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Tale armonia è stata recuperata in parte quando con L. Cost. 2/2001 è stato modificato lo statuto

siciliano per consentire l'elezione diretta del Presidente della regione (come già era possibile dal

1999 nelle altre regioni).

La Costituzione approvò altri statuti speciali (Sardegna, Valle d'Aosta, T.A.A. ed infine F.V.G.)

confermando così la specialità di quello Siciliano.

Risulta evidente che il fenomeno regioni venne recepito piuttosto che introdotto dalla Costituente,

quindi nella "Commissione dei dieci" prese corpo l'idea di dare vita alle Regioni, quali enti

intermedi tra Stato e Comuni, con non pochi travagli in seno alla Costituente.

Nella lotta tra destra e sinistra su come procedere la destra rinunciò alla piena potestà (ad esclusione

delle regioni a statuto speciale), e la sinistra concesse una potestà maggiore di quella integrativo-

attuativa dando vita alla "potestà ripartita o concorrente"

2. L'attuazione delle Regioni e le principali vicende del nostro regionalismo.

La Cost. prevedeva, dall'entrata in vigore, l'elezione dei Consigli regionali entro un anno e

l'adeguamento delle leggi dello Stato (alle esigenze di autonomia e potestà delle Regioni) entro tre

anni.

Ovviamente le tappe non furono rispettate, però venne approvata la legge "Scelba" n. 62/1953 sugli

organi regionali.

Con L. Cost. 3/1963 venne istituito il MOLISE separato dagli ABRUZZI e con L. 108/1968 venne

promulgata la legge elettorale con la quale vennero eletti nel giugno 1970 i primi Consigli

Regionali.

Le Regioni entusiaste della loro nascita si dotarono di statuto nel maggio del 1971 (Abruzzo e

Calabria due mesi dopo), ma nonostante la legge delega 281/1970 prevedeva il trasferimento di

talune competenze alle Regioni, i decreti delegati operarono numerosi ed accurati ritagli di settore

con la motivazione di interesse nazionale.

Ciò causò l'impugnazione dei D.Lgs. presso la Corte Costituzionale, la quale però non diede loro

ragione.

Vi fu una seconda ondata di trasferimenti di funzioni alle Regioni (D.Lgs. 616/1977), ove vennero

trasferiti per settori organici di materie, pur in presenza di altri provvedimenti coevi o successivi

tendenti a riportare indietro le funzioni precedentemente trasferite alle Regioni.

Altri tentativi sfortunati sono stati "la Bicamerale" di D'Alema e la legge "Bassanini I".

Data la vastità e la complessità della riforma, il legislatore ha ritenuto opportuno procedere

gradualmente (in favore delle regioni).

Infatti con la L. Cost. 1/1999 si è intervenuti sugli statuti, sulla potestà regolamentare e sulla

modalità di elezione del Presidente della Giunta, mentre con la L. Cost. 2/2001 ha esteso i predetti

interventi alle regioni a regime differenziato, infine è stata emanata la L. Cost. 3/2001.

3. I Profili dell'autonomia regionale.

Si deve parlare di autonomia o autonomie?

Soggettivamente ogni ente autonomo è diverso dagli altri, oggettivamente si ritiene che le singole

autonomie costituiscano i diversi profili di un'unica autonomia.

Si distingue l'autonomia normativa (potestà di autoregolamentazione), l'autonomia organizzatoria

(talune figure godono di un trattamento differenziato rispetto ad altre figure di tipo omogeneo),

l'autonomia politica (capacità di darsi un indirizzo politico parzialmente diverso rispetto a quello

sovrano) e l'autonomia finanziaria (autosufficienza di mezzi finanziari necessari).

Per completezza si distingue dall'autonomia l'autarchia che è la capacità di adottare provvedimenti

di pari efficacia dei corrispondenti provvedimenti statali. Pag. 2

Di particolare importanza è l'autonomia politica, anche se non potrà ai essere piena.

