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contenuta nell’atto detto STATUTO, formato dai promotori insieme all’atto costitutivo

dell’associazione. 

- Organizzazioni del tipo della FONDAZIONE l’istituzione è creata da un atto iniziale

(=atto di fondazione) di un solo soggetto che è diverso da coloro che amministreranno

l’ente. Mentre nell’associazione i soci dispongono liberamente dell’associazione stessa,

nelle fondazioni non ci sono soci e gli amministratori possono soltanto operare per

raggiungere nel modo migliore gli scopi assegnati all’ente con l’atto di fondazione.

La vita e gli atti delle fondazioni sono sottoposti ai controlli dell’autorità pubblica che può

anche annullare le deliberazioni contrarie a norme imperative (= norme che non possono

essere derogate dai privati, al contrario di quelle dispositive), all’atto di fondazione,

all’ordine pubblico e al buon costume.

Nel diritto privato, associazioni e fondazioni diventano persone giuridiche e acquistano le

“personalità giuridica” soltanto con un apposito atto di riconoscimento da parte della pubblica

autorità essa deciderà, valutando la liceità e la serietà degli scopi del nuovo ente, la sufficienza

dei mezzi da impiegare e simili. 

Il riconoscimento degli enti avviene con decreto del Presidente della Repubblica egli emana

l’atto sulla base di una proposta dei ministri (o dei prefetti se riguarda la Provincia).

Una fondazione può esistere soltanto a condizione che chieda e ottenga il riconoscimento come

persona giuridica. Le associazioni invece, possono esistere anche senza il riconoscimento e possono

anche evitare di chiederlo in questo modo esse non diventano persone giuridiche ma rimangono

delle ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE in esse sono sempre responsabili anche “le

persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione” (art. 38 c.c.).

In esse non si realizza la separazione tra la sfera giuridica dell’organizzazione e quella dei membri

dell’organizzazione, che è tipica delle persone giuridiche.

Le associazioni non riconosciute godono di un’ampia capacità giuridica, potendo essere titolari di

obblighi e diritti di ogni genere (es: intestatari di beni immobili).

Più persone fisiche possono decidere di agire insieme e raccogliere mezzi tra i sottoscrittori per il

raggiungimento di uno scopo di pubblica utilità, dando vita ad una sorta di provvisoria associazione

tra loro è un’organizzazione provvisoria, costituita in vista di una specifica iniziativa: esaurita la

 

quale, l’organizzazione si scioglie. è il caso del COMITATO anch’esso può chiedere il

riconoscimento come persona giuridica, ma se ciò non accade, i componenti del comitato sono

personalmente responsabili sia della conservazione e destinazione dei fondi raccolti, sia degli

obblighi assunti.

Nell’ordinamento italiano sono persone giuridiche anche gli ENTI ECCLESIASTICI

CIVILMENTE RICONOSCIUTI (parrocchie, diocesi, seminari…istituzioni aventi finalità religiose

facenti capo alla Chiesa cattolica) essi devono essere iscritti nel registro delle persone giuridiche

affinché possano concludere negozi giuridici.

6. Gli enti pubblici

Le associazioni, le fondazioni e le società disciplinate dal Codice civile sono PERSONE

GIURIDICHE PRIVATE sono strumenti offerti all’autonomia privata delle persone fisiche, per

perseguire meglio i loro fini leciti esse operano secondo le regole del diritto privato, comune a

tutti i soggetti esse hanno la stessa capacità delle persone fisiche eccetto i limiti derivanti dal

fatto che esse non sono persone fisiche (es: non si sposano…).

Possono esistere altre ORGANIZZAZIONI costituite non affinché i singoli possano raggiungere i

loro scopi ma affinché la vita sociale possa svolgersi in modo sufficientemente ordinato e sicuro. A

questo fine provvede innanzitutto lo STATO (= l’organizzazione sovrana di un popolo su un

determinato territorio) e anche altre come le Regioni, le Province e i Comuni, cioè le organizzazioni

che formano le istituzioni del popolo italiano.

Poiché esse hanno come ragione della loro esistenza il soddisfacimento degli interessi della

comunità (o interessi pubblici) sono dette PERSONE GIURIDICHE PUBBLICHE o ENTI

PUBBLICI. enti pubblici = organizzazioni costituite dalla comunità per il raggiungimento dei

propri fini, riconosciute come persone giuridiche. 

Anche le organizzazioni pubbliche hanno la stessa capacità giuridica degli altri soggetti tuttavia,

a causa del loro fine, hanno speciali poteri detti POTESTÀ ( es: imporre determinati

comportamenti con propri atti normativi o con provvedimenti).

Poiché gli enti pubblici devono perseguire i fini che la comunità stessa si pone e pone loro, la loro

organizzazione e la loro attività sono parzialmente regolate dal diritto privato ma sono

fondamentalmente regolate dalle norme del DIRITTO PUBBLICO = ramo del diritto che disciplina

l’organizzazione pubblica e parte dei rapporti tra l’organizzazione pubblica e i soggetti privati.

Il perseguire uno scopo prefissato di pubblico interesse accomuna le fondazioni e gli enti pubblici

che non siano titolari di pubblici poteri per questo motivo il legislatore può trasformare gli enti

pubblici in fondazioni, quando ritenga opportuno privatizzarne l’amministrazione.

CAPITOLO 5 - LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE.

I BENI

1. Varietà di relazioni tra soggetti 

Nella quotidianità ognuno ha rapporti con determinate persone e con determinati beni questi

rapporti non sono sempre gli stessi.

DIRITTO e OBBLIGO sono due posizioni nelle quali i soggetti si possono trovare nei confronti di

certe persone, in relazione a certi beni. diritto e obbligo sono SITUAZIONI GIURIDICHE

SOGGETTIVE = possibili relazioni giuridiche dei soggetti tra loro, in relazione ai beni.

Le posizioni di diritto sono vantaggiose, mentre quelle di obbligo svantaggiose.

2. I diritti soggettivi

Si ha un diritto soggettivo quando ci è garantito il godimento di un determinato bene della vita. Il

bene e ciò che in relazione al bene è garantito, possono essere vari. non c’è diritto soggettivo

senza che vi sia la garanzia del godimento di un bene della vita.

La garanzia del diritto soggettivo è fornita dal diritto, nel senso di diritto obbiettivo (= insieme delle

norme giuridiche) sono le norme di un certo ordinamento a stabilire quali beni della vita possono

essere garantiti ed in che modo essi sono garantiti.

La garanzia del godimento di ciò che forma oggetto di un diritto soggettivo è offerta dalla

possibilità di ottenere il riconoscimento di esso e la riparazione ad opera di un giudice, la cui

decisione (= sentenza) venga poi fatta eseguire anche coattivamente dallo Stato.

Nel campo dei diritti soggettivi (che si differenziano tra loro per l’oggetto e per il contenuto di ciò

che è garantito) si distingue tra:

- DIRITTI ASSOLUTI si hanno in relazione ad ogni altro soggetto; tuttavia gli altri

soggetti non sono tenuti a fare alcunché per soddisfare il nostro diritto, ma solo a non fare

niente che sia lesivo del diritto stesso nessuno è obbligato ad un comportamento

particolare, tutti sono tenuti a non ledere il nostro diritto (es: diritto di proprietà, alla vita, al

nome…); tra i diritti assoluti, sono importanti i DIRITTI REALI = diritti assoluti aventi ad

oggetto le cose in relazione alle cose, essi coinvolgono il comportamento delle persone

ma vengono disciplinati in modo tale che spesso li si concepisce come se avessero ad

oggetto direttamente la cosa stessa. I diritti reali di godimento sono: diritto di proprietà, di

superficie, di enfiteusi, di usufrutto, di uso, di abitazione, di servitù. Oltre a questi ci sono il

pegno e l’ipoteca che fanno del bene uno strumento di garanzia i un credito.

Tutti i diritti reali sono assoluti, ma non tutti i diritti assoluti sono reali.

- DIRITTI RELATIVI si hanno in relazione a soggetti determinati e solo in relazione ad

essi tali soggetti si trovano di fronte al titolare del diritto in situazione di obbligo (diritto

e obbligo formano il tipico rapporto giuridico). I diritti relativi vengono meno se non

vengono esercitati per molto tempo è la prescrizione dei diritti ( i diritti assoluti non

sono mai soggetti ad essa).

FACOLTA’ = ciò che il titolare del diritto può fare rispetto al bene il cui godimento gli è garantito.

L’esercizio delle facoltà non muta la situazione giuridica del bene o dei soggetti.

Le facoltà si dividono in:

- facoltà di godere di un bene (es: coltivare un terreno)

- facoltà di disporre (es: vendere un bene) essa non lascia immutata la situazione giuridica

del bene ma è il mezzo giuridico per mutarla la facoltà di disporre è un potere giuridico

3. I poteri giuridici

POTERE GIURIDICO = possibilità data ad un soggetto di produrre effetti giuridici con propri atti a

 

ciò rivolti si ricollega alla CAPACITA’ GIURIDICA = capacità di esercitare i poteri giuridici

di cui un soggetto si trovi ad essere titolare

I poteri giuridici si realizzano mediante atti volontari ma questi non derivano dalla volontà ma

dalle norme del diritto. Tuttavia le norme spesso consentono che la volontà intervenga anche

nell’attribuzione dei poteri (es: la procura). 

Il potere giuridico ha ad oggetto i beni della vita (come il diritto soggettivo) esso non è una

garanzia di godimento dei beni ma la possibilità di mutarne la condizione giuridica. Attraverso

l’esercizio dei poteri i diritti stessi possono passare a un soggetto ad un altro.

Qualche volta i poteri vengono distinti in astratti e concreti spesso i poteri possono essere

effettivamente esercitati solo in presenza di certi presupposti (è una distinzione importante nel

diritto amministrativo).

Si distingue tra: 

- POTERI AD ESERCIZIO UNILATERALE possono essere esercitati da un solo soggetto

(es: testamento e procura) e da un suo atto di volontà. Poteri unilaterali sono i diritti

potestativi 

- POTERI AD ESERCIZIO BILATERALE richiedono la partecipazione di almeno due

soggetti in posizione contrapposta (es: contratto), cioè un convergere di due volontà.

Mediante essi sorgono consensualmente i rapporti volontari tra soggetti privati.

Particolari poteri unilaterali sono quelli delle AUTORITA’: ad esempio il fare le leggi, risolvere i

contrasti mediante sentenze o provvedere ai pubblici interessi con i provvedimenti amministrativi.

 in questi casi gli effetti giuridici degli atti delle autorità (e l’obbligo di osservarli) derivano dalla

sola manifestazione della volontà dell’autorità, senza che conti il consenso o il dissenso

dell’interessato.

I poteri unilaterali delle autorità sono la conseguenza della posizione di “superiorità” ad esse

attribuita dalle norme giuridiche per questo motivo i poteri delle autorità vengono chiamati

POTESTA’:

- potestà NORMATIVA = potere di fare le norme

- potestà GIURISDIZIONALE = potere di giudicare

- potestà AMMINISTRATIVA = poteri dati alle autorità per provvedere ai pubblici interessi

4. Gli interessi legittimi

L’autorità amministrativa ha il potere (= potestà) di sopprimere il diritto del proprietario mediante

un atto di espropriazione del bene per ragioni di pubblica utilità; all’espropriato spetterà

un’indennità ma egli avrà perso, in quel caso, il diritto di proprietà. di fronte al potere

dell’autorità amministrativa il proprietario deve subire è in una posizione svantaggiosa di

SOGGEZIONE.

Se l’atto di espropriazione non è lecito (cioè illegittimo) allora il giudice può annullarlo e l’ex

proprietario ne torna in possesso; nel caso contrario non c’è nulla da fare.

 il diritto del proprietario cede di fronte all’atto legittimo di espropriazione ma è protetto contro

l’atto illegittimo la garanzia del godimento del bene oggetto dell’interesse (tipico del diritto

soggettivo), si trasforma nell’interesse “legittimo” in garanzia limitata alla legittimità dell’azione

dell’autorità amministrativa.

