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Riassunto esame Diritto Regionale, prof. Marino, libro consigliato Lineamenti di Diritto Regionale, Martines, Ruggeri Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto Regionale e degli Enti Locali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lineamenti di Diritto Regionale, Martines, Ruggeri, Salzar. Analisi dei seguenti argomenti: l'idea regionale alla Costituente, l'attuazione delle Regioni e le principali vicende del nostro regionalismo, la distinzione tra... Vedi di più

Esame di Diritto regionale e degli enti locali docente Prof. I. Marino

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Università di Catania

Facoltà di Economia e Commercio

Diritto Regionale

e degli Enti Locali Pag. 1

Università di Catania

Facoltà di Economia e Commercio

Diritto Regionale

e degli Enti Locali

Parte Prima

LA FORMAZIONE E LA NATURA GIURIDICA DELLE REGIONI

1. L'idea regionale alla Costituente ed i suoi più immediati precedenti.

Le Regioni sono una "invenzione" dell'Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946, anche se

in fondo si trattava di una scelta obbligata. Infatti l'idea delle regioni era già presente al tempo

dell'Unificazione del Regno quali circoscrizioni di decentramento burocratico.

Il principale precursore delle regioni fu Luigi Sturzo che le pose al centro del programma politi-

co del partito popolare da lui fondato nel 1919.

Nel periodo fascista i tempi non furono propizi per lo sviluppo dell'idea regionale, per cui si tor-

nò a parlare di regione con il R.D.L. 18/03/1944 n. 91 (Istituzione dell'Alto Commissario per la

Sicilia) e il R.D.L. 28/12/1944 n. 416 (Istituzione Consulta Regionale) per contrastare il tenta-

tivo di autonomia della Sicilia (banditismo).

Nello stesso periodo venivano adottai provvedimenti simili in Sardegna.

Con il R.D.L. 15/05/1946 n. 455 venne approvato lo statuto autonomo della Sicilia, elaborato

dalla consulta regionale, quasi integralmente approvato dal Governo e fatto proprio dall'As-

semblea Costituente anche se non in armonia con la Costituzione.

Tale armonia è stata recuperata in parte quando con L. Cost. 2/2001 è stato modificato lo sta-

tuto siciliano per consentire l'elezione diretta del Presidente della regione (come già era possi-

bile dal 1999 nelle altre regioni).

La Costituzione approvò altri statuti speciali (Sardegna, Valle d'Aosta, T.A.A. ed infine F.V.G.)

confermando così la specialità di quello Siciliano.

Risulta evidente che il fenomeno regioni venne recepito piuttosto che introdotto dalla Costi-

tuente, quindi nella "Commissione dei dieci" prese corpo l'idea di dare vita alle Regioni, quali

enti intermedi tra Stato e Comuni, con non pochi travagli in seno alla Costituente.

Nella lotta tra destra e sinistra su come procedere la destra rinunciò alla piena potestà (ad

esclusione delle regioni a statuto speciale), e la sinistra concesse una potestà maggiore di

quella integrativo-attuativa dando vita alla "potestà ripartita o concorrente"

2. L'attuazione delle Regioni e le principali vicende del nostro regionalismo.

La Cost. prevedeva, dall'entrata in vigore, l'elezione dei Consigli regionali entro un anno e l'a-

deguamento delle leggi dello Stato (alle esigenze di autonomia e potestà delle Regioni) entro

tre anni.

Ovviamente le tappe non furono rispettate, però venne approvata la legge "Scelba" n. 62/1953

sugli organi regionali.

Con L. Cost. 3/1963 venne istituito il MOLISE separato dagli ABRUZZI e con L. 108/1968 ven-

ne promulgata la legge elettorale con la quale vennero eletti nel giugno 1970 i primi Consigli

Regionali.

Le Regioni entusiaste della loro nascita si dotarono di statuto nel maggio del 1971 (Abruzzo e

Calabria due mesi dopo), ma nonostante la legge delega 281/1970 prevedeva il trasferimento

di talune competenze alle Regioni, i decreti delegati operarono numerosi ed accurati ritagli di

settore con la motivazione di interesse nazionale.

