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diritto”.

La crisi dello Stato assoluto fu dovuta soprattutto a ragioni finanziarie, connesse ai costi crescenti del suo funzionamento che

portarono a un peso fiscale ritenuto insopportabile, e all'indebolimento della sua legittimazione politica.

In Francia la crisi assunse la forma della rivoluzione del 1789. Di fronte ad agitazioni diffuse in gran parte della Francia, una larga

coalizione sociale che andava dalla borghesia alla nobiltà chiese la convocazione degli Stati generali x risolvere i problemi del Paese.

Gli Stati generali si autoproclamarono assemblea nazionale e si assegnarono il compito di dare una nuova cost al Paese. La monarchia

assoluta finì così travolta da una rivoluzione parlamentare e da una sommossa popolare. L'assemblea approvò la dichiarazione dei

diritti dell'uomo e del cittadino, che sanciva che lo scopo fondamentale dello Stato doveva essere quello di conservare i diritti naturali

dell'uomo e l'eguaglianza di fronte alla legge, e che poneva fine agli antichi privilegi nobiliari. Seguì una lunga fase di cambiamenti

politici nel corso della quale vi fu un'oscillazione tra ideologia liberale e ideologia democratico-radicale: dal 1789 al 1870 la Francia

ebbe + di una dozzina di Costituzioni e svariati assetti politico-costituzionali. Questi cambiamenti terminarono con la Cost del 1870,

repubblicana e liberale.

In Inghilterra l'affermazione dello Stato liberale fu + graduale e + stabile. La gloriosa rivoluzione del 1689 realizzò un importante

mutamento politico-costituzionale, recidendo definitivamente il legame della monarchia con la radice assolutistica, senza urti

sanguinosi e traumi civili.

Diverso ancora è il caso americano. L'Inghilterra si rivolgeva alle colonie americane con lo scopo di riempire le casse provate dalle

guerre, imponendo nuove tasse senza il consenso delle assemblee legislative locali. Gli americani risposero invocando il principio 2°

cui era illegittima qualsiasi tassazione che non fosse approvata dai loro rappresentanti eletti. A seguito del radicalizzarsi del conflitto

si giunse alla dichiarazione di indipendenza (4/07/1776), sottoscritta dai rappresentanti di tutte le colonie. Questo documento fissava i

principi politico-costituzionali da porre a fondamento della nuova nazione americana: tutti gli uomini sono stati creati eguali e hanno

diritti inalienabili tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità.

Stato liberale ed economia di mercato

L'economia d mercato si basa sul libero incontro tra domanda e offerta di un determinato bene, che ne determina il prezzo.

L'economia di mercato storicamente si è accoppiata al modo di produzione capitalistico, basato sulla distinzione tra i proprietari dei

mezzi di produzione ed i soggetti che vendono ai primi la loro forza lavoro, affinchè essa possa essere impiegata nel ciclo produttivo,

diretto a creare proditti x l'imprenditore. L'economia di mercato e capitalistica presupponeva, sul terreno giuridico, la certezza dei

diritti di proprietà dei venditori e dei compratori, la piena libertà contrattuale, l'eguaglianza formale dei contraenti, l'abolizione dei

privilegi, dei monopoli pubblici e di tutte le restrizioni alla libera circolazione delle merci. Sul terreno economico, bisognava rendere

disponibili x gli investimenti dei privati i fattori produttivi (es. terra e capitali) evitando che lo Stato assorbisse queste risorse

togliendole al mercato.

Due tendenze giuridiche tipiche dello Stato liberale: le codificazioni costituzionali e le codificazioni civili. Da una parte, la tendenza

degli Stati liberali a consacrare in un unico documento costituzionale i principi sulla titolarità e sull'esercizio del potere politico.

Dall'altra, la tendenza a racchiudere in un codice civile le regole sui rapporti tra privati, in modo che esse formassero un corpo

sistematico e coerente di regole generali (riferibili a tutti gli individui eguali di fronte alla legge), astratte (suscettibili di ripetute

applicazioni nel tempo) e certe (raccolte in un corpo normatico unitario e, in quanto generali ed astratte, prevedibili nei loro effetti). Il

modello di questo nuovo modo di legiferare era il Codice napoleonico del 1805.

I caratteri dello Stato liberale

Il modello “Stato liberale” è caratterizzato dai sei tratti essenziali. 1) Finalità politico-costituzionale garantistica: lo Stato è

considerato uno strumento x la tutela delle libertà e dei diritti degli individui. 2) Concezione dello Stato minimo: se lo scopo dello

Stato liberale è solo quello di garantire i diritti, allora deve trattarsi di uno Stato limitato, cioè titolare solo di quelle funzioni

necessarie all'adempimento della finalità garantistica. 3) Principio di libertà individuale: lo Stato riconosce e tutela la libertà

personale, la proprietà privata, la libertà contrattuale, di pensiero e di stampa, religiosa, di domicilio, ma si tratta di libertà riferite

all'individuo (lo Stato liberale, quindi, si contrappone agli assetti giuridici di origine feudale, che conoscevano dei corpi intermedi che

assorbivano l'individuo e dai quali dipendeva gran parte dei diritti dei singoli). 4) Separazione dei poteri: il potere politico è suddiviso

tra soggetti istituzionali diversi, che si controllano reciprocamente. 5) Principio di legalità: la tutela dei diritti è affidata alla legge. La

caratterizzazione dello Stato liberale come Stato di diritto significa, infatti, che ogni limitazione della sfera di libertà riconosciuta a

ogni individuo deve avvenire x mezzo della legge. Questa funzione garantistica della legge si basa su 2 premesse: la 1^ è che la legge

abbia i caratteri della generalità e dell'astrattezza (la legge detta modelli di comportamento validi x tutti, a prescindere dai casi

concreti); la 2^ è che la legge sia formata dai rappresentanti della nazione ai cui membri essa si applica (quindi Stato liberale si basa

su principio rappresentativo). Stato liberale e Stato di diritto sono 2 espressioni che spesso si confondono, infatti sono nati insieme,

figli della stessa ideologia. Ma in realtà lo Stato di diritto si basa su alcuni pilastri necessari che possono adattarsi anche ad uno Stato

che non aderisce all'ideologia liberale (es. Stati sociali sono Stati di diritto). 6) Principio rappresentativo: le assemblee legislative dello

Stato liberale rappresentano l'intera nazione o l'intero popolo, come entità complessiva. Ma i rappresentanti vengono cmq eletti da un

corpo elettorale molto ristretto, essenzialmente circoscritto alla classe borghese. Di conseguenza, esiste una forte omogeneità sociale e

culturale tra i rappresentanti e i soggetti cui la legge si applica. Questa omogeneità costituisce la principale garanzia che la legge abbia

effettivamente contenuti tali da renderla strumento di garanzia della proprietà e delle altre libertà individuali. Quindi, lo Stato liberale,

avendo una base sociale circoscritta alla classe borghese, viene qualificato come Stato monoclasse.

La nascita dello Stato di democrazia pluralista

Lo Stato di democrazia pluralista di afferma a seguito di un lungo processo di trasformazione dello Stato liberale, che porta

all'allargamento della sua base sociale. Lo Stato monoclasse si trasforma così in uno Stato pluriclasse: esso si fonda sul

riconoscimento e sulla garanzia della pluralità dei gruppi, degli interessi, delle idee, dei valori che possono confrontarsi nella società

ed esprimere la loro voce nei parlamenti. Sul piano storico, l'elemento determinante x l'approdo a questa forma di stato è il processo di

allargamento dell'elettorato attivo, che è culminato nel suffragio universale.

In Italia un 1° incremento notevole dell'elettorato si realizzò con la riforma del 1882 (gli elettori arrivarono a rappresentare il 6,9%

della popolazione, dal 2% di 1^). Nel 1912 venne introdotto il suffragio “quasi universale”: diritto di voto accordato a tutti i cittadini

maschi che avessero compiuto 21 anni e sapessero leggere e scrivere, o avessero prestato servizio militare x un certo tempo. Nel 1946

il voto è stato esteso anche alle donne, e nel 1970 l'età al raggiungimento della quale il diritto di voto viene attribuito è stata abbassata

da 21 a 18 anni.

Tre trasformazioni hanno determinato il modo di essere dello Stato di democrazia pluralista: l'affermazione dei partiti di massa, che

organizzano la partecipazione politica di milioni di elettori; la configurazione degli organi elettivi come luogo di confronti e di scontri

di interessi eterogenei; il riconoscimento, insieme ai diritti di libertà già garantiti dallo Stato liberale, di diritti sociali come strumenti

di integrazione nello Stato dei gruppi sociali + svantaggiati.

L'evoluzione verso tale forma di stato ha assunti tempi e caratteri diversi nei vari Paesi in cui essa si è realizzata. In alcuni il passaggio

è stato + evidente in quanto segnato dalla parentesi dei regimi totalitari nazista e fascista (Italia e Germania); in altri c'è stata

un'evoluzione + graduale (es. Gran Bretagna e USA).

3. Lo Stato di democrazia pluralista

I partiti politici di massa

I partiti politici nello Stato liberale erano ristretti gruppi di persone, legati da grande omogeneità economica e culturale. Essi agivano

soprattutto dentro il Parl, raggruppando insieme + parlamentari in nome di una comune visione del bene comune. X essere eletti erano

sufficienti i voti di poche centinaia di elettori, che spesso conoscevano personalmente il candidato. L'estensione del diritto di voto ha

richiesto che venisse organizzata la partecipazione politica di milioni di elettori, quindi con l'introduzione del suffragio universale

sono nati e si sono affermati i moderni partiti di massa, caratterizzati da una solida struttura organizzativa che gli ha permesso di

diventare strumenti di mobilitazione popolare e di integrazione delle masse nelle istituzioni politiche. I partiti di massa hanno un

apparato organizzativo che opera al di fuori del Parl e tiene collegati eletti ed elettori; questo apparato è formato da persone che

professionalmente si dedicano alla politica e traggono i mezzi x la loro esistenza dalla politica (politica si trasforma in professione).

Un altro fenomeno che ha condotto all'affermazione dei partiti di massa è costituito dalle caratteristiche del conflitto sociale nel '900. i

gruppi sociali + deboli, come la classe operaia, hanno gradualmente trovato nell'aggregazione in strutture collettive il modo x tentare

di bilanciare, con la forza dei numeri, il potere basato sul controllo dei mezzi di produzione. I partiti ed i sindacati sono diventati

organizzazioni di lotta. I primi partiti di massa sono stati, infatti, espressione della classe operaia: il Partito socialdemocratico tedesco

(SPD) è il massimo esempio di questo tipo di partito. Mentre l'identità operaia, o + in generale “proletaria”, fu modellata dai partiti

socialisti, altre comunità diedero vita a propri partiti con una vistosa identità collettiva. Questo è il caso soprattutto dei partiti cattolici.

Le trasformazioni hanno avuto una conseguenza importante: le contrapposizioni presenti nella società sono emerse anche a livello

istituzionale, nei Parlamenti. I rappresentanti trasferiscono nelle aule parlamentari la linea politica del partito. I partiti politici, dunque

diventano capaci di controllare e dirigere l'azione del Parl e del Governo. Inoltre, in alcuni Paesi come la Gran Bretagna, la sostanziale

comune accettazione dei valori del pluralismo politico ha impedito che il partiti uscito vittorioso dalle urne utilizzasse il potere x

eliminare l'altro: i partiti contrapposti hanno finito x legittimarsi reciprocamente.

Crisi delle democrazie di massa e nascita dello Stato totalitario

In altri Paesi, come la Germania e l'Italia, l'affermazione dei nuovi partiti di massa non è stata accompagnata dalla comune

accettazione di una democrazia pluralista da parte dei principali partiti politici. La Germania, uscita sconfitta dalla 1^ guerra

mondiale, diede vita a una Rep basata sulla Cost di Weimar del 1919, con la quale si tentava una democratizzazione delle strutture

dello Stato. La Cost di Weimar è stata la 1^ Cost a riconoscere e garantire i diritti sociali, cioè dei diritti a prestazioni positive da parte

dello Stato aventi la finalità di ridurre le diseguaglianze materiali. La Rep di Weimar potè godere di una relativa stabilità fino alla

grande crisi economica del 1929, grazie al sostegno dei partiti che avevano voluto la Cost e che espressero, x i primi anni della Rep, la

maggioranza parlamentare ed il governo (partito socialdemocratico, centro cattolico, partito democratico liberale). Ma la “coalizione

di Weimar” perse progressivamente consenso e dal 1924 aumentò la forza dei partiti anti-sistema e crebbe la frammentazione politica.

Questa situazione rese molto difficile la formazione dei Governi, determinando instabilità politica, che si cercò di risolvere ricorrendo

a “governi del pres”: governi privi di maggioranza politica che quindi si basano sull'appoggio del Capo dello Stato. In questo contesto

ha potuto avere fortuna il partito nazionalsocialista di Hitler, che nella confusione politica riuscì a farsi nominare Cancelliere. Nei 2

mesi successivi ottenne una legge che gli conferiva pieni poteri e costrinse tutti i partiti a sciogliersi, avviando la costruzione di uno

Stato totalitario.

In Italia, la dissoluzione del sistema politico liberale si manifestò dopo l'introduzione del sistema elettorale proporzionale, nel 1919. Il

voto espresse la spaccatura del Paese in 3 grandi correnti politiche: la tradizione liberale, quella socialista, quella cattolica. I liberali

avevano la maggioranza elativa, ma erano divisi in molti gruppi. La guida del Governo fu affidata a Giolitti, e la frammentazione

politica era sempre >. Iniziò una fase di forte instabilità dei Governi, e in questa fase si inserì la “marcia su Roma” da parte dei

fascisti. Il Re nominò Pres del Consiglio Mussolini. La rottura con la democrazia e l'instaurazione dello Stato autoritario si

verificarono nei 2 anni successivi, attraverso l'approvazione della “legge Acerbo” (legge elettorale che attribuiva i 2/3 dei seggi alla

lista che avesse ottento il + alto n° di consensi, purchè superiore al 25%), le violenze e i brogli elettorali da parte dei fascisti durante le

elezioni del 1924, l'istituzione del regime del Capo del Governo (attraverso la soppressione della fiducia parlamentare e la

concentrazione di ingenti poteri di decisione politica nelle mani del Capo del Governo). Gli anni successivi al 1924 videro

consolidarsi lo Stato fascista con una serie di trasformazioni istituzionali.

Le alternative allo Stato di democrazia pluralista nel XX secolo

Nei Paesi in cui l'avvento della democrazia di massa non si era accompagnato alla diffusa accettazione dei valori del pluralismo e

della tolleranza da parte delle forze politiche ed alla trasformazione delle istituzioni liberali, la crisi di queste ultime sfociò

nell'affermazione di forme di stato basate sulla negazione del pluralismo e sull'identificazione del partito unico con lo Stato. Lo Stato

fascista in Italia ha operato dal 1922 al 1943; il modello liberale e quello di democrazia pluralista erano accusati di non essere in grado

di difendere gli interessi nazionali a causa della frammentazione del potere politico. Perciò lo Stato fascista concentrava il potere

politico in un unico organo. Lo Stato assumeva l'attributo della totalitarietà, nel senso che si riteneva che la collettività nazionale si

integrava in modo totale nello Stato, che quindi poteva occuparsi di tutti gli aspetti della vita sociale e individuale.

L'esperienza fascista combinata con la dottrina elaborata da Hitler portarono alla formazione dello Stato nazionalsocialista, operante

in Germania dal 1933 al 1945. Il Capo del movimento era vertice dello Stato, del Governo e delle forze armate, concentrando in sé il

potere costituente, di revisione costituzionale, legislativo, esecutivo e giurisdizionale.

