Che materia stai cercando?

Riassunto esame Diritto Regionale, prof. Marino, libro consigliato Lineamenti di Diritto Regionale, Martines, Ruggeri

Riassunto per l'esame di Diritto Regionale e degli Enti Locali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lineamenti di Diritto Regionale, Martines, Ruggeri, Salzar. Analisi dei seguenti argomenti: l'idea regionale alla Costituente, l'attuazione delle Regioni e le principali vicende del nostro regionalismo, la distinzione tra... Vedi di più

Esame di Diritto regionale e degli enti locali docente Prof. I. Marino

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Capitolo Secondo

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE E LA GIUNTA REGIONALE

1. Composizione e formazione della Giunta.

La Giunta è l’organo esecutivo della Regione ed è composto dal Presidente (della Regione) e

dagli assessori (in numero fisso o variabile a secondo della Regione).

Il Presidente, salvo diversa previsione statutaria, è eletto a suffragio universale e diretto. Il

Presidente eletto nomina e revoca il componenti della Giunta.

In caso di elezione diretta del Presidente, la mozione di sfiducia (o fatti relativi alla sua persona

come morte, impedimento permanente, rimozione o dimissioni) determinano la caduta della

Giunta e lo scioglimento del Consiglio.

La legge regionale può stabilire anche una modalità diversa per l’elezione del Presidente della

Giunta, ma non può derogare ai seguenti principi che prevedono che la Giunta è l’organo ese-

cutivo della Regione, il Presidente rappresenta la Regione e dirige la politica della Giunta e ne è

responsabile, promulga leggi, emana regolamenti, dirige le funzioni amministrative delegate

dallo Stato alla Regione conformandosi alle istruzioni del Governo. Sempre ed in ogni caso il

Consiglio può sfiduciare il Presidente.

2. La collegialità della Giunta tra diritto e prassi.

Come detto il Presidente ha facoltà di nomina e revoca degli assessori (rafforzamento della

leadership), dirige la politica della Giunta e ne è responsabile.

Anche se l’operato della Giunta è regolamentato da norme tipiche degli organi collegiali, esso è

strutturato similmente ai ministeri; infatti a ciascun assessore è stato assegnato un determina-

to settore dell’amministrazione regionale (servizi regionali attivi in settori omogenei organizzati

in dipartimento o comparto), per il quale questi propone (ma è come se decidesse) l’operato di

volta in volta più opportuno.

Infatti, nelle Regioni speciali l’assessore è sia membro della Giunta che titolare di un ufficio

monocratico (pertanto abilitato a prendere provvedimenti aventi efficacia esterna), mentre nel-

le Regioni ordinarie gli assessori sono solo membri del Giunta che preparano od eseguono le

deliberazioni del collegio. Assumono rilevanza esterna solo quando delegati dal Presidente.

Però l’eccessivo uso delle deleghe ha snaturato la natura collegiale della Giunta.

Stante questa situazione, risulta di grande importanza il fatto che il Presidente mantenga

l’unità di indirizzo politico ed amministrativo in seno alla Giunta.

[… vedi ultima parte sottolineata nel libro a pag. 65]

3. (Segue): organizzazione e funzionamento della Giunta.

Le regole di funzionamento della Giunta si rinvengono nello statuto (per le regioni ordinarie).

A volte la Giunta può autoregolamentarsi.

Il Presidente convoca seduta e ne fissa l’ordine del giorno.

Normalmente la seduta è valida se intervengono la maggioranza degli aventi diritto, e si deli-

bera a maggioranza dei presenti.

La seduta si svolge di norma in segreto, talvolta è ammessa la partecipazione di estranei con

compiti di consulenza.

Vige il principio della solidarietà nella responsabilità politica di fronte al Consiglio (a volte però

è possibile separare la responsabilità del singolo membro da quella dell’intera Giunta).

Vi è ampia varietà di disciplina nei vari statuti in quanto alcuni si ispirano ad un modello “politi-

co-governativo” (solidarietà) altri ad un modello “amministrativo” (indipendenza). In ogni caso

gli assessori non possono dissociarsi dall’operato della Giunta se non rassegnando le proprie

dimissioni.

