Che materia stai cercando?

Diritto pubblico – Giustizia costituzionale Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto pubblicoGiustizia costituzionale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Definizione di “giustizia costituzionale”, Competenze della Corte costituzionale, Composizione della Corte costituzionale, Status del giudice costituzionale, ecc.

Esame di Diritto pubblico docente Prof. G. Stella

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

R. Bin - G. Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli Editore, Torino, 2002. Cap.II-9 - Par. 3

Il Giudizio in via incidentale: IL CONTROLLO DI

COSTITUZIONALITA’ DELLE LEGGI

Si ha quando la questione di legittimità costituzionale viene sollevata nel corso di un

procedimento giudiziario (c.d. giudizio a quo).

La questione può essere sollevata da una delle parti o d’ufficio, cioè dal giudice

stesso.

L’atto introduttivo del giudizio incidentale coinvolge il giudice del processo (c.d.

giudice a quo): egli deve valutare la sussistenza delle condizioni di proponibilità

della questione di legittimità. Il giudice a quo deve verificare che:

La questione sia rilevante per risolvere il La questione non sia

giudizio in corso: manifestamente infondata:

il giudice, cioè, non può proseguire se non la questione

si risolve la questione di legittimità deve, cioè, avere un minimo di

costituzionale. fondamento giuridico.

Se sussistono i due requisiti, il giudice emette un’ordinanza di remissione,

motivata: tale rinvio sospende il giudizio principale fino al pronunciamento della

Consulta. Torna alla 8

prima pagina

SINTESI A CURA DI: Andrea BAROLINI - Emanuele ISONIO

R. Bin - G. Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli Editore, Torino, 2002. Cap.II-9 - Par. 3

IL CONTROLLO DI

Il Giudizio in via principale (o d’azione): COSTITUZIONALITA’ DELLE LEGGI

può essere proposto

dallo Stato contro leggi regionali da una Regione contro leggi

statali o di altre Regioni.

In questo caso, la questione di legittimità costituzionale viene proposta

direttamente, con una procedura ad hoc e non nel corso di un “giudizio”.

Per richiedere l’intervento della Consulta, il Governo non deve dimostrare alcun

interesse a ricorrere.

Al contrario, il ricorso della Regione contro una legge statale può avvenire solo

se c’è invasione della propria sfera di competenza: deve, perciò, dimostrare di

avere un interesse motivato.

L’atto introduttivo del giudizio in via principale è il ricorso: deve essere

deliberato dal Consiglio dei ministri o dalla Giunta regionale entro 60 giorni dalla

pubblicazione della legge o dell’atto con forza di legge che si vuole impugnare.

Torna alla 9

prima pagina

SINTESI A CURA DI: Andrea BAROLINI - Emanuele ISONIO

R. Bin - G. Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli Editore, Torino, 2002. Cap.II-9 - Par. 3

IL CONTROLLO DI

Tipologia delle decisioni della Consulta: COSTITUZIONALITA’ DELLE LEGGI

le decisioni della Corte costituzionale possono essere suddivise in:

• Decisioni di inammissibilità:

sono pronunciate se mancano i presupposti per procedere ad un giudizio di merito.

Ciò accade quando:

- mancano i requisiti soggettivi e oggettivi per la legittimazione a sollevare la

questione

- è carente l’oggetto del giudizio

- manca il requisito della rilevanza

- la questione sottoposta alla Corte comporta una “valutazione di natura politica” o

un sindacato “sull’uso del potere discrezionale del Parlamento”.

• Sentenze di rigetto:

Con questo strumento, la Corte dichiara “non fondata” la questione prospettata

nell’ordinanza di remissione. Rigettando la questione, la Corte non dice nulla circa

la legittimità della legge in astratto, ma si pronuncia sul caso concreto. Per questo, la

sentenza di rigetto non ha effetti erga omnes. Torna alla 10

prima pagina

SINTESI A CURA DI: Andrea BAROLINI - Emanuele ISONIO

R. Bin - G. Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli Editore, Torino, 2002. Cap.II-9 - Par. 3

IL CONTROLLO DI

COSTITUZIONALITA’ DELLE LEGGI

• Sentenze di accoglimento:

Con la sentenza di accoglimento, la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale della

disposizione impugnata. In questo caso, la decisione ha effetti erga omnes (e non

solo inter partes, come nel caso della sentenza di rigetto).

La sentenza ha valore costitutivo: benchè il contrasto tra la norma invalidata e le

norme costituzionali sia sorto sicuramente in precedenza, è solo con la sentenza che

esso viene accertato. Si dice spesso che gli effetti della sentenza di accoglimento

operino ex tunc (retroattivamente), ma, in realtà, ciò è vero solo per quei rapporti,

sorti nel passato, che non siano già esauriti.