Ciò causò l'impugnazione dei D.Lgs. presso la Corte Costituzionale, la quale però non diede lo-

ro ragione.

Vi fu una seconda ondata di trasferimenti di funzioni alle Regioni (D.Lgs. 616/1977), ove ven-

nero trasferiti per settori organici di materie, pur in presenza di altri provvedimenti coevi o

Pag. 2

successivi tendenti a riportare indietro le funzioni precedentemente trasferite alle Regioni.

Altri tentativi sfortunati sono stati "la Bicamerale" di D'Alema e la legge "Bassanini I".

Data la vastità e la complessità della riforma, il legislatore ha ritenuto opportuno procedere

gradualmente (in favore delle regioni).

Infatti con la L. Cost. 1/1999 si è intervenuti sugli statuti, sulla potestà regolamentare e sulla

modalità di elezione del Presidente della Giunta, mentre con la L. Cost. 2/2001 ha esteso i pre-

detti interventi alle regioni a regime differenziato, infine è stata emanata la L. Cost. 3/2001.

3. I Profili dell'autonomia regionale.

Si deve parlare di autonomia o autonomie?

Soggettivamente ogni ente autonomo è diverso dagli altri, oggettivamente si ritiene che le sin-

gole autonomie costituiscano i diversi profili di un'unica autonomia.

Si distingue l'autonomia normativa (potestà di autoregolamentazione), l'autonomia organizza-

toria (talune figure godono di un trattamento differenziato rispetto ad altre figure di tipo omo-

geneo), l'autonomia politica (capacità di darsi un indirizzo politico parzialmente diverso rispetto

a quello sovrano) e l'autonomia finanziaria (autosufficienza di mezzi finanziari necessari).

Per completezza si distingue dall'autonomia l'autarchia che è la capacità di adottare provvedi-

menti di pari efficacia dei corrispondenti provvedimenti statali.

Di particolare importanza è l'autonomia politica, anche se non potrà ai essere piena.

4. Gli elementi costitutivi della Regione: a) la comunità regionale.

La comunità regionale si caratterizza dal vincolo esistente tra il territorio della Regione e le

persone che vi risiedono, a prescindere dallo status di cittadino (della regione o dello stato).

Con la riforma del Titolo V della Costituzione, alle regioni è stata attribuita potestà legislativa di

tipo negativo-residuale rispetto a quelle espressamente riservate esclusivamente allo Stato e a

quelle ripartite tra Stato e Regione.

5. (Segue): b) il territorio.

La Regione, come Stato, Comune, Province e Città Metropolitane è un ente territoriale, inteso

però come centro di riferimento degli interessi generali del territorio, anziché come ambito

spaziale ove esercita le proprie competenze.

Spesso accade che territori omogenei risultino divisi tra più regioni come una Regione include

territori disomogenei tra loro, motivi storici sono alla base di ciò.

6. (Segue): c) l'apparato autoritario.

La Regione, come altri enti territoriali, dispone di un proprio apparato di organi (Art. 114: I

Comuni, Le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti,

poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione).

La Regione dispone di un apparato autoritario composto da organi previsti dalla Costituzione, i

quali sono il Consiglio (potere legislativo), la Giunta (potere esecutivo) e il suo Presidente (che

è anche Presidente della Regione).

La Regione può creare altri organi a questi subordinati.

La Regione non dispone del potere giudiziario se non per l'organizzazione del giudice di pace.

7. La problematica distinzione tra Regione e Stato-membro di Stato federale. Pag. 3

8. Regioni a statuto speciale, Regioni a statuto ordinario e Regioni ... «specializzabili».

Alcune Regioni sono rette da una disciplina speciale (statuto speciale che può derogare allo ius

comune) mentre altre no.

Si assiste all'appiattimento delle differenze statutarie tra le regioni, infatti la riforma del Titolo

V della Costituzione si è preoccupata per lo più di attribuire alle Regioni ordinarie maggiori au-

tonomie proprie delle Regioni speciali, oltre a stabilire l'applicazione del regime comune anche

alle Regioni speciali "per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a

quelle già attribuite".