Gli assessori sono più disponibili che nel passato ad attuare la politica della Giunta poiché sono

sottoposti al rischio di revoca, anche se questo strumento non può essere utilizzato eccessiva-

mente di frequente. Pag. 11

4. Verifiche della sussistenza del rapporto di fiducia tra Consiglio e Presidente e/o Giunta e re-

sponsabilità di quest’ultimi.

L’attuazione dell’indirizzo politico-amministrativo è sottoposto al sindacato politico del Consi-

glio.

Il Presidente può essere sfiduciato da una mozione sottoscritta da almeno 1/5 dei membri del

Consiglio, votata dopo almeno 3 gg. dalla presentazione ed approvata, con lo scrutinio palese,

a maggioranza assoluta dei componenti.

È stata prevista detta procedura “aggravata” in quanto le conseguenze sono predeterminate:

dimissioni del Presidente e decadenza della Giunta.

Per la Giunta invece è prevista la mozione di sfiducia (avente causa di natura politica e conse-

guente crisi con obbligo di dimissioni) o di revoca (avente causa di natura giuridicamente illeci-

ta o scorretta e conseguente crisi con cessazione d’ufficio) che può essere individuale o collet-

tiva.

La sfiducia insieme alla revoca è prevista nelle Regioni a statuto speciale ove è prevista una

mozione da approvarsi con quorum speciale con appello nominale dei consiglieri e conseguente

cessazione dalla carica del Presidente e degli assessori.

La Giunta può verificare se gode della fiducia tramite l’istituto della questione di sfiducia (non

espressamente prevista negli statuti salvo per il Molise)…

5. Le attribuzioni della Giunta.

La Giunta partecipa all’attività di indirizzo politico della Regione in quanto organo legato da un

rapporto di fiducia diretto o tramite il Presidente con il Consiglio.

Tra le attribuzioni della Giunta ritroviamo quello della:

iniziativa politica tramite la presentazione dei disegni di legge e l’emanazione dei regola-

- menti, senza che sia possibile l’adozione di atti tipo i decreti legge o legislativi;

predisposizione del bilancio preventivo e del conto consuntivo della Regione;

- deliberazione dei ricorsi nei giudizi di legittimità o conflitto di attribuzioni per lesione della

- sfera costituzionale delle Regioni;

predisposizione di piani di sviluppo regionali (generali/settoriali) o adozione dei provvedi-

- menti di attuazione;

esecuzione delle leggi e delle deliberazioni del Consiglio;

- gestione del patrimonio della Regione, amministrazione dei servizi regionali e controllo sui

- servizi affidati ad aziende speciali o enti regionali (In caso d’urgenza la Giunta può delibera-

re provvedimenti di competenza del Consiglio che questi successivamente dovrà ratificare

al più presto.);

esercizio (collegialmente o singolo assessore) delle funzioni trasferite dallo Stato alle Re-

- gioni nelle materie e nei limiti delle competenze regionali.

L’attività politica interna alla Giunta è disciplinata degli statuti, regolamenti e prassi in funzione

del modello di forma di governo adottato (es. Il Presidente compone le controversie politiche, i

conflitti di competenza e decide in merito alla posizione della questione di fiducia).

6. Le attribuzioni del Presidente.

Le attribuzioni del Presidente scaturiscono dalla doppia veste di Presidente della Giunta e Pre-

sidente della Regione.