• Sentenze “interpretative” di rigetto:

Nel caso delle sentenze interpretative di rigetto, la Corte dichiara infondata la

questione di legittimità costituzionale, non perché il dubbio del giudice a quo sia

infondato, ma perché esso si basa su una “cattiva” interpretazione della disposizione

impugnata.

La Corte, con questo tipo di sentenza, trae dal testo legislativo una norma in tutto o

in parte diversa da quella tratta dalle parti o dal giudice a quo e dichiara che, rispetto

a questa norma, non sussistono vizi di legittimità costituzionale, salvando, in tal

modo, la disposizione legislativa. Torna alla 11

prima pagina

SINTESI A CURA DI: Andrea BAROLINI - Emanuele ISONIO

R. Bin - G. Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli Editore, Torino, 2002. Cap.II-9 - Par. 3

IL CONTROLLO DI

COSTITUZIONALITA’ DELLE LEGGI

• Sentenze “manipolative” di accoglimento:

le sentenze di accoglimento sono dette “manipolative”,

“interpretative” o “normative” quando il loro dispositivo non si limita alla semplice

dichiarazione di illegittimità della legge o delle singole sue disposizioni, ma la

illegittimità è dichiarata “nella parte in cui” la disposizione significa o non significa

qualcosa. Questo tipo di sentenze possono essere ulteriormente suddivise.

Ricordiamo, ad es:

- sentenze di accoglimento parziale: la Corte dichiara illegittima la disposizione

solo per una parte del suo testo, lasciando in piedi le parti della disposizione che non

risultano illegittime.

- sentenze additive: la Corte dichiara illegittima la disposizione “nella parte in cui

non” prevede ciò che invece sarebbe costituzionalmente necessario prevedere. La

“addizione” è dunque una norma omessa dal legislatore.

- sentenze sostitutive: la Corte dichiara l’illegittimità di una disposizione legislativa

“nella parte in cui prevede X anziché Y”. Torna alla 12

prima pagina

SINTESI A CURA DI: Andrea BAROLINI - Emanuele ISONIO

R. Bin - G. Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli Editore, Torino, 2002. Cap.II-9 - Par. 4

I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE TRA

I conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato: I POTERI DELLO STATO

Sono lo strumento con cui un “potere” dello “Stato” può agire davanti alla Corte per

difendere le proprie “attribuzioni costituzionali”, compromesse dal comportamento

di un altro potere dello Stato.

N.B: il termine “potere” è qui usato in senso molto ampio: sono “poteri” tutti i

soggetti che hanno un ruolo (attribuzione) assegnato dal testo costituzionale.

Il conflitto può sorgere:

• da un atto di “usurpazione” di potere: se un organo svolge una attribuzione

spettante all’organo di un altro potere. In questo caso, il conflitto consiste in una

vindicatio potestatis: entrambi i soggetti, cioè, rivendicano per sé l’attribuzione ad

emanare l’atto.

• dal comportamento di un organo che intralci il corretto esercizio delle

competenze altrui: in questo caso, il soggetto ricorrente denuncia un altro soggetto

perché, con un atto o con un semplice comportamento (anche omissivo), ha impedito

o interferito con le attribuzioni ad esso spettanti (c.d. conflitti da menomazione o da

interferenza). Torna alla 13

prima pagina

SINTESI A CURA DI: Andrea BAROLINI - Emanuele ISONIO

R. Bin - G. Pitruzzella Diritto Pubblico, Giappichelli Editore, Torino, 2002. Cap.II-9 - Par. 5

I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE TRA

I conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni: STATO E REGIONI

Sono lo strumento per risolvere le controversie tra Stato e Regioni o tra Regioni.

L’atto di qualsiasi organo dello Stato o della Regione può provocare il conflitto, ad

esclusione degli atti legislativi, per i quali esiste il giudizio di legittimità in via

principale. Possono, quindi, provocare il conflitto:

- atti amministrativi

- atti giurisdizionali

Il conflitto è introdotto da un ricorso. Condizione indispensabile per ammettere il

ricorso è l’interesse a ricorrere: il ricorrente (sia lo Stato, sia la Regione) deve,

pertanto, dimostrare di aver subito una lesione attuale (non solo potenziale) e

concreta (non solo teorica) della sua competenza.

La sentenza della Corte dichiara a chi spetta (o non spetta) la competenza, con

conseguente eventuale annullamento dell’atto alla base del conflitto. Torna alla 14

prima pagina

SINTESI A CURA DI: Andrea BAROLINI - Emanuele ISONIO


PAGINE

16

PESO

58.58 KB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Stella Giuliana.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto pubblico

Diritto pubblico – Fonti comunitarie
Appunto
Diritto pubblico – Amministrazione giustizia
Appunto
Diritto pubblico – Forme di Governo
Appunto
Diritto pubblico – Amministrazione pubblica
Appunto