Le prerogative delle Regioni speciali erano: la potestà legislativa (piena o esclusiva rispetto a

quelle ordinarie che era ripartita o concorrente) in ambito integrativo-attuativo piuttosto che

semplicemente attuativo.

Adesso la potestà piena è estesa a tutte le regioni da esercitare sulla base del principio negati-

vo-residuale rispetto alle materie riservate espressamente allo stato.

... la silenziosa scomparsa della potestà integrativo attuativa ... [vedi libro pag. 20] Pag. 4

Parte Seconda

L'ORGANIZZAZIONE DELLA REGIONE

Considerazioni introduttive

Gli organi delle Regioni sono: il Consiglio regionale, la Giunta e il Suo Presidente (oltre al Con-

siglio delle autonomie locali.)

Hanno rilevanza esterna e sono indefettibili, mentre il Consiglio delle AA LL non possiede questi

requisiti.

Le Regioni non possono modificare numero ed attribuzioni degli organi costituzionali (aventi

cioè rilevanza esterna), mentre è consentito per quegli organi aventi rilevanza solo interna.

Al governo dell'ente Regione partecipa il Corpo elettorale composto dai cittadini iscritti nelle li-

ste elettorali dei comuni facenti parte della Regione.

Il Corpo elettorale può votare il Consiglio regionale, proporre leggi e provvedimenti ammini-

strativi al Consiglio regionale, esprimersi con referendum sullo statuto, sulle leggi e i provve-

dimenti amministrativi. Capitolo Primo

IL CONSIGLIO REGIONALE

1. La natura giuridica

Il Consiglio Regionale è il massimo organo deliberativo-rappresentativo dell'ente-ordinamento

giuridico Regione, la cui volontà si manifesta a mezzo atti normativi ed amministrativi.

Le regioni a regime differenziato inizialmente avevano modellato i rapporti tra gli organi sul

calco della forma di governo parlamentare, mentre le regioni ordinarie in origine hanno dovuto

adottare la forma di governo regionale (parlamentare a tendenza assembleare) previsto dal Ti-

tolo V della Costituzione.

Attualmente il nuovo assetto regionale prevede l'elezione diretta del Presidente della Regione,

ma consente, entro certi limiti, di sperimentare altre modelli di forma di governo.

Poiché, in ambito locale, la Regione ha finalità generali, il Consiglio Regionale eletto assume

una rappresentanza politica nei confronti dell'elettorato, per questo motivo si ritiene che i Con-

siglieri esercitino le proprie funzioni senza il vincolo del mandato.

A) LA FORMAZIONE

2. Il sistema elettorale

Le Regioni ordinarie regolano la materia elettorale con legge regionale nel quadro dei principi

imposti dalla legge nazionale.

Attualmente i seggi vengono assegnati per i 4/5 (80%) con il metodo proporzionale (in propor-

zione alle liste concorrenti su base provinciale con recupero dei voti residui su base regionale)

mentre il restante quinto (20%) con il metodo maggioritario (alla lista che su base regionale

abbia conseguito la maggioranza dei voti).

Attualmente l'elezione del Presidente si svolge contestualmente all'elezione del Consiglio e con

le stesse modalità (eletto il candidato che abbia ottenuto il maggior numero di voti).

L'elezione ha luogo a suffragio universale con voto diretto, libero e segreto ad eccezione del

TAA ove il Consiglio è composto dai membri dei consigli delle province di Trento e Bolzano.

Le Regioni speciali la materia elettorale è regolata secondo il principio della potestà concorren-

te (come nelle Regioni ordinarie).

Le leggi elettorali vengono approvate con procedimento aggravato (come per la revisione co-

stituzionale): approvazione a maggioranza assoluta e sottoponibile a referendum anche se ap-

provata con maggioranza dei 2/3, qualora ne faccia richiesta una certa percentuale del corpo

elettorale. Pag. 5

3. Elettorato attivo ed elettorato passivo

Possono votare i maggiorenni iscritti nelle liste elettorali dei Comuni della Regione.