Come Presidente della Regione

Rappresentanza della Regione (della quale si fa interprete delle esigenze proprie);

- Promulga leggi, emana regolamenti ed indice referendum previsti dallo statuto o dalla leg-

- ge regionale;

Esercizio della rappresentanza giuridica della Regione (es. resistenza nei giudizi innanzi alla

- Corte Costituzionale) e dei suoi diritti patrimoniali;

Promozione dei ricorsi innanzi alla Corte, previa deliberazione della Giunta, contro leggi na-

- zionali o di altre Regioni lesive della competenza della Regione (es. conflitti di attribuzione);

Intervento (solo per le Regioni speciali) alle sedute del Consiglio dei Ministri per questioni

- riguardanti la Regione. In particolare il Presidente della Regione Sicilia ha diritto di voto e

carica di Ministro in seno al Consiglio dei Ministri (Art. 21, II c., st. SICILIA). Su queste

questioni è ancora aperto dibattito, anche in sede giudiziale costituzionale, su quali siano le

circostanze che impongano la presenza dei Presidenti alle sedute del Consiglio dei Ministri;

Pag. 12

Come Presidente della Regione speciale

Indice le elezioni del Consiglio e ne fissa la prima seduta;

- In Sicilia il Presidente rappresenta, nella Regione, il Governo nazionale;

- I ricorsi amministrativi (contro atti amm.vi regionali) sono decisi dal Presidente sentite le

- sezioni regionali del Consiglio di Stato;

L’ordine pubblico è mantenuto dal Presidente per mezzo della Polizia di Stato (direttamente

- dipendente dal Governo regionale), se necessario il Presidente può richiedere l’intervento

delle Forze Armate;

In V.d’A. il Presidente, su delega del Governo nazionale, mantiene l’ordine pubblico per

- mezzo della Polizia di Stato e locale;

In Sardegna il Governo nazionale può delegare alla Regione le funzioni di mantenimento

- dell’ordine pubblico;

Sempre in Sardegna il Presidente, quale delegato italiano, può esprimere la posizione UE o

- nazionale in accordi internazionali che riguardino “interessi rilevanti per l’economia della

Sardegna”.

Come Presidente della Giunta (Capo del governo regionale)

Esecuzione dei deliberati giuntali;

- Esercizio delle funzioni attribuite da leggi (regionali o statali) al Presidente;

- Esercizio delle funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione secondo gli indirizzi

- del Governo nazionale.

Un regime particolare è previsto in relazione alla responsabilità politica dei singoli assessori e

del Presidente, per l’esercizio delle funzioni proprie, nei confronti del Consiglio regionale e del

Governo nazionale. [vedi pag. 77]

7. La forma di governo regionale. Pag. 13

Parte Terza

I RACCORDI TRA LO STATO E LE REGIONI

Sezione Prima

LA PARTECIPAZIONE DELLE REGIONI AD ATTIVITÀ DELLO STATO

1. Il regionalismo «bifronte», garantista e cooperativo, e le più rilevanti e gravi torsioni del

modello costituzionale registratesi nell’esperienza.

Il regionalismo garantista, nato prima di quello cooperativo, consiste nel salvaguardare la sfera

delle competenze regionali rendendola impermeabile agli atti dello Stato (es. una legge statale

non potrebbe abrogare una legge regionale), pur nel rispetto della legge dello Stato quale ga-

ranzia dell’unità-indivisibilità della Repubblica.

Il regionalismo cooperativo consiste nella «leale cooperazione» (ascendente o discendente) tra

Stato e Regione per integrare le competenze reciproche e concorrere all’esercizio delle rispetti-

ve funzioni.

La Cooperazione ascendente (da parte della Regione verso lo Stato) è regolamentata, in ma-

niera frammentaria e discontinua, dalla Costituzione, dalla legge e da altri atti.

La cooperazione si è svolta principalmente a livello esecutivo (Governo nazionale e Giunte re-

gionali) piuttosto che a livello «parlamentare» (Camere e Consigli regionali) comportando il

rafforzamento degli organi esecutivi più di quanto consentito dalle indicazioni costituzionali o

statutarie (anche se sommarie).

Pertanto la Costituzione ha subito una doppia torsione, la prima per la riduzione e a volte eli-

minazione di elementi del regionalismo garantista, la seconda per la deviazione del regionali-

smo cooperativo ad un equilibrio lontano da quello originariamente previsto dal Costituente.

In effetti ciò che è stato attuato è stato piuttosto un regionalismo organicista ove le Regioni

sono i terminali per la realizzazione di scopi ed interessi già prestabiliti a livello nazionale, in-

fatti negli anni 70 sono nati diversi organismi in seno allo Stato composti da rappresentati delle

Regioni ma con risultati disorganizzati e deludenti.