Un'altra alternativa alla democrazia pluralista è rappresentata dallo Stato socialista. Il riferimento storico di questa forma di stato è

dato dall'URSS, ed affonda le sue radici teoriche nella dottrina marxista-leninista. Questa forma di stato trovava origine nella dittatura

del proletariato, con la quale si sarebbe dovuto emarginare la classe antagonista (borghesia) in vista del futuro superamento del potere

statale e dell'avvento di una società senza classi e conflitti sociali. Questa forma di stato si basava sull'abolizione della proprietà

privata e quindi, in contrapposizione allo Stato di democrazia pluralistica (accoppiato all'economia di mercato), lo Stato socialista ha

realizzato l'abolizione del mercato a favore di un'economia collettivistica.

Alla fine degli anni '80 del XX secolo, gli Stati socialisti sono entrati in crisi sia sul piano della legittimazione che della funzionalità.

La crisi è culminata con l'evento simbolico del crollo del Muro di Berlino. La crisi del socialismo ha portato al dissolversi di Stati

multinazionali (es. Urss e Jugoslavia), da cui sono nati nuovi Stati che adottano Costituzioni basate sui principi della democrazia

pluralista.

Consolidamento della democrazia pluralista e affermazione dello Stato sociale

I principi dello Stato di democrazia pluralista hanno trovato conferma al termine della 2^ guerra mondiale in tutte le aree di influenza

politica e culturale delle potenze alleate diverse dall'Urss. C'è stata anche l'imposizione di un modello politico costituzionale da parte

delle potenze vincitrici ai Paesi vinti (Germania e Giappone). Solo Spagna e Portogallo sono rimasti Stato autoritari fino agli anni '70;

mentre la Grecia ha avuto un temporanea ritorno allo Stato autoritario nel periodo 1967-1974.

Le costituzioni garantiscono insieme alle tradizionali libertà negative (libertà personale, di domicilio, religiosa, di pensiero, ecc.),

anche le diverse manifestazioni del pluralismo politico, sociale, religioso, culturale; in particolare riconoscono il ruolo dei partiti

politici. Inoltre, si assiste al generalizzato riconoscimento costituzionale dei diritti sociali (salute, istruzione, lavoro, ecc.), che

comportano la pretesa a prestazioni positive dei poteri pubblici da parte dei cittadini + svantaggiati. Le libertà liberali e l'eguaglianza

formale di tutti i cittadini davanti alla legge sono del tutto indifferenti alla posizione economica dell'individuo, che quindi viene

considerato in modo astratto. Ma c'è anche chi non si trova nelle condizioni materiali x godere delle libertà liberali (es. diritto di

proprietà). Gli ordinamenti democratici, quindi, rischiano di perdere il consenso da parte dei gruppi economicamente svantaggiati. X

molto tempo il problema è stato risolto con un compromesso tra mercato e Stato: da una parte vengono riconosciuti e garantiti

l'economia di mercato e i diritti su cui si fonda (diritto di proprietà e libertà di impresa); dall'altra parte questi diritti sono limitati e

l'economia di mercato è corretta attraverso interventi pubblici finalizzati a ridurre le diseguaglianze materiali. Da ciò è derivato un

ruolo dello Stato molto diverso da quello tipico dello Stato liberale, che ha fatto parlare di Stato sociale o Stato del benessere o

Welfare State. Lo Stato sociale comprende tra i compiti del potere politico quello di intervenire nella distribuzione dei benefici e dei

sacrifici sociali, correggendo gli esiti che sarebbero derivati dal semplice operare dei rapporti economici nel mercato. In questo modo

lo Stato supera l'individualismo liberale e sviluppa forme di solidarietà tra gli individui e tra i diversi gruppi sociali. Quindi, lo Stato

di democrazia pluralista ha visto lo sviluppo di forme di intervento pubblico nell'economia e nella società, dando luogo a un sistema

ad economia mista. Le forme di interventismo statale possono essere ricondotte al governo del ciclo economico (politiche keynesiane,

dirette a contrastare le fasi di crisi con la crescita della spesa pubblica x aumentare la domanda e quindi garantire uno sbocco ai

prodotti delle imprese, evitando disoccupazione e garantendo un lavoro e un reddito) oppure all'intendo di ridurre le diseguaglianze di

reddito tra individui e tra gruppi (politiche regolative, cioè dirette a influire sui comportamenti di alcuni soggetti attraverso norme

giuridiche, es. regolamentazioni del rapporto di lavoro; politiche redistributive, che trasferiscono risorse finanziarie da alcuni soggetti

ad altri, es. previdenza a favore dei disoccupati).

Anche se la Cost italiana non usa espressamente la formula “Stato sociale”, essa delinea uno Stato che corregge il mercato e

compensa con i suoi interventi i risultati della sola logica economica dello scambio. La cost italiana è un esempio del compromesso su

cui si è fondato lo Stato sociale: da una parte essa riconosce la proprietà privata e la successione legittima e testamentaria, la libertà di

iniziativa economica privata; dall'altro prevede doveri di solidarietà politica, economica e sociale e che sia compito della Rep gli

ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Omogeneità e differenze tra gli Stati di democrazia pluralista

La sufficiente omogeneità tra le diverse democrazia pluraliste consente di elaborare il modello di “Stato di democrazia pluralista”. Ma

tra gli Stati riconducibili al modello ci sono alcune differenze.

A) Una delle differenze + importanti riguarda il ruolo e i caratteri dei partiti politici. Mentre in Europa è stata caratterizzata

fondamentalmente dai partiti politici di massa, gli USA hanno conosciuto un diverso modello di partito. Anche l'esperienza

statunitense, x tutto il XIX secolo, è stata caratterizzata dai moderni partiti, ma i partiti americani si sono trasformati successivamente

in “macchine elettorali” al servizio di un candidato, privi di una precisa identità ideologica e di significative differenze

programmatiche. La loro attività si concentra nelle campagne elettorali e dopo le elezioni non sono in grado di controllare l'attività

degli eletti. Lo sviluppo politico-istituzionale americano, quindi, ha visto il graduale rafforzamento della Presidenza; ma cmq la

debolezza organizzative dei partiti politici americano non equivale a una riduzione del ruolo del principio pluralistico.

B) Un'altra differenza riguarda il grado di condivisione dei valori fondanti, quindi l'omogeneità o l'eterogeneità della cultura politica.

In alcuni Paesi (Usa e Regno Unito) c'è stata un'evoluzione storica che ha portato a condividere i principi fondamentali della

democrazia pluralista. In altri (Belgio, Olanda, ecc.) la società è rimasta divisa in settori sociali sepratati x ragioni etniche,

linguistiche, religiose, ideologiche. Nei primi il conflitto politico riguarda principalmente le modalità di ripartizione del reddito

nazionale tra individui, che accettano il tipo di società e di regime politico ed economico in cui vivono. Nei secondi il conflitto è tra

modelli alternativi di società e di regime politico. Questa contrapposizione radicale di ideologie e modelli alternativi di società è stata

particolarmente viva, in alcuni Paesi, fino a quando è esistita l'Urss.

C) La 3^ differenza riguarda le modalità dell'intervento dello Stato nell'economia e nella società. In alcuni Paesi c'è stata una

dominanza privatistica nei rapporti economici e sociali (es. USA, Svizzera, Giappone), mentre altri Paesi hanno avuto una dominanza

pubblicistica x il prevalere di finalità sociali (in generale Europa occidentale, in particolare Italia). Dagli anni '90 del XX secolo

queste differenze si sono attenuate: è prevalsa un'economia di mercato concorrenziale e la privatizzazione delle imprese pubbliche.

A seguito della crisi dello Stato socialista si è sviluppata una nuova ondata di democratizzazione che investe moltissimi Paesi, ma

sarebbe cmq improprio parlare di generalizzato trionfo della democrazia pluralista x 4 motivi: 1. il modello di Stato socialista ha

mantenuto la sua continuità in alcuni Paesi (es. Cina, Corea del Nord, Sud-est asiatico, Cuba). 2. in molti Stato ex-socialisti si

registrano forti incongruenze tra le dichiarazioni costituzionali dei principi pluralistici e della libertà di iniziativa economica ed il

mantenimento di residui dello Stato socialista. Ciò si spiega soprattutto in considerazione del fatto che in questi Paesi, l'adozione di

Costituzioni che si ispirano ai principi del liberalismo e del pluralismo si scontra con l'assenza di precedenti esperienze democratiche

e consistenti tradizioni autoritarie. 3. nella > parte degli Stati esistono forme di organizzazione del potere politico caratterizzate x la

presenza di strutture autoritarie e x una forme limitazione del pluralismo e dei diritti di libertà. 4. anche nei Paesi che storicamente

hanno visto il consolidamento dello Stato di democrazia pluralista, quest'ultimo è sottoposto a sfide a causa delle trasformazioni

sociali ed economiche avvenute negli ultimi decenni del XX secolo.

Lo Stato di democrazia pluralista tra società post-classista e globalizzazione

Lo Stato di democrazia pluralista ha subìto importanti trasformazioni soprattutto a partire dagli anni '80 del XX secolo, x effetto di

alcune rivoluzioni sociali. Si possono riassumere questi cambiamenti con le espressioni: società post-classista, crisi fiscale,

globalizzazione, integrazione europea. Gli ultimi decenni del XX secolo hanno visto una crescita considerevole della complessità

sociale, indotta da vari fenomeni tra cui principalmente lo sviluppo tecnologico, il mutamento dei modi di produzione (tramonto della

grande fabbrica) e la globalizzazione. È molto difficile individuare una stabile linea di divisione sociale (come era quella tra le classi)

che sia percepita come decisiva dai singoli individui e su cui si possano edificare stabili identità collettive. La crisi delle ideologie ha

accresciuto le difficoltà dei partiti di tenere uniti milioni di individui entro una stabile identità collettiva.

I singoli gruppi sociali tengono a riversare le domande particolaristiche sugli organi costituzionali, e in particolare sui parlamenti. Ma

siccome quasi sempre una misura legislativa di favore x un determinato gruppo ha un costo, il peso di queste richieste grava sul

bilancio dello Stato. Dagli anni '70 del '900, quindi, si è parlato di crisi fiscale dello Stato x indicare la tendenza alla crescita della

spesa pubblica, x coprire la quale la pressione fiscale ha raggiuto livelli così alti da causare la ribellione dei ceti + colpiti. La

globalizzazione comporta la possibilità che i capitali e le imprese possano spostarsi molto facilmente da un'area territoriale all'altra,

alla ricerca delle condizioni che rendono vantaggioso l'investimento. Da questa situazione derivano almeno 3 conseguenze importanti:

x evitare che capitali e imprese si spostino altrove, lo Stato non può spingere la pressione fiscale oltre certi limiti; lo Stato deve

cercare di avere una finanza pubblica sana, evitando disavanzi di bilancio eccessivi, xkè questi sottrarrebbero risorse al settore privato

(questo pone limiti alla spesa pubblica, quindi all'attuazione di politiche keynesiane; inoltre in un mercato globale la crescita della

domanda interna stimolata dalla spesa pubblica non significa necessariamente aumento dell'occupazione nazionale, xkè una parte

della domanda interna potrebbe rivolgersi verso beni da altri Paesi); le imprese chiedono sempre > flessibilità, che significa < vincoli

legali soprattutto x quanto riguarda il rapporto di lavoro e i costi della protezione sociale dei lavoratori.

Tutte queste spinte hanno una comune origine, cioè l'esigenza di non far perdere competitività al sistema economico nazionale, e

hanno un esito comune, cioè la riduzione delle risorse impiegate x finanziare lo Stato sociale. Con l'avvio dell'Unione economica e

monetaria gli Stati partecipanti hanno accettato vincoli predefiniti al rapporto tra debito pubblico e PIL e tra il disavanzo e il PIL, e ciò

equivale a una riduzione della spesa pubblica. Lo Stato è quindi costretto a comprimere le prestazioni oggetto dei diritti sociali, che

quindi sono “diritti finanziariamente condizionali”. C'è quindi il tentativo di adeguare lo Stato alle esigenze della competitività

internazionale, garantendo però almeno pari opportunità di vita ai suoi cittadini, trasformandolo in Stato sociale competitivo.

Alcune tra le strade possibili che alcuni ordinamento stanno cercando di seguire x razionalizzare lo Stato sociale sono:

1. si tende a superare il carattere universalistico di alcuni servizi erogati dallo Stato sociale, x cui servizi come la sanità non sono resi

gratuitamente a tutti i cittadini ma solo ai soggetti - abbienti, mentre gli altri concorrono alla spesa in relazione al livello di reddito di

cui godono;

2. si fa leva sul principio di responsabilità individuale, x cui il singolo si impegna a mettere da parte le risorse che potranno essere utili

x affrontare i rischi della vita (es. malattie e vecchiaia). Così, x esempio, accanto al regime pensionistico ordinario, si creano fondi

pensione gestiti da grandi strutture finanziarie private.

3. c'è il ricorso al principio di sussidiarietà, che si sviluppa lungo 2 direttrici: trasferire la gestione di certi servizi pubblici agli enti

locali xkè sono + vicini ai cittadini e quindi potranno controllare meglio la qualità dei servizi e i relativi costi (sussidiarietà verticale);

attribuire certi compiti tradizionalmente dello Stato sociale ad alcune formazioni sociali che non hanno scopo di lucro e costituiscono

il “terzo settore” (a fianco dello Stato e del mercato), in grado di fornire servizi tipici dello Stato sociale (come l'assistenza agli

anziani) ad un costo < e con una qualità migliore di quelli erogati dalle amministrazioni pubbliche (sussidiarietà orizzontale).

4. tentativo di attrarre ad un livello sovranazionale alcuni dei compiti propri dello Stato sociale.

I caratteri dello Stato di democrazia pluralista

A) Lo Stato di democrazia pluralista si basa sul suffragio universale, la segretezza e la libertà del voto, le elezioni periodiche, il

pluripartitismo. Le Costituzioni degli Stati di democrazia pluralistica contengono le + ampie garanzie del pluralismo politico, sociale,

economico, religioso, culturale, ecc. L'insieme di queste garanzie presuppone l'accoglimento del principio di tolleranza, 2° cui il

dissenso non può essere represso, ma anzi va garantito. In alcuni ordinamenti l'esigenza di tutela del pluralismo e della tolleranza

portano a vietare certe organizzazioni politiche che si pongono ed operano come nemici dei principi democratici.

B) Il pluralismo costituzionalmente garantito non è solo di idee e di valori, ma anche pluralismo di formazioni sociali e politiche. Le

prime operano x la realizzazione degli interessi comuni ai loro componenti, le seconde hanno come finalità il controllo del potere

politico dello Stato e degli enti politici substatali, a seguito di libere elezioni, al fine di imprimere agli stessi un determinato indirizzo

politico riguardante l'intera società. Le Costituzioni riconoscono alcune libertà come quella di associazione, di formazione dei partiti

politici, sindacale, di confessione religiosa, ecc. (profonda differenza rispetto allo Stato liberale le cui Costituzioni garantivano le

libertà del singolo individuo rispetto allo Stato).

C) Attraverso il pluralismo dei centri di potere già presenti nella società si raggiungono 2 obiettivi: si limita il potere dello Stato, che è

costretto a confrontarsi con essi; si creano dei canali di partecipazione permanente dei cittadini all'attività dello Stato, sicchè essi sono

in grado di esercitare una pressione sugli organi costituzionali x ottenere provvedimenti che soddisfino le loro esigenze. Ma tutto ciò

fa nascere il problema di come organizzare il pluralismo x evitare che le molteplici pressioni degli interessi ne producano la paralisi.

La risposta al problema inizialmente era la capacità unificante dei partiti politici di massa (quindi capacità di operare una sintesi dei

diversi interessi); poi, dopo che la capacità unificante dei partiti è diminuita, la risposta consisteva in accorgimenti istituzionali che

facilitano la selezione degli interessi (tra cui il rafforzamento del ruolo del governo).

