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Diritto romano

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Il brano del De officiis dà una definizione di famiglia come prima societas, come seminarium reipublicae,

quella testimonianza e definizione ci portano in un momento di fine Repubblica, gli ultimi 15 anni. Come

dice Cicerone in una delle lettere ai familiari: è una Repubblica al tramonto.

Il secondo brano del nostro documento ci sposta in un’epoca lontanissima, ma ha anche esso un significato

simbolico, è la testimonianza che ci porta in un’epoca di tramonto. Questo brano è tratto dal Digesto D.

50,16,195,2 (Ulpianus, 46 ad edictum). Ricognizione sintetica sul Digesto, Cicerone è il tramonto della

Repubblica.

Digesto: siamo a Costantinopoli negli anni successivi al 527 d.C. che costituisce il momento iniziale del

è quando sale al trono l’imperatore Giustiniano a cui si lega il Digesto e tutto il

nostro discorso perché

Corpus Iuris Cvilis.

Separazione impero

Da fine del IV secolo la storia dell’impero cambia radicalmente, con la morte dell’imperatore Teodosio nel

395 d.C. l’Impero Romano sino a quel momento unitario, esteso su 3 continenti (Europa, Africa, Asia), ora

viene diviso in due parti; da questo momento in poi si parlerà di un Impero romano di Occidente e uno di

Oriente. Quale l’obiettivo di questa divisione politica, amministrativa? Fondamentalmente è unico, il più

drammatico, cioè immaginare strutture che siano in grado di meglio resistere alle invasioni dei barbari alle

frontiere. E’ una fase in cui gli eserciti romani hanno dismesso la loro prospettiva espansionistica e si è

inaugurata una stagione difensivistica e per meglio realizzare questa funzione, l’Impero viene diviso in due

E’ proprio in ragione di questo obiettivo e tenendo presente questa esigenza, che noi possiamo

parti.

comprendere perché la capitale della parte occidentale viene spostata: Roma non lo era già più, era ormai

decaduta per tanti aspetti anche per il numero degli abitanti (demografici), Roma non sarà più il cuore della

parte occidentale, anche se continuerà ad interpretare il suo valore simbolico, ma la capitale viene spostata,

molte città vengono considerate, come Milano, Ravenna (tracce importanti della corte imperiale a Ravenna

che era ritenuta una città che poteva esser meglio difesa). Non così per la parte orientale, la cui capitale sarà

inaugurata l’11 maggio

una città 330 da Costantino, imperatore che era allora sul trono; la città sarà appunto

Costantinopoli. Costantinopoli, dal 395 in poi sarà e rimarrà capitale unica della parte orientale. In

quell’anno i destini delle due parti si divaricano formalmente ed infatti l’esito al quale ciascuna delle due

parti sarà chiamata non sarà identico, non comune, delle due l’una cadrà più rapidamente, l’altra

sopravviverà più a lungo mantenendo il peso di una tradizione antica ormai esaurita.

i due diversi destini? L’obiettivo di difendere più agevolmente l’Impero grazie a questa

In cosa consistono

divisione è un obiettivo che non riesce a mantenere le aspettative. La parte occidentale dell’impero, nel 476

cade sotto i colpi di una federazione barbara guidata da Odoacre. Roma subisce uno dei tanti sacchi

drammatici, le insegne imperiali vengono spedite in Oriente (ancora un elemento simbolico), l’ultimo

imperatore sul trono, il suo nome era Romolo Augustolo, viene deposto (esiliato). Da quel momento la parte

occidentale diviene il luogo delle esperienze politiche e legislative che avranno come intitolazione una

formula duplice “romano-barbarico” es. “leggi romano barbariche” segno di questa contaminazione tra

l’elemento locale e l’elemento nuovo, i nuovi conquistatori rappresentati dai popoli barbari.

momento la parte orientale dell’Impero rimane l’unica dimensione che conserva la sua identità e

Da questo

che sente il peso di una eredità, di una testimonianza, dell’esperienza romana-classica di cui è custode.