Un tentativo coordinamento e armonizzazione è venuto dalla Corte Costituzionale che ha riba-

dito il concetto di leale cooperazione anche se nell’ottica del perseguimento degli obiettivi pre-

fissati dagli organi statali.

Il concetto di leale cooperazione alle interpretazioni più flessibili …

… pareri vincolanti …

Altra forma di cooperazione sono gli accordi di programma ove gli enti locali cooperano con il

Governo nazionale per la realizzazione di opere, interventi o programmi di intervento.

I deludenti risultati del regionalismo cooperativo è da imputarsi principalmente al sistema poli-

tico, che non ha dato spazio a sufficienza sia all’effettiva diversificazione regionale che alla

concreta partecipazione degli enti locali alle politiche quadro nazionali, ma è anche da imputar-

si alla debolezza espressiva della Costituzione. Pag. 14

2. La partecipazione regionale ad attività parlamentari e le sue forme secondo l’originario mo-

dello costituzionale.

Le Regioni partecipano alla elezione del Presidente della Repubblica nominando tre delegati (la

V. d’A. ne ha solo uno) scelti dai rispettivi Consigli che rappresentino adeguatamente anche le

minoranze. Purtroppo però la presenza assorbente dei partiti politici nei Consigli non ha fatto

altro che accrescere solo il numero dei rappresentati delle stesse forze politiche presenti nelle

Camere e non la varietà degli schieramenti.

Altre forme di partecipazione sono:

- Diritto di iniziativa legislativa esercitabile dal singolo Consigliere;

- Richiesta di referendum abrogativo o costituzionale esercitabile da almeno cinque consiglieri;

- Pareri circa la fusione o creazione di Regioni esercitabile dai Consigli Regionali interessati;

- Pareri circa il passaggio di Comuni e Province da una Regione all’altra, esercitabile dai Consi-

gli Regionali interessati;

- Pareri circa il mutamento di circoscrizioni provinciali o l’istituzione di nuove province, eserci-

tabile nel silenzio della norma dal Consiglio Regionale interessato o da chi demandato dallo

statuto;

Per l’iniziativa legislativa alcuni ritengono che i Consigli debbano scegliere quale ramo del Par-

lamento presentare la proposta, altri invece ritengono che la proposta debba essere presentata

al Governo (Presidente del Consiglio) il quale sceglierà a quale ramo del Parlamento inoltrare la

proposta. La seconda ipotesi è suffragata dal principio che il Governo costituisce organo di rac-

cordo tra Stato e Regione.

L’iniziativa può riguardare leggi ordinarie o costituzionali, in particolare le Regioni speciali pos-

sono proporre modifiche al proprio statuto, ovvero sono consultate se la modifica dello statuto

avviene su iniziativa del Governo.

Si dibatte anche sul fatto che l’iniziativa legislativa sia limitata a questioni di diretto e sicuro in-

teresse regionale, anche se la verifica della sussistenza dell’interesse è di dubbio accertamen-

to.

Nella pratica è avvenuto che lo Stato ha tanto ampiamente consentito alle Regioni di presenta-

re progetti legislativi quanto pochi o nessuno di questi progetti è stato tradotto in legge.

Migliore è la situazione per il caso dell’iniziativa referendaria ove l’ammissibilità della domanda

è accertata dalla Corte Costituzionale e non dal Parlamento, però qui è necessario il concorso

di almeno cinque Consigli regionali che abbiano deliberato lo stesso testo (altrimenti si tratta di

iniziative differenti) a maggioranza assoluta. Pag. 15

3. La partecipazione regionale «a livello esecutivo»: la «Conferenza Stato-Regioni».

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome costi-

tuisce la sede in cui, al massimo grado, si realizza l’incontro tra Governo e Regioni, e fu istitui-

ta con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1983.