D) L'affermazione del pluralismo conduce all'idea 2° cui non esiste un interesse generale che abbia una sua consistenza oggettiva, ma

trovano garanzia di esistenza valori differenti (“politeismo dei valori”) e le costituzioni, essendo frutto del compromesso tra correnti

culturali e politiche diverse, riconoscono principi tra loro in conflitto. X esempio, le Costituzioni riconoscono tanto l'eguaglianza

formale di fronte alla legge (che vieta di trattare diversamente i cittadini a causa delle differenze di condizioni economiche), quanto la

necessità di intervenire a sostegno dei - abbienti x realizzare un livello + alto di eguaglianza sostanziale. Questi principi nella concreta

attuazione richiedono forme di contemperamento, riguardo alle quali si parla di bilanciamento.

E) Tra le conseguenze della mancanza di un interesse generale dotato di consistenza oggettiva, c'è il fatto che, solo attraverso il

confronto tra le idee e le opinioni diverse, si possa raggiungere una concezione particolare dell'interesse generale. Ciò significa che le

democrazie pluraliste assicurano una + ampia garanzia costituzionale alla libertà di manifestazione del pensiero ed al pluralismo dei

mezzi di comunicazione.

4. Rappresentanza politica

Ci sono 2 significati di rappresentanza politica. Da una parte significa “agire x conto di”, quindi esprime un rapporto tra

rappresentante e rappresentato, x cui il 2°, sulla base di un atto di volontà chiamato “mandato”, dà al 1° il potere di agire nel suo

interesse con l'osservanza dei limiti e delle istruzioni stabilite col mandato. Dall'altra parte significa che qualcuno fa vivere in un

ambito qualcosa che non c'è (come gli attori mettono in scena un personaggio), e ciò non presuppone l'esistenza di un rapporto tra

rappresentato e rappresentante, il quale ha un potere autonomo rispetto al 1°. X indicare questa situazione la dottrina tedesca

preferisce usare il vocabolo rappresentazione. L'accezione moderna della rappresentanza politica, nata con la rivoluzione francese, è la

2^; mentre il 1° significato risale alla struttura dei parlamenti medievali. Ogni rappresentante era espressione della determinata

comunità che lo designava ed era legato a questa dalle istruzioni ricevute (cioè agiva sulla base di un mandato imperativo). X indicare

questa specie di rappresentanza si è usata l'espressione “rappresentanza di interessi” (quindi essa comporta che il rappresentante

agisca nell'interesse del rappresentato). La società liberale ha cancellato i “corpi intermedi” e si è presentata come formata da singoli

individui eguali davanti alla legge. La rappresentanza politica, quindi, doveva soddisfare nuove esigenze: la scelta del rappresentante

doveva essere il mezzo tecnico attraverso cui si formava un'istituzione che doveva agire nell'interesse generale.

La Cost francese del 1791 toglieva la sovranità al Re, ma non l'attribuiva al popolo, ma ad un'entità astratta chiamata “nazione”. Ma la

Nazione, in quanto astratta e impersonale, non poteva agire direttamente, quindi doveva esercitare i suoi poteri x delegazione dando

vita a un sistema rappresentativo. Da ciò derivavano 3 importanti conseguenze. 1. Se i parlamentari erano scelti x decidere in nome e

x conto della nazione, quest'ultima doveva assicurarsi che le modalità di elezione garantissero che gli elettori fossero in grado di

scegliere i soggetti + idonei alla cura dell'interesse generale. L'elettorato attivo non era quindi un diritto soggettivo ma era una

funzione pubblica, quindi si poteva restringere l'elettorato attivo x motivi di censo e capacità: solo i cittadini che esercitavano

l'elettorato x servire “la cosa pubblica” potevano votare. In questo senso si parla si “Stato monoclasse”. 2. Se i parlamentari dovevano

rappresentare l'intera nazione, non dovevano curare gli interessi particolari del loro collegio elettorale, ma l'interesse nazionale. 3. Se

il parlamentare doveva curare l'interesse generale dell'intera nazione, non doveva essere vincolato da istruzioni ricevute dagli elettori,

quindi viene sancito il divieto di mandato imperativo.

Responsabilità politica: un soggetto dotato di potere politico dovrà rispondere ad un altro soggetto x il modo in cui ha esercitato

questo potere e, nel caso di giudizio negativo, andrà incontro alla sanzione rappresentata dalla perdita di potere politico. Quindi il

soggetto politicamente responsabile è giuridicamente autonomo rispetto all'altro soggetto; però quest'ultimo ha il potere di valutare

come il 1° ha agito e potrà confermarlo nella carica o fargli perdere il potere.

La rappresentanza politica nello Stato di democrazia pluralista

I sistemi rappresentativi hanno subito una grande trasformazione con lo Stato di democrazia pluralista. Nello Stato monoclasse il

divieto del mandato imperativo non escludeva l'omogeneità socio-culturale tra gli elettori ed i rappresentanti, che assicurava

l'adozione di leggi e di politiche coerenti con gli interessi dei primi. Ma nelle democrazie pluraliste, basate sul suffragio universale, gli

interessi sociali che premono sui rappresentanti sono molto differenziati. Il problema di fondo delle democrazie pluraliste è “come

assicurare la capacità di decidere (governabilità) senza che venga - la legittimazione democratica dello Stato, che presuppone il libero

consenso popolare?”. Il problema può essere risolto facendo convivere i 2 aspetti della rappresentanza politica: rappresentanza come

rapporto con gli elettori, x garantire la legittimazione del sistema; rappresentanza come titolo di esercizio autonomo del potere, x

assicurare la possibilità di assumere una decisione. I modi in cui questo equilibrio è realizzato cambiano da sistema a sistema.

A) Lo Stato dei partiti. Da un lato, i partiti sociali di integrazione assicurano il collegamento stabile con gli elettori, realizzando una

partecipazione politica permanente del popolo; dall'altro, i partiti possono trascendere gli interessi particolari. In questa situazione i

soggetti della rappresentanza politica sono i partiti, con la conseguente reintroduzione del mandato imperativo, stavolta di origine

partitica (i parlamentari, di regola, votano seguendo le indicazioni del partiti). La centralità dei partiti nei sistemi rappresentativi delle

democrazie pluralistiche è il risultato di riconoscimenti costituzionali. L'art. 49 Cost. riconosce che i cittadini riuniti nei partiti

concorrono a determinare la politica nazionale, dando un fondamento costituzionale al ruolo dei partiti. Gli artt. 1 e 49 qualificano i

partiti come principali strumenti di esercizio della sovranità popolare. L'art. 94 impone che la votazione della mozione di fiducia e di

sfiducia avvenga x appello nominale, imponendo un modo di votazione che facilita il controllo dei partiti sui comportamenti dei

propri parlamentari. L'art. 67 assicura al parlamentare la possibilità di sottrarsi alla disciplina del partito.

Fin dalle origini della democrazia di massa si è sviluppata una letteratura che ha criticato la tendenza nei moderni partiti a diventare

delle strutture oligarchiche, cioè organizzazioni dominate da capi irremovibili, sottratti ad ogni controllo. Michels ha dato a questa

tendenza il nome di “legge ferrea delle oligarchie”. Alcuni sostengono che, x ridare al partito il ruolo di cerniera tra gli elettori e gli

eletti, sarebbe necessario disciplinare le procedure x la scelta dei candidati alle cariche elettive. In questa prospettiva, c'è chi richiama

l'esperienza statunitense delle elezioni primarie. Esse comportano che le elezioni + importanti siano precedute da una fase in cui gli

elettori di ogni partito scelgono i candidati direttamente o indirettamente attraverso l'elezione dei delegati nelle assemblee, che a loro

volta sceglieranno i candidati del partito.

Oggi, sempre + frequentemente si parla di crisi dei partiti, x intendere le difficoltà che essi incontrano sia sul versante dei rapporti con

la società, sia sul piano della loro capacità di decidere. Un legame di identificazione tiene insieme la base ed il vertice del partito,

quindi si potrebbe dire che un parlamenti di partiti rappresenta l'intera società. Con l'andare del tempo, le società contemporanee son

diventate sempre + complesse ed è diventata impossibile la loro distinzione in pochi e facilmente identificabili settori; inoltre nella >

parte dei casi è cessato il legame di stabile appartenenza che legava gli individui ai partiti. In conclusione, i partiti non riescono + ad

assicurare la completa rappresentanza della società. Il rapporto con la società si interrompe, producendo perdita di consenso, e gli

interessi sociali si riversano direttamente sugli organi costituzionali in modo scomposto, senza una sintesi preventiva. Viene -

l'autonomia rispetto agli interessi particolari. Senza un certo grado di autonomia, le democrazie pluraliste sono esposte a crisi della

loro capacità decisionale. Nel dibattito politico si parla di “sovraccarico di domande” e di “ingovernabilità”.

B) Questi fenomeni spingono alcuni sistemi costituzionali a realizzare un equilibrio tra le 2 componenti della rappresentanza politica

democratica, che fa leva sul rafforzamento del potere esecutivo e sull'investitura popolare diretta del suo capo (es. + importante è

presidenzialismo USA). Il potere esecutivo è posto al riparo delle pressioni immediate degli interessi particolari e, grazie

all'investitura diretta, è considerato legittimato a governare nell'interesse generale. Si assiste alla scomposizione dei 2 aspetti della

rappresentanza, che finiscono x far capo a organi costituzionali distinti. Il parl diventa sede della rappresentanza-rapporto, mentre il

governo diventa l'organo che ha il compito di trascendere il particolarismo degli interessi.

In casi estremi, però, crisi dei partiti e investitura popolare del capo del Governo sfociano in una democrazia plebiscitaria, cioè un

sistema basato sul potere personale di un capo, che tra la sua legittimazione dal rapporto diretto col popolo, che ha fede nelle sue doti

straordinarie, 2° il modello della legittimazione di tipo carismatico. In questo caso c'è un potere personale sostanzialmente illimitato,

ma esso non si edifica con la soppressione delle libertà, ma col consenso del popolo. Ma siamo cmq fuori da un sistema

rappresentativo: il potere carismatico è intollerante nei confronti di limiti e vincoli giuridici e quindi tende ad esprimersi liberamente,

purchè appaia sostenuto dal consenso popolare; la democrazia rappresentativa mantiene ferma la distinzione tra il popolo e i

rappresentanti politici, che hanno una relativa autonomia nei confronti del 1° (nel presupposto che il popolo non sia infallibile). Invece

la democrazia plebiscitaria accetta l'opposto principio dell'infallibilità del popolo, le cui manifestazioni di volontà sarebbero in grado

di fornire al capo carismatico un plusvalore politico che gli consente di imporsi a qualsiasi altro organo costituzionale. La democrazia

plebiscitaria ha il suo modello storico di riferimento soprattutto nel regime di Luigi Bonaparte che, eletto pres della Francia del 1849,

trasformò il suo potere in dittatura personale, e un plebiscito popolare approvò.

C) Gli assetti neocorporativi. Negli anni della crisi dei sistemi rappresentativi liberali ci fu chi riscoprì la rappresentanza degli

interessi. Alcuni sostennero che le strutture di rappresentanza delle categorie economiche, dei mestieri e delle professioni avrebbero

dovuto sedere in un'assemblea che avrebbe preso il posto del tradizionale parl. In Italia, durante il periodo fascista, la Camera dei

deputati venne soppressa e al suo posto si istituì la Camera dei fasci e delle corporazioni, composta da consiglieri non elettivi ma

nominati in base alle cariche detenute nel partito unico. Nelle democrazie pluraliste gli assetti neocorporativi sono molto diversi dal

corporativismo statalista del fascismo, xkè essi si affiancano al sistema rappresentativo basato su elezioni libere e sui partiti politici (il

circuito della rappresentanza politica viene integrato dalla rappresentanza degli interessi) e xkè nel corporativismo pluralista le

organizzazioni degli interessi sono autonome e nascono spontaneamente nella società (mentre nel corporativismo statalista sono

subordinate allo Stato, e spesso create da esso).

D) La rappresentanza territoriale: istituzione di una 2^ Camera a base territoriale, cioè in cui sono rappresentati direttamente gli enti

territoriali.

E) La sottrazione della decisione al circuito rappresentativo. Si affida la cura di determinati interessi di rilievo costituzionale ad

autorità amministrative indipendenti, autonome rispetto al circuito democratico-rappresentativo.

Democrazia diretta e democrazia rappresentativa

Tra le modalità utilizzate dal costituzionalismo contemporaneo x affrontare la crisi dei sistemi rappresentativi, ha molta importanza il

ricorso agli istituti di democrazia diretta. Attraverso questi si affida direttamente al corpo elettorale l'esercizio di alcune funzioni,

consentendogli di assumere delle decisioni immediatamente efficaci nell'ordinamento statale. Gli istituti di democrazia diretta

affiancano i meccanismi rappresentativi, con l'obiettivo di assicurare la partecipazione popolare alle decisioni che riguardano l'intera

collettività e di colmare la distanza tra popolo e apparato statuale.

La democrazia degli antichi era quella delle città-Stato greche, e consisteva nel partecipare direttamente alle decisioni che

riguardavano l'intera collettività. La democrazia diretta poteva essere realizzata solo in entità politiche di ridotte dimensioni, che

quindi consentivano a tutti i cittadini di riunirsi in assemblea. Ciò era agevolato dal fatto che dalla cittadinanza erano escluse ampie

categorie di soggetti (donne, schiavi e meteci). Quindi la creazione di vaste entità statali ha reso di fatto impraticabile la democrazia

diretta, mentre l'abolizione della schiavitù ha tolto alla popolazione libera quella disponibilità di tempo che 1^ le derivava dal fatto che

la > parte dei lavori erano affidati agli schiavi. Ma è stato soprattutto a causa dell'affermazione dell'economia di mercato che gli

individui, impegnati nelle attività economiche, non hanno + avuto sufficiente tempo da dedicare all'esercizio diretto delle funzioni

pubbliche. La democrazia dei moderni, che si afferma con lo Stato liberale e rappresentativo, consiste nell'attribuzione all'individuo di

una sfera di autonomia e di indipendenza dallo Stato. Con l'affermazione dello Stato di democrazia pluralista, i tradizionali

meccanismi rappresentativi sono stati affiancati da istituti di democrazia diretta.

Gli istituti di democrazia diretta sono l'iniziativa legislativa popolare, la petizione e il referendum. Nel 1° caso, il potere di esercitare

l'iniziativa legislativa è affidato a 50000 elettori. La petizione consiste in una richiesta che i cittadini possono rivolgere agli organi

parlamentari o di governo x sollecitare determinate attività. L'esercizio del diritto di petizione non determina alcun effetto giuridico

particolare e, di regola, ha limitatissimi effetti pratici. Il + importante strumento di democrazia diretta è il referendum, che consiste in

una consultazione dell'intero corpo elettorale, produttiva di effetti giuridici.

In relazione all'oggetto, si distinguono referendum costituzionali, legislativi, politici e amministrativi. I primi hanno come oggetto un

atto costituzionale. Diversi referendum costituzionali: referendum precostituente (il voto popolare ha come oggetto l'atto fondativo del

nuovo Stato); referendum costituente (il voto popolare interviene sul testo di una nuova Cost predisposto da un'assemblea costituente,

parl, o altri organi, x approvarlo o respingerlo); referendum di revisione costituzionale (ha x oggetto la modificazione parziale o

l'integrazione della Cost). Il referendum legislativo ha x oggetto una legge e può essere obbligatorio (l'atto di indizione della

consultazione popolare è un atto dovuto) o facoltativo (iniziativa da parte di uno dei soggetti a ciò legittimati). Nel caso di referendum

facoltativo, si distinguono il referendum attivo (la consultazione popolare è promossa da un certo n° di cittadini) e quello passivo

(promosso da un organo dello Stato). Nella 1^ ipotesi il referendum è uno strumento di partecipazione popolare; nella 2^ è uno

strumento di garanzia contro il rischio della tirannia della maggioranza. Il referendum politico ha x oggetto una questione politica non

disciplinata da un atto normativo, mentre quello amministrativo un atto amministrativo.

