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Diritto pubblico - Presidente della Repubblica e Governo

Appunti di Diritto pubblico per l’esame del professor Pizzetti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il Presidente della Repubblica, il Governo, l'elezione e la permanenza in Carica del PdR, le garanzie di autonomia e le responsabilità del PdR, gli atti governativi, gli atti presidenziali e gli atti complessi.

Esame di Istituzioni di diritto pubblico docente Prof. F. Pizzetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

le parti né il giudice possono risollevare la medesima questione per i medesimi motivi in quel

grado di giudizio.

La Corte costituzionale ha creato una sub-categoria delle sentenze di rigetto:

c.d. Sentenze interpretative di rigetto:

La Corte costituzionale valuta l'interpretazione e i motivi addotti delle parti o del giudice, ma

dispone che quella legge vada interpretata in un modo diverso, secondo il quale la norma

risulta costituzionale.

Si tratta di sentenze importanti che, anche se fanno stato solo inter partes, costituiscono un

“invito” a tutti a dare alla norma l'interpretazione indicata dalla Corte costituzionale.

− Sentenza di accoglimento:

La Corte ritiene che la questione sollevata, per le ragioni addotte, sia fondata e quindi la norma

non sia conforme alla Costituzione. La Corte deve però limitarsi a vagliare le norme per i motivi

indicati da chi ha sollevato la questione di incostituzionalità.

Produce l'effetto di togliere dall'ordinamento la norma (“annulla” la norma). Ci sono poi varie

tipologie di sentenze di accoglimento.

Una volta che la legge viene annullata, l'effetto è erga omnes (per tutti).

Effetti di una sentenza possono essere:

a. retroattivi

b. non retroattivi

Gli effetti di questa sentenza sono retroattivi: la norma viene annullata e i giudici non devono

più applicarla. Si applica ancora la norma per i casi esauriti. Se il rapporto non è invece

esaurito, quella norma non si applica più. Esempio: viene introdotta una norma sull'equo

canone per l'affitto; un contratto in essere deve venire adeguato, perché non è un rapporto

esaurito.

Es: Delitto di plagio. Un professore è stato chiamato in causa dai genitori di un bambino perché

ritenevano che fosse stato plagiato dal professore. L'unica prova era chiedere al bambino se

fosse stato plagiato. La legge sul delitto di plagio è stata giudicata incostituzionale.

Nel caso penale non funziona questa regola: solo in materia penale gli effetti della sentenza di

accoglimento sono retroattivi e travolgono anche i casi già chiusi. Pertanto se sono stato

condannato per una norma giudicata incostituzionale, anche ad una sentenza definitiva si

applica l'annullamento della norma (c.d. iper retroattività in materia penale).

Perché in materia penale è retroattiva?

Art. 25 Cost.: nessuno può essere condannato se non in base ad una legge entrata in vigore

preventivamente al suo reato. Nessuno può essere condannato per un'azione che non è più

considerata reato (principio del favor rei).

Tipologie di sentenza di accoglimento:

Sentenze di accoglimento parziale: la Corte non dichiara incostituzionale tutta la norma ma

un pezzo. Es. Terreno edificabile e terreno non edificabile indennizzati in caso di esproprio alla

stessa cifra. La norma che tratta due casi diversi in maniera uguale è incostituzionale perché

viola il principio di uguaglianza. Fa quindi una sentenza di accoglimento parziale decretando

incostituzionale la norma solo nella parte in cui tratta l'indennizzo del terreno edificabile nello

stesso modo rispetto a quello non edificabile.

Sentenze additive: a differenza delle sentenze di accoglimento parziale, la norma viene

dichiarata incostituzionale nella parte in cui “non prevede qualcosa”. Es. Legge che consente

l'ingresso alla guardia di finanza solo agli uomini: questa norma viola la parità dei sessi. La

norma è incostituzionale nella parte in cui non prevede che anche le donne siano ammesse alla

guardia di finanza.

Problema delle sentenze additive: la Corte costituzionale fa da legislatore.

Sentenze sostitutive: la Corte costituzionale dichiara incostituzionale la norma nella parte in

cui prevede x anziché y. Es. leggi in vigore prima della Costituzione, le quali prevedevano

organi che poi non c'erano più; invece che eliminare tutta la legge, venne sostituita

l'indicazione dell'organo competente.

I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE

Fra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le Regioni e fra le Regioni.