La Conferenza Stato-Regioni è composta dal Presidente del Consiglio (Presidente), Presidenti

delle Regioni e delle Province autonome (membri). È convocata almeno ogni sei mesi e posso-

no essere invitati i Ministri interessati all’o.d.g. oltre a rappresentanti di amministrazioni statali

o enti pubblici.

La Conferenza ha funzioni consultive su:

a) linee generali dell’attività normativa di interesse diretto regionale, determinazione degli

obiettivi di programmazione economica nazionale e della politica finanziaria e di bilancio;

b) criteri generali relativi all’esercizio delle funzioni statali di indirizzo e coordinamento dei

rapporti tra Stato, Regioni, Province autonome e gli enti infraregionali, nonché indirizzi ge-

nerali relativi all’elaborazione ed attuazione degli atti comunitari riguardanti le competenze

regionali;

c) ogni altro argomento che il Presidente del Consiglio ritenga opportuno sentire la Conferen-

za.

Non si tratta di un organo Statale ma «un’istituzione operante nell’ambito della comunità na-

zionale come strumento per l’attuazione della cooperazione fra lo Stato e le Regioni (e le Pro-

vince autonome)».

Nonostante si i deliberata della Conferenza abbiano solo valore di parere, essi hanno un note-

vole significato politico.

Gli effetti prodotti sono stati:

a) D.Lgs. 418/1989 – Trasferimento in capo alla Conferenza le attribuzioni generali degli or-

ganismi a composizione mista;

b) D.Lgs. 281/1997 – Unificazione della Conferenza Stato-Regioni con la conferenza Stato-

Città ed autonomie locali;

c) L. Bassanini (n. 59/1997) – Parere obbligatorio della Conferenza sui decreti di attuazione

della devoluzione delle funzioni statali alle regioni;

d) L. 362/1988 – Consultazione della Conferenza per la redazione del documento di program-

mazione economico-finanziario e del progetto di legge di bilancio annuale e pluriennale.

4. Le proposte volte ad incardinare stabilmente le Regioni nell’organizzazione dello Stato-

persona ed i rischi, assai gravi, che possono ad esse accompagnarsi per il mantenimento

dell’equilibrio tra diritto costituzionale e diritto politico (in ispecie, la modifica del Senato in

«Camera delle Regioni» e la modifica della composizione della Corte costituzionale).

Come visto la partecipazione regionale alle attività statali è piuttosto limitata.

Ad esempio infatti l’elezione del Senato a base regionale ha avuto come unico effetto quello del

riparto territoriale dei seggi e non quello della rappresentanza regionale nel Parlamento.

Si discute se rendere il Senato la “Camera delle Regioni” o la “Camere delle Autonomie”, si

protende per la prima ipotesi ma con spazi per le autonomie locali all’interno delle regioni (es.

Consiglio regionale quale organo bicamerale comprendente il “Consiglio delle Autonomie”).

La legge di riforma del Titolo V della Costituzione parrebbe orientata a consentire una parteci-

pazione allargata a tutte le Autonomie Locali nella Commissione parlamentare per le questioni

regionali ma nei termini dei regolamenti delle Camere. Pag. 16

Sezione Seconda

I POTERI DELLO STATO NEI CONFRONTI DELLE REGIONI

ED IL PRINCIPIO DI UNITARIETÀ DELLA REPUBBLICA

1. La ratio dei poteri statali nei confronti delle Regioni.

I poteri statali nei confronti delle regioni assumo tre forme:

a) Poteri (latamente) di indirizzo - Indirizzamento ed incanalamento dell’attività regionale sia

in negativo (cornice oltre la quale l’attività non può spingersi) che in positivo (sollecitando

l’attività regionale al perseguimento di dati obiettivi);

b) Poteri sostitutivi o sussidiari - Sopperimento all’inerzia degli organi regionali nell’esercizio

delle loro funzioni ovvero sostituzione all’organo regionale tutte le volte in cui la cura di un

interesse pubblico può essere meglio realizzata dallo Stato piuttosto che dalla Regione;

c) Poteri (latatamente) di controllo - Sanzionamento o sollecitazione l’applicazione di sanzioni

a carico di atti o attività commissive o omissive delle Regioni che abbiano superato i limiti e

che possano pregiudicare l’unità.