Il referendum può essere preventivo o successivo, a 2^ che il voto popolare intervenga 1^ o dopo l'entrata in vigore dell'atto che ne

forma l'oggetto. Il referendum costituzionale è sempre preventivo. Un particolare tipo di referendum preventivo è quello di indirizzo,

che si ha quando il corpo elettorale si pronuncia su un principio o su una proposta formulata in termini molto generali, che dovranno

avere attuazione da parte del parl.

La Cost italiana prevede 4 tipi di referendum: referendum di revisione costituzionale, che ha carattere eventuale; referendum

abrogativo di una legge o di un atto avente forza di legge, già in vigore, che quindi ha carattere eventuale e successivo); referendum

consultivo x la modificazione territoriale di Regioni, Province e Comuni; referendum abrogativo o consultivo su leggi e

provvedimenti amministrativi delle Regioni.

5. La separazione dei poteri

Il modello liberale

Il principio della separazione dei poteri è stato elaborato dal costituzionalismo liberale con l'obiettivo di limitare il potere politico x

tutelare la libertà degli individui. La sua iniziale teorizzazione è legata soprattutto a Montesquieu, che scriveva che è necessario che i

poteri pubblici siano 3 e siano tra di loro distinti. I 3 poteri sono: il potere legislativo (che consiste nel porre le leggi); il potere

esecutivo (consiste nell'applicare le leggi all'interno dello Stato e nel tutelare lo Stato dalle minacce esterne); il potere giudiziario

(consiste nell'applicare una legge x risolvere una controversia). Aspetti caratterizzanti la dottrina della separazione dei poteri:

attribuzione ad ogni potere in senso soggettivo di una funzione pubblica ben individuata e distinta dalle funzioni attribuite agli altri

poteri; è fondamentale che ogni funzione sia attribuita a poteri distinti, xkè se + funzioni fossero concentrate nelle mani dello stesso

soggetto, si aprirebbe la strada alla tirannia; poiché il potere lasciato a se stesso tende ad abusare, si crea tra i diversi poteri un sistema

di controlli reciproci, dando luogo ad un sistema di pesi e contrappesi.

L'ordinamento costituzionale USA è stato quello in cui il principio della separazione dei poteri ha trovato la + coerente applicazione,

xkè i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono giuridicamente separati e indipendenti. Infatti nella forma di governo

presidenziale, il Pres ed il Congresso (potere esecutivo e potere legislativo) sono eletti separatamente dal corpo elettorale ed

esercitano funzioni distinte. Inoltre, come il Congresso non può costringere alle dimissioni il Pres, allo stesso modo quest'ultimo non

può sciogliere anticipatamente il 1°.

Invece in Europa il principio della separazione dei poteri ha avuto un'applicazione + temperata. Infatti c'è stata l'affermazione della

forma di governo parlamentare in molti Paesi. In questa forma di governo, i 2 poteri principali (legislativo ed esecutivo) sono

strettamente collegati, xkè il governo deve avere la fiducia del parl. Così i 2 organi finiscono x essere collegati strettamente alla

maggioranza, che li rende politicamente omogenei. Inoltre ci sono dei casi in cui un determinato potere esercita una funzione tipica di

un altro potere. X es. il governo adotta regolamenti, che sono atti con cui si pongono norme giuridiche generali e astratte, cioè atti che

dovrebbero costituire espressione della funzione legislativa. In altri casi, il parl adotta atti che non contengono norme generali, come

nel caso della legge di approvazione del bilancio.

La dottrina giuridica del costituzionalismo liberale elaborò la cosiddetta teoria formale-sostanziale della separazione dei poteri.

Secondo questa teoria, bisogna distinguere il potere (in senso soggettivo), inteso come complesso unitario di organi, dalle funzioni

dello Stato (potere in senso oggettivo), identificate sulla base di criteri materiali e di criteri formali. Applicando i criteri materiali,

bisogna guardare il contenuto delle funzioni: la funzione legislativa pone norme generali e astratte; la funzione esecutiva consiste

nella cura in concreto di pubblici interessi; la funzione giurisdizionale applica le norme x risolvere una controversia. Applicando i

criteri formali, le funzioni vengono distinte con riferimento al potere soggettivo che le esercita: il potere legislativo esercita la

funzione formalmente legislativa (attraverso atti che hanno la “forma” della legge); il potere esecutivo esercita la funzione

formalmente esecutiva (attraverso atti che hanno la “forma” del decreto); il potere giudiziario esercita la funzione formalmente

giudiziaria (attraverso atti che hanno la “forma” della sentenza).

Nei sistemi costituzionali liberali, la totale assenza di discrezionalità del giudice portava a qualificare il giudiziario come un potere

nullo, cioè come un non-potere. Nel costituzionalismo americano non c'è mai stata una simile considerazione del giudiziario: esso

veniva inserito nella trama complessiva dei pesi e contrappesi, come potere in grado di limitare il legislativo e l'esecutivo.

La separazione dei poteri nelle democrazie pluraliste

Le profonde trasformazioni politico-sociali, che hanno accompagnato l'affermazione dello Stato di democrazia pluralista, hanno

modificato il significato del principio della separazione dei poteri negli odierni sistemi costituzionali. Oggi, l'esercizio delle funzioni

dello Stato, presuppone una preventiva determinazione di obiettivi e fini politici. Perciò, si afferma una quarta funzione, cioè la

funzione di indirizzo politico. Essa consiste nella determinazione delle linee fondamentali di sviluppo dell'ordinamento e della politica

interna ed esterna dello Stato nella cura della loro coerente attuazione. La funzione di indirizzo politico assicura una guida alle altre

funzioni.

Nella > parte degli Stati di democrazia pluralista, questa funzione si è venuta gradualmente a concentrare nel governo. Quest'ultimo,

infatti, ha risorse di legittimazione e di organizzazione che gli consentono di assumere il ruolo guida del sistema. Infatti, sotto il

profilo della legittimazione, c'è il collegamento diretto con i partiti politici e, in molti assetti politico-costituzionali, con il corpo

elettorale; mentre sotto il profilo delle risorse organizzative va considerata la rapidità dei suoi processi decisionali rispetto alla

complessità dei procedimenti parlamentari. Perciò l'esecutivo oggi non si limita ad eseguire comandi altrui, ma è un potere che decide

i fini dell'azione politica. A questa trasformazione sfuggono solo le democrazie consociative.

C'è una tendenza che si è affermata in alcuni Stati, come l'Italia, x cui l'amministrazione non può + essere considerata né come

apparato dipendente dal governo, né come organizzazione unitaria. Quanto al 1° aspetto, è stata introdotta la separazione tra politica e

amministrazione, cioè tra la sfera di azione riservata al governo quella riservata all'alta burocrazia, che costituisce la dirigenza

pubblica. L'amministrazione quindi assume una propria autonomia rispetto al governo, anche se resta collegata al suo indirizzo

politico e amministrativo. Quanto al 2° aspetto, l'amministrazione si scompone in una pluralità di apparati (non solo amministrazione

statale ma anche delle Regioni e degli enti locali), ognuno dei quali si occupa della cura di determinati interessi.

Altre alterazioni rispetto al modello liberale della separazione dei poteri sono 3. A) la funzione legislativa non si caratterizza + x la

produzione di norme giuridiche generali e astratte. Infatti, frequentemente la legge contiene prescrizioni che si riferiscono a soggetti

determinati e a situazioni concrete, così si parla di legge-provvedimento. Es. la legge che eroga un beneficio finanziario ai familiari

delle vittime di un attentato terroristico. B) x quanto riguarda la funzione giurisdizionale, c'è ampia discrezionalità x i giudici. Infatti

sugli organi giurisdizionali vengono scaricate domande che non hanno trovato risposta nei tradizionali circuiti rappresentativi,

spingendo i giudici a riconoscere e tutelare nuovi diritti, 1^ ancora dell'intervento del legislatore. Inoltre, la crisi della legge

caratterizza gran parte delle democrazie pluraliste. Essa consiste nella produzione di leggi che, espressione di compromessi tra

molteplici forze politiche e sociali, hanno significati ambigui, e questo porta ad accrescere notevolmente la discrezionalità dei giudici.

C) gran parte delle democrazie pluraliste vedono la presenza di un'altra nuova funzione, che è quella della garanzia giurisdizionale

della Cost. In alcuni Stati, come l'Italia, esiste l'organo costituzionale “Pres della Rep”, distinto e autonomo rispetto al governo, e con

la funzione principale di garantire gli equilibri costituzionali, senza partecipare all'indirizzo politico.

Allora cosa resta della separazione dei poteri in una democrazia pluralista? 1) Rimane operante il principio 2° cui esistono + poteri in

senso soggettivo, tra loro reciprocamente indipendenti. 2) Resta la possibilità di distinguere le 3 tradizionali funzioni dello Stato, cui

si aggiungono quella di indirizzo politico e quella di garanzia giurisdizionale della Cost e, dove esiste, la funzione presidenziale.

6. La regola di maggioranza

La regola di maggioranza, che caratterizza lo Stato liberale e di democrazia pluralistica, assume significati e funzioni diverse:

principio funzionale (tecnica attraverso cui un collegio può decidere); principio di rappresentanza (mezzo attraverso cui si eleggono

parl e altre assemblee rappresentative, es. consigli regionali, provinciali, comunali, ecc.); principio di organizzazione politica (criterio

attraverso cui si svolgono i rapporti tra i partiti politici nel parl).

Nella 1^ accezione, è adottata la decisione che ottiene il n°più elevato di consensi o di voti. La regola opposta è quella dell'unanimità,

che richiede il consenso di tutti i membri del collegio. L'affermazione della regola di maggioranza presuppone l'eguaglianza di tutti i

membri del collegio, quindi che il voto di ognuno sia dotato dello stesso valore di quello degli altri. La regola di maggioranza è

ambigua: da una parte è lo strumento attraverso cui i + sono sottratti alla tirannia dei pochi, dall'altra può essere il mezzo attraverso

cui i + eliminano i -. Infatti chi ottiene la maggioranza può utilizzarla x adottare provvedimenti che eliminino i soggetti rimasti in

minoranza, quindi esiste il rischio di tirannia della maggioranza. X contrastare questo pericolo le cost predispongono vari strumenti di

tutela delle minoranze: se non ci fossero, la regola di maggioranza non potrebbe + operare xkè le minoranze non riconoscerebbero +

lo Stato, che perderebbe la sua legittimità. Strumenti garanzia delle minoranze nell'ordinamento italiano: 1. rigidità della cost

(garantisce a tutti i cittadini certi diritti e limita i contenuti della funzione legislativa, in modo che la maggioranza non sia onnipotente

xkè incontra limiti costituzionali); 2. attribuzione alla corte costituzionale del compito di giudicare sulla legittimità delle leggi; 3. x

decidere su certi oggetti non è sufficiente la maggioranza relativa o semplice, ma servono quorum deliberativi + elevati, come

maggioranza assoluta (metà + 1 dei membri del collegio) o maggioranza qualificata (porzione consistente dei membri del collegio, es.

2/3), in questo modo le minoranze sono associate alla decisione (maggioranze speciali previste da cost italiana: elezione pres della

rep, elezione giudici costituzionali di nomina parlamentare, revisione costituzionale e approvazione leggi costituzionali, approvazione

regolamenti interni camere); 4. attribuzione di alcune facoltà a gruppi di membri del parl di ridotte dimensioni, cioè attribuzione di

poteri di condizionamento procedurale alle minoranze (es. minoranze possono chiedere la convocazione in via straordinaria di una

Camera o anche che venga indetto il referendum costituzionale sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale approvate dal

parl); 5. sottrazione di certe decisioni al circuito dell'indirizzo politico x affidarle ad autorità neutrali rispetto alla politica, cioè slegate

sia da maggioranza che da minoranze; 6. decentramento politico, previsto dalla cost attraverso l'istituzione di comuni, province e

regioni dotate di autonomia politica esercitata da organi eletti dalle rispettive collettività territoriali (questo favorisce l'esistenza di

maggioranze diverse x ogni livello territoriale di autorità, permettendo ai soggetti minoritari a livello nazionale di trovare cmq

protezione a livello locale). Ci sono 2 circostanze che incidono sull'effettività della tutela delle minoranze: la cultura politica e la

dimensione dell'intervento pubblico nell'economia e della società. Se la 1^ accetta i valori di una democrazia pluralista basata sulla

tolleranza sarà molto + facile che i soggetti politici adottino prassi e comportamenti rispettosi delle minoranze; se l'intervento

pubblico non diventa invasivo di ogni ambito di vita, allora la società può enucleare centri di potere esterni allo Stato, che limitano il

potere della maggioranza.

Nella 2^ accezione della regola di maggioranza si indica che in ogni collegio elettorale è eletto il candidato che ottiene + voti, con la

conseguenza che solo i gruppi politici + forti sono in grado di avere accesso al parl, mentre i gruppi politici che non ottengono nei

collegi la maggioranza non conquistano seggi parlamentari. Si tratta cioè di meccanismi elettorali selettivi, contrapposti a quelli basati

su formule proporzionali (proiettano in parl i diversi gruppi politici presenti nel Paese).

Nella 3^ accezione si indica che le elezioni hanno il compito principale di assicurare la formazione di una maggioranza parlamentare

stabile e coesa e di un gov autorevole, quindi in grado di realizzare in modo coerente e organico un determinato indirizzo politico. È

una concezione che si contrappone a quella 2° cui il grado di democraticità del sistema è tanto > quanto + le elezioni permettono al

parl di rispecchiare tutti i diversi gruppi politici presenti nel Paese. Maggioranza e gov si formeranno di conseguenza, e non come una

scelta direttamente derivante dal voto popolare.

Democrazie maggioritarie e democrazie consociative

Lijphart distingue tra democrazie maggioritarie e consociative. Nelle prime la regola di maggioranza diventa principio di

organizzazione dei rapporti tra i oggetti politici. Esse sono basate sulla contrapposizione tra 2 partiti o 2 coalizioni di partiti tra loro

alternative, quindi il corpo elettorale ha alternativa secca tra un partito e l'altro. Dopo le elezioni si crea una distinzione funzionale tra

la maggioranza politica ed il gov, da essa sostenuto, e la minoranza, che assume la funzione di opposizione. Questa funzione consiste

nel controllo politico del gov e della maggioranza, al fine di creare le condizioni x vincere le successive elezioni e diventare

maggioranza al posto della precedente. La funzione di opposizione impedisce che la forza del gov e della maggioranza degeneri in

tirannia della maggioranza, e rende effettiva la responsabilità politica del gov nei confronti del corpo elettorale. In questi sistemi si

può realizzare l'alternanza ciclica dei partiti nei ruoli di maggioranza e opposizione. Invece le democrazie consociative tendono a

incentivare l'accordo tra i principali partiti, al fine di condividere il controllo del potere politico. I partiti a livelo elettorale competono

ognuno x proprio conto, x conquistare i seggi parlamentari, e dopo le elezioni non si crea una distinzione funzionale maggioranza-

opposizione, ma i partiti tendono ad utilizzare la rispettiva forza politica x negoziare e raggiungere compromessi politici. Quindi la

decisione è il risultato di un compromesso, in cui ogni parte ottiene qualcosa in cambio della rinuncia a qualcos'altro. Le minoranze

xciò partecipano alla formazione delle decisioni, e manca una funzione di opposizione.

La distinzione tra democrazie maggioritarie e consociative dipende dalle società in cui operano. Consociative tipiche di società divise

da fratture profonde, in cui gli individui appartengono a gruppi con identità culturali o ideologiche molto marcate che li rendono tra

loro non comunicanti. L'unico modo x mantenere la democrazia evitando disgregazione sociale e conflitto violento è quello di favorire

la ricerca dell'accordo. Le democrazie maggioritarie sono tipiche di società in cui esiste accordo sui principi della democrazia

pluralista fissati nella cost, che diventa il punto di riferimento comune in cui tutte le parti si identificano (patriottismo costituzionale).