Fra i poteri dello Stato

Per poteri non si intende i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. In questo caso non si fa

riferimento a queste macro-categorie ma a casi più specifici. Si fa riferimento a tutti gli organi

ai quali la Costituzione attribuisce un potere.

Ci sono dei casi in cui non si riesce a stabilire se la Costituzione attribuisca dei poteri ad un

organo (Es. il CNEL, a cui viene attribuita l'iniziativa legislativa; al singolo parlamentare è

attribuita la facoltà di sollevare il conflitto di attribuzione?).

La Corte costituzionale ha costruito una regola, poi tradotta in una legge del 1953: il conflitto

può essere sollevato fra “organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere a

cui appartengono”.

Quindi: Parlamentare no, Giudice sì, Ministro di Grazia e giustizia sì (è l'unico ministro citato

nella Costituzione), i singoli Ministri solo per alcune questioni.

Tipologie di conflitto che possono sorgere:

− conflitti per usurpazione del potere: un potere ritiene che l'altro gli abbia sottratto un

potere di sua competenza;

− non si contesta l'usurpazione del potere, quindi che l'altro non avesse il potere, ma che

l'esercizio di quel potere è svolto in maniera non corretta, un travisamento dell'esercizio

del potere (Es. c.d. Insindacabilità del parlamentare);

Poteri della Corte costituzionale in caso di conflitto di attribuzione:

− dichiara a chi spetto quel potere (effetto inter partes);

− nel caso di usurpazione, dove l'esercizio scorretto del potere si espliciti anche in un atto,

la Corte costituzionale annulla anche l'atto (effetto erga omnes).

Fra Stato e Regione e fra Regioni

Fra organi dello Stato: conflitti interorganici

Fra Stato e Regione e fra Regione: conflitti intersoggettivi

In caso di conflitto tra Stato e Regione, la Regione può sollevare un conflitto di attribuzione solo

in via principale.

GIUDIZIO SULL'AMMISSIBILITÀ DEI REFERENDUM ABROGATIVI

La Corte costituzionale giudica sull'ammissibilità dei referendum abrogativo. La raccolta delle

firme per la richiesta del referendum abrogativo va all'Ufficio centrale per il Referendum presso

la Corte di cassazione. La Corte costituzionale giudica quindi l'ammissibilità.

Art. 75 Cost.: non è ammesso referendum per le leggi tributarie e di bilancio, amnistia, indulto

e autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

Il giudizio di ammissibilità della Corte riguarda la verifica di questo articolo.

Sarà inammissibile se il quesito referendario riguarda queste materie.

La Corte ha interpretato però in maniera estensiva questi argomenti. Non può essere abrogata

una legge costituzionale.

Può essere abrogata con referendum la legge elettorale in vigore? No, perché di fatto,

abrogando la legge elettorale, si eliminano le Camere. Lo stesso vale per la legge che disciplina

la Corte costituzionale. Quindi non possono essere oggetto di referendum abrogativo leggi a

contenuto costituzionalmente obbligatorio (che servano a far funzionare organi

costituzionalmente previsti). Si può però chiedere di abrogare delle parti della legge,

mantenendo quindi in vita una normativa che abbia una sua coerenza. Non ammessi quei

referendum che chiedevano l'abrogazione di pezzi di leggi nello stesso quesito: il quesito deve

contenere un solo sì ed un solo no, altrimenti si potrebbe essere d'accordo solo con parte del

quesito.

IL GIUDICE NATURALE PRECOSTITUITO PER LEGGE

Giudice indipendente proprio perché preventivamente individuato. Art 25 “ Nessuno può essere

distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Nessuno può esserepunito se non in forza

di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge”.

Corte costituzionale, sent n 272/98: “ il dettato costituzionale è volto a garantire la certezza del

cittadino di veder tutelati i propri diritti e interessi da un organo già preventivamente stabilito

dall’ordinamento e indipendente da ogni influenza esterna, proprio perché istituito sulla base di

criteri generali fissati in anticipo dalla legge, e non già in vista di singole controversie.”

La Costituzione pone alcuni principi fondamentali in tema di giurisdizione. In primo luogo, il

principio della precostituzione del giudice ( detto anche PRINCIPIO DEL GIUDICE NATURALE):

“nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge” (art 25). Si tratta di

una fondamentale garanzia per i cittadini: nessuno può trovarsi ad essere giudicato da un

giudice appositamente costituito dopo la commissione di un determinato fatto; la legge deve

indicare i criteri astratti ( es di competenza territoriale, di valore…) impiegando i quali sia

possibile predeterminare quasi automaticamente quale sia l’organo giudiziario competente a

giudicare di una certa questione.