2. I poteri d’indirizzo.

I poteri di indirizzo si estrinsecano sia in forma legislativa che amministrativa.

Le leggi di indirizzo sono tutte quelle leggi idonee a vincolare l’autonomia regionale orientan-

done le relative manifestazioni normative (es. potestà esclusiva: sulle norme fondamentali del-

le riforme economiche e economico-sociali; potestà ripartita: leggi-quadro o leggi-cornice –

principi fondamentali).

Le leggi regionali devono comunque osservare anche le leggi statali, sebbene non siano di indi-

rizzo, ma adottate nel rispetto degli impegni internazionali o idonee ad esprimere “principi ge-

nerali dell’ordinamento giuridico”.

Le leggi-quadro in ambito della potestà ripartita non sono solo ricognitive dei principi della le-

gislazione statale, ma possono essere propositive o innovative fissando le direttive alle quali le

leggi regionali si devono attenere (es. legge di bilancio: gli obiettivi di bilancio regionali sono

determinati in armonia con quelli statali).

Altre leggi di indirizzo sono le leggi di coordinamento” Stato-Regione nelle materie di immigra-

zione, ordine pubblico, sicurezza e tutela dei beni colturali.

Anche il Governo dispone di poteri di indirizzo (atti di indirizzo) mediante deliberazioni del Con-

siglio dei ministri di atti di indirizzo e coordinamento dell’attività amministrativa delle Regioni.

La produzione di questi atti presuppone l’intesa delle Regioni in sede di Conferenza Stato-

Regioni salvo l’urgenza o l’impossibilità di raggiungere un accordo entro un predeterminato

lasso di tempo. Pag. 17

3. I poteri sostitutivi o sussidiari.

L’esercizio dei poteri sostitutivi o sussidiari ha confini pressoché indeterminabili in astratto.

I poteri sostitutivi possono riguardare il settore normativo o amministrativo.

Sostituzione normativa – La Costituzione (Art. 117) prevede la sostituzione solo per gli adem-

pimenti della Regione degli impegni internazionali e comunitari, anche se spesso è avvenuto

che lo Stato si sostituisse alla Regione, in sede di produzione di leggi-quadro o di leggi di limi-

tazione dell’autonomia regionale, emanando disposizioni di dettaglio.

Sostituzione amministrativa – La Costituzione (Art. 120) prevede che il Governo possa sosti-

tuirsi agli organi regionali unicamente per:

Mancato adempimento degli obblighi internazionali o comunitari;

- Pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica;

- Tutela dell’unità giuridica o economica;

- Tutela dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali.

-

Mediante legge sono definite le procedure di attivazione dei poteri sostitutivi.

Si dibatte se l’intervento sostitutivo del Governo sia solo amministrativo o anche legislativo, si

protende per il primo sia perché il sostituto è il Governo (e non le Camere) e poi perché la so-

stituzione legislativa è prevista solo per il rispetto degli impegni internazionali o comunitari.

Nella pratica però lo Stato si è sostituito alle Regioni in maniera quasi sistematica sul piano

della normazione, limitando notevolmente le aspirazioni autonomistiche delle Regioni.

La L. 59/1997 consente allo Stato, entro 90 giorni, sentite le Regioni, di sostituirsi ad esse,

qualora queste entro sei mesi dall’adozione dei decreti delegati di trasferimento/conferimento

delle funzioni non abbiano individuato le funzioni da trasmettere agli enti territoriali minori.

La giurisprudenza costituzionale ha stabilito il principio che la sostituzione deve rispettare sia

condizioni sostanziali che procedimentali, e ancora che se la Regione provvede, anche se tardi-

vamente, l’atto sostitutivo cessa di efficacia in quanto la sostituzione ha natura provvisoria.

È possibile anche la sostituzione “alla rovescia” o “dal basso” nel caso di inerzia dello Stato nel

conferimento di beni e risorse finanziarie alle Regioni. Infatti la Conferenza Stato-Regioni può

predisporre uno schema di provvedimento da inviare al Presidente del Consiglio, il quale, de-

corso il termine di intervento del ministro, nomina un Commissario ad acta.