INTERESSE LEGITTIMO = situazione di vantaggio che si possiede di fronte al potere

dell’amministrazione

 l’interesse leso dall’atto dell’autorità amministrativa è protetto con la garanzia della legittimità

dell’atto stesso ma se l’atto è conforme alla legge, l’interesse deve cedere (es: concorrente

secondo o studente bocciato)

L’interesse legittimo è tutelato mediante la garanzia della legittimità del provvedimento.

L’interesse del soggetto a non essere privato del bene cui il provvedimento si riferisce è tutelato nei

limiti in cui lo protegge la repressione dell’illegittimità la legittimità del provvedimento è la

misura della protezione, non il suo oggetto.

5. Obblighi, doveri, soggezione, oneri

Le situazioni giuridiche svantaggiose sono il rovescio di situazioni giuridiche vantaggiose attribuite

ad altri. 

OBBLIGO si trova nella situazione di obbligo colui verso il quale si esercita la pretesa di

adempimento di un diritto soggettivo. Chi ha il diritto può pretendere il comportamento che forma

oggetto del diritto, l’obbligato deve prestare tale comportamento.

OBBLIGAZIONE = obbligo di tenere un determinato comportamento, economicamente valutabile,

che forma il contenuto del diritto soggettivo corrispondente all’obbligo (es: obbligo di risarcimento

danni).

PRESTAZIONE = comportamento che deve essere tenuto dall’obbligato per il soddisfacimento del

diritto altrui è ciò che deve essere “prestato” (= dato) dall’obbligato al titolare del diritto.

L’obbligazione si differenzia dall’obbligo per il suo contenuto economico (obblighi sono familiari).

ONERE = obbligo che accompagna un beneficio (= atto di liberalità) chi non desidera essere

obbligato dall’onere deve solo rifiutare il beneficio.

Diverso è l’onere della prova = fatto per cui chi chiede qualcosa al giudice deve dimostrare di aver

ragione (altrimenti si perde la causa). Ciò vale anche per chi va al lavoro che non è obbligato ad

entrare a una certa ora ma se non lo fa perde il posto ( qui il conseguimento di un beneficio futuro

è subordinato ad un comportamento presente).

Si parla di obblighi e obbligazioni quando dall’altra parte c’è un diritto relativo, cioè quando c’è un

rapporto tra un determinato creditore (titolare del diritto) e un debitore (titolare dell’obbligo).

Ad esempio però, se uno è titolare del diritto di proprietà nessuno è obbligato a un certo

comportamento ma tutti sono tenuti ad astenersi da qualunque comportamento che sia lesivo del

diritto del proprietario.

DOVERE casi in cui non è prescritto uno specifico comportamento da tenere nell’interesse di

qualcuno ma ci si deve astenere da ogni lesione dei diritti degli altri

DOVERE GIURIDICO = ogni comportamento che è prescritto (e perciò deve essere tenuto) e che

tuttavia non forma oggetto di una specifica pretesa di un altro soggetto in particolare.

Le norme stabiliscono anche i comportamenti che le pubbliche autorità devono tenere in certe

circostanze o al verificarsi di certi presupposti, senza che ne sorgano per i soggetti determinati diritti

soggettivi e senza che le autorità possano dirsi obbligate di fronte a qualcuno in particolare.

SOGGEZIONE situazione di colui che si trova esposto alle conseguenze negative dell’esercizio

di un potere altrui; nei rapporti privati si ha soggezione quando un soggetto esercita un diritto

potestativo.

La situazione di soggezione è tipica dei rapporti tra privato e autorità pubbliche.

6. L’azione e la tutela delle situazioni soggettive

Nella vita quotidiana quando qualcuno pretende di avere un diritto verso un altro e l’altro lo nega,

sorge una controversia molte vengono risolte spontaneamente, altre legalmente.

AZIONE = mezzo legale per far valere le proprie ragioni = potere dato ai soggetti di chiamare un

giudice a decidere con sentenza sulla controversia che li interessa. “tutti possono agire in

giudizio per la tutela dei propri diritti e dei propri interessi legittimi” (art. 24 co. 1 Costituzione)

“agire in giudizio” = esercitare il potere d’azione.

E’ vero anche che è permesso difendersi:

“la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento” (art. 24 co. 2)

 

attraverso l’azione si instaura il processo in esso deve essere garantito il contraddittorio: chi

esercita l’azione si sforzerà di convincere il giudice, allegando i fatti che sostengono le sue ragioni

( l’onere della prova pesa su colui che agisce). Chi resiste alla pretesa potrà difendersi

contestando l’esistenza o la validità delle ragioni o eccependo l’inefficacia del diritto. Poi chi agisce

ribatte e così via…

Infine il giudice giudica la controversia imparzialmente secondo le regole del diritto e secondo i

fatti provati in giudizio.

Nel momento in cui l’azione è esercitata non è certo che colui che la esercita sia davvero titolare del

diritto che afferma di avere il POTERE D’AZIONE è un potere autonomo che spetta al soggetto

anche se magari non gli spetta in realtà il diritto che pretende di avere.

Affinché il giudizio si svolga fino alla fine, arrivando a una sentenza di merito che decide la

controversia, è necessario avere uno specifico interesse all’esercizio dell’azione è l’INTERESSE

AD AGIRE. se l’interesse cade l’azione viene dichiarata inammissibile.

A volte la legge riconosce il potere d’azione a soggetti che non sono titolari di un diritto soggettivo

o di un interesse legittimo es: azione per ottenere l’inabilitazione di un infermo da parte dei

congiunti o opposizione dei genitori a un matrimonio.

AZIONE POPOLARE caso in cui è consentito l’esercizio del potere a chiunque, a prescindere

dall’esistenza di un interesse (es: qualsiasi cittadino può contestare in giudizio le decisioni delle

commissioni competenti in materia di iscrizione alle liste elettorali).

7. I beni

BENI = “cose che possono formare oggetto di diritti” (art. 810 Cod. Civ.).

Si distinguono in:

- BENI MATERIALI

- BENI IMMATERIALI = “energie naturali che hanno valore economico” (art. 814 c.c.)

In senso giuridico non tutte le cose sono beni, ma solo quelle che possono formare oggetto di diritti

 vengono escluse le cose che non sono disponibili a nessuno (es: astri) o che sono disponibili a

tutti, ma sulle quali nessuno possa vantare un particolare diritto (es: aria, luce del sole…).

Non sempre ciò che forma oggetto di diritto è una cosa a volte si ha diritto alla prestazione di un

SERVIZIO o ad un comportamento

Quindi la nozione di bene è più ristretta di quella di oggetto del diritto.

Il diritto privato si occupa dello studio analitico dei beni in generale.

Si distingue tra:

- BENI IMMOBILI = “il suolo e tutto ciò che vi è incorporato, naturalmente (es: alberi) o

artificialmente (es: edifici)” (art 812 c.c.)

- BENI MOBILI sono tutti i beni che non hanno la precedente caratteristica; alcuni di essi

sono iscritti in pubblici registri e sono soggetti a particolari regimi (es: aerei, navi sono

detti beni mobili registrati)

 

Art. 42 co. 1 Costituzione “la proprietà è pubblica o privata” i “beni economici appartengono

allo Stato, ad enti o privati”.

Si distingue tra:

- BENI PRIVATI

- BENI PUBBLICI = beni di proprietà degli enti pubblici (es: beni demaniali e i beni

patrimoniali indisponibili) i beni pubblici sono soggetti ad un regime giuridico

particolare; tuttavia gli enti pubblici possiedono talvolta beni a puro titolo di proprietà

privata, cioè possiedono beni che seguono il regime dei beni privati (es: comprati o venduti,

usucapiti o formare oggetto di diritto)

CAPITOLO 6 - FATTI E ATTI GIURIDICI

1. I fatti giuridici

FATTI UMANI (= fatti che consistono in azioni consapevolmente poste in essere da uomini) e

FATTI NATURALI spesso non producono conseguenze giuridiche. Quando le producono (es:

nascita o morte) diventano:

FATTI GIURIDICI = ogni fatto dal quale una norma del diritto faccia derivare qualche

conseguenza sono i fatti giuridicamente rilevanti

Da soli, i fatti sono ciò che sono è la “norma” che, nel collegare a certe circostanze conseguenze

giuridiche, qualifica un fatto come fatto giuridico.

2. Il decorso del tempo

Il decorso del tempo è un fatto produttivo di effetti giuridici:

TERMINE = momento nel quale giunge a maturazione un determinato effetto giuridico collegato al

decorso del tempo

TERMINE INIZIALE = momento in cui cominciano a prodursi gli effetti giuridici

TERMINE FINALE = momento in cui cessano gli effetti giuridici (se sono destinati a prodursi per

un certo periodo di tempo e poi cessare) 

Ci sono attività che devono essere compiute entro un certo termine se non le si compie entro il

tempo stabilito si trasgredisce un obbligo si viene sottoposti a una sanzione.

PERENTORIO le attività possono essere compiute ma solo entro un certo

TERMINE periodo di tempo

ORDINATORIO le attività possono essere compiute anche dopo il tempo

DECADENZA dopo il decorso del tempo stabilito si decade dalla possibilità di esercitare il

potere

PRESCRIZIONE = venir meno di un diritto, quando esso non viene esercitato per un tempo

prestabilito (non tutti sono soggetti ad essa ci sono regole sulla sua sospensione e interruzione)

Se il termine è indicato con un giorno scade alle ore 24 di quel giorno (se festivo giorno dopo)

Se è indicato da un momento iniziale non si conta il primo giorno

Se è calcolato a mesi scade in quel mese nello stesso giorno di quello del mese iniziale

3. I fatti illeciti

FATTI ILLECITI = comportamenti umani che sono contrari al diritto e dai quali le norme fanno

derivare conseguenze negative per chi li ha prodotti ( sanzioni)

Si distinguono in:

- ILLECITI CIVILI = comportamenti (fatti dolosi o colposi) che provocano un danno ingiusto

verso una o più persone, violandone i diritti soggettivi la sanzione è il RISARCIMENTO

del danno provocato;  

- ILLECITI PENALI = comportamenti che trasgrediscono una norma sono un REATO

poiché la norma che li sanziona non è posta a tutela dei singoli (come per gli illeciti civili)

ma della comunità in generale, la sanzione è la PENA ( essa incide sulle libertà personali

o sul patrimonio). 

I reati sono previsti dal Codice Penale art. 25 Costituzione “nessuno può essere punito se

non per aver tenuto un comportamento vietato dalla legge all’epoca in cui il comportamento

è stato tenuto”;

- ILLECITI AMMINISTRATIVI = comportamenti che sono colpiti da una sanzione

consistente nell’obbligo di pagare una somma di denaro a favore della pubblica

 

amministrazione (sanzione detta CONTRAVVENZIONE) è la stessa pubblica

amministrazione che le infligge

- ILLECITI DISCIPLINARI = comportamenti scorretti di coloro che sono sottoposti alla

pubblica amministrazione SANZIONI DISCIPLINARI

Lo stesso comportamento può dar luogo a più forme di illecito, contemporaneamente (es: furto).

I fatti giuridici o sono venuti ad esistenza oppure non sono venuti ad esistenza.

4. Gli atti giuridici

Atti giuridici le norme individuano la manifestazione di volontà come il fatto dal quale far

derivare conseguenze giuridiche le norme danno ai soggetti il potere di determinare il sorgere di

effetti giuridici

ATTI GIURIDICI = atti con i quali i soggetti esercitano i loro poteri attribuiti dalle norme,

manifestando la propria volontà sono una manifestazione di volontà con la quale un soggetto

esercita un potere previsto dalle norme, producendo effetti giuridici corrispondenti alla volontà

espressa. 

Gli atti giuridici possono esistere ma non in modo conforme a quello previsto dalla legge . l’atto

giuridico è INVALIDO.

Gli atti giuridici possono esistere o non esistere; ma quelli esistenti possono essere validi

(=conformi alla legge) o invalidi (= difformi dalle regole). Invece i fatti giuridici non possono

essere invalidi perché se non sono prodotti secondo le norme non esistono e stop.

Gli atti invalidi possono essere dichiarati NULLI o venire ANNULLATI. 

Un atto giuridico esiste se la volontà che esso esprime si manifesta all’esterno il modo di

manifestazione è la FORMA dell’atto essa deve essere idonea ad esprimere la volontà di chi

compie l’atto. 