L’IRRETROATTIVITA’ DELLA LEGGE PENALE

Art 25 comma 2 “ Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in

vigore prima del fatto commesso”. Solo per la legge penale incriminatrice vale la garanzia

costituzionale della irretroattività. Per le altre leggi il principio dell’art 11 delle disposizioni sulla

legge in generale (“ la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo)

può essere derogato, nei limiti della tutela del principio di uguaglianza e dell’affidamento.

LA RISERVA DI LEGGE IN MATERIA DI MISURE DI SICUREZZA

Art 25 comma 3” Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti

dalla legge”.

Le misure di sicurezza sono sanzioni penali, applicabili solo a seguito di un processo, finalizzate

alla prevenzione della delinquenza, che hanno come presupposti:

- la realizzazione di un reato

- la pericolosità sociale

La durata è determinata solo nel minimo, vengono revocate solo quando cessa la pericolosità

sociale. Ad es: il ricovero presso ospedale psichiatrico giudiziario per chi viene prosciolto per

infermità di mente.

MISURE DI PREVENZIONE, MISURE CAUTELARI, MISURE DI SICUREZZA

Le MISURE DI PREVENZIONE sono provvedimenti adottati non a seguito della commissione di

un reato, ma in base a indizi o sospetti che certi reati possano essere commessi in futuro ( sono

quindi ante delictum). In ciò si distinguono dalle MISURE CAUTELARI ( es arresto domiciliare,

carcerazione preventiva, la sospensione da un pubblico ufficio…) che sono provvedimenti

assunti dall’autorità giudiziaria nel corso delle indagini o del processo, e quindi in conseguenza

di un reato già commesso, e dalle MISURE DI SICUREZZA ( es riformatorio, ricovero in ospedale

psichiatrico giudiziario, libertà vigilata), che seguono alla condanna, in considerazione della

pericolosità del reo. Le misure di prevenzione possono avere carattere patrimoniale ( es

sequestro, confisca) o personale (es sorveglianza speciale, obbligo di rimpatrio)

Le misure cautelari sono provvedimenti provvisori e immediatamente esecutivi, adottati

generalmente nel corso delle indagini preliminari, per evitare che il trascorrere del tempo

pregiudichi a) l’accertamento del reato( inquinamento di prove) ; b) l’esecuzione della sentenza

(fuga); o che determini c) l’aggravarsi del reato o la commissione di nuovi. Presuppongono:

- il fumus boni iuris ( parvenza di buon diritto)

- il periculum in mora ( pericolo nel ritardo)

Ad es gli arresti domiciliari.

I DIRITTI DI LIBERTA’

Il tema delle libertà e delle disposizioni che la Costituzione dedica alla loro tutela richiede

alcune puntualizzazioni preliminari.

In primo luogo, va detto che non tutte le situazioni giuridiche soggettive tutelate dalla Carta

costituzionale possono essere ascritte alla categoria delle liberta; così come non tutte le

libertà costituzionalmente tutelate si esauriscono nella categoria delle "libertà

fondamentali".

A proposito del primo aspetto e riprendendo quanto si è già accennato sopra, generalmente si

distinguono tra le posizioni giuridiche attive le libertà e i diritti; le prime vengono normalmente

riferite alla pretesa, tipica del costituzionalismo liberale, di estromettere lo Stato dalle scelte

dell'individuo (libertà negative);

i secondi sono invece usualmente riferiti a quelle pretese nei confronti dello Stato affinché

questi soddisfi esigenze di tipo sociale (diritti positivi).

La disciplina costituzionale delle libertà ha conosciuto una significativa evoluzione nel

passaggio dallo Statuto albertino alla Costituzione

repubblicana vigente .

Infatti, da una prospettiva nella quale i diritti di libertà esprimevano sostanzialmente una

concezione individualistica della persona; la sfera delle libertà era principalmente intesa come

"libertà dallo Stato"; gli strumenti di garanzia erano esclusivamente fondati sulla legge; da

questa prospettiva, si diceva, si passa, con l'avvento della Costituzione repubblicana e con

l’affermarsi dello Stato sociale, ad una concezione delle libertà non solo nella loro accezione

"negativa", ma anche "positiva" quali strumenti per realizzare un'effettiva partecipazione dei

cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni sociali ed economiche, alla «organizzazione

politica, sociale ed economica del Paese» (art 3 c. 2 Cost.).