Il principio di sussidiarietà vorrebbe che l’esercizio dei poteri pubblici avvenisse quanto più

possibile vicino al cittadino e solo eccezionalmente ad un livello più alto.

4. I poteri di controllo.

I poteri di controllo sono affidati ad organi sia centrali che periferici ed hanno ad oggetto leggi

ed atti amministrativi regionali.

La Corte costituzionale effettua controlli sia in sede di legittimità costituzionale (successiva e

non preventiva senza controllo di merito) che in sede di conflitto di attribuzioni.

Il I Co. dell’art. 125 Cost. prevedeva un controllo di legittimità sugli atti amministrativi eserci-

tato dall’organo statale “Commissione di controllo”. Altre norme hanno nel tempo ampliato i

controlli della Commissione. In tempi recenti la legge Bassanini ha abolito il controllo d merito

sugli atti amministrative e successivamente è stato abrogato il I Co. dell’art. 125 Cost. ed

adesso si dibatte se il controllo sia stato semplicemente decostituzionalizzato e quindi rimesso

alla determinazione del legislatore o se sia stato definitivamente cancellato.

I controlli statali posso riguardare sia gli atti che gli organi regionali (es. scioglimento anticipa-

to del Consiglio regionale). Pag. 18

Parte Quarta

LE FUNZIONI DELLA REGIONE

A) LE FUNZIONI NORMATIVE

Capitolo Primo

LA POTESTÀ STATUTARIA

1. Gli statuti come fonti espressive per antonomasia dell’autonomia e le differenze al riguardo

esistenti tra Regioni di diritto comune Regioni a regime differenziato.

La potestà statutaria (potere di emanare il proprio statuto) spetta solo alle Regioni ordinarie

(più V.d’A. e Sardegna), mentre gli statuti delle Regioni speciali sono adottati con legge costi-

tuzionale. Con L. cost. n. 2/2001 anche le Regioni speciali con leggi statutarie (approvate con

procedimento aggravato) possono modificare la propria organizzazione (es. forma di governo).

[… vedi pag. 120 del libro …]

Le leggi statutarie delle Regioni ordinarie devono essere solo in armonia con la Costituzione,

mentre quelle delle Regioni speciali devono inoltre rispettare i «principi dell’ordinamento della

Repubblica».

Tutto ciò comporta uno squilibrio di norme più favorevoli alle Regioni ordinarie rispetto a quelle

speciali, contrariamente a quanto inizialmente voluto dal legislatore costituzionale.

2. La natura giuridica dello statuto.

Si dibatte sulla natura giuridica dello statuto (delle Regioni ordinarie) stante che questo veniva

approvato per legge (attività di controllo) senza modificare il testo originario deliberato dal

Consiglio regionale (l’esito negativo del controllo ha come effetto il rinvio al Consiglio per una

nuova deliberazione entro 120 gg). Alcuni sostengono si tratti di un atto complesso derivante

dall’incontro delle volontà regionale (deliberazione) e delle Camere (approvazione).

Questa ipotesi fotografa ciò che è avvenuto nel 1971 quando vennero approvati i primi statuti

ove l’organo camerale di controllo “suggeriva” taluni emendamenti allo statuto al fine di non

ritardare eccessivamente l’approvazione dello statuto stesso.

Adesso con l’abolizione di questo passaggio parlamentare (ad opera della L. Cost. n. 1/1999) lo

statuto è a tutti gli effetti «legge regionale» (sui generis).

3. Il procedimento di formazione delle «leggi statutarie» ed il controllo sopra di esse.

La procedura di formazione delle leggi statutarie può considerarsi «paracostituzionale» in

quanto molto simile alla procedura di approvazione delle leggi costituzionali: doppia delibera

consiliare a distanza di non meno di due mesi a maggioranza assoluta dei componenti. È am-

messa la pronunzia referendaria (qualunque sia stata la maggioranza di approvazione dello

statuto) se entro tre mesi dalla pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori

o un quinto del Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se

non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

Nelle Regioni speciali è sufficiente una sola delibera consiliare con la maggioranza assoluta. In

caso di maggioranza qualificata (due terzi) il referendum può aver luogo ma con un quorum di

richiedenti più elevato.

