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Appunti di Diritto romano. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la metafora di burattinaio e marionetta, la gerarchia fra ordinamento e individuo, norme giuridiche e il diritto oggettivo, teoria istituzionale, l’atto giuridico.

Esame di Diritto romano docente Prof. P. Scienze giuridiche

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Sempre a Bologna,Accursio fece una cernita delle numerose glosse che nel

frattempo si erano venute a creare,elaborando nella prima metà del 200 un

opera che va sotto il nome di Magna Glossa. Essa ebbe una grande fortuna

tanto da accompagnare per molto tempo le future edizioni del Corpus iuris.

L’evento si sarebbe realizzato alla fine del 400 proponendo uno studio del

Corpus iuris incentrato sul commento. I seguaci di tale indirizzo vennero

chiamati Commentatori i quali non fecero altro che approfondire ciò che era

stato iniziato dai Glossatori. Cino da Pistoia uno dei massimi rappresentanti

del nuovo indirizzo accanto a Bartolo da Sassoferrato e a Baldo degli Ubaldi,

descriveva il diverso atteggiamento interpretativo del Corpus iuris

sottolineando come fosse ormai necessario ricercare nei singoli sui passi

di,brani o gruppi di brani il suo significato più profondo. E proprio la ricerca

della ragione che faceva preferire ai giuristi tardomediavali il commento

anziché la glossa. Ancora diffuso era il problema dell’impiego normativo del

Corpus iuris, con il rafforzamento dell’idea che fosse in definitiva il giurista la

portata perché era solo esso che possedeva lo strumento per analizzare il

Corpus iuris ed portarlo nella vita di tutti i giorni. Questo fece si che si

individuasse il Corpus iuris come diritto comune. Il modo di lavorare dei

commentatori sul Corpus iuris avrebbe assunto una curiosa denominazione

della zona geografica che ne aveva fondato le fortune. Per molto tempo si

sarebbe parlato di consuetudine italiana nello studio della compilazione

giustinianea e se ne sarebbe parlato in dipendenza di un evento grandioso

l’UMANESIMO nato anch’esso in Italia nel 400 ma particolarmente sviluppato

per il settore giuridico della Francia del secolo successivo,tanto da produrre

la consuetudine francese in contrappunto con la consuetudine italiana.

L’ordinamento francese stava sempre più ricercando ed imponendo la propria

sovranità e aveva quindi un bisogno politico di un tessuto normativo. Mentre

la Francia si muoveva continuando a privilegiare la compilazione giustinianea

,l’area del Sacro romano impero riaffermava l’importanza del Corpus iuris.

Tutto avvenne nel 1495 quando si creò il Tribunale supremo per i territori

dell’impero con il vincolo di giudicare secondo il diritto comune. Una

decisione che sancì il riconoscimento dei principi giustinianei nel loro

complesso come diritto dell’Impero. Il fine era chiaro:cercare di dare stabilità

e certezza giuridica. La consuetudine italiana continuò tuttavia a vivere

trasformandosi in uso moderno del diritto giustinianeo. L’usus modernus si

caratterizzò sempre, fino alla sua morte naturale avvenuta nel diciottesimo

secolo, per un impiego del Corpus iuris fortemente pratico. Tanto che la

tendenza fu chiamata nuova pratica. Tutto ciò avveniva fra il 600 e 700 senza

però che la consuetudine francese prese il sopravvento.

5) il passato serve a capire il presente, in quanto le codificazioni moderne

non sono nate all’improvviso , ma su un terreno vi via preparato del prodotto

ultimo dell’esperienza giuridica romana, la compilazione giustinianea.

CAPITO SECONDO

2) la metafora di burattinaio e marionetta nn è visto in modo dispregiativo ma

sta solo ad indicare che il burattinaio è lo Stato ossia la struttura

organizzativa più importante della società contemporanea; mentre la

marionetta è l’individuo che dallo stato viene modellato e fatto agire come

centro d’imputazione di rapporti intersoggettivi.

Secondo alcune visioni possiamo identificare la posizione dello stato con

l’emanazione e la presenza di precetti vincolanti chiamati nell’insieme diritto

oggettivo;distinguere il diritto oggettivo in diritto pubblico e diritto privato a

seconda che i precetti guardino alla sfera sovra individuale o a quella

individuale.;

con riferimento alla sfera individuale distinguere più specificatamente i

precetti a seconda che determinino il modo di essere dell’individuo cm centro

di imputazione o disciplinino l’agire.

La gerarchia fra ordinamento e individuo si tecnicizza in rapporto fra diritto

oggettivo(privato) e soggetto di diritto.

Tali precetti vincolanti possono essere meglio individuati come norme

giuridiche e il diritto oggettivo come insieme dio norme giuridiche. Possiamo

fare una distinzione come espresse direttamente da Kelsen e da Santi

Romano tra: TEORIA NORMATIVA E TEORIA ISTITUZIONALE. Nel primo

caso si muove dal presupposto che le norme si caratterizzino per essere

legate indissolubilmente al principio della sanzione nell’ipotesi di una loro

inosservanza. E su tale presupposto, si afferma che le norme giuridiche

possano avere un effettivo rilievo solo se rapportabili ad una norma

fondamentale o primaria, necessariamente presente in ogni ordinamento.

Quindi secondo Kelsen le norme giuridiche possono considerarsi tali ovvero

valide e vigenti solo se dipendenti dal volere delle forze dominanti.