Nella V.d'A. e nel T.A.A. È necessaria la residenza per almeno, rispettivamente, di un anno e

quattro anni ininterrotti.

Si è esclusi dal diritto di voto per incapacità, per effetto di sentenza penale irrevocabile o per

indegnità morale.

Possono essere votati, nelle Regioni ordinarie, tutti i maggiorenni residenti in un qualsiasi Co-

mune italiano.

Nelle Regioni speciali vigono diversi regimi:

in Sicilia è richiesta l'età di 21 anni senza nulla dire sulla residenza;

in FVG è richiesta l'età di 25 anni senza nulla dire sulla residenza;

in Sardegna e V.d'A. è richiesta l'età di 21 anni e la residenza nella regione;

in TAA è richiesta l'età di 18 anni e la residenza ininterrotta di 4 anni;

Nelle Regioni ordinarie vi è incompatibilità tra l'ufficio di consigliere regionale e quello di mem-

bro elettivo del CSM o di una delle Camere o di altro Consiglio regionale o della Corte Costitu-

zionale.

Non è incompatibile il mandato di parlamentare europeo (in Sicilia sì) come accade per il par-

lamentare nazionale.

Sono ineleggibili i condannati passati in giudicato per delitti di abuso di potere, violazione dei

doveri inerenti una pubblica funzione o servizio pubblico e i condannati non definitivi per reati

contro la pubblica amministrazione (peculato, malversazione, concussione, corruzione ecc.)

(quest'ultima norma è stata dichiarata incostituzionale).

In Sicilia e TAA le cause di ineleggibilità sono stabilite con legge regionale.

Le altre Regioni in genere rinviano alla normativa nazionale.

4. La verifica dei titoli di ammissione

Al Consiglio regionale spetta la convalida dell'elezione dei propri membri.

In caso di contestazioni si instaura un contraddittorio tra Consigliere contestato e il Consiglio.

In caso di incompatibilità il Consigliere deve optare per uno dei due uffici in caso non vi prov-

veda sarà dichiarato decaduto dalla carica elettiva. In caso di ineleggibilità il Consiglio annulla

l'elezione con decisione impugnabile avanti al tribunale civile competente per territorio.

Il Consiglio, per mancanza di competenza giurisdizionale, non ha facoltà di verifica della rego-

larità delle operazioni elettorali, ma possono rivolgersi al TAR.

In Sicilia e in Sardegna il Consiglio decide in via definitiva su tutti i reclami le contestazioni.

5. La composizione numerica e la durata in carica del Consiglio.

Alcune regioni hanno un numero fisso (Sicilia 90, Sardegna 80, V.d'A. 35, Trentino 70), altre in

proporzione ai cittadini residenti (FVG 1 consigliere ogni 20.000 abitanti o frazione superiore a

10.000), altre ancora hanno un numero fisso ma ragguagliato ai cittadini residenti: 80 membri

per Regioni con popolazione superiore ai 6 mln (Lombardia), 60 membri per Regioni con popo-

lazione superiore a 4 mln (Campania, Lazio, Piemonte, Veneto), 50 membri per Regioni con

popolazione superiore a 3 mln (Emilia-Romagna, Puglia, Toscana), 40 membri per Regioni con

popolazione superiore a 1 (Abruzzo, Calabria, Marche), 30 membri nelle rimanenti Regioni (Ba-

silicata, Molise, Umbria).

Il numero dei seggi può aumentare solo per garantire alla lista vincente il conseguimento della

maggioranza assoluta.

I Consigli durano in carica 5 anni dal giorno delle elezioni, ed esercitano i loro poteri fino a 46

giorni prima delle elezioni durante i quali i poteri sono attenuati (esercizio di atti non avente

indirizzo politico). Pag. 6

6. Lo status di consigliere regionale.

I Consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei

voti dati nell'esercizio delle loro funzioni (irresponsabilità giuridica civile, penale ed amministra-

tiva che perdura anche dopo la scadenza del mandato).