4. Gli elementi costitutivi della Regione: a) la comunità regionale.

La comunità regionale si caratterizza dal vincolo esistente tra il territorio della Regione e le persone

che vi risiedono, a prescindere dallo status di cittadino (della regione o dello stato).

Con la riforma del Titolo V della Costituzione, alle regioni è stata attribuita potestà legislativa di

tipo negativo-residuale rispetto a quelle espressamente riservate esclusivamente allo Stato e a quelle

ripartite tra Stato e Regione.

5. (Segue): b) il territorio.

La Regione, come Stato, Comune, Province e Città Metropolitane è un ente territoriale, inteso però

come centro di riferimento degli interessi generali del territorio, anziché come ambito spaziale ove

esercita le proprie competenze.

Spesso accade che territori omogenei risultino divisi tra più regioni come una Regione include

territori disomogenei tra loro, motivi storici sono alla base di ciò.

6. (Segue): c) l'apparato autoritario.

La Regione, come altri enti territoriali, dispone di un proprio apparato di organi (Art. 114: I

Comuni, Le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti,

poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione).

La Regione dispone di un apparato autoritario composto da organi previsti dalla Costituzione, i

quali sono il Consiglio (potere legislativo), la Giunta (potere esecutivo) e il suo Presidente (che è

anche Presidente della Regione).

La Regione può creare altri organi a questi subordinati.

La Regione non dispone del potere giudiziario se non per l'organizzazione del giudice di pace.

7. Regioni a statuto speciale, Regioni a statuto ordinario e Regioni ... «specializzabili».

Alcune Regioni sono rette da una disciplina speciale (statuto speciale che può derogare allo ius

comune) mentre altre no.

Si assiste all'appiattimento delle differenze statutarie tra le regioni, infatti la riforma del Titolo V

della Costituzione si è preoccupata per lo più di attribuire alle Regioni ordinarie maggiori

autonomie proprie delle Regioni speciali, oltre a stabilire l'applicazione del regime comune anche

alle Regioni speciali "per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle

già attribuite".

Le prerogative delle Regioni speciali erano: la potestà legislativa (piena o esclusiva rispetto a quelle

ordinarie che era ripartita o concorrente) in ambito integrativo-attuativo piuttosto che

semplicemente attuativo. Parte Seconda

L'ORGANIZZAZIONE DELLA REGIONE

Considerazioni introduttive

Gli organi delle Regioni sono: il Consiglio regionale, la Giunta e il Suo Presidente (oltre al

Consiglio delle autonomie locali.) Pag. 3

Hanno rilevanza esterna e sono indefettibili, mentre il Consiglio delle AA LL non possiede questi

requisiti.

Le Regioni non possono modificare numero ed attribuzioni degli organi costituzionali (aventi cioè

rilevanza esterna), mentre è consentito per quegli organi aventi rilevanza solo interna.

Al governo dell'ente Regione partecipa il Corpo elettorale composto dai cittadini iscritti nelle liste

elettorali dei comuni facenti parte della Regione.

Il Corpo elettorale può votare il Consiglio regionale, proporre leggi e provvedimenti amministrativi

al Consiglio regionale, esprimersi con referendum sullo statuto, sulle leggi e i provvedimenti

amministrativi. Capitolo Primo

IL CONSIGLIO REGIONALE

1. La natura giuridica

Il Consiglio Regionale è il massimo organo deliberativo-rappresentativo dell'ente-ordinamento

giuridico Regione, la cui volontà si manifesta a mezzo atti normativi ed amministrativi.

Le regioni a regime differenziato inizialmente avevano modellato i rapporti tra gli organi sul calco

della forma di governo parlamentare, mentre le regioni ordinarie in origine hanno dovuto adottare la

forma di governo regionale (parlamentare a tendenza assembleare) previsto dal Titolo V della

Costituzione.