Questa vocazione della parte orientale dell’Impero ad interpretare un senso di continuità nei confronti

dell’esperienza classica, trova il suo modello esemplare nella figura dell’imperatore Giustiniano, che alla

trono. E’ un regno lungo, morirà ne 565, importante, valutato anche

morte dello zio Giustino, nel 527, sale al

in modo contradditorio dai contemporanei e dagli storici moderni. Come tutte le esperienze importanti e

soprattutto di lungo periodo, luci ed ombre, ma forse l’elemento che può costituire davvero la linea di

continuità di questa esperienza, è questo senso di legame con il passato, in particolare con l’esperienza

classica, che Giustiniano avverte, di cui si fa interprete, testimone, ma non solo virtuale, ma un interprete

di ricreare l’impero romano classico, obiettivo ambizioso, valutato in modo anche severo

autentico; cercherà

dagli storici, i cui successi iniziali dureranno poco, forse troppa autoconvinzione. Giustiniano vuole

muoversi un una linea di continuità, cercando anche di riconquistare i territori sottratti dai barbari. Il secondo

obiettivo di Giustiniano è quello di recuperare il materiale giuridico della tradizione giuridica classica. E’ un

obiettivo ambizioso, il risultato sarà imponente, frutto anche della presenza di un personaggio di valore

accanto a Giustiniano, che ha attivato l’istituzione del progetto, ma la sua progettazione e tutto ciò deve

essere riconosciuto nel nome di chi ne ha avuto il merito, e cioè Triboniano. Giustiniano non avrebbe

sicuramente realizzato il suo obiettivo se non avesse potuto avvalersi di questo braccio operativo,

Tribonianio diventerà il ministro plenipotenziario di Giustiniano, uomo colto, che ha un enorme patrimonio

librario, vissuto del culto del mondo classico ma dotato anche di una grande capacità tecnico giuridica di

un legislatore, in grado di conciliare l’esigenza di costruire materiale giuridico per governare il futuro

insieme alla complessità e alla consapevolezza storica di un cultore dell’esperienza giuridica classica. Le sue

capacità e doti, alle quali lo stesso Giustiniano darà un premio adeguato al suo valore, tutto questo unito

all’obiettivo politico di Giustiniano, consentirà di realizzare la compilazione giustinianea in un arco

temporale brevissimo, nel giro di pochi anni, le stagioni straordinarie richiedono poco tempo. La

compilazione giustinianea occupa pochi anni, sostanzialmente 5, e si articola in più opere.

Le indichiamo in ordine non cronologico:

1. Codex, quello che verrà intitolato Codex Iustinianus, il cui progetto parte nel 528 e nel giro di 14

mesi, nell’aprile del 529 viene pubblicato. Il Codex rappresenta, costituendo un modello giuridico

per la modernità, una raccolta di costituzioni imperiali emanate dagli imperatori dei secoli precedenti

e che ancora risultassero valide nel loro contenuto, sostanzialmente vigenti, in grado di costituire la

base normativa per il tempo futuro, progetto che aggancia il passato, costruisce il presente con la

proiezione per disciplinare il futuro. Il Codex dunque è raccolta di costituzioni imperiali; secondo il

termine entrato in uso nel linguaggio post-classico le costituzioni imperiali vengono semplicemente

denominate come “leges”, il Codex dunque è raccolta di leges. Questo Codex è andato perduto, non

pochi anni si dimostrò inadeguato di fronte ad un’intensa attività

lo possediamo perché nel giro di

legislativa che lo stesso Giustiniano stava eseguendo. Si avverte cioè la necessità di procedere ad una

nuova edizione, versione del Codice. Ecco dunque che nel 533 Giustiniano affida ad una

commissione ristretta, guidati ancora da Triboniano, la revisione del Codice, la stesura di una nuova

edizione, che anche in questo caso nel giro di un anno verrà alla luce. Nel 534 viene pubblicato il

Codex Iustinianus Repetite Prelectionis, la rinnovata edizione del codice. Parallelamente per la

seconda edizione del codice, un’altra commissione di due professori, Teofilo e Doroteo, elabora:

2. Istituzioni di Giustiniano (institutionis iustiniani): 21 novembre 533 vedranno la luce le

istituzioni di Giustiniano dedicate ad una gioventù desiderosa di conoscere il diritto. Costituivano il

manuale per lo studio e l’insegnamento del diritto, ripetevano il titolo che era proprio del genere

letterario con cui l’esperienza classica aveva inaugurato la pratica dell’insegnamento e dello studio

del diritto, “Institutiones” era il genere letterario della manualistica, institutiones si intitolavano le

opere che costituivano manuali di insegnamento della disciplina giuridica e dunque “Institutionis