La forma può essere orale ma anche SCRITTA essa è richiesta dal codice civile per rendere più

consapevoli i soggetti che si impegnano e per ridurre le possibili controversie. è usata quasi

sempre nel diritto pubblico.

Poi c’è la scrittura privata (=atto sottoscritto dalle parti interessate senza formalità) che può essere

autenticata da un notaio. 

C’è anche la FORMA SOLENNE ATTO PUBBLICO = atto redatto da un notaio o da un altro

pubblico ufficiale, autorizzato ad attribuirgli pubblica fede (es: donazioni).

Se manca la forma richiesta come requisito sostanziale, l’atto è dichiarato nullo.

Oggi, atti, dati, documenti e contratti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con mezzi

telematici ed informatici sono validi per legge.

5. Gli atti di autonomia privata

ATTI DI AUTONOMIA PRIVATA = atti con i quali ciascuno esercita il potere a lui riconosciuto

di disporre dei propri interessi sono gli interessati che provvedono a produrre gli effetti giuridici

che desiderano.

Sono atti con i quali i soggetti privati (diversi dagli enti pubblici) provvedono da sé e liberamente a

disciplinare i propri rapporti i soggetti privati possono perseguire i fini che vogliono, invece la

pubblica amministrazione deve sempre perseguire il fine per cui esiste, cioè ottenere il miglior

soddisfacimento possibile degli interessi pubblici.

Per questo gli atti dei privati non devono essere mai motivati, mentre quelli della pubblica

amministrazione sempre essi devono contenere le ragioni per le quali è stato compiuto quell’atto.

I soggetti godono di autonomia privata ma incontrano sempre dei LIMITI che sono posti a tutela

degli interessi della società essi riducono l’applicazione dell’autonomia ma non ne cambiano la

natura.

6. La pubblicità

Atti e fatti giuridici devono essere noti alle persone e ai soggetti giuridici.

Le COMUNICAZIONI e le NOTIFICAZIONI (= comunicazioni eseguite su richiesta degli

interessati ed a cura degli ufficiali giudiziari) servono per far conoscere la notizia a determinate

persone. 

In altri casi tutti devono poter conoscere atti e situazioni giuridiche si dà a quegli atti

PUBBLICITA’ garantendo al pubblico la possibilità di accedervi.

Essa può avvenire in vari modi:

- pubblicazione a stampa in fogli ufficiali ( Gazzetta Ufficiale)

- affissione ad albi

- deposito in appositi uffici

- inserimento in REGISTRI UFFICIALI = archivi di atti e notizie relativi a certi oggetti, a

cura di pubbliche autorità che provvedono a permettere la loro consultazione. Esistono vari

tipi: registri dello stato civile (con tutte le notizie relative alle persone fisiche), registri

immobiliari (con le vicende relative a proprietà e beni immobili TRASCRIZIONE), delle

persone giuridiche, delle imprese, delle tutele…

Le forme di pubblicità sono disciplinate da specifiche disposizioni di legge.

Il loro valore giuridico è: 

- DICHIARATIVO la pubblicità porta a conoscenza di una certa situazione giuridica,

senza contribuire a produrla;

- COSTITUTIVO la situazione giuridica non può esistere senza la forma di pubblicità.

Regime della TRASCRIZIONE tra due acquirenti dallo stesso venditore, colui che non trascrive

non può far valere la propria qualifica di proprietario contro colui che trascrive per primo il

contratto a proprio favore, il quale prevale prevale l’esigenza di certezza.

7. La prova

Quando sorge una controversia è importante poter dimostrare l’esistenza o no di fatti o atti giuridici.

 PROVE = possibili modi di dimostrazione dell’esistenza o dell’inesistenza dei fatti giuridici. 

Chi afferma una pretesa deve provare i fatti (non le norme) che ne costituiscono il fondamento è

l’ONERE della PROVA

PRESUNZIONI LEGALI = fatti che non occorre provare perché sono presunti al verificarsi di altri

fatti. E’ presunzione relativa se la legge permette che la si dichiari falsa.

FATTI NOTORI = fatti che rientrano nell’esperienza comune non devono essere provati.

Mezzi di prova sono le PROVE DOCUMENTALI = documenti di qualsiasi natura che esistono già

prima del giudizio nel quale sono solo esibite sono sempre ammesse in tutti i processi

Poi c’è la PROVA PER TESTIMONI che si forma nel corso del processo è sempre ammessa nel

processo penale.

Il giudice assegna valore e importanza alle prove secondo la propria valutazione ed è libero di

considerare provati dei fatti che si desumono da altri ( PRESUNZIONE SEMPLICE).

Certi atti, come quelli pubblici, fanno sempre pubblica fede sono PROVA LEGALE = il valore

della prova è prestabilito e vincolante.

CAPITOLO 9 - LO STATO

1. Nozione generale

STATO = comunità organizzata = organizzazione che esercita le massime funzioni di governo, in

modo indipendente ed efficace, rispetto ad un determinato territorio.

STATO = “ente” composto di sovranità, territorio e popolo

 “popolo” corrisponde all’idea di comunità;

“sovranità” richiama l’indipendenza della comunità statale e l’efficace servizio dei massimi

poteri di governo entro un “territorio” determinato;

il riferimento “all’ente” indica che lo Stato non si identifica con nessuno dei singoli elementi

che lo costituiscono.

Lo Stato consiste in un legame degli elementi costitutivi, in una determinata loro relazione.

 

STATO = ordinamento è un “ordine” che lega insieme gli elementi costitutivi in esso si

sintetizzano l’elemento personale (= la comunità del popolo) e quello organizzativo (= il modo

particolare di ordinarsi di tale comunità).

Inoltre è un ordinamento territoriale.

Lo Stato forma un ordinamento giuridico perché ciò che lega i diversi elementi costitutivi si

manifesta in norme giuridiche.

2. L’ordinamento e l’istituzione statale

STATO: 

- IN SENSO AMPIO è l’insieme delle istituzioni proprie del popolo italiano (es: Regioni)

- IN SENSO STRETTO è soltanto una di tali istituzioni benché si tratti di quella dotata

)

rispetto alle altre di una supremazia (es: Stato e Regioni sono due realtà

Quindi se si parla di Stato in senso ampio si può dire che tocca allo Stato tutelare i cittadini ma non

si può dire se si tratta dello Stato in senso stretto, cioè dell’istituzione particolare che si distingue da

istituzioni diverse e che a volte si contrappone ad esse.

Degli accordi internazionali è responsabile lo Stato in senso ampio; infine non si può dire che il

consiglio comunale è un “organo” dello Stato (poiché ORGANO = una parte di una determinata

organizzazione, chiamata ad esprimere, entro certi limiti di competenza, la volontà

dell’organizzazione di cui essa è parte) perché esso è parte del Comune.

3. Il territorio 

Legame tra Stato e territorio lo Stato è inconcepibile se non come insediato in un territorio.

Varie tesi sulla definizione di territorio:

- territorio = qualcosa su cui lo Stato esercita un diritto (di sovranità) simile a quello di

proprietà il territorio è un possesso dello Stato

- territorio = elemento dello Stato è uno dei componenti dei quali lo Stato è l’insieme 

- territorio = ambito spaziale entro il quale un certo Stato esercita il proprio dominio è

qualcosa entro la quale, ed in relazione alla quale, lo Stato opera come Stato.

Inoltre il territorio è il luogo di stabile radicamento del gruppo sociale indipendente organizzato in

forma statale è il luogo di radicamento del popolo.

L’ampiezza e l’estensione del territorio di ogni singolo Stato si individuano secondo il criterio

dell’EFFETTIVITÀ, cioè a seconda che tale dominio si eserciti nei fatti, oppure no.

Le leggi che individuano il territorio possono essere applicate solo dove il potere statale esercita

effettivamente, cioè nel territorio effettivamente dominato.

Il territorio statale è delimitato dai confini o dal mare.

I CONFINI sono:

- NATURALI = coincidenti con fenomeni geografici idonei a separare e delimitare (es: fiumi

e monti) in questo caso le regole di diritto internazionale forniscono i criteri per

individuare la linea di confine (es: linea di spartiacque, mediana o di massima profondità)

- ARTIFICIALI = arbitrariamente fissati dagli Stati medesimi

Comunque anche il più naturale dei confini è una conseguenza del fatto che su quella zona insistono

più Stati vicini.

Se il territorio è delimitato dal MARE bisogna distinguere la parte di mare che forma il MARE

TERRITORIALE (che in pratica è assimilato al territorio statale max 12 miglia di mare) e quella

chiamata MARE LIBERO (che non è oggetto di dominio da parte di nessuno).

Tuttavia gli Stati possono esercitare alcuni diritti al di fuori del mare territoriale per lo sfruttamento

economico delle risorse o per la loro sicurezza è uno SPAZIO CONTIGUO al mare territoriale

(di altre 12 miglia). Oggi c’è la ZONA ECONOMICA ESCLUSIVA che si estende al max 200

miglia per lo sfruttamento economico delle risorse marine.

4. Il popolo

POPOLO formato da tutti coloro che, secondo le regole poste dallo Stato stesso, godono della

CITTADINANZA (= particolare qualificazione giuridica che definisce una persona fisica come

membro di una determinata comunità statale)

Al cittadino spettano determinati diritti e doveri; tra cittadino e popolo c’è perfetta corrispondenza:

il popolo di uno Stato è composto solo dai cittadini e tutti i cittadini fanno parte del popolo.

La maggior parte dei cittadini vive e risiede nel territorio statale alcuni però vivono fuori del

territorio statale e non è detto che tutte le persone che vivono o si trovano nel territorio statale siano

cittadini POPOLAZIONE = insieme di coloro che risiedono entro il territorio di uno Stato

 

Popolo popolazione popolo è formato da tutti i cittadini, ovunque residenti mentre la

popolazione è formata da tutti i soggetti residenti anche se stranieri (=cittadini di un altro Stato) o

apolidi (=soggetti privi di qualunque cittadinanza).

Quindi il far parte della popolazione di uno Stato non attribuisce affatto i diritti propri del cittadino.

 

Popolo nazione a una stessa NAZIONALITÀ appartengono coloro che sono legati da comuni

caratteristiche di lingua, costumi o religione non è detto che questi costituiscano un solo popolo

organizzato in un solo Stato.

Esistono Stati plurinazionali ( Confederazione elvetica) o Stati nazionali in cui ci sono

minoranze etniche o linguistiche (= cittadini appartenenti ad una nazionalità da quella della

maggioranza anche l’Italia ospita delle minoranze).

Ogni Stato stabilisce autonomamente le regole cui attenersi per attribuire alle persone la propria

cittadinanza, dando rilievo alla cittadinanza dei genitori oppure al luogo di nascita.

Allora alcuni possono avere più di una cittadinanza ( cittadini di più Stati) PLURIPOLIDIA;

altri invece non ne possiedono nessuna APOLIDIA.

La CITTADINANZA ITALIANA si acquista:

- per FILIAZIONE = nascendo da padre o madre italiani

- per LUOGO di NASCITA chiunque nasca in Italia è cittadino italiano (anche se apolide

o figlio di stranieri)

Si ottiene anche in momenti successivi alla nascita:

- il minore straniero adottato da un italiano

- coniuge, straniero o apolide, di un cittadino italiano dopo tre anni dal matrimonio o dopo sei

mesi di residenza in Italia 

- concessa con decreto presidenziale è naturalizzazione

La cittadinanza può essere anche perduta (es: cittadino italiano pubblico impiegato o militare

all’estero che non ubbidisce all’ordine del Governo di lasciare il suo impiego).

La rinuncia volontaria ad essa è concessa solo in alcuni casi es: il cittadino che possiede,

acquista o riacquista una cittadinanza straniera può rinunciare (ma non è un obbligo).

5. La sovranità

La peculiarità degli ordinamenti statali è il carattere sovrano del potere esercitato.

Un potere è sovrano quando non esiste un altro potere ad esso superiore, che sia in grado di porgli

dei vincoli gli Stati sono superiori ad ogni altro potere non in assoluto ma limitatamente al

proprio territorio.

SOVRANITÀ = supremazia nei confronti di ogni altro soggetto o organizzazione operante nel

territorio statale lo Stato è sovrano perché determina le condizioni alle quali le altre

organizzazioni possono legittimamente esistere ed i modi nei quali possono operare.