Attualmente il nuovo assetto regionale prevede l'elezione diretta del Presidente della Regione, ma

consente, entro certi limiti, di sperimentare altre modelli di forma di governo.

Poiché, in ambito locale, la Regione ha finalità generali, il Consiglio Regionale eletto assume una

rappresentanza politica nei confronti dell'elettorato, per questo motivo si ritiene che i Consiglieri

esercitino le proprie funzioni senza il vincolo del mandato.

A) LA FORMAZIONE

2. Il sistema elettorale

Le Regioni ordinarie regolano la materia elettorale con legge regionale nel quadro dei principi

imposti dalla legge nazionale.

Attualmente i seggi vengono assegnati per i 4/5 (80%) con il metodo proporzionale (in proporzione

alle liste concorrenti su base provinciale con recupero dei voti residui su base regionale) mentre il

restante quinto (20%) con il metodo maggioritario (alla lista che su base regionale abbia conseguito

la maggioranza dei voti).

Attualmente l'elezione del Presidente si svolge contestualmente all'elezione del Consiglio e con le

stesse modalità (eletto il candidato che abbia ottenuto il maggior numero di voti).

L'elezione ha luogo a suffragio universale con voto diretto, libero e segreto ad eccezione del TAA

ove il Consiglio è composto dai membri dei consigli delle province di Trento e Bolzano.

Le Regioni speciali la materia elettorale è regolata secondo il principio della potestà concorrente

(come nelle Regioni ordinarie). Le leggi elettorali vengono approvate con procedimento aggravato

(come per la revisione costituzionale): approvazione a maggioranza assoluta e sottoponibile a

referendum anche se approvata con maggioranza dei 2/3, qualora ne faccia richiesta una certa

percentuale del corpo elettorale.

3. Elettorato attivo ed elettorato passivo

Possono votare i maggiorenni iscritti nelle liste elettorali dei Comuni della Regione.

Nella V.d'A. e nel T.A.A. È necessaria la residenza per almeno, rispettivamente, di un anno e

quattro anni ininterrotti. Pag. 4

Si è esclusi dal diritto di voto per incapacità, per effetto di sentenza penale irrevocabile o per

indegnità morale.

Possono essere votati, nelle Regioni ordinarie, tutti i maggiorenni residenti in un qualsiasi Comune

italiano.

Nelle Regioni speciali vigono diversi regimi:

in Sicilia è richiesta l'età di 21 anni senza nulla dire sulla residenza;

in FVG è richiesta l'età di 25 anni senza nulla dire sulla residenza;

in Sardegna e V.d'A. è richiesta l'età di 21 anni e la residenza nella regione;

in TAA è richiesta l'età di 18 anni e la residenza ininterrotta di 4 anni;

Nelle Regioni ordinarie vi è incompatibilità tra l'ufficio di consigliere regionale e quello di membro

elettivo del CSM o di una delle Camere o di altro Consiglio regionale o della Corte Costituzionale.

Non è incompatibile il mandato di parlamentare europeo (in Sicilia sì) come accade per il

parlamentare nazionale.

Sono ineleggibili i condannati passati in giudicato per delitti di abuso di potere, violazione dei

doveri inerenti una pubblica funzione o servizio pubblico e i condannati non definitivi per reati

contro la pubblica amministrazione (peculato, malversazione, concussione, corruzione ecc.)

(quest'ultima norma è stata dichiarata incostituzionale).

In Sicilia e TAA le cause di ineleggibilità sono stabilite con legge regionale.

Le altre Regioni in genere rinviano alla normativa nazionale.

4. La verifica dei titoli di ammissione

Al Consiglio regionale spetta la convalida dell'elezione dei propri membri.

In caso di contestazioni si instaura un contraddittorio tra Consigliere contestato e il Consiglio.

In caso di incompatibilità il Consigliere deve optare per uno dei due uffici in caso non vi provveda

sarà dichiarato decaduto dalla carica elettiva. In caso di ineleggibilità il Consiglio annulla l'elezione

con decisione impugnabile avanti al tribunale civile competente per territorio.

