dei diritti reali di godimento troviamo l’USUFRUTTO , la SUPERFICIE

caratterizzata dalla facoltà di costruire o utilizzare su un suolo altrui una

costruzione, e così via.

Possiamo individuare anche i diritti reali parziari per i quali la facoltà

caratterizzante consiste addirittura nell’impedire al proprietario l’esercizio di

qualcuna delle sue facoltà come avviene nelle servitù a non elevare più in

alto dirette ad impedire al titolare del fondo vicino la costruzione di un

immobile oltre una certa altezza. Il diritto soggettivo viene delineato come

diritto relativo, come pretesa alla cooperazione di un terzo onde consentire al

titolare del diritto di conseguimento di un vantaggio a rilevanza patrimoniale. Il

terzo è individuato ha un nome ed un cognome, non è una persona qualsiasi

il quale è tenuto a collaborare affinchè il proprietario possa ottenere la

soddisfazione del suo interesse economico. Questo è il caso del creditore di

una somma di denaro :egli è portatore di un diritto soggettivo relativo perché

può pretendere dal debitore e solo da lui la restituzione di quanto dovuto, con

un trasferimento a suo favore della somma di denaro. ma si può pensare

anche al caso ben diverso di chi pretenda dal vicino di non suonare per tutto

il giorno uno strumento musicale. Nella prima ipotesi l’intervento preteso è di

tipo attivo, nella seconda ipotesi invece è di tipo omissivo: ma in tutte e due i

casi siamo sempre nell’ambito della cooperazione del terzo.

Nel caso del diritto soggettivo assoluto il fatto che la pretesa si rivolga in

modo diffuso a tutti i consociati la situazione giuridica di questi ultimi viene

denominata come DOVERE DÌ ASTENSIONE; quando il diritto soggettivo

non assoluto si presenta sotto forma di diritto potestativo e quindi postula nel

terzo quella posizione d’assoggettamento ecco che la situazione giuridica

passiva assume il nome tecnico di SOGGEZIONE se pensiamo al diritto di

credito, non dimenticando che il terzo è tenuto nel caso ad un

comportamento necessario a consentire il soddisfacimento delle esigenze

patrimoniali tale comportamento prende il nome di OBBLIGAZIONE.

Dovere di astensione,soggezione ed obbligazione sono i tre diversi e più

importanti modi di intendere oggi le articolazioni del momento passivo

dell’intersoggettività legata al diritto soggettivo. Essi non hanno tutti la

medesima importanza e fra essi è l’ultimo che presenta oggi il maggior grado

di problematicità e complessità.

Nelle Istituzioni Giustinianeo da una definizione di obbligazione dicendo che

l’obbligazione è un vincolo giuridico in forza del quale per necessità siamo

costretti ad effettuare una certa prestazione secondo il diritto del nostro

ordinamento. Definizione cui può essere accostata l’altra contenuta nel

Digesto e risalente al giurista Paolo, in forza della quale l’essenza delle

obbligazioni consiste nel fatto di vincolare qualcuno a noi per un dare,un fare

o un prestare. Secondo la cultura giuridica tedesca l’obbligazione si si

distinguerebbe dalle altre situazioni giuridiche passive per il suo

caratterizzarsi attraverso i suoi due elementi essenziali:il debito e la

responsabilità. Wolff invece parla dell’obbligazione come necessità di agire.

Ma già a metà dell’800 Savigny affermava che in ogni obbligazione figurano

almeno due persone che si trovano l’una di fronte all’altra in un rapporto di

ineguaglianza. Possiamo citare Emilio Betti per il carattere deciso ed

esemplare delle sue affermazioni nei tempi più vicini a noi, esso affermava

che le due nozioni costitutive del concetto di obbligazione in generale sono il

debito e la responsabilità.