Ben diverso è nella teoria istituzionale. Santi Romano scrive infatti che la

norma giuridica può non avere carattere imperativo,essendo di per se

connotabile come regola di condotta. Secondo Kelsen le singole norme del

sistema giuridico debbono essere prodotte da un particolare atto che lo

pone,atto non di pensiero ma di volontà da parte di chi comandi. Invece in

Santi Romano non vi è una determinazione ed individuazione della giuridicità

secondo criteri non necessariamente ricollegabili a questo volere delle forze

dominanti.

Le norme sono validamente giuridiche per la rispondenza , nel caso di

Kelsen, alla norma fondamentale e, nel caso di Santi Romano,alla realtà

sociale. Kelsen scrive che la sua teoria deve essere intesa come una

DOTTRINA PURA DEL DIRITTO, cioè una dottrina depurata da ogni

ideologia politica. Vi è una sostanziale concordia circa la portata della

rispettiva nozione di norma giuridica, Kelsen la intende in linea di principio

come giudizio ipotetico,mentre Santi Romano la indica come regola di

condotta. Ambedue però giungono a rintracciare il rilievo non solo a livello

generale ma anche particolare . Anche nel pensiero di Santi Romano è

l’istituzione statale ad avere sempre il primato e l’identificazione del diritto

oggettivo attraverso le norme generali prodotte,autorizzate e controllate dallo

Stato per tutti i suoi consociati o gruppi di consociati è senza dubbio

privilegiata.

Tutto ciò è a fondamento della divisione del diritto oggettivo in diritto

PUBBLICO E PRIVATO. Il diritto pubblico riguarda la sfera sovra individuale,

mentre il diritto privato coinvolge la sfera individuale.

Secondo una frase del giurista Ulpiano del terzo secolo d.C.:ӏ diritto

pubblico quello che interessa il modo d’essere dell’organizzazione giuridica

romana, è diritto privato quello che riguarda l’utilità dei singoli. “ Possiamo

distinguere la frase di Ulpiniano con la prospettiva presente negli autori

moderni i quali insistono sulla diversa natura degli interessi tutelati dal diritto

oggettivo ed identificano il diritto pubblico con quello indirizzato all’interesse

sociale e il diritto privato con quello indirizzato all’interesse particolare ed

individuale. Ci sono però altri studiosi che distinguono il diritto pubblico dal

privato per la circostanza che nel primo caso le norme sarebbero inderogabili

da parte dei privati, perché di diretta e immediata competenza dello

Stato,mentre nel secondo caso esse avrebbero carattere dispositivo perché

pur essendo emanate dallo Stato, sarebbero sostituibili attraverso l’esercizio

dell’autonomia riconosciuta sempre dallo Stato ai singoli. Per altri autori

conterebbe più specificatamente la qualità dei soggetti cui la norma si

riferisce. Nell’età contemporanea, quale sia il criterio discriminatorio di volta in

volta prescelto, la distinzione fra diritto pubblico e privato continua a vivere,

ed è sempre lo Stato ad avere un ruolo decisivo. Il pubblico e privato sono

viste come due facce d’una stessa medaglia,distinguibili l’una dall’altra per la

diversa immagine che raffigurano, ma partecipa pur sempre un qualcosa (il

diritto oggettivo) voluto e prodotto da un unico artefice (lo Stato).

Kelsen pone l’accento anche su soggetto di diritto: il concetto di soggetto

giuridico di diritto esprime solo l’unità d’una pluralità di obblighi ed

autorizzazioni. La persona è l’espressione unitaria delle norme che regolano

il comportamento di un uomo .

Se ci domandiamo come venga concepito l’agire del soggetto di diritto, la

prima constatazione da fare è che esso viene di massima inquadrato nello

schema incentrato sulla nozione generale di fatto giuridico e articolato nella

suddivisione del fatto giuridico in: atto giuridico e fatto giuridico in senso

stretto, a seconda che l’accadimento sia concepito come direttamente

causato o meno dal soggetto umano,cioè secondo altri che venga coinvolta o

meno la coscienza e la volontà del soggetto d diritto.

L’ATTO GIURIDICO è sottoposto ad ulteriori sezionamenti. A seconda che la

coscienza e la volontà del soggetto siano o meno meritevoli di protezione da

parte dell’ordinamento,abbiamo l’ATTO LECITO O ILLECITO. Per quanto

riguarda l’ATTO GIURIDICO LECITO, considerato il più importante e rilevante

, si distingue fra l’atto lecito volto per esempio a far conoscere qualcosa e

quindi rappresenta una dichiarazione di scienza ed atto lecito volto a

determinare un indirizzo per l’agire e quindi rappresenta una manifestazione

di volontà.

Se pensiamo alle manifestazioni di volontà, ci imbattiamo in uno dei concetti

più travagliati che la dottrina europea continentale abbia utilizzato e continua

ad utilizzate. Ci riferiamo al concetto di NEGOZIO GIURIDICO. Anche il

negozio giuridico è stato sottoposto ad alcune distinzioni. A seconda che la

manifestazione di volontà si realizzi tramite il linguaggio oppure attraverso

comportamenti fluttuali, si parla di negozio dichiarativo o di negozio non

dichiarativo. Inoltre, a seconda che la manifestazione di volontà provenga da


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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