Il Consiglio, per mancanza di competenza giurisdizionale, non ha facoltà di verifica della regolarità

delle operazioni elettorali, ma possono rivolgersi al TAR.

In Sicilia e in Sardegna il Consiglio decide in via definitiva su tutti i reclami le contestazioni.

5. La composizione numerica e la durata in carica del Consiglio.

Alcune regioni hanno un numero fisso (Sicilia 90, Sardegna 80, V.d'A. 35, Trentino 70), altre in

proporzione ai cittadini residenti (FVG 1 consigliere ogni 20.000 abitanti o frazione superiore a

10.000), altre ancora hanno un numero fisso ma ragguagliato ai cittadini residenti: 80 membri per

Regioni con popolazione superiore ai 6 mln (Lombardia), 60 membri per Regioni con popolazione

superiore a 4 mln (Campania, Lazio, Piemonte, Veneto), 50 membri per Regioni con popolazione

superiore a 3 mln (Emilia-Romagna, Puglia, Toscana), 40 membri per Regioni con popolazione

superiore a 1 (Abruzzo, Calabria, Marche), 30 membri nelle rimanenti Regioni (Basilicata, Molise,

Umbria).

Il numero dei seggi può aumentare solo per garantire alla lista vincente il conseguimento della

maggioranza assoluta.

I Consigli durano in carica 5 anni dal giorno delle elezioni, ed esercitano i loro poteri fino a 46

giorni prima delle elezioni durante i quali i poteri sono attenuati (esercizio di atti non avente

indirizzo politico).

6. Lo status di consigliere regionale.

I Consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti

dati nell'esercizio delle loro funzioni (irresponsabilità giuridica civile, penale ed amministrativa che

perdura anche dopo la scadenza del mandato).

Ci si chiede se l’insindacabilità sia solamente relativo all’indirizzo politico o anche relativo

all’indirizzo amministrativo. La Corte costituzionale ha stabilito che quest’ultimo caso deve essere

Pag. 5

espressamente previsto da una norma nazionale.

L’insindacabilità non si estende ai consiglieri nell’esercizio delle funzioni svolte in qualità di

componenti la Giunta regionale. Detta garanzia opera anche per le opinioni espresse fuori dalla sede

consiliare purché ad essa connesse e nell’esercizio delle funzioni consiliari.

Non è estensibile ai consiglieri regionali l’immunità penale dei Parlamentari.

Al Consiglio in quanto organo è estesa la stessa tutela penale delle Camere.

Prima ai consiglieri era vietato assumere prerogative e titoli propri dei membri del Parlamento o del

Governo. Adesso con l’approvazione degli statuti ordinari ciò è possibile.

I consiglieri hanno diritto ad una indennità stabilita con legge regionale, il cui ammontare varia in

relazione alle funzione svolta è sottoposto ad uno speciale regime fiscale.

I Consiglieri (o Parlamentari) anche dipendenti pubblici devono mettersi in aspettativa senza

assegni.

I Consiglieri soggiacciono al divieto di mandato operativo nell’esercizio delle funzioni loro

spettanti. B) LA STRUTTURA

7. Organizzazione ed autoorganizzazione del Consiglio: il regolamento interno.

L’organizzazione interna del Consiglio è disciplinata da norme e principi costituzionali e dal

regolamento da questa approvato a maggioranza assoluta (ad esclusione di Sicilia e Campania).

Tale quorum serve a garantire le minoranze contro eventuali tentativi della maggioranza di

comprimere situazioni giuridiche soggettive attive riconosciute alla minoranza.

Il regolamento disciplina l’organizzazione interna del Consiglio, le procedure di attribuzione

dell’organo, la regolamentazione dei rapporti tra Consiglio, Giunta e Presidente, nonché tra

Consiglio e organi, organismi o enti esterni alla Regione.