8. Stato unitario, Stato federale, Stato regionale

La separazione dei porti e i limiti alla regola di maggioranza possono realizzarsi non solo a livello orizzontale, cioè nel rapporto tra i

diversi poteri dello Stato, ma anche a livello verticale, attraverso la distribuzione del potere tra lo Stato centrale ed altri enti

territoriali. Si suole distinguere tra Stato unitario e Stato composto: nel 1° il potere è attribuito al solo Stato centrale o cmq a soggetti

periferici da esso dipendenti (decentramento amministrativo o burocratico); nel 2° il potere è distribuito tra lo Stato centrale ed enti

territoriali da esso distinti, che sono titolari del potere di indirizzo politico e delle funzioni legislativa ed amministrativa in determinate

materie, e agiscono attraverso organi rappresentativi che sono espressione delle popolazioni locali (decentramento politico).

Esistono 2 varianti di Stato composto: federale e regionale.

Caratteri tipici dello Stato federale: esistenza di un ordinamento statale federale, dotato di una cost scritta e rigida, e di alcuni enti

politici territoriali dotati di proprie cost; previsione da parte della cost federale di una ripartizione di competenze tra Stato centrale e

Stato membri; esistenza di un parl bicamerale, in cui esiste una camera rappresentativa degli Stati membri; partecipazione degli Stati

membri al procedimento di revisione costituzionale, che può essere diretta o indiretta tramite la partecipazione della 2^ camera;

presenza di una corte costituzionale in grado di risolvere i conflitti tra Stato federale e Stati membri.

Gli Stati federali sono nati da un processo di associazione di Stati inizialmente indipendenti. Il 1° passo di questo processo è costituito

normalmente dalla nascita di una confederazione di stati. Con questa espressione si indca una forma di aggregazione tra Stati

indipendenti e sovrani, x far fronte a comuni esigenze di carattere militare ed economico, la quale non dà vita ad uno Stato nuovo in

quanto si fonda su un trattato internazionale concluso tra gli Stati e non su una nuova cost. Ma ci sono anche es. di processi inversi:

dalla dissoluzione dello Stato unitario è nato uno Stato federale.

Lo Stato federale a sua volta si distingue in federalismo duale e federalismo cooperativo: il 1° vede una forte divisione tra lo Stato

federale e gli Stati membri, quindi ognuno opera nell'ambito delle sue attribuzioni senza interferenze con l'altro; il 2° si caratterizza x

la presenza di interventi congiunti e coordinati nelle stesse materie da parte dello Stato centrale e degli Stati membri.

Caratteri tipici dello Stato regionale: presenza di una cost statale che riconosce e garantisce l'esistenza di enti territoriali dotati di

autonomia politica (cioè capaci di darsi un proprio indirizzo politico) nell'ambito dei limiti posti dalla cost e dotati di propri statuti

(ma non di una propria cost); attribuzione costituzionale alle regioni di competenze legislative e amministrative; partecipazione

limitata all'esercizio di funzioni statali (in particolare revisione costituzionale); mancanza di una 2^ camera rappresentativa delle

regioni; attribuzione ad una corte costituzionale del compito di risolvere i conflitti tra Stato e regioni.

III. Forme di governo

1. Le forme di governo dello Stato liberale

La monarchia costituzionale

La monarchia costituzionale è la forma di gov che si afferma nel passaggio dallo Stato assoluto allo Stato liberale. Essa si caratterizza

x la netta separazione dei poteri tra il re ed il parl, titolari rispettivamente del potere esecutivo e del potere legislativo. Tra questi 2

centri di autorità non esisteva alcun tipo di raccordo, anche se il re restava titolare di prerogative che scaturivano dalla sua

collocazione al vertice dello Stato, che gli consentivano di partecipare all'esercizio della funzione legislativa (sanzione delle leggi

approvate dal parl) e della giurisdizionale (nomina dei giudici, concessione grazie e commutazione pene). Inoltre, il monarca avvea il

potere di nominare i ministri e il potere di sciogliere anticipatamente la camera elettiva del parl. Il re ed il parl si basavano su un

diverso principio di legittimazione politica e sull'appoggio di differenti classi sociali: il re sul principio monarchico-ereditario,

condiviso dalla nobiltà; il parl sul principio elettivo, anche se circoscritto ai cittadini abbienti ed istruiti.

La monarchia costituzionale si è gradualmente trasformata in forma di gov parlamentare. In quest'ultima, tra il re ed il parl si è inserito

un 3° organo, il governo, che ha acquisito progressivamente autonomia dal re, cercando invece il consenso del parl. Ciò che

caratterizza la forma di gov parlamentare è il rapporto di fiducia che lega gov e parl, il quale può costringerlo alle dimissioni votando

la sfiducia. Il 1° Paese in cui si afferma il sistema parlamentare è l'Inghilterra. Lo strumento su cui il parl ha potuto fare leva x imporre

il rapporto di fiducia è la responsabilità penale dei ministri, che poteva far valere attraverso la messa in stato di accusa penale.

Minacciando l'uso di questa procedura, il parl ottenne l'allontanamento dei ministri sgraditi e si affermò la responsabilità politica dei

ministri x gli atti del re che essi controfirmavano. A poco a poco il re iniziò a nominare come ministri persone che godevano

dell'appoggio parlamentare. La completa affermazione dell'autonomia del gov si ebbe quando le leggi di successione portarono al

trono Giorgio I, che non sapeva l'inglese e quindi smise di partecipare alle riunioni del Gabinetto.

Parlamentarismo dualista e parlamentarismo monista

Forma di gov parlamentare ha conosciuto 2 fasi. Inizialmente parlamentarismo dualista: il potere esecutivo era ripartito tra il capo

dello stato e il governo (esecutivo bicefalo); il gov doveva avere una doppia fiducia (del re e del parl); a garanzia dell'equilibrio tra

potere esecutivo e legislativo, al capo dello stato era riconosciuto il potere di scioglimento anticipato del parl, che fungeva da

contrappeso alla responsabilità politica del gov. Il dualismo rifletteva ancora l'equilibrio sociale tipico della monarchia costituzionale:

da una parte il monarca punto di riferimento delle classi aristocratiche, dall'altra il parl, rappresentativo degli interessi della borghesia.

Ma questo equilibrio si è progressivamente modificato a vantaggio della classe borghese, che ha preteso di incarnare gli interessi

dell'intera nazione e ha avuto la forza politica di circoscrivere il ruolo del re a favore del parl, legando sempre + il gov a quest'ultimo.

Questa 2^ fase ha visto l'affermazione del parlamentarismo monista, in cui il gov ha un rapporto di fiducia esclusivamente con il parl

e il capo dello stato è relegato in un ruolo di garanzia, e quindi estraneo al circuito della decisione politica.

2. Le forme di governo nella democrazia pluralista ed il sistema dei partiti

La disciplina costituzionale difficilmente può predisporre un disegno completo dell'assetto e del funzionamento della forma di gov.

Piuttosto essa si limita ad indicare una cornice, i limiti giuridici nel cui ambito i soggetti politici e gli organi costituzionali possono

instaurare diversi tipi di relazioni. I contenuti di queste relazioni dipendono soprattutto dai caratteri del sistema politico, oltre che dalla

cultura politica propria del contesto in cui si sviluppano.

Quando si parla di sistema dei partiti, ci si riferisce essenzialmente al n° di partiti e al tipo di rapporto che si instaura tra di essi.

Esistono sistemi politici i cui partiti hanno ampie distanze ideologiche tra loro, e in questi casi si dice che il sistema politico è

ideologicamente polarizzato. Diminuiscono le possibilità di aggregazione tra i partiti, e addirittura ce ne sono alcuni che non possono

essere aggregati in nessuna coalizione in quanto percepiti come partiti nemici dell'ordinamento democratico (partiti antisistema).

Quindi il sistema funziona basandosi su una molteplicità di poli politici (sistema multipolare). A livello elettorale, difficilmente può

operare la regola di maggioranza x la formazione del parl e del gov, in quanto i radicali antagonismi tra i partiti esporrebbero quelli

che perdono le elezioni al rischio che i partiti vincitori utilizzino lo Stato x eliminarli.

Diversa è la situazione in quei sistemi politici in cui le distanze ideologiche tra i partiti sono ridotte, con la conseguenza che ognuno di

essi ha un elevato potenziale di coalizione. In questo caso, anche se il sistema è pluripartitito, esso finisce x imperniarsi su 2 poli

(sistema bipolare). Dalle elezioni emerge con chiarezza la coalizione di partiti che ottiene la maggioranza e che quindi esprimerà il

gov. L'assenza di radicali contrapposizioni ideologiche fa sì che il partito che assume il controllo del potere di governo non utilizzerà

tale potere x eliminare gli avversari politici, ma si sottoporrà alle critiche di questi e, alla scadenza prestabilita, al giudizio del corpo

elettorale.

Inoltre, come il sistema dei partiti condiziona la forma di gov, quest'ultima influenza l'assetto del sistema dei partiti. Quindi, tra forma

di gov e sistema politico, esiste un rapporto di condizionamento reciproco. Le principali forme di gov che esistono nelle democrazie

pluraliste sono 3: il sistema parlamentare; il sistema presidenziale; il sistema semipresidenziale. Il 1° è il + diffuso, soprattutto in

Europa; il presidenziale è tipicamente quello degli USA; il semipresidenziale è stato tipicamente quello francese 1^ delle recenti

riforme costituzionali.

3. Il sistema parlamentare e le sue varianti

La forma di gov parlamentare si caratterizza x l'esistenza di un rapporto di fiducia tra gov e parl. Se il parlamento è bicamerale,

occorre distinguere i sistemi costituzionali in cui la sfiducia può essere votata da ciascuna camera, da quelli in cui il rapporto di

fiducia intercorre con una sola camera, detta camera politica. Le cost del 2° dopoguerra hanno cercato di evitare che questo sistema

desse luogo a un'eccessiva instabilità e debolezza dei gov, esposti costantemente al rischio di perdere la fiducia parlamentare.

Dall'esigenza di contrastare questi pericoli ha preso corpo la tendenza alla razionalizzazione del parlamentarismo, cioè la tendenza a

tradurre in disposizioni costituzionali scritte le regole sul funzionamento del sistema parlamentare che si erano già imposte in via di

prassi negli Stati in cui questa forma di gov è sorta. La cost italiana prevede una forma di gov parlamentare a debole

razionalizzazione. Es. + importante della tendenza razionalizzatrice è la cost tedesca del 1949, che ha previsto una specie di

parlamentarismo che attribuisce risalto al capo del gov, chiamato cancelliere federale. X questa ragione tale forma di gov è spesso

detta cancellierato. L'istituto + noto della forma di gov tedesca è la sfiducia costruttiva, in base alla quale la camera politica può votare

la sfiducia al cancelliere solo se contestualmente elegge a maggioranza assoluta un successore.

Parlamentarismo maggioritario e parlamentarismo compromissorio

Il parlamentarismo maggioritario (o a prevalenza del gov) si caratterizza x la presenza di un sistema politico bipolare. Le elezioni

permettono di dare vita a una maggioranza politica, il cui leader va ad assumere la carica di 1° ministro, quindi il 1° ministro gode

della forte legittimazione politica che deriva dall'investitura popolare ed il gov ha il sostegno di una maggioranza politica che, di

regola, lo sostiene x tutta la durata della legislatura (si parla infatti di gov di legislatura). Poiché ogni partito/coalizione si presenta alla

competizione elettorale con un leader che assumerà, nel caso di vittoria del partito/coalizione, la carica di 1° ministro, l'elettore sa che

votando esprime la sua preferenza x la persona che dovrà assumere la carica di 1° ministro. Il partito/coalizione di minoranza

costituisce l'opposizione parlamentare, che si caratterizza in quanto esercita un controllo politico sul gov e sulla maggioranza, al fine

di poterne prendere il posto nelle successive elezioni. Quindi il sistema si contraddistingue x la pratica politica dell'alternanza ciclica

dei partiti nei ruoli di maggioranza e opposizione. Il parlamentarismo maggioritario può funzionare in presenza di un cultura politica

omogenea, mentre nelle società divise si deve cercare l'accordo tra le parti politiche e si è adottata una forma di gov parlamentare

diversa, chiamata parlamentarismo a prevalenza del parl, che può arrivare ad essere parlamentarismo compromissorio.

Il parlamentarismo a prevalenza del parl è caratterizzato da un sistema politico multipolare. Le elezioni non consentono all'elettore di

scegliere né la maggioranza né il gov. Piuttosto sono i partiti, dopo le elezioni, a concludere accordi cui si forma la maggioranza

politica e si individua la persona che dovrà assumere la carica di 1° ministro. La stabilità del gov dipende dal mantenimento degli

accordi tra i partiti della maggioranza, ognuno dei quali ha un potere di pressione e di ricatto: se gli accordi vengono – si apre la crisi

di gov. Questo tipo di sistema parlamentare si caratterizza quindi x l'instabilità del gov. Cresce invece il ruolo del parl, xkè il gov è

portato a contrattare con i gruppi presenti al suo interno.

In certi sistemi, la procedura parlamentare è regolata in modo tale da favorire la ricerca del compromesso tra maggioranza e

minoranza. Attraverso il compromesso parlamentare, i partiti espressione di ideologie in radicale contrasto possono coesistere

pacificamente e costruire quella fiducia reciproca che inizialmente non esisteva. In questo caso il sistema può essere denominato

parlamentarismo compromissorio. Manca una vera e propria opposizione, e in alcune ipotesi la necessità di far fronte a situazioni

eccezionali ha portato alla formazione di coalizioni che inglobano tutti i partiti, anche in sistemi in cui normalmente è conosciuta la

dialettica maggioranza-opposizione (grande coalizione).

IV. L'organizzazione costituzionale in Italia

1. La forma di governo italiana: evoluzione e caratteri generali

La disciplina del rapporto di fiducia e la maggioranza politica

La forma di gov italiana, delineata dalla cost, è una forma di gov parlamentare a debole razionalizzazione (sono previsti solo limitati

interventi del diritto costituzionale x assicurare la stabilità del rapporto di fiducia e la capacità di direzione politica del gov). La

razionalizzazione costituzionale del rapporto di fiducia (art. 94) è diretta a garantire la stabilità del gov attraverso la previsione di

alcuni vincoli procedurali che dovrebbero rendere + difficoltosa l'approvazione di una mozione di sfiducia. La cost contempla la

mozione di sfiducia (atto con cui parl interrompe rapporto di fiducia con il gov, obbligandolo alle dimissioni). Come quella iniziale di

fiducia, dev'essere motivata e votata x appello nominale (parlamentari sono chiamati 1 alla volta ad esprimere proprio voto). Ciò

comporta un'assunzione di responsabilità politica da parte di chi fa cadere il gov nei confronti degli elettori e dei partiti, impedendo il

fenomeno dei franchi tiratori (deputati che si nascondono dietro al voto segreto x minare la maggioranza). La mozione di sfiducia

dev'essere firmata da almeno 1/10 dei componenti della camera e non può essere messa in discussione prima di 3 gg dalla sua

presentazione. In questo modo si assicura la presenza di un periodo di riflessione prima della votazione della sfiducia e si scoraggiano

i colpi di mano (i c.d. assalti alla diligenza).

Tuttavia, la razionalizzazione della fiducia non ha dato contributi alla stabilità del gov. > effetti concreti ha avuto, invece, l'altro

aspetto della disciplina costituzionale del rapporto di fiducia, che si instaura con la mozione di fiducia: è disposto che il gov, entro 10

gg dalla sua formazione, si presenti alle camere x ottenere la fiducia, che viene accordata o respinta sempre con una mozione motivata

e votata x appello nominale. Questa è una differenza rispetto a ciò che avviene in altri ordinamenti, nei quali il gov può reggersi

semplicemente sull'assenza di manifestazioni espresse di fiducia parlamentare (fiducia negativa). Questa è una maggioranza politica,

diversa dalla maggioranza aritmetica prevista x l'approvazione delle singole deliberazioni parlamentari. Si tratta infatti di una

maggioranza stabile che si aggrega attorno ad un determinato indirizzo politico e che pertanto si impegna politicamente a realizzarlo.