Diritti inviolabili: la valenza "aperta" dell'art. 2 della Costituzione:

L'art 2 della Costituzione proclama solennemente che «la Repubblica riconosce e garantisce i

diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua

personalità».

Al centro della disposizione costituzionale sta la persona umana; ad essa, e solo ad essa,

sono ritenti i diritti inviolabili che - si osservi bene -la Repubblica «riconosce» e garantisce.

Quanto al carattere "inviolabile" dei diritti dell'uomo, dall'angolo di visuale dei titolari degli

stessi, esso si traduce sul piano strettamente giuridico nella :

- imprescrittibilità (il mancato esercizio da parte del titolare anche per lungo tempo non ne

comporta la perdita),

- nella inalienabilità (che vale ad escludere i alienazione per atto di volontà del titolare)

- e nella indisponibilità (irrinunciabili, dunque, con atti di diritto privato) dei diritti stessi. Nei

riguardi, invece, dei soggetti diversi dai titolari l'inviolabilità determina la loro intangibilità sia

ad opera dei pubblici poteri, sia nella sfera dei rapporti tra privati.

La Costituzione attribuisce alle comunità intermedie un ruolo determinante nello sviluppo

della personalità dei singoli; è per il tramite di esse che il sistema dei diritti e delle libertà

costituzionalmente garantite si connette ai «doveri inderogabili di solidarietà politica,

economica e sociale» che proprio l’appartenenza alla comunità comporta (art. 2 Cost.).

Diritti inviolabili e condizione giuridica dello straniero:

Il tema dei diritti inviolabili garantiti all'interno del nostro ordinamento costituzionale e chiama

inevitabilmente in causa la condizione giuridica dello straniero.

Questi, in quanto persona ed in quanto all'interno del territorio italiano, sarà titolare di diritti

(inviolabili) e doveri; ma il diverso legame esistente tra l'individuo e lo Stato fa sì che cittadino

e straniero non abbiano una posizione del tutto paritaria.

Infatti in taluni casi i diritti sono riferiti espressamente ai <cittadini> : articoli 3 , 16 , 17 , 48 ,

49 , 4 , 52-54 Cost.Mentre in altri casi a tutti : 19 ,21 , 53 Cost.

La lettura del testo costituzionale offre in primo luogo un riferimento esplicito nell'art. 10, c.2,

ove - prevedendosi una riserva di legge rinforzata (nel senso che il contenuto della disciplina

legislativa non potrà prescindere dalle norme del diritto internazionale) - si legge che «la

condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei

trattati internazionali».

Tale disposizione costituisce la base di riferimento per un'estensione dei diritti fondamentali

agli stranieri.

Un primo criterio proposto dalla dottrina e accolto dalla Corte costituzionale fa perno sull'art.2

Cost, il quale, come si è visto, riconosce e garantisce i «diritti inviolabili dell'uomo».

Secondo un'interpretazione diffusamente accolta, in quanto riferibili all'uomo come essere

libero sono garantiti a tutti senza discriminazioni verso gli stranieri.

Un secondo criterio, anch'esso accolto dalla Corte costituzionale (sent. n. 219/1995), muove da

una previa individuazione degli interessi generali che solo lo status di cittadino è in grado di

soddisfare; al di fuori della sfera di questi interessi la posizione degli stranieri è parificata a

quella dei cittadini, sì che a questi verrebbero estese le garanzie costituzionali relative ai diritti

civili fondamentali.

Quanto alla legislazione ordinaria, va subito fatto rilevare che l'art, 16 delle disp. prel.

ce. pone una clausola di reciprocità per cui «lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili

attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità».

Poiché nessuna menzione di tale clausola è fatta in Costituzione, è opinione comune che

l'efficacia della condizione di reciprocità sia limitata ai diritti civili diversi da quelli

fondamentali.

Lo straniero che soggiorni regolarmente nel territorio dello Stato gode di una sfera più ampia

di diritti: in linea generale, gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, salvo

diverse disposizioni.