Non esiste una norma che espressamente attribuisca al Consiglio l’autoregolamentazione interna

come per la Camera, per cui i primi non goderebbero dello stesso trattamento di quelli camerali.

Però taluni ritengono che l’autoregolamentazione sia ammissibile a seguito del principio

costituzionale implicito secondo cui il Consiglio ha diritto all’autonomia organizzativa e funzionale.

Si ritiene che il regolamento consiliare adottato con legge regionale sia costituzionalmente

illegittimo.

Come per il regolamento parlamentare, il regolamento consiliare ha rilevanza esterna: fonte

attuativa/esecutiva di disposizioni costituzionali/statutarie.

8. Le articolazioni interne dell’organo: a) il Presidente e l’ufficio di Presidenza.

La Costituzione (Art. 122 III c.) prevede il Presidente e l’ufficio di presidenza (due Vicepresidenti e

due o tre Segretari), le modalità di elezione sono stabilite dagli statuti e dai regolamenti consiliari.

Di norma l’elezione del Presidente avviene per maggioranza assoluta e successivamente relativa (in

caso non si riesca a raggiungere il quorum in una o più votazioni), alcune volte si procede al

ballottaggio.

Nelle Regioni ordinarie inizialmente è richiesta la maggioranza del due terzi, quindi assoluta e poi

semplice. La durata della carica può essere di un anno o fino alla durata della legislatura.

Gli altri componenti dell’Ufficio di presidenza vengono eletti con voto limitato per favorire la

rappresentanza delle minoranze.

Il Presidente nel Consiglio è come nelle Camere nel Parlamento (Primus inter pares – potere di

direzione e coordinamento nei confronti degli altri membri del Consiglio).

Il Presidente rappresenta il Consiglio all’esterno (nei confronti della Giunta, enti ed organismi

regionali), ha il potere di convocare il collegio, di dirigerne i lavori e di proclamarne la volontà, ha

poteri disciplinari di polizia interna e di nomina di membri di organi interni al Consiglio. Pag. 6

Il Presidente non è revocabile ad eccezione nel TAA e Abruzzo.

9. (Segue): b) i gruppi consiliari e le commissioni permanenti.

Il Consiglio rispecchia l’articolazione del Parlamento (gruppi consiliari, commissioni permanenti

ecc.)

I gruppi consiliari sono organi interni al Consiglio (con particolare autonomia) e si formano sulla

base di comune appartenenza politica. Non vi è numero minimo dei membri di appartenenza (anche

uno o due membri). Esiste il gruppo misto per chi non è in grado di costituire un gruppo o non lo

voglia. In TAA esistono i gruppi linguistici che però hanno rilevanza esterna essendo capaci di

impugnare leggi lesive del principio di parità dei gruppi linguistici avanti la Corte Costituzionale.

Tra gruppi consiliari e partiti di norma vi è corrispondenza biunivoca e ciò limita l’autonomia

politica regionale rispetto all’indirizzo dato dai partiti nazionali.

In base ai gruppi (rispettandone le proporzioni) vengono costituite le commissioni e le giunte.

Le commissioni, oltre alle normali attribuzioni, hanno la facoltà di disporre consultazioni (rapporti

diretti con soggetti pubblici o privati) allo scopo di arricchire il proprio patrimonio di conoscenze

per meglio svolgere la propria funzione consiliare.

In Sicilia i progetti sono elaborati dalle commissioni con la partecipazione (senza voto) della

rappresentanza degli interessi professionali e gli organi tecnici regionali.

Commissioni e i singoli consiglieri possono chiedere dati, informazioni e documenti alla Giunta,

enti, organi ed organismi operanti nel territorio della Regione.

Vi possono essere commissioni di vigilanza.

10. (Segue): c) organi minori, ordinari e straordinari.

Altri organi sono le giunte (es. giunta per il regolamento e la giunta delle elezioni).