Ci si chiede se l’insindacabilità sia solamente relativo all’indirizzo politico o anche relativo

all’indirizzo amministrativo. La Corte costituzionale ha stabilito che quest’ultimo caso deve es-

sere espressamente previsto da una norma nazionale.

L’insindacabilità non si estende ai consiglieri nell’esercizio delle funzioni svolte in qualità di

componenti la Giunta regionale. Detta garanzia opera anche per le opinioni espresse fuori dalla

sede consiliare purché ad essa connesse e nell’esercizio delle funzioni consiliari.

Non è estensibile ai consiglieri regionali l’immunità penale dei Parlamentari.

Al Consiglio in quanto organo è estesa la stessa tutela penale delle Camere.

Prima ai consiglieri era vietato assumere prerogative e titoli propri dei membri del Parlamento

o del Governo. Adesso con l’approvazione degli statuti ordinari ciò è possibile.

I consiglieri hanno diritto ad una indennità stabilita con legge regionale, il cui ammontare varia

in relazione alle funzione svolta è sottoposto ad uno speciale regime fiscale.

I Consiglieri (o Parlamentari) anche dipendenti pubblici devono mettersi in aspettativa senza

assegni.

I Consiglieri soggiacciono al divieto di mandato operativo nell’esercizio delle funzioni loro spet-

tanti. B) LA STRUTTURA

7. Organizzazione ed autoorganizzazione del Consiglio: il regolamento interno.

L’organizzazione interna del Consiglio è disciplinata da norme e principi costituzionali e dal re-

golamento da questa approvato a maggioranza assoluta (ad esclusione di Sicilia e Campania).

Tale quorum serve a garantire le minoranze contro eventuali tentativi della maggioranza di

comprimere situazioni giuridiche soggettive attive riconosciute alla minoranza.

Il regolamento disciplina l’organizzazione interna del Consiglio, le procedure di attribuzione

dell’organo, la regolamentazione dei rapporti tra Consiglio, Giunta e Presidente, nonché tra

Consiglio e organi, organismi o enti esterni alla Regione.

Non esiste una norma che espressamente attribuisca al Consiglio l’autoregolamentazione in-

terna come per la Camera, per cui i primi non goderebbero dello stesso trattamento di quelli

camerali.

Però taluni ritengono che l’autoregolamentazione sia ammissibile a seguito del principio costi-

tuzionale implicito secondo cui il Consiglio ha diritto all’autonomia organizzativa e funzionale.

Si ritiene che il regolamento consiliare adottato con legge regionale sia costituzionalmente ille-

gittimo.

Come per il regolamento parlamentare, il regolamento consiliare ha rilevanza esterna: fonte

attuativa/esecutiva di disposizioni costituzionali/statutarie.

Poiché il regolamento consiliare non ha valore di legge, esso non è sottoponibile a controllo

della Corte Costituzionale

… Pag. 7

8. Le articolazioni interne dell’organo: a) il Presidente e l’ufficio di Presidenza.

La Costituzione (Art. 122 III c.) prevede il Presidente e l’ufficio di presidenza (due Vicepresi-

denti e due o tre Segretari), le modalità di elezione sono stabilite dagli statuti e dai regolamen-

ti consiliari.

Di norma l’elezione del Presidente avviene per maggioranza assoluta e successivamente relati-

va (in caso non si riesca a raggiungere il quorum in una o più votazioni), alcune volte si proce-

de al ballottaggio.

Nelle Regioni ordinarie inizialmente è richiesta la maggioranza del due terzi, quindi assoluta e

poi semplice. La durata della carica può essere di un anno o fino alla durata della legislatura.

Gli altri componenti dell’Ufficio di presidenza vengono eletti con voto limitato per favorire la

rappresentanza delle minoranze.

Il Presidente nel Consiglio è come nelle Camere nel Parlamento (Primus inter pares – potere di

direzione e coordinamento nei confronti degli altri membri del Consiglio).