La libertà da ingiustificate discriminazioni: il principio di eguaglianza:

L'eguaglianza di fronte alla legge costituisce un rilevante strumento di tutela dei diritti

inviolabili. Naturalmente tale principio non esaurisce la propria "forza" nella sfera delle libertà

fondamentali; esso, infatti, pervade l'intero ordinamento e rappresenta un limite generale

all'esercizio della funzione legislativa.

Nella formulazione dell'art. 3 Cost., il principio di eguaglianza presenta almeno due

componenti:

- nel c. 1 si afferma la cosiddetta eguaglianza formale e se ne danno alcune specificazioni

(«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione

di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»);

- nel c. 2 si enuncia la necessità di assicurare un'eguaglianza sostanziale.

L'eguaglianza giuridica o formale deriva in primo luogo dal riconoscimento della pari dignità

sociale dei cittadini.

Le specificazioni offerte dalla seconda parte dell'art. 3, c. 1, Cost, hanno indotto la dottrina

prevalente a dedurne una vera e propria presunzione di illegittimità costituzionale delle leggi

che determinino differenziazioni di trattamento sulla base dei parametri specificati. Al tempo

stesso, tuttavia, si ritiene che tale presunzione di illegittimità verrebbe meno qualora si

dimostrasse la ragionevolezza della differenziazione prevista dal legislatore.

Il principio di eguaglianza sostanziale, affermato al c. 2 dell'art. 3 Cost., affida

alla Repubblica il compito di rimuovere quegli ostacoli che, di fatto, limitano la libertà e

l'eguaglianza; solo così facendo, infatti, si porranno le condizioni per pieno sviluppo della

persona umana e l'effettiva partecipazione alla vita politica , economica e sociale del Paese.

La libertà personale:

Nel quadro dei «rapporti civili» (Parte I, Titolo I, Cost.), la dottrina assegna una posizione

centrale a tre libertà fondamentali: la libertà personale, la libertà di pensiero e la libertà

di associazione (rispettivamente affermate dagli art. 13, 21 e 18 Cost.).

L'art. 13 Cost, esordisce affermando che «la libertà personale è inviolabile».

L'inviolabilità della libertà in esame non esclude tuttavia limitazioni quando se risultino essere

non arbitrarie.

A tale proposito, il c. 2, art. 13 Cost, stabilisce due ordini di garanzie idonee a

scongiurarel'arbitrarietà delle forme di restrizione della libertà personale: la riserva assoluta

di legge e la riserva di giùsdizione.

Quanto alla prima, il costituente ha inteso ammettere restrizioni alla libertà personale «nei soli

casi e modi previsti dalla legge»; riserva che viene ribadita al c. 3 a proposito dei

provvedimenti provvisori adottabili dall'autorità di pubblica sicurezza nei casi eccezionali di

necessità ed urgenza «indicati tassativamente dalla legge.

La riserva di giurisdizione implica che sia l'autorità giudiziaria a disporre l'applicazione, con

atto motivato, delle restrizioni alla libertà personale previste dalla legge.

Sin qui il regime ordinario delle limitazioni alla libertà personale.

L'art. 13, c. 3, Cost., prevede poi un regime d'eccezione anch'esso soggetto a riserva di legge:

nei casi eccezionali di necessità e d'urgenza, tassativamente indicati dalla legge, l'autorità di

pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori di limitazione della libertà personale

che devono essere comunicati all'autorità giudiziaria entro 48 ore e da questa confermati nelle

48 ore successive. In Mancanza di una convalida tali provvedimenti si intendono revocati,

restando privi di ogni effetto.

Le misure restrittive della libertà personale, quali che esse siano, incontrano un limite

costituzionalmente stabilito ai sensi dell'art. 13, c. 4, Cost., sotto il profilo del trattamento delle

persone che ad esse sono sottoposte; sono, infatti, punite forme di violenza fìsica e

morale.

La libertà di domicilio:

Il domicilio viene comunemente ritenuto come la proiezione spaziale della persona ( Amorth)

e per tale ragione il costituente ha riservato alla cosiddetta liberta domiciliare (Motzo) la

medesima disciplina della libertà personale.

L'art. 14 Cost. infatti, al c. 2, prevede espressamente una riserva assoluta di legge; inoltre,

riferendosi alle «garanzie prescritte per la tutela della libertà personale», implicitamente

comprende altresì una riserva di giurisdizione, nonché la necessaria convalida da parte

dell'autorità giudiziaria delle ispezioni, perquisìzioni e sequestri provvisoriamente disposti dal

l’autorità di pubblica sicurezza lei luoghi del domicilio.