Nell’ambito della soggettività giuridica, sono previsti anche gli enti ovvero

strutture organizzative a base patrimoniale o personale cui attribuire una

capacità giuridica ed una di agire. Una tipica struttura organizzativa a base

patrimoniale è la fondazione,consistente nella devoluzione di un complesso di

beni ad un fine non lucrativo,come il finanziamento delle ricerche per

debellare una determinata malattia. Quanto invece alle strutture organizzative

a base personale esse si caratterizzano perché lo scopo viene perseguito

normalmente attraverso la entificazione di un complesso di individui al quale

attribuire sempre una soggettività giuridica distinta e separata da quella delle

singole persone fisiche. Si va dalle associazioni alle società: distinguibili le

une dalle altre per la circostanza che lo scopo non sia lucrativo,nel primo

caso,e viceversa,nel secondo. uno scopo considerato altamente degno i

tutela da parte dell’ordinamento può trasformare l’associazione da non

riconosciuta a riconosciuta. Abbiamo la società quando la struttura

organizzativa si leghi ad uno scopo imprenditoriale e commerciale:con una

differenza pure qui tra società di persone e società di capitali fondata

sull’attribuzione più piena della soggettività giuridica. Il concetto di

soggettività più piena indica il massimo distacco fra l’ente e le persone fisiche

interessate alla sua gestione e attività economica,così come si manifesta

nelle società di capitali e nelle associazioni riconosciute. E si concretizza

nella più completa autonomia del patrimonio dell’ente stesso rispetto a quelli

delle persone fisiche.

Compaiono sulla scena solo all’inizio dell’800,ad opera di un giurista tedesco

Arnold Heise,il quale parlò di personalità giuridica a proposito di tutto ciò che

accanto ai singoli individui ,lo Stato riconosce come soggetto di

diritto,identificabile in un complesso di uomini o di beni. Per il giusnaturalista

Wolff non era ancora possibile alcuna parità fra individuo e i complessi di

individui, le societates. Quel che interessava allora era una mera

assimilazione dei complessi d’individui all’individuo. Più individui insieme

sono da considerare una persona. Savigny attribuisce al diritto positivo il

compito di creare come persone giuridiche e quindi come soggetti di diritto i

complessi di beni e di persone. Una prospettiva questa che trova poi rettifica

fra la fine dell’800 e gli inizi del 900 con l’opinione diversa di Otto von Gierke,

volta a riconoscere la personalità giuridica ai complessi di individui per il fatto

in se di esistere nella realtà, ancor prima dell’intervento dell’ordinamento.

Quindi la persona giuridica è vista sullo stesso piano della persona fisica.

Macchiavelli nel Principe ha innescato per primo un meccanismo di

astrazione linguistica del termine status. S’è visto attribuire nella

trasposizione italiana il ben diverso significato di struttura organizzativa a

carattere generale. È stato scritto molto bene da Riccardo Orestano che la

Stato risulta concepito e organizzato come un super soggetto, sovraordinato

ai suoi componenti e distinto da essi, avente esistenza fini mezzi e attributo

propri, dotato nei limiti del suo territorio di un diritto di imperio originario e

sovrano su tutto e su tutti e quindi fonte unica del proprio diritto positivo, al

quale tuttavia egli stesso come ogni altro sarebbe sottoposto, fornito di più

organi costituzionale ed amministrativi, ciascuno provvisto di competenze e

legittimazioni proprie e distinte, i quali lo reggono,ne esprimono e ne attuano

la volontò, ma tutti subordinati alla sua legge, che li crea e disciplina, e da cui

anch’essi si traggono la loro legittimità e la loro norma di condotta.

Siamo insomma allo stato-ente, allo stato persona giuridica per eccellenza:

qualcosa che oggi tende sempre più a scricchiolare, ma che in ogni caso è

estraneo agli assetti organizzativi antichi, i quali sapevano far a meno sempre

secondo Orestano dell’idea statalistica d’una sorta di soggetto posto al

vertice di tutta l’esperienza romana, dalle origini a Giustinianeo, cui farebbe

capo tutt’una serie di relazioni giuridiche.

Si possono distinguere alcuni tipi di organizzazione del potere:

il regno arcaico : venuto meno sul finire del sesto secolo a.C.,

incentrato soprattutto su quella figura del re che ancora il giurista Pomponio

avrebbe indicato avere ogni potestà nei primi tempi di Roma, con l’assistenza


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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