Il Presidente rappresenta il Consiglio all’esterno (nei confronti della Giunta, enti ed organismi

regionali), ha il potere di convocare il collegio, di dirigerne i lavori e di proclamarne la volontà,

ha poteri disciplinari di polizia interna e di nomina di membri di organi interni al Consiglio.

Il Presidente non è revocabile ad eccezione nel TAA e Abruzzo.

9. (Segue): b) i gruppi consiliari e le commissioni permanenti.

Il Consiglio rispecchia l’articolazione del Parlamento (gruppi consiliari, commissioni permanenti

ecc.)

I gruppi consiliari sono organi interni al Consiglio (con particolare autonomia) e si formano sul-

la base di comune appartenenza politica. Non vi è numero minimo dei membri di appartenenza

(anche uno o due membri). Esiste il gruppo misto per chi non è in grado di costituire un grup-

po o non lo voglia. In TAA esistono i gruppi linguistici che però hanno rilevanza esterna essen-

do capaci di impugnare leggi lesive del principio di parità dei gruppi linguistici avanti la Corte

Costituzionale.

Tra gruppi consiliari e partiti di norma vi è corrispondenza biunivoca e ciò limita l’autonomia

politica regionale rispetto all’indirizzo dato dai partiti nazionali.

In base ai gruppi (rispettandone le proporzioni) vengono costituite le commissioni e le giunte.

Le commissioni, oltre alle normali attribuzioni, hanno la facoltà di disporre consultazioni (rap-

porti diretti con soggetti pubblici o privati) allo scopo di arricchire il proprio patrimonio di cono-

scenze per meglio svolgere la propria funzione consiliare.

In Sicilia i progetti sono elaborati dalle commissioni con la partecipazione (senza voto) della

rappresentanza degli interessi professionali e gli organi tecnici regionali.

Commissioni e i singoli consiglieri possono chiedere dati, informazioni e documenti alla Giunta,

enti, organi ed organismi operanti nel territorio della Regione.

Vi possono essere commissioni di vigilanza.

10. (Segue): c) organi minori, ordinari e straordinari.

Altri organi sono le giunte (es. giunta per il regolamento e la giunta delle elezioni).

La giunta delle nomine (FVG, Liguria e Piemonte) consultata per le nomine in enti ed organismi

a cui la Regione partecipa;

La commissione di vigilanza sulla biblioteca (Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia), il collegio

dei revisori dei conti (controllo della gestione finanziaria della Regione).

Le deputazioni (organi speciali e straordinari) svolgono un ruolo di rappresentanza ogni volta

che sia necessario “sentire” le Regioni in Parlamento.

Possono essere costituite commissioni speciali che hanno lo scopo di compiere studi e ricerche

su determinate materie o indagini conoscitive (es. commissioni di inchiesta). Le commissioni

non hanno poteri giurisdizionali come per le commissioni parlamentari.

Infine la conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari ha il compito di programmare i lavori del

Consiglio e delle commissioni permanenti. Pag. 8

11. L’autonomia contabile e funzionale.

I Consiglio non è sottoposto al controllo della Corte dei conti che invece controlla gli atti di

amministrazione regionale (compiuti da organi ed uffici del Governo della Regione).

Alle Regioni ordinarie questo tipo di autonomia è stata riconosciuta con L. n. 853 del 1973.

C) IL FUNZIONAMENTO

12. Le principali modalità di funzionamento.

Le modalità di funzionamento sono indicati nello statuto e nei regolamenti consiliari.

La convocazione (ordinaria/straordinaria) è disposta dal Presidente con procedura diversa per

ciascuna Regione.

Le sedute del Consiglio normalmente sono pubbliche (trasparenza dell’attività dei pubblici po-

teri).

Il quorum strutturale è dato dalla maggioranza dei membri del Consiglio. In Calabria e Lazio gli

astenuti (come per la Camera) sono computati ai fini del quorum strutturale.

Il quorum funzionale per la validità delle deliberazioni è la maggioranza dei presenti o dei voti

validamente espressi.