La giunta delle nomine (FVG, Liguria e Piemonte) consultata per le nomine in enti ed organismi a

cui la Regione partecipa;

La commissione di vigilanza sulla biblioteca (Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia), il collegio dei

revisori dei conti (controllo della gestione finanziaria della Regione).

Le deputazioni (organi speciali e straordinari) svolgono un ruolo di rappresentanza ogni volta che

sia necessario “sentire” le Regioni in Parlamento.

Possono essere costituite commissioni speciali che hanno lo scopo di compiere studi e ricerche su

determinate materie o indagini conoscitive (es. commissioni di inchiesta). Le commissioni non

hanno poteri giurisdizionali come per le commissioni parlamentari.

Infine la conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari ha il compito di programmare i lavori del

Consiglio e delle commissioni permanenti.

11. L’autonomia contabile e funzionale.

I Consiglio non è sottoposto al controllo della Corte dei conti che invece controlla gli atti di

amministrazione regionale (compiuti da organi ed uffici del Governo della Regione).

Alle Regioni ordinarie questo tipo di autonomia è stata riconosciuta con L. n. 853 del 1973.

C) IL FUNZIONAMENTO

12. Le principali modalità di funzionamento.

Le modalità di funzionamento sono indicati nello statuto e nei regolamenti consiliari.

La convocazione (ordinaria/straordinaria) è disposta dal Presidente con procedura diversa per

ciascuna Regione.

Le sedute del Consiglio normalmente sono pubbliche (trasparenza dell’attività dei pubblici poteri).

Il quorum strutturale è dato dalla maggioranza dei membri del Consiglio. In Calabria e Lazio gli

astenuti (come per la Camera) sono computati ai fini del quorum strutturale. Pag. 7

Il quorum funzionale per la validità delle deliberazioni è la maggioranza dei presenti o dei voti

validamente espressi.

L’ordine del giorno (l’o.d.g.) elenca gli argomenti sui quali il Consiglio può deliberare. Non è

possibile deliberare su questioni che non siano stati preventivamente posti all’ordine del giorno (per

evitare il “fuori sacco”) salvo che ne faccia richiesta la maggioranza qualificata (assoluta/due

terzi/tre quarti ecc.). D) LE FUNZIONI

13. Le funzioni consiliari in generale (con particolare riguardo alle attribuzioni costituzionali).

Le funzioni sono stabilite nella Costituzione e negli statuti regionali:

- Esprimere sfiducia contro il Presidente della Giunta;

- Delibera a maggioranza assoluta la legge regionale di approvazione/modifica dello statuto

(Regioni ordinarie);

- Esercita le potestà legislative spettanti alla Regione;

- Esprime parere su fusione/creazione di Regioni, mutamento circoscrizioni provinciali, creazione

di nuove Province;

- Esprime parere su distacco/aggregazione di Province e Comuni;

- Partecipa a mezzo di delegati all’elezione del Presidente della Repubblica;

- Propone leggi alle Camere;

- Cinque consigli regionali possono proporre referendum popolare di abrogazione contro un legge

o un atto avente forza di legge, nonché referendum su leggi di revisione costituzionale e altre

leggi costituzionali.

14. Le forme di partecipazione del Consiglio ad attività statali.

Gli statuti prevedono altresì:

- Partecipazione all’attività di programmazione economica, con la formulazione di proposte e

indicazioni o la deliberazione di atti di intervento;

- I voti con cui il Consiglio rappresenta le proprie esigenze al Parlamento sollecitandone

l’intervento;

Con L. Cost. 3/2001 si è prevista l’integrazione della Commissione parlamentare per le questioni

regionali con rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome mediante adeguato

regolamento parlamentare.

15. Le funzioni “proprie” del Consiglio.

Per le Regioni speciali è previsto che il Consiglio regionale eserciti le potestà legislative attribuite

alla Regione e le funzioni conferitegli dalla Costituzione, dallo statuto e dalle altre leggi dello Stato.