Ci si rivolge alla definizione civilistica del domicilio o per il fatto che essa risulta essere più

ampia e dunque più congeniale alle esigenze prefigurate dal costituente. In base all'art. 614,

c.p., il domicilio è l'abitazione e ogni «altro luogo di privata dimora», nonché le

relative «appartenenze». La violazione del domicilio comporta dunque una sanzione penale.

Parte autorevole della dottrina tende a ritenere che esista un'autonoma nozione costituzionale

di domicilio .

La stessa Corte costituzionale ha considerato come domicilio ai sensi dell'art. 14 Cost.,

«qualsiasi spazio isolato dall'ambiente esterno di cui il privato disponga legittimamente» (sent.

n. 88/1987). Peraltro, in questa prospettiva, titolari della libertà domiciliare, insieme

alle persone fisiche, sono anche le formazioni sociali e le persone giuridiche.

L'inviolabilità della libertà di domicilio subordina, come si è visto, l'esecuzione di atti restrittivi

della stessa alle medesime garanzie previste per la libertà personale.

L'art. 14 Cost, si riferisce espressamente ad atti quali l'ispezione (art. 244 c.p.p.), la

perquisizione (art. 247 c.p.p.) e il sequestro (art. 25 c.p.p.); : anche alle cosiddette

intercettazioni ambientali (artt. 266 e 267 c.p.p.), vale a dire le intercettazioni delle

comunicazioni tra presenti che si svolgono nel domicilio.

E’ interessante poi rilevare che a partire dal 1993 sono stati inclusi, non senza qualche

incertezza, tra i delitti contro il domicilio anche i cosiddetti «reati informatici» (art. 615 ter

ss., c.p.).

Per espresso disposto dell'art. 14, c. 3, Cost., gli accertamenti e le ispezioni dovute a motivi di

sanità e di incolumità pubblica oppure per finalità di natura economica e fiscale, sfuggono

all'osservanza delle garanzie previste per la liberta personale quando siano regolati da «leggi

speciali». Salta dunque il meccanismo della riserva di giurisdizione, non essendo necessaria la

previa autorizazione del giudice o la successiva convalida.

La libertà di circolazione e soggiorno:

Appartiene a quella proiezione spaziale della persona anche la libertà di circolare e

soggiornare liberamente all'interno del territorio dello Stato, nonché la libertà di uscire e

rientrare in tale territorio (libertà di espatrio e di rimpatrio) e di scegliere il luogo di

esercizio delle proprie attività economiche e lavorative (libertà di stabilimento).

Sul piano sostanziale, l’art. 16,c. 1, Cost, assicura ai cittadini la libertà di circolare e

soggiornare in qualsiasi parte dei territorio nazionale secondo quanto stabilito dalla legge. A

differenza delle garanzie previste per la libertà personale, la disposizione in esame stabilisce

soltanto una riserva di legge sia pure rinforzata: le uniche limitazioni ammesse alla libertà in

esame sono quelle dovute a motivi di sanità o di sicurezza determinate «in via generale», vale

a dire su basi obiettive; sono altresì escluse limitazioni a causa di «ragioni politiche».

La libertà di circolazione e soggiorno implica, dunque, la libertà per i cittadini di scegliere il

luogo ove fissare la propria residenza, il proprio domicilio, il proprio lavoro.

Riguardo alle eventuali limitazioni, la Corte costituzionale ha ritenuto che il

carattere «generale»dei provvedimenti limitativi è inteso ad assicurare l'eguaglianza nel

trattamento dei destinatari; inoltre i motivi di «sicurezza», sempre secondo l'orientamento del

giudice delle leggi, andrebbero intesi in un senso ampio come sinonimo di «ordine pubblico» e

di «ordinato vivere civile».

Il c. 3 dell'art. 16 afferma che «ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica

e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge».

Si osservi che mentre la libertà di rimpatrio sembra essere incondizionata, almeno fin quando

perduri il rapporto di cittadinanza, la libertà di espatrio è invece subordinata al rispetto

degliobblighi di legge.

Ci sono dubbi di legittimità sorgono in ordine a quelle disposizioni della medesima legge del

1967, in forza delle quali è rimessa al Ministro degli esteri la potestà di sospendere o limitare il

rilascio dei passaporti, se non addirittura di ritirarli, in circostanze eccezionali e per motivi di

sicurezza interna o internazionale, oppure quando ricorrano gravi rischi per gli interessi

economici o per la salute dei cittadini.