 

Invece nei confronti degli altri Stati SOVRANITÀ = indipendenza rispetto agli altri Stati una

comunità organizzata è sovrana quando è indipendente rispetto agli altri e decide senza essere

vincolata dalle decisioni altrui.

Uno Stato è sovrano quando non è giuridicamente subordinato ad un altro, con un vincolo dal quale

non possa liberarsi. invece dai trattati internazionali lo Stato può sempre liberarsi denunciandoli

Negli Stati ispirati ai principi della democrazia si cerca di attribuire la sovranità ai cittadini “la

sovranità appartiene al popolo” (art. 1 Costituz).

6. Nascita, trasformazione ed estinzione degli Stati

 

L’esistenza degli Stati non è un fenomeno statico c’è evoluzione storica anche gli Stati sono

formazioni storiche che nascono, si trasformano ed estinguono.

Spesso la nascita di uno Stato comporta la modifica o l’estinzione di altri:

- SMEMBRAMENTO (o frazionamento) l’unità statale di un territorio viene meno e le sue

parti diventano Stati indipendenti

- FUSIONE un nuovo Stato nasce dall’unione di Stati già indipendenti che nella fusione

perdono in parte la loro natura statale per dar vita alla nuova formazione

- INCORPORAZIONE il popolo e il territorio di uno Stato entrano a far parte di un

diverso Stato preesistente lo Stato incorporato si estingue e quello incorporante si

ingrandisce. 

La nascita di un nuovo Stato è una questione di fatto conta il fatto che la comunità riesca ad

esercitare un sufficiente grado di sovranità esterna ed interna in relazione al proprio territorio.

Nella prassi internazionale ci sono atti di RICONOSCIMENTO con i quali gli Stati riconoscono

l’esistenza di uno Stato nuovo ( tuttavia non sono atti costitutivi di un nuovo Stato).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale: 

- l’Unione sovietica si è disintegrata in tanti Stati nasce la Federazione Russa

- riunificazione della Germania Repubblica Federale dei Lander

- Cecoslovacchia divisa in due Repubbliche (ceca e slovacca)

- Iugoslavia scissa in tante entità statali

7. La comunità degli Stati e l’ordinamento internazionale

Gli Stati formano la COMUNITÀ DEGLI STATI essa è disciplinata da regole che si rivolgono

agli Stati stessi anch’essa è un ordinamento giuridico: è l’ORDINAMENTO

INTERNAZIONALE 

Gli Stati sono i soggetti di esso, cioè i destinatari delle norme dell’ordinamento. ultimamente si è

ammessa la personalità internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e della

Comunità Europea (CE).

Le persone fisiche non sono mai soggetti di diritto internazionale.

Nell’ordinamento interno autorità e poteri sono concentrati nello Stato; invece nell’ordinamento

internazionale non esiste né Governo, né Parlamento.

L’ordinamento internazionale è un ordinamento PARITARIO nel quale manca una distinzione tra

autorità governativa e soggetti governati la produzione delle norme giuridiche è affidata alla

formazione di consuetudini o agli accordi stipulati tra gli Stati.

Per risolvere le controversie l’unico rimedio è la forza si generano guerre che sono, per i

contendenti, un modo di affermazione e restaurazione dei diritti violati.

Oggi c’è una relativa pace fondata sull’equilibrio del terrore che ogni parte è in grado di incutere

all’altra.

ONU= volontaria associazione fra Stati agisce come fonte di legittimazione della forza degli Stati

L’ordinamento internazionale funziona come elemento ordinatore della convivenza tra gli Stati.

8. Le funzioni e i poteri statali

L’attività statale consiste nel:

- creare e modificare le norme giuridiche destinate a guidare i comportamenti dei soggetti che

operano nello Stato e dello Stato stesso lo Stato produce le norme giuridiche attraverso le

leggi del Parlamento, gli atti del Governo con forza di legge e altre fonti è la FUNZIONE

NORMATIVA

- garantire che i rapporti sociali e i conflitti d’interesse tra soggetti si svolgano o risolvano

secondo le norme assicura che la vita sociale si svolga secondo giustizia che consiste

nelle realizzazione delle norme fissate dallo Stato è la FUNZIONE GIURISDIZIONALE

e gli organi che la esercitano sono gli organi giurisdizionali (=giudici) essi sono

chiamati a giudicare le controversie e a risolverle applicando le sanzioni previste dalle

norme dell’ordinamento giuridico.

Comunque il giudice deve essere del tutto estraneo alla controversia in cui non deve avere

 

alcun interesse il giudice è terzo rispetto alla controversia è in posizione di terzietà e

non procede di propria iniziativa (= non procede d’ufficio).

Tipi di processo:  

- PROCESSO CIVILE un soggetto privato cita in giudizio un altro soggetto privato

il processo civile accerta gli illeciti civili e li sanziona

- PROCESSO PENALE lo Stato persegue un individuo accusato di aver commesso dei

 

reati l’organo che apre il giudizio e sostiene l’accusa è il pubblico ministero il

processo penale accerta la responsabilità di chi abbia commesso dei reati e infligge loro

le sanzioni penali 

Qualunque processo si chiude con l’atto della SENTENZA essa contiene la decisione del

giudice; nel processo:

- CIVILE la sentenza stabilisce i diritti e gli obblighi reciproci tra le parti

- PENALE stabilisce l’innocenza o la colpevolezza dell’imputato

- AMMINISTRATIVO stabilisce l’eventuale illegittimità di un atto amministrativo

La SENTENZA può essere:

- DICHIARATIVA si limita ad accertare la situazione giuridica tra le parti

- COSTITUTIVA determina una situazione giuridica nuova

- DI CONDANNA ordina ad una delle parti di tenere un certo comportamento

La prima sentenza del giudice non è definitiva la parte insoddisfatta può chiedere un

nuovo giudizio (giudizio di appello) di fronte a un giudice di grado più elevato dopo

la sentenza non può più essere contestata e passa in giudicato, che è immutabile.

Comunque la FUNZIONE GIURISDIZIONALE consiste nell’attuazione delle norme

giuridiche (poiché la giustizia è il riconoscimento dei diritti di ciascuno)

- FUNZIONE ESECUTIVA DI GOVERNO però l’attività di Governo non è puramente

esecutiva gli apparati di Governo sono collegati all’azione del Parlamento e l’azione dei

governi è propulsiva e direttiva 

- FUNZIONE AMMINISTRATIVA contiene tutte le attività con le quali lo Stato e le altre

pubbliche amministrazioni perseguono gli interessi pubblici della collettività è l’attività

statale rivolta al raggiungimento di interessi pubblici e considera la legge come una fonte di

poteri da utilizzare e di limiti da rispettare.

Quando i ceti borghesi emergenti nello Stato liberale imposero la legge del Parlamento come l’atto

normativo più forte, vollero anche utilizzare questo strumento per governare l’amministrazione e

per stabilire garanzie contro possibili abusi.

 

derivò così il PRINCIPIO DI LEGALITÀ della pubblica amministrazione stabilisce che

l’amministrazione trova nella legge i fini della propria azione e i poteri giuridici che può esercitare.

Oggi questo principio è espressione del principio democratico e della supremazia della volontà

popolare su tutti gli apparati pubblici.

La funzione normativa, giurisdizionale e quella amministrativa sono le tradizionali funzioni dello

Stato moderno. Oggi c’è anche la FUNZIONE DI INDIRIZZO POLITICO che consiste nel formare

ed esprimere le scelte di fondo e le priorità cui si ispirerà l’azione statale. Questa funzione si

manifesta nel programma del Governo, in atti (detti mozioni) del Parlamento e nell’attività

normativa ed amministrativa (ma non quella giurisdizionale).

Nella storia, l’analisi delle funzioni statali venne accompagnata dalla teorizzazione del PRINCIPIO

DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI

 Montesquieu individuava le funzioni statali legislativa, esecutiva e giudiziaria e sosteneva che

dovessero essere affidate a distinti poteri nello Stato, reciprocamente indipendenti. Secondo il

filosofo ognuno dei poteri disporrebbe di una parte soltanto della sovranità e sarebbe frenato

dall’esistenza e dall’azione degli altri due: così si evita la tirannide di un solo potere.

Oggi questo principio è considerato valido come regola tendenziale in una repubblica

parlamentare:

- la supremazia deve spettare al Parlamento ( potere legislativo) come espressione della

sovranità popolare 

- il Governo deve avere il potere esecutivo è indipendente nella sua attività ma per

mantenerla deve avere la fiducia del Parlamento

- il potere giudiziario ha una notevole indipendenza ma deve agire imparzialmente

In una repubblica parlamentare il Presidente della Repubblica non esercita né il potere legislativo,

né quello esecutivo, né giudiziario egli non è titolare di nessuno dei tre ma è collegato a tutti

perché è il garante del corretto funzionamento dei meccanismi costituzionali.

CAP. 10 - LO SVILUPPO DEGLI ORDINAMENTI STATALI

1. La formazione dello Stato moderno

Lo Stato attuale nasce dalla dissoluzione del mondo medievale come STATO MODERNO. Nel

Medioevo i detentori di poteri universali erano Papato e Impero questi poteri però non

corrispondevano ad una sovranità effettiva e il potere reale era frammentato (es: feudi).

Con gli Stati moderni si spezzano i poteri universali e sorgono sovranità territorialmente delimitate,

in relazione ad affinità locali o nazionali queste sovranità si affermano nel territorio in modo

diretto e immediato.

In questi Stati si costituirono eserciti permanenti e corpi di funzionari civili al servizio del sovrano

 così i sovrani mantengono l’indipendenza, reprimono le ribellioni e governano la vita civile.

2. Le forme di Stato 

- STATO ASSOLUTO caratterizzato da una forte concentrazione dell’autorità statale nel

sovrano e dall’assenza di garanzie giuridiche di fronte al potere statale non c’è divisione

di poteri ma tutti fanno capo al sovrano (es: Francia e Re Sole “lo Stato sono io”)

 

- STATO DI POLIZIA evoluzione settecentesca dello Stato assoluto il sovrano è colui

che deve promuovere e sviluppare il benessere dei sudditi la sovranità è una funzione di

governo della collettività (es: FedericoII di Prussia è “il primo servitore dello Stato”)

- STATO LIBERALE: dopo la Riv Francese emerge il ceto borghese che ottiene assemblee

legislative in cui è rappresentato si afferma la superiorità della legge di fronte agli altri

atti statali è STATO LEGALE = fondato sulla supremazia della legge, espressione della

volontà generale

Così emerge l’autonomia del potere legislativo e la tendenza alla separazione dei poteri. Poi

vengono istituiti tribunali in cui si difendono le offese fatte dalle autorità statali è STATO

DI DIRITTO. Lo STATO LEGALE DI DIRITTO è l’espressione istituzionale del

liberalismo in esso ci sono i principi rappresentativi e Parlamenti e Governi sono

collegati alla collettività si tende a collegare il potere esecutivo a quello legislativo.

Lo Stato liberale è “Stato gendarme”= Stato il cui compito si limita a stabilire e a far

rispettare le regole, garantendo l’ordine pubblico.

- STATO DEMOCRATICO i diritti politici che lo Stato liberale riconosceva solo a ceti

privilegiati, vengono riconosciuti a tutti i cittadini (1900) tipico di esso è il suffragio

universale (= concessione a tutti i cittadini adulti del diritto di voto) è uno Stato

“pluriclasse” perché la base sociale è costituita da tutte le classi sociali.

Lo Stato democratico è “interventista” nella direzione dell’economia e “sociale” nella

predisposizione di strumenti ed istituti per la promozione ed il mantenimento del benessere.

- STATO SOCIALISTA mira alla liberazione della società dalla divisione in classi e dallo

sfruttamento del lavoro generati, secondo Marx, dalla proprietà privata dei mezzi di

produzione e dallo sviluppo capitalistico della vita economica (eliminandole si eliminerebbe

lo Stato, cioè lo strumento di dominio borghese sulle classi più povere) lo Stato socialista

si basa su nazionalizzazione o socializzazione dei mezzi di produzione.