Il Consiglio in generale:

a) approva il bilancio preventivo ed il conto consuntivo della Regione;

b) approva il programma economico regionale ed i relativi piani di attuazione, oltre che gli altri

strumenti di programmazione;

c) delibera in ordine ai tributi regionali;

d) determina l’ordinamento degli uffici e dei servizi regionali ed istituisce gli enti amministrativi

dipendenti dalla Regione;

ma in particolare nelle regioni ordinarie:

e) definisce l’indirizzo politico ed amministrativo della Regione (organo esecutivo della Giunta) e

vigila sulla sua osservanza ed attuazione da parte dell’esecutivo regionale mediante strumenti

tipici parlamentari e nuovi.

La riforma del 1999 ha previsto il potere del Consiglio di disfare le Giunte con conseguente proprio

Pag. 8

scioglimento.

Il ruolo politico dell’organo legislativo si esprimerà con attività di indirizzo mediante mozioni,

risoluzioni e ordini del giorno similmente a quanto avviene nel parlamento, e con attività ispettive

mediante la vigilanza delle commissioni, inchieste, interpellanze ed interrogazioni.

In molte Regioni è previsto il question-time (interrogazione a risposta immediata) ove spesso alla

minoranza viene riservata una quota fissa sul totale di quelle formulabili.

Capitolo Secondo

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE E LA GIUNTA REGIONALE

1. Composizione e formazione della Giunta.

La Giunta è l’organo esecutivo della Regione ed è composto dal Presidente (della Regione) e dagli

assessori (in numero fisso o variabile a secondo della Regione).

Il Presidente, salvo diversa previsione statutaria, è eletto a suffragio universale e diretto. Il

Presidente eletto nomina e revoca il componenti della Giunta.

In caso di elezione diretta del Presidente, la mozione di sfiducia (o fatti relativi alla sua persona

come morte, impedimento permanente, rimozione o dimissioni) determinano la caduta della Giunta

e lo scioglimento del Consiglio.

La legge regionale può stabilire anche una modalità diversa per l’elezione del Presidente della

Giunta, ma non può derogare ai seguenti principi che prevedono che la Giunta è l’organo esecutivo

della Regione, il Presidente rappresenta la Regione e dirige la politica della Giunta e ne è

responsabile, promulga leggi, emana regolamenti, dirige le funzioni amministrative delegate dallo

Stato alla Regione conformandosi alle istruzioni del Governo. Sempre ed in ogni caso il Consiglio

può sfiduciare il Presidente.

2. La collegialità della Giunta tra diritto e prassi.

Come detto il Presidente ha facoltà di nomina e revoca degli assessori (rafforzamento della

leadership), dirige la politica della Giunta e ne è responsabile.

Anche se l’operato della Giunta è regolamentato da norme tipiche degli organi collegiali, esso è

strutturato similmente ai ministeri; infatti a ciascun assessore è stato assegnato un determinato

settore dell’amministrazione regionale (servizi regionali attivi in settori omogenei organizzati in

dipartimento o comparto), per il quale questi propone (ma è come se decidesse) l’operato di volta in

volta più opportuno.

Infatti, nelle Regioni speciali l’assessore è sia membro della Giunta che titolare di un ufficio

monocratico (pertanto abilitato a prendere provvedimenti aventi efficacia esterna), mentre nelle

Regioni ordinarie gli assessori sono solo membri del Giunta che preparano od eseguono le

deliberazioni del collegio. Assumono rilevanza esterna solo quando delegati dal Presidente.

Però l’eccessivo uso delle deleghe ha snaturato la natura collegiale della Giunta.

Stante questa situazione, risulta di grande importanza il fatto che il Presidente mantenga l’unità di

indirizzo politico ed amministrativo in seno alla Giunta.