Questa nozione di maggioranza politica è confermata da altri aspetti della disciplina dettata dalla cost. Quest'ultima, infatti,

imponendo la motivazione della mozione di sfiducia, richiede che il gov trovi l'accordo in quella parte di parl che si impegna a

realizzare un indirizzo politico definito. Inoltre, l'obbligo della votazione ad appello nominale si spiega in quanto i partiti e i singoli

parlamentari assumono una precisa responsabilità politica di fronte al corpo elettorale.

La questione di fiducia può essere posta dal gov su una sua iniziativa che richiede l'approvazione parlamentare. Il gov dichiare che,

ove la sa proposta non dovesse essere approvata dal parl, riterrà venuta – la fiducia di quest'ultima e, rassegnerà le sue dimissioni. La

questione di fiducia opera come mezzo di pressione sulla maggioranza, affinchè resti compatta e coerente con le scelte di indirizzo su

cui si basa il rapporto di fiducia col gov.

In conclusione, la creazione e la presenza di una maggioranza politica di supporto al gov (maggioranza di gov) costituisce una

necessità istituzionale, anche se variano le modalità della sua formazione e il ruolo che svolge (a seconda delle caratteristiche del

sistema politico e degli assetti della forma di governo).

Trasformazioni del sistema politico e trasformazioni della forma di governo

All'inizio della storia repubblicana, la democrazia italiana ha dovuto fare i conti con una società attraversata da profonde divisioni, di

cui la + impo era quella ideologica, incentrata sulla contrapposizione tra l'ideologia marxista e quella cattolica. Queste hanno fornito

la base su cui si è costruita l'identità di quelli che, x lunghissimo tempo, sono stati i 2 principali partiti della democrazia italiana:

partito comunista e democrazia cristiana. I principali partiti italiani erano in grado ognuno di rappresentare stabilmente un determinato

settore della società.

Questa realtà socio-politica ha dato origine ad un sistema politico a multipartitismo esasperato: sistema caratterizzato non solo dalla

presenza di un elevato n° di partiti, ma anche di una notevole distanza ideologica tra i partiti che ne fanno parte. Ciò era accentuato

dal fatto che le 2 principali forze politiche traevano la rispettiva legittimazione all'esterno della società nazionale (l'URSS uno, la

chiesa cattolica l'altro) e dalla presenza di un partito socialista e una destra neofascista (MSI), cioè partiti antisistema. La sinistra

comunista e la destra neofascista non erano considerate come forze utilizzabili x la formazione dei gov. Esisteva xciò una

convenzione tacita che escludeva permanentemente tali partiti dall'area di governo, chiamata conventio ad excludendum.

Le caratteristiche della società e del sistema politico avevano conseguenze importanti x il funzionamento della forma di governo.

Infatti la dinamica bipolare del sistema politico, con la contrapposizione maggioranza-opposizione, e l'investitura popolare diretta del

gov erano impraticabili. La forma di gov ha funzionato sulla base di maggioranze formate dopo le elezioni attraverso laboriosi accordi

tra i partiti. Inoltre le maggioranze sono state fondate sull'esclusione dei 2 poli estremi e si sono imperniata sulla democrazia cristiana.

Una 3^ conseguenza è il fatto che la formazione post-elettorale della maggioranza ha consentito la progressiva attrazione, nell'area

della coalizione di gov, di partiti collocati alle ali estreme del sistema. In questo modo essi hanno finito x essere integrati nella

democrazia pluralista italiana.

Le iniziali contrapposizioni ideologiche sono state notevolmente attenuate e gran parte della società e dei partiti italiani ha accettato i

valori e i principi della democrazia pluralista. Nel frattempo, la società è diventata + complessa, articolata in una molteplicità di

interessi che mal si prestano ad essere rappresentati dai partiti storici della democrazia italiana. Da questa situazione è nata in

consistenti settori della società italiana la spinta ad abbandonare le pratiche della democrazia consociativa a favore di una democrazia

maggioritaria. La manifestazione + vistosa di questa spinta si è avuta con il cosiddetto referendum elettorale del 1993, che ha fatto

registrare una soglia molto alta di sì (+ dell'80%) e che aveva come oggetto l'abrogazione del sistema elettorale proporzionale, a

favore di un sistema prevalentemente maggioritario. Questo risultato condusse alle riforme elettorali in chiave maggioritaria e alla

diffusione tra l'opinione pubblica di un atteggiamento ostile nei confronti del parlamentarismo compromissorio. Le indagini della

magistratura sulla corruzione hanno dato l'ultimo colpo ad un sistema politico che era già in crisi profonda. Gran parte dell'elettorato

ha smesso di votare sulla base dell'appartenenza stabile a questo o a quel partito ed ha orientato le sue scelte in funzione delle azioni e

delle proposte politiche ritenute di volta in volta preferibili. Di conseguenza le forze politiche hanno avviato una forte competizione x

ottenere il consenso degli elettori mobili. Gli anni '90 quindi hanno visto una profonda modificazione del sistema politico. Il fatto +

significativo è stato rappresentato dalla nascita di nuovi partiti e dalla scomparsa dei partiti storici della democrazia italiana che, nella

> parte dei casi, si sono trasformati in soggetti nuovi. Ma il sistema politico è rimasto notevolmente frammentato e inoltre è venuta –

la centralità di un partito (un tempo la DC) che costituisca il pilastro di ogni maggioranza.

I principali partiti italiani hanno finito x condividere i principi della democrazia pluralista e ciò ha reso possibile sia una competizione

politica bipolare, sia la pratica dell'alternanza. Infatti, le elezioni politiche del 1994, 1996, 2001, 2006 e 2008 hanno visto la

contrapposizione di 2 coalizioni di partiti tra loro alternative. La tendenza alla semplificazione e alla bipolarizzazione del sistema

politico italiano si è rafforzata nel periodo 2008-2009. Le elezioni del 2008 hanno segnato l'eliminazione dal parl della sx post-

comunista (RC, comunisti italiani) e dei Verdi, che fa seguito alla già avvenuta eliminazione nelle elezioni precedenti di socialisti,

liberali, democristiani e neo-fascisti. In questo modo, oltre alla semplificazione numerica, c'è stata la scomparsa di qualsiasi partito

che faccia riferimento alle grandi ideologie del '900.

La formazione della coalizione

La formazione di una maggioranza politica costituisce una necessità istituzionale. In un sistema pluripartitico, in cui nessuna forza

politica ha la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari, la maggioranza sarà necessariamente formata attraverso l'accordo tra +

partiti e prende il nome di coalizione. Quindi il gov viene chiamato gov di coalizione, x differenziarlo dai gov monocolore

(espressione di un solo partito, tipici del parlamentarismo maggioritario operante in sistemi politici bipartitici.

Vanno distinte coalizioni annunciate davanti al corpo elettorale dalle coalizioni formate in sede parlamentare dopo le elezioni.

Nel 1° caso il corpo elettorale può scegliere tra coalizioni alternative: quella che vince le elezioni diventa la maggioranza che esprime

il gov. Di regola il leader che guida la coalizione nella competizione elettorale è il candidato alla carica di 1° ministro, e sarà nominato

in caso di vittoria elettorale. La rottura degli accordi di coalizione e il cambio di maggioranza richiedono il ricorso a nuove elezioni.

Le coalizioni del 2° tipo nascono da accordi tra i partiti conclusi dopo le elezioni. Ogni partito si presenta davanti al corpo elettorale

con identità e programmi propri, e dopo le elezioni iniziano le negoziazioni x la scelta della maggioranza di gov e del suo programma:

sul tavolo del negoziato ogni partito potrà far valere la forza che deriva dal grado di consenso elettorale ottenuto. Quindi l'elettore non

sceglie né maggioranza né (neanche indirettamente come nel 1° caso) il 1° ministro. La rottura degli accordi di coalizione e la

formazione di una nuova maggioranza non richiedono, almeno di regola, una nuova consultazione elettorale.

La storia delle coalizioni nell'Italia repubblicana vede 2 grandi fasi: la 1^ si estende dall'entrata in vigore della cost al 1994, la 2^ è

iniziata dal 1994. La 1^ fase è quella delle coalizioni formate dopo le elezioni e a sua volta può essere divisa in 4 periodi. Il 1° è

quello del centrismo, che ha visto la DC associare al gov i partiti laici <. Il 2° è quello delle coalizioni di centro-sinistra, che hanno

visto la partecipazione del partito socialista al gov, insieme alla DC e ai partiti laici <. il 3° ha visto x la 1^ volta il coinvolgimento del

partito comunista nell'area parlamentare di sostegno al gov. Il 4° ha visto venir – la centralità della DC. Dopodichè si avviarono le

prime spinte verso il superamento del parlamentarismo compromissorio a favore di un parlamentarismo maggioritario, basato su 2

coalizioni tra loro alternative. La formazione di coalizioni annunciate a livello elettorale si è realizzata con le elezioni del 1994. ma la

logica delle coalizioni annunciate a livello elettorale è stata alterata dalla incoerenza delle coalizioni. es. 1994 contrasti interni portano

Lega Nord a uscire dalla maggioranza causando crisi di gov. Incoerenze continuate fino a 2008. Elezioni 2008 hanno segnato svolta.

La notevole riduzione dei partiti rappresentati in parl e la netta vittoria di una coalizione (centro-dx) potrebbero consentire un

rafforzamento del bipolarismo e della semplificazione del sistema politico.

Breve storie delle crisi di Governo

La crisi di gov consiste nella presentazione delle dimissioni del gov causate dalla rottura del rapporto di fiducia tra gov e parl.

Distinzione: crisi parlamentari e crisi extra parlamentari. Le prime sono determinate dall'approvazione di una mozione di sfiducia, o

da un voto contrario sulla questione di fiducia posta dal gov. In questo caso il gov è obbligato giuridicamente a presentare le sue

dimissioni. Le seconde si aprono a seguito di dimissioni volontarie del gov. Queste dimissioni possono essere espressione di una crisi

politica o essere ispirate da ragioni personali, come la presenza di un impedimento fisico.

Nella storia repubblicana non si è mai avuta una crisi di gov parlamentare dovuta all'approvazione di una mozione di sfiducia. In 4

casi ci sono state dimissioni del gov determinate dalla mancata concessione della fiducia iniziale. In 2 casi la crisi è stata determinata

da un voto parlamentare negativo sulla questione di fiducia posta dal gov. Le crisi extraparlamentari, quindi, sono state la regola.

La prassi delle crisi extraparlamentari pone xò il problema di come far conoscere ai cittadini i motivi della crisi, affinchè questi

possano valutare la responsabilità politica dei partiti e del gov. X affrontare questo problema i pres della rep hanno tentato la

cosiddetta parlamentarizzazione delle crisi nate fuori dal parl. Essa consiste nell'invito rivolto dal pres della rep al gov dimissionario a

presentarsi in una delle 2 camere x esporre i motivi della crisi ed aprire sugli stessi un dibattito parlamentare.

Nella XII e XIII legislatura si è verificata la rottura della coalizione annunciata al corpo elettorale ed uscita vittoriosa dalla

competizione elettorale, con conseguente crisi del gov espressione di quella coalizione. In tutti e 2 i casi la crisi si è risolta con la

formazione di un nuovo gov sostenuto da una maggioranza diversa da quella proposta al corpo elettorale e con un pres del cons

differente da quello che era stato presentato come candidato alla pres del cons. Nel linguaggio politico si è parlato di “ribaltoni”.

Siccome le norme costituzionali sulla forma di gov sono compatibili sia con il parlamentarismo maggioritario che con quello

compromissorio, non si può affermare che simili episodi siano costituzionalmente inammissibili. Soluzione sarebbe una regola

convenzionale che impedisca il mutamento della maggioranza nel corso della legislatura senza procedere allo scioglimento anticipato

del parl e a nuove elezioni. Infatti, se la crisi di gov equivalesse a nuove elezioni, il partito che ne è la causa dovrebbe presentarsi

immediatamente al giudizio del corpo elettorale, che potrebbe punirlo x il comportamento tenuto.

L'assenza di prassi e convenzioni che assicurino un certo grado di durata alle coalizioni influisce sulla stabilità del gov, cioè sul

periodo di tempo in cui resta in carica, infatti notevole instabilità dei gov italiani: in media hanno avuto una vita inferiore all'anno.

Stabilità non equivale ad efficienza decisionale, ma cmq senza stabilità non ci può essere un indirizzo politico che affronti i problemi

strutturali del Paese e quindi efficienza decisionale.

L'art. 94 cost prende in considerazione esclusivamente la sfiducia che riguarda l'intero gov. Nell'esperienza repubblicana xò ci sono

stati casi di mozione di sfiducia individuale, cioè presentata nei confronti di un singolo ministro. La corte costituzionale ha ritenuto

che la sfiducia individuale si inquadra nella forma di gov parlamentare prevista alla cost.

2. Il Governo

Il gov è un organo costituzionale formato da pres del cons, dai ministri e dall'organo collegiale Consiglio dei ministri. Il gov esercita

una quota rilevante dell'attività di indirizzo politico, delle potestà pubbliche proprie della funzione esecutiva e importanti poteri

normativi. Il ruolo del gov italiano, le modalità della sua formazione e del suo funzionamento hanno risentito notevolmente dei diversi

equilibri assunti dalla complessiva forma di gov. Altri fattori che hanno condizionato ruolo e funzionamento del gov sono: spinta

verso un grado > di decentramento politico (attribuzioni tolte a gov e date a enti locali); tendenza a ridurre la presenza pubblica

nell'economia a favore di mercati concorrenziali (perdita del gov dei poteri che si collegavano al controllo delle imprese pubbliche);

integrazione comunitaria (gov privato di poteri consistenti, soprattutto x politica economica, trasferiti a istituzioni comunitarie).

Le regole giuridiche sul Governo

Regole che disciplinano il gov:

A) x quanto riguarda la sua formazione, la disciplina è contenuta negli artt. 92.2, 93 e 94 cost. Essi consacrano le seguenti regole: pres

della rep nomina pres del cons; ministri nominato dal pres della rep su proposta del pres del cons; membri del gov devono giurare

nelle mani del capo dello stato; entro 10 gg dalla sua formazione il gov deve presentarsi alle camere x ottenere la fiducia; la fiducia è

accordata e revocata mediante mozione motivata votata x appello nominale..

B) x quanto riguarda la struttura, l'art. 92.1 si limita a citare quali sono gli organi governativi necessari, cioè pres del cons e ministri,

che insieme danno vita a un 3° organo: consiglio dei ministri. Questa elencazione stabilisce quali sono gli organi di cui si compone

necessariamente il gov, ma non esclude che la legge ne individui altri. Infatti nell'esperienza repubblicana si è vista l'affermazione di

organi governativi non necessari, es. vice pres del cons, ministri senza portafoglio, sottosegretari di Stato, ecc.

C) x quanto riguarda il funzionamento, l'art. 95 rinvia alla legge sull'ordinamento della presidenza del consiglio dei ministri x una +

puntuale disciplina dell'organizzazione e del funzionamento del gov. Questa legge p stata approvata nel 1988 e in sua attuazione è

stato adottato il regolamento interno del cons dei ministri.

D) x quanto riguarda i rapporti con la pubblica amministrazione, le regole costituzionali sono fissate dagli artt. 95, 97 e 98. Nel 2008 è

stata approvata una legge che prevede che i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la carica di pres della rep, pres del

cons e pres delle camere sono sospesi dalla data di assunzione alla cessazione della carica. Ciò serve x evitare che il regolare

svolgimento delle funzioni degli organi costituzionali politici possa essere bloccato da iniziative giudiziarie strumentali o avvenute.