Nello Stato socialista c’è la soppressione delle libertà politiche e civili dei cittadini (no ai

partiti antagonisti) e la limitazione di altre libertà questi Stati hanno migliorato un po’ la

vita delle classi lavoratrici ma hanno assunto tratti di regimi autoritari ed oppressivi.

Oggi questi Stati si sono rinnovati: riconquista delle libertà personali e politiche

rivalutazione del mercato e della proprietà privata dei mezzi di produzione es: l’Unione

sovietica si è dissolta formando repubbliche indipendenti; la Cecoslovacchia divisa in due

repubbliche; Iugoslavia frammentata in tanti Stati; Germania unita in Repubblica Federale

 oggi lo Stato socialista non esiste più in Europa ma sopravvive in Cina, Cuba, Vietnam…

- STATO FEDERALE Stato (indipendente e sovrano) composto di Stati, cioè

organizzazioni con ampia autonomia che esercitano le funzioni legislative, di governo,

esecutive e legislative nel loro territorio è un’organizzazione statale che riunisce e

coordina gli “Stati membri” della Federazione: quest’ultimi non sono pienamente sovrani

(altrimenti sarebbe un’organizzazione comune degli Stati e non uno Stato sovrano).

Es: U.S.A., Federazione Russa, Canada, Repubblica Federale Tedesca; in questi Stati alla

camera rappresentativa dei cittadini si affianca un organismo che ha legami più forti con gli

Stati membri (Bundesrat tedesco rappresenta gli Stati).

Agli Stati Federali si contrappongono gli STATI UNITARI = Stati al cui interno esiste

un’unica organizzazione avente le caratteristiche delle organizzazioni statali; in essi ci sono

altre istituzioni territoriali che esercitano poteri pubblici (come Comuni e Regioni) ma che

non sono come poteri legislativi, amministrativi e giurisdizionali.

L’UE è una Federazione ma non un vero e proprio Stato federale perché non ha la sovranità.

3. Le forme di governo

La distinzione delle forme di Stato riguarda le finalità complessive degli apparati statali e i rapporti

tra questi e coloro che fanno parte dello Stato.

La distinzione delle FORME DI GOVERNO si basa sul modo in cui i massimi poteri statali sono

distribuiti tra gli organi di vertice dello Stato.

MONARCHIA REPUBBLICA

REPUBBLICA l’organo di vertice (il Capo dello Stato) ha, direttamente o indirettamente,

carattere rappresentativo del popolo.

MONARCHIA il Capo dello Stato, comunque individuato, non ha carattere rappresentativo, non

è cioè considerato rappresentante del popolo.

Inoltre la carica di Presidente è temporanea, mentre il sovrano lo è a vita.

Nelle attuali monarchie i monarchi non esercitano il potere effettivo ma adempiono a funzioni

simboliche e rappresentative. Il potere è esercitato dal Governo e dal Parlamento di fronte al quale il

Governo è responsabile.

La monarchia evolve in: 

MONARCHIA COSTITUZIONALE c’è limitazione dei poteri del sovrano, che perde in tutto o

in parte il potere legislativo, pur conservando ogni potere di governo e di amministrazione il

sovrano regna e governa attraverso suoi Ministri (=nominati e revocati da lui).

La monarchia costituzionale evolve in:

MONARCHIA PARLAMENTARE i Ministri nominati dal Re devono godere anche della

fiducia del Parlamento.

Quest’evoluzione si ebbe anche in Italia: lo STATUTO concesso da Carlo Alberto per il Regno di

Sardegna nel 1848 (che divenne nel 1861 lo Statuto del Regno d’Italia) prevedeva che il Re potesse

nominare e revocare i suoi ministri ma nella pratica i Governi vennero formati in base alla

fiducia del Parlamento si ebbe il GOVERNO PARLAMENTARE.

Simile alla MONARCHIA PARLAMENTARE è la REPUBBLICA PARLAMENTARE: sono

simili i rapporti tra Capo dello Stato e Governo (monarchia) e tra Governo e Parlamento (repubbl.);

in entrambe il Capo dello Stato individua e nomina i componenti del Governo.

Ciò che differenzia le due forme è il diverso carattere della figura del Capo dello Stato:

- repubblica parlamentare egli è un Presidente rappresentativo del popolo, eletto dal

Parlamento per un determinato periodo di tempo ( Italia)

- monarchia sovrano non rappresentativo del popolo

Oggi la crescita dei PARTITI POLITICI ha permesso che i Parlamenti funzionino da cassa di

risonanza delle decisioni prese dai partiti di maggioranza il sistema costituzionale funziona a

seconda del numero e della fisionomia dei partiti.

REPUBBLICA PRESIDENZIALE il potere di governo ed esecutivo spettano al Presidente della

Repubblica ( è simile alla monarchia costituzionale ma nella repubb. Egli ha carattere

rappresentativo ed è eletto dal popolo). Al Parlamento spetta la funzione legislativa ma esso non

può incidere sul Governo e i Ministri sono degli aiutanti del Presidente, cui spettano le decisioni e le

scelte fondamentali (es: USA). 

REPUBBLICA SEMIPRESIDENZIALE il Presidente è eletto direttamente dal popolo ed è parte

integrante del potere esecutivo, con ampli poteri di indirizzo politico; ma il Governo deve ottenere

la fiducia delle Camere.

Se la maggioranza nelle camere è omogenea, il Presidente opera come capo del potere esecutivo e il

governo è subordinato a lui; se non è omogenea c’è anche un Primo Ministro che si appoggia su una

propria maggioranza e segue una linea politica diversa, destinata a prevalere sul Presidente.

4. Stato e costituzione

La forma di Stato e quella di Governo individuano la costituzione di uno Stato, cioè il suo modo di

essere, rispetto agli altri Stati in questo senso non esiste Stato senza la sua costituzione, intesa

come l’insieme delle fondamentali regole di funzionamento dello Stato.

C’è un altro senso di intendere COSTITUZIONE = atto scritto e solenne nel quale sono stabilite le

regole fondamentali della vita statale (determinazione di organi di vertice e i loro rapporti, diritti e

doveri dei cittadini) è una costituzione scritta che si pone come il principale degli atti normativi

dello Stato. Non tutti però ce l’hanno.

 

COSTITUZIONE RIGIDA la Costituzione è superiore alla legge ordinaria anche dal punto di

vista del diritto la Costituzione ha un’effettiva superiorità gerarchica sulle altre fonti del diritto e

sulla legge ordinaria del Parlamento le norme della Costituzione non possono essere

legittimamente modificate (procedimento gravoso), abrogate o contraddette da qualunque legge.

COSTITUZIONE FLESSIBILE la legge ordinaria del Parlamento è idonea e sufficiente per

modificare o abrogare norme costituzionali. 

Se uno Stato non ha una carta costituzionale scritta allora la Costituzione è flessibile però non

vale l’inverso (una scritta può essere flessibile).

Italia Costituzione rigida poiché prevede un procedimento aggravato per la sua revisione.

La rigidità di una Costituzione è garantita dalla possibilità di eliminare le norme di legge

contrastanti con essa in Italia c’è la CORTE COSTITUZIONALE = speciale giudice che deve

giudicare gli eventuali contrasti tra leggi e Costituzione. 

COSTITUZIONE FORMALE = insieme dei testi normativi di rango costituzionale sono gli atti

che sono venuti in essere secondo la forma delle fonti costituzionali

COSTITUZIONE MATERIALE = allude all’effettivo modo di essere ed ai reali rapporti reciproci

delle forze “dominanti” di uno Stato (partiti, sindacati, forze economiche e sociali forze

sottostanti alla costituzione materiale che sostengono la stessa costituzione formale).

5. Stato e partiti

Negli Stati le decisioni vengono prese da appositi organi statali (parlamenti e governi) e valgono ad

ogni effetto ed in ogni sede come decisione e volontà dello Stato. Ma come vengono prese?

Nella monarchia la volontà politica dello Stato coincide con la volontà del sovrano.

Negli Stati contemporanei sono molto importanti i PARTITI POLITICI per la composizione degli

organi statali e per le scelte da compiere.

Essi sono composti da persone che si uniscono riconoscendosi in determinati interessi, valori o

ideali e che si organizzano per tradurre la propria ispirazione in programmi operativi essi

operano per portare i loro membri o dirigenti alla guida degli organi statali così che lo Stato

seguendo i valori del partito. i partiti sono il tramite tra la società e lo Stato.

 

MONOPARTISMO nello Stato esiste un solo partito c’è consenso sociale.

PLURIPARTISMO ci sono diversi e vari partiti, ognuno dei quali mira a portare nella guida

dello Stato i propri programmi e fini; c’è libertà di ognuno di aderire al partito prescelto o di

formarne uno nuovo: è difficile però accedere alle istituzioni ad es: i metodi maggioritari

favoriscono l’affermazione di sistemi bipartitici.

I partiti hanno caratteristiche diverse in base agli Stati e sistemi politici:

- negli USA: il partito è importante nel momento elettorale ma non ha una presenza e

un’organizzazione stabile: passata la battaglia elettorale, gli eletti agiscono di propria

iniziativa;

- in Europa: i partiti hanno una forte organizzazione e costituiscono formazioni sociali sempre

presenti: così garantiscono stabilità e continuità alla vita politica ed esercitano una tutela

permanente sulle istituzioni (tanto che vengono eseguite le decisioni dei partiti).

CAPITOLO 11 – FORMAZIONE E VICENDE DELLO

STATO ITALIANO

1. Il Regno d’Italia dallo Statuto Albertino al Novecento

 

Regno d’Italia proclamato con legge del 17 marzo 1861 non è uno Stato nuovo rispetto al

Regno di Sardegna poiché le istituzioni del regno piemontese estesero il loro ambito territoriale con

le annessioni seguite ai plebisciti ( serie di incorporazioni).

Il Regno d’Italia conservò come propria Costituzione lo Statuto che Carlo Alberto aveva concesso

al Regno di Sardegna il 4 marzo 1848.

Con lo Statuto Albertino il Regno di Sardegna si trasforma da monarchia assoluta a costituzionale

 al Re apparteneva il potere esecutivo che esercitava il potere legislativo insieme al Parlamento (e

poteva sanzionare le decisioni di quest’ultimo). Poi c’erano dei Ministri nominati e revocati dal Re.

Quindi i centri di potere dovevano essere il Re e il Parlamento. 

Tuttavia il sistema funzionò come una monarchia parlamentare divenne importante il

Consiglio dei Ministri (con un Presidente del Consiglio) tuttavia l’Italia era uno Stato liberale e

non democratico: il Parlamento, rappresentativo del popolo (parzialmente per le limitazioni al

diritto di voto), faceva le leggi ma attraverso la fiducia condizionava le scelte del Governo.

 

Giolitti legge 30 giugno 1912 viene introdotto il SUFFRAGIO UNIVERSALE MASCHILE

 votano tutti i cittadini maschi e maggiorenni

 

Elezioni 1919 sviluppo democratico si affermano il partito popolare e quello socialista.

  

Dopoguerra crisi sociale ed economica instabilità politica, rivolte e disordini causano

l’avvento del fascismo (=movimento antisocialista ed antioperaio organizzato in forme paramilitari)

2. Il fascismo

 

Ottobre 1922 Mussolini diventa Presidente del Consiglio L’Italia si trasforma da Stato liberal-

democratico a Stato fascista.

1922 creazione della Milizia fascista e stravolgimento della legge elettorale

 

24 dicembre 1925 leggi fascistissime viene meno la fiducia del Parlamento al Governo e il

Capo del Governo diventa sempre più importante: i Ministri sono responsabili davanti a lui che li

può revocare Governo può emanare decreti-legge (senza l’approvazione parlamentare) che

valgono per due anni.

 

1926 soppresse libertà politiche e sindacali scioglimento di tutti i partiti, divieto di sciopero,

istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato (pena di morte). Venne soppresso il

carattere elettivo delle amministrazioni locali: sindaci sostituiti da podestà di nomina governativa.

 

1928 Gran Consiglio del Fascismo suoi compiti: formare lista unica per elezioni, dare pareri

sulle leggi e formulare candidature per la carica di Capo del Governo.

 

1938 leggi razziali censimento israeliti (privati di molti diritti civili);

 

Anni ’30 in economia: corporativismo vengono create le corporazioni; politica estera

aggressiva ed espansiva.