Iustiniani” sono quei manuali per l’insegnamento e lo studio della disciplina giuridica che reca nella

intitolazione il nome dell’imperatore. E’ il segnale di una importanza epocale che evidentemente

sostituisce un tempo in cui l’insegnamento del diritto era affidato ai singoli professori e dunque alla

loro modalità di erogare contenuti e organizzare l’insegnamento, seppur su modelli intrisi di

tradizione; anche nella didattica giuridica la conservazione dei modelli istituzionali era un dato di

delle istituzioni di Gaio, giurista all’età di Adriano le cui

fatto, uno dei più seguiti era quello

istituzioni sono l’unico manuale di istituzioni giuridiche ci sia pervenuto pressoché per intero. Il

confronto tra quelle di Gaio (130 d.C.) e quella di Giustiniano ci fa vedere come i commissari

incaricati di redigere il manuale di studio, avessero tenuto molto presente il modello di Gaio, con

l’obiettivo di sostituire quel lontano esemplare con uno vicino al loro tempo e avallato dalla volontà

dell’imperatore. La presenza dell’imperatore nel nome dell’opera costituisce davvero un passaggio

epocale, l’insegnamento del diritto d’ora in poi avverrà secondo il paradigma voluto dall’imperatore

che ha il sigillo imperiale a suo fondamento, passaggio di straordinaria importanza che segna però

questo intendimento dell’imperatore di non lasciare intatta la componente didattica

anche

nell’ambito di questa compilazione; esigenza di garantire anche un modello uniforme di manuale

giuridico e a questo proposito risponde l’opera di cui stiamo parlando. Parallelamente alla stesura di

queste opere un altro tavolo si apre ed è quello più imponente dal punto di vista delle persone che lo

compongono e dal punto di vista dell’obiettivo al quale è mirato. L’obiettivo sul quale sicuramente

Triboniano ha inciso molto, che sia stato proprio lui a suggerire di aggiungere una compilazione

ulteriore, questa è il Digesto.

3. Digesto: titolo latino, ma ha anche un titolo greco (Pandette). In entrambi i casi il significato di una

di brani e poi della loro trascrizione all’interno

selezione, raccolta che arriva a valle di una scelta

Il progetto prende via il 15 dicembre 530 con un’apposita costituzione

della raccolta. (deo auctore),

Giustiniano incarica Triboniano di procedere affidandogli anche il compito di scegliersi i

collaboratori (4 professori e 11 avvocati). L’imperatore chiede di procedere ad una raccolta di

frammenti di opere dei giuristi classici, le opere giurisprudenziali, le opere della scientia iuris,

vengono chiamate “iura”. Il Digesto

frammenti di quelle opere che nel linguaggio post classico

infatti è raccolta di iura, reciprocamente al Codex che è di leges. Sicuramente la suggestione è stata

alimentata da Triboniano, dalla sua disponibilità estrema di materiali antichi nella propria biblioteca.

Il proposito grandioso viene messo a frutto in poco tempo, il Digesto vede la luce 3 anni dopo, viene

pubblicato quasi nello stesso giorno, il 16 dicembre del 533, la Costituzione Tanta promulga il

Digesto, un lavoro enorme di cu dà conto Giustiniano stesso, il quale rioda che i commissari hanno

compulsato, usato circa 2000 volumi di scritti giurisprudenziali dai quali hanno ricavato frammenti

che poi sono stati raccolto, catalogati, e sono oltre 9000. Gli studioso hanno formulato varie ipotesi

su metodo seguito, probabilmente hanno affidato a sottocommissioni la lettura di singole parti per

poi effettuare un lavoro di sintesi collegiale sulla base dei risultati emersi dai singoli gruppi.

Risultato anche imponente per il taglio con cui questi materiali vengono raccolti, strumento di lavoro

per i pratici, per i giursit, per tutti coloro che lavorassero nel mondo del diritto, esigeva un metodo

ordinato e sistematico, metodo che hanno seguito. Il Digesto è distribuito in 50 libri, ciascuno dei

in titoli con l’esclusione di 3 soli titoli, i titoli che compongono i

quali è articolato a suo interno

singoli libi sono accompagnati da una indicazione dell’argomento che in quel libro viene affrontato.