Le immunità costituiscono una limitazione dei principi di legalità e uguaglianza, ma è tipico della democrazia pluralista e

costituzionale vivere del bilanciamento di diversi interessi.

Unità ed omogeneità del Governo

Il problema cruciale del sistema parlamentare è come assicurare unità ed omogeneità del gov. In questo sistema il gov si configura

come un soggetto politicamente unitario, responsabile politicamente nella sua unità x l'indirizzo politico che segue. Il problema

pratico consiste nell'assicurare che il gov si comporti effettivamente in modo politicamente unitario e quindi che i suoi diversi

componenti agiscano conformemente ad un unico indirizzo politico. Quanto + i membri del gov sono espressione di partiti e gruppi

differenti (gov di coalizione), tanto + si pone il problema di ricondurli entro un indirizzo unitario. L'esperienza storica dimostra che, x

perseguire l'obiettivo dell'unità e dell'omogeneità del gov, si fa leva sul ruolo unificante del consiglio dei ministri e sulla prevalenza

del 1° ministro, dotato della forza politica e degli strumenti giuridici x far prevalere un indirizzo politico unitario.

Art. 95 cost: pres del cons dirige la politica generale del gov e ne è responsabile; pres del cons mantiene l'unità dell'indirizzo politico

ed amministrativo del gov, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri; ministri rispondono collegialmente x gli atti del cons dei

ministri e individualmente x gli atti dei loro ministeri.

L'art. 95 ha consacrato formalmente 3 diversi principi di organizzazione del gov, che si sono affermati in fasi diverse della storia

politico-costituzionale italiana: 1. principio della responsabilità politica di ciascun ministro, che comporta il riconoscimento

dell'autonomia di ogni ministro nella direzione del suo ministero (cioè ramo dell'amministrazione statale cui è preposto); 2. principio

della responsabilità politica collegiale (incentrata nel consiglio dei ministri); 3. principio della direzione politica monocratica (basata

sui poteri del pres del cons).

La formazione del Governo

La formazione del gov nelle democrazie pluralistiche può avvenire 2° modalità diverse riconducibili a 2 tipi: democrazie mediate (in

cui sono i partiti, dopo le elezioni, i reali detentori del potere di decidere struttura e programma del gov); democrazie immediate (in

cui esiste la sostanziale investitura popolare diretta del capo del gov.

Diversi tipi di democrazie immediate: 1. struttura formale del potere politico basata sul rapporto di fiducia tra gov e parl e quindi

l'elettore non vota formalmente x il capo del gov, ma visto che il leader che vince le elezioni è nominato 1° ministro, è come se lo

facesse; 2. investitura popolare diretta del potere esecutivo è prevista dalle regole costituzionali sulla forma di gov (es. pres USA).

La forma di gov parlamentare prevista dalla cost italiana esclude che il corpo elettorale formalmente possa scegliere il pres del cons,

ma la disciplina costituzionale è compatibile sia con la democrazia mediata che con l'investitura sostanziale (ma non formale) del

vertice del potere esecutivo. X tantissimo tempo la formazione del gov è avvenuta 2° le regole convenzionali e prassi coerenti con le

esigenze della democrazia mediata, poi, dopo trasformazioni, immediata.

Consultazioni e incarico x la formazione del Governo

Dopo l'apertura della crisi di gov, o dopo le elezioni, il pres della rep procede alle consultazioni (non previste dalla cost), con cui si

apre il procedimento di formazione di gov. Il capo dello stato incontra i pres dei gruppi parlamentari, che si fanno accompagnare dagli

esponenti + impo dei rispettivi partiti. Pres della rep consulta anche tutte le altre personalità che ritenga utile x venire a conoscenza

delle posizioni dei partiti in ordine alla formazione del gov e dei negoziati che si svolgono tra gli stessi.

L'incarico è conferito oralmente dal pres della rep e di regola viene accettato con riserva, che viene sciolta dopo che l'incaricato ha

svolto con successo la sua attività. Questa consiste nell'individuazione della lista dei ministri da proporre al capo dello Stato x la

nomina e del programma di gov, i cui contenuti siano tali da avere il cons dei partiti della coalizione e, quindi, la fiducia del parl.

In alcuni casi, in cui la situazione politica era incerta, pres della rep, 1^ di conferire incarico vero e proprio, ha conferito un

preincarico o un mandato esplorativo. Entrambe le figure servono x accrescere gli elementi informativi in possesso del pres della rep,

necessari x nominare un gov che potrà godere della fiducia parlamentare. La differenza è che il mandato esplorativo è conferito ad un

soggetto super partes che svolge un'attività integrativa di quella effettuata dal capo dello Stato; il preincarico è di regola conferito allo

stesso soggetto cui il capo dello Stato pensa di dover successivamente conferire l'incarico x la formazione del gov.

La lista dei ministri, la nomina e il giuramento

Esaurita l'attività dell'incaricato e formata la lista dei ministri, pres della rep nomina con proprio decreto il pres del cons e quindi, su

proposta di quest'ultimo, i ministri. Dopo la nomina, entro un brevissimo periodo (di regola 24h) il pres del cons e i ministri prestano

giuramento nelle mani del pres della rep. Col giuramento termina il procedimento della sua formazione. Il 1° atto formale del nuovo

pres del cons dei ministri è controfirmare i decreti di nomina di se stesso e dei ministri. La prassi seguita dalla fine degli anni 50 è che

l'incarico x la formazione del gov sia conferito con atto orale. Ragione di questa scelta: evitare il problema della controfirma. Infatti,

se l'incarico fosse conferito con atto scritto, questo dovrebbe essere controfirmato dal pres del cons uscente, che rifiutando la

controfirma potrebbe condizionare la scelta del suo successore.

2° l'opinione prevalente, il gov in attesa della fiducia non potrebbe porre in essere atti di attuazione del suo programma, xkè ancora il

parl non si è pronunciato su quel programma, con la conseguenza che la sua attività sarebbe limitata all'ordinaria amministrazione. La

posizione del gov in attesa della fiducia sarebbe quindi assimilabile a quella del gov dimissionario. Ma la nozione di ordinaria

amministrazione ha confini molto elastici, quindi il gov ricorre a degli autolimiti.

Il gov è nella pienezza dei suoi poteri dopo aver ottenuto da entrambe le camere il voto di fiducia. Entro 10 gg dal giuramento, il gov

deve presentarsi alle camere: pres del cons espone il programma di governo, approvato dal cons dei ministri. In ogni camera i

parlamentari di maggioranza presentano una mozione di fiducia, che dev'essere motivata (xkè così il parlamento può incidere sullo

stesso programma di gov) e che deve essere votata x appello nominale. La fiducia si intende accordata se la mozione è approvata da

entrambe le camere (sufficiente maggioranza relativa).

I rapporti tra gli organi del Governo

X garantire l'unità e l'omogeneità del gov, la cost fa leva sulla competenza collegale del cons dei ministri a determinare la politica

generale del gov (principio collegiale) e sulla competenza del pres del cons dei ministri a dirigere questa politica e a mantenere l'unità

dell'indirizzo politico ed amministrativo, coordinando l'attività dei ministri (principio monocratico). Principio monocratico e principio

collegiale servono a contrastare gli eccessi di autonomia dei ministri, che potrebbero minacciare l'unità politica del gov. Il

coordinamento è l'attività diretta a mantenere l'unità di azione del gov, assicurando che le iniziative politiche e amministrative dei

singoli ministri siano attuazione dell'indirizzo generale del gov, o quanto – siano con esso compatibili.

È necessario che ci siano strumenti giuridici e le condizioni politiche che rendano effettivamente possibile ai 2 principi di contenere

gli eccessi di autonomia dei ministri. Strumenti giuridici previsti dalla cost: potere del pres del cons di proporre al capo dello Stato la

lista dei ministri da nominare; potere di indirizzare direttive politiche e amministrative ai ministri, in attuazione della politica generale

del gov; competenza del cons dei ministri a deliberare sulle questioni che riguardano la politica generale del gov.

Ma a determinare il grado effettivo di utilità di tali strumenti intervengono le condizioni che caratterizzano il sistema politico. In gov

di coalizione, il potere di formare la lista dei ministri è condizionato dalle decisioni dei partiti. Tale condizionamento è stato

particolarmente intenso nella fase delle coalizioni post-elettorali, visto che la determinazione della composizione personale del gov è

stata una delle componenti degli accordi di coalizione. Quindi i ministri si sono comportanti, + che come parti di un'istituzione

politicamente unitaria, come delegati dei rispettivi partiti all'interno del gov. In questa circostanza politica è consistita la radice

principale degli eccessi di autonomia dei ministri.

L'esperienza delle coalizioni elettorali con un comune candidato alla presidenza del consiglio ha accresciuto il peso del pres del cons

nella scelta dei ministri e soprattutto ha aumentato la legittimazione politica e quindi l'autorevolezza del pres del cons.

Nel parlamentarismo maggioritario, tipico dell'esperienza britannica, il 1° ministro è il leader del partito maggioritario. Grazie al

controllo del partito può esercitare una considerevole influenza sulla maggioranza parlamentare e sugli altri membri del gov,

espressione del medesimo partito. In Italia, invece, non c'è mai stata coincidenza tra leadership di partito e premiership. Questa

tendenza indebolisce il ruolo del pres del cons e può avere una duplice spiegazione: da una parte permette di tenere il gov al riparo

dalla conflittualità tra i partiti della coalizione; dall'altra esprime la difficoltà del sistema politico e dei singoli partiti ad esprimere

delle leadership autorevoli.

Se un ministro assume comportamenti gravemente lesivi dell'unità dell'indirizzo politico, il pres del cons non sembra disporre di

efficaci strumenti con cui porre fine a tali comportamenti, visto che, al di là delle dispute dottrinali sull'esistenza di un potere di

revoca del ministro, nessun pres del cons ha ritenuto di poter impiegare tale strumento. In realtà l'ostacolo principale alla revoca del

ministro non è giuridico ma politico. Dal punto di vista giuridico, infatti, si potrebbe sostenere che il potere di revoca è implicito in

quello di proporre la lista dei ministri da nominare; politicamente xò in governi di coalizione non è praticabile la revoca dei ministri

che siano espressione di qualche partito della coalizione, in quanto ciò provocherebbe la rottura degli accordi e la crisi di gov.

L'unità dell'indirizzo politico e amministrativo nella legge 400/1988

X mantenere l'unità dell'indirizzo politico ed amministrativo del gov ci sono altri strumenti previsti da fonti di livello subordinato alla

cost. Le divisioni tra le forze politiche e la stessa esigenza di mantenere un gov debole a fronte di un parl forte, hanno x lungo tempo

impedito di approvare la legge sull'ordinamento della pres del cons, prevista dall'ultimo comma dell'art. 95. Solo nel 1988 è stata

approvata la legge 400, che ha razionalizzato gli strumenti di garanzia dell'unità politica e amministrativa del gov, seguendo le

seguenti direttrici:

A) concentrazione delle decisioni relative alla politica generale del gov nel cons dei ministri. 2° la legge 400, il cons dei ministri

deliberare in merito a ogni quesitone relativa all'indirizzo politico di gov, i conflitti di attribuzione tra i ministri, l'indirizzo generale

dell'azione amministrativa, i disegni di legge, i decreti legge, i decreti legislativi, i regolamenti del gov, lo scioglimento anticipato dei

consigli regionali, ecc.

B) attribuzione al pres del cons dei poteri relativi al funzionamento del Consiglio dei ministri. In particolare, il pres del cons convoca

il consiglio dei ministri e ne forma l'ordine del gg.

C) attribuzione al pres del cons di poteri strumentali rispetto al coordinamento delle attività dei ministri. + in dettaglio, il pres del

cons: può sospendere l'adozione di atti da parte dei ministri competenti; adotta le direttive politiche e amministrative in attuazione

delle deliberazioni del cons dei ministri; adotta le direttive x assicurare l'imparzialità, il buon andamento e l'efficienza della pubblica

amministrazione; concorda con i ministri interessati le pubbliche dichiarazioni che essi intendano rendere e che impegnano la politica

generale del gov; può istituire particolari comitati di ministri col compito di esaminare in via preliminare questioni di comune

competenza o esprimere pareri su questioni da sottoporre al cons dei ministri.

La presidenza del Consiglio dei ministri

X lo svolgimento dei suoi compiti, il pres del cons dispone di una struttura amministrativa di supporto, che è la presidenza del cons

dei ministri. Gli uffici di diretta collaborazione del pres del cons sono organizzati nel segretariato generale della presidenza del cons

dei ministri, cui è preposto un segretario generale nominato con DPCM. Strutture in cui si articola il segretariato sono di 2 tipi:

dipartimenti (comprensivi di una pluralità di uffici accomunati da omogeneità funzionale); uffici (strutture generalmente allocate

presso singoli dipartimenti o dotate di autonomia funzionale).

Gli organi governativi non necessari

La legge 400/1988 ha razionalizzato varie figure di organi governativi non necessari che erano state utilizzate dalla prassi precedente.

In particolare la legge ha previsto: il vice pres del cons dei ministri, al quale, su proposta del pres del cons, il cons dei ministri

attribuisce le funzioni di supplente del pres, nel caso in cui questi sia assente o impedito. In realtà si ricorre alla nomina del vice pres x

dare risalto alla presenza nella coalizione ad un partito diverso da quelo che esprime il pres del cons; il consiglio di gabinetto, che in

passato il pres del cons ha a volte istituito x riunire i ministri che rappresentano le diverse componenti politiche della coalizione;

comitati interministeriali, che possono essere di 2 tipi, cioè istituiti x legge oppure x decreto del pres del cons con compiti provvisori x

affrontare di questioni definite; ministri senza portafoglio, cioè ministri non preposti a un ministero, che svolgono le funzioni loro

delegate dal pres del cons; sottosegretari di Stato, aiutano il ministro (o pres del cons) ed esercitano i compiti che quest'ultimo delega

loro con apposito decreto, sono collaboratori del ministro o del pres del cons e quindi non fanno parte del cons dei ministri e non

possono partecipare alla formazione della politica generale del gov; i viceministri sono sottosegretari cui vengono conferite deleghe

relative all'intera area di competenza di una o + strutture dipartimentali o di + direzioni generali (strutture amministrative di max

dimensione all'interno dei ministeri), possono essere invitati a partecipare alle sedute del cons dei ministri senza diritto di voto x

riferire questioni attinenti alle materie loro delegate; commissari straordinari del gov, nominati al fine di realizzare specifici obiettivi.

Gli strumenti x l'attuazione dell'indirizzo politico

Le linee generali dell'indirizzo politico e amministrativo del gov sono espresse nel programma di gov, predisposto dal pres del cons e

approvato dal cons dei ministri. X attuare il suo indirizzo politico, il gov ha a disposizione una molteplicità di strumenti giuridici, in

particolare: la direzione dell'amministrazione statale; i poteri di condizionamento della funzione legislativa del parl; i poteri normativi

di cui è direttamente titolare il gov e che consistono nell'adozione degli atti aventi forza di legge (decreti legislativi e decreti legge) e

dei regolamenti.

Settore della politica governativa

Ci sono alcuni settori dell'indirizzo politico che formano oggetto di discipline giuridiche particolari e in cui si sviluppano prassi che

sostanzialmente concentrano nel gov il potere decisionale. I + impo sono:

1) la politica di bilancio e finanziaria: gov ha il compito di elaborare diversi documenti che definiscono il quadro finanziario di

riferimento dell'attività dello Stato. Essi sono: documento di programmazione economico-finanziaria, disegno di legge finanziaria,

disegno di legge di bilancio, ecc. Successivamente all'approvazione del bilancio, il gov esercita importanti poteri di controllo della

spesa pubblica, controllando la legittimità dei singoli atti di spesa delle amministrazioni statali e verificando il complessivo

andamento della spesa pubblica ai fini del rispetto dei vincoli derivanti dall'appartenenza all'Unione economica e monetaria. L'insieme

di questi poteri di proposta, di direzione e di controllo fa capo al ministero dell'economia e delle finanze. Questo ministero, insieme

alla presidenza del cons, ai ministeri degli interni e degli affari esteri, costituisce il principale centro di elaborazione dell'indirizzo

politico e amministrativo del gov.