Il Governo può ricorrere alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla pubblicazione.

Poiché la pubblicazione della legge statutaria avviene due volte (finalità di notizia: per dar mo-

do agli aventi diritto di richiedere il referendum – finalità di efficacia: affinché lo statuto produ-

ca i sui effetti) il termine per il Governo inizia dal primo dei due [… vedi libro pag. 124 e 125

…]. Pag. 19

4. I contenuti degli statuti.

Oggetto della disciplina statutaria è la forma di governo e i principi fondamentali di organizza-

zione e funzionamento (prima del 1999 era l’organizzazione interna della Regione), nonché ini-

ziativa e pubblicazione di leggi e regolamenti oltre a referendum su leggi e provvedimenti am-

ministrativi.

Ugualmente oggi come ante 1999 è pacifico che la Regione potesse disciplinare la propria for-

ma di governo e propria forma di Regione (insieme delle relazioni tra gli elementi costitutivi

dell’ente nonché tra la Regione e gli enti infra/ultra regionali).

Anzi il nuovo art. 123 Cost. parrebbe più limitato in quanto lo statuto dovrebbe contenere solo

i principi e non anche le regole che a questo punto sarebbero di competenza delle leggi (sepa-

razione delle competenze tra statuto e leggi). In ogni caso non si ritengono criticabili quegli

statuti che oltre ai principi si spingano nel dettaglio prevedendo anche le regole.

In relazione alla possibilità che gli statuti abbiano la possibilità di scegliere la propria forma di

governo è da notare che la Costituzione è meno rigida che in passato (es. il Presidente è eletto

a suffragio universale e diretto salvo diversa disposizione statutaria) ma imponendo determi-

nate conseguenze in base alle scelte effettuate.

La disciplina elettorale, parte fondamentale della forma di governo, è parzialmente sottratta al-

la determinazione statutaria ed affidata al tandem leggi statali e regionali (potestà ripartita).

Per coerenza tra forma di governo e forma di Regione, lo statuto dovrebbe contenere la disci-

plina anche della forma di Regione.

Oltre ai contenuti necessari gli statuti possono a pieno diritto dotarsi dei contenuti ulteriori o

eventuali (es. regole sui rapporti tra apparato e comunità regionale, rapporti con gli enti infra-

regionali, nonché la programmazione, ecc.), anche se il legislatore statutario si è fatto prende-

re troppo la mano prevedendo una moltitudine di norme programmatiche interferendo con le

leggi-quadro statali. La dottrina le ha ritenute illegittime nonostante la generalità e vaghezza di

queste previsioni statutarie programmatiche.

[… vedi libro pag. 131 e 132 …]

5. La irrisolta questione concernente la struttura nomologica degli enunciati statutari e la loro

armonia con la Costituzione».

[… vedi libro pag. 133 …] Pag. 20


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

23

PESO

184.54 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Regionale e degli Enti Locali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lineamenti di Diritto Regionale, Martines, Ruggeri, Salzar. Analisi dei seguenti argomenti: l'idea regionale alla Costituente, l'attuazione delle Regioni e le principali vicende del nostro regionalismo, la distinzione tra Regione e Stato-membro di Stato federale, le Regioni a statuto speciale e le Regioni a statuto ordinario, l'organizzazione della Regione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto regionale e degli enti locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Marino Ignazio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in economia

Riassunto esame Diritto Regionale, prof. Chiara, libro consigliato Lineamenti di Diritto regionale, Martines
Appunto
Istituzioni di Diritto privato, Roppo - Riassunto esame, prof. Turco
Appunto
Riassunti Politica comunitaria e sviluppo rurale
Appunto
Diritto commerciale - i consorzi e le altre forme di integrazioni
Appunto