11 gennaio 1939 Camera dei deputati diventa CAMERA DEI FASCI E DELLE

CORPORAZIONI Camere sono ausiliarie del Governo.

3. Dalla caduta del fascismo alla Repubblica

Crisi del regime:

 

25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo chiede un’iniziativa del Re Vitt. Eman. III

revoca Mussolini da Capo del Governo e nomina il maresciallo Badoglio.

 

la nomina del Governo avvenne al di fuori della legalità fascista Badoglio elimina il Gran

Consiglio, il Tribunale speciale, la Milizia e il Partito nazionale fascista. Sopprime la Camera dei

fasci e così i suoi decreti-legge non sarebbero potuti essere convertiti in legge valsero per forza

propria.  

8 settembre 1943 armistizio tra Italia e Alleati Re e Governo si rifugiano a Salerno dove

fondano il Regno del Sud si oppongono a Mussolini che forma la Repubblica sociale italiana

(Repubblica di Salò).

 

9 settembre 1943 partiti antifascisti costituiscono il Comitato di liberazione nazionale (CLN)

guidano la Resistenza al nazismo

Patto di Salerno stretto tra CLN e monarchia

 

Decreto-legge 25 giugno 1944 stabilisce Costituzione provvisoria dello Stato. torna Governo

rappresentativo una specie di Parlamento è la Consulta Nazionale che dava pareri su problemi

generali e atti legislativi.

 

9 maggio 1946 Vitt. Eman III abdica il Luogotenente diventa Umberto II, Re d’Italia.

 

2 giugno 1946 REFERENDUM vince la Repubblica

29 giugno 1946 l’assemblea costituente elegge Capo provvisorio dello Stato l’on. De Nicola.

4. L’Assemblea costituente e la Costituzione 

Assemblea costituente (formata prevalentemente da cattolici ed esponenti della sinistra) compito

di redigere la nuova Costituzione.

 

“Progetto di Costituzione” elaborato dal luglio 1946 al gennaio 1947 testo finale approvato

dall’Assemblea il 22 dicembre 1947 la Costituzione venne promulgata dal Capo provvisorio

dello Stato il 27 dicembre 1947 entrò in vigore il 1^gennaio 1948.

È composta da 139 articoli più 18 disposizioni “transitorie e finali”. Si compone dei: Principi

fondamentali (art. 1-12), Diritti e doveri dei cittadini (13-54 vengono sanciti i diritti

fondamentali della persona), Ordinamento della Repubblica (55-139) è una Costituzione lunga

perché non si limita a dettare le norme sull’organizzazione dello Stato ma sancisce i diritti

dell’uomo e i compiti delle istituzioni pubbliche nel governo della società e dell’economia ( Stato

sociale e interventista).

Con la Costituzione si confermano le forme del governo parlamentare di tipo liberale democratico.

Si realizza la democrazia con l’affermazione del principio della sovranità popolare e con la

completa attuazione del suffragio universale.

Poi vengono introdotti un controllo di legittimità costituzionale delle leggi ( si rende effettiva la

subordinazione della legislazione ordinaria alla Costituzione e si assicura il carattere rigido di

quest’ultima), la previsione delle Regioni (come aventi autonomia mediante leggi regionali) e la

democrazia diretta (=intervento diretto del popolo referendum).

5. La prima attuazione della Costituzione e la scelta europea

Dopo la seconda guerra mondiale si generano due blocchi contrapposti: il “blocco occidentale”

(USA + Inghilterra + Francia) e il “blocco sovietico” (Unione Sovietica e stati influenzati da essa)

 GUERRA FREDDA (vistosa nella divisione della Germania in due Stati appartenenti a blocchi

opposti) militarmente avevano formato due alleanze: la NATO e il Patto di Varsavia.

In Italia lacerazione tra i partiti: comunisti e socialisti (con Togliatti) si rifacevano al blocco

sovietico, mentre la DC (di DeGasperi) e altri si schieravano con quello occidentale.

 

Elezioni politiche del 1948 vince la DC Italia entra nel blocco occidentale e nella NATO

(4/4/1949) lotta politica interna diventa scontro globale di civiltà e valori

Conseguenze: venne rimandata l’istituzione delle Regioni e l’Italia rimase una Stato “accentrato”.

Poi la Corte Costituzionale come giudice della legittimità costituzionale delle leggi poté funzionare

solo dal 1956 e il Consiglio superiore della magistratura dal 1958.

Scelta dell’integrazione europea:

1951 partecipazione alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA)

1957 creazione della Comunità economica europea (CEE) e dell’Euratom (Italia + Francia +

Germania Ovest + Belgio + Lussemburgo)

I principi fondamentali in materia di libertà economiche fanno parte del modo di essere degli Stati

membri e le cui norme operano direttamente in questi Stati.

Le forze di sinistra vengono emarginate e inutilizzate ci sono le forze politiche di centro al

comando è la fase politica del centrismo.

6. Dal centro sinistra alla seconda attuazione della Costituzione

Anni ’60 tentativo di allargare la base della rappresentanza e del consenso nel governo del paese;

Riforma scuola media istruzione obbligatoria e gratuita fino ai 14 anni

Nazionalizzazione dell’energia elettrica (ENEL) e politica della “programmazione economica”

 

1968 protesta giovanile e studentesca spinta al rinnovamento :

1970 vengono istituite le Regioni e disciplinato il referendum abrogativo

1971 istituzione degli organi di primo grado di giustizia amministrativa

C’è espansione delle libertà civili e democratiche.

7. La questione delle riforme e della “seconda Repubblica”

Fine anni ’80 dibattito sulle riforme istituzionali: esigenze di miglior governabilità del paese e di

riordinare le istituzioni rappresentative in modo da assicurare al livello nazionale un’adeguata

rappresentanza delle comunità regionali e locali.

Proposte:

- x il Parlamento: differenziare i compiti spettanti alla Camera dei Deputati ed al Senato (oggi

fanno le stesse cose);

- x il Governo: introdurre meccanismi di stabilizzazione interni al rapporto di fiducia tra

Parlamento e Governo (“sfiducia costruttiva” = impossibilità per il Parlamento di dare la

sfiducia al Governo se non contemporaneamente indicando una maggioranza a sostegno di

un nuovo Governo);

- elezione diretta del capo del Governo

1992 dibattito venne accelerato

 

1993 assegnazione alla Commissione parlamentare per le riforme istituzionali del compito di

elaborare un progetto organico di revisione dell’organizzazione costituzionale ma le Camere si

sciolgono e tutto il procedimento decade

 

1994 prime elezioni politiche con la nuova legge elettorale (proporzionale e maggioritario)

Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale ottengono la maggioranza alla Camera e quasi al

Senato formano una coalizione di maggioranza per governare

 si parla di “seconda repubblica”  

1994: Lega Nord passa all’opposizione si scioglie la coalizione questa aveva messo in luce:

- la possibile trasformazione dell’Italia in repubblica federale ( Lega Nord)

- problema delle regole della competizione politica (par condicio) e della coesistenza tra

maggioranza e minoranza e delle garanzie da assicurare a questa

- proposte per un’investitura popolare dell’esecutivo: presidenzialismo e semipresidenzialismo

 

Elezioni del 21 aprile 1996 vince la coalizione di centro-sinistra (Ulivo) si riprende la

questione della riforma costituzionale vengono proposti: federalismo, elezione diretta del

Presidente, Corte di Giustizia amministrativa… nel 1998 il procedimento di revisione

istituzionale viene abbandonato per sopraggiunti contrasti politici.

CAPITOLO 12 - LE ISTITUZIONI EUROPEE

1. Le Comunità europee. Origini, sviluppi e ambiti di azione

Italia fa parte dell’Unione Europea e delle Comunità Europee totale di 15 Stati.

Le origini delle comunità europee sono: 

- Trattato di Parigi (18/4/1951) nasce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio

(CECA) è un ente sopranazionale governato da un Alta autorità (che raccoglie i

rappresentanti degli Stati membri), una Corte di Giustizia, un’Assemblea comune e un

Consiglio speciale dei Ministri.  

- Trattati di Roma (25/3/1957) nascono la Comunità economica europea (CEE essa

estendeva a tutti i settori economici gli scopi della CECA; però al posto dell’Alta autorità

c’è la Commissione) e l’EURATOM (=specifica comunità relativa al settore dell’energia

nucleare).

Le tre Comunità sono ancora oggi ben distinte ma sono governate dagli stessi organi.

 

1987 Atto unico europeo amplia le competenze comunitarie

7/2/1992 Trattato di Maastricht (o Trattato sull’Unione europea) segna un’ulteriore

evoluzione verso l’unità istituzionale dell’Europa esso segna ancora un ampliamento delle

materie e delle “politiche” comunitarie ma, soprattutto, estende la cooperazione a nuovi settori,

creando l’Unione Europea (UE) fondata sulle Comunità Europee integrate dalle nuove “politiche e

forme di cooperazione” disciplinate dal Trattato.

 

2/10/1998 Trattato di Amsterdam ha modificato i trattati istitutivi dell’UE e della CE

(diventata da CEE a CE) rinumerazione degli articoli…

Gli ambiti originari d’azione sono:

- creazione del “mercato comune” attraverso la libera circolazione delle persone, delle merci e dei

capitali

- definizione della politica dell’agricoltura, dei trasporti e del commercio (anche per la

concorrenza)

Quelli più recenti sono:

- politica dell’ambiente

- tutela dei consumatori e della salute

- ricerca e sviluppo

- energia, industria, cultura, turismo e cooperazione allo sviluppo

Col Trattato di Amsterdam si sono aggiunte competenze in materia di asilo e immigrazione, di

cooperazione giudiziaria e giuridica civile, di occupazione e politica sociale.

I poteri attribuiti alle Comunità sono quelli individuati dai trattati competenza d’attribuzione.

Ma le clausole dei trattati sono da intendere finalisticamente comprendono anche i poteri

impliciti o quelli necessariamente sussidiari a quelli assegnati

La Comunità interviene “soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non

possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle

dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario”

 

(art. 5 Trat. CE) è il PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ esso stabilisce che ogni azione di

governo deve essere realizzata al livello più vicino ai cittadini, purché ciò non ne comprometta

l’efficienza o l’efficacia.

Nell’UE e nella CE alcuni degli Stati membri possono mettere in comune attività e materie ulteriori

rispetto a quelle previste dai trattati, utilizzando a questo scopo le istituzioni comunitarie sono

forme di cooperazione rafforzata (alle quali possono aggiungersi gli altri Stati membri).

Es. – unione monetaria

- trattato di Schengen per l’eliminazione delle frontiere interne

2. Caratteri dell’ordinamento comunitario

Le Comunità europee non formano uno Stato federale, come gli USA: infatti negli USA gli Stati

membri non godono di una vera sovranità (né dal punto di vista internazionale né da quello interno)

ma sovrano è il loro insieme come sovrane sono le loro istituzioni (Congresso e Presidenza).

Invece nell’UE i singoli Stati sono pienamente titolari della sovranità interna ed internazionale

(anche della forza militare). Essi hanno affidato alle istituzioni comunitarie molte funzioni rilevanti

ma delimitate ( la loro espansione richiede nuovi accordi internazionali) a livello comunitario

non esiste un “potere costituente” ma solo specifici poteri “costituiti” di comune accordo dai singoli

Stati sovrani.

Inoltre vi sono aree di rapporti in cui i poteri di regolamentazione, di decisione e di giurisdizione

vengono esercitati nei confronti dei cittadini non più a livello dei singoli Stati ma a livello

comunitario la piramide dei pubblici poteri non si chiude ai vertici dello Stato ma nelle

istituzioni comunitarie che esercitano un potere nella sostanza sovraordinato rispetto a quello dei

singoli Stati.

 le istituzioni comunitarie non sono una qualunque organizzazione internazionale (= organismo

attraverso cui diversi Stati organizzano la loro collaborazione in un certo settore) se si

considerano gli scopi, l’organizzazione e i poteri esercitati, vi sono notevoli somiglianze con un

ordinamento statale di tipo federale (anche se non sono un vero Stato federale).

 l’ordinamento che poggia sulle istituzioni comunitarie è un ordinamento giuridico autonomo e

distinto sia da quello internazionale sia da quello degli Stati membri (con i quali si integra e rispetto

ai quali s’impone).