I frammenti ritagliati dai commissari vengono raccolti secondo un criterio razione/materie, cioè in

base all’argomento trattato e a seconda d questo vengono collocati nel titolo che a quel certo

argomento risulta dedicato. All’interno del titolo ogni frammento viene accompagnato da un numero

d’ordine, i frammenti si susseguono con una numerazione progressiva, nel caso in cui i frammenti

risultassero particolarmente lunghi, (la dimensione dei rammenti non è uniforme, alcuni sono brevi

altri lunghissimi), il frammento viene suddiviso in più paragrafi. Accanto al numero d’ordine, si

alcune parole presenti in tutti i frammenti che costituiscono la così detta “incriptio”, la

aggiungono è una conferma dell’atteggiamento di Giustiniano e che ha sostenuto

rubrica del frammento

Triboniano nel dettare le linee del lavoro, cioè uno spirito rigorosamente filologico, cioè

tecnicamente rispetto della fonte, del materiale utilizzato, in certo modo è una precisa scelta

deontologica, non appropriarsi di materiale altrui, i frammenti che vengono recuperati nel Digesto

sono di opere che hanno precisi autori, opere letterarie che hanno precisi titolila scelta è di

precisare per ogni frammento la provenienza di quel documento; significa dunque che ogni

frammento, accanto al numero d’ordine, ha l’indicazione del giurista dalla cui opera quel preciso

è stato ricavato e anche il titolo dell’opera da cui quel brano risulta essere ricavato. Degli

frammento

oltre 9000 frammenti, noi sappiamo esattamente i nomi di chi li ha scritti e le opere da cui sono stati

ricavati, questo ha permesso agli studiosi di fare una ricostruzione che tenga conto della presenza dei

giuristi di età classica in particolare e anche del diverso contributo che hanno dato alla stesura del

Digesto. La commissione non usa un criterio matematico per scegliere i frammenti, vogliono

raggiungere una compilazione qualitativamente eccelsa, ecco perché ci sono giuristi più presenti di

altri e non è un dato banale, Ulpiano costituisce sicuramente la voce più significativa.

Vediamo la rubrica: D. 50,16,195,2 (Ulpianus, 46 ad aedictum)

D. (Digesto) 50,16,195, 2 (coordinate che permettono al lettore di identificare precisamente il

frammento nel complesso dell’opera) 50il libro da cui il frammento è tratto (ultimo libro),

nel quale è collocato il frammento, il Titolo 16 ha come sua intitolazione “relativamente

16titolo

al significato delle parole”, titolo che raccoglie frammenti che si spiegano il significato dei termini

d’ordine seguito dal

giuridici, 195numero 2che ne indica il paragrafo. Infine ecco la rubrica

indica l’opera da cui

Ulpiano e la cifra 46 è tratto: 46 ad aedictumUlpiano infatti tra le tante opere

di cui è autore lo è anche di un commentario all’editto del pretore; questo commentario era articolato

in 81 libri, il libro preso in considerazione da cui viene ricavato questo frammento è il 46. Questa

precisazione che i commissari perseguono, costituisce una straordinaria opportunità per gli interpreti,

perché mettendo insieme tutti i frammenti che hanno questa stessa rubrica o che provengono dai

libri ad aedictum, è stato possibile riallocare i singoli frammenti ricostituendo sia pure in modo

parziale i libri ad aedictum di Ulpiano e anche altre opere da cui i giustinianei hanno ricavato i

frammenti.

Facciamo sempre riferimento al secondo brano del documento che abbiamo. Ulpiano fa parte dei giuristi

severiani, insieme a Paolo e Papiniano, sono giuristi che abbracciano l’esperienza politica degli imperatori

della dinastia severiana. In particolare Ulpiano lavora a fianco dell’imperatore Alessandro Severo, la sua

nascita si colloca a cavallo del II e III secolo, sappiamo esattamente che muore nel 228 d.C. per una congiura

di palazzo, ucciso dai pretoriani, dopo aver rappresentato una delle personalità più influenti e autorevoli

accanto a Alessandro Severo. In questo suo estratto troviamo descritti i modelli familiari, vi è una pluralità di

riferimenti al termine famiglia. Il titolo 16 del libro 50 del Digesto, è dedicato al significato delle parole ed

infatti il rammento 195 contempla le diverse accezioni del termine “familia”.

“Chiamiamo familia proprio iure le diverse persone che sono sottoposte per natura o per diritto al potere di

uno solo, come per esempio il pater familias, la mater familias, il fiulius familias,la filia familias e coloro

E’ chiamato

che vengono di seguito al posto di questi, come ad esempio i nipoti e le nipoti e di seguito. pater

familias colui che ha il dominum nella casa ed è chiamato correttamente con questo nome anche se non ha

figli .. Chiamiamo communi iure la famiglia di tutti gli agnati: infatti anche se alla morte del pater familias i

singoli (figli) hanno singole famiglie, tuttavia, tutti coloro che furono sottoposti al potere di uno solo saranno

detti correttamente della stessa famiglia (poiché) sono stati generati dallo stesso gruppo e

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher adelemcqueen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Giunti Patrizia.
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