L’ordine del giorno (l’o.d.g.) elenca gli argomenti sui quali il Consiglio può deliberare. Non è

possibile deliberare su questioni che non siano stati preventivamente posti all’ordine del giorno

(per evitare il “fuori sacco”) salvo che ne faccia richiesta la maggioranza qualificata (assolu-

ta/due terzi/tre quarti ecc.). D) LE FUNZIONI

13. Le funzioni consiliari in generale (con particolare riguardo alle attribuzioni costituzionali).

Le funzioni sono stabilite nella Costituzione e negli statuti regionali:

Esprimere sfiducia contro il Presidente della Giunta;

- Delibera a maggioranza assoluta la legge regionale di approvazione/modifica dello statuto

- (Regioni ordinarie);

Esercita le potestà legislative spettanti alla Regione;

- Esprime parere su fusione/creazione di Regioni, mutamento circoscrizioni provinciali, crea-

- zione di nuove Province;

Esprime parere su distacco/aggregazione di Province e Comuni;

- Partecipa a mezzo di delegati all’elezione del Presidente della Repubblica;

- Propone leggi alle Camere;

- Cinque consigli regionali possono proporre referendum popolare di abrogazione contro un

- legge o un atto avente forza di legge, nonché referendum su leggi di revisione costituziona-

le e altre leggi costituzionali.

14. Le forme di partecipazione del Consiglio ad attività statali.

Gli statuti prevedono altresì:

Partecipazione all’attività di programmazione economica, con la formulazione di proposte e

- indicazioni o la deliberazione di atti di intervento;

I voti con cui il Consiglio rappresenta le proprie esigenze al Parlamento sollecitandone

- l’intervento;

Con L. Cost. 3/2001 si è prevista l’integrazione della Commissione parlamentare per le que-

stioni regionali con rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome mediante adeguato

regolamento parlamentare.

In attesa … vedi pag. 51, 52 e 53. Pag. 9

15. Le funzioni “proprie” del Consiglio.

Per le Regioni speciali è previsto che il Consiglio regionale eserciti le potestà legislative attribui-

te alla Regione e le funzioni conferitegli dalla Costituzione, dallo statuto e dalle altre leggi dello

Stato.

Il Consiglio in generale:

a) approva il bilancio preventivo ed il conto consuntivo della Regione;

b) approva il programma economico regionale ed i relativi piani di attuazione, oltre che gli al-

tri strumenti di programmazione;

c) delibera in ordine ai tributi regionali;

d) determina l’ordinamento degli uffici e dei servizi regionali ed istituisce gli enti amministrati-

vi dipendenti dalla Regione;

ma in particolare nelle regioni ordinarie:

e) definisce l’indirizzo politico ed amministrativo della Regione (organo esecutivo della Giunta)

e vigila sulla sua osservanza ed attuazione da parte dell’esecutivo regionale mediante

strumenti tipici parlamentari e nuovi.

La riforma del 1999 ha previsto il potere del Consiglio di disfare le Giunte con conseguente

proprio scioglimento.

Il ruolo politico dell’organo legislativo si esprimerà con attività di indirizzo mediante mozioni,

risoluzioni e ordini del giorno similmente a quanto avviene nel parlamento, e con attività ispet-

tive mediante la vigilanza delle commissioni, inchieste, interpellanze ed interrogazioni.

In molte Regioni è previsto il question-time (interrogazione a risposta immediata) ove spesso

alla minoranza viene riservata una quota fissa sul totale di quelle formulabili. Pag. 10


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Riassunto per l'esame di Diritto Regionale e degli Enti Locali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lineamenti di Diritto Regionale, Martines, Ruggeri, Salzar. Analisi dei seguenti argomenti: l'idea regionale alla Costituente, l'attuazione delle Regioni e le principali vicende del nostro regionalismo, la distinzione tra Regione e Stato-membro di Stato federale, le Regioni a statuto speciale e le Regioni a statuto ordinario, l'organizzazione della Regione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto regionale e degli enti locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Marino Ignazio.

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