Libertà di corrispondenza e comunicazione:

Sembra preminente il nesso con la libertà personale anche nel caso della liberta e

segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, tutelata dal c.

1 dell'art. 15 Cost.

Ma a differenziare la libertà di comunicazione da quella di manifestazione del

pensiero concorrono alcuni rilevanti fattori: l'art. 15 Cost, mira a tutelare la corrispondenza e la

comunicazione in quanto tali e indipendentemente dai contenuti che per il tramite di esse si

manifestano; tali e indipendentemente dai contenuti che per il tramite di esse si manifestano;

inoltre qui si ha riguardo a comunicazioni interpersonali, dunque ad espressioni del proprio

pensiero destinate a rimanere circoscritte nella sfera dei destinatari e pertanto riservate.

Considerata l'affermazione della segretezza delle forme di comunicazione, rientrano nella

tutela apprestata dal costituente le sole comunicazioni idonee a rimanere segrete (ad es.,

la corrispondenza epistolare chiusa) oppuré tutti quei messaggi che comunque risultino

personalizzati e riservati alla conoscenza dei destinatari? L'opinione prevalente, seguita anche

dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, è nel senso di un'interpretazione estensiva; tale

dunque da ricomprendere nella sfera delle forme di comunicazione tutelate anche quelle

conoscibili dai terzi.

Il capoverso dell'art. 15 Cost, richiama il duplice meccanismo di garanzia della riserva di

legge e della riserva di giurisdizione.

La libertà e la segretezza delle comunicazioni, come ogni altra libertà fondamentale, è

garantita non solo nei confronti delle indebite interferenze dei pubblici poteri, ma anche verso i

privati. Gli artt. 617 ss. del codice penale puniscono quei comportamenti diretti a violare il ed.

diritto alla riservatezza (privacy).

Il diritto alla riservatezza è riconosciuto dall'art. 8 della CEDU ed è stato oggetto di numerose

convenzioni, accordi, direttive e raccomandazioni delle istituzioni della Comunità europea. In

adempimento a tali obblighi comunitari, il legislatore italiano ha approvato la 1. n. 675/1996

recante norme sulla «Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati

personali» con la quaiesre istituita un'autorità garante per vigilare sull'uso dei cosiddetti dati

sensibili.

L'obbligo di prestazioni personali e patrimoniali:

Nell'ambito del sistema delle garanzie poste a tutela della libertà della persona in senso ampio,

una posizione residuale sembra vada riconosciuta alla disposizione di cui all'art.23 Cost., in

base alla quale «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in

base alla legge».

'Quanto alle prestazioni personali imposte, esse si riducono agli obblighi derivanti dal servizio

militare, a quelli inerenti alle pubbliche funzioni e ai rapporti di pubblico impiego. Certamente

più rilevanti appaiono le prestazioni patrimoniali imposte dal legislatore (si pensi alle

obbligazioni tributarie).

Il costituente ha previsto per esse la soggezione ad una riserva relativa di legge, come si

evince dalla formula «in base alla legge» di cui all'art. 23 della Costituzione.

La libertà di manifestazione del pensiero:

Nel sistema delle libertà fondamentali costituzionalmente garantite, la liberta di

pensiero (detta anche libertà di espressione) costituisce quella che la Corte costituzionale non

ha esitato a qualificare come «la pietra angolare dell’ordine democratico» e «condizione del

modo di essere e dello sviluppo della vita del Paese in ogni suo aspetto culturale, politico,

sociale».

Si tratta, in altre parole, di una libertà che - insieme ad altre, quali ad esempio la libertà di

riunione (art. 17 Cost.) e di associazione (art. 18 Cost .) - implica che l'esercizio si svolga

all'interno di una comunità sociale e presuppone una relazione tra chi esprime il proprio

pensiero e chi quella manifestazione repisce.

Si estende a comprendere anche la c.d. liberta’ negativa di pensiero, vale a dire il diritto al

silenzio .

Quanto ai contenuti della libertà in esame, la questione appare non meno complessa.

In primo luogo, il fatto che la lettera costituzionale si riferisca al «proprio pensiero» non

comporta che la tutela si estenda alla sola libertà di opinione; essa, infatti, comprende anche la

libertà di riferire i fatti o i casi della vita (libertà di cronaca).