[… vedi ultima parte sottolineata nel libro a pag. 65]

3. (Segue): organizzazione e funzionamento della Giunta. Pag. 9

Le regole di funzionamento della Giunta si rinvengono nello statuto (per le regioni ordinarie).

A volte la Giunta può autoregolamentarsi.

Il Presidente convoca seduta e ne fissa l’ordine del giorno.

Normalmente la seduta è valida se intervengono la maggioranza degli aventi diritto, e si delibera a

maggioranza dei presenti.

La seduta si svolge di norma in segreto, talvolta è ammessa la partecipazione di estranei con

compiti di consulenza.

Vige il principio della solidarietà nella responsabilità politica di fronte al Consiglio (a volte però è

possibile separare la responsabilità del singolo membro da quella dell’intera Giunta).

Vi è ampia varietà di disciplina nei vari statuti in quanto alcuni si ispirano ad un modello “politico-

governativo” (solidarietà) altri ad un modello “amministrativo” (indipendenza). In ogni caso gli

assessori non possono dissociarsi dall’operato della Giunta se non rassegnando le proprie

dimissioni.

Gli assessori sono più disponibili che nel passato ad attuare la politica della Giunta poiché sono

sottoposti al rischio di revoca, anche se questo strumento non può essere utilizzato eccessivamente

di frequente.

4. Verifiche della sussistenza del rapporto di fiducia tra Consiglio e Presidente e/o Giunta e

responsabilità di quest’ultimi.

L’attuazione dell’indirizzo politico-amministrativo è sottoposto al sindacato politico del Consiglio.

Il Presidente può essere sfiduciato da una mozione sottoscritta da almeno 1/5 dei membri del

Consiglio, votata dopo almeno 3 gg. dalla presentazione ed approvata, con lo scrutinio palese, a

maggioranza assoluta dei componenti.

È stata prevista detta procedura “aggravata” in quanto le conseguenze sono predeterminate:

dimissioni del Presidente e decadenza della Giunta.

Per la Giunta invece è prevista la mozione di sfiducia (avente causa di natura politica e conseguente

crisi con obbligo di dimissioni) o di revoca (avente causa di natura giuridicamente illecita o

scorretta e conseguente crisi con cessazione d’ufficio) che può essere individuale o collettiva.

La sfiducia insieme alla revoca è prevista nelle Regioni a statuto speciale ove è prevista una

mozione da approvarsi con quorum speciale con appello nominale dei consiglieri e conseguente

cessazione dalla carica del Presidente e degli assessori.

La Giunta può verificare se gode della fiducia tramite l’istituto della questione di sfiducia (non

espressamente prevista negli statuti salvo per il Molise)…

5. Le attribuzioni della Giunta.

La Giunta partecipa all’attività di indirizzo politico della Regione in quanto organo legato da un

rapporto di fiducia diretto o tramite il Presidente con il Consiglio.

Tra le attribuzioni della Giunta ritroviamo quello della:

- iniziativa politica tramite la presentazione dei disegni di legge e l’emanazione dei regolamenti,

senza che sia possibile l’adozione di atti tipo i decreti legge o legislativi;

- predisposizione del bilancio preventivo e del conto consuntivo della Regione;

- deliberazione dei ricorsi nei giudizi di legittimità o conflitto di attribuzioni per lesione della

sfera costituzionale delle Regioni;

- predisposizione di piani di sviluppo regionali (generali/settoriali) o adozione dei provvedimenti

di attuazione;

- esecuzione delle leggi e delle deliberazioni del Consiglio;

- gestione del patrimonio della Regione, amministrazione dei servizi regionali e controllo sui

servizi affidati ad aziende speciali o enti regionali (In caso d’urgenza la Giunta può deliberare

provvedimenti di competenza del Consiglio che questi successivamente dovrà ratificare al più

presto.);

- esercizio (collegialmente o singolo assessore) delle funzioni trasferite dallo Stato alle Regioni

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della politica
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A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto regionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Rodomonte Maria Grazia.

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