Nel proprio ambito di attività la CE ha personalità giuridica sia nei rapporti internazionali che negli

Stati membri.

La CE ha risorse proprie e dal 1986 ha una propria bandiera e un proprio inno.

L’UE e la CE sono istituite “per una durata illimitata” e non esiste la possibilità di recesso

unilaterale da parte di uno Stato.

3. L’Unione Europea

UE istituita dal Trattato di Maastricht (1992). Essa si è aggiunta e non sostituita alle Comunità

preesistenti per due motivi:

- gli Stati membri volevano dare un quadro istituzionale stabile e riconoscibile alla loro

collaborazione in aree importanti come la politica estera e di sicurezza

- non volevano che per queste aree operassero le regole istituzionali tipiche della CE (cioè la

normale distribuzione dei poteri tra le maggiori istituzioni politiche (Parlamento, Consiglio e

Commissione) e i poteri di sindacato giurisdizionale della Corte di Giustizia).

 così la cooperazione europea in questi ambiti rimane in un quadro di relazioni dirette tra Stati.

L’UE si sovrappone alle comunità ma non è un’organizzazione nuova e distinta essa è la sintesi

complessiva delle istituzioni e delle politiche comunitarie con gli ulteriori scopi e politiche stabiliti

dal trattato di M. all’UE vengono prefissi obiettivi di carattere complessivo (non più solo di

integrazione economica e sociale).

L’UE si prefigge di:

- promuovere il progresso economico e sociale degli Stati e dei popoli (attraverso la creazione

di uno spazio senza frontiere, il rafforzamento della coesione economica e sociale,

l’instaurazione di un’unione economica e monetaria);

- affermare la sua identità internazionale (mediante una politica estera e di sicurezza comune);

- rafforzare e migliorare la tutela dei diritti (mediante una cittadinanza europea e una politica

di cooperazione nei campi della giustizia e degli affari interni).

L’organo fondamentale dell’UE è il Consiglio Europeo (esistente già dal 1974 ma con ruolo

ufficiale dal 1993), espressione massima della cooperazione tra Stati. Esso riunisce i “Capi di Stato

o di Governo degli Stati membri e il presidente della Commissione Europea” (art. 3 del Trattato) e

deve dare “all’UE l’impulso necessario al suo sviluppo” e definire “gli orientamenti politici

generali” (art. 4). Dopo ogni riunione il Consiglio presenta una relazione al Parlamento europeo.

È cittadino dell’UE chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro (art. 17). Alla cittadinanza

dell’UE si ricollegano numerosi diritti:

- di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri

- di votare e di essere votato nelle elezioni comunali del Comune di residenza in qualsiasi

Stato membro

- di avvalersi della tutela diplomatica di qualsiasi Stato membro

- di petizione davanti al Parlamento europeo

- di rivolgersi al difensore civico europeo.

I trattati più recenti sanciscono che l’UE “si fonda sui principi di libertà , democrazia, rispetto dei

diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto” (art. 6 UE) essi la

impegnano al rispetto dei diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea per la

salvaguardia dei diritti dell’uomo (firmata da tutti gli Stati membri).

Se uno Stato membro viola in modo grave e persistente i principi di libertà, democrazia e rispetto

dei diritti dell’uomo, il Consiglio Europeo, deliberando all’unanimità, può sospendere parte dei

diritti che a tale Stato derivano dall’appartenenza all’UE.

4. Le istituzioni di governo della Comunità

Le istituzioni della Comunità Europea sono:

 PARLAMENTO EUROPEO = organo rappresentativo del popolo e titolare dei massimi poteri

normativi del sistema (che tuttavia condivide con il Consiglio dei ministri questo perché il

Parlamento rappresenta il popolo e la società europea ma gli Stati, che vogliono controllare la

comunità, sono rappresentati dal Consiglio).

Inizialmente si chiamava “Assemblea” e comprendeva i rappresentanti degli Stati membri e di

altri nominati dai Parlamenti nazionali dal 1962 venne riconosciuto come Parlamento

Europeo e dal 1979 venne eletto direttamente dai cittadini a suffragio universale.

I compiti del Parlamento sono:

- decidere la composizione e la vita della Commissione

- il bilancio e la produzione delle norme

I parlamentari durano in carica 5 anni e il loro numero dipende dal numero di cittadini di uno

Stato (anche se in realtà la nazionalità non conta molto perché prevale l’appartenenza a un

gruppo politico oggi i più importanti sono i Socialisti e i Popolari europei). Oggi sono 626 e

sono eletti nell’ambito di una ripartizione tra gli Stati membri.

Al Parlamento si collegano alcuni diritti politici dei cittadini europei:

- di voto

- di petizione = di rivolgere all’organo rappresentativo richieste su materie che rientrano nella

competenza della Comunità

Collegato al Parlamento è l’organo detto MEDIATORE che ha il compito di indagare sui casi di

cattiva amministrazione da parte di organi dell’Unione.

 CONSIGLIO = organo collegiale formato “da un rappresentante di ciascuno Stato membro e

livello ministeriale, abilitato ad impegnare il governo” dello Stato in questione è composto

da 15 membri il Consiglio è il portatore nella Comunità dell’atteggiamento degli Stati. La

sua presidenza è esercitata a turno da ciascun membro del Consiglio per 6 mesi.

Il Consiglio delibera a maggioranza dei suoi membri; a volte a maggioranza qualificata ( ai

diversi Stati spetta un diverso numero di voti) e altre all’unanimità.

Il Consiglio deve provvedere al coordinamento delle politiche economiche generali degli Stati

membri. Ad esso spettano i massimi poteri normativi e decisionali (che può delegare alla

Commissione purché vengano esercitati conformemente ai trattati).

Il Consiglio è coadiuvato dall’organismo detto COREPER (Comitato dei rappresentanti

permanenti degli Stati membri) che ne prepara i lavori e ne esegue i mandati e dal

SEGRETARIATO GENERALE.

 

COMMISSIONE è il secondo organo decisionale della Comunità. È composta da 20

membri “scelti in base alla loro competenza generale e che offrano garanzie di indipendenza”

essa deve comprendere almeno un cittadino di ciascuno Stato membro e ha sede a Bruxelles.

I componenti sono nominati per 5 anni e la loro scelta avviene mediante la designazione fatta

dai Governi degli Stati e dal Presidente i prescelti sono poi sottoposti ad un voto di

approvazione del Parlamento Europeo. i componenti della Commissione non rappresentano i

singoli governi (come il Consiglio) e inoltre essa delibera a maggioranza dei componenti.

La Commissione è responsabile della struttura amministrativa burocratica delle Comunità

(direzioni generali, servizi, istituti e centri) è il “Governo” delle Comunità.

I poteri della Commissione sono:

- funzione di promozione potere di proposta

- poteri decisionali propri ed è la destinataria delle deleghe di poteri da parte del Consiglio

- potere di vigilanza sull’adempimento degli obblighi derivanti dai trattati

- potere di decisione verso gli operatori privati nelle materie che sono direttamente

amministrate dalla Comunità

- poteri di rappresentanza delle Comunità

Essa è collegata al Parlamento con un rapporto di fiducia: essa può essere costretta alle

dimissioni con una mozione di censura (che deve essere approvata a maggioranza di 2/3 dei

voti).

 

CORTE DI GIUSTIZIA esercita la giurisdizione comunitaria

 

BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE) prevista dal trattato di Maastricht e ha sede a

Francoforte è il perno del Sistema europeo delle Banche centrali. Essa è indipendente dagli

Stati e dalle altre istituzioni comunitarie. Essa ha personalità giuridica e ha il “diritto esclusivo

di autorizzare l’emissione di banconote nella Comunità”.

È formata da Presidente, Vicepresidente, Comitato esecutivo e Consiglio direttivo ( è

composto dai membri del Comitato esecutivo e dai Governatori delle banche centrali nazionali).

 CORTE DEI CONTI

 BANCA EUROPEA DEGLI INVESTIMENTI (BEI)

 COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

 COMITATO DELLE REGIONI

5. Atti e procedimenti

La Comunità Europea deve:

- nei rapporti con l’esterno, concludere accordi internazionali (per raggiungere gli scopi

posti dal Trattato) in questo campo ha competenza esclusiva

- nel piano interno europeo, adottare regolamenti e direttive, prendere decisioni e formulare

raccomandazioni e pareri.

I REGOLAMENTI (= regole stabilite in sede europea e direttamente applicabili negli Stati) e le

DIRETTIVE (= atti rivolti in via di principio agli Stati, i quali debbono uniformare ad esse la

propria legislazione vincolano gli Stati per il risultato da raggiungere) sono atti normativi,

corrispondenti a poteri di disciplina dei comportamenti.

I trattati limitano l’uso dei regolamenti ai casi in cui sia preferibile avere un’unica normativa

europea, mentre quando questo non è necessario preferiscono attribuire alle istituzioni comunitarie

le direttive, che lasciano agli Stati più autonomia. 

Le DECISIONI sono rivolte agli individui e alle persone giuridiche sono espressione di poteri

esecutivi ed amministrativi della Comunità sono obbligatorie per i loro destinatari.

Le RACCOMANDAZIONI e i PARERI non sono vincolanti sono strumenti utili per indirizzare

i comportamenti ma non obbligarli.

L’emanazione degli atti fondamentali spetta al Consiglio. I suoi poteri constano di complesse

procedure e il loro studio è molto difficile. L’unico modello procedimentale formatosi è il

PROCEDIMENTO DI CODECISIONE tra Consiglio e Parlamento. 

Esso inizia con una proposta della Commissione, presentata al Parlamento e al Consiglio se

entrambi approvano è tutto ok.

Se i due non sono d’accordo emanano un atto di “posizione comune” che torna alla Commissione,

poi al Parlamento se questo approva l’atto viene definitivamente adottato, se non approva l’atto

rimane senza esito. 

Se non si trova un accordo si forma un “comitato di conciliazione” se non funziona resta senza

esito. Se si, si adotta l’atto.

Questi atti sono firmati dal Presidente del Parlamento europeo e da quello del Consiglio e vengono

pubblicati nella “Gazzetta ufficiale delle Comunità europee”.

Il bilancio della Comunità viene approvato mediante una procedura divisa in 6 fasi:

- fase del progetto preliminare (formulato dalla Commissione)

- del progetto di bilancio

- della discussione parlamentare

- degli eventuali emendamenti e proposte di modificazione (dal Parlamento)

- del riesame in Consiglio dei ministri

- delle eventuali definitive determinazioni parlamentari

Nella Comunità vengono assunti anche altri atti (soprattutto decisioni della Commissioni e degli

altri organi) per i quali sono previsti procedimenti di tipo amministrativo.

6. La giurisdizione comunitaria: Corte di giustizia e Tribunale di primo grado

La CORTE DI GIUSTIZIA delle Comunità assicura il “rispetto del diritto nell’interpretazione e

nell’applicazione” delle regole poste dai trattati comunitari è un giudice che pronuncia delle

sentenze, ma non è il giudice supremo. Ha sede in Lussemburgo.

Essa è il giudice:

- del rispetto da parte degli Stati membri dei vincoli ed obblighi derivanti dai trattati

- esclusivo della legittimità degli atti delle istituzioni comunitarie

- dell’interpretazione da dare ai trattati o agli atti comunitari, quando l’interpretazione le viene

richiesta da un giudice nazionale per risolvere una controversia (o per la validità di un atto)

- in materia di risarcimento dei danni provocati dalle istituzioni o dai funzionari della

 

Comunità sono giudizi in materia di responsabilità extracontrattuale della Comunità la

Corte deve applicare i principi generali comuni ai diritti degli Stati membri.

- delle controversie tra le Comunità europee e i loro agenti (=pubblico impiego) 

Essa è composta da 15 giudici e assistita da 8 avvocati generali che esprimono giudizi imparziali

tutti questi sono nominati dagli Stati membri per 6 anni.

1986 l’Atto Unico Europeo istituisce un Tribunale di primo grado per alleggerire le funzioni

della Corte di Giustizia. Tuttavia esso è vincolato al principio di diritto fissato dalla Corte.