In secondo luogo, risulta alquanto delicata la questione della separazione tra espressione del

pensiero e azioni che ne possono scaturire. Il riferimento è a quei reati di opinione i quali si

concretano in particolari forme di espressione del pensiero le quali, in senso lato,

apparterrebbero alla sfera delle manifestazioni garantite dall'art. 21 Cost.

È pertanto rimessa al giudice penale la valutazione circa l'idoneità della manifestazione del

pensiero a determinare in concreto i comportamenti delittuosi.

Il tema dei limiti all'esercizio della libertà di pensiero è, come si evince anche dalle

considerazioni fin qui svolte, saldamente legato alla trama dei contenuti della libertà in esame.

La lettera dell'art. 21 Cost, reca, come unico riferimento testuale, il limite del buon costume.

In concreto il concetto di buon costume è stato inteso ora come «pubblica decenza», ora

con riferimento ad una generica <morale>.Piu’ diffusamente , ad ogni modo, il buon costume

viene riferito alla morale sessuale o comunque alla possibile violazione della sfera del pudore

sessuale.

Il legislatore costituzionale ha inteso conferire una connotazione ampia ai possibili strumenti

della libera manifestazione del proprio pensiero indicando, al c. 1 dell'art. 21 Cost., «la parola,

lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Ora, se è vero che tutti possono esprimere il loro pensiero, è altrettanto vero che non a tutti è

concretamente possibile avvalersi dei mezzi di diffusione piu efficaci.

la libera manifestazione del pensiero si estrinseca nella liberta di informazione e nel principio

del libero uso dei mezzi di informazione; il carattere democratico dell'ordinamento viene

salvaguardato, dunque, attraverso il pluralismo dell'informazione.

Discende pertanto direttamente dall'art. 21 Cost, la tutela dell'interesse gènerale della

collettività all'informazione il quale, in un regime democratico, implica la pluralità delle fonti e

comporta, insieme,il diritto ad informare e il diritto ad essere informati .

Così, a partire dal 1981, la legislazione antitrust si è occupata delle imprese giornalistiche e

radiotelevisive istituendo un'apposita autorità indipendente, il Garante dell'editoria, che

successivamente, per effetto della 1. n. 249/1997, è divenuta l'Autorità per le garanzie nelle

comunicazioni.

Alla disciplina della libertà di stampa sono dedicati i commi successivi dell’art. 21 Cost.

I punti cardinali su cui la disciplina è articolata sono tre:

- il divieto di sottoporre a controlli di tipo preventivo sia l'attività destinata alla stampa in senso

stretto (autorizzazione), sia il contenuto degli stampati (censura);

- l'ammissibilità del sequestro, cioè il ritiro della stampa successivamente alla sua

pubblicazione, che viene subordinata ai limiti e alle garanzie che derivano dalla combinazione

della riserva di legge assoluta e della riserva di giurisdizione;

- la facoltà rimessa al legislatore di imporre alle imprese editrici della stampa periodica

l'obbligo di rendere noti i mezzi di finanziamento.'

Riguardo al provvedimento di sequestro, il c. 3 dell'art. 21Cost, ne prevede l'ammissibilita

solo indue ipotesi: «nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo

autorizzi»; oppure «nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per

l'indicazione dei responsabili». In entrambi i casi, dunque, vige una riserva di legge

assoluta.

In materia di sequestro, peraltro, opera una riserva di giurisdizione che impone l'atto

motivato dell'autorità giudiziaria, salvo i casi in cui «vi sia assoluta urgenza e non sia possibile

il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria».

Solo in tal caso l'autorità di pubblica sicurezza può procedere al sequestro con l'obbligo di

comunicare al giudice, entro 24 ore, l'esecuzione del provvedimento. Qualora il giudice non lo

convalidi entro le 24 ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d'ogni effetto (art.

21, e. 4, Cost.).

La libertà di arte e scienza:

Pur se spetta alla Repubblica promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca

scientifica (art. 9 Cos t.), la proclamazione ad opera dell'art. 33, c. 1, Cost., della libertà di

arte e scienza ha un preciso significato costituzionale: non si possono avere espressioni

artistiche ufficiali né tantomeno indirizzi scientifici di Stato ; in altre parole, si è voluta bandire

ogni forma di ingerenza o di indebito condizionamento da parte dello Stato.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TaylorSwift17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Pizzetti Federico Gustavo.

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