2) la politica estera si sostanzia nella stipula dei trattati internazionali e nelle relative attività preparatorie, nella cura dei rapporti con

gli altri Stati. Su alcune categorie di trattati il parl esercita il controllo attraverso la legge di autorizzazione alla ratifica ma esistono

molti trattati impo che sfuggono al controllo parlamentare. La prassi internazionale ha visto crescere il n° dei trattati in forma

semplificata, i quali non richiedono la ratifica del capo dello Stato x perfezionarsi. Quindi essi rientrano nella sfera esclusiva di azione

del gov.

3) la politica comunitaria, che concerne i rapporti con le istituzioni comunitarie. L'azione del gov in questo campo è coordinata dal

pres del cons dei ministri, che si avvale di un apposito dipartimento della presidenza del cons. Esistono cmq alcuni correttivi

istituzionali diretti a rendere possibile la partecipazione del parl e delle regioni alla formazione delle politiche comunitarie.

4) la politica militare. Il documento costituzionale ha disciplinato il regime di emergenza bellica con gli artt. 78 e 87, 2° i quali: le

camere deliberano lo Stato di guerra e conferiscono al gov i poteri necessari; il capo dello Stato dichiara lo stato di guerra deliberato

dalle camere; il capo dello Stato ha il comando delle forze armate, anche se la direzione politica e tecnico-militare delle forze armate

rientra nell'indirizzo politico e amministrativo del gov. La prassi si è allontanava molto da questo disegno. I regimi di emergenza

bellica si instaurano ormai col ricorso da parte del gov a un decreto legge che prevede l'intervento militare. Eventualmente, dopo

l'avvio delle operazioni militari, il parl esprime alcuni indirizzi al gov ricorrendo l'approvazione di una mozione.

5) politica informativa e di sicurezza, riguarda la difesa dello Stato democratico e delle istituzioni poste dalla cost. Essa ricade

principalmente sotto la responsabilità del pres del cons. A lui, infatti, principalmente fa capo la direzione dei servizi segreti ed è

sempre a lui che viene ricondotta la materia del segreto di Stato.

I servizi segreti dipendono funzionalmente dal pres, che ne nomina i direttori, ripartisce i fondi e appone il segreto di Stato. 3 organi

assistono il pres del cons: l'Autorità delegata, che è affidata a un ministro senza portafoglio o a un sottosegretario di Stato; il Comitato

interministeriale x la sicurezza della rep (Cisr), di cui fanno parte i ministri degli interni, della difesa, dell'economia e delle finanze, di

grazia e di giustizia; il Dipartimento x le info e la sicurezza, istituito nell'ambito della presidenza del cons. i 2 servizi segreti previsti

dalla legge: Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise) e Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi). Alla 1^ sono attribuite

le attività di sicurezza e di informazione che si svolgono al di fuori del territorio nazionale; alla 2^ le attività che si svolgono

all'interno del territorio nazionale.

Gli organi ausiliari

Gli organi ausiliari sono quegli organi cui sono attribuite funzioni di ausilio nei confronti di altri organi; tali funzioni sono

prevalentemente riconducibili a compiti di iniziativa, di controllo e consultivi. Gli organi ausiliari previsti dalla cost sono:

1) consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive in misura che

tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. I componenti del CNEL sono 121, oltre al pres, e di essi 12 sono esperti

esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, 10 rappresentano le associazioni di promozione sociale e del volontariato,

mentre i restanti 99 sono rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nel settore pubblico e privato. Attraverso il CNEL,

i costituenti intendevano integrare il circuito della rappresentanza politica con una rappresentanza diretta di interessi. Tuttavia la

rapida evoluzione che subiscono i rapporti sociali rende molto difficile che il CNEL possa rappresentare la complessità sociale. Inoltre

i gruppi socio-economici tendono ad instaurare rapporti e negoziati diretti con i titolari degli organi costituzionali, saltando sia la

mediazione dei partiti, sia quello di organi di rappresentanza degli interessi come il CNEL. Ciò spiega lo scarso successo che ha avuto

il CNEL e la sua scarsissima incidenza sul processo decisionale politico.

2) il consiglio di stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa del gov e organo giurisdizionale di appello della giustizia

amministrativa. X quanto concerne la funzione consultiva bisogna distinguere i pareri che il Consiglio di Stato deve rendere

obbligatoriamente su determinati atti, da quei pareri facoltativi che vengono resi su richiesta di un'amministrazione statale. I pareri

obbligatori riguardano: i regolamenti del gov e dei ministri; i ricorsi straordinari al pres della rep; gli schemi generali di contratti-tipo,

accordi e convenzioni predisposti da uno o + ministeri,

3) la corte dei conti esercita:

a) il controllo preventivo di legittimità su alcuni atti delle amministrazioni statali: il gov di regola si adegua alle decisioni della corte,

ma se, x ragioni politiche, intende adottare egualmente l'atto, lo restituisce alla corte chiedendone la registrazione con riserva, cioè

sotto la sua responsabilità politica. La corte invia l'elenco degli atti registrati con riserva al parl, affinchè possa esercitare il suo

sindacato politico sull'azione di gov.

b) partecipa al controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. La Corte costituzionale ha

chiarito che il controllo permane anche nei confronti degli enti pubblici trasformati in Spa, fino a quanto lo Stato conserva la

partecipazione prevalente al capitale sociale.

4) la funzione giurisdizionale: in materia di giudizi di responsabilità dei pubblici funzionari x il danno recato alle amministrazioni

pubbliche; di giudizi di conto, resi, cioè, sui conti presentati da coloro che hanno una funzione di maneggio di denaro, beni o valori di

amministrazioni pubbliche; di giudizi in materia di pensioni (civili e militari).

4. Presidente della Repubblica

Capo dello Stato e forma di governo

Nei sistemi parlamentari il Capo dello Stato può assumere ruoli politico-costituzionali differenti, che oscillano tra i 2 estremi

dell'organo di garanzia costituzionale e dell'organo governante. 2° la 1^ prospettiva, il pres della rep (o Re nelle monarchie

parlamentari) dovrebbe restare rigorosamente estraneo alle scelte che riguardano l'indirizzo politico e i suoi poteri dovrebbero servire

a garantire il corretto funzionamento del sistema costituzionale. La 2^ amplia la sfera di intervento del pres della rep che, tutte le volte

in cui la politica dei partiti non sa trovare una soluzione ai grandi problemi (formazione dei gov, ricorso ad elezioni anticipate, ecc.),

dovrebbe assumere il ruolo di decisore politico di ultima istanza. La diversità di ruolo è dovuta alle differenze di disciplina

costituzionali e ai caratteri del sistema politico.

La razionalizzazione del parlamentarismo operata dalla cost italiana ha previsto un pres della rep distinto e autonomo dal gov, dotato

di poteri propri, che è “il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale”. Ma la cost si limita: a fissare alcune caratteristiche

dell'organo, cioè l'ampia rappresentatività che deriva dalle modalità di elezione che lo sganciano dalla maggioranza; ad attribuirgli

alcuni poteri, di cui i + impo sono nominare il pres del cons, sciogliere anticipatamente il parl, rinviare le leggi, ecc.; a porre alcuni

sicuri limiti all'esercizio degli stessi poteri, che consistono principalmente nell'obbligo che i suoi atti siano controfirmati dal gov e

nella necessità che il gov dopo la sua nomina si presenti in parl x ottenere la fiducia, impedendo la formazione di gov presidenziali; a

sancire e garantire la sua irresponsabilità politica. Il concreto ruolo che egli può assumere nel sistema varia a 2^ degli equilibri della

forma di gov e del sistema politico: se la coalizione si forma dopo le elezioni e i rapporti tra i partiti sono instabili, allora il ruolo del

pres della rep si espande e in capo a lui si spostano decisioni politiche assai importanti, come quelle sulla scelta del pres del cons o

quella se sciogliere il parl; se invece i rapporti tra i partiti sono stabili il Capo dello Stato si limita ad esercitare i suoi poteri x garantire

il rispetto di alcuni valori costituzionali (es. attraverso l'esercizio del potere di rinvio delle leggi) o al max x stimolare la conclusione

degli accordi tra le forze politiche (es. attraverso le consultazioni x la formazione del gov.

L'elezione del Presidente della Repubblica

Il pres della rep è eletto dal parl in seduta comune, integrato dai delegati regionali eletti dai rispettivi consigli (3 x ogni regione, tranne

Val d'Aosta 1), in modo da garantire la rappresentanza delle minoranze. La presenza dei delegati regionali dovrebbe rafforzare la

caratterizzazione del pres della rep come rappresentante dell'unità nazionale. I requisiti x essere eletto pres della rep: cittadinanza

italiana, almeno 50 anni, godimento diritti civili e politici. Inoltre, la cost dispone espressamente l'incompatibilità della carica di pres

della rep con qualsiasi altra carica. Pres della camera 30 gg prima della scadenza del mandato presidenziale convoca il parl in seduta

comune e i delegati regionali x l'elezione del nuovo pres. Analoga iniziativa assunta dal pres della camera entro 15 gg, nelle ipotesi di

impedimento permanente, di morte o di dimissioni del pres della rep. Nel caso in cui le camere siano sciolte, o se manchino – di 3

mesi alla loro cessazione, la elezione del pres della rep avverrà ad opera delle nuove camere ed entro 15 gg dalla loro riunione. In

questa ipotesi, i poteri del pres della rep scaduto sono prorogati fino all'elezione di quello nuovo. I questo modo si evita che l'elezione

del capo dello stato risulti troppo condizionata dalla conflittualità tra i partiti nel periodo elettorale, e far sì che cmq il nuovo pres sia

eletto da un parl pienamente legittimato. L'elezione del pres della rep avviene a scrutinio segreto e con la maggioranza dei 2/3

dell'assemblea; dopo il 3° scrutinio è richiesta la maggioranza assoluta. Il quorum elevato dovrebbe servire a evitare che il pres sia

espressione della sola maggioranza politica. Una volta eletto presta giuramento di fedeltà di fronte al parl in seduta comune. Il

mandato presidenziale dura 7 anni. Alle dipendenze esclusive del pres è posta una struttura amministrativa, chiamata segretariato

generale della presidenza della rep. La cessazione della carica presidenziale avviene x: conclusione del mandato, morte, impedimento

permanente, dimissioni, decadenza x effetto di 1 dei requisiti di eleggibilità, destituzione x effetto della sentenza di condanna

pronunciata dalla corte costituzionale x i reati di alto tradimento e attentato alla cost. Nei casi di dimissioni, scadenza naturale del

mandato, impedimento permanente, il pres della rep diviene di diritto senatore a vita, a meno che non vi rinunci.

La controfirma ministeriale

La controfirma è la firma apposta da un membro del gov sull'atto adottato e sottoscritto dal pres della rep. Essa è requisito di validità

dell'atto e la sua apposizione rende irresponsabile il pres x l'atto adottato, trasferendo la relativa responsabilità in capo al gov. Agli

albori della forma di gov parlamentare in Inghilterra, la controfirma degli atti del capo dello Stato era la conseguenza di 2

fondamentali principi. Il 1° diceva che il re non può sbagliare, il 2° che il re non può agire da solo. La contrifirma da parte del gov

doveva servire a escludere in capo al pres della rep qualsiasi forma di responsabilità. Con l'andare del tempo, xò, divenne 1 strumento

di cui poteva servirsi il parl x far valere la responsabilità politica del gov nei suoi confronti e condizionarne in tal modo l'operato.

In Italia, tra gli atti che formalmente sono emanati dal pres della rep bisogna distinguere 3 diverse categorie, che si differenziano a 2^

del soggetto che sostanzialmente decide del contenuto dell'atto: atti formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi (adottati

formalmente dal pdr i cui contenuti sono decisi sostanzialmente dal gov); atti formalmente e sostanzialmente presidenziali (atti

formalmente adottati dal pdr i cui contenuti sono sostanzialmente decisi da lui); atti complessi eguali (atti formalmente adottati dal

pdr, il cui contenuto è deciso dall'accordo tra pdr e gov).

X quanto riguarda l'organo del gov che controfirma, la cost si riferisce al “ministro proponente”, usando una formula che va

benissimo x gli atti formalmente e sostanzialmente governativi, dove esiste una proposta ministeriale. Negli atti formalmente e

sostanzialmente presidenziali manca invece una proposta. Una prassi consolidata ha affidato la controfirma di questi atti al ministro

competente x materia. La controfirma in questo caso serve, oltre che x rendere irresponsabile il pres, x evitare che quest'ultimo eserciti

i suoi poteri x imporre un proprio indirizzo politico. Infine, gli atti complessi eguali sono di regola controfirmati dal pres del cons

(detti anche atti duumvirali) in rappresentanza del gov complessivamente inteso.

La irresponsabilità del Presidente

Il principio cardine fissato dalla cost è l'irresponsabilità del pdr. Egli non può essere chiamato a risp sul terreno della responsabilità

politica: infatti, la cost non ha previsto nessun meccanismo che consenta di realizzare la rimozione anticipata dalla carica del pdr.

X quanto riguarda la responsabilità giuridica del pdr, bisogna distinguere gli atti posti i essere nell'esercizio delle sue funzioni da

quelli che adotta come qualsiasi altri cittadino. X i primi la cost prevede esclusivamente una responsabilità penale x i reati di alto

tradimento e attentato alla cost. Al di fuori di queste ipotesi estreme il pres è giuridicamente irresponsabile e in relazione a tali fatti

non potrà essere perseguito neanche dopo che è cessato il suo mandato. L'opinione prevalente ritiene che il pdr sia penalmente

responsabile x i fatti commessi e qualificabili come reati ed estranei all'esercizio delle sue funzioni, anche se l'azione penale sarebbe

improcedibile x tutta la durata del mandato, onde evitare che il pdr possa essere in balia di un qualsiasi giudice a cui venga in mente di

agire penalmente contro di lui; mentre sarebbe civilmente responsabile al pari di qualsiasi altro cittadino.

La soluzione delle crisi di governo: nomina del Presidente del Consiglio

X la soluzione delle crisi di gov, il pdr dispone di 2 poteri: il potere di nomina del pres del cons e il potere di sciogliere

anticipatamente il parl. Nel parlamentarismo maggioritario, l'atto presidenziale di nomina del premier e l'atto di scioglimento del parl

costituiscono una ratifica di decisioni sostanziali prese da altri: nel primo caso è il corpo elettorale che sostanzialmente sceglie la

maggioranza; nel secondo caso è il gov che propone lo scioglimento.

Invece, nei sistemi parlamentari in cui maggioranze e governi si formano dopo le elezioni, i poteri presidenziali di nomina del pres del

cons e di scioglimento anticipato assumono una funzione politico-costituzionale diversa.

In alcune esperienze costituzionali il pdr può assumere un compito di intermediazione politica. La funzione di intermediazione

politica si basa su due pilastri. Il primo è dato dal diritto costituzionale: la cost attribuisce al pdr la nomina del pres del cons, ma allo

stesso tempo precisa che il gov entro 10 gg dalla sua formazione deve presentarsi alle camere x ottenere la fiducia. Quest'ultimo

vincolo esclude che il pdr possa nominare “suoi” governi contro la volontà del parl. Il secondo pilastro è prodotto dal sistema politico.

Nel sistema politico pluripartitico con coalizioni post elettorali il pdr poteva utilizzare strumenti come le consultazioni, il


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Corso di laurea: Corso di laurea in studi internazionali
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Università: Trento - Unitn
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deboraccah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Strazzari Davide.

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