7. Altre istituzioni europee. Il Consiglio d’Europa e la Corte europea dei diritti

dell’uomo 

L’Italia fa parte anche del CONSIGLIO D’EUROPA esso è formato da 40 Stati europei e venne

istituito a Londra il 5/5/1949. Esso deve “conseguire una più stretta unione fra i suoi membri per

salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che costituiscono il loro comune patrimonio”

esso promuove discussioni, accordi, azioni comuni e “la salvaguardia e l’ulteriore sviluppo de diritti

dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

Esso è un luogo di dibattito e di elaborazione di accordi che vengono ratificati dagli Stati membri

come convenzioni internazionali.

Il Consiglio d’Europa è formato da:

 

- Assemblea consultiva composta dai rappresentanti degli Stati membri forma gli

ordinamenti 

- Consiglio dei Ministri formalizza gli ordinamenti 

Il Consiglio d’Europa è importante per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

a questo scopo esso ha elaborato la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo

e delle libertà fondamentali” essa ha creato l’istituzione della CORTE EUROPEA DEI DIRITTI

DELL’UOMO: è un organo giudizionale al quale si possono rivolgere direttamente i cittadini. Essa

decide mediante comitati o camere composti da un numero ristretto di giudici per le questioni

più importanti decide la Grande Camera (17 giudici).

La Corte può essere adita da chiunque pretenda di essere vittima di una violazione dei diritti

dell’uomo tuttavia l’interessato deve aver già fatto tutto quanto era giuridicamente possibile fare

secondo il diritto statale.

CAPITOLO 17 - LE FONTI COSTITUZIONALI

1. La Costituzione come atto normativo

La Costituzione è un vero atto normativo e le sue disposizioni hanno pienezza d’effetto e sono

suscettibili (come le altre norme) di produrre e modificare altre regole, vincoli, situazioni giuridiche

soggettive e qualificazioni giuridiche. 

Tuttavia le disposizioni costituzionali valgono per ciò che dicono se ci sono disposizioni per le

quali è la Costituzione stessa a prevedere una successiva attuazione in via legislativa, queste hanno

carattere programmatico in ragione del loro contenuto e non del loro presunto carattere essenziale.

La Costituzione Italiana ha carattere RIGIDO perché non può essere modificata attraverso il

procedimento legislativo ordinario, ma soltanto attraverso un apposito procedimento legislativo

“costituzionale” ( art. 138). 

La Costituzione è la massima fonte del diritto è quella le cui regole possono essere mutate solo

in un modo speciale e appositamente previsto.

La Costituzione come fonte è diversa dalle altre. Essa è un atto storicamente individuato, non

ripetibile né reiterabile.

 La Costituzione ed il relativo procedimento costituente sono atti ed avvenimenti storicamente

determinati come criterio ultimo di legittimazione dell’ordinamento (e non come una fonte

stabilmente operante in esso tra queste fonti c’è la legge costituzionale e quella di revisione

costituzionale tuttavia la procedura stabilita per esse, non è costituente ma è un procedimento

legislativo aggravato, affidato ai comuni organi legislativi).

2. La legge costituzionale e di revisione costituzionale

Dato il carattere rigido della Costituzione, la legge ordinaria non può contenere norme che la

modifichino o che contrastino con essa (se la contrastano sono illegittime e vengono eliminate dalla

Corte Costituzionale). 

Tuttavia la Costituzione stessa prevede che le proprie disposizioni vengano modificate l’art. 138

stabilisce che le modifiche vengano approvate dal Parlamento con un procedimento aggravato

sono leggi di revisione costituzionale.

L’art. 138 parla delle: 

- leggi di revisione della Costituzione rivolte a modificare il testo della Costituzione

- leggi costituzionali senza modificare il testo della Costituzione, hanno rango

costituzionale e non possono essere modificate dalla legge ordinaria

È talvolta la stessa Costituzione che richiede la forma della legge costituzionale; es:

- per attribuire ad altri organi o enti il potere di iniziativa legislativa (art. 71)

- per assegnare nuove materie alla potestà legislativa concorrente delle Regioni (art. 117)

- per fondere più Regioni o crearne di nuove (art. 132)

- per disciplinare i principali aspetti del giudizio davanti alla Corte Costituzionale (art. 137)

Rispetto al procedimento legislativo ordinario, il procedimento di revisione costituzionale presenta

alcune diversità che lo rendono più gravoso e difficoltoso:

- la legge di revisione deve essere approvata due volte da ciascuna Camera

- tra le due approvazioni di ogni Camera devono trascorrere almeno 3 mesi

- nella seconda approvazione da parte di ogni Camera si deve raggiungere la maggioranza

assoluta

- sulla modifica può essere chiesto un referendum

I primi due aggravamenti mirano ad assicurare che la volontà di modificare la Costituzione abbia

una certa stabilità. Il terzo assicura che la volontà di mutamento sia quella di una vera maggioranza

del Parlamento e non il frutto dell’assenza di molti parlamentari. 

Con il quarto si verifica se la volontà del Parlamento corrisponde a quella degli elettori è una

garanzia essenziale.

Il referendum sospensivo deve essere richiesto da 500.000 elettori o da 5 consigli regionali o da 1/5

dei membri di una Camera esso va richiesto entro 3 mesi dalla pubblicazione della legge di

revisione sulla Gazzetta Ufficiale.

Se non viene chiesto, la legge viene promulgata e pubblicata per entrare in vigore.

Non si può chiedere il referendum se nella seconda votazione sia stata raggiunta in ciascuna Camera

la maggioranza dei 2/3 dei componenti così la legge viene promulgata subito dopo la seconda

approvazione e poi pubblicata.

3. Limiti alla modifica della Costituzione 

Art. 139: “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale” la scelta per

la repubblica compiuta dal popolo con il referendum del 2/6/1946 non può essere mutata nemmeno

attraverso lo speciale procedimento per la modifica della Carta fondamentale.

 questo divieto è l’unico limite esplicito alla revisione. Per alcuni studiosi vi sono altri limiti

impliciti sono i principi cardinali ispiratori della Costituzione, il cui mutamento sarebbe un

rovesciamento dell’attuale Costituzione: tra questi il principio dell’unità nazionale e quello della

sovranità popolare sono il carattere democratico dello Stato e il principio di uguaglianza.

Nel dibattito sulle riforme istituzionali è stata spesso ipotizzata la convocazione di un’apposita

assemblea costituente la Costituzione non consente la propria sostituzione con un nuovo

processo costituente ma non vieta la modifica dell’art. 138 per la revisione costituzionale non

vieta che la revisione venga affidata da una legge costituzionale ad un’assemblea appositamente

eletta (= assemblea di revisione costituzionale).

CAPITOLO 18 - LE FONTI COMUNITARIE E LE FONTI

INTERNAZIONALI OPERANTI DIRETTAMENTE

1. Premessa

Gli atti normativi della Comunità europea (i regolamenti) e le regole di diritto internazionale

generalmente riconosciute sono norme e disposizioni di immediata e dovuta applicazione da parte

di chiunque, a prescindere da uno specifico richiamo di una legge italiana.

A livello costituzionale vi sono delle disposizioni che regolano o giustificano questo fenomeno.

2. Le fonti comunitarie europee

Le norme prodotte da organismi internazionali non trovano applicazione negli ordinamenti statali se

non vengono appositamente richiamate. Ad esempio i trattati internazionali diventano efficaci

nell’ordinamento italiano solo se vengono introdotte con un organo di esecuzione.

Questa regola non vale per i REGOLAMENTI emanati dalle Comunità europee essi acquistano

direttamente vigore negli Stati membri (es: Italia), senza alcun bisogno di una specifica legge che li

richiami i regolamenti comunitari hanno portata generale, sono obbligatori in tutti i loro elementi

e sono direttamente applicabili in ogni Stato membro.

 

questi regolamenti sono atti non subordinati alla legge italiana essi devono essere applicati

con prevalenza sulle leggi e non sono suscettibili né di essere abrogati né modificati dalla legge

italiana. Se una legge italiana dispone qualcosa diversamente dal regolamento è inapplicabile.

Questo rapporto tra legge ordinaria italiana e i regolamenti comunitari è stato stabilito dalla Corte

Costituzionale. Essa ha deciso che le limitazioni della sovranità nazionale contenute nei trattati

comunitari non contrastano con la Costituzione ma, al contrario, costituiscono attuazione del

principio stabilito dall’art. 11 ( “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle

limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le

Nazioni”).

Le norme disposte da un regolamento comunitario vanno direttamente applicate anche in presenza

di successive disposizioni di legge italiana contrastanti con esso, senza che debba essere provocata

dal giudice una dichiarazione di illegittimità costituzionale di tale legge.

All’applicazione del diritto comunitario sono chiamati i giudici e tutti i soggetti competenti ad

eseguire le leggi ( anche la pubblica amministrazione) ciò garantisce l’immediato

adeguamento del regolamento alla legge italiana.

I regolamenti comunitari sono deliberati dal Consiglio dei ministri insieme al Parlamento europeo,

solo dal Consiglio dei ministri o dalla Commissione esecutiva delle Comunità.

Altri atti normativi delle Comunità sono le DIRETTIVE comunitarie. Esse sono approvate dagli

stessi organi dei regolamenti e trattano le stesse materie (o in più). A differenza dei regolamenti,

esse non contengono una normativa direttamente applicabile negli Stati membri delle Comunità ma

prescrizioni dirette agli Stati membri, che questi dovranno poi tradurre in norme statali entro il

termine indicato dalle direttive stesse le direttive sono vincolanti per gli Stati ma non

direttamente operative al loro interno.

Per le direttive e i regolamenti comunitari esiste un obbligo per lo Stato italiano di emanare

tempestivamente la normativa necessaria.

Per evitare ritardi nell’applicazione, con la legge 9/3/1989, l’Italia ha previsto che ogni anno il

Parlamento approvi una apposita legge, detta LEGGE COMUNITARIA: essa provvede

direttamente all’introduzione delle disposizioni necessarie e affida lo stesso compito al Governo che

provvede con decreto legislativo o con un regolamento.

3. Le norme internazionali generalmente riconosciute

Art. 10 “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale

generalmente riconosciute”.

Queste norme sono le norme di diritto internazionale di portata generale, cioè quelle derivanti dalle

consuetudini internazionali o quelle comunque riconosciute come principi di diritto internazionale

(quindi sono esclusi i trattati stipulati tra gli Stati). A queste norme l’ordinamento italiano si adatta

in modo automatico, senza bisogno di alcun atto interno di rinvio.

Così le norme interne che contrastano quelle internazionali sono costituzionalmente illegittime.

Il meccanismo di adattamento automatico non vale per i Trattati internazionali se un trattato

stipulato dall’Italia modifica una legge interna, questa modifica deve essere introdotta attraverso un

apposito atto legislativo.

Se questo atto dispone che sia data al trattato “piena ed intera esecuzione” si parla di adattamento

mediante ordine di esecuzione (spesso contenuto nella legge che ratifica il trattato).

Art. 80 è necessaria una legge per autorizzare la ratifica del trattato quando esso ha natura

politica o prevede regolamenti giudiziari o importa variazioni territoriali, oneri alle finanze o

modificazioni delle leggi.

CAPITOLO 19-LA LEGGE ORDINARIA DEL PARLAMENTO

1. La legge in generale

LEGGE = ogni atto normativo posto in essere dal Parlamento seguendo uno speciale procedimento,

detto procedimento legislativo. La legge del Parlamento viene detta anche legge formale perché

essa esiste nella “forma” del procedimento legislativo.

Le leggi formali si dividono in:

- LEGGI COSTITUZIONALI o DI REVISIONE COSTITUZIONALE

- LEGGI ORDINARIE 

LEGGE ORDINARIA = legge creata attraverso il procedimento legislativo ordinario è

subordinata sia alla Costituzione sia alle altre leggi costituzionali.

Le legge ordinaria è la fonte più importante perché attraverso di essa il Parlamento esercita il

proprio potere normativo è detta fonte primaria.

Legge in senso generico indica le norme giuridiche in generale.

Legge in senso sostanziale (o materiale) legge in quanto alla sostanza del contenuto formato da

norme giuridiche, da prescrizioni generali e astratte (in questo senso sono legge anche i regolamenti

dell’esecutivo).


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Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PADOVA, TREVISO)
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Leondini Gabriele.

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